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IN INDIA C'E' UNA GUERRA CIVILE CONTADINI, AGRICOLTORI, MEZZADRI, ALLEVATORI, POPOLAZIONI INDIGENE, SONO IN PRIMA LINEA! QUALCUNO LO SA? per una resistenza condivisa Solidarieta' con le lotte in difesa della terre e delle risorse naturali e con la resistenza delle popolazioni del West Bengala in India In molte aree dell’India, e piu' che mai nelle zone tribali dell’Orissa, del Chattisgarh, del Jharkhand, sono in atto violazioni e abusi senza precedenti, tali da generare uno scontro sociale che lo stesso Premier Indiano Manmohan Sing ha definito: “il piu' grave problema di ordine interno dalla dichiarazione dell’Indipendenza a oggi.” In particolare nel Bengala occidentale, contadini, agricoltori, mezzadri, allevatori sono in prima linea in una battaglia cominciata il 1 Dicembre 2006 con l’esproprio violento di 1000 acri di terra fertile, a Nandigram, contro il consenso delle popolazioni che vi abitavano. Per giustificare le requisizioni, il Governo indiano ha impugnato addirittura il Land Acquisition Act, una legge del periodo coloniale, anno di grazia 1894! I contadini sono in lotta, il governo risponde scagliando loro contro la sua polizia, le ruspe, il suo esercito, le sue squadracce. L’Italia e’ direttamente coinvolta nelle violenze. Nei villaggi di Singur l’esproprio delle terre intende fare spazio agli stabilimenti destinati a produrre l’ “utilitaria piu' economica del mondo”, con la totale corresponsabilita' della FIAT nell’ambito delle pubblicizzata Joint Venture con TATA MOTORS. E , come a Nandigram lo scenario e’ quello di interi villaggi dati alle fiamme, un numero inquantificabile di morti e feriti e di stupri, spesso di gruppo. La citta' di Calcutta e l’intera regione del Bengala occidentale si sono mobilitati con numerosi sit in di protesta, manifestazioni, ben due scioperi generali. Molti anche gli intellettuali, scrittori, uomini di spettacolo, che si sono uniti ai dimostranti e sono stati oggetto della stessa selvaggia repressione. Le popolazioni rurali continuano a rivendicare con ogni possibile mezzo il diritto all’autodeterminazione e alla sussistenza. Sono popolazioni contadine, spesso indigene, tribali, che non possono perdere le terre che abitano da sempre e non abbandoneranno la loro lotta “ne' ora ne' mai”. Perdere la terra significherebbe perdere non solo il loro habitat, la casa, il lavoro, ma la loro stessa identita'. Significherebbe la morte per fame o venir assorbiti dai grandi slums urbani, dove la mafia, in collusione con i poteri forti locali, costringe le persone a un’esistenza inumana. Dove i giovani sono spesso oggetto di espianto di organi, spinti a fare da cavia nelle sperimentazioni di farmaci. Dove gli uomini devono accettare i lavori piu' servili e le donne subiscono le violenze peggiori, spesso schiave del racket della prostituzione. La poverta' indiana non e' un’incurabile calamita' ne' una fatalita'. E' frutto di questa insostenibilita'. E' scandaloso il totale black out mediatico nel nostro paese su queste vicende. E’ criminale e scandaloso l’atteggiamento FIAT che, nonostante la copiosa documentazione sugli abusi commessi dal partner Tata-Motors nel caso-Singur e le diverse interpellanze parlamentari, si limita a ritenerlo “di competenza dell’autorita' indiana locale” e se ne lava le mani, smentendo gli impegni di Responsabilita' Sociale e Ambientale presi con la propria comunita' di azionisti, utenti e lavoratori. La FIAT continua a ignorare le proteste dei suoi stessi operai che, a Torino, attraverso tutte le segreterie sindacali, hanno denunciato piu’ volte le violenze del governo del West Bengala dichiarando di non voler essere corresponsabili nel massacro di altri lavoratori. Poiche' amiamo l’India e la sua straordinaria popolazione, raccogliamo l’appello degli operai della FIAT e dell’attivista Medha Patkar che e' stata recentemente in Italia. E dell’attivista Anuradha Talwar, delle scrittrici Arundhati Roy e Mahasveta Devi, delle tante donne che hanno denunciato con forza l’insostenibilita' del “modello di sviluppo” del Governo del Bengala Occidentale e di questa intera fase della storia indiana. Ci impegnamo a rompere il muro di omerta' che impedisce al nostro paese di ricevere un’informazione corretta e veritiera circa lo stato di vera e propria “emergenza” in cui versa l’India. In un Paese in prevalenza rurale, l’industrializzazione non e’ affatto un passo obbligato e, comunque, non puo' avvenire dall’oggi al domani. E, soprattutto, potra’ essere complementare e non “in alternativa” allo sviluppo dell’agricoltura. Denunciamo la complicita' del nostro governo che ha individuato proprio nel Bengala Occidentale e nel neo-liberismo selvaggio del suo Ministro Bhuddadeb Bhattacharjee l’interlocutore privilegiato per fare affari. Promuoviamo l’alleanza di movimenti e organizzazioni tra India e Italia. Opponiamoci a quegli interventi e investimenti che in contrasto con le piu' basilari nozioni di partenariato (come l’hanno chiamato!), sostenibilita', etica di impresa, violano la democrazia e i piu' elementari diritti umani e minano l’autonomia economica degli individui e delle comunita' e in effetti SONO produttori di poverta' come il caso-Singur, dimostra molto bene. Era una fiorente economia agricola fino a un anno fa… L’Italia e’ partner nella Bella Impresa di aver riportato il Bengala Occidentale ai livelli di atrocitý e violenza di decenni addietro, non Ë accettabile! SOLIDARIETA’ CON LE POPOLAZIONI RURALI E INDIGENE DELL’INDIA E CON LE CONTADINE E I CONTADINE DI NANDIGRAM E SINGUR Per saperne di piu': osteriacalcutta@libero.it |