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Ciao, ragazzi! Vi parla col
megafono la prof. A.P.Penna. Dovrei essere in sciopero, ma sono
un’obiettrice di tutto e preferisco iniziare il mio ciclo di lezioni piuttosto
che chiedere qualche cosa allo stato. Inizio proprio da questa definizione:
STATO. Il mio motto (per chi si mettesse in ascolto soltanto ora) e’: “Lo stato e’ il participio passato del verbo essere”. Dedichero' questo mio contributo a “il nascosto” a spiegarvi perche’. a) Come puo’ essere ancora in vita una cosa che e’ “gia’ stata”? b) Come si puo’ essere cosi’ anacronistici da riferirsi a un participio “passato”? Un participio che poi, tra l’altro, ha sempre diviso – mai unito - (dal latino: partire. In inglese: “partition”) e ha diviso di regola in parti disuguali? c) Come gliele chiediamo le cose a uno che e’ “stato”? Col bicchierino? Cosi’ come quando cercavano Moro a Gradoli perche’ lo aveva detto la medium invece che a via Gradoli? (per inciso, era presente anche Prodi alla seduta spiritica). “Sui monti della Tolla, oh, oh”. E infatti, il massimo che trovavano erano le more. L’esercito tutto, impegnato a raccogliere frutti di bosco nel “posto delle more”. Scenetta bucolica. Questi sono gli “stati” e i loro apparati. Quando ci si rivolge a loro trovano quello che vogliono trovare. Vale anche per le soluzioni. Non si trovano quelle che non si vogliono trovare. Quando ci si rivolge a un participio passato, pure imbroglione nel dividere le parti, non si ottiene nulla. La testa al padrone di casa, le ali ai figli, il petto non me lo ricordo e il sedere alle donne che , tanto, devono solo stare sedute a cucinare. Neanche col fai da te si ottiene nulla, ci si diverte un po’ di piu’ e basta. Nemmeno con le sedute spiritiche (che neanche se per miracolo vi dovesse apparire Che Guevara riuscireste a comprendere qualche cosa di quello che vi direbbe. E vi vergonereste tutti un bel po'). Non con i vocabolari bugiardi. I vocabolari pero’ insegnano tanto, se uno li sa leggere. Anche piu’ della grammatica, perche’ si va alla radice delle questioni. Ed e’ gia’ un primo passo. Il Palazzi-Folena, pag. 1764, per chi non conoscesse l’ordine alfabetico, ma solo i numeri (perche’ abituato a darli o perche’ gli battono i pezzi) esordisce: STATO: lat. Status, fine sec. XIII .S.M. (che sta per: sostantivo maschile). Insomma, si vorrebbe credere all'esistenza in vita di in una cosa del 1200 e per di piu’ declinabile solo al maschile? Aoh! Ma che vi siete fumati? E si vorrebbe pure chiedergli qualche cosa, fargli una rivendicazionuccia anche da nulla? E come lo contattiamo (ammesso che voglia essere contattato)? Col solito bicchierino? Proseguo nella lettura del vocabolario: 1. lo stare; l’atto dello stare fermo, in quiete. Quindi si vorrebbe chiedere di trasformarsi a uno che, etimologicamente parlando, per sua stessa essenza, sta fermo? E che se ne sta pure in quiete, bello bello e non gli va d’essere disturbato? Insisto: oh bischeri, ma che vi siete fumati? 2. situazione, condizione, modo di essere. Qui si va proprio sul metafisico. Volete mettervi a parlare con i modi d’essere? Ma che vi siete…(come sopra)? La cosa piu’ interessante sono pero’ gli esempi che illustrano i diversi significati attribuibili a questo concetto metafisico datato XIII secolo, maschile e quieto quieto. Sono tutti esempi negativi. Uno positivo non c’è neanche se te lo vai a cercare col lanternino. Ecco qui: stato pietoso; s.caotico; s.emotivo; s.di allarme; s.di agitazione; diagrammi di stato (che sono quella cosa grafica con la barretta nera che va sempre a scendere); in cattivo stato; s.febbrile; s.ansioso; s.depressivo; s.selvaggio; s.di colpa; s.di peccato; s.di fermo; passaggi di stato (si allude a trasformazioni della materia (pericolo massimo, si puo’ arrivare pure alla guerra nucleare); s.sacerdotale; s.clericale; s.di guerra; s.di assedio; s.fallimentare; s.di famiglia; s.professionale; doveri del proprio stato; s.di grave indigenza; s.dipendente; s.di emergenza; s.finale; Quando si arriva all’ultimo esempio: “stato della popolazione”, ce n’è abbastanza per immaginarselo. E voi, o grulli, vorreste tenere in piedi un bigotto clericale paranoico in perenne allarme, in preda a caos emotivo e agitazione motoria, con una barretta a scendere, oberato da sensi di colpa e di peccato, guerrafondaio, che giocherella con le atomiche, fallimentare per definizione, ancora dentro l’istituto “famiglia” e che vi mette in stato di fermo di polizia in quattro e quattr’otto, vi desidera dipendenti e indigenti gravi perche’ è dipendente e indigente grave lui, o vi impone il dovere di lavorare (non si accenna ai diritti) e si inventa emergenze a tutta callara? Cosa potreste mai domandargli? Perche’ non porre fine alle sue terribili sofferenze di “stato finale”? Urge un atto di pieta’, un’eutanasia. Ora entriamo nel “cuore” dell’oggetto. Sempre la signora Palazzi e il signor Folena dicono: 3. T.str. ceto, classe, categoria sociale, rif. in part. Alla Francia prerivoluzionaria. Aoh? Ma stiamo veramente scherzando? Non hanno nemmeno ancora inventato le ghigliottine: per gli stati bastano i roghi. Un bel falo' e non se ne parla piu'. Saluti vivissimi a Giordano Bruno che tanto ci piace e poi a tutti noi. Segue tutta una serie di specifiche che vanno da: “quarto stato” termine che designa il proletariato “accanto” alle classi della nobilta’ (e chi vuole starci accanto?), del clero e della borghesia (idem), fino a: “S’è riunito l’intero stato maggiore dell’esercito, della difesa, della marina dell’aereonautica e l’insieme dei servizi che ne fanno parte”. Vale a dire: un GOLPE MILITARE in piena regola. E lo volete pure avallare? Ci volete venire a patti? Ma che vi siete... (c.s.)? 4. Attenzione: qua si smaschera tutto. Al punto 4. viene riconosciuto che cosa sia veramente lo stato. Palazzi e Folena scrivono: T.pol. L’organizzazione giuridica coercitiva di una determinata comunita’ nazionale. Poi mettono due punti e spiegano come funziona. La frase intera risulta dunque: L’organizzazione giuridica coercitiva di una determinata comunita’ nazionale: il diritto internazionale regolamenta il rapporto tra gli stati, gli incontri tra capi di stato, la costituzione contiene i principi fondamentali dello stato italiano, i rapporti tra lo stato italiano e la chiesa cattolica (questo si sa), e “audite audite”: nello stato italiano la sovranita’ spetta al popolo (questo non ve lo aspettavate). Palazzi e Folena vorrebbero farvi credere che un’organizzazione giuridica coercitiva e collusa con altre analoghe e col Vaticano, permette la sovranita’ popolare. Se qualcuno di voi lo crede, per me, ripete l’anno ad perpetuum. Si prosegue con: affari di stato; ragion di stato; colpo di stato; uomo di stato; etc etc. e si arriva a: invadere; occupare uno stato; emigro’ in uno stato del sud america; Fanalino di coda: egemonico; federativo; nemico; annessione; dogana; erario; fisco; frontiera; politica; polizia; separatismo. Viene qui chiaramente indicata (devo ammetterlo) la natura coercitiva degli accordi tra stati e dei patti intervaticani e come gli stati si considerino a vicenda (nemici, invasori, da annettere e da tassare etc.). Viene altresi’ sottolineato che e’ possibile emigrare da un posto all’altro, ma comunque si finira’ sempre in un altro stato. Sul medesimo vocabolario, Esiste una seconda voce, relativa al termine STATO. Sono poche righe. Recita: Altra def. Di stato: denominazione di apparecchi o strumenti, che “stabilizza”, che rende o mantiene stazionario o costante. Quindi lo stato e' intrinsecamente dotato di un armamentario atto a renderlo immobile nei secoli e a mantenere immobili (stazionari e costanti) anche i suoi sottoposti. E voi vi aspettate ancora che cambi? Alla prossima. La Prof. |