|
Improvvisamente, dalle colline,
partono raffiche di mitra sulla folla. Le fonti ufficiali parlano di 11 morti
(inclusi 2 bambini) e da 33 a 65 feriti di cui alcuni moriranno nei giorni
seguenti. Per i contadini: i mandanti della strage sono i proprietari terrieri,
i mafiosi e gli esponenti dei partiti conservatori: i Terrana, gli Zito, i
Brusca, i Romano, i Troia, i Riolo-Matranga, i Celeste, l’avv. Bellavista… Per
il rapporto dei carabinieri: “E’ opera di
elementi reazionari in combutta con i
mafiosi locali”. La
CGIL proclama lo sciopero generale e accusa i latifondisti siciliani. Per la sinistra, Giuliano e’ solo un esecutore: i
mandanti sono gli agrari e i mafiosi che hanno lanciato un messaggio politico
dopo la vittoria del Blocco del Popolo alle regionali. All'Assemblea
costituente, il giorno successivo, Girolamo Li Causi, segretario regionale
comunista, dice di avere visto il maresciallo dei carabinieri intrattenersi con
i mafiosi durante la strage e la presenza di monarchici nel gruppo di fuoco. E'
banditismo politico. Per il ministro
degli Interni Mario Scelba: nessun movente politico: “solo un atto di delinquenza”. Le molte persone fermate, anche noti mafiosi,
vengono rilasciate e il mostro sbattuto in prima pagina e’ il bandito
separatista Salvatore Giuliano,
il cui nome e’ fatto per la prima volta
dall’ispettore di PS Ettore Messana (che, l’8 ottobre 1919 ordinò il
massacro
di Riesi, 15 morti e 50 feriti). Le indagini
sono superficiali. Nel ’49 Giuliano scrive ai giornali, affermando lo
scopo
politico della strage, ma Scelba insiste: nessuna finalità politica;
Giuliano
e la sua banda sono gli unici responsabili. Dopo trasferimenti di
competenza e appelli,
la Cassazione rende definitiva la sentenza di Viterbo. Giuliano, nel
frattempo
assassinato dal capitano Antonio Perenze (luglio 1950), ha commesso,
insieme alla sua banda, la strage di Portella e attentati
successivi allo scopo di combattere i
comunisti. La sentenza manda all’ergastolo 12 imputati, senza accenni
ai
mandanti nè all’offensiva in atto contro il movimento contadino e le
forze della
sinistra. Il luogotenente di Giuliano, Gaspare Pisciotta, avvelenato in carcere
4 anni dopo con stricnina dentro al caffè, si autoaccusa di avere
ucciso lui Giuliano su ordine di Scelba e in accordo col colonnello Ugo Luca,
comandante delle forze anti-banditismo in Sicilia. E i nomi li fa: “A ordinare la strage furono
il deputato DC Bernardo Mattarella, il principe
Alliata, l’onorevole monarchico Marchesano e il signor Scelba”. I
rapporti desecretati dell’Oss e del Cic (i servizi segreti USA della 2° guerra mondiale),
provano l’esistenza in Sicilia di un patto tra la banda di Giuliano e forze
paramilitari del fascismo di Salò: la Decima Mas di Junio Valerio Borghese e la
rete eversiva del principe Pignatelli nel meridione. Nella strage coincisero
gli interessi di questi soggetti, dei servizi segreti USA - preoccupati
per l’avanzata socialista-comunista in Italia -, del Vaticano e dei latifondisti
siciliani. Nessuna assenza dello Stato in Sicilia: la coalizione di governo
impiego’ consapevolmente la mafia all’interno di una strategia volta a colpire
le forze che si battevano contro un determinato sistema (modello di gestione
del potere politico abbandonato?!!). A
gennaio 1947, durante la campagna elettorale, tra diverse azioni intimidatorie,
sono stati assassinati il dirigente comunista del movimento contadino Accursio
Miraglia e il militante comunista Pietro Macchiarella. Nello stesso gennaio, De
Gasperi si reca negli USA, dominatori sullo schieramento Atlantico
dopo la spartizione del mondo sancita a Yalta. Il 13 maggio si
apre la crisi politica e il governo si dimette; il 30 ci sono: a Roma, un governo centrista
con esclusione della sinistra presieduto da De Gasperi; alla Regione Sicilia,
un governo DC appoggiato dai partiti conservatori, senza rppresentanti del
Blocco del popolo, nonostante il risultato del 20 aprile. La strage di Portella
doveva stimolare la svolta che spinge la sinistra all’opposizione? I
partiti conservatori, mandanti del massacro, governeranno insieme
alla DC che, il 18 aprile 1948 si
afferma come partito di maggioranza relativa. Nell'infuocata campagana
elettorale contro il “pericolo comunista”, la Chiesa cattolica ha un
grande ruolo, anche per bocca dei suoi esponenti. Il Cardinale
Ruffini dichiara Portella e gli attentati del 22 giugno “inevitabile resistenza e ribellione di fronte a prepotenze, calunnie,
sistemi sleali e teorie antiitaliane
e anticristiane dei comunisti”.
Arriva a proporre a De Gasperi e a Scelba di mettere i comunisti
fuori legge (non
avviene solo perché significherebbe scatenare una guerra civile). La
denuncia contro i monarchici
Gianfranco Alliata, Tommaso Leone Marchesano e Giacomo Cusumano Geloso
come
mandanti della strage e contro l’ispettore Messana, correo, presentata
a
ottobre 1951 da Giuseppe Montalbano, dirigente PCI, alla procura di
Palermo
viene archiviata. La lettera del deputato Antonio Ramirez, conseganata
postuma a Montalbano, nel ‘69, datata 9 dicembre 1951, conferma
che Giuliano
ha ricevuto da Marchesano il mandato di sparare sulla folla,
i suoi contatti costanti con Alliata e Cusumano Geloso, e che Pisciotta
e Mattarella
hanno detto la verita’. La Commissione Parlamentare Antimafia non
arrivera' anulla su Portella. Per il Centro siciliano di
documentazione, si tratto' di lucida e
ragionata violenza per condizionare il quadro politico regionale e
nazionale:
una strage di stato. Varie perizie sui corpi di superstiti hanno provato che, tra
le armi utilizzate, c’erano bombe-petardo di produzione USA. Nuove
testimonianze e ricerche presso l’archivio dell'Oss (Office of Strategic
Services) e del Sis (Servizio Informazioni e Sicurezza del ministero
dell’Interno) hanno aggiunto particolari sul ruolo avuto dagli USA, gli incontri
tra Giuliano e l’agente USA Michael Stern, i rapporti tra banditismo e
formazioni neofasciste. tratto da vari articoli in rete
|