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Quel giorno insignificante avevano trovato il piede. Il primo ad accorgersene era stato un ragazzino del posto, diretto a scuola: "Toh', un piede", aveva detto a se stesso tirando in lungo. Poiche' pero' la vista del piede gli aveva fatto girare la testa per un secondo, sua madre, ancora sull'uscio a controllare che filasse diritto e non voltasse l'angoletto per andar chissa' dover invece che alla Primary School, aveva guardato anche lei nella direzione segnalata dagli occhi del figlio. Si era avvicinata: era proprio un piede, fuor di ogni dubbio. Stava riverso (come puo' stare riverso un piede) proprio in mezzo alle montagne di spazzatura che costeggiano il viale sul lato destro: accumuli di anni di cartacce e di scarti, di vetri rotti e frantumi di ogni tipo, forma e colore. Qua e la' spuntava, alto, qualche gladiolo e, tra l'uno e l'altro, c'era il piede. La donna, abituata a farsi i fatti propri, in quell'occasione fece un'eccezione alla propria regola aurea del "non t'impicciare mai di cio' che non ti riguarda" e non solo si fermo' a contemplare il piede, ma chiamo' anche la vicina di casa. Dopo poco, erano li' in una decina, donne e bambini. Il piede stava solo, separato dall'altro e dal resto del corpo (del quale non c'era traccia). Fermo perche' un piede da solo non puo' camminare e in silenzio perche' un piede e' privo di bocca. Non si riusciva a capire se appartenesse a una donna o a un uomo anche perche' la misura era indecifrabile dal momento che non aveva scarpa. Passo' un tale che tirava un carretto:"Che cosa curiosa" esclamo', un piede separato dal corpo non serve a niente!". Si fermarono altre persone e ognuno diceva la sua:
"E' vero, non sembra essere di alcuna utilita'".
"Non si puo' mangiare, non siamo dei cannibali".
"Non si puo' vendere, a chi vuoi che interessi un piede solo?".
"Da solo non vale niente".
"Se almeno ci fosse qui anche l'altro".
"E' grande".
"E' piccolo".
"E' assolutamente ridicolo".
"E' una cosa da non perderci tempo".
"Che c'è mai d'importante in questo piede"?
"E' strano".
"Non ci trovo niente di strano".
"Apparterra' a un morto".
"Apparterra' a un vivo".
"Se lo saranno dimenticato".
"Lo avranno perso".
"Lo avranno messo qui apposta".
"E' un avvertimento".
"E' un segnale celeste: a Kalighat e' caduto una volta un dito della Dea…"
Questa interpretazione sembro' a tutti la piu' convincente.
Una donna si fece coraggio, prese il piede in mano solennemente e lo porto' al piccolo tempio di Chandithala per farlo vedere al Baba. Il tempio si trovava proprio a due passi, incastonato tra un muro lastricato di poltiglie di sterco di vacca da una nonnina piccina piccio' curva curva, che le faceva seccare perche' divenissero combustibile per la propria famiglia e, piu' in la', la sezione locale del partito comunista. Una baracchetta di foglie intrecciate che era stata montata in una notte in occasione delle elezioni del mese precedente e dove, per qualche giorno, un uomo aveva registrato su un libro i nomi di quelli che si impegnavano a votare per il CPM. Poi, a festa finita, la sezione era stata chiusa e sigillata con sette, otto lucchetti.
Il tempio era piccolo, ma ben tenuto dai rappresentanti del Club locale, che ricevevano soldi per quella manutenzione e votavano e facevano votare CPM. Era mattina presto, il Baba sonnecchiava beato sopra un gradino ombroso del Mandir, aspettando che si facesse l'ora in cui, per contratto, avrebbe dovuto spargere incenso qua e la' e suonare la campanella. Seccato di esser disturbato in quell'ora troppo mattutina per lui, non trattenne un piccolo gesto di fastidio. Osservo' il piede con l'attenzione fluttuante che l'ora e il sonno gli permettevano, rigirandolo da una parte e dall'altra. "Niente da fare", sentenzio', "qui di miracoli non se ne vede piu' da secoli. Non posso riconoscere in questo piede un segnale divino".
Qualcuno suggeri' allora che potesse trattarsi del resto di un cadavere, sfuggito al crematorio durante la cerimonia funebre. In tal caso, era essenziale che andasse a ricongiungersi al resto del corpo. Arrivarono fino al crematorio. Il luogo non era che uno spazio angusto, pareti spoglie e fascine di legna accatastate da un lato, imbrigliate in una grata di ferro con lucchetto perche' nessuno potesse appropriarsene per qualche uso suo personale. C'erano un paio di brande di metallo e un cortiletto dove ancora circolava l'odore di morte e cenere. C'era anche un vecchietto che aspettava da un bel po' qualcuno che pagasse la legna per la sua festa funebre. A un vecchietto morto non si puo' domandare nulla e in giro non si vedevano altri. Dovettero aspettare a lungo finche' non si materializzo' un ragazzo con in mano una latta di benzina, ma si rifiuto' di bruciare il piede in quanto non accompagnato dal resto del corpo. Avrebbe fatto uno "strappo" per duecento rupie, trattabili, ma nessuno dei presenti ce le aveva o voleva pagarle.
"Io non ho soldi".
"Io nemmeno".
"Dopo tutto non e' un mio parente".
"Ma non ce l'ha una casa, qualcuno che si occupi di lui? Una moglie, un marito, un figlio…".
"E poi e' brutto".
"Decisamente brutto".
"E inutile".
"In definitiva: non sappiamo nemmeno a chi appartenga".
Cosi' fini' che riportarono il piede li' dove lo avevano
trovato, in mezzo alla spazzatura, tra i gladioli. Passarono diversi giorni. Qualcuno lo notava per la prima volta, altri
controllavano che ci fosse ancora.
Una faccenda curiosa era che il piede non marciva, non andava in
putrefazione
come era successo alla mano di Rajiv che il chirurgo aveva dovuto
amputargli a causa della lebbra e lui sperava di poter conservare in
barattolo fino
al giorno in cui, magari, fosse guarito e avrebbero potuto
riattaccargliela.
No, quel piede era sempre come nuovo e non veniva attaccato dai vermi.
Neanche
i cani, che mangiano ogni genere di alimenti, lo consideravano
commestibile.
Arrivo' e passo' il monsone di luglio-agosto, che quell'anno fu
micidiale. Il
piede galleggiava nell'acqua, ma non sbiadiva, sembrava inoltre essere
diventato pesantissimo perche' ne' la pioggia ne' il vento forte
riuscirono a trascinarlo via. A settembre era ancora nello stesso
posto. Ogni tanto, un bimbetto si avvicinava per fargli qualche
scherzo, uno
gli provo' la sua babbuccia e rise a crepapelle con gli amici: la
scarpetta
ricopriva solo tre dita. Qualche anziano si segnava la fronte ogni
volta
che passava di li', che tanto non fa mai male.
La maggioranza delle persone pero', fini' col disinteressarsene. C'erano problemi piu' urgenti: i soldi per riparare il tetto di casa distrutto dalle piogge forti, le figlie da sposare e si doveva procurar loro la dote, i mariti che bevevano e non lavoravano, il cibo da elemosinare per metter su un qualche pranzo per tutta la famiglia, gli usurai che, profittando dei danni del monsone, concedevano altri prestiti in cambio di servitu' a vita, la TBC, la mafia che minacciava di bruciare i negozietti di cianfrusaglie se i gestori non pagavano il"pizzo". Erano pochi quelli che, non avendo nulla da fare, perche' economicamente autosufficienti o rassegnati al loro mestiere di mendicanti, continuavano a rifletterci su, ogni tanto. A qualcuno tra questi venne in mente un'altra domanda alla quale non si riusciva a dare risposta. Quel piede apparteneva a un indiano o ad un occidentale abbronzato? Guardandolo, non si capiva. Avrebbe potuto essere persino di un musulmano. Quest'ultima ipotesi non piacque a moltissimi e, quando la voce si diffuse, anche altri tornarono a interessarsi della faccenda: se si fosse trattato di un piede musulmano, in tal caso il miracolo (se di miracolo si fosse veramente trattato) non era stato a suo tempo riconosciuto dal Baba perche' si trattava di un miracolo appartenente a un'altra religione.
"Lapidiamo".
"Distruggiamo".
"Uccidiamolo".
"Lasciamolo in pace".
"Non e' di un musulmano, e' di un bianco".
"Per me basta che paghi".
"Si, ma cosa potrebbe pagare un piede?".
"Il soggiorno!" Esclamo' trionfante il capo della polizia che gia' piu' volte aveva osservato il piede cercando il modo di spillargli qualcosa "Vedo bene che si tratta di un piede "forestiero", ce l'ha il permesso di soggiorno? E un visto regolare?". Si avvicino' al piede e, con modi autoritari, lo interrogo' su questi argomenti. Dal momento che il piede non rispondeva, il viso gli divenne rabbioso. Sulle prime decise di arrestarlo, poi, piu' scaltramente, di provare a individuarne l'origine e chiedere soldi al Consolato d'appartenenza. Lo sguardo gli divento' obliquo mentre faceva approssimativamente il calcolo di quante rupie il piede avrebbe dovuto sborsare considerato il gran tempo che aveva passato li' e di quale avrebbe potuto essere la sua personale "commission" per il ritrovamento del clandestino. I presenti condividevano, perche' la legge e' legge e nessun piede "forestiero" puo' burlarsene in questo modo. E le regole vanno rispettate, se no e' il caos, come dicevano i bramini e il governo. Il piede fu preso in mano un'altra volta e inizio' un lungo peregrinare per Consolati diversi, a bordo di un blindato, che tanto la benzina la pagava lo stato del West Bengal.
Tutti i Consolati "stranieri" di Calcutta rifiutarono pero' di riconoscere il piede come appartenente a uno dei propri connazionali.
Il console francese disse: "Che porcheria, e quale mancanza di classe ad andarsene in giro senza scarpa! Toglietemelo da sotto il naso, la faccenda non puo' sicuramente riguardarci".
Il Consolato inglese fece spallucce: "Siate ragionevoli…Ce ne siamo andati da piu' di cinquant'anni, volete che lasciamo ancora in giro dei piedi"?
Il Consolato USA aveva le due staffe in cui un piede puo' essere collocato ma, sfortunatamente, erano gia' occupate.
I Russi, nella persona dell'unico funzionario presente, un omino piccolo scovato sotto cumuli di scartoffie, dissero che, per ottenere una risposta precisa e dettagliata, avrebbero dovuto formulare una domanda precisa, dettagliata e in bollo alle autorita' competenti e, dopo circa un anno, sarebbe arrivata la risposta.
Svizzeri e Tedeschi tagliarono corto: "Non e' nostro, non vale niente e siamo occupati in altre faccende".
Il Consolato afgano e quello iraqueno non esistevano piu'.
E neanche quello sudafricano.
Di quello armeno nessuno ricordava se fosse mai esistito.
Le poche delegazioni di Paesi del Sud America affermarono seccamente di non essere abituati a lasciare in giro i resti dei loro compatrioti. Li fanno sparire e basta e completamente.
Gli Australiani negarono che potesse trattarsi di un piede di surfista. E assicurarono che i loro aborigeni erano tenuti ben chiusi nelle riserve e non viaggiavano per il mondo.
I Cinesi commentarono con cortesia che il piede era troppo grande per essere loro.
I Giapponesi lo respinsero suggerendo che la faccenda potesse riguardare la piccola mafia locale. Loro no, certamente, giocavano sì a livello internazionale, però molto piu’ in alto da terra.
Via via, tutti negarono di conoscere il piede.
Arrivarono anche al Consolato italiano. Un console vanesio si rimirava dentro lo specchio staccandosi con le pinzette i peli dal naso. "Fatela finita" rispose in tono lamentoso e mellifluo "Non vedete che sto lavorando? Non e' possibile che, ogni qual volta si presenti un problema, veniate qui a chiedere. Non e' faccenda di nostra competenza".
Alla fine, il capo della polizia, per la rabbia e la frustrazione di tutti quei giri a vuoto, torno' su quella che era stata la sua prima idea e arresto' il piede.
Per 56 anni nessuno venne a reclamarlo e la cauzione arrivo' a una cifra da capogiro. Ormai nessuno avrebbe piu' potuto permettersi di "riscattarlo" a pagamento, nessuno che non fosse almeno il FMI o la Banca d'America. Quel piede acquisto' negli anni un valore aggiunto con un numero di zeri cosi' elevato da non poterli scrivere tutti su nessun libretto di assegni. Un piede ritrovato in mezzo alla spazzatura ora valeva piu' di un Van Gogh, di un Rembrandt, piu' ancora della Gioconda di Leonardo.
A molti questa nuova piega della vicenda non piaceva affatto, contraddiceva l'ordine delle cose, il rigore della divisione castale secondo la quale chi sta ai vertici deve possedere soldi e ha valore, chi si trova alla base non deve possedere nulla e non conta nulla. Da questa contraddizione palese si poteva uscire soltanto ragionando sul fatto che, proprio per il suo valore inestimabile, il piede apparteneva a quel genere di cose che non hanno prezzo, che sono troppo costose per poter essere immesse sul mercato. Piu' passavano gli anni, piu' aumentava il valore, piu' nessuno avrebbe potuto averlo.
Divento' leggendario, finche' vennero ricordate le leggende.
Divento' favoloso finche' ci fu qualcuno che racconto' favole ai bambini.
Divento' oggetto di desiderio finche' qualcuno provo' ancora dei desideri.
Divento' sogno finche' la gente non smise di sognare.
Poi non fu piu' niente. Nessuno ne parlo' piu' e tutti se ne dimenticarono.
Un archeologo del 2057 (epoca in cui le prigioni non esistevano piu' perche' non ce n'era necessita', dopo che i marziani avevano conquistato tutto), lo ritrovo' per caso da qualche parte e lo butto' via. Perche' i quindici terrestri superstiti lavoravano al servizio dei conquistatori spaziali e non avevano piu' ne' piedi, ne' mani, ne' organi di senso: erano ombre-radar che eseguivano compiti telecomandati dall'alto. In un mondo organizzato tecnologicamente, in modo razionale e ordinato, con ogni cosa al suo posto e un posto per ogni cosa. Senza sentimenti, senza emozioni, senza paura, senza coraggio, senza desideri. Un mondo perfetto.