osteria calcutta
ULTIM'ORA: 
Nobel per la Pace 2009 a Obama. Nessuna meraviglia: esattamente 10 anni fa fu assegnato a Teresa di Calcutta. Due guerrafondai, imbroglioni, reazionari schierati o collusi con le peggiori dittature. Chissa' cosa ne penseranno in Iraq. E in Afghanistan (solo per fare due esempi).
Berlusconi proverà a ricandidarsi per il 2010. Anche Dracula.
(http://www.youtube.com/watch?v=CUfYoMRdjhU&feature=related)

DELL'ALTRO IERI:
Non saremo mai giustizialisti:

 POLANSKI LIBERO IMMEDIATAMENTE

Non ci sono quasi piu' artisti al mondo. E ci sono invece troppi ipocriti/e.

Giustizia storta? No. Per noi, libero (ma in condizione di non nuocere) anche Berlusconi, lodo o non lodo. Se il paragone non fosse irriverente, diremmo che Roman Polanski si e' gia' riscattato con una quantita' di opere d'arte, poetiche e di alta cultura; Berlusconi puo' invece (forse) riscattarsi smettendo di operare al governo le proprie malefatte e ritirandosi a vita privata abbandonando anche tutti i media che controlla, smettendo cosi' di offendere l'Italia e il mondo producendo sottocultura (ignoranza pura).

E adesso immaginiamo il solito diluvio di sciocchezze. Farisei che si porranno dalla parte di una falsa giustizia e, ponendosi come novelli Soloni al di sopra di tutto e tutti, sentenzieranno che la legge deve essere uguale per tutti  (mai lo e' stata; la legge e'  sempre stata uno strumento padronale, flessibile alle esigenze del mercato). Frustrate/i e e isteriche/i continueranno a scribacchiare sui tovaglioli del bar le solite frasi sceme, o a effetto (?), trovate qua e la' in internet e riassemblate male. Uomini e donne che neanche lo sanno come sono fatte una galera o un'aula di tribunale, valuteranno indispensabile rinchiuderci questo o quello.
Quando non si e' abbastanza coraggiosi da osare la propria liberta', la malignita' d'animo puo' crescere a livelli indicibili. Si ritroveranno in buona camerateria (ma non per molto, ancora).
Noi invitiamo tutti coloro che, tra voi, operino nel cinema a qualunque titolo, a  sottoscrivere l'appello di Giuseppe Tornatore per l'immediata scarcerazione.
E tutti a rivedere la filmografia essenziale di uno straordinario regista: 


 ('62) Il coltello nell'acqua    
 ('63) Le piu' belle truffe del mondo    
 ('65) Repulsion    
 ('66) Cul de sac    
 ('67) Per favore...non mordermi sul collo!    
 ('68) Rosemary's baby...nastro rosso a New York    
 ('71) Macbeth (2)   
 ('72) Che?    
 ('74) Chinatown    
 ('76) L'inquilino del terzo piano                                      
 ('79) Tess                                                                    
 ('86) Pirati                                                                  
 ('88) Frantic                                                                
 ('92) Luna di fiele                                                         
 ('95) La morte e la fanciulla                                          
 ('99) La Nona Porta                                                    
 ('02) Il pianista                                                             
 ('05) Oliver Twist                                                        


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OTTOBRE 2009

http://www.youtube.com/watch?v=8-pzKkcHsvo

Tutti quelli tra voi che ci hanno scritto o sono venuti a cercarci sanno il perche' della lunga semi-interruzione del web. Vi ringraziamo tutti, anche se, tra compagni, non ci si dovrebbe mai dire grazie.
Non sara' facile, prendo io in mano la situazione. Paolo

25 ottobre 2009, il posto si sa.

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...il web resta affidato a me (non me l'aspettavo...)


Dunque: in agosto avevamo avviato uno di quei discorsi che non terminiamo perche' servono unicamente a  mettere pulci  - al momento fornite direttamente dal curatore del mese - nelle  orecchie di tanti che pensano di sapere tante cose e in realta' non sanno nulla, o sanno solo quello che si vuole che  sappiano. O quello che vogliono sapere.
In particolare, avevamo cercato di indurre qualche perplessita' sulle cause della seconda guerra mondiale.
Abbiamo ricevuto tesi di laurea (ottima quella di Paola, purtroppo troppo lunga per questo spazio, ne stiamo parlando in altra sede) e diverse e-mail sull'argomento. Ne pubblichiamo (in parte) qualcuna nella pagina interna.

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NON ARRENDERSI, NON ARRENDERSI MAI

E, per chi ama The Gang, cliccare qui.


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mémoire de l'avenir
ALBUM   F O T O G R A F I CI
(per informazioni, scrivete)




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Le parole di luglio e agosto



Sono soltanto appunti, frammentarii. A volte appuntati su foglietti, da decodificare. Cose che voleva scrivere e che abbiamo avuto il permesso di pubblicare nella pagina interna.
Ci vorra' tempo, si tratta di una gran quantita' di cose.

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LA CONGIURA DI IPAZIA
di Beatrice Pecci
(da spunti qua e la' e con considerazioni mie)


Charles William Mitchell, Ritratto di Hipatia, Laing Art Gallery, New Castle upon Tyne


Bella era bella. Almeno, stando alla raffigurazione di Charles William Mitchell, che la immagino' attraente e nuda come la verita' e a Raffaello, che la rappresento', unica donna, tra Socrate e Pitagora (con le sembianze di Francesco Maria della Rovere).


Raffaello, particolare de:La Scuola di Atene”, Palazzi Vaticani.

Hipatia visse nel IV secolo d.C. ad Alessandria d’Egitto. Allieva e collaboratrice del padre, Teone, matematico, astronomo, scienziato, filosofo e occultista, gli succedette nell'insegnamento, superandolo di gran lunga e ponendosi a capo della Scuola Alessandrina, che combinava in modo originale interessi teorici-pratici e libertà di pensiero. Guido' la scuola neoplatonica, fu vicina agli occultisti; fondandosi sulle scienze esatte introdusse le dimostrazioni nelle speculazioni, portandole a un metodo piu' rigoroso. I Neoplatonici svilupparono infatti enormemente, in modo originale, le dottrine di Platone dando fondamento scientifico ai suoi assunti, al tempo stesso unendo la Teurgia (magia bianca, che includeva comunicazione con gli spiriti, esorcismi e purificazioni) alla filosofia. Hipatia insegno' nel Museo Tolemaico dove era raccolto e custodito il pensiero antico di tempi e luoghi differenti. Ogni dottrina scientifica o religiosa aveva spazio nella biblioteca  piu' grande e ricca dell'antichità, sopravvissuta gia' a molti attacchi finchè il vescovo Teofilo la rase al suolo (cosi' come distrusse pure il  meraviglioso tempio dedicato a Giove Serapide e altri monumenti della civiltà greco-orientale). Il primo attacco alla Biblioteca d’Alessandria fu invece l'incendio col quale la soldataglia rozza, “barbara”, di Giulio Cesare distrusse parte di quello straordinario contenitore del sapere, per realizzare un attracco per le proprie navi da guerra (Plutarco: Vita di Cesare”). 
Si capisce bene perche' Cesare perse la testa per Cleopatra e lei non lo ricambiasse mai davvero.

Convinta che ognuno potesse apprendere il sapere e che compito del filosofo fosse portare la conoscenza a tutti, senza retorica, autocompiacimento o ricerca del successo personale, Hipatia, come Socrate, insegnava anche pubblicamente. Platone, Aristotele, proprio in mezzo alla strada. Lanciò questa sfida opponendosi alla prepotenza della propaganda cristiana tra macerie di templi appena demoliti o trasformati in cattedrali per ordine di vescovi ignoranti intenzionati a distruggere la cultura ellenica. Riconoscendo l’esistenza di molte vie per giungere a Dio e il diritto di ciascuno alla liberta' di scegliere secondo le proprie inclinazioni, Hipatia difese l'antica religione tra i decreti criminali dell'imperatore Teodosio che proibivano i culti pagani equiparando i sacrifici nei templi al delitto di lesa maesta' (punibile con la morte). Teofilo arrivo' ad esporre in piazza gli oggetti sacri rubati ai templi distrutti, per offendere i Misteri degli elleni che, ad Alessandria, combatterono l'ultima battaglia per la sopravvivenza della loro cultura. E’ nella città piu' sapiente e cosmopolita del tempo che, dalla fusione di paganesimo e filosofia idealistica greca, nasce il neoplatonismo occultista, teso ad unificare tutte le fedi e le religioni con la scienza e ad armonizzare quanto si sa con quel che si crede.
Hipatia si perfezionò negli studi ad Atene, presso la scuola di filosofia e gnosticismo di Plutarco, che intendeva diffondere la scienza degli Oracoli caldei, ampliando, al suo ritorno, le cognizioni filosofiche e scientifiche della raffinata società alessandrina. Fu straordinaria in ogni sua manifestazione: sacerdotessa pagana affascinante, intelligente, amatissima, coraggiosa, generosa, scienziata (invento’, tra l'altro: astrolabio, aerometro, idroscopio), astronoma, matematica, musicologa, occultista, oratrice, filosofa, medico. La piu' colta tra i filosofi della sua epoca, unica erede del platonismo reinterpretato da Plotino. In filosofia, rifiutò il discorso retorico-dimostrativo, servendosi dell'esperienza nella ricerca del vero e del divino. Nemica di ogni pregiudizio a partire da quelli contro le donne, fu rispettata dagli uomini, consultata dai politici di tutta l’area mediterranea, accreditata presso la corte di Costantinopoli. Per la libertà di parola e azione, accorrevano ad ascoltarla da ogni parte, poteva esprimersi di fronte ai capi della città, gli uomini provavano timore reverenziale per la sua straordinaria saggezza. Tra i molti alunni, tutti pieni di ammirazione e amore, Oreste, prefetto d'Egitto, la chiese in sposa; lei lo rifiutò. Sinesio, vescovo poeta di Cirene e gnostico, fu il suo discepolo piu' affezionato. La città l’amava e il suo prestigio era tale che i governanti la consultavano sulle questioni pubbliche. Troppo per i fondamentalisti della Chiesa di Roma che temevano l'influenza pagana della filosofia neoplatonica e del libero pensiero sulla comunita’ cristiana di Alessandria. E' stato scritto, a ragione, che: “Il suo prestigio era di natura eminentemente culturale, ma la sua cultura le fece acquisire anche potere politico”. La prima martire  pagana non poteva infatti non entrare in conflitto di potere con la chiesa del tempo. Fu sadicamente assassinata a marzo del 415 da monaci violenti, sicari di Cirillo (i parabalanoi, chierici barellieri, milizia privata del vescovo di Alessandria) che la trascinarono in una chiesa detta “di Cesare” e la scarnificarono con conchiglie affilate. I resti del suo corpo fatto a pezzi - come Eco, Orfeo, Osiride - furono bruciati nel Cinerone, come la spazzatura. Il suo nome vuol dire “eccelsa, sublime” ma contiene anche quel “pathos”, inscindibile dagli altri significati.
Per molti e’ simbolo dell'amore e della difesa fino all'estremo limite della verita’, la ragione e la scienza, anche se i razionalisti a oltranza ne occultano volutamente l’aspetto magico, religioso, sacrale.

Oggi la ricordano un romanzo e un filmone del regista Alejandro Amenabar. Sul nazionalpopolare Venerdi di Repubblica del 16 ottobre 2009, un articolo annuncia l'uscita del libro e parla del film fregiandosi di un pezzo in cui Margherita Hack, temendo il ritorno al medioevo oscurantista, ricorda (in stile Guttuso, piu' che con la grazia di Goya) che il sonno della ragione genera mostri e che con l'assassinio di Hipatia inizio' il lungo, tragico periodo del fondamentalismo religioso. Tra innumerevoli martiri: Giordano Bruno, colpevole di eresia per aver visto un po' troppi (innumerevoli) soli e terre rotanti intorno a essi, cosi' come sette pianeti ruotano intorno al nostro sole. E, per di piu', averli immaginati abitati da esseri viventi. 
Anche Internet comincia a riempirsi di informazioni su Hipatia, che ognuno cerca di tirare giu’ dal suo carro per trascinarla al proprio mulino, continuando a smembrarla, a farla a pezzi per stupidita’ e interessi di genere vario.
Quella di Hipatia era una scienza totale - ben diversa dal concetto moderno di “scienza”-, non si fermava alle apparenze, ma cercava le cause profonde dei fenomeni facendo riferimento all'unita' di tutte le cose e fenomeni del creato. Sinesio, arrivato ad Alessandria per seguire i suoi corsi e devotissimo alla sua maestra per tutta la vita, si converti' alla filosofia, che lei gli insegnò a considerare uno stile di vita, una costante, religiosa ricerca della verità. Scrive Sinesio: “L'Universo è un'unita’, ogni parte del Cosmo ha simpatia per le altre vivendo tutte compenetrate dall'energia dell'anima universale che vivifica il Creato. (...) Dio e’ l’Unità assoluta e opera una continua creazione, calandosi nella materia. Compiuta l'evoluzione terrena, l'anima risale fino a confondersi con Dio e diventa essa pure divina”. Concetti simili a quelli della Cabbalà ebraica. Per Plotino: “esiste una divinità unica da cui emanano gli spiriti della Terra e del Cielo e le anime umane. Le barriere che poniamo alla nostra coscienza sono illusioni, nella realtà quei limiti non esistono, forse esiste solo un'infinita coscienza universale da cui siamo venuti e alla quale ritorneremo”.
Hipatia, donna, veneratissima, pagana che parla di Misteri e si oppone alla rozza  brutalità idolatra, e' una nemica per i cristiani di Alessandria.

...Cosa  non va?

La madre della scienza sperimentale (visse piu' di mille anni prima di Galileo), erede del pensiero antico, che non si converti' al cristianesimo per restare libera di poter studiare, pote' sfidare le leggi del “socialmente accettabile” solo rinunciando all'amore. Ma scienza e amore sono veramente in conflitto? La filosofia è il mezzo con cui comunichiamo con i nostri simili e con Dio, una comunicazione tipica di un essere umano che non è  puro spirito, ma  spirito calato nell'anima di un vivente. Per Sinesio, l'astronomia può essere tramite verso la teologia, giacché il corpo del cielo ha sotto di sé la materia e il suo moto sembra essere un'imitazione dell'intelletto.
Vale anche per l'Amore. Non e' forse l'Amore che conduce a Dio? Quello che: “…muove il sole e l'altre stelle (Dante, XXII canto Paradiso)? E John Donne, non scrisse forse, nei Sonetti sacri: “...Here the admyring her my mind did wheet to seeke thee God; so stremes do shew their head. (“...Ammirarla affilò la mia mente a cercarti, Signore. Così i torrenti svelano la loro polla”)? Nell’antica filosofia dell'amore universale, la forza dell'amore sostiene tutti nell'elevazione verso la luce. Ma appena viene a mancare il sentimento d'unione con tutti gli esseri, ripiombamo nella situazione di individualità limitata, solitaria, circoscritta. L'inferno e' l'egoismo, la divisione di sé dagli altri, il volere tutto per se', la non-condivisione. 
La funzione del prendersi cura, innata nel femminile, e' propedeutica all'apertura all'altro.

A questo punto (precipitando dalle stelle alle stalle):
Ha mai senso aumentare, nel mondo della scienza, il numero dei posti di comando affidati alle donne (oggi il 5%) come vorrebbe il programma di un organismo dell'Unesco? Saranno mai le quote a restituire femminilita' al femminile? E ancora: perche', di Hipatia, si occupano principalmente fascisti, neonazisti, nazimaoisti, mestatori nel torbido (soliti ri-spolveratori di culti pagani?).
No. Qualcosa non torna.

Forse, e' come per il ciclo di Artu'. Vicenda epica straordinaria, purtroppo usurpata da chi, impossibilitato a comprenderla, l'ha ridotta a saga da casa Pound o a propaganda anticlericale. Tra le nebbie di Avalon si dipana il difficile e mai completo passaggio a un “cristianesimo” che non fu mai tale finche' continuò' per secoli ad uccidere il mondo antico, pagano, saggiamente a lungo custodito - da cristiani veri - nel chiuso dei conventi. 
Ginevra, invaghita di Lancillotto, l'eroe che ha restituito gli antichi culti al lago da cui originavano e inalberato lo scudo crociato, non smise mai di amare Arthur di Camelot. Ma e' Morgana che lui inseguira' sempre, fino a morirne. 
Questo commuove veramente alle lacrime. 
Non si tratta di trasformare Hipatia in un'eroina femminista ante litteram (che tristezza) ne' di utilizzare Giordano Bruno per propaganda politica (che squallore). Si tratta invece di schivare attentamente i congiurati che, a vario titolo, usurpano i loro nomi; squarciare le tenebre e trovare quel varco tra i mondi che permette di traversarli riappropriandosi di capacita' e tradizioni che la barbarie di una chiesa sedicente “cristiana” attraverso i secoli, e la meschinita' becera, economicistica e senza ali dei tempi attuali impediscono di recuperare.

http://www.youtube.com/watch?v=vbG5fAuThAU

( - sono andata bene, Pa'? Che ne dici?
- non preoccuparti, Bea. Sempre meglio dello squallore che leggo in giro.).

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Ma...c'è un'altra Chiesa!


Il battesimo secondo don Gallo: Sarai cristiano e antifascista”  

Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. E dell'antifascismo.

Alla tradizionale formula con cui si conclude il rito del battesimo, don Gallo, prete di strada, ha aggiunto una postilla.

(da La Repubblica Genova, 17 ottobre '09)
All' interno della cerimonia con cui viene impartito il primo dei sacramenti ha introdotto anche un' altra regola di comportamento cui dovrà attenersi il buon cristiano: l'adesione all' antifascismo. Un messaggio che i due fratellini, Enrico di quattro mesi ed Eleonora di poco più di un anno, non avranno ben capito, ma che i genitori e i parenti hanno apprezzato applaudendo la fine della cerimonia all' interno della chiesa di San Benedetto al Porto di cui don Gallo è parroco * da tanti anni.
«Per me ormai è una formula normale. Il rito del battesimo serve per dire che noi apparteniamo a questa chiesa. E allora dobbiamo testimoniare il messaggio di Gesù. E in un' epoca in cui il virus del fascismo è in libera uscita, il cristiano non può non essere antifascista». Il rito del battesimo non dovrebbe rispettare regole rigide? «Il rito ha un suo testo, ha simboli come l'acqua e l'olio. Il mio commento serve per far capire meglio cosa sia la testimonianza, perché il cristiano deve partecipare alla vita della città». L' accuseranno di fare politica durante una cerimonia sacra. «Nelle mie parole non c'è partitismo o ideologia.E poi vorrei dire che il cristiano è un cittadino che ha una Costituzione che dice che la Repubblica è laica e antifascista». Cosa si augura per quei due fratellini? «Che interpretino il ruolo del cristiano come di colui che
viene mandato” agli altri e che come Gesù non discrimina nessuno. Il cristiano non può non essere antifascista».

* la Repubblica di Genova non sa che Andrea e' solo "cappellano feriale e festivo" della chiesa di San Benedetto al Porto. Il parroco è don Federico Rebora che, cristianamente, l'ha accolto e ha permesso e permette l'esistenza della Comunita'.

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo (da Fulvio Grimaldi):


Con i movimenti sociali in resistenza, contro il golpe in Honduras

Rompiamo il silenzio mediatico! Un momento di informazione e di approfondimento su quello che succede in Honduras dopo il colpo di stato. Solo i media del movimento fanno girare informazioni, mentre quasi nulla passa nell´informazione "ufficiale". Quindi l´iniziativa nasce da un'opportunità informativa dando voce ed un contributo alla resistenza honduregna. E concentrando il nostro sguardo in basso e a sinistra, "giriamo" la richiesta di sostegno che viene dai movimenti sociali honduregni allargandola alla città, che ogni giorno resiste e lotta per la democrazia vera, la libertà e la giustizia, qui da noi e in ogni parte del mondo. E´ qui, anche nell´ottica di attivare un percorso condiviso, che questa iniziativa prende corpo.... sperando che con il contributo di tutti possa arrivare ai compagni e alle compagne honduregne, il nostro... 

"no estan solos".

Promuovono: comitato Carlos Fonseca, associazione Ya Basta Moltitudia, associazione Italia Nicaragua, Centri Soc. in Action, Strike SPA, Horus Liberato 2.0, Ex 51, Cantiere Sociale Tiburtino, Ex SNIA.  
Aderisce: Circolo della Tuscia di Italia-Cuba, Comitato America Latina Alto Lazio

Venerdi 23 ottobre, EX SNIA Via Prenestina 173

dalle ore 20,30 
Voci dall´Honduras (collegamenti telefonici con il Fronte di Resistenza al golpe)
Testimonianze, video e foto
cena sociale in sottoscrizione al Fronte di Resistenza honduregno
dalle ore 22,00
Djset latinoamericano 
* tutto il ricavato (tolte le spese) andrà a sostegno del Frente

La rivoluzione è un fiore che non muore
La revoluciòn es una flor que no muere

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Nota tecnica: Benchè pienamente d'accordo con Fulvio sul fatto che "quattro gatti manovrati vengono seppelliti meglio dal silenzio e dall'indifferenza", continuiamo a ricevere e-mails di compagni che ci domandano aggiornamenti su nazimaoisti, kriptofascisti et squallida similia. Ne abbiamo molti, anche quelli che appaiono e poi scompaiono dai loro siti e blog (ma non dalle nostre registrazioni), oltre a quelli relativi a quando vanno a Pescare o a Caccia di grane. Li inviamo percio' su richiesta
Sul web, mi sono occupata io, in passato, dell'argomento (marzo%202009.html) e non ho il computer. Potete percio' richiederli al solito indirizzo: osteriacalcutta@libero.it 
Stiamo anche
"ripulendo" la nostra posta dalle e-mails non desiderate, "dirette" e "in differita" (Fw). Possiamo, sempre su richiesta, mettervi sull'avviso in merito a questa spazzatura che sicuramente verra' ricevuta anche da altri siti o singoli.
Hasta la victoria.
Wanda (e Patty).

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Cronaca nera:

TREMONTI-PENSIERO 
(sempre lui) 

qualche anno fa:
http://www.youtube.com/watch?v=I_fQGlnRSTM
6c9mu3dr

qualche mese fa:
http://www.youtube.com/watch?v=zjOQZUMbTFk

LA   LIBERTA'  

Il posto fisso e' la base per la stabilita' sociale.

Io non credo che la mobilità sia di per sè un valore, credo che, per una struttura sociale come la nostra, il posto fisso sia la base su cui ognuno organizzi il proprio progetto di vita, crei la propria famiglia (...) 
La variabilità del posto di lavoro, l'incertezza, la precarietà...possono essere un pezzo della realtà che non puoi modificare, ma per me l'obiettivo fondamentale è ancora, se possibile, la stabilità del lavoro, base della stabilità sociale... la possibilità di tirare su la famiglia, comprare la casa...
.

Difficile commentare. E' cosa nota da tanto tempo! http://www.youtube.com/watch?v=W5223d_kQaY


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25 ottobre, il posto si sa.

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...daltonici, presbiti, mendicanti di vista...

http://www.youtube.com/watch?v=MAN30uMp1f4


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Sotto dettatura, con immensa gioia,  pubblichiamo:

Faccio ancora troppa fatica a scrivere, comunque scrivero' sempre meno perche' questo web e' una costruzione collettiva e non il mio diario personale. Siete diventati bravissimi ed e' giusto che procediate con le vostre (molte) forze. Detto a Paolo il testo di un argomento sul quale vorrei esprimermi.
Roman Polanski. Condivido pienamente l'opinione del web. Chi non aspetta altro che l'occasione di sbattere il “mostro” in prima pagina, sarebbe bene che si comperasse uno specchio. Chi ha una mentalita' forcaiola, attende solo un pretesto per poter proiettare sugli altri le proprie morbosita', per godere della propria “punizione” attraverso la condanna di altri. Mi fa pena. E mi dispiace.
Chi si barcamena sul filo spinato di una inesistente giustizia sperando di uscirne illeso, si e' davvero messo in un “cul de sac” dal quale non uscira' facilmente. 
Leggo schifezze sull'argomento. Morbosita'. Ipocriti e tardo-femministe si trovano a rivendicare una “giustizia” nella quale fino a ieri non avevano creduto. Dell'opinione dei fasci e nazional-fasci non mi interessa. Se qualcuno crede che l'Italia sia la Repubblica di Weimar, appoggia le ronde e s'illude di poter avere qualche incidenza (culturale o politica), magari di formare un partito - che quando e' moda e' moda -, rinnovando i fasti del Reichstag, non e' affar mio. Vigliacchi e rimestatori nel torbido non valgono un'altra riga. 
Polanski deve essere liberato. E' una vicenda molto triste e, a distanza di tanti anni, mi sembra anche manovrata. Non credo si stia cercando di colpire un “pedofilo”, l'America ne e' piena - e anche il mondo -, ma di stabilire un pericoloso precedente che non puo' che andare a favore di chi reclama l'estradizione per “reati di altra natura” e ribadire che quella giustizia ti perseguitera' sempre. 
La giustizia! La societa' occidentale regge su una serie di tabu' e regole di condotta che ciascuno deve interiorizzare per poter far parte del “civile” consesso. 
Al tempo stesso, invece che impegnarsi in un processo maieutico, dando e ridando fiducia, si continuano a celebrare processi penali e a basare la convivenza sociale sulla repressione e - qualunque cosa se ne possa dire - sul diritto negativo, quindi su tutta una lunga serie di divieti  (non si fa - non si puo' - non si deve). Questa stessa societa' alimenta un immaginario di perversione da cui scaturiscono azioni sicuramente orrende, legate a pulsioni non elaborate e a divieti imposti e interiorizzati. Gli stupri familiari sono cosa quotidiana (in occidente, ma non solo), vengono però denunciati poche volte perche' le donne - il femminile - sono tenute ancora in stato di schiavitu' patriarcale. Se un albanese o un rumeno, oggi, in Italia, commette la stessa azione, va a casanza perche' sembra meno grave e c'è meno vergogna a denunciare uno “straniero” piuttosto che un padre o un parente. E molti “stranieri” vengono accusati ingiustamente grazie alla politica schifosa dei respingimenti.
La violenza privata, inoltre, non e' mai disgiunta da quella pubblica dove, su scala macroscopica, vengono riprodotte identiche atrocita'. In molti stati d'America, ai neonati, per tradizione viene regalata un'arma, dal nonno materno, che sara' custodita in una cassetta di sicurezza finchè non avra' l'eta' giusta per servirsene. Quando quest'altra vittima l'eta' giusta ce l'ha e si mette a sparare a casaccio su un asilo compiendo una strage di bambini, i giornali spiegano: “E' uscito fuori di testa”. Non e' cosi'. Sono i fantasmi non esorcizzati prodotti da un mondo bestiale quelli che sono evasi dalla gabbia. Come giustificare altrimenti le magliette dei soldati  d'Israele con la scritta: “Colpisci una donna incinta, con un colpo ne uccidi due”? Faccio un altro esempio, “classico” e molto chiaro. Vi state occupando della seconda guerra mondiale. Bene. Il processo di Norimberga non rese affatto “giustizia” di quanto accadde. Mandare al patibolo una manciata di gerarchi nazisti non fece scomparire il nazismo come impostazione mentale dalle fantasie rimosse di tanti tedeschi. Gli innumerevoli crimini non meno orrendi commessi dagli “alleati” non vennero neppure considerati perche' erano i vincitori. Gli inglesi rasero al suolo intere citta' tedesche (qualcuno ricorda Dresda?), uccidendo complessivamente oltre mezzo milioni di civili. Gli USA lanciarono atomiche su due citta' del Giappone che probabilmente non si libereranno mai dell'eredita' di quella tragedia. Non esistono guerre umanitarie, la lista dei misfatti dei liberadores alleati è lunghissima. Leggevo un po' di tempo fa la testimonianza di Edgar L.Jones, storico e corrispondente di guerra americano, che racconta come i valorosi soldati statunitensi sparassero ai prigionieri a sangue freddo, distruggessero ospedali e presidii sanitari, uccidessero i civili nemici e li gettassero moribondi in un buco insieme ai morti. Di alcuni bollivano la carne e scolpivano le ossa per ricavarne oggetti decorativi. Bricolage di guerra. E vogliamo parlare delle espulsioni in massa di intere popolazioni? O dello sbarco di Anzio, in materia di stupri di massa? Nessuno e' innocente in guerra, alla base di tutte le guerre c'è la volonta' di potenza, e non ha limiti perche', dove la liberta' non ha potere di esprimersi, e' proporzionale a un inconscio individuale e collettivo rivendicativo e sepolto, ma sempre pronto a riemergere. E  il carcere non e' affatto la soluzione. 
Non lo e' MAI.
I crimini sessuali, e specialmente quelli ai danni di minori, vengono connotati da un particolare marchio di infamia, ma non per uno sviscerato amore per l'infanzia innocente. In generale, tutto quello che riguarda la sessualita' adulta e' “sospetto”, quando non “condannabile”, oggetto di repressioni, tabu' e false morali che servono a mantenere un nucleo di energia repressa facilmente manovrabile dal Potere (W.Reich, Psicologia di massa del fascismo). Per quanto riguarda i bambini, ritengo che siano gli esseri piu' sfruttati del mondo, utilizzati anche in fantasia come angolo d'innocenza dove trovare riparo. E' evidente che gli abusi sull'infanzia siano tra i crimini piu' odiosi e tutti sanno che, nelle carceri, chi li ha commessi va incontro ad ogni genere di violenza da parte degli altri detenuti (i detenuti per reati comuni). Pero' anche questo va considerato meglio. Abolire il carcere e' assolutamente importante, e' urgentissima la battaglia per la liberazione dei prigionieri politici (e anche degli altri), ma questo non significa che la cultura carceraria sia, di per sè, il massimo che c'è. E' un discorso lungo, lo faremo in altra occasione. O lo farete voi. Potrebbe cominciare con: “anche i bambini sono prigionieri politici”.
Al momento, aggiungo solo che, negli ultimi anni, c'è un aumento considerevole di libri e films dove bambini-mostri, apparentemente del tutto innocenti, si rivelano esseri diabolici. C'è una frase di Bertrand Russel che dice: In tempi di pace i figli uccidono i padri. In tempi di guerra sono i padri ad uccidere i figli. Mi sembra terribilmente attuale. Non perche' creda all'eventualita' di una terza guerra mondiale, questi sono i timori di chi non ha fiducia in un immenso movimento di popoli che sta andando avanti in tutto il mondo e alla fine li travolgera', se non se ne accorgono in tempo (il terrore di chi e' spaventato da tutto e, in fondo, odia tutti). La frase di Russel è attuale perche' viviamo gia' in tempi di guerra. Guerra tradizionale (basta guardare una cartina geografica) in tanti luoghi del pianeta, e guerra condotta con armi non convenzionali. Non sto parlando del fosforo bianco (che pure e' argomento importantissimo), ma di tutta quella serie di messaggi sbagliati che vengono lanciati da tutti i media col compito preciso di incunearsi nelle teste per ottenere che i pensieri si dispongano in un certo modo, funzionale al Potere. Che le persone credano in alcune cose e non in altre. Che confondano tutto. Guardia alta! Un piccolissimo esempio, banale: la moda. Promuove chiaramente l'anoressia e un'immagine di bambina sexi che vada ad incrementare un immaginario perverso. Guardia veramente altissima.
La vicenda di Polanski e' davvero triste. E puo' creare divisioni anche tra i compagni: giustizialisti contro anti-giustizialisti; facendo dimenticare che stiamo parlando di una giustizia borghese. Di una giustizia della quale dobbiamo liberarci, insieme a tutto quello che ha contribuito a sedimentare nei retrobottega dell'anima degli esseri umani. E' un lavoro lungo e difficile, ma non vedo altre vie d'uscita. Contro questa (in)giustizia ci batteremo fino alla morte. 
Aggiungo una nota: i giustizialisti insistono su quella che ritengono essere la domanda cruciale: E se capitasse a tua figlia?” Ne soffrirei immensamente, ma il carcere non farebbe diminuire la sofferenza, al contrario.
L'ossessione della punizione c'è solo in chi ha sensi di colpa tali da non conoscere il perdono. Come lo so? E se, nel corso della mia vita, fosse capitato, non a mia figlia, ma a me?.

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...un immenso movimento di popoli che sta lottando in tutto il mondo...lo abbiamo appena scritto. Ad esempio:

L'HONDURAS ALLA BATTAGLIA FINALE PER L'AMERICA LATINA


Fulvio a Tegucigalpa. Honduras, ottobre.

lunedì 26 ottobre 2009 

tra fascisti e Resistenza, tra imperialismo e popoli

Nos tienen miedo por que no tenemos miedo - Hanno paura perché noi non abbiamo paura.

 (Slogan del Frente de la Resistencia contra el golpe de Estado) 

Oggi la Resistenza si è concentrata alla UNAH, Università Nazionale Autonoma dell’Honduras, cuore della lotta studentesca. Stradone di entrata e uscita dalla capitale bloccata dai copertoni incendiati. I poliziotti robocop e i militari bardati come per un assalto a Gaza (sono ottimamente istruiti dai paramilitari colombiani e dai soliti specialisti israeliani, a disposizione di ogni efferatezza fascista in America Latina) stanno alla larga. Le migliaia accorse all’appello degli studenti dai barrios e dalle colonias (favelas) di questa città dalla cupola di merda e di dollari e dalla base di rabbia e fame, sono troppe da bastonare, gassare, sparare, intossicare con la chimica rossa al peperoncino. Ci sono stati altri due morti ammazzati, in aggiunta alla ventina documentata (poi ci sono i desaparecidos nelle carceri della tortura; anche qui, esperti israeliani): Jairo Sanchez, sindacalista che una pallottola in faccia ha ucciso dopo 21 giorni di agonia, ed Eliseo Hernandez, professore, direttore della scuola El Mateo a Santa Barbara. Il conto per oggi, ultracentesimo giorno del popolo in piazza contro il colpo di Stato, parrebbe chiuso. Quei posapiano dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), terminale latinoamericano del travestimento democratico Usa, potrebbero vedersi costretti ad arricciare il naso sugli eccessi della dittatura del lumpendittatore Micheletti. Già hanno dovuto dar retta a Lula, che gli ha intimato di porre un freno all’assedio della sua ambasciata con dentro, dal 21 settembre, Mel Zelaya, presidente deposto, impegnato in un dialogo che con la teppa fascista golpista mai si sarebbe dovuto neanche concepire.

“Dialogo” tra assassini e assassinati
Il rinnegato di classe Mel Zelaya deve essere ammorbidirlo ulteriormente, visto che, accettati tutti i punti dell’accordo-truffa di San José (assemblea costituente alle calende greche, elezioni-farsa sotto controllo militare il 29 novembre, cancellazione dei provvedimenti sociali) suggerito da Washington al suo fantoccio costaricano Oscar Arias, Premio Nobel per meriti Usa, insiste sull’ultimo punto: il reinsediamento di Manuel Zelaya nella carica di presidente dell’Honduras dalla quale la notte del 28 giugno fu strappato in pigiama, con le pistole dei gorilla puntate alla testa, e sbattuto in Nicaragua. Così, dopo i gas tossici sparati nelle tubature dell’ambasciata, dopo l’ordigno dai suoni laceranti, entrambi fiori tecnologici all’occhiello dei torturatori israeliani, ora si tratta di praticare su presidente, famigliari, seguaci, personale brasiliano, il tuttora irrinunciabile metodo Guantanamo: la privazione del sonno attraverso fotoelettriche accecanti sparate nelle stanze dell’ambasciata, fragorose esercitazioni da caserma notturne sotto le finestre, strepitii di trombe, tuoni di tamburi e soprattutto l’amplificazione micidiale di quella musica rock che ha fuso il cervello dei detenuti nella base strappata a Cuba. E’ in queste condizioni e in quelle quotidiane di irriducibili masse di donne, bambini, uomini massacrati dalla repressione, che si “dialoga” tra un presidente e la banda di delinquenti venduti al colonialismo gringo che lo tiene rinchiuso nel proprio paese in un’ambasciata straniera. Del resto, non aveva il rappresentante nell’OSA dell’ultrà Hillary Clinton definito Zelaya un “imprudente idiota”? Così il rappresentante del Frente, Juan Barahona, visto che lì, all’Hotel Clarion, sede del negoziato propiziato dagli sciacquapanni dell’OSA, chi ciurlava nel manico, chi faceva il pesce in barile, chi si calava i pantaloni (anche se solo fino al ginocchio), ha sbattuto la porta ed è tornato in piazza. Dove ormai, nella battaglia finale lanciata dagli Usa di Obama contro l’America Latina in progress, a partire dall’anello ritenuto più debole, tutto si decide.

Studenti
Parte la marcia verso il centro. Sono migliaia, le eterne donne dagli assalti verbali furibondi contro la teppa golpista, i quadri nati nel fuoco dello scontro da cento e cento associazioni sindacali, socialiste, dei diritti umani, di categoria, insegnanti in testa, i meticci e gli indios (sono il 90% dei 7 milioni di honduregni e riempiono per intero l’80% della povertà di questo paese che è al penultimo posto nella graduatoria continentale, prima di Haiti), qualche rinnegato della classe creola (i discendenti dei coloni spagnoli), gli studenti davanti a tutti, i meno rassegnati al pacifismo integrale del Frente. Tutti con la richiesta prioritaria su tutte: Zelaya al suo posto, e con quella strategica, imprescindibile: assemblea nazionale costituente per passare dalla Repubblica del Pentagono, di Chiquita, degli avvoltoi minerari e del disboscamento, a una società come quella di Cuba, o di Chavez, terrore dell’Impero. E’ stato tolto lo stato d’assedio che la banda dei mercenari di Obama aveva proclamato a fine settembre, che aveva provocato morti, feriti, arresti, torture, desaparecidos, ma che non c’è stato giorno che la Resistenza non l’abbia sfidato. Sono stati liberati due dei tanti media d’opposizione devastati e chiusi: Radio Globo e Canale 36 (ma altri i gorilla delle dieci famiglie, in gran parte ebree, che depredano paese e popolo, i Facussé, capocomici di questo colpo di Stato, per primi, li tengono chiusi). E la marcia va a festeggiare i compagni di Radio Globo che, alla faccia delle attrezzature rubate e dei locali distrutti, hanno continuato a diffondere la parola della Resistenza attraverso internet, sfuggendo alla caccia degli sbirri, spostandosi di casa in casa, di giardino in giardino, di anfratto in anfratto, come il nostro amico Pavel, strepitoso protagonista di questa contesa tra guardie di menzogne e ladri di verità.

Nonviolenza?
A un certo punto ecco i cobras, neanche un centinaio, con quelle mazze di legno spaccaossa, i mitra, i lanciagranate CS, quelle facce che abbiamo visto a Genova, brutizzate dall’addestramento alla protervia, alla ferocia. Davanti a quest’ ola di entusiasmo e determinazione, i mercenari delle Dieci Famiglie, gli ascari della Scuola delle Americhe, i pretoriani della gerarchia cattolica ed evangelica, disorientati, sbigottiti, arretrano, si limitano a seguire da lontano. Non è il momento di sparare, siamo troppi e non conviene macchiare di sangue gli sparati di chi al Clarion finge di negoziare pacificazioni. E’ bastato che un centinaio di studenti, giorni prima, davanti al Clarion, per una volta reagissero al fugone disordinato della folla aggredita, ponendosi in mezzo, a copertura di donne, vecchi, deboli, ragazzini, perché la truculenza impunita dello sbirrame della dittatura vacillasse. Nos tienen miedo por que no tenemos miedo. Non è questione, ancora, di resistenza armata, come, chiamandola “insurrezione” e “terrorismo”, la cricca dei golpisti la denuncia, “scoprendo” ordigni esplosivi nei centri commerciali, o puntando il dito su campi di addestramento in Nicaragua, allo scopo di liberarsi le mani a una resa dei conti militarizzata, che sia giustificabile davanti alla già collusa “comunità internazionale”. C’è qualcuno che dal grasso Nord del mondo ha qui importato la burlesca fissa della “nonviolenza” da agnelli sacrificali. E così ogni lotta, ogni manifestazione ha subito lo stesso destino: botte da orbi, un omicido o due, gas venefici, panico, dispersione disordinata, traumi e senso di sconfitta. Forse da questi studenti, dai più consapevoli dei militanti sta uscendo l’intuizione che nonviolenza è soprattutto la difesa dalla violenza dei gorilla di Goriletti (detto anche Pinochetti). Che i deboli, gli indifesi di un corteo vanno protetti con servizi d’ordine che sappiano, anche a fuochi, pietrate e barricate, frenare gli attacchi della repressione, organizzare e garantire via di fuga e di riordinamento, costituire un contropotere di massa, evitare che si arrivi al punto di non poterne più di prenderle, sempre prenderle e si finisca col restare a casa. Lo hanno insegnato i boliviani, gli ecuadoriani, quando hanno cacciato i loro di Micheletti. Forse sapranno rispondere al piano repressivo che la dittatura, mostratasi irriducibile e magari domani nascosta dietro elezioni “democratiche” alla Bush, già previste sotto controllo delle Forze Armate, figurarsi, costruendo una rete clandestina di resistenza. Rete che salvaguardi la direzione e il tessuto del Fronte della Resistenza, condizione imprescindibile per quella vittoria, domani, che la maturità politica espressa da questo popolo saprà garantire a sé, facendone anche scudo ai fratelli sotto tiro Cia in tutto il continente latinoamericano, da Cuba alla Bolivia, dal Venezuela all’Ecuador, al Nicaragua, al Salvador, al Paraguay, all’Uruguay, ai rivoluzionari e ai progressisti.

Oggi, intanto, è festa e affermazione su una cricca di macellai fascisti che, abolito formalmente lo stato d’assedio e la legge marziale, sconfitti dalla disobbedienza di massa, vogliono perpetuarli nella sostanza approfittando del sonnecchiare complice dei democratici e delle sinistre di quasi tutto il mondo. Resta infatti praticata la sospensione delle libertà e dei diritti all’inviolabilità del domicilio, a manifestare, riunirsi, associarsi, comunicare in termini non di regime. Qui è successo e continua a succedere un Cile 1973, quello per cui da noi i sindacati scioperavano, boicottavano, i manifestanti assediavano le ambasciate, la stampa “perbene” strepitava indignazione, Lotta Continua organizzava “Armi al MIR” (l’organizzazione del martire Miguel Enriquez che, diversamente dal PCC, non si rassegnò). Oggi silenzi e occultamenti, sparuti segnali dei pochi cui è rimasto la consapevolezza che la battaglia internazionalista contro fascismo e imperialismo è la chiave anche per affrontare la propria macelleria sociale, la chiave di un futuro o da fine del mondo, o di liberazione per tutti. Si attraversano i quartieri delle casupole e delle baracche, con i cartelli delle parole d’ordine tracciati da donne proletarie e sottoproletarie, incredibilmente consapevoli, accolti dalle donne delle baraccopoli che dall’inedia del dollaro al giorno riescono a estrarre pasti per chi resiste nelle piazze. Veniamo infoltiti dalle vittime della sopravvivenza senza lavoro, senza scuola, senza sanità, che da quattro mesi sfidano lesioni, arresti, abusi e morte per arrivare a dire finalmente la loro sul destino di questo paese. Ogni incontro, pure rinnovatosi tutti i giorni, è avvolto in un’affettività che sprigiona calore da unità d’intenti, un rete d’amore contrapposta alla gelida complicità di quei quattro becchini della giustizia e della vita nascosti dietro ai loro pretoriani. E gli studenti coronano la giornata accendendo nel buio mille fiaccole, dando ulteriore nerbo alla resistenza con quell’enorme falò che incenerisce il Micheletti-fantoccio vestito di bandiera Usa. Sacrosanto falò di sostanze tossiche, di quelli che tanto scandalizzano i tutori della “società civile” quando s’inceneriscono stelle di Davide, pupazzi di mercenari o vessilli a stelle e strisce...

 continua su: http://fulviogrimaldi.blogspot.com

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Flavia torna dall'India 

(prima parte)

Sankha Banerjee, BLUE WINDOW

Book Marina's
Signature mine
Mahasweta Devi
21.8.09

La vedo praticamente subito. Ha per me una scatola di dolci e un libro di Mahasweta: “After Kurukshetra”, in cui il Mahabharata e' riletto da un punto di vista differente: quello delle donne e dei fuoricasta indiani. E' contenta, fiera di mostrarmi la dedica, ma io preferisco la sua - quella della mia amica -, per la quale il viaggio non e' stato semplice. Tra il primo capitolo: “The five Women” e l'ultimo: “Souvali”, si annoda e poi si srotola il percorso difficile di ogni donna in cerca di un proprio spazio “femminile” nel mondo. Per me, l'inganno e' contenuto gia' nella formulazione della richiesta e della ricerca: un proprio spazio. Il termine proprio non va bene. E non va bene perche' proprio e' un termine maschile, che implica proprieta' e possesso. L'identita' non va cercata per appropriarsene, l'identita' e' un dato di fatto, non le necessitano riconoscimenti: e'. Sono i grandi imbrogli dell'Anima e del mondo che fanno soffrire per cose che, a mio parere, andrebbero lette in un altro modo (e impediscono di affrontare i problemi veri).
C'è un poster che mia figlia ha guardato nella sua stanza, per tanti anni. C'è scritto: “Non basta esistere”?  Certo che basta. E' la spazzatura che ci circonda che fa fraintendere tutto, sono i messaggi ambigui che vengono rivolti in continuazione. Le tappe obbligate. Le scelte imposte facendoti credere che siano le tue. I mille inbrogli che spingono a costruirsi una corazza rigida, per difesa, rendendo difficile la semplicita' del reale.
Da una donna a un'altra, e particolarmente da una madre a una figlia - e viceversa -, passano un messaggio segreto e un Amore che non possono essere recisi perche' altri hanno stabilito il diritto al  proprio. C'è qualcosa di sacro in questo. E la Storia non ricomincia mai a capo (per fortuna). Credo profondamente e credo che ci sia diritto al comune, al nostro. Alla condivisione. Alle parole sussurrate e agli abbracci. Da qui si dovrebbe partire. Sempre. C'è una finestra azzurra in mezzo al grigio e al nero che ci circondano; e' un passaggio, un ponte che unisce, un lapislazulo, un varco tra i mondi.
Ma tutto questo...ancora non lo sa...
Le donne sono abitatrici di confini. Siamo esseri di confine e di mare. Un confine di mare non puo' mai essere rigido, nè puoi mai stabilirlo con precisione assoluta. E' sempre mutevole, cangiante, le onde non possono essere separate e si accavallano una all'altra in continuazione. Non puoi dividerle, sono tenute insieme da una miriade di molecole, tante quante le stelle in cielo.
Nel mare ci si deve immergere. Se un'onda grande come una montagna appare all'improvviso - l'ho imparato in Indonesia -, hai tre scelte: la prima e' cercare di tornare indietro; la seconda e' rimanere immobile; la terza e' lasciare che ti abbracci e ti copra. Nel primo caso, non raggiungerei mai la riva a nuoto, l'onda correra' sempre piu' veloce e ti sfracellera' sul bagnasciuga. Nel secondo, e' piu' o meno la stessa cosa: nessuno puo' rimanere immobile di fronte alla forza del mare; ti travolgera'. L'unica soluzione e' quella che sembra la piu' rischiosa: tuffarsi. Per un attimo sembrera' che l'acqua ti sommerga, ma ci si ritrovera' salvi dall'altra parte. Un po' piu' avanti nel cammino di mare.
E' quell'attimo di coraggio, quello che serve. E la fiducia.
C'entra tutto questo con l'India? In qualche modo sì.
Non siamo ancora in grado di pubblicare la testimonianza di Flavia perche' lei non riesce ancora a ritrovarsi qui, in occidente. Speriamo che accada presto.


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- “...anticapitalismo artistico”? Ho letto bene? E' questo che scrivono di noi?
- ne scrivono tante. Sempre i soliti, piu' che altro
il solito. Stefano, scrivi tu il pezzo sull'India, prima di quello di Flavia?
- si', certo... ma...l'avete visto questo? Io lo trovo...geniale! E' proprio cosi' che mi sento! Ed e' la prima cosa che mi ha detto Debjeet:  “la scienza è il mezzo principale che usano per cercare di addormentarci di nuovo”! E Debjeet neanche ha mai letto Wittgenstein... ovviamente... anche perche' e' analfabeta... no guarda, io il mio articolo sulla guerriglia indiana lo intitolo proprio cosi':
gli artisti dell'anticapitalismo. Bello, scritto grande...
- come vuoi. Quando sara' pronto?
- comincio a lavorarci oggi pomeriggio.


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 CICLO E RICICLO

http://www.youtube.com/watch?v=6a0ZKEMwNvw&NR=1

Era scontato. Il PD ricicla Piero Bersani che sara' proclamato ufficialmente segretario il 7 novembre, giorno dell'anniversario della Rivoluzione d'ottobre. Dovra' occuparsi di bricolage, per questo inizia il suo mandato con un discorso agli artigiani. Finisce, con questo trucchetto di riciclaggio e la farsa delle alleanze, la saga paesana del PD. L'atto assume particolare gravita' in quanto genera inganno nei riguardi delle persone coinvolte, che hanno potuto ritenere di aver celebrato delle vere primarie laddove cio' era impossibile.

Era scontato purtroppo anche che don Alessandro Santoro (nella foto) venisse, prima o poi,  rimosso dall'incarico da parte dell'Arci-diocesi di Firenze. 
Le nuove purghe del millennio colpiscono i sacerdoti scomodi, come fra Benito Fusco,
altro uomo d'eccezione, che ho avuto modo di conoscere, allontanato in settembre dall'eremo di Ronzano per essere confinato a Budrio.
Colpevole forse di essere stato un militante di Lotta Continua e di non aver rinnegato il proprio passato? O di continuare a tuonare contro ogni ingiustizia e discriminazione?
(http://www.sanbenedetto.org/index.php?option=com_content&task=view&id=1207&Itemid=60).
La motivazione, nel caso di don Sandro? Avere celebrato il matrimonio tra una transessuale e  il suo compagno. Per il comunicato dell'Arci-diocesi: 
L'atto assume particolare gravita' in quanto genera inganno nei riguardi delle due persone coinvolte, che hanno potuto ritenere di aver celebrato un sacramento laddove cio' era impossibile.
Conosciamo personalmente don Sandro che, presso la Comunita' le Piagge (Firenze) combatte in prima persona, da tanti anni, per quelli che vengono definiti
gli ultimi. Lo abbiamo visto non risparmiarsi in nulla; svegliarsi presto, al mattino, per andare a fare la faccolta del ferro insieme ai Rom, sbattersi per cercare impossibili permessi di soggiorno per gli immigrati, lottare contro i respingimenti, coinvolgersi in ogni battaglia di giustizia, incazzarsi con un chiesa cattolica che, nelle sue gerarchie, ha completamente dimenticato Cristo scegliendo croci d'oro. Don Sandro ha aperto la porta della sua chiesa dei poveri agli umili e ai perseguitati. L'abbiamo sentito chiederci, in un prefabbricato affollato di tutto, aperto in mezzo al nulla, tra un viavai di persone in cerca d'aiuto, se quella non ci sembrasse una vera chiesa. Certo che sì. 
Presso la comunita' cristiana di base le Piagge si sono tenute molte presentazioni di Sensibili alle foglie (tra le altre:
I dannati del lavoro, Il carcere speciale, L'azienda totale, di Renato Curcio; Istituzioni post manicomiali, Barelle, di Nicola Valentino). 
Un prete davvero scomodissimo, sempre
in direzione ostinata e contraria al sistema.
Ricordiamo quando lancio', da Firenze, una campagna di solidarieta’ a sostegno di Renato e del lavoro della cooperativa Sensibili alle foglie, subito dopo l’aspra polemica orchestrata dall'allora sindaco di Bologna Sergio Cofferati, in parallelo alla presentazione di una ricerca sul precariato. Don Sandro scrisse: 
...La comunità delle Piagge, che da due anni ha avviato un cantiere di riflessione socio-narrativa sulla sua storia insieme a Renato Curcio, propone a chi vuol esprimer la sua solidarietà di acquistare in libreria un testo edito da Sensibili alle foglie, cooperativa editoriale oggi divenuta punto di riferimento nel campo della ricerca sociale... sembra costume diffuso reagire alle paure per una nuova ondata di terrorismo puntando il dito e demonizzando chi è stato partecipe della lotta armata negli anni settanta e ottanta e che per questo ha pagato fino all'ultimo giorno la propria responsabilità.
Anche Osteria Calcutta e' stata presentata a le Piagge, nel marzo del 2008. Quando andai a Firenze, per organizzare l'incontro, trovai Don Sandro intento proprio nella lettura del mio libro.
Vorrei scrivere questa frase proprio qui, in grande  - mi disse - per il giorno di Natale, tra il manifesto di Don Milani e il calendario della Coop. Che ne dici?”.
La frase era quella di Arundhati Roy, che c'è in apertura:

Amare. Essere amati. Non dimenticare mai la propria insignificanza. Non assuefarsi mai all'indicibile violenza e alla grossolana disuguaglianza della vita intorno a te. Cercare la gioia nei posti piu' tristi. Inseguire la bellezza fin dentro la sua tana. Non semplificare mai le cose complicate e non complicare mai quelle semplici. Rispettare la forza, mai il potere. E, soprattutto, guardare. Cercare di capire. Non distogliere mai lo sguardo. E mai, mai dimenticare. 
Poi, dopo la presentazione e l'ospitalita', ricordo una lunga chiacchierata, al mattino presto. Parlammo dell'Amore e del coraggio, a suo avviso, non separabili. E di moltissime altre cose.
La recensione di Osteria Calcutta e' su “L'Altra Citta'”: http://www.altracitta.org/?p=1947

Don Sandro e fra Benito hanno tutta la nostra solidarieta'. Come singoli e come Associazione uniamo la nostra voce a quella delle comunita' cristiane di base, mobilitate contro le purghe.

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Riceviamo e pubblichiamo:

Grazie tantissime per il prezioso lavoro informativo e sul territorio. Sono tempi di grande sofferenza, ma la luce trionfa sempre sulle tenebre. Adelante. Con tutti gli umili del mondo. Non ci si deve arrendere mai. Andrea C.

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Riprendono (finalmente) le presentazioni di Osteria Calcutta
un anticipo:

SABATO 21 NOVEMBRE 2009, ore 18.30 

Spazio espositivo “San Nicolò”, corso Matteotti JESI (ANCONA)
L'associazione culturale Shambhala, laboratorio di discipline ed arti orientali, incontra Marina Valente, autrice del libro e documentario “Osteria Calcutta”.
programma:
- performance di apertura a cura di Shambhala laboratorio di yogatheatre con la partecipazione di Melissa Di Matteo e Chiara Calorosi
- presentazione del libro Osteria Calcutta ed incontro con l'autrice Marina Valente
- proiezione dei documentari “Osteria Calcutta”, di Marina Valente e “La grazia e la Violenza”, di Piero Pagliani

scenografia allestita da Antonia Talamonti

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- certo che tanto odio non me lo aspettavo...comunque...non avevamo deciso di portare in giro solo il film di Danilo, dopo le continue...e che ancora...
- si, ma lei ha detto “non mettiamoci sullo stesso livello”. E trovo che abbia ragione. Il film illustra una situazione e, con i tuoi aggiornamenti, quelli di Debjeet, Sankha e gli altri, si incastra bene.
- ha ragione, sì. Non ci avevo pensato.
- mi ha detto anche che non e' il caso di utilizzare un titolo non nostro per l'articolo che stai scrivendo. Oppure non se ne esce piu'... ci sono persone veramente troppo malate perche' noi si possa aiutarli in qualche modo. Sai, quelli che ascoltano la televisione o la radio e pensano che stiano parlando di loro... alle volte sono angeli, altre volte, come in questo caso, possono arrivare a qualunque bassezza. Servono degli specialisti della psiche e noi non lo siamo.
- e anche questo e' giusto. Con quegli sponsors, poi... Usero' un titolo differente, ma con un significato simile, pero'...
- va bene.

- dici che a qualcuno interessano le conversazioni tra noi?
- ne vanno tutti pazzi. Ma, rispetto a quest'argomento, ci ha chiesto di non parlare mai piu'.
- ...neanche per immagini? Io avevo gia' preparato quella di un pavone con tutte le penne...e Mauro aveva realizzato una vignetta da urlo...
- No. Il pavone ve lo mangiate per cena, tu e lui.
- o.k., Pa',  faremo cosi'.

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La justice pénale ne peut pas être infinie

Riceviamo e pubblichiamo    

Mercredi 28 octobre 2009, da: Le Monde 

Deux Allemands de 76 et 68 ans menacés d’extradition

Sonja Suder et Christian Gauger, qui ont vécu 31 ans en France, sont soupçonnés d’avoir fait partie d’une organisation proche de la «bande à Baader»
Le 15 octobre, les Allemands Sonja Suder, 76 ans, et Christian Gauger, 68 ans, se sont vu notifier le décret d’extradition les concernant, signé quatre mois plus tôt, en juillet, par le premier ministre François Fillon. L’Allemagne a réclamé l’extradition de ce couple réfugié en France depuis 31 ans, qu’elle soupçonne d’avoir fait partie des «Cellules révolutionnaires», une organisation prochede la Fraction armée rouge, ou «bande à Baader». Mais en France, fait inhabituel, Sonja Suder et ChristianGauger ont été jugés deux fois en sens opposé. Ils ont été interpellés une première fois par les renseignements généraux dans le 11 arrondissement de Paris, le 16 janvier 2000. Le sort du couple, placé sous écrou extraditionnel le 18 janvier 2000, et libéré trois jours plus tard sous  contrôle judiciaire, est alors examiné par la cour d’appel de Paris, qui conclut, le 28 février 2001, à l’irrecevabilité de la demande d’extradition. Les faits quileur son tre prochés remontent à plus de trente ans et sont, en France, prescrits. Les autorités allemandes soupçonnent Sonja Suder, sur la foi de déclarations de repentis, d’avoir participé indirectement à l’attentat contre les participants d’une conférence de l’OPEP à Vienne le 21 septembre 1975. Attentat orchestré par Illich Ramirez Sanchez, alias Carlos, lors duquel trois personnes avaient été tuées. Selon la police allemande, Sonja Suder aurait participé au recrutement du terroriste Hans Joachim Klein, l’un des repentis, et aurait remis, la veille, les armes au commando.
Elle et son compagnons ont aussi soupçonnés par la police allemande d’avoir commis trois attentats à l’explosif ou tentatives d’attentats contre le château d’Heidelberg, deux sociétés, KSB à Frankenthal et MAN à Nuremberg, entre 1977 et 1978. Le rôle de Christian Gauger, décrit par la police allemande, aurait été de fournir les matériaux nécessaires et de gérer les caches. Remis en liberté, le couple sort de la clandestinité, quitte Lille où il résidait et s’installe à Saint-Denis, en région parisienne. Ils ont vécu toutes ces années chichement du produit de la vente de vide greniers, réparant quand ils le pouvaient dupetit matériel électroménager. Victime d’un accident cardiaque en 1997, Christian Gauger souffre de graves séquelles. Il n’a plus la même assurance et a perdu une partie de sa mémoire. Pources raisons, il dépendde plus en plus des acompagne. Mais le 30 octobre 2007, le couple est de nouveau interpellé, cette fois à la sortie de son domicile. De nouveau placés sous écrou extraditionnel, Sonja Suder et Christian Gauger sont libérés le 28 novembre 2007. Le Landde Hesseesteneff etrevenu à la chargesur sa demande d’extradition en mettant en avant la convention de Dublin de 1996, qui lie les Etats membres de l’Union européenne, et stipule, article 8, que «l’extradition ne peut être refusée au motif qu’il y a prescription de l’action ou de la peine, selon la législation de l’Etat membre requis ». Cette convention est entrée en application en France en juin 2005. Du coup, la cour d’appel de Paris s’est prononcée, le 25 février dernier, en faveur de l’extradition des deux Allemands, – en totale contradiction avec son premier arrêt. Cheveux blancs pour lui, piovre et selpourelle, le couple aux allures deretraités dissimule son inquiétude sous la sobriété de son propos. «C’est un peu étonnant de changer d’avis», dit Sonja Suder. Christian Gauger hoche la tête. «Cette convention de Dublin n’est jamais entrée en vigueur en France, s’indigne leur avocate, Irène Terrel. Et en droit français, les seuls faits imprescriptibles sont les crimes contre l’humanité.» La situation de Sonja Suder et Christian Gauger, membres supposés d’une organisation aujourd’hui disparue, – ce qu’ils n’ont jamais confirmé ni formellement nié –, apparaît, de fait, assez inédite. «Onest au degré zéro du droit, poursuit Mme Terrel. Le procès équitable, 35 ans après, est tout simplement impossible, il n’y a plus de notion de délai raisonnable, la plupart des témoins sont morts, les preuves n’existent plus…». L’avocate, qui espère une abrogation du décret, compte mettre en avant l’autorité de la chose déjà jugée, l’âge et les problèmes desanté deses clients. Surtout, Mme Terrel, tout commeles soutiens du couple qui se mettent en place rappellent le commentaire de Nicolas Sarkozy, à propos du cinéaste Roman Polanski, poursuivi pour actes sexuels sur un emineureaux Etats Unis en 1977, interpellé le 27 septembre en Suisse, et menacé d’extradition. Dans un entretien au Figaro, le 16 octobre, le président de la République déclarait: «Je comprends que l’on soit choqué par la gravité des accusations contre Roman Polanski. Mais j’ajoute que ce n’est pas une bonne administration de la justice que de se prononcer trente-deux ans après les faits, alors que l’intéressé a aujourd’hui 76 ans.» L’affaire Suder-Gauger est aujourd’hui devant le Conseil d’Etat. 

Propos recueillis par Luc Bronner Lui-même ancien activiste italien réfugié en France pendant vingtsept ans, bénéficiant d’une prescription depuis 2007, Oreste Scalzone peaufine, avec un groupe de sympathisants, une «lettre ouverte au président de la République» en faveur des Allemands Sonja Suder et Christian Gauger, menacés d’extradition. «La justice pénale ne peut pas être infinie»estime Mnr Scalzone, qui milite contre toutes les extraditions, et fut le fondateur, avec Toni Negri, du groupe Potere Operaio avant de devenir, dans les années 1970, le leader du mouvement de l’autonomie italienne. Dans cette lettre, les soutiens du couple Suder-Gauger rappellent au président français ses déclarations plus clémentes sur la situation du cinéaste Roman Polanski, 76 ans.

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 Ritorni
di Emanuela Ferrara

http://www.youtube.com/watch?v=LOx63CUHlVQ&feature=relatedv

Oggi, 28 ottobre 2009, l'orologio del grande mercato di Peepal Pandi, a Peshawar, si e' fermato alle 13 e 20, ora locale. Piu' di 100 morti e oltre duecento feriti, tutti civili. Il Pakistan era, alla fine degli anni '70, una frequentatissima porta per l'India. Ci si arrivava col magic bus, che porto' mio fratello da Istambul alle soglie del Kashmir. Poi lui ando' giu', fino a Goa, che lo restitui' alla nostra famiglia un paio d'anni dopo e alla vita bolognese mai piu'. In Italia, si mise a frequentare il gruppetto che ruotava intorno ad Andrea Pazienza, poi si allontano' anche da li' e si perse per molte vie prima di rinchiudersi in una specie di parco ecologico sulle colline toscane, dopo la morte della mamma. Ogni tanto vado a trovarlo per ascoltare i suoi racconti. 

 

L'orologio della stazione di Bologna Centrale si fermo' il 2 agosto del 1980, alle ore 10 e 25. 90 morti e oltre 200 feriti, per un ordigno collocato dai NAR (vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Bologna) nella sala d'aspetto di seconda classe. Ogni volta che ci vado me ne ricordo, anche perche' sono nata proprio in quel giorno e mia madre mi ha dato il nome che porto perche' era quello di una sua amica, che si trovava li' per accompagnare il figlio in partenza per le vacanze. Ogni nome ha una storia, io avrei dovuto chiamarmi Simonetta e invece eccomi qui, con un altro nome e l'antifascismo scolpito dentro.
I responsabili della strage di Bologna possono chiamarsi Roberto Fiore, Gabriele Adinolfi, Claudio Mutti, Maurizio Neri, Paolo Signorelli etc. (come indicato dal wiki, alcuni poi riciclatisi in molti modi - tutti nomi da cercare con attenzione, in internet, a prescindere da wikipedia, e' interessante -), coagulatisi alla fine tutti intorno alle figure di Mambro e Fioravanti.
I nomi degli stragisti di Peshawar ptrebbero essere: Abdallah, Ahmad, Amid, Dawud, Bilal, Ghassan, e persino Farida, nome femminile che significa “
perla rara" perche', sotto certi burka, passa di tutto. Oppure (perche' no?): Deepak, Prakash o Gandharaj. Ma, dietro tutti questi nomi, italiani, pakistani o indiani,  per me ci sono sempre: John, Bill, Colin, George, Barack, Hilary e Rachel. 
Proprio oggi sono tornata da Bologna, dopo aver partecipato a un incontro sull'immigrazione. Avevo appena avuto il tempo di ricordarmi una strage, che me ne viene servita un'altra.  A Termini, Massimiliano e Vassili, che stasera dormono da me perche' e' sempre piu' difficile trovargli un posto tranquillo, ora che l'inverno e' alle porte e la caccia ai poveri ed ai ricoveri e' diventata violenta - loro, sono persone miti - sono i primi a darmi la notizia. Al fatto che, anche secondo la loro opinione, i mandanti si chiamino Bill, John, etc. aggiungono che, nonostante l'alto numero di persone uccise, di stragi se ne sono sicuramente commesse altre, oggi stesso, in Africa, per esempio, ma e' di questa che si deve parlare. 
Mangiamo insieme spaghetti della Caritas. Arriva anche Andrea, che fa piu' o meno gli stessi commenti.  Lui dormira' da Eugenio, a Tor di Quinto, ma passa perche' vuole sapere di Bologna. Che dire? C'e' piu' relazione a casa mia, di solito, tra immigrati, di quanta se ne riesca a creare attraverso gli organismi che ho incontrato. Ma non ne sono orgogliosa. Tutt'altro; e' triste. Sono stanca, vado a dormire presto e una voce, durante il sonno, mi dice: "Non preoccuparti. Ritornera'". "Chi? ... Cosa? ...", rispondo io, svegliandomi di soprassalto. Ma tutti dormono e nella mia stanza non c'è nessuno.
E' mattina. Vassili prepara un ottimo caffe'. "Ma e' chiaro - risponde a me che lo incalzo perche' lui e' uno che prevede tutto in anticipo -  ritornera'  tra tutti il tempo in cui ci si guardava negli occhi come compagni, come noi, ora". 
Chiamo Marina. Proprio ieri ha ricevuto una e-mail da un amico che non sentiva da molto tempo. 
Titolo della e-mail: "Bisogno di Pace".

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Nota tecnica
Continuiamo a ricevere quotidianamente e-mail moleste da parte di fascisti, mascherati e non, evidentemente piu' che infastiditi dalle nostre ripetute denunce. Informiamo dunque tutti coloro che avessero simili intenzioni che la lista dei nomi da evitare e' stata inviata a tutti i compagni (anche a quelli che, per ingenuita', avevano scambiato certe sigle con qualcosa di decente). Informiamo inoltre che, da lunedi, sara' in funzione un filtro anti-spam, che ci preservera' da molte di queste e-mails. Non risolvera' del tutto il problema, ma in parte si'; quelle che dovessero superare la barriera sarannno comunque cestinate immediatamente, senza essere aperte.
Che noia! Dopo di questo, Vape o similari.

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Riceviamo (da Fulvio Grimaldi) e pubblichiamo

PRIMA PARTE:

Il cinico smaschera con il suo esempio gli idoli privati e pubblici. Esemplare, a questo proposito, quel filosofo cinico trascinato in giudizio perché si rifiuta di accettare i misteri. Se i misteri sono cattivi, egli dice, il filosofo deve dire la verità su di loro. Se sono buoni, dovrà attirarvi più gente possibile. In ogni caso deve conoscerli e quindi non possono darsi misteri. 
(Michel Foucault)  

Diverse volte mi sono pronunciato, anche a rischio di scomuniche (ma a quelle ci ho fatto callo e scaglie), sulla confusione che quasi tutti fanno tra solidarietà con un popolo, paese, Stato, lotta, e l´incondizionata approvazione, quasi sempre in forma di panegirico, di ciò che vi fanno i dirigenti. 
Io penso che la vera solidarietà sia prima con il popolo e i suoi obiettivi, e poi con i capi. E con i capi solo nella misura in cui a nostro avviso (sempre relativo, ovvio, basta che sia studiato e sincero) essi corrispondono a quei bisogni, a quegli obiettivi. Sempre che sia muovano sui binari della rivoluzione conclamata. Tacere, per esempio, sul Fidel, che tutti onoriamo ed ammiriamo, e sulle sue improvvide e improprie esternazioni su quanto sarebbe stato "positivo il Premio Nobel a Obama", cioè a colui che sta massacrando mezzo mondo su mandato dei suoi padrini cannibali e sta assaltando quell´America Latina per la quale Fidel e Cuba sono da mezzo secolo faro, ispirazione e operativa fratellanza, è come il credente che, nel nome della fede, tace sui peccati del parroco, o il prete che sorvola sulle aberrazioni oscurantiste e collaborazioniste del papa, occultandole alla critica del libero arbitrio della sua comunità, cioè all´intelligenza del reale. Si spazza l´inconveniente sotto il tappeto e il salone risplende della sua perenne immacolatezza. Ingannando il colto e l´inclita e impedendogli di pensare e dire il giusto, cosa necessaria a qualsiasi cammino in avanti
Posso dire che la cacciata "con indegnità" dalla direzione del governo e del partito di due illustri e universalmente stimati dirigenti come Carlos Lage, vicepresidente, e Felipe Perez Roque, straordinario e amatissimo ministro degli esteri, non mi è piaciuta né nella forma opaca, né nella sostanza gossipara, per niente convincente? Posso dire che Fidel ha abusato del suo ruolo quando, nel pieno di una feroce offensiva imperialista e uribista contro le FARC colombiane, si è inserito nel coro di biasimo e di presa di distanza dalla lotta di liberazione dal narcotraffico e dall´imperialismo di un paese altro? E che con ciò ha fatto un favore, sicuramente contro la sua volontà, al narcofascista presidente e ai narcocolonizzatori che in quel paese stanno impiantando sette basi militari d´assalto ai popoli latinoamericani? Posso dire che a Cuba, nel tessuto di una società che ha insegnato ai popoli come liberarsi e progredire, si stanno diffondendo i germi di una corruzione endemica che minaccia di preparare il terreno al ritorno degli yankee e della loro mafia? Certo che lo posso dire, perché queste cose le ho viste e perché temo che non favoriscano la salute di quella rivoluzione dalla quale dipende la felicità, il benessere e la sovranità di quel popolo. E io con quella rivoluzione sto. 
Gianni Minà è un incondizionato sostenitore di Cuba e ha sbaragliato negli anni tutti i provocatori e disinformatori politici e mediatici sguinzagliati dai nemici del popolo cubano e delle sue libere scelte. Sarebbe più credibile, avrebbe ancora maggiore impatto se si pronunciasse anche su qualcuna delle cose cui ho accennato sopra. In un recente numero del "manifesto", nell´ultima pagina (potete ritrovarlo in internet), l´autorevole giornalista amico di Mohammed Ali e di Fidel Castro, ha sciolto un´inno di potenza gregoriana a Lula Da Silva, presidente del Brasile. In tutto il paginone neanche un accenno di critica, una piccola riserva su otto anni di governo, ma una sinfonia di elogi assolutamente incondizionati, esaltati, da stordire il più entusiasta dei trombettieri. Eppure dal e sul Brasile, cui si  riconosce un´inedita autonomia dall´invadente vicino nordamericano e un buon rapporto con gli esponenti della più avanzate esperienze latinoamericane, non è che non escano voci, degne di rispetto, che tratteggiano un quadro non del tutto abbagliante, anzi, invaso da forti ombre. 
Non è balenato all´amico di tutti i popoli latinoamericani oppressi e sfruttati dagli yankee che la via imboccata da Lula, più che puntare a una rovesciamento dei rapporti di forza e di potere  tra i suoi milioni di umili ed esclusi e le poche migliaia di oligarchi, terratenientes, manager multinazionali, stia allestendo un Brasile subimperialista sul piano economico e nuovo soggetto nel "libero" mercato dei protagonisti della competizione capitalista? 
E´ sfuggito al compagno Minà il crimine contro l´umanità commesso in complicità da Bush e Lula quando hanno votato grandi pezzi di Brasile, prima, al nutrimento con gli agro(necro)combustibili del principale elemento di distruzione del pianeta, i veicoli a motore, sottraendoli al nutrimento degli affamati, e poi alla sterilità da ipersfruttamento?
Qui sotto riproduco un testo del maggiore esponente delle rivendicazioni e lotte di massa del Brasile, il leader dei Sem Terra,  Joao Pedro Stedile. Senza i Sem Terra, che ancora attendono una riforma agraria promessa da Lula decenni fa, Lula non starebbe dove sta. Se ne ricordi Gianni Minà. E tutti i corifei al seguito di carri di trionfo.

PESTICIDI NEL VOSTRO STOMACO
Di * João Pedro Stedile

I RICCHI SANNO DI COSA STIAMO PARLANDO E CONSUMANO PRODOTTI BIOLOGICI. VOI
DOVETE DECIDERE. DA CHE LATO STATE? 
I portavoce della grande proprietà e delle imprese transnazionali sono pagati molto bene per sostenere, parlare e scrivere tutti i giorni che in Brasile non ci sono più problemi agrari. Alla fine, la grande proprietà è diventata molto più produttiva. Quindi il latifondo non è più un problema per la società brasiliana. Sarà vero?
Nonostante questo, voglio  affrontare il tema dell'ingiustizia sociale della concentrazione della proprietà della terra che fa sì che il solo 2% dei proprietari, ossia 50.000 latifondisti, siano padroni della metà di tutte le nostre terre, mentre abbiamo 4 milioni di famiglie senza diritto alla terra. 
Parlerò delle conseguenze, per voi che abitate in città, del modello agricolo dell'agrobusiness. L'agrobusiness è la produzione su larga scala, con monoculture, con l'uso di pesticidi e macchinari. Usano veleni per eliminare altre piante e non assumere manodopera. In questo modo distruggono la biodiversità, alterano il clima e espellono sempre più famiglie di lavoratori rurali dalle loro terre. Al momento dell'ultimo raccolto, le imprese transnazionali, e sono poche (Basf, Bayer, Monsanto, DuPont. Sygenta, Bunge, Shell chimica...), hanno festeggiato perché il Brasile è diventato il maggior consumatore mondiale di veneni agricoli. Sono stati utilizzati 173 milioni di tonnellate. Una media
di 3700 chili per ogni brasiliano. Questi veleni sono di origine chimica e restano nell'ambiente. Inquinano il suolo. Contaminano le acque. E, soprattutto, si accumulano negli alimenti. 
Le coltivazioni che più utilizzano i veleni sono: la canna da zucchero, la soia, il riso, il mais, il tabacco, il pomodoro, la patata, l'uva, le ciliegie e gli ortaggi. Tutto questo lascerà residui nei vostri stomaci. Nel vostro organismo le cellule si ammalano e, un giorno, potranno trasformarsi in cancro. Domandate agli scienziati del nostro Istituto Nazionale del Cancro, centro di riferimento della ricerca nazionale, qual è la principale origine del cancro, dopo il tabacco?
La 
Anvisa (Agenzia Nazionale di Vigilanza Sanitaria) ha denunciato che esistono nel mercato più di venti  prodotti agricoli non raccomandabili per la salute umana. Tuttavia, nessuno inserisce informazioni sulle etichette degli alimenti, né li ritira dagli scaffali. In passato era permesso che la soia e l'olio di soia avessero  solo  0,2 mg/kg  di residui del veleno glifosato per non causare problemi di salute. Improvvisamente, la Anvisa ha autorizzato che i prodotti derivati dalla soia potessero contenere fino a 10,0 mg/kg di  glifosato: 50 volte di più. Questo è avvenuto certamente per pressione della Monsanto, poiché il residuo di glisofato è aumentato nella soia transgenica di sua proprietà. La stessa cosa sta succedendo ora con i derivati del mais. Dopo che è stata approvata la coltivazione di mais transgenico, il che ha aumentato l'uso di veleni, vogliono ampliare la possibilità di residui da   0,1 mg/kg (attualmente permesso), a 1,0 mg/kg. Esistono molti altri esempi delle conseguenze dei pesticidi. Il dottor Vanderley Pignati, ricercatore della UFMT (Universidade Federal do mato Grosso), ha rivelato nelle sue ricerche che nei comuni dove c'è grande produzione di soia, in seguito a un uso intensivo dei pesticidi, gli indici di aborti e malformazioni di feti sono un quarto di più della media dello Stato. Noi abbiamo sostenuto che è necessario valorizzare l'agricoltura familiare contadina, che è l'unica che può produrre senza veleni e in modo diversificato. L'agrobusiness, per ottenere vantaggi di scala e  grandi guadagni, riesce a produrre solo con veleni e espellendo i lavoratori verso le città. E voi pagate il conto con l'aumento dell'esodo rurale, delle favelas e con l'aumento dell'incidenza del veleno nei vostri alimenti. Per questo, sostenere l'agricoltura familiare e la riforma agraria, che è una forma di produrre alimenti sani, è una questione nazionale, di tutta la società. Non è più un problema dei senza terra
E è per questo che sempre più il MST e Via Campesina si mobilitano contro l'agrobusiness e contro le imprese transnazionali; è per questo che i loro mezzi di comunicazione e i loro deputati e senatori ci attaccano tanto. Perché sono in conflitto due modelli di produzione.
E' in discussione a quali interessi la produzione agricola deve rispondere: solo il profitto o la salute e il benessere della popolazione? I ricchi sanno di cosa stiamo parlando e consumano solo prodotti biologici. E voi dovete decidere. Da che parte state?

* Membro da coordenação nacional do MST e da Via campesina Brasil

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SECONDA PARTE (sempre da Fulvio):

...Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

HONDURAS: TRIONFO TATTICO DEL POPOLO INSORTO. Avanti verso la vittoria strategica.

Beato il paese che non ha bisogno di eroi.
(Bertold Brecht)

Beato il paese che produce molti eroi.
(io)

Un popolo in piazza per quattro mesi, in città, villaggi, quartieri, bidonvilles, a dispetto delle proprie forze, della famiglia, della scuola, del lavoro, della salute, del rischio di essere ferito, sequestrato, fatto sparire, torturato, ammazzato. Per la libertà, anzitutto (il nome vero dell’abusata “democrazia”), per la dignità, per il pane, per i figli, per il futuro. Quattro mesi di sacrosanto amore, fitto tessuto della comunità, e di sacrosanto odio che, aldilà dei vaneggiamenti dei nonviolenti fautori del disarmo unilaterale, va a chi, per ingrassare, ci succhia il sangue. E così, dopo decine di morti, centinaia di feriti, migliaia di carcerati e desaparecidos, infinite botte, paura, terrore, repressione dell’informazione libera e resistenza, guidato da capi scaturiti dalla lotta e dalla volontà di massa resi irriducibili, il Frente de Resistencia al Golpe de Estado, ha vinto. Alla maniera di come hanno vinto i popoli di Venezuela, Bolivia, Ecuador, Nicaragua. Rendendo impraticabile la dittatura, gettando i corpi dei tantissimi giusti contro fucili, veleni e mazze, riparo dei pochissimi ingiusti. Micheletti ha firmato l’ultimo punto del comunque nefasto “Accordo di S. José” mediato in Costarica dal mezzano locale degli Usa, Oscar Arias, premio Nobel alla maniera di Obama. Accordo che sancisce il ritorno formale alla situazione istituzionale precedente il golpe del 28 giugno, cioè del ritorno alla presidenza della repubblica di Manuel Zelaya, il liberale-liberista divenuto riformatore alla bolivariana, traditore de suoi padrini oligarchici e imperialisti, impegnato a trasformare la “repubblica delle banane”, piattaforma per le incursioni genocide degli Usa in Centroamerica, in qualcosa di degno del proprio popolo.

L’accordo è stato firmato il 30 ottobre dal lumpendiktator Roberto Micheletti, dopo aver tentato di tergiversare per arrivare a elezioni da manipolare grazie al potere assoluto sull’amministrazione statale e alla disponibilità dei gorilla delle forze armate di obbedienza pentagoniana. Elezioni che avrebbero legittimato quell’operazione 28 giugno che aveva riportato l’America Latina ai fasti fascisti della kissingeriana operazione Condor: Obama esattamente come Nixon e Reagan e tutti i presidenti Usa di tutti i tempi. “L’impero è l’ìmpero”, come mi ha detto a Tegucigalpa, nella sua modesta casa, abitazione più da operaio che da segretario generale del sindacato honduregno, Carlos Reyes, protagonista del memorabile sciopero generale del 1954 che rivelò al mondo come tra banane e bananieri a stelle e strisce ci fossero anche lavoratori in lotta, indigeni vivi, un popolo degno del nome più di molti altri. Reyes è oggi, a elezioni di fine novembre garantite limpide dal restaurato Zelaya, il candidato alla presidenza della repubblica del movimento di resistenza popolare: C’è chi si illude su Obama, che s’immagina scontri tra i cattivi e i buoni a Washington. Ma così argomentando si mena solo il can per l’aia. E il cane siamo noi. L’impero è l’impero. L’impero ci ha fatto due guerre in questi mesi: una interna, di classe, utilizzando i tirapiedi locali delle Dieci Famiglie e dell’esercito gorilla, per annullare le misure sociali antiliberiste adottate da Zelaya. L’altra, esterna, contro Hugo Chavez e tutto il movimento di emancipazione latinoamericano, per il quale noi dovevamo servire da esempio e, poi, da base di lancio per il recupero, anche militare, delle posizioni perdute nel continente.

Certo, pecore e volpi (chiedo scusa per la metafora agli animali) inneggeranno ora agli Usa, a Obama, al Dipartimento di Stato della virago Clinton, qualche femminista italiana del giro delle ginocrati tornerà a scaldarsi sull’ “angelo Hillary” (Mariuccia Ciotta) che ha inviato a Tegucigalpa il suo sottosegretario Thomas Shannon, una di quelle lenze alla Holbrooke e alla Mitchell che vanno in giro a fottere la gente con sopra il cappuccio del boia la targhetta del “mediatore”. Tutto il merito agli Usa che, dopo quattro mesi, hanno costretto il Goriletti – Pinochetti ad abbassare il pennacchio mussoliniano. Cosa che avrebbero potuto fare con una telefonata al proconsole coloniale il pomeriggio stesso della defenestrazione manumilitari di uno Zelaya in pigiama. Non scherziamo. La Clinton che, tramite il suo burattino all’OSA aveva dato dell’ “idiota” a Zelaya rientrato avventurosamente, per i golpisti imbarazzantemente, in Honduras, pronube Lula, aveva flirtato per tutto questo tempo con la feccia militar-oligarchica insediatasi nel più povero, degradato e presunto sottomesso paese dell’area. Il golpe l’aveva partorito questa orrida megera, inseminata da Cia e Mossad (presente in forze, come mi ha denunciato lo stesso Reyes, in tutte le fasi di golpe e repressione), con l’assistenza al parto della levatrice Obama. Obtorto collo, ridotta in ginocchio dall’immensa e ininterrotta forza dei caminantes honduregni, si è dovuta acconciare al piano B: accettare il ritorno dell’ infame, rinnegato dell’impero, ma senza che a ciò si accompagnasse alcun provvedimento contro i fiduciari momentaneamente messi da parte. Fiduciari Usa che ogni legge marchia di criminali colpevoli di alto tradimento, di assassinii di massa e di violazione di ogni diritto umano. Impunità di costoro, conferma del golpista militare al comando supremo, Vasquez Velasquez, salvataggio del torturatore e seriallkiller degli anni’80, Billy Joya, qui tornato a impazzare. Per gli Usa e le Dieci Famiglie di licantropi locali c’è, ad addolcire la battuta d’arresto, il valore aggiunto di un presidente, sì vittorioso nel recupero della sua carica, ma sostanzialmente svuotato di ogni possibilità di far danno. Ha sottoscritto i punti dell’accordo che annullano l’assemblea nazionale costituente per il cambio radicale del paese, ha rinunciato ai più importanti provvedimenti a suo tempo adottati per mutare la condizione di stato-burletta nel teatro delle multinazionali come, in primis, l’adesione all’ALBA, l’Alleanza Bolivariana dei Popoli dell’America Latina, voluta da Chavez e diventata il temutissimo, da multinazionali e FMI, fronte avanzato dell’antimperialismo e del progresso sociale nel continente.

Il giorno prima dell’arrivo dell’emissario Shannon, c’era stata una delle più grandi manifestazione della Resistenza e una delle più brutali aggressioni dei gorilla di Micheletti. Forse il dado è stato tratto quel giorno. Un popolo in piedi e in piazza, pur inerme, troppo inerme, ininterrottamente per oltre 120 giorni, alla faccia del peggio che il pinochettismo aggiornato può infliggere a essere umani, fa paura e pesa. Qualcuno tra i burattini e il burattinaio ha capito che così non c’era verso di andare avanti. I burattini ci hanno provato: nel percorso dall’Università Pedagogica, nella lontana periferia, fino all’Hotel Clarion, sede delle trattative, hanno scatenato sui ventimila tra donne, anziani, bambini, militanti, tutto quello che l’apparato repressivo messo in piedi dagli israeliani aveva a disposizione: altri feriti, altri fratturati, altri bastonati, altri sequestrati, altri spediti in ospedale per intossicazione da gas venefici. Molte centinaia avevano incredibilmente resistito e si erano trincerati davanti al “5 Stelle” , luogo della presa per i fondelli durata un mese e oggi battuta. Girava voce, confermata in Nicaragua, che in quel paese honduregni meno disposti a subire calci in faccia e morti ammazzati da una dittatura duratura, stavano addestrandosi ad altre forme di lotta e di contrasto al terrorismo di Stato sparso dall’impero per ogni dove. Sarebbe stata una resistenza non isolata come un tempo, non senza sostegni internazionali di ogni genere: l’America Latina non è più tutta amerikana, anzi, lo è per soli due parastati, narcostati, Colombia e Perù. Voleva Obama lacerare ulteriormente la sua facciata di cartapesta imbarcandosi in una guerra di sterminio sul modello Contras degli anni’80? Forse no, non ancora. Intanto ci ha provato con il golpe alla Pinochet. Ma stavolta li non è andata come a Kissinger allora. Bel segno di come le cose da quella parte del mondo sono cambiate. E pensare che da noi, chi dovrebbe guardare da quelle parti e imparare, imparare, imparare, tiene la testa di struzzo avvolta nel pluriball delle sue folcloristiche pippe domiciliari.

Mentre scrivo c’è ancora qualche firma da mettere sotto l’accordo per il ritorno alla legalità costituzionale. Ancora per guadagnare tempo – non tanto per salvarsi la ghirba, quella gliela garantisce Washington – il Goriletti con le mutande alle caviglie si è appellato a un trucco istituzionale: il ritorno di Zelaya deve essere “approvato dal Congresso sentita la Corte Suprema di Giustizia”. Su questi due organismi si appoggia il lumpendiktator appeso al cappio strettogli addosso dalla rivolta popolare. Si tratta di due putride latrine, colme di detriti rastrellati dall’oligarchia golpista, che già avevano legalizzato il colpo di Stato. Forse, agitandogli sul muso i suoi serpenti la gorgone Clinton, questi sicari del golpe accetteranno di sottostare alla necessitata congiuntura e approveranno. Mel Zelaya tornerà al suo posto, è stato bravo nelle condizioni micidiali in cui i gaglioffi lo avevano ristretto nell’ambasciata del Brasile, ha tenuto duro, ha incitato la sua gente alla resistenza. Ma quello che governerà da qui alla fine di gennaio, quando gli subentrerà il successore eletto il 29 novembre, sarà un presidente dimezzato, impegnatosi a non fare più nulla di quello che voleva fare e il popolo chiedeva che facesse. Sarà già grasso che cola se riuscirà a impedire che le elezioni diventino una megatruffa alla Karzai, quelle che gli Usa hanno ormai preso la consuetudine di allestire a casa loro e ovunque gli convenga. Perché il processo di liberazione portato avanti dai milioni di eroi di questo paese continui, dovrebbe uscire da libere e trasparenti elezioni il candidato del popolo Carlos Reyes. Sarebbe come la vittoria di Chavez o di Morales, una rivoluzione dal voto. Se Zelaya invita a votare per lui, non c’è partita per gli altri, squallidi rimasugli di un bipartitismo – liberal-nacional - all’Italiana, di quelli che ci sono famigliari poiché, qui come lì, si esibiscono sui muri delle città con le facce più bolse e ottuse che la politica della borghesia capitalista riesce a scovare.

Il composito Fronte della Resistenza deve ora mantenere la sua finora saldissima unità, riuscita addirittura ad aggregare settori del vecchio Partito Liberale e del partitello di Unità Democratica. Non deve perdere i pezzi particolarmente leali al personaggio Zelaya che potrebbero dirsi: “Tornato il presidente tutto è risolto. Lasciamo fare a lui”. E no. La vittoria è grande, esemplare, storica. Ma è una vittoria tattica. Tira un’aria, soffiata dagli Usa, da legge di “Punto final”, quella che nei paesi della dittatura latinoamericana ha garantito per troppi anni, e in parte ancora garantisce, l’impunità ai despoti assassini e violatori dei diritti umani. Guai se la Resistenza ora mollasse e non stesse con 14 milioni di occhi (sette e mezzo sono gli abitanti, il mezzo è dei vampiri e loro ascari) addosso agli eventi politici che si dipanano a partire da adesso e che, o sono condizionati dalla richiesta popolare di democrazia, giustizia e assemblea nazionale costituente per il rinnovamento del paese, o sono il contrario, come golpisti e padrini vorrebbero. Le insidie per l’Honduras libero sono ancora tante. E ancora tanta è l’indifferenza, l’ignavia, la stolta assenza delle sinistre fuori dall’America Latina. Se l’Honduras perde, anche noi perdiamo e non ce lo dovremmo perdonare mai. Lo stivale del mostro avrebbe fatto un altro passo avanti sul corpo di tutti. In queste ore a Tegucigalpa la città è occupata da centinaia di migliaia di persone festanti e decise più che mai. Il paese è occupato da 7 milioni. Quello stivale ha perso il tacco.

Scrive il Fronte Nazionale di Resistenza: Questa vittoria si è potuta ottenere con più di quattro mesi di lotta e sacrificio del popolo. Un popolo che, nonostante la selvaggia repressione inflittagli dai corpi fascisti di uno Stato in mano alla classe dominante, ha saputo resistere e far crescere coscienza e organizzazione, fino a trasformarsi in una forza sociale incontenibile… La firma da parte della Dittatura del documento in cui si stabilisce di far tornare il Potere Esecutivo allo stato precedente il 28 giugno rappresenta l’accettazione esplicita che in Honduras v’è stato un colpo di Stato… Ribadiamo che l’Assemblea Nazionale Costituente è un’aspirazione irrinunciabile del popolo honduregno e un diritto non negoziabile per il quale continueremo a lottare nelle piazze, fino ad arrivare alla rifondazione della società per renderla giusta, egualitaria e autenticamente democratica.

Ne avessimo di eroi così! Altro che il buon Brecht…

Da noi ci si chiacchera addosso e si tace sul resto.

Scenderemo nel gorgo muti.

(Cesare Pavese, “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”)

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Verità e Giustizia per Stefano Cucchi

Comunicato stampa della Comunità San Benedetto al Porto

Le foto del corpo martoriato di Stefano Cucchi ci raccontano senza filtri come è morto.
É morto da solo, di botte, dopo essere stato fermato perchè in possesso di 20 grammi di marijuana. Perdere un figlio e non sapere perchè, per come. Ritrovarsi come familiari a combattere per avere “giustizia” subito, perchè non si crei un muro di gomma attorno agli esecutori in divisa come è successo in altri casi, quelli più conosciuti: Aldo Bianzino, Federico Aldrovandi o Gabriele Sandri.
La morte di Stefano, ancora una volta, ci pone un problema di sicurezza nelle nostre città, del proibizionismo che la alimenta, attraverso una legge sul possesso e consumo di sostanze, come la legge Fini-Giovanardi, che non fa nessuna distinzione ma pensa solo a criminalizzare e incarcerare.
Non ci riferiamo però alla sicurezza tanto cara ai partiti e usata in politica per fare leggi razziali, ma alla sicurezza di non uscire morti dal carcere dopo che ci si entra in perfetta salute, di non essere trattati come nella caserma Bolzaneto, la sicurezza di poter vedere ii familiari e riconosciuti i propri diritti in caso di arresto. In pratica la sicurezza di vivere in uno stato di diritto.

Come Comunità San Benedetto al Porto ci stringiamo attorno alla famiglia di Stefano e chiediamo con forza che venga immediatamente fatta luce sulla sua terribile morte.

Nel mese di settembre, durante l'incontro della Consulta nazionale sulle Tossicodipendenze, il nostro rappresentante aveva denunciato al sottosegretario Carlo Giovanardi il rischio costante che le sanzioni per “le modiche quantità” o per l'uso personale possano innescare (come già successo) dispositivi pericolosi e gravissimi.
La legge infatti, seppur con intenti dissuasori, non riesce ad ottenere un effetto “preventivo” ma sanziona invece pesantemente i consumatori. Anche quelli occasionali. Punisce lo “status” di consumatore o di detentore. Spesso in modo irreversibile.

Ma questa volta sarà difficile nascondere la verità. 

Genova, 30 ottobre 2009

 
                                                                                Comunità San Benedetto al Porto

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http://www.youtube.com/watch?v=WmpPCjXV6SI 

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