osteria calcutta
ULTIM'ORA: 
Nobel per la Pace 2009 a Obama. Nessuna meraviglia: esattamente 10 anni fa fu assegnato a Teresa di Calcutta. Due guerrafondai, imbroglioni, reazionari schierati o collusi con le peggiori dittature. Chissà cosa ne penseranno in Iraq. E in Afghanistan (solo per fare due esempi).
Berlusconi proverà a ricandidarsi per il 2010. Anche Dracula.
(http://www.youtube.com/watch?v=CUfYoMRdjhU&feature=related)

DELL'ALTRO IERI:
Non saremo mai giustizialisti:

 POLANSKI LIBERO IMMEDIATAMENTE

Non ci sono quasi più artisti al mondo. E ci sono invece troppi ipocriti/e.

Giustizia storta? No. Per noi, libero (ma in condizione di non nuocere) anche Berlusconi, lodo o non lodo. Se il paragone non fosse irriverente, diremmo che Roman Polanski si è già "riscattato" con una quantità di opere d'arte, poetiche e di alta cultura; Berlusconi può invece (forse) riscattarsi smettendo di operare al governo le proprie malefatte e ritirandosi a vita privata abbandonando anche tutti i media che controlla, smettendo così di offendere l'Italia e il mondo producendo sottocultura (ignoranza pura).

E adesso immaginiamo il solito diluvio di sciocchezze. Farisei che si porranno dalla parte di una falsa giustizia e, ponendosi come novelli Soloni al di sopra di tutto e tutti, sentenzieranno che la legge deve essere uguale per tutti  (mai lo è stata; la legge è  sempre stata uno strumento padronale, flessibile alle esigenze del mercato). Frustrate/i e e isteriche/i continueranno a scribacchiare sui tovaglioli del bar le solite frasi sceme, o a effetto (?), trovate qua e la' in internet e riassemblate male. Uomini e donne che neanche lo sanno come sono fatte una galera o un'aula di tribunale, valuteranno indispensabile rinchiuderci questo o quello.
Quando non si è abbastanza coraggiosi da osare la propria libertà, la malignità d'animo può crescere a livelli indicibili. Si ritroveranno in buona camerateria (ma non per molto, ancora).
Noi invitiamo tutti coloro che, tra voi, operino nel cinema a qualunque titolo, a  sottoscrivere l'appello di Giuseppe Tornatore per l'immediata scarcerazione.
E tutti a rivedere la filmografia essenziale di uno straordinario regista: 


 ('62) Il coltello nell'acqua    
 ('63) Le piu' belle truffe del mondo    
 ('65) Repulsion    
 ('66) Cul de sac    
 ('67) Per favore...non mordermi sul collo!    
 ('68) Rosemary's baby...nastro rosso a New York    
 ('71) Macbeth (2)   
 ('72) Che?    
 ('74) Chinatown    
 ('76) L'inquilino del terzo piano                                      
 ('79) Tess                                                                    
 ('86) Pirati                                                                  
 ('88) Frantic                                                                
 ('92) Luna di fiele                                                         
 ('95) La morte e la fanciulla                                          
 ('99) La Nona Porta                                                    
 ('02) Il pianista                                                             
 ('05) Oliver Twist                                                        


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OTTOBRE 2009

http://www.youtube.com/watch?v=8-pzKkcHsvo

Tutti quelli tra voi che ci hanno scritto o sono venuti a cercarci sanno il perchè della lunga semi-interruzione del web. Vi ringraziamo tutti, anche se, tra compagni, non ci si dovrebbe mai dire grazie.
Non sarà facile, prendo io in mano la situazione. Paolo

25 ottobre 2009, il posto si sa.

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...il web resta affidato a me (non me l'aspettavo...)


Dunque: in agosto avevamo avviato uno di quei discorsi che non terminiamo perchè servono unicamente a  mettere pulci  - al momento fornite direttamente dal curatore del mese - nelle  orecchie di tanti che pensano di sapere tante cose e in realtà non sanno nulla, o sanno solo quello che si vuole che  sappiano. O quello che vogliono sapere.
In particolare, avevamo cercato di indurre qualche perplessità sulle cause della seconda guerra mondiale.
Abbiamo ricevuto tesi di laurea e diverse e-mail sull'argomento.
Ne pubblichiamo (in parte) qualcuna nella pagina interna.


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NON ARRENDERSI, NON ARRENDERSI MAI

E, per chi ama The Gang, cliccare qui.


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mémoire de l'avenir
ALBUM   F O T O G R A F I CI
(per informazioni, scrivete)




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Le parole di luglio e agosto



Sono soltanto appunti, frammentarii. A volte appuntati su foglietti, da decodificare. Cose che voleva scrivere e che abbiamo avuto il permesso di pubblicare nella pagina interna.
Ci vorrà tempo, si tratta di una gran quantità di cose.

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LA CONGIURA DI IPAZIA
di Beatrice Pecci
(da spunti qua e la' e con considerazioni mie)


Charles William Mitchell, Ritratto di Hipatia, Laing Art Gallery, New Castle upon Tyne


Bella era bella. Almeno, stando alla raffigurazione di Charles William Mitchell, che la immagino' attraente e nuda come la verita' e a Raffaello, che la rappresento', unica donna, tra Socrate e Pitagora (con le sembianze di Francesco Maria della Rovere).


Raffaello, particolare de:La Scuola di Atene”, Palazzi Vaticani.

Hipatia visse nel IV secolo d.C. ad Alessandria d’Egitto. Allieva e collaboratrice del padre, Teone, matematico, astronomo, scienziato, filosofo e occultista, gli succedette nell'insegnamento, superandolo di gran lunga e ponendosi a capo della Scuola Alessandrina, che combinava in modo originale interessi teorici-pratici e libertà di pensiero. Guido' la scuola neoplatonica, fu vicina agli occultisti; fondandosi sulle scienze esatte introdusse le dimostrazioni nelle speculazioni, portandole a un metodo piu' rigoroso. I Neoplatonici svilupparono infatti enormemente, in modo originale, le dottrine di Platone dando fondamento scientifico ai suoi assunti, al tempo stesso unendo la Teurgia (magia bianca, che includeva comunicazione con gli spiriti, esorcismi e purificazioni) alla filosofia. Hipatia insegno' nel Museo Tolemaico dove era raccolto e custodito il pensiero antico di tempi e luoghi differenti. Ogni dottrina scientifica o religiosa aveva spazio nella biblioteca  piu' grande e ricca dell'antichità, sopravvissuta gia' a molti attacchi finchè il vescovo Teofilo la rase al suolo (cosi' come distrusse pure il  meraviglioso tempio dedicato a Giove Serapide e altri monumenti della civiltà greco-orientale). Il primo attacco alla Biblioteca d’Alessandria fu invece l'incendio col quale la soldataglia rozza, “barbara”, di Giulio Cesare distrusse parte di quello straordinario contenitore del sapere, per realizzare un attracco per le proprie navi da guerra (Plutarco: Vita di Cesare”). 
Si capisce bene perchè Cesare perse la testa per Cleopatra e lei non lo ricambiasse mai davvero.

Convinta che ognuno potesse apprendere il sapere e che compito del filosofo fosse portare la conoscenza a tutti, senza retorica, autocompiacimento o ricerca del successo personale, Hipatia, come Socrate, insegnava anche pubblicamente. Platone, Aristotele, proprio in mezzo alla strada. Lanciò questa sfida opponendosi alla prepotenza della propaganda cristiana tra macerie di templi appena demoliti o trasformati in cattedrali per ordine di vescovi ignoranti intenzionati a distruggere la cultura ellenica. Riconoscendo l’esistenza di molte vie per giungere a Dio e il diritto di ciascuno alla liberta' di scegliere secondo le proprie inclinazioni, Hipatia difese l'antica religione tra i decreti criminali dell'imperatore Teodosio che proibivano i culti pagani equiparando i sacrifici nei templi al delitto di lesa maesta' (punibile con la morte). Teofilo arrivo' ad esporre in piazza gli oggetti sacri rubati ai templi distrutti, per offendere i Misteri degli elleni che, ad Alessandria, combatterono l'ultima battaglia per la sopravvivenza della loro cultura. E’ nella città piu' sapiente e cosmopolita del tempo che, dalla fusione di paganesimo e filosofia idealistica greca, nasce il neoplatonismo occultista, teso ad unificare tutte le fedi e le religioni con la scienza e ad armonizzare quanto si sa con quel che si crede.
Hipatia si perfezionò negli studi ad Atene, presso la scuola di filosofia e gnosticismo di Plutarco, che intendeva diffondere la scienza degli Oracoli caldei, ampliando, al suo ritorno, le cognizioni filosofiche e scientifiche della raffinata società alessandrina. Fu straordinaria in ogni sua manifestazione: sacerdotessa pagana affascinante, intelligente, amatissima, coraggiosa, generosa, scienziata (invento’, tra l'altro: astrolabio, aerometro, idroscopio), astronoma, matematica, musicologa, occultista, oratrice, filosofa, medico. La piu' colta tra i filosofi della sua epoca, unica erede del platonismo reinterpretato da Plotino. In filosofia, rifiutò il discorso retorico-dimostrativo, servendosi dell'esperienza nella ricerca del vero e del divino. Nemica di ogni pregiudizio a partire da quelli contro le donne, fu rispettata dagli uomini, consultata dai politici di tutta l’area mediterranea, accreditata presso la corte di Costantinopoli. Per la libertà di parola e azione, accorrevano ad ascoltarla da ogni parte, poteva esprimersi di fronte ai capi della città, gli uomini provavano timore reverenziale per la sua straordinaria saggezza. Tra i molti alunni, tutti pieni di ammirazione e amore, Oreste, prefetto d'Egitto, la chiese in sposa; lei lo rifiutò. Sinesio, vescovo poeta di Cirene e gnostico, fu il suo discepolo più affezionato. La città l’amava e il suo prestigio era tale che i governanti la consultavano sulle questioni pubbliche. Troppo per i fondamentalisti della Chiesa di Roma che temevano l'influenza pagana della filosofia neoplatonica e del libero pensiero sulla comunita’ cristiana di Alessandria. E' stato scritto, a ragione, che: “Il suo prestigio era di natura eminentemente culturale, ma la sua cultura le fece acquisire anche potere politico”. La prima martire  pagana non poteva infatti non entrare in conflitto di potere con la chiesa del tempo. Fu sadicamente assassinata a marzo del 415 da monaci violenti, sicari di Cirillo (i parabalanoi, chierici barellieri, milizia privata del vescovo di Alessandria) che la trascinarono in una chiesa detta “di Cesare” e la scarnificarono con conchiglie affilate. I resti del suo corpo fatto a pezzi - come Eco, Orfeo, Osiride - furono bruciati nel Cinerone, come la spazzatura. Il suo nome vuol dire “eccelsa, sublime” ma contiene anche quel “pathos”, inscindibile dagli altri significati.
Per molti è simbolo dell'amore e della difesa fino all'estremo limite della verità, la ragione e la scienza, anche se i razionalisti a oltranza ne occultano volutamente l’aspetto magico, religioso, sacrale.

Oggi la ricordano un romanzo e un filmone del regista Alejandro Amenabar. Sul nazionalpopolare Venerdi di Repubblica del 16 ottobre 2009, un articolo annuncia l'uscita del libro e parla del film fregiandosi di un pezzo in cui Margherita Hack, temendo il ritorno al medioevo oscurantista, ricorda (in stile Guttuso, piu' che con la grazia di Goya) che il sonno della ragione genera mostri e che con l'assassinio di Hipatia iniziò il lungo, tragico periodo del fondamentalismo religioso. Tra innumerevoli martiri: Giordano Bruno, colpevole di eresia per aver visto un po' troppi (innumerevoli) soli e terre rotanti intorno a essi, cosi' come sette pianeti ruotano intorno al nostro sole. E, per di più, averli immaginati abitati da esseri viventi. 
Anche Internet comincia a riempirsi di informazioni su Hipatia, che ognuno cerca di tirare giù dal suo carro per trascinarla al proprio mulino, continuando a smembrarla, a farla a pezzi per stupidità e interessi di genere vario.
Quella di Hipatia era una scienza totale - ben diversa dal concetto moderno di “scienza”-, non si fermava alle apparenze, ma cercava le cause profonde dei fenomeni facendo riferimento all'unita' di tutte le cose e fenomeni del creato. Sinesio, arrivato ad Alessandria per seguire i suoi corsi e devotissimo alla sua maestra per tutta la vita, si converti' alla filosofia, che lei gli insegnò a considerare uno stile di vita, una costante, religiosa ricerca della verità. Scrive Sinesio: “L'Universo è un'unita’, ogni parte del Cosmo ha simpatia per le altre vivendo tutte compenetrate dall'energia dell'anima universale che vivifica il Creato. (...) Dio è l’Unità assoluta e opera una continua creazione, calandosi nella materia. Compiuta l'evoluzione terrena, l'anima risale fino a confondersi con Dio e diventa essa pure divina”. Concetti simili a quelli della Cabbalà ebraica. Per Plotino: “esiste una divinità unica da cui emanano gli spiriti della Terra e del Cielo e le anime umane. Le barriere che poniamo alla nostra coscienza sono illusioni, nella realtà quei limiti non esistono, forse esiste solo un'infinita coscienza universale da cui siamo venuti e alla quale ritorneremo”.
Hipatia, donna, veneratissima, pagana che parla di Misteri e si oppone alla rozza  brutalità idolatra, è una nemica per i cristiani di Alessandria.

...Cosa  non va?

La madre della scienza sperimentale (visse più di mille anni prima di Galileo), erede del pensiero antico, che non si converti' al cristianesimo per restare libera di poter studiare, potè sfidare le leggi del “socialmente accettabile” solo rinunciando all'amore. Ma scienza e amore sono veramente in conflitto? La filosofia è il mezzo con cui comunichiamo con i nostri simili e con Dio, una comunicazione tipica di un essere umano che non è  puro spirito, ma  spirito calato nell'anima di un vivente. Per Sinesio, l'astronomia può essere tramite verso la teologia, giacché il corpo del cielo ha sotto di sé la materia e il suo moto sembra essere un'imitazione dell'intelletto.
Vale anche per l'Amore. Non è forse l'Amore che conduce a Dio? Quello che: “…muove il sole e l'altre stelle (Dante, XXII canto Paradiso)? E John Donne, non scrisse forse, nei Sonetti sacri: “...Here the admyring her my mind did wheet to seeke thee God; so stremes do shew their head. (“...Ammirarla affilò la mia mente a cercarti, Signore. Così i torrenti svelano la loro polla”)? Nell’antica filosofia dell'amore universale, la forza dell'amore sostiene tutti nell'elevazione verso la luce. Ma appena viene a mancare il sentimento d'unione con tutti gli esseri, ripiombamo nella situazione di individualità limitata, solitaria, circoscritta. L'inferno e' l'egoismo, la divisione di sé dagli altri, il volere tutto per se', la non-condivisione. 
La funzione del prendersi cura, innata nel femminile, è propedeutica all'apertura all'altro.

A questo punto (precipitando dalle stelle alle stalle):
Ha mai senso aumentare, nel mondo della scienza, il numero dei posti di comando affidati alle donne (oggi il 5%) come vorrebbe il programma di un organismo dell'Unesco? Saranno mai le quote a restituire femminilita' al femminile? E ancora: perchè, di Hipatia, si occupano principalmente fascisti, neonazisti, nazimaoisti, mestatori nel torbido (soliti ri-spolveratori di culti pagani?).
No. Qualcosa non torna.

Forse, è come per il ciclo di Artù. Vicenda epica straordinaria, purtroppo usurpata da chi, impossibilitato a comprenderla, l'ha ridotta a saga da casa Pound o a propaganda anticlericale. Tra le nebbie di Avalon si dipana il difficile e mai completo passaggio a un “cristianesimo” che non fu mai tale finchè continuò per secoli ad uccidere il mondo antico, pagano, saggiamente a lungo custodito - da cristiani veri - nel chiuso dei conventi. 
Ginevra, invaghita di Lancillotto, l'eroe che ha restituito gli antichi culti al lago da cui originavano e inalberato lo scudo crociato, non smise mai di amare Arthur di Camelot. Ma è Morgana che lui inseguirà sempre, fino a morirne. 
Questo commuove veramente alle lacrime. 
Non si tratta di trasformare Hipatia in un'eroina femminista ante litteram (che tristezza) nè di utilizzare Giordano Bruno per propaganda politica (che squallore). Si tratta invece di schivare attentamente i congiurati che, a vario titolo, usurpano i loro nomi; squarciare le tenebre e trovare quel varco tra i mondi che permette di traversarli riappropriandosi di capacità e tradizioni che la barbarie di una chiesa sedicente “cristiana” attraverso i secoli, e la meschinità becera, economicistica e senza ali dei tempi attuali impediscono di recuperare.

http://www.youtube.com/watch?v=vbG5fAuThAU

( - sono andata bene, Pa'? Che ne dici?
- non preoccuparti, Bea. Sempre meglio dello squallore che leggo in giro.).

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Ma...c'è un'altra Chiesa!


Il battesimo secondo don Gallo: Sarai cristiano e antifascista”  

Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. E dell'antifascismo.

Alla tradizionale formula con cui si conclude il rito del battesimo, don Gallo, prete di strada, ha aggiunto una postilla.

(da La Repubblica Genova, 17 ottobre '09)
All' interno della cerimonia con cui viene impartito il primo dei sacramenti ha introdotto anche un'altra regola di comportamento cui dovrà attenersi il buon cristiano: l'adesione all' antifascismo. Un messaggio che i due fratellini, Enrico di quattro mesi ed Eleonora di poco più di un anno, non avranno ben capito, ma che i genitori e i parenti hanno apprezzato applaudendo la fine della cerimonia all' interno della chiesa di San Benedetto al Porto di cui don Gallo è parroco * da tanti anni.
«Per me ormai è una formula normale. Il rito del battesimo serve per dire che noi apparteniamo a questa chiesa. E allora dobbiamo testimoniare il messaggio di Gesù. E in un'epoca in cui il virus del fascismo è in libera uscita, il cristiano non può non essere antifascista». Il rito del battesimo non dovrebbe rispettare regole rigide? «Il rito ha un suo testo, ha simboli come l'acqua e l'olio. Il mio commento serve per far capire meglio cosa sia la testimonianza, perché il cristiano deve partecipare alla vita della città». L'accuseranno di fare politica durante una cerimonia sacra. «Nelle mie parole non c'è partitismo o ideologia.E poi vorrei dire che il cristiano è un cittadino che ha una Costituzione che dice che la Repubblica è laica e antifascista». Cosa si augura per quei due fratellini? «Che interpretino il ruolo del cristiano come di colui che
viene mandato” agli altri e che come Gesù non discrimina nessuno. Il cristiano non può non essere antifascista».

* la Repubblica di Genova non sa che Andrea è solo "cappellano feriale e festivo" della chiesa di San Benedetto al Porto. Il parroco è don Federico Rebora che, cristianamente, l'ha accolto e ha permesso e permette l'esistenza della Comunita'.

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Nota tecnicaContinuiamo a ricevere e-mails di compagni che ci domandano aggiornamenti su nazimaoisti, kriptofascisti et squallida similia. Ne abbiamo molti, anche quelli che appaiono e poi scompaiono dai loro siti e blog (ma non dalle nostre registrazioni), oltre a quelli relativi a quando vanno a Pescare o a Caccia di grane. Li inviamo perciò su richiesta
Sul web, mi sono occupata io, in passato, dell'argomento e non ho il computer. Potete perciò richiederli al solito indirizzo: osteriacalcutta@libero.it 
Stiamo anche
"ripulendo" la nostra posta dalle e-mails non desiderate, "dirette" e "in differita" (Fw). Possiamo, sempre su richiesta, mettervi sull'avviso in merito a questa spazzatura che sicuramente verra' ricevuta anche da altri siti o singoli.
Hasta la victoria.
Wanda (e Patty).

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Cronaca nera:

TREMONTI-PENSIERO 
(sempre lui) 

qualche anno fa:
http://www.youtube.com/watch?v=I_fQGlnRSTM

qualche mese fa:
http://www.youtube.com/watch?v=zjOQZUMbTFk

LA   LIBERTA'  

Il posto fisso è la base per la stabilità sociale.

Io non credo che la mobilità sia di per sè un valore, credo che, per una struttura sociale come la nostra, il posto fisso sia la base su cui ognuno organizzi il proprio progetto di vita, crei la propria famiglia (...) 
La variabilità del posto di lavoro, l'incertezza, la precarietà...possono essere un pezzo della realtà che non puoi modificare, ma per me l'obiettivo fondamentale è ancora, se possibile, la stabilità del lavoro, base della stabilità sociale... la possibilità di tirare su la famiglia, comprare la casa...
.

Difficile commentare. E' cosa nota da tanto tempo! http://www.youtube.com/watch?v=W5223d_kQaY


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25 ottobre, il posto si sa.

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...daltonici, presbiti, mendicanti di vista...

http://www.youtube.com/watch?v=MAN30uMp1f4


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Sotto dettatura, con immensa gioia,  pubblichiamo:

Faccio ancora troppa fatica a scrivere, comunque scriverò sempre meno perchè questo web è una costruzione collettiva e non il mio diario personale. Siete diventati bravissimi ed è giusto che procediate con le vostre (molte) forze. Detto a Paolo il testo di un argomento sul quale vorrei esprimermi.
Roman Polanski. Condivido pienamente l'opinione del web. Chi non aspetta altro che l'occasione di sbattere il “mostro” in prima pagina, sarebbe bene che si comperasse uno specchio. Chi ha una mentalità forcaiola, attende solo un pretesto per poter proiettare sugli altri le proprie morbosità, per godere della propria “punizione” attraverso la 
condanna di altri. Mi fa pena. E mi dispiace.
Chi si barcamena sul filo spinato di una inesistente giustizia sperando di uscirne illeso, si è davvero messo in un “cul de sac” 
(http://www.youtube.com/watch?v=KhCX5cP_zZk) dal quale non uscirà facilmente. 
Leggo schifezze sull'argomento. Morbosità. Ipocriti e tardo-femministe si trovano a rivendicare una “giustizia” nella quale fino a ieri non avevano creduto. 
Dell'opinione dei fasci e nazional-fasci non mi interessa. 
Se qualcuno crede che l'Italia sia la Repubblica di Weimar, appoggia le ronde e s'illude di poter avere qualche incidenza (culturale o politica), magari di formare
un partito - che quando è moda è moda -, rinnovando i fasti del Reichstag, non è affar mio. Vigliacchi e rimestatori nel torbido non valgono un'altra riga. 
Polanski deve essere liberato. E' una vicenda molto triste e, a distanza di tanti anni, mi sembra anche manovrata. 
Non credo si stia cercando di colpire un “pedofilo”, l'America ne è piena - e anche il mondo -, ma di stabilire un pericoloso precedente che non può 
che andare a favore di chi reclama l'estradizione per “reati di altra natura” e ribadire che quella giustizia ti perseguiterà sempre. 
La giustizia! La società occidentale regge su una serie di tabù e regole di condotta che ciascuno deve interiorizzare per poter far parte del “civile” consesso. 
Al tempo stesso, invece che impegnarsi in un processo maieutico, dando e ridando fiducia, si continuano a celebrare processi penali e a basare la convivenza sociale sulla repressione e - qualunque cosa se ne possa dire - sul diritto negativo, quindi su tutta una lunga serie di divieti  (non si fa - non si può - non si deve). Questa stessa società alimenta un immaginario di perversione da cui scaturiscono azioni sicuramente orrende, legate a pulsioni non elaborate e a divieti imposti e interiorizzati. Gli stupri familiari sono cosa quotidiana (in occidente, ma non solo), vengono però denunciati poche volte perchè le donne - il femminile - sono tenute ancora in stato di schiavitù patriarcale. Se un albanese o un rumeno, oggi, in Italia, commette la stessa azione, va a casanza perchè sembra meno grave e c'è meno vergogna a denunciare uno “straniero” piuttosto che un padre o un parente. E molti “stranieri” vengono accusati ingiustamente grazie alla politica schifosa dei respingimenti.
La violenza privata, inoltre, non è mai disgiunta da quella pubblica dove, su scala macroscopica, vengono riprodotte identiche atrocità. In molti stati d'America, ai neonati, per tradizione viene regalata un'arma, dal nonno materno, che sarà custodita in una cassetta di sicurezza finchè non avrà l'età giusta per servirsene. Quando quest'altra vittima l'età giusta ce l'ha e si mette a sparare a casaccio su un asilo compiendo una strage di bambini, i giornali spiegano: “E' uscito fuori di testa”. Non è così. Sono i fantasmi non esorcizzati prodotti da un mondo bestiale quelli che sono evasi dalla gabbia. Come giustificare altrimenti le magliette dei soldati d'Israele con la scritta: “Colpisci una donna incinta, con un colpo ne uccidi due”? Faccio un altro esempio, “classico” e molto chiaro. Vi state occupando della seconda guerra mondiale. Bene. Il processo di Norimberga non rese affatto “giustizia” di quanto accadde. Mandare al patibolo una manciata di gerarchi nazisti non fece scomparire il nazismo come impostazione mentale dalle fantasie rimosse di tanti tedeschi. Gli innumerevoli crimini commessi dagli “alleati” non vennero neppure considerati perchè erano i vincitori. Gli inglesi rasero al suolo intere città tedesche (qualcuno ricorda Dresda?), uccidendo complessivamente oltre mezzo milioni di civili. Gli USA lanciarono atomiche su due città del Giappone che probabilmente non si libereranno mai dell'eredità di quella tragedia. Non esistono guerre umanitarie, la lista dei misfatti dei liberadores alleati è lunghissima. Leggevo la testimonianza di Edgar L.Jones, storico e corrispondente di guerra americano, che racconta come i valorosi soldati statunitensi sparassero ai prigionieri a sangue freddo, distruggessero ospedali e presidii sanitari, uccidessero i civili nemici e li gettassero moribondi in un buco insieme ai morti. Di alcuni bollivano la carne e scolpivano le ossa per ricavarne oggetti decorativi. Bricolage di guerra. E vogliamo parlare delle espulsioni in massa di intere popolazioni? O dello sbarco di Anzio, in materia di stupri di massa? Nessuno è innocente in guerra, alla base di tutte le guerre c'è la volontà di potenza, e non ha limiti perchè, dove la libertà non ha potere di esprimersi, è proporzionale a un inconscio individuale e collettivo rivendicativo e sepolto, ma sempre pronto a riemergere. E  il carcere non è affatto la soluzione. 
Non lo è MAI.
I crimini sessuali, e specialmente quelli ai danni di minori, vengono connotati da un particolare marchio di infamia, ma non per uno sviscerato amore per l'infanzia innocente. In generale, tutto quello che riguarda la sessualità adulta è “sospetto”, quando non “condannabile”, oggetto di repressioni, tabù e false morali che servono a mantenere un nucleo di energia repressa facilmente manovrabile dal Potere (W.Reich, Psicologia di massa del fascismo). Per quanto riguarda i bambini, ritengo che siano gli esseri più sfruttati del mondo, utilizzati anche in fantasia come angolo d'innocenza dove trovare riparo. E' evidente che gli abusi sull'infanzia siano tra i crimini più odiosi e tutti sanno che, nelle carceri, chi li ha commessi va incontro ad ogni genere di violenza da parte degli altri detenuti (i detenuti per reati comuni). Però anche questo va considerato meglio. Abolire il carcere è assolutamente importante, è urgentissima la battaglia per la liberazione dei prigionieri politici (e anche degli altri), ma questo non significa che la cultura carceraria sia, di per sè, il massimo che c'è. E' un discorso lungo, lo faremo in altra occasione. O lo farete voi. Potrebbe cominciare con: “anche i bambini sono prigionieri politici”.
Al momento, aggiungo solo che, negli ultimi anni, c'è un aumento considerevoledi libri e films dove bambini-mostri, apparentemente del tutto innocenti, si rivelano esseri diabolici. C'è una frase di Bertrand Russel che dice: In tempi di pace i figli uccidono i padri. In tempi di guerra sono i padri ad uccidere i figli. Mi sembra terribilmente attuale. Non perche' creda all'eventualita' di una terza guerra mondiale, questi sono i timori di chi non ha fiducia in un immenso movimento di popoli che sta andando avanti in tutto il mondo e alla fine li travolgerà, se non se ne accorgono in tempo (il terrore di chi è spaventato da tutto e, in fondo, odia tutti). La frase di Russel è attuale perchè viviamo già in tempi di guerra. Guerra tradizionale (basta guardare una cartina geografica) in tanti luoghi del pianeta, e guerra condotta con armi non convenzionali. Non sto parlando del fosforo bianco (che pure è argomento importantissimo), ma di tutta quella serie di messaggi sbagliati che vengono lanciati da tutti i media col compito preciso di incunearsi nelle teste per ottenere che i pensieri si dispongano in un certo modo, funzionale al Potere. Che le persone credano in alcune cose e non in altre. Che confondano tutto. Guardia alta! Un piccolissimo esempio, banale: la moda. Promuove chiaramente l'anoressia e un'immagine di bambina sexi che vada ad incrementare un immaginario perverso. Guardia veramente altissima.
La vicenda di Polanski è davvero triste. E può creare divisioni anche tra i compagni: giustizialisti contro anti-giustizialisti; facendo dimenticare che stiamo parlando di una giustizia borghese. Di una giustizia della quale dobbiamo liberarci, insieme a tutto quello che ha contribuito a sedimentare nei retrobottega dell'anima degli esseri umani. E' un lavoro lungo e difficile, ma non vedo altre vie d'uscita. Contro questa (in)giustizia ci batteremo fino alla morte. 
Aggiungo una nota: i giustizialisti insistono su quella che ritengono essere la domanda cruciale: E se capitasse a tua figlia?” Ne soffrirei immensamente, ma il carcere non farebbe diminuire la sofferenza, al contrario.
L'ossessione della punizione c'è solo in chi ha sensi di colpa tali da non conoscere il perdono. Come lo so? Lo so.

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Flavia torna dall'India 

(prima parte)

Sankha Banerjee, BLUE WINDOW

Book Marina's
Signature mine
Mahasweta Devi
21.8.09

La vedo praticamente subito. Ha per me una scatola di dolci e un libro di Mahasweta: “After Kurukshetra”, in cui il Mahabharata è riletto da un punto di vista differente: quello delle donne e dei fuoricasta indiani. E' contenta, fiera di mostrarmi la dedica, ma io preferisco la sua - quella della mia amica -, per la quale il viaggio non è stato semplice. Tra il primo capitolo: “The five Women” e l'ultimo: “Souvali”, si annoda e poi si srotola il percorso difficile di ogni donna in cerca di un proprio spazio “femminile” nel mondo. Per me, l'inganno è contenuto già nella formulazione della richiesta e della ricerca: un proprio spazio. Il termine proprio non va bene. E non va bene perchè proprio è un termine maschile, che implica proprietà e possesso. L'identità non va cercata per appropriarsene, l'identità è un dato di fatto, non le necessitano riconoscimenti: è. Sono i grandi imbrogli dell'Anima e del mondo che fanno soffrire per cose che, a mio parere, andrebbero lette in un altro modo (e impediscono di affrontare i problemi veri).
C'è un poster che mia figlia ha guardato nella sua stanza, per tanti anni. C'è scritto: “Non basta esistere”?  Certo che basta. E' la spazzatura che ci circonda che fa fraintendere tutto, sono i messaggi ambigui che vengono rivolti in continuazione. Le tappe obbligate. Le scelte imposte facendoti credere che siano le tue. I mille inbrogli che spingono a costruirsi una corazza rigida, per difesa, rendendo difficile la semplicità del reale.
Da una donna a un'altra, e particolarmente da una madre a una figlia - e viceversa -, passano un messaggio segreto e un Amore che non possono essere recisi perchè altri hanno stabilito il diritto al  proprio. C'è qualcosa di sacro in questo. E la Storia non ricomincia mai a capo (per fortuna). Credo profondamente e credo che ci sia diritto al comune, al nostro. Alla condivisione. Alle parole sussurrate e agli abbracci. Da qui si dovrebbe partire. Sempre. C'è una finestra azzurra in mezzo al grigio e al nero che ci circondano; è un passaggio, un ponte che unisce, un lapislazulo, un varco tra i mondi.
Ma tutto questo...ancora non lo sa...
Le donne sono abitatrici di confini. Siamo esseri di confine e di mare. Un confine di mare non puo' mai essere rigido, nè puoi mai stabilirlo con precisione assoluta. E' sempre mutevole, cangiante, le onde non possono essere separate e si accavallano una all'altra in continuazione. Non puoi dividerle, sono tenute insieme da una miriade di molecole, tante quante le stelle in cielo.
Nel mare ci si deve immergere. Se un'onda grande come una montagna appare all'improvviso - l'ho imparato in Indonesia -, hai tre scelte: la prima e' cercare di tornare indietro; la seconda e' rimanere immobile; la terza e' lasciare che ti abbracci e ti copra. Nel primo caso, non raggiungerei mai la riva a nuoto, l'onda correrà sempre più veloce e ti sfracellerà sul bagnasciuga. Nel secondo, è più o meno la stessa cosa: nessuno può rimanere immobile di fronte alla forza del mare; ti travolgerà. L'unica soluzione è quella che sembra la più rischiosa: tuffarsi. Per un attimo sembrera' che l'acqua ti sommerga, ma ci si ritroverà salvi dall'altra parte. Un po' più avanti nel cammino di mare.
E' quell'attimo di coraggio, quello che serve. E la fiducia.
C'entra tutto questo con l'India? In qualche modo sì.
Non siamo ancora in grado di pubblicare la testimonianza di Flavia perchè lei non riesce ancora a ritrovarsi qui, in occidente. Speriamo che accada presto.

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- “...anticapitalismo artistico”? Ho letto bene? E' questo che scrivono di noi?
- ne scrivono tante. Sempre i soliti, più che altro
il solito. Stefano, scrivi tu il pezzo sull'India, prima di quello di Flavia?
- si', certo... ma...l'avete visto questo? Io lo trovo...geniale! E' proprio cosi' che mi sento! Ed è la prima cosa che mi ha detto Debjeet:  “la scienza è il mezzo principale che usano per cercare di addormentarci di nuovo”! E Debjeet neanche ha mai letto Wittgenstein... ovviamente... anche perche' e' analfabeta... no guarda, io il mio articolo sulla guerriglia indiana lo intitolo proprio cosi':
gli artisti dell'anticapitalismo. Bello, scritto grande...
- come vuoi. Quando sarà pronto?
- comincio a lavorarci oggi pomeriggio.


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 CICLO E RICICLO

http://www.youtube.com/watch?v=6a0ZKEMwNvw&NR=1

Era scontato. Il PD ricicla Piero Bersani che sarà proclamato ufficialmente segretario il 7 novembre, giorno dell'anniversario della Rivoluzione d'ottobre. Dovrà occuparsi di bricolage, per questo inizia il suo mandato con un discorso agli artigiani. Finisce, con questo trucchetto di riciclaggio e la farsa delle alleanze, la saga paesana del PD. L'atto assume particolare gravità in quanto genera inganno nei riguardi delle persone coinvolte, che hanno potuto ritenere di aver celebrato delle vere primarie laddove ciò era impossibile.

Era scontato purtroppo anche che don Alessandro Santoro (nella foto) venisse, prima o poi,  rimosso dall'incarico da parte dell'Arci-diocesi di Firenze. 
Le nuove purghe del millennio colpiscono i sacerdoti scomodi, come fra Benito Fusco,
altro uomo d'eccezione, che ho avuto modo di conoscere, allontanato in settembre dall'eremo di Ronzano per essere confinato a Budrio.
Colpevole forse di essere stato un militante di Lotta Continua e di non aver rinnegato il proprio passato? O di continuare a tuonare contro ogni ingiustizia e discriminazione?
(http://www.sanbenedetto.org/index.php?option=com_content&task=view&id=1207&Itemid=60).
La motivazione, nel caso di don Sandro? Avere celebrato il matrimonio tra una transessuale e  il suo compagno. Per il comunicato dell'Arci-diocesi: 
L'atto assume particolare gravità in quanto genera inganno nei riguardi delle due persone coinvolte, che hanno potuto ritenere di aver celebrato un sacramento laddove ciò era impossibile.
Conosciamo personalmente don Sandro che, presso la Comunità le Piagge (Firenze) combatte in prima persona, da tanti anni, per quelli che vengono definiti
gli ultimi. Lo abbiamo visto non risparmiarsi in nulla; svegliarsi presto, al mattino, per andare a fare la faccolta del ferro insieme ai Rom, sbattersi per cercare impossibili permessi di soggiorno per gli immigrati, lottare contro i respingimenti, coinvolgersi in ogni battaglia di giustizia, incazzarsi con un chiesa cattolica che, nelle sue gerarchie, ha completamente dimenticato Cristo scegliendo croci d'oro. Don Sandro ha aperto la porta della sua chiesa dei poveri agli umili e ai perseguitati. L'abbiamo sentito chiederci, in un prefabbricato affollato di tutto, aperto in mezzo al nulla, tra un viavai di persone in cerca d'aiuto, se quella non ci sembrasse una vera chiesa. Certo che sì. 
Presso la comunità cristiana di base le Piagge si sono tenute molte presentazioni di Sensibili alle foglie (tra le altre:
I dannati del lavoro, Il carcere speciale, L'azienda totale, di Renato Curcio; Istituzioni post manicomiali, Barelle, di Nicola Valentino). 
Un prete davvero scomodissimo, sempre
in direzione ostinata e contraria al sistema.
Ricordiamo quando lanciò, da Firenze, una campagna di solidarietà a sostegno di Renato e del lavoro della cooperativa Sensibili alle foglie, subito dopo l’aspra polemica orchestrata dall'allora sindaco di Bologna Sergio Cofferati, in parallelo alla presentazione di una ricerca sul precariato. Don Sandro scrisse: 
...La comunità delle Piagge, che da due anni ha avviato un cantiere di riflessione socio-narrativa sulla sua storia insieme a Renato Curcio, propone a chi vuol esprimer la sua solidarietà di acquistare in libreria un testo edito da Sensibili alle foglie, cooperativa editoriale oggi divenuta punto di riferimento nel campo della ricerca sociale... sembra costume diffuso reagire alle paure per una nuova ondata di terrorismo puntando il dito e demonizzando chi è stato partecipe della lotta armata negli anni settanta e ottanta e che per questo ha pagato fino all'ultimo giorno la propria responsabilità.
Anche Osteria Calcutta è stata presentata a le Piagge, nel marzo del 2008. Quando andai a Firenze, per organizzare l'incontro, trovai Don Sandro intento proprio nella lettura del mio libro.
Vorrei scrivere questa frase proprio qui, in grande  - mi disse - per il giorno di Natale, tra il manifesto di Don Milani e il calendario della Coop. Che ne dici?”.
La frase era quella di Arundhati Roy, che c'è in apertura:

Amare. Essere amati. Non dimenticare mai la propria insignificanza. Non assuefarsi mai all'indicibile violenza e alla grossolana disuguaglianza della vita intorno a te. Cercare la gioia nei posti piu' tristi. Inseguire la bellezza fin dentro la sua tana. Non semplificare mai le cose complicate e non complicare mai quelle semplici. Rispettare la forza, mai il potere. E, soprattutto, guardare. Cercare di capire. Non distogliere mai lo sguardo. E mai, mai dimenticare. 
Poi, dopo la presentazione e l'ospitalità, ricordo una lunga chiacchierata, al mattino presto. Parlammo dell'Amore e del coraggio, a suo avviso, non separabili. E di moltissime altre cose.
La recensione di Osteria Calcutta è su “L'Altra Citta'”: http://www.altracitta.org/?p=1947

http://webcache.googleusercontent.com/search?hl=it&q=cache:w4NcJDmVNDQJ:http://issuu.com/altracitta/docs/aprile2008+altra+citt%C3%A0+osteria+calcutta&ct=clnk

Don Sandro e fra Benito hanno tutta la nostra solidarietà. Come singoli e come Associazione uniamo la nostra voce a quella delle comunità cristiane di base, mobilitate contro le purghe.

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Riceviamo e pubblichiamo:

Grazie tantissime per il prezioso lavoro informativo e sul territorio. Sono tempi di grande sofferenza, ma la luce trionfa sempre sulle tenebre. Adelante. Con tutti gli umili del mondo. Non ci si deve arrendere mai. Andrea C.

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Riprendono (finalmente) le presentazioni di Osteria Calcutta
un anticipo:

SABATO 21 NOVEMBRE 2009, ore 18.30 

Spazio espositivo “San Nicolò”, corso Matteotti JESI (ANCONA)
L'associazione culturale Shambhala, laboratorio di discipline ed arti orientali, incontra Marina Valente, autrice del libro e documentario “Osteria Calcutta”.
programma:
- performance di apertura a cura di Shambhala laboratorio di yogatheatre con la partecipazione di Melissa Di Matteo e Chiara Calorosi
- presentazione del libro Osteria Calcutta ed incontro con l'autrice Marina Valente

scenografia allestita da Antonia Talamonti

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- certo che tanto odio non me lo aspettavo...comunque...non avevamo deciso di portare in giro solo il film di Danilo, dopo le continue...e che ancora...
- si, ma lei ha detto “non mettiamoci sullo stesso livello”. E trovo che abbia ragione. Il film illustra una situazione e, con i tuoi aggiornamenti, quelli di Debjeet, Sankha e gli altri, si incastra bene.
- ha ragione, sì. Non ci avevo pensato.
- mi ha detto anche che non è il caso di utilizzare un titolo non nostro per l'articolo che stai scrivendo. Oppure non se ne esce piu'... ci sono persone veramente troppo malate perchè noi si possa aiutarli in qualche modo. Sai, quelli che ascoltano la televisione o la radio e pensano che stiano parlando di loro... alle volte sono angeli, altre volte, come in questo caso, possono arrivare a qualunque bassezza. Servono degli specialisti della psiche e noi non lo siamo.
- e anche questoè giusto. Con quegli sponsors, poi... Userò un titolo differente, ma con un significato simile, pero'...
- va bene.

- dici che a qualcuno interessano le conversazioni tra noi?
- ne vanno tutti pazzi. Ma, rispetto a quest'argomento, ci ha chiesto di non parlare mai piu'.
- ...neanche per immagini? Io avevo già preparato quella di un pavone con tutte le penne...e Mauro aveva realizzato una vignetta da urlo...
- No. Il pavone ve lo mangiate per cena, tu e lui.
- o.k., Pa',  faremo cosi'.

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La justice pénale ne peut pas être infinie

Riceviamo e pubblichiamo    

Mercredi 28 octobre 2009, da: Le Monde 

Deux Allemands de 76 et 68 ans menacés d’extradition

Sonja Suder et Christian Gauger, qui ont vécu 31 ans en France, sont soupçonnés d’avoir fait partie d’une organisation proche de la «bande à Baader»
Le 15 octobre, les Allemands Sonja Suder, 76 ans, et Christian Gauger, 68 ans, se sont vu notifier le décret d’extradition les concernant, signé quatre mois plus tôt, en juillet, par le premier ministre François Fillon. L’Allemagne a réclamé l’extradition de ce couple réfugié en France depuis 31 ans, qu’elle soupçonne d’avoir fait partie des «Cellules révolutionnaires», une organisation prochede la Fraction armée rouge, ou «bande à Baader». Mais en France, fait inhabituel, Sonja Suder et ChristianGauger ont été jugés deux fois en sens opposé. Ils ont été interpellés une première fois par les renseignements généraux dans le 11 arrondissement de Paris, le 16 janvier 2000. Le sort du couple, placé sous écrou extraditionnel le 18 janvier 2000, et libéré trois jours plus tard sous  contrôle judiciaire, est alors examiné par la cour d’appel de Paris, qui conclut, le 28 février 2001, à l’irrecevabilité de la demande d’extradition. Les faits quileur son tre prochés remontent à plus de trente ans et sont, en France, prescrits. Les autorités allemandes soupçonnent Sonja Suder, sur la foi de déclarations de repentis, d’avoir participé indirectement à l’attentat contre les participants d’une conférence de l’OPEP à Vienne le 21 septembre 1975. Attentat orchestré par Illich Ramirez Sanchez, alias Carlos, lors duquel trois personnes avaient été tuées. Selon la police allemande, Sonja Suder aurait participé au recrutement du terroriste Hans Joachim Klein, l’un des repentis, et aurait remis, la veille, les armes au commando.
Elle et son compagnons ont aussi soupçonnés par la police allemande d’avoir commis trois attentats à l’explosif ou tentatives d’attentats contre le château d’Heidelberg, deux sociétés, KSB à Frankenthal et MAN à Nuremberg, entre 1977 et 1978. Le rôle de Christian Gauger, décrit par la police allemande, aurait été de fournir les matériaux nécessaires et de gérer les caches. Remis en liberté, le couple sort de la clandestinité, quitte Lille où il résidait et s’installe à Saint-Denis, en région parisienne. Ils ont vécu toutes ces années chichement du produit de la vente de vide greniers, réparant quand ils le pouvaient dupetit matériel électroménager. Victime d’un accident cardiaque en 1997, Christian Gauger souffre de graves séquelles. Il n’a plus la même assurance et a perdu une partie de sa mémoire. Pources raisons, il dépendde plus en plus des acompagne. Mais le 30 octobre 2007, le couple est de nouveau interpellé, cette fois à la sortie de son domicile. De nouveau placés sous écrou extraditionnel, Sonja Suder et Christian Gauger sont libérés le 28 novembre 2007. Le Landde Hesseesteneff etrevenu à la chargesur sa demande d’extradition en mettant en avant la convention de Dublin de 1996, qui lie les Etats membres de l’Union européenne, et stipule, article 8, que «l’extradition ne peut être refusée au motif qu’il y a prescription de l’action ou de la peine, selon la législation de l’Etat membre requis ». Cette convention est entrée en application en France en juin 2005. Du coup, la cour d’appel de Paris s’est prononcée, le 25 février dernier, en faveur de l’extradition des deux Allemands, – en totale contradiction avec son premier arrêt. Cheveux blancs pour lui, piovre et selpourelle, le couple aux allures deretraités dissimule son inquiétude sous la sobriété de son propos. «C’est un peu étonnant de changer d’avis», dit Sonja Suder. Christian Gauger hoche la tête. «Cette convention de Dublin n’est jamais entrée en vigueur en France, s’indigne leur avocate, Irène Terrel. Et en droit français, les seuls faits imprescriptibles sont les crimes contre l’humanité.» La situation de Sonja Suder et Christian Gauger, membres supposés d’une organisation aujourd’hui disparue, – ce qu’ils n’ont jamais confirmé ni formellement nié –, apparaît, de fait, assez inédite. «Onest au degré zéro du droit, poursuit Mme Terrel. Le procès équitable, 35 ans après, est tout simplement impossible, il n’y a plus de notion de délai raisonnable, la plupart des témoins sont morts, les preuves n’existent plus…». L’avocate, qui espère une abrogation du décret, compte mettre en avant l’autorité de la chose déjà jugée, l’âge et les problèmes desanté deses clients. Surtout, Mme Terrel, tout commeles soutiens du couple qui se mettent en place rappellent le commentaire de Nicolas Sarkozy, à propos du cinéaste Roman Polanski, poursuivi pour actes sexuels sur un emineureaux Etats Unis en 1977, interpellé le 27 septembre en Suisse, et menacé d’extradition. Dans un entretien au Figaro, le 16 octobre, le président de la République déclarait: «Je comprends que l’on soit choqué par la gravité des accusations contre Roman Polanski. Mais j’ajoute que ce n’est pas une bonne administration de la justice que de se prononcer trente-deux ans après les faits, alors que l’intéressé a aujourd’hui 76 ans.» L’affaire Suder-Gauger est aujourd’hui devant le Conseil d’Etat. 

Propos recueillis par Luc Bronner Lui-même ancien activiste italien réfugié en France pendant vingtsept ans, bénéficiant d’une prescription depuis 2007, Oreste Scalzone peaufine, avec un groupe de sympathisants, une «lettre ouverte au président de la République» en faveur des Allemands Sonja Suder et Christian Gauger, menacés d’extradition. «La justice pénale ne peut pas être infinie»estime Mnr Scalzone, qui milite contre toutes les extraditions, et fut le fondateur, avec Toni Negri, du groupe Potere Operaio avant de devenir, dans les années 1970, le leader du mouvement de l’autonomie italienne. Dans cette lettre, les soutiens du couple Suder-Gauger rappellent au président français ses déclarations plus clémentes sur la situation du cinéaste Roman Polanski, 76 ans.

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 Ritorni
di Emanuela Ferrara

http://www.youtube.com/watch?v=LOx63CUHlVQ&feature=relatedv

Oggi, 28 ottobre 2009, l'orologio del grande mercato di Peepal Pandi, a Peshawar, si è fermato alle 13 e 20, ora locale. Piu' di 100 morti e oltre duecento feriti, tutti civili. Il Pakistan era, alla fine degli anni '70, una frequentatissima porta per l'India. Ci si arrivava col magic bus, che porto' mio fratello da Istambul alle soglie del Kashmir. Poi lui andò giù, fino a Goa, che lo restituì alla nostra famiglia un paio d'anni dopo e alla vita bolognese mai più. In Italia, si mise a frequentare il gruppetto che ruotava intorno ad Andrea Pazienza, poi si allontanò anche da lì e si perse per molte vie prima di rinchiudersi in una specie di parco ecologico sulle colline toscane, dopo la morte della mamma. Ogni tanto vado a trovarlo per ascoltare i suoi racconti. 

 

L'orologio della stazione di Bologna Centrale si fermò il 2 agosto del 1980, alle ore 10 e 25. 90 morti e oltre 200 feriti, per un ordigno collocato dai NAR (vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Bologna) nella sala d'aspetto di seconda classe. Ogni volta che ci vado me ne ricordo, anche perche' sono nata proprio in quel giorno e mia madre mi ha dato il nome che porto perche' era quello di una sua amica, che si trovava li' per accompagnare il figlio in partenza per le vacanze. Ogni nome ha una storia, io avrei dovuto chiamarmi Simonetta e invece eccomi qui, con un altro nome e l'antifascismo scolpito dentro.
I responsabili della strage di Bologna possono chiamarsi Roberto Fiore, Gabriele Adinolfi, Claudio Mutti, Maurizio Neri, Paolo Signorelli etc. (come indicato dal wiki, alcuni poi riciclatisi in molti modi - tutti nomi da cercare con attenzione, in internet, a prescindere da wikipedia, e' interessante -), coagulatisi alla fine tutti intorno alle figure di Mambro e Fioravanti.
I nomi degli stragisti di Peshawar ptrebbero essere: Abdallah, Ahmad, Amid, Dawud, Bilal, Ghassan, e persino Farida, nome femminile che significa “
perla rara" perche', sotto certi burka, passa di tutto. Oppure (perchè no?): Deepak, Prakash o Gandharaj. Ma, dietro tutti questi nomi, italiani, pakistani o indiani,  per me ci sono sempre: John, Bill, Colin, George, Barack, Hilary e Rachel. 
Proprio oggi sono tornata da Bologna, dopo aver partecipato a un incontro sull'immigrazione. Avevo appena avuto il tempo di ricordarmi una strage, che me ne viene servita un'altra.  A Termini, Massimiliano e Vassili, che stasera dormono da me perchè è sempre più difficile trovargli un posto tranquillo, ora che l'inverno è alle porte e la caccia ai poveri ed ai ricoveri è diventata violenta - loro, sono persone miti - sono i primi a darmi la notizia. Al fatto che, anche secondo la loro opinione, i mandanti si chiamino Bill, John, etc. aggiungono che, nonostante l'alto numero di persone uccise, di stragi se ne sono sicuramente commesse altre, oggi stesso, in Africa, per esempio, ma è di questa che si deve parlare. 
Mangiamo insieme spaghetti della Caritas. Arriva anche Andrea, che fa più o meno gli stessi commenti.  Lui dormirà da Eugenio, a Tor di Quinto, ma passa perchè vuole sapere di Bologna. Che dire? C'è più relazione a casa mia, di solito, tra immigrati, di quanta se ne riesca a creare attraverso gli organismi che ho incontrato. Ma non ne sono orgogliosa. Tutt'altro; è triste. Sono stanca, vado a dormire presto e una voce, durante il sonno, mi dice: "Non preoccuparti. Ritornera'". "Chi? ... Cosa? ...", rispondo io, svegliandomi di soprassalto. Ma tutti dormono e nella mia stanza non c'è nessuno.
E' mattina. Vassili prepara un ottimo caffè. "Ma è chiaro - risponde a me che lo incalzo perchè lui è uno che prevede tutto in anticipo -  ritornerà  tra tutti il tempo in cui ci si guardava negli occhi come compagni, come noi, ora". 
Chiamo Marina. Proprio ieri ha ricevuto una e-mail da un amico che non sentiva da molto tempo. 
Titolo della e-mail: "Bisogno di Pace".

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Nota tecnica
Continuiamo a ricevere quotidianamente e-mail moleste da parte di fascisti, mascherati e non, evidentemente più che infastiditi dalle nostre ripetute denunce. Informiamo dunque tutti coloro che avessero simili intenzioni che la lista dei nomi da evitare è stata inviata a tutti i compagni (anche a quelli che, per ingenuità, avevano scambiato certe sigle con qualcosa di decente). Informiamo inoltre che, da lunedi, sarà in funzione un filtro anti-spam, che ci preserverà da molte di queste e-mails. Non risolverà del tutto il problema, ma in parte sì quelle che dovessero superare la barriera sarannno comunque cestinate immediatamente, senza essere aperte.
Che noia! Dopo di questo, Vape o similari.

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Verità e Giustizia per Stefano Cucchi

Comunicato stampa della Comunità San Benedetto al Porto

Le foto del corpo martoriato di Stefano Cucchi ci raccontano senza filtri come è morto.
É morto da solo, di botte, dopo essere stato fermato perchè in possesso di 20 grammi di marijuana. Perdere un figlio e non sapere perchè, per come. Ritrovarsi come familiari a combattere per avere “giustizia” subito, perchè non si crei un muro di gomma attorno agli esecutori in divisa come è successo in altri casi, quelli più conosciuti: Aldo Bianzino, Federico Aldrovandi o Gabriele Sandri.
La morte di Stefano, ancora una volta, ci pone un problema di sicurezza nelle nostre città, del proibizionismo che la alimenta, attraverso una legge sul possesso e consumo di sostanze, come la legge Fini-Giovanardi, che non fa nessuna distinzione ma pensa solo a criminalizzare e incarcerare.
Non ci riferiamo però alla sicurezza tanto cara ai partiti e usata in politica per fare leggi razziali, ma alla sicurezza di non uscire morti dal carcere dopo che ci si entra in perfetta salute, di non essere trattati come nella caserma Bolzaneto, la sicurezza di poter vedere ii familiari e riconosciuti i propri diritti in caso di arresto. In pratica la sicurezza di vivere in uno stato di diritto.

Come Comunità San Benedetto al Porto ci stringiamo attorno alla famiglia di Stefano e chiediamo con forza che venga immediatamente fatta luce sulla sua terribile morte.

Nel mese di settembre, durante l'incontro della Consulta nazionale sulle Tossicodipendenze, il nostro rappresentante aveva denunciato al sottosegretario Carlo Giovanardi il rischio costante che le sanzioni per “le modiche quantità” o per l'uso personale possano innescare (come già successo) dispositivi pericolosi e gravissimi.
La legge infatti, seppur con intenti dissuasori, non riesce ad ottenere un effetto “preventivo” ma sanziona invece pesantemente i consumatori. Anche quelli occasionali. Punisce lo “status” di consumatore o di detentore. Spesso in modo irreversibile.

Ma questa volta sarà difficile nascondere la verità. 

Genova, 30 ottobre 2009

 
                                                                                Comunità San Benedetto al Porto

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http://www.youtube.com/watch?v=WmpPCjXV6SI 

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Poesia in forma di rosa (1961-64)

Ballata delle madri

 

Mi domando che madri avete avuto. 

Se ora vi vedessero al lavoro 

in un mondo a loro sconosciuto, 

presi in un giro mai compiuto 

d’esperienze così diverse dalle loro,

che sguardo avrebbero negli occhi?

Se fossero lì, mentre voi scrivete

il vostro pezzo, conformisti e barocchi,

o lo passate a redattori rotti 

a ogni compromesso, capirebbero chi siete?

 

Madri vili, con nel viso il timore 

antico, quello che come un male

deforma i lineamenti in un biancore

che li annebbia, li allontana dal cuore,

li chiude nel vecchio rifiuto morale. 

Madri vili, poverine, preoccupate

che i figli conoscano la viltà

per chiedere un posto, per essere pratici,

per non offendere anime privilegiate, 

per difendersi da ogni pietà.

 

Madri mediocri, che hanno imparato

con umiltà di bambine, di noi,

un unico, nudo significato, 

con anime in cui il mondo è dannato

a non dare né dolore né gioia.

Madri mediocri, che non hanno avuto

per voi mai una parola d’amore, 

se non d’un amore sordidamente muto

di bestia, e in esso v’hanno cresciuto,

impotenti ai reali richiami del cuore.

 

Madri servili, abituate da secoli

a chinare senza amore la testa,

a trasmettere al loro feto 

l'antico, vergognoso segreto

d’accontentarsi dei resti della festa. 

Madri servili, che vi hanno insegnato

come il servo può essere felice

odiando chi è, come lui, legato,

come può essere, tradendo, beato,

e sicuro, facendo ciò che non dice.

 

Madri feroci, intente a difendere

quel poco che, borghesi, possiedono,

la normalità e lo stipendio,

quasi con rabbia di chi si vendichi

o sia stretto da un assurdo assedio. 

Madri feroci, che vi hanno detto:

Sopravvivete! Pensate a voi! 

Non provate mai pietà o rispetto

per nessuno, covate nel petto

la vostra integrità di avvoltoi!

 

Ecco, vili, mediocri, servi,

feroci, le vostre povere madri!

Che non hanno vergogna a sapervi 

– nel vostro odio – addirittura superbi, 

se non è questa che una valle di lacrime. 

È così che vi appartiene questo mondo: 

fatti fratelli nelle opposte passioni, 

o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo

a essere diversi: a rispondere

del selvaggio dolore di esser uomini.

 

Da Pier Paolo Pasolini, Bestemmia. Tutte le poesie,  vol. I, Garzanti, Milano 1993