![]() |

E’ nel
Settecento, con l’Illuminismo, che, anche se non le venivano riconosciuti
gli stessi diritti dell’uomo, la donna cominciò a contare nella società; fino
al 1789, però, solamente alle donne dei ceti più abbienti fu consentito
svolgere un ruolo attivo nel sociale, e bisognò attendere la rivoluzione
francese perché fosse consentito anche alle borghesi e alle popolane.
Allora parteciparono alla presa della Bastiglia, marciarono in armi contro la
reggia di Versailles (fu un corteo di migliaia di donne delle Halles, i grandi
mercati generali di Parigi, quello che si mosse quando ci fu l’aumento del
pane, marciando dalla città fino a Versailles, reclamandolo a gran voce,
accampate tutta la notte dinanzi ai cancelli reali tanto che, assente il re, la
regina Maria Antonietta fu costretta a far distribuire cestini di brioche),
morirono lottando per le strade e finirono sul patibolo, manifestarono,
complottarono, presero parte ai dibattiti e crearono associazioni in difesa dei
loro diritti. Ma anche all’interno dei circoli più rivoluzionari continuarono
ad essere estromesse dal voto, e poi la Convenzione le escluse dai
diritti politici e tolse loro il diritto di associazione, e Robespierre
proibì le associazioni femminili e persino i loro giornali. Dagli
avvenimenti della dittatura rivoluzionaria del "Terrore" fu travolta
anche Olympe de Gouges, l’autrice della "Dichiarazione dei Diritti
della Donna e della Cittadina"; strenua e battagliera nel difendere i
diritti umani e la parità dei sessi, lottò per i suoi ideali fino al
punto di sacrificare la sua stessa vita.
Un giorno, a casa di Sophie de Condorcet, moglie del famoso politico girondino,
aveva esclamato: La femme a le droit de monter à l’échaffaud, elle doit
avoir également le droit de monter à la tribune.
La donna ha il diritto di salire sul patibolo,
deve avere egualmente il diritto di salire in tribuna! Scrittrice, autrice
teatrale oggi completamente dimenticata, sensibile alle ingiustizie da
qualunque parte provenissero, sia contro le donne che contro gli uomini (si
offrì pure di difendere Luigi XVI quando fu arrestato), si batté per le cause
più disparate,
anche per la liberazione degli schiavi, per il divorzio e per i diritti degli
orfani e delle madri nubili. Olympe de Gouges, il cui vero nome era Marie
Gouze, allevata da Pierre Gouze, in realtà figlia naturale del marchese Lefranc
de Pompignan, padrino di sua madre, Presidente del Tribunale e famoso
letterato, era nata il 7 maggio del 1748 nella regione di Montauban; suo padre
adottivo era un macellaio, sua madre rivendeva abiti usati. Sposatasi a
soli sedici anni per evadere dall’angusto ambito familiare, ebbe un figlio, ma
a 17 anni restò vedova e conobbe Jacques Biétrix, un ingegnere dei
trasporti militari: fu amore a prima vista! Lui la condusse con sé a Parigi e
qui lei cambiò il suo nome in Olympe de Gouges. Bella e corteggiata,
frequentò i salotti più famosi, conobbe i più importanti scrittori e
filosofi e cominciò a scrivere (secondo altri a dettare perché analfabeta)
saggi, opere teatrali, manifesti, proclami, e nel 1874 compose anche un dramma
nel quale si pronunciava, con forti accenti, contro la schiavitù, che andò in
scena proprio nell’anno della rivoluzione, nel 1789. Ben presto Olympe si
rivolse alla politica; dapprima rivoluzionaria, poi realista, infine
repubblicana, convinta che La donna nasce libera ed ha gli stessi
diritti dell’uomo, nel 1791 fondò il "Cercle social",
un’associazione che si prefiggeva la parità dei diritti delle donne, e pubblicò
la "Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina" (testo
che ricalcava la famosa "Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del
cittadino", che stabiliva i diritti inalienabili e sacri dell’uomo) in cui
Olympe, anticipando le rivendicazioni femministe, auspicava una società senza
patriarcato.
Ben presto, però, si rese conto che le conquiste della rivoluzione non
avvantaggiavano affatto le donne e che anche con il nuovo regime la libertà
veniva calpestata, e ricominciò con i suoi infuocati discorsi libertari,
attaccando il regime di Robespierre, il quale non esitò a condannarla a morte
quando lei prese le difese di Luigi XVI.
Olympe de Gouges fu ghigliottinata il 3 novembre del 1793 per aver
dimenticato le virtù che convengono al suo sesso ed essersi immischiata nelle
cose della Repubblica.
DICHIARAZIONE
DEI DIRITTI DELLA DONNA E DELLA CITTADINA
Uomo, sei capace d’essere
giusto? E’ una donna che ti pone la domanda ; tu non la priverai
almeno di questo diritto. Dimmi? Chi ti ha concesso la suprema autorità di
opprimere il mio sesso? La tua forza? Il tuo ingegno? Osserva il creatore nella
sua saggezza; scorri la natura in tutta la sua grandezza, di cui tu
sembri volerti raffrontare, e dammi, se hai il coraggio, l’esempio di questo
tirannico potere. Risali agli animali, consulta gli elementi, studia i
vegetali, getta infine uno sguardo su tutte le modificazioni della materia
organizzata; e rendi a te l’evidenza quando te ne offro i mezzi; cerca, indaga
e distingui, se puoi, i sessi nell’amministrazione della natura. Dappertutto tu
li troverai confusi, dappertutto essi cooperano in un insieme armonioso a
questo capolavoro immortale.
Solo l’uomo s’è affastellato un principio di questa eccezione. Bizzarro,
cieco, gonfio di scienza e degenerato, in questo secolo illuminato e di
sagacità, nell’ignoranza più stupida, vuole comandare da despota su un sesso
che ha ricevuto tutte le facoltà intellettuali; pretende di godere della
rivoluzione, e reclama i suoi diritti all’uguaglianza, per non dire niente di più.
Preambolo
Articolo
I
La Donna nasce libera ed ha
gli stessi diritti dell’uomo. Le distinzioni sociali possono essere fondate
solo sull’utilità comune.
Articolo
II
Lo scopo di ogni
associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e
imprescrittibili della Donna e dell’Uomo: questi diritti sono la libertà, la
proprietà, la sicurezza e soprattutto la resistenza all’oppressione.
Articolo
III
Il principio di ogni
sovranità risiede essenzialmente nella nazione, che è la riunione della donna e
dell’uomo: nessun corpo, nessun individuo può esercitarne l’autorità che non ne
sia espressamente derivata.
Articolo
IV
La libertà e la
giustizia consistono nel restituire tutto quello che appartiene agli altri;
così l’esercizio dei diritti naturali della donna ha come limiti solo la
tirannia perpetua che l’uomo le oppone; questi limiti devono essere riformati
dalle leggi della natura e della ragione.
Articolo
V
Articolo
VI
La legge deve essere
l’espressione della volontà generale; tutte le Cittadine e i Cittadini devono
concorrere personalmente, o attraverso i loro rappresentanti, alla sua
formazione; esse deve essere la stessa per tutti: Tutte le cittadine e tutti i
cittadini, essendo uguali ai suoi occhi, devono essere ugualmente ammissibili
ad ogni dignità, posto e impiego pubblici secondo le loro capacità, e senza
altre distinzioni che quelle delle loro virtù e dei loro talenti.
Articolo
VII
Nessuna donna è esclusa;
essa è accusata, arrestata e detenuta nei casi determinati dalla Legge. Le
donne obbediscono come gli uomini a questa legge rigorosa.
Articolo VIII
La Legge non deve
stabilire che pene restrittive ed evidentemente necessarie, e nessuno può essere
punito se non grazie a una legge stabilita e promulgata anteriormente al
delitto e legalmente applicata alle donne.
Articolo
IX
Tutto il rigore è
esercitato dalla legge per ogni donna dichiarata colpevole.
Articolo
X
Articolo
XI
La libera comunicazione
dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi della donna,
poiché questa libertà assicura la legittimità dei padri verso i figli. Ogni
Cittadina può dunque dire liberamente, io sono la madre di un figlio che vi appartiene,
senza che un pregiudizio barbaro la obblighi a dissimulare la verità; salvo
rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge.
Articolo
XII
La garanzia dei diritti
della donna e della cittadina ha bisogno di un particolare sostegno; questa
garanzia deve essere istituita a vantaggio di tutti, e non per l’utilità
particolare di quelle alle quali è affidata.
Articolo
XIII
Per il mantenimento
della forza pubblica, e per le spese dell’amministrazione, i contributi della
donna e dell’uomo sono uguali; essa partecipa a tutte le incombenze, a tutti i
lavori faticosi; deve dunque avere la sua parte nella distribuzione dei posti,
degli impieghi, delle cariche delle dignità e dell’industria.
Articolo
XIV
Le Cittadine e i Cittadini
hanno il diritto di costatare personalmente, o attraverso i loro
rappresentanti, la necessità dell’imposta pubblica. Le Cittadine non possono
aderirvi che a condizione di essere ammesse ad un’uguale divisione, non solo
dei beni di fortuna, ma anche nell’amministrazione pubblica, e di determinare
la quota, la base imponibile, la riscossione e la durata dell’imposta.
Articolo XV
La massa delle donne,
coalizzata nel pagamento delle imposte con quella degli uomini, ha il diritto
di chiedere conto, ad ogni pubblico ufficiale, della sua amministrazione.
Articolo
XVI
Ogni società nella quale
la garanzia dei diritti non sia assicurata, né la separazione dei poteri sia
determinata, non ha alcuna costituzione; la costituzione è nulla, se la
maggioranza degli individui che compongono la Nazione, non ha cooperato alla
sua redazione.
Articolo XVII
Le proprietà
appartengono ai due sessi riuniti o separati; esse sono per ciascuno un diritto
inviolabile e sacro; nessuno ne può essere privato come vero patrimonio della
natura, se non quando la necessità pubblica, legalmente constatata, l’esiga in
modo evidente, a condizione di una giusta e preliminare indennità.

Olympe de Gouges fu una
donna rivoluzionaria, che ha creduto fino in fondo ai suoi ideali di
uguaglianza tra i due sessi e ha cercato di diffonderli e di difenderli. Ha
vissuto in prima persona la Rivoluzione francese. Infatti è nata a metà del
'700 nella Francia meridionale e, divenuta vedova, si è recata a Parigi. E
proprio lì, ha cominciato a scrivere testi politici, pièces teatrali, libelli
per la lotta agli oppressi, per la causa femminile. La sua opera più
conosciuta è la Déclaration des Droits
de la Femme et de la Citoyenne, scritta nel 1791 al momento della ratifica
della Costituzione. Con il trattato dimostra l'uguaglianza tra i due sessi. Sostenuta
dal gruppo politico, la Gironda, durante le prime fasi della Rivoluzione, de
Gouges ha avuto modo di pubblicare innumerevoli articoli. Articoli che hanno
provocato il malcontento di un gruppo politico che stava diventando sempre più
influente all'interno del governo francese, la Montagna. Figlia della
Rivoluzione francese, Olympe de Gouges muore a causa della Rivoluzione
francese: verrà condannata a morte nel periodo del Terrore.
Olympe de Gouges non
è stata presa in considerazione dalla storiografia del XIX secolo fino alla
metà del XX secolo. Alcuni storici come Thiers, Lamartine e Blanc le concedono
alcune righe per il suo intervento durante la Rivoluzione francese,
descrivendola come " folle”.
E' relativamente da
poco che la figura di de Gouges suscita interesse, in particolare l'occasione
della commemorazione dei duecento anni della Rivoluzione francese ha stimolato
un suo nuovo studio. In fondo lo scopo di questa presentazione è proprio quello
di contribuire alla rivalutazione della figura di Olympe de Gouges, dando voce
ai suoi ideali legati alla difesa delle donne, proprio in nome dei principi
della Rivoluzione francese : libertà, uguaglianza e fraternità. Come dice il
filosofo Courtine : " (...) la memoria di fare memoria non comporta più
alunché di cumulativo, ma di rianimarlo, di dargli una vita nuova, e di tentare
di compiere oggi ciò che è stato fallito allora ".
I primi periodi
della Rivoluzione, in particolare nel momento in cui hanno avuto luogo la
riunione degli Stati Generali, sono caratterizzati da molte proteste femminili,
di cui si può trovare testimonianza nei Cahiers de Doléances e nelle petizioni.
Tuttavia i Cahiers del gentil sesso sono di numero molto ridotto a causa della
restrizione per le donne di godere del diritto di rappresentanza agli Stati
Generali, che consiste nel possesso del titolo di proprietario di un feudo.
Essenzialmente
queste rivendicazioni concernono:
E' importante
precisare che questi reclami devono essere messi in rapporto all'appartenenza
della classe sociale. Infatti lo strato popolare rivendica cause
prevalentemente di carattere economico, come quello sugli abusi del regime
signorile e sulla fiscalità regale. In particolare le donne, appartenenti alle
corporazioni, lottano per ottenere gli stessi diritti degli uomini, esigendo un
migliore salario e migliori condizioni di lavoro. Le problematiche relative
all'instaurazione di un nuovo governo, a un nuovo sistema elettorale, ai
diritti e i doveri dei cittadini interessano di più alla borghesia. Inoltre il
popolo conosce gli ideali rivoluzionari indirettamente, per intermediario del
Terzo Stato che ha fornito i modelli dei Cahiers de Doléances.
In realtà i
redattori dei Cahiers non rivendicano i diritti delle donne, bensì si
concentrano a trovare delle soluzioni a problemi come la miseria, l'ignoranza e
la prostituzione, non affrontandone altri come il divorzio e l'uguaglianza
politica. Infatti la questione della prostituzione non preoccupa il governo per
motivi morali o per gli abusi sul sesso femminile, ma piuttosto per ragioni
economiche, il che fa si che vengano adottate delle misure di repressione o la
pratica di questa attività solo in determinati quartieri. Nonostante il decreto
di Luigi XV nel 1724 in cui si esige il principio dell'istruzione obbligatoria
per tutti, si constata, attraverso i controlli fiscali, che i ragazzi hanno
maggiori possibilità di frequentare la scuola, anche perché le infrastrutture
destinate a loro sono di numero più elevato. Per questo motivo molti Cahiers
reclamano la costruzione di scuole primarie anche per le giovani, in
particolare nelle campagne, mentre sono rare le allusioni al loro eventuale
ingresso all'insegnamento secondario, non indispensabile per il loro ruolo
nella comunità. Infatti la necessità dell'istruzione femminile è fondata dalla
funzione che hanno le donne all'interno del proprio nucleo familiare, quale il
raggiungimento del benessere per lo sposo e per il figlio.
Allo stesso tempo,
l'insegnamento è condizionato dall'esigenza riproduttiva della società che
vincola quindi il gentil sesso ad una ristretta educazione, basata sui valori
morali. Di conseguenza, le giovani apprendono a leggere non tanto per motivi
legati allo Stato, bensì per ragioni attraverso le quali la lettura permette
loro di saldare ulteriormente la dottrina religiosa. L'interesse nazionale è
rivolto a migliorare le condizioni disastrose cui le ragazze incinte sono
sottoposte al momento del parto e sulla mortalità infantile che priva lo Stato
di "maints citoyens utiles", attraverso la costruzione
d'infrastrutture ospedaliere e l'aumento del personale curante. I Cahiers
domandano anche l'abolizione dell'editto di Enrico II formulato nel febbraio
del 1566. Il decreto consiste nell'obbligo assoluto di denunciare tutte le
gravidanze e i parti al fine d'evitare pratiche diffuse presso le donne non
sposate, ragazze madri e vedove, come l'aborto o l'infanticidio, cui segue
originariamente la relativa condanna a morte. Nel 1731 il marchio d'infamia
sostituisce la pena capitale nel caso in cui il neonato muoia prima di essere
battezzato. Il problema delle nascite è presente in tutte le classi sociali, in
particolare presso il popolo a causa della misera che non aiuta di certo un
genitore al mantenimento di un figlio non previsto. Infatti, solo a partire dal
dodicesimo neonato le famiglie possono godere di una pensione o essere
esonerati dal pagamento di imposte. Così l'abbandono dei bambini, nati in
questi ambienti economicamente precari, è la pratica più frequente cui fa
spesso seguito l'infanticidio. Mentre l'aborto e l'uso della contraccezione
sono sistemi prevalentemente adottati dalla borghesia e dall'aristocrazia. Molte
proteste femminili sono rivolte alla loro situazione professionale. Esse
chiedono di godere degli stessi diritti dell'uomo soprattutto sul problema
della retribuzione inferiore e dell'occupazione d'impieghi che è limitata a
determinati settori, quali quello agricolo e quello industriale.
Inoltre le
corporazioni hanno un atteggiamento difensivo sui tentativi delle donne
d'inserirsi nelle attività tradizionalmente maschili, ad esempio quella della
produzione artigianale, temendo infatti una loro riduzione salariale, in quanto
le donne sono disposte a lavorare per una paga più bassa. Alcune donne,
appartenenti alla borghesia, domandano addirittura all'Assemblea Nazionale
"l'admission du Sexe à tous offices de magistrature et à tous emplois
publics”.
Ben presto le donne si rendono
conto che i redattori dei Cahiers de Doléances non sono spinti dalla causa
femminile, ma dalla risoluzione di problemi generali del benessere pubblico che
non coincidono necessariamente con le loro rivendicazioni. Per questo motivo
molte di esse si battono contro l'indifferenza del governo, cercando di
conquistare più diritti e un migliore stile di vita. Una maniera per
raggiungere questi obiettivi è quella di favorire una circolazione di massa di
giornali e di petizioni che reclamano l'uguaglianza con gli uomini nel campo
familiare, economico e politico. Così tra il 1789 e il 1791 in Francia sono
state pubblicati più di trenta opuscoli di carattere femminista. Questi
giornali possono essere distinti in quattro categorie: I giornali redatti dagli
uomini stessi, come la Gazette des Dames de la Halle, l'Observateur féminin, il
Courrier de l'hymen, di cui i primi due si oppongono all'emancipazione
femminile.
Nonostante la
consapevolezza della propria emarginazione, molte donne, spinte dall'entusiasmo
patriottico, sostengono le rivolte dei loro compagni, partecipando attivamente
ai movimenti insurrezionali. Ad esempio il 14 luglio del 1789 esse hanno
combattuto, accanto ai loro mariti, per la presa della Bastiglia, armandosi e
vestendosi con abiti maschili.
Durante la crisi
economica prendono anche iniziative di rivolta: infatti la mattina del 5
ottobre del 1789 quattromila donne si riuniscono ai Champs-Elysées e, scortate
da cinquecento soldati, si dirigono all'Assemblea Nazionale in segno di protesta.
Tuttavia la figura delle amazzoni suscita delle reazioni negative
nell'immaginario collettivo, soprattutto tra gli uomini che hanno paura delle
azioni militanti delle donne.
Il discorso politico
femminile è favorito anche attraverso l'instaurazione di club destinati a loro,
apparsi tra il 1790 e 1791, come la Société des Amis de la loi, fondata da
Théroigne de Méricourt e la Société patriotique et de bienfaisance des Amies de
la Vérité, fondata da Etta Palm d'Aelders. Queste due rivoluzionarie hanno
contribuito alla lotta sulla parità dei sessi, proponendo delle iniziative
sull'istruzione e sul miglioramento delle condizioni di vita delle donne. Le
attività di questi club si basano soprattutto sull'organizzazione di manifestazioni
pubbliche e su incarichi tradizionalmente femminili, come l'educazione morale e
civica dei giovani, l'istruzione pubblica, l'edizione di manuali educativi,
l'assistenza ai malati ed ai prigionieri. Nello stesso periodo si formano anche
le prime società fraterne, come la Société fraternelle de patriotes de l'un et
de l'autre sexe, alle quali è ammesso il gentil sesso. Infatti fino al 1790 la
presenza femminile era tollerata solo da alcuni club, come quello dei Giacobini
e dei Cordiglieri, anche se non potevano avere il diritto al voto consultivo. La
creazione di queste società coincide però con l'inizio delle campagne
antifemministe, guidate da giornali realisti come gli Actes des Apôtres e la
Chronique scandaleuse e da quelli di tendenza giacobina come Les Révolutions de
Paris. Il redattore di quest'ultimo, infatti, aprendo un corriere per le
lettrici, cerca di dimostrare la loro inferiorità attraverso le sue risposte
alle loro lamentele sulla Rivoluzione.
Alcune idee di
emancipazione femminile sono filtrate in Francia anche grazie alla
pubblicazione di opere provenienti da altri paesi, come quella scritta nel 1790
dalla britannica Mary Wollstonecraft, il cui titolo è A Vindication of the
Rights of Women, un manifesto che rivendica appunto i diritti delle donne.
Nello stesso periodo appare un altro trattato del medesimo filone, Essai sur
l'amélioration du sort de la femme quant au droit de cité, di cui l'autrice è
la tedesca Théodore Van Hippel.) Anche in Francia vi erano dei difensori delle
donne: ad esempio François Boissel, nella sua opera scritta nel 1789 Catéchisme
du genre humain, propone di sopprimere tutti i fattori tirannici che
impediscono alle donne di godere della propria libertà. Il montagnardo Pierre
Guyomar accorda loro, invece, l'elettorato ma le esclude dall'elezione e
dall'ammissione ad alcune funzioni pubbliche. Mentre Chabot, oltre ad essere
favorevole al loro diritto di coprire incarichi inerenti alla magistratura ed a
compiti di giurato, ritiene importante e giusta l'uguaglianza nel matrimonio.
Un altro uomo che ha
lottato per la conquista dei diritti delle donne è senza dubbio
Jean-Antoine-Nicolas Caritat, marchese de Condorcet, il quale pubblica numerosi
testi già prima dell'inizio della Rivoluzione, come le Lettres d'un bourgeois
de New Hawen à un citoyen de Virginie del 1787 e l'Essai sur la constitution et
la fonction des assemblées provinciales del 1788.) L'articolo Sur l'admission
des femmes au droit de cité, apparso nel Journal de la société de 1789 il 3
luglio del 1790, è consacrato unicamente alla questione femminile. Condorcet
condanna la disuguaglianza fra i sessi e le leggi oppressive che gli uomini
hanno emanato contro le donne. Anche quest'ultime, secondo l'autore, sono per
natura esseri ragionevoli e, per questo motivo, hanno il diritto di partecipare
alla vita politica, con la possibilità quindi di votare e proporre delle
iniziative. Inoltre considera ingiusto il sistema educativo che limita le donne,
mettendole in una posizione inferiore rispetto a quella dell'uomo. Sebbene dia
speranza alle donne per l'ottenimento delle loro rivendicazioni, Condorcet
propone in questo articolo il diritto di voto solo alle proprietarie, limitando
perciò il loro ingresso alla vita pubblica.
Se è difficile
sapere se Olympe de Gouges abbia conosciuto le opere femministe che circolavano
in Francia, in particolare gli scritti di Mary Wollstonecraft e di Théodore Van
Hippel, è però molto probabile che lei abbia frequentato il salotto parigino
dei due coniugi Condorcet. Esso è uno dei più importanti luoghi di scambio
culturale di quell'epoca, che ha accolto personaggi di grande spessore anche
provenienti da altri Paesi, come l'uomo di Stato americano Thomas Jefferson,
l'economista inglese Adam Smith, l'uomo di lettere divenuto cittadino francese
David Williams. Infatti, durante tutto il XVIII secolo, i salotti delle dame
rappresentano il centro della vita sociale e dell'attività intellettuale della
Francia. In questi ritrovi sono invitati uomini facoltosi appartenenti alla
nobiltà ed alla borghesia, che trattano argomenti artistici, come la
letteratura, il teatro e l'arte, e scientifici, come l'astronomia, la fisica e
la medicina. Tuttavia, a metà secolo, il loro interesse si orienta su tematiche
filosofiche e politiche, permettendo ad esempio delle riforme d'ordine fiscale,
economico e giudiziario.
Gli articoli della
Déclaration des Droits de la Femme et de la Citoyenne proclamano il
riconoscimento delle donne, in qualità di cittadine, attraverso la
rivendicazione dei diritti civici, destinati unicamente ai cittadini attivi. I
diciassette articoli possono essere strutturati in due parti: i diritti delle
donne e degli uomini, e i diritti della nazione. I primi, costituiti da dieci
articoli, trattano argomenti inerenti alla libertà, all'uguaglianza e alla
proprietà di ciascuna persona; i secondi, che comprendono i sette articoli
restanti, sviluppano tematiche concernenti la sovranità nazionale, il diritto
di partecipazione all'organizzazione dei servizi pubblici, il diritto di
rappresentanza e il principio della divisione delle forze governative.
Gli articoli che delineano
gli aspetti principali dei diritti delle donne e degli uomini all'interno di
una nazione sono dieci:
I sette articoli
restanti trattano gli argomenti centrali dei diritti della nazione sulle donne
e sugli uomini:
L'opera Déclaration
des Droits de la Femme et de la Citoyenne sviluppa due visioni correlate tra di
loro:
Il Manifesto
d'Olympe de Gouges tratta alcune problematiche in campo politico e sociale
della Costituente, come la situazione delle donne nel diritto privato e le
discriminazioni nei confronti delle persone di colore.
Il 3 settembre del
1791, l'Assemblea Costituente stabilisce che il matrimonio è un contratto
civile. Infatti la Costituzione, più precisamente il suo articolo 7 del Titolo
II, dichiara che "la loi ne considère le mariage que comme un contrat
civil". Di conseguenza, a partire da questo momento, il vincolo coniugale
risulta essere un atto civile di consentimento registrato da un ufficio
municipale, piuttosto che uno dei sacramenti previsti dalla religione cattolica.
Se il matrimonio è un contratto civile, ciò implica che le parti contraenti,
l'uomo e la donna, sono civilmente uguali e che la natura di questo patto
prevede degli obblighi da riempire per entrambi i soggetti. Nel caso in cui non
si rispettassero le condizioni richieste, il matrimonio può essere denunciato
dagli sposi. Evidentemente, questa nuova visione di legame coniugale si separa
da quella religiosa, che stabilisce delle clausole non previste dall'atto
stesso, a scapito della coppia. Infatti, la Chiesa ritiene che il matrimonio
abbia uno scopo strettamente legato alla procreazione, e non alla felicità dei
rispettivi coniugi. Senza dubbio, la nuova legge determina uno dei primi passi
verso la secolarizzazione tra lo Stato e la Chiesa, se si considera che
quest'ultima aveva il compito di tenere lo stato civile di ciascun individuo,
in quanto tutti gli avvenimenti familiari, come la nascita, il matrimonio e il
decesso, dovevano obbligatoriamente passare da essa. Oltre a questa conseguenza
diretta, la laicizzazione del matrimonio provoca l'abolizione di costrizioni e
di divieti stabiliti dalla Chiesa: ad esempio, la fine della proibizione dello
sposalizio durante i periodi non concessi alla cerimonia, in particolare la
Quaresima; oppure il rifiuto di convolare a nozze per i cugini. Inoltre la
legislazione reprime l'autorità paterna che imponeva la scelta dei rispettivi
coniugi. Infatti il padre, prima dell'istituzione di questa nuova legge, godeva
di ogni potere sui suoi figli fino alla loro maggiore età, che per i ragazzi si
raggiungeva a trent'anni, e per le ragazze a venticinque. In caso di
un'eventuale violazione dell'imposizione paterna, si perveniva a gravi
conseguenze giudiziarie, come l'annullamento del matrimonio non acconsentito,
la privazione dell'eredità e, addirittura, la condanna alla pena di morte.
Il 20 settembre del
1792, l'Assemblea Legislativa istituisce il divorzio. Una possibile ragione per
la quale la sua proclamazione avviene solo in seguito alla laicizzazione del
matrimonio, va ricercata nei deputati dei rispettivi Governi. Infatti, i membri
della Legislativa sono più aperti alle idee dei Lumi e, contemporaneamente, più
indifferenti in materia religiosa rispetto ai redattori dei Cahiers de
Doléances del 1789. I dibattiti dei mesi che precedono l'instaurazione di
questa legge ruotano attorno al tema della religione. Gli argomenti più
frequenti degli oppositori, sostenuti dalla Chiesa e dai suoi devoti, sono
soprattutto inerenti al valore del matrimonio, considerato teologicamente un
sacramento, alla diffamazione pubblica dei coniugi ed al diritto alla propria intimità
di fronte ai tribunali. Tuttavia alcune coppie si erano già separate proprio al
momento dell'introduzione del matrimonio civile, con il registro confermato nei
rispettivi comuni. Di conseguenza, nonostante non si fosse ancora instaurato,
il divorzio incominciava ad essere accettato e messo in atto dal popolo
francese, indipendentemente dal consenso religioso. Questa situazione facilita
e velocizza la decisione definitiva della Legislativa che stabilisce una
simmetria tra la procedura del matrimonio e quella del divorzio, tramite la
presenza di un ufficiale pubblico. L'istaurazione del divorzio si verifica
secondo due forme giuridiche:
Il divorzio
contrattuale porta con sé una totale fiducia verso l'individuo, in particolare
verso le donne, in quanto viene loro riconosciuta la capacità di giudicare il
matrimonio con la stessa indipendenza dello sposo.
La nuova legge
diffonde un grande entusiasmo tra coloro che vogliono divorziare, in
particolare tra le donne appartenenti alla piccola borghesia e residenti nelle
zone urbane, mentre l'alta borghesia e la nobiltà risultano ancora esitanti. Allo
stesso tempo anche i Giacobini si mostrano soddisfatti, ritenendo la
legislazione fondata proprio sul principio della libertà individuale.Tuttavia
la separazione coniugale penalizza ancora una volta le donne. Un esempio è
quello della motivazione per l'abbandono da parte del marito del domicilio per
almeno due anni: infatti la moglie dovrà affrontare, per tutto quel tempo,
molte difficoltà finanziarie, soprattutto se non dispone di propri beni o di un
titolo professionale. Un'altra situazione che risulta a svantaggio delle donne
è la custodia dei bambini: essa è destinata alla madre fino a sette anni,
indipendentemente dai torti, in seguito la legge decreta che i figli di sesso
maschile debbano essere dati al padre.
Il movimento
popolare dei primi tre anni della Rivoluzione è costituito da diversi
componenti, definiti secondo un criterio d'ordine sociale, politico ed
economico. Le donne interagiscono in questo movimento in modo da esserne parte
integrante. Tuttavia l'azione femminile non è omogenea e quindi viene distinta
in tre gruppi specifici: le militanti marcanti, le militanti di base e le masse
popolari femminili. Le militanti marcanti differiscono dalle altre soprattutto
per la loro solida cultura politica e per la loro frequente partecipazione alle
Assemblee rivoluzionarie. Esse sono la componente minore del movimento, a tal
punto da non risultare un gruppo compatto, ma piuttosto un insieme di singole
figure femminili che contribuiscono all'azione politica. Le militanti di base
intervengono nella Rivoluzione nelle strade, insieme agli altri patrioti. Esse
non vengono distinte dal loro sesso, bensì dalla loro partecipazione
insurrezionale. Un considerevole numero di donne del popolo combatte non tanto
in nome della causa femminile, quanto piuttosto per altri motivi: infatti, si
unisce ai militanti soprattutto per raggiungere traguardi più pratici, legati
alla sopravvivenza.
Evidentemente Olympe
de Gouges appartiene al gruppo delle militanti marcanti del movimento popolare
dei primi anni della Rivoluzione, lottando in effetti contro la tirannia di un
governo che legittima la discriminazione della maggior parte dei componenti
sociali, come lo sono le donne e le persone di colore. Il discorso politico
della scrittrice risiede, in particolare, sulla nozione di reciprocità tra
l'uomo e la donna nello stabilire il bene collettivo. Seguendo il suo
ragionamento, quando un corpo sociale è oppresso, quindi privato dei diritti naturali
e sottomesso a una dipendenza di un terzo, tutti gli altri lo sono anche. Di
conseguenza, un popolo può definirsi libero al momento in cui ciascuno dei suoi
componenti usufruisce di questo diritto. Tuttavia l'errore di Olympe de Gouges
consiste nel non aver capito che i principi della Rivoluzione ruotano
essenzialmente intorno alla volontà dei componenti del Terzo Stato di
annientare il sistema che legittima l'esistenza degli Ordini privilegiati. La
scrittrice confonde la lotta di classe con quella dei sessi: gli obiettivi
della causa femminile si basano sull'affermazione di ugualianza tra uomo e
donna in materia politica e sociale. Nella Déclaration des Droits de la Femme
et de la Citoyenne, l'autrice non critica l'organizzazione governativa della prima
Assemblea Nazionale, caratterizzata dall'instaurazione del suffragio
censitario, che determina la distinzione tra cittadini attivo e passivo. De
Gouges condanna, in effetti, la posizione assunta dalla Costituente e, in
seguito, dalla Legislativa e dalla Convenzione nei confronti del gentil sesso.
Durante i primi anni
della Rivoluzione, il governo accetta le organizzazioni di club femminili o
fraterni. Nelle Sociétés Fraternelles des Deux Sexes, ad esempio, si riuniscono
gli esclusi dalla vita politica, come i cittadini passivi e le donne, per
discutere della loro situazione.
I club femminili delle province, invece, propongono delle attività
tradizionalmente destinate al gentil sesso, come l'educazione morale e civica
dei giovani, le edizioni di manuali istruttivi, l'assistenza ai malati ed ai
prigionieri, interessandosi di meno al ruolo politico delle donne in qualità di
cittadine. In realtà, il significato del termine "citoyenne" appare
molto ambiguo: se gli appartenenti dei gruppi militanti femminili lo
definiscono in relazione al diritto pubblico, assegnandogli quindi il potere
giuridico di contribuire nella designazione di un governo mediante il loro
contributo di voto o di rappresentanza politica, la maggior parte degli uomini
della Rivoluzione e, non solo, lo collegano alla mentalità dell'epoca, che
separa la sfera pubblica, destinata agli uomini, da quella privata, riservata
alle donne. Le motivazioni di questa ripartizione sessuale risiedono sui
discorsi maschili, che analizzano la natura femminile. Infatti, la funzione
principale attribuita al gentil sesso si ricollega alla sua fisiologia che le
assegna innanzitutto il compito di essere una buona madre e un'affettuosa
moglie. Di conseguenza, le donne si rendono utili alla Rivoluzione solo se si assumono
questi due principali incarichi: ossia che all'interno delle proprie
abitazioni, esse confortino i loro mariti e allevino i loro figli, seguendo i
principi patriottici.
Le rivendicazioni da
parte delle donne sulla loro partecipazione nella sfera pubblica, come ad
esempio la loro volontà di contribuire alle decisioni politiche, di potere
essere assunte presso tutti gli impeghi o, addirittura, di prendere parte alla
guerra contro gli austriaci arruolandosi come soldato, si oppongono
evidentemente all'immagine e al ruolo sociale che gli uomini le hanno
attribuito.
Dalla figura
procreatrice della donna si passa a quella distruttrice, riallacciandosi al
mito giudeo-cristiano malefico di Eva, che è completamente in antitesi al
benessere del genere umano. I giudizi negativi nei confronti delle militanti
sono fondati sul pericolo politico della Francia. La lotta dei sessi, infatti,
appare un ulteriore elemento di discordia all'interno del governo, che deve già
prestare tutte le sue forze e impegno verso i movimenti contro-rivoluzionari
dell'aristocrazia e del clero.
Segregate nelle
proprie case, le donne non possono quindi partecipare alla vita politica, però
godono del diritto di essere condannabili per gli eventuali crimini commessi,
in quanto appartenenti al corpo sociale. La loro frustrazione aumenta proprio
con la proclamazione del suffragio universale, stabilita grazie anche al loro
contributo durante l'insurrezione del 10 agosto del 1792, che non conferisce
loro tuttavia alcun nuovo diritto.
La Dichiarazione
della patria in pericolo nel luglio del 1792 risveglia la speranza femminile,
in merito al loro destino politico. Esse approfittano di questa occasione per
riunirsi in associazioni come il Club des Citoyennes Républicaines, per
dimostrare la loro dedizione alla Repubblica, combattendo contro tutti gli
attacchi anti-rivoluzionari. Tuttavia questo nuovo slancio delle militanti
viene ben presto raffreddato proprio al momento dell'ascesa al potere della
Montagna, avvenuto dopo il colpo di Stato del 2 giugno del 1793. Il governo
montagnardo non prevede nessuna conquista democratica, soprattutto in favore
del gentil sesso, nonostante la sua Costituzione confermi il suffragio
universale. Inoltre il governo rivoluzionario, caratterizzato dal principio di
difesa contro i suoi nemici, considera i club femminili degli elememti
pericolosi da sopprimere al più presto. Il decreto del 20 ottobre del 1793 non
lascia nessun spazio alle rivendicazioni egalitarie delle militanti, che non
possono più riunirsi e che non vengono così abbandonate al loro destino di
recluse nei confronti della vita pubblica.
Olympe de Gouges non
esita a combattere in nome dei diritti civili conferiti a tutte le persone,
senza differenza di sesso, neanche dopo il colpo di Stato del 2 giugno del
1793, momento in cui si instaura un clima di Terrore, caratterizzato dalla
soppressione di ogni forma di libertà. Questo suo forte temperamento, tuttavia,
non la risparmierà dall'essere arrestata e infine condannata a morte il 3 novembre
del 1793. Olympe de Gouges riceverà la pena capitale proposta da lei stessa
nell'articolo X della sua celebre Dichiarazione: "Nul ne doit être
inquiété pour ses opinions mêmes fondamentales, la femme a le droit de monter
sur l'échafaud; elle doit avoir également celui de monter à la Tribune; pourvu
que ses manifestations ne troublent pas l'ordre public établi par la loi".
Olympe de Gouges
vive per i suoi ideali e muore per i suoi ideali. Quante donne, come Olympe de
Gouges, proprio per il coraggio di voler esprimere una propria opinione,
differente dal contesto sociale e politico in cui hanno vissuto, sono state
condannate a un destino così ingiusto?