osteria calcutta

OLYMPE DE GOUGES (1748-1793)

da: "Donne protagoniste" di Francesca Santucci 

E’ nel Settecento, con l’Illuminismo, che, anche se non le venivano riconosciuti gli stessi diritti dell’uomo, la donna cominciò a contare nella società; fino al 1789, però, solamente alle donne dei ceti più abbienti fu consentito svolgere un ruolo attivo nel sociale, e bisognò attendere la rivoluzione francese perché fosse consentito anche alle borghesi e alle popolane.
Allora parteciparono alla presa della Bastiglia, marciarono in armi contro la reggia di Versailles (fu un corteo di migliaia di donne delle Halles, i grandi mercati generali di Parigi, quello che si mosse quando ci fu l’aumento del pane, marciando dalla città fino a Versailles, reclamandolo a gran voce, accampate tutta la notte dinanzi ai cancelli reali tanto che, assente il re, la regina Maria Antonietta fu costretta a far distribuire cestini di brioche), morirono lottando per le strade e finirono sul patibolo, manifestarono, complottarono, presero parte ai dibattiti e crearono associazioni in difesa dei loro diritti. Ma anche all’interno dei circoli più rivoluzionari continuarono ad essere estromesse dal voto, e poi  la Convenzione le escluse dai diritti politici e tolse loro il diritto di associazione, e Robespierre  proibì le associazioni femminili e persino i loro giornali. Dagli avvenimenti della dittatura rivoluzionaria del "Terrore" fu travolta anche Olympe de Gouges, l’autrice della  "Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina"; strenua e battagliera nel difendere i diritti umani e la parità dei sessi, lottò per  i suoi ideali fino al punto di sacrificare la sua stessa vita.
Un giorno, a casa di Sophie de Condorcet, moglie del famoso politico girondino, aveva esclamato: La femme a le droit de monter à l’échaffaud, elle doit avoir également le droit de monter à la tribune.

La donna ha il diritto di salire sul patibolo,  deve avere egualmente il diritto di salire in tribuna! Scrittrice, autrice teatrale oggi completamente dimenticata, sensibile alle ingiustizie da qualunque parte provenissero, sia contro le donne che contro gli uomini (si offrì pure di difendere Luigi XVI quando fu arrestato), si batté per le cause più disparate, anche per la liberazione degli schiavi, per il divorzio e per i diritti degli orfani e delle madri nubili. Olympe de Gouges, il cui vero  nome era Marie Gouze, allevata da Pierre Gouze, in realtà figlia naturale del marchese Lefranc de Pompignan, padrino di sua madre, Presidente del Tribunale  e famoso letterato, era nata il 7 maggio del 1748 nella regione di Montauban; suo padre adottivo era un macellaio, sua madre rivendeva abiti usati. Sposatasi a soli sedici anni per evadere dall’angusto ambito familiare, ebbe un figlio, ma a 17 anni restò vedova e conobbe  Jacques Biétrix, un ingegnere dei trasporti militari: fu amore a prima vista! Lui la condusse con sé a Parigi e qui lei cambiò il suo nome in Olympe de Gouges. Bella e corteggiata, frequentò i salotti  più famosi, conobbe i più importanti scrittori e filosofi e cominciò a scrivere (secondo altri a dettare perché analfabeta) saggi, opere teatrali, manifesti, proclami, e nel 1874 compose anche un dramma nel quale si pronunciava, con forti accenti, contro la schiavitù, che andò in scena proprio nell’anno della rivoluzione, nel 1789. Ben presto Olympe si rivolse alla politica; dapprima rivoluzionaria, poi realista, infine repubblicana, convinta che  La donna nasce libera ed ha gli stessi diritti dell’uomo, nel 1791 fondò il "Cercle social", un’associazione che si prefiggeva la parità dei diritti delle donne, e pubblicò la "Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina" (testo che ricalcava la famosa "Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino", che stabiliva i diritti inalienabili e sacri dell’uomo) in cui Olympe, anticipando le rivendicazioni femministe, auspicava una società senza patriarcato.
Ben presto, però, si rese conto che le conquiste della rivoluzione non avvantaggiavano affatto le donne e che anche con il nuovo regime la libertà veniva calpestata, e ricominciò con i suoi infuocati discorsi libertari, attaccando il regime di Robespierre, il quale non esitò a condannarla a morte quando lei prese le difese di Luigi XVI.
Olympe de Gouges fu ghigliottinata il 3 novembre del 1793 per aver dimenticato le virtù che convengono al suo sesso ed essersi immischiata nelle cose della Repubblica.

DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELLA DONNA E DELLA CITTADINA

Uomo, sei capace d’essere giusto? E’ una donna che ti pone la domanda ; tu non la priverai almeno di questo diritto. Dimmi? Chi ti ha concesso la suprema autorità di opprimere il mio sesso? La tua forza? Il tuo ingegno? Osserva il creatore nella sua saggezza; scorri la natura in tutta la sua grandezza, di cui tu sembri volerti raffrontare, e dammi, se hai il coraggio, l’esempio di questo tirannico potere. Risali agli animali, consulta gli elementi, studia i vegetali, getta infine uno sguardo su tutte le modificazioni della materia organizzata; e rendi a te l’evidenza quando te ne offro i mezzi; cerca, indaga e distingui, se puoi, i sessi nell’amministrazione della natura. Dappertutto tu li troverai confusi, dappertutto essi cooperano in un insieme armonioso a questo capolavoro immortale.
 Solo l’uomo s’è affastellato un principio di questa eccezione. Bizzarro, cieco, gonfio di scienza e degenerato, in questo secolo illuminato e di sagacità, nell’ignoranza più stupida, vuole comandare da despota su un sesso che ha ricevuto tutte le facoltà intellettuali; pretende di godere della rivoluzione, e reclama i suoi diritti all’uguaglianza, per non dire niente di più.

Preambolo

Le madri, le figlie, le sorelle, rappresentanti della nazione, chiedono di potersi costituire in Assemblea nazionale. Considerando che l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti della donna sono le cause delle disgrazie pubbliche e della corruzione dei governi, hanno deciso di esporre, in una Dichiarazione solenne, i diritti naturali, inalienabili e sacri della donna, affinché questa dichiarazione, costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, ricordi loro senza sosta i loro diritti e i loro doveri, affinché gli atti del potere delle donne e quelli del potere degli uomini potendo essere paragonati ad ogni istante con gli scopi di ogni istituzione politica, siano più rispettati, affinché le proteste dei cittadini, fondate ormai su principi semplici e incontestabili, si rivolgano sempre al mantenimento della Costituzione, dei buoni costumi, e alla felicità di tutti. In conseguenza, il sesso superiore sia in bellezza che in coraggio, nelle sofferenze della maternità, riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell’essere supremo, i seguenti Diritti della Donna e della Cittadina. 

Articolo I

La Donna nasce libera ed ha gli stessi diritti dell’uomo. Le distinzioni sociali possono essere fondate solo sull’utilità comune.

Articolo II

Lo scopo di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili della Donna e dell’Uomo: questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e soprattutto la resistenza all’oppressione.

Articolo III

Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella nazione, che è la riunione della donna e dell’uomo: nessun corpo, nessun individuo può esercitarne l’autorità che non ne sia espressamente derivata.

Articolo IV

La libertà e la giustizia consistono nel restituire tutto quello che appartiene agli altri; così l’esercizio dei diritti naturali della donna ha come limiti solo la tirannia perpetua che l’uomo le oppone; questi limiti devono essere riformati dalle leggi della natura e della ragione. 

Articolo V

Le leggi della natura e della ragione impediscono ogni azione nociva alla società: tutto ciò che non è proibito da queste leggi, sagge e divine, non può essere impedito, e nessuno può essere obbligato a fare quello che esse non ordinano di fare. 

Articolo VI

La legge deve essere l’espressione della volontà generale; tutte le Cittadine e i Cittadini devono concorrere personalmente, o attraverso i loro rappresentanti, alla sua formazione; esse deve essere la stessa per tutti: Tutte le cittadine e tutti i cittadini, essendo uguali ai suoi occhi, devono essere ugualmente ammissibili ad ogni dignità, posto e impiego pubblici secondo le loro capacità, e senza altre distinzioni che quelle delle loro virtù e dei loro talenti. 

Articolo VII

Nessuna donna è esclusa; essa è accusata, arrestata e detenuta nei casi determinati dalla Legge. Le donne obbediscono come gli uomini a questa legge rigorosa. 

Articolo VIII

La Legge non deve stabilire che pene restrittive ed evidentemente necessarie, e nessuno può essere punito se non grazie a una legge stabilita e promulgata anteriormente al delitto e legalmente applicata alle donne. 

Articolo IX

Tutto il rigore è esercitato dalla legge per ogni donna dichiarata colpevole. 

Articolo X

Nessuno deve essere perseguitato per le sue opinioni, anche fondamentali; la donna ha il diritto di salire sul patibolo, deve avere  ugualmente il diritto di salire sulla Tribuna; a condizione che le sue manifestazioni non turbino l'ordine pubblico stabilito dalla legge.

Articolo XI

La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi della donna, poiché questa libertà assicura la legittimità dei padri verso i figli. Ogni Cittadina può dunque dire liberamente, io sono la madre di un figlio che vi appartiene, senza che un pregiudizio barbaro la obblighi a dissimulare la verità; salvo rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge. 

Articolo XII

La garanzia dei diritti della donna e della cittadina ha bisogno di un particolare sostegno; questa garanzia deve essere istituita a vantaggio di tutti, e non per l’utilità particolare di quelle alle quali è affidata.

Articolo XIII

Per il mantenimento della forza pubblica, e per le spese dell’amministrazione, i contributi della donna e dell’uomo sono uguali; essa partecipa a tutte le incombenze, a tutti i lavori faticosi; deve dunque avere la sua parte nella distribuzione dei posti, degli impieghi, delle cariche delle dignità e dell’industria. 

Articolo XIV 

Le Cittadine e i Cittadini hanno il diritto di costatare personalmente, o attraverso i loro rappresentanti, la necessità dell’imposta pubblica. Le Cittadine non possono aderirvi che a condizione di essere ammesse ad un’uguale divisione, non solo dei beni di fortuna, ma anche nell’amministrazione pubblica, e di determinare la quota, la base imponibile, la riscossione e la durata dell’imposta. 

Articolo XV 

La massa delle donne, coalizzata nel pagamento delle imposte con quella degli uomini, ha il diritto di chiedere conto, ad ogni pubblico ufficiale, della sua amministrazione. 

Articolo XVI

Ogni società nella quale la garanzia dei diritti non sia assicurata, né la separazione dei poteri sia determinata, non ha alcuna costituzione; la costituzione è nulla, se la maggioranza degli individui che compongono la Nazione, non ha cooperato alla sua redazione. 

Articolo XVII

Le proprietà appartengono ai due sessi riuniti o separati; esse sono per ciascuno un diritto inviolabile e sacro; nessuno ne può essere privato come vero patrimonio della natura, se non quando la necessità pubblica, legalmente constatata, l’esiga in modo evidente, a condizione di una giusta e preliminare indennità.

***

Da: Donne e diritti umani nel contesto della rivoluzione francese di Thea Jaquinta  

Olympe de Gouges fu una donna rivoluzionaria, che ha creduto fino in fondo ai suoi ideali di uguaglianza tra i due sessi e ha cercato di diffonderli e di difenderli. Ha vissuto in prima persona la Rivoluzione francese. Infatti è nata a metà del '700 nella Francia meridionale e, divenuta vedova, si è recata a Parigi. E proprio lì, ha cominciato a scrivere testi politici, pièces teatrali, libelli per la lotta agli oppressi, per la causa femminile. La sua opera più conosciuta  è la Déclaration des Droits de la Femme et de la Citoyenne, scritta nel 1791 al momento della ratifica della Costituzione. Con il trattato dimostra l'uguaglianza tra i due sessi. Sostenuta dal gruppo politico, la Gironda, durante le prime fasi della Rivoluzione, de Gouges ha avuto modo di pubblicare innumerevoli articoli. Articoli che hanno provocato il malcontento di un gruppo politico che stava diventando sempre più influente all'interno del governo francese, la Montagna. Figlia della Rivoluzione francese, Olympe de Gouges muore a causa della Rivoluzione francese: verrà condannata a morte nel periodo del Terrore.

Olympe de Gouges non è stata presa in considerazione dalla storiografia del XIX secolo fino alla metà del XX secolo. Alcuni storici come Thiers, Lamartine e Blanc le concedono alcune righe per il suo intervento durante la Rivoluzione francese, descrivendola come " folle”.

E' relativamente da poco che la figura di de Gouges suscita interesse, in particolare l'occasione della commemorazione dei duecento anni della Rivoluzione francese ha stimolato un suo nuovo studio. In fondo lo scopo di questa presentazione è proprio quello di contribuire alla rivalutazione della figura di Olympe de Gouges, dando voce ai suoi ideali legati alla difesa delle donne, proprio in nome dei principi della Rivoluzione francese : libertà, uguaglianza e fraternità. Come dice il filosofo Courtine : " (...) la memoria di fare memoria non comporta più alunché di cumulativo, ma di rianimarlo, di dargli una vita nuova, e di tentare di compiere oggi ciò che è stato fallito allora ".

CONTESTO POLITICO - SOCIALE

A. LE PROTESTE FEMMINILI NEI CAHIERS DE DOLEANCES

Il contesto sociale in cui Olympe de Gouges scrive la Déclaration des Droits de la Femme et de la Citoyenne nel settembre del 1791 è di fondamentale rilevanza per comprendere il suo trattato. E' infatti neccessario stabilire quali siano stati i fattori esterni che l'hanno preparata e spinta a proclamare questa Dichiarazione.

I primi periodi della Rivoluzione, in particolare nel momento in cui hanno avuto luogo la riunione degli Stati Generali, sono caratterizzati da molte proteste femminili, di cui si può trovare testimonianza nei Cahiers de Doléances e nelle petizioni. Tuttavia i Cahiers del gentil sesso sono di numero molto ridotto a causa della restrizione per le donne di godere del diritto di rappresentanza agli Stati Generali, che consiste nel possesso del titolo di proprietario di un feudo.

Essenzialmente queste rivendicazioni concernono:

E' importante precisare che questi reclami devono essere messi in rapporto all'appartenenza della classe sociale. Infatti lo strato popolare rivendica cause prevalentemente di carattere economico, come quello sugli abusi del regime signorile e sulla fiscalità regale. In particolare le donne, appartenenti alle corporazioni, lottano per ottenere gli stessi diritti degli uomini, esigendo un migliore salario e migliori condizioni di lavoro. Le problematiche relative all'instaurazione di un nuovo governo, a un nuovo sistema elettorale, ai diritti e i doveri dei cittadini interessano di più alla borghesia. Inoltre il popolo conosce gli ideali rivoluzionari indirettamente, per intermediario del Terzo Stato che ha fornito i modelli dei Cahiers de Doléances.

In realtà i redattori dei Cahiers non rivendicano i diritti delle donne, bensì si concentrano a trovare delle soluzioni a problemi come la miseria, l'ignoranza e la prostituzione, non affrontandone altri come il divorzio e l'uguaglianza politica. Infatti la questione della prostituzione non preoccupa il governo per motivi morali o per gli abusi sul sesso femminile, ma piuttosto per ragioni economiche, il che fa si che vengano adottate delle misure di repressione o la pratica di questa attività solo in determinati quartieri. Nonostante il decreto di Luigi XV nel 1724 in cui si esige il principio dell'istruzione obbligatoria per tutti, si constata, attraverso i controlli fiscali, che i ragazzi hanno maggiori possibilità di frequentare la scuola, anche perché le infrastrutture destinate a loro sono di numero più elevato. Per questo motivo molti Cahiers reclamano la costruzione di scuole primarie anche per le giovani, in particolare nelle campagne, mentre sono rare le allusioni al loro eventuale ingresso all'insegnamento secondario, non indispensabile per il loro ruolo nella comunità. Infatti la necessità dell'istruzione femminile è fondata dalla funzione che hanno le donne all'interno del proprio nucleo familiare, quale il raggiungimento del benessere per lo sposo e per il figlio.

Allo stesso tempo, l'insegnamento è condizionato dall'esigenza riproduttiva della società che vincola quindi il gentil sesso ad una ristretta educazione, basata sui valori morali. Di conseguenza, le giovani apprendono a leggere non tanto per motivi legati allo Stato, bensì per ragioni attraverso le quali la lettura permette loro di saldare ulteriormente la dottrina religiosa. L'interesse nazionale è rivolto a migliorare le condizioni disastrose cui le ragazze incinte sono sottoposte al momento del parto e sulla mortalità infantile che priva lo Stato di "maints citoyens utiles", attraverso la costruzione d'infrastrutture ospedaliere e l'aumento del personale curante. I Cahiers domandano anche l'abolizione dell'editto di Enrico II formulato nel febbraio del 1566. Il decreto consiste nell'obbligo assoluto di denunciare tutte le gravidanze e i parti al fine d'evitare pratiche diffuse presso le donne non sposate, ragazze madri e vedove, come l'aborto o l'infanticidio, cui segue originariamente la relativa condanna a morte. Nel 1731 il marchio d'infamia sostituisce la pena capitale nel caso in cui il neonato muoia prima di essere battezzato. Il problema delle nascite è presente in tutte le classi sociali, in particolare presso il popolo a causa della misera che non aiuta di certo un genitore al mantenimento di un figlio non previsto. Infatti, solo a partire dal dodicesimo neonato le famiglie possono godere di una pensione o essere esonerati dal pagamento di imposte. Così l'abbandono dei bambini, nati in questi ambienti economicamente precari, è la pratica più frequente cui fa spesso seguito l'infanticidio. Mentre l'aborto e l'uso della contraccezione sono sistemi prevalentemente adottati dalla borghesia e dall'aristocrazia. Molte proteste femminili sono rivolte alla loro situazione professionale. Esse chiedono di godere degli stessi diritti dell'uomo soprattutto sul problema della retribuzione inferiore e dell'occupazione d'impieghi che è limitata a determinati settori, quali quello agricolo e quello industriale.

Inoltre le corporazioni hanno un atteggiamento difensivo sui tentativi delle donne d'inserirsi nelle attività tradizionalmente maschili, ad esempio quella della produzione artigianale, temendo infatti una loro riduzione salariale, in quanto le donne sono disposte a lavorare per una paga più bassa. Alcune donne, appartenenti alla borghesia, domandano addirittura all'Assemblea Nazionale "l'admission du Sexe à tous offices de magistrature et à tous emplois publics”.

B. I GIORNALI DI CARATTERE FEMMINISTA

Ben presto le donne si rendono conto che i redattori dei Cahiers de Doléances non sono spinti dalla causa femminile, ma dalla risoluzione di problemi generali del benessere pubblico che non coincidono necessariamente con le loro rivendicazioni. Per questo motivo molte di esse si battono contro l'indifferenza del governo, cercando di conquistare più diritti e un migliore stile di vita. Una maniera per raggiungere questi obiettivi è quella di favorire una circolazione di massa di giornali e di petizioni che reclamano l'uguaglianza con gli uomini nel campo familiare, economico e politico. Così tra il 1789 e il 1791 in Francia sono state pubblicati più di trenta opuscoli di carattere femminista. Questi giornali possono essere distinti in quattro categorie: I giornali redatti dagli uomini stessi, come la Gazette des Dames de la Halle, l'Observateur féminin, il Courrier de l'hymen, di cui i primi due si oppongono all'emancipazione femminile.

Nonostante la consapevolezza della propria emarginazione, molte donne, spinte dall'entusiasmo patriottico, sostengono le rivolte dei loro compagni, partecipando attivamente ai movimenti insurrezionali. Ad esempio il 14 luglio del 1789 esse hanno combattuto, accanto ai loro mariti, per la presa della Bastiglia, armandosi e vestendosi con abiti maschili.

Durante la crisi economica prendono anche iniziative di rivolta: infatti la mattina del 5 ottobre del 1789 quattromila donne si riuniscono ai Champs-Elysées e, scortate da cinquecento soldati, si dirigono all'Assemblea Nazionale in segno di protesta. Tuttavia la figura delle amazzoni suscita delle reazioni negative nell'immaginario collettivo, soprattutto tra gli uomini che hanno paura delle azioni militanti delle donne.

C. CLUBS DESTINATE ALLE DONNE

Il discorso politico femminile è favorito anche attraverso l'instaurazione di club destinati a loro, apparsi tra il 1790 e 1791, come la Société des Amis de la loi, fondata da Théroigne de Méricourt e la Société patriotique et de bienfaisance des Amies de la Vérité, fondata da Etta Palm d'Aelders. Queste due rivoluzionarie hanno contribuito alla lotta sulla parità dei sessi, proponendo delle iniziative sull'istruzione e sul miglioramento delle condizioni di vita delle donne. Le attività di questi club si basano soprattutto sull'organizzazione di manifestazioni pubbliche e su incarichi tradizionalmente femminili, come l'educazione morale e civica dei giovani, l'istruzione pubblica, l'edizione di manuali educativi, l'assistenza ai malati ed ai prigionieri. Nello stesso periodo si formano anche le prime società fraterne, come la Société fraternelle de patriotes de l'un et de l'autre sexe, alle quali è ammesso il gentil sesso. Infatti fino al 1790 la presenza femminile era tollerata solo da alcuni club, come quello dei Giacobini e dei Cordiglieri, anche se non potevano avere il diritto al voto consultivo. La creazione di queste società coincide però con l'inizio delle campagne antifemministe, guidate da giornali realisti come gli Actes des Apôtres e la Chronique scandaleuse e da quelli di tendenza giacobina come Les Révolutions de Paris. Il redattore di quest'ultimo, infatti, aprendo un corriere per le lettrici, cerca di dimostrare la loro inferiorità attraverso le sue risposte alle loro lamentele sulla Rivoluzione.

D. ALCUNI DIFENSORI DELLE DONNE

Alcune idee di emancipazione femminile sono filtrate in Francia anche grazie alla pubblicazione di opere provenienti da altri paesi, come quella scritta nel 1790 dalla britannica Mary Wollstonecraft, il cui titolo è A Vindication of the Rights of Women, un manifesto che rivendica appunto i diritti delle donne. Nello stesso periodo appare un altro trattato del medesimo filone, Essai sur l'amélioration du sort de la femme quant au droit de cité, di cui l'autrice è la tedesca Théodore Van Hippel.) Anche in Francia vi erano dei difensori delle donne: ad esempio François Boissel, nella sua opera scritta nel 1789 Catéchisme du genre humain, propone di sopprimere tutti i fattori tirannici che impediscono alle donne di godere della propria libertà. Il montagnardo Pierre Guyomar accorda loro, invece, l'elettorato ma le esclude dall'elezione e dall'ammissione ad alcune funzioni pubbliche. Mentre Chabot, oltre ad essere favorevole al loro diritto di coprire incarichi inerenti alla magistratura ed a compiti di giurato, ritiene importante e giusta l'uguaglianza nel matrimonio.

Un altro uomo che ha lottato per la conquista dei diritti delle donne è senza dubbio Jean-Antoine-Nicolas Caritat, marchese de Condorcet, il quale pubblica numerosi testi già prima dell'inizio della Rivoluzione, come le Lettres d'un bourgeois de New Hawen à un citoyen de Virginie del 1787 e l'Essai sur la constitution et la fonction des assemblées provinciales del 1788.) L'articolo Sur l'admission des femmes au droit de cité, apparso nel Journal de la société de 1789 il 3 luglio del 1790, è consacrato unicamente alla questione femminile. Condorcet condanna la disuguaglianza fra i sessi e le leggi oppressive che gli uomini hanno emanato contro le donne. Anche quest'ultime, secondo l'autore, sono per natura esseri ragionevoli e, per questo motivo, hanno il diritto di partecipare alla vita politica, con la possibilità quindi di votare e proporre delle iniziative. Inoltre considera ingiusto il sistema educativo che limita le donne, mettendole in una posizione inferiore rispetto a quella dell'uomo. Sebbene dia speranza alle donne per l'ottenimento delle loro rivendicazioni, Condorcet propone in questo articolo il diritto di voto solo alle proprietarie, limitando perciò il loro ingresso alla vita pubblica.

Se è difficile sapere se Olympe de Gouges abbia conosciuto le opere femministe che circolavano in Francia, in particolare gli scritti di Mary Wollstonecraft e di Théodore Van Hippel, è però molto probabile che lei abbia frequentato il salotto parigino dei due coniugi Condorcet. Esso è uno dei più importanti luoghi di scambio culturale di quell'epoca, che ha accolto personaggi di grande spessore anche provenienti da altri Paesi, come l'uomo di Stato americano Thomas Jefferson, l'economista inglese Adam Smith, l'uomo di lettere divenuto cittadino francese David Williams. Infatti, durante tutto il XVIII secolo, i salotti delle dame rappresentano il centro della vita sociale e dell'attività intellettuale della Francia. In questi ritrovi sono invitati uomini facoltosi appartenenti alla nobiltà ed alla borghesia, che trattano argomenti artistici, come la letteratura, il teatro e l'arte, e scientifici, come l'astronomia, la fisica e la medicina. Tuttavia, a metà secolo, il loro interesse si orienta su tematiche filosofiche e politiche, permettendo ad esempio delle riforme d'ordine fiscale, economico e giudiziario.

OLYMPE DE GOUGES : “LA DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELLA DONNA E DELLA CITTADINA, OPERA DESTINATA A TUTTE LE DONNE”

Gli articoli della Déclaration des Droits de la Femme et de la Citoyenne proclamano il riconoscimento delle donne, in qualità di cittadine, attraverso la rivendicazione dei diritti civici, destinati unicamente ai cittadini attivi. I diciassette articoli possono essere strutturati in due parti: i diritti delle donne e degli uomini, e i diritti della nazione. I primi, costituiti da dieci articoli, trattano argomenti inerenti alla libertà, all'uguaglianza e alla proprietà di ciascuna persona; i secondi, che comprendono i sette articoli restanti, sviluppano tematiche concernenti la sovranità nazionale, il diritto di partecipazione all'organizzazione dei servizi pubblici, il diritto di rappresentanza e il principio della divisione delle forze governative.

1) I DIRITTI DELLE DONNE E DEGLI UOMINI

Gli articoli che delineano gli aspetti principali dei diritti delle donne e degli uomini all'interno di una nazione sono dieci:

DIRITTI DELLE CITTADINE E DEI CITTADINI

I sette articoli restanti trattano gli argomenti centrali dei diritti della nazione sulle donne e sugli uomini:

3) IL DIRITTO PRIVATO

L'opera Déclaration des Droits de la Femme et de la Citoyenne sviluppa due visioni correlate tra di loro:

Il Manifesto d'Olympe de Gouges tratta alcune problematiche in campo politico e sociale della Costituente, come la situazione delle donne nel diritto privato e le discriminazioni nei confronti delle persone di colore.

Il matrimonio è un contratto civile

Il 3 settembre del 1791, l'Assemblea Costituente stabilisce che il matrimonio è un contratto civile. Infatti la Costituzione, più precisamente il suo articolo 7 del Titolo II, dichiara che "la loi ne considère le mariage que comme un contrat civil". Di conseguenza, a partire da questo momento, il vincolo coniugale risulta essere un atto civile di consentimento registrato da un ufficio municipale, piuttosto che uno dei sacramenti previsti dalla religione cattolica. Se il matrimonio è un contratto civile, ciò implica che le parti contraenti, l'uomo e la donna, sono civilmente uguali e che la natura di questo patto prevede degli obblighi da riempire per entrambi i soggetti. Nel caso in cui non si rispettassero le condizioni richieste, il matrimonio può essere denunciato dagli sposi. Evidentemente, questa nuova visione di legame coniugale si separa da quella religiosa, che stabilisce delle clausole non previste dall'atto stesso, a scapito della coppia. Infatti, la Chiesa ritiene che il matrimonio abbia uno scopo strettamente legato alla procreazione, e non alla felicità dei rispettivi coniugi. Senza dubbio, la nuova legge determina uno dei primi passi verso la secolarizzazione tra lo Stato e la Chiesa, se si considera che quest'ultima aveva il compito di tenere lo stato civile di ciascun individuo, in quanto tutti gli avvenimenti familiari, come la nascita, il matrimonio e il decesso, dovevano obbligatoriamente passare da essa. Oltre a questa conseguenza diretta, la laicizzazione del matrimonio provoca l'abolizione di costrizioni e di divieti stabiliti dalla Chiesa: ad esempio, la fine della proibizione dello sposalizio durante i periodi non concessi alla cerimonia, in particolare la Quaresima; oppure il rifiuto di convolare a nozze per i cugini. Inoltre la legislazione reprime l'autorità paterna che imponeva la scelta dei rispettivi coniugi. Infatti il padre, prima dell'istituzione di questa nuova legge, godeva di ogni potere sui suoi figli fino alla loro maggiore età, che per i ragazzi si raggiungeva a trent'anni, e per le ragazze a venticinque. In caso di un'eventuale violazione dell'imposizione paterna, si perveniva a gravi conseguenze giudiziarie, come l'annullamento del matrimonio non acconsentito, la privazione dell'eredità e, addirittura, la condanna alla pena di morte.

Il divorzio

Il 20 settembre del 1792, l'Assemblea Legislativa istituisce il divorzio. Una possibile ragione per la quale la sua proclamazione avviene solo in seguito alla laicizzazione del matrimonio, va ricercata nei deputati dei rispettivi Governi. Infatti, i membri della Legislativa sono più aperti alle idee dei Lumi e, contemporaneamente, più indifferenti in materia religiosa rispetto ai redattori dei Cahiers de Doléances del 1789. I dibattiti dei mesi che precedono l'instaurazione di questa legge ruotano attorno al tema della religione. Gli argomenti più frequenti degli oppositori, sostenuti dalla Chiesa e dai suoi devoti, sono soprattutto inerenti al valore del matrimonio, considerato teologicamente un sacramento, alla diffamazione pubblica dei coniugi ed al diritto alla propria intimità di fronte ai tribunali. Tuttavia alcune coppie si erano già separate proprio al momento dell'introduzione del matrimonio civile, con il registro confermato nei rispettivi comuni. Di conseguenza, nonostante non si fosse ancora instaurato, il divorzio incominciava ad essere accettato e messo in atto dal popolo francese, indipendentemente dal consenso religioso. Questa situazione facilita e velocizza la decisione definitiva della Legislativa che stabilisce una simmetria tra la procedura del matrimonio e quella del divorzio, tramite la presenza di un ufficiale pubblico. L'istaurazione del divorzio si verifica secondo due forme giuridiche:

Il divorzio contrattuale porta con sé una totale fiducia verso l'individuo, in particolare verso le donne, in quanto viene loro riconosciuta la capacità di giudicare il matrimonio con la stessa indipendenza dello sposo.

La nuova legge diffonde un grande entusiasmo tra coloro che vogliono divorziare, in particolare tra le donne appartenenti alla piccola borghesia e residenti nelle zone urbane, mentre l'alta borghesia e la nobiltà risultano ancora esitanti. Allo stesso tempo anche i Giacobini si mostrano soddisfatti, ritenendo la legislazione fondata proprio sul principio della libertà individuale.Tuttavia la separazione coniugale penalizza ancora una volta le donne. Un esempio è quello della motivazione per l'abbandono da parte del marito del domicilio per almeno due anni: infatti la moglie dovrà affrontare, per tutto quel tempo, molte difficoltà finanziarie, soprattutto se non dispone di propri beni o di un titolo professionale. Un'altra situazione che risulta a svantaggio delle donne è la custodia dei bambini: essa è destinata alla madre fino a sette anni, indipendentemente dai torti, in seguito la legge decreta che i figli di sesso maschile debbano essere dati al padre.

OLYMPE DE GOUGES : ESEMPIO DI CONTRASTO CON LA MENTALITA' DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE

1) RAPPORTO TRA LOTTA DI CLASSE E CAUSA FEMMINILE

Il movimento popolare dei primi tre anni della Rivoluzione è costituito da diversi componenti, definiti secondo un criterio d'ordine sociale, politico ed economico. Le donne interagiscono in questo movimento in modo da esserne parte integrante. Tuttavia l'azione femminile non è omogenea e quindi viene distinta in tre gruppi specifici: le militanti marcanti, le militanti di base e le masse popolari femminili. Le militanti marcanti differiscono dalle altre soprattutto per la loro solida cultura politica e per la loro frequente partecipazione alle Assemblee rivoluzionarie. Esse sono la componente minore del movimento, a tal punto da non risultare un gruppo compatto, ma piuttosto un insieme di singole figure femminili che contribuiscono all'azione politica. Le militanti di base intervengono nella Rivoluzione nelle strade, insieme agli altri patrioti. Esse non vengono distinte dal loro sesso, bensì dalla loro partecipazione insurrezionale. Un considerevole numero di donne del popolo combatte non tanto in nome della causa femminile, quanto piuttosto per altri motivi: infatti, si unisce ai militanti soprattutto per raggiungere traguardi più pratici, legati alla sopravvivenza.

Evidentemente Olympe de Gouges appartiene al gruppo delle militanti marcanti del movimento popolare dei primi anni della Rivoluzione, lottando in effetti contro la tirannia di un governo che legittima la discriminazione della maggior parte dei componenti sociali, come lo sono le donne e le persone di colore. Il discorso politico della scrittrice risiede, in particolare, sulla nozione di reciprocità tra l'uomo e la donna nello stabilire il bene collettivo. Seguendo il suo ragionamento, quando un corpo sociale è oppresso, quindi privato dei diritti naturali e sottomesso a una dipendenza di un terzo, tutti gli altri lo sono anche. Di conseguenza, un popolo può definirsi libero al momento in cui ciascuno dei suoi componenti usufruisce di questo diritto. Tuttavia l'errore di Olympe de Gouges consiste nel non aver capito che i principi della Rivoluzione ruotano essenzialmente intorno alla volontà dei componenti del Terzo Stato di annientare il sistema che legittima l'esistenza degli Ordini privilegiati. La scrittrice confonde la lotta di classe con quella dei sessi: gli obiettivi della causa femminile si basano sull'affermazione di ugualianza tra uomo e donna in materia politica e sociale. Nella Déclaration des Droits de la Femme et de la Citoyenne, l'autrice non critica l'organizzazione governativa della prima Assemblea Nazionale, caratterizzata dall'instaurazione del suffragio censitario, che determina la distinzione tra cittadini attivo e passivo. De Gouges condanna, in effetti, la posizione assunta dalla Costituente e, in seguito, dalla Legislativa e dalla Convenzione nei confronti del gentil sesso.

Durante i primi anni della Rivoluzione, il governo accetta le organizzazioni di club femminili o fraterni. Nelle Sociétés Fraternelles des Deux Sexes, ad esempio, si riuniscono gli esclusi dalla vita politica, come i cittadini passivi e le donne, per discutere della loro situazione.
I club femminili delle province, invece, propongono delle attività tradizionalmente destinate al gentil sesso, come l'educazione morale e civica dei giovani, le edizioni di manuali istruttivi, l'assistenza ai malati ed ai prigionieri, interessandosi di meno al ruolo politico delle donne in qualità di cittadine. In realtà, il significato del termine "citoyenne" appare molto ambiguo: se gli appartenenti dei gruppi militanti femminili lo definiscono in relazione al diritto pubblico, assegnandogli quindi il potere giuridico di contribuire nella designazione di un governo mediante il loro contributo di voto o di rappresentanza politica, la maggior parte degli uomini della Rivoluzione e, non solo, lo collegano alla mentalità dell'epoca, che separa la sfera pubblica, destinata agli uomini, da quella privata, riservata alle donne. Le motivazioni di questa ripartizione sessuale risiedono sui discorsi maschili, che analizzano la natura femminile. Infatti, la funzione principale attribuita al gentil sesso si ricollega alla sua fisiologia che le assegna innanzitutto il compito di essere una buona madre e un'affettuosa moglie. Di conseguenza, le donne si rendono utili alla Rivoluzione solo se si assumono questi due principali incarichi: ossia che all'interno delle proprie abitazioni, esse confortino i loro mariti e allevino i loro figli, seguendo i principi patriottici.

Le rivendicazioni da parte delle donne sulla loro partecipazione nella sfera pubblica, come ad esempio la loro volontà di contribuire alle decisioni politiche, di potere essere assunte presso tutti gli impeghi o, addirittura, di prendere parte alla guerra contro gli austriaci arruolandosi come soldato, si oppongono evidentemente all'immagine e al ruolo sociale che gli uomini le hanno attribuito.

Dalla figura procreatrice della donna si passa a quella distruttrice, riallacciandosi al mito giudeo-cristiano malefico di Eva, che è completamente in antitesi al benessere del genere umano. I giudizi negativi nei confronti delle militanti sono fondati sul pericolo politico della Francia. La lotta dei sessi, infatti, appare un ulteriore elemento di discordia all'interno del governo, che deve già prestare tutte le sue forze e impegno verso i movimenti contro-rivoluzionari dell'aristocrazia e del clero.

Segregate nelle proprie case, le donne non possono quindi partecipare alla vita politica, però godono del diritto di essere condannabili per gli eventuali crimini commessi, in quanto appartenenti al corpo sociale. La loro frustrazione aumenta proprio con la proclamazione del suffragio universale, stabilita grazie anche al loro contributo durante l'insurrezione del 10 agosto del 1792, che non conferisce loro tuttavia alcun nuovo diritto.

La Dichiarazione della patria in pericolo nel luglio del 1792 risveglia la speranza femminile, in merito al loro destino politico. Esse approfittano di questa occasione per riunirsi in associazioni come il Club des Citoyennes Républicaines, per dimostrare la loro dedizione alla Repubblica, combattendo contro tutti gli attacchi anti-rivoluzionari. Tuttavia questo nuovo slancio delle militanti viene ben presto raffreddato proprio al momento dell'ascesa al potere della Montagna, avvenuto dopo il colpo di Stato del 2 giugno del 1793. Il governo montagnardo non prevede nessuna conquista democratica, soprattutto in favore del gentil sesso, nonostante la sua Costituzione confermi il suffragio universale. Inoltre il governo rivoluzionario, caratterizzato dal principio di difesa contro i suoi nemici, considera i club femminili degli elememti pericolosi da sopprimere al più presto. Il decreto del 20 ottobre del 1793 non lascia nessun spazio alle rivendicazioni egalitarie delle militanti, che non possono più riunirsi e che non vengono così abbandonate al loro destino di recluse nei confronti della vita pubblica.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Olympe de Gouges non esita a combattere in nome dei diritti civili conferiti a tutte le persone, senza differenza di sesso, neanche dopo il colpo di Stato del 2 giugno del 1793, momento in cui si instaura un clima di Terrore, caratterizzato dalla soppressione di ogni forma di libertà. Questo suo forte temperamento, tuttavia, non la risparmierà dall'essere arrestata e infine condannata a morte il 3 novembre del 1793. Olympe de Gouges riceverà la pena capitale proposta da lei stessa nell'articolo X della sua celebre Dichiarazione: "Nul ne doit être inquiété pour ses opinions mêmes fondamentales, la femme a le droit de monter sur l'échafaud; elle doit avoir également celui de monter à la Tribune; pourvu que ses manifestations ne troublent pas l'ordre public établi par la loi".

Olympe de Gouges vive per i suoi ideali e muore per i suoi ideali. Quante donne, come Olympe de Gouges, proprio per il coraggio di voler esprimere una propria opinione, differente dal contesto sociale e politico in cui hanno vissuto, sono state condannate a un destino così ingiusto?

Opere specializzate su Olympe de Gouges