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Novembre, 2009 RICORDATE I MORTI, MA RICORDATELI VIVI RICORDATE I MORTI, MA RICORDATELI VIVI RICORDATE I MORTI, MA RICORDATELI VIVI RICORDATE I MORTI, MA RICORDATELI VIVI RICORDATE I MORTI, MA RICORDATELI VIVI RICORDIAMO I MORTI, MA RICORDIAMOLI VIVI RICORDIAMO I MORTI, MA RICORDIAMOLI VIVI Sono
nata il 21 a Primavera Sono
nata il ventuno a primavera ![]() Piu' bella della poesia, e' la mia vita Alda Merini 21 marzo 1931 - 1 novembre 2009 http://www.youtube.com/watch?v=ZndZqVSzSIs...siamo in tanti a volerne scrivere... E’ morta. Come aveva scelto di
vivere. Di un male comune, ordinario. In un ospedale pubblico. 34 anni fa, il
giorno successivo, il 2 di novembre, Pierpaolo Pasolini
veniva massacrato
all’idroscalo di Ostia. I poeti stanno tra i santi e i morti, non hanno
luogo nè
spazio. Sono innamorati della vita, affamati di vita, in qualunque modo
muoiano;
in un mondo di ragionieri, la passione e’ la grazia piu’ temuta. E’
passione di
vita, e’ fame di vita quella che ha portato Alda Merini ad essere
rinchiusa vent’anni dentro i manicomi. E’ la stessa passione di
Pasolini. Quella che permetteva ad entrambi di saper leggere il grido
degli umili e, senza ipocrisie, di sopportare l’ostracismo di una
mediocrita' che non li meritava. La grande Maga, che sapeva
trasfigurare la realta’ risolvendola in
metafore potenti,
aveva scoperto un confine doloroso, da cui le fu possibile vedere
cose invisibili a moltissimi altri. E
trasformarle in versi incandescenti, perennemente in bilico tra vita
e morte, ma mai mentendo a se' stessa. Desiderava essere
amata proprio per quella sua verita', per l'impossibilita' di
abbandonare un confine estremo. Alda Merini, attraverso la poesia, ha saputo riemergere dalla tragicità dei molti internamenti, affinando sempre la sua arte in modo inconsapevole, fino ad una scrittura quasi automatica. Spesso dettava poesie spontanee, nate in forma orale; altri le trascrivevano. Per un lungo periodo scrisse testi brevissimi e aforismi. Su tutto domina il bisogno di dare e ricevere Amore, nel senso piu' ampio del termine. Nell’intervista rilasciata ad Antonio Gnoli (Lettere dalla follia, “La Repubblica”, 24/08/'08), defini’ il manicomio: “…il luogo piu’ esterno alla vita, ma non fatto solo di pastiglie ed elettroshock, ma d’amore…un sentimento che indirizzavo sulle cose piu’ semplici, sui gesti piu’ elementari. Se uscivo, come a volte accadeva, gli altri matti mi chiedevano di comprargli le sigarette, il vino, la cioccolata. E, se mi riusciva di farlo, sentivo che il legame affettivo che la follia a volte crea tra le persone è piu’ forte di quello che ci procura la normalità… Quanto alla morte, a lungo mi ha sfiorata, ho convissuto con la sua assenza, col timore che s’affacciasse e dovessi affrontarla. La morte è stata per me uno strano corpo a corpo, vicina e remota al tempo stesso. (...) Cos'è il dolore per una persona con la sensibilità d’un poeta? La poesia è la forma d’intelligenza piu’ prossima al dolore. Ma da dove scaturisce? (…) il dolore della malattia mentale è qualcosa che ti urla dentro e non riesce ad uscire. Il dolore che ti avvolge in manicomio a volte è solo pretesto per una condanna piu’ grande, una calunnia del destino, o forse un castigo di Dio. Sono convinta che dal dolore possa nascere una grande passione per l'Aldilà. Si vorrebbe morire, però al tempo stesso si ha la speranza di vivere (...)”. E’ un urlo di dolore e d’Amore,
quello di Alda Merini. Non l’urlo di terrore di Munch, che preannuncia tra
le due guerre mondiali l’avvicinarsi della catastrofe. Un urlo piu’ primitivo,
il dolore che libera l’anima solo se si riesce ad accettarlo, un modo di
esistere e di amare. L'urlo di chi il dolore lo conosce.
La folgorante
bellezza della sua poesia e' l’inconscio gridato in cui tutto si
mescola senza nessuna maschera, col coraggio di guardarsi dentro,
frugando dentro l'anima umana
ignorando ogni convenzione o convenienza. Non c’è piu’. Come Pasolini, Alda Merini incarna una forza arcaica, rimandando a un passato cristiano delle origini. La sua poetica divenne negli anni sempre piu’ mistica. Folle d’Amore. E bisognosa d’Amore. L’ottenne da tanti. A febbraio 2004, ricoverata al San Paolo di Milano, una quantità di e-mail da tutta Italia sostennero l’appello lanciato da un amico che chiedeva aiuto economico per lei. Aveva in spregio i soldi, ma li cercava in continuazione, poi li regalava a ogni barbone che incontrava per strada; e agli amici. La sola volta che si trasferi’ fu quando, nel 1993, con i 36 milioni di lire del premio Montale Guggenheim per la poesia, si stabili’ all’hotel Certosa di corso San Gottardo, facendo innumerevoli regali ai suoi amici. Proprio come fanno sempre i piu’ poveri che, incapaci di risparmiare, se sono colpiti da improvviso benessere, spendono tutto. Vi rimase finchè non si ritrovo' nuovamente povera e torno’ a casa sua, a scrivere con frenesia sui muri, sulle sedie, su qualsiasi pezzo carta. Il bar le offriva cappuccino e brioche. In un mondo di persone che si preoccupano di conoscere il prezzo della pasta, lei (a proposito del denaro) diceva: “Siccome non me ne importa niente, incominciano a dire che sono mezza matta... Magari quello che ho, ed è capitato, io lo regalo ai poveri e ai bisognosi, e l'ho fatto spesso. Non perché io sia particolarmente buona, ma perché credo che l'uomo debba all'altro ciò che ha in eccedenza. Io sono profondamente cristiana e dico: “se Dio m'ha dato questa cosa qui e mi avanza, perché non la devo dare a lei?”. (…) La mia non è carità, è uno stato di vita…io sono anche sua sorella, sono anche parente sua, secondo il concetto biblico, sono il suo prossimo. Perchè non le devo dare da mangiare? … Poi il poeta vede le cose in un altro modo. Molto diverso, molto più ampio... se mi limito a lei, posso dire che è alta uno e tanto…ma ha importanza tutto questo? No! Io guardo a quello che lei ha dentro, cosa significa, ai suoi significati reconditi. Così nasce la poesia. Così io penserò a lei quando se ne và. Mica alla faccia che ha, mi interessa relativamente… Quando il poeta riesce a portare queste memorie precarie, nell'assoluto della sua fantasia, nascono i versi. Ma se io mi fermo a come lei è seduta, a come sono seduta io, se ho il mal di pancia io… sono proprio delle mosche vibratili negative che fanno morire i versi. Cosa me ne importa di quello che fa il vicino di casa?...” Alda Merini, che seppe
trasformare il dolore in poesia, negli ultimi
anni partecipo’ a recitals in cui le sue poesie furono cantate e messe in
musica. Comincio' ad apparire sempre piu’ spesso in televisione; accettò di lasciarsi
intervistare, esprimendo i propri pensieri in modo limpido, semplice, affinche’ tutti
potessero comprenderli. “Ormai non era più la donna bionda (da: Orfeo, Euridice, Hermes, di
Rainer Maria Rilke. Trad. di Giaime Pintor) Non ho conosciuto personalmente nessuna delle due, ma accostarle qui non e’ irriverente. Sui quotidiani sono: la “buona” e la “cattiva”. No. Rifiutiamo questa definizione, comunque. Nessun essere umano, per nessuna ragione, deve essere rinchiuso da qualche parte. Mai piu’. *************************** ![]() tratto da globalproject.info 31 ottobre 2009 Da gennaio a
ottobre nelle carceri italiane sono morti 146 detenuti, di cui 59 per suicidio La morte di Stefano Cucchi e l'ondata di indignazione al riguardo, soprattutto dopo la pubblicazione delle sconvolgenti immagini del suo corpo martoriato, sono un fortissimo e drammatico richiamo alla realtà: per tutti coloro che si occupano di carcere, per lavoro o per impegno civile, ma anche per chi ne sente parlare soltanto dai giornali e soltanto quando in carcere finiscono persone famose. Ma la realtà del carcere ha poco a che spartire con il mondo leggero dei rotocalchi, è una realtà dura e cattiva. A Cura Del Centro Studi
Di Ristretti Orizzonti Con il nostro dossier
cerchiamo di dare una lettura diversa a queste morti, distinguendo quelle
causate da malattia da quelle per overdose (di droghe, di farmaci, di gas
butano), ma anche segnalando i casi nei quali vengono aperte inchieste giudiziarie
per l'accertamento delle cause di morte: sono le cause da accertare, che a volte
rimangono tali finché cadono nel dimenticatoio (sulla morte di Marcello Lonzi,
avvenuta nel 2003 nel carcere di Livorno, ancora non cè una verità accertata).
Alleghiamo anche un altro documento, il riepilogo dei casi raccolti nel Dossier
2009 (non sono tutti quelli verificatisi, perché non sempre le notizie delle
morti in carcere vengono divulgate. Noi raccogliamo le
vicende segnalate dai media, dal volontariato, dai parenti dei detenuti, da
qualche parlamentare particolarmente attento a queste problematiche, etc.) Nel
riepilogo si può notare, ad esempio, che i suicidi riguardano prevalentemente i
detenuti più giovani; addirittura i 10 morti di carcere più giovani del 2009
sono tutti suicidi e 2 avevano solo 19 anni. Le morti per cause da accertare
sono più numerose di quelle per malattia. I dati complessivi
del 2009 (aggiornati al 30 ottobre) denunciano un aumento di ben 20 suicidi
rispetto ai primi 10 mesi del 2008, mentre il totale delle morti di carcere
hanno già superato il totale dello scorso anno: 146 contro 142. Consulta il dossier Morire di Carcere ******************************* Tutti gli uomini liberi,
ovunque essi vivano, sono cittadini di Berlino e quindi, come uomo libero, sono
orgoglioso di dire: Ich bin ein Berliner! (sono un berlinese). Mr. Gorbachev, tear down this
wall!. Abbiamo bisogno di un partenariato più forte per
far cadere i muri del Ventunesimo secolo e per affrontare coloro che si
nascondono dietro questi muri: i kamikaze, coloro che uccidono e mutilano le
bambine il cui unico desiderio è quello di andare a scuola ![]() Muro messicano o Muro
di Tijuana, barriera di sicurezza costruita dagli Usa lungo la frontiera col
Messico. Nome ufficiale in Messico: Muro della vergogna. Non hanno mai dovuto costruire un muro? Tra muri d'indifferenza, di non unione, di non ricordo, acceniamo a uno di questi muri assassini. Vogliamo parlare del muro di separazione costruito da Israele in Cisgiordania, il muro dell'Apartheid per confinare i Palestinesi in una riserva? Un susseguirsi di muri, trincee e porte elettroniche... O magari di quello anti-immigrati del sindaco di Padova? No, oggi si rievoca la caduta di un altro muro. Un muro che non avrebbe dovuto cadere.Cioe', si ricorda una catastrofe. Vi invitiamo a leggere MURI A BERLINO, l'articolo di Emanuela Ferrara pubblicato nel mese di luglio. Poi se ne potra' discutere. http://www.osteriacalcutta.com/articoli/LUGLIO%202009.html ******************************* di Stefano Ledda ![]() Rana e Serpente, (Sankha Banerjee) Rana e serpente. Serpente e rana.
Le parole che mi tornano in mente per prime. Pandit me le ha ripetute piu’
volte; e anche all’aeroporto. Sono il modo in cui mi ha descritto la nuova
borghesia di Kolkata, infida o gracidante, oppure tutte e due le cose allo
stesso tempo. Calcutta l’ho trovata irriconoscibile.
Le NGO occidentali sono diventate un numero straordinario, cosi’ come quelle
direttamente create e controllate dalle varie corporations che stanno
assaltando il paese. La parola d’ordine per tutte e’: “Restituire alla
normalita’...”. Si’, ma quale normalita’? Qui, come altrove, la normalita’ e’
il punto d’incontro, il medium dove si intrecciano gli interessi di tanta
gente. Ci sono NGO che si occupano di giovani tossicodipendenti, di orfani, di madri
sole, di difesa di questo o quello - a parte Oxfam, che c’è da tempo e fa
campagne monumentali -. Altre si interessano di dilazione del debito, di
smaltimento dei rifiuti, di assunzioni non regolari. Tutto in nome dei diritti. seconda parte
terza parte quarta ed ultima parte Cogliamo l'occasione per scusarci in forma pubblica con Leon Blanchaert *** 21 novembre h. 18.30 Corso Matteotti, Jesi (Ancona) Nell'ambito della performance di teatro yoga TOTEMIKHA a cura di Shambhala laboratorio di yogatheatre Shambhala? Cos'e' Shambhala? Riceviamo e volentieri pubblichiamo: ********************** Papuda
Monsieur le Président, Je vous fais une lettre... ...Avec une détermination, et quelques raisons de ne pas
désespérer... Brasilia, 14 novembre 2009 Testo della lettera aperta “al Presidente
del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, al Magistrato Supremo ed al Popolo Brasiliano”,
inviata da Cesare Battisti (che, tra l'altro, riporta in epigrafe anche una
citazione dell “Uomo in rivolta” di Albert Camus («Trent'anni cambiano molte
cose nella vita degli uomini, e a volte sono una vita intera»). Molte conquiste sociali di cui oggi gli italiani usufruiscono sono state conquistate grazie al sangue versato da quei compagni di utopia. Io sono il frutto di quegli anni '70, così come molti altri qui in Brasile, compresi molti compagni che oggi sono responsabili del destino del popolo brasiliano. E in verità io non ho perso niente, perchè non ho combattuto per qualcosa che potevo portare con me. Ma adesso, detenuto qui in Brasile, non posso accettare l'umiliazione di essere trattato come un delinquente comune. Per questo, dinnanzi alla sorprendente ostinazione di alcuni ministri del Supremo Tribunale Federale, che non vogliono vedere quello che era realmente l'Italia degli anni '70, che negano le motivazioni dei miei atti, che chiudono gli occhi di fronte all'assenza totale di prove tecniche della mia colpevolezza riguardo ai quattro omicidi che mi sono stati attribuiti, non riconoscono che sono stato processato in contumacia, la prescrizione e molti altri ostacoli alla mia estradizione. È inoltre sorprendente e assurdo che l'Italia mi abbia condannato per attività politica e in Brasile c'è chi vuole estradarmi in base alla mia partecipazione a delitti comuni. È assurdo, sopratutto avendo ricevuto dal Governo brasiliano la condizione di rifugiato, decisione per la quale sarò eternamente grato. E dinnanzi alle enormi difficoltà di vincere questa battaglia contro il potente governo italiano, che ha usato tutti i suoi argomenti, le sue armi e i suoi ferri, non mi resta altra alternativa se non quella di entrare da adesso in SCIOPERO DELLA FAME TOTALE, con l'obiettivo di vedermi concedere i diritti stabiliti dallo statuto del rifugiato e del prigioniero politico. Con questo spero di impedire, in un ultimo atto di disperazione, questa estradizione, che per me equivale ad una condanna a morte. Ho sempre lottato per la vita, ma se si tratta di morire io sono pronto a farlo, ma non per mano dei miei boia. Qui, in questo paese, in Brasile, continuerò la mia lotta fino alla fine e, anche se stanco, non desisterò mai nella mia lotta per la verità. La verità che alcuni insistono nel non voler vedere, e non vi è peggiore cieco di quello che non vuole vedere. Concludo questa lettera ringraziando i compagni che dall'inizio di questa mia lotta non mi hanno mai abbandonato, e allo stesso modo ringrazio quelli che sono arrivati all'ultima ora, ma che hanno la stessa importanza di chi mi sta vicino dall'inizio di tutta questa storia. A loro va il mio sincero ringraziamento. E come ultimo suggerimento raccomando che possano continuare a lottare per i loro ideali, per le loro convinzioni. Ne vale la pena! Spero che l'eredità di chi è caduto sul fronte di battaglia non si riveli vana. Possiamo anche perdere una battaglia, ma sono convinto che la vittoria in questa guerra è riservata a coloro che lottano per la generosa causa della giustizia e della libertà. Consegno la mia vita nella mani di Sua Eccellenza e del Popolo Brasiliano”. Invitiamo a leggere http://insorgenze.wordpress.com ********************** 19
NOVEMBRE 2009 Scaricare il file potrebbe richiedere alcuni minuti...nel frattempo e' possibile ascoltare anche, di qualche tempo fa: http://www.infoaut.org/articolo/considerazioni-a-caldo-dopo-un-respiro-di-sollievo/file/id/513/ ********************** ![]() Dal tetto del IV Municipio, i compagni hanno lanciato carta igienica bagnata e srotolato striscioni. Il piu' interessante: “la libertà non si paga, si strappa!”. Questo sgombero interrompe il tavolo di trattative in corso da mesi con proprietà e istituzioni per decidere la destinazione della struttura. I ragazzi hanno abbandonato il tetto dell'edificio del IV Municipio dopo qualche ora, dopo l'accordo con il presidente Cristiano Bonelli che incontreranno a un tavolo aperto anche alla rappresentanza di Regione e Provincia. Dunque: si riapre la trattativa. Sento sempre piu' forte la mancanza di un coordinamento tra tutte le lotte. Alessandro Gatti ********************** 21 NOVEMBRE, BRACCIANO, LICEO VIAN AULA MAGNA, V.GUARDATI 2 (angolo v. Braccianese) ORE 16.00 in anteprima nazionale L´ORO DI CUBA Il regista introdurrà il film (che difficilmente potrete vedere sui
circuiti commerciali) e sarà anche l'occasione per ascoltare la
testimonianza di Fulvio Grimaldi, di recente tornato dall'Honduras del colpo di
Stato e della Resistenza popolare. 50 ANNI...MA NON LI DIMOSTRA ! Si celebra mezzo secolo di
Rivoluzione Cubana e si racconta il "Continente
della Speranza" Rinfresco “latino” Ingresso libero
Ass. Naz. di Amicizia Italia-Cuba, Circolo della Tuscia **********************
![]() ANRA
(Agenzia Non Regolarmente Autorizzata) - Polanski (finalmente)
fuori dal carcere. 3 milioni di euro di cauzione spartiti, come
da accordi precedenti, tra mafia bancaria svizzera e USA. ********************** Riceviamo e pubblichiamo: - (...) anch'io avevo fatto delle corrispondenze tra PD e la Copia di mille riassunti...ho spedito gia' questo pezzo ad un altro sito web, ma me lo hanno trasformato ed hanno omesso tutte le cose personali. Non mi e' piaciuto. Potete pubblicarlo nella versione integrale? Non e' un gran che e non so scrivere bene, ma sto raccogliendo del materiale sull'emigrazione e potrei mandarvi altro, se vi interessa...Emiliano S. LA COPIA DI 1000 RIASSUNTI http://www.youtube.com/watch?v=T1ku4dc4tPE di Emiliano S. Ieri e’ andato in tabaccheria; gli hanno venduto un pacchetto con la scritta: “il fumo rende impotenti”. E’ rientrato nel negozio come una furia: “Aoh, ma non ce l’avete quello che fa veni’ er cancro?”. Ecco, questo per spiegare il soggetto. Cosi’, se vi capitera’ di imbattervi in un vecchietto stralunato e blu, in giro per Roma, saprete che non si tratta del Grande Puffo e che non sono arrivati gli alieni. (Il viagra, comunque, lo misero in commercio nel 1998, ma non fa niente, prima non ne aveva bisogno). In quel marzo ancora freddissimo del 1991, io - rabbrividendo - cercavo di fargli indossare un cappotto pesante, ma lui insisteva a dire che il freddo lo irrobustiva e gli faceva bene, e che quello che voleva era incontrarsi subito con i compagni del partito, per rimediare alla tragedia della svolta della Bolognina. Eravamo a Roma e non nella Germania dell’Est, ma mi trovai in una situazione che, per certi versi, ricorda quella che ho visto, anni dopo, al Cineforum, in “Good Bye Lenin”. Come dire? Cosa dire? Come dire l’ultima Cosa? Aveva gia’ mal sopportato la caduta del muro di Berlino (12 novembre 1989) ed era stato allontanato dalla sezione della Bolognina per aver tentato di azzannare Occhetto insieme ad altri ex partigiani quando l’allora leader del PCI, annuncio’, solo tre giorni dopo l’assalto alla Porta di Brandeburgo, i “grandi cambiamenti” che avrebbero portato alla nascita di un fantomatico “nuovo” partito della sinistra italiana. Piu’ tardi, nonno Enzo si oppose al superamento del PCI, ma non si associo’ ne’ a Rifondazione ne’ ai Comunisti italiani. Non fu mai con Ingrao, ne’ con Natta ne’ con altri dirigenti che promossero mozioni contro la svolta. Lui, a solo sentir parlare di “nuovo corso politico”, diventava verde e feroce. Una vita da partigiano, da operaio senza specializzazione emigrato in Svizzera, da disoccupato in Italia. Da povero, sempre. Perche’, quello che guadagnava, lo aveva distribuito equamente tra me, perche’ potessi continuare gli studi, il Casino’ di Lugano, perche’ ci si divertiva, e un casino gestito da una certa Erika della quale si era poi innamorato prima di accorgersi che lei non lo ricambiava. Gran bevitore e fortissimo bestemmiatore, quando la nuova formazione politica democratica venne aperta anche a repubblicani e socialdemocratici, tento’ di affogarsi in una vasca da bagno riempita di bevande alcooliche. Quando apprese che il nuovo partito restava aperto ai laici, ma lo era adesso anche ai cattolici, aggredi’ in strada un prete che se ne andava tranquillo per i fatti suoi con un “porco qui” e un “porco la’”. Per salvarlo dalla polizia, che il sacerdote strillo’ subito di voler chiamare, dovetti farlo correre e poi nasconderlo dentro un portone. Quando sapra’ che, dell'ennesima Cosa, avrebbero fatto parte anche gli Europeisti e i socialdemocratici europei ando’ a recuperare la sua vecchia carabina di partigiano. Dilapido’ in solventi la pensione di suo fratello - che riscuoteva abusivamente, essendo l'altro mio zio deceduto da parecchi anni - , si fece l’antitetanica per essersi massacrato cercando di liberare l'arma, a mano, dall’ossido del tempo. Ma non ci fu nulla da fare: era arrugginita, inservibile per sempre. Insomma, mio nonno sopporto’ male il XIX Congresso straordinario del PCI nel 1990, a Bologna, ma era “altrove” per il XX, quello di Rimini, a febbraio del 1991, l’ultimo del PCI, con il quale fu fondato il PDS, e il vecchio simbolo con la falce e il martello rimase, quasi uno scarabocchio, piccolo piccolo, ai piedi di un qualche tipo di Quercia. La Cosa 1, di Occhetto e poi D’alema, abbandono’ ogni tradizione comunista per intraprendere un dialogo con le forze socialiste della “sinistra” europea e italiana. Piu’ tardi, nel 1998 (guida, sempre D’Alema) spari’ anche il PDS e nacque la Cosa 2: i DS, in cui si fusero definitivamente una quantita’ di movimenti della “sinistra” in “gioioso” bordello multicolore. Spari’ la falce e spari’ pure il martello, sostituiti da una rosa rossa, in combutta con la socialdemocrazia europea (simbolo: rosa rossa) e accanto la sigla PSE, scritta poi, per esteso: “P a r t i t o d e l S o c i a l i s m o E u r o p e o”. Ogni riferimento al vecchio PCI cadde in prescrizione, come i cento e piu’reati - finanziamenti illeciti e non solo - da cui furono prosciolti i dirigenti del vecchio PCI, salvati da Tangentopoli. Oggi siamo alla Cosa 3 (il PD), ma il “nuovo” corso, la nuova formazione politica papocchio-democratica, copia di mille riassunti, non riguardo’ mai piu’ mio nonno, che l’apertura ai moderati non sa proprio che sia. Né ha mai pensato a possibili riforme e della democrazia se ne sbatte (anche del centralismo democratico, se è per questo). A liberarmi dall’imbarazzo sul come dire la Cosa del 1991 ci penso’ per me un manifesto gigante appeso sulla strada di casa, in via Prenestina. Nonno Enzo lo vide ed esclamo’: “Ah, bene, il PCI ha aperto una sezione in campagna! Me ne rallegro! ”. Be’, per la verita’, ci volle qualche giorno perche’ tornasse proprio “in sentimenti”.
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