osteria calcutta

Se la ricordava Anya, aveva rappresentato il suo sogno impossibile quando lui era stato ragazzo e poi giovane uomo e lei la bimbetta piu' rotonda e graziosa di tutta Chanditala. La guardava mentre il padre se la portava in spalla trionfante, per mostrarla al mondo. Osservava la madre che le faceva il bagno nella tinozza, strofinandola col sapone dei panni. La spiava dormire nella culla a dondolo sistemata in veranda.

Quella bimba sarebbe diventata una ragazza bellissima, ne era certo.  E, quando sarebbe stata in eta', lui l'avrebbe chiesta. Sarebbe andato a casa sua e l’avrebbe portata via. Non avrebbe domandato la dote perche’, a quel tempo, avrebbe gia' risparmiato il necessario per tutti e due e, dal momento che non aveva famiglia, nessun parente avrebbe potuto contestargli la scelta. L'avrebbe chiesta e ottenuta, perche' sarebbe arrivato ben vestito, con un  bouquet di rose e il portafoglio pieno. Lei lo avrebbe seguito, facendo dondolare sul collo i lunghi capelli neri e tintinnare i braccialetti di vetro. I diciassette anni di eta' che li separavano non avrebbero avuto importanza perche' lui sarebbe stato in grado di soddisfare qualunque suo desiderio. Una collana d'oro? Eccola. Una cavigliera intarsiata? Eccola. Una casa accogliente? Eccola. Sari di seta di Varanasi? Eccoli, al servizio della tua bellezza.
Mentre fantasticava il futuro, controllava la crescita armoniosa di Anya, passando ogni giorno davanti a casa di lei col suo riscio', per andare a parcheggiarsi sulla Main Road, aspettando clienti.
Nel corso degli anni l'aveva osservata crescere in altezza, aveva visto sbocciare i suoi seni e fiorire la bellezza che da sempre aveva intuito. Si era preoccupato per lei durante le sue febbri infantili, una volta aveva preso a schiaffi un ragazzo che l'aveva fatta piangere rompendole un giocattolo, aveva sorriso quando l'aveva vista, felice, inseguire un aquilone di carta. Aveva riso, pianto, sognato, insieme a lei e per lei.

Le cose pero' erano andate diversamente. Un giorno terribile di giugno inoltrato l'aveva vista uscire di casa col sari rosso e oro e andare sposa a Gopal Das, uno che neanche la conosceva , che non sapeva nulla di Anya a paragone di tutto quello che sapeva lui, e possedeva una piccola bottega di cianfrusaglie dove non entrava mai nessuno, tanto era sudicia e poco fornita.

Lei, all'epoca, aveva quindici anni, Gopal diciotto, lui trenta e andava per i trentuno. Aveva aspettato troppo ma, del resto, non aveva ancora risparmiato cio’ che aveva sperato. Tutto quello che possedeva erano ulcere sanguinanti alle gambe e un enfisema al polmone. Niente che potesse presentar bene.

Il giorno in cui  aveva visto Anya andare in sposa a quell'altro, aveva pianto di rabbia e, per la prima volta dopo tanti anni, non era andato al lavoro. Era rimasto fermo, inerte, lo sguardo fisso al selciato dove i suoi piedi avevano corso per anni sull'asfalto rovente, dove le ruote del suo riscio' si erano sconquassate centomila volte e sul quale le pozzanghere del monsone avevano riflesso per tanto tempo l'immagine fantasticata del suo desiderio e del suo sogno. 
Queste cose gli balzavano intorno anche adesso, squarci di una memoria lontana, disordinata e fluttuante. Dentro quella memoria c'erano molte cose: un ragazzino scalzo che non aveva potuto studiare perche' erano troppi in casa. Una madre che gli chiedeva di accompagnarla al mercato e lui, fiero di quell'invito, che pregustava il "misti doi" che ogni tanto riceveva in premio. L'epidemia di tifo che aveva sterminato la sua famiglia lasciandolo, poco piu' che bambino, dimenticato anche dalla malattia, preda degli usurai con cui il padre era indebitato, a dover tirare il riscio' per loro, per restituire i soldi e per sopravvivere. Da nessuno aveva ricevuto aiuto ne' lo aveva chiesto. La solidarieta' e' difficile tra chi non possiede niente.

Gopal Das entro' nella stanza all'improvviso. Era l'ultima persona che avrebbe immaginato li', e invece eccolo.Senza pronunciare parola, si stravacco' sull'unica sedia che c'era e l'ambiente inglobo' anche il puzzo di alcool misto all'odore acre e a quello dei gladioli che proveniva dall'esterno. L'insieme di quegli odori produceva un risultato intollerabile, ma Gopal non poteva accorgersene perche', gia' a quell'ora mattutina, era completamente ubriaco. Portava una camicia da "gentiluomo", ricevuta da qualche associazione benefica, e jeans con le toppe. Da quando il negozietto era fallito e la mafia lo aveva dato alle fiamme perche' non poteva restituire il debito, aveva cominciato a bere. E a picchiare la moglie. L'aveva picchiata anche il giorno in cui  gli aveva partorito le due gemelle: femmine tutte e due e percio' caricate, gia' alla nascita, di un altro debito futuro per procurare loro la dote. Non erano neanche belle, anche vendendole ne avrebbe ricavato pochissimo. Anya lo aveva scongiurato di permettere loro di studiare, ma Gopal era stato irremovibile: "Imparino almeno le faccende domestiche e vadano a lavorare per portar soldi in casa" , poi l'aveva picchiata ancora perche' lei si era messa a piangere.Ora, devastato dall'alcool e con un viso senza espressione, guardava fisso e inebetito il vecchio guidatore di riscio'. Anche i suoi sogni giravano per la stanza insieme a quelli dell'altro, misti ai ricordi del passato e agli eventi presenti. Un padre violento e una madre cieca, un fratello legato mani e piedi alla mafia locale, un altro morto di TBC, altri due a Mumbay, sposati e che non scrivevano mai, una sorella scomparsa chissa' dove (e della quale in casa era proibito parlare), una perennemente incinta (lei pero' partoriva maschi) che veniva a battere cassa di tanto in tanto. Come se ci fosse qualcha cosa da spremere. L'unica che lavorava era Anya, a servizio presso una famiglia a Diamond Harbour, prendeva tre mezzi di trasporto per arrivarci. Lavorava tutto il giorno, le gemelle avevano ormai sei anni e girovagavano per lo slum senza nulla da fare. Il padre, troppo malato per lavorare, si aspettava che morisse. Una bocca in meno da sfamare. La madre aveva lavorato a servizio anche lei prima che l'eta' le togliesse la vista completamente. Ora trascorreva le sue giornate contemplando il buio. Gopal Das non era un uomo felice. Guardava l'altro e, per la prima volta, lo invidio'. Fino a quel momento lo aveva deriso, anche insultato in un'occasione. Nonostante i suoi guai, si era sempre sentito superiore a quell'uomo magro e sempre piu' stanco, che dormiva in strada, sui gradini di una  dimora abbandonata. Lui almeno una casa ce l'aveva. E una bella moglie: Anya, gliela aveva portata via (lo aveva sempre saputo) e adesso lei lavorava per pagargli le bottiglie di alcool. Comunque la si volesse mettere, Gopal Das aveva qualcosa, molto, piu' di quell'altro che gli stava accanto. Eppure, per la prima volta, desidero' essere al suo posto. Il desiderio divenne cosi' forte che si alzo' barcollando e lo abbraccio' stretto, con forza, avvinghiandosi a lui in modo tanto indistricabile da sembrare essere divenuti una persona sola. Quando si fece l'ora e l'addetto al crematorio finalmente arrivo', non stette li' a guardare per il sottile e appicco' il fuoco a un unico corpo unito, indistinto sotto il lenzuolo funebre.