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GIUGNO
2009 Presso la libreria
Rinascita
Roma, Viale Agosta, 36 ![]() Presentazione del libro edito da Sensibili alle foglie OSTERIA CALCUTTA Sarà presente l’autrice
Marina Valente Video: "Dichchi Na, Debo Na ! Non cederemo ne' ora ne' mai ! / We'll never give
up!", di Danilo Licciardello Le vicende di un’associazione di volontariato
laica, libertaria e autogestita, attraverso le testimonianze dei protagonisti.
Le difficoltà, i successi, il drammatico impatto con la mafia locale. Ma
anche un’esperienza, un sogno, un’utopia messa in pratica. ******************** La nostra terra inghiottita non esiste
sotto i piedi, Potete respingere, non
riportare indietro, e' cenere (da solo andata, righe che vanno troppo spesso a capo,di Erri De Luca)
Fuggono dalla follia di paesi che li hanno
condannati. Verso un'altra follia, quella dei paesi che hanno emesso la sentenza
di condanna. E poi? Qualcuno e' “fortunato”. Come Nadu, che
lava i vetri a Desenzano d'estate e a Napoli d'inverno; come Umitza, che ha
trovato un lavoro al nero, a Roma; come Soledad, a Firenze (una laurea in
cornice sul muro di una baracca a Montespertoli, accanto alla foto dei propri
genitori, massacrati); altri non sono tanto “fortunati”.
Come i prigionieri nei campi di concentramento in Italia, oggi; come
Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, negli Stati Uniti, un bel po'
di anni fa; come tantissimi portoricani o messicani che
hanno varcato illegalmente un “confine” (oggi e
ieri); Altri ancora non sono fuggiti da una morte, ma hanno scelto di
condividere lotte e destini. Come Che Guevara a Cuba; come
tantissimi... Tutti migranti, da un mondo all'altro. Tutti “stranieri”. Come Gesu'
Cristo in Palestina. COMUNITARI EXTRA
http://www.youtube.com/watch?v=gPEmvU3R_i0 Da qualunque distanza arriveremo, a milioni di passi quelli che vanno a piedi non possono essere fermati. Dai nostri fianchi nasce il vostro mondo, e' nostra la rottura delle acque, la montata del latte. Voi siete il collo del pianeta, la testa pettinata, il naso delicato, siete cima di sabbia dell'umanita'. Noi siamo i piedi in marcia per raggiungervi, vi reggeremo il corpo, fresco di nostre forze. Spaleremo la neve, allisceremo i prati, batteremo i tappeti noi siamo i piedi e conosciamo il suolo passo a passo. Stringetevi nei panni, noi siamo il rosso e il nero della terra, oltremare di sandali sfondati, lo scirocco. (“Coro”, Erri De Luca) Non
chiudere la porta in faccia a nessuno: potrebbe essere un
Angelo
(...) Ciascuno di noi attraversa la vita come un
ospite, un pellegrino, un viandante. Apparteniamo a questo mondo solo per una
brevissima parentesi dell’eternita’; per l’eternita’ apparterremo ad altro, che puo’ essere tutto o nulla, comunque
ci riguardera’ tutti per un’infinita’ di
tempo in piu’.
La morte.
Il Tribunale dell’Occidente la destìna a tutti i *non-consumatori, anche in casa propria, ma si comporta differentemente nei confronti dei *consumatori. Per loro, criminalizza la morte e la condanna alla pena dell’esilio (a vita) dalla vita, cercando di escludere una delle due sole cose che ci accomunano veramente tutti: il fatto che si nasce e che si muore. Cosi’ pero’ resta solo la vita; il Grande Inquisitore Occidentale pretende che ciascuno se la immagini eterna, la trasforma in merce, la pubblicizza e la vende in forma tossica, virtuale, secondo le esigenze del mercato. Si approfittano della vita altrui, ne traggono profitti. Ma...la vita ha un senso solo perche’ esiste la
morte. Altrimenti, neppure esisterebbe. E non esisterebbe se non esistessero gli
“Altri” (non saremmo vivi, non saremmo
neppure nati).
Gli “Altri” siamo noi stessi e tutto cio’ che ci
circonda. Ho letto da qualche parte: non
chiudere mai la porta in faccia a nessuno, potrebbe essere un angelo.
Quando chiudiamo la porta, siamo noi ad avere perso qualcosa. Quando cerchiamo lontanissimo, senza vedere cio’ che ci e’ vicino - di solito per paura - senza avere cura, facciamo soffrire tentando di affermare la proprieta’ privata del nostro ego, la non-dipendenza dall’“Altro”, stiamo negando la vita perche' affermiamo una cosa impossibile durante il nostro passaggio da queste parti. Trasformiamo l'amore in un pettegolezzo e le cose sacre in prodotti da centro commerciale. Solo la morte e' in
grado di sciogliere tutti i legami e scaraventarci chissa' dove. In
vita, siamo tutti inter-dipendenti, non riconoscerlo equivale
percio' ad annullarsi.
Il problema non
e’ cercare il senso della vita, su questo ci si puo’ incartare all’infinito, il
problema serio e’ viverla. Almeno per me. Sergio
G. LE
VELE
Bisogna alzare le vele (Edgar Lee Masters) ![]()
Pechino, piazza
Tien-An-Men, giugno 1989
Accadeva venti anni fa. La Cina... ( - no, aspetta...oggi e'
mercoledi...
-O.K. Era solo un'anticipazione.
Sabato sul web: CINA: CHE COSA E' ANDATO
STORTO?
-Cina??? Tanto io me ne vado alla
Merika.
-Vuoi dire che non e' cambiato niente da
allora?!!!.....http://www.youtube.com/watch?v=Ik9O76Vx1F8
-Beh, insomma...adesso c'è la
krisi...anche quelli che stavano meglio...bene...
-Eh, gia'. Li' c'è anche gente cosi'
povera che ha solamente i soldi.
-Anche qui, Bea. Anche
qui..)
******************** Riceviamo e
pubblichiamo:
(...) neanche una parola sulle prossime elezioni?
Dal nostro punto di vista il Parlamento europeo e' un po' come l'Isola dei
Famosi, meglio: come “Ballando sotto le Stelle” (proprio l'emblema di quel
Parlamento, ovvio).
Serve cioe' a riportare alla ribalta vecchi attori. Per altri versi, e' un ospizio per ex politici e personaggi da far stipendiare a vita per “favori resi” ai governanti degli stati coinvolti. Farli stipendiare cioe' dai popoli che li subiscono (illudendoli persino di avere qualche voce in capitolo). Il PE non ha potere reale ne' incidenza politica, ma ha valore di un referendum sui primi ministri in carica. Noi, al nostro premier, se possiamo dargli una spinta per la Fossa delle Marianne, ben volentieri. Non cambia nulla e nulla ci aspettiamo dalla democrazia borghese. Pero' “e' de soddisfazione”. Non voteremo, ma abbiamo aperto da tempo un buon canale di comunicazione con chi fara' una X sopra una falce e martello, in nome di quella commun'autonomia di cui abbiamo discusso tante volte. Siamo gente semplice, “de borgata”, il nostro
contributo teorico alla spinta di cui sopra ve lo inviamo con un paio
di link che ancora ci fanno ridere. Se poi non si riesce con la teoria, allora... http://www.youtube.com/watch?v=Ug6FKdOakoI&NR=1 http://www.youtube.com/watch?v=vIOM407p-eI&feature=related Circolo
Anarchico Tor di Quinto Una
specifica: COSA E' VOLGARE E COSA NON LO E'? (e, gia' che ci siamo, cosa vuol dire: “nazional popolare”?)
Circolo Anarchico Tor di Quinto piu':
La volgarita' e' un concetto molto ambiguo.
Infatti, le identiche parole, le stesse azioni, i medesimi gesti, possono essere
accompagnati da aggettivi che li qualificano in modi del tutto opposti, o
comunque inconciliabili. Nessuno (almeno lo speriamo molto) si sognerebbe di definire volgare una scena di un film di Pasolini o una poesia di Alda Merini. Tanto meno - che so? - una litografia erotica di Picasso. Facciamo questi esempi perche' la volgarita' e' generalmente e curiosamente associata al sesso. Perche' mai un legame veramente
arbitrario combina un sostantivo e un aggettivo privi tra loro di qualsivoglia rapporto logico? Il discorso e' lungo, chiama in causa morali puritane di ogni epoca e luogo, repressioni strumentali a poteri varii. Questa pero' e' solamente una breve nota, per ribadire che la volgarita' e' una qualita' (negativa) dell'anima e ha rapporto con la borghesia, anzi, ne costituisce l'essenza. Fuori da questa classe maledetta possiamo parlare
di “popolare”, termine che non e',
nell'immaginario collettivo, associato alla sessualita', ma accompaganato a
volte - in senso dispregiativo - da un aggettivo. A nostro modo di
vedere, i concetti di “nazione” e di “popolo” non sono per nulla affini, o una
cosa e' nazionale (e quindi evoca lo Stato), oppure e' popolare ed evoca un
popolo con una sua specifica cultura nel contesto di altri popoli, tutti a pari
diritti e non separati da barriere. Nazional-popolare significa, piu' o meno: di bassa lega, di qualita' artistica pari a zero, qualcosa di destinato “al sollazzo e all'istruzione dei poveri e degli ignoranti”. La propaganda, insomma. Esattamente cio' che distingue un'opera di Brecht da un manifesto sovietico - anni lontani - dove il solito lavoratore tutto muscoli-niente cervello e' eroe non differente dal giovane Balilla, dal repubblichino di Salo' o da qualunque altro modello imposto da qualunque potere, anche attuale. Non e' comunque il caso di spiegare nuovamente quello che qui scriviamo, in tanti, una riga si e due no. Preferiamo proporre un esempio di cosa sia “volgare”: schiavi, vittorie, guerra e ancora guerra; Roma
caput Mundi (come “Deutchland uber Alles”); l“Unione e l'Amore” mescolati ad un
Dio bestemmiato a ogni riga; la liberta' ottenuta con la conquista militare (e
imperiale, di Roma). La storia dell'antichita', in Italia, va riscritta da capo, come quella del Risorgimento e di quel losco figuro che fu Cavour. O come quella dell'“eroe” Giuseppe Garibaldi. Mai sentito parlare di come fu liquidato il Regno delle due Sicilie? Oppure del “brigantaggio”? Della “questione meridionale” e del suo rapporto con l'industrializzazione del nord? Di Nino Bixio a Bronte (che non e' che un esempio?). A scuola non si insegna. A scuola si raccontano solo frottole. Una per tutte: qualcuno vi ha mai raccontato chi fossero Romolo e Remo? Quelli allattati dalla lupa capitolina? Al massimo vi hanno insegnato che erano fratelli e qualche professore in vena d'esoterismo mistico vi avra' fatto un parallelo con Caino e Abele, uno l'incarnazione del Male; l'altro quella del Bene. Niente
affatto.
Erano due criminali e l'assassinio di uno avvenne nel
contesto di una feroce guerra tra bande. Il luogo dove sorse poi
Roma era infestato da predoni e assassini senza alcuno
scrupolo che vi si ritrovavano per organizzare scorribande, spartirsi
bottini o trovare rifugio. Quella zona era tanto odiosa e temuta
che nessuno osava accostarvisi, tanto meno le donne. Quando a
qualcuno (al famoso Romolo della leggenda, o ad un altro) venne
in mente di fortificare la zona, per difenderla da altre
bande che operavano nei paraggi, penso' di circoscriverla e
fondare un nucleo separato, una “citta'”. Ma, per fondare una
citta', occorreva assicurarsi una discendenza e
per questo vennero rapite e violentate le donne della vicina
Sabina che, spontaneamente, non avrebbero mai accettatodi partorire figli per quella genìa. A scuola, tutto cio' non e'
neppure accennato e i Romani nascono armati dalla testa di Minerva. A scuola pero', si lascia che i bambini evochino, senza capire cosa stiano cantando, altri bambini strumentalizzati, destinati , in tenuta da Balilla, a simboleggiare, per volere “divino”, il trionfo sullo “straniero”, cioe' la sostituzione di un padrone con un altro, a suon di massacri. Imperialismo, ridefinizione di territori, guerra e profittatori di guerra. Mercenari e generali assetati di sangue umano. No, non stiamo parlando degli Stati Uniti in
Iraq. Parliamo dei fratelli di
taglia: Fratelli
d'Italia, l'Italia s'è desta,
dell'elmo di
Scipio s'è cinta la testa... (testo completo qui) E, se ancora non vi fosse bastato, se non vi
sembra abbastanza volgare, ecco cosa
cantavano i “valorosi” mille mercenari di Garibaldi, mentre massacravano la
gente del Sud per conto dei Savoia: (testo completo nella pagina
interna)ALL'ARMI! ALL'ARMI! “Certo - si potrebbe
obiettare - li' si trattava di "fare l'Italia", cioe' di liberare staterelli
dominati da monarchi differenti e costruire la
nazione”.
“Niente affatto - si puo'
tranquillamente rispondere - si trattava di ristabilire equlibri tra potenze
coloniali, di spartizioni di risorse, di capitalismo e di impedire una
Rivoluzione nel Mezzogiorno d'Italia”.
Questa storia la racconteremo in un
prossimo articolo. Al momento sottolineiamo solo che:c'è poco da
contestualizzare.
Soprattutto perche' moltissimi sono rimasti sempre gli stessi. Continuano a percepire il mondo diviso tra italioti e stranieri e a sparare idiozie sulla “sovranita' nazionale” per convincere attraverso parole vuote (analizzate una ad una) persone innocenti e ingenue o bisognose di guida e regole che “solo loro sanno come stannno le cose”. Dopo la lettura di questi esaltanti
vessilli patrii, potrebbe venirvi in mente di diventare apolidi. Per
sbattezzarsi, si sa, basta una raccomandata. Per divenire apolidi basta
stracciare il proprio passaporto di fronte ad un pubblico ufficiale.
Personalmente pero' non vi consigliamo ne' una cosa ne' l'altra. Non di sbattezzarvi perche', se non credete in Dio, non vediamo chi potrebbe essere il destinatario dell'informazione relativa al vostro orientamento (non potrebbe arrivarvi la ricevuta di ritorno). Non di divenire apolidi perche' il passaporto Nansen (quello per rifugiati) non e' facile da ottenere. Potreste rischiare i domiciliari a vita in Italia. ********************
SEGNALAZIONE IMPORTANTE:
RINGRAZIAMO TUTTI COLORO CHE HANNO DESIDERATO ESPRIMERCI ANCHE PER E-MAIL
OPINIONI PERSONALI O DI GRUPPO IN MERITO ALLE ELEZIONI PROSSIME VENTURE PER IL
PARLAMENTO EUROPEO.
AL TEMPO STESSO, VI PREGHIAMO DI INTERROMPERE QUESTO
TIPO DI COMUNICAZIONI PERCHE .STATE INVOLONTARIAMENTE INTASANDO LA CASELLA DI POSTA
ELETTRONICA DELL'ASSOCIAZIONE (IL CUI SPAZIO NON E'
ILLIMITATO)!!! NON CI INTERESSA LA "DEMOCRAZIA DELLE
URNE".
INVITIAMO INOLTRE TUTTI A RAGIONARE CON LA PROPRIA TESTA E A NON CHIEDERE
CONSIGLI CHE NON POSSIAMO OFFRIRVI.
LA MIA PERSONALE OPINIONE E' CHE L'ITALIA DOVREBBE USCIRE DALLA NATO
E ANCHE DALL'EUROPA. MA E' UN'OPINIONE MIA,
NON UN INVITO A DISERTARE LE URNE. CONTINUIAMO A IMBARCARE POETI, SOGNATORI E
RIVOLUZIONARI. E, SU QUESTA NAVE, SIAMO TUTTI CAPITANI.
GRAZIE PER L'ATTENZIONE. PAOLO
(Se proprio non riuscite a farne a meno,
utilizzate il mio indirizzo e-mail:
osteriacalcutta@gmail.com). ******************** -...ehi, Paolo, posso farti una
domanda?
-Si', Bea.
-Ecco, io dico,
insomma...non capisco...l'altro ieri hanno spedito un proiettile a Di Pietro in
una busta
con una sua foto e la scritta “Morirai” composta con
letterine ritagliate. Oggi al Tg hanno detto che Santoro ha
ricevuto un
bossolo depotenziato insieme a un messaggio
simile...
-La domanda?
-Perche' io, come posta, ricevo solo
bollette delle utenze, multe e solleciti di pagamento?
-A ciascuno il suo. Ti offro un gelato e
ti spiego cos'è la propaganda. *ARMI DI ISTRUZIONE DI MASSA* LEZIONI GENERALI Le
armi di distruzione
di massa. Sono quelle della cui esistenza, nel 2003, l'allora segretario di
Stato Colin Powell forni’all’ONU false prove perche' venisse dato agli Usa – come da
copione – il via libera per un certo atto 2° (ouverture a parte). Dopo
anni, ha ritrattato: (“Mi sbagliavo, quelle armi, in Iraq, non
c'erano”. La menzogna servi’ pero' a rinnovare il mandato di
massacratore agli StatiUniti + alleati (venditori di armi, patto atlantisti,
profittatori di guerra, finanza internazionale, petrolieri, distruttori,
mercenari e ricostruttori, untori del Terrore e propagandisti del bisogno di
sicurezza ovunque, vertici delle forze armate e della polizia di quasi tutto il
mondo, ministri dell’economia, degli esteri e degli interni, piazzisti della morte sotto svariate forme e impennata di vendite di
un libro di Oriana Fallaci)-.
L’Iraq ridotto a poligono per il tiro al civile. Saddam Hussein
impiccato alla corda della democrazia occidentale e sprofondato nella botola del
dimenticatoio; tra tutti gli omicidi Usa, forse il meno riconosciuto come tale.
Stragi, provette e millantatori: esportare “democrazia” puo’
comportare anche tutto questo. E una scarpa in faccia.
Anzi, due. Tanto, poi si continua col presidente dopo, quello della
speranza (di restare a galla) e della presunzione (di
continuare tutto come prima, tiro al piccione incluso). I termini “speranza” e
“presunzione” sono intercambiabili, in questo caso. Non e' giocando al Risiko
internazionale che si risolve qualcosa. Noi, quando giochiamo, lo facciamo in tutt'altro modo. Altri giochi, mentalita' e interlocutori. A ciascuno il suo. Le armi di istruzione di massa. Non c'entrano con
la scuola
dell'“obbligo”
(obbligo...poi!). E parlare di lezioni generali non significa richiamare alle urne per
eleggere i rappresentanti virtuali di un Potere odioso,
inaccettabile semanticamente, epistemologicamente,
storicamente, ontologicamente (chi piu’ ne ha ne metta). Il Potere non ha corpo ne’sangue, ma si nutre del sangue altrui dai tempi dei tempi. E' un vampiro senza nome, le figure che lo incarnano sono come le figurine di quell’album dove ti manca sempre quella dell’ultimo calciatore. E, a volte, spendi pure un sacco di soldi prima di rassegnarti a domandarla per posta (magari utilizzando, per la richiesta, la matita rubata al seggio elettorale). P.S. una cosa giusta pero'
l'abbiamo sentita, in merito alle elezioni europee:
“sono un esempio di democrazia diretta”.
Diretta da chi? Peccato solo che questo non venisse
specificato. Armi di istruzione di massa? Ci stiamo
pensando da parecchio tempo. Abbiamo alcune idee. Iniziamo oggi uno scambio su questo argomento. Pubblicheremo le proposte concrete quando e se riusciremo a coagularle. Non vogliamo sovrapporci ad alcuno, l'unico contributo nostro, nell'immediato, e' contenuto nella frase: non si puo' costruire il mondo che vorremmo utilizzando le categorie del capitalismo. ******************** TUTTI
A CASA? LA NOTTE DELLA REPUBBLICA
(scrivo col toner caricato ad inchiostro simpatico. Il messaggio si
autodistruggera' domani).
Gran
casino. Cohen-Bendit (da tempo -bandit e basta) fa il quasi il pieno
(Sarkozy testa a testa) -Vespa litiga con il radicale Cappato
perche' ciascuno dei due vuole dare i numeri meglio -i
radicali si candidano a rappresentare tutta l'Italia col 3% (2%?)
-danno tutti i numeri - i giustizieri della notte crescono -Comunisti
Italiani e Rifondazione (ci dispiace per alcuni singoli compagni che
stimiamo, ma...) non raggiungono il 4% -la lega sfonda la
linea gotica -Berlusconi si abbassa ancora, ma non sprofonda- poi, magari si ribalta tutto. I casi sono due: o vi rimediate un televisore oppure cercate i dati in internet in diretta. Io, stanotte, 'notte. ******************** ![]() Non e' piu' ne' bello ne' impossibile
(personalmente non l'ho mai considerato tale, ma qualcun altro si'). E'
invecchiato male, come il suo attuale falso amico. Mi dispiace per Villa Doria
Pamphili (perche' abito a Monteverde, e non soltanto per questo). Appoggiamo: GLI STUDENTI DELL'ONDA MOBILITATI CONTRO
LA VISITA DI MUHAMMAR GHEDDAFI (da domani, a Roma per giorni tre):
“contro l'accordo tra Gheddafi e
Berlusconi, che prevede i respingimenti degli immigrati provenienti dalle coste
libiche”. Li appoggiamo perche' siamo totalmente contro i respingimenti. (sulle condizioni dei “respinti” vedi: http://www.sanbenedetto.org.). E perche' si tratta di una visita
la cui apparente
“inutilita'”
(Gheddafi sara' di nuovo in Italia, al G8 di luglio, come presidente di turno
dell'Unione Africana) cela manovre di tutt'altro
tipo. Le storie di gasdotti e italici riscatti - che comunque non
condividiamo ne' condivideremo mai - sono ancora un epifenomeno. Dedicata ai promessi fidanzati “troppo
possibili”:
nota
Appoggiare non significa obbligatoriamente
partecipare. Amnesty International, Human Rights Watch, Fortress Europe (!)
et similia non godono la nostra
simpatia. In linea generale, l'Onda si trovera' in mezzo a carrozzoni di profittatori di guerra e a noti profittatori di guerra e pace. Gomito a gomito con i radicali. In altre parole: lo schieramento con il quale l'opposizione degli studenti si trovera' a condividere il proprio cartello e' desolante. Al tempo stesso, abbiamo fiducia che questo verra' compreso da ciascuno studente e che assai presto (ma davvero prestissimo) ci arrivino elaborazioni differenti che saremo lieti di pubblicare. Anche sotto il profilo culturale, senza offesa per nessuno, il “popolo dei Celestini”, potrebbe - a nostro avviso - esprimere qualcosa di piu' coraggioso. ******************** Un
altro sguardo:
libreria Rinascita
Roma,
Viale Agosta,
36 ![]() OSTERIA
CALCUTTA
di Marina Valente ediz. Sensibili alle foglie Sarà presente l’autrice di Danilo Licciardello
...e intanto, a L'Aquila...avevamo lasciato la
situazione cosi':
******************** Riceviamo e pubblichiamo:
Ci arriva di nuovo il Comunicato della Sapienza in Onda sulla contestazione alla
visita di Gheddafi.
Stralci:
...il diritto al dissenso,
pratica assolutamente vitale per una democrazia, viene di volta in volta
attaccato per criminalizzare le esperienze di movimento che all’università
continuano ad esprimere capacità autonoma di sperimentazione dei saperi, di
innovazione, di mobilitazione. ...la nuova occasione sarà
la visita del Colonello Gheddafi, invitato dal “Magnifico Barone” Frati a
parlare con le rappresentanze accademiche e studentesche l’11 Giugno: su quali
argomenti, a che proposito e per quale motivo sia stato invitato non ci è dato
saperlo...
...sappiamo benissimo che
dietro questo trattato ci sono ben altri interessi che parlano di centrali
elettriche, infrastrutture e sfruttamento delle risorse, un piano di
collaborazione che riguarda e vede coinvolti paesi dell’Africa occidentale e
dell'Europa, dall'Italia alla Francia (...) ma con questa mobilitazione vogliamo
porre soprattutto il punto su una questione che non riteniamo semplicemente di
diritto, ma una questione etica e politica.
...la nostra protesta si
vuole opporre in primo luogo all’articolo 19 di questo trattato che mette sullo
stesso piano la lotta al terrorismo, la lotta al traffico di sostanze
stupefacenti e l’immigrazione clandestina.
...riteniamo questo invito
inopportuno perchè in questa fase particolare della crisi che stiamo vivendo,
assistiamo nel nostro paese a un pesante processo di ridefinizione della
cittadinanza, dei codici dell'inclusione e dell'esclusione in termini di
razzismo e di restrizione complessiva delle libertà.
...le dichiarazioni di un
presidente del consiglio che afferma che l’Italia non sarà mai multietnica,
mentre la Lega aumenta il suo bacino elettorale su elementi xenofobi e razzisti
disegnano un governo che rivendica in toto i respingimenti in mare e quei lager
che sono i CIE.
...siamo intolleranti:
intolleranti al razzismo e alle politiche sull’immigrazione che negli ultimi
anni i governi italiani ed europei hanno scelto, intolleranti al tentativo del
governo di scaricare i costi della crisi sui migranti, sugli studenti, sui
precari e sui lavoratori. La
Libia si sta rendendo complice di una politica italiana fatta di
violazione dei diritti umani, delle libertà individuali
e collettive, di respingimenti e stragi in mare è per questo
motivo che l’Onda respinge Gheddafi. Sapienza in
Onda Risponderemo in serata sul web in merito alle
motivazioni per le quali non abbiamo pubblicato il testo. VENERDI’ 19 GIUGNO 2009 ![]() Sarà proiettato il Video: "Dichchi Na, Debo Na
!
Non cederemo
ne' ora ne' mai ! / We'll never give up!", di Danilo
Licciardello ******************** Resistiamo e
pubblichiamo.
(...) ma la fate finita con tutti questi giri,
rigiri, rimandi? E scrivete quello che pensate! Se qualcuno se la prende, se ne discutera'. No, non vi tolgo le castagne dal fuoco. Marina IN TROPPI...SCRIVONO AL COLONNELLO di Michele Gli
scrive Berlusconi:
“Caro amico ti
scrivo...”,
a titolo suo personale perche' il personaggio e' un noto mitomane. Ma
gli scrive anche per conto di multinazionali italiane e
aziendedi genere vario coinvolte nella Grande
Illusione della Nuova (nuova?) Frontiera che, sterminando indigeni
(come ogni nuova/vecchia frontiera) e con qualche perdita tra gli occupanti (stile
Nassirya), pianti l'italica bandierina su qualche duna farcita in noir. Il
colonialismo ha cambiato forma, per certe zone del mondo. Poi, oggi e' piu'
conveniente, in altre zone, spartirsi bottini e risorse in un contesto di
amorosi sensi. Hai voglia Gheddafi ad esibire sul petto la foto dell'eroe libico
Omar al Mukhtar: non incanta
nessuno.
Quando, poco tempo fa, trasmisero in televisione
lo sceneggiato su Mattei, una compagna disse che stavano facendo propaganda a
Marchionne (l'accordo Fiat-Chrysler era in via di definizione). Paolo rispose
che stavano facendo pubblicita' all'ENI. Mi ricordai di quanto mi aveva
raccontato Stefano, di come cioe' le truppe (troupe-troppe) della RAI
inquadrassero i valorosi militari italiani a Nassirya, ma con espresso divieto
di riprendere pozzi e trivelle. L'ingiunzione - che avrebbe voluto essere
persino spiritosa - era: “I
pozzi no. Solo le pozzanghere”. Stefano faceva parte di una di
quelle troupe, non parlava “per sentito dire”.
Insomma, avvenne un po' come per le donne afghane “liberate” dai valorosi yankees + alleati, costrette a
scoprirsi il volto al passaggio davanti alle telecamere per nasconderlo poi
velocemente appena fuori mirino (recentemente, qualcosa del genere e' stata
tentata per diffondere il panico della febbre suina. Diego, messicano, in
costante contatto con il proprio paese d'origine, ci conferma che la mascherina
non la portava proprio nessuno).
Tornando allo sceneggiato su Mattei, commentai: “Cazzi loro”, io domani vado in Svizzera. Un modo mio abituale per dire che qui non ci resistero' a lungo, con soddisfazione mia e di tanti altri. “ENI, FIAT, INDUSTRIE DI PUNTA O TACCO sempre imprese capitalistiche songhe e sempre ammute laimmo a castregna' ”, diceva mio nonno, nel cui linguaggio meticcio “castregna'”significava “mettere a ferro e fuoco e impiccare a testa in giu' i proprietari, e “ammute”“ significava “senza chiedere loro neanche le generalita'”. Ma non soltanto le imprese nazionali
e il presidente del consiglio scrivono a Gheddafi. Gli
scrivono i “giustizieri
d'Italia”, in toni diversi. Stefano Pedica, senatore dell'IdV lo ha atteso
per consegnargli un diploma di “dottor horroris causa per violazione dei diritti
umani”, nel quale vengono
elencate le ragioni dell’onorificienza:
“il colpo
di stato cruento e sanguinoso del ‘69, la cacciata vergognosa di 35 mila
italiani residenti in Libia, il terrorismo, la dittatura, le torture e il
ricatto, minacciandoci di far cominciare una nuova ondata di clandestini se
l’Italia non effettuerà nuovi investimenti in futuro”.
Potete non crederci. In tal caso, leggete http://www.carta.org/campagne/migranti/17741 dove il fatto e'
raccontato da un punto di vista differente dal nostro, ma
“sempre o stissi efatto
je' ” (come avrebe detto
mio nonno etc.).
Pedica s’è presentato
con una foto relativa alla strage di Lokerbie appuntata al petto.
Ragazzi...! Quel pasticciaccio assassino che vide coinvolti CIA e Mossad, si chiuse formalmente tramite un accordo siglato tra la Libia e gli Stati Uniti di Bush nell'ottobre del 2008 (vent'anni dopo: attentato di Lockerbie,1988) con un risarcimento delle 270 “vittime del terrorismo” per cui Tripoli pago' a Washington 1,5 miliardi di dollari. La Libia accetto' di risarcire, ma non si assunse la responsabilità degli attacchi. E perche' mai? Perche' avrebbero dovuto assumersela in piu' di un Servizio segreto (a proposito, non sarebbe il caso di smetterla di parlare di servizi “deviati”? I Servizi sono diritti e fanno cose perfettamente in linea con la loro funzione). Pero' tant'e'. C'era poco da perder tempo a commentare l'ovvio in merito alle elezioni del parlamento europeo. La cosa piu' rilevante - mi rattrista e mi fa riflettere il fatto che nessuno lo abbia rilevato - e' la vittoria dell'ignoranza. Vincono i due partiti piu' rozzi, ignoranti e illetterati che ci siano sull'italica piazza. E il terzo tiene. Pedica e' tra i vincitori. Non si puo' pretendere nulla. Scrivono
a Gheddafi anche gli studenti
dell'Onda. A Roma, alla Sapienza (davanti a Lettere e Filosofia),
cartelli e striscioni espongono l’immagine di “San
Papier” il santo protettore dei migranti, di tutti quelli che
muoiono in mare e di quelli che, una volta arrivati, vengono respinti nel paese
d’origine. Ci sono canotti che ricordano i gommoni con i quali molti clandestini
giungono sulle coste italiane, verniciati di rosso sangue. C'è un cartello in
lingua araba “No alle prigioni per i migranti in Libia, fuori
Gheddafi dall’università”. Gli studenti gridano:
“Gheddafi e Berlusconi li vogliamo sui gommoni”
e “Siamo tutti clandestini”.
Si manifesta anche contro la “militarizzazione dell’università” invasa da polizia e carabinieri. Tensioni e tafferugli (il termine: “cariche” mi sembra troppo), da stamattina. Fin qui tutto si tiene (piu' o meno). Ma non si tiene piu' quando gli studenti
dichiarano che “l'Universita' non e' luogo in cui
sponsorizzare trattati internazionali, ma luogo di produzione del sapere critico
e indipendente”. Ne' quando denunciano l'arrivo alla Sapienza di
Gheddafi come: “un’azione pubblicitaria per il rettore e
l’università, finalizzata a dimostrare che la Sapienza è alleata del
governo”. E allora giu' con slogan come “né frati né
colonnelli, l’università non è una vetrina”, e quelli contro
il rettore: passano da “Frati vergognati” a
“Frati rettore a Tripoli”(!!!).
Ne' si tiene
quando dichiarano: “L’Onda «respinge»
Gheddafi e Berlusconi”. Bhoom!
I due su nominati sono megalomani pazzi. Uno
dice: lo Stato sono Io (Gheddafi: “In Libia non abbiamo bisogno di
elezioni perche' il popolo governa gia'”. L'altro dice: lo Stato me
lo compro io.
L'Onda si dichiara in grado di
“respingere” entrambi. E come?
Triste.
Triste.
Comunque. “Cazzi
vostri”, io domani vado in Svizzera.
-a fare cosa?
-la mela sulla testa del figlio di Guglielmo
Tell. Almeno un brividino (forse, chissa', si spera) magari riesco ancora a
provarlo.
Michele ******************** Riceviamo e
pubblichiamo http://www.infoaut.org/articolo/liberi-dal-g8-e-dalla-repressione-diritto-di-manifestare-in-abruzzo ********************************************************************************************* Un abbraccio a
Clara, a Sara, a Pietro.
*********************************************************************************************se vi fosse sfuggito: ARRIVANO LE RONDE
NERE http://www.sanbenedetto.org/index.php?option=com_content&task=view&id=1122&Itemid=1******************** Prima che la situazione
degeneri ulteriormente esprimiamo il nostro punto di vista su alcune cose, in
modo da non creare equivoci. Non riteniamo che questa provincia sia sull'orlo di un colpo di stato, cio' nonostante, invitiamo a rivedervi “Cabaret”. Spaventati? Di gia'? La notizia riguardante queste ronde e' passata
quasi inosservata e, probabilmente, domani i giornali ci speculeranno sopra.
Utilizzo il termine “speculare” perche', a nostro
avviso, nessun giornale, in Italia, e' oggi veramente credibile e tutti sono “speculari”
a un'identica logica. Cerchiamo di spiegare quale sia in tre articoli. 1) LO TZUNAMI DEI
DIRITTI Mercenari,
mercanti, mendicantihttp://www.youtube.com/watch?v=rkRIbUT6u7Q&feature=related (immagine tratta dalla copertina del libro di Slavoj Zizek) a) MERCENARI I Diritti Umani. Tutti ne parlano, ne innalzano la bandiera, ne inventano di nuovi, sempre associandoli al termine “democrazia”. In una “democrazia” borghese, i diritti sono particolarmente storti, il solo parlarne e' generalmente utile a molteplici usi di potere e controllo. La loro esistenza crea posti di lavoro e permette quella dei Mercenari dei diritti umani, che ci sono particolarmente odiosi. Sono ovunque. Dietro svariate sigle di ONG, di associazioni “umanitarie”, “sociali”, di “Ricerca, Sviluppo e Cooperazione”, al soldo del Potere, impegnati su piu' fronti (gia questo la dice lunga). Tra questi fronti (tutti comunque “bellici”), ne consideramo due: a) il controllo dell'opinione pubblica. Attraverso l'utilizzo di dati contraffatti e di tecniche di manipolazione di massa, vengono imposte determinate logiche e non altre, vengono demonizzati certi Paesi e non altri. I diritti sono storti, ma non lo sono affatto le organizzazioni che se ne fanno promotrici che assolvono soltanto i compiti loro assegnati da chi, di volta in volta, decide cosa si debba pensare. Cosa sia giusto e cosa non lo sia. Quali libri acquistare, a quali informazioni dare credito. Regole “etiche” di comportamento. Ciliegina sulla torta: imponendo il tutto in modo tale da permettere l'illusione di avere liberamente scelto. E' in nome dei “diritti umani” che si avallano invasioni e massacri utili ad esportare democrazia e si costruisce nella testa dell'opinione pubblica (che tanto pubblica non e', essendo stata privatizzata da tempo) l'idea che tutto cio sia giusto o, al piu', una male necessario. b) azioni
dirette, che possono comportare coinvolgimento diretto in stragi, colpi di
stato, omicidi veri e propri.
http://www.laltralombardia.it/public/docs/venezuela11.html * Human Rights Watch.
I mercenari dei diritti umani travolgono l'informazione come uno tzumani, sono tanti e sempre pronti a vendersi al miglior offerente. Non hanno in testa alcun pensiero proprio, solo una quantita' di zeri al termine di una lunghissima cifra che si aspettano e pretendono di ricevere. Sono pronti a tutto, ai peggiori tradimenti e alla peggiore vigliaccheria. In un mondo in cui tutto e' merce, sono come i prodotti geneticamente modificati di un ipermercato (globale). In un mondo in cui il denaro e' virtuale, puo' capitare che si vendano per equivalenti: successo, potere, autogratificazione, etc. Mimetici e infiltrati ovunque. b) MERCANTI Va da se', sono quelli che acquistano i mercenari. Non li incontrate mai (neanche se frequentate il “Billionaire” o altri luoghi cosi', cosa della quale, peraltro, dubitiamo). Qualcuno sara' tentato di identificarli con il direttore della banca che gli ha negato il prestito. Altri con il proprietario della fabbrica che lo appena cassa-integrato. Altri ancora avranno avuto l'impressione di individuarne le fattezze nell'avvocato che non li ha difesi come avrebbe potuto/dovuto e ha permesso che venissero cassa-interrati senza neanche la cassa. Non e' cosi'. O meglio: questi sono i mercanti piccoli, quelli che fanno commercio della propria vita e di quella altrui, ma non sono i veri mercanti. I grandi mercanti non li incontra mai nessuno. E neanche si incontrano tra di loro. Si incontrano le figurine dell'album; loro no, perche' sono la figurina mancante. Concrete sono le persone che subiscono ancora un feroce dominio di classe. Tutto il resto e' falso: falsa la democrazia, falsi i diritti (non si e' affatto tutti uguali davanti alla legge, non fosse altro che per il fatto che solo i privilegiati - chiamiamoli cosi' - possono comperare e governare la comunicazione e l'informazione). L'economia e' divenuta troppo astratta, certo; ha separato ciascuno dalle proprie esigenze di vita, senz'altro; il capitalismo ha esposto il mondo ai capricci di un sistema di simboli, d'accordo. Ma e' il sistema simbolico, oggi, a governare tutto. Le figurine determinano la completezza del
gioco, ma non puoi colpirle ne' educarle, perche' non esistono. Il gioco ha
superato se' stesso e ha inghiottito la realta' fisica in un sistema di
simboli. Sono quelli che aspirano a
divenire mercenari, o piccoli commercianti di diritti, idee e
beni materiali (anche armi, perche' no? Il mercato non ha
etica), ma ancora non gli riesce. Non hanno le conoscenze giuste,
gli appoggi, l'estrazione sociale adeguata o la (pseudo)
cultura sufficiente (l'insieme di nozioni cioe', che servono a farsi strada).
I mendicanti si vendono per pochissimo, sono perennemente in saldi e la
possibilita' di un articoletto qua e la' (mondo dell'“informazione”), di
una conoscenza qua e la' (mondo della “rappresentanza”)
puo' persino bastare a soddisfare un narcisismo in bilico tra un ego
spropositato e la perenne insicurezza di se'. Un'ultima annotazione: lo
tzunami dei diritti travolge l'informazione, contribuisce in maniera
determinante all'ignoranza globale e concede avallo alle peggiori
schifezze. Ma vi siete mai domandati chi
paga tutto questo? “L’invenzione di Morel”, e’ un vecchio film di fantascienza, ma consiglio a tutti di recuperarlo da qualche parte. E' molto attuale. Un uomo - naufrago, evaso, comunque sbattuto da un’onda su un’isola abbandonata - vede, su una scogliera, figure di uomini e di donne che indossano abiti di un'epoca precedente e trascorrono una gradevole villeggiatura. Li spia ed e’ colpito da Faustine, che sembra non vederlo o non curarsi della sua presenza. Intrufolatosi in una villa, scopre che tutti i presenti lo ignorano. Assiste alla lite tra Morel e i suoi ospiti coinvolti, a loro insaputa, in un esperimento: sono stati ripresi, per tutto il tempo del loro soggiorno sull'isola, da una macchina che riproduce all'infinito 7 giorni di spensierata gaiezza. Gli ospiti raggirati sono preoccupati anche per la propria salute (gli operai su cui Morel aveva gia' fatto un esperimento simile sono tutti morti). Faustine è vissuta almeno 50 anni prima, immortalata e ciclicamente riproposta da una macchina. Il protagonista cerca di entrare anch'egli nella proiezione, per penetrare il piano della memoria di Faustine. Attiva la macchina, modella gesti e movenze su quelli di lei, ricreando l'illusione che siano avvenuti contemporaneamente. Ma la macchina, immortalandone l’essenza, non gli permette di esistere piu’nella realta: lentamente, il suo corpo va disfacendosi. Con le ultime forze, distrugge la macchina. http://www.youtube.com/watch?v=Px6-WNu3xv0 (Pubblichiamo
il testo integrale della lettera inviata alcuni giorni fa a Barack Obama.
Evvabe'. Andiamo avanti. Le figurine vengono proiettate
alla ribalta, immortalate nel loro tradizionale gioco: Il Mercante in fiera. La macchina inventata da Morel li costringe
a ripetersi all'infinito, posizionando denaro virtuale sul retro di un
mazzetto di carte. Puntano, comprano, giocano all'asta. La posta aumenta
col numero dei giocatori: piu' sono, piu' sembrano divertirsi. Barattano e si
scambiano capre e cavoli. Quando sono in difficolta' si vendono l'Uruguay
simulando che sia l'Alaska, poi la Finlandia millantando che ci sia il
petrolio. Il banditore, o mercante, e' il giocatore che dirige la partita
estraendo le carte da uno dei due mazzi del gioco e nascondendo l'altro. E' lui
a gestire l'asta, il baratto e le alleanze, sfoggiando eloquenza e
vivacita', per rendere piu' appetitosi gli acquisti. Regola vuole che, prima di
cedere una carta al migliore offerente, debba ripetere il bando ben 3
volte. E puo' offrire carte all'asta anche al buio, in modo che
nessuno ne conosca la reale quantità. Gestisce anche i premi, derivati dalla
somma raccolta, posizionandoli sulle carte predestinate ad essere
vincenti. Per mantenere alta la suspance, scopre per ultime le carte del
secondo mazzo (quelle con i premi), e per prime le perdenti, cosi'
l'attesa cresce e, con l'attesa, crescono i baratti e la
compravendita delle carte rimaste, il cui prezzo aumenta sempre
piu' col proseguire del gioco. Si puo' arrivare a cifre vertiginose. Non nascono invece in gran parte
dell’occidente. Calo pauroso delle nascite in tutta Europa. In Italia ci si e’
appena appena spostati dallo zero virgola qualche cosa solo grazie agli
immigrati. Ai prole-tari. L’Occidente: terra di vecchi, vecchia terra
corrotta e corruttrice. Gli Occidentali hanno persino tentato di clonarsi. L'IRAN ![]() Se tutto quello che l’Uomo ha è un tozzo di pane, due giorni,
E d’acqua fredda un sorso un istante da un’anfora rotta,
Perché bisogna esser servo di chi è da meno di noi?
Perché bisogna esser schiavo di chi, come noi, è mortale? (Omar Khayyam) Quanto sta accadendo in Iran, oggi, rientra nella strategia di potenza imperiale di figurine nordamericane, israeliane ed europee che, per conto di un Impero Mondiale in decadenza, tentano di accaparrarsi il controllo totale su un paese dove “qualcosa” sta loro sfuggendo di mano. Stanotte ho avuto un incubo. La mia casa crollava e arrivava Bertolaso che “ci pensava lui”. Una luna perdeva la sua stella e mi precipitava addosso. Un terrificante cane a sei zampe (animale estinto come l'unicorno) mi inseguiva sostenendo che era vivo, vegeto, e lavorava per me. Non mi dava tregua: mi appariva in televisione, fauci spalancate; mi perseguitava dai cartelloni pubblicitari; mi minacciava se mai avessi avuto in mente di istallare un impianto di riscaldamento autonomo, a pannelli solari oppure con una diversa compagnia. Il sogno di un altro entrava dentro il mio. Marco Polo mi raccontava che, quando detto’ in lingua d’oil Le deuisament du monde a Rustichello da Pisa, intendeva tessere l’elogio del livello di civilta’ visto in Cina, del tutto sconosciuto e neppure paragonabile a quello dell’Europa ma, quando il testo divento’ il “Milione” - in riferimento alla quantità di beni amministrata dal Kublai Khan - questa parola si impresse cosi’ a fondo nell’animo mercantile dell’Occidente che l'Est rappresentò sempre piu', nei secoli, il miraggio di ricchezze e guadagni favolosi. Una mia amica, appena tornata dalla Cina, interveniva nella conversazione confermando che i mercati dell’Est hanno sempre fatto gola agli occidentali che, dell'Oriente, hanno sempre cercato di sfruttare tutto: risorse, cultura, abitanti. In particolare, la Cina non fu scoperta dai ricchi mercanti veneziani della famiglia Polo, a meta’ del 1200, rapporti commerciali esistevano gia’ ai tempi degli antichi romani che cercavano di accaparrarsi seta e armi. Marco Polo ammetteva di avere rubato il baco, ma sosteneva che, quel furto, paragonato a quelli di poi, equivaleva al furto di una mela operato da un ragazzino. Gli antichi Romani, i mercanti di Venezia, la Compagnia delle Indie…tutti i poteri occidentali si sono arricchiti con l’Oriente, serbatoio di ricchezze, “bizzarrie” e tesori. L’Oriente invece, fino ad anni recenti, si disinteressava dell’Ovest che aveva veramente poco da offrire sotto ogni punto di vista. Anche quando Costantinopoli (Istambul), divenne parte dell’impero romano, base di partenza per le carovane dirette in Asia, il viaggio era comunque pericoloso. Strada pesante, scontri fra templari ed eserciti musulmani, sete, deserti, freddo di montagna. Soprattutto: anche i romani, come poi Marco Polo, dovevano attraversare Armenia e Georgia, affrontando i loro proverbiali nemici: i Seleucidi, che occupavano tutta la zona mediorientale, i Sasanidi, poi gli Arabi e gli imbattibili Parti il cui territorio era passaggio obbligato tra Oriente e Occidente e avevano interesse al controllo delle vie carovaniere (inclusa la via della seta). Nonostante cio’, e la lontananza, i Cinesi conoscevano l’impero romano, lo chiamavano “Tzat's In”. Gli annali dell’epoca della dinastia Han parlano del sovrano “Huang Hung”, che risulta essere Marco Aurelio. Le fonti latine definiscono la Cina “Catai”. I romani sapevano bene dove stavano Cina e India, le indicavano sulle mappe e con entrambe avevano scambi commerciali e culturali. Marco ammetteva di essere stato il 1° europeo a vedere fontane zampillanti petrolio, ma negava ogni responsabilita’ in merito, dal momento che l'utilizzo del petrolio resto’ un mistero per secoli. Solo quando il segreto fu scoperto, il petrolio divento' sinonimo di potenza. Nasce una questione tra loro due. Marco sostiene di essersi si’ arricchito trafficando con l'est, ma di avere sempre rispettato l’“etica del commercio”, al punto di divenire consigliere, ambasciatore e uomo di fiducia del Kubilai Khan. Giovanna nega assolutamente l’esistenza di una tale etica e gli ripete a memoria -sua - alcuni passi di Engels. Arriva Alessandro Magno e, con la radicalita’ che gli e’ propria, taglia il nodo della discussione dando una sciabolata in testa a tutti e due (si sa, in India, pianse per non potere andar oltre). Ma questi sono incubi miei. Mi sveglio all'improvviso e scrivo: Iran: cronaca “immaginaria” di un genocidio annunciato. Di come i “democratici” di ogni livello e grado, i
“difensori dei diritti umani” preparano il terreno per una delle solite Rivoluzioni
colorate (Serbia, Georgia e Ucraina), o anche
solo tentate (Venezuela, Bolivia, Libano, Uzbekistan) con la
complicita’ di tutti gli imperialisti e anche di quelli che potrebbero
denunciarlo e non lo fanno. Eccoli di nuovo: Cia, Mossad, USA,
NED, Soros, Otpor, Amnesty International ...cosa c'entra Amnesty? Dunque, IRAN PASTICHE, ricetta imperiale classica: INGREDIENTI (li trovate tutti
al mercato) -Prendete una televisione anzi, prendetele tutte e accaparratevi tutti i giornali e diverse reti internet (tutto a livello internazionale). -Diffondete a pioggia (a diluvio, se riuscite) attraverso i media d.c.s. il terrore del diverso, dello straniero, del nemico alle porte, degli Arabi in particolare, come minaccia della civilta' occidentale. -Dettate per tre volte, parola per parola, cio' che la stampa (tutta) deve scrivere e le istruzioni ai partiti (tutti) fino a ricavarne un composto omogeneo. Quando gli ingredienti saranno ben mescolati, otterrete un impasto molliccio, pagato e/o terrorizzato e un'opinione privata (comperata) che si sentira' costretta ad immaginare di dover difendere il patrio suolo (dalla calata dei barbari, dai Mori in nome della cristianita', etc.). E, nei paesi interessati, a rivendicare i valori europei . Nel frattempo, vi sarete assicurati che una crisi sistemica abbia indebolito le tasche di tutti i popoli e che l'Alta Finanza elegga in Usa un Salvator Mundi cui affidarsi, appellarsi, vendersi (ulteriormente). A questo punto, le folle prezzolate, sobillate, corrotte in precedenza, dovranno scattare immediatamente (se scattano anche prima dell'annuncio dell'esito elettorale, non c'e' problema: nessuno ne terra' conto). I “riformisti” dovranno gridare ai brogli (anche nel caso in cui ci fossero 12 milioni di voti di differenza) Qualcuno tra loro dovra' essere sacrificato, dura lex. -Accettate tutti i giornalisti e gli osservatori internazionali (assicuratevi particolarmente che siano presenti: RAI, CNN, Reuters, Fox , NBC, NY Times, Time) in modo da dare voce solo ad intervistati dell’eversione filoccidentale. Poi, mandateli via. - Adesso manca il tocco d'autore. Poiche' il “democratico” ammazzamosche presidente degli Stati Uniti d'America + dintorni non puo' ufficialmente cambiare con la forza le carte elettorali in tavola (nonostante tutti gli ingredienti-marchingegni adoperati), senza una precisa richiesta da parte del suo staff, scendono in campo altre figurine. Nientemeno che il suo vice, Joe Byden (di lui avevamo scritto subito dopo l'ascesa al trono del signor Obama, in un pezzo in Immagini e parole dello scorso anno, dal titolo significativo: “Una poltrona per due”). Un vice e' un vice, e una sua ragion d'essere ce l'ha. Cosi' Obama afferma che, per lui, Amadinejad e Mousavi “sono pari”, la stessa cosa. E Byden lo sconfessa, parlando di “dovere morale” di intervenire, per esportare la democrazia e tutte quelle balle li'. Ma non basta ancora: l'espressione “dovere morale” rimbalza ovunque, in un caleidoscopio impazzito: giornali, televisione, partiti. Tutti a specchiarsi uno dentro l'altro. Si ride per non piangere. (La situazione peggiora). Oramai sono del tutto sveglio. Eccoli, i morti. Ragazzi che
si danno fuoco dentro le moschee, giovani donne uccise. L’impressione e’ quella
di una guerra civile. Le immagini le manda una rete inglese
dal confortevole caravanserraglio ove adesso si abbeverano tutti i
giornalisti internazionali - gli inglesi unici ammessi? C’è poco
da fidarsi -. La RAI passa anche la strisciata di un’altra catastrofe
annunciata, in Turchia. E trasmette la tragedia di una Somalia che, ridotta a
brandelli di carne e sangue, e' divenuta - dice la speaker - campo di
addestramento di Al Queida e implora l’Occidente.
Al Queida riappare anche in Iraq, morti e feriti.
Tutti chiedono aiuto al Salvator Mundi perche’ intervenga. Non se ne puo’ piu’.
Mousavi vuole nuove elezioni sotto l’egida ONU. Non ci sta a perdere, costi quel
che costi; minaccia di suicidarsi. Ma, per un Mousavi morto,
se ne inventerebbe un altro. E non e’ detto che non abbia ricevuto minacce dai suoi
padrini o che non tema di essere fatto fuori, cosa che darebbe una grande mano
a chi ha deciso di spodestare, in Iran, forse l’unico che, almeno a livello politico,
difende i diritti di esistenza in vita del popolo palestinese
(Ahmadinejad, tra il vituperio generale, alla Conferenza di Ginevra per i
diritti umani). Un'ennesima figurina sara’ piu' pronta a collaborare con
gli Usa e con Israele per “scampagnate” umanitarie in Afghanistan, in
Pakistan, ovunque venga deciso di sterminare popoli di troppo. E si
disinteressera' della Palestina. Tutti i mercanti dei diritti storti (destra
e falsa sinistra occidentali) appoggiano il “Cambio della Guardia”, supportano
la menzogna dei brogli e Mir-Hossein Mousavi, campione
della democrazia contro il fondamentalismo e il terrorismo. Invece
e’ il candidato degli Usa, la loro spia, un loro fiduciario. 1) Nel fatto che i poveri, mentre
si cerca di cancellarli dalla carta geografica, si moltiplicano per ogni
dove. Non riescono ad eliminarli dal mirino delle telecamere neppure i
mercenari dell’informazione: sono troppi. Quando, nel 1978, gli Usa finanziarono la “rivoluzione” di
Khomeini e la cacciata dello Shah, lo fecero per il timore che un’insurrezione
popolare a breve scadenza facesse entrare l’Iran nell’orbita sovietica.
Khomeini stermino’ i comunisti islamici e, con gli Usa e Israele, distrusse l’Iraq di
Saddam, aggredi’ l’Afghanistan, dopo essersi reso complice dei Contras nicaraguegni (tutto sul blog d.c.s.). Oggi pero’ la “plebaglia” prole-taria e’
aumentata per numero in modo vertiginoso e Amadinejad
non e’ piu’ un alleato affidabile per gli Stati Uniti: sostiene i Palestinesi e
farnetica di egemonia nazional-regionale. Meglio sostituirlo con
un burattino piu’ ossequioso e corrotto. Akbar
Rashemi Rafsanjani, capo della mafia del petrolio filo-Usa e’ troppo
sputtanato, impresentabile. Mousavi, il suo
delfino, e’ l’uomo giusto. Gli Usa dichiarano loro interesse prioritario che “l’Iran non
abbia armi nucleari e non fomenti il terrorismo” e finanziano la costosissima
campagna elettorale di Mousavi - ma non c’era la crisi? - che ha
incluso i soldi dati o promessi per sobillare le folle creando le premesse per
un’altra rivoluzione colorata. L’arroganza,
la supponenza degli occidentali e dei loro sostenitori (mercenari, mendicanti e
mercanti) e’ paragonabile solo alla loro vigliaccheria. Immortalati nella loro falsa
esistenza dall'invenzione di Morel, possono solo perpetuare il loro
modello, disprezzando le altre culture - che gli permettono il proprio
fasullo stile di vita -, non provando neanche a comprenderle. Proiettando su
altri (“nemici”), la propria mostruosita'. La TV arriva a paragonare la
giornalista spiona iraniano-americana Roxana Saberi ad Ilaria Alpi. Ma non
viene in mente a nessuno che fine abbia fatto la prima e perche' la seconda sia
stata rilasciata? No, non viene in mente. Sono “notiziuole”, tra una
velina e l’altra, un quiz a premi e la pubblicita’ al sogno di uno che sara’
pure stato fatto saltare dalla CIA & affini con l’elicottero in volo, ma
cio’ non e’ sufficiente a farne un eroe. Il suo sogno non e’ il mio. Non e’
quello di nessuno qui al web. L'effetto ipnotico “eroici
occidentali contro le dittature del mondo fomentate da Al Queida
(che, dovunque lo piazzi, funziona)” rafforza tra l'opinione
privatizzata l'idea che tutto cio’che non e’ Occidente sia da distruggere o
(il che e' lo stesso), da asservire e sfruttare tramite fantocci incoronati
dalle multinazionali western. Avra' le sue ragioni? Puo' darsi ma, al
momento, va bene anche cosi', eurocentristi del
cazzo... (espressione tratta sempre dal blog di Grimaldi). ![]() Riceviamo
tanti commenti a questo articolo, al momento pero' non apriamo una
discussione tra tutti. Lo faremo, semmai, piu' avanti. Pubblichiamo
solo due e-mail, su un problema che ci sta a cuore: - Cara Osteria Calcutta, condivido molto dell'articolo di Michele Sferra, che mi ha aperto gli occhi su tantissime cose. Ma c'è un punto che non e' stato nemmeno accennato: la questione femminile. Ahmadinejad non fa che proseguire la politica anti-femminista del suo predecessore e le donne contano in Iran meno di zero. Vengono costrette a coprirsi, considerate impure, impiccate, lapidate, messe in carcere. Non hanno alcun diritto. Vi sembra proprio il caso di difendere un regime del genere? Alessia - Cara
Alessia, noi non difendiamo affatto il governo di Ahmadinejad (grazie a
Dio, siamo anarchici!). Ma, al tempo stesso, non crediamo che, in
Occidente, le donne vivano - o abbiano mai vissuto - in una condizione
migliore. Non riteniamo percio' che, appoggiandosi allo stavenduto
Mousavi e alla sua politica amerikana, miglioreranno la loro
condizione.
Nuovo post di Fulvio Grimaldi, aggiornato, sull'Iran: http://fulviogrimaldi.blogspot.com/2009/06/con-questi-non-vinceremo-mai-iran.html Questo
articolo non avrei dovuto scriverlo io, ma -stranamente - le idee
che ho espresso nell'articolo precedente hanno avuto successo
internazionale (vabbe'...esagero per vanagloria...pero' sono comunque
piaciute molto, qui in redazione), cosi' mi e' stato chiesto di completare gli appunti
affastellati su questo inconcepibile tavolo (e seduto su uno sgabellino da pianoforte, perche' di meglio non c'è). Iniziano cosi': C’è un aspetto curioso nel cambio d’usi e costumi.
Quello di modificare i nomi dei pasti principali. E’ un aspetto secondario ma,
proprio per questo, non se ne capisce bene la ragione. Tanto tempo fa (non so
se sia ancora cosi’), i ricchi e i borghesi, intellettuali e snob, decisero che
il pranzo non avrebbe piu’ dovuto definirsi tale, ma “colazione”. Avvenne in parallelo
a quando cominciarono a nominare “barca” i sessantatre metri e passa con su
scritto “Grazie papa’”. Da un po’ di tempo la cena la chiamano “aperitivo”. Fa tanto “in”. Nella generale omologazione di costumi e abitudini, anche ai compagni capita di incontrarsi per
un “aperitivo” (significa sedersi e consumare
ettolitri di alcoolici e cibo a volonta’). Sono capitata a uno di questi
“aperitivi”, non parlo per “sentito dire”. Certo, e’ strano. Se domandassi a
Gianni o a Danilo, agli amici di Michele della casa famiglia, il permesso di poter offrire loro un
“aperitivo”, penserebbero che io sia impazzita. Se ne offrissi uno ad Ahmed, che dorme sotto il cavalcavia e non mangia mai, mi
risponderebbe con una parolaccia in lingua berbera che non comprenderei affatto nel
significato letterale, ma sufficientemente in quello figurato che lo
accompagnerebbe. Naturalmente non lo faccio, mi limito ad invitarli per una
pizza o una birra doppia... Ora continuo io. ![]() Inizio col pormi una domanda (ma non daro' risposta). Perche’ e’ tanto difficile
utilizzare un linguaggio diverso da quello dei “padroni del vapore”? A me sembra che, anche con tutti questi
miti/riti, si finisca col ribadire una distanza dalle classi popolari. Lasciamo
che sia la borghesia a non mettere il naso fuori dal proprio cortile e perda
tempo ad arrovellarsi su dubbi amletici inerenti a frittate (pardon:
“omelettes”) da combinare o da aspettarsi! Per loro gli
aperitivi esistono perche’, dopo, ci sono: un antipasto, un pranzo con piu’ portate, il dolce, il
caffe’ e l’ammazzacaffe’ (e lo stesso all’ora di cena). Per noi che mettiamo
insieme un pasto con difficolta’, l’aperitivo non ha senso. In Palestina, in
Somalia, in Senegal, in tante parti dell’India, in Bangladesh, nella maggioranza dei luoghi della terra, parlare di
aperitivo e' uno schiaffo. Una beffa. Non si puo’ credere che il mondo finisca alla birreria all’angolo
dell’Universita’ occupata, della casa occupata, della manifestazione di piazza.
Solo a titolo d'esempio (tra i moltissimi possibili): se non ci si proietta in un’ottica ampia, ho paura che il migrante
conosciuto per caso potrebbe sembrare il prototipo
dei migranti. Neanche la classe operaia di questo paese, disgregata, resa muta da
sindacati
venduti al tavolo delle concertazioni, istigata dalle televisioni e con
coloro che la compongono messi uno contro l’altro, dislocati e
flessibilizzati, rappresenta piu’ all'interno di un solo paese quello che un tempo si
definiva “il soggetto di classe”. ...Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" , a un turbine di emozioni , proprio quelle che fanno brillare gli occhi, e fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti... Muore lentamente chi non capovolge il tavolo quando e' infelice sul lavoro, chi non rischia il certo per l'incerto per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire i consigli sensati... Muore lentamente chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante... (da: “Chi muore?”, di Pablo Neruda) Una sera ne parlavo con un mio amico. Lui diceva: “Bisognerebbe lasciar perdere qualunque possibilita’ di carriera, studi, universita’, lavori fissi, precari, flessibili e a part time. Licenziarsi. Non lavorare proprio. Non farsi prendere dall’ingranaggio. Vivere in comune. Smetterla di frequentare sit in e parchi giochi. Trasformare i Centri Sociali in comunita’ per persone che abitano la strada. Invece dei boicottaggi, occupare piuttosto le fabbriche, espropriare le televisioni, proiettare cinema per le strade, diffondere Arte, musica, costruire universita’ popolari, anche itineranti, dove insegnare quello che si sa e imparare quel tantissimo che non si conosce. Acquistare il minimo indispensabile, scambiare in continuazione, tornare al baratto. Non sposarsi, non accettare contratti di alcun tipo. Una vita di austerita’? No!!! Dio o chi per lui ci salvi!!! Riprendiamoci le brioches! E una vita da appassionarsi, da riacciuffare, da godere, da lottare, una vita-vita. Nessuna schiavitu’ dal lavoro e nessuna regola. Non esistono solo quelli che reclamano diritti allo stato, esistono – e sono tanti – quelli che non vogliono nulla dallo stato, che non lo riconoscono proprio. Piu’ ottenete diritti e piu’ vi stanno imbrogliando. Meno ve ne concedono piu’ significa che siete sulla strada giusta. Sono patetici quelli che ancora parlano di necessita’ di individuare il “soggetto di classe”. Ce l’hanno di fronte e non lo vedono”. Sulle prime, mi sembro' un po' un delirio. In fondo, anche i governi invitano all'austerity - c'e' la loro crisi -e quelli che propagandano la decrescita
mi danno sempre tanti dubbi. Mi ci volle un po' di tempo a capire che
Sergio non stava parlando di questo. Lui si riferiva al rifiuto delle
categorie , degli strumenti e delle aspirazioni indotte dalla middle
class. Qualcosa di vero, nel suo discorso, c’era, anzi, molto, nel ragionamento di uno che vive
proprio come le parole che dice. E con gioia.
Perche’ qui c’è l'aspetto della questione che mi ha fatto riflettere.
Quelli che sembrano possedere tutto o comunque moltissimo piu' di me, mi
sembrano tanto tristi. Io non riesco piu’ a
vedere,
in Italia, non dico felicita’ - che sarebbe troppo - ma neanche allegria nei
visi di
questi forzati del lavoro, dei mutui, delle rate della macchina da
pagare. Osservo
vite adulte strangolate dalla dipendenza da qualche cosa, amicizie
formali o
strumentali, nessuna capacita’ d’amore. Ragazzi infelici che ripetono
rituali
di gruppo, per noia, per quel sentimento diffuso di assenza di futuro che
li spinge a preoccuparsi principalmente di “riuscire” nella vita. Ma riuscire a
che?
Quelli che non possiedono nulla, o quasi, sono differenti. Io, come in una vecchia canzone, ho visto anche degli zingari felici...http://www.youtube.com/watch?v=vrxXlEguX0c&feature=related Esiste un preconcetto duro, a morire, che vuole le persone povere infelici per definizione. I ricchi non sopportano che chi possiede meno di loro possa anche ridere e divertirsi. I poveri devono essere seri e tristi per definizione e per forza. Neanche un sorrisetto ogni tanto. In questo modo acquistano risalto le comodita’ borghesi. I portatori insani di tali comodita’, quelli che - chissa' poi perche' - si sentono sulle spalle la responsabilita’ degli orrori del terzo Reich e magari anche quelli della conquista del west, possono autoconfermarsi. Per un intreccio di sensi di colpa innestati su variabili individuali, proiettano all'esterno la proria insoddisfazione nel tentativo (vano) di sbarazzarsene. Questo meccanismo si chiama Identificazione Proiettiva (I.P.) e io lo so perche’ ho frequentato i Centri Diurni. Rifiuto in totale tutto cio’ e, una volta, feci parte di una Commissione di noi malati che - ricordo a memoria - rivelo' ad illustri clinici questa semplice verita': “le persone povere, in ogni parte del mondo, prendono quello che di bello c’è nella vita, non lo sprecano neanche per gettarlo adosso agli altri. I borghesi, al contrario, perdono tutto, gettano via tutto, per vigliaccheria. La loro infelicita’ e’ tale che la trasformano in rabbia e, sapendo di sbagliare, sono costretti da una coazione a ripetere a proseguire un percorso deviato. Orologi impazziti, attaccati a sacri testi-coli di psichiatria, di psicoanalisi, di politica, di sociologia, che “sacri” non lo sono piu’, e non lo sono mai stati. Coloro che lo credono sono come quei collezionisti di libri antichi che, in un modo ossequioso, riservano alla carta stampata una reverenza che meriterebbero soltanto le persone, cose vive della natura. A parte i fascisti, i nazisti e gli ambigui, che meritano solo Piazzale Loreto”. Potete non crederlo, ma fu un successo. E vedemmo facce diventare verdi di rabbia, bile e invidia. Da ragazzo, neanche io comprendevo bene la differenza tra l’apprezzare un pensiero (per me: quello di Malatesta) e venerarne l’autore, invece di considerarlo soltanto una persona che aveva scritto delle cose che mi interessavano e da cui potere liberamente estrarre quello che di utile e attuale mi sembrava che ci fosse. Poi, per tantissimi, era cosi’ urgente ribellarsi a genitori bigotti, moralisti, maschilisti, o che avevano gia’ scelto il futuro dei propri figli (fede, identita’ di genere, tutto) da non potere evitare di abbarbicarsi a un altro protettore. Oggi che i “santini” hanno perso forza in quanto tali, ci sentiamo tutti piu' leggeri e piu' liberi. Possiamo rileggere cio' che ci pare e anche altro. Umitza legge il palmo della mano e ne indovina piu' lei di quante non ne abbia indovinate Karl Marx. E' una fortuna: le sue predizioni passano per un contatto fisico, attraverso le vibrazioni di una mano che si tende all'altra. Una carezza, non elucubrazioni mentali. Questa generazione degli aperitivi io la vorrei vedere libera da qualunque dipendenza, perche' puo' esserlo e ha tutte le capacita' di incontrare il mondo. Di ri-appassionarsi. Gli ultimi anni hanno rimescolato tutte le carte. Ora, “filosofi e miserabili” non rappresentano piu’ la verita’ sub-prema. Come per i mut(u)i sub-prime, dopo c'e' solo crisi e crisi. Il “metodo scientifico” e’ materiale d’archivio e questo offre uno spazio immenso attraverso il quale guardare. Non siamo stati una generazione troppo seria e infelice, non direi. Ci siamo anche divertiti, abbiamo riso e pianto. Amato e odiato. Di sicuro abbiamo provato emozioni forti e, altrettanto sicuramente, abbiamo pagato prezzi spropositati. Ma non abbiamo mai abbandonato la lotta e, oggi che e' possibile rimettere, al centro della vita, la vita stessa (mai contenuta dentro formulette), ne siamo doppiamente felici. La loro
crisi se la pagheranno da soli solo se gliela faremo
pagare. L’ostacolo che si mette di traverso, non sono le “figurine”
costrette ad utilizzare, per le loro compra-vendite, parole
d’elites, comprese al
massimo da qualche secchione dell’Universita’ (ne esistono ancora?
Dubito). Non
e’ pero’ neanche la “logica degli aperitivi”, piccolo e secondario
esempio di
un modo di vivere che ne ricalca un altro. Personalmente credo che il vero
problema sia stato, in Italia, l‘ingresso della “societa’ civile” nelle lotte
dei poveri.
Le truppe d’assalto della “societa’ civile”, con il loro pacifismo a
oltranza, la loro malafede (e maledizioni) sono state infiltrate
nel
movimento per distruggere le barricate. E’ stato sempre cosi’, anche
storicamente. E allora guardiamolo ad occhi ben aperti l’altro mazzo di
carte (quello nascosto dal
mercante in fiera): in ogni
democrazia e dittatura e' stato favorito l’emergere, al proprio
interno, di una middle class, rimandando a data da destinarsi la vera
liberazione delle masse. Come uno tzunami, questa parte di societa’ inventata, ambigua, falsa per definizione e portatrice di diritti storti ha alluvionato
le piazze, insinuandosi ovunque. Prima subdola, poi iniziando a dettare regole
di condotta, decidendo per tutti. Sono abituati cosi’. E’ sempre la stessa
logica: quella delle invasioni esportatrici di democrazia,
in realta’ armate
e assassine, ovunque nel mondo. Prima ce ne libereremo, meglio sara’:
loro
non si autodistruggono; congelati dall'invenzione di Morel, continuano,
tra un aperitivo e l’altro, a porsi domande retoriche e ad
anticipare retoricamente le risposte alle domande che
dovrebbero porsi gli altri. Analfabeti della comunicazione umana,
consacrati a un qualunquissimo Dio, perennemente in dubbio sul bisogno
di essere fedeli agli “inviolabili” testi, con la neppure tanto segreta
speranza di un'“avanguardia” che
li trascenda, andando oltre loro. Nascondendosi il pessimo giudizio che hanno di loro stessi dietro il
disprezzo per una delle piu’ grandi conquiste degli anni ’70, la consapevolezza
cioe’ che: “il personale e’ sempre politico”. Per me, http://www.youtube.com/watch?v=YopVAN2--n0 . E senza alcun rimpianto. Come al solito, volendo esprimere il
punto di vista di un’Associazione, ho finito per esprimere il mio e non credo
di avere contribuito ad esporre un pensiero lineare, che non generi equivoci. Forse, a una discussione. Cara
Stefania, e’ vero, i diritti
umani sono nati come costruzione ideologica a salvaguardia di un
privilegio, coprono e legittimano imperialismo occidentale, interventi
militari,
sacralizzazione del mercato e ossessione del politically correct. Ma perche’ sfuggano
al controllo del potere e producano effetti reali, cambiando veramente
“il corso della Storia”, occorre, a mio avviso,
che i compagni ridefiniscano il senso di questi diritti
“sinistri”. Gli intellettuali aderiscono alle iniziative di lotta e poi
si occupano, di “ordine internazionale”, sua salvaguardia e
persistenza? Si', e' vero, ma non sono i veri interlocutori. Sono
borghesi, che aspirano a un grande ruolo
e a un grande portafoglio.
Sono complici per vigliaccheria e il capitalismo non e’ un loro nemico
diretto. Si definiscono “anti” anche per darsi un'identita’
moralisticheggiante, che permetta loro di raccontare bugie a se'
stessi, oltre che agli altri.
Hai ragione, questi auto-mistificatori farebbero meglio ad animare le
masse
opposte, a loro + affini…e, in effetti, i loro articoli vengono pubblicati dalle edizioni Arianna e dai siti dei kriptofasci... ...ehi, ma che sto facendo…questo non e' un appunto...e’
una lettera personale…vabbe’, la lascio qui, sembra in linea col discorso...comunque, un piccolo scherzo, lo voglio
fare a chi mi ha incollato al PC a salmodiare sopra una tastiera
dove, ogni volta che spingi il tasto “Invio”,
salta tutta la pagina….su un banchetto da pianoforte spacca-schiena…ma
tu... mi spieghi come fai? Mistero. Poi, me l’hai quasi imposto di stare qui…e “imposto” a me...ah, se
ti piglio…
http://www.youtube.com/watch?v=zRV7RAg5iyA Tanto domani lo cancellerete, .e' uno scherzo riservato ai nostri lettori della notte... Michele Sferra *********** Caro
Michele, invece non cancelliamo proprio nulla. E ti offro un posto da
capo-redattore sostituto-non retribuito - del web, vacante fino al
ritorno di Paolo da Parigi (un mesetto). Marina *********** A proposito di "Diritti Umani". Riceviamo, pubblichiamo e ringraziamo ASUD per la segnalazione:
ENI premiata per
Responsabilità Sociale: una farsa all'italiana ![]() L'amministratore delegato
di Eni, Paolo Scaroni, è stato insignito pochi giorni fa del premio Corporate
Social Responsibility Award 2009, assegnato dalla FPA - Foreign Policy
Association alle aziende e alle personalità distintesi nella responsabilità
sociale di impresa e nel contributo allo sviluppo sostenibile delle aree in cui
operano. Probabilmente
la FPA ha dimenticato, prima di decidere di assegnare il premio
all'impresa petrolifera nostrana, di monitorarne l'operato nei circa 70
paesi in cui è presente, dove forti sono i dubbi sulla sostenibilità
ambientale e sociale delle attività estrattive, come nel caso
della Nigeria, che rappresenta il caso più eclatante di reiterate
violazioni dei diritti umani e delle normative ambientali.
L'ENI - così come gran parte delle
multinazionali presenti nella regione - utilizza in Nigeria e in altri paesi
pratiche vietate in Europa: tra esse il Gas Flaring, che consiste nel bruciare a
bordo-pozzo il gas di scarto. Tale pratica, altamente inquinante, ha reso la
Nigeria il primo paese al mondo per inquinamento da CO2 causato da Gas
Flaring. E' di pochi giorni fa il video-shock: Il
video mostra senza possibilità di equivoci le barbarie commesse dalle
forze armate nigeriane, che non esitano a massacrare civili innocenti
per difendere i profitti delle imprese del petrolio.La nostrana Eni
continua a fare affari lucrosi con quel governo, colpevole di un
genocidio perpetrato da ormai mezzo secolo. Sono forse tenuti in conto il concorso in violazioni di diritti umani, lo sfollamento massivo, l'aver causato
contaminazione insanabile di una intera regione nelle credenziali per
l'assegnazione del premio per la responsabilità sociale d'impresa? Tutto su: *********************************** ESSERCI NEL CONCRETO ANCORA UN RICORDO http://www.youtube.com/watch?v=ymmUo8XD_-o *********************************** Riceviamo, pubblichiamo (e facciamo circolare l'informazione) 1° EN FRANçAIS, 2° en ITALIEN LES CENTAINES DE FEMMES, D'HOMMES, D'ENFANTS SANS PAPIERS, EN MAJORITÉ
AFRICAN[E]S, OCCUPANT DEPUIS UNE QUINZAINE DE MOIS LA BOURSE DU TRAVAIL DE LA
RUE CHARLOT (République), EN ONT ÉTÉ ÉVACUÉ[E]S TOUT À L'HEURE.
Riceviamo e pubblichiamo: ***********************************A che punto è la notte ? Alle tre del mattino, poco prima del crepuscolo aurorale anticipato
dai primi uccelli che sembrano risvegliare il sole chè venga a far luce, il
largo marciapiede un po’ sopraelevato che sul filo del tempo per così dire, ha
visto passare genti, moltitudini a milioni, fiumane di ricorrenti ripetizioni
dei cortei delle classes dangereuses
che discendevano i faubourg, dalle ban-lieues, zone del bando e dei banditi, verso i cronotopi dei poteri costituiti, il largo
marciapiede dicevamo, bagnato e corso da rigagnoli era coperto per duecento
metri da quelli che arrivando in machina potevano sembrare fagotti di cenci. Immagine un po’ apocalittica –
vengono in mente quelle ormai banalizzate dall’occhio mass-mediatico che
percorre il mondo, “globo terracqueo” fattosi nell’ultimo mezzo millennio reale ‘locale’, villaggio davanti alla
porta di casa. Mondo come cantiere, in incessante autocostruzione,
come una “ri-Genesi”: divenuto - a partire dal suo essere “fisico”, di
natura – Cosmo-macchina,
storico-sociale, tecno-economica, militare e culturale &quant’altro. Mondo, percorso, ‘monitorato’, come da
raggio-laser, fascio di luce gettato da satelliti sovrastanti, che ne avvolge l’intera superficie come un filo di
gomitolo. Ecco cosa vuol dire che la
filosofia non può conoscere il mondo senza perciostesso trasformarlo, ricongiungersi
con la volontà che riconosce la necessita radicale di ciò, e non può che
ricongiungere la conoscenza e l’azione. L’ammasso di cenci circondato a
chiuderlo da transenne metalliche guardate a vista da néré sagome di poliziotti
d’intervento, a loro volta con le spalle coperte da teorie di camion, l’ammasso
di cenci ne ricorda altri, su cui si sofferma nel tempo sospeso di qualche
precipitazione di tragedia il laser
sinottico della “civiltà dell’immagine”, facendo un blow-up, indugiando sui dettagli e costituendo un ‘calco’ del tempo reale, come nella diretta
interminabile dell’agonìa di Alfredino di Vermicino. Potrebb’essere uno scorcio
di terre dopo uno Tsunami,
un’immagine di piazzale di arrivo e smistamento di «campo», oppure una sala d’attesa d’aeroporto dove il
cuore in angoscia attende paventandola conferma di un cattivo presagio
logicamente fondato. Avvicinandosi, si cominciano a
distinguere facce, sagome di corpi, qualche brace di sigaretta, iskra che buca la notte. Potrebbero
essere corpi - morti o ancor vivi, eccola la nuda vita ! - di deportati, respinti, cacciati a forza verso esodo forzato, in fuga senza fine. O corpi decisamente morti, di massacrati, di sterminati, di
espulsi dall’umano, “sotto-uomini”
(il maschile tiene qui luogo di generale-astratto, declinabile quanto e come si
vuole e si può). Sono bambini, donne, uomini
avvoltolati in coperte, in sacchi a pelo - o in niente, sdraiati su qualche
brandina più o meno da campo, chi raggomitolato in un sonno che si imagina
buio, pesto e pesante e chissà se senza sogni, e incubi, o forse no. Parecchi
stanno sollevati, appoggiati sul gomito a parlare. Overload di sottovoce,
con qualche acuto, scoppio, abreazione, ragionamento. Forse l’ora tarda, preceduta da
una lunga difficile discussione, sovradeterminata da angoscia, sul che fare per legare con umile congiura
la mano presidenziale che da un mese potrebbe ad ogni momento firmare la deportazione estradizionale dei nostri
compagni, amici, “parenti” Sonja e
Christian verso, per cominciare, un quattro anni di detenzione preventiva, pena
anticipata come fatto compiuto
trentacinque anni dopo i fatti di cui lo Stato della Repubblica di Germania li
accusa, forse l’ora e la stanchezza come da ubriachi fa ‘partire’ per
elucubrazioni un po’ allucinate. Penso…, metto inevitabilmente ‘in
equazione’ la dimensione, il carattere estremo di questa ‘visione’ di corpi
notturnamente raggomitolati tra i rigagnoli - la portata della “questione” di
sui sono solo un piccolo episodio, un
sintomo, che è ulteriormente dilatato dal senso, al tempo stesso, di déjà vu e di se possibile, ancora “inaudito”, relativamente ancor’inedito nella
scala dei parossismi - e dei nostri, disparati e con denominatori e radici e
sensi comuni, “variazioni-su-tema”,
dei nostri - dicevo - punti d’applicazione specifici,
in qualche modo ‘locali’. Quelli di questi giorni, dall’ “eterna” emergenza per
una, per qualche estradizione in agguato, alle campagne, le mobilitazioni, le
scritturazioni, le notti bianche, le manifestazioni “con scontri e tutto” per
gli arrestati “di Tarnac”, gli altri, diversi e affini, incarcerati sotto il
registro dell’«antiterrorismo», braccati, rastrellati, messi sotto
controllo giudiziario, per “anarco-autonomia”, per insurrezionalismo comunista,
per ribellioni, tumulti, sabotaggi, & via così… Mi confermo nell’idea, che non
bisogna lasciarsi afferrare dal virus del c’è
ben altro…, del sempre altr’ove, altroquando, altrimenti ; del sì, ma…,
che produce automortificazione, tarlo di sensi di colpa destinati, per
respirare, ad essere - rovesciatisi in vittimismo,
in legittimismo, in vertigine e pozzo
senza fondo di competizioni che tirano in basso, insabbiano in sabbie mobili,
destinano a nulla anticipato, mortificano - esportati proiettivamente
su altrui… É évidente che il trascegliere -
nella morsa dolorosa di un conàto di ubiquità, che va assieme a conati di
onnipotenza, di Assoluto, di Unicità e di Identi[ci]tà… - che cosa si può
tentare di fare sulla base dell’identificazione di una sfera di pertinenza, di responsabilità, su base di prossimità,
di un qualche ‘locale’, certo non risolve, ma è l’unico scampo, nel carnevale
della Storia, nel crescere esponenziale di un’agghiacciante trasparenza, che svela, fa affiorare,
porta alla luce pieghe,
sfaccettature, recessi, sottofondi, rovesci di medaglie, effetti secondarî… La frase (forse di Stalin,
comunque attribuitagli, come quell’altra su «Quante
divisioni ?»), la formula ferocemente realista e cinica - nel senso
del «cinismo moderno» giustapposto da Sloterdijk a quello antico,
«cunismo» - che recita «un
morto è una tragedia, un milione di morti è una statistica», è anche,
epperciò tanto più terrificante, vera.
Quel marciapiede di corpi non è il fondo del peggio, navigando erraticamente
‘in rete’ si può trovare dell’incommensurabilmente più grave, più
significativo, più tremendo. Ma, questo marciapiede, è qui, ora, su un piano di consistenza immanente, non più consistente
di altri in sé, ‘di per sé’, ma per noi. E quando tutto questo fosse
livellato, da un trasferimento intero sull’immenso schermo virtuale di una second, o third o quel che si voglia, life,
davvero l’impossibilità di stabilire criterî di scelta dell’applicazione
propria, di priorità, porterebbe a uno sfacelo irreparabile. Sfacelo psichico,
sfacelo logopatico, catastrofe della semiosfera, della logosfera. Catastrofe
del mentale, etica, catastrofe umana
- di questa specie animale anomala, singolare, d’«esseri
parlanti», «specializzati nella parola» (epperciostesso
«pericolosi»…), che potremmo definire paroletaria. Raggiungiamo i capannelli, si materializzano facce di compagni e
compagne. Cerchiamo, troviamo quelli di “noialtri”
che in questi quattordici o quindici mesi hanno dedicato passione, applicazione, tempo di vita a questa
sorta di zattera ferma nel cuore di
Parigi, fatto con i sans-papier
giornali, radio, televisioni porta-a-porta, un sito nella Tela, dibattiti nella grande corte della Bourse de Travail di rue Charlot occupata, divenuta come una piazza
di villaggio africano. (Bourse de Travail
…. sono vecchie - potremmo dire, antiche,
riandando all’ Ottocento - istituizioni
territoriali dei movimenti operai, presto “formattate” dalle strutture
sindacali, di «Movimento Operaio» iniziali maiuscole). Cerchiamo, troviamo o ci dicono
che sono qua o là - bisogna stare attenti a camminare per non calpestare
coperte, quando non corpi -, Claudio, François o Michel, complici nella facitura
di un aperiodico Quotidién des
sans-papiers, poi del Journal de la
Bourse du travail occupée, e altro ancora… Incontriamo un sacco di gente, sans-papiers, “compagnerìa”. Ci dicono tutti quello che poi
stamattina troviamo, chiunque può trovare, confermato sulla Stampa, nella
‘rete’, addirittura sfrontatamente rivendicato nei comunicati. É stata una squadraccia, una squadra d’azione del Servizio d’Ordine
della CGT, la Confederazione generale del
lavoro, padrona dei luoghi, gerente l’edificio, che - dopo aver “schiumato”
per tutti i quattordici mesi dell’occupazione -, ieri verso mezzogiorno è passata all’atto. Tutti i disagî, i
disfunzionamenti, le ragioni accampate hanno un loro fondamento (ma questo vale
sempre, o comunque in tanti altri casi…). Al limite, per ‘uno come me’, forse
sarebbe stato ancora peggiore se avessero fatto la stessa cosa per interposta
polizia invece che passando all’azione diretta, terrorizzando ‘in proprio’ per
primi i bambini, con una brutalità che a torto si usa - con termine etnocentrista
e civilizzatore - definire «barbara» e «selvaggia». Ma
queste sono sfumature, dettagli. Resta, che hanno compiuto un passo, un salto
mortale, uno strappo, che non è nuovo ma è sempre un po’ nuovo e un po’
diverso. Fa di nuovo irruzione sulla scena
lo chauvinismo del «ocialismo dai colori della Francia » che aveva
spinto al crimine trent’anni fa il sindaco di Vitry, il quale aveva rotto un tabù mandando le ruspe a
radere al suolo un foyer d’immigrati
magrebini (con il pretesto - che, come sempre,
o quasi, aveva anche degli elementi
di fondamento: e allora ?,
questo vale, appunto, quasi sempre, non è qui il nodo della cosa ! - che
gl’immigrati doveva prenderseli il sindaco giscardiano del commune attiguo, ché
la dislocazione delle residenze degli immigrati veniva fatta dalle autorità in
modo non casuale, e provocava la spirale viziosa dell’impoverimento crescente
dei comuni le cui entrate fiscali si abbassano in modo corrispondente alla
modificazione della composizione sociale dei residenti, con i relativi effetti
di degrado). Allora, la breccia aperta dal
sindaco di Vitry aveva creato le pre-condizioni dell’irruzione della forma
“lepenista” di questo stesso riflesso, di queste passioni tristi, di questo risentimento
intruppato in mentalità e comportamenti da white-shit,
di populismo, “popolaccismo” xenofobo, nutrito di antiche ossessioni
anti-semite e di più recenti pozzi neri viscerali e mentali colonialisti,
post-colonialisti, corporativi, servo/padronali… (Comportamenti e mentalità che
in Francia, in generale, non sono passati all’azione diretta, e sono restati
piuttosto su quella ideologico-elettorale: comunque più grave dei
‘picchi’ arrivati a sfiorare il 20%, soprattutto per il suo effetto indiretto,
di scatenare una corsa a “rasar l’erba sotto i piedi di Le Pen” sottraendogli,
facendo proprie, le rivendicazioni e proposte che incarnava. Giusto il noto
modello di un fascismo per motivi
antifascisti…). Nella sequenza di ferro e fuoco
degli anni ’20 e ’30, risoluzioni congressuali del Komintern (la «Terza internazionale» bolscevìca)
avevano parlato - nella fase della dottrina della «classe contro
classe» che recuperava strumentalmente, pro tempore e in chiave di Real-politik, uno schema che all’apparenza sembrava
riecheggiare le tematiche del comunismo
di sinistra, internazionalista, consiliare, neo-comunardo -, di «social-fascismo» a proposito della socialdemocrazia, su un filo
di discorso che arrivò fino al patto Molotov-Ribbentropp (poi, naturalmente,
sulla base della medesima “disinvoltura”, questo schéma fu arrovesciato, e fu
Yalta, la pratica e la mistica dei fronti popolari e democratico-antifascisti
con le “demo-plutocrazie” nord-occidentali…). Potremmo dire, tagliando
rozzamente, che una serie di parole composte più radicali che una lama di
rasoio possono essere applicate, come definizioni critiche e criticisime, sia
alla socialdemocrazia che - a maggior ragione data la sua potenza di
mi[s]tificazione, e innanzitutto il potere di contraffazione onomastica e di
manipolazione nel profondo delle “soggettività”, fino alle passioni, agli affetti più viscerali - alla variante
“boscevica”, social-©omunista, del
‘corpus’ del “marxismo volgare, anti-marxiano”, kautsko-lassalliano, vera e
propria controrivoluzione contro il
comunismo “comunardo”. Possiamo parlare di socialismi lavoristi/padronali, capitalistici, statali, e dunque anche
nazionalisti, colonialisti, imperialisti, xenofobi, razzisti, “fascisti”… D’altronde, il fascismo, il
nazional-socialismo non sono forse, tra l’altro, nella loro effettualità sociale, l’intruppamento di milioni di
proletarî, e di operai, in forme ‘stornate’, deformate, mostruose che
“formattano” l’odio di classe internamente corrompendolo, snaturandolo,
trainandolo verso una conseguenza abbietta, il ‘rifarsela’ sugli ancor più
deboli, il riprodurre relazioni di sopraffazione,
di sottomissione, a catena, a
cascata, in una corsa miserabile spinta da concorrenza
mimetica, in un gioco di scaricabarile o comunque, al massimo, di specularità subalterna, come ritorsione ? Senza rischiare di doverci sentir
accusare di «banalizzazione», non possiamo vedere nell’uovo del serpente del cumulo di
ambivalenze risolventisi in ambiguità a premessa di successive decantazioni,
che connotava le prime scorribande delle S.A. nelle strade di Weimar,
l’embrione di quello che sarà lo scenario risolutamente apocalittico degli
ultimi anni ’30 e della prima méta dei ’40 ? Niente si ripete mai
identicamente (e la frase di Marx sulla farsa
come ‘calco’ e réplica della tragedia non è certo una regoletta catechistica).
Niente si ripete identicamente, ma
questo non vuol dire che ogni volta si pensi all’assolutamente inedito - è per questo che, nel finale
dell’Arturo Ui, Brecht attira l’attenzione sul grembo sempre fertile che partorì la bestia immonda. Dev’essere però mostrato con
chiarezza che ciò che ha deciso e fatto eseguire da elementi della sua truppa
la CGT ieri, è della stessa natura di
ciò che la Lega Nord o i caricaturali nazistoidi di Saja stanno inscenando
nelle strade delle città italiane. Si tratta di “formattazione” del male di
vivere nelle forme che, in una luminosa definizione benjaminiana, sono le più
antitetiche all’autocognizione come classe,
che è dunque forma autopoïetica. White-shit,
soldataglia coloniale, turba fascista, teppa shalamoviana – ognuna inquadrata
dai corrispondenti gerarchi e
relative catene: queste sono le definizioni appropriate. Se il nostro urlo è se possibile,
ancora più forte, questo viene non foss’altro che dal fatto della
confusione e delle mistificazioni (con eventuale esito di disincanto irreparabilmente totale) che una relazione quantomeno di
omonimia recano con sé. I Thibaud (il
segretario generale dlla CGT – NdO) non sono, in sé, “migliori” o “peggiori” dei Maroni o Hortefeux (il suo omologo
di Francia) - questa problematica comparatista su migliori, peggiori, men-peggiori ci sembra insensata. Sono -
e chi non lo aveva rivelato interamente prima,
in questo passaggio e “momento della verità” lo mostra inequivocabilmente - dei
veri e proprî nemici. Ma rispetto ad
autorappresentazioni e proiezioni d’attesa e fiducia che essi irradiano, a
partire dall’onomastica, i Thibaud rappresentano la componente dell’infamia. Non perché realmente «tradiscano» qualcosa (ché, per come si ponevano ed erano,
son sempre stati, c’era poco o niente da
tradire…), ma perché la lunga
persistenza del peso delle parole li
ha legati, per ragioni di catene genealogiche di cui resta comunque una
conseguenza onomastica pregna di mistificazione ed equivoco, una conseguenza - non foss’altro che questo - di omonimia. Se si farà - come il
sottoscritto, con altri - pensa si dovrebbe, un corteo alla sede della CGT a
porte de Montreuil, non sarà questione di psicodrammi e di “lacreme e parole
ammare”, ma il dirigere la contestazione, la lotta, volta a volta, là dove
risiede il potere costituito responsabile di un atto di ostilità, di vera e
propria guerra sociale. Una nota - non già di speranza, ma di scommessa: dopo più di ventiquattrore, sono ancora tutti e
tutte lì, su quel marciapiede, e a rischio di una retâta che li porti in un
centro di detenzione, e di smistamento per la deportazione. La vita nuda
Mostra così la sua irriducibile Potenza, disperata vitalità, Potenza di persistere nel proprio essere. Paris, 25 giugno 2009
Oreste Scalzone IL MURO DI BERLINO Era
tra le tracce tematiche in diverse citta' italiane, per gli esami
di maturita'; traccia scelta soltanto da pochissimi. *********************************** Riceviamo e pubblichiamo: (..) ancora nessuno di voi lo fa... lo faccio io. Nel dramma dell’Iran sta inzuppando il pane l'intellettualità fascista italica, antiamericana perche' ancora farneticante di nuovo imperialismo euroasiatico.
I guru sono sempre
gli stessi e ruotano intorno alle edizioni di estrema destra.
Infiltrati
che da un lato “rompono” con la sinistra e dall’altro “si coprono”,
sempre a sinistra,
con formulette sociali, eversive, filo-islamiche. Impegnati in
finte baruffe chiozzotte, agiscono per
creare confusione, irretire un po' di compagni e disintegrare
ulteriormente la sinistra.
Non li ritengo pericolosi ma, certamente, nei massimi responsabili,
emanazione dei servizi atlantici, come dice chi sappiamo...Inviterei, per il momento, a rileggere con attenzione Le
Liaisons dangereuses, l'ottima ricerca che avete pubblicato a marzo 2009. ***************************** Nuovo post sull'Iran: ***************************** - ...che cos'è? ***************************** da vedere: Araba Fenice, il tuo nome è Gaza http://www.youtube.com/user/fulviogrimaldi#play/all/uploads-all/0/nIhI_8I1nVg Ho
finalmente trovato il tempo per andare a vedere “Araba
Fenice, il tuo nome è Gaza”, l’ultimo documentario di Fulvio Grimaldi. Marina Al film si accompagna il
libro, sempre di
Fulvio Grimaldi: “Di resistenza si vince”, uscito per le ediz. Malatempora. ***************************** IL SABATO DEL VILLAGGIO (GLOBALE) Comunicato d'agenzia: Tegucigalpa, 28 giugno 2009. Colpo di stato in HONDURAS. Il presidente
José Manuel Zelaya, in carica dal 2006, espulso e portato in Costa Rica- primo golpe in America Centrale dalla fine della
“Guerra Fredda”-i militari impediscono il referendum di modifica della Costituzione previsto per oggi che avrebbe permesso a Zelaya di potersi
ricandidare nel 2010 per un altro mandato-il presidente del Parlamento Roberto Micheletti, nominato nuovo capo
di stato-arriva la condanna di quasi tutti i governi
dell'America Latina, dell'UE e dell'Osa-Chavez punta il dito contro
Washington e avverte che, se saranno toccati il suo ambasciatore o la sede dell'ambasciata
“potra' agire anche militarmente”-in America Latina scatta l'operazione “isolamento” che già in passato sconfisse le mire golpiste in Paraguay nel 2000 ed in Bolivia nel 2008.
Oltre a vanificare, nel 2005, in
sole 48, ore il golpe contro Chavez- gli Stati Uniti negano
ogni coinvolgimento. Comunicato d'agenzia: Teheran, 28 giugno 2009. Neda, in IRAN, continua a morire sulle televisioni necrofile di tutto il mondo. Il commentatore riferisce di sempre nuove violenze da parte dell'esercito del governo legittimamente eletto, ma le immagini sono sempre le stesse- i dirigenti RAI, interpellati in merito, negano che siano sempre le stesse: “Sono sempre nuove e le acquisiamo da you tube e da Face book”. *****************************
Riceviamo e pubblichiamo Bonjour, lundi 29 juin 2009: sérieux risque de dispersion par la police des sans papiers qui occupent le trottoir du boulevard du temple devant la bourse du travail dont ils ont été expulsés manu militari par la milice de la CGT. Il y a aussi un très grand risque d'interpellation des SP. La Coordination des Sans Papiers de Paris (CSP 75) appelle à un rassemblement d'URGENCE de soutien ce lundi 29 juin à partir de 14h devant la bourse du travail (angle rues Charlot et Boulevard du Temple Mald´aurora ?... Ecco, possiamo dire che la notte è ferma, e segna il passo. Se vai all´alba, un po´ prima, nell´ora che - come l´ultimo lucore del tramonto - si chiama anch´essa crepuscolo (me l´aveva detto un amico colto e piccolo editore, Michel Valensi de L´Eclat, quando cercava la parola francese `giusta´ per tradurre il titolo de Il declino del Politico di Tronti - controllai sul dizionario, è così)...se ci vai nel mal-d´aurore, Maldoror, la distesa di sacchi a pelo azzurrini, striati di coperte avanastre, color "can-che-fugge", può sembrare una mareggiata. La vita continua, la vita è là, potente, irriducibile. Epperò come `a credito´, attesta, sospesa, come una libertà provvisoria, e condizionale. Non sono al corrente dei geroglifici micro-politici, micro-politicistici che ci sono dietro, ma stavolta questa vita è quasi sola. Forse questi qua "della Bourse du Travail occupata" si sono messi in una terra di nessuno, troppo "radicalizzata" per certuni, troppo poco per cert´altri ; troppo "rivendicativa" per questi, troppo in rotta di collisione con la citoyenneté de La République per altri; troppo "sociale" per gli uni, troppo "etno-anticoloniale" per altri...Forse, chissà. Preso dall´aggrovigliarsi e complicarsi crescente della vita, che a momenti sembra arrivato al punto di `collasso´, come d´ingorgo inestricabile, di crosta di ghiaccio che cede, di punto-di-non-ritorno del marasma e di crack!, chi scrive non sa se arrivera' a porre la questione. Che qualcuno lo facesse, sarebbe decisamente il caso. Oreste Scalzone ***************************** Riceviamo e pubblichiamo: a Tegucigalpa. In Honduras, piccolo paese del Centroamerica, la scorsa settimana i militari, con l’ingerenza degli Stati Uniti del “democratico Obama” hanno fatto un colpo di Stato e destituito il legittimo presidente della Repubblica Zelaya, che ha dovuto rifugiarsi all’estero. Questo golpe ha impedito che nel paese si svolgesse un referendum per il cambiamento della Costituzione: la casta militare, le chiese cattolica e evangelica, l’ambasciata americana hanno tramato per mesi ed ora nelle strade del paese il popolo sta manifestando in difesa della libertà e dei propri diritti. Molti dirigenti popolari sono dovuti fuggire, i giornali e le radio sono stati oscurati e nonostante il coprifuoco e il durissimo intervento dell’esercito, nelle strade honduregne si sta giocando una partita importantissima perché in tutta l’America latina i popoli possano continuare ad esercitare il loro diritto alla sovranità, alla libertà ed ad una vita migliore, senza le ingerenze secolari dell’imperialismo americano. Il circolo della Tuscia dell’Associazione di Amicizia Italia-Cuba esprime la sua piena solidarietà con il popolo dell’Honduras, augurandosi che nei media questo gravissimo attacco alla democrazia trovi lo stesso spazio di altre ambigue “rivoluzioni” più o meno colorate che tanto piacciono ai veri golpisti occidentali ASSOCIAZIONE NAZIONALE DI AMICIZIA ITALIA-CUBA Circolo della Tuscia
L'ULTIMO GIORNO DI GIUGNO (prima) (A ciascuno il suo) La resistibile ascesa... di Michele Sferra "Ma che giardino
zoologico d'Egitto! Questi son uomini che servono per guerreggiare! Abbiamo
conquistato Fiume e conquisteremo gli affluenti! Abbiamo conquistato Pola e
conquisteremo anche Amapola! Trento l'abbiamo fatto nostro e dopo Trento faremo
anche trentuno! Pace e bene , fratelli! Pace e bene!!" (Toto', da : Il giorno piu' corto") Chiariamo intanto una cosa, per i voyeurs che credono di controllare tutto: a) cambiamo pass word alla velocita' della luce. b) esiste, nei nostri differenti servers, il seguente pulsante: ![]() c) per i “professionisti”, vale sempre la raccomandazione: Poliziotti che ci visitate in borghese, attenti allo scalino uscendo Visto che sono io che avro’ la responsabilita’ del web per tutto il mese di luglio evitero’ un lungo articolo oggi. Che, tra l’altro e’ lunedì e io, di lunedì, non ho voglia di salmodiare. Non e’ lunedì? Certo che lo e’, perche’ ieri era festa. Come Leopardi, comunque, io stravedo per il sabato, primatista assoluto su tutti gli altri giorni della settimana. Intanto mi sono portato una sedia del bar (autorizzato al trasferimento in quanto ritenuto da molti miei meta-detrattori a meta’ tra demente e pazzo, che e’ pur sempre un buon piazzamento). E, dato che non mi spacco piu' la schiena sul banchetto da pianoforte - l’ho messo da una parte-, mi sono riletto vecchie cose gia' pubblicate. Riuscire ad aprire Immagini e parole dello scorso anno e’ un’impresa, soprattutto richiede tempo, tanto. In pratica potete cliccarci, poi uscire, andare a fare colazione fuori, ottenere una sedia, fermarvi a chiacchierare con un cane di strada che esce alla stessa ora, leggervi un quotidiano per intero - se ce la fate -, poi tornare e aspettare cinque o sei minuti prima che la pagina si sia aperta. E’ un problema che non abbiamo saputo risolvere, per questo abbiamo diluito il 2009 su separati fogli. Se pero’ qualcuno si imbarca nell’impresa-attesa, non sara’ deluso. Il web e’ proprio cio’ che promette di essere fin dall’inizio: ...Una strada che parte chissa’ dove...Viaggi, pensieri, sogni...Ricordi personali...Ombre impigliate sopra il davanzale delle finestre...Amori che sono stati, altri che non saranno mai...Le nostre singole vite, le nostre storie incastonate nella grande storia...Il mondo che ci attraversa, quello che, apparentemente, ci sfiora solamente di striscio...Nulla di cio’ che e’ umano ci e’ estraneo...India e non solo...Le vicende umane di tante persone...Le realta’ scomode, le fantasie...Ricordi e desideri di tanti... Poi, l’invito a seguirci sulla “cattiva” strada. Citazioni, canzoni, arte, film, foto bellissime, racconti offerti con generosita’. Pasolini, Carmelo Bene…Editoriali e prese di posizione scomodissime, anche piu' del banchetto di cui sopra. Attualita’ e ricordi. La serie degli: A proposito di…, il Nascosto con le straordinarie vignette di Mauro…Lezioni di storia vera, discussioni spalancate...e sempre ricominciare: vogliamo la luna nel pozzo e anche le brioches. In questo vortice di creativita’ e passione, a/ttraverso tutto, le vicende di tante persone, dei compagni dell’Associazione, quasi nessuno escluso, mi colpiscono per il modo in cui sono incastonate e con-divise. Storie immancabilmente difficili acquistano dignita' di esistenza concreta, proprio nello spazio piu' virtuale che esista, quello di Internet, dove tutto e' irreale per definizione. E invece no. Incontri bellissimi e documentati, tragedie vere e dispiaceri ordinari. Rabbia e sorrisi. Tra un day hospital e l’altro. Tra un incidente e l'altro. Tra un'emergenza e l'altra. La chiavetta del web passa continuamente di mano in mano, di casa in casa, da un Internet Point compiacente a un altro... Cosa c'entra tutto cio' con la “resistibile ascesa” del titolo? Nulla. Il pezzo di oggi lo scrivero' domani e lo sistemero' qui, in un giorno che non esiste, il 31 di giugno. In un altro calendario, cioe'. Non
è solo la ragione dei millenni
che scoppia in noi, ma la loro follia. E' pericoloso essere eredi Col titolo, al massimo, c'entrano: Professori siete vecchi come la vostra cultura Guardatevi , siete tristi Quando la gente si accorge che si annoia, immediatamente cessa di annoiarsi E, ovviamente, anche vista l'ora: Bonne nuit a tout le monde, Dimenticate tutto quello che avete imparato. Cominciate a sognare. Se non c'è sogno, non c'è neppure rabbia nel vederlo offeso. Michele **** n u o v o c a l e n d a r i o 31 GIUGNO (A ciascuno il suo) La resistibile ascesa... di Michele Sferra http://www.youtube.com/watch?v=1451T-k_gHY&feature=related Eccomi di nuovo. Si diceva...si'...e' una strada, quella della fantasia al potere,
che a percorrerla con
lo strumento internet, e' densa di tagli(u)ole. Clac, e via una
mano. Clac clac, un piede. Abbiamo conosciuto persone che, da questo
mondo virtuale, sono state spezzettate in segmenti non piu'
comunicanti, amputate o catturate al punto di riuscire ad “esistere” (ma si fa per dire) solo attraverso quello. Restare vivi e interi, e gestire una piattaforma dove personale e' politico, e' una bella sfida. Se aggiungiamo che praticamente il 90% dei siti (a
essere stretti) ha maggiori strumenti, redattori che sanno manovrare un web con
perizia tecnica imparagonabilmente superiore alla nostra, capaci di invenzioni a noi sconosciute, la faccenda ha del miracoloso. E allora, in un giorno che non esiste - eppercio' stesso fuori controllo - svolto l’angolo del discorso e vengo al punto. Per capire il legame, basta sciogliere il nodo. Ne “La resisitibile ascesa di Arturo Ui”, Brecht, in chiave allegorica, racconta la scalata di Hitler, trasponendola dalla Germania alla gangsteria, con l’ascesa al Potere, carica di violenze e assassinii, di un piccolo, mediocre boss della mafia locale Usa. L'opera, gia’ nel titolo, suggerisce che Hitler poteva essere fermato e mette in guardia contro il gangsterismo politico fascista, il cui trionfo, non è irresistibile. M'ingegno a spiegare quale rapporto ci sia tra gli Arturo Ui varii che infestano la rete, mimetici e spesso travestiti da catastrofisti, e la ragazzina che ieri mi ha domandato: “Ma tu, Michele, pensi che non ci sia proprio speranza?”. Rispondo subito a lei: “Si', c'è speranza”. I catastrofisti sono complici della confusione ordinata dai servizi - meno segreti di quelli di Pulcinella - che cercano di ottenere che nessuno - oltre agli addetti ai lavori - capisca nulla del “dietro le quinte” e le manovre vere passino sotto silenzio o vengano nascoste dalla cortina fumogena del loro chiacchiericcio (spacciatori di fumo che - porca miseria- conosco un pusher migliore, prego telefonarmi). Questi disinformatori sono capaci veramente di tutto pur di non far vedere cio' che nel mondo (in tutto il mondo), sta accadendo realmente. Non
tutto ciò che può essere contato, conta. Non tutto ciò che conta può essere
contato.
E allora, sciogliamo il nodo e dividiamo la Gallia in partes tres: 1) Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi. (A.Einstein) I disinformatori a) Perche’ lo fanno. Noi
non siamo voyeurs, come i nostri spioni (a ciascuno il suo) che in un eccesso di vanagloria immagino abbiano
pure trasmesso i nostri pezzi ad altri che vediamo affannarsi tentando di aggiornare
il linguaggio, senza alcun risultato perche’ secchioni erano e secchioni
restano, poco intelligenti erano e tali restano, per quanti sforzi facciano. E quota zero quanto a creativita'. Le ragioni prime affondano
sempre nell’inconscio, in una insicurezza di se’ che ha dominato la loro vita
dall’infanzia. Una infanzia senza incanto e’ la cosa piu’ triste che si possa
immaginare. Quando l’incanto e’ strappato con violenza indicibile a intere
generazioni di bambini a Gaza, in Darfhur,
in India, provo un dolore profondissimo, misto a rabbia. Ma so che, in
questi paesi - e in altri -, la rabbia muovera’ la rivolta. E questo mi da' speranza. Quando invece cio’
avviene nel “democratico” occidente, magari incartato dentro ideali di liberta’,
giustizia, etc., falsi perche’ imposti con violenza e trasformati di senso, e’ anche in questo caso un
crimine, ma e’ molto piu’ difficile riconoscerlo. Diventa infatti parte della
struttura della personalita’ repressa (ne e’ stato scritto sul web a
proposito di Reich e del fascismo). Serve un analista, ma veramente molto bravo. b) Quali interessi servono.
A parte quelli loro personali, questi disinformatori-piazzisti servono gli interessi dei Servizi atlantici, non
certamente da oggi in lotta tra di loro. Chiaro come il sole. Una volta intrapresa la scalata, non possono che
tradire tutto e tutti, giocare su
piu’ tavoli - anche simulando false baruffe interloro - e raccontare balle su se’ stessi e sugli altri. Il loro compito e' quello di convincere un elettorato di
basso profilo ma che conta i soldi (exdemocristiani, excraxisti e figliocci berlusconiani, leghisti, neofascisti, nazisti e
fascisteria di giro, oltre a soliti ingenui creduloni o in cerca di guide spirituali) per accreditarsi a
parlare. Ne conoscete qualcuno? Io si'. Sono quelli che riescono a convincere del proprio tormento etico e dei propri drammi
intellettuali un popolo oggi, lo dico con tristezza, molto poco cosciente di tutto. A chi attraversa momenti di sconorto, vorrei dire: i geroglifici micro-politici, micro-politicistici che ci sono dietro, non devono scoraggiare. Il mondo non finisce in Italia e neppure in Francia e quella terra di nessuno e’ importante proprio perche’ non e’ di proprieta’ di nessuno. Ne’ dei “troppo radicali” ne’ di chi lo e’ troppo poco. Essere in rotta di collisione contro tutta la civile rappresentanza e’ un bene. A mio modo di vedere, le categorie “rivendicativo”, “sociale”, - troppo o troppo poco - sono utili se le persone sanno definirle da se’. Tutte queste vite sospese, a credito, in liberta’ provvisoria e condizionale, sono irriducibilmente vita. Sono vita che continua e non puo’ permettersi ne’ di mollare ne’ di cambiare padrone. Puo’ permettersi ormai solo la liberta’. Noi possiamo dare una mano, possiamo esserci, possiamo resistere con noi stessi e con altri, e qualcosina di piu’ (al momento, e non e' poco). Ma, se non diamo loro totale fiducia, a chi darne? Vedremo ancora morte, lo sappiamo, e' terribile. Non so se prenderemo ciascuno una propria via, io credo che in tanti si restera' uniti. Ma, in ogni caso, non collassiamo proprio adesso! 2) Perche'? Cosa sta accadendo adesso? La mia interpretazione. Mia, di Michele Sferra, nato a Firenze e residente a Roma. *Immediatamente sotto la cupola, ci sono i guardiani dell’Impero. Oggi: Usa, Israele, UE (con Italia e UK ai primi posti). *Poi ci sono i sottoposti ai guardiani: tutti gli stati vassalli con governi fantoccio piazzati dai guardiani in posizioni strategiche (in Oriente, Medio Oriente, America Latina, Africa).. Tutti questi
operano attraverso stermini definiti “effetti collaterali”per
l'esportazione di “civilta'”, “democrazia” e “diritti” (traffici d'armi
inclusi). Sono dotati di
apparati mediatici a loro funzionali, lungo il circuito che va dalle
televisioni di stato e a quelle private dei vari Paesi, ai giornali -
tutti di proprieta' -, ai siti internet, ai blog, ai vari facebook et
similia, giu' giu' fino ai mein kampf
antimperialisti, mafia e sicari, raduni vari, militari e
paramilitari, falso filoislamici,
ovunque nel mondo. Ma le cose sono cambiate gia’ da tempo. La “crisi” non era solamente prevista, ma voluta. Si obiettera' che le crisi sono fisiologiche nel sistema capitalista. E' vero, verissimo ma, proprio per questo, se lo sappiamo noi, volete che non lo sapessero i guardiani dell'Impero? Certo che lo sapevano e hanno pianificato di utilizzarla come una carambola. Un colpo, nel gioco del biliardo, che consiste essenzialmente nel colpire una pallina con la stecca in modo tale che le altre si scompaginino tutte sparpagliandosi per ogni dove. Qualche biglia sara' perduta, ma qualcun'altra andra' in buca. E’ una mossa che si fa di solito in condizioni disperate, quando le possibilita’ di vittoria sono tutte a favore dell’avversario. Dunque, un avversario esiste. Dal momento che la combriccola del Potere e’ sostanzialmente connivente, l’avversario e’ quello di sempre. Chiamatela lotta dei poveri contro i ricchi o come meglio preferite, basta intendersi. Questo avversario non ci sta piu' a questi giochi. Mentre in ogni dove si tentano carambole sotto forma di rivoluzioni colorate (oggi: in Iran), colpi di stato (oggi: in Honduras), da ogni parte del mondo gli va sempre peggio. E ancora peggio gli andra’ perche’, non considerando neppure esistente la grande massa dell'umanita', mentre tentano di disintegrarla al fosforo bianco o attraverso massacri collettivi, tiri al bersaglio individuali, tribunali dell'Aja, dei “diritti umani” e via assassinando, questa orda di barbari, di incivili, di analfabeti della loro civilta', cresce, si moltiplica, e non si arrende. Mentre i guardiani della cupola sono impegnati a competere tra loro (Usa contro Russia e Cina, solo per fare un esempio), non tutti nel mondo sono rincitrulliti dai videogiochi e dalle figurine. Forse, in occidente, non sono pochi. Ma, dall'altra parte del mondo, sono miliardi e non si fermano. Per questo c'e' speranza. Di piu': c'e' certezza. Arturo Ui non spuntera' da nessuna parte del mondo, benche' la societa' detta “civile” lo invochi mentre finge di temerlo. Non ci saranno che goffi tentativi di ascesa. E aggiungo un'altra cosa soltanto: io, quel giorno, lo vedro'. Non erano partes tres? L'avevo scritto subito: Non tutto ciò che può essere contato, conta. Non tutto ciò che conta può essere contato.Michele Sferra Riceviamo e pubblichiamo: JACKO E’ MORTO. I JACKOMANIACI NON ANCORA Paralleli tra i fedeli di Michael Jackson di Hussein Musavi di Fulvio Grimaldi Nel “manifesto” e tra le turbe
assimilabili è esploso uno psicodramma: a chi tributare più onori, amori,
bagliori e falsità tra gli olimpionici del firmamento dirittoumanista, Neda (la
povera ragazza fulminata a Tehran per la soddisfazione degli Usa), Michael
Jackson, Obama, o… Manuel Zelaya, il presidente dell’Honduras rovesciato con un
golpe violento dai gorilla usciti dalla base Usa di Soto Cano, sede anche
dell’aeronautica honduregna che ha favorito il golpe? ...per conoscere lo sviluppo dello psicodramma, cliccate qui. |