osteria calcutta

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GIUGNO 2009

Mercoledì 10 giugno, ore 18.30
Presso la libreria Rinascita
Roma, Viale Agosta, 36

Presentazione del libro edito da Sensibili alle foglie

OSTERIA CALCUTTA

Sarà presente l’autrice Marina Valente

Le vicende di un’associazione di volontariato laica, libertaria e autogestita, attraverso le testimonianze dei    protagonisti. Le difficoltà, i successi, il drammatico impatto con la mafia locale. Ma  anche un’esperienza, un sogno, un’utopia messa in pratica. 
L’India vista dalla parte del suo popolo straordinario, da uno slum di Calcutta dove situazioni limite  sono mantenute tali da un complesso intreccio di interessi sorvegliati da mafie che agiscono  nell’ombra dei poteri politici.
Sullo sfondo: la situazione attuale dell’India, un Paese che si affaccia prepotentemente sulla scena internazionale, ma il prezzo della sua apertura al  mercato globale e’ pagato per intero dalle basse caste, gli   Adivasi, i contadini  poveri, i musulmani, le donne. 
Esistono tante
Indie: l’India filosofica, l’India delle caste e degli slums, l’India del nucleare e della Microsoft,   l’India della Pace e quella della fierezza e della dignità di antiche popolazioni tribali che resistono all’avanzare   dell’economia di mercato. Ma c’è anche l’India: il Paese dei duecento milioni di   rivolte.

********************

La nostra terra inghiottita non esiste sotto i piedi,
nostra patria e' una barca, un guscio aperto.

Potete respingere, non riportare indietro, e' cenere
dispersa la partenza, noi siamo solo andata.

(da solo andata, righe che vanno troppo spesso a capo,di Erri De Luca)


(Théodore Gericault, La zattera della Medusa, 1819)

Fuggono dalla follia di paesi che li hanno condannati. Verso un'altra follia, quella dei paesi che hanno emesso la    sentenza di condanna.
E poi?
Qualcuno e' fortunato. Come Nadu, che lava i vetri a Desenzano d'estate e a Napoli d'inverno; come Umitza, che   ha trovato un lavoro al nero, a Roma; come Soledad, a Firenze (una laurea in cornice sul muro di una baracca a  Montespertoli, accanto alla foto dei propri genitori, massacrati); altri non sono tanto fortunati. Come i prigionieri nei campi di concentramento in Italia, oggi; come Nicola Sacco e  Bartolomeo Vanzetti, negli Stati Uniti, un bel po' di anni fa; come tantissimi portoricani o messicani che hanno  varcato  illegalmente un confine (oggi e ieri);
Altri ancora non sono fuggiti da una morte, ma hanno scelto di condividere lotte e destini. Come Che Guevara a Cuba; come tantissimi...

Tutti migranti, da un mondo all'altro. Tutti “stranieri”.
Come Gesu' Cristo in Palestina.

COMUNITARI EXTRA
http://www.youtube.com/watch?v=gPEmvU3R_i0

Da qualunque distanza arriveremo, a milioni di passi
quelli che vanno a piedi non possono essere fermati.

Dai nostri fianchi nasce il vostro mondo,
e' nostra la rottura delle acque, la montata del latte.

Voi siete il collo del pianeta, la testa pettinata,
il naso delicato, siete cima di sabbia dell'umanita'.

Noi siamo i piedi in marcia per raggiungervi,
vi reggeremo il corpo, fresco di nostre forze.

Spaleremo la neve, allisceremo i prati, batteremo i tappeti
noi siamo i piedi e conosciamo il suolo passo a passo.

Stringetevi nei panni, noi siamo il rosso e il nero della terra,
oltremare di sandali sfondati, lo scirocco.

(Coro, Erri De Luca)

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Riceviamo e pubblichiamo:
Non chiudere la porta in faccia a nessuno: potrebbe essere un Angelo
(...) Ciascuno di noi attraversa la vita come un ospite, un pellegrino, un viandante. Apparteniamo a questo mondo
solo per una brevissima parentesi dell’eternità; per l’eternità apparterremo ad altro, che può essere tutto o nulla,
comunque ci riguarderà tutti per un’infinità di tempo in più.
La morte.
Il Tribunale dell’Occidente la destìna a tutti i *non-consumatori, anche in casa propria, ma si comporta
differentemente nei confronti dei *consumatori. Per loro, criminalizza la morte e la condanna alla pena dell’esilio
(a vita) dalla vita, cercando di escludere una delle due sole cose che ci accomunano veramente tutti: il fatto che si
nasce  e che si muore.
Cosi’ però resta solo la vita; il Grande Inquisitore Occidentale pretende che ciascuno se la immagini eterna, la   trasforma in merce, la pubblicizza e la vende in forma tossica, virtuale, secondo le esigenze del mercato.
Si approfittano della vita altrui, ne traggono profitti.
Ma...la vita ha un senso solo perchè esiste la morte. Altrimenti, neppure esisterebbe. E non esisterebbe se non    esistessero gli “Altri” (non saremmo vivi, non saremmo neppure nati).
Gli “Altri” siamo noi stessi e tutto ciò che ci circonda. Ho letto da qualche parte: non chiudere mai la porta in faccia a nessuno, potrebbe essere un angelo.
Quando chiudiamo la porta, siamo noi ad avere perso qualcosa. Quando cerchiamo lontanissimo, senza vedere ciò che ci è vicino - di solito per paura - senza avere cura, facciamo soffrire tentando di affermare la proprietà privata del nostro ego, la non-dipendenza dall’“Altro”, stiamo negando la vita perchè affermiamo una cosa impossibile durante il nostro passaggio da queste parti.
Trasformiamo l'amore in un pettegolezzo e le cose sacre in  prodotti da centro commerciale.
Solo la morte è in grado di sciogliere tutti i legami e scaraventarci chissà dove. In vita, siamo tutti inter-dipendenti, non riconoscerlo equivale perciò ad annullarsi.
Il problema non è cercare il senso della vita, su questo ci si può incartare all’infinito, il problema serio è viverla.
Almeno per me.
Sergio G.

LE VELE

Bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino
dovunque spingano la barca.
Dare senso alla vita
può condurre alla follia
ma una vita senza senso
è la tortura dell’inquietudine
e del vano desiderio
è una barca che anela al mare
eppure lo teme.

(Edgar Lee Masters)

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                       IL SABATO DEL VILLAGGIO (GLOBALE)


                                                         Pechino, piazza Tien-An-Men, giugno 1989

Accadeva venti anni fa. La Cina...

( - no, aspetta...oggi e' mercoledi...
-O.K. Era solo un'anticipazione.
Sabato sul web: CINA: CHE COSA E' ANDATO STORTO?
-Cina??? Tanto io me ne vado alla Merika.
-Ah, si? Te la do' io LA MERIKA
-Vuoi dire che non e' cambiato niente da allora?!!!.....
-Beh, insomma...adesso c'è la krisi...anche quelli che stavano meglio...bene...
-Eh, gia'. Li' c'è anche gente cosi' povera che ha solamente i soldi.
-Anche qui, Bea. Anche qui..)
********************

Riceviamo e pubblichiamo:
(...) neanche una parola sulle prossime elezioni? Dal nostro punto di vista il Parlamento europeo è un po' come    l'Isola dei Famosi, meglio: come “Ballando sotto le Stelle” (proprio l'emblema di quel Parlamento, ovvio).
Serve cioè a riportare alla ribalta vecchi attori.
Per altri versi, è un ospizio per ex politici e personaggi da far stipendiare a  vita per “favori resi” ai governanti
degli stati coinvolti. Farli stipendiare cioè dai popoli che li subiscono (illudendoli  persino di avere qualche voce in capitolo).  Il PE non ha potere reale nè incidenza politica, ma ha valore di un referendum sui primi ministri in carica. Noi, al nostro premier, se possiamo dargli una spinta per la Fossa delle Marianne, ben volentieri. Non cambia nulla e nulla ci aspettiamo dalla democrazia borghese. Però “e' de soddisfazione”. Non voteremo, ma abbiamo aperto da tempo un buon canale di comunicazione con chi farà una sopra una falce e martello, in nome di quella  commun'autonomia di cui abbiamo discusso tante volte.
Siamo gente semplice, “de borgata”, il nostro contributo teorico alla spinta di cui sopra ve lo inviamo con un paio
di link che ancora ci fanno ridere. Se poi non si riesce con la teoria, allora...

http://www.youtube.com/watch?v=Ug6FKdOakoI&NR=1

http://www.youtube.com/watch?v=vIOM407p-eI&feature=related

Circolo Anarchico Tor di Quinto


Una  specifica:
COSA E' VOLGARE E COSA NON LO E'?
(e, già che ci siamo, cosa vuol dire: nazional popolare?)

                                        Circolo Anarchico Tor di Quinto più:       
La volgarità e' un concetto molto ambiguo. Infatti, le identiche parole, le stesse azioni, i medesimi gesti, possono
essere accompagnati da aggettivi che li qualificano in modi del tutto opposti, o comunque inconciliabili.
Nessuno (almeno lo speriamo molto) si sognerebbe di definire volgare una scena di un film di Pasolini o una poesia
di Alda Merini. Tanto meno - che so? - una litografia erotica di Picasso.
Facciamo questi esempi perchè la volgarità è  generalmente e curiosamente associata al sesso.
Perchè mai un legame veramente arbitrario combina un sostantivo e un aggettivo privi tra loro di qualsivoglia
rapporto  logico?
Il discorso chiama in causa morali puritane di ogni  epoca e luogo, repressioni strumentali a poteri varii.
Questa però è solo una breve nota, per ribadire che la volgarità è una qualità (negativa) dell'anima e ha
rapporto con la borghesia, anzi, ne costituisce  l'essenza
.
Fuori da questa classe maledetta possiamo parlare di “popolare”, termine che non è, nell'immaginario collettivo,
associato alla sessualità, ma accompaganato a volte - in senso dispregiativo - da un aggettivo. Nazional-popolare
significa, più o meno: di bassa lega, di qualità artistica pari a zero, qualcosa di  destinato “al sollazzo e all'istruzione
dei poveri e degli ignoranti”. La propaganda, insomma. Esattamente ciò che distingue un'opera di Brecht da un
manifesto sovietico - anni lontani - di quelli in cui il solito lavoratore tutto muscoli-niente cervello è eroe non
differente dal giovane Balilla, dal repubblichino di Salò o da qualunque altro modello imposto da qualunque potere,
anche attuale.
A nostro modo di vedere, i concetti di “nazione” e di “popolo” non sono per nulla  affini, o una cosa è nazionale (e quindi
evoca lo Stato), oppure è popolare ed evoca un popolo con una sua  specifica cultura nel contesto di altri popoli,
tutti a pari diritti e non separati da barriere.
Non è comunque il caso di  spiegare nuovamente quello che qui scriviamo, in tanti, una riga si e due no.
Preferiamo proporre un esempio di cosa sia volgare: schiavi, vittorie, guerra e ancora guerra; Roma caput Mundi
(come “Deutchland uber Alles”); la Lega, in ogni sua espressione; “Unione e l'Amore” mescolati ad un Dio
bestemmiato a ogni riga; la libertà ottenuta con la conquista militare (e imperiale, di Roma).
La storia dell'antichità, in Italia, va riscritta da capo, come quella del Risorgimento e di quel losco figuro che fu
Cavour. O come quella dell'“eroe” Giuseppe Garibaldi. Mai sentito parlare di come fu liquidato il Regno delle due
Sicilie?  Oppure del  “brigantaggio”? Della “questione meridionale” e del suo rapporto con l'industrializzazione del
nord? Di Nino Bixio a Bronte (che non è che un esempio?). A scuola non si insegna.
A scuola si raccontano solo frottole.
Una per tutte: qualcuno vi ha mai raccontato chi fossero Romolo e Remo? Quelli allattati dalla lupa capitolina?
Al massimo vi hanno insegnato che erano fratelli e qualche professore in vena d'esoterismo mistico vi avrà fatto un
parallelo con  Caino e Abele, uno l'incarnazione del Male; l'altro quella del Bene.
Niente affatto
. Erano due criminali  e l'assassinio di uno avvenne nel contesto di una feroce guerra tra bande.
Il  luogo dove sorse poi Roma era infestato da predoni e assassini senza alcuno scrupolo che vi si ritrovavano per
organizzare scorribande, spartirsi  bottini o trovare rifugio. Quella zona era tanto odiosa e temuta che nessuno
osava accostarvisi, tanto meno le donne. Quando a qualcuno (al famoso Romolo della leggenda, o ad un altro)
venne in mente di fortificare la zona, per difenderla da altre bande che operavano nei paraggi, pensò di
circoscriverla e  fondare un nucleo separato, una “città”. Ma, per fondare una città, occorreva assicurarsi una
discendenza e per questo vennero rapite e violentate le donne della vicina Sabina che, spontaneamente, non
avrebbero mai accettatodi partorire figli per quella genìa. A  scuola, tutto ciò non è neppure accennato e i Romani
nascono armati dalla testa di Minerva.
A scuola però, si lascia che i bambini evochino, senza capire cosa stiano cantando, altri bambini strumentalizzati,
destinati , in tenuta da  Balilla, a simboleggiare, per volere “divino”, il trionfo sullo “straniero”, cioè la sostituzione di
un padrone con un altro, a suon di massacri. Imperialismo, ridefinizione di territori, guerra e profittatori  di guerra.
Mercenari e generali assetati di  sangue umano.
Stiamo parlando dei Fratelli di taglia:

Fratelli d'Italia,
l'Italia s'è desta, 
dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa...
(testo completo qui)


E, se ancora non vi fosse bastato, se non vi sembra abbastanza volgare, ecco cosa cantavano i
 “valorosi” mille mercenari di Garibaldi, mentre massacravano il popolo del Sud per
conto dei Savoia:
 (testo completo nella pagina interna)

ALL'ARMI! ALL'ARMI!
Corriamo! Corriamo! su, o giovani schiere,
Su al vento per tutto le nostre bandiere
Su tutti col ferro, su tutti col fuoco,
Su tutti col fuoco d'Italia nel cor.
Va' fuori d'Italia! va' fuori ch'è l'ora!
Va' fuori d'Italia! va' fuori, stranier!

Certo - si potrebbe obiettare - li' si trattava di "fare l'Italia", cioè di liberare staterelli dominati da monarchici
differenti e costruire la    nazione”. Niente affatto - si può  tranquillamente rispondere - si trattava di ristabilire
equlibri tra potenze coloniali, di spartizioni di risorse, di  capitalismo e di impedire una Rivoluzione nel Mezzogiorno
d'Italia”.
C'è poco da contestualizzare.Soprattutto  perchè moltissimi sono rimasti sempre gli stessi.
Continuano a percepire il mondo diviso tra italioti e stranieri e a  sparare idiozie sulla “sovranità nazionale” per 
convincere attraverso parole vuote (analizzate una ad una) persone innocenti e ingenue o bisognose  di guida e
regole che “solo loro sanno come stannno le cose”. Dopo la lettura di questi esaltanti vessilli patrii, potrebbe
venirvi in mente di diventare apolidi.
Per sbattezzarsi, si sa, basta una  raccomandata. 
Per divenire apolidi  basta stracciare il proprio passaporto difronte ad un pubblico ufficiale.
Personalmente però non  vi consigliamo nè una cosa nè l'altra.Non di sbattezzarvi perchè', se non credete in Dio,
non vediamo chi  potrebbe essere il  destinatario dell'informazione relativa al vostro orientamento (non potrebbe
arrivarvi la ricevuta di ritorno).
Non di   divenire apolidi 
perchè il passaporto Nansen (quello per rifugiati) non è facile da ottenere. 
Potreste rischiare i domiciliari a  vita in Italia.


********************
SEGNALAZIONE IMPORTANTE: RINGRAZIAMO TUTTI COLORO CHE HANNO DESIDERATO ESPRIMERCI
ANCHE PER E-MAIL OPINIONI PERSONALI O DI GRUPPO IN MERITO ALLE ELEZIONI PROSSIME VENTURE
PER IL PARLAMENTO    EUROPEO.

AL TEMPO STESSO, VI PREGHIAMO DI INTERROMPERE QUESTO TIPO DI COMUNICAZIONI PERCHE .
STATE    INVOLONTARIAMENTE INTASANDO LA CASELLA DI POSTA ELETTRONICA
DELL'ASSOCIAZIONE (IL CUI SPAZIO NON E'   ILLIMITATO)!!!

NON CI INTERESSA LA "DEMOCRAZIA DELLE URNE".
INVITIAMO INOLTRE TUTTI A RAGIONARE CON LA PROPRIA TESTA E A NON CHIEDERE CONSIGLI CHE
NON POSSIAMO    OFFRIRVI.

LA MIA PERSONALE OPINIONE E' CHE L'ITALIA DOVREBBE USCIRE DALLA NATO E ANCHE
DALL'EUROPA.
 MA E' UN'OPINIONE MIA, NON UN INVITO A DISERTARE LE URNE. CONTINUIAMO A
IMBARCARE POETI, SOGNATORI E    RIVOLUZIONARI. E, SU QUESTA NAVE, SIAMO TUTTI CAPITANI.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE. PAOLO

********************
-...ehi, Paolo, posso farti una domanda?
-Si', Bea.
-Ecco, io dico, insomma...non capisco...l'altro ieri hanno spedito un proiettile a Di Pietro in una busta con una sua
foto e la
scritta   
Morirai composta con letterine ritagliate. Oggi al Tg hanno detto che Santoro ha ricevuto un
bossolo depotenziato
 insieme a un messaggio
simile...
-La domanda?
-Perche' io, come posta, ricevo solo bollette delle utenze, multe e  solleciti di pagamento?
-A ciascuno il suo. Ti offro un gelato e ti spiego cos'è la propaganda.


*ARMI  DI  ISTRUZIONE  DI  MASSA*

LEZIONI GENERALI
Le armi di distruzione di massa.
Sono quelle della cui esistenza, nel 2003, l'allora segretario di Stato Colin Powell forni’all’ONU false prove perchè
venisse dato agli Usa – come da copione – il via libera per un certo atto 2° (ouverture a parte).
Dopo anni, ha ritrattato: (
“Mi sbagliavo, quelle armi, in Iraq, non c'erano”. La menzogna servì però a rinnovare il
mandato di massacratore agli Stati Uniti + alleati (venditori di armi, patto atlantisti, profittatori di guerra, finanza
internazionale, petrolieri, distruttori, mercenari e ricostruttori, untori del Terrore e propagandisti del bisogno disicurezza
ovunque, vertici delle forze armate e della polizia di quasi tutto il mondo, ministridell’economia, degli
esteri e degli interni, piazzisti della morte sotto svariate forme e impennatadi vendite di un libro di  Oriana Fallaci).
L’Iraq ridotto a poligono per il tiro al civile. Saddam Hussein impiccato alla corda della democrazia occidentale e
sprofondato nella botola del dimenticatoio. Stragi, provette e millantatori: esportare “democrazia” può comportare anche
tutto questo. E una scarpa in faccia.  Anzi, due.
Tanto, poi si continua col presidente dopo, quello della speranza (di restare a galla) e della presunzione (di continuare
tutto come prima, tiro al piccione incluso). I termini
speranzae presunzionesono intercambiabili, in  questo caso.
Non è
giocando al Risiko internazionale che sirisolve qualcosa.
Noi, quando giochiamo, lo facciamo in tutt'altro modo. Altri giochi, mentalità e interlocutori. A ciascuno il suo.

Le armi di istruzione di massa. Non c'entrano con la scuola dell'obbligo (obbligo...poi!).
E parlare di lezioni  generali non significa richiamare alle urne per eleggere i rappresentanti virtuali di un Potere odioso,
inaccettabile semanticamente, epistemologicamente, storicamente, ontologicamente (chi più ne ha ne metta).
Il Potere non ha corpo nè sangue, ma si nutre del sangue altrui dai tempi dei tempi. E' un vampiro senza nome, le figure
che lo incarnano sono come le figurine di quell’album dove ti manca sempre quella dell’ultimo calciatore.
E, a volte, spendi pure un sacco di soldi prima di rassegnarti a domandarla per posta (magari utilizzando, per la richiesta,
la  matita rubata al seggio elettorale).

P.S. una cosa giusta pero' l'abbiamo sentita, in merito alle elezioni europee:
sono un esempio di democrazia diretta.
Diretta da chi?
Peccato solo che questo non venisse specificato.

Armi di istruzione di massa? Ci stiamo pensando da parecchio tempo. Abbiamo alcune idee.
Iniziamo oggi uno  scambio su questo argomento. Pubblicheremo le proposte concrete quando e se riusciremo
a coagularle. Non vogliamo sovrapporci ad alcuno, l'unico contributo nostro, nell'immediato, è contenuto nella frase:
non si può  
costruire il mondo che vorremmo utilizzando le categorie del capitalismo (non disgiungendolo
dal fascismo, come purtroppo vediamo fare).

http://www.sanbenedetto.org/index.php?option=com_content&task=view&id=1122&Itemid=1
********************
TUTTI A CASA? LA NOTTE DELLA REPUBBLICA (scrivo col toner caricato ad inchiostro simpatico.
Il messaggio si autodistruggerà' domani). Gran casino. Cohen-Bendit (da tempo -bandit e basta) fa il quasi il pieno (Sarkozy testa a testa)
- Vespa litiga con il radicale Cappato  perchè' ciascuno dei due vuole dare i numeri meglio -i radicali si candidano a rappresentare tutta
l'Italia col 3% (2%?) -danno tutti i numeri - i giustizieri della notte crescono - Comunisti Italiani e Rifondazione (ci dispiace per alcuni
singoli compagni che stimiamo, ma...)  non raggiungono il  4%  -la lega sfonda la linea gotica -Berlusconi si abbassa ancora, ma non
sprofonda- poi, magari si ribalta tutto.I casi sono due: o vi rimediate un televisore oppure cercate i dati in internet in diretta.
Io, stanotte, 'notte.


********************


Non è più nè bello nè impossibile (personalmente non l'ho mai considerato tale, ma qualcun altro si'). E'   invecchiato
male, come il suo attuale falso amico. Mi dispiace per Villa Doria Pamphili (perchè abito a  Monteverde, e non
soltanto per questo). Appoggiamo: GLI STUDENTI DELL'ONDA MOBILITATI CONTRO LA VISITA DI
MUHAMMAR GHEDDAFI
(da domani, a Roma per giorni tre): contro l'accordo tra Gheddafi e Berlusconi,
che prevede i respingimen
ti degli immigrati provenienti dalle costelibiche. Li appoggiamo perchè siamo
totalmente contro i respingimenti (sulle condizionidei respinti vedi:   http://www.sanbenedetto.org.).
E perchè si tratta di una visita la cui apparente inutilità (Gheddafi sarà di nuovo in Italia, al G8 di luglio, come
presidente di turno dell'Unione Africana) cela manovre di tutt'altro tipo.
Le storie di  gasdotti e italici riscatti - che   comunque non condividiamo nè condivideremo mai- sono ancora un
epifenomeno. Dedicata ai promessi fidanzati “troppo possibili: (Al di là del testo, notare
l'ambientazione) http://www.youtube.com/watch?v=xoco58gF8h0
nota

Appoggiare non significa obbligatoriamente partecipare. Amnesty International, Human Rights Watch, Fortress
Europe (!) et similia non godono la nostra simpatia. In linea generale, l'Onda si troverà in mezzo a carrozzoni di
profittatori di guerra e a noti profittatori diguerra e  pace. Gomito a gomito con i radicali.
In altre parole:
lo schieramento col quale l'opposizione degli studenti si troverà a condividere il proprio cartello è desolante.
Al tempo stesso, abbiamo fiducia che questo verrà compreso da ciascuno studente e che assai presto (ma davvero
prestissimo) ci arrivino elaborazioni  differentiche saremo lieti di pubblicare. Anche sotto il profilo culturale, senza
offesa per nessuno, il popolo dei Celestini, potrebbe - a nostro  avviso -  esprimere qualcosa di più coraggioso.

http://www.youtube.com/watch?v=IVnPotcVkFQ
Un altro sguardo:
   
Mercoledì 10 giugno, ore 18.30                                 
libreria Rinascita Roma, Viale Agosta, 36

OSTERIA CALCUTTA
di Marina Valente
ediz. Sensibili alle foglie
Sarà presente l’autrice 
Video: "Dichchi Na, Debo Na !
Non cederemo ne' ora ne' mai ! / We'll never give up!"
 
di Danilo Licciardello

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...e intanto, a L'Aquila...avevamo lasciato la situazione cosi':

********************

Riceviamo e pubblichiamo: Ci arriva di nuovo il Comunicato della Sapienza in Onda sulla contestazione alla visita
di Gheddafi.
Stralci:
-il diritto al dissenso, pratica assolutamente vitale per una democrazia, viene di volta in volta attaccato per criminalizzare
le esperienze di movimento che all’università continuano ad esprimere capacità autonoma di sperimentazione dei saperi,
di innovazione, di mobilitazione....la nuova occasione sarà la visita del Colonello Gheddafi, invitato dal “Magnifico
Barone” Frati a parlare con le rappresentanze accademiche e studentesche l’11 Giugno: su quali argomenti, a che
proposito e per quale motivo sia stato invitato non ci è dato saperlo...
sappiamo benissimo che dietro questo trattato ci sono ben altri interessi che parlano dicentrali elettriche, infrastrutture e
sfruttamento delle risorse, un piano di collaborazione che riguarda e vede coinvolti paesi dell’Africa occidentale e
dell'Europa, dall'Italia alla Francia (...),ma con questa mobilitazione vogliamo porre soprattutto il punto su una questione
che non riteniamo semplicemente di diritto, è questione etica e politica.
...la nostra protesta si vuole opporre in primo luogo all’articolo 19 di questo trattato che mettesullo stesso piano la  lotta
al terrorismo, la lotta al traffico di sostanze stupefacenti e l’immigrazione clandestina.
...riteniamo questo invito inopportuno perchè in questa fase particolare della crisi che stiamovivendo, assistiamo nel
nostro paese a un pesante processo di ridefinizione della cittadinanza, dei codici dell'inclusione e dell'esclusione in
termini di razzismo e di restrizione complessiva delle libertà. ...le dichiarazioni di un presidente del consiglio che afferma
che l’Italia non sarà mai multietnica, mentre la Lega  aumenta il suo bacino elettorale su elementi xenofobi e razzisti
disegnano ungoverno che rivendica in toto i    respingimenti in mare e quei lager che sono i CIE.
...siamo intolleranti: intolleranti al razzismo e alle politiche sull’immigrazione che negli ultimi anni governi italiani ed
europei hanno scelto, intolleranti al tentativo del governo di scaricare icosti della crisi sui migranti, sugli studenti, sui
precari e sui lavoratori.La Libia si sta rendendo complice di una politica italiana fatta di violazione dei diritti umani,
delle libertà individuali e collettive, di respingimenti e stragi in mare è per questo motivo che l’Ondarespinge Gheddafi.
Sapienza in Onda
Il testo completo potete  leggerlo cliccando qui o su:  http://roma.indymedia.org/node/10561

VENERDI’ 19 GIUGNO 2009

ROMA, LIBRERIA ALEGRE  Circonvallazione Casilina 72/74 [Pigneto]Dalle 18.30
OSTERIA CALCUTTA
ed. Sensibili alle foglie. Sarà presente l’autrice MARINA VALENTE

Sarà proiettato il Video:"Dichchi Na, Debo Na ! Non cederemo ne' ora ne' mai ! / We'll never give up!",
di Danilo LicciardelloInfo. osteriacalcutta@libero.it

******************

Resistiamo e pubblichiamo.
(...) ma la fate finita con tutti questi giri, rigiri, rimandi? E scrivete quello che pensate!
Se qualcuno se la prende, se ne discuterà. No, non vi tolgo le castagne dal fuoco. Marina

IN TROPPI...SCRIVONO AL COLONNELLO
di Michele
Gli scrive Berlusconi: Caro amico ti scrivo..., a titolo suo personale perchè il personaggio è un noto mitomane.
Ma gli scrive anche per conto di multinazionali italiane e aziende di genere vario coinvolte nella Grande Illusione della
Nuova (nuova?) Frontiera che, sterminando indigeni (come ogni nuova/vecchia frontiera) e con qualche perdita tra
gli occupanti (stile Nassirya), pianti l'italica bandierina su qualche duna farcita in noir. Il colonialismo ha cambiato  forma,
per certe zone del mondo.
Poi, oggi è più conveniente, in altre zone, spartirsi bottini e risorse in un contesto di  amorosi sensi. Hai voglia Gheddafi ad
esibire sul petto la foto dell'eroe libico Omar al Mukhtar: non incanta nessuno.
Quando, poco tempo fa, trasmisero in televisione lo sceneggiato su Mattei, una compagna disse che stavano facendo
propaganda a Marchionne (l'accordo Fiat-Chrysler era in via di definizione). Paolo rispose che stavano facendo
pubblicità all'ENI. Mi ricordai di quanto mi aveva raccontato Stefano, di come cioè le truppe (troupe-troppe) della RAI
inquadrassero i valorosi militari italiani a Nassirya, ma con espresso divieto di riprendere pozzi e trivelle.
L'ingiunzione - che avrebbe voluto essere persino spiritosa - era: I pozzi no. Solo le pozzanghere. Stefano faceva
parte di una di quelle troupe, non parlava per sentito dire.
Insomma, avvenne un pò come per le donne afghane liberate dai valorosi yankees + alleati, costrette a scoprirsi il
volto al passaggio davanti alle telecamere per nasconderlo poi velocemente appena fuori mirino (recentemente, qualcosa
del genere è stata tentata per diffondere il panico della febbre suina. Diego, messicano, in costante contatto con il proprio
paese d'origine, ci  conferma che la mascherina non la portava proprio nessuno).
Tornando allo sceneggiato su Mattei, commentai:  “Cazzi loro, io domani vado in Svizzera. Un modo mio abituale per
dire che qui non ci resisterò a lungo, con soddisfazione mia e di tanti altri. ENI, FIAT, INDUSTRIE DI PUNTA O
TACCO sempre imprese capitalistiche  songhe e sempre ammute laimmo a castregna'
”, diceva mio nonno,
nel cui linguaggio meticcio castregna'significava mettere a ferro e fuoco e impiccare a testa in giù i proprietari, e  
ammute significava senza chiedere loro neanche le generalità.
Ma non soltanto le imprese nazionali e il presidente del consiglio scrivono a Gheddafi.
Gli scrivono
i giustizieri d'Italia, in toni diversiStefano Pedica, senatore dell'IdV lo ha atteso per consegnargli un
diploma di
dottor horroris causa per violazione dei diritti umani nel quale vengono elencate le ragioni dell’onorificienza:
il colpo di stato cruento e sanguinoso del ‘69, la cacciata vergognosa di 35 mila italiani residenti in Libia, il terrorismo,
la dittatura, le torture e il ricatto, minacciandoci di far cominciare una nuova ondata di clandestini se l’Italia non effettuerà
nuovi investimenti in futuro
. Potete non crederci. In tal caso, leggete http://www.carta.org/campagne/migranti/17741
dove il fatto è raccontato da  un punto di vista differente dal nostro, ma sempre o stissi efatto je' ” (come avrebbe detto
mio nonno etc.).
Pedica s’è presentato con una foto relativa alla strage di Lokerbie appuntata al petto. Ragazzi...!
Quel pasticciaccio assassino che vide coinvolti CIA e Mossad, si chiuse formalmente tramite un accordo siglato tra la
Libia e gli Stati Uniti di Bush nell'ottobre del 2008 (vent'anni dopo: attentato di Lockerbie,1988) con un risarcimento delle
270  vittime del terrorismo per cui  Tripoli pagò a Washington 1,5 miliardi di dollari.
La Libia accettò di risarcire, ma non si assunse la responsabilità degli attacchi. E perchè mai?
Perchè avrebbero dovuto assumersela in più di un Servizio segreto (a proposito, non sarebbe il caso di smetterla di
parlare di servizi deviati? I Servizi sono diritti e fanno cose perfettamente in linea con la loro funzione).
Però tant'è. C'era poco da perder tempo a commentare l'ovvio in merito alle elezioni del parlamento europeo.
La cosa più rilevante -  mi rattrista il fatto che nessuno lo abbia sottolineato - è la vittoria dell'ignoranza.
Vincono i due partiti più rozzi, ignoranti e illetterati che ci siano sull'italica piazza. E il terzo tiene. Pedica è tra i
vincitori. Non si può pretendere nulla.
Scrivono a Gheddafi anche gli studenti dell'Onda. A Roma, alla Sapienza (davanti a Lettere e Filosofia), cartelli e
striscioni espongono l’immagine di San Papier il santo protettore dei migranti, di tutti quelli che muoiono in mare e di
quelli che, una volta arrivati, vengono respinti nel paese d’origine. Ci sono canotti che ricordano i gommoni con i
quali molti clandestini giungono sulle coste italiane, verniciati di rosso sangue.
C'è un cartello in lingua araba No alle prigioni per i migranti in Libia, fuori Gheddafi dall’università.
Gli studenti gridano: Gheddafi e Berlusconi li vogliamo sui gommoni e Siamo tutti clandestini.
Si manifesta anche contro la militarizzazione dell’università invasa da  polizia e carabinieri.
Tensioni e tafferugli (il termine: cariche mi sembra troppo), da stamattina. Fin qui tutto si tiene (più o meno). Ma non si
tiene più
quando gli studenti dichiarano che l'Università non è luogo in cui sponsorizzare trattati internazionali, ma luogo
di produzione del sapere critico e indipendente. Nè quando denunciano l'arrivo alla Sapienza di Gheddafi come:
un’azione pubblicitaria per il rettore e l’università, finalizzata a dimostrare che la Sapienza è alleata del governo.
E allora giù con slogan come né frati né colonnelli, l’università non è una vetrina, e quelli contro il rettore: passano da
Frati vergognati a Frati rettore a  Tripoli”(!!!).
Nè si tiene
quando dichiarano: L’Onda «respinge» Gheddafi e Berlusconi”. Bhoom! I due su nominati sono
megalomani pazzi. Uno dice: lo Stato sono Io (Gheddafi: In Libia non abbiamo bisogno di elezioni perchè il popolo
governa già. L'altro dice: lo Stato me lo compro io. L'Onda si dichiara in grado di respingere entrambi.
E come?
Triste. Triste. Comunque. Cazzi vostri, io domani vado in Svizzera.
-a fare cosa?
-la mela sulla testa del figlio di Guglielmo Tell.
Almeno un brividino (forse, chissà, si spera) magari riesco ancora a provarlo.
Michele


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Ultim'ora: muore, a Milano, Ivan della Mea  http://www.youtube.com/watch?v=y67YCa1c1F8
Un abbraccio a Clara, a Sara, a Pietro.

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se vi fosse sfuggito:

ARRIVANO LE RONDE NERE
http://www.sanbenedetto.org/index.php?option=com_content&task=view&id=1122&Itemid=1


Prima che la situazione degeneri ulteriormente esprimiamo il nostro punto di vista su alcune cose, in modo
da non creare equivoci. Non riteniamo che questa provincia sia sull'orlo di un colpo di stato, ciò
nonostante, invitiamo a  rivedervi Cabaret.
Intanto, in merito alle ronde nere
http://www.youtube.com/watch?v=LNMVMNmrqJE&feature=related
Spaventati? Di gia'? La notizia riguardante queste ronde è passata quasi inosservata e, probabilmente,
domani i giornali ci speculeranno sopra. Utilizzo il termine speculare perchè, a nostro avviso, nessun
giornale, in Italia, è oggi veramente credibile e tutti sono speculari a un'identica logica.
Cerchiamo di spiegare quale sia in tre articoli.


1) LO TZUNAMI DEI DIRITTI
Mercenari, mercanti, mendicanti
http://www.youtube.com/watch?v=rkRIbUT6u7Q&feature=related

(immagine tratta dalla copertina del libro di Slavoj Zizek)
MERCENARI
 I Diritti Umani. Tutti ne parlano, ne innalzano la bandiera, ne inventano di nuovi, sempre associandoli al termine
“democrazia”. In una “democrazia” borghese, i diritti sono particolarmente storti, il solo parlarne è generalmente utile a
molteplici usi di potere e controllo. La loro esistenza crea posti di lavoro e permette quella dei Mercenari dei diritti
umani, che ci sono particolarmente odiosi. Sono ovunque. Dietro svariate sigle di ONG, di associazioni  “umanitarie”,
“sociali”, di “Ricerca, Sviluppo e Cooperazione”, al soldo del Potere, impegnati su più fronti (gia questo la dice lunga).
Tra questi fronti (tutti comunque “bellici”), ne consideramo due:
a) il controllo dell'opinione pubblica.
Attraverso l'utilizzo di dati contraffatti e di tecniche di manipolazione di massa, vengono imposte determinate logiche e
non altre, vengono demonizzati certi Paesi e non altri.
I diritti sono storti, ma non lo sono affatto le organizzazioni  che se ne fanno promotrici che assolvono soltanto i
compiti loro assegnati da chi, di volta in volta, decide cosa si  debba pensare. Cosa sia giusto e cosa non lo sia.
Quali libri acquistare, a quali informazioni dare credito. Regole “etiche” di comportamento.
Ciliegina sulla torta: imponendo il tutto in modo tale da permettere l'illusione di  avere liberamente scelto.
E' in nome dei “diritti umani” che si avallano invasioni e massacri utili ad esportare democrazia e si costruisce nella testa
dell'opinione pubblica (che tanto pubblica non è, essendo stata privatizzata da tempo) l'idea che tutto cio sia giusto o, al
più, un male necessario.
 b) azioni dirette, che possono comportare coinvolgimento diretto in stragi, colpi di stato, omicidi veri e propri.
Cito a caso: Jugoslavia, do you remember? Questi mercenari appartengono ad organizzazioni sparse in tutti i paesi del
mondo ma, generalmente, ricevono finanziamenti internazionali, specie se è stato deciso di posizionarle in luoghi
strategici e dotarle di una qualche  rilevanza.
Soltanto a titolo d'esempio, riproponiamo un articolo apparso il 23 settembre 2008 su:
http://www.laltralombardia.it/public/docs/venezuela11.html
 * Human Rights Watch....ONG con sede a Washington, il cui direttore per le Americhe è José Miguel Vivanco che
- tra le altre cose - ogni anno si reca a Caracas per presentare centinaia di pagine di rapporto sulla violazione dei
diritti umani che, secondo HRW, si starebbe consumando in Venezuela. Nel 2008 - finalmente - il giorno dopo la
presentazione del suo ennesimo documento: “Il regime di Hugo Chávez”, Vivanco è stato espulso dal paese per
violazione della legge circa il visto d’ingresso.
Benchè il governo venezuelano non sia quello che ci piacerebbe, l'espulsione di Vivanco non può che essere motivo di 
soddisfazione.
 * Per quanto riguarda Amnesty International è facile trovare la documentazione in rete.
Qui c’è una segnalazione di http://napoli.indymedia.org/node/7496
(Riguarda l'equiparazione tra occupante massacratore sionista e combattenti per la libertà palestinesi).
 * Tra le ONG, ricordiamo anche OXFAM, totalmente avversata dai popoli che combattono all'Est (e non solo) e il
cui arrivo è promosso da affaristi e maneggioni di organizzazioni umanitarie locali. I finanziamenti alla maggior parte delle
ONG arrivano dall'ONU che, se è per questo,  finanzia anche i Social Forum.
 * Reporters sans frontieres è direttamente finanziato dalla Cia, come denunciato anche da Gianni Mina'.
Carrozzoni come questi infestano il mondo in quantità impressionante; ai più grandi, sono affiliati i piccoli, la cui
manovalanza volontaria è spesso inconsapevole e in buona fede, mentre non c'è mai buona fede a livello dei dirigenti.
Di blog, siti, reti e affini, collegati tra loro o impegnati in finte baruffe chiozzotte, non parliamo nemmeno.
I mercenari dei diritti umani travolgono l'informazione come uno tzumani, sono tanti e sempre pronti a vendersi al
miglior offerente. Non hanno in testa alcun pensiero proprio, solo una quantità di zeri al termine di una lunghissima cifra
che si aspettano e pretendono di ricevere. Sono pronti a tutto, ai peggiori tradimenti e alla peggiore vigliaccheria.
In un mondo in cui tutto è merce, sono come i prodotti geneticamente modificati di un ipermercato (globale).
In un mondo in cui il denaro - per alcuni - è virtuale, può capitare che si vendano per equivalenti: successo, potere,
autogratificazione, etc. Mimetici e infiltrati ovunque.
MERCANTI
Va da sè, sono quelli che acquistano i mercenari. Non li incontrate mai (neanche se frequentate il Billionaire o
altri luoghi così, cosa della quale, peraltro, dubitiamo). Qualcuno sarà tentato di identificarli con il direttore della banca
che gli ha negato il prestito. Altri con il proprietario della fabbrica che lo appena cassa-integrato.
Altri ancora  avranno avuto l'impressione di individuarne le fattezze nell'avvocato che non li ha difesi come avrebbe
potuto/dovuto e ha permesso che venissero cassa-interrati senza neanche la cassa. Non è così. O meglio: questi sono i
mercanti piccoli, quelli che fanno commercio della propria vita e di quella altrui, ma non sono i veri mercanti.
I grandi mercanti non li incontra mai nessuno. E neanche si incontrano tra di loro. Si incontrano le figurine dell'album;
loro no, perchè sono la figurina mancante. Concrete sono le persone che subiscono ancora un feroce dominio di
classe. Tutto il resto è falso: falsa la democrazia, falsi i diritti (non si è affatto tutti uguali davanti alla legge, non
fosse altro che per il fatto che solo i privilegiati - chiamiamoli così - possono comperare e governare la comunicazione
e l'informazione). L'economia è divenuta troppo astratta, certo; ha separato ciascuno dalle proprie esigenze di vita,
senz'altro; il capitalismo ha esposto il mondo ai capricci di un sistema di simboli, d'accordo.
Ma è il sistema simbolico, oggi, a governare tutto.
Le figurine determinano la completezza del gioco, ma non puoi colpirle nè educarle, perchè non esistono.
Il gioco ha superato sè stesso e ha inghiottito la realtà fisica in un sistema di simboli.
No, non siamo impazziti e neppure stiamo scherzando. La vita è vita. La morte è morte. Il sangue è sangue.
Qualcuno, tra noi, è più incline alle speculazioni filosofiche, altri meno. Lo scorso anno, una persona che ci è
particolarmente cara ricevette un link e lo pubblicò sul sito per condividerlo
http://www.youtube.com/watch?v=vbG5fAuThAU.
Per quanto mi riguarda, lì c'è tutto quello che c'è da dire. Ma qui stiamo parlando d'altro. E cioè, del modo in  cui un
sistema virtuale decide dell'esistenza altrui. Ne decide i diritti e l'esistenza in vita, le opinioni, in un gigantesco Truman
Show dove non si è mai veramente liberi se non si spezza il  meccanismo, che funziona ormai senza un manovratore con
una faccia e un nome. Per questo non ha senso parlare di  libertà per tutti, finchè non si distrugge il dizionario.
Si confrontano opinioni indotte con altre opinioni indotte e niente cambia.
Puoi arrivare ad accorgerti che anche la tua ribellione era prevista (in determinate forme e modi).
La democrazia - per come la si intende - è oggi un grande male. Porta a quella fuorviante considerazione che
ognuno abbia il diritto (ci risiamo: il diritto) di esprimere la propria opinione e che sia un merito e un imperativo
morale lottare perchè tutti possano esprimerla, anche se contraria alla nostra. Ma tutti chi?
Tutti significa: un essere umano più un essere umano, più un essere umano, più un essere umano, etc. etc. etc.
In un mondo di figurine, la prima cosa da fare mi  sembra quella di cercare di riportare ogni  individuo alla sua autenticità
di essere umano. Oppure non c'è strada. Anche perchè:
Nessuno è più schiavo di coloro che falsamente pensano di essere liberi (Johann Wolfgang von Goethe)
MENDICANTI
Sono quelli che aspirano a divenire mercenari, o piccoli commercianti di diritti, idee e beni materiali (anche
armi, perchè no? Il mercato non ha etica), ma ancora non gli riesce. Non hanno le conoscenze giuste, gli  appoggi,
l'estrazione sociale adeguata o la (pseudo) cultura sufficiente (l'insieme di nozioni cioè, che servono a farsi strada).
I mendicanti si vendono per pochissimo, sono perennemente in saldi e la possibilità di un articoletto qua e là
(mondo dell'informazione), di una conoscenza qua e là (mondo della rappresentanza) può persino bastare a
soddisfare un narcisismo  in bilico tra un ego spropositato e la perenne insicurezza di se'.
Sono tantissimi, sempre i più meschini, sempre i più vigliacchi. Ma non sono nè innocenti nè innocui.
Non sono innocenti perchè sono del tutto consapevoli di ciò che fanno e delle proprie motivazioni.
Non sono innocui perchè sono pronti a qualunque bassezza.
Hanno spesso qualche santino di riferimento, possono chiamarlo Obama (falso esempio del mito del self made man),
Berlusconi (esempio dell'uomo che si è fatto da solo unicamente  nell'accezione intuibile dalla canzoncina riportata in un
articolo precedente.
http://www.youtube.com/watch?v=vIOM407p-eI&feature=related).
Il santino può essere Rockefeller, Marx, il Salvator Mundi, ma sempre di santino si tratta. Di un San Cristoforo che
li traghetti oltre la mediocrità e spalanchi loro le porte del mercato grande. Qualche volta succede (ma non per loro
merito); più spesso restano, eterni postulanti, a rosicchiare briciole gettate sotto la tavola, o cadute per noncuranza.
Nella loro testa, i diritti umani corrispondono ad un passepartout promettente. Altro non sanno, altro non gli serve sapere.
Un'ultima annotazione: lo tzunami dei diritti travolge l'informazione, contribuisce in maniera determinante all'ignoranza
globale e concede avallo alle peggiori schifezze. Ma vi siete mai domandati chi paga tutto questo?
In termini di esistenza: le masse derubate del mondo, massacrate in nome della democrazia dei diritti.
In termini economici: i grandi carrozzoni internazionali, tipo l'ONU, che sovvenziona guerre e pacifisti, G8 e Social
forum. Quando è il nemico a sovvenzionare un'azione di protesta contro sè stesso, pensate che lo faccia per
benevolenza? Quando è un governo mercante a concederti la piazza per un sit-in o una manifestazione, pensate che
non abbia un proprio tornaconto? Quando parlano tutti di diritti (Onu, PE, UE, CIA e servizi vari - questi sì, diritti-
pensate che, unendovi a quel coro, potrete mai uscirne indenni? O piuttosto vi stanno solo prendendo per il naso?
Lascio il quesito aperto.
2) LA FIERA DELL'EST
di Michele Sferra
http://www.youtube.com/watch?v=iP2gqdGf1qU
L’invenzione di Morel”, è un vecchio film di fantascienza, ma consiglio a tutti di recuperarlo da qualche parte.
E' molto attuale. Un uomo - naufrago, evaso, comunque sbattuto da un’onda su un’isola abbandonata - vede, su una
scogliera, figure di uomini e di donne che indossano abiti di un'epoca precedente e trascorrono una gradevole
villeggiatura. Li spia ed è colpito da Faustine, che sembra non vederlo o non curarsi della sua presenza. Intrufolatosi  in
una villa, scopre che tutti i presenti lo ignorano. Assiste alla lite tra Morel e i suoi ospiti coinvolti, a loro insaputa, in un
esperimento: sono stati ripresi, per tutto il tempo del loro soggiorno sull'isola, da una macchina che riproduce all'infinito
7 giorni di spensierata gaiezza. Gli ospiti raggirati sono preoccupati anche per la propria salute (gli operai su cui Morel
aveva già fatto un esperimento simile sono tutti morti).
Faustine è vissuta almeno 50 anni prima, immortalata e ciclicamente riproposta da una macchina. Il protagonista cerca di entrare anch'egli nella proiezione, per penetrare il piano della memoria di Faustine.
Attiva la macchina, modella gesti e movenze su quelli di lei, ricreando l'illusione che siano avvenuti contemporaneamente.
Ma la macchina, immortalandone l’essenza, non gli permette di esistere piu’nella realta: lentamente, il suo corpo va
disfacendosi. Con le ultime forze, distrugge la macchina. http://www.youtube.com/watch?v=Px6-WNu3xv0
(Pubblichiamo il testo integrale della lettera inviata alcuni giorni fa a Barack Obama.  
Non abbiamo ricevuto risposta, ma almeno abbiamo tentato. Clicca qui.
Tra le diverse ragioni ipotizzate in merito alla mancata risposta, forse il fatto di non avere citato l'affaire Fiat-Chrysler può
aver avuto la sua parte. Ad ogni modo, siamo stati ben attenti a non parlare di crisi, consapevoli che, solo
leggendo la parola,   avrebbe preso d'acido.) Evvabè. Andiamo avanti.
Le figurine vengono proiettate alla ribalta, immortalate nel loro tradizionale gioco: Il Mercante in fiera.
La  macchina  inventata da Morel li costringe a ripetersi all'infinito, posizionando denaro virtuale sul retro di un mazzetto
di carte. Puntano, comprano, giocano all'asta. La posta aumenta col numero dei giocatori: più sono, più sembrano
divertirsi. Barattano e si scambiano capre e cavoli. Quando sono in difficoltà si vendono l'Uruguay simulando che sia
l'Alaska, poi la Finlandia millantando che ci sia il petrolio. Il banditore, o mercante, è il giocatore che dirige la partita
estraendo le carte da uno dei due mazzi del gioco e nascondendo l'altro. E' lui a gestire l'asta, il baratto e le alleanze,
sfoggiando eloquenza e vivacita', per rendere più appetitosi gli acquisti. Regola vuole che, prima di cedere una carta al
migliore offerente, debba ripetere il bando ben 3 volte. E può offrire carte all'asta anche al buio, in  modo che
nessuno ne conosca la reale quantità. Gestisce anche i premi, derivati dalla somma raccolta, posizionandoli sulle carte
predestinate ad essere vincenti. Per mantenere alta la suspance, scopre per ultime le carte del secondo mazzo (quelle
con i premi), e per prime le perdenti, cosi' l'attesa cresce e, con l'attesa, crescono i baratti e la compravendita delle
carte rimaste, il cui prezzo aumenta sempre piu' col proseguire del gioco. Si può arrivare a cifre vertiginose.
Così (più o meno), l'Alta Finanza.
Ma, poichè stiamo parlando di giochi  tra figurine - al di fuori dei mercanti internazionali le persone sono carne, ossa,
sangue e realtà -, è inevitabile che la pellicola si inceppi periodicamente e anche che un evaso, un sopravvissuto a un
naufragio, sia pure con le ultime forze, distrugga l'ingranaggio. E, fuori dal gioco, i naufraghi sono l'80% del popolo della
Terra.
E li vediamo.
Questi giocatori della morte che hanno accettato anche la propria per l'illusione di poter vivere eternamente.
Hanno venduto volontariamente l’anima a un’invenzione folle e continuano distribuire premi, a puntare, a scambiarsi
tra loro i pani e i pesci che non possono essere moltiplicati.
Come gli ospiti di Morel, hanno rinunciato anche alla fisicita’, ma lo hanno fatto in piena consapevolezza.
Sotto il vestito niente, pura forma. Se tutto questo avvenisse su un’isola sperduta, poco male.
Si potrebbe dichiararla zona off limits e persino dimenticarsene. Ma la posta in gioco è la vita vera, reale, concreta
di esseri umani veri, massacrati, torturati, sterminati, esseri e popoli di troppo, che non ci stanno e potrebbero rompere
l’ingranaggio.
Perciò vanno puniti, uccisi, stritolati, dislocati, divisi, sbattuti da una parte all’altra del mondo per cercare di impedire che trovino la forza di lottare, che si uniscano.Ma…continuano a fare figli. E allora, ecco gli inviti a ridurre la loro natalità. Gli appelli alla pianificazione delle
nascite (i “razionalisti” occidentali). Alla castità (lo stato armato del Vaticano).
Ecco la diffusione pianificata dell’Aids con corollario di negare i farmaci retrovirali all’Africa e la beffa di sostenere che il
virus dell’HIV non sia un riuscitoesperimento di guerra batteriologica concepito in un laboratorio Usa, ma l’esito di
strani” accoppiamenti  operati proprio dai “selvaggi” africani.
Ecco Indira Gandhi, nell'India degli anni ’70, regalare una radiolina per ogni sterilizzazione (risultò troppo dispendioso,
passò alle sterilizzazioni forzate, operate con violenza dalle squadracce di  governo e le donne avevano paura di uscire
da sole). Quanto a “manipolazione” delle nascite, non sostengo l’ipotesi (paranoica, di alcuni noti ex-intellettuali
ex-marxisti) che persino la legge sull’aborto, in Italia, fu permessa per evitare che, vent’anni dopo, si presentasse sul
mercato del lavoro un numero esagerato di giovani rispetto alle scarse opportunità che -si sapeva già - avrebbero trovato.
Ne sarebbero potute nascere preoccupanti tensioni. Non lo credo ma, dove c’è di mezzo Pannella, tutto è possibile
(anche depotenziare il movimento gay, un tempo combattivo e rivoluzionario). Se tutto ciò non è un incubo, non so
cosa lo potrebbe essere. Ad ogni  modo, poichè questa abitudine a riprodursi anche in cattività è tra ciò che distingue gli
esseri umani dalle altre specie, gli esuberi aumentano nel mondo a velocità vertiginosa.
Nascono figli accanto ai chek point di Gaza, col padre che taglia il cordone ombelicale con un sasso; nascono nei
Balcani, in Darfur, da madri senza latte, nascono nelle bidonville di tutti i Paesi sventrati e colonizzati. Dappertutto.
Milioni di neonati muoiono, ma ne nascono altri.
Figli di prole-tari.
Non nascono invece in gran parte dell’occidente. Calo pauroso delle nascite in tutta Europa. In Italia ci si è appena
appena spostati dallo zero virgola qualche cosa solo grazie agli immigrati. Ai prole-tari.
(L’Occidente: terra di vecchi, vecchia terra corrotta e corruttrice. Gli Occidentali hanno persino tentato di clonarsi).
Ma non si può aspettare che si estinguano da soli perchè, intanto, fanno sfracelli.
Soprattutto in tutto ciò che non è Occidente. L’Est: il Medio Oriente, l’Africa e tutti Paesi dove sono state
collocate da tempo le figurine e, ogni tanto, c’è bisogno di risettarle: compito del mazziere, del mercante in fiera che
bandisce le aste.
Dire che lo fa  appellandosi ai diritti umani e in nome della democrazia col sostegno di  TUTTI i media, in particolare
della finta sinistra, sarebbe come assegnare un Nobel postumo a Isacco Newton per  avere “inventato”  la forza di
gravità. Chiaro che esisteva da prima. Scoprire l’acqua calda non ci interessa.
Dare informazioni corrette  sì, possiamo ricavarle solo cercando di spiare nel secondo mazzo di carte, quello tenuto
nascosto e protetto dagli SS (i servizi segreti).
L'IRAN

Se tutto quello che l’Uomo ha è un tozzo di pane, due giorni,
E d’acqua fredda un sorso un istante da un’anfora rotta,
Perché bisogna esser servo di chi è da meno di noi?

Perché bisogna esser schiavo di chi, come noi, è mortale?

(Omar Khayyam)
(altre quartine nella pagina interna)
Quanto sta accadendo in Iran, oggi, rientra nella strategia di potenza imperiale di figurine nordamericane,
israeliane ed europee che, per conto di un Impero Mondiale in decadenza, tentano di accaparrarsi il
controllo totale su un paese dove
qualcosa sta loro sfuggendo di mano.
Stanotte ho avuto un incubo. La mia casa crollava e arrivava Bertolaso che “ci pensava lui”. Una luna perdeva la  sua
stella e mi precipitava addosso. Un terrificante cane a sei zampe (animale estinto come l'unicorno) mi inseguiva sostenendo
che era vivo, vegeto, e lavorava per me.
Non mi dava tregua: mi appariva in televisione, fauci spalancate; mi perseguitava dai cartelloni pubblicitari; mi minacciava
se mai avessi avuto in mente di istallare un impianto di riscaldamento autonomo, a pannelli solari oppure con una
diversa compagnia. Il sogno di un altro entrava dentro il mio.
Marco Polo mi raccontava che, quando dettò in lingua d’oil Le deuisament du monde a Rustichello da Pisa, intendeva
tessere l’elogio del livello di civiltà visto in Cina, del tutto sconosciuto e neppure paragonabile a quello dell’Europa
ma, quando il testo diventò il “Milione” - in riferimento alla quantità di beni amministrata dal Kublai Khan - questa
parola si impresse  così a fondo nell’animo mercantile dell’Occidente che l'Est rappresentò sempre più, nei secoli, il
miraggio di ricchezze e guadagni favolosi. Una mia amica, appena tornata dalla Cina, interveniva nella conversazione
confermando che i mercati dell’Est hanno sempre fatto gola agli occidentali che, dell'Oriente, hanno sempre cercato di
sfruttare tutto: risorse, cultura, abitanti. In particolare, la Cina non fu scoperta dai ricchi mercanti veneziani della
famiglia Polo, a metà del 1200; rapporti commerciali esistevano già ai tempi degli antichi romani che cercavano di
accaparrarsi seta e armi. Marco Polo ammetteva di avere rubato il baco, ma sosteneva che, quel furto, paragonato a
quelli di poi, equivaleva al  furto di una mela operato da un ragazzino.
Gli  antichi Romani, i mercanti di Venezia, la Compagnia delle  Indie…tutti  i poteri occidentali si sono arricchiti con
l’Oriente, serbatoio di ricchezze, “bizzarrie” e tesori. L’Oriente invece, fino ad anni recenti, si disinteressava
dell’Ovest che aveva veramente poco da offrire sotto ogni punto di vista. Anche quando Costantinopoli (Istambul)
divenne parte dell’impero romano, base di partenza per le carovane dirette in Asia, il viaggio era comunque pericoloso.
Strada pesante, scontri fra templari ed eserciti musulmani, sete, deserti, freddo di montagna. Soprattutto: anche i romani,
come poi Marco Polo, dovevano attraversare Armenia e Georgia, affrontando i loro proverbiali nemici: i Seleucidi,
che occupavano tutta la zona mediorientale, i Sasanidi, poi gli Arabi e gli imbattibili Parti il cui territorio era passaggio
obbligato tra Oriente e Occidente e avevano interesse al controllo delle vie carovaniere (inclusa  la via della seta).
Nonostante ciò, e la lontananza, i Cinesi conoscevano l’impero romano, lo chiamavano “Tzat's In”.
Gli annali dell’epoca della dinastia Han parlano del sovrano “Huang Hung”, che risulta essere Marco Aurelio.
Le fonti latine definiscono la Cina “Catai”. I romani sapevano bene dove stavano Cina e India, le indicavano sulle mappe
e con entrambe avevano scambi commerciali e culturali. Marco ammetteva di essere stato il 1° europeo a vedere
fontane zampillanti petrolio, ma negava ogni responsabilità in merito, dal momento che l'utilizzo del petrolio restò un
mistero per secoli. Solo quando il segreto fu scoperto, il petrolio diventò sinonimo di potenza. Nasce una questione tra
loro due. Marco sostiene di essersi si’ arricchito trafficando con l'est, ma di avere sempre rispettato
l’“etica del commercio”, al punto di divenire consigliere, ambasciatore e uomo di fiducia del Kubilai Khan.
Giovanna nega assolutamente l’esistenza di una tale etica e gli ripete a memoria -sua - alcuni passi di Engels.
Arriva Alessandro Magno e, con la radicalità che gli è propria, taglia il nodo della discussione dando una sciabolata in
testa a tutti e due (si sa, in India, pianse per non potere andar oltre). Ma questi sono incubi miei.
Mi sveglio all'improvviso e scrivo:

Iran: cronaca “immaginaria” di un genocidio annunciato. 

Di come i “democratici” di ogni livello e grado, i “difensori dei diritti umani” preparano il terreno
per una delle solite Rivoluzioni colorate (Serbia, Georgia e Ucraina), o anche solo
tentate (Venezuela, Bolivia, Libano, Uzbekistan) con la complicità di tutti gli imperialisti e anche di
quelli che potrebbero denunciarlo e non lo fanno. Eccoli di nuovo: Cia, Mossad, USA, NED, 
Soros, Otpor, Amnesty International ...cosa c'entra Amnesty? 
E' datata 16 giugno la denuncia contro la repressione di quanti non accettano il risultato delle
elezioni in Iran, dei “derubati del voto”, che ha visto la schiacciante vittoria (66% a 32%) di
Ahmadinejad sul rivale prezzolato, fantoccio degli Usa, Mir-Hossein  Musavi. Clicca qui, trovi la
denuncia di Amnesty e l'appello alla “società civile”.

Dunque, IRAN PASTICHE, ricetta imperiale classica:

INGREDIENTI (li trovate tutti al "mercato")
Soliti servizi di cui sopra; solite agenzie pubblicitarie specializzate in diritti umani; mafia e Alta
Finanza (sinonimi); solita stampa venduta -tutta -; soliti partiti politici, in realtà insieme disomogeneo
di figurine che attaccano l'asino dove il padrone comanda, per salvare poltrone e portafogli; 
cadaveri riesumati di Al Queida e “terroristi” arabi in solita versione “minaccia per l'Occidente”;

ESECUZIONE (no, non quella capitale, semmai quella dettata dal capitale)
-Prendete una televisione anzi, prendetele tutte e accaparratevi tutti i giornali e diverse reti internet (tutto a
livello internazionale). 
-Diffondete a pioggia (a diluvio, se riuscite) attraverso i media d.c.s. il terrore del diverso, dello 
straniero,del nemico alle porte, degli Arabi in particolare, come minaccia della civiltà occidentale. 
-Dettate per tre volte, parola per parola, ciò che la stampa (tutta) deve scrivere e le istruzioni ai 
partiti (tutti) fino a ricavarne un composto omogeneo.
Quando gli ingredienti saranno ben mescolati, otterrete un impasto molliccio, pagato e/o terrorizzato
e un'opinione privata (comperata) che si sentirà costretta ad immaginare di dover difendere il patrio
suolo
(dalla calata  dei barbari, dai Mori in nome della cristianità, etc.). E, nei paesi interessati, a
rivendicare i valori europei.
Nel frattempo, vi sarete assicurati che una crisi sistemica abbia indebolito le tasche di tutti i popoli e 
che l'Alta Finanza elegga in Usa un Salvator Mundi cui affidarsi, appellarsi, vendersi (ulteriormente).
-Fate in modo che vengano indette elezioni in Iran e che - come previsto - venga confermato il
governo esistente. 
A questo punto, le folle prezzolate, sobillate, in precedenza, dovranno scattare immediatamente
(se  scattano anche prima dell'annuncio dell'esito elettorale, non c'è problema: nessuno ne 
terrà conto).
I “riformisti” dovranno gridare ai brogli (anche nel caso in cui ci fossero 12 milioni di
voti di differenza) Qualcuno tra loro dovrà essere sacrificato, dura lex.
-Accettate tutti i giornalisti e gli osservatori internazionali (assicuratevi particolarmente che siano 
presenti: RAI, CNN, Reuters, Fox , NBC, NY Times, Time) in  modo da dare voce solo ad 
intervistati dell’eversione filoccidentale.
Poi, mandateli via.
- Adesso manca il tocco d'autore
Poichè il “democratico” presidente degli Stati Uniti d'America + dintorni non può ufficialmente 
cambiare con la forza le carte elettorali in tavola (nonostante tutti gli ingredienti-marchingegni 
adoperati), senza una precisa richiesta da parte del suo staff, scendono in campo altre figurine. 
Nientemeno che il suo vice, Joe Byden (di lui avevamo scritto subito dopo l'ascesa al trono del 
signor Obama, in un pezzo in Immagini e parole dello scorso anno, dal titolo significativo: 
“Una poltrona per due”). Un vice è un vice, e una sua ragion d'essere ce l'ha. Cosi' Obama 
afferma che, per lui, Amadinejad e Mousavi sono pari, la stessa cosa. E Byden lo sconfessa,
parlando di “dovere morale” di intervenire, per esportare la democrazia e tutte quelle balle li'.  
Ma non basta   ancora: l'espressione “dovere morale” rimbalza ovunque, in un caleidoscopio impazzito:6c9mu3dr6c9mu3dr
giornali, televisione, partiti. Tutti a specchiarsi uno dentro l'altro.

L'Iran Pastiche è pronto per il forno (crematorio).

Se non accade un imprevisto.

Si ride per non piangere. (La situazione peggiora).

Oramai sono del tutto sveglio. Eccoli, i morti. Ragazzi che si danno fuoco dentro le moschee, 
giovani donne uccise. L’impressione è quella di una guerra civile. Le immagini le manda una
rete inglese ove adesso si abbeverano tutti i giornalisti internazionali - gli inglesi unici ammessi
C’è poco da fidarsi -. La RAI passa anche la strisciata di un’altra catastrofe annunciata, in Turchia.
E trasmette la tragedia di una Somalia che, ridotta a brandelli di carne e sangue, è divenuta
- dice la speaker - campo di addestramento di Al Queida e implora l’Occidente.
Al Queida
riappare anche in Iraq, morti e feriti. Tutti chiedono aiuto al Salvator Mundi perchè
intervenga. Non se ne può più. Mousavi vuole nuove elezioni sotto l’egida ONU. 
Non ci sta a perdere, costi quel che costi; minaccia di suicidarsi. Ma, per un Mousavi morto, se ne
inventerebbe un altro. E non è detto che non abbia ricevuto minacce dai suoi padrini o che non
tema di essere fatto fuori, cosa che darebbe una grande mano a chi ha deciso di spodestare, 
in Iran, Ahmadinejad, un imbroglione che fa unicamente i propri interessi, ma un'ennesima figurina 
forse più manovrabile per “scampagnate” umanitarie in Afghanistan, in Pakistan, ovunque venga
deciso di sterminare popoli di troppo. E si disinteresserà della Palestina. Tutti i mercanti dei 
diritti storti (destra e falsa sinistra occidentali) appoggiano il “Cambio della Guardia”, 
supportano la menzogna dei brogli e Mir-Hossein Mousavi, campione della democrazia contro
il fondamentalismo e il terrorismo. Invece è il candidato degli Usa, la loro spia, un loro fiduciario
I ricchi (gli “oppositori del regime scippati del voto”, che mirano a riavvicinarsi agli Usa) sono con
lui, i poveri sono con l'impostore Ahmadinejad
Io sono povero e sto con i poveri, cercando di tenermi alla larga dagli impostori (quindi 
anche da Ahmadinejad). Le televisioni di tutto il mondo mostrano “…così come a Belgrado, a 
Kiev, a Tblisi, a Beirut, nella folla filo-Mussavi: pariolini, curati, fighetti;
nei cortei dei sostenitori di
Ahmadinejad le solite facce proletarie e contadine del Sud
del mondo, rughe, veli, abiti stazzonati, volti del neorealismo. Plebaglie…
 
Leggo qualcosa di molo simile e molte parti le condivido. Però non tutte. Innanzitutto:
sono le persone povere del mondo le uniche in grado di prendere veramente in mano il proprio destino.
E qui, non ne vedo altro cenno se non di masse amorfe e pilotate, senza alcuna voce in capitolo. 
E' ben vero che mezzo mondo considera il nemico primo dell'umanità: arabo, a nome Al Queida, che
semina terrore ovunque a fronte degli Stati Uniti, gli eletti dal Signore, con il dovere sacro (chi glielo
abbia dato non si sa) di salvare tutti. E' però anche vero che il nazionalismo e lo stalinismo fanno
scambiare sempre fischi per fiaschi. A favore della Palestina, sono schierati in troppi, da sempre,
compagni e nazisti, anarchici e residuati filo-maoisti e patriottardi. Una mistificazione assoluta. 
Mi aspetto il peggio, e spero di sbagliare. 
La mia impressione è quella di una potenza imperiale al tramonto (qui spero di indovinare), di un 
impero traballante che, all'interno dell'Ordine Mondiale, annaspi per salvarsi succhiando il sangue
degli altri popoli, sul quale ha prosperato (fin dalla sua esistenza; penso agli indiani d’America e ai neri
deportati dall’Africa, non allevati alle Haway). Trovo speranza in due cose:
1) Nel fatto che i poveri, mentre si cerca di cancellarli dalla carta geografica, si moltiplicano per ogni
dove. Non riescono ad eliminarli dal mirino delle telecamere neppure i mercenari dell’informazione: 
sono troppi. 
2) In
questa urgenza degli Usa di destabilizzare l’Iran e porre un proprio uomo sul trono persiano
per rimodellare - alleanze, nemici, progetti -, un’area geografica strategica che sbarri la via ai loro
principali competitors: Russia e Cina.
Proprio questa urgenza potrebbe nascondere una debolezza
più grande di quella che di solito si ipotizza. 
E qualcos’altro ancora (forse un vero risveglio del Medio Oriente?).. 

Quando, nel 1978, gli Usa finanziarono la “rivoluzione” di Khomeini e la cacciata dello Shah, lo fecero
per il timore che un’insurrezione popolare a breve scadenza facesse entrare l’Iran nell’orbita sovietica.
Khomeini sterminò i comunisti islamici e, con gli Usa e Israele, distrusse l’Iraq di Saddam e aggredi’ 
l’Afghanistan, dopo essersi reso complice dei Contras nicaraguegni. Oggi però la “plebaglia” 
prole-taria è aumentata per numero in modo vertiginoso e Amadinejad non è più un alleato
affidabile per gli Stati Uniti: sostiene i Palestinesi e farnetica di egemonia nazional-regionale.
Meglio sostituirlo con un altro
. Akbar Rashemi Rafsanjani, capo della mafia del petrolio filo-Usa è
troppo sputtanato, impresentabile. Mousavi, il suo
delfino, è l’uomo giusto. Gli Usa dichiarano loro
interesse prioritario che “l’Iran non abbia armi nucleari e non fomenti il terrorismo” e finanziano la
costosissima campagna elettorale di Mousavi - ma non c’era la crisi? - che ha incluso i soldi dati
o promessi per sobillare le folle creando le premesse per un’altra rivoluzione colorata. L’arroganza, la supponenza degli occidentali e dei loro sostenitori (mercenari, mendicanti e mercanti) è paragonabile solo alla loro vigliaccheria. 
Immortalati nella loro falsa esistenza dall'invenzione di Morel, possono solo perpetuare il loro 
modello, disprezzando le altre culture - che gli permettono il proprio fasullo stile di vita -, non 
provando neanche a comprenderle. Proiettando su altri (“nemici”), la propria mostruosità. La TV
arriva a paragonare la giornalista spiona iraniano-americana Roxana Saberi ad Ilaria Alpi. 
Ma non viene in mente a nessuno che fine abbia fatto l'una e perchè la seconda sia stata rilasciata?
No, non  viene in mente. Sono “notiziuole”, tra una velina e l’altra, un quiz a premi e la pubblicità al
sogno di uno che sarà pure stato fatto saltare dalla CIA & affini con l’elicottero in volo, ma ciò non è
sufficiente a farne un eroe. Il suo sogno non è il mio. Non è quello di nessuno qui al web. 
L'effetto ipnotico “eroici occidentali contro le dittature del mondo fomentate da Al Queida
(che, dovunque lo piazzi, funziona)” rafforza tra l'opinione privatizzata l'idea che tutto ciò che non
sia Occidente sia da distruggere o (che è lo stesso), da asservire e sfruttare tramite fantocci incoronati
dalle multinazionali western. 
Abbiamo paura di leggere, domani:  “La Primavera di Teheran”. 
Per ora, comunque, FUORI TUTTI. 
Amadinejad ha esplicitamente rivolto a Usa e a Gran Bretagna questo monito (che è rivendicazione
di un autentico diritto umano):

Andatevene via e non immischiatevi dei nostri affari interni

Significa però anche: ai miei “affari” interni ci penso io...ovviamente! E, le sue ragioni, non hanno a che
vedere con
quelle del suo popolo.

Riceviamo tanti commenti a questo articolo, al momento però non apriamo una discussione tra tutti.
Lo faremo, semmai, più avanti. Pubblichiamo solo due e-mail, su un problema che ci sta a cuore:

- Cara Osteria Calcutta, condivido molto dell'articolo di Michele Sferra, che mi ha aperto gli occhi su tantissime cose. Ma c'è un punto che non e' stato nemmeno accennato: la questione femminile. 
Ahmadinejad non fa che proseguire la politica anti-femminista del suo predecessore e le donne contano in Iran meno
di zero. Vengono costrette a coprirsi, considerate impure, impiccate, lapidate, messe in carcere. Non hanno 
alcun diritto. Vi sembra proprio il caso di difendere un regime del genere? Alessia
 

- Cara Alessia, noi non difendiamo affatto il governo di Ahmadinejad e non consideriamo Gheddafi qualcosa di 
differente da un pazzo assassino (grazie a Dio, siamo anarchici!)!. Ma, al tempo stesso, non crediamo che, in 
Occidente, le donne vivano - o abbiano mai vissuto - in una condizione migliore. Non riteniamo percio' che, 
appoggiandosi allo stavenduto Mousavi e alla sua politica amerikana, miglioreranno la loro condizione. 
Gli uomini, a seconda dei contesti o dei quadranti geografici, velano o svelano le donne. Le coprono o le 
scoprono. Ma non possono veramente mai coprirle, perchè una donna è immensa e la sua ombra non è 
commensurabile. Nemmeno possono veramente scoprirle, perchè i segreti che custodiscono non sono alla loro
portata. Le donne lasciano credere agli uomini che tutto  ciò sia vero; lo fanno per generosità, hanno cosi’ 
tanto che basta un loro ninnolo per farli contenti. 
Gli uomini sono limitati e giocano alla guerra. Le donne non hanno confine e partoriscono. 
Gli uomini temono la morte e il dolore. Le donne sanno soffrire e conoscono il confine tra la vita e la morte, sono
l’incubatrice che custodisce il mistero. Gli uomini innalzano torri e gareggiano in altezza. Le donne coltivano la
terra e conoscono il mare e le profondità. Gli uomini distruggono la vita altrui e sprecano la loro. Le donne
costruiscono la vita e, semplicemente, saggiamente, la vivono. 
Non esiste nè potrà mai esistere alcuna rivoluzione se la “questione femminile” non smetterà di essere una 
questione” separata dalla lotta dei popoli (di cui le donne sono la maggioranza). E questo il Potere lo sa bene. 
Per questo ha sempre schiavizzato le donne, che non sono più libere in Occidente di quanto non lo siano in Oriente. 
Per questo le teme, le punisce o, sul versante apparentemente opposto, le ghettizza all'interno di problematiche di 
genere
che andrebbero considerate, a mio avviso, in tutt'altra ottica. 
Oppure le coopta, trasformandole in qualcosa che non gli è proprio. Ci sono donne che si travestono da
uomini, governano ed emanano proclami assassini. Ci sono donne costrette a spogliarsi per vendersi, ma anche
donne che, sotto il burka, trasportano cibo ed armi. Il potere della morte, comunque, è degli uomini. Gli uomini 
uccidono mille spermatozoi per ciascuna unione. Alle donne ne basta uno per creare la vita. Il potere della vita è 
delle donne. E’ nella natura delle cose. Tutto ciò che nel mondo viene inflitto alle donne è per vendetta e invidia. 
Tutto ciò che semina morte è per paura. 
Non esiste una “questione femminile”, esiste la possibilità per tutti, uomini e donne, di costruire un mondo 
migliore di questo. Non servono le “quote rosa”, serve volare a una diversa quota. Una società fondata sul potere
l’hanno già costruita gli uomini. Una società fondata sulla bellezza e la grazia possono costruirla le donne. E, tra
gli uomini, solamente i poeti. Ci sono, esistono: uomini poeti, artisti. E le donne li amano. 
Le battaglie per i “diritti” delle donne possono portare ad un riformismo borghese. 
Ma nessuna Rivoluzione potrà mai avere luogo, nessun capitalismo potrà mai essere sconfitto se la questione
delle donne
non scomparirà come tale, e una modalità femminile di esistere non informi, invece, dal di dentro, ogni
battaglia di libertà. Michele Sferra


3) LA GENERAZIONE DEGLI APERITIVI
di Michele
Sferra
http://www.youtube.com/watch?v=IVnPotcVkFQ
Questo articolo non avrei dovuto scriverlo io, ma -strano! - le idee che ho espresso nell'articolo precedente hanno
avuto successo internazionale (vabbè...esagero per vanagloria...però sono comunque piaciute molto), così mi è
stato chiesto di completare gli appunti affastellati su questo inconcepibile tavolo (e seduto su uno sgabellino da
pianoforte, di meglio non c'è).
C’è un aspetto curioso nel cambio d’usi e costumi.
Quello di modificare i nomi dei pasti principali. E’ un aspetto secondario ma, proprio per questo, non
se ne capisce bene la ragione. Tanto tempo fa (non so se sia ancora così), i ricchi e i borghesi, intellettuali
e snob, decisero che il pranzo non avrebbe più dovuto definirsi tale, ma
colazione.
Avvenne in parallelo a quando cominciarono a nominare
barca i sessantatre metri e passa con su scritto:
Grazie papà. Da un po’ di tempo la cena la chiamano aperitivo. Fa tanto in.
Nella generale omologazione di costumi e abitudini, anche ai compagni capita di incontrarsi per un
aperitivo (significa sedersi e consumare ettolitri di alcoolici e cibo a volontà). Sono capitato a uno di
questi
aperitivi, non parlo per sentito dire.

Certo, è strano. Se domandassi a Gianni o a Danilo, ai miei amici della casa famiglia, il permesso di
poter offrire loro un aperitivo, penserebbero che io sia impazzito. Se ne offrissi uno ad Ahmed,
che dorme sotto il cavalcavia e non mangia mai, mi risponderebbe con una parolaccia in lingua
berbera che non comprenderei affatto nel significato letterale, ma sufficientemente in quello
figurato che lo accompagnerebbe. Non lo faccio, mi limito ad invitarli per una pizza
o una birra doppia.

Inizio col pormi una domanda (ma non darò risposta).
Perchè è tanto difficile utilizzare un linguaggio diverso da quello dei “padroni del vapore”?

A me sembra che, anche con tutti questi miti/riti, si finisca col ribadire una distanza dalle classi popolari. Lasciamo
che sia la borghesia a non mettere il naso fuori dal proprio cortile e perda tempo ad arrovellarsi su dubbi amletici
inerenti a frittate (pardon: “omelettes”) da combinare o da aspettarsi! Per loro gli aperitivi esistono perchè,
dopo, ci sono: un antipasto, un pranzo con più portate, il dolce, il caffè e l’ammazzacaffè (e lo stesso all’ora di
cena). Per noi che mettiamo insieme un pasto con difficoltà, l’aperitivo non ha senso. In Palestina, in Somalia,
in Senegal, in tante parti dell’India, in Bangladesh, nella maggioranza dei luoghi della terra, parlare di aperitivo è
uno schiaffo. Una beffa. Non si può credere che il mondo finisca alla birreria all’angolo dell’Università
occupata, della casa occupata, della manifestazione di piazza. Solo a titolo d'esempio (tra i moltissimi possibili):
se non ci si proietta in un’ottica ampia, ho paura che il migrante conosciuto per caso potrebbe sembrare il
prototipo
dei migranti. Neanche la classe operaia di questo paese, disgregata, resa muta da sindacati
venduti al tavolo delle concertazioni, istigata dalle televisioni e con coloro che la compongono messi uno contro
l’altro, dislocati e flessibilizzati, rappresenta piu’ all'interno di un solo paese quello che un tempo si definiva
“il soggetto di classe”.

...Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i",
a un turbine di emozioni , proprio quelle che fanno brillare gli occhi, e fanno di uno sbadiglio un
sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti...

Muore lentamente chi non capovolge il tavolo quando è infelice sul lavoro, chi non rischia il certo
per l'incerto per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire i
consigli sensati...
Muore lentamente chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante...

(da: “Chi muore?”, di Pablo Neruda). Una sera ne parlavo con un mio amico. Lui diceva: “Bisognerebbe lasciar
perdere qualunque possibilità di carriera, studi, università, lavori fissi, precari, flessibili e a part time.
Licenziarsi. Non lavorare proprio. Non farsi prendere dall’ingranaggio. Vivere in comune.
Smetterla di frequentare sit in e parchi giochi. Trasformare i Centri Sociali in comunità per persone che
abitano la strada.
Invece dei boicottaggi, occupare piuttosto le fabbriche, espropriare le televisioni, proiettare cinema per le
strade, diffondere Arte, musica, costruire università popolari, anche itineranti, dove insegnare quello che si
sa e imparare quel tantissimo che non si conosce.
Acquistare il minimo indispensabile, scambiare in continuazione, tornare al baratto.
Non sposarsi, non accettare contratti di alcun tipo.
Una vita di austerità? No!!! Dio o chi per lui ci salvi!!!
Riprendiamoci le brioches! E una vita da
appassionarsi, da riacciuffare, da godere, da lottare, una vita-vita. Nessuna schiavitù dal lavoro e
nessuna regola. Non esistono solo quelli che reclamano diritti allo stato, esistono – e sono tanti – quelli che
non vogliono nulla dallo stato, che non lo riconoscono proprio.
Più ottenete diritti e più vi stanno imbrogliando. Meno ve ne concedono più significa che siete sulla
strada giusta. Sono patetici quelli che ancora parlano di  necessità di individuare il “soggetto di classe”.
Ce l’hanno di fronte e non lo vedono”. Sulle prime, mi sembrò un pò un delirio. In fondo, anche i governi
invitano all'austerity - c'è la loro crisi -e  quelli che propagandano la decrescita mi danno sempre tanti
dubbi. Mi ci volle un po' di tempo a capire che Sergio non stava parlando di questo. Lui si riferiva al
rifiuto delle categorie, degli strumenti e delle aspirazioni indotte dalla middle class. Qualcosa di vero, nel
suo discorso, c’era, anzi, molto, nel ragionamento di uno che vive proprio come le parole che dice. E con
gioia. Perchè qui c’è l'aspetto della questione che mi ha fatto riflettere. Quelli che sembrano possedere
tutto o comunque moltissimo più di me, mi sembrano tanto tristi. Io non riesco più a vedere, in Italia, non
dico felicità - che sarebbe troppo - ma neanche allegria nei visi di questi forzati del lavoro, dei
mutui, delle rate della macchina da pagare. Osservo vite adulte strangolate dalla dipendenza da qualche
cosa, amicizie formali o strumentali, nessuna capacità d’amore.
Ragazzi infelici che ripetono rituali di gruppo, per noia, per quel sentimento diffuso di assenza di futuro
che li spinge a preoccuparsi principalmente di “riuscire” nella vita. Ma riuscire a che?
Quelli che non possiedono nulla, o quasi, sono differenti. Io, come in una vecchia canzone, ho visto
anche degli zingari felici
...http://www.youtube.com/watch?v=vrxXlEguX0c&feature=related
Esiste un preconcetto duro, a morire, che vuole le persone povere infelici per definizione
. I ricchi
non sopportano che chi possiede meno di loro possa anche ridere e divertirsi.
I poveri devono essere seri e tristi per definizione e per forza. Neanche un sorrisetto ogni tanto. In questo
modo acquistano risalto le comodità
borghesi. I portatori insani di tali comodità, quelli che - chissà poi
perchè - si sentono sulle spalle la responsabilità degli orrori del terzo Reich e magari anche quelli della
conquista del west, possono autoconfermarsi. Per un intreccio di sensi di colpa innestati su variabili
individuali, proiettano all'esterno la proria insoddisfazione nel tentativo (vano) di sbarazzarsene.
Questo meccanismo si chiama Identificazione Proiettiva (I.P.) e io lo so perchè ho frequentato i Centri Diurni.
Rifiuto in totale
tutto ciò e, una volta, feci parte di una Commissione di
noi malati che - ricordo a memoria -
rivelò ad illustri clinici questa semplice verità:
le persone povere, in ogni parte del mondo, prendono quello
che di bello c’è nella vita, non lo sprecano neanche per gettarlo adosso agli altri.
I borghesi, al contrario, perdono tutto, gettano via tutto, per vigliaccheria. La loro infelicità è tale che la
trasformano in rabbia e, sapendo di sbagliare, sono costretti da una coazione a ripetere a proseguire un
percorso deviato.
Orologi impazziti, attaccati a sacri testi-coli di psichiatria, di psicoanalisi, di politica, di sociologia, che
sacri non lo sono più e  non lo sono mai stati. Coloro che lo credono sono come quei collezionisti di libri
antichi che, in un modo ossequioso, riservano alla carta stampata una reverenza che meriterebbero soltanto
le persone, cose vive della natura. A parte i fascisti, i nazisti e gli ambigui, che meritano solo Piazzale Loreto
”.
Potete non crederlo, ma fu un successo. E vedemmo facce diventare verdi di rabbia, bile e invidia.
D
a ragazzo, neanche io comprendevo bene la differenza tra l’apprezzare un pensiero (per me: quello
di Malatesta) e venerarne l’autore, invece di considerarlo soltanto una persona che aveva scritto cose che
mi interessavano e da cui potere liberamente estrarre quello che di utile e attuale mi sembrava che ci fosse.
Poi, per tantissimi, era così urgente ribellarsi a genitori bigotti, moralisti, maschilisti, o che avevano già scelto
il futuro dei propri figli (fede, identità di genere, tutto) da non potere evitare di abbarbicarsi a un altro
protettore
. Oggi che i
santini hanno perso forza in quanto tali, ci sentiamo tutti più leggeri e più liberi.
Possiamo rileggere ciò che ci pare e anche altro. Umitza legge il palmo della mano e ne indovina più lei di
quante non ne abbia indovinate Karl Marx. E' una fortuna: le sue predizioni passano per un contatto
fisico, attraverso le vibrazioni di una mano che si apre all'altra. Una carezza, non elucubrazioni mentali. 
Questa generazione degli aperitivi io la vorrei vedere libera da qualunque dipendenza, perchè può
esserlo
e ha tutte le capacità di incontrare il mondo. Di ri-appassionarsi. 
Gli ultimi anni hanno rimescolato
tutte le carte. Ora, “filosofi e miserabili” non rappresentano più la verità sub-prema. Come per i mut(u)i
sub-prime, dopo c'è solo crisi e crisi. Il “metodo scientifico” è materiale d’archivio e questo offre uno
spazio immenso attraverso il quale guardare. Non s
iamo stati una generazione troppo seria e infelice, non
direi. Ci siamo anche divertiti, abbiamo riso e pianto. Amato e odiato. Di sicuro abbiamo provato emozioni
forti e, altrettanto sicuramente, abbiamo pagato prezzi spropositati.
Ma non abbiamo mai abbandonato la lotta e, oggi che è possibile rimettere, al centro della vita, la vita
stessa (mai contenuta dentro formulette), ne siamo doppiamente felici. a loro crisi se la pagheranno da
soli solo se gliela faremo pagare.
L’ostacolo che si mette di traverso, non sono le “figurine” costrette ad utilizzare, per le loro
compra-vendite, parole d’elites, comprese al massimo da qualche secchione dell’Università (ne esistono
ancora? Dubito). Non è però neanche la “logica degli aperitivi”, piccolo e secondario esempio di un
modo di vivere che ne ricalca un altro. Personalmente credo che il vero problema sia stato, in Italia,
l‘ingresso della “società civile” nelle lotte dei poveri
.
Le truppe d’assalto della “società civile”, con il loro pacifismo a oltranza, la loro malafede (e maledizioni)
sono state infiltrate nel movimento per distruggere le barricate.
E’ stato sempre così, anche storicamente. E allora guardiamolo ad occhi ben aperti l’altro mazzo di carte
(quello nascosto dal mercante in fiera): in ogni democrazia e dittatura è stato favorito l’emergere, al proprio
interno, di una middle class, rimandando a data da destinarsi la vera liberazione delle masse.
Come uno tzunami, questa parte di società inventata, ambigua, falsa per definizione e portatrice di diritti
storti ha alluvionato le piazze, insinuandosi ovunque.
Prima subdola, poi iniziando a dettare regole di condotta, decidendo per tutti. Sono abituati così. E’
sempre la stessa logica: quella delle invasioni esportatrici di democrazia, in realtà armate e assassine,
ovunque nel mondo. Prima ce ne libereremo, meglio sarà: loro non si autodistruggono; congelati
dall'invenzione di Morel, continuano, tra un aperitivo e l’altro, a porsi domande retoriche e ad anticipare
retoricamente le risposte alle domande che dovrebbero porsi gli altri. Analfabeti della comunicazione
umana
, consacrati a un qualunquissimo Dio, perennemente in dubbio sul bisogno di essere fedeli agli
“inviolabili” testi, con la neppure tanto segreta speranza di un'“avanguardia” che li trascenda,
andando oltre loro. Nascondendosi il pessimo giudizio che hanno di loro stessi dietro il disprezzo per
una delle più grandi conquiste degli anni ’70, la consapevolezza cioe’ che: “il personale è sempre
politico
Per me, http://www.youtube.com/watch?v=YopVAN2--n0. E senza alcun rimpianto. Come
al solito, volendo esprimere il punto di vista di un’Associazione, ho finito per esprimere il mio e non credo
di avere contribuito ad esporre un pensiero lineare, che non generi equivoci. Forse, a una discussione.
Cara Stefania, è vero, i diritti umani sono nati come costruzione ideologica a salvaguardia di un
privilegio, coprono e legittimano imperialismo occidentale, interventi militari, sacralizzazione
del mercato e ossessione del politically correct. Ma perchè sfuggano al controllo del potere e
producano effetti reali, cambiando
veramente “il  corso della Storia”, occorre, a mio avviso,
che i compagni ridefiniscano il senso di questi diritti “sinistri”.
Gli intellettuali aderiscono alle iniziative di lotta e poi si occupano, di “ordine internazionale”,
sua salvaguardia e persistenza? Sì, è vero, ma non sono i veri interlocutori. Sono borghesi, che
aspirano a un grande ruolo e a un grande portafoglio. Sono complici per vigliaccheria e il capitalismo
non è un loro nemico diretto. Si definiscono “anti” anche per darsi un'identità moralisticheggiante,
che permetta loro di raccontare bugie a sè stessi, oltre che agli altri.
Hai ragione, questi auto-mistificatori farebbero meglio ad animare le masse opposte, a loro +
affini…e, in effetti, i loro articoli vengono pubblicati dalle edizioni Arianna e dai siti dei kriptofasci..
...ehi, ma che sto facendo…questo non è un appunto...è una lettera personale…vabbè, la lascio qui,
sembra in linea col discorso
...
comunque,
un piccolo scherzo, lo voglio fare a chi mi ha incollato al PC a salmodiare sopra una
tastiera dove, ogni volta che spingi il tasto
Invio”, salta tutta la pagina….su un banchetto
da pianoforte spacca-schiena…ma tu
... mi spieghi come fai? Mistero. Poi, me l’hai quasi imposto
di stare qui…
e “imposto a me...ah, se ti piglio… http://www.youtube.com/watch?v=zRV7RAg5iyA
anto domani lo cancellerete
, .è uno scherzo riservato ai nostri lettori della notte...M
ichele Sferra
***********
Caro Michele, invece non cancelliamo proprio nulla. E ti offro un posto da capo-redattore sostituto-non
retribuito - del web, vacante fino al ritorno di Paolo da Parigi (un mesetto).
Marina
***********
A proposito di  "Diritti Umani".
Riceviamo, pubblichiamo e ringraziamo ASUD per la segnalazione:

ENI
premiata per Responsabilità Sociale: una farsa all'italiana

L'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, è stato insignito pochi giorni fa del premio
Corporate Social   Responsibility Award 2009, assegnato dalla FPA - Foreign Policy Association
alle aziende e alle personalità distintesi nella responsabilità sociale di impresa e nel contributo
allo sviluppo sostenibile delle aree in cui operano.Probabilmente la FPA ha dimenticato, prima
di decidere di assegnare il premio all'impresa petrolifera nostrana, di monitorarne l'operato
nei circa 70 paesi in cui è presente, dove forti sono i dubbi sulla sostenibilità ambientale e
sociale delle attività estrattive, come nel caso della Nigeria, che rappresenta il caso più
eclatante di reiterate violazioni dei diritti umani e delle normative ambientali.
L'ENI - così come
gran parte delle multinazionali presenti nella regione - utilizza in Nigeria e in altri paesi pratiche vietate
n Europa: tra esse il Gas Flaring, che consiste nel bruciare a bordo-pozzo il gas di scarto.
Tale pratica, altamente inquinante, ha reso la Nigeria il primo paese al mondo per inquinamento da
CO2 causato da Gas Flaring.E' di pochi giorni
fa il video-shock:
Il video mostra senza possibilità di equivoci le barbarie commesse dalle forze armate nigeriane, che non esitano a massacrare civili innocenti per difendere i profitti delle imprese del petrolio.La nostrana Eni continua a fare affari lucrosi con quel governo, colpevole di un genocidio perpetrato da ormai mezzo secolo.
Sono forse tenuti in conto il concorso in violazioni di diritti umani, lo sfollamento massivo, l'aver causato contaminazione insanabile di una intera regione nelle credenziali per l'assegnazione del premio per la responsabilità sociale d'impresa?


Tutto su:

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ESSERCI NEL CONCRETO


ANCORA UN RICORDO
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Riceviamo, pubblichiamo (e facciamo circolare l'informazione)

1° EN FRANçAIS,  2° en ITALIEN Bonjour à 'tout-le-monde'... 
Pour information, avec priére de repercuter: un camarade vient de m'appeller, pour faire 
circuler l'information concernant des mauvaises nouvelles de la rue Charlot.
LES CENTAINES DE FEMMES, D'HOMMES, D'ENFANTS SANS PAPIERS,
EN MAJORITÉ AFRICAN[E]S, OCCUPANT DEPUIS UNE QUINZAINE DE MOIS
LA BOURSE DU TRAVAIL DE LA RUE CHARLOT (République), EN ONT ÉTÉ 
ÉVACUÉ[E]S TOUT À L'HEURE.

Il semble que vers 13 heures un' escadron de “cogneurs” du service D'ORDRE de la CGT soit 
intervenu d'une façon musclée; la bagarre qu'en est suivie à declanché l'intervention des CRS
(imaginez au renfort de qui....?).
Maintenant, des centaines de personnes sont à la rue, exposées à des risques de tout type.
Les “couleurs de la France” flottent à tout go, sur un fil tendu entre les Hortefeux et les Thibaud....
Ou non?
Maintenant, les gens sont rassemblées devant la Bourse, on vait voir. 

C'est tout pour l'instant, Salut, Oreste

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IN ITALIANO, IN BREVE

Espulsi i sans papiers che occupavano da 15 mesi la Bourse de Travail (* si tratta di strutture 
territoriali storiche del sindacalismo, dell'ordine delle Camere del lavoro) della rue Charlot.
Le prime informazioni dicono che alle 13 una truppa del servizio d'ordine della CGT 
(che friggeva da mesi, con le mani che gli prudevano...) ha fatto irruzione nella corte; ne è nata
una bagarre con gli occupanti a difesa, che avrebbe fatto scattare, 'a orologeria', il pronto 
intervento dei CRS (* diciamo, equivalente di quella che classicamente va sotto il nome di Celere ).
Adesso, centinaia di bambini, di donne e di uomini, sono 'alla strada', e sotto l'ipoteca di retate di 
espellibili...
Si prega di far circolare l'informazione.

NOTABENE 
Je crois que l'on puisse trouver le site du Journal de la bourse de travail occupée (ou Quotidien...), 
contenant aussi les n°s del quotidien des sans papiers.
Ciao, Oreste & C.

Riceviamo e pubblichiamo:

A che punto è la notte ?

 Alle tre del mattino, poco prima del crepuscolo aurorale anticipato dai primi uccelli che sembrano 
risvegliare il sole chè venga a far luce, il largo marciapiede un po’ sopraelevato che sul filo del tempo
per così dire, ha visto passare genti, moltitudini a milioni, fiumane di ricorrenti ripetizioni dei cortei
delle classes dangereuses che discendevano i faubourg, dalle ban-lieues, zone del bando e dei
banditi
, verso i cronotopi dei poteri costituiti, il largo marciapiede dicevamo, bagnato e corso da 
rigagnoli era coperto per duecento metri da quelli che arrivando in machina potevano sembrare fagotti 
di cenci.
Immagine un pò apocalittica – vengono in mente quelle ormai banalizzate dall’occhiomass-mediatico
che percorre il mondo, “globo terracqueo” fattosi nell’ultimo mezzo millennio reale ‘locale’, villaggio 
davanti alla porta di casa. Mondo come cantiere, in incessante autocostruzione, come una “ri-Genesi”:
divenuto - a partire dal suo essere “fisico”, di natura Cosmo-macchina, storico-sociale,
tecno-economica, militare e culturale &quant’altro. Mondo, percorso, ‘monitorato’, come da 
raggio-laser, fascio di luce gettato da satelliti sovrastanti, che ne avvolge l’intera superficie come un filo
di gomitolo. Ecco cosa vuol dire che la filosofia non può conoscere il mondo senza perciostesso 
trasformarlo,
ricongiungersi con la volontà che riconosce la necessita radicale di ciò, e non può che 
ricongiungere la conoscenza e l’azione.
L’ammasso di cenci circondato a chiuderlo da transenne metalliche guardate a vista da néré sagome
di poliziotti d’intervento, a loro volta con le spalle coperte da teorie di camion, l’ammasso di cenci
ne ricorda altri, su cui si sofferma nel tempo sospeso di qualche precipitazione di tragedia il laser 
sinottico della “civiltà dell’immagine”, facendo un blow-up, indugiando sui dettagli e costituendo un 
‘calco’ del tempo reale, come nella diretta interminabile dell’agonìa di Alfredino di Vermicino.
Potrebb’essere uno scorcio di terre dopo uno Tsunami, un’immagine di piazzale di arrivo e 
smistamento di «campo», oppure una sala d’attesa d’aeroporto dove il cuore in angoscia 
attende paventandola conferma di un cattivo presagio logicamente fondato.
Avvicinandosi, si cominciano a distinguere facce, sagome di corpi, qualche brace di sigaretta, iskra
che buca la notte. Potrebbero essere corpi - morti o ancor vivi, eccola la nuda vita ! - di deportati, 
respinti, cacciati a forza verso esodo forzato, in fuga senza fine. O corpi decisamente morti,
di massacrati, di sterminati, di espulsi dall’umano, “sotto-uomini” (il maschile tiene qui luogo di 
generale-astratto, declinabile quanto e come si vuole e si può).
Sono bambini, donne, uomini avvoltolati in coperte, in sacchi a pelo - o in niente, sdraiati su 
qualche brandina più o meno da campo, chi raggomitolato in un sonno che si imagina buio, pesto e 
pesante e chissà se senza sogni, e incubi, o forse no. Parecchi stanno sollevati, appoggiati sul
gomito a parlare. Overload di sottovoce, con qualche acuto, scoppio, abreazione, ragionamento.
Forse l’ora tarda, preceduta da una lunga difficile discussione, sovradeterminata da angoscia, sul
che fare
per legare con umile congiura la mano presidenziale che da un mese potrebbe ad ogni 
momento firmare la deportazione estradizionale dei nostri compagni, amici, “parenti” Sonja e 
Christian verso, per cominciare, un quattro anni di detenzione preventiva, pena anticipata come
fatto compiuto trentacinque anni dopo i fatti di cui lo Stato della Repubblica di Germania li 
accusa, forse l’ora e la stanchezza come da ubriachi fa ‘partire’ per elucubrazioni un po’ allucinate.
Penso…, metto inevitabilmente ‘in equazione’ la dimensione, il carattere estremo di questa
‘visione’ di corpi notturnamente raggomitolati tra i rigagnoli - la portata della “questione” di sui 
sono solo un piccolo episodio, un sintomo, che è ulteriormente dilatato dal senso, al tempo stesso, 
di déjà vu e di se possibile, ancora inaudito”, relativamente ancor’inedito nella scala dei 
parossismi - e dei nostri, disparati e con denominatori e radici e sensi comuni, “variazioni-su-tema”,
dei nostri - dicevo - punti d’applicazione specifici, in qualche modo ‘locali’. Quelli di questi
giorni, dall’ “eterna” emergenza per una, per qualche estradizione in agguato, alle campagne, le
mobilitazioni, le scritturazioni, le notti bianche, le manifestazioni “con scontri e tutto” per gli
arrestati “di Tarnac”, gli altri, diversi e affini, incarcerati sotto il registro dell’«antiterrorismo», 
braccati, rastrellati, messi sotto controllo giudiziario, per “anarco-autonomia”, per insurrezionalismo
comunista, per ribellioni, tumulti, sabotaggi, & via così…
Mi confermo nell’idea, che non bisogna lasciarsi afferrare dal virus del c’è ben altro…, del 
sempre altr’ove, altroquando, altrimenti ; del sì, ma…, che produce automortificazione, tarlo di
sensi di colpa destinati, per respirare, ad essere - rovesciatisi in vittimismo, in legittimismo, in 
vertigine e pozzo senza fondo di competizioni che tirano in basso, insabbiano in sabbie mobili, 
destinano a nulla anticipato, mortificano - esportati proiettivamente su altrui…
É évidente che il trascegliere - nella morsa dolorosa di un conàto di ubiquità, che va assieme a conati 
di onnipotenza, di Assoluto, di Unicità e di Identi[ci]tà… - che cosa si può tentare di fare sulla base 
dell’identificazione di una sfera di pertinenza, di responsabilità, su base di prossimità, di un qualche 
‘locale’, certo non risolve, ma è l’unico scampo, nel carnevale della Storia, nel crescere esponenziale
di un’agghiacciante trasparenza, che svela, fa affiorare, porta alla luce pieghe, sfaccettature, recessi, 
sottofondi, rovesci di medaglie, effetti secondarî…La frase (forse di Stalin, comunque attribuitagli, 
come quell’altra su «Quante divisioni ?»), la formula ferocemente realista e cinica - nel senso del
«cinismo moderno» giustapposto da Sloterdijk a quello antico,«cunismo» - che recita «un morto
è una tragedia, un milione di morti è una statistica»
, è anche, epperciò tanto più 
terrificante, vera. Quel marciapiede di corpi non è il fondo del peggio, navigando erraticamente ‘in 
rete’ si può trovare dell’incommensurabilmente più grave, più significativo, più tremendo. Ma, 
questo marciapiede, è qui, ora, su un piano di consistenza immanente, non più consistente di altri in
, ‘di per sé’, ma per noi. E quando tutto questo fosse livellato, da un trasferimento intero 
sull’immenso schermo virtuale di una second, o third o quel che si voglia, life, davvero l’impossibilità
di stabilire criterî di scelta dell’applicazione propria, di priorità, porterebbe a uno sfacelo irreparabile.
Sfacelo psichico, sfacelo logopatico, catastrofe della semiosfera, della logosfera. Catastrofe
del mentale, etica, catastrofe umana - di questa specie animale anomala, singolare, d’«esseri 
parlanti», «specializzati nella parola» (epperciostesso «pericolosi»…), che potremmo definire 
paroletaria.
Raggiungiamo i capannelli, si materializzano facce di compagni e compagne. Cerchiamo, troviamo
quelli di “noialtri” che in questi quattordici o quindici mesi hanno dedicato passione, applicazione,
tempo di vita a questa sorta di zattera ferma nel cuore di Parigi, fatto con i sans-papier giornali,
radio, televisioni porta-a-porta, un sito nella Tela, dibattiti nella grande corte della Bourse de 
Travail
di rue Charlot occupata, divenuta come una piazza di villaggio africano. 
(Bourse de Travail…sono vecchie - potremmo dire, antiche, riandando all’ Ottocento
- istituizioni territoriali dei movimenti operai, presto “formattate” dalle strutture sindacali, di 
«Movimento Operaio» iniziali maiuscole).
Cerchiamo, troviamo o ci dicono che sono qua o là - bisogna stare attenti a camminare per non
calpestare coperte, quando non corpi -, Claudio, François o Michel, complici nella facitura di un 
aperiodico Quotidién des sans-papiers, poi del Journal de la Bourse du travail occupée,
e altro ancora… Incontriamo un sacco di gente, sans-papiers, “compagnerìa”.
Ci dicono tutti quello che poi stamattina troviamo, chiunque può trovare, confermato sulla
Stampa, nella ‘rete’, addirittura sfrontatamente rivendicato nei comunicati.
É stata una squadraccia, una squadra d’azione del Servizio d’Ordine della CGT, la
Confederazione generale del lavoro
, padrona dei luoghi, gerente l’edificio, che - dopo aver
“schiumato” per tutti i quattordici mesi dell’occupazione -, ieri verso mezzogiorno è passata all’atto.
Tutti i disagî, i disfunzionamenti, le ragioni accampate hanno un loro fondamento (ma questo vale 
sempre, o comunque in tanti altri casi…). Al limite, per ‘uno come me’, forse sarebbe stato
ancora peggiore se avessero fatto la stessa cosa per interposta polizia invece che passando
all’azione diretta, terrorizzando ‘in proprio’ per primi i bambini, con una brutalità che a torto si
usa - con termine etnocentrista e civilizzatore - definire «barbara» e «selvaggia». Ma queste sono
sfumature, dettagli. Resta, che hanno compiuto un passo, un salto mortale, uno strappo, che non è
nuovo ma è sempre un po’ nuovo e un po’ diverso.
Fa di nuovo irruzione sulla scena lo chauvinismo del «socialismo dai colori della Francia » che 
aveva spinto al crimine trent’anni fa il sindaco di Vitry, il quale  aveva rotto un tabù mandando le ruspe
a radere al suolo un foyer d’immigrati magrebini (con il pretesto - che, come sempre, o quasi, 
aveva anche degli elementi di fondamento: e allora ?, questo vale, appunto, quasi sempre, non è
qui il nodo della cosa ! - che gl’immigrati doveva prenderseli il sindaco giscardiano del 
commune attiguo, ché la dislocazione delle residenze degli immigrati veniva fatta dalle autorità in 
modo non casuale, e provocava la spirale viziosa dell’impoverimento crescente dei comuni le
cui entrate fiscali si abbassano in modo corrispondente alla modificazione della composizione sociale
dei residenti, con i relativi effetti di degrado).
Allora, la breccia aperta dal sindaco di Vitry aveva creato le pre-condizioni dell’irruzione della 
forma “lepenista” di questo stesso riflesso, di queste passioni tristi, di questo risentimento 
intruppato in mentalità e comportamenti da white-shit, di populismo, “popolaccismo” xenofobo,
nutrito di antiche ossessioni anti-semite e di più recenti pozzi neri viscerali e mentali colonialisti,
post-colonialisti, corporativi, servo/padronali… (Comportamenti e mentalità che in Francia, in 
generale, non sono passati all’azione diretta, e sono restati piuttosto su quella ideologico-elettorale:
comunque più grave dei ‘picchi’ arrivati a sfiorare il 20%, soprattutto per il suo effetto indiretto, di 
scatenare una corsa a “rasar l’erba sotto i piedi di Le Pen” sottraendogli, facendo proprie, le 
rivendicazioni e proposte che incarnava. Giusto il noto modello di un fascismo per motivi 
antifascisti
…). Nella sequenza di ferro e fuoco degli anni ’20 e ’30, risoluzioni congressuali del
Komintern
(la «Terza internazionale» bolscevìca) avevano parlato - nella fase della dottrina della
«classe contro classe» che recuperava strumentalmente, pro tempore e in chiave di Real-politik,
uno schema che all’apparenza sembrava riecheggiare le tematiche del comunismo di sinistra,
internazionalista, consiliare, neo-comunardo -, di «social-fascismo»  a proposito della 
socialdemocrazia, su un filo di discorso che arrivò fino al patto Molotov-Ribbentropp (poi, 
naturalmente, sulla base della medesima “disinvoltura”, questo schéma fu arrovesciato, e fu Yalta, la
pratica e la mistica dei fronti popolari e democratico-antifascisti con le “demo-plutocrazie” 
nord-occidentali…). Potremmo dire, tagliando rozzamente, che una serie di parole composte più 
radicali che una lama di rasoio possono essere applicate, come definizioni critiche e criticisime, sia alla
socialdemocrazia che - a maggior ragione data la sua potenza di mi[s]tificazione, e 
innanzitutto il potere di contraffazione onomastica e di manipolazione nel profondo delle “soggettività”, 
fino alle passioni, agli affetti più viscerali - alla variante “boscevica”, social-©omunista, del 
‘corpus’ del “marxismo volgare, anti-marxiano”, kautsko-lassalliano, vera e propria
controrivoluzione contro il comunismo
comunardo”. Possiamo parlare di socialismi
lavoristi/padronali, capitalistici, statali, e dunque anche nazionalisti, colonialisti, imperialisti, 
xenofobi, razzisti,  “fascisti”…
D’altronde, il fascismo, il nazional-socialismo non sono forse, tra l’altro, nella loro effettualità
sociale
, l’intruppamento di milioni di proletarî, e di operai, in forme ‘stornate’, deformate, mostruose
che “formattano” l’odio di classe internamente corrompendolo, snaturandolo, trainandolo verso
una conseguenza abbietta, il ‘rifarsela’ sugli ancor più deboli, il riprodurre relazioni di sopraffazione, 
di sottomissione, a catena, a cascata, in una corsa miserabile spinta da concorrenza mimetica,
in un gioco di scaricabarile o comunque, al massimo, di  specularità subalterna, come ritorsione?
Senza rischiare di doverci sentir accusare di «banalizzazione», non possiamo vedere nell’uovo del 
serpente
del cumulo di ambivalenze risolventisi in ambiguità a premessa di successive decantazioni, 
che connotava le prime scorribande delle S.A. nelle strade di Weimar, l’embrione di quello che
sarà lo scenario risolutamente apocalittico degli ultimi anni ’30 e della prima méta dei ’40 ?
Niente si ripete mai identicamente (e la frase di Marx sulla farsa come ‘calco’ e réplica della 
tragedia non è certo una regoletta catechistica). Niente si ripete identicamente, ma questo non vuol
dire che ogni volta si pensi all’assolutamente inedito - è per questo che, nel finale dell’Arturo
Ui, Brecht attira l’attenzione sul grembo sempre fertile che partorì la bestia immonda.
Dev’essere però mostrato con chiarezza che ciò che ha deciso e fatto eseguire da elementi della sua
truppa la CGT ieri, è della stessa natura di ciò che la Lega Nord o i caricaturali nazistoidi di Saja
stanno inscenando nelle strade delle città italiane. Si tratta di “formattazione” del male di vivere nelle
forme che, in una luminosa definizione benjaminiana, sono le più antitetiche all’autocognizione
come classe, che è dunque forma autopoïetica. White-shit, soldataglia coloniale, turba fascista,
teppa shalamoviana – ognuna inquadrata dai corrispondenti gerarchi e relative catene: queste
sono le definizioni appropriate.
Se il nostro urlo è se possibile, ancora più forte, questo viene non foss’altro che dal fatto della
confusione e delle mistificazioni (con eventuale esito di disincanto irreparabilmente totale) 
che una relazione quantomeno di omonimia recano con sé. I Thibaud (il segretario generale della 
CGT – NdO) non sono, in sé, “migliori” o “peggiori” dei Maroni o Hortefeux (il suo omologo di
Francia) - questa problematica comparatista su migliori, peggiori, men-peggiori ci sembra 
insensata. Sono - e chi non lo aveva rivelato interamente prima, in questo passaggio e “momento 
della verità” lo mostra inequivocabilmente - dei veri e proprî nemici
Ma rispetto ad autorappresentazioni e proiezioni d’attesa e fiducia che essi irradiano, a partire
dall’onomastica, i Thibaud rappresentano la componente dell’infamia. Non perché realmente 
«tradiscano» qualcosa (ché, per come si ponevano ed erano, son sempre stati, c’era poco o niente
da tradire…), ma perché la lunga persistenza del peso delle parole li ha legati, per ragioni di 
catene genealogiche di cui resta comunque una conseguenza onomastica pregna di mistificazione
ed equivoco,  una conseguenza - non foss’altro che questo - di omonimia.
Se si farà - come il sottoscritto, con altri - pensa si dovrebbe, un corteo alla sede della CGT a porte
de Montreuil, non sarà questione di psicodrammi e di “lacreme e parole ammare”, ma il dirigere la
contestazione, la lotta, volta a volta, là dove risiede il potere costituito responsabile di un atto di
ostilità, di vera e propria guerra sociale.
Una nota - non già di speranza, ma di scommessa: dopo più di ventiquattrore, sono ancora tutti 
e tutte lì, su quel marciapiede, e a rischio di una retâta che li porti in un centro di detenzione, e di
smistamento per la deportazione. La vita nuda Mostra così la sua irriducibile Potenza, disperata 
vitalità, Potenza di persistere nel proprio essere.
*POSCRITTO
*
Paris, 25 giugno 2009                             Oreste Scalzone



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IL MURO DI BERLINO

Era tra le tracce tematiche in  diverse città italiane, per gli esami di maturità; traccia scelta soltanto da
pochissimi.
Non scriveremo noi questo articolo. Riproponiamo invece il tema ai lettori del web, sperando
di lanciarlo come un sanpietrino sull'illusionistica vetrina dell'ipermercato delle Commissioni d'Esame
che tra Facebook, crisi, Obama interpretato quale congiunzione tra Occidente e mondo arabo (!!!), 
il pessimismo di Svevo e l'Amore al tempo di Alberoni, hanno fatto sempre la solita fuguraccia. 
Noi andremo avanti col web, sperando tanto di ricevere, entro fine mese,  uno svolgimento del tema. 
Si vedra'!

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Riceviamo e pubblichiamo:

(..) ancora nessuno di voi lo fa... lo faccio io. Nel dramma dell’Iran sta
inzuppando il pane l'intellettualità fascista italica,
antiamericana perchè ancora
farneticante di nuovo imperialismo
euroasiatico
. I guru sono sempre gli stessi e
ruotano intorno alle edizioni di estrema destra. Infiltrati che da un lato “rompono” 
con la sinistra e dall’altro “si coprono”, sempre a sinistra, con formulette
sociali, eversive, filo-islamiche. Impegnati in finte baruffe chiozzotte,
agiscono per creare confusione, irretire un po' di compagni e disintegrare 
ulteriormente la sinistra. 
Inviterei, per il momento, a rileggere con attenzione 
Le Liaisons dangereuses
l'ottima ricerca che avete pubblicato a marzo 2009. 

Chiara 

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- ...che cos'è?
- ...non lo so...

- ...l'Imprevisto?
- ...non lo so...
- ...entriamo?
- ...no. no...potrebbe essere pericoloso...
- ...ma dai!

- ...e vabbe'.

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 IL SABATO DEL VILLAGGIO (GLOBALE)

Comunicato d'agenzia: Tegucigalpa, 28 giugno 2009. Colpo di stato in HONDURAS. 
Il presidente José Manuel Zelaya, in carica dal 2006, espulso e portato in Costa Rica- primo
golpe in America Centrale dalla fine della Guerra Fredda-i militari impediscono il referendum
di modifica della Costituzione previsto per oggi che avrebbe permesso
a Zelaya di potersi 
ricandidare nel 2010 per un altro mandato-il presidente del Parlamento
Roberto Micheletti
nominato nuovo capo di stato-arriva la condanna di quasi tutti 
i governi dell'America Latina, dell'UE 
e dell'Osa-
in America Latina scatta l'operazione isolamentoche già in passato sconfisse le mire
golpiste in Paraguay nel 2000 ed in Bolivia nel 2008. 
Comunicato d'agenzia: Teheran, 28 giugno 2009. Neda, in IRAN, continua a morire sulle televisioni 
necrofile di tutto il mondo. 
Il commentatore riferisce di sempre nuove violenze da parte dell'esercito del governo legittimamente
eletto, ma le immagini sono sempre le stesse- i dirigenti RAI, interpellati in merito, negano 
che siano sempre le stesse:
Sono sempre nuove e le acquisiamo da you tube e da Facebook.

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Riceviamo e pubblichiamo
29 GIUGNO 2009, ULTIMORA:
Stavamo finendo di scrivere premesse e po´scritti, e arriva una e-mail che rilancia un
appello urgente della Coordinazione dei `sans papiers´ di Parigi  a confluire verso la Bourse de
Travail occupata, perché sembra imminente un´azione di polizia: che non vorrebbe solo dire
"sgombero", ma arresto, internamento nei centri di ritenzione, avvio di procedura d´espulsione per 
centinaia di persone, in buon numero lavoratori precar...issimi (accompagnati dalle famiglie), la
cui condizione di persone sotto ricatto  è una manna per i loro padroni...

Bonjour, lundi 29 juin 2009: sérieux risque de dispersion par la police des sans papiers qui 
occupent le trottoir du boulevard du temple devant la bourse du travail dont ils ont été expulsés
manu militari par la milice de la CGT.
Il y a aussi un très grand risque d'interpellation des SP. 
La Coordination des Sans Papiers de Paris (CSP 75) appelle à un rassemblement d'URGENCE de
soutien ce lundi 29 juin à partir de 14h devant la bourse du travail (angle rues Charlot et Boulevard
du Temple 

Mald´aurora ?...

Ecco, possiamo dire che la notte è ferma, e segna il passo.

Se vai all´alba, un po´ prima, nell´ora che - come l´ultimo lucore del tramonto - si chiama anch´essa
crepuscolo (me l´aveva detto un amico colto e piccolo editore, Michel Valensi de L´Eclat, quando
cercava la parola francese `giusta´ per tradurre il titolo de Il declino del Politico di Tronti - 
controllai sul dizionario, è così)...se ci vai nel mal-d´aurore, Maldoror, la distesa di sacchi a pelo
azzurrini, striati di coperte avanastre, color "can-che-fugge", può sembrare una mareggiata.
La vita continua
, la vita è là, potente, irriducibile.  Epperò come `a credito´, attesta, sospesa,
come una libertà provvisoria, e condizionale. Non sono al corrente dei geroglifici micro-politici, 
micro-politicistici che ci sono dietro, ma stavolta questa vita è quasi sola. Forse questi qua "della
Bourse du Travail occupata" si sono messi in una terra di nessuno, troppo "radicalizzata" per certuni, 
troppo poco per cert´altri ; troppo "rivendicativa" per questi, troppo in rotta di collisione con la 
citoyenneté de La République per altri; troppo "sociale" per gli uni, troppo "etno-anticoloniale"
per altri...Forse, chissà. Preso dall´aggrovigliarsi e complicarsi crescente della vita, che a momenti
sembra arrivato al punto di `collasso´, come d´ingorgo inestricabile, di crosta di ghiaccio
che cede, di punto-di-non-ritorno del marasma e di crack!, chi scrive non sa se arrivera' a porre
la questione. Che qualcuno lo facesse, sarebbe decisamente il caso.
Oreste Scalzone

*****************************
L'UTIMO GIORNO DI GIUGNO
(A ciascuno il suo)
La resistibile ascesa...
di Michele Sferra
Ma che giardino zoologico d'Egitto! Questi son uomini che servono per guerreggiare!
Abbiamo conquistato Fiume e conquisteremo gli affluenti! Abbiamo conquistato Pola e
conquisteremo anche Amapola! Trento l'abbiamo fatto nostro e dopo Trento faremo anche
trentuno! Pace e bene , fratelli! Pace e bene!!"
(Toto', da : Il giorno piu' corto")


Chiariamo intanto una cosa, per i voyeurs  che credono di controllare tutto:
a) cambiamo pass word alla velocità' della luce.
b) esiste, nei nostri differenti servers, il seguente pulsante:


Evitate perciò le false e-mail, vi sgamiamo subito.
c) per i professionisti, vale sempre la raccomandazione:
Poliziotti  che  ci  visitate  in  borghese,  
attenti
  allo scalino  uscendo

Visto che sono io che avrò la responsabilità del web per tutto il mese di luglio, eviterò un lungo
articolo oggi. Che, tra l’altro è lunedì e io, di lunedì, non ho voglia di salmodiare. Non è lunedì?
Certo che lo è, perchè ieri era festa. Come Leopardi, comunque, io stravedo per il sabato,
primatista assoluto su tutti gli altri giorni della settimana.
Intanto mi sono portato una sedia del bar (autorizzato al trasferimento in quanto ritenuto da molti miei
meta-detrattori a metà tra demente e pazzo, che è pur sempre un buon piazzamento). E, dato che
non mi spacco più la schiena sul banchetto da pianoforte - l’ho messo da una parte-, mi sono riletto
vecchie cose già pubblicate. Riuscire ad aprire Immagini e parole dello scorso anno è un’impresa,
soprattutto richiede tempo, tanto. In pratica potete cliccarci, poi uscire, andare a fare colazione
fuori, ottenere una sedia, fermarvi a chiacchierare con un cane di strada che esce alla stessa ora,
leggervi un quotidiano per intero - se ce la fate -, poi tornare e aspettare cinque o sei minuti
prima che la pagina si sia aperta. E’ un problema che non abbiamo saputo risolvere, per questo
abbiamo diluito il 2009 su separati fogli.

Se però qualcuno si imbarca nell’impresa-attesa, non sarà deluso. Il web è proprio ciò che
promette di essere fin dall’inizio: ...Una strada che parte chissà dove...Viaggi, pensieri,
sogni...Ricordi personali...Ombre impigliate sopra il davanzale delle finestre...Amori che
sono stati, altri che non saranno mai...Le nostre singole vite, le nostre storie  incastonate nella
grande storia...Il mondo che ci attraversa, quello che, apparentemente, ci sfiora solamente di
striscio...Nulla di cio’ che è umano ci è estraneo...India e non solo...Le vicende umane di
tante persone...Le realtà scomode, le fantasie...Ricordi e desideri di tanti...

Poi, l’invito a seguirci sulla “cattiva” strada. Citazioni, canzoni, arte, film, foto bellissime, racconti
offerti con generosità. Pasolini, Carmelo Bene…Editoriali e prese di posizione scomodissime, anche
più del banchetto di cui sopra. Attualità e ricordi. La serie degli: A proposito di…, il Nascosto
con le straordinarie vignette di Mauro…Lezioni di storia vera, discussioni spalancate...e
sempre ricominciare
: vogliamo la luna nel pozzo e anche le brioches.
In questo vortice di creatività e passione, a/ttraverso tutto, le vicende di tante persone, dei compagni
dell’Associazione, quasi nessuno escluso, mi colpiscono per il modo in cui sono incastonate e
con-divise. Storie immancabilmente difficili acquistano dignità di esistenza concreta, proprio nello
spazio più virtuale che esista, quello di Internet, dove tutto è irreale per definizione. E invece no.
Incontri bellissimi e documentati, tragedie vere e dispiaceri ordinari. Rabbia e sorrisi.
Tra un day hospital e l’altro. Tra un incidente e l'altro. Tra un'emergenza e l'altra.
La chiavetta del web passa continuamente di mano in mano, di casa in casa, da un Internet Point
compiacente a un altro...
Cosa c'entra tutto ciò con la
resistibile ascesa del titolo?  Nulla. Il pezzo di oggi lo
scriverò domani e lo sistemerò qui, in un giorno che non esiste, il 31 di giugno.
In un altro calendario, cioè.


Non  è  solo  la  ragione  dei  millenni  che  scoppia  in  noi,  ma  la  loro follia. 

E' pericoloso essere eredi

Col titolo, al massimo, c'entrano:

Professori  siete  vecchi  come  la  vostra  cultura

Guardatevi , siete tristi

Quando  la  gente  si  accorge  che  si  annoia,  immediatamente  cessa  di annoiarsi

E, ovviamente, anche vista l'ora:

Bonne nuit a tout le monde,

Dimenticate  tutto  quello  che  avete  imparato.  Cominciate  a  sognare.
Se non c'è sogno, non c'è neppure rabbia nel vederlo offeso.
Michele


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n
u
o
v
o
c

a
l
e
n
d
a
r
i
o

31 GIUGNO
(A ciascuno il suo)
La resistibile ascesa...

di Michele Sferra

http://www.youtube.com/watch?v=1451T-k_gHY&feature=related
Eccomi di nuovo. Si diceva...si'...è una strada, quella della fantasia al potere, che a
percorrerla con lo strumento internet, è densa di tagli(u)ole. Clac, e via una mano. Clac clac,
un piede. Abbiamo conosciuto persone che, da questo mondo virtuale, sono state spezzettate in
segmenti non più comunicanti, amputate o catturate al punto di riuscire ad
esistere (ma si fa per
dire) solo attraverso quello. Restare vivi e interi, e gestire una piattaforma dove personale è politico
è una bella sfida. Se aggiungiamo che praticamente il 90% dei siti (a essere stretti) ha maggiori
strumenti, redattori che sanno manovrare un web con perizia tecnica imparagonabilmente superiore
alla nostra, capaci di invenzioni a noi sconosciute, la faccenda ha del miracoloso.
E allora, in un giorno che non esiste - epperciò stesso fuori controllo - svolto l’angolo del discorso
e vengo al punto.
Per capire il legame, basta sciogliere il nodo. Ne La resisitibile ascesa di Arturo Ui”,
Brecht, in chiave allegorica, racconta la scalata di Hitler, trasponendola dalla Germania alla gangsteria,
con l’ascesa al Potere, carica di violenze e assassinii, di un piccolo, mediocre boss della mafia locale
Usa. L'opera, già nel titolo, suggerisce che Hitler poteva essere fermato e mette in guardia contro
il gangsterismo
politico fascista, il cui trionfo, non è irresistibile.
M'ingegno a spiegare quale rapporto ci sia tra gli Arturo Ui varii che infestano la rete, mimetici e
spesso travestiti da catastrofisti, e la ragazzina che ieri mi ha domandato:
Ma tu, Michele,
pensi che non ci sia proprio speranza?
. Rispondo subito a lei: Sì, c'è speranza. I catastrofisti
sono complici della confusione ordinata dai servizi - meno segreti di quelli di Pulcinella - che
cercano di ottenere che nessuno - oltre agli addetti ai lavori  - capisca nulla del
dietro le quinte
e le manovre vere passino sotto silenzio o vengano nascoste dalla cortina fumogena del loro
chiacchiericcio (spacciatori di fumo che - porca miseria- conosco un pusher migliore,
prego telefonarmi). Questi disinformatori sono capaci veramente di tutto pur di non far vedere ciò
che nel mondo (in tutto il mondo), sta accadendo realmente.
Non tutto ciò che può essere contato, conta.
Non tutto ciò che conta può essere contato.
        
E allora, sciogliamo il nodo e dividiamo la Gallia in partes tres:

1) Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, 
ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi
. (A.Einstein)

I disinformatori

a) Perchè lo fanno. Noi non siamo voyeurs, come i nostri spioni (a ciascuno il suo) che
in un eccesso di vanagloria immagino abbiano pure trasmesso i nostri pezzi ad altri che 
vediamo affannarsi tentando di aggiornare il linguaggio, senza alcun risultato perchè
secchioni erano e secchioni restano, poco intelligenti erano e tali restano, per quanti
sforzi facciano. E quota zero quanto a creatività.
Non siamo voyeurs neanche sotto altri profili. Abbiamo totalmente ignorato
gli ultimi tanghi a Zagarolo-Certosa anche perchè chi si eccita con queste cose vuol dire
che di meglio non ha (non faccio fatica a crederlo). Chiedersi perchè i disinformatori
facciano ciò che fanno però, non è una domanda indiscreta, è importante, sperando
io
, almeno, che nessuno venga più a chiedermi “se c’è speranza”.
I disinformatori agiscono per ragioni differenti e, a volte, combinate.  

Le ragioni prime affondano sempre nell’inconscio, in una insicurezza di sè che ha 
dominato la loro vita dall’infanzia. Una infanzia senza incanto è la cosa più
triste che si possa immaginare
. Quando l’incanto è strappato con violenza indicibile a
intere generazioni di bambini a Gaza, in  Darfhur, in India, provo un dolore profondissimo,
misto a rabbia. Ma so che, in questi paesi - e in altri -, la rabbia muoverà la rivolta.
E questo mi dà speranza. Quando invece ciò avviene nel “democratico” occidente,
magari incartato dentro ideali di libertà, giustizia, etc., falsi perchè imposti con violenza
e trasformati di senso, è anche in questo caso un crimine, ma è molto più difficile 
riconoscerlo. Diventa infatti parte della struttura della personalità repressa (ne è stato
scritto sul web a proposito di Reich e del fascismo). Serve un analista, ma veramente
molto bravo.
Le ragioni seconde dipendono dalle scelte che, in diretta deriva(zione) dalle ragioni
prime, sono poi operate nel corso della vita. Qui possono esistere apparentemente
differenti opzioni, a seconda delle persone, ma si tratta sempre di scelte infelici. 
Proprio nel senso di: prive di felicità. Se qualcuno dicesse a uno di questi 
anagraficamente adulti, ma ingarbugliati ancora nei problemi della propria infanzia, che
La rivoluzione è una cosa seria e per questo si fa con allegria, non
servirebbe a nulla. Anzi, si accenderebbero tutte le lucette di “pericolo” (non so perchè, 
ma sono sempre rosse) e si chiuderebbero a riccio. 
Riescono a schivare il proprio senso di inadeguatezza solo trasferendo tutto sul piano
mentale, a volte attribuendosi un'importanza, opera di un ego spropositato, che arriva a
suggerire loro - perfido consigliere - che le proprie scelte individuali siano tanto 
incisive sulla realtà da poterla modificare radicalmente. Accidenti! Intimamente sanno
che non è vero, ma inseguono l’approvazione e la lode, proprio come l’hanno
ostinatamente cercata sul loro voto di laurea. Non confrontandosi mai con la realtà, si 
confondono con lo specchio (per allodole) senza oltrepassarlo, accontentandosi di 
briciole, da chiunque gli vengano gettate. E cosi’ “via destra e via sinistra, le categorie 
me le reinvento da me, resti soltanto chi mi stima”. Ne va della vita - e questo in parte è 
vero -, ma il fatto è che la vita non sanno cosa sia. Barricati dietro l’unica forma di 
esistenza in vitro che conoscono, riescono ad ammuffirsi, questi illusi della naftalina, 
rifiutando attivamente di curiosare fuori. 
L’intelligenza si accompagna sempre alla curiosità, ma non possono permettersi nè l’una
nè l’altra cosa. I nostri spioni, a leggere questo, reagiranno:
“Ma come? Frequentiamo tutti gli ambienti…”.
Non è vero
. Si relazionano, in vari ambienti, solo con la parte che, al loro interno, è 
rincitrullita, borghese (patria-famiglia-proprieta’eccetera), o si è venduta da tempo, 
oppure condivide con loro i medesimi problemi strutturali d’identità. 
Di tutto il resto non conoscono assolutamente nulla.
Scrivere sui muri è infantile, trascrivere è professionale  (non hanno
colto l'ironia della frase...ma che grandi pensatori!!!).
E’ l’immaginazione al potere quella che ucciderà il Potere. 
Anche Einstein riteneva la fantasia e l’immaginazione molto più importanti della
conoscenza. Ma, i disinformatori, sono tanto irreali da chiedere il possibile. 
Possiamo ridere del loro eleggersi a giudici del vero e della conoscenza, del libero
pensiero persino, ma questi artistimai, questi poetimai, sono intermediari di morte.
E per questo ce ne occupiamo, ritenendoli, io personalmente, irrecuperabili, fuor 
di miracolo.
Le ragioni terze. Sicuramente i soldi c’entrano. Se c'entra la vanagloria, dove è il 
denaro a stabilire la statura umana, le due cose inevitabilmente si intrecciano. Si diventa
un disinformatore leggiucchiando qua e là, brucando cultura qua e là, piegandosi e 
abbassandosi a tutto pur di acchiappare briciole e farfalle, scopiazzando alla grandissima, 
perchè incapaci di immaginazione e in alcun modo artisti. E qui facciamo entrare in 
scena gli Arturo Ui, resistibilissimi se non ci fossero i disinformatori. Il boss
comanda e loro gli ubbidiscono. Servi dei servi dei servi...si diceva un tempo. 
Vale ancora. Cosa meglio che fingere di paventare una scalata per mascherarne
un'altra?
 Sono teniche di marketing e, si sa, in un mondo di mercato...

b) Quali interessi servono
A parte quelli loro personali, questi disinformatori-piazzisti servono gli interessi dei 
Servizi atlantici, non certamente da oggi in lotta tra di loro. Chiaro come il sole. Una
volta intrapresa la scalata, non possono che tradire tutto e tutti, giocare su più tavoli
- anche simulando false baruffe interloro - e raccontare balle su sè stessi e sugli altri. Il 
loro compito è convincere un elettorato di basso profilo, ma che conta i soldi 
(exdemocristiani, excraxisti e figliocci berlusconiani, leghisti, neofascisti, nazisti e 
fascisteria di giro, oltre a soliti ingenui creduloni o in cerca di  guide spirituali) per
accreditarsi a parlare. Ne conoscete qualcuno? Io sì. 
Sono quelli che riescono a convincere del proprio tormento etico e dei propri 
drammi intellettuali un popolo oggi, lo dico con tristezza, molto poco cosciente di tutto.
Possono scrivere sui giornali? Certo che sì. Possono mentire su Obama o su Mousavi?
Si’, ovviamente. Possono trovarsi tra le pattuglie padane delle “terze forze”? Li' fanno 
il pieno. Il mandato che tutta questa gente ha ricevuto è unico: Impedire che qualcuno
si accorga che a un Impero in decomposizione corrisponde un numero immenso
di esseri umani che non ne possono più e che sono determinati a non fargliela
passare liscia.
Ai mostri dell’Imperialismo andrà sempre peggio.
Perchè, qui sta il punto centrale: mentre si ibridano interloro, si parlano addosso, 
mistificano la realtà o comunicano l'ovvio spacciandolo per verità rivelata, i loro 
proclami urbi et orbi trasudano falsità da ogni parte, non riescono ad essere depurati da 
un borghesume andante che rivela a chi siano indirizzati e, cosa principale: non danno
mai voce a quelle che neanche osano definire piu' masse, sempre del tutto fuori
dai loro sproloqui intellettualistici.
Cosa fanno, secondo loro, le da loro tanto 
deprecate (temutissime) “masse”? Non esistono, non ci sono, vanno ridefinite, sono 
imbastardite, corrotte, non reagiscono, non si ribellano mai se non in nome di 
ideali sbagliati, anzi nemmeno più ideali perchè, pretendendole modellate a loro
immagine e somiglianza, se si muovono è soltanto per soldi...ma che miseria umana!!!

A chi attraversa momenti di sconorto, vorrei dire: 
i geroglifici micro-politici, micro-politicistici che ci sono dietro, non devono 
scoraggiare. 
Il mondo non finisce in Italia e neppure in Francia e quella terra di 
nessuno
è importante proprio perchè non è di proprietà di nessuno. Nè dei “troppo 
radicali” nè di chi lo è troppo poco. Essere in rotta di collisione contro tutta la civile
rappresentanza è un bene. A mio modo di vedere, le categorie “rivendicativo”, 
“sociale”, - troppo o troppo poco - sono utili se le persone sanno definirle da sè.
Tutte queste vite sospese, a credito, in libertà provvisoria e condizionale, sono 
irriducibilmente vita. Sono vita che continua e non può permettersi nè di 
mollare nè di cambiare padrone. Può permettersi ormai solo la libertà
Noi possiamo dare una mano, possiamo esserci, possiamo resistere con noi stessi e con
altri, e qualcosina di più (al momento, e non è poco). Ma, se non diamo loro totale 
fiducia, a chi darne? Vedremo ancora morte, lo sappiamo, è terribile. 
Non so se prenderemo ciascuno una propria via, io credo che in tanti si resterà uniti. 
Ma, in ogni caso, non collassiamo proprio adesso!

2) Perchè? Cosa sta accadendo adesso?  

La mia interpretazione. Mia, di Michele Sferra, nato a Firenze
e residente a Roma.
  
Succede che, di essere considerate non esistenti, le masse in tutte le parti del mondo
si sono un attimino seccate. 
Non esistono solo i giochi tra potere e potere (modo davvero poco abile e 
strumentale di definire più di un Impero, con tutti i varii tentacoli, boss e mandanti.
Io la vedo cosi’:
*C’è una cupola, ormai senza più nome nè occhi, incarnata, no, meglio interpretata
da salariati posti in posizioni di vertice - ma sempre salariati - morti da più di 
cinquant'anni, ombre disincarnate, come le immagini dell'invenzione di Morel. 
*Immediatamente sotto la cupola, ci sono i guardiani dell’Impero. 
*Poi ci sono i sottoposti ai guardiani: tutti gli stati vassalli con governi fantoccio piazzati dai guardiani in posizioni strategiche (in Oriente, Medio Oriente, America Latina, Africa)...

Tutti questi operano attraverso stermini definiti “effetti collaterali” per
l'esportazione di “civiltà”, “democrazia” e “diritti” (traffici d'armi inclusi). Sono dotati di
apparati mediatici a loro funzionali, lungo il circuito che va dalle televisioni di stato e a
quelle private dei vari Paesi, ai giornali - tutti di proprietà -, ai siti internet, ai blog,
ai vari facebook et similia, giù giù fino ai mein kampf antimperialisti, mafia e sicari,
raduni vari, militari e paramilitari, falso filoislamici, ovunque nel mondo.

Ma le cose sono cambiate già da tempo. La “crisi” non era solamente prevista, ma 
voluta. Si obietterà che le crisi sono fisiologiche nel sistema capitalista. 
E' vero, verissimo, ma, proprio per questo, se lo sappiamo noi, volete che non lo 
sapessero i guardiani dell'Impero? Certo che lo sapevano e hanno pianificato di 
utilizzarla come una carambola. Un colpo, nel gioco del biliardo, che consiste 
essenzialmente nel colpire una pallina con la stecca in modo tale che le altre si
scompaginino tutte sparpagliandosi per ogni dove. Qualche biglia sarà perduta, ma 
qualcun'altra andrà in buca. E’ una mossa che si fa di solito in condizioni disperate, 
quando le possibilità di vittoria sono tutte a favore dell’avversario. Dunque, un 
avversario esiste. Dal momento che la combriccola del Potere è sostanzialmente 
connivente, l’avversario è quello di sempre. Chiamatela lotta dei poveri contro i 
ricchi o come meglio preferite, basta intendersi. Questo avversario non ci sta più
a questi giochi
.  Mentre in ogni dove si tentano carambole sotto forma di rivoluzioni 
colorate (oggi: in Iran), colpi di stato (oggi: in Honduras), da ogni parte del mondo gli 
va sempre peggio
. E ancora peggio gli andrà perchè, non considerando neppure
esistente la grande massa dell'umanità, mentre tentano di disintegrarla al fosforo 
bianco o attraverso massacri collettivi, tiri al bersaglio individuali, tribunali dell'Aja, dei
“diritti umani” e via assassinando, questa orda di barbari, di incivili, di analfabeti della
loro civiltà, cresce, si moltiplica, e non si arrende. Mentre i guardiani della cupola
sono impegnati a competere tra loro (Usa contro Russia e Cina, solo per fare un
esempio), non tutti nel mondo sono rincitrulliti dai videogiochi e dalle figurine. Forse,
in occidente, non sono pochi. Ma, dall'altra parte del mondo, sono miliardi e non si 
fermano. Per questo c'è speranza. Di più: c'è certezza.
Arturo Ui
non spunterà da nessuna parte del mondo, benchè la società detta “civile” lo 
invochi mentre finge di temerlo. Non ci saranno che goffi tentativi di ascesa. 
E aggiungo un'altra cosa soltanto: io, quel giorno, lo vedrò.
Non erano partes tres? L'avevo scritto subito:
Non tutto ciò che può essere contato, conta. 
Non tutto ciò che conta può essere contato.
    

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