osteria calcutta

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GIUGNO 2009

Mercoledì 10 giugno, ore 18.30
Presso la libreria Rinascita
Roma, Viale Agosta, 36

Presentazione del libro edito da Sensibili alle foglie

OSTERIA CALCUTTA

Sarà presente l’autrice Marina Valente

Le vicende di un’associazione di volontariato laica, libertaria e autogestita, attraverso le testimonianze dei    protagonisti. Le difficoltà, i successi, il drammatico impatto con la mafia locale. Ma  anche un’esperienza, un sogno, un’utopia messa in pratica. 
L’India vista dalla parte del suo popolo straordinario, da uno slum di Calcutta dove situazioni limite  sono mantenute tali da un complesso intreccio di interessi sorvegliati da mafie che agiscono  nell’ombra dei poteri politici.
Sullo sfondo: la situazione attuale dell’India, un Paese che si affaccia prepotentemente sulla scena internazionale, ma il prezzo della sua apertura al  mercato globale e’ pagato per intero dalle basse caste, gli   Adivasi, i contadini  poveri, i musulmani, le donne. 
Esistono tante
Indie: l’India filosofica, l’India delle caste e degli slums, l’India del nucleare e della Microsoft,   l’India della Pace e quella della fierezza e della dignità di antiche popolazioni tribali che resistono all’avanzare   dell’economia di mercato. Ma c’è anche l’India: il Paese dei duecento milioni di   rivolte.

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La nostra terra inghiottita non esiste sotto i piedi,
nostra patria e' una barca, un guscio aperto.

Potete respingere, non riportare indietro, e' cenere
dispersa la partenza, noi siamo solo andata.

(da solo andata, righe che vanno troppo spesso a capo,di Erri De Luca)


(Théodore Gericault, La zattera della Medusa, 1819)

Fuggono dalla follia di paesi che li hanno condannati. Verso un'altra follia, quella dei paesi che hanno emesso la    sentenza di condanna.
E poi?
Qualcuno e' fortunato. Come Nadu, che lava i vetri a Desenzano d'estate e a Napoli d'inverno; come Umitza, che   ha trovato un lavoro al nero, a Roma; come Soledad, a Firenze (una laurea in cornice sul muro di una baracca a  Montespertoli, accanto alla foto dei propri genitori, massacrati); altri non sono tanto fortunati. Come i prigionieri nei campi di concentramento in Italia, oggi; come Nicola Sacco e  Bartolomeo Vanzetti, negli Stati Uniti, un bel po' di anni fa; come tantissimi portoricani o messicani che hanno  varcato  illegalmente un confine (oggi e ieri);
Altri ancora non sono fuggiti da una morte, ma hanno scelto di condividere lotte e destini. Come Che Guevara a Cuba; come tantissimi...

Tutti migranti, da un mondo all'altro. Tutti “stranieri”.
Come Gesu' Cristo in Palestina.

COMUNITARI EXTRA
http://www.youtube.com/watch?v=gPEmvU3R_i0

Da qualunque distanza arriveremo, a milioni di passi
quelli che vanno a piedi non possono essere fermati.

Dai nostri fianchi nasce il vostro mondo,
e' nostra la rottura delle acque, la montata del latte.

Voi siete il collo del pianeta, la testa pettinata,
il naso delicato, siete cima di sabbia dell'umanita'.

Noi siamo i piedi in marcia per raggiungervi,
vi reggeremo il corpo, fresco di nostre forze.

Spaleremo la neve, allisceremo i prati, batteremo i tappeti
noi siamo i piedi e conosciamo il suolo passo a passo.

Stringetevi nei panni, noi siamo il rosso e il nero della terra,
oltremare di sandali sfondati, lo scirocco.

(Coro, Erri De Luca)

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Riceviamo e pubblichiamo:
Non chiudere la porta in faccia a nessuno: potrebbe essere un Angelo
(...) Ciascuno di noi attraversa la vita come un ospite, un pellegrino, un viandante. Apparteniamo a questo mondo solo per una brevissima parentesi dell’eternita’; per l’eternita’ apparterremo ad altro, che puo’ essere tutto o nulla, comunque ci riguardera’ tutti per un’infinita’ di tempo in piu’.
La morte.
Il Tribunale dell’Occidente la destìna a tutti i *non-consumatori, anche in casa propria, ma si comporta
differentemente nei confronti dei *consumatori. Per loro, criminalizza la morte e la condanna alla pena dell’esilio
(a vita) dalla vita, cercando di escludere una delle due sole cose che ci accomunano veramente tutti: il fatto che si
nasce  e che si muore.
Cosi’ pero’ resta solo la vita; il Grande Inquisitore Occidentale pretende che ciascuno se la immagini eterna, la   trasforma in merce, la pubblicizza e la vende in forma tossica, virtuale, secondo le esigenze del mercato.
Si approfittano della vita altrui, ne traggono profitti.
Ma...la vita ha un senso solo perche’ esiste la morte. Altrimenti, neppure esisterebbe. E non esisterebbe se non    esistessero gli “Altri” (non saremmo vivi, non saremmo neppure nati).
Gli “Altri” siamo noi stessi e tutto cio’ che ci circonda. Ho letto da qualche parte: non chiudere mai la porta in faccia a nessuno, potrebbe essere un angelo.
Quando chiudiamo la porta, siamo noi ad avere perso qualcosa. Quando cerchiamo lontanissimo, senza vedere cio’ che ci e’ vicino - di solito per paura - senza avere cura, facciamo soffrire tentando di affermare la proprieta’ privata del nostro ego, la non-dipendenza dall’“Altro”, stiamo negando la vita perche' affermiamo una cosa impossibile durante il nostro passaggio da queste parti.
Trasformiamo l'amore in un pettegolezzo e le cose sacre in  prodotti da centro commerciale.
Solo la morte e' in grado di sciogliere tutti i legami e scaraventarci chissa' dove. In vita, siamo tutti inter-dipendenti, non riconoscerlo equivale percio' ad annullarsi.
Il problema non e’ cercare il senso della vita, su questo ci si puo’ incartare all’infinito, il problema serio e’ viverla.
Almeno per me.
Sergio G.

LE VELE

Bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino
dovunque spingano la barca.
Dare senso alla vita
può condurre alla follia
ma una vita senza senso
è la tortura dell’inquietudine
e del vano desiderio
è una barca che anela al mare
eppure lo teme.

(Edgar Lee Masters)

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                       IL SABATO DEL VILLAGGIO (GLOBALE)


                                                         Pechino, piazza Tien-An-Men, giugno 1989

Accadeva venti anni fa. La Cina...

( - no, aspetta...oggi e' mercoledi...
-O.K. Era solo un'anticipazione.
Sabato sul web: CINA: CHE COSA E' ANDATO STORTO?
-Cina??? Tanto io me ne vado alla Merika.
-Ah, si? Te la do' io LA MERIKA http://www.youtube.com/watch?v=_KzkZjtVVO8 
-Vuoi dire che non e' cambiato niente da allora?!!!.....http://www.youtube.com/watch?v=Ik9O76Vx1F8
-Beh, insomma...adesso c'è la krisi...anche quelli che stavano meglio...bene...
-Eh, gia'. Li' c'è anche gente cosi' povera che ha solamente i soldi.
-Anche qui, Bea. Anche qui..)
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Riceviamo e pubblichiamo:
(...) neanche una parola sulle prossime elezioni? Dal nostro punto di vista il Parlamento europeo e' un po' come    l'Isola dei Famosi, meglio: come “Ballando sotto le Stelle” (proprio l'emblema di quel Parlamento, ovvio).
Serve cioe' a riportare alla ribalta vecchi attori.
Per altri versi, e' un ospizio per ex politici e personaggi da far stipendiare a  vita per “favori resi” ai governanti degli stati coinvolti. Farli stipendiare cioe' dai popoli che li subiscono (illudendoli  persino di avere qualche voce in capitolo).  Il PE non ha potere reale ne' incidenza politica, ma ha valore di un referendum sui primi ministri in carica. Noi, al nostro premier, se possiamo dargli una spinta per la Fossa delle Marianne, ben volentieri. Non cambia nulla e nulla ci aspettiamo dalla democrazia borghese. Pero' “e' de soddisfazione”. Non voteremo, ma abbiamo aperto da   tempo un buon canale di comunicazione con chi fara' una sopra una falce e martello, in nome di quella  commun'autonomia di cui abbiamo discusso tante volte.
Siamo gente semplice, “de borgata”, il nostro contributo teorico alla spinta di cui sopra ve lo inviamo con un paio
di link che ancora ci fanno ridere. Se poi non si riesce con la teoria, allora...

http://www.youtube.com/watch?v=Ug6FKdOakoI&NR=1

http://www.youtube.com/watch?v=vIOM407p-eI&feature=related

Circolo Anarchico Tor di Quinto


Una  specifica:
COSA E' VOLGARE E COSA NON LO E'?
(e, gia' che ci siamo, cosa vuol dire: nazional popolare?)

                                        Circolo Anarchico Tor di Quinto piu':                                              
La volgarita' e' un concetto molto ambiguo. Infatti, le identiche parole, le stesse azioni, i medesimi gesti, possono essere accompagnati da aggettivi che li qualificano in modi del tutto opposti, o comunque inconciliabili.
Nessuno (almeno lo speriamo molto) si sognerebbe di definire volgare una scena di un film di Pasolini o una poesia di Alda Merini. Tanto meno - che so? - una litografia erotica di Picasso.
Facciamo questi esempi perche' la volgarita' e'  generalmente e curiosamente associata al sesso.
Perche' mai un legame veramente arbitrario combina un sostantivo e un aggettivo privi tra loro di qualsivoglia rapporto  logico?
Il discorso e' lungo, chiama in causa morali puritane di ogni  epoca e luogo, repressioni strumentali a poteri varii.   Questa pero' e' solamente una breve nota, per ribadire che la  volgarita' e' una qualita' (negativa) dell'anima e ha rapporto con la borghesia, anzi, ne costituisce  l'essenza.
Fuori da questa classe maledetta possiamo parlare di “popolare”, termine che non e', nell'immaginario collettivo, associato alla sessualita', ma accompaganato a volte - in senso dispregiativo - da un aggettivo.  
Nazional-popolare significa, piu' o meno: di bassa lega, di qualita' artistica pari a zero, qualcosa di  destinato “al sollazzo e all'istruzione dei poveri e degli ignoranti”. La propaganda, insomma. Esattamente cio' che distingue un'opera di Brecht da un manifesto sovietico - anni lontani - dove il solito lavoratore tutto muscoli-niente cervello e' eroe non differente dal giovane Balilla, dal repubblichino di Salo' o da qualunque altro modello imposto da qualunque potere, anche attuale.
A nostro modo di vedere, i concetti di “nazione” e di “popolo” non sono per nulla  affini, o una cosa e' nazionale (e quindi evoca lo Stato), oppure e' popolare ed evoca un popolo con una sua    specifica cultura nel contesto di altri popoli, tutti a pari diritti e non separati da barriere.
Non e' comunque il caso di  spiegare nuovamente quello che qui scriviamo, in tanti, una riga si e due no.
Preferiamo proporre un esempio di cosa sia “volgare”:
schiavi, vittorie, guerra e ancora guerra; Roma caput Mundi (come “Deutchland uber Alles”); l“Unione e l'Amore” mescolati ad un Dio bestemmiato a ogni riga; la liberta' ottenuta con la conquista militare (e imperiale, di Roma).
La storia dell'antichita', in Italia, va riscritta da capo, come quella del Risorgimento e di quel losco figuro che fu Cavour. O come quella dell'“eroe” Giuseppe Garibaldi. Mai sentito parlare di come fu liquidato il Regno delle due Sicilie?  Oppure del  “brigantaggio”? Della “questione meridionale” e del suo rapporto con l'industrializzazione del nord? Di Nino Bixio a Bronte (che non e' che un esempio?). A scuola non si insegna. A scuola si raccontano solo frottole. Una per tutte: qualcuno vi ha mai raccontato chi fossero Romolo e Remo? Quelli allattati dalla lupa capitolina? Al massimo vi hanno insegnato che erano fratelli e qualche professore in vena d'esoterismo mistico vi avra' fatto un  parallelo con  Caino e Abele, uno l'incarnazione del Male; l'altro quella del Bene.
Niente affatto. Erano due criminali  e l'assassinio di uno avvenne nel contesto di una feroce guerra tra bande. Il   luogo dove sorse poi Roma era infestato da predoni e assassini senza alcuno scrupolo che vi si ritrovavano per organizzare scorribande, spartirsi  bottini o trovare rifugio. Quella zona era tanto odiosa e temuta che nessuno osava accostarvisi, tanto meno le donne. Quando a qualcuno (al famoso Romolo della leggenda, o ad un altro) venne in mente di fortificare la zona, per difenderla da altre bande che operavano nei paraggi, penso' di circoscriverla e  fondare un nucleo separato, una “citta'”. Ma, per fondare una citta', occorreva assicurarsi una discendenza e per questo vennero rapite e violentate le donne della vicina Sabina che, spontaneamente, non avrebbero mai accettatodi partorire figli per quella genìa. A  scuola, tutto cio' non e' neppure accennato e i Romani nascono armati dalla testa di Minerva.
A scuola pero', si lascia che i bambini evochino, senza capire cosa stiano cantando, altri bambini strumentalizzati, destinati , in tenuta da  Balilla, a simboleggiare, per volere “divino”, il trionfo sullo “straniero”, cioe' la sostituzione di un padrone con un altro, a suon di massacri. Imperialismo, ridefinizione di territori, guerra e profittatori  di guerra. Mercenari e generali assetati di  sangue umano.
No, non stiamo parlando degli Stati Uniti in Iraq. Parliamo dei fratelli di taglia:

Fratelli d'Italia,
l'Italia s'è desta, 
dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa...
(testo completo qui)

E, se ancora non vi fosse bastato, se non vi sembra abbastanza volgare, ecco cosa cantavano i “valorosi” mille mercenari di Garibaldi, mentre massacravano la gente del Sud per conto dei Savoia:
 (testo completo nella pagina interna)

ALL'ARMI! ALL'ARMI!
Corriamo! Corriamo! su, o giovani schiere,
Su al vento per tutto le nostre bandiere
Su tutti col ferro, su tutti col fuoco,
Su tutti col fuoco d'Italia nel cor.
Va' fuori d'Italia! va' fuori ch'è l'ora!
Va' fuori d'Italia! va' fuori, stranier! 

Certo - si potrebbe obiettare - li' si trattava di "fare l'Italia", cioe' di liberare staterelli dominati da monarchi differenti e costruire la    nazione.
Niente affatto - si puo'  tranquillamente rispondere - si trattava di ristabilire equlibri tra potenze coloniali, di spartizioni di risorse, di    capitalismo e di impedire una Rivoluzione nel Mezzogiorno d'Italia”.
Questa storia la racconteremo in un prossimo articolo.  Al momento sottolineiamo solo che:c'è poco da contestualizzare.
Soprattutto  perche' moltissimi sono rimasti sempre gli stessi. Continuano a percepire il mondo diviso tra italioti e stranieri e a  sparare    idiozie sulla “sovranita' nazionale” per convincere attraverso parole vuote (analizzate una ad una) persone innocenti e ingenue o bisognose  di guida e regole che
solo loro sanno come stannno le cose.  
Dopo la lettura di questi esaltanti vessilli patrii, potrebbe venirvi in mente di diventare apolidi. Per sbattezzarsi, si sa, basta una    raccomandata. Per divenire apolidi  basta stracciare il proprio passaporto di fronte ad un pubblico ufficiale.
Personalmente pero' non   vi consigliamo ne' una cosa ne' l'altra. Non di sbattezzarvi perche', se non credete in Dio, non vediamo chi    potrebbe essere il  destinatario dell'informazione relativa al vostro orientamento (non potrebbe arrivarvi la ricevuta di ritorno).
Non di   divenire apolidi 
perche' il passaporto Nansen (quello per rifugiati) non e' facile da ottenere. Potreste rischiare i domiciliari a  vita in Italia.


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SEGNALAZIONE IMPORTANTE: RINGRAZIAMO TUTTI COLORO CHE HANNO DESIDERATO ESPRIMERCI ANCHE PER E-MAIL OPINIONI PERSONALI O DI GRUPPO IN MERITO ALLE ELEZIONI PROSSIME VENTURE PER IL PARLAMENTO    EUROPEO.
AL TEMPO STESSO, VI PREGHIAMO DI INTERROMPERE QUESTO TIPO DI COMUNICAZIONI PERCHE .STATE    INVOLONTARIAMENTE INTASANDO LA CASELLA DI POSTA ELETTRONICA DELL'ASSOCIAZIONE (IL CUI SPAZIO NON E'   ILLIMITATO)!!!
NON CI INTERESSA LA "DEMOCRAZIA DELLE URNE".
INVITIAMO INOLTRE TUTTI A RAGIONARE CON LA PROPRIA TESTA E A NON CHIEDERE CONSIGLI CHE NON POSSIAMO    OFFRIRVI.
LA MIA PERSONALE OPINIONE E' CHE L'ITALIA DOVREBBE USCIRE DALLA NATO E ANCHE DALL'EUROPA.  MA E' UN'OPINIONE MIA, NON UN INVITO A DISERTARE LE URNE. CONTINUIAMO A IMBARCARE POETI, SOGNATORI E    RIVOLUZIONARI. E, SU QUESTA NAVE, SIAMO TUTTI CAPITANI.
GRAZIE PER L'ATTENZIONE. PAOLO
(Se proprio non riuscite a farne a meno, utilizzate il mio indirizzo e-mail: osteriacalcutta@gmail.com).

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-...ehi, Paolo, posso farti una domanda?
-Si', Bea.
-Ecco, io dico, insomma...non capisco...l'altro ieri hanno spedito un proiettile a Di Pietro in una busta con una sua foto e la scritta   Morirai composta con letterine ritagliate. Oggi al Tg hanno detto che Santoro ha ricevuto un bossolo depotenziato insieme a un messaggio simile...
-La domanda?
-Perche' io, come posta, ricevo solo bollette delle utenze, multe e  solleciti di pagamento?
-A ciascuno il suo. Ti offro un gelato e ti spiego cos'è la propaganda.


*ARMI  DI  ISTRUZIONE  DI  MASSA*

LEZIONI GENERALI

Le armi di distruzione di massa. Sono quelle della cui esistenza, nel 2003, l'allora segretario di Stato Colin Powell forni’all’ONU false prove perche' venisse dato agli Usa – come da copione – il via libera per un certo atto 2° (ouverture a parte). Dopo anni, ha ritrattato: (Mi sbagliavo, quelle armi, in Iraq, non c'erano. La menzogna servi’ pero' a rinnovare il mandato di massacratore agli StatiUniti + alleati (venditori di armi, patto atlantisti, profittatori di guerra, finanza internazionale, petrolieri, distruttori, mercenari e ricostruttori, untori del Terrore e propagandisti del bisogno di sicurezza ovunque, vertici delle forze armate e della polizia di quasi tutto il mondo, ministri dell’economia, degli esteri e degli interni, piazzisti della morte sotto svariate forme e impennata di vendite di un libro di  Oriana Fallaci)-. L’Iraq ridotto a poligono per il tiro al civile. Saddam Hussein impiccato alla corda della democrazia occidentale e sprofondato nella botola del dimenticatoio; tra tutti gli omicidi Usa, forse il meno riconosciuto come tale.   Stragi, provette e millantatori: esportare “democrazia” puo’ comportare anche tutto questo. E una scarpa in faccia.   Anzi, due. Tanto, poi si continua col presidente dopo, quello della speranza (di restare a galla) e della presunzione (di   continuare tutto come prima, tiro al piccione incluso). I termini speranza e presunzionesono intercambiabili, in   questo caso. Non e' giocando al Risiko internazionale che si risolve qualcosa.
Noi, quando giochiamo, lo facciamo in tutt'altro modo. Altri giochi, mentalita' e interlocutori. A ciascuno il suo.

Le armi di istruzione di massa. Non c'entrano con la scuola dell'obbligo (obbligo...poi!). E parlare di lezioni    generali non significa richiamare alle urne per eleggere i rappresentanti virtuali di un Potere odioso,   inaccettabile semanticamente, epistemologicamente, storicamente, ontologicamente (chi piu’ ne ha ne metta).
Il Potere non ha corpo ne’sangue, ma si nutre del sangue altrui dai tempi dei tempi.
E' un vampiro senza nome, le figure che lo incarnano sono come le figurine di quell’album dove ti manca sempre quella dell’ultimo calciatore.
E, a volte, spendi pure un sacco di soldi prima di rassegnarti a domandarla per posta (magari utilizzando, per la richiesta, la  matita rubata al seggio elettorale).  

P.S. una cosa giusta pero' l'abbiamo sentita, in merito alle elezioni europee: sono un esempio di democrazia diretta. Diretta da chi? Peccato solo che questo non venisse specificato.
Armi di istruzione di massa? Ci stiamo pensando da parecchio tempo. Abbiamo alcune idee.
Iniziamo oggi uno  
scambio su questo argomento. Pubblicheremo le proposte concrete quando e se riusciremo a coagularle. Non vogliamo sovrapporci ad alcuno, l'unico contributo nostro, nell'immediato, e' contenuto nella frase: non si puo'  costruire il mondo che vorremmo utilizzando le categorie del capitalismo.

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TUTTI A CASA?
LA NOTTE DELLA REPUBBLICA (scrivo col toner caricato ad inchiostro simpatico. Il messaggio si autodistruggera' domani).
Gran casino. Cohen-Bendit (da tempo -bandit e basta) fa il quasi il pieno (Sarkozy testa a testa) -Vespa litiga con il radicale Cappato    perche' ciascuno dei due vuole dare i numeri meglio -i radicali si candidano a rappresentare tutta l'Italia col 3% (2%?) -danno tutti i numeri - i giustizieri della notte crescono -Comunisti Italiani e Rifondazione (ci dispiace per alcuni singoli compagni che stimiamo, ma...)  non raggiungono il  4%  -la lega sfonda la linea gotica -Berlusconi si abbassa ancora, ma non sprofonda- poi, magari si ribalta tutto.
I casi sono due: o vi rimediate un televisore oppure cercate i dati in internet in diretta. Io, stanotte, 'notte.


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Non e' piu' ne' bello ne' impossibile (personalmente non l'ho mai considerato tale, ma qualcun altro si'). E'   invecchiato male, come il suo attuale falso amico. Mi dispiace per Villa Doria Pamphili (perche' abito a   Monteverde, e non soltanto per questo). Appoggiamo: GLI STUDENTI DELL'ONDA MOBILITATI   CONTRO LA VISITA DI MUHAMMAR GHEDDAFI (da domani, a Roma per giorni tre): contro  l'accordo tra Gheddafi e Berlusconi, che prevede i respingimenti degli immigrati provenienti dalle coste  libiche.
Li  appoggiamo perche' siamo totalmente contro i respingimenti(sulle condizioni dei respinti vedi:   http://www.sanbenedetto.org.).
E perche' si tratta di una visita la cui apparente inutilita' (Gheddafi sara' di nuovo in Italia, al G8 di luglio, come   presidente di turno dell'Unione Africana) cela manovre di tutt'altro tipo. Le storie di  gasdotti e italici riscatti - che   comunque non condividiamo ne' condivideremo mai - sono ancora un epifenomeno.
Dedicata ai promessi fidanzati “troppo possibili:
(Al di la' del testo, notare l'ambientazione) http://www.youtube.com/watch?v=xoco58gF8h0
nota
Appoggiare non significa obbligatoriamente partecipare. Amnesty International, Human Rights Watch, Fortress    Europe (!) et similia non godono la nostra simpatia.
In linea generale, l'Onda si trovera' in mezzo a carrozzoni di profittatori di guerra e a noti profittatori di guerra e  pace. Gomito a gomito con i radicali. In altre parole: lo schieramento con il quale l'opposizione degli studenti si trovera' a condividere il proprio cartello e' desolante. Al tempo stesso, abbiamo fiducia che questo verra' compreso da ciascuno studente e che assai presto (ma davvero prestissimo) ci arrivino elaborazioni  differenti che saremo lieti di   pubblicare. Anche sotto il profilo culturale, senza offesa per nessuno, il popolo dei Celestini, potrebbe - a nostro   avviso -  esprimere qualcosa di piu' coraggioso.

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Un altro sguardo:

                  Mercoledì 10 giugno, ore 18.30
                                          libreria Rinascita Roma, Viale Agosta, 36



OSTERIA CALCUTTA
di Marina Valente
ediz. Sensibili alle foglie
Sarà presente l’autrice 
di Danilo Licciardello

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...e intanto, a L'Aquila...avevamo lasciato la situazione cosi':

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Riceviamo e pubblichiamo:
Ci arriva di nuovo il Comunicato della Sapienza in Onda sulla contestazione alla visita di Gheddafi.
Stralci:
...il diritto al dissenso, pratica assolutamente vitale per una democrazia, viene di volta in volta attaccato per    criminalizzare le esperienze di movimento che all’università continuano ad esprimere capacità autonoma di    sperimentazione dei saperi, di innovazione, di mobilitazione.
...la nuova occasione sarà la visita del Colonello Gheddafi, invitato dal “Magnifico Barone” Frati a parlare con le rappresentanze accademiche e studentesche l’11 Giugno: su quali argomenti, a che proposito e per quale motivo sia stato invitato non ci è dato saperlo... 
...sappiamo benissimo che dietro questo trattato ci sono ben altri interessi che parlano di centrali elettriche,   infrastrutture e sfruttamento delle risorse, un piano di collaborazione che riguarda e vede coinvolti paesi dell’Africa occidentale e dell'Europa, dall'Italia alla Francia (...) ma con questa mobilitazione vogliamo porre soprattutto il punto su una questione che non riteniamo semplicemente di diritto, ma una questione etica e politica.
...la nostra protesta si vuole opporre in primo luogo all’articolo 19 di questo trattato che mette sullo stesso piano la  lotta al terrorismo, la lotta al traffico di sostanze stupefacenti e l’immigrazione clandestina.
...riteniamo questo invito inopportuno perchè in questa fase particolare della crisi che stiamo vivendo, assistiamo nel nostro paese a un pesante processo di ridefinizione della cittadinanza, dei codici dell'inclusione e dell'esclusione in termini di razzismo e di restrizione complessiva delle libertà.
...le dichiarazioni di un presidente del consiglio che afferma che l’Italia non sarà mai multietnica, mentre la Lega    aumenta il suo bacino elettorale su elementi xenofobi e razzisti disegnano un governo che rivendica in toto i    respingimenti in mare e quei lager che sono i CIE.
...siamo intolleranti: intolleranti al razzismo e alle politiche sull’immigrazione che negli ultimi anni i governi italiani ed europei hanno scelto, intolleranti al tentativo del governo di scaricare i costi della crisi sui migranti, sugli studenti, sui   precari e sui lavoratori.
La Libia si sta rendendo complice di una politica italiana fatta di violazione dei diritti umani, delle libertà individuali e collettive, di respingimenti e stragi in mare è per questo motivo che l’Onda respinge Gheddafi.

Sapienza in Onda

Il testo completo potete  leggerlo cliccando qui o su:  http://roma.indymedia.org/node/10561
Risponderemo in serata sul web in merito alle motivazioni per le quali non abbiamo pubblicato il testo.

VENERDI’ 19 GIUGNO 2009
LIBRERIA ALEGRE  Circonvallazione Casilina 72/74 [Pigneto]Dalle 18.30
OSTERIA CALCUTTA
ed. Sensibili alle foglie. Sarà presente l’autrice MARINA VALENTE



Sarà proiettato il Video:


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Resistiamo e pubblichiamo.
(...) ma la fate finita con tutti questi giri, rigiri, rimandi? E scrivete quello che pensate!
Se qualcuno se la prende, se ne discutera'. No, non vi tolgo le castagne dal fuoco. Marina

IN TROPPI...SCRIVONO AL COLONNELLO
di Michele

Gli scrive Berlusconi: Caro amico ti scrivo..., a titolo suo personale perche' il personaggio e' un noto mitomane. Ma gli scrive anche per conto di multinazionali italiane e aziendedi genere vario coinvolte nella Grande Illusione della Nuova (nuova?) Frontiera che, sterminando indigeni (come ogni nuova/vecchia  frontiera) e con qualche perdita tra   gli occupanti (stile Nassirya), pianti l'italica bandierina su qualche duna farcita in noir. Il colonialismo ha cambiato   forma, per certe zone del mondo. Poi, oggi e' piu' conveniente, in altre zone, spartirsi bottini e risorse in un contesto di   amorosi sensi. Hai voglia Gheddafi ad esibire sul petto la foto dell'eroe libico Omar al Mukhtar: non incanta nessuno.
Quando, poco tempo fa, trasmisero in televisione lo sceneggiato su Mattei, una compagna disse che stavano facendo   propaganda a Marchionne (l'accordo Fiat-Chrysler era in via di definizione). Paolo rispose che stavano facendo   pubblicita' all'ENI. Mi ricordai di quanto mi aveva raccontato Stefano, di come cioe' le truppe (troupe-troppe) della RAI inquadrassero i valorosi militari italiani a Nassirya, ma con espresso divieto di riprendere pozzi e trivelle.   L'ingiunzione - che avrebbe voluto essere persino spiritosa - era: I pozzi no. Solo le pozzanghere. Stefano faceva parte di una di quelle troupe, non parlava per sentito dire. Insomma, avvenne un po' come per le donne afghane liberate dai valorosi yankees + alleati, costrette a scoprirsi il volto al passaggio davanti alle telecamere per   nasconderlo poi velocemente appena fuori mirino (recentemente, qualcosa del genere e' stata tentata per diffondere il   panico della febbre suina. Diego, messicano, in costante contatto con il proprio paese d'origine, ci  conferma che la   mascherina non la portava proprio nessuno).
Tornando allo sceneggiato su Mattei, commentai:  “Cazzi loro, io domani vado in Svizzera. Un modo mio abituale per   dire che qui non ci resistero' a lungo, con soddisfazione mia e di tanti altri. ENI, FIAT, INDUSTRIE DI PUNTA O TACCO sempre imprese capitalistiche  songhe e sempre ammute laimmo a castregna' ”, diceva mio nonno, nel   cui linguaggio meticcio castregna'significava mettere a ferro e fuoco e impiccare a testa in giu' i proprietari, e  ammute significava senza chiedere loro neanche le generalita'.
Ma non soltanto le imprese nazionali e il presidente del consiglio scrivono a Gheddafi.

Gli scrivono i giustizieri d'Italia, in toni diversiStefano Pedica, senatore dell'IdV lo ha atteso per  consegnargli un diploma di dottor horroris causa per violazione dei diritti umani, nel quale vengono elencate le ragioni dell’onorificienza:il colpo di stato cruento e sanguinoso del ‘69, la cacciata vergognosa di 35 mila italiani residenti in Libia, il terrorismo, la dittatura, le torture e il ricatto, minacciandoci di far cominciare una nuova ondata di clandestini se l’Italia non effettuerà nuovi investimenti in futuro.
Potete non crederci. In tal caso, leggete http://www.carta.org/campagne/migranti/17741 dove il fatto e' raccontato da   un punto di vista differente dal nostro, ma sempre o stissi efatto je' ” (come avrebe detto mio nonno etc.).
Pedica s’è presentato con una foto relativa alla strage di Lokerbie appuntata al petto. Ragazzi...!
Quel pasticciaccio assassino che vide coinvolti CIA e Mossad, si chiuse formalmente tramite un accordo siglato tra la Libia e gli Stati Uniti di Bush nell'ottobre del 2008 (vent'anni dopo: attentato di Lockerbie,1988) con un risarcimento delle 270   vittime del terrorismo per cui  Tripoli pago' a Washington 1,5 miliardi di dollari. La Libia accetto' di risarcire, ma non si assunse la responsabilità degli attacchi. E perche' mai? Perche' avrebbero dovuto assumersela in piu' di un Servizio segreto (a proposito, non sarebbe il caso di smetterla di parlare di servizi deviati? I Servizi sono diritti e fanno cose perfettamente in linea con la loro funzione). Pero' tant'e'. C'era poco da perder tempo a commentare l'ovvio in merito alle elezioni del parlamento europeo. La cosa piu' rilevante -  mi rattrista e mi fa riflettere il fatto che nessuno lo abbia rilevato - e' la vittoria dell'ignoranza. Vincono i due partiti piu' rozzi, ignoranti e illetterati che ci siano sull'italica piazza. E il terzo tiene. Pedica e' tra i vincitori. Non si puo' pretendere nulla.

Scrivono a Gheddafi anche gli studenti dell'Onda. A Roma, alla Sapienza (davanti a Lettere e Filosofia), cartelli e   striscioni espongono l’immagine di San Papier il santo protettore dei migranti, di tutti quelli che muoiono in mare e di   quelli che, una volta arrivati, vengono respinti nel paese d’origine. Ci sono canotti che ricordano i gommoni con i quali molti clandestini giungono sulle coste italiane, verniciati di rosso sangue. C'è un cartello in lingua araba No alle prigioni per i migranti in Libia, fuori Gheddafi dall’università. Gli studenti gridano: Gheddafi e Berlusconi li vogliamo sui gommoni e Siamo tutti clandestini.
Si manifesta anche contro la militarizzazione dell’università invasa da  polizia  e carabinieri. Tensioni e tafferugli (il termine: cariche mi sembra troppo), da stamattina.
Fin qui tutto si tiene (piu' o meno). Ma non si tiene piu' quando gli studenti dichiarano che l'Universita' non e'   luogo in cui sponsorizzare trattati internazionali, ma luogo di produzione del sapere critico e indipendente. Ne'   quando denunciano l'arrivo alla Sapienza di Gheddafi come: un’azione pubblicitaria per il rettore e l’università,   finalizzata a dimostrare che la Sapienza è alleata del governo. E allora giu' con slogan come né frati né colonnelli,   l’università non è una vetrina, e quelli contro il rettore: passano da Frati vergognati a Frati rettore a  Tripoli”(!!!).
Ne' si tiene quando dichiarano: L’Onda «respinge» Gheddafi e Berlusconi”. Bhoom!
I due su nominati sono megalomani pazzi. Uno dice: lo Stato sono Io (Gheddafi: In Libia non abbiamo bisogno di   elezioni perche' il popolo governa gia'. L'altro dice: lo Stato me lo compro io.
L'Onda si dichiara in grado di respingere entrambi. E come?
Triste.
Triste.
Comunque. Cazzi vostri, io domani vado in Svizzera.
-a fare cosa?
-la mela sulla testa del figlio di Guglielmo Tell. Almeno un brividino (forse, chissa', si spera) magari riesco ancora a   provarlo.
Michele

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Riceviamo e pubblichiamo
Un'opinione, da Infoaut.org
http://www.infoaut.org/articolo/liberi-dal-g8-e-dalla-repressione-diritto-di-manifestare-in-abruzzo


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Ultim'ora: muore, a Milano, Ivan della Mea  http://www.youtube.com/watch?v=y67YCa1c1F8
Un abbraccio a Clara, a Sara, a Pietro.
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se vi fosse sfuggito:
ARRIVANO LE RONDE NERE
http://www.sanbenedetto.org/index.php?option=com_content&task=view&id=1122&Itemid=1

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Prima che la situazione degeneri ulteriormente esprimiamo il nostro punto di vista su alcune cose, in modo da non creare equivoci.
Non riteniamo che questa provincia sia sull'orlo di un colpo di stato, cio' nonostante, invitiamo a   rivedervi Cabaret.
Intanto, in merito alle ronde nere http://www.youtube.com/watch?v=LNMVMNmrqJE&feature=related
Spaventati? Di gia'?
La notizia riguardante queste ronde e' passata quasi inosservata e, probabilmente, domani i giornali ci speculeranno sopra. Utilizzo il termine speculare perche', a nostro avviso, nessun giornale, in Italia, e' oggi veramente credibile e tutti sono speculari a un'identica logica.
Cerchiamo di spiegare quale sia in tre articoli.


1) LO TZUNAMI DEI DIRITTI
Mercenari, mercanti, mendicanti
http://www.youtube.com/watch?v=rkRIbUT6u7Q&feature=related


(immagine tratta dalla copertina del libro di Slavoj Zizek)

a) MERCENARI

I Diritti Umani. Tutti ne parlano, ne innalzano la bandiera, ne inventano di nuovi, sempre associandoli al termine  “democrazia”. In una “democrazia” borghese, i diritti sono particolarmente storti, il solo parlarne e' generalmente utile a molteplici usi di potere e controllo. La loro esistenza crea posti di lavoro e permette quella dei Mercenari dei diritti umani, che ci sono particolarmente odiosi. Sono ovunque. Dietro svariate sigle di ONG, di associazioni  “umanitarie”, “sociali”, di “Ricerca, Sviluppo e Cooperazione”, al soldo del Potere, impegnati su piu' fronti (gia questo la dice lunga). Tra questi fronti (tutti comunque “bellici”), ne consideramo due:

a) il controllo dell'opinione pubblica.

Attraverso l'utilizzo di dati contraffatti e di tecniche di manipolazione di massa, vengono imposte determinate logiche e non altre, vengono demonizzati certi Paesi e non altri. I diritti sono storti, ma non lo sono affatto le organizzazioni  che se ne fanno promotrici che assolvono soltanto i compiti loro assegnati da chi, di volta in volta, decide cosa si  debba pensare. Cosa sia giusto e cosa non lo sia. Quali libri acquistare, a quali informazioni dare credito. Regole “etiche” di comportamento. Ciliegina sulla torta: imponendo il tutto in modo tale da permettere l'illusione di  avere liberamente scelto.

E' in nome dei “diritti umani” che si avallano invasioni e massacri utili ad esportare democrazia e si costruisce nella testa dell'opinione pubblica (che tanto pubblica non e', essendo stata privatizzata da tempo) l'idea che tutto cio sia giusto o, al piu', una male necessario.

b) azioni dirette, che possono comportare coinvolgimento diretto in stragi, colpi di stato, omicidi veri e propri.
Cito a caso: Jugoslavia, do you remember?

Questi mercenari appartengono ad organizzazioni sparse in tutti i paesi del mondo ma, generalmente, ricevono finanziamenti internazionali, specie se e' stato deciso di posizionarle in luoghi strategici e dotarle di una qualche   rilevanza.
Soltanto a titolo d'esempio, riproponiamo un articolo apparso il 23 settembre 2008 su:

http://www.laltralombardia.it/public/docs/venezuela11.html

* Human Rights Watch.
...ONG con sede a Washington, il cui direttore per le Americhe è José Miguel Vivanco che - tra le altre cose - ogni anno si reca a Caracas per presentare centinaia di pagine di rapporto sulla violazione dei diritti umani che, secondo HRW, si starebbe consumando in Venezuela...nel 2008 - finalmente! - un imprevisto: il giorno dopo la presentazione del suo ennesimo documento: “Il regime di Hugo Chávez”, Vivanco e' stato espulso dal paese per violazione della legge circa il visto d’ingresso...sotto gli occhi delle telecamere e concedendogli tutto il tempo necessario per riordinare le proprie cose...
Benche' l'impostazione del governo venezuelano non sia la nostra,  l'espulsione di Vivanco non puo' che essere motivo di una certa soddisfazione. Bravo, Chavez!. 
* Per quanto riguarda Amnesty International e’facile trovare la documentazione in rete.
Qui c’è una segnalazione di http://napoli.indymedia.org/node/7496 
(Riguarda l'equiparazione tra occupante massacratore sionista e combattenti per la liberta' palestinesi).
* Tra le ONG, ricordiamo anche OXFAM, totalmente avversata dai popoli che combattono all'Est (e non solo) e il cui arrivo e' promosso da affaristi e maneggioni di organizzazioni umanitarie locali. I finanziamenti alla maggior parte delle ONG arrivano dall'ONU che, se e' per questo,  finanzia anche i Social Forum (su questo torno piu' avanti).
*
 Reporters sans frontieres e' direttamente finanziato dalla Cia, come denunciato anche da Gianni Mina'.

Non ci dilunghiamo sugli esempi, carrozzoni come questi infestano il mondo in quantita' impressionante; ai piu' grandi, sono affiliati i piccoli, la cui manovalanza volontaria e' spesso inconsapevole e in buona fede, mentre non c'è mai buona fede a livello dei dirigenti.
Di blog, siti, reti e affini, collegati tra loro o impegnati in finte baruffe chiozzotte, non parliamo nemmeno.

I mercenari dei diritti umani travolgono l'informazione come uno tzumani, sono tanti e sempre pronti a vendersi al miglior offerente. Non hanno in testa alcun pensiero proprio, solo una quantita' di zeri al termine di una lunghissima cifra che si aspettano e pretendono di ricevere. Sono pronti a tutto, ai peggiori tradimenti e alla peggiore vigliaccheria. In un mondo in cui tutto e' merce, sono come i prodotti geneticamente modificati di un ipermercato (globale). In un mondo in cui il denaro e' virtuale, puo' capitare che si vendano per equivalenti: successo, potere, autogratificazione, etc. Mimetici e infiltrati ovunque.

b) MERCANTI

Va da se', sono quelli che acquistano i mercenari. Non li incontrate mai (neanche se frequentate il Billionaire o altri luoghi cosi', cosa della quale, peraltro, dubitiamo). Qualcuno sara' tentato di identificarli con il direttore della banca che gli ha negato il prestito. Altri con il proprietario della fabbrica che lo appena cassa-integrato. Altri ancora  avranno avuto l'impressione di individuarne le fattezze nell'avvocato che non li ha difesi come avrebbe potuto/dovuto e ha permesso che venissero cassa-interrati senza neanche la cassa. Non e' cosi'. O meglio: questi sono i mercanti piccoli, quelli che fanno commercio della propria vita e di quella altrui, ma non sono i veri mercanti. I grandi mercanti non li incontra mai nessuno. E neanche si incontrano tra di loro. Si incontrano le figurine dell'album; loro no, perche' sono la figurina mancante. Concrete sono le persone che subiscono ancora un feroce dominio di classe. Tutto il resto e' falso: falsa la democrazia, falsi i diritti (non si e' affatto tutti uguali davanti alla legge, non fosse altro che per il fatto che solo i privilegiati - chiamiamoli cosi' - possono comperare e governare la comunicazione e l'informazione). L'economia e' divenuta troppo astratta, certo; ha separato ciascuno dalle proprie esigenze di vita, senz'altro; il capitalismo ha esposto il mondo ai capricci di un sistema di simboli, d'accordo.

Ma e' il sistema simbolico, oggi, a governare tutto.

Le figurine determinano la completezza del gioco, ma non puoi colpirle ne' educarle, perche' non esistono. Il gioco ha superato se' stesso e ha inghiottito la realta' fisica in un sistema di simboli.
No, non siamo impazziti e neppure stiamo scherzando. La vita e' vita. La morte e' morte. Il sangue e' sangue. Qualcuno, tra noi, e' piu' incline alle speculazioni filosofiche, altri meno. Lo scorso anno, una persona che ci e' particolarmente cara ricevette un link e lo pubblico' sul sito per condividerlo  http://www.youtube.com/watch?v=vbG5fAuThAU.
Per quanto mi
riguarda, li' c'è tutto quello che c'è da dire. Ma qui stiamo parlando d'altro. E cioe', del modo in  cui un sistema virtuale decide dell'esistenza altrui. Ne decide i diritti e l'esistenza in vita, le opinioni, in un gigantesco Truman Show dove non si e' mai veramente liberi se non si spezza il  meccanismo, che funziona ormai senza un manovratore con una faccia e un nome. Per questo non ha senso parlare di  liberta' per tutti, finche' non si distrugge il dizionario. Si confrontano opinioni indotte con altre opinioni indotte e niente cambia. Puoi arrivare ad accorgerti che anche la tua ribellione era prevista (in determinate forme e modi).
La democrazia e' oggi un grande male
. Porta a quella fuorviante considerazione che ognuno abbia il diritto (ci risiamo: il diritto) di esprimere la propria opinione e che sia un merito e un imperativo morale lottare perche' tutti possano esprimerla, anche se contraria alla nostra. Ma tutti chi? Tutti significa: un essere umano piu' un essere umano, piu' un essere umano, piu' un essere umano, etc. etc. etc. In un mondo di figurine, la prima cosa da fare mi  sembra quella di cercare di riportare ogni  individuo alla sua autenticita' di essere umano. Oppure non c'è strada. Anche perche':
Nessuno è più schiavo di coloro che falsamente pensano di essere liberi (Johann Wolfgang von Goethe) 

c) MENDICANTI

Sono quelli che aspirano a divenire mercenari, o piccoli commercianti di diritti, idee e beni materiali (anche armi, perche' no? Il mercato non ha etica), ma ancora non gli riesce. Non hanno le conoscenze giuste, gli  appoggi, l'estrazione sociale adeguata o la (pseudo) cultura sufficiente (l'insieme di nozioni cioe', che servono a farsi strada). I mendicanti si vendono per pochissimo, sono perennemente in saldi e la possibilita' di un articoletto qua e la' (mondo dell'informazione), di una conoscenza qua e la' (mondo della rappresentanza) puo' persino bastare a soddisfare un narcisismo  in bilico tra un ego spropositato e la perenne insicurezza di se'.
Sono tantissimi, sempre i piu' meschini, sempre i piu' vigliacchi. Ma non sono ne' innocenti ne' innocui. Non sono innocenti perche' sono del tutto consapevoli di cio' che fanno e delle proprie motivazioni. Non sono innocui perche' sono pronti a qualunque bassezza. Hanno spesso qualche santino di riferimento, possono chiamarlo Obama (falso esempio del mito del self made man), Berlusconi (esempio dell'uomo che si e' fatto da solo unicamente  nell'accezione intuibile dalla canzoncina riportata in un articolo precedente.
http://www.youtube.com/watch?v=vIOM407p-eI&feature=related).
Il santino puo' essere Rockefeller, Marx, il Salvator Mundi, ma sempre di santino si tratta. Di un San Cristoforo che li traghetti oltre la mediocrita' e spalanchi loro le porte del mercato grande. Qualche volta succede (ma non per loro merito); piu' spesso restano, eterni postulanti, a rosicchiare briciole gettate sotto la tavola, o cadute per noncuranza. Nella loro testa, i diritti umani corrispondono ad un passepartout promettente. Altro non sanno, altro non gli serve sapere.

Un'ultima annotazione: lo tzunami dei diritti travolge l'informazione, contribuisce in maniera determinante all'ignoranza globale e concede avallo alle peggiori schifezze. Ma vi siete mai domandati chi paga tutto questo?
In termini di esistenza: le masse derubate del mondo, massacrate in nome della democrazia dei diritti.
In termini economici: i grandi carrozzoni internazionali, tipo l'ONU, che sovvenziona guerre e pacifisti, G8 e Social forum. Quando e' il nemico a sovvenzionare un'azione di protesta contro se' stesso, pensate che lo faccia per benevolenza? Quando e' un governo mercante a concederti la piazza per un sit-in o una manifestazione, pensate che non abbia un proprio tornaconto? Quando parlano tutti di diritti (Onu, PE, UE, CIA e servizi vari - questi si', diritti- pensate che, unendovi a quel coro, potrete mai uscirne indenni? O piuttosto vi stanno solo prendendo per il naso? Lascio il quesito aperto.

 
2) LA FIERA DELL'EST
di Michele Sferra
http://www.youtube.com/watch?v=iP2gqdGf1qU

L’invenzione di Morel”, e’ un vecchio film di fantascienza, ma consiglio a tutti di recuperarlo da qualche parte. E' molto attuale. Un uomo - naufrago, evaso, comunque sbattuto da un’onda su un’isola abbandonata - vede, su una scogliera, figure di uomini e di donne che indossano abiti di un'epoca precedente e trascorrono una gradevole villeggiatura. Li spia ed e’ colpito da Faustine, che sembra non vederlo o non curarsi della sua presenza. Intrufolatosi  in una villa, scopre che tutti i presenti lo ignorano. Assiste alla lite tra Morel e i suoi ospiti coinvolti, a loro insaputa, in un esperimento: sono stati ripresi, per tutto il tempo del loro soggiorno sull'isola, da una macchina che riproduce all'infinito 7 giorni di spensierata gaiezza. Gli ospiti raggirati sono preoccupati anche per la propria salute (gli operai su cui Morel aveva gia' fatto un esperimento simile sono tutti morti). Faustine è vissuta almeno 50 anni prima, immortalata e ciclicamente riproposta da una macchina. Il protagonista cerca di entrare anch'egli nella proiezione, per penetrare il piano della memoria di Faustine. Attiva la macchina, modella gesti e movenze su quelli di lei, ricreando l'illusione che siano avvenuti contemporaneamente. Ma la macchina, immortalandone l’essenza, non gli permette di esistere piu’nella realta: lentamente, il suo corpo va disfacendosi. Con le ultime forze, distrugge la macchina. http://www.youtube.com/watch?v=Px6-WNu3xv0

(Pubblichiamo il testo integrale della lettera inviata alcuni giorni fa a Barack Obama.  
Non abbiamo ricevuto risposta, ma almeno abbiamo tentato. Clicca qui.
Tra le diverse ragioni ipotizzate in merito alla mancata risposta, forse il fatto di non avere citato l'affaire Fiat-Chrysler puo' aver avuto la sua parte.
Ad ogni modo, siamo stati ben attenti a non parlare di
crisi, consapevoli che, solo leggendo la parola,   avrebbe preso d'acido.)

Evvabe'. Andiamo avanti.

Le figurine vengono proiettate alla ribalta, immortalate nel loro tradizionale gioco: Il Mercante in fiera. La  macchina  inventata da Morel li costringe a ripetersi all'infinito, posizionando denaro virtuale sul retro di un mazzetto di carte. Puntano, comprano, giocano all'asta. La posta aumenta col numero dei giocatori: piu' sono, piu' sembrano divertirsi. Barattano e si scambiano capre e cavoli. Quando sono in difficolta' si vendono l'Uruguay simulando che sia l'Alaska, poi la Finlandia millantando che ci sia il petrolio. Il banditore, o mercante, e' il giocatore che dirige la partita estraendo le carte da uno dei due mazzi del gioco e nascondendo l'altro. E' lui a gestire l'asta, il baratto e le alleanze, sfoggiando eloquenza e vivacita', per rendere piu' appetitosi gli acquisti. Regola vuole che, prima di cedere una carta al migliore offerente, debba ripetere il bando ben 3 volte. E puo' offrire carte all'asta anche al buio, in  modo che nessuno ne conosca la reale quantità. Gestisce anche i premi, derivati dalla somma raccolta, posizionandoli sulle carte predestinate ad essere vincenti. Per mantenere alta la suspance, scopre per ultime le carte del secondo mazzo (quelle con i premi), e per prime le perdenti, cosi' l'attesa cresce e, con l'attesa, crescono i baratti e la compravendita delle carte rimaste, il cui prezzo aumenta sempre piu' col proseguire del gioco. Si puo' arrivare a cifre vertiginose.
Cosi' (piu' o meno), l'Alta Finanza.
Ma, poiche' stiamo parlando di giochi  tra figurine - al di fuori dei mercanti internazionali le persone sono carne, ossa, sangue e realta' -, e' inevitabile che la pellicola si inceppi periodicamente e anche che un evaso, un sopravvissuto a un naufragio, sia pure con le ultime forze, distrugga l'ingranaggio. E, fuori dal gioco, i naufraghi sono l'80% del popolo della Terra.
E li vediamo. Questi giocatori della morte che hanno accettato anche la propria per l'illusione di poter vivere eternamente. Hanno venduto volontariamente l’anima a un’invenzione folle e continuano distribuire premi, a puntare, a scambiarsi tra loro i pani e i pesci che non possono essere moltiplicati. Come gli ospiti di Morel, hanno rinunciato anche alla fisicita’, ma lo hanno fatto in piena consapevolezza. Sotto il vestito niente, pura forma. Se tutto questo avvenisse su un’isola sperduta, poco male. Si potrebbe dichiararla zona off limits e persino dimenticarsene. Ma la posta in gioco e’ la vita vera, reale, concreta di esseri umani veri, massacrati, torturati, sterminati, esseri e popoli di troppo, che non ci stanno e potrebbero rompere l’ingranaggio.
Percio’ vanno puniti, uccisi, stritolati, dislocati, divisi, sbattuti da una parte all’altra del mondo per cercare di impedire che trovino la forza di lottare, che si uniscano.
Ma…continuano a fare figli. E allora, ecco gli inviti a ridurre la loro natalita’. Gli appelli alla pianificazione delle nascite (i “razionalisti” occidentali). Alla castita’ (lo stato armato del Vaticano). Ecco la diffusione pianificata dell’Aids con corollario di negare i farmaci retrovirali all’Africa e la beffa di sostenere che il virus dell’HIV non sia un riuscito esperimento di guerra batteriologica concepito in un laboratorio Usa, ma l’esito di “strani” accoppiamenti  operati proprio dai “selvaggi” africani. Ecco Indira Gandhi, nell'India degli anni ’70, regalare una radiolina per ogni sterilizzazione (risulto' troppo dispendioso, passo’ alle sterilizzazioni forzate, operate con violenza dalle squadracce di  governo e le donne avevano paura di uscire da sole). Quanto a “manipolazione” delle nascite, non arrivo a sostenere l’ipotesi (purtroppo pero’ neanche ad escluderla) che persino la legge sull’aborto, in Italia, fu permessa per evitare che, vent’anni dopo, si presentasse sul mercato del lavoro un numero esagerato di giovani rispetto alle scarse opportunita’ che -si sapeva gia' - avrebbero trovato. Ne sarebbero potute nascere preoccupanti tensioni. Non lo credo ma, dove c’è di mezzo Pannella, tutto e’ possibile (anche depotenziare il movimento gay, un tempo combattivo e rivoluzionario). Se tutto cio’ non e’ un incubo, non so cosa lo potrebbe essere. Ad ogni  modo, poiche’ questa abitudine a riprodursi anche in cattivita’ e’ tra ciò che distingue gli esseri umani dalle altre specie, gli esuberi aumentano nel mondo a velocita’ vertiginosa. Nascono figli accanto ai chek point di Gaza, col padre che taglia il cordone ombelicale con un sasso; nascono nei Balcani, in Darfur, da madri senza latte, nascono nelle bidonville di tutti i Paesi sventrati e colonizzati. Dappertutto. Milioni di neonati muoiono, ma ne nascono altri.
Figli di prole-tari.

Non nascono invece in gran parte dell’occidente. Calo pauroso delle nascite in tutta Europa. In Italia ci si e’ appena appena spostati dallo zero virgola qualche cosa solo grazie agli immigrati. Ai prole-tari. L’Occidente: terra di vecchi, vecchia terra corrotta e corruttrice. Gli Occidentali hanno persino tentato di clonarsi.
Ma non si puo’ aspettare che si estinguano da soli perche’, intanto, fanno sfracelli. Soprattutto in tutto cio’ che non e’ Occidente. E “Occidente” sono gli Usa, Israele, l’Europa, in primo luogo. L’Est sono il Medio Oriente, l’Africa, l’Equador e tutti Paesi dove sono state collocate da tempo le figurine e, ogni tanto, c’e’ bisogno di risettarle: compito del mazziere, del mercante in fiera che bandisce le aste. Dire che lo fa  appellandosi ai diritti umani e in nome della democrazia col sostegno di  TUTTI i media, in particolare della finta sinistra, sarebbe come assegnare un Nobel postumo a Isacco Newton per  avere “inventato”  la forza di gravita’. Chiaro che esisteva da prima. Scoprire l’acqua calda non ci interessa. Dare informazioni corrette  sì, possiamo ricavarle solo cercando di spiare nel secondo mazzo di carte, quello tenuto nascosto e protetto dagli SS (i servizi segreti).

        L'IRAN



Se tutto quello che l’Uomo ha è un tozzo di pane, due giorni,
E d’acqua fredda un sorso un istante da un’anfora rotta,
Perché bisogna esser servo di chi è da meno di noi?
Perché bisogna esser schiavo di chi, come noi, è mortale?

(Omar Khayyam)

Quanto sta accadendo in Iran, oggi, rientra nella strategia di potenza imperiale di figurine nordamericane, israeliane ed europee che, per conto di un Impero Mondiale in decadenza, tentano di accaparrarsi il  controllo totale su un paese dove qualcosa sta loro sfuggendo di mano.

Stanotte ho avuto un incubo. La mia casa crollava e arrivava Bertolaso che “ci pensava lui”. Una luna perdeva la  sua stella e mi precipitava addosso. Un terrificante cane a sei zampe (animale estinto come l'unicorno) mi inseguiva sostenendo che era vivo, vegeto, e lavorava per me. Non mi dava tregua: mi appariva in televisione, fauci spalancate; mi perseguitava dai cartelloni pubblicitari; mi minacciava se mai avessi avuto in mente di istallare un impianto di riscaldamento autonomo, a pannelli solari oppure con una diversa compagnia. Il sogno di un altro entrava dentro il mio. Marco Polo mi raccontava che, quando detto’ in lingua d’oil Le deuisament du monde a Rustichello da Pisa, intendeva tessere l’elogio del livello di civilta’ visto in Cina, del tutto sconosciuto e neppure paragonabile a quello dell’Europa ma, quando il testo divento’ il “Milione” - in riferimento alla quantità di beni amministrata dal Kublai Khan - questa parola si impresse  cosi’ a fondo nell’animo mercantile dell’Occidente che l'Est rappresentò sempre piu', nei secoli, il miraggio di ricchezze e guadagni favolosi. Una mia amica, appena tornata dalla Cina, interveniva nella conversazione confermando che i mercati dell’Est hanno sempre fatto gola agli occidentali che, dell'Oriente, hanno sempre cercato di sfruttare tutto: risorse, cultura, abitanti. In particolare, la Cina non fu scoperta dai ricchi mercanti veneziani della famiglia Polo, a meta’ del 1200, rapporti commerciali esistevano gia’ ai tempi degli antichi romani che cercavano di accaparrarsi seta e armi. Marco Polo ammetteva di avere rubato il baco, ma sosteneva che, quel furto, paragonato a quelli di poi, equivaleva al  furto di una mela operato da un ragazzino. Gli  antichi Romani, i mercanti di Venezia, la Compagnia delle  Indie…tutti  i poteri occidentali si sono arricchiti con  l’Oriente, serbatoio di ricchezze, “bizzarrie” e tesori. L’Oriente invece, fino ad anni recenti, si disinteressava dell’Ovest che aveva veramente poco da offrire sotto ogni punto di vista. Anche quando Costantinopoli (Istambul), divenne parte dell’impero romano, base di partenza per le carovane dirette in Asia, il viaggio era comunque pericoloso. Strada pesante, scontri fra templari ed eserciti musulmani, sete, deserti, freddo di montagna. Soprattutto: anche i romani, come poi Marco Polo, dovevano attraversare Armenia e Georgia, affrontando i loro proverbiali nemici: i Seleucidi, che occupavano tutta la zona mediorientale, i Sasanidi, poi gli Arabi e gli imbattibili Parti il cui territorio era passaggio obbligato tra Oriente e Occidente e avevano interesse al controllo delle vie carovaniere (inclusa  la via della seta). Nonostante cio’, e la lontananza, i Cinesi conoscevano l’impero romano, lo chiamavano “Tzat's In”. Gli annali dell’epoca della dinastia Han parlano del sovrano “Huang Hung”, che risulta essere Marco Aurelio. Le fonti latine definiscono la Cina “Catai”. I romani sapevano bene dove stavano Cina e India, le indicavano sulle mappe e con entrambe avevano scambi commerciali e culturali. Marco ammetteva di essere stato il 1° europeo a vedere fontane zampillanti petrolio, ma negava ogni responsabilita’ in merito, dal momento che l'utilizzo del petrolio resto’ un mistero per secoli. Solo quando il segreto fu scoperto, il petrolio divento' sinonimo di potenza. Nasce una questione tra loro due. Marco sostiene di essersi si’ arricchito trafficando con l'est, ma di avere sempre rispettato l’“etica del commercio”, al punto di divenire consigliere, ambasciatore e uomo di fiducia del Kubilai Khan. Giovanna nega assolutamente l’esistenza di una tale etica e gli ripete a memoria -sua - alcuni passi di Engels. Arriva Alessandro Magno e, con la radicalita’ che gli e’ propria, taglia il nodo della discussione dando una sciabolata in testa a tutti e due (si sa, in India, pianse per non potere andar oltre). Ma questi sono incubi miei. Mi sveglio all'improvviso e scrivo:

Iran: cronaca “immaginaria” di un genocidio annunciato. 

Di come i “democratici” di ogni livello e grado, i “difensori dei diritti umani” preparano il terreno per una delle solite Rivoluzioni colorate (Serbia, Georgia e Ucraina), o anche solo tentate (Venezuela, Bolivia, Libano, Uzbekistan) con la complicita’ di tutti gli imperialisti e anche di quelli che potrebbero denunciarlo e non lo fanno. Eccoli di nuovo: Cia, Mossad, USA, NED, Soros, Otpor, Amnesty International ...cosa c'entra Amnesty? 
E' datata 16 giugno la denuncia contro la repressione di quanti non accettano il risultato delle elezioni in Iran, dei “derubati del voto”, che ha visto la schiacciante vittoria (66% a 32%) di Ahmadinejad sul rivale prezzolato, fantoccio degli Usa, Mir-Hossein  Musavi. Clicca qui, trovi la denuncia di Amnesty e l'appello alla “societa' civile”.

Dunque, IRAN PASTICHE, ricetta imperiale classica:

INGREDIENTI (li trovate tutti al mercato)
Soliti servizi di cui sopra; solite agenzie pubblicitarie specializzate in diritti umani; mafia e Alta Finanza (sinonimi); solita stampa venduta -tutta -, filo-Usa e filo-Israele (non sinonimi, ma ne parlero' altrove); soliti partiti politici, in realta' insieme disomogeneo di figurine che attaccano l'asino dove il padrone comanda, per salvare poltrone e portafogli; cadaveri riesumati di Al Queida e “terroristi” arabi in solita versione “minaccia per l'Occidente”;

ESECUZIONE (no, non quella capitale, semmai quella dettata dal capitale)

-Prendete una televisione anzi, prendetele tutte e accaparratevi tutti i giornali e diverse reti internet (tutto a livello internazionale). 

-Diffondete a pioggia (a diluvio, se riuscite) attraverso i media d.c.s. il terrore del diverso, dello straniero, del nemico alle porte, degli Arabi in particolare, come minaccia della civilta' occidentale. 

-Dettate per tre volte, parola per parola, cio' che la stampa (tutta) deve scrivere e le istruzioni ai partiti (tutti) fino a ricavarne un composto omogeneo.

Quando gli ingredienti saranno ben mescolati, otterrete un impasto molliccio, pagato e/o terrorizzato e un'opinione privata (comperata) che si sentira' costretta ad immaginare di dover difendere il patrio suolo (dalla calata  dei barbari, dai Mori in nome della cristianita', etc.). E, nei paesi interessati, a rivendicare i valori europei .

Nel frattempo, vi sarete assicurati che una crisi sistemica abbia indebolito le tasche di tutti i popoli e che l'Alta Finanza elegga in Usa un Salvator Mundi cui affidarsi, appellarsi, vendersi (ulteriormente).

-Fate in modo che vengano indette elezioni in Iran e che - come previsto - venga confermato il governo esistente. 

A questo punto, le folle prezzolate, sobillate, corrotte in precedenza, dovranno scattare immediatamente (se  scattano anche prima dell'annuncio dell'esito elettorale, non c'e' problema: nessuno ne terra' conto). I “riformisti” dovranno gridare ai brogli (anche nel caso in cui ci fossero 12 milioni di voti di differenza) Qualcuno tra loro dovra' essere sacrificato, dura lex.

-Accettate tutti i giornalisti e gli osservatori internazionali (assicuratevi particolarmente che siano presenti: RAI, CNN, Reuters, Fox , NBC, NY Times, Time) in  modo da dare voce solo ad intervistati dell’eversione filoccidentale.

Poi, mandateli via.

- Adesso manca il tocco d'autore. Poiche' il “democratico” ammazzamosche presidente degli Stati Uniti d'America + dintorni non puo' ufficialmente cambiare con la forza le carte elettorali in tavola (nonostante tutti gli ingredienti-marchingegni adoperati), senza una precisa richiesta da parte del suo staff, scendono in campo altre figurine. Nientemeno che il suo vice, Joe Byden (di lui avevamo scritto subito dopo l'ascesa al trono del signor Obama, in un pezzo in Immagini e parole dello scorso anno, dal titolo significativo: “Una poltrona per due”). Un vice e' un vice, e una sua ragion d'essere ce l'ha. Cosi' Obama afferma che, per lui, Amadinejad e Mousavi sono pari, la stessa cosa. E Byden lo sconfessa,  parlando di “dovere morale” di intervenire, per esportare la democrazia e tutte quelle balle li'.  Ma non basta   ancora: l'espressione “dovere morale” rimbalza ovunque, in un caleidoscopio impazzito: giornali, televisione, partiti. Tutti a specchiarsi uno dentro l'altro.

L'Iran Pastiche e' pronto per il forno (crematorio).

Se non accade un imprevisto.

Si ride per non piangere. (La situazione peggiora).

Oramai sono del tutto sveglio. Eccoli, i morti. Ragazzi che si danno fuoco dentro le moschee, giovani donne uccise. L’impressione e’ quella di una guerra civile. Le immagini le manda una rete inglese dal confortevole caravanserraglio ove adesso si abbeverano tutti i giornalisti internazionali - gli inglesi unici ammessi? C’è poco da fidarsi -. La RAI passa anche la strisciata di un’altra catastrofe annunciata, in Turchia. E trasmette la tragedia di una Somalia che, ridotta a brandelli di carne e sangue, e' divenuta - dice la speaker - campo di addestramento di Al Queida e implora l’Occidente. Al Queida riappare anche in Iraq, morti e feriti. Tutti chiedono aiuto al Salvator Mundi perche’ intervenga. Non se ne puo’ piu’. Mousavi vuole nuove elezioni sotto l’egida ONU. Non ci sta a perdere, costi quel che costi; minaccia di suicidarsi. Ma, per un Mousavi morto, se ne inventerebbe un altro. E non e’ detto che non abbia ricevuto minacce dai suoi padrini o che non tema di essere fatto fuori, cosa che darebbe una grande mano a chi ha deciso di spodestare, in Iran, forse l’unico che, almeno a livello politico, difende i diritti di esistenza in vita del popolo palestinese (Ahmadinejad, tra il vituperio generale, alla Conferenza di Ginevra per i diritti umani). Un'ennesima figurina sara’ piu' pronta a collaborare con gli Usa e con Israele per “scampagnate” umanitarie in Afghanistan, in Pakistan, ovunque venga deciso di sterminare popoli di troppo. E si disinteressera' della Palestina. Tutti i mercanti dei diritti storti (destra e falsa sinistra occidentali) appoggiano il “Cambio della Guardia”, supportano la menzogna dei brogli e Mir-Hossein Mousavi, campione della democrazia contro il fondamentalismo e il terrorismo. Invece e’ il candidato degli Usa, la loro spia, un loro fiduciario
I ricchi (gli “oppositori del regime scippati del voto”, che mirano a riavvicinarsi agli Usa) sono con lui, i poveri sono con Ahmadinejad. Io sono povero e sto con i poveri. Le televisioni di tutto il mondo mostrano “…cosi’ come a Belgrado, a Kiev, a Tblisi, a Beirut, nella folla filo-Mussavi: pariolini, curati, truccati, fighetti; nei cortei dei sostenitori di Ahmadinejad le solite facce proletarie e contadine del Sud del mondo, rughe, veli, abiti stazzonati, volti del neorealismo. Plebaglie… 
(dal blog di Fulvio Grimaldi, dove potete leggere anche alcune delle porcate operate da Mussavi, da fedelissimo degli USA http://fulviogrimaldi.blogspot.com/2009/06/dopo-larancione-la-rosa-la-velluto-ecco.html). Tutto mentre il nemico del mondo e’ arabo, si chiama Al Queida, semina terrore ovunque e gli Stati Uniti sono gli eletti dal Signore, con il dovere sacro (chi glielo abbia dato non si sa) di salvare tutti. Una mistificazione assoluta, sempre a suon di massacri. Mi aspetto il peggio, e spero di sbagliare. La mia impressione e’ quella di una potenza imperiale al tramonto (qui spero di indovinare), di un impero traballante che, all'interno dell'Ordine Mondiale, annaspa per salvarsi succhiando il sangue degli altri popoli, sul quale ha prosperato (fin dalla sua esistenza; penso agli indiani d’America e ai neri deportati dall’Africa, non allevati alle Haway). Trovo speranza in due cose:

1) Nel fatto che i poveri, mentre si cerca di cancellarli dalla carta geografica, si moltiplicano per ogni dove. Non riescono ad eliminarli dal mirino delle telecamere neppure i mercenari dell’informazione: sono troppi. 
2) In
questa urgenza degli Usa di destabilizzare l’Iran e porre un proprio uomo sul trono persiano per rimodellare - alleanze, nemici, progetti -, un’area geografica strategica che sbarri la via ai loro principali competitors: Russia e Cina. Ma proprio questa urgenza potrebbe nascondere una debolezza piu’ grande di quella che di solito si ipotizza. E qualcos’altro ancora. 

Quando, nel 1978, gli Usa finanziarono la “rivoluzione” di Khomeini e la cacciata dello Shah, lo fecero per il timore che un’insurrezione popolare a breve scadenza facesse entrare l’Iran nell’orbita sovietica. Khomeini stermino’ i comunisti islamici e, con gli Usa e Israele, distrusse l’Iraq di Saddam, aggredi’ l’Afghanistan, dopo essersi reso complice dei Contras nicaraguegni (tutto sul blog d.c.s.). Oggi pero’ la “plebaglia” prole-taria e’ aumentata per numero in modo vertiginoso e Amadinejad non e’ piu’ un alleato affidabile per gli Stati Uniti: sostiene i Palestinesi e farnetica di egemonia nazional-regionale. Meglio sostituirlo con un burattino piu’ ossequioso e corrotto. Akbar Rashemi Rafsanjani, capo della mafia del petrolio filo-Usa e’ troppo sputtanato, impresentabile. Mousavi, il suo delfino, e’ l’uomo giusto. Gli Usa dichiarano loro interesse prioritario che “l’Iran non abbia armi nucleari e non fomenti il terrorismo” e finanziano la costosissima campagna elettorale di Mousavi - ma non c’era la crisi? - che ha incluso i soldi dati o promessi per sobillare le folle creando le premesse per un’altra rivoluzione colorata. L’arroganza, la supponenza degli occidentali e dei loro sostenitori (mercenari, mendicanti e mercanti) e’ paragonabile solo alla loro vigliaccheria. Immortalati nella loro falsa esistenza dall'invenzione di Morel, possono solo perpetuare il loro modello, disprezzando le altre culture - che gli permettono il proprio fasullo stile di vita -, non provando neanche a comprenderle. Proiettando su altri (“nemici”), la propria mostruosita'. La TV arriva a paragonare la giornalista spiona iraniano-americana Roxana Saberi ad Ilaria Alpi. Ma non viene in mente a nessuno che fine abbia fatto la prima e perche' la seconda sia stata rilasciata? No, non  viene in mente. Sono “notiziuole”, tra una velina e l’altra, un quiz a premi e la pubblicita’ al sogno di uno che sara’ pure stato fatto saltare dalla CIA & affini con l’elicottero in volo, ma cio’ non e’ sufficiente a farne un eroe. Il suo sogno non e’ il mio. Non e’ quello di nessuno qui al web. L'effetto ipnotico “eroici occidentali contro le dittature del mondo fomentate da Al Queida (che, dovunque lo piazzi, funziona)” rafforza tra l'opinione privatizzata l'idea che tutto cio’che non e’ Occidente sia da distruggere o (il che e' lo stesso), da asservire e sfruttare tramite fantocci incoronati dalle multinazionali western. 
Abbiamo paura di leggere, domani:  “La Primavera di Teheran”. 
Per ora, comunque, FUORI TUTTI. Amadinejad ha esplicitamente rivolto all'ammazza-mosche(e) Usa e alla Gran Bretagna questo monito (che e' rivendicazione di un autentico diritto umano):
Andatevene via e non immischiatevi dei nostri affari interni

Avra' le sue ragioni? Puo' darsi ma, al momento, va bene anche cosi', eurocentristi del cazzo... (espressione tratta sempre dal blog di Grimaldi). 

Riceviamo tanti commenti a questo articolo, al momento pero' non apriamo una discussione tra tutti. Lo faremo, semmai, piu' avanti. Pubblichiamo solo due e-mail, su un problema che ci sta a cuore:

- Cara Osteria Calcutta, condivido molto dell'articolo di Michele Sferra, che mi ha aperto gli occhi su tantissime cose. Ma c'è un punto che non e' stato nemmeno accennato: la questione femminile. Ahmadinejad non fa che proseguire la politica anti-femminista del suo predecessore e le donne contano in Iran meno di zero. Vengono costrette a coprirsi, considerate impure, impiccate, lapidate, messe in carcere. Non hanno alcun diritto. Vi sembra proprio il caso di difendere un regime del genere? Alessia 

- Cara Alessia, noi non difendiamo affatto il governo di Ahmadinejad (grazie a Dio, siamo anarchici!). Ma, al tempo stesso, non crediamo che, in Occidente, le donne vivano - o abbiano mai vissuto - in una condizione migliore. Non riteniamo percio' che, appoggiandosi allo stavenduto Mousavi e alla sua politica amerikana, miglioreranno la loro condizione. 
Gli uomini, a seconda dei contesti o dei quadranti geografici, velano e svelano le donne. Le coprono e le scoprono. Ma non possono veramente mai coprirle, perche’ una donna e’ immensa e la sua ombra non e’ commensurabile. Nemmeno possono veramente scoprirle, perche’ i segreti che custodiscono non sono alla loro portata. Le donne lasciano credere agli uomini che tutto  cio’ sia vero; lo fanno per generosita’, hanno cosi’ tanto che basta un loro ninnolo per farli contenti. Gli uomini sono limitati e giocano alla guerra. Le donne non hanno confine e partoriscono. Gli uomini temono la morte e il dolore. Le donne sanno soffrire e conoscono il confine tra la vita e la morte, sono l’incubatrice che custodisce il mistero. Gli uomini innalzano torri e gareggiano in altezza. Le donne coltivano la terra e conoscono il mare e le profondita’. Gli uomini distruggono la vita altrui e sprecano la loro. Le donne costruiscono la vita e, semplicemente, saggiamente, la vivono. Non esiste ne’ potra’ mai esistere alcuna rivoluzione se la “questione femminile” non smettera’ di essere una “questione” separata dalla lotta dei popoli (di cui le donne sono la maggioranza). E questo il Potere lo sa bene. Per questo ha sempre schiavizzato le donne, che non sono piu’ libere in Occidente di quanto non lo siano in Oriente. Per questo le teme, le punisce o, sul versante apparentemente opposto, le ghettizza all'interno di problematiche di genere che andrebbero considerate, a mio avviso, in tutt'altra ottica. Oppure le coopta, trasformandole in qualcosa che non gli e' proprio. Ci sono donne che si travestono da uomini, governano ed emanano proclami assassini. Ci sono donne costrette a spogliarsi per vendersi, ma anche donne che, sotto il burka, trasportano cibo ed armi.
Il potere della morte, comunque, e' degli uomini. Gli uomini uccidono mille spermatozoi per ciascuna unione. Alle donne ne basta uno per creare la vita. Il potere della vita e’ delle donne. E’ nella natura delle cose. Tutto cio’ che nel mondo viene inflitto alle donne e’ per vendetta e invidia. Tutto cio’ che semina morte e’ per paura. Non esiste una “questione femminile”, esiste la possibilita’ per tutti, uomini e donne, di costruire un mondo migliore di questo. Non servono le “quote rosa”, serve volare a una diversa quota. Una societa’ fondata sul potere l’hanno gia’ costruita gli uomini. Una societa’ fondata sulla bellezza e la grazia possono costruirla le donne. E, tra gli uomini, solamente i poeti. Ci sono, esistono: uomini poeti, artisti. E le donne li amano. Le battaglie per i “diritti” delle donne possono portare ad un riformismo borghese. Ma nessuna Rivoluzione potra' mai avere luogo, nessun capitalismo potra’ mai essere sconfitto se la questione delle donne non scomparira’ come tale, e una modalita' femminile di esistere non informi, invece, dal di dentro, ogni battaglia di liberta’. Michele Sferra

Nuovo post di Fulvio Grimaldi, aggiornato, sull'Iran: http://fulviogrimaldi.blogspot.com/2009/06/con-questi-non-vinceremo-mai-iran.html

3) LA GENERAZIONE DEGLI APERITIVI
di Michele Sferra
http://www.youtube.com/watch?v=IVnPotcVkFQ

Questo articolo non avrei dovuto scriverlo io, ma -stranamente - le idee che ho espresso nell'articolo precedente hanno avuto successo internazionale (vabbe'...esagero per vanagloria...pero' sono comunque piaciute molto, qui in redazione), cosi' mi e' stato chiesto di completare gli appunti affastellati su questo inconcepibile tavolo (e seduto su uno sgabellino da pianoforte, perche' di meglio non c'è).
Iniziano cosi': C’è un aspetto curioso nel cambio d’usi e costumi. Quello di modificare i nomi dei pasti principali. E’ un aspetto secondario ma, proprio per questo, non se ne capisce bene la ragione. Tanto tempo fa (non so se sia ancora cosi’), i ricchi e i borghesi, intellettuali e snob, decisero che il pranzo non avrebbe piu’ dovuto definirsi tale, ma colazione. Avvenne in parallelo a quando cominciarono a nominare barca i sessantatre metri e passa con su scritto Grazie papa’. Da un po’ di tempo la cena la chiamano aperitivo. Fa tanto in. Nella generale omologazione di costumi e abitudini, anche ai compagni capita di incontrarsi per un aperitivo (significa sedersi e consumare ettolitri di alcoolici e cibo a volonta’). Sono capitata a uno di questi aperitivi, non parlo per sentito dire.
Certo, e’ strano. Se domandassi a Gianni o a Danilo, agli amici di Michele della casa famiglia, il permesso di poter offrire loro un aperitivo, penserebbero che io sia impazzita. Se ne offrissi uno ad Ahmed, che dorme sotto il cavalcavia e non mangia mai, mi risponderebbe con una parolaccia in lingua berbera che non comprenderei affatto nel significato letterale, ma sufficientemente in quello figurato che lo accompagnerebbe. Naturalmente non lo faccio, mi limito ad invitarli per una pizza o una birra doppia...
Ora continuo io.

Inizio col pormi una domanda (ma non daro'  risposta). 
Perche’ e’ tanto difficile utilizzare un linguaggio diverso da quello dei “padroni del vapore”?
A me sembra che, anche con tutti questi miti/riti, si finisca col ribadire una distanza dalle classi popolari. Lasciamo che sia la borghesia a non mettere il naso fuori dal proprio cortile e perda tempo ad arrovellarsi su dubbi amletici inerenti a frittate (pardon: “omelettes”) da combinare o da aspettarsi! Per loro gli aperitivi esistono perche’, dopo, ci sono: un antipasto, un pranzo con piu’ portate, il dolce, il caffe’ e l’ammazzacaffe’ (e lo stesso all’ora di cena). Per noi che mettiamo insieme un pasto con difficolta’, l’aperitivo non ha senso. In Palestina, in Somalia, in Senegal, in tante parti dell’India, in Bangladesh, nella maggioranza dei luoghi della terra, parlare di aperitivo e' uno schiaffo. Una beffa. Non si puo’ credere che il mondo finisca alla birreria all’angolo dell’Universita’ occupata, della casa occupata, della manifestazione di piazza. Solo a titolo d'esempio (tra i moltissimi possibili): se non ci si proietta in un’ottica ampia, ho paura che il migrante conosciuto per caso potrebbe sembrare il prototipo dei migranti. Neanche la classe operaia di questo paese, disgregata, resa muta da sindacati venduti al tavolo delle concertazioni, istigata dalle televisioni e con coloro che la compongono messi uno contro l’altro, dislocati e flessibilizzati, rappresenta piu’ all'interno di un solo paese quello che un tempo si definiva “il soggetto di classe”.

...Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" , a un turbine di emozioni , proprio quelle che fanno brillare gli occhi, e fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti...
Muore lentamente chi non capovolge il tavolo quando e' infelice sul lavoro, chi non rischia il certo per l'incerto per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire i consigli sensati...
Muore lentamente chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante...
(da: “Chi muore?”, di Pablo Neruda)

Una sera ne parlavo con un mio amico. Lui diceva: “Bisognerebbe lasciar perdere qualunque possibilita’ di carriera, studi, universita’, lavori fissi, precari, flessibili e a part time. Licenziarsi. Non lavorare proprio. Non farsi prendere dall’ingranaggio. Vivere in comune. Smetterla di frequentare sit in e parchi giochi. Trasformare i Centri Sociali in comunita’ per persone che abitano la strada. Invece dei boicottaggi, occupare piuttosto le fabbriche, espropriare le televisioni, proiettare cinema per le strade, diffondere Arte, musica, costruire universita’ popolari, anche itineranti, dove insegnare quello che si sa e imparare quel tantissimo che non si conosce. Acquistare il minimo indispensabile, scambiare in continuazione, tornare al baratto. Non sposarsi, non accettare contratti di alcun tipo. Una vita di austerita’? No!!! Dio o chi per lui ci salvi!!! Riprendiamoci le brioches! E una vita da appassionarsi, da riacciuffare, da godere, da lottare, una vita-vita. Nessuna schiavitu’ dal lavoro e nessuna regola. Non esistono solo quelli che reclamano diritti allo stato, esistono – e sono tanti – quelli che non vogliono nulla dallo stato, che non lo riconoscono proprio. Piu’ ottenete diritti e piu’ vi stanno imbrogliando. Meno ve ne concedono piu’ significa che siete sulla strada giusta. Sono patetici quelli che ancora parlano di  necessita’ di individuare il “soggetto di classe”. Ce l’hanno di fronte e non lo vedono”.

Sulle prime, mi sembro' un po' un delirio. In fondo, anche i governi invitano all'austerity - c'e' la loro crisi -e  quelli che propagandano la decrescita mi danno sempre tanti dubbi. Mi ci volle un po' di tempo a capire che Sergio non stava parlando di questo. Lui si riferiva al rifiuto delle categorie , degli strumenti e delle aspirazioni indotte dalla middle class. Qualcosa di vero, nel suo discorso, c’era, anzi, molto, nel ragionamento di uno che vive proprio come le parole che dice. E con gioia. Perche’ qui c’è l'aspetto della questione che mi ha fatto riflettere. Quelli che sembrano possedere tutto o comunque moltissimo piu' di me, mi sembrano tanto tristi. Io non riesco piu’ a vedere, in Italia, non dico felicita’ - che sarebbe troppo - ma neanche allegria nei visi di questi forzati del lavoro, dei mutui, delle rate della macchina da pagare. Osservo vite adulte strangolate dalla dipendenza da qualche cosa, amicizie formali o strumentali, nessuna capacita’ d’amore. Ragazzi infelici che ripetono rituali di gruppo, per noia, per quel sentimento diffuso di assenza di futuro che li spinge a preoccuparsi principalmente di “riuscire” nella vita. Ma riuscire a che?
Quelli che non possiedono nulla, o quasi, sono differenti. Io, come in una vecchia canzone, ho visto anche degli zingari felici...http://www.youtube.com/watch?v=vrxXlEguX0c&feature=related
Esiste un preconcetto duro, a morire, che vuole le persone povere infelici per definizione
. I ricchi non sopportano che chi possiede meno di loro possa anche ridere e divertirsi. I poveri devono essere seri e tristi per definizione e per forza. Neanche un sorrisetto ogni tanto. In questo modo acquistano risalto le comodita
borghesi. I portatori insani di tali comodita’, quelli che - chissa' poi perche' - si sentono sulle spalle la responsabilita’ degli orrori del terzo Reich e magari anche quelli della conquista del west, possono autoconfermarsi. Per un intreccio di sensi di colpa innestati su variabili individuali, proiettano all'esterno la proria insoddisfazione nel tentativo (vano) di sbarazzarsene. Questo meccanismo si chiama Identificazione Proiettiva (I.P.) e io lo so perche’ ho frequentato i Centri Diurni.
Rifiuto in totale
tutto cio’ e, una volta, feci parte di una Commissione di
noi malati che - ricordo a memoria - rivelo' ad illustri clinici questa semplice verita': le persone povere, in ogni parte del mondo, prendono quello che di bello c’è nella vita, non lo sprecano neanche per gettarlo adosso agli altri. I borghesi, al contrario, perdono tutto, gettano via tutto, per vigliaccheria. La loro infelicita’ e’ tale che la trasformano in rabbia e, sapendo di sbagliare, sono costretti da una coazione a ripetere a proseguire un percorso deviato. Orologi impazziti, attaccati a sacri testi-coli di psichiatria, di psicoanalisi, di politica, di sociologia, che sacri non lo sono piu’, e  non lo sono mai stati. Coloro che lo credono sono come quei collezionisti di libri antichi che, in un modo ossequioso, riservano alla carta stampata una reverenza che meriterebbero soltanto le persone, cose vive della natura. A parte i fascisti, i nazisti e gli ambigui, che meritano solo Piazzale Loreto”.
Potete non crederlo, ma fu un successo. E vedemmo facce diventare verdi di rabbia, bile e invidia.

Da ragazzo, neanche io comprendevo bene la differenza tra l’apprezzare un pensiero (per me: quello di Malatesta) e venerarne l’autore, invece di considerarlo soltanto una persona che aveva scritto delle cose che mi interessavano e da cui potere liberamente estrarre quello che di utile e attuale mi sembrava che ci fosse. Poi, per tantissimi, era cosi’ urgente ribellarsi a genitori bigotti, moralisti, maschilisti, o che avevano gia’ scelto il futuro dei propri figli (fede, identita’ di genere, tutto) da non potere evitare di abbarbicarsi a un altro protettore. Oggi che i
santini hanno perso forza in quanto tali, ci sentiamo tutti piu' leggeri e piu' liberi. Possiamo rileggere cio' che ci pare e anche altro. Umitza legge il palmo della mano e ne indovina piu' lei di quante non ne abbia indovinate Karl Marx. E' una fortuna: le sue predizioni passano per un contatto fisico, attraverso le vibrazioni di una mano che si tende all'altra. Una carezza, non elucubrazioni mentali. 

Questa generazione degli aperitivi io la vorrei vedere libera da qualunque dipendenza, perche' puo' esserlo e ha tutte le capacita' di incontrare il mondo. Di ri-appassionarsi. 
Gli ultimi anni hanno rimescolato tutte le carte. Ora, “filosofi e miserabili” non rappresentano piu’ la verita’ sub-prema. Come per i mut(u)i sub-prime, dopo c'e' solo crisi e crisi. Il “metodo scientifico” e’ materiale d’archivio e questo offre uno spazio immenso attraverso il quale guardare. Non siamo stati una generazione troppo seria e infelice, non direi. Ci siamo anche divertiti, abbiamo riso e pianto. Amato e odiato. Di sicuro abbiamo provato emozioni forti e, altrettanto sicuramente, abbiamo pagato prezzi spropositati. Ma non abbiamo mai abbandonato la lotta e, oggi che e' possibile rimettere, al centro della vita, la vita stessa (mai contenuta dentro formulette), ne siamo doppiamente felici. 
La loro crisi se la pagheranno da soli solo se gliela faremo pagare. L’ostacolo che si mette di traverso, non sono le “figurine” costrette ad utilizzare, per le loro compra-vendite, parole d’elites, comprese al massimo da qualche secchione dell’Universita’ (ne esistono ancora? Dubito). Non e’ pero’ neanche la “logica degli aperitivi”, piccolo e secondario esempio di un modo di vivere che ne ricalca un altro. Personalmente credo che il vero problema sia stato, in Italia, l‘ingresso della “societa’ civile” nelle lotte dei poveri. Le truppe d’assalto della “societa’ civile”, con il loro pacifismo a oltranza, la loro malafede (e maledizioni) sono state infiltrate nel movimento per distruggere le barricate. E’ stato sempre cosi’, anche storicamente. E allora guardiamolo ad occhi ben aperti l’altro mazzo di carte (quello nascosto dal mercante in fiera): in ogni democrazia e dittatura e' stato favorito l’emergere, al proprio interno, di una middle class, rimandando a data da destinarsi la vera liberazione delle masse. Come uno tzunami, questa parte di societa’ inventata, ambigua, falsa per definizione e portatrice di diritti storti ha alluvionato le piazze, insinuandosi ovunque. Prima subdola, poi iniziando a dettare regole di condotta, decidendo per tutti. Sono abituati cosi’. E’ sempre la stessa logica: quella delle invasioni esportatrici di democrazia, in realta’ armate e assassine, ovunque nel mondo. Prima ce ne libereremo, meglio sara’: loro non si autodistruggono; congelati dall'invenzione di Morel, continuano, tra un aperitivo e l’altro, a porsi domande retoriche e ad anticipare retoricamente le risposte alle domande che dovrebbero porsi gli altri. Analfabeti della comunicazione umana, consacrati a un qualunquissimo Dio, perennemente in dubbio sul bisogno di essere fedeli agli “inviolabili” testi, con la neppure tanto segreta speranza di un'“avanguardia” che li trascenda, andando oltre loro. Nascondendosi il pessimo giudizio che hanno di loro stessi dietro il disprezzo per una delle piu’ grandi conquiste degli anni ’70, la consapevolezza cioe’ che: “il personale e’ sempre politico”.  
Per me, http://www.youtube.com/watch?v=YopVAN2--n0 . E senza alcun rimpianto. 
Come al solito, volendo esprimere il punto di vista di un’Associazione, ho finito per esprimere il mio e non credo di avere contribuito ad esporre un pensiero lineare, che non generi equivoci. Forse, a una discussione.

Cara Stefania, e’ vero, i diritti umani sono nati come costruzione ideologica a salvaguardia di un privilegio, coprono e legittimano imperialismo occidentale, interventi militari, sacralizzazione del mercato e ossessione del politically correct. Ma perche’ sfuggano al controllo del potere e producano effetti reali, cambiando veramente “il  corso della Storia”, occorre, a mio avviso, che i compagni ridefiniscano il senso di questi diritti “sinistri”. Gli intellettuali aderiscono alle iniziative di lotta e poi si occupano, di “ordine internazionale”, sua salvaguardia e persistenza? Si', e' vero, ma non sono i veri interlocutori. Sono borghesi, che aspirano a un grande ruolo e a un grande portafoglio. Sono complici per vigliaccheria e il capitalismo non e’ un loro nemico diretto. Si definiscono “anti” anche per darsi un'identita’ moralisticheggiante, che permetta loro di raccontare bugie a se' stessi, oltre che agli altri. Hai ragione, questi auto-mistificatori farebbero meglio ad animare le masse opposte, a loro  + affini…e, in effetti, i loro articoli vengono pubblicati dalle edizioni Arianna e dai siti dei kriptofasci...

...ehi, ma che sto facendo…questo non e' un appunto...e’ una lettera personale…vabbe’, la lascio qui, sembra in linea col discorso...comunque, un piccolo scherzo, lo voglio fare a chi mi ha incollato al PC a salmodiare sopra una tastiera dove, ogni volta che spingi il tasto Invio”, salta tutta la pagina….su un banchetto da pianoforte spacca-schiena…ma tu... mi spieghi come fai? Mistero. Poi, me l’hai quasi imposto di stare qui…e “imposto a me...ah, se ti piglio… http://www.youtube.com/watch?v=zRV7RAg5iyA

Tanto domani lo cancellerete, .e' uno scherzo riservato ai nostri lettori della notte...
Michele Sferra
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Caro Michele, invece non cancelliamo proprio nulla. E ti offro un posto da capo-redattore sostituto-non retribuito - del web, vacante fino al ritorno di Paolo da Parigi (un mesetto). Marina

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A proposito di  "Diritti Umani".
Riceviamo, pubblichiamo e ringraziamo ASUD per la segnalazione:

ENI premiata per Responsabilità Sociale: una farsa all'italiana

L'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, è stato insignito pochi giorni fa del premio Corporate Social   Responsibility  Award 2009, assegnato dalla FPA - Foreign Policy Association alle aziende e alle personalità distintesi nella responsabilità sociale di impresa e nel contributo allo sviluppo sostenibile delle aree in cui operano.
Probabilmente la FPA ha dimenticato, prima di decidere di assegnare il premio all'impresa petrolifera nostrana, di monitorarne l'operato nei circa 70 paesi in cui è presente, dove forti sono i dubbi sulla sostenibilità ambientale e sociale delle attività estrattive, come nel caso della Nigeria, che rappresenta il caso più eclatante di reiterate violazioni dei diritti umani e delle normative ambientali.
L'ENI - così come gran parte delle multinazionali presenti nella regione - utilizza in Nigeria e in altri paesi pratiche vietate in Europa: tra esse il Gas Flaring, che consiste nel bruciare a bordo-pozzo il gas di scarto. Tale pratica, altamente inquinante, ha reso la Nigeria il primo paese al mondo per inquinamento da CO2 causato da Gas Flaring.
E' di pochi giorni fa il video-shock:
Il video mostra senza possibilità di equivoci le barbarie commesse dalle forze armate nigeriane, che non esitano a massacrare civili innocenti per difendere i profitti delle imprese del petrolio.La nostrana Eni continua a fare affari lucrosi con quel governo, colpevole di un genocidio perpetrato da ormai mezzo secolo.
Sono forse tenuti in conto il concorso in violazioni di diritti umani, lo sfollamento massivo, l'aver causato contaminazione insanabile di una intera regione nelle credenziali per l'assegnazione del premio per la responsabilità sociale d'impresa?

Tutto su:

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ESSERCI NEL CONCRETO
http://www.youtube.com/watch?v=FwP7y-0YIQY

ANCORA UN RICORDO
http://www.youtube.com/watch?v=ymmUo8XD_-o

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Riceviamo, pubblichiamo (e facciamo circolare l'informazione)

1° EN FRANçAIS,  2° en ITALIEN
Bonjour à 'tout-le-monde'... Pour information, avec priére de repercuter: un camarade vient de m'appeller, pour faire circuler l'information concernant des mauvaises nouvelles de la rue Charlot.

LES CENTAINES DE FEMMES, D'HOMMES, D'ENFANTS SANS PAPIERS, EN MAJORITÉ AFRICAN[E]S, OCCUPANT DEPUIS UNE QUINZAINE DE MOIS LA BOURSE DU TRAVAIL DE LA RUE CHARLOT (République), EN ONT ÉTÉ ÉVACUÉ[E]S TOUT À L'HEURE.

Il semble que vers 13 heures un' escadron de “cogneurs” du service D'ORDRE de la CGT soit intervenu d'une façon musclée; la bagarre qu'en est suivie à declanché l'intervention des CRS (imaginez au renfort de qui....?).
Maintenant, des centaines de personnes sont à la rue, exposées à des risques de tout type. Les “couleurs de la France” flottent à tout go, sur un fil tendu entre les Hortefeux et les Thibaud....
Ou non?
Maintenant, les gens sont rassemblées devant la Bourse, on vait voir.  
C'est tout pour l'instant, Salut, Oreste
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IN ITALIANO, IN BREVE

Espulsi i sans papiers che occupavano da 15 mesi la Bourse de Travail (* si tratta di strutture territoriali storiche del sindacalismo, dell'ordine delle Camere del lavoro) della rue Charlot.
Le prime informazioni dicono che alle 13 una truppa del servizio d'ordine della CGT (che friggeva da mesi, con le mani che gli prudevano...) ha fatto irruzione nella corte; ne è nata una bagarre con gli occupanti a difesa, che avrebbe fatto scattare, 'a orologeria', il pronto intervento dei CRS (* diciamo, equivalente di quella che classicamente va sotto il nome di Celere ).
Adesso, centinaia di bambini, di donne e di uomini, sono 'alla strada', e sotto l'ipoteca di retate di espellibili...

Si prega di far circolare l'informazione.

NOTABENE 
Je crois que l'on puisse trouver le site du Journal de la bourse de travail occupée (ou Quotidien...), contenant aussi les n°s del quotidien des sans papiers.

Ciao, Oreste & C.

Riceviamo e pubblichiamo:

A che punto è la notte ?

 Alle tre del mattino, poco prima del crepuscolo aurorale anticipato dai primi uccelli che sembrano risvegliare il sole chè venga a far luce, il largo marciapiede un po’ sopraelevato che sul filo del tempo per così dire, ha visto passare genti, moltitudini a milioni, fiumane di ricorrenti ripetizioni dei cortei delle classes dangereuses che discendevano i faubourg, dalle ban-lieues, zone del bando e dei banditi, verso i cronotopi dei poteri costituiti, il largo marciapiede dicevamo, bagnato e corso da rigagnoli era coperto per duecento metri da quelli che arrivando in machina potevano sembrare fagotti di cenci.

Immagine un po’ apocalittica – vengono in mente quelle ormai banalizzate dall’occhio mass-mediatico che percorre il mondo, “globo terracqueo” fattosi nell’ultimo mezzo millennio reale ‘locale’, villaggio davanti alla porta di casa. Mondo come cantiere, in incessante autocostruzione, come una “ri-Genesi”: divenuto - a partire dal suo essere “fisico”, di natura Cosmo-macchina, storico-sociale, tecno-economica, militare e culturale &quant’altro. Mondo, percorso, ‘monitorato’, come da raggio-laser, fascio di luce gettato da satelliti sovrastanti, che ne avvolge l’intera superficie come un filo di gomitolo. Ecco cosa vuol dire che la filosofia non può conoscere il mondo senza perciostesso trasformarlo, ricongiungersi con la volontà che riconosce la necessita radicale di ciò, e non può che ricongiungere la conoscenza e l’azione.

L’ammasso di cenci circondato a chiuderlo da transenne metalliche guardate a vista da néré sagome di poliziotti d’intervento, a loro volta con le spalle coperte da teorie di camion, l’ammasso di cenci ne ricorda altri, su cui si sofferma nel tempo sospeso di qualche precipitazione di tragedia il laser sinottico della “civiltà dell’immagine”, facendo un blow-up, indugiando sui dettagli e costituendo un ‘calco’ del tempo reale, come nella diretta interminabile dell’agonìa di Alfredino di Vermicino. Potrebb’essere uno scorcio di terre dopo uno Tsunami, un’immagine di piazzale di arrivo e smistamento di «campo», oppure una sala d’attesa d’aeroporto dove il cuore in angoscia attende paventandola conferma di un cattivo presagio logicamente fondato.

Avvicinandosi, si cominciano a distinguere facce, sagome di corpi, qualche brace di sigaretta, iskra che buca la notte. Potrebbero essere corpi - morti o ancor vivi, eccola la nuda vita ! - di deportati, respinti, cacciati a forza verso esodo forzato, in fuga senza fine. O corpi decisamente morti, di massacrati, di sterminati, di espulsi dall’umano, “sotto-uomini” (il maschile tiene qui luogo di generale-astratto, declinabile quanto e come si vuole e si può).

Sono bambini, donne, uomini avvoltolati in coperte, in sacchi a pelo - o in niente, sdraiati su qualche brandina più o meno da campo, chi raggomitolato in un sonno che si imagina buio, pesto e pesante e chissà se senza sogni, e incubi, o forse no. Parecchi stanno sollevati, appoggiati sul gomito a parlare. Overload di sottovoce, con qualche acuto, scoppio, abreazione, ragionamento.

Forse l’ora tarda, preceduta da una lunga difficile discussione, sovradeterminata da angoscia, sul che fare per legare con umile congiura la mano presidenziale che da un mese potrebbe ad ogni momento firmare la deportazione estradizionale dei nostri compagni, amici, “parenti” Sonja e Christian verso, per cominciare, un quattro anni di detenzione preventiva, pena anticipata come fatto compiuto trentacinque anni dopo i fatti di cui lo Stato della Repubblica di Germania li accusa, forse l’ora e la stanchezza come da ubriachi fa ‘partire’ per elucubrazioni un po’ allucinate.

Penso…, metto inevitabilmente ‘in equazione’ la dimensione, il carattere estremo di questa ‘visione’ di corpi notturnamente raggomitolati tra i rigagnoli - la portata della “questione” di sui sono solo un piccolo episodio, un sintomo, che è ulteriormente dilatato dal senso, al tempo stesso, di déjà vu e di se possibile, ancora inaudito”, relativamente ancor’inedito nella scala dei parossismi - e dei nostri, disparati e con denominatori e radici e sensi comuni, “variazioni-su-tema”, dei nostri - dicevo - punti d’applicazione specifici, in qualche modo ‘locali’. Quelli di questi giorni, dall’ “eterna” emergenza per una, per qualche estradizione in agguato, alle campagne, le mobilitazioni, le scritturazioni, le notti bianche, le manifestazioni “con scontri e tutto” per gli arrestati “di Tarnac”, gli altri, diversi e affini, incarcerati sotto il registro dell’«antiterrorismo», braccati, rastrellati, messi sotto controllo giudiziario, per “anarco-autonomia”, per insurrezionalismo comunista, per ribellioni, tumulti, sabotaggi, & via così…

Mi confermo nell’idea, che non bisogna lasciarsi afferrare dal virus del c’è ben altro…, del sempre altr’ove, altroquando, altrimenti ; del sì, ma…, che produce automortificazione, tarlo di sensi di colpa destinati, per respirare, ad essere - rovesciatisi in vittimismo, in legittimismo, in vertigine e pozzo senza fondo di competizioni che tirano in basso, insabbiano in sabbie mobili, destinano a nulla anticipato, mortificano - esportati proiettivamente su altrui…

É évidente che il trascegliere - nella morsa dolorosa di un conàto di ubiquità, che va assieme a conati di onnipotenza, di Assoluto, di Unicità e di Identi[ci]tà… - che cosa si può tentare di fare sulla base dell’identificazione di una sfera di pertinenza, di responsabilità, su base di prossimità, di un qualche ‘locale’, certo non risolve, ma è l’unico scampo, nel carnevale della Storia, nel crescere esponenziale di un’agghiacciante trasparenza, che svela, fa affiorare, porta alla luce pieghe, sfaccettature, recessi, sottofondi, rovesci di medaglie, effetti secondarî…

La frase (forse di Stalin, comunque attribuitagli, come quell’altra su «Quante divisioni ?»), la formula ferocemente realista e cinica - nel senso del «cinismo moderno» giustapposto da Sloterdijk a quello antico, «cunismo» - che recita «un morto è una tragedia, un milione di morti è una statistica», è anche, epperciò tanto più terrificante, vera. Quel marciapiede di corpi non è il fondo del peggio, navigando erraticamente ‘in rete’ si può trovare dell’incommensurabilmente più grave, più significativo, più tremendo. Ma, questo marciapiede, è qui, ora, su un piano di consistenza immanente, non più consistente di altri in sé, ‘di per sé’, ma per noi. E quando tutto questo fosse livellato, da un trasferimento intero sull’immenso schermo virtuale di una second, o third o quel che si voglia, life, davvero l’impossibilità di stabilire criterî di scelta dell’applicazione propria, di priorità, porterebbe a uno sfacelo irreparabile. Sfacelo psichico, sfacelo logopatico, catastrofe della semiosfera, della logosfera. Catastrofe del mentale, etica, catastrofe umana - di questa specie animale anomala, singolare, d’«esseri parlanti», «specializzati nella parola» (epperciostesso «pericolosi»…), che potremmo definire paroletaria.

Raggiungiamo i capannelli, si materializzano facce di compagni e compagne. Cerchiamo, troviamo quelli di “noialtri” che in questi quattordici o quindici mesi hanno dedicato passione, applicazione, tempo di vita a questa sorta di zattera ferma nel cuore di Parigi, fatto con i sans-papier giornali, radio, televisioni porta-a-porta, un sito nella Tela, dibattiti nella grande corte della Bourse de Travail di rue Charlot occupata, divenuta come una piazza di villaggio africano. (Bourse de Travail …. sono vecchie - potremmo dire, antiche, riandando all’ Ottocento - istituizioni territoriali dei movimenti operai, presto “formattate” dalle strutture sindacali, di «Movimento Operaio» iniziali maiuscole).

Cerchiamo, troviamo o ci dicono che sono qua o là - bisogna stare attenti a camminare per non calpestare coperte, quando non corpi -, Claudio, François o Michel, complici nella facitura di un aperiodico Quotidién des sans-papiers, poi del Journal de la Bourse du travail occupée, e altro ancora… Incontriamo un sacco di gente, sans-papiers, “compagnerìa”.

Ci dicono tutti quello che poi stamattina troviamo, chiunque può trovare, confermato sulla Stampa, nella ‘rete’, addirittura sfrontatamente rivendicato nei comunicati.

É stata una squadraccia, una squadra d’azione del Servizio d’Ordine della CGT, la Confederazione generale del lavoro, padrona dei luoghi, gerente l’edificio, che - dopo aver “schiumato” per tutti i quattordici mesi dell’occupazione -, ieri verso mezzogiorno è passata all’atto.

Tutti i disagî, i disfunzionamenti, le ragioni accampate hanno un loro fondamento (ma questo vale sempre, o comunque in tanti altri casi…). Al limite, per ‘uno come me’, forse sarebbe stato ancora peggiore se avessero fatto la stessa cosa per interposta polizia invece che passando all’azione diretta, terrorizzando ‘in proprio’ per primi i bambini, con una brutalità che a torto si usa - con termine etnocentrista e civilizzatore - definire «barbara» e «selvaggia». Ma queste sono sfumature, dettagli. Resta, che hanno compiuto un passo, un salto mortale, uno strappo, che non è nuovo ma è sempre un po’ nuovo e un po’ diverso.

Fa di nuovo irruzione sulla scena lo chauvinismo del «ocialismo dai colori della Francia » che aveva spinto al crimine trent’anni fa il sindaco di Vitry, il quale  aveva rotto un tabù mandando le ruspe a radere al suolo un foyer d’immigrati magrebini (con il pretesto - che, come sempre, o quasi, aveva anche degli elementi di fondamento: e allora ?, questo vale, appunto, quasi sempre, non è qui il nodo della cosa ! - che gl’immigrati doveva prenderseli il sindaco giscardiano del commune attiguo, ché la dislocazione delle residenze degli immigrati veniva fatta dalle autorità in modo non casuale, e provocava la spirale viziosa dell’impoverimento crescente dei comuni le cui entrate fiscali si abbassano in modo corrispondente alla modificazione della composizione sociale dei residenti, con i relativi effetti di degrado).

Allora, la breccia aperta dal sindaco di Vitry aveva creato le pre-condizioni dell’irruzione della forma “lepenista” di questo stesso riflesso, di queste passioni tristi, di questo risentimento intruppato in mentalità e comportamenti da white-shit, di populismo, “popolaccismo” xenofobo, nutrito di antiche ossessioni anti-semite e di più recenti pozzi neri viscerali e mentali colonialisti, post-colonialisti, corporativi, servo/padronali… (Comportamenti e mentalità che in Francia, in generale, non sono passati all’azione diretta, e sono restati piuttosto su quella ideologico-elettorale: comunque più grave dei ‘picchi’ arrivati a sfiorare il 20%, soprattutto per il suo effetto indiretto, di scatenare una corsa a “rasar l’erba sotto i piedi di Le Pen” sottraendogli, facendo proprie, le rivendicazioni e proposte che incarnava. Giusto il noto modello di un fascismo per motivi antifascisti…).

Nella sequenza di ferro e fuoco degli anni ’20 e ’30, risoluzioni congressuali del Komintern (la «Terza internazionale» bolscevìca) avevano parlato - nella fase della dottrina della «classe contro classe» che recuperava strumentalmente, pro tempore e in chiave di Real-politik,  uno schema che all’apparenza sembrava riecheggiare le tematiche del comunismo di sinistra, internazionalista, consiliare, neo-comunardo -, di «social-fascismo»  a proposito della socialdemocrazia, su un filo di discorso che arrivò fino al patto Molotov-Ribbentropp (poi, naturalmente, sulla base della medesima “disinvoltura”, questo schéma fu arrovesciato, e fu Yalta, la pratica e la mistica dei fronti popolari e democratico-antifascisti con le “demo-plutocrazie” nord-occidentali…).

Potremmo dire, tagliando rozzamente, che una serie di parole composte più radicali che una lama di rasoio possono essere applicate, come definizioni critiche e criticisime, sia alla socialdemocrazia che - a maggior ragione data la sua potenza di mi[s]tificazione, e innanzitutto il potere di contraffazione onomastica e di manipolazione nel profondo delle “soggettività”, fino alle passioni, agli affetti più viscerali - alla variante “boscevica”, social-©omunista, del ‘corpus’ del “marxismo volgare, anti-marxiano”, kautsko-lassalliano, vera e propria controrivoluzione contro il comunismo comunardo”. Possiamo parlare di socialismi lavoristi/padronali, capitalistici, statali, e dunque anche nazionalisti, colonialisti, imperialisti, xenofobi, razzisti,  “fascisti”…

D’altronde, il fascismo, il nazional-socialismo non sono forse, tra l’altro, nella loro effettualità sociale, l’intruppamento di milioni di proletarî, e di operai, in forme ‘stornate’, deformate, mostruose che “formattano” l’odio di classe internamente corrompendolo, snaturandolo, trainandolo verso una conseguenza abbietta, il ‘rifarsela’ sugli ancor più deboli, il riprodurre relazioni di sopraffazione, di sottomissione, a catena, a cascata, in una corsa miserabile spinta da concorrenza mimetica, in un gioco di scaricabarile o comunque, al massimo, di  specularità subalterna, come ritorsione ?

Senza rischiare di doverci sentir accusare di «banalizzazione», non possiamo vedere nell’uovo del serpente del cumulo di ambivalenze risolventisi in ambiguità a premessa di successive decantazioni, che connotava le prime scorribande delle S.A. nelle strade di Weimar, l’embrione di quello che sarà lo scenario risolutamente apocalittico degli ultimi anni ’30 e della prima méta dei ’40 ?

Niente si ripete mai identicamente (e la frase di Marx sulla farsa come ‘calco’ e réplica della tragedia non è certo una regoletta catechistica). Niente si ripete identicamente, ma questo non vuol dire che ogni volta si pensi all’assolutamente inedito - è per questo che, nel finale dell’Arturo Ui, Brecht attira l’attenzione sul grembo sempre fertile che partorì la bestia immonda.

Dev’essere però mostrato con chiarezza che ciò che ha deciso e fatto eseguire da elementi della sua truppa la CGT ieri, è della stessa natura di ciò che la Lega Nord o i caricaturali nazistoidi di Saja stanno inscenando nelle strade delle città italiane. Si tratta di “formattazione” del male di vivere nelle forme che, in una luminosa definizione benjaminiana, sono le più antitetiche all’autocognizione come classe, che è dunque forma autopoïetica. White-shit, soldataglia coloniale, turba fascista, teppa shalamoviana – ognuna inquadrata dai corrispondenti gerarchi e relative catene: queste sono le definizioni appropriate.

Se il nostro urlo è se possibile, ancora più forte, questo viene non foss’altro che dal fatto della confusione e delle mistificazioni (con eventuale esito di disincanto irreparabilmente totale) che una relazione quantomeno di omonimia recano con sé. I Thibaud (il segretario generale dlla CGT – NdO) non sono, in sé, “migliori” o “peggiori” dei Maroni o Hortefeux (il suo omologo di Francia) - questa problematica comparatista su migliori, peggiori, men-peggiori ci sembra insensata. Sono - e chi non lo aveva rivelato interamente prima, in questo passaggio e “momento della verità” lo mostra inequivocabilmente - dei veri e proprî nemici. Ma rispetto ad autorappresentazioni e proiezioni d’attesa e fiducia che essi irradiano, a partire dall’onomastica, i Thibaud rappresentano la componente dell’infamia. Non perché realmente «tradiscano» qualcosa (ché, per come si ponevano ed erano, son sempre stati, c’era poco o niente da tradire…), ma perché la lunga persistenza del peso delle parole li ha legati, per ragioni di catene genealogiche di cui resta comunque una conseguenza onomastica pregna di mistificazione ed equivoco,  una conseguenza - non foss’altro che questo - di omonimia.

Se si farà - come il sottoscritto, con altri - pensa si dovrebbe, un corteo alla sede della CGT a porte de Montreuil, non sarà questione di psicodrammi e di “lacreme e parole ammare”, ma il dirigere la contestazione, la lotta, volta a volta, là dove risiede il potere costituito responsabile di un atto di ostilità, di vera e propria guerra sociale.

Una nota - non già di speranza, ma di scommessa: dopo più di ventiquattrore, sono ancora tutti e tutte lì, su quel marciapiede, e a rischio di una retâta che li porti in un centro di detenzione, e di smistamento per la deportazione. La vita nuda Mostra così la sua irriducibile Potenza, disperata vitalità, Potenza di persistere nel proprio essere.

*POSCRITTO*

Paris, 25 giugno 2009                             Oreste Scalzone


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IL MURO DI BERLINO

Era tra le tracce tematiche in  diverse citta' italiane, per gli esami di maturita'; traccia scelta soltanto da pochissimi.
Non scriveremo noi questo articolo. Riproponiamo invece il tema ai lettori del web, sperando di lanciarlo come un sanpietrino sull'illusionistica vetrina dell'ipermercato delle Commissioni d'Esame che tra Face book, crisi, Obama interpretato quale congiunzione tra Occidente e mondo arabo (!!!),  il pessimismo di Svevo e l'Amore al tempo di Alberoni, hanno fatto sempre la solita fuguraccia. 
Noi andremo avanti col web, sperando tanto di ricevere, entro fine mese,  uno svolgimento del tema. Si vedra'!

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Riceviamo e pubblichiamo:

(..) ancora nessuno di voi lo fa... lo faccio io. Nel dramma dell’Iran sta inzuppando il pane l'intellettualità fascista italica, antiamericana perche' ancora farneticante di nuovo imperialismo euroasiatico. I guru sono sempre gli stessi e ruotano intorno alle edizioni di estrema destra. Infiltrati che da un lato “rompono” con la sinistra e dall’altro “si coprono”, sempre a sinistra, con formulette sociali, eversive, filo-islamiche. Impegnati in finte baruffe chiozzotte, agiscono per creare confusione, irretire un po' di compagni e disintegrare ulteriormente la sinistra. Non li ritengo pericolosi ma, certamente, nei massimi responsabili, emanazione dei servizi atlantici, come dice chi sappiamo...Inviterei, per il momento, a rileggere con attenzione  Le Liaisons dangereuses, l'ottima ricerca che avete pubblicato a marzo 2009. 
Chiara 


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Nuovo post sull'Iran:

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- ...che cos'è?
- ...non lo so...

- ...l'Imprevisto?
- ...non lo so...
- ...entriamo?
- ...no. no...potrebbe essere pericoloso...
- ...ma dai!

- ...e vabbe'.

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da vedere: Araba Fenice, il tuo nome è Gaza

http://www.youtube.com/user/fulviogrimaldi#play/all/uploads-all/0/nIhI_8I1nVg

Ho finalmente trovato il tempo per andare a vedere “Araba Fenice, il tuo nome è Gaza”, l’ultimo documentario di Fulvio Grimaldi.
In un anfratto di una vita spezzettata, ore che si accavallano, un dolore infinito di cui non scrivo sul web, spedisco questo breve commento. 
Cio' che e' accaduto a Gaza soltanto pochi mesi fa sembra essere stato dimenticato da tutti (o quasi). L'interesse, l'attenzione, purtroppo anche di molti compagni, spesso segue i fatti del giorno. Quelli di solamente ieri
passano velocemente d'attualita', diventano fuori moda, scadono come la busta del latte dimenticata in frigorifero anche per chi ha tanto, troppo, ed anche il lusso di sprecarlo
Tra il 27 dicembe 2008 e il 18 gennaio 2009 quasi due milioni di persone sono state massacrate in Palestina, tra le quali un numero incalcolabile di bambini. Centinaia di migliaia di feriti subiscono ancora amputazioni progressive e molti di loro moriranno perche' sono stati colpiti da armi non convenzionali. Armi anti-persona, a freccette, al fosforo bianco, hanno contaminato 1 milione e mezzo di esseri umani colpiti dal criminale esercito dello stato di Israele. 220.000 abitazioni distrutte, infrastrutture demolite e centinaia di migliaia di senza tetto. Eppure, la bulimia occidentale dell'oggi, frenesia indotta da chi decide cosa si debba pensare, e anche la forma, il modo, le categorie del pensiero, le ha gia' relegate in un angolino. Una ennesima mostruosita' potrebbe anche finire a congelarsi in circoli specializzati destinati inevitabilmente, col tempo, a perdere forza. Queste righe sono anche per cercare di contribuire ad evitare questo rischio.
La Palestina. Sono talmente tanti anni che si cerca di eliminare un intero popolo dalla faccia della terra e che l'internazionalismo, anche e soprattutto dell'Occidente - con alcune eccezioni di valore -, non riesce a fare nulla, o pochissimo, per impedirlo. Ma qui sta -anche - il punto: gli occidentali possiedono, generalmente, una memoria corta, scarsa tenacia e - anche qui, con le dovute eccezioni - ormai pochissima passione.
Il lavoro di Fulvio
ha molti pregi. Innanzitutto e' un ottimo documento, che riesce a raccontare i fatti con completezza, dalla fondazione dello stato d'Israele, con la cacciata e lo sterminio pianificato dei Palestinesi fino ad oggi, andando, al tempo stesso, al cuore delle persone. Fulvio, in Palestina, c’è stato- Ha parlato con combattenti per la liberta', medici, volontari, giornalisti, uomini, donne, bambini. Con umanità e umilta’ ha visto, ha lasciato che raccontassero. Le immagini scorrono attraverso parole e occhi senza mai sovrapporsi. Filtrate unicamente da Nando, l'adorabile cane bassotto che, proiettato in un angolo delle riprese, osserva e comprende.
Poi, ha il merito di non essere un film per piangersi addosso o destinato a platee borghesi: e' un film militante, che mi auguro sara' visto da tantissimi compagni.
Da ultimo, la cosa forse piu' importante: non si tratta di un film
“a effetto”: Non specula cioe' sulla morte e il dolore di altri per affermare qualcosa. Perche' non ci vuole molto a percepire che quel dolore, quegli altri (ma anche quella speranza), sono in coincidenza profonda con una parte del regista. 
Araba Fenice, il tuo nome è Gaza” e' un documento che non evita la realta' ma, proprio per questa partecipazione quasi palpabile, la mostra senza piagnistei o pietismi. Attraverso lo sguardo di un popolo forte, fiero, coraggioso. Un popolo eroico, capace di ricostruire sulle macerie e, come l'Araba Fenice, di risorgere eternamente dalle ceneri sotto le quali si vorrebbe seppellirlo. Lo leggi negli occhi dei bambini. Sono gli stessi occhi di tutti i bambini di tutte le parti di questa infelice Terra i cui popoli sono umiliati e offesi. Occhi di bambini che non vedranno piu' i propri genitori, i propri fratelli, ma nemmeno saranno indotti dal mercato di massa a posarsi con invidia sull'ultimo video-gioco di qualche loro coetaneo. Ne ho conosciuti di occhi come questi. Occhi troppo belli, bellissimi. Non si arrenderanno mai, non potranno dimenticare. Ma sono anche occhi capaci di trovare un sorriso in mezzo alle macerie, alle distruzioni di adulti assassini, alla follia che li circonda. 
http://www.youtube.com/user/fulviogrimaldi#play/all/uploads-all/2/R3tBzJLA8Hs
Restiamo umani.
Dai diamanti non nasce niente...bravo, Fulvio
P.S.
E’ veramente ora di rompere vecchi steccati figli di settarismi ideologici funzionali soltanto al Potere. E' ora per tutti i compagni di farla finita con divisioni prive di significato nella realta'. Lo steccato e' uno, sempre lo stesso. E da quello non si prescinde. Siamo differenti, certo. Ma non credo che ci ritroveremo mai, io e Fulvio, in Spagna, a farci guerra sulle barricate. Non lo credo proprio.

Marina

Al film si accompagna il libro, sempre di Fulvio Grimaldi: “Di resistenza si vince”, uscito per le ediz. Malatempora.

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 IL SABATO DEL VILLAGGIO (GLOBALE)

Comunicato d'agenzia: Tegucigalpa, 28 giugno 2009. Colpo di stato in HONDURAS. Il presidente José Manuel Zelaya, in carica dal 2006, espulso e portato in Costa Rica- primo golpe in America Centrale dalla fine della Guerra Fredda-i militari impediscono il referendum di modifica della Costituzione previsto per oggi che avrebbe permesso a Zelaya di potersi ricandidare nel 2010 per un altro mandato-il presidente del Parlamento Roberto Micheletti, nominato nuovo capo di stato-arriva la condanna di quasi tutti i governi dell'America Latina, dell'UE e dell'Osa-Chavez punta il dito contro Washington e avverte che, se saranno toccati il suo ambasciatore o la sede dell'ambasciata potra' agire anche militarmente-in America Latina scatta l'operazione isolamento che già in passato sconfisse le mire golpiste in Paraguay nel 2000 ed in Bolivia nel 2008. Oltre a vanificare, nel 2005, in sole 48, ore il golpe contro Chavez- gli Stati Uniti negano ogni coinvolgimento. 

Comunicato d'agenzia: Teheran, 28 giugno 2009. Neda, in IRAN, continua a morire sulle televisioni necrofile di tutto il mondo. Il commentatore riferisce di sempre nuove violenze da parte dell'esercito del governo legittimamente eletto, ma le immagini sono sempre le stesse- i dirigenti RAI, interpellati in merito, negano che siano sempre le stesse: Sono sempre nuove e le acquisiamo da you tube e da Face book.

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Riceviamo e pubblichiamo
29 GIUGNO 2009, ULTIMORA:
Stavamo finendo di scrivere premesse e po´scritti, e arriva una e-mail che rilancia un appello urgente della Coordinazione dei `sans papiers´ di Parigi  a confluire verso la Bourse de Travail occupata, perché sembra imminente un´azione di polizia: che non vorrebbe solo dire "sgombero", ma arresto, internamento nei centri di ritenzione, avvio di procedura d´espulsione per centinaia di persone, in buon numero lavoratori precar...issimi (accompagnati dalle famiglie), la cui condizione di persone sotto ricatto  è una manna per i loro padroni...

Bonjour, lundi 29 juin 2009: sérieux risque de dispersion par la police des sans papiers qui occupent le trottoir du boulevard du temple devant la bourse du travail dont ils ont été expulsés manu militari par la milice de la CGT. Il y a aussi un très grand risque d'interpellation des SP. La Coordination des Sans Papiers de Paris (CSP 75) appelle à un rassemblement d'URGENCE de soutien ce lundi 29 juin à partir de 14h devant la bourse du travail (angle rues Charlot et Boulevard du Temple 

Mald´aurora ?...

Ecco, possiamo dire che la notte è ferma, e segna il passo.

Se vai all´alba, un po´ prima, nell´ora che - come l´ultimo lucore del tramonto - si chiama anch´essa crepuscolo (me l´aveva detto un amico colto e piccolo editore, Michel Valensi de L´Eclat, quando cercava la parola francese `giusta´ per tradurre il titolo de Il declino del Politico di Tronti - controllai sul dizionario, è così)...se ci vai nel mal-d´aurore, Maldoror, la distesa di sacchi a pelo azzurrini, striati di coperte avanastre, color "can-che-fugge", può sembrare una mareggiata. La vita continua, la vita è là, potente, irriducibile.  Epperò come `a credito´, attesta, sospesa, come una libertà provvisoria, e condizionale. Non sono al corrente dei geroglifici micro-politici, micro-politicistici che ci sono dietro, ma stavolta questa vita è quasi sola. Forse questi qua "della Bourse du Travail occupata" si sono messi in una terra di nessuno, troppo "radicalizzata" per certuni, troppo poco per cert´altri ; troppo "rivendicativa" per questi, troppo in rotta di collisione con la citoyenneté de La République per altri; troppo "sociale" per gli uni, troppo "etno-anticoloniale" per altri...Forse, chissà. Preso dall´aggrovigliarsi e complicarsi crescente della vita, che a momenti sembra arrivato al punto di `collasso´, come d´ingorgo inestricabile, di crosta di ghiaccio che cede, di punto-di-non-ritorno del marasma e di crack!, chi scrive non sa se arrivera' a porre la questione. Che qualcuno lo facesse, sarebbe decisamente il caso.

  Oreste Scalzone

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Riceviamo e pubblichiamo:

a Tegucigalpa.

 In Honduras, piccolo paese del Centroamerica, la scorsa settimana i militari, con l’ingerenza degli Stati Uniti del  democratico Obama hanno fatto un colpo di Stato

 e destituito il legittimo presidente della Repubblica Zelaya, che ha dovuto rifugiarsi all’estero.

Questo golpe ha impedito che nel paese si svolgesse un referendum per il cambiamento della Costituzione: la casta militare, le chiese cattolica e evangelica, l’ambasciata americana hanno tramato per mesi ed ora nelle strade del paese il popolo sta manifestando in difesa della libertà e dei propri diritti.

Molti dirigenti popolari sono dovuti fuggire, i giornali e le radio sono stati oscurati e nonostante il coprifuoco e il durissimo intervento dell’esercito, nelle strade honduregne si sta giocando una partita importantissima perché in tutta l’America latina i popoli possano continuare ad esercitare il loro diritto alla sovranità, alla libertà ed ad una vita migliore, senza le ingerenze secolari dell’imperialismo americano.

Il circolo della Tuscia dell’Associazione di Amicizia Italia-Cuba esprime la sua piena solidarietà con il popolo dell’Honduras, augurandosi che nei media questo gravissimo attacco alla democrazia trovi lo stesso spazio di altre ambigue “rivoluzioni” più o meno colorate che tanto piacciono ai veri golpisti occidentali

ASSOCIAZIONE NAZIONALE DI AMICIZIA ITALIA-CUBA   Circolo della Tuscia

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L'ULTIMO GIORNO DI GIUGNO (prima)
(A ciascuno il suo)
La resistibile ascesa...
di Michele Sferra

"Ma che giardino zoologico d'Egitto! Questi son uomini che servono per guerreggiare! Abbiamo conquistato Fiume e conquisteremo gli affluenti! Abbiamo conquistato Pola e conquisteremo anche Amapola! Trento l'abbiamo fatto nostro e dopo Trento faremo anche trentuno! Pace e bene , fratelli! Pace e bene!!" (Toto', da : Il giorno piu' corto")

Chiariamo intanto una cosa, per i voyeurs  che credono di controllare tutto:
a) cambiamo pass word alla velocita' della luce.
b) esiste, nei nostri differenti servers, il seguente pulsante:

Evitate percio' le false e-mail, vi sgamiamo subito.
c) per i professionisti, vale sempre la raccomandazione:
Poliziotti  che  ci  visitate  in  borghese,  attenti
  allo scalino  uscendo


Visto che sono io che avro’ la responsabilita’ del web per tutto il mese di luglio evitero’ un lungo articolo oggi. Che, tra l’altro e’ lunedì e io, di lunedì, non ho voglia di salmodiare. Non e’ lunedì? Certo che lo e’, perche’ ieri era festa. Come Leopardi, comunque, io stravedo per il sabato, primatista assoluto su tutti gli altri giorni della settimana.
Intanto mi sono portato una sedia del bar (autorizzato al trasferimento in quanto ritenuto da molti miei meta-detrattori a meta’ tra demente e pazzo, che e’ pur sempre un buon piazzamento). E, dato che non mi spacco piu' la schiena sul banchetto da pianoforte - l’ho messo da una parte-, mi sono riletto vecchie cose gia' pubblicate. Riuscire ad aprire Immagini e parole dello scorso anno e’ un’impresa, soprattutto richiede tempo, tanto. In pratica potete cliccarci, poi uscire, andare a fare colazione fuori, ottenere una sedia, fermarvi a chiacchierare con un cane di strada che esce alla stessa ora, leggervi un quotidiano per intero - se ce la fate -, poi tornare e aspettare cinque o sei minuti prima che la pagina si sia aperta. E’ un problema che non abbiamo saputo risolvere, per questo abbiamo diluito il 2009 su separati fogli.

Se pero’ qualcuno si imbarca nell’impresa-attesa, non sara’ deluso. Il web e’ proprio cio’ che promette di essere fin dall’inizio: ...Una strada che parte chissa’ dove...Viaggi, pensieri, sogni...Ricordi personali...Ombre impigliate sopra il davanzale delle finestre...Amori che sono stati, altri che non saranno mai...Le nostre singole vite, le nostre storie  incastonate nella grande storia...Il mondo che ci attraversa, quello che, apparentemente, ci sfiora solamente di striscio...Nulla di cio’ che e’ umano ci e’ estraneo...India e non solo...Le vicende umane di tante persone...Le realta’ scomode, le fantasie...Ricordi e desideri di tanti...
Poi, l’invito a seguirci sulla “cattiva” strada. Citazioni, canzoni, arte, film, foto bellissime, racconti offerti con generosita’. Pasolini, Carmelo Bene…Editoriali e prese di posizione scomodissime, anche piu' del banchetto di cui sopra. Attualita’ e ricordi. La serie degli: A proposito di…, il Nascosto con le straordinarie vignette di Mauro…Lezioni di storia vera, discussioni spalancate...e sempre ricominciare: vogliamo la luna nel pozzo e anche le brioches.
In questo vortice di creativita’ e passione, a/ttraverso tutto, le vicende di tante persone, dei compagni dell’Associazione, quasi nessuno escluso, mi colpiscono per il modo in cui sono incastonate e con-divise. Storie immancabilmente difficili acquistano dignita' di esistenza concreta, proprio nello spazio piu' virtuale che esista, quello di Internet, dove tutto e' irreale per definizione. E invece no. Incontri bellissimi e documentati, tragedie vere e dispiaceri ordinari. Rabbia e sorrisi. Tra un day hospital e l’altro. Tra un incidente e l'altro. Tra un'emergenza e l'altra. La chiavetta del web passa continuamente di mano in mano, di casa in casa, da un Internet Point compiacente a un altro...
Cosa c'entra tutto cio' con la
resistibile ascesa del titolo?  Nulla. Il pezzo di oggi lo scrivero' domani e lo sistemero' qui, in un giorno che non esiste, il 31 di giugno. In un altro calendario, cioe'.

Non  è  solo  la  ragione  dei  millenni  che  scoppia  in  noi,  ma  la  loro follia. 

E' pericoloso essere eredi

Col titolo, al massimo, c'entrano:

Professori  siete  vecchi  come  la  vostra  cultura

Guardatevi , siete tristi

Quando  la  gente  si  accorge  che  si  annoia,  immediatamente  cessa  di annoiarsi

E, ovviamente, anche vista l'ora:

Bonne nuit a tout le monde,

Dimenticate  tutto  quello  che  avete  imparato.  Cominciate  a  sognare.
Se non c'è sogno, non c'è neppure rabbia nel vederlo offeso.
Michele


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31 GIUGNO
(A ciascuno il suo)
La resistibile ascesa...

di Michele Sferra

http://www.youtube.com/watch?v=1451T-k_gHY&feature=related


Eccomi di nuovo.
Si diceva...si'...e' una strada, quella della fantasia al potere, che a percorrerla con lo strumento internet, e' densa di tagli(u)ole. Clac, e via una mano. Clac clac, un piede. Abbiamo conosciuto persone che, da questo mondo virtuale, sono state spezzettate in segmenti non piu' comunicanti, amputate o catturate al punto di riuscire ad esistere (ma si fa per dire) solo attraverso quello. Restare vivi e interi, e gestire una piattaforma dove personale e' politico, e' una bella sfida. Se aggiungiamo che praticamente il 90% dei siti (a essere stretti) ha maggiori strumenti, redattori che sanno manovrare un web con perizia tecnica imparagonabilmente superiore alla nostra, capaci di invenzioni a noi sconosciute, la faccenda ha del miracoloso.
E allora, in un giorno che non esiste - eppercio' stesso fuori controllo - svolto l’angolo del discorso e vengo al punto.

Per capire il legame, basta sciogliere il nodo. Ne
La resisitibile ascesa di Arturo Ui”,  Brecht, in chiave allegorica, racconta la scalata di Hitler, trasponendola dalla Germania alla gangsteria, con l’ascesa al Potere, carica di violenze e assassinii, di un piccolo, mediocre boss della mafia locale Usa. L'opera, gia’ nel titolo, suggerisce che Hitler poteva essere fermato e mette in guardia contro il gangsterismo politico fascista, il cui trionfo, non è irresistibile.
M'ingegno a spiegare quale rapporto ci sia tra gli Arturo Ui varii che infestano la rete, mimetici e spesso travestiti da catastrofisti, e la ragazzina che ieri mi ha domandato:
Ma tu, Michele, pensi che non ci sia proprio speranza?. Rispondo subito a lei: Si', c'è speranza. I catastrofisti sono complici della confusione ordinata dai servizi - meno segreti di quelli di Pulcinella - che cercano di ottenere che nessuno - oltre agli addetti ai lavori  - capisca nulla del dietro le quinte e le manovre vere passino sotto silenzio o vengano nascoste dalla cortina fumogena del loro chiacchiericcio (spacciatori di fumo che - porca miseria- conosco un pusher migliore, prego telefonarmi). Questi disinformatori sono capaci veramente di tutto pur di non far vedere cio' che nel mondo (in tutto il mondo), sta accadendo realmente.

Non tutto ciò che può essere contato, conta. Non tutto ciò che conta può essere contato.                       

E allora, sciogliamo il nodo e dividiamo la Gallia in partes tres:

1) Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi. (A.Einstein)

I disinformatori

a) Perche’ lo fanno. Noi non siamo voyeurs, come i nostri spioni (a ciascuno il suo) che  in un eccesso di vanagloria immagino abbiano pure trasmesso i nostri pezzi ad altri che vediamo affannarsi tentando di aggiornare il linguaggio, senza alcun risultato perche’ secchioni erano e secchioni restano, poco intelligenti erano e tali restano, per quanti sforzi facciano. E quota zero quanto a creativita'.
Non siamo voyeurs neanche sotto altri profili. Abbiamo totalmente ignorato gli ultimi tanghi a Zagarolo-Certosa anche perche’ chi si eccita con queste cose vuol dire che di meglio non ha (non faccio fatica a crederlo). Chiedersi perche’ i disinformatori facciano cio’ che fanno pero’, non e’ una domanda indiscreta, è importante, sperando io, almeno, che nessuno venga piu’ a chiedermi “se c’è speranza”.
I disinformatori agiscono per ragioni differenti e, a volte, combinate.  

Le ragioni prime affondano sempre nell’inconscio, in una insicurezza di se’ che ha dominato la loro vita dall’infanzia. Una infanzia senza incanto e’ la cosa piu’ triste che si possa immaginare. Quando l’incanto e’ strappato con violenza indicibile a intere generazioni di bambini a Gaza, in  Darfhur, in India, provo un dolore profondissimo, misto a rabbia. Ma so che, in questi paesi - e in altri -, la rabbia muovera’ la rivolta. E questo mi da' speranza. Quando invece cio’ avviene nel “democratico” occidente, magari incartato dentro ideali di liberta’, giustizia, etc., falsi perche’ imposti con violenza e trasformati di senso, e’ anche in questo caso un crimine, ma e’ molto piu’ difficile riconoscerlo. Diventa infatti parte della struttura della personalita’ repressa (ne e’ stato scritto sul web a proposito di Reich e del fascismo). Serve un analista, ma veramente molto bravo.
Le ragioni seconde dipendono dalle scelte che, in diretta deriva(zione) dalle ragioni prime, sono poi operate nel corso della vita. Qui possono esistere apparentemente differenti opzioni, a seconda delle persone, ma si tratta sempre di scelte infelici. Proprio nel senso di: prive di felicita’. Se qualcuno dicesse a uno di questi anagraficamente adulti, ma ingarbugliati ancora nei problemi della propria infanzia, che La rivoluzione è una cosa seria e per questo si fa con allegria, non servirebbe a nulla. Anzi, si accenderebbero tutte le lucette di “pericolo” (non so perche', ma sono sempre rosse) e si chiuderebbero a riccio. Riescono a schivare il proprio senso di inadeguatezza solo trasferendo tutto sul piano mentale, a volte attribuendosi un'importanza, opera di un ego spropositato, che arriva a suggerire loro - perfido consigliere - che le proprie scelte individuali siano tanto incisive sulla realta’ da poterla modificare radicalmente. Accidenti! Intimamente sanno che non e’ vero, ma inseguono l’approvazione e la lode, proprio come l’hanno ostinatamente cercata sul loro voto di laurea. Non confrontandosi mai con la realta’, si confondono con lo specchio (per allodole) senza oltrepassarlo, accontentandosi di briciole, da chiunque gli vengano gettate. E cosi’ “via destra e via sinistra, le categorie me le reinvento da me, resti soltanto chi mi stima”. Ne va della vita - e questo in parte e’ vero -, ma il fatto e’ che la vita non sanno cosa sia. Barricati dietro l’unica forma di esistenza in vitro che conoscono, riescono ad ammuffirsi, questi illusi della naftalina, rifiutando attivamente di curiosare fuori. L’intelligenza si accompagna sempre alla curiosita’, ma non possono permettersi ne’ l’una ne’ l’altra cosa. I nostri spioni, a leggere questo, reagiranno: “Ma come? Frequentiamo tutti gli ambienti…”. Non e’ vero. Si relazionano, in vari ambienti, solo con la parte che, al loro interno, e’ rincitrullita, borghese (patria-famiglia-proprieta’eccetera), o si e’ venduta da tempo, oppure condivide con loro i medesimi problemi strutturali d’identita’. Di tutto il resto non conoscono assolutamente nulla.
Scrivere sui muri è infantile, trascrivere è professionale  ( non hanno colto l'ironia della frase...ma che grandi pensatori!!!).
E’ l’immaginazione al potere quella che uccidera’ il Potere. Anche Einstein riteneva la fantasia e l’immaginazione molto piu’ importanti della conoscenza. Ma, i disinformatori, sono tanto irreali da chiedere il possibile. Possiamo ridere del loro eleggersi a giudici del vero e della conoscenza, del libero pensiero persino, ma questi artistimai, questi poetimai, sono intermediari di morte. E per questo ce ne occupiamo, ritenendoli, io personalmente, irrecuperabili, fuor di miracolo.
Le ragioni terze. Sicuramente i soldi c’entrano. Se c'entra la vanagloria, dove e’ il denaro a stabilire la statura umana, le due cose inevitabilmente si intrecciano. Si diventa un disinformatore leggiucchiando qua e la’, brucando cultura qua e la’, piegandosi e abbassandosi a tutto pur di acchiappare briciole e farfalle, scopiazzando alla grandissima, perche’ incapaci di immaginazione e in alcun modo artisti. E qui facciamo entrare in scena gli Arturo Ui, resistibilissimi se non ci fossero i disinformatori. Il boss comanda e loro gli ubbidiscono. Servi dei servi dei servi...si diceva un tempo. Vale ancora. Cosa meglio che fingere di paventare una scalata per mascherarne un'altra?  Sono teniche di marketing e, si sa, in un mondo di mercato...

b) Quali interessi servono. A parte quelli loro personali, questi disinformatori-piazzisti servono gli interessi dei Servizi atlantici, non certamente da oggi in lotta tra di loro. Chiaro come il sole. Una volta intrapresa la scalata, non possono che tradire tutto e tutti, giocare su piu’ tavoli - anche simulando false baruffe interloro - e raccontare balle su se’ stessi e sugli altri. Il loro compito e' quello di convincere un elettorato di basso profilo ma che conta i soldi (exdemocristiani, excraxisti e figliocci berlusconiani, leghisti, neofascisti, nazisti e fascisteria di giro, oltre a soliti ingenui creduloni o in cerca di  guide spirituali) per accreditarsi a parlare. Ne conoscete qualcuno? Io si'. Sono quelli che riescono a convincere del proprio tormento etico e dei propri drammi intellettuali un popolo oggi, lo dico con tristezza, molto poco cosciente di tutto.
Possono scrivere sui giornali? Certo che si'. Possono mentire su Obama o su Mousavi? Si’, ovviamente. Possono trovarsi tra le pattuglie padane delle “terze forze”? Li' fanno il pieno. Il mandato che tutta questa gente ha ricevuto e’ unico:
Impedire che qualcuno si accorga che a un Impero in decomposizione corrisponde un numero immenso di esseri umani che non ne possono piu’ e che sono determinati a non fargliela passare liscia. Ai mostri dell’Imperialismo andra’ sempre peggio. Andra’ malissimo in Iran e peggio ancora in America Latina,  tanto per cominciare.
Perche', qui sta il punto centrale: mentre si ibridano interloro, si parlano addosso, mistificano la realta' o comunicano l'ovvio spacciandolo per verita' rivelata, i loro proclami urbi et orbi trasudano falsita' da ogni parte, non riescono ad essere depurati da un borghesume andante che rivela a chi siano indirizzati e, cosa principale: non danno mai voce a quelle che neanche osano definire piu' masse, sempre del tutto fuori dai loro sproloqui intellettualistici. Cosa fanno, secondo loro, le da loro tanto deprecate (temutissime) “masse”? Non esistono, non ci sono, vanno ridefinite, sono imbastardite, corrotte, non reagiscono, non si ribellano mai se non in nome di ideali sbagliati, anzi nemmeno piu' ideali perche', pretendendole modellate a loro immagine e somiglianza, se si muovono e' soltanto per soldi...ma che miseria umana!!!

A chi attraversa momenti di sconorto, vorrei dire: i geroglifici micro-politici, micro-politicistici che ci sono dietro, non devono scoraggiare. Il mondo non finisce in Italia e neppure in Francia e quella terra di nessuno e’ importante proprio perche’ non e’ di proprieta di nessuno. Ne’ dei “troppo radicali” ne’ di chi lo e’ troppo poco. Essere in rotta di collisione contro tutta la civile rappresentanza e’ un bene. A mio modo di vedere, le categorie “rivendicativo”, “sociale”, - troppo o troppo poco - sono utili se le persone sanno definirle da se’. Tutte queste vite sospese, a credito, in liberta’ provvisoria e condizionale, sono irriducibilmente vita. Sono vita che continua e non puo’ permettersi ne’ di mollare ne’ di cambiare padrone. Puo’ permettersi ormai solo la liberta’. Noi possiamo dare una mano, possiamo esserci, possiamo resistere con noi stessi e con altri, e qualcosina di piu’ (al momento, e non e' poco). Ma, se non diamo loro totale fiducia, a chi darne? Vedremo ancora morte, lo sappiamo, e' terribile. Non so se prenderemo ciascuno una propria via, io credo che in tanti si restera' uniti. Ma, in ogni caso, non collassiamo proprio adesso!

2) Perche'? Cosa sta accadendo adesso?  

La mia interpretazione. Mia, di Michele Sferra, nato a Firenze e residente a Roma.  
Succede che, di essere considerate non esistenti, le masse in tutte le parti del mondo si sono un attimino seccate. 
Non esistono solo i giochi tra potere e potere (modo davvero poco abile e strumentale di definire un Impero, con tutti i suoi tentacoli, i suoi boss (Usa, Israele, UE) e i suoi mandanti: la Finanza Mafiosa Internazionale.
Io la vedo cosi’:
*C’è una cupola, ormai senza piu’ nome ne’ occhi, incarnata, no, meglio interpretata da salariati posti in posizioni di vertice - ma sempre salariati - morti da piu' di cinquant'anni, ombre disincarnate, come le immagini dell'invenzione di Morel. 

*Immediatamente sotto la cupola, ci sono i guardiani dell’Impero. Oggi: Usa, Israele, UE (con Italia e UK ai primi posti).

*Poi ci sono i sottoposti ai guardiani: tutti gli stati vassalli con governi fantoccio piazzati dai guardiani in posizioni strategiche (in Oriente, Medio Oriente, America Latina, Africa)..

Tutti questi operano attraverso stermini definiti “effetti collaterali”per l'esportazione di “civilta'”, “democrazia” e “diritti” (traffici d'armi inclusi). Sono dotati di apparati mediatici a loro funzionali, lungo il circuito che va dalle televisioni di stato e a quelle private dei vari Paesi, ai giornali - tutti di proprieta' -, ai siti internet, ai blog, ai vari facebook et similia, giu' giu' fino ai mein kampf antimperialisti, mafia e sicari, raduni vari, militari e paramilitari, falso filoislamici, ovunque nel mondo.

Ma le cose sono cambiate gia’ da tempo. La “crisi” non era solamente prevista, ma voluta. Si obiettera' che le crisi sono fisiologiche nel sistema capitalista. E' vero, verissimo ma, proprio per questo, se lo sappiamo noi, volete che non lo sapessero i guardiani dell'Impero? Certo che lo sapevano e hanno pianificato di utilizzarla come una carambola. Un colpo, nel gioco del biliardo, che consiste essenzialmente nel colpire una pallina con la stecca in modo tale che le altre si scompaginino tutte sparpagliandosi per ogni dove. Qualche biglia sara' perduta, ma qualcun'altra andra' in buca. E’ una mossa che si fa di solito in condizioni disperate, quando le possibilita’ di vittoria sono tutte a favore dell’avversario. Dunque, un avversario esiste. Dal momento che la combriccola del Potere e’ sostanzialmente connivente, l’avversario e’ quello di sempre. Chiamatela lotta dei poveri contro i ricchi o come meglio preferite, basta intendersi. Questo avversario non ci sta piu' a questi giochi.  Mentre in ogni dove si tentano carambole sotto forma di rivoluzioni colorate (oggi: in Iran), colpi di stato (oggi: in Honduras), da ogni parte del mondo gli va sempre peggio. E ancora peggio gli andra’ perche’, non considerando neppure esistente la grande massa dell'umanita', mentre tentano di disintegrarla al fosforo bianco o attraverso massacri collettivi, tiri al bersaglio individuali, tribunali dell'Aja, dei “diritti umani” e via assassinando, questa orda di barbari, di incivili, di analfabeti della loro civilta', cresce, si moltiplica, e non si arrende. Mentre i guardiani della cupola sono impegnati a competere tra loro (Usa contro Russia e Cina, solo per fare un esempio), non tutti nel mondo sono rincitrulliti dai videogiochi e dalle figurine. Forse, in occidente, non sono pochi. Ma, dall'altra parte del mondo, sono miliardi e non si fermano. Per questo c'e' speranza. Di piu': c'e' certezza. Arturo Ui non spuntera' da nessuna parte del mondo, benche' la societa' detta “civile” lo invochi mentre finge di temerlo. Non ci saranno che goffi tentativi di ascesa. E aggiungo un'altra cosa soltanto: io, quel giorno, lo vedro'.

Non erano partes tres? L'avevo scritto subito: Non tutto ciò che può essere contato, conta. Non tutto ciò che conta può essere contato.    

Michele Sferra

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Riceviamo e pubblichiamo:

JACKO E’ MORTO. I JACKOMANIACI NON ANCORA

Paralleli tra i fedeli di Michael Jackson  di Hussein Musavi

di Fulvio Grimaldi

Nel “manifesto” e tra le turbe assimilabili è esploso uno psicodramma: a chi tributare più onori, amori, bagliori e falsità tra gli olimpionici del firmamento dirittoumanista, Neda (la povera ragazza fulminata a Tehran per la soddisfazione degli Usa), Michael Jackson, Obama, o… Manuel Zelaya, il presidente dell’Honduras rovesciato con un golpe violento dai gorilla usciti dalla base Usa di Soto Cano, sede anche dell’aeronautica honduregna che ha favorito il golpe?
...per conoscere lo sviluppo dello psicodramma, cliccate qui.