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La strada era affollata. Taxi gialli e neri, camion, motociclette, riscio' a pedali e macchine private. Ognuno voleva arrivare primo, cercando di scaraventare l'altro di lato, in una guerra assassina. Quelli che dovevano attraversare impiegavano un'eternita' a scegliere il momento adatto, quando non c'era traccia di veicoli ne' a sinistra ne' a destra. Poi, dovevano correre. Se avesse voluto attraversare anche lui si sarebbe trovato sull'altra sponda di quel piccolo viale, dove c'erano il ristorantino dei masala dosa, il ciabattino, l'internet point e la bottega in cui si stirano i panni. E c'era lei: con il sari violetto (bordi logori, ma color oro), che vendeva manghi rosati, alla distanza di quaranta metri e centocinquanta mezzi di trasporto.Visibile a intermittenza, come le lucette delle feste ai templi, sbucava fuori da dietro un truck in corsa, per sparire di nuovo, offuscata da un taxi. Si svelava a tratti interrotti, ma era li'. Sullo stesso marciapiede, un macellaio sgozzava capretti e li tagliava a pezzi per i clienti. Una volta, uno schizzo di sangue arrivo' a sporcarle l'orlo del sari. La donna non si scompose, non si mosse. Non alzo' neanche lo sguardo dai frutti disposti in bell'ordine nella sua cesta. Resto' accovacciata, gambe incrociate, le mani in grembo, schiena appoggiata contro il muro. Manghi invisibili sotto lo straccio a quadretti bianchi e rossi. Se qualcuno avesse voluto acquistarne uno, avrebbe dovuto prima indovinarne la presenza. Fu ancora notte e giorno. La donna, l'uomo. Una mattina li portarono via entrambi. Morti da piu' di un mese.