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...solo quando imparai qualche
parola in francese scoprii di non avere tante
zie in Svizzera, ma solamente una, che poi non era neanche una vera zia. Mia
nonna contribuiva alla mia confusione inviandole cesti di fiori monumentali che
andavamo a scegliere a piazza Venezia, nel negozio di zia Lina che abitava gia’
a palazzo Altieri e aveva la piu’ bella vetrina floreale della citta’,
praticamente una galleria d’arte, nella quale selezionavamo strelizie (quei
fiori comunemente detti: uccelli del paradiso), rose e orchidee, per “tante
Elsi”. Io firmavo il biglietto d’accompagnamento e anche le lettere che mia
nonna le scriveva spesso, sempre in francese; non ho mai saputo perche’ dal
momento che Elsi Bodmer era tedesca e viveva nella Svizzera Tedesca. Alla firma
aggiungevo qualcosa come: “Baci, grazie”, in italiano. Non so perche’ mi tornano alla
mente ricordi cosė lontani. Forse
perche’ ci sono cose che ancora non ho raccontato a mia figlia e spero che le
legga. Ai tempi di “tante Elsi”,
abitavamo in un palazzo che non c’č piu’. Tutte le dimore della mia infanzia
sono state inghiottite dalla “modernita’” e dagli interessi privati e pubblici
che ne hanno fatto: un museo, un orribile albergo post-moderno (a cinque
stelle!) e un’ala intera di un gran palazzo della Banca d’Italia, in via Milazzo. All’interno
dell’albergo e’ rimasta la statua romana che un tempo si trovava al
centro del cortile. Sta in una teca di vetro e i giapponesi fanno le
fotografie. Tutto quel passato – che e’ anche il mio - non esiste piu’ e questo mi da’ un po’ di angoscia,
come fossi nata dal nulla e chissa’ dove. Finche’ ci fu mia madre, le chiedevo
spesso di raccontarmi le storie di famiglia. Ora nessuno puo’ farlo. continua...? No, non continuiamo. C'č un dolore attuale troppo forte. Aspettiamo e non perdiamo la speranza. |