osteria calcutta

...solo quando imparai qualche parola in francese scoprii di non avere tante zie in Svizzera, ma solamente una, che poi non era neanche una vera zia. Mia nonna contribuiva alla mia confusione inviandole cesti di fiori monumentali che andavamo a scegliere a piazza Venezia, nel negozio di zia Lina che abitava gia’ a palazzo Altieri e aveva la piu’ bella vetrina floreale della citta’, praticamente una galleria d’arte, nella quale selezionavamo strelizie (quei fiori comunemente detti: uccelli del paradiso), rose e orchidee, per “tante Elsi”. Io firmavo il biglietto d’accompagnamento e anche le lettere che mia nonna le scriveva spesso, sempre in francese; non ho mai saputo perche’ dal momento che Elsi Bodmer era tedesca e viveva nella Svizzera Tedesca. Alla firma aggiungevo qualcosa come: “Baci, grazie”, in italiano.
A volte tante Elsi ci spediva foto della sua famiglia sulla neve, nipotini ariani biondi e tutti bellissimi in posa per varcare i confini. Mia nonna me li mostrava, indicandoli per nome uno ad uno, ma non me li presentava come cugini perche’ non erano parte della “nostra” famiglia”. Solo tante Elsi lo era.
Mi sentivo a disagio perche’ quella zia li’ non la conoscevo nč l’avrei conosciuta mai, dal momento che pareva che in Italia non potesse venire. Zia Lina invece mi cerco’ una quindicina di anni fa e andai a trovarla con Alice. Aveva ormai novant’anni e non si alzava piu’ dal letto; viveva con una cameriera filippina dalla quale si faceva mettere il rossetto e laccare le unghie quando veniva il prete. Non e’ che ci fosse molto da dirsi.

Non so perche’ mi tornano alla mente ricordi cosė lontani.  Forse perche’ ci sono cose che ancora non ho raccontato a mia figlia e spero che le legga.

Ai tempi di “tante Elsi”, abitavamo in un palazzo che non c’č piu’. Tutte le dimore della mia infanzia sono state inghiottite dalla “modernita’” e dagli interessi privati e pubblici che ne hanno fatto: un museo, un orribile albergo post-moderno (a cinque stelle!) e un’ala intera di un gran palazzo della Banca d’Italia, in via Milazzo. All’interno dell’albergo e’ rimasta la statua romana che un tempo si trovava al centro del cortile. Sta in una teca di vetro e i giapponesi fanno le fotografie. Tutto quel passato – che e’ anche il mio -  non esiste piu’ e questo mi da’ un po’ di angoscia, come fossi nata dal nulla e chissa’ dove. Finche’ ci fu mia madre, le chiedevo spesso di raccontarmi le storie di famiglia. Ora nessuno puo’ farlo.

continua...?

No, non continuiamo. C'č un dolore attuale troppo forte. Aspettiamo e non perdiamo la speranza.