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Il maggio del 2011 ![]() La
ginestra non è soltanto un fiore
1 maggio Portella
della Ginestra. Una strage di Stato. A maggio del 1947, mia madre si sposava
in Santa Maria degli Angeli. Io non c'ero (sono nata anni dopo, e per
sbaglio). Un giorno, raccontandomi il proprio matrimonio, sottolineò che, in
quello stesso maggio, si verificarono differenti massacri per ragioni
non del tutto chiarite. Lei non comprese mai fino in fondo il perchè del
proprio errore. Neanche le motivazioni della strage di Portella sono state rese
pubbliche. Sicilia.
Immediato dopoguerra. La conquista americana dell'isola è avvenuta attraverso
la mafia. Si muore per fame, la borsa nera permette di procurarsi un sacco di
farina. Molti contrabbandieri sono diventati banditi. Portella.
Località in provincia di Palermo, nei pressi di Piana degli Albanesi
(esattamente: nel pianoro a metà tra i comuni di Piana degli Albanesi, San
Cipirello e San Giuseppe Jato). 1°
maggio 1947. Circa 2000 lavoratori, in prevalenza contadini in lotta per
l'occupazione delle terre incolte contro il latifondismo, si riuniscono nella
vallata. Tornano a celebrare la festa dei lavoratori, abolita durante il fascismo.
Brindano al buon risultato ottenuto, sulla spinta della mobilitazione
contadina, dal così chiamato: “Blocco del Popolo” (PSI-PCI), alle elezioni
dell'Assemblea Regionale Siciliana del 20 aprile: 29,13% (elezioni precedenti:
Psi: 12,25%; Pci: 7,91%). La DC è scesa dal 33,62% al 20,52%. A San Giuseppe Jato, qualcuno ha minacciato le donne dirette a Portella. A Piana, un mafioso ha gridato ai manifestanti: “…lo vedrete che festa!”. Improvvisamente, dalle colline, partono raffiche di mitra sulla folla. 11 morti (inclusi 2 bambini) e da 33 a 65 feriti, alcuni dei quali moriranno nei giorni seguenti. Per
i contadini: i mandanti della strage sono i proprietari terrieri, i mafiosi
e gli esponenti dei partiti conservatori: i Terrana, gli Zito, i Brusca, i Romano,
i Troia, i Riolo-Matranga, i Celeste, l’avv. Bellavista… Per
il rapporto dei carabinieri: “E’ opera di elementi
reazionari in combutta con i mafiosi locali”. Giuliano,
nel frattempo assassinato dal capitano Antonio Perenze (luglio 1950), ha
commesso veramente, insieme alla sua banda, la strage di Portella e
attentati successivi allo scopo di combattere i comunisti? La
sentenza manda all'ergastolo 12 imputati, senza accenni ai mandanti nè
all'offensiva in atto contro il movimento contadino e le forze della
sinistra. Il luogotenente di Giuliano, Gaspare Pisciotta, avvelenato in
carcere 4 anni dopo, con stricnina dentro il caffè, si autoaccusa di
avere ucciso lui Giuliano su ordine di Scelba e in accordo col colonnello Ugo
Luca, comandante delle forze anti-banditismo in Sicilia. E i nomi li fa: “A
ordinare la strage furono il deputato
DC Bernardo Mattarella, il principe Alliata, l’onorevole monarchico Marchesano
e il signor Scelba”. I
rapporti desecretati dell'Oss e del Cic (i servizi segreti USA della 2° guerra
mondiale), provano l'esistenza in Sicilia di un patto tra la banda di Giuliano
e forze paramilitari del fascismo di Salò: la Decima Mas di Junio Valerio
Borghese e la rete eversiva del principe Pignatelli nel
meridione. Nella
strage coincisero gli interessi di questi soggetti, dei servizi segreti USA -
preoccupati per l'avanzata socialista-comunista in Italia -, del Vaticano e dei
latifondisti siciliani. A
gennaio 1947, durante la campagna elettorale, tra diverse azioni intimidatorie,
sono assassinati il dirigente comunista del movimento contadino Accursio
Miraglia e il militante comunista Pietro Macchiarella. La
strage di Portella doveva stimolare la svolta che spingesse la sinistra
all'opposizione? E, la sinistra, voleva veramente stare al governo? La
denuncia contro i monarchici Gianfranco Alliata, Tommaso Leone Marchesano e Giacomo
Cusumano Geloso come mandanti della strage e contro l'ispettore Messana,
correo, presentata a ottobre 1951 da Giuseppe Montalbano, dirigente PCI, alla
procura di Palermo fu archiviata. La lettera del deputato Antonio Ramirez,
consegnata postuma a Montalbano, nel '69, datata 9 dicembre 1951, conferma
che Giuliano ricevette da Marchesano il mandato di sparare sulla folla, i
suoi contatti costanti con Alliata e Cusumano Geloso, e che Pisciotta e
Mattarella hanno detto la verità. La
Commissione Parlamentare Antimafia però non arriverà a molto su Portella. Per
il Centro siciliano di documentazione, si trattò di ragionata violenza per
condizionare il quadro politico regionale e nazionale. Varie perizie sui corpi
di superstiti hanno provato che, tra le armi utilizzate, c'erano bombe-petardo
di produzione USA. Nuove testimonianze e ricerche presso l'archivio dell'Oss
(Office of Strategic Services) e del Sis (Servizio Informazioni e Sicurezza del
ministero dell’Interno) hanno aggiunto particolari sul ruolo avuto dagli USA,
gli incontri tra Giuliano e l'agente USA Michael Stern, i rapporti tra
banditismo e formazioni neofasciste. Ma
c'è un “però”. Salvatore Giuliano fu un criminale pagato dallo stato
italiano e dai servizi atlantici o un uomo nato in una famiglia
povera, divenuto bandito per fame e per ribellione e solo successivamente
finito ad essere strumento dei giochi della politica? ![]() Roma, 5 Maggio 2011 CASETTA ROSSA Via Magnaghi 14, ore 18 presentazione del libro OSTERIA CALCUTTA Di Marina Valente Ed. Sensibili alle
foglie Video: “Noi, l'osteria a
Calcutta”, dell'Associazione “Tutti i pensieri del
mondo”, di Marina Valente Aperitivo a base di
piatti tipici indiani Mostra fotografica Info.
osteriacalcutta@libero.it info@casettarossa.org 28 maggio 1974, Piazza della Loggia![]() Soltanto due parole. L'assoluzione per i fascisti della strage di piazza della Loggia è arrivata il 17 novembre 2010. Ma il giustizialismo fa ancora parte del gioco. Un gioco di stato.Stato
sinonimo di: magistratura,
mafia, parenti delle vittime (certezza della pena, concetto
orrendo!!!), radicali, Capezzoni e capezzoli, nessuno tocchi Caino, papi,
peppine e bungaroli, res publica, quotidiani collusionisti, repubblichini
dentro La ReSpubblica, ossessione della sicurezza e invocazione celtica
dell'uomo "forte", fascisti kriptici e manifesti, Casa Pound,
negazionisti, manipolazione dell'informazione, opinione pubblica, democrazia,
salotti a Salò, Italia del Patto atlantico, dei morti delle "guerre
infinite" di ieri, dell'altro ieri, di domani e dopodomani, dei complotti,
delle trame occulte, dei servizi, di Bin Laden (l'uomo che visse un centinaio
di volte) appena "fatto morire" per tentare una differente strategia
di "piazzamento" sopra la scacchiera del mondo, maniche rimboccate
oltremanica, "alleati" della Nato, Onu, Usa e non solo, comunità
internazionale, diritti storti e servizi dirittissimi, luridissimi fini dei
Fini, af-Fini e convergenze parallele, fabbricanti di futuro e di falsi miti…
E un popolo che si cerca di rincitrullire a forza di bunga-bunga e altre idiozie circensi in merito ai pantaloni troppo sbottonati delle marionette. E ai discorsi recenti. Da ridere, c'è veramente ben poco. (taggate dello stato, insomma. Siamo ancora su fb. E ci sono ancora un'amica (?!) e un tale che ... no, questo lo racconteremo all'ultimo ...). *********** Un maggio di memorie
E ancora ... Serantini,
Ulrike, Giorgiana … ma non solo. Mi
ricordo Armando. Anzi: Armandino, come lo chiamavamo tutti. Ricordo il suo
basso di Trastevere, la madre bella e monumentale, col grembiule fiorato dove
dentro ci stavano le sigarette di contrabbando. Eravamo tutti: “bella”, “bello”,
“belli”, per lei che sorrideva sempre e spesso ci serviva a credito. Al piano
di sopra abitava allora “il cinese”, che ancora non tagliava la “roba” col
bicarbonato perchè ancora non l'avevano sparsa, a due lire e alla grandissima,
così come si sparge il sale sopra un nemico vinto. Abitavo
proprio lì dietro, in via della Scala, la terza delle mie case trasteverine;
non era propriamente una casa, ma la garçonnière di un pilota dell'Alitalia che
ci passava solo ogni tanto, per un week end durante il quale io dovevo “smammare”
dopo avergli lasciato tutto in bell'ordine. In quei giorni, dormivo nello
studio di G.G., a vicolo del Cinque, di fronte al basso di Armandino, alla casa
del cinese ed al negozio di cianfrusaglie di Armaud. G.G. mi aveva insegnato a
fare le copie di Cascella e io avevo imparato da sola a venderle per autentiche
(Armandino mi trovava i clienti). Molti
anni fa, mi ritrovai nella sua casa della Lungaretta, reimbiancata tante volte.
L.P. mi mostrò una falce e martello dipinta da me, ragazzina, col
pennarello rosso, che lui aveva sempre fatto lasciare sul muro. Non mi
sembrò il caso di domandare ad un uomo ormai ottantenne perchè avesse fatto cancellare
la mia scritta, subito sotto: “Sarà, vanno per questa strada, però io
resto anarchica”. Ai
tempi in cui facevo da modella a G. e il cinese non s'era fatto ricco con
l'eroina, Trastevere era così diversa da adesso; entusiasmante. Lì ci passava
il mondo. C'erano lunghe tavolate da Ferrazzoli, in piazza, nei ristorantini
tra i vicoli. La chiesa con i suoi quattro santi, gesti persi nell'aria,
non l'avevano ancora reimbiancata perchè divenisse succursale dell'Opus Dei di
Sant'Egidio e la fontana era luogo di appuntamenti e di mille ed assai
differenti attese. Armandino,
invece, lo ricordo, tra le tantissime volte che potrei citare, il giorno
in cui c'incontrò per strada, con Domenico vestito alla grande perchè voleva
invitarmi in un ristorante di lusso. Gli disse: “A Domè, ho capito … è er
giorno der colloquio cor giudice!”. Era
un compagno? Uno che contava qualcosa? Uno che ha scritto libri di successo?
Insomma, uno da contabilizzare in una qualche lista di “militanti”? Di
sicuro, se c'era un passaporto da falsificare, da recuperare o da inventarselo
proprio, quando qualcuno arrivava con occhi di terrore, sporco, ferito, col
solo desiderio-necessità di lasciare l'Italia al più presto, Armandino non gli
chiedeva nulla e glielo procurava in quattro e quattr'otto. |