MAGGIO 2010Lasciamo la campagnae lasciamo Roma
http://www.youtube.com/watch?v=3PJCb9BzJyQ
C'è dentro una lunga
storia. Di qui è passato il mondo.
L'Osteria
a Calcutta
è, al momento, dislocata in più luoghi.
Paolo si trova in India; Federico a Parigi, Patty e Wanda in
Grecia. Parecchi di noi sono
in Italia e continuano a portare avanti i nostri programmi. Siamo
lieti di essere riusciti a realizzare un collegamento stabile con la
“RITMO”, con la cooperativa “LE BRIOCHES” di Catania, il gruppo di
Napoli - dove è posizionata attualmente la redazione del web - e la scuola di strada “Poi siamo tutti belli”, di Ladispoli. Man
mano, riprenderemo tutti a scrivere qui. Inizio io.
Gli inquilini fanno la storia
di
Bea Pecci
La
storia di certe esistenze e di certe case è così tanto
intrecciata con le vicende storiche e con quelle attuali da divenire
emblematica. Un rispetto profondissimo mi impedisce di parlare dei
sentimenti che
questi luoghi contengono. Dirò qualcosa invece su alcuni degli ultimi
"inquilini" (ultimi
in ordine di tempo) che si sono trovati ad abitarli, per periodi lunghi
o brevi, condividendo l'esperienza umana di un'Anima e di
un'Associazione che
sicuramente si è sempre identificata con lei,
punto di aggregazione per compagni di lotta e di avventura,
ritrovo per
tantissimi, centro di una miriade di iniziative, animate da un solo,
immenso,
condiviso sogno. Ho
ascoltato tante testimonianze, le mescolo, insieme a qualche foto, cambiando i
nomi (tanto, si riconosceranno tutti).  Di qui è transitato Sergio,
per un paio di mesi, durante un passaggio in Italia. L'aveva conosciuta
molti anni prima, a Roma. Nel 1999, a un convegno (c’era anche Alberto
Castagnola, l'unico economista - o
quasi - non liberista che si trovasse all'epoca su piazza). Era la
primavera
precedente la battaglia di Seattle, di novembre. “Il modo col quale aveva
liquidato l’economista della Banca Mondiale era diventato leggenda negli ambienti della cooperazione e il suo
saggio “Etica ed economia: il punto di vista delle donne” aveva fatto
epoca. Doveva parlare di quello. Arrivò con una puntualità che mi sorprese
perché, per qualche sciocco motivo, pensi sempre che certe persone siano necessariamente disordinate e non rispettino orari.
Era ordinatissima invece, per ciò che le interessava, e non le
piaceva che altri fossero costretti ad aspettarla; lo considerava una forma di
snobismo, di poco rispetto. Salutò, si sedette al tavolo degli oratori e ci
piazzò un cartello di medie dimensioni. C’era scritto: “Circolano le merci,
non circola la popolazione. E’ la globalizzazione!”.
Al suo turno,
parlò di tutt’altro rispetto al tema sul quale era stata
invitata a
riferire. Però, poi, rispose a tutte le domande. Era timida e sempre un
po' a disagio - questo lo capii in seguito -, non
le piaceva parlare in pubblico, preferiva lasciare la parola agli
altri. Guardava spesso sua figlia, un angelo tra le prime file,
percepivo tra loro una complicità sotterranea. Non esistendo all'epoca
lo “stile Impero” perché “Impero”
non era stato ancora pubblicato - doveva averne avuto visione
ante litteram e non amava nulla che fosse “in stile” -,
lo rileggeva da anarchica, cioè: completamente a modo suo. Per
lei, la globalizzazione, era l’ennesima forma di dominio che il grande capitale
internazionale si era dato per tentare la sopravvivenza dell’economia
liberista e risolvere l’inevitabile crisi a venire, sistemica sì, ma così
generalizzata per l’interdipendenza di tutti gli stati e i mercati tra di loro da non poter
essere analizzata con le categorie del marxismo o - peggio - del leninismo (del
resto, anarchica, non gliene interessava; le interessavano i destini del mondo
e delle persone che, per quella strada, non avevano risolto nulla).
“Io sono Andrea, ero lì con Sergio, quel pomeriggio e, anni dopo, mi ritrovai in India con l'Associazione. La sentii dire che “L’“Impero”
non se
l’erano inventato gli americani, che, dopo avere inventato sé stessi a
suon di
massacri di altri popoli, politicamente parlando, avevano esaurito la
“creatività”, ripetevano i soliti sfracelli e rubavano da tutte le
parti”.
Gli
Usa, indebitati oltre l’inverosimile, non rappresentavano il
centro del nuovo impero. Avrebbero tentato ancora di governare il
mondo, continuando
ad uccidere per mano degli stati, nell'illusione di ridare fiato ad economie alla rotta, ma invano. La testa
del meccanismo si trovava infatti in una fitta trama di intrecci mafiosi internazionali: grande finanza,
poteri politici e poteri occulti, speculatori varii (anche organizzati in enormi assembramenti per il
controllo dei flussi finanziari mondiali e del traffico di droga e arm, che
comprendeva lo scatenamento di guerre a più livelli e la non volontà
di dare soluzione a conflitti ormai ultradecennali). L'intero meccanismo
sarebbe andato in crisi per differenti ordini di ragioni. Da un lato, l’economia capitalistica nascondeva ormai, sotto i simboli
monetari, solo grandezze virtuali (Sotto il vestito, niente, mai titolo fu più rappresentativo!). Il capitalismo era una follia che
reggeva su immaterialità, astrazioni monetarie e paradossi, su un sistema
simbolico sempre più distante dalle esigenze reali delle persone. Ci
mostrò alcune tabelle che lo dimostravano in crisi almeno
dal ’73; stava ristrutturandosi per sopravvivere ed estrarre nuovi profitti
attraverso quest’idea “globale”. Deregolamentando i movimenti di merci e di
denaro, “con la complicità di tutti gli stati”,
si favorivano le gigantesche compagnie transnazionali, rendendo possibili lo sviluppo
di mercati e movimenti internazionali di capitali, le catene
internazionali di produzione”.
“Dall'altro lato,
questo sistema sarebbe crollato perchè i differenti stati-nazione erano in via
d’estinzione peggio dei panda - e senza protezione del WWF -, dal momento
che, proprio la globalizzazione, travolgendone le frontiere,
aveva favorito il trasferimento della sovranità ad un Impero dove soggetti
multinazionali capitalistici, per poter gestire a livello globale i
flussi di
materie prime, merci, capitale e persone, inescavano una spirale di
violenza
sempre più massiccia, rendendo esuberi così tante persone da rendere la
situazione insostenibile. Le
moltitudini emergenti non erano però le middle classes che sarebbero state buttate in strada da un progressivo immiserimento. Né le organizzazioni no-profit.
Erano la miriade dei sottoproletari del mondo, esseri
umani reali, senza casa o lavoro, sbattuti da una
parte all’altra, emigrati, respinti, imprigionati, destinati a
incontrarsi e a crescere, per numero e consapevolezza di sè “...i soli soggetti sociali in
grado di costruire un’alternativa a un Impero che strappa via al pianeta il
massimo possibile delle risorse e la vita stessa”.
Quindi, così come un problema genera sempre la propria soluzione, e il
difficile sta nell'individuarla, allo stesso modo, l'Impero, nel suo essere un'entità
criminale, aveva
necessariamente già inscritto in sè chi lo avrebbe disintegrato. Non
parlava di
democrazia globale, ma di anarchia realizzata. Non parlava di operai e
proletariato, ma soprattutto di sottoproletariato. A fronte di un capitalismo alla rotta,
una classe dislocata, atomizzata, con lavoratori di differenti paesi che si cercava di mettere in
concorrenza tra loro, non solo non si estingueva, ma aumentava a livelli
vertiginosi senza perdere la propria identità, anzi, arricchendosi nella
conoscenza reciproca. Vedeva troppi riformisti,
borghesi e infiltrati di estrema destra nel movimento che allora si definiva
antiglobal, che in realtà operavano per rinforzare pregiudizi e culture nazionalistiche
autoritarie. In troppi parlavano di “sovranità” e “nazionalita” mentre le
frontiere si aprivano per le merci e per i ricchi imprenditori, non per gli
esuberi del mondo. “Emigrazione a
denominazione ad origine controllata”
(disse proprio così). Credeva nella
salvaguardia di tutte le specificità locali. Odiava lo Stato, qualunque
stato,
incitava a restarne fuori e combatterlo. Rifiutava in totale l’idea di
una
coalizione antiglobal formata da destra e da sinistra, e la vecchia e
noiosissima leggenda, sempre appartenuta alla
destra, per cui sarebbe possibile superare entrambi gli schieramenti.
Ma questi termini non le interessavano, così come non le interessava il
Parlamento. Le stava a cuore, invece, la
nuova possibilità di organizzarsi in libere associazioni che
avrebbero potuto estendersi all’infinito, creando coalizioni internazionali tra i più
poveri, in tutti i luoghi del mondo, dando vita a lotte ed azioni
autogestite. Era stata tanti anni in India e aveva una straordinaria fiducia nella coscienza libertaria e
anticapitalista e nella capacità dei popoli di autorganizzarsi e crescere
attraverso la lotta, fuori e contro lo stato e il capitale. Era
fondamentale non entrare mai nel sistema, “l’ingranaggio
che stritola”. Non essere parte di questo stato di cose (nè di alcuno
stato). “Gli stati sono sempre stati
competitors nella morte altrui,
per il bisogno dei varii capitalismi in
conflitto di sterminare popoli accordandosi sottobanco per ridistribuirsi
poteri, territori, risorse (Ragion di Stati). E, il patriottismo, è soltanto egoismo di massa”.
Ovviamente contraria a qualunque
intervento statalista, non considerava le nazionalizzazioni
un'alternativa alle privatizzazioni. Come aveva appena scritto su un
periodico anarchico, era a
favore di tutto ciò che promuovesse l’autogestione. Non bastava
difendersi, un
mondo nuovo lo si doveva conquistare; era privo di senso
appellarsi ad
organismi internazionali - formati da stati -, ad esiti elettorali o a
governi. Men
che meno alla giustizia borghese. Vedeva aprirsi uno spiraglio in cui
potevano inserirsi azioni decise da assemblee, senza
deleghe. Innescare detonatori, non future
generiche conflittualità. Partendo da sé stessi e poi, via, via…riscoprendosi
in prospettiva sociale, unendo le energie contro ogni tipo di potere. Tra scenari da brivido e in un
pianeta aggredito. Attenti alle cartine geografiche. Quando parlò di desiderio, coraggio, passione, allegria e certezza di
vittoria, la vidi, l'Idea che non può morire. E vidi quello che sognava lei.
Forse allora non mi trovavo d’accordo su tutto – oggi lo sono -, ma sentii che
l’avrei seguita fino alla fine. Come ho fatto e farò”. Alt! C'è l'Adige!
 Klaus. Veniva dal sud Tirolo, da un piccolo paese
ricco in mezzo alle montagne. Parlava esclusivamente tedesco e il suo idolo contemporaneo era Gerhard Plankensteiner,
l'atleta dell'Alto Adige che, medaglia di bronzo ai XX Giochi Olimpici
invernali di Torino, nel 2006, non cantò l'inno di Mameli
dichiarando di non conoscerlo. Cercò in seguito di
ritrattare, affermando che conosceva l'inno sotto un altro
nome, ma Gerhard era un amico suo e Klaus giurò che la
ragione era un'altra e la provocazione era consapevole. Klaus era un giovane medico, a Roma per la
specializzazione in ortopedia (un promettente futuro di gessi, bende e imbalsamature per “italiani che credono di saper sciare, ma non lo sanno fare per nulla”). Era qui perchè “Studieren und billiger in
Italien” – o qualcosa del genere -; lei
tradusse: “E’ qui perché, in Italia,
studiare costa meno”.
Klaus
stava sempre fuori e, quando rincasava, scambiava quattro chiacchiere e
correva a rintanarsi in camera sua. Ma, alla vigilia dell’esame finale,
le
chiese –
vergognandosi – di risentirle la relazione che aveva preparato e che
doveva
essere obbligatoriamente tradotta in una lingua che lui non conosceva per nulla. Alla
faccia del bilinguismo obbligatorio di quelle zone. Impiegarono quasi
tutta la notte a tradurre in italiano un'intera tesi universitaria in modo appena appena accettabile.
Fu un'impresa: tutti termini tecnici e schermate con grafici che solamente
un medico può interpretare. Ma ci riuscirono. Nessuno qui
concordava sulla necessità di
preferire uno stato a un altro, lei disse solo che non
vedeva ragioni per le quali,
se una
persona vuole sentirsi austriaca (e ci si sente e lo è, nei fatti, dai
capelli, alla
pelle,
alle proprie tradizioni), non debba avere il diritto di esserlo.
La grande depressione 2 (ciak: si gira!)  John era
italo-canadese. Figlio di immigrati. Faceva il brooker, la pasta
frolla e il pane,
dividendosi le giornate tra i fornelli e il computer. Chi abitava lì lo
capiva
subito che, nell’affitto della stanza, era incluso il privilegio di
acquistare
e di preparare i pasti e John era un ottimo cuoco. Era discreto, gentile, premuroso. Aveva mille
piccole attenzioni, come lasciarle pronto il caffè, al risveglio, insieme a un
cioccolatino o a un fiore. John però era anche un truffatore. Aveva fatto
comprare azioni della Lemon Brothers a
tutto il suo pacchetto clienti, per tentare un grosso colpo insieme a
un amico suo, italiano, che si eclissò all'ultimo. Saltò per aria per questa
cosa.
“Così venni a
sapere alcuni retroscena e che quel crack era stato preparato (così come il default greco di questi giorni?). John lo
sapeva da tempo, ma
sperava di tirarne fuori un malloppo imbrogliando un bel po’ di
persone. Dovette invece fuggirsene da qualche parte, inseguito dai creditori”.
Maestà, non c'è pane. E allora dategli le brioches 
Tonino ricorda
quando venne al bar sotto casa, a
pagargli in anticipo la colazione per una settimana per due
inquilini che
le piacevano tanto. Gianni e Valeria.
“Erano
il figlio di un portiere della zona insieme
alla
sua
ragazza di Cosenza. Si erano conosciuti chattando in Internet e lui
aveva finito col trasferirsi. I genitori ne soffrivano molto. Per
Natale, li avevano
invitati ma,
vivendo in un appartamento con un’unica stanza, avevano bisogno di un
posto dove
accomodarli. Lei
non voleva soldi, ma dovette cedere almeno su un regalo perchè si trovò davanti
un padre che ne
faceva una
questione di principio: voleva sentirsi in grado di pagarsi la
possibilità di
avere accanto suo figlio per alcuni giorni. Cercò di fargli intendere
che non sono i soldi a qualificarti, ma non ci fu verso di
convincerlo. Allora venne giù, e si raccomandò che le brioches fossero
le migliori che avessi mai preparato. La rassicurai e scherzammo un po’
sulla rivoluzione francese. Le dissi che il
centralismo
burocratico si affermò proprio con la rivoluzione della borghesia. Era
d’accordo. Mi parlò della Comune e di Bakunin sulle barricate di
Dresda, a metà
dell’800. Io volevo saperne di più, lei mi regalò un libro: “Il pranzo
di
Babette” e mi disse: “Il di più sta qui dentro”. ”
O si è un'opera d'arte o la si indossa (Oscar Wilde)
   Fu poi la volta di Aldo,
un pittore
tanto bravo da non riuscire a vendere neanche un quadro. Era un
artista, aveva
abbandonato una famiglia “bene” di Roma perché non poteva accettare
quel modo
di pensare stantio. E la famiglia non accettava il suo mondo di poesia
e sogni. Non lo
capiva. Si sentiva un essere umano libero in un mondo di prigionieri.
Si poteva discorrere per ore di un disegno, di una crepa nel
muro o di una foto trovata accanto a un cassonetto. Di una nuvola. Di
artisti che erano diventati famosi dopo un lungo periodo di
incomprensioni. E di Boetti, che il top lo raggiunse veramente soltanto quando potè
doppiarsi in due persone. A lei però piacevano soprattutto i
lavori che Alighiero faceva realizzare in Afghanistan, con quelle
parole dentro. Se ne era venduto uno - con dedica - per pagare la
bolletta della luce, in anni lontani ed altrettanto poveri. Cose che capitano. “Solo i borghesi si ricordano dei soldi che hanno perso, per questo o quel motivo, perchè non hanno altro”. Giusto. Le scrisse un sms, tempo dopo: “A
volte stellate mi vieni dentro l'anima e la mente bella quasi come
quella del Grande Creatore...e provo stima e grande riconoscenza per
l'ospitalità che ho ricevuto presso di te e la tua casa bella. Grazie
ancora. Spero di riicontrarti presto. Ciao, da pictore”.
Aldo comunque non fu l'unico "inquilino" che ebbe
l'impressione di avere ricevuto lì qualcosa di prezioso, ma non è
possibile trascrivere tutte le e-mails e nemmeno il dispiacere di tanti
nell'andar via.
“Sì, io me lo ricordo, Aldo. Uscivano
insieme, ogni tanto. Una
volta vennero qui, al campo, e parlammo a lungo. Noi Rom, per i Rumeni,
siamo come i paria nel sistema castale dell'India. E dobbiamo
sempre difenderci da tutti. Erano d’accordo
con me, che sono anziana e vedo i miei figli desiderare di integrarsi
in una
società che non ci appartiene e staccarsi ogni giorno di più dalla
nostra storia per entrare in una cultura che ci è estranea. Fui contenta
di parlare con loro, erano dei gagé,
ma non sembrava
proprio. Lei l'ho rivista tantissime altre volte e ci ha aiutato tanto.
Ci ha fatto anche un favore molto grande che l'ha resa nostra sorella”.
Messico e nuvole
 “Io sono entrato in quella casa fantastica soltanto qualche mese fa. E, “fantastica”,
lo dico veramente. Guardavi, da
dietro un vetro, la sorpresina di un ovetto di cioccolata che le era
cara molto, molto di più del tallero d'argento su cui posava.
La prima copia del Cristo si è fermato ad Eboli, con dedica di Carlo Levi. Le foto che ritraevano,
su quello stesso divano dove m'ero seduto io, il mondo che passava.
Ricordo le tantissime immagini di Alice, sorridente a ogni
angolo, incisa anche sullo stipite di una porta - l'unica che ci
fosse - dove, per anni, le era stata controllata l'altezza utilizzando
una cartolina. In quella camera, dove era stato cambiato il minimo possibile, c’era Ramon.
Vent'anni. Una foto di Alda Merini sopra la testata del letto. Il
sogno dell'Africa, di aiutare i bambini di un continente devastato,
piegato in quattro in un ritaglio di giornale custodito con cura dentro un libro.
Tenero, poetico, incasinato. Non si può non volergli bene. Oltre a parlarle delle
problematiche legate ad un'identità di genere non ancora stabilita,
raccontava i dettagli di come funziona
il muro della morte messicano e di quanti ne muoiano, ogni anno, per
cercare di oltrepassarlo. Di come sia stato rinforzato ed ampliato,
proprio recentemente. Ramon
studia letteratura italiana all’Università Americana, ma non è uno yankee.
Abita in California, ma la sua famiglia è
messicana e lui è di pelle scura. Seconda generazione di immigrati. I suoi devono lavorare duro per vivere. Lavori
semplici, prima curavano le piante e i giardini, ora c'è crisi e il padre è diventato muratore.
Odiano la riforma sanitaria di Obama perchè, a differenza di prima, le
farmacie non ti vendono più le medicine, se non hai l'assicurazione
obbligatoria, e
devi essere in regola per averla. Un’altra
cosa gli preme sopra il cuore. Gli
Stati
Uniti “prestano” 40.000 dollari all'anno per chi decide di
intraprendere gli studi
superiori
in un paese straniero e, quando hai finito e ti danno la graduation, te
li richiedono
indietro. Hai
6 mesi di tempo per cominciare a restituirli, co un aggravio da strozzo, a
tremila dollari
al mese. Devi allora trovarti un lavoro molto ben remunerato. I suoi
compagni di Università sono tutti ricchi, figli di diplomatici, di
questo o quello. Problemi non ne hanno. Lui, invece, è il primo nella
storia della sua famiglia ad avere scelto di studiare. Si troverà nei
guai”.
“Se
non
riesci a restituire la prima quota dopo sei mesi, te ne
concedono altri sei per iniziare a pagare. Ma, se non riesci
ancora, o
se
paghi una volta e poi salti un mese, ti obbligano ad andare in
Afghanistan. O
in Iraq. Decidono loro. Altri messicani o immigrati negli Stati Uniti li
adescano
direttamente per strada allettandoli con la promessa della cittadinanza
o di un lavoro
futuro, dopo
e secondo quanti hai massacrato per loro. Sempre se torni vivo”.
 (Alighiero e Boetti, 16.12.'40 - 24.4.'94)
Solo una nota
“Tra
secessionisti, proletari, truffatori, artisti e tanti altri
che non sono citati, compresi quelli - quasi tutti - che se ne
innamorarono
senza alcuna fortuna e quelli che - tutti - furono coinvolti in differenti
modi nelle vicende dell'Associazione, non ce ne fu uno, tra gli inquilini, che, a
parte me che sono stato dichiarato infermo di mente, riuscì a
comprendere quanto tenesse l'Anima con i denti. Capita che la tua
leggenda ti superi e di non essere visti nella propria realtà. E' un pò
come quando l'aggettivo qualificativo precede il nome proprio.
L'aggettivo può anche essere gratificante, ma... ... ...” Michele (al momento poco disponibile a relazionarsi col mondo). http://www.youtube.com/watch?v=-uGGLOyEWjg
Lo
so, mi sono lasciata prendere la mano, parlando di tante cose. Pubblichiamo lo stesso. Bea La casa è in vendita (come quella in campagna). Chi fosse interessato, può scrivere a: osteriacalcutta@libero.it
***********************
Riprendiamo
una nostra usanza. Vi diamo un titolo e pubblicheremo una risposta, non
necessariamente la più logica, ma quella che ci senbrerà offrire a
tutti stimoli più creativi.Riceviamo e pubblichiamo:Esiste un rapporto tra crisi greca e influenza suina? di Laura Tagli

Secondo me, sì. Innanzitutto c’è la scontata, banale considerazione che i paesi dell’UE con le
economie più disastrate sono definiti con l’acronimo dispregiativo PIGS – maiali - (o
PIIGS, comprendendo anche l’Italia), dai giornali economici soprattutto
inglesi. Entrambe (influenza suina e crisi greca) sono state fabbricate
dagli stessi che producevano l’antibiotico. Nel caso dell’influenza suina
non ci sono stati caduti, a parte qualche vecchietto inciampato in
strada
mentre correva terrorizzato dal medico della mutua – e che comunque va
messo in
conto -, perché quell’infezione non esisteva proprio e nessuno è stato
contagiato. Abbiamo visto in televisione messicani che, a
pagamento,
si mettevano un fazzoletto sopra la bocca, o una mascherina
appositamente
fornita, giusto il tempo di passare alla svelta e dietro compenso
davanti alle
telecamere della BBC e di altre reti internazionali (sistema mille
volte
sperimentato, ad esempio nell’Afghanistan “liberato” dove le donne
sollevavano il velo integrale davanti alle telecamere e se lo
rimettevano dopo
il passaggio). Dalla “suina” si sono ricavati: qualche po’ di dieci
centesimi di
pesos a città del Messico, persone spaventate a morte nel mondo e un
cumulo di
profitti per la Sanofi Aventis (e derivate), la casa farmaceutica che aveva già prodotto il
vaccino. 
Nella crisi greca, dove il default esiste, abbiamo visto un parlamento assediato, scontri, persone
carbonizzate ad Atene e altre che
moriranno per indigenza, (condizione che provoca, tra l’altro, anche
l’impossibilità di curarsi). E c’è il problema-contagio. Dicono che, se
gli antibiotici non fossero stati distribuiti da FMI e UE, i paesi dell’euro,
primi quelli con le economie messe peggio, e cioè i PIIGS: Spagna, Portogallo, Irlanda e l’Italia - che ha
il più alto rapporto tra debito pubblico e PIL, superiore a quello della
Grecia -, che campano alla giornata con
mezzucci inventati là per là, avrebbero avuto tali ripercussioni
finanziarie da
sprofondare anche loro nel baratro del fallimento. Il contagio avrebbe
finito col coinvolgere tutte le economie d’Europa. A leggere i
bugiardini
dei farmaci previsti dal piano sanitario antibiotico di FMI e UE per
ottenere
un prestito di miliardi di euro in 3 anni, le controindicazioni della
cura
chiesta alla Grecia dai grandi predatori finanziari, appaiono però, alle
masse popolari, proprio “contro la vita” e molto peggiori del default. Quando il ministro delle finanze
greco George Papaconstantinou ha spiegato loro che i salari pubblici sarebbero
stati ridotti del 20%, ci sarebbero stati aumento della flessibilità per i
privati, riduzioni di indennità di licenziamento e più libertà di licenziare,
pensioni ritoccate al ribasso e aumento dell’IVA e delle imposte sui
carburanti con conseguente aumento dei prezzi (oltre ai soliti tagli alla spesa
pubblica e all’inasprimento fiscale), si sono visti volare metaforici talari con
l’allacciatura alta perchè le condizioni per l’aiuto sono tali che non di aiuto
si tratta, ma di vera e propria acquisizione della Grecia da parte di altri
paesi, che, se non accade nulla…ne
decideranno da ora in poi i destini finanziari e non solo. Sorge
spontanea allora questa domanda: chi ha provocato la crisi del debito
greco, e perchè? Intanto, per
sanare il deficit del 2010,
alla Grecia sarebbero bastati 25 miliardi di euro, fatti lievitare a 750
dall’UE e 250 dal FMI perché chi si vuole salvare realmente sono le banche e
i grandi istituti di credito. “Se il
mondo fosse una banca lo avrebbero
già salvato”, diceva Hugo Chavez, al vertice climatico di Copenhagen del dicembre 2009.
Sono corsi tutti. Solo che, lo si sa, è sempre l’ultimo che paga
il conto. Cioè, gli ultimi (in tutti i paesi dell'EU, perchè, dove e come li troveranno tutti quei miliardi?). Come nel caso della suina, dove si doveva “salvare” case
farmaceutiche con medicinali invenduti in scadenza, sempre le masse popolari
della Grecia e d’Europa dovranno “salvare” i politici e i predatori della
grande finanza dai loro stessi imbrogli e speculazioni sovvenzionando banche ed
assicurazioni europee (sono in gioco enormi interessi: solo le banche e
assicurazioni francesi e tedesche sono esposte per 78 miliardi di euro con il
governo greco). UE e FMI dichiarano di essere riusciti ad impedire il crollo
dell’euro. Ma questo crollo sarebbe proprio così grave? O è stata un’ennesima
folle mossa del grande capitale internazionale? Curarsi da sé, annullare il
debito, uscire dall’Eurozona e riconquistare la sovranità monetaria sarebbe
tanto disastroso? Come dire: quando fecero quel casino a Parma, dovevamo per forza bere tè all’inglese? Non lo credo, anche se, per curarsi da sè, occorre un cambiamento radicale
a livello del governo greco - e non solo, perché alla Grecia, seguiranno comunque
i default di altri stati PIIGS dichiarati insolventi -. La crisi del debito del
governo greco non esiste da oggi, ma è stata fatta scoppiare ora per coprire il fallimento dell’intero sistema economico e
finanziario capitalistico (Inghilterra e Usa, devono rifinanziare un debito di
svariate centina di miliardi, il più grave al mondo), che, arrivato al
capolinea, cerca di salvare sè stesso con la folle, disperata e inutile ostinazione a decimare, sterminare, golpizzare, o imporre angherie ad
altri popoli. Gli stati cercano di scaricare uno sull’altro gli effetti di una
crisi finanziaria e politica per accaparrarsi le ultime risorse e far entrare
paesi nella loro orbita di influenza da maiali. Condannando allo sterminio e a
nuove forme di schiavitù e dipendenza popoli e paesi. Va cambiato il sistema
alla radice, sostituendo all’economia capitalistica un sistema basato su
autogestione e partecipazione comune. Tra quelli che pensano che, poi,
dovranno fare l’antidoping ai mercati e quelli che vogliono l’Europa forte,
costi quel che costi (tanto non costa a loro), mia nonna mi ha sempre ripetuto che i soldi,
ammesso che qualcuno abbia 10 euro da risparmiare all’anno, vanno cuciti dentro
il materasso. Insomma: se oggi cercano abbattere il valore
dell’euro e attaccano l’Europa per tentare di preservare l’egemonia di un $
che non sarà più valuta di riferimento mondiale, non sarà il caso di restarne
fuori? La solita agenzia di ratti Standard & Poor's, ha innescato
la crisi declassando a bond spazzatura i titoli di credito emessi dallo Stato
greco, portoghese e spagnolo. E si sono mosse le solite lobbyes finanziarie di
Wall Street, quelle delle operazioni speculative a cuore aperto come George
Soros Soros Fund, John Paulson Paulson & Co, Steven Cohen
Sac, David Einhorn Greenlight, Donald Morgan Brigade
e Andy Monness Monness Crespi Hardt & Co. Tornano i nomi
della Goldman Sachs, della JP Morgan Chase e della McGraw-Hill,
oltre alla Commissione Trilaterale e al Bilderberg Group, già riunitisi a
maggio a Manhattan e che si incontreranno ancora ai primi di giugno. Ma è un
caso di accanimento terapeutico. Alla fine, a differenza della suina, il malato
muore comunque (sempre che ci si dia da fare). **************
Napoli domanda. Roma risponde: Qui sembra che tutto il mondo sia
diventato una banca.
Esco per strada e vado a prendermi una sfogliatella. Lì
dove c’era stato da sempre – almeno da vent’anni – un rivenditore di
auto, c’è
il Banco di Napoli, che quello è normale, ma la signora si è dovuta
restringere per fare largo alla filiale che aveva bisogno di più posto.
Evvabbuò. Rita, le santarosa, le mette sopra un banchetto, ma sono
buone lo stesso
e costano molto meno che quelle di via Roma, che lì c’è lo struscio
alto. Dovrei
andare a faticare, ma non mi va e così giro un pò per questa città così
bella
che non la vedo quasi mai durante il giorno. Arrivo all’angolo e mi
trovo che, proprio dove pascolavo la creatura, non c’è più il parco
giochi, ma la
Deutshe Bank SpA e, di fronte, dove ci stava la libreria, ci hanno
piazzato la Cassa
di Risparmio di Parma e Piacenza, che poi cosa c’entreranno mai Parma e
Piacenza qui, ancora non l’ho capito (vorranno rifare i ducati e
sostituirli agli
euro?). Vado al mercato e non capisco nemmeno perché, tra le bancarelle
di
frutta e verdura, adesso spicca, nuova di zecca, l’Unicredit. Evvabbuò
che c’è
la crisi dei mercati, ma che, devo farmi fare un prestito per due
patate? Poi,
tanto non me lo fanno perché non tengo niente e sto al nero. Esco,
insieme alle
due patate. Un ragazzo mi chiede dove si trovi il ciabattino che ripara
le
scarpe. Facile, lo vedo già da qui: tra la Cassa di Risparmio di
Ferrara e la Barclays
Bank. In meno di 500 metri si fanno concorrenza e pubblicità la: Che
banca!
SpA. e la Meliorbanca SpA, che prima stava soltanto a via dei Mille; la solita BNP, un altro Banco di Napoli, il
Credito Italiano e la Barclays Bank, oltre a un’ennesima Cassa di Risparmio di
Parma e Piacenza. Comincio a sentirmi veramente assediata e, quando l’impiegato
dell’Unicredit che adesso sta al Credito Emiliano, che ha occupato il basso di
Nazareno, mi riconosce e mi saluta – ci facevo le pulizie, tempo fa -, mi sale
su un senso di oppressione. Questa città sta subendo un mutamento genetico e si
sta trasformando in una banca. Mi sento come un impiegato giapponese che vive
in una cuccetta incorporata nel suo ufficio cambi. Da voi, succede lo stesso?
Lucia
Sì, Lucia. Succede
la stessa cosa anche qui.
Pensa che, sotto casa mia, c’era un giardino incolto
dove tutto il quartiere prendeva le albicocche e i fichi, perché era
uno dei
pochi campi non recintati di questa zona. I ragazzini si arrampicavano
sugli
alberi per afferrare i frutti e le mamme stavano sotto, golose e
allegre, con
la busta di plastica. Da due anni lo hanno devastato. Hanno cementato
tutto. Al
posto degli alberi hanno piazzato i bancomat e, proprio nella piccola
area
centrale, il Credito Cooperativo di Roma promette di trovare
soluzioni
adeguate a ogni necessità, ma, in modo identico a tutti gli altri
istituti di
credito, presta soldi soltanto a chi ce li ha già. Lavora con la BCE,
capirai…E’
solo un esempio, ma sono costretta a vedermelo dalle finestre tutte le
mattine. Poi, se devo dare
un’indicazione per un qualunque luogo, per farmi capire mi chiedono di
fornirgli l’itinerario di banca in banca. Tipo: “Qui ci troviamo
accanto alla Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, fai
dieci passi e gira all’angolo della Deutsche,
poi fanne altri dieci e mezzo, traversa la strada dove c’è la BNL, lì imbocca la
traversa di fronte e ti trovi subito la Banca Popolare di Milano, la oltrepassi
e, nel punto esatto dove c’è il Credito Cooperativo - tra
la Fideuram e il Banco di Roma -, c’è un vicolo. Lo imbocchi. In
fondo intravedi il
Monte dei Paschi ma, prima di arrivarci ci sono un’altra Deutsche e la
Banca
del Fucino. In mezzo c’è la posta, dove i pensionati fanno la fila.
Accanto, se
esiste ancora, c’è l'armeria dove si riforniscono le guardie giurate e
i cacciatori di ventura. Occhio, che se ti vedono ti fanno il tiro al
bersaglio”. Lucia, almeno
voi avete ‘o mare!!! Laura
************* da non perdere:
Domenica 30 maggio Corso di Socioanalisi narrativa
Presso L’Associazione culturale Horti Lamiani in via
Giolitti 163, Roma
Il compito formativo di questo corso di
Analisi istituzionale e Socioanalisi narrativa è quello di fornire ai
partecipanti alcune chiavi per “entrare” nell’esperienza dei loro vissuti
istituzionali quotidiani e visitarla in gruppo e con distacco. Scopo
dell’analisi istituzionale è in breve, quello di liberare la parola sociale, e
di fare emergere ciò che resta nascosto dentro una istituzione: la
“sofferenza” prodotta nel corso del lavoro, le dinamiche autoritarie, i codici
non scritti e però vincolanti, gli obblighi di obbedienza, le pressioni sul
gruppo e la pressione del gruppo sulle persone singole. Per realizzare
questo compito formativo il corso si soffermerà su alcuni dispositivi
essenziali dell’analisi istituzionale e della socioanalisi narrativa:
1. L’istituzione e le sue dinamiche relazionali: La pressione di gruppo nelle dinamiche relazionali. Il
potere dell’autorità. Illustrazione dell’esperimento di Milgram sull’obbedienza
all’autorità. 2.
Gli operatori relazionali dei processi istituzionali: I dispositivi. La forza
dei dispositivi. Illustrazione dell’esperimento carcerario di Stanford.
3. Istituzione e narrazione:
La narrazione che l’istituzione fa di sé stessa.
I dispositivi contronarrativi che l’istituzione mette in campo per
neutralizzare, scoraggiare e condizionare altre narrazioni al suo interno. Le narrazioni altre dei diversi attori istituzionali.
4.
Narrazione di gruppo e riflessione sulla narrazione: Le
storie come analizzatori sociali. Dalle storie narrate all’identificazione dei
dispositivi. Illustrazione dell’esperienza socioanalitica 5.
La socioanalisi come pratica sociale di gruppo perennemente incompiuta e
aperta. Le
restituzioni scritte come narrazioni per altri delle pratiche sociali che si
stanno svolgendo. Il
diario come narrazione per sé della propria pratica sociale. Il
corso della durata di 6 ore sarà svolto da Renato Curcio e Nicola Valentino. Orario:
10-13; 14-17.
Il
costo per l’iscrizione al corso è di euro 30 Promuovono
e organizzano l’iniziativa Antonino Aprea e Roberto Mander.
*************
Riceviamo e pubblichiamo (ma, con Infopal non abbiamo reciprocità di visione): NON CI RESTA CHE RIDERE…
(Editoriale Infopal, scritto il 2010-05-06 in News)
E’ vero, avete ragione. E noi
abbiamo torto. Anzi, è Israele che ha ragione, sempre e comunque. Ha talmente
ragione, qualsiasi cosa faccia, che ci vergogniamo profondamente per aver dato
voce alla “parte sbagliata”, i palestinesi. Ma che vorranno mai questi
palestinesi? Perché non se ne vanno tutti? Davvero, non riusciamo a capire
perché non lo facciano, da un secolo! O, addirittura, non si suicidino in
massa. E soprattutto, dopo un serio esame di coscienza, non riusciamo a
spiegarci perché, in questi anni, non ci siamo mai resi conto di aver
sbagliato. 
In effetti eravamo sotto l’effetto di un terribile pregiudizio:
l’antisemitismo. Siamo completamente d’accordo con tutte le conclusioni della
Commissione sull’antisemitismo (*) presieduta da Fiamma Nirenstein.
Bisogna al più presto chiudere, censurare, oscurare tutto, perché è davvero
scandaloso che ancora vi sia chi propaga falsità di ogni tipo su Israele. Ma
noi vogliamo redimerci, se ci concederete questa grazia. “Israele siamo noi”,
ha scritto qualcuno, e noi siamo d’accordo. Allora vogliamo contare anche noi
dentro Israele e dare il nostro contributo al trionfo di questo gioiello
dell’umanità. Vorremmo consigliare ai suoi dirigenti di non ammazzare solo 1.500
palestinesi in un mese, ma di fare piazza pulita con un’atomica; di non tenerli
sotto embargo da anni, perché comunque ancora vivono, che diamine!; di
ammazzarli direttamente ai checkpoint anziché tenerceli ore ad aspettare una
cura in ospedale. Si fa prima e costa meno. I giornali e le tv, poi, e non
parliamo di internet, sono pieni di propaganda antisemita. Secondo il nostro
modesto parere, se davvero vogliamo riformare lo statuto dell’Ordine dei
Giornalisti, esso andrebbe rivisto nel senso che può essere giornalista solo
chi dà prova di assoluta fedeltà a Israele. Sarebbe meglio che potessero
lavorare solo i sionisti, almeno come direttori e capiservizio, ma siccome
questo potrebbe far insorgere qualche malumore negli altri, diciamo che per
costoro proponiamo mansioni di minor prestigio, come svuotare il posacenere,
perché non è giusto che la gavetta, per chi sta con Israele, comprenda anche
queste umiliazioni. Agli altri, la disoccupazione a vita: il giusto premio per
chi racconta solo falsità e diffonde antisemitismo, il crimine più abietto
sulla faccia della terra. Non si capisce bene, infatti, perché mai un
giornalista professionale dovrebbe far circolare foto e filmati in cui esperti
truffatori quali sono i palestinesi prima sradicano, camuffati da israeliani,
piante d’olivo dell’Ikea; demoliscono case di polistirolo; inscenano film
dell’orrore con sangue a fiotti ed altri trucchi hollywoodiani; si tuffano a
terra appena vedono una telecamera fingendo di essere morti; addirittura ci
sono palestinesi camuffati da cecchini israeliani che sparano contro i
funerali! Bene, tutto questo campionario di falsità viene poi mandato in giro
per il mondo da cosiddetti corrispondenti, presentandolo come un “crimine
israeliano”… 
Così, colmo dell’intollerabile, c’è chi come noi dà spago a queste
mistificazioni presentandole come vere! Lo ammettiamo: tutte le foto pubblicate
sono palesemente false ed il frutto di fotoritocco e/o di mistificazione.
Dovremo al più presto rimuoverle e sostituirle con altre autentiche, che mostrano
i palestinesi felici nelle loro case nuove, senza un graffio e tutti in
allegria vivi e vegeti, a festeggiare di vivere sotto l’amministrazione civile
e/o militare israeliana. 
Sì, dopo aver ascoltato gli interventi tenuti presso
la suddetta Commissione, non siamo più gli stessi. Abbiamo per anni spacciato
per prigionieri quelli che, invece, sono ospitati in centri di villeggiatura
israeliani forniti di tutti i comfort. Solo il nostro odio e il pregiudizio ci
hanno fatto credere alle falsità di associazioni sui diritti dei detenuti
palestinesi che non sopportano l’idea che dei loro connazionali si trovino più
che bene nei villaggi-vacanze gestiti da Israele. E poi finiamola con questa
solfa degli espropri! Li abbiamo nascosti ai nostri lettori, ma abbiamo i
documenti che provano il diritto di proprietà sull’intera Gerusalemme (che quei
fanatici di palestinesi chiamano al-Quds) sin dall’epoca del grande Regno
biblico d’Israele. Non riusciamo infatti a darci pace al pensiero che ancora,
nel terzo millennio, vi sia chi mette in dubbio la solare verità delle
affermazioni sioniste, specialmente da quando gli stessi archeologi israeliani
hanno restituito alla luce città intere, con i relativi reperti, del
meraviglioso Regno di David e Salomone. Che dire, poi, di quell’antisemita di
Tutankhamon, dalla cui tomba uscirono documenti che asserivano il contrario?
Maledizione colse chi l’aprì e analoga maledizione colga gli antisemiti di
ieri, oggi e domani! Da quando ci siamo ravveduti non sappiamo più come gestire
il senso di colpa. Faremo mai abbastanza per sdebitarci? Tra l’altro, non ci
diamo pace per il povero ragazzino israeliano tra le grinfie dei fanatici,
tolto dall’affetto dei suoi cari mentre giocava a guardie e ladri. Cittadinanza
onoraria di Roma solo a lui? Non siamo d’accordo: la si deve estendere anche a
tutti i suoi parenti, poi si penserà anche ai suoi amici e, infine, a tutti i
cittadini israeliani, che sono senz’altro i più degni di essere cittadini
onorari di qualsiasi città del mondo essi desiderino. Noi, intanto, se ci è
concesso, verificata la sincerità del nostro ravvedimento, chiederemmo la
cittadinanza di Gilo, una bellissima cittadina israeliana abitata da persone
fantastiche con le quali vorremmo condividere la nostra nuova vita di amici di Israele,
o meglio di israeliani, sempre che ci sia concessa l’unica nazionalità che a
questo punto c’interessa e che, a quanto pare, conta tra le nazioni. Lo
sappiamo, le nostre scuse non saranno mai sufficienti a mondare l’onta
commessa. 
Il peggior crimine sulla faccia della terra è senz’altro
l’antisemitismo-antisionismo (è vero, sono proprio la stessa cosa, non ce
n'eravamo accorti!), in particolare quello dei palestinesi e di chi continua a
dar loro credito, perché offende il Padreterno e la sua prima e diretta
espressione: gli israeliani, con il resto degli uomini, compresi gli italiani,
a far da comparsa. A questi ultimi, che magari persistono nell’errore nel quale
noialtri siamo incorsi prima di vedere la luce, vogliamo rivolgere queste
parole: smettetela di prendervela per il lavoro che non c’è o è mal pagato;
piantatela di lamentarvi se farvi una casa o una famiglia è un miraggio; non
imprecate contro la “casta” al servizio d’interessi non italiani da cui vi
sentite oppressi. Dovete preoccuparvi solo di una cosa: lottare contro
l’antisemitismo-antisionismo. Poi tutto si sistemerà. E una volta scomparso
l’antisemitismo-antisionismo, allora sì che le vostre vite cambieranno, com’è
cambiata la nostra da quando ci siamo resi conto d’aver sbagliato. Guardate
come sono felici i palestinesi in quei villaggi vacanze e capirete che non ha
senso perseverare nell’errore: fate come loro e come noi, redimetevi!(*)

******** Purtroppo, però: Mentre da un lato cresce davvero l'antisemitismo e aumentano i negazionisti (tremendo: odio, insulti, falsità), dall'altro, i ripetuti allarmi del Centro di documentazione ebraica lanciati ovunque da Fiamma Nirenstein, presidente della Commissione
sull'antisemitismo ("Come
ai tempi del nazismo. Contro gli ebrei escalation di violenze") non aiutabo a fare chiarezza. Ma chi è Fiamma Nirenstein? Da questi papocchi non si esce facilmente.
Non fa
ridere per niente. E' grave. Non basta probabilmente neanche ripetere in
continuazione che una cosa è lo stato sionista assassino di Israele e un'altra
è il singolo individuo che si trova, per casualità o destino, a nascere in un paese, all'interno di una
certa cultura e di una religione. Non basta neanche il crescente numero di
ebrei che, nello stato occupante di Israele, si dissociano pubblicamente dai
crimini di un governo sotto il quale si trovano a vivere. Neanche se
hanno nomi famosi. Ma perché non basta? E’ una lunga storia, con motivi
molteplici e intrecciati tra loro. Ci sono in gioco interessi di varii stati,
compresa l’Italia. E c’è
un’opposizione frammentata in tanti
gruppi differenti tra loro, dotati di punti di vista non convergenti. Ultimo, ma non ultimo, c’è il fatto che le
assolutamente giuste rivendicazioni a favore degli arabi e della Palestina sono da tempo
inquinate da vecchi arnesi neonazisti. Discutereste voi con Marco Hussein Morelli...la
questione palestinese col forum Palestina...? Penso proprio di no. In
un immaginario inflazionato da un bombardamento di informazioni su
questioni
disparate, da posizioni contrastanti anche all’interno della
stessa visione generale, unicamente la verità urla e diventa impossibile non ascoltare. Forse qualcuno veramente immagina che si potrà liberarsi dopo
di tutti gli infiltrati. Auguri. http://www.youtube.com/watch?v=fQyGBinRB04&feature=related Noi non lo pensiamo affatto; la storia, collettiva
e personale, insegna. Una sola volta abbiamo creduto, in passato, qualcosa di simile
riguardo ad una persona, ritenendola in buona fede, toppando alla grandissima. (Ma capiterà ancora, sicuramente). Il percorso conta tanto quanto la mèta. Anzi, la definisce proprio. La
storia di chi, per tutta la vita, ha combattuto contro le
ingiustizie è comunque una storia d'amore verso l'umanità, o
meglio, verso quella parte di umanità che subisce da sempre tutto e di
più. Ma, a differenza degli indignati etici, che possono permettersi i
compromessi, il genere d'amore di cui sto parlando, nasce solo dal
fatto che, con certe persone, ci si sta bene, e di altre non si riesce
a sopportare la vicinanza. Ancora una volta (ascoltate “in grande”). http://www.youtube.com/watch?v=5KwmV9KhJ7o Ma neanche Hamas corrisponde al nostro sentire. La
storia dei movimenti di popolo è piena di contraddizioni? In parte è
vero. Cerchiamo di non aggiungerne, anzi, di liberarcene proprio - così
come delle ambiguità -, perchè, dalle contraddizioni, non nasce mai
nulla di buono. ************Chiarezza, chiarezza...mi punge vaghezza di te...
A proposito di contraddizioni. Il
circolo di cultura omosessuale
Mario Mieli, da un pò, sta organizzando gite turistiche per Roma,
ispirate ai quattro elementi della natura. Bene; una cosa interessante.
Questa domenica, però, ne farà
una alla sinagoga, con annessa discussione sullo questione dello stato
di Israele. Imma
Battaglia, storica sostenitrice dei diritti dei gay e delle lesbiche, ha difeso
pubblicamente la Polverini dall“attacco” subito in piazza San
Giovanni, in occasione del 25 aprile. Lo trovate anche sul suo web: http://www.digayproject.it/Archivio-notizie/25_aprile.php?c=3199&m=15&l=it
Sconcertante è dire poco. Come se le persone sessualmente diverse dalla
maggioranza (si dice così?) non avessero fatto la stessa fine degli ebrei, dei comunisti, degli anarchici etc. etc. etc., al
tempo dei campi di sterminio nazisti. 
Chiunque
tra voi sia capace di riconoscere, in questa immagine, il comunista, l'anarchico, lo
zingaro, il disabile fisico o di mente, l'omosessuale, l'ebreo,
la prostituta, il senza fissa dimora, etc. ce lo scriva. Vince un viaggio con
soggiorno a Gaza per una settimana, in hotel a 5 stelle, con piscina e
sala hobby. Offriamo noi. (Il
concorso è valido, ovviamente, anche per il Mario Mieli e per il
digayproyect, che sono soliti comunicarci le loro iniziative).
************
I DIRITTI SI PAGANO CON LA VITA
Napoli, 13 maggio 2010 Mariarca
Terracciano muore, ricoverata in rianimazione, dopo 3 giorni di coma profondo e dopo
che i suoi colleghi hanno tentato l’impossibile per salvarla. Mariarca, infermiera all’ospedale San
Paolo di Napoli, aveva attuato una protesta estrema contro la decisione della Regione Campania di sospendere gli
stipendi ai dipendenti della Asl 1. Dal 30 aprile infatti,
pur continuando a prestare servizio in ospedale, aveva iniziato, oltre ad uno sciopero della fame, a farsi prelevare 150 ml di sangue al giorno,
mandando su youtube le immagini della siringa nel suo braccio per dare al suo gesto la massima risonanza possibile. Lo avrebbe fatto ogni giorno fino alla revoca della decisione. Aveva sospeso i prelievi dopo soli 3 giorni,
avendo ricevuto lo stipendio, prima che le avessero apparentemente arrecato danni all’organismo, Tuttavia, dopo essere svenuta in corsia lo
scorso 10 maggio, durante il suo lavoro in ospedale, Mariarca si è sentita male, è svenuta e poi è entrata in coma. La morte è stata prontamente attribuita ad “arresto cardiocircolatorio”, espressione che non significa
assolutamente nulla dal momento che a nessuna persona deceduta funzionano cuore
e sistema circolatorio. Il solito modo per dire: “Non si sa; le cause del
decesso non sono chiare” o per lavarsene le mani. Se ne lava le mani anche il
prof. Mario Santangelo, docente di chirurgia
generale, esperto in trapianti di organi e assessore regionale alla Sanità fino
alle ultime elezioni, escludendo che il prelievo di tale quantità di sangue
abbia potuto procurarle la morte e sottolineando che: “…occorre evitare
strumentalizzazioni e collegamenti azzardati”. I colleghi di Mariarca la vedono
in modo differente, ritenendo che i prelievi, insieme alla rabbia, all’ansia, allo stress
dei giorni precedenti, abbiano
contribuito a minare la salute di una donna coraggiosa, di 45 anni, madre di due figli di 10 e
4 anni. Per decisione del marito, i suoi
organi sono stati donati. Qualcuno ha scritto: “Mariarca ora è Napoli”.
E’ sempre stato così. Qui, i diritti, li paghi con la vita. E non soltanto qui. A febbraio 2010, solo per un esempio, un operaio di Bergamo di 35 anni è morto dopo meno di 24 ore di ricovero al Centro grandi ustionati di
Verona dove era arrivato già in fin di vita, con ustioni per oltre il 95% del corpo. Si era rovesciato addosso una tanica di benzina e si era dato fuoco, dopo aver perso il lavoro a causa del fallimento della ditta di Zingonia in cui era impiegato. Poi ne sono seguiti altri, moltissimi, tra quelli apparsi sui giornali e quelli sottaciuti. Di
lavoro si muore. Per mancanza di lavoro si muore. Per lavori non
tutelati si muore. Per l'alienazione indotta dal lavoro si muore. Morte
e lavoro sono, comunque, un binomio indissolubile. Nel caso di Mariarca, resta la domanda
più inquietante di tutte: “Come è stato possibile che un presidio ospedaliero
permettesse a una donna si arrivare svenarsi fino alla morte senza cercare di impedirglielo?”. “Lo stipendio è un diritto, ho lavorato e
pretendo i miei soldi. Può sembrare folle, ma voglio dimostrare che
stanno giocando sulla pelle e sul sangue di tutti. Vedere il sangue, che è vita, rende
evidenti le difficoltà nostre e degli ammalati”. Il video di Mariarca http://www.youtube.com/watch?v=vJaIaRmuwNI giorni fa il suo nome era apparsa sui giornali per
una suprema forma di protesta: per contestare la decisione della Regione
Campania di sospendere la corresponsione degli stipendi ai dipendenti della Asl
1, aveva cominciato a togliersi 150 ml di sangue al giorno, minacciando di
farlo ogni giorno finchè la decisione non fosse stata revocata. Sciopero che
era stato sospeso dopo soli tre giorni, prima che le fosse arrecato qualche
danno all'organismo.
Ma lo scorso 10 maggio, durante... (visualizza alt************
Eppur si muove... (chiudamo il web del sabato con una notizia non eclatante, ma certo un pò più ....)
Riceviamo e pubblichiamo: 14-05-2010 ROMA Contestati Sansonetti
e “Gli altri” Ieri sera, un nutrito gruppo di compagni e compagne hanno contestato a
Roma Sansonetti e il suo giornale: “Gli
altri”,
che avevano appoggiato la marcetta del Blocco Studentesco del 7 maggio
arrivando a promuovere una raccolta di firme in nome della “libertà di espressione” (!!!). La redazione de: “Gli
altri” - a questo punto, veramente “altro” da noi - era impegnata nei festeggiamenti per il suo primo anno di vita con un ospite veramente “d'onore”, nientemeno che la neo-governatrice
del Lazio Renata Polverini. La voce era trapelata e l'intenzione era quella di cogliere l'occasione per un plateale smascheramento e per chiedere a Sansonetti
e ai suoi cosa ci fosse da festeggiare, dopo un anno in cui -
coprendosi a sinistra con l'utilizzo strumentale di antifascisti e
militanti veri - a nessuno sono sfuggiti il trasformismo e
la comunanza, quando non complicità con i fascisti del Terzo
millennio. Festa rovinata. Polverini immediatamente in fuga. La
deputata del PD Paola Concia, già nota per la
sua visita a Casa Pound, ha intonato un patetico “Bella ciao” e una
serie di risibili provocazioni. La rabbia è aumentata e i sorrisi si
sono tramutati in vergogna. “Il re è nudo. Volevate ridere e festeggiare. Ma il
vostro brindisi è stato amaro. Sarà la nostra risata che vi seppellirà. E chi
brinda coi fascisti se strozza!”. Antifascisti e antifasciste di Roma
************diciotto maggio del duemiladieci
Avvertimento
Non portate nel cosmo i burloni, non ve lo consiglio.
Quattordici pianeti morti, qualche cometa, due stelle, e già durante il viaggio per la terza i burloni cambieranno d'umore.
Il cosmo è quel che è, ossia perfetto. E i burloni mai glielo perdoneranno.
Nulla li farà gioire: non il tempo - giacchè troppo eterno, non la bellezza - giacchè senza pecche, non la gravità - giacchè non si lascia volgere in scherzo. Tutti saranno ammirati, loro sbadiglieranno.
Sulla rotta per la quarta stella sarà peggio ancora. Sorrisi acidi, disturbi del sonno e di equiibrio, discorsi stupidi: che il corvo col formaggio nel becco, che le mosche sul ritratto di Sua Maestà o la scimmia nel bagno - bè, sì, quella era vita.
Limitati. Preferiscono il giovedì all'infinito. Primitivi. Preferiscono una nota stonata all'armona delle sfere. Stanno benissimo nelle fessure tra teoria e pratica, causa ed effetto, ma qui non è la Terra e tutto combacia.
Sul trentesimo pianeta (ineccepibile quanto a desolazione) rifiuteranno perfino di uscire dalle cabine, vuoi per un mal ditesta, vuoi perchè un dito duole.
Che imbarazzo e vergogna. Tutti quei soldi buttati nel cosmo.
Wistawa Szymborska
(da “La gioia di scrivere” Tutte le poesie (1945-2009) Ediz. Adelphi, 2009
************
18-19-20 Maggio 2010 MODI' (nome provvisorio) (PER VIVERE E RESISTERE A NAPOLI)
Incontro allargato sulle soluzioni creative organizzato da “ MODI'”, in collaborazione con l'Associazione di
Promozione Sociale RITMO, sede di Napoli. Partecipa Alba De Simone. Ingresso libero. Uscita libera (si spera). Non abbiamo altro sull'Honduras:(divergenze d'opinione a parte, qualcosa qui si può vedere). Il documentario merita di essere visto. Al tempo
stesso, però, se una persona, benchè avvertita prontamente, finisce a impelagarsi con comunitaristi (e affini), facciamo veramente strade
differenti. Anche
noi abbiamo preso per buone, una volta - molto tempo
fa - le menzogne di uno di loro, ma noi non eravamo sati messi
sull'avviso da nessuno. Non siamo nè statalisti nè patriottardi, siamo
felicemente anarchici e lasciamo ad altri le loro fiaccole sotto il
moggio.
Il ritorno del
Condor DOMENICA 23 MAGGIO, ORE 17 CENTRO
CULTURALE LAGHETTO
Viale Montefalcone 74 Laghetto di Montecompatri (Roma)
Dalla custodia del CD: "Documentario su Honduras e America Latina nella controffensiva
USA. Il racconto del colpo di stato effettuato in Honduras contro il presidente
progressista Manuel Zelaya dai militari agli ordini dell’oligarchia honduregna
e degli Stati Uniti. L’inizio di un’operazione Condor 2, con la quale
Washington si propone di rinnovare i nefasti dell’operazione Condor degli
anni’70 che installò Pinochet in Cile e altre sanguinarie dittature in America
Latina. Una controffensiva statunitense, con nuove basi militari in Colombia e
manovre di destabilizzazione in tutto il Cono Sud, per strappare ai governi e
movimenti progressisti e rivoluzionari quello che Washington considera il suo
“cortile di casa”. A questo disegno si oppongono con forza i grandi movimenti
del cambio latinoamericani che, dall’irriducibile resistenza di tutto un popolo
in Honduras, traggono nuova ispirazione e nuovo impulso".
************
Via Triboniano (storie di ordinaria violenza razzista)
Riceviamo e pubblichiamo:
Posto qui sotto un comunicato del Comitato
Antirazzista Milanese dopo i fatti di Via Triboniano e la giornata di scontri e
resistenza attiva che hanno portato avanti i rom del campo che le forze
dell’ordine volevano sgomberare. Non si sono fermati davanti a nessuno, hanno
pestato tutti quelli che si trovavano davanti e sapete quanti bimbi ci sono
dentro i campi rom delle nostre città: una bimba sembrerebbe esser rimasta
particolarmente ferita e aver riportato la frattura del braccio.
Balordi. Ma qui la fila di balordi è lunga, a partire dal Comune di Milano, che
...
************ Intercettato (fascisteria di giro): - Ciao, che fai al week end? - Cinema. E tu? - Faccio un partito...almeno un movimento... - Ah. E come lo chiami? - Non lo so ancora. Ci deve stare la parola "nuovo". - Ordine Nuovo? - O.N.? Troppo sputtanato. Ci vorrebbe qualcosa di più...di meno... alternativo/a... - N.O.? - Potrebbe andare. - Ne parliamo al week end. - Ma non andavi al cinema? - L'ho detto per sviare i sospetti. Io sono te, non te lo ricordi? - Anch'io volevo sviare i sospetti!!! ************ 
A ragione di una grande e davvero inaspettata partecipazione, è stato deciso di protrarre l'incontro allargato (PER VIVERE E RESISTERE A NAPOLI) fino a sabato sera. Da oggi, sarà offerta a tutti una lussuriosa cena preparata da "Alì e i quaranta babà". Il resoconto completo qui, tra qualche giorno. Gaetano, per "Modì". ************ Non essendo giustizialisti, non siamo, ovviamente, neanche auto-giustizialisti. Un essere vivente,
in catene, mai lo vorremmo vedere. Nè Fulvio Grimaldi, nè nessun altro. L’azione è simbolica, ma il problema dell’informazione è cosa seria. Per questo, e solo per questo, riceviamo e pubblichiamo:
DA LUNEDI 31 MAGGIO IN CATENE SOTTO LIBERAZIONE CONTRO LA “LEGGE
BAVAGLIO”: LIBERTA’ D’ESPRESSIONE. DAL 31 MAGGIO, ORE 11, IL GIORNALISTA FULVIO
GRIMALDI SI INCATENA SOTTO LA SEDE DI “LIBERAZIONE” , ROMA, VIALE DEL
POLICLINICO 131.
Precisiamo: La
pubbicazione di questa notizia ha fatto prendere a qualcuno i soliti
fischi per fiaschi (magari anche per troppi fiaschi, nel senso di
sconfitte o di bottiglie, fate un po' voi). Ancora, nonostante lo
sospettassimo, non potevamo sapere che Grimaldi sarebbe finito ad
impelagarsi con i rosso-bruni. E che sarebbe arrivato a perdersi sempre
più dietro i suoi miti gheddafiani. All'interno di un fritto misto che
proprio non ci piace. Se lo avessimo saputo, avremmo pubblicato la
foto ugualmente? Pensiamo di sì, perchè il diritto all'informazione
(che non esiste nei paesi che a lui piacciono) noi, invece, lo
riteniamo sacrosanto. Ci è costato il fatto che tentano di togliercelo,
che si sono appropriati della password della nostra posta elettronica e
che tentano di utilizzare anche i nostri contatti, stravolgendo le
e-mail, come ornai moltissimi sanno, e creandoci altre grane di vario
genere. Pazienza. Chi non vuole capire non capirà. Fortunatamente,
abbiamo la solidarietà e il rispetto di tantissimi. E tanto basta.
************  NAPOLI Si è gioiosamente concluso l'incontro di NAPOLI, protrattosi
ancora, fino a questa mattina. Molte cose sono state fatte, molte sono
state decise, molti programmi sono stati avviati nell'immediato. Sono un pò “stanchino” e rimando ancora di qualche giorno (pochi) tutti i resoconti. Nel frattempo, nella posta, è finalmente arrivata una e-mail di Paolo.
Kolkata, 26 maggio 2010(...) Sì, sto bene, ma non potevo
rispondere alle vostre e-mails perché, dove mi trovavo fino a pochi giorni fa,
non funzionava neppure il portatile. Ora sono a Calcutta. E’ questa città che non
sta bene. C’è una tensione nell’aria che non fa presagire nulla di buono. E un
numero di occidentali inquietante. Si muovono con la rozza disinvoltura che
contraddistingue i padroni del vapore. C’è anche un numero inconcepibile di
forze di polizia, certi quartieri sono tenuti sotto sorveglianza strettissima.
Non i soliti quartieri blindati, anche altri, ad
esempio la zona sud, dove ho incontrato compagni che non vedevo da tempo e
che hanno deciso di trasferirsi. Devo essere a Delhi domattina (poi torno in Bengala), vi
scriverò da casa di Deepak, che viene con me per raggiungere suo fratello e
manda un forte
saluto a Stefano. Vi allego alcune considerazioni, impressioni,
preoccupazioni. Pubblicate ciò che vi sembrerà più opportuno. (Speriamo bene). Un abbraccio singolo e particolare a ciascuno di voi. Paolo
IL GRANDE BLUFF
I naxaliti indiani e i maoisti
di Paolo De Cinque
 le radici dell'acqua (maggio '010) E' tutto in questo album. (cliccateci su) (altri contributi dalla home page, cliccando sul pulsante a sinistra: Notizie dall'India) *********
fine di maggio del duemiladieciUN TRANQUILLO VENERDI DI PAURASTRAGE DI STATO IN WEST BENGAL?
Chiedetelo al ministro delle ferrovie indiane Mamata Banerjee e a tutti gli intellettuali di “sinistra” che l'hanno votata, tanto per cominciare.
Bomba sui binari. Oltre 100 morti e 160 feriti gravi (foto da: http://www.adnkronos.com) ...E COSA STA ACCADENDO IN PAKISTAN?
Duplice attentato nella moschee di Lahore. Quasi cento morti
E
adesso immaginiamo tutti gli stupidi e i saccenti (spesso coincidono) a
spostare pedine sopra la scacchiera immaginaria che si sono costruita
per giocare alla guerra, alla geopolitca, all'io sono più furbo di te,
impegnati a cercare il bandolo della matassa in internet, nei dispacci
d'agenzia, tra le loro scartoffie e in un intreccio di telefonate e di
e-mails che non li porteranno da nessuna parte. Mi arrivano echi. “L'obiettivo vero sono i tribali?”. “Non sarà piuttosto la Cina, quella che ci si vuole coinvolgere?” E altre cose così. Tra un salotto virtuale e l'altro. Noi lasciamo la risposta a chi ci legge, vedremo cosa arriva.
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