osteria calcutta
                                                             
Questo web non costituisce testata giornalistica. E' aggiornato  in modo discontinuo e probabilistico. Soprattutto di notte e da molte e differenti persone. Ci assumiamo la responsabilita' dei suoi contenuti, non perche' concordiamo su tutto, ma perche' qualcuno deve pure assumersela. 
              
MAGGIO 2009
 
http://www.youtube.com/watch?v=CO_8JE7l1iM&feature=related
1° maggio 2009: Un ponte sopra un mare di guai
auguri di essere ciascuno il cambiamento che desidera vedere nel mondo

...sognare da soli e' solo un sogno
sognare insieme e' la realta' che comincia.

ad Alessandria, Andrea Gallo:
http://www.sanbenedetto.org/index.php?option=com_content&task=view&id=1067&Itemid=1


1° maggio 1947
La ginestra e' anche un fiore

http://www.youtube.com/watch?v=XIcv599AMBk

Portella della Ginestra. Una strage di Stato.
A maggio del 1947, mia madre si sposava in Santa Maria degli Angeli. Io non c’ero (sono nata moltissimi anni dopo, e per sbaglio). Un giorno, raccontandomi il proprio matrimonio, sottolineo’ che, in quello stesso maggio, si verificarono differenti massacri per ragioni non del tutto chiarite. Lei non comprese mai fino in fondo il perche’ del proprio errore. Neanche le motivazioni della strage di Portella sono state rese pubbliche. Ma, quelle, un po’ si comprendono.
Sicilia. Immediato dopoguerra. La conquista americana dell'isola e' avvenuta attraverso la mafia. Si muore di fame, la borsa nera permette di procurarsi un sacco di farina. Molti contrabbandieri sono diventati banditi.
Portella. Lo
calità in provincia di Palermo, nei pressi di Piana degli Albanesi (esattamente: nel pianoro a metà tra i comuni di Piana degli Albanesi, San Cipirello e San Giuseppe Jato).
1° maggio 1947. Circa 2000 lavoratori, in prevalenza contadini in lotta per l’occupazione delle terre incolte contro il latifondismo, si riuniscono nella vallata. Tornano a celebrare la festa dei lavoratori, abolita durante il fascismo. Brindano al buon risultato ottenuto, sulla spinta della mobilitazione contadina, dal Blocco del Popolo”, (PSI-PCI), alle elezioni dell’Assemblea Regionale Siciliana del 20 aprile: 29,13% (elezioni precedenti: Psi: 12,25%; Pci: 7,91%). La DC e’ scesa dal 33,62% al 20,52%.
A San Giuseppe Jato, qualcuno ha minacciato le donne dirette a Portella. A Piana, un mafioso ha gridato ai manifestanti: “…lo vedrete che festa!”.  
continua
             
5 maggio 2009
 Recriminazioni

- Possibile che nessuno si ricordi mai del mio compleanno?

 

( - ...una ragione ci sara' pure. Paolo)
http://www.youtube.com/watch?v=AZ8mrzSKzQs
(-...vabbe', la traduzione in tedesco non rende...ma... forse... Sempre Paolo)
http://www.youtube.com/watch?v=GfDemc1CAqs&feature=related

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Vox populi

Inizia qui l'esposizione saltuaria di pensieri raccolti  in strada, di notte e di giorno. Non tutti ci trovano d'accordo, ma questo non ha alcuna importanza. Non facciamo propaganda, registriamo soltanto umori e pensieri che, quando vengono scritti con lingaggio "alto", sono oggetto di discussioni "colte". Coloro a favore dei quali si parla o si sproloquia (o cosi' si dice) non sono pero' mai ascoltati. Non commentiamo nulla, riportiamo le frasi, cosi' come sono state espresse.

                                                              ALBERTO

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                                                                (foto da Repubblica.it)
 
 OLTRE 100 MORTI  IN AFGHANISTAN
Obama non si smentisce
Lo aveva detto; non una volta soltanto. La nuova” era, tutt'altro che pacifica, sarebbe stata americanamente” pragmatica. Ad esempio, gia' nel discorso tenuto durante la conferenza stampa a Chicago, annunciando le nomine del proprio staff, Obama si era espresso chiaramente su guerreterrorismo”. La nuova missione di Robert Gates avrebbe dovuto mettere responsabilmente” fine alla guerra in Iraq attraverso una transizione al controllo iracheno”. L'attenzione veniva spostata dall'Iraq all'Afghanistan “dove la guerra al terrore ha avuto inizio e dove va conclusa”. (...) Nella stessa occasione, assicurando di avere la strategia e  le risorse giuste  per l'America, dichiarava: “è tempo di un nuovo inizio per affrontare le sfide globali del mondo, prima fra tutte quella al terrorismonel mondo che vogliamo non c’è spazio per chi uccide civili innocenti e promuove ideologie cariche d’odio. Il terrorismo è una minaccia globale che richiede una risposta globale. Siamo determinati a perseguire i responsabili degli attentati di terrorismo ovunque nel mondo.(...) Per garantire prosperita' all'interno del Paese e pace all'estero dobbiamo condividere la convinzione che il nostro restera' il piu’ forte corpo armato del pianeta”. Si impegnava a rafforzare la capacita' di sconfiggere i nemici e portare aiuto agli amici, a rafforzare alleanze, a costruirne di nuove e durature. Deciso a dimostrare “ancora una volta al mondo che l'America è capace di difendere senza esitazioni il suo popolo, ferma nel portar avanti i propri interessi e impegnata negli ideali che illuminano il mondo: democrazia e giustizia, opportunità e speranza”. Concludeva: il mio team condivide il mio obiettivo di un ruolo dell'America come leader del mondo”. Se questo discorso fosse stato scritto da Bush, non avrebbe fatto di meglio.

Per leggere di piu': afghanistan collegamento

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 Roma, venerdi 22 maggio 2009
Libreria Caffè Flexi

Via Clementina 9
h. 19,30
presenta
OSTERIA CALCUTTA
un libro di Marina Valente
ed. Sensibili alle foglie  

Le vicende di un’associazione laica, libertaria ed autogestita, attraverso le testimonianze dei protagonisti. Le difficoltà, i successi, il drammatico impatto con la mafia locale. Ma anche un’esperienza, un sogno, un’utopia messa in pratica. L’India vista dalla parte del suo popolo straordinario, da uno slum di Calcutta dove situazioni limite sono mantenute tali da un complesso intreccio di interessi sorvegliati da mafie che agiscono nell’ombra dei poteri politici. Sullo sfondo: la situazione attuale di un’India, un Paese chesi affaccia prepotentemente sulla scena internazionale, ma il prezzo  della sua apertura al mercato globale èpagato per intero dalle basse caste, gli Adivasi, i contadini poveri, i musulmani, le donne. Esistono tante Indie: l’India filosofica, l’India delle caste e degli slums, l’India del nucleare e della Microsoft, l’India della Pace e quella della fierezza e della dignità di antiche popolazioni tribali che resistono all’avanzare dell’economia di mercato.
Ma c’è anche l’India: il Paese dei duecento milioni di rivolte.

Sarà presente l’autrice
Video
:  Diccina Debonna! (Non ci arrenderemo né ora né mai) di Danilo Licciardello

Info. osteriacalcutta@libero.it    info@libreriaflexi.it

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IL SABATO DEL VILLAGGIO (GLOBALE)
INDIA

 

 FRASTUONO
Poiché ci chiediamo ancora se ci sia vita dopo la morte, possiamo farci anche un'altra domanda: c'è vita dopo la democrazia? E che vita sarà? Con “democrazia” non intendo un regime astratto e ideale a cui aspirare. Mi riferisco al modello più diffuso: la democrazia liberale occidentale con le sue varianti, prese così come sono. E allora, c'è vita dopo la democrazia? (…) Le istituzioni democratiche - tribunali, polizia, “libera” stampa ed elezioni - invece di funzionare come un sistema equilibrato basato sul controllo reciproco, spesso fanno il contrario. Si coprono le spalle a vicenda per favorire gli interessi superiori di “unione” e “progresso”. In questo modo creano una tale confusione, una tale cacofonia, che le voci che si alzano per avvertire l'opinione pubblica finiscono soffocate dal frastuono. E questo non fa che confermare l'immagine di una democrazia amichevole, rumorosa, pittoresca e a volte un po' caotica” (Arundhati Roy)

da:  http://www.internazionale.it/sommario/?issue_id=388

 QUALCOSA SULLA DEMOCRAZIA

http://www.youtube.com/watch?v=8-m3jBPphQM

Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d'obbedienza
fino ad un gesto molto piu' umano
che ti dia il senso della violenza
pero' bisogna farne altrettanta
per diventare cosi' coglioni
da non riuscire piu' a capire
che non ci sono poteri buoni.
(Fabrizio De Andre')

L’articolo di Arundhati Roy, intitolato “Il tramonto della democrazia”, stimola riflessioni. Ve le scriviamo poi. Intanto, la parola ai capolavori. Considerazioni su elezioni, stato e democrazia di Carmelo Bene: http://www.youtube.com/watch?v=cl0lnBErXLg

 

D'accordo. Mi chiedete un'opinione personale. Di rispondere su alcuni punti. Non e' giornata, parlo a braccio (e percio', andando fuori tema in continuazione).

...e, dopo questo brano, davvero ve lo immaginate un mondo disegnato da tecnocrati, burocrati e scienziati dell’ingegneria anticapitalista, magari marxista leninista? Quelli del treno blindato tedesco”, tanto per intenderci, per il quale non avreste mai comperato un biglietto, vi ci siete ritrovati magari per un caso della vita (e non siete scesi in gran fretta per una serie di variabili, anche caratteriali...si va sempre fino in fondo...siete abituati cosi'...). E' un treno che puo' portarvi ad Auschwitz cosi' come in Siberia, o all'inferno, comunque dentro un contesto decisamente non gradevole e dove nessuno vi comprendera'. Ma ci avete pensato veramente? Preferirei fuggire sulla luna tentando di ritrovare il senno degli altri, cosi’ come abitualmente fuggo dai piazzisti di elettrodomestici. Parliamo chiaro. Sono generalmente accogliente, ma mi e' difficilissimo esserlo con tre specie di persone che vengono, talvolta, a suonare il campanello di casa. In ordine sparso: i piazzisti della Folletto, i testimoni di Geova e quelli che vogliono venderti “Lotta Comunista”. Con queste tre categorie - praticamente identiche - dialogare e' un'impresa non da poco. Ne' - credo - sia di qualche utilita', anche se questa e' proprio una riflessione in coda a tutte le altre, dal momento che non intraprendo mai azioni in vista di scopi che siano prive della piacevolezza che provo nel compierle. Da nessuna parte sta scritto che siamo nati per soffrire, semmai qualcuno ha fatto notare che la vita e' un pretesto, o una necessita' per guadagnarci la morte.  
Ma il discorso ci porterebbe lontano. 

Torniamo, per il momento, alla democrazia. E all'India e non solo.
Non è il caso di chiedersi quale sia il regime più duro o il più tollerabile, perché è in ciascuno di essi che si scontrano liberazioni ed asservimenti… Non è il caso né di piangere né di sperare, si tratta piuttosto di cercare nuove armi . (Gilles Deleuze, La società del controllo, 1990)

Le elezioni, in India fanno comodo ai mercanti, multinazionali, trafficanti d’armi…a tanti, ma non al popolo o alla democrazia. Demo/crazia. Termine-vittima di reiterati scippi semantici; talmente tanti che sarebbe difficile recuperare tutta la refurtiva.
Mi dispiace, non so se ci sara’ vita dopo questa
democrazia. Ignoro con che cosa sara’ sostituita (se lo sara’). Non sono neppure in grado di affermare con sicurezza che le montagne afghane diventeranno la tomba del capitalismo. Al momento, piu’ che il disgelo dei ghiacci polari, temo il congelamento dei cuori. 
I detriti che si accumulano sui ghiacciai del Kashmir, nel deserto somalo, in tante parti di un pianeta che si ribella come puo' (dall'agitarsi scomposto della tettonica a zolle, all'aria non piu' respirabile nemmeno ad alta quota) mi sembrano poca cosa rispetto ai relitti che si affastellano dentro le persone. All’incapacita’ di sciogliere i nodi stretti che sigillano tombe di emozioni antiche, tra parole e silenzi che costruiscono muri di incomprensione - davvero invalicabili - sorvegliati da sentinelle armate di ego, di paura, di indifferenza, di bugie da raccontare e da raccontarsi. Non e' follia creatrice. Non e' Rimbaud, non e' Artaud, non e' Nietzsche e non e' Van Gogh. Non e' neppure Alda Merini. Non e' la vitalita' evolutiva del
disturbo psichico (si dice ancora cosi'!). Ne' il tentativo estremo di scaraventare la propria liberta' contro la norma sociale, fuori dai canali prestabiliti, artificieri di un sistema di blindature, addetti a togliere il detonatore ad ogni ribellione incanalandola e conformandola (...non è il caso né di piangere né di sperare...cercare piuttosto nuove armi...)

Quello al quale assistiamo e' il prodotto mostruoso di logiche perverse. Qalcosa di indotto, di premeditato, di orrendo. Deriva dalla separazione violenta di Io-e'-l'altro in blocchi contrapposti. Troppo facile pensare a una riorganizzazione pianificata, condotta a prezzo di un'ecatombe mondiale, sancita poi nella schizofrenia di Yalta. Prende tante piu' forme. Meschine, subdole. Anche voraci, bulimiche. Oppure rinunciatarie. L'indifferenza e' una di queste. La dimenticanza e’ un'altra. E’ la piu’ tipica nelle nevrosi: la costrizione a viversi in un eterno presente, senza futuro e con totale oblio del passato. In un dimenticatoio di affetti che tutto scancella, tra la volgarità del possesso o di un rifiutarsi obbligato e il deserto affollato della disperazione. Il rifiuto del ricordo, motivato dalla paura, soltanto dalla paura. L'ossessiva ricerca di ragioni e torti, l’insistenza del voler capire, quando basterebbe sentire. Ma sentire e’ sempre pericoloso. Tra paranoie, aridita' e sensi di colpa, l’umanita’ si perde. La verita’ si perde. Si perde anche il senso della ragione, cosi’ come gli affetti. Vaghiamo in questa negazione generalizzata, fantasmi di noi stessi, tenendo l’anima con i denti per trattenerela ancora. Almeno per un po’. Salvare il pianeta per chi? Tentare di impedirne lo scempio per che cosa? Per sopravvivere, tra mostri costretti al non-ricordo. Senza neppure essere riconosciuti, postumi in vita, costretti all'osservazione ripetuta dei mille modi in cui una specie sconfitta perpetra i suoi delitti, senza sentimenti, nè desideri. Il sistema capitalistico vive del proprio istante, puo' essere lunghissimo, ma non ha mai memoria ne’ futuro, guarda solo al profitto immediato. Accumula e ti risparmia solo finche' ritiene di poterti usare. Tutto si perde. Tutto diviene merce. Inautenticita' e astrazione. Certo, la specie umana non e' il sistema capitalistico. Ma, giorno dopo giorno, ci si arrende alla vita un po' piu' tardi. 
Il
problema della democrazia pero', e' un falso problema. Porto solo un esempio, tra tantissimi altri. La scuola dell'obbligo, in Italia, ha prodotto eserciti di dilettanti allo sbaraglio che, illusi del fatto che uno straccio di carta significasse cultura, si sono librati in volo dalla loro ignoranza piccolo borgese precipitando goffamente nell'abisso di quella altrui. Arroganti, affermati (a volte). Speravano l'dentica cosa per i propri figli, per potersi perpetuare all'infinito. Gli e' andata male. Tra servitu' a contratto e falsi lavori autonomi, la generazione degli aperitivi (piccolo borghese) e' stata volutamente privata della capacita' di studiare e di porsi domande. Non parliamo neanche della creativita' (dov'è? Cos'è?). La meritocrazia non risolverebbe affatto il problema, e non solo perche', di meriti, ce ne sono in giro pochini. Non li risolverebbe perche': chi dovrebbe stabilirli questi presunti meriti? Sempre gli stessi. Non si tratta neppure di immaginarsi sistemi altri”, differenti da un governo-del-popolo, ne’ invocare regimi autoritari, totalitari, di qualunque tipo. 
La d
emocrazia e' identica ad ogni altro sistema che comporti la presenza di uno Stato: un meccanismo di connivenze-convenienze organizzato. Un intreccio di interessi, a volte coincidenti, spesso in contrasto, che servendosi di trame occulte o di violenze palesi, permette ad un'oligarchia di mercanti di depredare la stragrande maggioranza degli inquilini del mondo. E' onnivora, la democrazia: sopravvive e prospera attraverso la distruzione delle persone (fisica, materiale, spirituale). Trangugiando il pianeta, ne sfrutta le risorse in modo dissennato. L'oligarchia capitalista che la amministra non puo' che esaltarsi per l'attuale ritorno in auge del concetto di nazione, inseparabile da quello di sviluppo. Folli dottor Frankenstein impegnati a riesumare i cadaveri dei Dracula dello sviluppo patrio.
E che sviluppo!
(...non è il caso né di piangere né di sperare...cercare piuttosto nuove armi...)
Personalmente, la vedo in questo modo: o crediamo possibile riscoprire le radici delle cose, delle scelte, delle motivazioni, dei sentimenti, del proprio essere, del proprio stare-al-mondo oppure  e’ meglio che vada tutto in malora. Occidente e Oriente. T-u-t-t-o (l'orrido concetto di nazione prima di ogni altra cosa). Se non si ricomincia a sentire e a pensare con la propria testa, ne' l'urlo selvaggio indispensabile, ne' la forza trasformatrice, ne' l'esattezza autentica della poesia potranno avere luogo d'espressione. 

Fortunatamente, ci si ribella. Il paradosso sta in quel: fortunatamente. Infatti, dietro le ribellioni, ci sono sempre morte, fame e dolore. Ma, fortunatamente, un buon 80% di esseri umani, di tutto cio' (democrazia, elezioni, mediocrita'), se ne sbatte - a ragione - e continua ad urlare la propria ribellione. In India e’ guerra civile: Orissa, Chattisgar, Jharkhand, West Bengal...dalla Palestina allo Sri Lanka...al  continente stravecchio che abitiamo...tante cose si muovono in direzioni diverse da quelle inquadrabili, scontate, funzionali, elettorali.

Notizia di oggi. Il pupazzo nordamericano sul trono del Pakistan dichiara guerra ai Taliban. 200.000 profughi cercano rifugio nella vallata dello Swat, a nord di Peshawar. Ancora una volta, persone in fuga dalla mostruosita' dei poteri. Del Potere. Ammassate su carrettini strabordanti, intrappolate in desolati campi profughi da ronzanti conflitti di interessi ad alta quota, che volano sopra le loro teste come bombardieri USA. Torna alla mente la tragedia della Partition (60 anni fa) con oltre due milioni di morti e la creazione el Pakistan. Il popolo del Kashmir, costretto tra fuochi tutti non-amici (ma spesso in accordi tra loro) non si sente parte dell'India e la violenza dell'occupazione militare indiana - abusi continuati, decine di migliaia di morti, intensificarsi delle truppe, manipolazioni elettorali - non puo' che esasperare la situazione. Tra India e Pakistan e' continua guerra, una di quelle che, con un termine del tutto idiota, vengono definite: a bassa intensita. Ma chi l'ha veramente votata la guerra? I trafficanti di armi e di potere attraverso la democrazia delle urne. Chi la giustifica? Sempre gli stessi. Delle due guerre ufficiali, una e' stata totalmente inventata”, a semplice scopo elettorale - gloria, gloria alla democrazia delle urne! - : la guerra di Kargil, diventata persino un modo di dire). Si possono aggiungere la quantita' di attentati, sempre in momenti utili ai differenti poteri - e sempre attribuiti a presunti fondamentalisti islamici - inclusi i fatti di Mumbai dello scorso novembre, da ricordare come l'11 settembre dell'India (scopi e mandanti). 
Non c'è da stupirsi. Gli Stati, si schierano sempre con altri Stati; con quelli che, di volta in volta, ritengono piu' forti o piu' intenzionati ad elargire compensi in denaro o potere (che, nel capitalismo, sono sinonimi). Cosi' il governo indiano, paese leader tra i 
non allineati, gia' a inizio anni ’50 opto' per il modello di sviluppo sovietico, cambiando bandiera e alleandosi con gli USA dopo il crollo dell’URSS e del muro di Berlino, adeguandosi - con grande facilita', va detto - all’islamofobia scatenata con l'11 settembre 2001, che diede nuovo vigore ai nazionalisti indù, al potere dal 1998 (su come il Bjp arrivo' al potere, la vicenda della moschea di Babri ad Ayodhya, in Uttar Pradesh, i migliaia di musulmani trucidati e le rappresaglie a seguire, si puo' aprire questo collegamento). Decine di milioni di persone sono sate cacciate dalle loro terre, in India, dagli anni '50 ad oggi, per realizzare progetti industrali tanto grandi quanto distruttivi di interi ecosistemi. Fame, morti, centinaia di migliaia di suicidati tra i contadini poveri, che vivevano di agricoltura di sussistenza (vedi il collegamento a: elezioni in India). Una middle class costruita e autoriproducentesi: i nuovi consumatori. Un immenso sottoproletriato in continua crescita: gli esuberi. 

Non c’è legame tra elezioni e democrazia. Le elezioni vengono indette quando conviene e con procedure di marketing. E’ una periodica messinscena. C'è un rapporto organico tra unione e progresso (...) tra fascismo e libero mercato (A.Roy, art. citato). Certo che c'è.
I due principali schieramenti (Congress e Bip) vogliono la stessa cosa: proseguire nelle “riforme” liberiste. Le multinazionali trovano, nella democrazia, terreno fertilissimo per legittimare le loro razzie e sostengono le elezioni con campagne mediatiche gigantesche. In un Paese dove si muore per fame, in nome della democrazia del voto, spendono capitali enormi. Gli elettori-consumatori sono trasformati in merce essi stessi, barattati, venduti, sballottati di qua e di la' dalla propaganda; di spot in spot, di massacro in massacro. Di minaccia in minaccia. Da una falsa promessa all'altra.
Ma, in Occidente, democrazia significa qualcosa di differente?
. Assolutamente no. Qui, o altrove, la vittoria di una maggioranza elettorale non coincide con la vittoria della maggioranza della popolazione, con i suoi desideri e aspettative. Non e' la maggioranza ottenuta tramite elezioni democratiche (che NON sono MAI libere) quella che ha diritto di
governare. La vittoria elettorale della maggioranza arriva a coincidere con la vittoria di una minoranza di fascisti e la sconfitta di una stragrande parte di esseri umani disperati. Governare e' poi un termine del tutto sbagliato, negativo, indica il potere di qualcuno su qualcun altro. Nessun sistema che operi in termini di governo potra' mai funzionare (e qui, aggiungo di nuovo: fortunatamente). Se non crediamo nelle capacita' umane di autogovernarsi - residuali, il Ridotto del teatro, certo, ma non ancora interamente distrutte - non crediamo in noi stessi. E scambiamo le nostre impotenze, incapacita' e necessita' di catene per un'esigenza di tutti.

La guerra nella Valle del Kashmir puo’ precipitare il mondo in una guerra nucleare? E chi lo sa? Di certo, e' piu' facile preoccuparsi di eventuali catastrofi planetarie di quanto non lo sia occuparsi dei propri disastri privati. In anni lontani, si definva centrale l'indissolubile intreccio (e corrispondenza) tra personale e politico. Una questione nodale, apre un grande discorso -che faremo in altra occasione -, ne sottolineo qui solo un aspetto, evidente quanto banale: quello del suo essere ridotta oggi a puro masochismo. Confinata nell'autoprivazione etica del piacere di una Coca Cola, convinti di potere cosi' boicottare una multinazionale tentacolare. L'ego - in occidente - si esalta nelle ispezioni scrupolose dei codici a barre. Qualche scoria ci si illude di eliminarla utilizzando saponette biologiche. Ridicolo? Tragico (...non è il caso né di piangere né di sperare...cercare piuttosto nuove armi...). Sofferenze. Rinunce. Passioni tristi. Chissa', forse accettando di non essere affattto innocenti, si potra' evitare di lavarsi le mani in continuazione per sentirsi migliori (o meno disonesti). E, dai relitti dell'anima, qualcosa potra' emergere.Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior.... Non solo nuovi paradigmi, ma possibilita' nuove. Non vie di fuga, ma vie di lotta. Continuando a distribuire i rifiuti negli appositi cassonetti, gli spazzini - operatori ecologici - si ribelleranno (lo fanno gia'). Seppellendoli sottoterra, la terra si ribellera' (lo fa gia'). 
Consumare meno per consumare tutti e' uno slogan che presuppone una diversa organizzazione politica - nel senso greco - del Tutto. Ma, continuando a non prendersi alcuna responsabilita', sentendosi invece in colpa per colpe inventate e che non ci appartengono - e insistendo nel volerlo negare -  si vivra' nel terrore di catastrofi incombenti dentro al giardino di casa, proiettandole poi nell'al di la' del mondo per allontanarle da se'.  Scorie nucleari, tossiche anche queste, del nostro personalissimo e privatissimo nucleo.

nahin nigah main manzil to justaju hi sahi/nahin wisaal mayassar to arzu hi sahi.
Se i sogni sono ostacolati, allora il desiderio deve prenderne il posto/se il ricongiungersi e’ impossibile, allora la brama deve prenderne il posto. 

Mi sembra la frase piu' bella dell'articolo su Internazionale. Quella che comunica di piu'. 
La forza della poesia. Certo. La poesia prende sempre posizione. Non puo' farne a meno. Non blatera pero' sui diritti umani, su un'equidistanza morale che non esiste, che appartiene a una classe maledetta dalla Storia. 
Ma non gratifichiamoci di noi stessi e delle nostre op-posizioni, non diamogli eccessiva importanza. Cerchiamo invece di essere la parte e il tutto nello stesso tempo. Io e' l'altro. Questo vorrei che nessuno lo dimenticasse mai. Se dovessero essere le mie ultime parole, sarebbero tutte contenute in questa espressione. E in un abbraccio.

Nessuna lotta armata e’ gentile o compassionevole. Ci sono sempre spargimenti di sangue, è cosise si combatte. Ma: violenza, aggressione, genocidio, sono concetti opposti a quello di Resistenza. Il discorso sulla legittimita' o meno dell'uso della forza, per quanto mi riguarda, non necessita di ulteriori spiegazioni. In un prossimo articolo, pero', sara' approfondito, parlando di Teologia della Liberazione.

(Ve lo avevo detto che non era giornata) 

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ASSASSI-NATO

http://www.youtube.com/watch?v=THdgOlsykNk

          

Riceviamo da Fulvio e pubblichiamo (con una precisazione: chi scrive non ha mai fatto parte di Lotta Continua, ma abbiamo ricordato su questo web l'assassinio di Pinelli e le vicende della strage di Stato, corredando i testi di molti materiali e testimonianze e sottolineando l'importanza della controinchiesta condotta da L.C.) Cliccare qui per aprire il collegamento 

lunedì 11 maggio 2009

GIUSEPPE PINELLI: LA STRAGE DI STATO CONTINUA
Il presidente Napolitano ha ricordato due giorni fa, nell’occasione della giornata delle vittime del terrorismo e del primo incontro tra le vedove Pinelli e Calabresi, l’anarchico milanese fuoruscito da una finestra al quarto piano della Questura di Milano. Singhiozzava il presidente migliorista e simultaneamente ribadiva, anche per oggi, il teorema degli “opposti estremismi” con il quale allora si voleva e pedissequamente anche oggi si vuole soffocare l’opposizione vera alla dittatura capitalista e alla fascistizzazione. A Pinelli, sul cui demenziale “malore attivo”, che secondo il magistrato D’Ambrosio, futuro candidato PCI, ne aveva causato la spontanea estromissione dalla finestra, da questa sola istituzione è stato riconosciuto il ruolo di ingiustamente perseguitato e vessato, 40 anni troppo tardi. Nessuno ha ricordato che fu Calabresi a togliere l’inchiesta sulla strage di Piazza Fontana a un collega, che stava indagando sugli ambienti di estrema destra (poi risultati colpevoli), per indirizzarla verso i compagni della sinistra. Nessuno ha ricordato che le indagini sul volo da una finestra piena di poliziotti furono condotti e fatti archiviare dagli stessi e che non si volle mai approfondire nulla con un procedimento giudiziario. Neanche oggi. Quando forse qualcuno presente nella “stanza piena di fumo” e perciò “da ventilare”, potrebbe aver avuto qualche evoluzione di coscienza. Nessuno ha colto l’occasione del 40° per ricordare le decine di giovani ammazzati nelle piazze del terrorismo di Stato, da Giuseppe Pinnelli a Giorgiana Masi a Francesco Lorusso, laboratorio degli ammazzamenti in atto e programmati oggi a casa nostra e in giro per il mondo.Noi di Lotta Continua – quelli che non hanno tralignato - invece ricordiamo, ricordiamo tutto. Ricordiamo di aver rovesciato il paradigma di un potere ottuso, perfido e sanguinario attraverso lo smascheramento della “Strage di Stato”, con le nostre lotte, con innovazioni davvero rivoluzionarie di contenuti e forme, di assoluta validità contemporanea, con canzoni come questa: la migliore orazione funebre per il compagno Pinelli. (Fulvio Grimaldi)

LA BALLATA DEL PINELLI

Quella sera a Milano era caldo
ma che caldo che caldo faceva
brigadiere apra un po’ la finestra
ad un tratto Pinelli cascò.

Signor questore io gliel’ho già detto
lo ripeto che sono innocente
anarchia non vuoi dire bombe
ma giustizia amor libertà.

Poche storie confessa Pinelli
il tuo amico Valpreda ha parlato
è l’autore del vile attentato
e il complice di certo sei tu.

Impossibile, grida Pinelli
un compagno non può averlo fatto

e l’autore di questo delitto
tra i padroni bisogna cercar.

Stiamo attenti indiziato Pinelli
questa stanza è già piena di fumo
se insisti apriam la finestra
quattro piani son duri da far.

Quella sera a Milano era caldo
ma che caldo, che caldo faceva
brigadiere apra un po’ la finestra
ad un tratto Pinelli cascò.

L’hanno ucciso perché era un compagno
non importa se era innocente
Era anarchico e questo ci basta”
disse Guida il feroce questor.

C’è un bara e tremila compagni
stringevarno le nostre bandiere
noi quel giorno l’abbiamo giurato
non finisce di certo così.

Quella sera a Milano era caldo
ma che caldo, che caldo faceva
brigadiere apra un po’ la finestra
una spinta e Pinelli cascò.

E tu Guida e tu Calabresi
Se un compagno ci avete ammazzato
Per coprire una strage di stato
Questa lotta più dura sarà.

Solo una cosa da aggiungere. Io, Michele, ne' democratico, ne' comunista. Anarchico. Senza fasullo rispetto, remora o pudore, posso dire, in tutta franchezza che io, la mano, alla moglie di Calabresi, col cavolo che gliela stringevo. Per differenti ragioni, principalmente due:
Una ragione ideale (non ideologica): Questi compagni, tanti, tantissimi, che sono stati assassinati dal potere, appartengono alla storia del Movimento, delle Lotte di tanti, non solo a loro stessi o ai loro figli e parenti. Ed e' una storia che non si puo' riscrivere. Ogni gesto che possa contribuire a mischiare le carte e a far apparire su uno stesso piano vittime e carnefici, o tutte vittime di estremismi opposti, e' profondamente sbagliato.
Una ragione attuale: A da fini' sta storia dei parenti delle vittime. Come dice un amico mio. 

La F.A.I. ha tentato di rimettere le cose al posto giusto:

Calabresi assassino, Pinelli assassinato. Nessuna pace con lo Stato

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La libreria Fuori Posto
in collaborazione con la casa editrice
Sensibili alle foglie
presenta il libro
SAGGIO DI ANALISI INTERNA
di Georges Lapassade
Venerdì 15 maggio ore 18.00

Questo libro propone cinque testi che testimoniano l’impegno di Georges Lapassade nell’elaborazione di un metodo di analisi interna sviluppato prevalentemente in forma di diario istituzionale, dove l’autore mette al centro le connessioni fra gli studi sugli stati modificati di coscienza, la transe, l’etnometodologia e l’analisi dell’istituzione universitaria fatta dall’interno. Ma il libro non si risolve nelle questioni tecniche o metodologiche; la sua parte diaristica è anche auto-analisi, letteratura, talvolta poesia, consolazione, terapia e abbandono.

Interverrà:
Nicola Valentino, casa editrice Sensibili alle Foglie
Via Oreste Mattirolo n.16 – Centocelle   Tel. 0621808466 www.fuoriposto.org

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La poesia è il mondo che diviene nostro, per un attimo - per un tratto - lo possediamo intero, in quel momento, senza che il possesso si trasformi in senso di potere - al contrario, consapevoli che quel rischiaramento dell'essere che si è determinato è solo una possibilità di avanzare, e guardare, e costruire le deboli resistenze di un amore che si vuole enorme”...  Toni Negri (da “Lenta Ginestra”).

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x

Death be not proud, though some have called thee
Migthy and dreadful, for, thou are not soe,
For, those, whom thou thinks’st, thou dost overthrow,
Die not, poore death, nor yet canst thou kill mee.
From rest and sleepe, which but thy pictures bee,
Mich pleasure, then from thee, much more must flow,
And soonest our best men with thee doe goe,
Rest of their bones, and soules deliverie.
Thou art slave to Fate, Chance, kings, and desperate men,
And dost with poison, warre, and sicknesse dwell,
And poppie, or charmes can make us sleepe as well,
And better then thy stroake; why swell’st thou then?
One short sleepe past, wee wake eternally,
And death shall be no more; death, thou shalt die.

John Donne, 1617

http://www.youtube.com/watch?v=ldSvr_nDjKU

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INTERMEZZO 

(nella pagina interna)

  Vox populi

Nadia

TV

a) Il Papa in Terra Santa

http://www.youtube.com/watch?v=oXhtjDBKE-Y

b) Incontri

http://www.youtube.com/watch?v=NUW3-fn0iqE&NR=1

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MITICO ANDREA!!!

Acquisto del Dal Molin

Video e articolo su:
http://www.sanbenedetto.org/index.php?option=com_content&task=view&id=1079&Itemid=1

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IL SABATO DEL VILLAGGIO (GLOBALE)
GAZA

da ARABA FENICE, di Fulvio Grimaldi

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E-MAIL: (riceviamo e pubblichiamo):

* Titanic. TORINO (Italia): Rinaldini (Fiom) buttato giu' dal palco dai Cobas. (Michele)

* RECENSIONI...ti accorgi che quando si tratta di figli non ci sono vittime o carnefici, siamo tutti bambini traumatizzati da una Storia che non ci apparteneva e non abbiamo scelto.... D'accordo. Nessuna generazione sceglie di avere un piede impigliato nella Storia. Ma puo' sempre scegliere da quale parte dirigere l'altro. Non trovi? Sergio.

* IMPRESSIONI ELETTORALI: Il Pap'OCCHIO http://www.youtube.com/watch?v=2zhP6pcUs5w&NR=1

* RIFLESSIONI: ...potete sperare all'infinito quello che non potra' esservi dato.  La speranza e' una passione triste. Potete girare in lungo e in largo tutto il pianeta con il vostro ego spropositato ma, su questa via,  nessuno vi salvera' da voi stessi, nel caso in cui, occasionalmente, per distrazione o per sbaglio, vi capitasse mai di incontrarvi. Marina

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INDIA

 NULLA DI NUOVO SUL FRONTE ELETTORALE

Nell'uovo elettorale non c'era la sorpresa (non c'è mai). Proprio nessuna novita'. Ne' ce l'aspettavamo. Quel che pensiamo delle elezioni (in India e non solo) e' riportato piu' in alto nella pagina. Il millionaire per nascita Varun e' stato battuto dall'altro millionaire per nascita Rahul, un attimino piu' presentabile. Come Obama era un attimino piu' presentabile di Mc Caine. Nel caso nordamericano: un cambiamento apparente; per l'India: una continuita' ribadita. Ma e' sempre sul neoliberismo che l'èlite indiana continua a spingere. Non funzionera', e' un modello fallito ormai ovunque, al punto che - io che non sono proprio abituato a fare profezie - in questo caso ne azzardo una: questo governo non durera' per tutta la legislatura. Intanto, dovra' dare "resti" e mance  a parecchi e ottemperare alle promesse fatte tramite i molteplici accordi sottobanco. Poi fare doppie capriole per tentare di soddisfare una classe media scalpitante e gli interessi USA nella zona, due cose che non coincidono necessariamente
Nessuna novita' neanche circa il Trinamool Party, che aumenta i consensi per il trasformismo di Mamata Banerjee che, da quando e' politicamente nata, svolazza e starnazza lungo il circuito Congress-Bjp-Congress. Ha finto solidarieta' con i contadini del West Bengal arrogandosi la non vittoria del movimento contro gli espropri, cioè la vittoria della distruttivita' e della follia industriale sopra la natura, visto che i terreni non saranno coltivabili dal tentato insediamento di Tata Motors fino all'eternita'. Vittoria dei capitalisti sui contadini? Forse e' eccessivo, ma tant'è: lo storico accordo e' stato firmato, Tata se n'è andata in Gujarat e questo si deve sapere. Il Left Front (Fronte delle Sinistre), crolla in West Bengal e in Kerala, come prevedibile.

Eppure, la vittoria non e' schiacciante. Il risultati delle urne riflettono illusioni imposte attraverso propaganda e false promesse. Ben oltre un miliardo di persone (a parte la classe media, che resta pur sempre minoranza che va dove la porta il profitto e dove si vuole indirizzarla, farla crescere o precipitare), i centinaia di milioni di poveri, sfrattati, disoccupati, aumentano e si moltiplicano, insieme ai ribelli (non accade solo in India).

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Al forno! Al forno!

.. (…) trasportati da una rabbia comune, predominati da un pensiero comune, conoscenti o estranei, si riunivano in crocchi, senza essersi dati l'intesa, quasi senza avvedersene, come gocciole sparse sullo stesso pendìo. (…) Non mancava altro che un'occasione, una spinta, un avviamento qualunque, per ridurre le parole a fatti; e non tardò molto (..) - Ecco se c'è il pane! - gridarono cento voci insieme. - Sì, per i tiranni, che notano nell'abbondanza, e voglion far morir noi di fame (..)  -Giù quella gerla - si grida intanto. Molte mani l'afferrano a un tempo: è in terra; si butta per aria il canovaccio che la copre: una tepida fragranza si diffonde all'intorno. (...) - dobbiamo mangiar pane anche noi, - dice il primo; prende un pan tondo, l'alza, facendolo vedere alla folla, l'addenta: mani alla gerla, pani per aria; in men che non si dice, fu sparecchiato (…)
- Al forno! Al forno!

(A.Manzoni, "I promessi Sposi").

Certo, bigotto e conservatore qual'era (nella vita privata la storia e' un bel po' differente), Manzoni vede assai male una ribellione popolare spontanea, un'improvvida disgrazia da evitare ad ogni costo, magari anche con elemosine ed elargizioni. Da tutt'altra angolatura pero', ci vengono in mente alcune riflessioni, che lasciamo incomplete perche' ciascuno possa rifletterle a sua volta.
a) da che io ricordi (dal Messico di Lopez Portillo, oltre trent'anni fa, alle elezioni in India di oggi) tutti i partiti hanno distribuito ciotole di minestra in cambio di voti...
b)  A Cesare quel che e'di Cesare e a Dio quel che e' di Dio, e' un'espressione dotata di una quantita' di significati che non sto qui ad elencare. Uno, semplice semplice, fa sorgere questo pensiero: in mancanza di una solidarieta' diffusa tra organizzazioni di lotta dal basso, che implichi autogestione e condivisione delle risorse (tutte), la distribuzione del pane a basso costo (meglio: a costo zero) ci sembra compito da doversi assegnare allle parrocchie, piuttosto che ai partiti politici. Che poi le parrocchie, generalmente, non lo svolgano, e' altro discorso...

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FLEXI LIBRERIA CAFFE'

ROMA, VIA CLEMENTINA 9

http://www.libreriaflexi.it/?p=749

Riceviamo diverse richieste di riprendere la pubblicazione de "Il Nascosto".
Al momento, purtroppo, non ne siamo in grado .
Estrapoliamo pero' da un  numero
del 2008 un articolo sul concetto di Stato,
ci
sembra d'attualita'.
Cliccate pure qui:  Chi e' stato e' stato e' stato...

Se ancora non bastasse, o se utilizzate un altro vocabolario, potrete arrivare a conclusioni analoghe anche riflettendo sul conflitto che, storicamente, oppone sempre coscienza e ragion di stato”.
Nella saga dei Tudor, ad esempio -  merita ben altra attenzione, qui ci limitiamo a sottolinearne un solo aspetto - , questo conflitto costo' la vita a molti. Era questo che intendevamo quando vi abbiamo proposto greenleeves, un po' piu' sopra. Piu' di una ragione spinge a ritenere che Anna Bolena non fu decapitata per adulterio. Non fosse altro che perche' Enrico VIII condanno' a morte anche il suo amico, cancelliere e filosofo Thomas More, a lui fedelissimo e integerrimo fino alla pedanteria.
La canzone, anche con il filmato:  http://www.youtube.com/watch?v=mmh9__mI51g&feature=related
Il testo, nella pagina interna.

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aggiornamenti su http://sanbenedetto.org
AMCORA ESSERI UMANI "RESPINTI". NON NE POSSIAMO VERAMENTE PIU'.


(...) Non discuterò qui l’idea di patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni. Se voi però avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri. E se voi avete il diritto, senza essere richiamati dalla curia, di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi (...) .(Lorenzo Milani, 1965)

BRAVI!!!

da: http://lombardia.indymedia.org/node/17572

HO SEMPRE AVUTO POCHISSIME IDEE, IN COMPENSO FISSE

Non era vero: Fabrizio De Andre', di idee, ne aveva moltissime (tutte fisse) e sviluppo' nel tempo una poetica sempre piu' raffinata, mai banale, mai volgare, mai ripetitiva. Ci piace ricordarlo, soprattutto quando ci sentiamo feriti.  
ttp://www.youtube.com/watch?v=MAN30uMp1f4&feature=related 
Anarchico, disubbediente, fuori dal coro. Mai arrogante, fragile, insicuro, sempre e per sempre schierato dalla parte dei deboli, dei perdenti, degli ultimi. Umile. Chi lo ha conosciuto, lo sa.
Tra i tanti incontri, uno ci sembra molto significativo: http://www.youtube.com/watch?v=-X19W-GBwOI

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di Soledad Sanchez e Alessandro Gatti

Ci sedemmo dalla parte del torto, visto che tutti gli altri posti erano occupati
(Bertolt Brecht)

...ho voluto piu' bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto. Un abbraccio, vostro Lorenzo

(dall'ultima lettera di Don Lorenzo Milani ai ragazzi della Scuola di Barbiana)

UN DISCORSO SULLA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE
1° PARTE
Leggiamo tante sciocchezze sull'argomento e, in generale, in merito ai cristiani di sinistra, definiti cattocomunisti, in  senso dispregiativo, da sproloquioni saccenti, narcisisti che si beano della propria pedanteria; falsi eretici ed atei tanto fondamentalisti da voler imporre il proprio punto di vista agli altri; presuntuosi che si ritengono, per diritto divino unici interpreti di questo o quell'autore, generalmente Marx, riuniti in appositi Marx fan clubs, per confermare che d'idolatria hanno pur sempre bisogno - semmai, la superano solo a destra -
Un po' di chiarezza non fara' male.
.
Alessandro Gatti:

L'obbedienza non e' piu' una virtu'. (Don Milani). Non lo e' mai stata! (Don Gallo)
Camilo Torres, Mons. Romero, Giulio Girardi, Leonardo Boff, Paulo Freire...i primi nomi che mi vengono in mente, qualcuno perche' l'ho conosciuto, altri perche' ho letto alcuni dei loro scritti o perche' appartengono alla Storia. Ma chi sono questi sacerdoti ribelli, ostinatamente dalla parte del torto che portano il Vangelo lungo le strade dei poveri e da li' lo approfondiscono e lo praticano? Perche' arrivano a farsi sospendere a divinis o a farsi ammazzare sull'altare? E perche', cristiani, marxisti, anarchici, angelicamente anarchici,  ribelli fino ad imbracciare le armi, non abbandonano - in genere - la Chiesa ufficiale, che umilia i poveri e, da lungo tempo, e' complice del potere temporale imperiale scegliendo di essere con i carnefici, invece che con le vittime?
Sono tanti e differenti.
La nascita ufficiale della Teologia della Liberazione risale al 1968, quando, dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, alla riunione del Consiglio Episcopale Latinoamericano di Medellìn, in Colombia, i rappresentanti della gerarchia ecclesiastica sudamericana diedero inizio ad una riflessione teologica nuova. Sottolineando i valori di emancipazione sociale e politica presenti nel messaggio cristiano, elaborarono proposte radicali, nel contesto delle dittature militari, pronunciandosi per una chiesa popolare che, a fianco delle popolazioni piu' diseredate, partecipasse attivamente alle loro lotte.


Noi pero', vorremmo partire da qualche anno prima.
Barbiana, dicembre 1954 (Italia, sud-Europa).

E' qui, in una minuscola localita' sperduta tra i monti del Mugello - sopra Firenze - che Lorenzo Carlo Domenico Milani Comparetti, meglio conosciuto come Don Milani, e' relegato in qualita' di priore della poverissima parrocchia di Sant'Andrea. La Chiesa Ufficiale ha appena allontanato un prete disobbediente, scomodo, intelligente e provocatore, ma non riuscira' a farlo tacere. A Barbiana, Lorenzo da' vita a una scuola molto particolare e riesce, insieme ai suoi ragazzini montanari, a fare tanto baccano da trasformare la pena dell'esilio in una denuncia radicale della societa' italiana e in realta' concreta. Un'utopia realizzata che si inserisce perfettamente nel quadro della Teologia della Liberazione.
Lettera a una professoressa, scritta insieme ai ragazzi della sua scuola, viene pubblicata a maggio 1967.Verra' tradotta in una quantita' di lingue: tedesco, spagnolo, portoghese, inglese, francese, cinese, giapponese...(uno stralcio qui)
Una
recensione importante:
 l'opinione di Pier Paolo Pasolini:
http://www.youtube.com/watch?v=CE3b7-pHpj0&feature=related



Patio Cemento, zona di Santander, 15 febbraio 1966 (Colombia),
Padre Camilo Torres Restrepo
viene assassinato in combattimento.

La Teologia della Rivoluzione
(...) La Rivoluzione, quindi, è la forma per ottenere un governo che dia da mangiare agli affamati, che vesta i denudati, che insegni a coloro che non sanno, che adempia alle opere di carità, d’amore col prossimo, non solo in modo occasionale e transitorio, non solo per pochi, ma per la maggioranza del nostro prossimo. Per questo, la Rivoluzione non solo è permessa, ma è obbligatoria per i cristiani che vedono in lei l’unica maniera efficace e ampia di realizzare l’amore per tutti (...)”. da: Messaggio ai cristiani, Camilo Torres, 3 agosto 1965 (testo integrale qui)
http://www.youtube.com/watch?v=9nIPCChKy_s
http://www.youtube.com/watch?v=RpxC97PTXwY&feature=related

Tra queste due figure, Don Milani e Camilo Torres, cercheremo di inquadrare il discorso. Senza alcuna pretesa di esaurirlo, proveremo ad offrire alcune coordinate e qualche idea di fondo, che ciascuno potra' contestare o approfondire, se lo desidera.

LE COORDINATE
Non sono quelle cartesiane. E, piu' che di coordinate, si puo' parlare di vite inquiete, creative, appassionate, dove non c'è alcun dubbio di fede, ma tensione continua e ricerca incessante di verita' e di giustizia. La domanda sul che fare trova soluzione attraverso una scelta d'Amore totale che spinge ad identificarsi con l'Altro. Si', ma quale altro? Lorenzo Milani e Camilo Torres operano una scelta precisa.
L'Altro che interessa loro non sono i vincenti, i ricchi che non passeranno mai e poi mai dalla cruna di un ago, sono i piu' poveri, quelli che hanno scritta sulla propria pelle la storia di tutti gli sfruttamenti.
Entrambi provenienti da famiglie dell'alta borghesia intellettuale - fiorentina e colombiana - rifiutano questa appartenenza, abbandonano i privilegi della loro classe, si cercano e si riconoscono altrove.
Don Milani ebbe parole di fuoco contro la borghesia e fini' a rifiutare di ricevere a Barbiana  gli “istruiti e i benestanti che arrivavano per ragionare con lui come in uno dei loro salotti, con l'abituale ipocrisia e per poter utilizzare a proprio vantaggio, spesso anche politico, l'ormai famoso prete ribelle. Lorenzo sceglie di abbracciare i poveri testimoniando il Vangelo attraverso la scuola, iniziata tra monti che, imprigionandoli, li pongono in condizioni d'inferiorità. E' un educatore, sceglie di offrire ai poveri la cultura, il sapere che a lui e' stato concesso per nascita, come via di riscatto sociale. Gli ultimi sono la sola classe di Dio, l'unica. Coerentemente, e' costantemente con loro e da loro impara: diventa come loro, guarda il mondo attraverso il loro sguardo, pensa e parla come loro. Non firma neppure la Lettera a una professoressa per non correre il rischio di morir signore, cioè autor di libri.
Camillo Torres
, non dissimile nella dura condanna della borghesia, sceglie la strada dell'insurrezione armata. Scrive: Non ho mai visto il volto di Gesu' Cristo osservando i tratti della minoranza che tiene in scacco i poveri del mio paese. Li osservo invece, ogni giorno, in mezzo alle folle dei diseredati (...) Sono un rivoluzionario, come colombiano, come sociologo, come cristiano e come sacerdote. Come colombiano, perché non posso estraniarmi dalle lotte del mio popolo. Come sociologo, perché, grazie alla mia conoscenza scientifica della realtà, sono giunto alla convinzione che soluzioni efficaci non sono raggiungibili senza una rivoluzione. Come cristiano, perché l’essenza del cristianesimo è l’amore per il prossimo e solo attraverso una rivoluzione si può ottenere il  bene della maggioranza. Come sacerdote, perché dedicarsi al prossimo, come la rivoluzione esige, è requisito dell’amore fraterno indispensabile per celebrare l'eucarestia.
Coerentemente, decide: Non celebrero'  piu' messa finché non sara' raggiunta giustizia nella mia patria
Di quale patria sta parlando? Su questo torneremo tra qualche riga.

LE IDEE DI FONDO
Al momento, ci sembra importante sottolineare che, per tutti e due, sono centrali:
Il rigetto della borghesia.
L'imprescindibilita' dell'azione diretta, concreta.
L'opzione per i poveri, convinta, netta, senza ripensamenti. E' una scelta d'Amore, non il risultato di ragionamenti politici - neanche in Camilo Torres - , in questo senso sono entrambi pre-politici e pre-categoriali (fortunatamente).

In merito a patriottismo, patrianazione, non esistono differenze radicali tra Lorenzo e Camilo. Cio' che pensava del patriottismo e del nazionalismo, Don Milani lo scrive, senza possibilita' di fraintendimenti, nella famosa Risposta ai cappellani militari della Toscana che, nel febbraio del 1965, si erano pronunciati contro l'obiezione di coscienza: (...) Non discuterò qui l’idea di patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni. Se voi però voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri. E se voi avete il diritto, senza essere richiamati dalla curia, di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente, anzi eroicamente, squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi (...) 
(nota: la risposta ai cappellani militari, che difende il diritto di obiettare e di non obbedire acriticamente, fu pubblicata sul settimanale del PCI "Rinascita", il mese successivo. Don Milani è minacciato di venire sospeso a divinis e denunciato presso la procura di Firenze insieme al vicedirettore responsabile del settimanale, Luca Pavolini, per apologia di reato. Ammalato, non e' presente al processo (morira' nel giugno del '67, a 44 anni), ma prepara un'altra famosa lettera: la Lettera ai giudici.  Al processo, Milani e Pavolini sono inizialmente assolti perche' il fatto non costituisce reato. In appello pero', Pavolini viene condannato a 5 mesi e 10 giorni. Quanto a Milani: il reato e' estinto per morte del reo”).
E Camilo Torres? Il guerrigliero? La primula rossa dell'ELN (Ejercito de Liberacion Nacional) colombiano?  
Come sottolinea Don Vitaliano Della Sala, quando Camilo entro' nella guerriglia, divenendone un leader, era il 1965, aveva 35 anni, era già teologo, era stato professore di sociologia all'Universita' di Bogotà  e decano della Scuola Superiore Pubblica e dell’Istituto per l'Amministrazione Sociale. Aveva ricoperto anche un'alta carica presso la Giunta direttiva dell'Istituto Colombiano della Riforma Agraria e li' aveva potuto prendere coscienza diretta delle condizioni subumane dei lavoratori e degli indios, e di come gli aiuti dati dal governo e dalla Chiesa servissero unicamente a mantenere il popolo in una condizione di schiavitu'. Utilizzo' ogni via legale perche' venissero introdotti criteri di giustzia. Da studente di Diritto all'Universita' Nazionale della Colombia, fondo' un giornale: Fronte Unido, di denuncia e di lotta, e tento' di dare vita ad un sindacato di lustrascarpe; cerco' poi di realizzare un ampio movimento educativo nella città e nei villaggi, ma fu minacciato, dimesso da ogni incarico e destituito dal sacerdozio da un clero che non gli perdonava di avere chiesto a gran voce l'espropriazione dei beni della Chiesa. Fallita ogni altra strada, la rivoluzione armata gli appare l'unica possibilita' per cambiare la situazione del popolo. E allora corre, di villaggio in villaggio, di citta' in citta', su tutti i fronti caldi, predicando la Rivoluzione e svergognando la totale inutilita' delle elezioni. Organizza incontri, dibattiti. Sa parlare, infiamma, coinvolge. Nel 1963 sceglie la guerriglia nell'E.L.N., un minuscolo gruppo che sta appena organizzandosi. In clandestinita', continuamente braccato dall'esercito governativo, continua a scatenare le folle, diventa una leggenda in vita; a centinaia si arruolano nell'E.L.N. dopo averlo ascoltato. Utilizza la parola e il fucile.
Per il pastore Dietrich Bonhoeffer,
teologo tedesco martire del nazismo - citato da Vitaliano - : Non basta fuggire il male. E' necessario combatterlo, o si diventa complici. Bonhoeffer attentò alla vita di Hitler e ne spiego' i motivi: Se fossi su una strada in cui sta giocando un gruppo di bambini e, d’improvviso, vedessi un autobus guidato da un autista assassino venire diritto sui bambini, se avessi la possibilità di tirare una pietra contro il parabrezza o di porre un ostacolo sulla strada per fargli cambiare direzione e precipitarlo nell’abisso, anche se so che ucciderebbe l’autista, non esiterei a farlo per salvare la vita degli innocenti.
E proprio di innocenti stiamo parlando. Che siano i 
montanini di Barbiana o la stragrande magggioranza di un'umanita' ancora schiavizzata per ingrassare un'elitè di profittatori. Il pianeta e' in mano ad autentici mostri aggrovigliati in un Ordine Mondiale impegnato ad escogitare sempre nuovi crimini, ad inventare sempre nuove fandonie. Non durera' ancora a lungo, per contraddizioni interne al sistema e perche' le persone si stanno risvegliando ovunque, ma oggi e' cosi'.
Il problema non sta nell'uso della forza o delle armi, la violenza vera e' sempre stata quella di chi costringe altre persone a credere di non avere altra strada. E, in molti casi, la Storia insegna che un'altra strada proprio non c'è. Poi, e' facile mischiare tutte le carte a chi dispone dei mezzi di corruzione piu' abietti o a chi ha interesse a creare confusioni. Anche la Resistenza italiana sarebbe stata contrabbandata come una lunga serie di
atti di terrorismo se le cose fossero andate in un altro modo.

Camillo Torres, come Che Guevara, parlava di patria e di nazione libera dall'imperialismo nordamericano. Nazionalisti? Patriottici? Assolutamente no. Ne' l'uno ne' l'altro. Sostenere questo significa proprio non avere capito mai che, qui sulla Terra, ogni cosa, ogni evento, ogni pensiero, e' privo di senso se non viene contestualizzato.
E va contestualizzato storicamente, geograficamente, culturalmente. I freudiani ortodossi - solo come esempio - continuano ad immaginare che la repressione sessuale sia all'origine delle nevrosi, come predicato dal loro Maestro, ma quello che poteva essere valido - e non e' detto - per le ricche e represse dame della borghesia vittoriana che Freud aveva in cura, non lo e' in senso universale. Tant'e' vero che, negli ultimi anni, Freud affianco' all'energia sessuale l'altrettanto originario istinto di morte, sdoppiando di fatto la libido in due istinti contrapposti e perennemente in lotta tra loro (eros e thanatos). Nel tempo, la pulsione originaria e' stata identificata in una molteplicita' di oggetti”: dall'ansia di perfezionamento, alla brama di potere, alla ricerca di Dio, a un Es misterioso e sacrale che tutto contiene etc.
Allo stesso modo, i marxisti ortodossi (bigotti) continuano a insistere sull'assoluta verita' contenuta in un Capitale che forse persino Marx avrebbe voluto cambiare in molti e molti paragrafi. Cosi' come Freud, neanche Marx puo' scrivere se non all'interno di un preciso contesto storico (il suo) e con l'identica presunzione freudiana di non rendersene conto. Nessuno puo' attingere all'universale, a eccezione degli artisti, dei poeti e dei Santi (i poveri, i bambini), cosa che sicuramente Marx non era, ne' lo era Freud che, tra l'altro, dell'arte, non comprese mai assolutamente nulla.
L'ossessione di un riferimento unico, di un principio unico, di un testo unico, di un autore unico al quale collegarsi, e' espressione della vecchia tradizione occidentale borghese, boriosa, non accogliente, che non riesce neanche a concepire l'esistenza dell'altro e che non sa rinunciare al labbeling (all'etichettamento) se non in rare occasioni. Camilo Torres parlava di patria perche', nell'epoca e nel paese in cui visse, quelli erano i termini in cui ci si esprimeva, le categorie attraverso le quali si pensava. 
E non avrebbe potuto essere altrimenti. La Colombia di Camilo: un Paese governato da un regime fantoccio, legato a doppio filo alle multinazionali nordamericane, con una popolazione affamata e analfabeta, infinitamente oppressa da una minoranza corrotta. 
A gennaio 1961 Fidel Castro, Che Guevara e i barbudos sono entrati all'Avana, trionfalmente. A Cuba, la Riforma Agraria ha espropriato i latifondi, le piccole aziende sono state trasformate in cooperative; l'industria nazionalizzata ha sottratto alle imprese nordamericane la proprietà delle raffinerie di zucchero. Per tutti i popoli Latinoamericani l'isola caraibica e' il modello, di piu': e' La Speranza. Anche Camilo pensa che in Colombia possa essere realizzato qualcosa di simile. Lo scrive, ne ipotizza le modalita', impegnato presso la Giunta direttiva dell'Istituto Colombiano della Riforma Agraria. Cuba e' marxista, il popolo parla con quella voce. Camilo vuole essere in comunione con il suo popolo Benché figlio obbediente della Chiesa, non posso fare a meno di essere in comunione di impazienza con tutti i ribelli, con tutti i delusi, con tutti gli insoddisfatti, con tutti i dannati di questo mondo (Léon Blois). Ma Camilo non sara' mai un marxista-leninista ortodosso, ne' un cristiano bigotto. La sua patria e' ben piu' vasta. Ed e' un libertario nell'anima. Per questo le sue parole affascinano, colpiscono nel profondo. E per questo fa paura. 
Quanto e' piccolo e riduttivo  - quando non strumentale - sostenere che Camilo, o Che Guevara, fossero favorevoli al nazionalismo, ai valori nazionali, e non piuttosto a un progetto di liberazione universale che porto' l'uno, argentino, a combattere per la liberta' di Cuba, a tentare di organizzare una Rivoluzione in Congo e poi a morire in Bolivia; l'altro, colombiano, ad essere ucciso in combattimento e a terminare cosi' frequentemente i suoi discorsi con le parole
Cos'altro posso darvi se non la mia vita? Io possiedo ormai solo questa”. Marxisti patriottici? Davvero no, in qualunque modo si dichiarassero. E con un orizzonte dentro assai piu' ampio di qualunque dogmatismo.
E' impossibile cercare di tracciare con la riga e il compasso la profondita' e l'ampiezza dell'Anima, quando non e' schiava dalle catene del dogma e del moralismo. Ci si farebbe solo una pessima figura.

2° PARTE

http://www.youtube.com/watch?v=lOUB5a2UUxw

Inserisco qui un pensiero che parte da un ricordo personale. Una sera di parecchi anni fa, passeggiavamo per Calcutta insieme a Biswajit; era venuto a trovarci, da Delhi. Una compagna a me molto cara gli domando' se lui fosse induista. La domanda era ovviamente priva di senso, ma posta con molto garbo e con un candore disarmante. Biswajit scoppio' a ridere. Chiaramente no! Sono indu'!.
La questione va oltre il dizionario; riguarda l'essere e il definirsi (o l'essere definito da qualcun altro). Per quanto mi riguarda, abolirei tutti gli ista e istoiste eisti da tutti i vocabolari. Poi abolirei anche i vocabolari cosi' come sono oggi e le carte d'identita'. I vocabolari, perche' nessuna definizione da' conto della realta' fisica - figuriamoci di quella spirituale -. Le carte d'identita', perche' e' ridicolo definire un concetto complesso e multiplo in quattro righe striminzite (altezza, eta', sesso, segni particolari, colore degli occhi e dei capelli); piu' una foto che non ti somiglia mai.
Vocabolari, carte d'identita', passaporti, sono strumenti nelle mani di un Potere burocratico che ha bisogno di schedare, di definire, di delimitare, di classificare per controllare, reprimere, isolare, rispedire fuori dai confini dell'amato suol patrio”, che sarebbe lo spazio circoscritto dove si e' nati, per pura casualita'  e che si e' chiamati a difendere dagli invasori. Invasori che pero' - guarda caso - non sono i rappresentanti del Potere, ma i suoi esuberi.
Che Guevara era marx-ista? Camilo Torres era marx-ista? (Don Milani, sicuramente no). O erano piuttosto esseri umani che, utilizzando il linguaggio della loro epoca, si identificarono con i popoli umiliati del mondo, proprio fino in fondo? (Erano populisti? Mòn Dieu! No).
Marx era marx-ista? 
Quello che veramente conta non sono le etichette, ma e' come affrontare il Potere che continua quotidianamente ad uccidere. Possiamo scegliere: essere a fianco degli ultimi, essere gli ultimi o parlare sugli ultimi (e al loro posto). La seconda ipotesi mi sembra la piu' coerente, la prima puo' servire, l'ultima e' da scartare in totale.
Ritengo poi del tutto anacronistico esprimersi in termini di presa del Potere”. Ne sono scaturite autentiche tragedie. Se si intende la Rivoluzione in questo modo c'e' il rischio di finire al paradosso criminale - si', avete letto bene: criminale - del signor Lenin (e del signor Trotskij) che, in nome dei supremi interessi della Rivoluzione, massacrarono i marinai di Kronstadt, gli unici che stessero realizzandola veramente. Per non parlare degli Spartachisti. Il problema non e' la sostituzione di un Potere con un altro. La Rivoluzione, com'è stata intesa nei secoli passati, e' certamente patrimonio storico dell'umanita', ma il Potere e' la cosa piu' disgustosa che esista. L'unico potere che ci interessa e' quello di poter esercitare il diritto di esistere e di essere noi stessi. E cioe': individui creativi, felici, liberi di esprimersi e organizzarsi in forme autogestite. Il potere di condividere, di essere solidali. C'e' una forza in questo che puo' smuovere le montagne.
Mi sembra che coloro che si ostinano a definirsi marxisti (o, peggio ancora, marxisti-leninisti), impuntandosi su oziose questioni dottrinarie, abbiano perso da tempo il contatto con la realta' (propria e degli altri). Profondamente credo che la liberta' significhi, oggi piu' che mai, mettersi in ascolto, sentirsi umani (non uman-isti) e riuscire ad esprimere l'Amore che c'è al fondo di tutte le scartoffie. Deve essere proprio roba pericolosa, dal momento che si usa definire retorico il solo parlarne. Chi e' buono viene immediatamente etichettato buonista. Si sceglie la cattiveria; in un mondo perverso, sembra piu' intrigante. Dimenticando che cattivo e' un termine latino. Significa: prigioniero.

Naturalmente continueremo ad esprimerci anche utilizzando i suffissi isti, ma consapevoli del fatto che lo facciamo solo per chiarezza espositiva, in atttesa di una riscrittura totale dei dizionari. 
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sempre Alessandro Gatti:

...e infatti. Don Milani definisce il comunismo: una dottrina che non vale nulla, senza amore, non degna di un cuore di giovane (in: Esperienze pastorali, 1958). E, nel 1950, scrive a un ragazzo comunista di Calenzano: E' un caso, sai, che tu mi trovi a lottar con te contro i signori. Ma il giorno che avremo sfondata insieme la cancellata di qualche parco, installata insieme la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordatene Pipetta, no ti fidar di me, quel giorno io ti tradirò. Quel giorno io non resterò là con te. Io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocifisso”. 
Si schiera contro il leninis-mo che pretende che siano le avanguardie rivoluzionarie a portare dall'esterno la coscienza vera alle masse, finendo a sancirne la permanente subalternità al potere di una élite rivoluzionaria. Vuole ciascuno libero e protagonista. E', in tutto cio', e' - senza rendersene affatto conto - molto piu' in sintonia con la visione solidaristica del socialismo anarchico. Ha una chiara idea della Rivoluzione totale, radicale, che investa tutti i livelli dell'esistenza e veda protagonisti gli ultimi, i deboli, i poveri, gli emarginati”. Denuncia la mostruosita' del Potere e intanto educa ad esistere, a disubbidire a cio' che e' ingiusto, a far valere le proprie opinioni. E' innegabile che, da non-comunista, fece assai piu' lui per la gente, nel concreto, di tanti astratti teorici. Per lui contava la pratica quotidiana dell'Amore e della condivisione e, se ancora oggi e' tradotto in quasi tutte le lingue conosciute, una ragione ci sara' pure.
E Camilo Torres? Scrive: Credo di essermi dato alla Rivoluzione per amore per il prossimo. Ho smesso di dire messa per realizzare questo amore per il prossimo, sul terreno temporale, economico e sociale. Quando il mio prossimo non avra' nulla contro di me, quando avra' realizzato la Rivoluzione, tornerò ad offrire messa se Dio me lo permetterà.
C'è persino chi si permette di definirlo nazional-libertario (contraddizione in termini), giocando sull'ignoranza delle persone, ignoranza voluta, come non smise mai di ripetere Lorenzo Milani, perche' sempre i soliti possano continuare a garantirsi privilegi e potere.
E Che Guevara? E' molto interessante l'opinione di Giulio Girardi, che ho avuto il grande piacere di conoscere fin dai tempi di Unicaragua”. Il nome e' cosi' famoso che non necessiterebbe di note esplicative (ma le trovate qui). Teologo e filosofo autorevole, passato illustre, docente presso diverse università salesiane e cattoliche, estromesso dal sacerdozio per la sua eccessiva vicinanza alla Teologia della Liberazione. Costantemente impegnato nella solidarietà attiva in America Latina, in particolare con il Nicaragua e con Cuba, Giulio ha scritto moltissimo e, tra i suoi libri, ce n'è uno: Che Guevara visto da un cristiano. Il significato etico della sua scelta rivoluzionaria che mi regalo' appena uscito, qualche anno fa, con una dedica appassionata. L'ultimo capitolo e' dedicato a Camilo Torres morto, armi in pugno, per amore del suo popolo. Il libro evita la retorica violenza-non violenza andando dritto al cuore della questione: alcune scelte sono rese, a volte, ineludibili. Tra amore cristiano e violenza rivoluzionaria non c'è contraddizione. Che Guevara non prese le armi per egoismo personale, ambizione, avidità di ricchezze, brama di potere. Al fondo del suo progetto rivoluzionario c'è l'amore.
Ed e' un amore con orizzonti mondiali, come e' evidente nella lettera d'addio ai propri figli, prima di partire per la Bolivia, dove verra' ucciso:
Soprattutto siate sempre capaci di sentire nel piu'' profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo. E' la qualità piu' bella di un rivoluzionario. Sceglie da quale parte stare: da quella delle aspirazioni di libertà e uguaglianza delle masse. La sua dedizione alla causa della liberazione dei popoli e' totale, incondizionata Rischia, ammette la possibilita' della morte come una probabilità nella prospettiva di cambiare il mondo. Non la cerca pero esta' en el calculoIl problema non e' la violenza: cio' che conta e' con chi ci si identifica. Che Guevara e' un esempio di dedizione eroica laicaLa chiesa cristiana occidentale pretede di possedere l'unica etica, di essere l'unico luogo ove Dio c’è... Ma Dio e' piu' grande del cristianesimo, si rivela lungo infiniti cammini, lingue (...). Non conosciamo i bordi di Dio, che e’ Amore liberatore” (Don Vitaliano Della Sala). Dunque e' possibile un'etica laica. Una generosità laica, che superi la propria individualita'. Esistono religioni non cristiane. Esistono gli atei. E di tutti occorre tenere conto, consapevoli di essere solamente una frazione di umanita' (e, probabilmente, quella dalla parte del torto). Porsi dalla parte del popolo significa contrapporre al burocraticismo e al rischio di un partito separato dalle masse la figura morale dell'uomo nuovo(El socialismo y el hombre en Cuba, Ernesto Guevara, 1965) da creare assieme allo stato socialista. Per Che Guevara, il socialismo non si può costruire su categorie capitalistiche, non può prendere a fondamento la legge del valore, deve prediligere la dimensione etica, la centralità del popolo.  Come Camilo Torres, fu consapevole che le armi non fanno la rivoluzione, al massimo sopprimono determinati ostacoli che impediscono di farla. (...) La rivoluzione e' essenzialmente gestazione dell'hombre nuevo e può essere opera solo di un lungo processo di autoeducazione liberatrice che costruisce al tempo stesso le sue condizioni economiche, politiche, culturali, religiose di possibilità (Giulio Girardi
Non stiamo parlando di miti del passato, ma di germi del futuro in gestazione.
Infatti, l'imperialismo non e' stato sconfitto. Dopo il collasso dei regimi comunisti dell'Est, la dissoluzione del campo socialista, la caduta del Muro di Berlino - e' ancora Giulio Girardi che parla -, i governi dei vecchi paesi socialisti identificarono la liberazione con l'arrivo nella terra promessa dell'economia di mercato. Per Giulio, e' tuttora fondamentale lo sviluppo della convergenza tra marxismo e cristianesimo, che ritiene miscela capace di rivoluzione. Noi, anarchici, pur guardando senz'altro a Camilo e al Che come a fiaccole nella notte crediamo piuttosto che sia importante concentrarsi sulla figura dell'uomo nuovo (e con grande urgenza).

3° e ultima PARTE

Soledad Sanchez:

LECTIO MAGISTRALIS 
Siamo partiti dalla Teologia della Liberazione, individuando in Don Milani e in Camilo Torres due sicuri precursori. Questa teologia, specialmente in America Latina, trova impulso straordinario nel Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965), una Rivoluzione in seno alla Chiesa cattolica della quale - per quanto attiene al nostro discorso -, ricordiamo qui l'apertura alle Chiese latino americane e africane, assai differenti da una Chiesa che si pretendeva universale; il ripensamento in merito alla struttura gerarchica; lo spazio dato alla necessita' di riallacciare legami profondi con il mondo nell'impegno per la pace, la giustizia, le libertà fondamentali; il riconoscimento e valorizzazione delle verità contenute nelle Chiese cristiane altre e in ogni confessione religiosa.
Nascono da qui moltissime Comunita’ cristiane di base e i coordinamenti dei preti operai.
In America Latina molti teologi della liberazione prendono le armi e abbracciano il marxismo.

Un vero rivoluzionario e’ guidato sempre da grandi sentimenti d’amore”(Che Guevara). (retorico, non e' vero? Buon-ista, non vi sembra?!). Amore cristiano o no, cosa conta? Per amore si muore, sia se si e’ cristiani, sia se non lo si e’. I guerriglieri cristiani, i teologi della Liberazione sempre ostinatamente dalla parte del torto, non sentono la necessita' di uscire dalla Chiesa perche' la concepiscono popolo di Dio”. Un cristiano puo’ tranquillamente identificarsi con l’impegno etico e politico di chi lotto’ per la liberazione dei popoli incarnando un socialismo umanistico che coincide con i principi evangelici. La forza del messaggio di Camilo e del Che sta nel fatto che la loro scelta rivoluzionaria e’ una scelta d’amore e di condivisione fino all’ultimo. Tutti e due incontrano la rivoluzione perche’ la cercano. Belli, istruiti, benestanti, qualcosa li spinge a uscire dalla propria individualita’, a superarsi, ad abbracciare il mondo. Che, medico, cura i compagni di guerriglia e i prigionieri che poi libera, offre cure ai feriti dell’esercito boliviano che lo ha colpito e preso nella battaglia della Quebrada del Yuro, nei pressi del villaggio di La Higuera, nel centro di detenzione provvisoria dove sara’ ucciso il giorno successivo alla cattura, l’8 ottobre 1967; Camilo, sociologo, tenta di organizzare un sindacato di lustrascarpe, progetta riforme agrarie, si adopera per un piano di istruzione nazionale, abbandona tutto e chiama a raccolta; entrambi leggono, scrivono: saggi, poesie, testi letterari, filosofici, economici, politici. E disprezzano i beni materiali. Guevara odia il denaro e, da presidente del Banco Nacional de Cuba, firma ironicamente le banconote col soprannome Che; anche lui considera centrale l’istruzione: dopo il trionfale ingresso all’Avana, il 2 gennaio 1959, organizza subito una scuola di alfabetizzazione per ex combattenti. Non cessa di tentare di aiutare ad organizzare tentativi rivoluzionari in giro per il mondo perche’ In questa lotta fino alla morte non ci sono frontiere. Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a quanto accade in ogni parte mondo. Una vittoria di una qualsiasi nazione contro l’imperialismo è una vittoria nostra, la sconfitta di qualsiasi nazione è una sconfitta nostra. I paesi socialisti hanno il dovere morale di liquidare la propria tacita complicità con i paesi sfruttatori del mondo occidentale”. Si dimette da  tutte le cariche, nel governo, nel partito e nelle forze armate, rinuncia alla cittadinanza di Cuba e decide di andare a combattere altrove. In Congo, in Bolivia. Camilo viaggia senza sosta ogni angolo della Colombia. Entrambi sono molto oltre l’idea di patria, la loro patria ha il volto dei poveri di tutto il mondo (...gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri...Don Milani). Camilo, corteggiatissimo dalle FARC, anche per la guerriglia sceglie una formazione minuscola, che inizia appena il proprio percorso. Entrambi cadono vittime di imboscata o per tradimento e, nella loro morte, sono coinvolti: la CIA, la non preparazione del popolo, il rifiuto di pensare ad una rivoluzione mondiale da parte dei maggiori paesi del blocco socialista. Nell’ultimo discorso, ad Algeri, il 24 febbraio del 1965, Che aveva affermato: l’emisfero settentrionale, guidato ad ovest dagli Usa e ad est dall’URSS, e’ un’unica entità sfruttatrice dell’emisfero meridionale.
Se la rivoluzione e' l'unica via per realizzare l’amore per i diseredati e gli oppressi,
Giulio Girardi, propone un Umanesimo nuovo, dialettico, popolare, rivoluzionario, classista e antimperialista. Per lui, questo Umanesimo deve essere anche marxista. Dal nostro punto di vista pero', il marxismo ci pare un ambito troppo angusto (come tutti gli isti, iste, etc.). Siamo invece totalmente d'accordo sul fatto che non debba trattarsi di (...) un qualunque umanesimo borghese liberale o cristiano che proclami la centralità dell’uomo in generale, appoggiando di fatto i sistemi di potere”, ma di  una filosofia che pone ogni uomo e ogni donna come protagonisti della storia e che, avendo a fondamento un atto d’amore assoluto e' necessariamente rivoluzionario: sceglie da quale parte stare e lotta per spezzare ogni catena che impedisce al popolo di diventare soggetto storico.
Come fare in modo che il popolo possa riconoscersi come soggetto e ricostruirsi tale nella lotta di classe? Torna l'insegnamento di Lorenzo Milani. Si puo’ fare solo a partire da una pratica rivoluzionaria che vada di pari passo ad un’educazione popolare liberatrice che coinvolga i gruppi popolari nello stesso processo di produzione culturale e filosofica per giungere ad essere autenticamente soggetti della politica e dell’economia.
Mi chiedo:
Per quanti oggi Cuba e’ soltanto un Cuba Libre? Per quanti la Colombia e’ soltanto un paese esportatore di strisce bianche da utilizzare in discoteca, o tra un aperitivo e l’altro? Fortunatamente non per tutti, anzi, per una minoranza che sara’ spazzata via dalla storia, in una raccolta indifferenziata (sempre che non si scelga di guardare alla storia e al mondo dal buco della serratura di casa propria).  
Hasta la victoria siempre.

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 ELEZIONI  IN VISTA


L'opinione

Acca' nisciuno e' fesso.

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SPECIALE STUDENTI

Si chiudono le scuole..crediti da ripararare?
Gratuitamente sul web:

ALGEBRAhttp://www.youtube.com/watch?v=c79QwIgF5qk&feature=channel_page
ARTE: http://www.youtube.com/watch?v=JbhtyI6l-IU
ONDE:
(cominciamo da qui, poi ne riparliamo):
...Papà, abbiamo visto l’Angelo del Diavolo
che zagajava come Innocenti Nunzio,
zagajava. «Ba, ba, bambini – fa –
svvvveglia! Che a-a-a-aspettate?

Dododovete fare sciopero! Dai!
Dodo-domani alle dodo-dodici dodo-dovete
incrociarelebraccia! Il DidiDiavolo  me l’ha ordinato
didi-di diverlo. B-basta con la tolleranza, mmmmannaggia!
B-basta con la p-permissività: voi dovete pretendere
di oooooo-obbedire come i vostri ppppp-papà!
Papà, basta con l’Edonè, vogliamo
l’Agàpe, basta con le buone, vogliamo

le cattive… La bacchetta, papà, la bacchetta,
papà per piacere, almeno un po’, la bacchetta!
(...)

(Pier Paolo Pasolini, Lettere Luterane)

(Com’è diversa da me questa gente che scrive delle stesse cose che interessano a me. Ma dov’è, dove vive? Pier Paolo Pasolini, in Lettere Luterane (pag. 93)

 

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