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Questo web non costituisce testata giornalistica. E' aggiornato in modo discontinuo e probabilistico. Soprattutto
di notte e da molte e differenti persone. Ci assumiamo la
responsabilita' dei suoi contenuti, non perche' concordiamo su tutto,
ma perche' qualcuno deve pure assumersela. MAGGIO 2009 ![]() 1° maggio 2009: Un ponte sopra un mare di guai auguri di essere ciascuno il cambiamento che desidera vedere nel mondo ...sognare da soli e' solo un sogno sognare insieme e' la realta' che comincia. ad Alessandria, Andrea Gallo: http://www.sanbenedetto.org/index.php?option=com_content&task=view&id=1067&Itemid=1 ![]() 1° maggio 1947 La ginestra e' anche un fiore http://www.youtube.com/watch?v=XIcv599AMBk Portella della Ginestra. Una strage di Stato. A maggio del 1947, mia madre si sposava in Santa Maria degli Angeli. Io non c’ero (sono nata moltissimi anni dopo, e per sbaglio). Un giorno, raccontandomi il proprio matrimonio, sottolineo’ che, in quello stesso maggio, si verificarono differenti massacri per ragioni non del tutto chiarite. Lei non comprese mai fino in fondo il perche’ del proprio errore. Neanche le motivazioni della strage di Portella sono state rese pubbliche. Ma, quelle, un po’ si comprendono. Sicilia. Immediato dopoguerra. La conquista americana dell'isola e' avvenuta attraverso la mafia. Si muore di fame, la borsa nera permette di procurarsi un sacco di farina. Molti contrabbandieri sono diventati banditi. Portella. Località in provincia di Palermo, nei pressi di Piana degli Albanesi (esattamente: nel pianoro a metà tra i comuni di Piana degli Albanesi, San Cipirello e San Giuseppe Jato). 1° maggio 1947. Circa 2000 lavoratori, in prevalenza contadini in lotta per l’occupazione delle terre incolte contro il latifondismo, si riuniscono nella vallata. Tornano a celebrare la festa dei lavoratori, abolita durante il fascismo. Brindano al buon risultato ottenuto, sulla spinta della mobilitazione contadina, dal “Blocco del Popolo”, (PSI-PCI), alle elezioni dell’Assemblea Regionale Siciliana del 20 aprile: 29,13% (elezioni precedenti: Psi: 12,25%; Pci: 7,91%). La DC e’ scesa dal 33,62% al 20,52%. A San Giuseppe Jato, qualcuno ha minacciato le donne dirette a Portella. A Piana, un mafioso ha gridato ai manifestanti: “…lo vedrete che festa!”. continua ![]() 5 maggio 2009 Recriminazioni - Possibile che nessuno si ricordi mai del mio compleanno?
( - ...una ragione ci sara' pure. Paolo) http://www.youtube.com/watch?v=AZ8mrzSKzQs (-...vabbe', la traduzione in tedesco non rende...ma... forse... Sempre Paolo) http://www.youtube.com/watch?v=GfDemc1CAqs&feature=related ********************* ![]() Vox populi ********************* ![]() (foto da Repubblica.it) OLTRE 100 MORTI IN AFGHANISTAN
Obama non si smentisce Lo aveva detto; non una volta soltanto. La “nuova” era, tutt'altro che pacifica, sarebbe stata “americanamente” pragmatica. Ad esempio, gia' nel discorso tenuto durante la conferenza stampa a
Chicago, annunciando le nomine del proprio staff, Obama si era espresso chiaramente su guerre e “terrorismo”.
La nuova missione di Robert Gates “avrebbe dovuto mettere “responsabilmente”
fine alla guerra in Iraq attraverso una transizione al controllo iracheno”. L'attenzione veniva spostata dall'Iraq all'Afghanistan “dove
la guerra al terrore ha avuto inizio e dove va conclusa”. (...) Nella stessa occasione, assicurando di avere la strategia e le risorse giuste per
l'America, dichiarava: “è tempo di un nuovo inizio per affrontare le sfide globali del
mondo, prima fra tutte quella al terrorismo: nel mondo che vogliamo
non c’è spazio per chi uccide civili innocenti e promuove ideologie
cariche d’odio. Il terrorismo è una minaccia globale che richiede una risposta globale. Siamo determinati a
perseguire i responsabili degli attentati di terrorismo ovunque nel mondo.(...) Per garantire prosperita'
all'interno del Paese e pace all'estero dobbiamo
condividere la convinzione che il nostro restera' il
piu’ forte corpo armato del pianeta”. Si impegnava a rafforzare “la capacita' di sconfiggere i nemici e portare
aiuto agli amici, a rafforzare alleanze, a
costruirne di nuove e durature. Deciso a
dimostrare “ancora una volta al mondo che l'America è capace di difendere senza
esitazioni il suo popolo, ferma nel portar avanti i propri interessi
e impegnata negli ideali che illuminano il mondo: democrazia e
giustizia, opportunità e speranza”. Concludeva: “il mio team condivide
il mio obiettivo di un ruolo dell'America come
leader del mondo”. Se questo discorso fosse stato scritto da Bush, non avrebbe fatto di meglio. *********************
Le vicende
di un’associazione laica, libertaria ed autogestita, attraverso le
testimonianze dei protagonisti. Le difficoltà, i successi, il drammatico
impatto con la mafia locale. Ma anche un’esperienza, un sogno, un’utopia messa
in pratica. L’India vista dalla parte del suo popolo straordinario, da uno slum
di Calcutta dove situazioni limite sono mantenute tali da un complesso
intreccio di interessi sorvegliati da mafie che agiscono nell’ombra dei poteri
politici. Sullo sfondo: la situazione attuale di un’India, un Paese chesi
affaccia prepotentemente sulla scena internazionale, ma il prezzo della sua apertura al mercato globale èpagato per intero dalle basse caste, gli Adivasi, i contadini poveri, i
musulmani, le donne. Esistono tante Indie: l’India filosofica, l’India delle
caste e degli slums, l’India del nucleare e della Microsoft, l’India della Pace
e quella della fierezza e della dignità di antiche popolazioni tribali che
resistono all’avanzare dell’economia di mercato.
Ma c’è anche l’India: il Paese dei duecento milioni di rivolte. Video: Diccina Debonna! (Non ci arrenderemo né ora né mai) di Danilo Licciardello Info. osteriacalcutta@libero.it info@libreriaflexi.it ********************* IL SABATO DEL VILLAGGIO (GLOBALE) INDIA
http://www.youtube.com/watch?v=8-m3jBPphQM da una ginnastica d'obbedienza fino ad un gesto molto piu' umano che ti dia il senso della violenza pero' bisogna farne altrettanta per diventare cosi' coglioni da non riuscire piu' a capire (Fabrizio De Andre') D'accordo. Mi chiedete un'opinione personale. Di rispondere su alcuni punti. Non e' giornata, parlo a braccio (e percio', andando fuori tema in continuazione).
Torniamo, per il momento, alla “democrazia”. E all'“India e non solo”. Le elezioni, in India fanno
comodo ai mercanti, multinazionali, trafficanti d’armi…a tanti,
ma non al popolo o
alla democrazia. Demo/crazia. Termine-vittima di
reiterati scippi semantici; talmente tanti che sarebbe
difficile recuperare tutta la refurtiva. Quello
al quale assistiamo e'
il prodotto mostruoso di logiche perverse. Qalcosa di indotto, di
premeditato, di orrendo. Deriva dalla separazione violenta di
Io-e'-l'altro in
blocchi contrapposti. Troppo facile pensare a una riorganizzazione
pianificata, condotta a prezzo di un'ecatombe mondiale, sancita poi nella schizofrenia di
Yalta. Prende tante piu' forme. Meschine, subdole. Anche voraci,
bulimiche. Oppure rinunciatarie. L'indifferenza e' una di queste. La
dimenticanza e’
un'altra. E’ la piu’ tipica nelle nevrosi: la costrizione a viversi in un eterno presente, senza futuro e con totale oblio del passato. In un dimenticatoio di
affetti che tutto scancella, tra la volgarità del possesso o di un rifiutarsi obbligato e
il deserto affollato della disperazione. Il rifiuto del ricordo, motivato dalla paura, soltanto dalla paura. L'ossessiva ricerca di ragioni e
torti, l’insistenza del voler capire, quando basterebbe “sentire”. Ma sentire e’
sempre pericoloso. Tra paranoie, aridita' e sensi di colpa, l’umanita’ si perde. La
verita’ si perde. Si perde anche il senso della ragione, cosi’ come
gli affetti. Vaghiamo in questa negazione generalizzata, fantasmi di noi stessi, tenendo l’anima con i denti per
trattenerela ancora. Almeno per un po’. Salvare il pianeta per chi? Tentare di impedirne lo
scempio per che cosa?
Per sopravvivere, tra mostri costretti al non-ricordo. Senza neppure
essere riconosciuti, postumi in vita, costretti all'osservazione
ripetuta dei mille modi in cui una
specie sconfitta perpetra i suoi delitti, senza sentimenti, nè desideri. Il
sistema capitalistico vive
del proprio istante, puo' essere lunghissimo, ma non ha
mai memoria ne’ futuro, guarda solo al
profitto
immediato. Accumula e ti risparmia solo finche' ritiene di poterti
usare. Tutto si perde. Tutto diviene merce. Inautenticita' e
astrazione. Certo, la
specie umana non e' il sistema capitalistico. Ma, giorno dopo giorno,
ci si arrende alla vita un po' piu' tardi. Fortunatamente, ci si ribella. Il paradosso sta in quel: fortunatamente. Infatti, dietro le ribellioni, ci sono sempre morte, fame e dolore. Ma, fortunatamente, un buon 80% di esseri umani, di tutto cio' (democrazia, elezioni, mediocrita'), se ne sbatte - a ragione - e continua ad urlare la propria ribellione. In India e’ guerra civile: Orissa, Chattisgar, Jharkhand, West Bengal...dalla Palestina allo Sri Lanka...al continente stravecchio che abitiamo...tante cose si muovono in direzioni diverse da quelle inquadrabili, scontate, funzionali, “elettorali”. Notizia di oggi. Il pupazzo nordamericano sul trono del Pakistan dichiara guerra ai Taliban. 200.000 profughi cercano rifugio nella vallata dello Swat, a nord di Peshawar.
Ancora una volta, persone in fuga dalla mostruosita' dei poteri.
Del Potere. Ammassate su carrettini strabordanti, intrappolate in desolati campi
profughi da ronzanti conflitti di interessi ad alta quota, che
volano sopra le loro teste
come bombardieri USA. Torna alla mente la tragedia della
Partition (60 anni fa) con oltre due milioni di morti e la creazione el Pakistan. Il popolo del Kashmir,
costretto tra fuochi tutti non-amici (ma spesso in accordi tra loro)
non si
sente parte dell'India e la violenza dell'occupazione militare indiana
- abusi continuati, decine di migliaia di morti, intensificarsi delle
truppe, manipolazioni elettorali - non puo' che
esasperare la situazione. Tra India e Pakistan e' continua guerra,
una di quelle che, con un termine del tutto idiota, vengono definite: “a bassa intensita”.
Ma chi l'ha veramente votata la guerra? I trafficanti di armi e di potere
attraverso la democrazia delle urne. Chi la giustifica? Sempre gli
stessi. Delle due
guerre “ufficiali”, una e' stata totalmente “inventata”,
a semplice scopo elettorale - gloria, gloria alla democrazia delle
urne! - : la guerra di Kargil, diventata persino un modo di dire). Si
possono aggiungere la quantita' di attentati, sempre in
momenti utili ai differenti
poteri - e sempre attribuiti a presunti “fondamentalisti islamici” - inclusi i
fatti di Mumbai dello scorso novembre, da ricordare come l'11 settembre dell'India (scopi e mandanti). Non c’è legame tra elezioni e democrazia. Le elezioni vengono indette quando conviene e con procedure di marketing. E’ una periodica messinscena.
“C'è un rapporto
organico tra unione e progresso (...) tra fascismo e libero mercato” (A.Roy, art. citato). Certo che c'è. La guerra nella Valle del Kashmir puo’ precipitare il mondo in una guerra nucleare?
E chi lo sa? Di certo, e' piu' facile preoccuparsi di eventuali
catastrofi planetarie di quanto non lo sia occuparsi dei
propri disastri privati. In anni lontani, si definva centrale l'indissolubile intreccio (e corrispondenza) tra personale e
politico.
Una questione nodale, apre un grande discorso -che faremo in altra
occasione -, ne sottolineo qui solo un aspetto, evidente quanto banale:
quello del suo essere ridotta oggi
a puro masochismo. Confinata nell'autoprivazione “etica” del piacere di una Coca Cola, convinti di potere cosi' “boicottare”
una multinazionale tentacolare. L'ego - in occidente - si esalta nelle ispezioni
scrupolose dei codici a barre. Qualche scoria ci si illude di
eliminarla utilizzando saponette biologiche. Ridicolo? Tragico (...non è il caso né
di piangere né di sperare...cercare piuttosto nuove armi...).
Sofferenze. Rinunce. Passioni tristi. Chissa', forse accettando di non essere
affattto innocenti, si potra' evitare di lavarsi le mani in
continuazione per sentirsi migliori (o meno disonesti). E, dai relitti
dell'anima, qualcosa potra' emergere. “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior...”.
Non solo nuovi paradigmi, ma possibilita' nuove. Non vie di fuga, ma vie
di lotta. Continuando a distribuire i rifiuti negli “appositi cassonetti”, gli spazzini - “operatori ecologici” - si ribelleranno (lo fanno gia'). Seppellendoli sottoterra, la terra
si ribellera' (lo fa gia'). nahin nigah main
manzil to justaju hi sahi/nahin wisaal mayassar to arzu hi sahi. Mi sembra la frase piu' bella dell'articolo su Internazionale. Quella che comunica di piu'. “Nessuna lotta armata e’ gentile o compassionevole. Ci sono sempre spargimenti di sangue, è cosi’ se si combatte”. Ma: violenza, aggressione, genocidio, sono concetti opposti a quello di Resistenza. Il discorso sulla legittimita' o meno dell'uso della forza, per quanto mi riguarda, non necessita di ulteriori spiegazioni. In un prossimo articolo, pero', sara' approfondito, parlando di Teologia della Liberazione. (Ve lo avevo detto che non era giornata) ********************* ASSASSI-NATO
Riceviamo da Fulvio e pubblichiamo (con una precisazione: chi scrive non ha mai fatto parte di Lotta Continua, ma abbiamo ricordato su questo web l'assassinio di Pinelli e le vicende della strage di Stato, corredando i testi di molti materiali e testimonianze e sottolineando l'importanza della controinchiesta condotta da L.C.) Cliccare qui per aprire il collegamentolunedì 11 maggio 2009GIUSEPPE PINELLI: LA STRAGE DI STATO CONTINUAIl presidente Napolitano ha ricordato due giorni fa, nell’occasione della giornata delle vittime del terrorismo e del primo incontro tra le vedove Pinelli e Calabresi, l’anarchico milanese fuoruscito da una finestra al quarto piano della Questura di Milano. Singhiozzava il presidente migliorista e simultaneamente ribadiva, anche per oggi, il teorema degli “opposti estremismi” con il quale allora si voleva e pedissequamente anche oggi si vuole soffocare l’opposizione vera alla dittatura capitalista e alla fascistizzazione. A Pinelli, sul cui demenziale “malore attivo”, che secondo il magistrato D’Ambrosio, futuro candidato PCI, ne aveva causato la spontanea estromissione dalla finestra, da questa sola istituzione è stato riconosciuto il ruolo di ingiustamente perseguitato e vessato, 40 anni troppo tardi. Nessuno ha ricordato che fu Calabresi a togliere l’inchiesta sulla strage di Piazza Fontana a un collega, che stava indagando sugli ambienti di estrema destra (poi risultati colpevoli), per indirizzarla verso i compagni della sinistra. Nessuno ha ricordato che le indagini sul volo da una finestra piena di poliziotti furono condotti e fatti archiviare dagli stessi e che non si volle mai approfondire nulla con un procedimento giudiziario. Neanche oggi. Quando forse qualcuno presente nella “stanza piena di fumo” e perciò “da ventilare”, potrebbe aver avuto qualche evoluzione di coscienza. Nessuno ha colto l’occasione del 40° per ricordare le decine di giovani ammazzati nelle piazze del terrorismo di Stato, da Giuseppe Pinnelli a Giorgiana Masi a Francesco Lorusso, laboratorio degli ammazzamenti in atto e programmati oggi a casa nostra e in giro per il mondo.Noi di Lotta Continua – quelli che non hanno tralignato - invece ricordiamo, ricordiamo tutto. Ricordiamo di aver rovesciato il paradigma di un potere ottuso, perfido e sanguinario attraverso lo smascheramento della “Strage di Stato”, con le nostre lotte, con innovazioni davvero rivoluzionarie di contenuti e forme, di assoluta validità contemporanea, con canzoni come questa: la migliore orazione funebre per il compagno Pinelli. (Fulvio Grimaldi) LA BALLATA DEL PINELLI
Quella sera a Milano era caldo Solo
una cosa da aggiungere. Io, Michele, ne' democratico, ne' comunista.
Anarchico. Senza fasullo rispetto, remora o pudore, posso dire, in
tutta franchezza che io, la mano, alla moglie di Calabresi, col cavolo
che gliela stringevo. Per differenti ragioni, principalmente due: Una ragione ideale (non “ideologica”): Questi compagni, tanti, tantissimi, che sono stati assassinati dal potere, appartengono alla storia del Movimento, delle Lotte di tanti, non solo a loro stessi o ai loro figli e parenti. Ed e' una storia che non si puo' riscrivere. Ogni gesto che possa contribuire a mischiare le carte e a far apparire su uno stesso piano vittime e carnefici, o tutte vittime di estremismi opposti, e' profondamente sbagliato. Una ragione attuale: “A da fini' sta storia dei parenti delle vittime”. Come dice un amico mio. La F.A.I. ha tentato di rimettere le cose al posto giusto: Calabresi assassino, Pinelli assassinato. Nessuna pace con lo Stato ![]() da: http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/cronaca/pinelli-vedova/scritte-torino/scritte-torino.html La libreria Fuori Posto Questo
libro propone cinque testi che testimoniano l’impegno di Georges Lapassade
nell’elaborazione di un metodo di analisi interna sviluppato prevalentemente in
forma di diario istituzionale, dove l’autore mette al centro le connessioni fra
gli studi sugli stati modificati di coscienza, la transe, l’etnometodologia e
l’analisi dell’istituzione universitaria fatta dall’interno. Ma il libro non si
risolve nelle questioni tecniche o metodologiche; la sua parte diaristica è
anche auto-analisi, letteratura, talvolta poesia, consolazione, terapia e
abbandono. Interverrà:
“La poesia è il mondo che diviene nostro, per un attimo - per un tratto - lo possediamo intero, in quel momento, senza che il possesso si trasformi in senso di potere - al contrario, consapevoli che quel rischiaramento dell'essere che si è determinato è solo una possibilità di avanzare, e guardare, e costruire le deboli resistenze di un amore che si vuole enorme”... Toni Negri (da “Lenta Ginestra”). x Death be
not proud, though some have called thee John Donne, 1617 a) Il Papa in Terra Santa http://www.youtube.com/watch?v=oXhtjDBKE-Y b) Incontri http://www.youtube.com/watch?v=NUW3-fn0iqE&NR=1 *************************************************** MITICO ANDREA!!!
![]()
*************************************************** IL SABATO DEL VILLAGGIO (GLOBALE) da “ARABA FENICE”, di Fulvio Grimaldi
http://www.youtube.com/watch?v=Ro-CmDFLFnA&feature=related http://www.youtube.com/watch?v=WCmg_NoRdzw&feature=related http://www.youtube.com/watch?v=6zYVckRqtXk&feature=related http://www.youtube.com/watch?v=R3tBzJLA8Hs&NR=1 http://www.youtube.com/watch?v=DI_VoR5vNko&feature=related *************************************************** E-MAIL: (riceviamo e pubblichiamo): * * RECENSIONI “...ti accorgi che quando si tratta di figli non ci sono vittime o carnefici, siamo tutti bambini traumatizzati da una Storia che non ci apparteneva e non abbiamo scelto...”. D'accordo. Nessuna generazione sceglie di avere un piede impigliato nella Storia. Ma puo' sempre scegliere da quale parte dirigere l'altro. Non trovi? Sergio. * IMPRESSIONI ELETTORALI: Il Pap'OCCHIO http://www.youtube.com/watch?v=2zhP6pcUs5w&NR=1 * RIFLESSIONI: ...potete sperare all'infinito quello che non potra' esservi dato. La speranza e' una passione triste. Potete girare in lungo e in largo tutto il pianeta con il vostro ego spropositato ma, su questa via, nessuno vi salvera' da voi stessi, nel caso in cui, occasionalmente, per distrazione o per sbaglio, vi capitasse mai di incontrarvi. Marina *************************************************** INDIA NULLA DI NUOVO SUL FRONTE ELETTORALE Nell'uovo elettorale non c'era la sorpresa (non c'è mai). Proprio nessuna novita'. Ne' ce l'aspettavamo. Quel che pensiamo delle elezioni (in India e non solo) e' riportato piu' in alto nella pagina. Il millionaire per nascita Varun e' stato battuto dall'altro millionaire per nascita Rahul, un attimino piu' presentabile. Come Obama era un attimino piu' presentabile
di Mc Caine. Nel caso nordamericano: un cambiamento apparente; per
l'India: una continuita' ribadita. Ma e' sempre sul neoliberismo che
l'èlite indiana continua a spingere. Non funzionera', e' un
modello fallito ormai ovunque, al punto che - io che non sono proprio
abituato a fare profezie - in questo caso ne azzardo una: questo
governo non durera' per tutta la legislatura. Intanto, dovra' dare
"resti" e mance a parecchi e ottemperare alle promesse fatte
tramite i molteplici accordi sottobanco. Poi fare doppie capriole per
tentare di soddisfare una classe media scalpitante e gli interessi USA
nella zona, due cose che non coincidono necessariamente. Eppure, la vittoria non e' schiacciante. Il risultati delle urne riflettono illusioni imposte attraverso propaganda e false promesse. Ben oltre un miliardo di persone (a parte la classe media, che resta pur sempre minoranza che va dove la porta il profitto e dove si vuole indirizzarla, farla crescere o precipitare), i centinaia di milioni di poveri, sfrattati, disoccupati, aumentano e si moltiplicano, insieme ai ribelli (non accade solo in India). *************************************************** Al forno! Al forno! .. (…) trasportati da una rabbia comune, predominati da un pensiero comune, conoscenti o estranei, si riunivano in crocchi, senza essersi dati l'intesa, quasi senza avvedersene, come gocciole sparse sullo stesso pendìo. (…) Non mancava altro che un'occasione, una spinta, un avviamento qualunque, per ridurre le parole a fatti; e non tardò molto (..) - Ecco se c'è il pane! - gridarono cento voci insieme. - Sì, per i tiranni, che notano nell'abbondanza, e voglion far morir noi di fame (..) -Giù quella gerla - si grida intanto. Molte mani l'afferrano a un tempo: è in terra; si butta per aria il canovaccio che la copre: una tepida fragranza si diffonde all'intorno. (...) - dobbiamo mangiar pane anche noi, - dice il primo; prende un pan tondo, l'alza, facendolo vedere alla folla, l'addenta: mani alla gerla, pani per aria; in men che non si dice, fu sparecchiato (…)- Al forno! Al forno! (A.Manzoni, "I promessi Sposi"). Certo,
bigotto e conservatore qual'era (nella vita privata la storia e' un bel
po' differente), Manzoni vede assai male una ribellione popolare
spontanea, un'improvvida disgrazia da evitare ad ogni costo, magari
anche con elemosine ed elargizioni. Da tutt'altra angolatura
pero', ci vengono in mente alcune riflessioni, che lasciamo incomplete
perche' ciascuno possa rifletterle a sua volta. a) da che io ricordi (dal Messico di Lopez Portillo, oltre trent'anni fa, alle elezioni in India di oggi) tutti i partiti hanno distribuito ciotole di minestra in cambio di voti... b) “A Cesare quel che e'di Cesare e a Dio quel che e' di Dio”, e' un'espressione dotata di una quantita' di significati che non sto qui ad elencare. Uno, semplice semplice, fa sorgere questo pensiero: in mancanza di una solidarieta' diffusa tra organizzazioni di lotta dal basso, che implichi autogestione e condivisione delle risorse (tutte), la distribuzione del pane a basso costo (meglio: a costo zero) ci sembra compito da doversi assegnare allle parrocchie, piuttosto che ai partiti politici. Che poi le parrocchie, generalmente, non lo svolgano, e' altro discorso... *************************************************** FLEXI LIBRERIA CAFFE' ROMA, VIA CLEMENTINA 9
http://www.libreriaflexi.it/?p=749 Riceviamo diverse richieste di riprendere la pubblicazione de "Il Nascosto". Se
ancora non bastasse, o se utilizzate un altro vocabolario, potrete
arrivare a conclusioni analoghe anche riflettendo sul conflitto che,
storicamente, oppone sempre coscienza e “ragion di stato”. Nella saga dei Tudor, ad esempio - merita ben altra attenzione, qui ci limitiamo a sottolinearne un solo aspetto - , questo conflitto costo' la vita a molti. Era questo che intendevamo quando vi abbiamo proposto “greenleeves”, un po' piu' sopra. Piu' di una ragione spinge a ritenere che Anna Bolena non fu decapitata per adulterio. Non fosse altro che perche' Enrico VIII condanno' a morte anche il suo amico, cancelliere e filosofo Thomas More, a lui fedelissimo e integerrimo fino alla pedanteria. La canzone, anche con il filmato: http://www.youtube.com/watch?v=mmh9__mI51g&feature=related Il testo, nella pagina interna. *************************************************** AMCORA ESSERI UMANI "RESPINTI". NON NE POSSIAMO VERAMENTE PIU'. (...) Non discuterò qui l’idea di patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni. Se voi però avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri. E se voi avete il diritto, senza essere richiamati dalla curia, di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi (...) ”.(Lorenzo Milani, 1965) ![]() da: http://lombardia.indymedia.org/node/17572 HO SEMPRE AVUTO POCHISSIME IDEE, IN COMPENSO FISSE
Non
era vero: Fabrizio De Andre', di idee, ne aveva moltissime (tutte fisse) e
sviluppo' nel tempo una poetica sempre piu' raffinata, mai banale, mai
volgare, mai ripetitiva. Ci piace ricordarlo, soprattutto quando ci sentiamo feriti. *************************************************** di Soledad Sanchez e Alessandro Gatti Ci sedemmo dalla parte del torto, visto che tutti gli altri posti erano occupati “...ho voluto piu' bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto. Un abbraccio, vostro Lorenzo” (dall'ultima lettera di Don Lorenzo Milani ai ragazzi della Scuola di Barbiana) UN DISCORSO SULLA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE
1° PARTE Leggiamo
tante sciocchezze sull'argomento e, in generale, in merito ai cristiani di
sinistra, definiti “cattocomunisti”,
in senso dispregiativo, da sproloquioni saccenti, narcisisti che
si beano della propria pedanteria; falsi eretici ed atei tanto fondamentalisti
da voler imporre il proprio punto di vista agli
altri; presuntuosi
che si ritengono, per “diritto divino” unici interpreti di questo
o quell'autore, generalmente Marx, riuniti in appositi “Marx fan
clubs”, per confermare che d'idolatria hanno pur sempre bisogno - semmai, la superano solo a destra - L'obbedienza non e' piu' una virtu'. (Don Milani). “Non lo e' mai stata!” (Don Gallo)Un po' di chiarezza non fara' male. . Alessandro Gatti: Camilo Torres, Mons. Romero, Giulio Girardi, Leonardo Boff,
Paulo Freire...i primi nomi che mi vengono in mente, qualcuno perche'
l'ho conosciuto, altri perche' ho letto alcuni dei loro scritti o
perche' appartengono alla Storia. Ma chi sono questi sacerdoti ribelli,
ostinatamente “dalla parte del torto” che portano il Vangelo lungo le strade dei poveri e da li' lo
approfondiscono e lo praticano? Perche' arrivano a farsi sospendere “a divinis” o a farsi ammazzare sull'altare? E perche',
cristiani, marxisti, anarchici, “angelicamente anarchici”, ribelli fino ad imbracciare le armi, non abbandonano - in
genere - la Chiesa ufficiale, che umilia i poveri e, da lungo tempo, e' complice del potere temporale
imperiale scegliendo di essere con i carnefici, invece che con le vittime? Sono tanti e differenti. La nascita ufficiale della Teologia della Liberazione risale al 1968, quando, dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, alla riunione del Consiglio Episcopale Latinoamericano di Medellìn, in Colombia, i rappresentanti della gerarchia ecclesiastica sudamericana diedero inizio ad una riflessione teologica nuova. Sottolineando i valori di emancipazione sociale e politica presenti nel messaggio cristiano, elaborarono proposte radicali, nel contesto delle dittature militari, pronunciandosi per una chiesa popolare che, a fianco delle popolazioni piu' diseredate, partecipasse attivamente alle loro lotte. ![]() Barbiana, dicembre 1954 (Italia, sud-Europa). E' qui, in una minuscola localita' sperduta tra i monti del Mugello - sopra Firenze - che Lorenzo Carlo Domenico Milani Comparetti, meglio conosciuto come Don Milani, e' relegato in qualita' di priore della poverissima parrocchia di Sant'Andrea. La Chiesa Ufficiale ha appena allontanato un prete disobbediente, scomodo, intelligente e provocatore, ma non riuscira' a farlo tacere. A Barbiana, Lorenzo da' vita a una scuola molto particolare e riesce, insieme ai suoi ragazzini montanari, a fare tanto baccano da trasformare la pena dell'esilio in una denuncia radicale della societa' italiana e in realta' concreta. Un'utopia realizzata che si inserisce perfettamente nel quadro della Teologia della Liberazione. “Lettera a una professoressa”, scritta insieme ai ragazzi della sua scuola, viene pubblicata a maggio 1967.Verra' tradotta in una quantita' di lingue: tedesco, spagnolo, portoghese, inglese, francese, cinese, giapponese...(uno stralcio qui) Una “recensione” importante: l'opinione di Pier Paolo Pasolini: http://www.youtube.com/watch?v=CE3b7-pHpj0&feature=related ![]() Patio Cemento, zona di Santander, 15 febbraio 1966 (Colombia), Padre Camilo Torres Restrepo viene assassinato in combattimento. “(...) La Rivoluzione, quindi, è la
forma per ottenere un governo che dia da mangiare agli affamati, che vesta i denudati,
che insegni a coloro che non sanno, che adempia alle opere di carità, d’amore col
prossimo, non solo in modo occasionale e transitorio, non solo per pochi, ma per la maggioranza
del nostro prossimo. Per questo, la Rivoluzione non solo è permessa, ma è obbligatoria
per i cristiani che vedono in lei l’unica maniera efficace e ampia di realizzare
l’amore per tutti (...)”. da: Messaggio ai cristiani, Camilo Torres, 3 agosto 1965 (testo integrale qui) http://www.youtube.com/watch?v=9nIPCChKy_shttp://www.youtube.com/watch?v=RpxC97PTXwY&feature=related Tra queste due figure, Don Milani e Camilo Torres,
cercheremo di inquadrare il discorso. Senza alcuna pretesa di
esaurirlo, proveremo ad offrire alcune coordinate e qualche idea
di fondo, che ciascuno potra' contestare o approfondire, se lo
desidera. LE COORDINATE Non sono quelle cartesiane. E, piu' che di coordinate, si puo' parlare di vite inquiete, creative, appassionate, dove non c'è alcun dubbio di fede, ma tensione continua e ricerca incessante di verita' e di giustizia. La domanda sul che fare trova soluzione attraverso una scelta d'Amore totale che spinge ad identificarsi con l'Altro. Si', ma quale altro? Lorenzo Milani e Camilo Torres operano una scelta precisa. L'“Altro” che interessa loro non sono i vincenti, i ricchi che non passeranno mai e poi mai dalla cruna di un ago, sono i piu' poveri, quelli che hanno scritta sulla propria pelle la storia di tutti gli sfruttamenti. Entrambi provenienti da famiglie dell'alta borghesia intellettuale - fiorentina e colombiana - rifiutano questa appartenenza, abbandonano i privilegi della loro classe, si cercano e si riconoscono altrove. Don Milani ebbe parole di fuoco contro la borghesia e fini' a rifiutare di ricevere a Barbiana gli “istruiti” e i benestanti che arrivavano per ragionare con lui come in uno dei loro salotti, con l'abituale ipocrisia e per poter utilizzare a proprio vantaggio, spesso anche politico, l'ormai famoso prete “ribelle”. Lorenzo sceglie di abbracciare i poveri testimoniando il Vangelo attraverso la scuola, iniziata tra monti che, imprigionandoli, li pongono in condizioni d'inferiorità. E' un educatore, sceglie di offrire ai poveri la cultura, il sapere che a lui e' stato concesso per nascita, come via di riscatto sociale. Gli ultimi sono la sola classe di Dio, l'unica. Coerentemente, e' costantemente con loro e da loro impara: diventa come loro, guarda il mondo attraverso il loro sguardo, pensa e parla come loro. Non firma neppure la “Lettera a una professoressa” per non correre il rischio di “morir signore, cioè autor di libri”. Camillo Torres, non dissimile nella dura condanna della borghesia, sceglie la strada dell'insurrezione armata. Scrive: “Non ho mai visto il volto di Gesu' Cristo osservando i tratti della minoranza che tiene in scacco i poveri del mio paese. Li osservo invece, ogni giorno, in mezzo alle folle dei diseredati (...) Sono un rivoluzionario, come colombiano, come sociologo, come cristiano e come sacerdote. Come colombiano, perché non posso estraniarmi dalle lotte del mio popolo. Come sociologo, perché, grazie alla mia conoscenza scientifica della realtà, sono giunto alla convinzione che soluzioni efficaci non sono raggiungibili senza una rivoluzione. Come cristiano, perché l’essenza del cristianesimo è l’amore per il prossimo e solo attraverso una rivoluzione si può ottenere il bene della maggioranza. Come sacerdote, perché dedicarsi al prossimo, come la rivoluzione esige, è requisito dell’amore fraterno indispensabile per celebrare l'eucarestia”. Coerentemente, decide: “Non celebrero' piu' messa finché non sara' raggiunta giustizia nella mia patria” Di quale “patria” sta parlando? Su questo torneremo tra qualche riga. LE IDEE DI FONDO Al momento, ci sembra importante sottolineare che, per tutti e due, sono centrali: Il rigetto della borghesia. L'imprescindibilita' dell'azione diretta, concreta. L'opzione per i poveri, convinta, netta, senza ripensamenti. E' una scelta d'Amore, non il risultato di ragionamenti politici - neanche in Camilo Torres - , in questo senso sono entrambi pre-politici e pre-categoriali (fortunatamente). In merito a “patriottismo”, “patria” e “nazione”, non esistono differenze radicali tra Lorenzo e Camilo. Cio' che pensava del patriottismo e del nazionalismo, Don Milani lo scrive, senza possibilita' di fraintendimenti, nella famosa Risposta ai cappellani militari della Toscana che, nel febbraio del 1965, si erano pronunciati contro l'obiezione di coscienza: “(...) Non discuterò qui l’idea di patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni. Se voi però voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri. E se voi avete il diritto, senza essere richiamati dalla curia, di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente, anzi eroicamente, squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi (...) ”. (nota: la risposta ai cappellani militari, che difende il diritto di obiettare e di non obbedire acriticamente, fu pubblicata sul settimanale del PCI "Rinascita", il mese successivo. Don Milani è minacciato di venire sospeso a divinis e denunciato presso la procura di Firenze insieme al vicedirettore responsabile del settimanale, Luca Pavolini, per apologia di reato. Ammalato, non e' presente al processo (morira' nel giugno del '67, a 44 anni), ma prepara un'altra famosa lettera: la Lettera ai giudici. Al processo, Milani e Pavolini sono inizialmente assolti perche' “il fatto non costituisce reato”. In appello pero', Pavolini viene condannato a 5 mesi e 10 giorni. Quanto a Milani: il reato e' estinto per “morte del reo”). E Camilo Torres? Il guerrigliero? La primula rossa dell'ELN (Ejercito de Liberacion Nacional) colombiano? Come sottolinea Don Vitaliano Della Sala, quando Camilo entro' nella guerriglia, divenendone un leader, era il 1965, aveva 35 anni, era già teologo, era stato professore di sociologia all'Universita' di Bogotà e decano della Scuola Superiore Pubblica e dell’Istituto per l'Amministrazione Sociale. Aveva ricoperto anche un'alta carica presso la Giunta direttiva dell'Istituto Colombiano della Riforma Agraria e li' aveva potuto prendere coscienza diretta delle condizioni subumane dei lavoratori e degli indios, e di come gli aiuti dati dal governo e dalla Chiesa servissero unicamente a mantenere il popolo in una condizione di schiavitu'. Utilizzo' ogni via legale perche' venissero introdotti criteri di giustzia. Da studente di Diritto all'Universita' Nazionale della Colombia, fondo' un giornale: Fronte Unido, di denuncia e di lotta, e tento' di dare vita ad un sindacato di lustrascarpe; cerco' poi di realizzare un ampio movimento educativo nella città e nei villaggi, ma fu minacciato, dimesso da ogni incarico e destituito dal sacerdozio da un clero che non gli perdonava di avere chiesto a gran voce l'espropriazione dei beni della Chiesa. Fallita ogni altra strada, la rivoluzione armata gli appare l'unica possibilita' per cambiare la situazione del popolo. E allora corre, di villaggio in villaggio, di citta' in citta', su tutti i fronti “caldi”, predicando la Rivoluzione e svergognando la totale inutilita' delle elezioni. Organizza incontri, dibattiti. Sa parlare, infiamma, coinvolge. Nel 1963 sceglie la guerriglia nell'E.L.N., un minuscolo gruppo che sta appena organizzandosi. In clandestinita', continuamente braccato dall'esercito governativo, continua a scatenare le folle, diventa una leggenda in vita; a centinaia si arruolano nell'E.L.N. dopo averlo ascoltato. Utilizza la parola e il fucile. Per il pastore Dietrich Bonhoeffer, teologo tedesco martire del nazismo - citato da Vitaliano - : “Non basta fuggire il male. E' necessario combatterlo, o si diventa complici”. Bonhoeffer attentò alla vita di Hitler e ne spiego' i motivi: “Se fossi su una strada in cui sta giocando un gruppo di bambini e, d’improvviso, vedessi un autobus guidato da un autista assassino venire diritto sui bambini, se avessi la possibilità di tirare una pietra contro il parabrezza o di porre un ostacolo sulla strada per fargli cambiare direzione e precipitarlo nell’abisso, anche se so che ucciderebbe l’autista, non esiterei a farlo per salvare la vita degli innocenti”. E proprio di innocenti stiamo parlando. Che siano i “montanini” di Barbiana o la stragrande magggioranza di un'umanita' ancora schiavizzata per ingrassare un'elitè di profittatori. Il pianeta e' in mano ad autentici mostri aggrovigliati in un Ordine Mondiale impegnato ad escogitare sempre nuovi crimini, ad inventare sempre nuove fandonie. Non durera' ancora a lungo, per contraddizioni interne al sistema e perche' le persone si stanno risvegliando ovunque, ma oggi e' cosi'. Il problema non sta nell'uso della forza o delle armi, la violenza vera e' sempre stata quella di chi costringe altre persone a credere di non avere altra strada. E, in molti casi, la Storia insegna che un'altra strada proprio non c'è. Poi, e' facile mischiare tutte le carte a chi dispone dei mezzi di corruzione piu' abietti o a chi ha interesse a creare confusioni. Anche la Resistenza italiana sarebbe stata contrabbandata come una lunga serie di “atti di terrorismo” se le cose fossero andate in un altro modo. Camillo
Torres, come Che Guevara, parlava di patria e di nazione libera dall'imperialismo nordamericano. Nazionalisti? Patriottici? Assolutamente no.
Ne' l'uno ne' l'altro. Sostenere questo significa proprio non avere
capito mai che, qui sulla Terra, ogni cosa, ogni evento, ogni
pensiero, e' privo di senso se non viene contestualizzato. http://www.youtube.com/watch?v=lOUB5a2UUxw
La questione va oltre il dizionario; riguarda l'essere e il definirsi (o l'essere definito da qualcun altro). Per quanto mi riguarda, abolirei tutti gli “ista” e “isto” e “iste” e “isti” da tutti i vocabolari. Poi abolirei anche i vocabolari cosi' come sono oggi e le carte d'identita'. I vocabolari, perche' nessuna definizione da' conto della realta' fisica - figuriamoci di quella spirituale -. Le carte d'identita', perche' e' ridicolo definire un concetto complesso e multiplo in quattro righe striminzite (altezza, eta', sesso, segni particolari, colore degli occhi e dei capelli); piu' una foto che non ti somiglia mai. Vocabolari, carte d'identita', passaporti, sono strumenti nelle mani di un Potere burocratico che ha bisogno di schedare, di definire, di delimitare, di classificare per controllare, reprimere, isolare, rispedire fuori dai confini dell'“amato suol patrio”, che sarebbe lo spazio circoscritto dove si e' nati, per pura casualita' e che si e' chiamati a difendere dagli “invasori”. Invasori che pero' - guarda caso - non sono i rappresentanti del Potere, ma i suoi “esuberi”. Che Guevara era marx-ista? Camilo Torres era marx-ista? (Don Milani, sicuramente no). O erano piuttosto esseri umani che, utilizzando il linguaggio della loro epoca, si identificarono con i popoli umiliati del mondo, proprio fino in fondo? (Erano populisti? Mòn Dieu! No). Marx era marx-ista? Quello che veramente conta non sono le etichette, ma e' come affrontare il Potere che continua quotidianamente ad uccidere. Possiamo scegliere: essere a fianco degli ultimi, essere gli ultimi o parlare sugli ultimi (e al loro posto). La seconda ipotesi mi sembra la piu' coerente, la prima puo' servire, l'ultima e' da scartare in totale. Ritengo poi del tutto anacronistico esprimersi in termini di “presa del Potere”. Ne sono scaturite autentiche tragedie. Se si intende la Rivoluzione in questo modo c'e' il rischio di finire al paradosso criminale - si', avete letto bene: criminale - del signor Lenin (e del signor Trotskij) che, “in nome dei supremi interessi della Rivoluzione”, massacrarono i marinai di Kronstadt, gli unici che stessero realizzandola veramente. Per non parlare degli Spartachisti. Il problema non e' la sostituzione di un Potere con un altro. La Rivoluzione, com'è stata intesa nei secoli passati, e' certamente patrimonio storico dell'umanita', ma il Potere e' la cosa piu' disgustosa che esista. L'unico “potere” che ci interessa e' quello di poter esercitare il diritto di esistere e di essere noi stessi. E cioe': individui creativi, felici, liberi di esprimersi e organizzarsi in forme autogestite. Il potere di condividere, di essere solidali. C'e' una forza in questo che puo' smuovere le montagne. Mi sembra che coloro che si ostinano a definirsi “marxisti” (o, peggio ancora, “marxisti-leninisti”), impuntandosi su oziose questioni dottrinarie, abbiano perso da tempo il contatto con la realta' (propria e degli altri). Profondamente credo che la liberta' significhi, oggi piu' che mai, mettersi in ascolto, sentirsi umani (non “uman-isti”) e riuscire ad esprimere l'Amore che c'è al fondo di tutte le scartoffie. Deve essere proprio “roba” pericolosa, dal momento che si usa definire retorico il solo parlarne. Chi e' buono viene immediatamente etichettato “buonista”. Si sceglie la cattiveria; in un mondo perverso, sembra piu' intrigante. Dimenticando che “cattivo” e' un termine latino. Significa: prigioniero. Naturalmente continueremo ad esprimerci anche utilizzando i suffissi “isti”, ma consapevoli del fatto che lo facciamo solo per chiarezza espositiva, in atttesa di una riscrittura totale dei dizionari. ***** Si schiera contro il leninis-mo che pretende che siano le “avanguardie rivoluzionarie” a portare dall'esterno la coscienza “vera”
alle masse, finendo a sancirne la permanente subalternità al potere di
una élite “rivoluzionaria”. Vuole ciascuno libero
e protagonista. E', in tutto cio', e' - senza rendersene
affatto conto - molto piu' in
sintonia con la visione solidaristica del socialismo anarchico. Ha una chiara idea della Rivoluzione “totale, radicale, che investa tutti i livelli dell'esistenza
e veda protagonisti gli ultimi, i deboli, i poveri, gli emarginati”.
Denuncia la mostruosita' del Potere e intanto educa ad esistere, a
disubbidire a cio' che e' ingiusto, a far valere le proprie opinioni. E' innegabile che, da non-comunista, fece assai piu' lui per la gente, nel concreto, di tanti astratti teorici. Per lui contava la pratica quotidiana dell'Amore e della condivisione e, se ancora oggi e' tradotto in quasi tutte le lingue conosciute, una ragione ci sara' pure.sempre Alessandro Gatti: ...e infatti. Don Milani definisce il comunismo: una dottrina che non vale nulla, senza amore, non degna di un cuore di giovane (in: Esperienze pastorali, 1958). E, nel 1950, scrive a un ragazzo
comunista di Calenzano: “E' un
caso, sai, che tu mi trovi a lottar con te contro i signori. Ma il giorno che
avremo sfondata insieme la cancellata di qualche parco, installata insieme la
casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordatene Pipetta, no ti fidar di me,
quel giorno io ti tradirò. Quel giorno io non resterò là con te. Io tornerò nella
tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te
davanti al mio Signore crocifisso”. E Camilo Torres? Scrive: “Credo di essermi dato alla Rivoluzione per amore per il prossimo. Ho smesso di dire messa per realizzare questo amore per il prossimo, sul terreno temporale, economico e sociale. Quando il mio prossimo non avra' nulla contro di me, quando avra' realizzato la Rivoluzione, tornerò ad offrire messa se Dio me lo permetterà”. C'è persino chi si permette di definirlo “nazional-libertario” (contraddizione in termini), giocando sull'ignoranza delle persone, ignoranza voluta, come non smise mai di ripetere Lorenzo Milani, perche' sempre i soliti possano continuare a garantirsi privilegi e potere. E Che Guevara? E' molto interessante l'opinione di Giulio Girardi, che ho avuto il grande piacere di conoscere fin dai tempi di “Unicaragua”. Il nome e' cosi' famoso che non necessiterebbe di note esplicative (ma le trovate qui). Teologo e filosofo autorevole, passato illustre, docente presso diverse università salesiane e cattoliche, estromesso dal sacerdozio per la sua eccessiva vicinanza alla Teologia della Liberazione. Costantemente impegnato nella solidarietà attiva in America Latina, in particolare con il Nicaragua e con Cuba, Giulio ha scritto moltissimo e, tra i suoi libri, ce n'è uno: Che Guevara visto da un cristiano. Il significato etico della sua scelta rivoluzionaria che mi regalo' appena uscito, qualche anno fa, con una dedica appassionata. L'ultimo capitolo e' dedicato a Camilo Torres “morto, armi in pugno, per amore del suo popolo”. Il libro evita la retorica violenza-non violenza andando dritto al cuore della questione: alcune scelte sono rese, a volte, ineludibili. Tra amore cristiano e violenza rivoluzionaria non c'è contraddizione. Che Guevara non prese le armi per egoismo personale, ambizione, avidità di ricchezze, brama di potere. Al fondo del suo progetto rivoluzionario c'è l'amore. Ed e' un amore con orizzonti mondiali, come e' evidente nella lettera d'addio ai propri figli, prima di partire per la Bolivia, dove verra' ucciso: “Soprattutto siate sempre capaci di sentire nel piu'' profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo. E' la qualità piu' bella di un rivoluzionario”. Sceglie da quale parte stare: da quella delle aspirazioni di libertà e uguaglianza delle masse. La sua dedizione alla causa della liberazione dei popoli e' totale, incondizionata Rischia, ammette la possibilita' della morte come una probabilità nella prospettiva di cambiare il mondo. Non la cerca “pero esta' en el calculo”. Il problema non e' la violenza: cio' che conta e' con chi ci si identifica. Che Guevara e' un esempio di dedizione eroica laica. La chiesa cristiana occidentale pretede di possedere l'unica etica, di essere l'unico luogo ove Dio c’è... “Ma Dio e' piu' grande del cristianesimo, si rivela lungo infiniti cammini, lingue (...). Non conosciamo i bordi di Dio, che e’ Amore liberatore” (Don Vitaliano Della Sala). Dunque e' possibile un'etica laica. Una generosità laica, che superi la propria individualita'. Esistono religioni non cristiane. Esistono gli atei. E di tutti occorre tenere conto, consapevoli di essere solamente una frazione di umanita' (e, probabilmente, quella dalla parte del torto). Porsi dalla parte del popolo significa contrapporre al burocraticismo e al rischio di un partito separato dalle masse la figura morale dell'“uomo nuovo”(“El socialismo y el hombre en Cuba”, Ernesto Guevara, 1965) da creare assieme allo stato socialista. “Per Che Guevara, il socialismo non si può costruire su categorie capitalistiche, non può prendere a fondamento la legge del valore, deve prediligere la dimensione etica, la centralità del popolo. Come Camilo Torres, fu consapevole che le armi non fanno la rivoluzione, al massimo sopprimono determinati ostacoli che impediscono di farla. (...) La rivoluzione e' essenzialmente gestazione dell'hombre nuevo e può essere opera solo di un lungo processo di autoeducazione liberatrice che costruisce al tempo stesso le sue condizioni economiche, politiche, culturali, religiose di possibilità” (Giulio Girardi) Non stiamo parlando di miti del passato, ma di germi del futuro in gestazione. Infatti, l'imperialismo non e' stato sconfitto. Dopo il collasso dei regimi comunisti dell'Est, la dissoluzione del campo socialista, la caduta del Muro di Berlino - e' ancora Giulio Girardi che parla -, i governi dei vecchi paesi socialisti identificarono la “liberazione” con l'arrivo nella terra promessa dell'economia di mercato. Per Giulio, e' tuttora fondamentale lo sviluppo della convergenza tra marxismo e cristianesimo, che ritiene miscela capace di rivoluzione. Noi, anarchici, pur guardando senz'altro a Camilo e al Che come a “fiaccole nella notte” crediamo piuttosto che sia importante concentrarsi sulla figura dell'uomo nuovo (e con grande urgenza). 3° e ultima PARTE “Un vero
rivoluzionario e’ guidato sempre da grandi sentimenti d’amore”(Che Guevara). (retorico, non e' vero? Buon-ista, non vi sembra?!). Amore
cristiano o no, cosa conta? Per
amore si muore, sia se si e’ cristiani, sia se non lo si e’. I
guerriglieri cristiani, i teologi della Liberazione sempre
ostinatamente dalla parte del torto, non sentono la necessita' di
uscire dalla Chiesa perche' la concepiscono “popolo di Dio”. Un cristiano puo’ tranquillamente identificarsi
con l’impegno etico e politico di chi lotto’ per la liberazione dei popoli
incarnando un socialismo umanistico che coincide con i principi evangelici. La
forza del
messaggio di Camilo e del Che sta nel fatto che la loro scelta rivoluzionaria e’ una scelta d’amore e di condivisione fino all’ultimo. Tutti e due incontrano la
rivoluzione perche’ la cercano. Belli, istruiti, benestanti, qualcosa li spinge a uscire dalla propria individualita’, a superarsi, ad abbracciare il mondo. Che, medico, cura i compagni di guerriglia e i
prigionieri che poi libera, offre cure ai feriti dell’esercito boliviano che lo
ha colpito e preso nella battaglia della Quebrada del Yuro, nei pressi del villaggio
di La Higuera, nel centro di detenzione provvisoria dove sara’ ucciso il
giorno successivo alla cattura, l’8 ottobre 1967; Camilo, sociologo,
tenta di organizzare un sindacato di lustrascarpe, progetta riforme agrarie, si adopera per un piano di
istruzione nazionale, abbandona tutto e
chiama a raccolta; entrambi leggono, scrivono:
saggi, poesie, testi letterari, filosofici, economici, politici. E
disprezzano i beni materiali. Guevara odia il denaro e, da presidente
del Banco Nacional
de Cuba, firma ironicamente le banconote col soprannome “Che”; anche lui considera centrale l’istruzione: dopo il
trionfale ingresso all’Avana, il 2 gennaio 1959, organizza subito una scuola di
alfabetizzazione per ex combattenti. Non cessa di tentare di aiutare
ad organizzare tentativi rivoluzionari in giro per il mondo perche’ “In questa lotta fino alla morte non ci sono
frontiere. Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a quanto accade in ogni
parte mondo. Una vittoria di una qualsiasi nazione contro l’imperialismo è una
vittoria nostra, la sconfitta di qualsiasi nazione è una sconfitta nostra. I
paesi socialisti hanno il dovere morale di liquidare la propria tacita
complicità con i paesi sfruttatori del mondo occidentale”. Si dimette da tutte le cariche, nel governo, nel partito e
nelle forze armate, rinuncia alla cittadinanza di Cuba e decide di andare a
combattere altrove. In Congo, in Bolivia. Camilo viaggia senza sosta ogni angolo della Colombia. Entrambi sono molto oltre
l’idea di patria, la loro patria ha il volto dei poveri di tutto il mondo (...gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri...Don Milani).
Camilo,
corteggiatissimo dalle FARC, anche per la guerriglia sceglie una
formazione minuscola, che inizia appena il proprio percorso. Entrambi
cadono vittime di imboscata o per tradimento e,
nella loro morte, sono coinvolti: la CIA, la non preparazione del
popolo, il rifiuto di pensare ad una rivoluzione mondiale da
parte dei maggiori paesi del blocco socialista. Nell’ultimo discorso,
ad Algeri, il 24 febbraio
del 1965, Che aveva affermato: l’emisfero settentrionale, guidato ad ovest dagli Usa e ad
est dall’URSS, e’ un’unica entità sfruttatrice dell’emisfero meridionale. Soledad Sanchez: LECTIO MAGISTRALIS Siamo
partiti dalla Teologia della Liberazione, individuando in Don Milani e
in Camilo Torres due sicuri precursori. Questa teologia, specialmente
in America Latina, trova impulso straordinario nel Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965),
una Rivoluzione in seno alla Chiesa cattolica della quale - per quanto
attiene al nostro discorso -, ricordiamo qui l'apertura alle Chiese
latino americane e africane, assai differenti da una Chiesa che si
pretendeva universale; il ripensamento in merito alla struttura
gerarchica; lo spazio dato alla necessita' di riallacciare legami
profondi con il mondo nell'impegno per la pace, la giustizia, le libertà
fondamentali; il riconoscimento e valorizzazione delle verità
contenute nelle Chiese
cristiane “altre” e in ogni confessione religiosa. Nascono da qui moltissime Comunita’ cristiane di base e i coordinamenti dei preti operai. In America Latina molti teologi della liberazione prendono le armi e abbracciano il marxismo. Se la rivoluzione e' l'unica via per realizzare l’amore per i diseredati e gli oppressi, Giulio Girardi, propone un Umanesimo nuovo, dialettico, popolare, rivoluzionario, classista e antimperialista. Per lui, questo Umanesimo deve essere anche marxista. Dal nostro punto di vista pero', il marxismo ci pare un ambito troppo angusto (come tutti gli “isti”, “iste”, etc.). Siamo invece totalmente d'accordo sul fatto che non debba trattarsi di “(...) un qualunque umanesimo borghese liberale o cristiano che proclami la centralità dell’uomo in generale, appoggiando di fatto i sistemi di potere”, ma di “una filosofia che pone ogni uomo e ogni donna come protagonisti della storia e che, avendo a fondamento un atto d’amore assoluto e' necessariamente rivoluzionario: sceglie da quale parte stare e lotta per spezzare ogni catena che impedisce al popolo di diventare soggetto storico”. Come fare in modo che il popolo possa riconoscersi come soggetto e ricostruirsi tale nella lotta di classe? Torna l'insegnamento di Lorenzo Milani. Si puo’ fare solo a partire da una pratica rivoluzionaria che vada di pari passo ad un’educazione popolare liberatrice che coinvolga i gruppi popolari nello stesso processo di produzione culturale e filosofica per giungere ad essere autenticamente soggetti della politica e dell’economia. Mi chiedo: Per quanti oggi Cuba e’ soltanto un “Cuba Libre”? Per quanti la Colombia e’ soltanto un paese esportatore di strisce bianche da utilizzare in discoteca, o tra un aperitivo e l’altro? Fortunatamente non per tutti, anzi, per una minoranza che sara’ spazzata via dalla storia, in una raccolta indifferenziata (sempre che non si scelga di guardare alla storia e al mondo dal buco della serratura di casa propria). Hasta la victoria siempre. *************************************************** ELEZIONI IN VISTA ![]() L'opinione Acca' nisciuno e' fesso. ****** SPECIALE STUDENTI Si chiudono le scuole..crediti da ripararare? Gratuitamente sul web: ALGEBRA: http://www.youtube.com/watch?v=c79QwIgF5qk&feature=channel_page ARTE: http://www.youtube.com/watch?v=JbhtyI6l-IU ONDE: (cominciamo da qui, poi ne riparliamo): ...Papà, abbiamo
visto l’Angelo
del Diavolo che zagajava come Innocenti Nunzio,
zagajava. «Ba, ba, bambini – fa –
svvvveglia! Che a-a-a-aspettate? Dododovete fare sciopero! Dai!
Dodo-domani alle dodo-dodici dodo-dovete
incrociarelebraccia! Il DidiDiavolo me l’ha ordinato
didi-di diverlo. B-basta con la tolleranza, mmmmannaggia! B-basta con la p-permissività:
voi dovete pretendere
di oooooo-obbedire come i
vostri ppppp-papà! Papà, basta con l’Edonè, vogliamo l’Agàpe, basta con le buone, vogliamo
le cattive… La bacchetta, papà, la bacchetta,
papà per piacere, almeno un po’, la bacchetta! (...) (Pier Paolo Pasolini, Lettere Luterane) (“Com’è diversa
da me questa gente che scrive delle stesse cose che interessano a me. Ma dov’è,
dove vive?” Pier Paolo Pasolini,
in Lettere Luterane (pag. 93) ****************************************************************************** ****************************************************************************** ![]() ****************************************************************************** ****************************************************************************** |