osteria calcutta
Un passo dietro l'altro, nella calura del mezzogiorno, la vittima s'avvicinava ansando sotto il peso della sua mercanzia su per
la salita fino a finire diritta nel mirino del cecchino appostato. Il tempo si cristallizzo' nel respiro profondo di Lupo Giallo, nella
pressione uniforme dell'indice sul grilletto fino al botto.
Uno strillo s'alzo' nitido, a testimoniare che la fama di tiratore infallibile di Lupo Giallo non era usurpata.
La signora Caterina (Rina per gli intimi) s'ebbe un colpo da carabina ad aria compressa diritto sul malleolo, un dolore improvviso
la fece trasalire. Pensando ad un insetto mollo' la borsa della spesa che si rovescio' per terra liberando il suo contenuto. Mele
e pere presero a ripercorrere disordinatamente la strada fatta dalla signora Caterina, giu' per una via Donghi deserta e assolata,
seguite da tutta la disperazione che puo' essere contenuta in uno sguardo di donna. All'improvviso, a sovrastare tutto, il grido di
guerra del guerriero Chejenne: "Yayyyy!". Lupo Giallo emerse dal suo nascondiglio (il posteriore di una 600 multipla gialla),
rilancio' il suo grido di guerra, quindi sfreccio' davanti ad una esterefatta signora Caterina lanciato all'inseguimento di mele e pere
giu' per la discesa. Il guerriero pero', non aveva fatto i conti con la combattivita' della signora Caterina. Questa, incurante del
dolore al malleolo e dell'inadeguatezza degli zatteroni di sughero che calzava, al grido di "Delinquente!" inizio' un inseguimento sciabattante. All'altezza della curva della Madonnina il vantaggio del guerriero Chejenne era di circa trenta metri, destinato ad
aumentare perche', proprio davanti alla Madonnina, la sfida delle leggi fisiche della corpulenta signora termino' con un volo
rovinoso. "Yayyyy!" esulto' Lupo Giallo,  "Teppista!" replico' la signora Caterina.
Rolando, "bacan" della carrozzeria all'angolo, fece capolino, vide sfrecciare il guerriero, un ragazzino, sandali e calzoncini e
maglietta  a strisce, con i colori di guerra ed una carabina in mano e senza indugio si butto' all'inseguimento, giu' per la discesa,
verso Via G.Torti. Ora, una squaw sovrappeso ed un uomo ancor prestante sono avversari di diversa consistenza, ed a meta' di
Via G. Torti il vantaggio di Lupo Giallo era ridotto a meta'. A Piazza Terralba solo un brusco salto di lato permise a Lupo Giallo di sfuggire alla leggendaria presa di Rolando. Li', pero', le strade non erano deserte e il folle inseguimento termino' proprio in
Piazza Martinez, tra le braccia di un vigile urbano, nelle vesti di improbabile "giacca azzurra".
Attorniato da una folla di curiosi, Rolando suggeri' una soluzione di giustizia sommaria a base di schiaffoni, la folla rumoreggio',
il vigile s'impose: "Niente linciaggi!". Disarmato il guerriero e preso atto che c'era chi conosceva l'indirizzo del reprobo (visto che
lui si ostinava a sostenere che un guerriero Chejenne non parlava con le giacche azzurre) s'avvio' verso Via Donghi.
Buffa processione, un vigile urbano impettito con in una mano un fucile ad aria compressa e nell'altra l'orecchio di un ragazzino
con il musetto imbrattato di rosso e dietro una torma di curiosi, un Rolando ansante e una signora Caterina inviperita che
lamentava la perdita di mele e pere ed una grossa sbucciatura al ginocchio.
Il vigile urbano scopri' che Lupo Giallo non abitava in un teepee sul Sand Creeck, ma in un palazzone di Via del Manzasco, che
si chiamava Michele e che la madre, una signora dall'aria indaffarata, era dotata di un bel caratterino. Una raffica di scappellotti
per il furto del rossetto usato da Lupo Giallo per la pittura di guerra e minaccie di terribili rappresaglie per quando sarebbe
rientrato il padre, un'esplosione di tale vitalita' che permise lo scioglimento del capannello di curiosi. Alla fine, Lupo Giallo, per
quella scorribanda, s'ebbe, a scopo terapeutico, il taglio dei capelli che portava lunghi a dismisura, il taglio della carabina (nel
senso che il padre la sego' a meta') avuta in regalo a Natale dopo lunghi pianti e mesi di preghiere piu' un numero indefinito di
scappellotti. La cura non sorti' effetto alcuno, a parte gli scappellotti, che furono ritenuti la vera causa di un improvviso
miglioramento in matematica del ragazzo. Dopo una settimana, con un nuovo taglio alla marines, Lupo Giallo, costretto a
cambiare il nome e divenuto "Il Rinnegato" era di nuovo all'agguato. Armato di cerbottana ed inafferrabile piu' che mai. E' duro
per un pellerossa vivere in Arizona, figuriamoci a Genova, e figuriamoci se il pellerossa in questone ha la pretesa di bersagliare
i passanti con "cannonate" dallapunta bagnata di colla. Michele era questo, cresciuto piu' o meno in fretta all'inseguimento
dell'America. Un'America ricorrente sulle etichette dei jeans. Genova pulsava viva a quei tempi, la gente guardava al futuro con
fiducia, leggeva i giornali e si lamentava dei troppi meridionali e del dialetto che andava perdendosi.
Michele poi, l'America l'ha trovata, dopo 12 anni, 8 paia di jeans, 3 motorini e un numero indefinito di fidanzate e  lavoretti
precari appena accennati. Un metronotte gli ha piantato un colpo di Smith & Wesson calibro 38 proprio in mezzo alle spalle.
Aveva rotto un deflettore, voleva rubare e non voleva fermarsi. In tasca aveva 0,300 grammi di felicita' solubile, l'America in
polvere, soluzione endovenosa, successo e sollievo assicurato.
Lupo Giallo non assalira' piu' nessuno. Le sue bombe di terra, terrore delle massaie, non insidieranno piu' i bucati del quartiere.
Le foto di rito, su un dolore composto. La gente adesso va di fretta, legge il giornale, guarda al futuro con timore, si lamenta per
gli africani e per l'identita' che si va perdendo. Michele, prono sulla strada, con il viso atteggiato a stupore, sembra guardare la
scia di cristalli luccicanti sull'asfalto, briciole luminose su sfondo nero, come una qualche galassia, una guida sicura all'ovest.
Una foto a colori, nella terza di cronaca.