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ROMA, VIA DI SALONE 323
SOCIOANALISI NARRATIVA DI UN CAMPO ROM
POSTFAZIONE DI CARLO DE ANGELIS
Questo libro non parla dei Rom. Si è creato, nel campo di via di Salone, uno spazio di parola collettivo, affinché i Rom che lo volevano potessero raccontare ciò che lo Stato italiano e le amministrazioni comunali stanno costruendo per loro: una nuova istituzione, definita eufemisticamente “Villaggio dell’accoglienza edella solidarietà”. Questi moderni campi per i Rom presentano, seppure con le ovvie differenze, una stringente analogia con il ghetto per gli Ebrei voluto nel 1500 dalla Repubblica di Venezia: ai Rom oggi, come agli Ebrei allora, è fatto obbligo di risiedere all’interno del ghetto. Lo spazio, oggi come allora, è “perimetrato e sorvegliato” permanentemente. Le regole per entrare ed uscire, oggi come allora, sono decise dalle autorità che lo istituiscono. I Cattaveri di allora vengono sostituiti da nuove figure di controllo e di gestione del campo. Oggi come allora, il ghetto è predisposto per un “gruppo etnico” la cui unica colpa sociale è quella di essere ritenuto, con varie motivazioni, indesiderato. Il ghetto, quindi, come istituzione, sembra essere, oggi come allora, il prodotto di un pregiudizio etnico. Dal canto loro, gli operatori che vi svolgono attività di mediazione culturale e segretariato sociale hanno fatto emergere il conflitto, che essi vivono e denunciano, fra il loro lavoro con i Rom, che richiede la costruzione di relazioni paritarie e un’interazione sociale ampia, e l’istituzionalizzazione nel ghetto, che comporta l’isolamento dei Rom e la perdita della loro autonomia di vita. NICOLA VALENTINO è direttore artistico dell’Archivio di scritture scrizioni e arte irritata di Sensibili alle foglie. In questa collana ha pubblicato: Istituzioni post-manicomiali, nel 2005; Pannoloni verdi, nel 2006 e Barelle, nel 2008.CARLO DE ANGELIS è presidente per il Lazio del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza.
per ordinarlo:
http://www.libreriasensibiliallefoglie.com/
Arriviamo per la centocinquantesima volta a casa Fernandez. Che non
si trova in Brasile, ma a Goa, in una parte di quello stato dell'India
all'epoca ancora pochissimo frequentato dai turisti. Alberghi ce ne
sono, ma si tratta ancora di piccoli alloggiamenti per turisti indiani e
la Calangute - Fort Aguada non somigliava neanche un po' alla Rimini –
Riccione, come adesso (mi dicono). Noi, quel posto, lo avevamo scelto la
prima volta proprio perché era il più lontano di tutti anche dalla
piazza centrale. Solo pescatori e casupole sparse. E cornacchie, che
quelle lì, in India, non mancano mai.
Abbracci, baci, piacere forte di ritrovarsi ancora. Emozioni e affetti che non perdono smalto negli anni.
A
casa Fernandez stanno preparando una festa. Una grande festa, a
giudicare dalla quantità di vivande che vediamo recapitare, inviate
espressamente lì da qualcuno.
Ci spiegano subito. E' accaduto
"qualcosa" in merito a quella specie di alberghetto che Regina ha fatto
costruire (è sempre stata lei l'unica "di polso" della famiglia)
accanto al piccolo losmen e alla baracchetta con foglie di banano
intrecciate dalla quale nonna Matilda non esce mai perché già la
muratura le dà fastidio e preferisce starsene tra le cose sue,
invitandoci a sfogliare ricordi ingialliti su foto di epoche perdute per
sempre (come segno di grande amicizia). Nessuno di quella famiglia sa
leggere o scrivere, solo Regina, però poco e mai è stata capace di far
di conto.
Un giorno si affacciò Sami e presentandosi come si
conviene. E cioè: dichiarando nome e cognome reali, età, origine e
provenienza (nonché la religione di appartenenza, come per consuetudine
indiana) e le informazioni in merito ai propri studi, la propria
professione e quella dei suoi genitori. Sami è un ladro, non lo
nasconde. Figlio di un altro ladro, abilissimo, ma che ha ancora da
scontare qualche anno in un carcere per una truffa ai danni di un
negoziante. Sami però è anche diplomato in qualcosa che qui potrebbe
essere definita: "economia aziendale". Vide il piccolo albergo, si
propose come amministratore, fu assunto. Per quatto anni gestì gli
affari registrando nomi dei clienti, pagamenti, etc.
Le cose sembravano
funzionare e Regina era contenta. Nessuno si pose mai domande su come
avesse fatto il suo amministratore a farsi costruire quella splendida
casa con la veranda a non più di 500 metri da lì. E nemmeno come avesse
potuto arredarla con mobili antichi, tanto belli quanto costosi, fatti
arrivare anche da Mumbay (all'epoca: Bombay). Solo da pochi mesi Regina
aveva incontrato un laureato in scienze dell’economia che, guardando i
registri, aveva decretato, senza ombra di dubbio, che si trattava di una
serie di falsificazioni e i conti non tornavano proprio. Era andata su
tutte le furie e aveva licenziato Sami in tronco. Quello però aveva
protestato sostenendo la propria versione dei fatti. E la versione era
che lui si era comportato onestamente sin dall'inizio, presentandosi per
quel che era, quindi, considerato che l'onestà equivale alla coerenza
tra ciò che si dice, ciò che si è e come ci si comporta, di errori non
ne aveva fatti e non meritava quel trattamento. Al contrario, se
qualcuno aveva un qualche demerito, era Regina che, presentandosi come
tenutaria d’albergo, non era poi stata coerente con un ruolo che
prevedeva, al minimo, che controllasse i conti una volta al mese e non
dopo quattro anni. L'obiezione lasciò interdetti i Fernandez perchè una
logica c'era e Sami non aveva mai dato modo di essere rimproverato fino a
quella incresciosa scoperta. Anzi. Si era sempre occupato dei guai
singoli di ciascuno e i ragazzini lo adoravano perché passava con loro
lunghe ore in spiaggia o se li scorazzava in giro insieme alla sua, di
figlia. Insomma, tutti gli erano affezionati e ciascuno gli doveva
qualcosa in termini di ascolto, di aiuto materiale o altro.
Non si
poteva chiudere la faccenda in modo veloce. Per prima cosa occorreva
che fossero presenti tutti, o almeno la maggioranza. Però, qualche
componente di quella famiglia era partito e si doveva richiamarlo se si
trovava lontano oppure aspettare che tornasse o che quantomeno venisse
informato della questione. Era il momento. Quella cena, per la quale era
Sami a far arrivare vivande prelibate, comprese di gamberoni, aragosta e
fritture miste, sarebbe stata il preludio alla discussione che sarebbe
seguita. Noi, considerati parte di quella famiglia, eravamo ben graditi e
avremmo partecipato.
La cena ci fu e prevedeva una quantità di
portate ed ettolitri di golden eagle (la birra che, all'epoca, si poteva
recuperare da quelle parti). Ognuno parlò, disciplinatamente,
esprimendo la propria opinione e, alla fine, Sami fu riassunto con
tutti gli onori e Regina iniziò, con l'aiuto del suo nuovo amico, a
controllare i conti che, comunque, il suo amministratore si impegnò a
non alterare più (ma mai si sa).
Ecco, questo pezzetto di vita
vissuta lo raccontavo un paio di mattine fa al telefono ad una persona
che conosco da poco tempo, ma che considero amica. Gliela raccontavo per
spiegarle che, se hai vissuto a lungo in un mondo così, che utilizza
altre categorie di valutazione e pensiero, è difficilissimo poi
abituarsi di nuovo a questo.
Non che necessariamente si debba
andarsene da qui, ma ci sono persone che proprio non riescono a starci.
E
neppure lo vogliono.
Io, ad esempio.
Certamente, tutto è mercato,
a certi livelli e a tutte le latitudini, ma un conto è sapere chi ti
sta di fronte e un altro è vivere di menzogne o risolversi ad espletare
il ruolo di ombre di altre ombre. "Io non sono l’ombra di nessuno e quando voglio me ne andrò ".
Ecco, è il momento, e solo perché lo voglio io.
http://www.youtube.com/watch?v=W5223d_kQaY

La parrucchiera
Il saggio
L'arrogante
L'impiegato
Voce non definita
Lo stupido del villaggio
Tutti questi ruoli sono stati interpretati da molte figure differenti nella quali ci siamo imbattuti durante un anno di fb. Figure che vengono definite "amici" da un autodefininentesi "social" network, con evidente abuso della parola "social". Certamente non mi sto riferendo agli amici, ai compagni che conosco personalmente, anche da diversi anni, e neppure a quelli che abbiamo incontrato qui e che, per amicizia fresca, per simpatia, sono venuti a cercarci o abbiamo conosciuto in altri luoghi. Queste persone continueremo a frequentarle nella vita reale, quindi la tragicommedia è quella messa in scena da altri con i quali vorremmo proprio non avere più a spartire in questa vita.
QUADRO PRIMO

La parrucchiera. L'avevo incrociata su facebook mentre smadonnava
contro uno tra i miei ex contatti che faceva gli "onori" a Kossiga, alla
sua morte. Ci incontriamo, nasce un'amicizia, ci troviamo su molte
cose. Lei è comunista e io sono anarchica, ma sostiene che, questo, oggi
non significa nulla perché alla fine resteranno solo due classi: quella
di sopra e quella di sotto. Mi trova più o meno d'accordo.
Non riesco
però a non notare la bottiglia di vino "Rosso Stalin" che tiene sopra un
mobile. "Ricordino", farfuglia, come a dire che è lì per caso. Sarà.
Però mi fa 'na capa tanta con un tale che le si è presentato in un modo e
invece adesso fa il saluto romano e mi coinvolge in quel boicottaggio.
Accetta da me l'aiuto a scovare i comunitaristi dentro una squinternatissima
quinterna. E mi dà da leggere una rivista che si chiama n+ un numero,
insopportabile anche a solo a sfogliarla. Altro che le falci e i
martelli che avevo visto sanguinare vernice rosso henna sui muri gonfi
di Calcutta, dove l'umidità ricama arabeschi di muffa. Qui mi ritrovo ad
addormentarmi tra righe di polpettoni di ambiguoni pallosi e veramente
incomprensibili per chi fa parte di quella benedetta classe della quale
qualcuno vorrebbe ridefinire forma e contorni.
Mah. Valla a capire la
mentalità degli shampisti. Anzi degli champignon. Anzi dei
campeggiatori. Dei campeggiatori per poco (sempre troppo, però) che il
guaio comincio lì. E, dallo sfacelo dell'autonomia al Campo il passo fu
breve.
La nostra idea iniziale di un gruppo ristretto fu travolta
da una serie di contatti che mi passò e dai quali ottenni amicizia (fb).
Qualcuno la chiese direttamente. Con alcuni ci si incontrò anche, in un
paio di occasioni. Ma gli shampisti si infatuano e poi si disinfatuano
soprattutto quando vedono che qualcuno che fa tutt'altro mestiere nella
vita riscuote un certo successo. L'invidia. Quella fu sicuramente la
molla che spinse la parrucchiera a passare da un'esagerazione di
sorellanza, complimenti, telefonate, sms, e-mail, etc. a un attacco
prima velato, poi sempre più violento.
Gli ex-champignons inoltre
si sposano assai male con il kous kous, e le rivolte arabe che
appoggiavamo portarono all'insulto diretto, come se offendessero
l'olocausto (logica incomprensibile); arrivò a scrivere cose come:
affanculo gli arabi evviva Oriana Fallaci, e via discorrendo, fino agli
scongiuri antiarabi. Intervenendo e spammandosi nella mia/nostra bacheca
senza invito.
La goccia traboccò e, dopo l'ennesimo attacco virtuale,
la cancellai dalle amicizie cominciando a ricevere una serie di
"pizzini" che mi informavano su ciò che andava scrivendo, sugli insulti
che mi rivolgeva, su quanto stesse male. Mi chiese ancora amicizia,
rifiutai. In fondo, se per un po' odiarmi dava senso alla sua vita, insomma ... se
si può fare un favore del genere a qualcuno, perché negarglielo? (E la
mia, di vita, respirava alquanto). Riuscì a creare degli schieramenti,
del tipo: "o con me o con lei". Qualcuno lo persi e qualcun altro rimase.
Qualcuno si astenne dallo scegliere, ma veramente pochissimi perché –
scoprii – facebook è anche un campo di battaglia virtuale, un risiko
dove si confrontano e si scontrano all'ultimo sangue persone che, nella
vita, non hanno di meglio da fare o che non riescono più ad altro che
non sia combattersi in uno scontro verbale che definirlo puerile è
ancora poco.
QUADRO SECONDO

Il saggio. Questa figura è definita in tutti i manuali: "imago paterna", vale a dire un'immagine inconscia che
corrisponde al bisogno di un padre che protegga e sproni. Un modello
da imitare, al quale essere tanto fedeli da perdere il senso della cosa
alla quale si è fedeli. Mi spiego meglio: non si tratta più di non
tradire un'idea o un compagno reale, mai e a nessun costo, ma di non
tradire quel padre che, per una ragione o per l'altra si è deciso di
avere. Un padre rispetto al quale ci si sentirà sempre inadeguati,
collocati un gradino sotto e un'idea può mutare – e muta – in accordo
con quel pensiero che poi vai a vedere se è proprio il tuo.
E vai a
vedere anche se "il saggio" è saggio veramente!
Però, quanti ce n'erano!
Benedissi il cielo per avere avuto un padre che andò via di casa quando
avevo quattro anni e si fece rivedere quando ne compii diciotto. Mi
portò alle giostre. Da non crederci. Lo lasciai seduto sull'otto volante
e mentre il gestore del luna park all'Eur chiudeva il portellino e
faceva partire la macchina, scivolai fuori. Veloce. Lui si sbracciava,
lo vedevo con la coda dell'occhio, mentre io salivo sul motorino e
andavo da tutt'altra parte.
Era il 1970. Capirai. Proprio da
tutt'altra parte. Mai sentita in colpa per questo. Anzi, mai sentita in
colpa proprio per nessuna cosa.
La colpa, l'attribuzione di una
colpa, vera o presunta, è faccenda che riguarda giudici e tribunali.
Entrambi tenuti accuratamente alla larga fin dove possibile. Fin quando
fu possibile. La colpa è cosa che non mi appartiene. Rivendico tutto, il
nemico lo chiamo nemico e non ci patteggio, di padri non ho mai avuto
bisogno.
Forse perché ho avuto una madre speciale, specialissima. O
perché non mi è mai piaciuto essere alle dipendenze di un altro né
lasciarmi guidare da uno che poi chissà dove ti porta. E no! Ho sempre
ragionato da sola, bene o male che sia, ma senza padri da dover
uguagliare od esorcizzare. "Io non sono l’ombra di nessuno ".
http://www.youtube.com/watch?v=c3JcLjQUxzM
(chiaro, quello che contava qui sono solo le due strofe: "l'ombra di nessuno sarò e io quando voglio me ne andrò").
QUADRO TERZO

L'arrogante. Qui si spazia molto: da chi spara sentenze a tutta
callara, a quelli acidficati oppure caricati al cianuro, agli invidiosi
che si fingono detentori di chissà quale verità rivelata. Ma rivelata a
chi? Agli eletti! Coglioni. Anche donne, però, e, dove si tratta di
donne, la massima espressione di libertà che incontriamo su facebook è
l'esprimersi in un linguaggio che neanche un marine americano o il
solito scaricatore di porto (chissà perché citato sempre in questi casi,
io ne ho conosciuti di gentilissimi), in un'overdose di cazzo cazzo
cazzo, minchia minchia minchia, e nelle risate sguaiate alle battute
volgari (volgari, non popolari) di altri. Che donne! Evvabbè, si
incontrano, si impalmano, fatti loro.
Ce le vorrei vedere in una
lotta reale, dove rischi la pelle per davvero, o il carcere a vita.
Meglio sbraitare a ufo (nel senso dei marziani) e magari scendere
pacificamente in piazza definendosi "libere e spregiudicate"
(figuriamoci).
"Il comitato informale delle irrudicibili è arrivato a una posizione relativamente comune: ci sono contesti in cui tutto un popolo scende in piazza e contesti in cui tutti (troppi) scendono in piazza del Popolo ".
Il riferimento era a Roma, ad una inutile manifestazione che si volgeva
nel pieno delle rivolte in Medio Oriente. L'arrogante è poi anche
quello che non ti risponde ai messaggi o lo fa solo quando decide lui, o
lei, magari perché "la guardia è stanca" (?) oppure perché è impegnato a
darsi il cambio con altri.
Ed è anche quello che abusa della tua
bacheca divertendosi a scorazzarci con altri – previa accordo – a una
velocità che sa benissimo che io non posso raggiungere. E non posso
perché, ricordino della mafia indiana, ho il braccio destro che non
funziona come dovrebbe e, a volte, pochissimo. Quindi è come dire che ti
entra in casa con altri, fa ciò che gli pare e ti sfratta.
Peggio di
un'ipoteca. Compagni. Già: "kompagni". E il K non l’ho messo a casaccio
perché c'è tra loro chi sostiene che "… in fondo, anche sul fascismo si
potrebbe ridiscutere tutto…" (ha avuto il coraggio di dirmelo, a Roma,
piazza san Cosimato, qualche mese fa). Vecchia squallida storia:
anticapitalismo senza antifascismo, una persona potrebbe logicamente
domandarsi: "ma ci fai o ci sei?".
Certo, ognuno ha i guai suoi,
ma è stato chiesto a me quali siano i miei?
La mia storia?
No.
E allora
perché quell'incontro? Curiosità? E di che cosa? Non lo saprò mai e chissenefrega.
Però anche gli arroganti necessitano di un "saggio" e se ne scelgono
uno dal mazzo dei papabili, vuoi per motivi personali, vuoi perché senza
non ci sanno stare. E' l'identità che manca e si aspettano che sia un
altro a dargliela (sarà una merce anche l'identità? Te la vendono al
discount, ne prendi due e ne paghi una?): "Tutto consiste in questo: vedere la Madonna o non vederla " (Carmelo Bene).
http://www.youtube.com/watch?v=U89V2joTAG8

L'impiegato. Impiegato è brutto. (Nulla a che vedere con il tenero animaletto raffigurato sopra). Timbrare il cartellino è sempre
brutto, ma almeno se sei operaio ci sarà sempre qualcuno che
appiccicherà a questo termine la parola "potere". Beh, certo, oggi
proprio non ha senso parlarne, sono cose di un'epoca altra e, su me
personalmente, non hanno mai fatto presa.
Sono anarchica, da
sempre. Anche quando era molto difficile esserlo, in una marea di
marxisti-leninisti, maoisti, stalinisti e quant'altro, a me piaceva De
Andrè. Mi sono sempre riconosciuta in quello e, senza considerarlo né un
padre né un maestro, è stato un mio compagno di viaggio. E anche
adesso. Di tanti viaggi.
Sarà perché ho studiato arte, oppure
sarà per caso. Sarà perché amo i poeti e ho sempre pensato che la
politica sia una faccenda troppo seria per essere affidata ai
politicanti e che dovrebbe invece essere messa in mano agli artisti. E
poche persone sono veramente artisti, tra quelli che non vivono la
strada.
Una menata mia (ma ne sono proprio convinta).
Danilo
non c'è più da tanti anni. Mi telefonava da Parigi, mentre abitava a
casa di uno di questi "saggi" che avevo tra i contatti. La pensava come
me, per questo non c'è più. Una storia triste. Passo (non è cosa da
fb).
Ora, il poeta è un altro.
(fin qui M.)
Continua e riassume B.:
Ad ogni modo, se
operaio ha un qualche significato per chi dà importanza al "potere" da
conquistare e lo intende proprio come qualcosa di totalmente differente
da ciò che pensiamo noi, che lo odiamo in ogni sua forma che non sia quella
del poter esercitare il diritto di esistere, impiegato no. Impiegato non
ce l'ha.
Impiegato fa pensare alla marcia dei quarantamila e a
una vita di timbri e carte da bollo. A quadri e fogli minuziosi dove i
conti devono tornare per forza. A noi non tornano, ma, si sa, siamo
rimasti al pallottoliere.
Di impiegati, su fb, ce ne sono tanti.
Spesso pensionati o in via di pensionamento. Ne incrociammo uno che
conosciamo nella vita reale. Ha altre doti, ma la famiglia, il lavoro, i guai della vita, gli hanno permesso di
dispiegare le proprie potenzialità solo in età avanzata. E' così che te
lo ritrovi, quasi settantenne, col gel sui capelli tinti neri neri col
lucido da scarpe a vagare fino a tarda notte per locali youg young
young.
E' anche la ragione per la quale è presente in tutte le occasioni dove ci sia "il personaggio".
In
una foto che ritrae, con altri, Silvia Baraldini, lo vedi fare capolino
da un angolo, sgomitando per essere immortalato con lei che non conosce
neppure.
E' la ragione per la quale perseguitò "Compagna Luna" fino a che lei, molto giustamente, lo mandò a cagare.
Ed è anche così che agganciò Marina, tramite un amico comune, soltanto per alcune sue frequentazioni e amicizie.
Quando lavorava in banca, per frustrazione, esprimeva la
sua creatività attraverso estemporanei "atti di ribellione" nei quali
coinvolgeva un amico suo del quale dico
solo che le lunghe amicizie possono concludersi nel momento in cui ci si trova
in una situazione di bisogno estremo:
"E no! Io sono marxista, è lo stato che deve pensare al singolo!".
Kompagni impiegati.
Ma
torniamo a quello precedente e alle sue "trasgressioni bancarie". Una
che so consisteva nell'aver fatto scorrere un nastro di carta
igienica (servirono più rotoli) da una finestra al'’altra di
stanze della Commerciale collocate ai piani superiori a una certa
distanza tra loro. La parete, in tal modo, risultava coperta, in parte,
dalla carta dei cessi. "Situazionista", diceva. Per me, una cagata
pazzesca. Ovvio. A che altro sarebbe potuta servire tutta quella carta?
Avrebbe potuto risparmiare un albero. Ma tant'è.
Il punto è che la goliardia non può sostituire la lotta di
classe, benchè questo non si affacciasse mai al suo orizzonte
compulsivo. "Compulsivo", comunque, è dire poco. Era un fiume di parole a
briglia sciolta, di inginocchiamenti e arrotolamenti
curiosi. Vabbè. Impiegati. Impiegati "di sinistra", per giunta. Estrema
(?). All'estremità di che non è dato sapere. Diciamo dei loro piedi che,
della testa, neanche a nominarla.
Su fb gli impiegati sono
tantissimi. Timbrano il cartellino d'accesso e poi si siedono,
sigaretta in una mano e vino rosso nell'altra e scrivono per tutto il
giorno.
Almeno, è così che fanno in molti. Neanche la pausa
pranzo, forse si sentono operai fiat, che ne so? Impiegati e ex
dipendenti di un ente o l'altro che, improvvisamente, diventano tutti
operai. Che quando è moda è moda.
Ripensavo a Sami e a quanta più
onestà ci fosse in lui che si era presentato per ciò che era e si era
comportato di conseguenza. Ma quello lì è un altro mondo.
Con buona pace
dei maoisti e di chi li segue. Di quelli che viaggiano sopra treni
blindati, dei ferrovieri e dei controllori.
L'India che conosce Marina
è un'India di quindici anni d'amore, non sono pochi. E, per quanto
riguarda me, è un'India di quattro anni vissuti dentro le baraccopoli.
Non è quella dei turisti o dei conferenzieri. Proprio un'altra
faccenda. E non si può sperperarla su queste pagine.
E qui si entra nel cuore del prossimo quadro.
(scritto e riassunto da B.)

La voce non definita. Si
spezza in tanti rivoli almeno quante sono le ramificazioni del delta
del fiume Gange. Tutta una parte di Kompagni col Kappa ha dato fuori di
testa di brutto. Così siamo passati, nelle loro fantasie insane, da
neoborbonici a leghisti, a fascisti, a nazisti, poi svendoliani e
neppure ricordo che cos'altro.
Tutta
un'altra parte ci ha invece "individuati" - per la verità, ha
individuato Marina, che ha prestato la voce a tanti - come stalinisti
(maoisti ancora no, ma c'è sempre tempo), e tutte queste cose per
motivi così privi di fondamento reale che soltanto dei coglioni
avrebbero potuto crederlo.
Ad esempio: M. sarebbe
svendoliana perché nella casa di campagna che fu di sua madre (che non
la rende ricca, è anche in qualche modo ipotecata) abita un suo amico di
SEL.
Sarebbe stalinista perché ha lasciato che venissero pubblicati
su questo sito alcuni
reportage dall'Honduras e da Gaza (all'epoca di Piombo Fuso) ripresi da
uno stalinista che conosce anche il mio amico della campagna (intesa nel
senso di verde e alberi da frutto, non di campagna elettorale! Lo
sanno tutti e l'abbiamo scritto tante volte: "Mi no voto ") e ha
anche firmato per una petizione collegata ad una sua azione
dimostrativa nel corso di una causa persa per la quale un quotidiano
della "sinistra" pretendeva una somma inconcepibile. L'ha fatto solo perché, tanto quanto a me, non piace
vedere la gente incatenarsi da qualche parte e perché 50.000 euro sono
una cifra che qui, nella vita, nessuno di noi l'ha vista mai. Inconcepibile davvero.
La
libertà di espressione (la causa verteva su quello) penso debba essere
concessa a tutti, persino agli stalinisti in età. E il web di Osteria
Calcutta contiene contributi di tantissimi, è
una specie di muro sul quale scrive chi passa e non ne esiste un
altro così.
Vai tu ad immaginare che lo stalinista in questione si sarebbe trovato, poi, a braccetto con i comunitaristi!
Ricordavamo,
di tanti anni fa, un suo scritto contro campo antimperialista -
reperibile facilmente in rete - e mai avremmo potuto immaginare un esito
tanto catastrofico.
C'entrò di mezzo un tale del quale non parlo perché solo nominarlo mi fa ribrezzo ed anche
perché è sicuramente parte di quelli che si sono tanto interessati alla nostra
pagina facebook.
Una vita al'IBM, capirai.
Un aker per forza, volendo.
E
lo vuole.
Ma chissenefrega. Tanto, da quella gabbia, saremmo usciti comunque.
Però, le voci non definite, su fb, sono tante.
Per
esempio, quelli che ti bannano e dicono di te tutto il male possibile,
oppure chiudono la bacheca dopo che tu sei stato costretto a cancellarli
dagli amici per il tuo bene, ma anche per il loro, e fanno la stessa
cosa.
Sono la quantità di pizzini che, a un certo punto,
iniziarono ad arrivarci da più parti segnalandoci cose come "X sta
dicendo male di te etc.". Bannati, e subito, perché per i delatori
e i pentiti abbiamo un'allergia speciale e, per qualcuno qui: personalissima.
E ci sono
quelli che ti cancellano in corso di discussione senza darti il diritto
di replica. Stile gestapo.
(scritto da A.)
(M. aggiunge): sono stati in due a farlo. Uno non mi ha convinta mai. Fin dall'inizio. E non mi ha convinta perché, nei primi messaggi, nel corso dei quali io lo definivo "amico (fb)" mi scrisse: "magari un giorno ci incontriamo e togliamo quella parentesi". E io risposi con una frase di rito che utilizzo sempre per osservare la reazione: "Why not?". Lui cancellò immediatamente il "Mucchio selvaggio" dalle sue preferenze fb. Bel film, lo so. Ma proprio il film intorno al quale si ritrovavano tutta una serie di champignons. Possibile che la parrucchiera mi avesse mollato giù tutti ex campeggiatori? Avevo preso altre informazioni, sapevo altro di lui … e però …! Qualcosa non tornava.
(W.): poi, una figura molto sgradevole si palesò nel nostro mondo di messaggi facebook che, a mio avviso, non erano più privati da un pezzo, forse già dall'inizio, perché le persone amano spiare dal buco della serratura e solo noi passiamo per le vie principali anche di notte perché che cos'altro potrebbe capitarmi ancora nella vita davvero non lo so.
(M.): altro che aragoste e gamberoni per discutere, come si fa tra esseri umani, la giustezza o meno di qualche cosa! Sono stata abituata troppo bene, lo riconosco. Ma i poveri dell'India sono un mondo a sé. Meravigliosi. Qui ho trovato, frammisti a perle, un sudiciume che neppure la più sconveniente latrina di Kolkata ci rassomiglia. Anzi, al confronto, sembrano le terme. Una sauna. Un bagno turco. Qualcosa di rilassante. Per la verità, la Turchia molto rilassante non è e quando parlammo dell'affaire Arrigoni esprimendo un'opinione "un attimino" differente dagli altri, ci vennero addosso a valanga, in tantissimi. Alcuni arrivarono a blindarsi le bacheche e una che la Rivoluzione se la sogna soltanto (e che, con i quadri che espone, non la farà davvero mai), tolse anche a sua figlia le chiavi di casa. "A ma' … la cancello domani che mò sto fuori". Ciao Ciao.
(G. aggiunge): Un'altra
persona che ci bannò lo fece "apparentemente" perché io difendevo
Lars Von Trier dal momento che, dico, se uno è nazista, non è che
proprio va a raccontarlo a Cannes. Ma lì si trattò d'altro. Un pretesto.
Del resto, la persona in questione è impeganata in un'associazione
falsamente antinuclearista che, già in altre occasioni (l'associazione,
non lei), si era dimostrata di bassissimo profilo e scarsa intelligenza.
L'unica "furbata", però solo apparente, consiste nello schierarsi in
continuazione contro i comunitaristi e i neofascisti … facendone parte.
Mimetizzarsi tra gli alberi della stessa foresta.
Triste.
Tristissimo.
Giri su rigiri su raggiri.
Tre giri e via.
Tre
palle e un soldo bucato. Forse, di soldi, qualcuno in più. Non saprei.
Qualcuno ce ne parlò, in un messaggio, ma non riporto la cosa perchè,
per quanto riguarda la persona in questione, io non lo so.
Ma esistono queste voci? Sono vere queste persone?
Vallo a capire. Molte, tra le voci non definite
che ci mandavano messaggi (altri scrivevano e-mail), quando andavamo a
cliccarci sopra (di solito si trattava di nomi strani, chiaramente
inventati) si dematerializzavano in un secondo. Anche a cercarle col
trova persone di facebook, niente. Non esistevano più.
Con questo tipo di persone non si può parlare. Poco, ma sicuro.
Non vogliono loro, quindi ...
E a quelli che ti scrivono "cancellati" e "curati", cosa dire?
(parlando un pò tra noi, per cercare di concludere):
- Era
buono il mango che affettava Sami in quello che era ormai un
villaggetto di pescatori, in quella casa di Goa. Fanno schifo le
pietanze di chi cerca di coprire le magagne proprie atteggiandosi a
difensore del vero marxismo, di Rosa Luxemburg, di questo o quello.
- E
già, come se a Kronstadt non fosse stato il signor Trotskij a massacrare
gli anarchici insieme a quell'altro che viaggiava sopra i treni
blindati.
- Ma che schifo di mondo.
- E' l'Occidente, bellezza.
- Tra
i suonatori a vanvera c'è n'è anche uno che ha immaginato che due
braccia alzate per abbassare la serranda di una finestra (un'immagine
che mettevamo ogni tanto, per dare la buonanotte) indicassero, in
linguaggio "marinaro": "Via libera".!!!!!

Alla faccia della fantasia!
SESTO (E ULTIMO QUADRO)
Lo stupido del villaggio. Noi. Noi che su facebook abbiamo
perso un sacco di tempo a cercare di comunicare con persone che non
avevano alcuna voglia di comunicare con noi. A parlare con le ombre. A
starci male, persino. A perdere tempio prezioso, rubandolo al sonno e
alla vita. Che pulsa fuori.
Fine dei giochi, continueranno con piramidyville, con i loro "scontri" da mezzogiorno di fuoco
(fuochi fatui). Col rimpiattino tra le bacheche di un bosco che è tale
solo perchè se lo immaginano così. Non faremo mai parte delle
vostre ammucchiate selvagge: a l l u c i n a n t i.
Non c'è nulla da rimettere in tavola per ricominciare alcunchè.
Noi andiamo avanti, ma per un'altra strada.
(Rainer Maria Rilke)
Salud y libertad
N.B.
Non esiste anticapitalismo senza antifascismo.

La strada non sarà semplice, lo sappiamo. Ma è l'unica possibile, l'unica che porti da qualche parte.
Ma devi amarla davvero, la strada.
http://www.youtube.com/watch?v=6en8nWaJzls
http://www.youtube.com/wat
e ci piacerebbe che nessuno dimenticasse mai una cosa:
http://www.youtube.com/watch?v=dCHi5apc1lQIl sito integrerà alcuni contributi passati e riaprirà nel mese di settembre.
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