osteria calcutta






Spesso il male di vivere ho incontrato
era il rivo strozzato che gorgoglia
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
 
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Abbiamo disattivato l'account facebook. Fine di un'esperienza durata oltre un anno, partita con l'unica finalità di promuovere un libro e le iniziative dell'Osteria a Calcutta. E' successo di tutto. Siamo entrati in più persone in contatto virtuale con tante altre (qualcuna, l'abbiamo anche incontrata e ospitata), trovando conferma a cose che già immaginavamo (la solitudine, la follia del virtuale). Abbiamo litigato con chi ci si è presentato mentendo, ma anche con alcuni che avrebbero potuto esserci amici se solo fossero meno pieni di sè stessi e oberati da preconcetti che gli impediscono di riconoscere gli altri. Fa nulla. Il peggio non è per noi, non è per me che sto scrivendo. Il peggio è, rispetto a questo, unicamente la tristezza che dà vedere come una generazione possa essere anientata al punto da non riuscire più neppure ad intuire chi sia un altro. Inutile domandarsi perchè  le cose, in certi anni, non abbiano funzionato. Non per capi che tradirono nè per partiti che (ovviamente) non appoggiarono. Non mancarono il coraggio, nè la volontà di attaccare un cielo di piombo che sovrastava tutto e tutti. No. L'attacco ci fu e il cielo andò in frantumi, solo che non si trattava di un cielo vero, erano fondali da palcoscenico e lo si vide chiaramente solo quando precipitarono. Prima non si poteva: troppi morti, troppo sangue, troppo dolore. Poi: troppe galere. Sono davvero pochi quelli che ne sono usciti davvero e ho la fortuna di conoscerne alcuni. Gli altri restano prigionieri. Prigionieri delle carceri, ma anche di sè stessi, del passato, di ideologie morte e sepolte. E, qualcuno tra loro, è impazzito veramente. Per questo non sono riuscita a scrivere neppure una parola in risposta ad offese che non merito in alcun modo e offendono solo chi le formula. E' stata lasciata per tutto un giorno la breve poesia qui riprodotta perchè ne provo soprattutto pietà. Adesso basta. E' finita.

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Abbiamo scorso il web di Osteria, in questi giorni (dall'inizio). Alcuni contributi sono stati aggiunti, altri sono stati ridotti al minimo per non appesantire, ma c'è ancora da fare. Su questo, che null'altro è se non un muro dove in tanti passano e lasciano un loro segno, continueremo a integrare cose nostre, pubblicate solo su facebook. E qualcosa in più.
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da leggere:



ROMA, VIA DI SALONE 323

SOCIOANALISI NARRATIVA DI UN CAMPO ROM 

POSTFAZIONE DI CARLO DE ANGELIS 

Questo libro non parla dei Rom. Si è creato, nel campo di via di Salone, uno spazio di parola collettivo, affinché i Rom che lo volevano potessero raccontare ciò che lo Stato italiano e le amministrazioni comunali stanno costruendo per loro: una nuova istituzione, definita eufemisticamente “Villaggio dell’accoglienza edella solidarietà”. Questi moderni campi per i Rom presentano, seppure con le ovvie differenze, una stringente analogia con il ghetto per gli Ebrei voluto nel 1500 dalla Repubblica di Venezia: ai Rom oggi, come agli Ebrei allora, è fatto obbligo di risiedere all’interno del ghetto. Lo spazio, oggi come allora, è “perimetrato e sorvegliato” permanentemente. Le regole per entrare ed uscire, oggi come allora, sono decise dalle autorità che lo istituiscono. I Cattaveri di allora vengono sostituiti da nuove figure di controllo e di gestione del campo. Oggi come allora, il ghetto è predisposto per un “gruppo etnico” la cui unica colpa sociale è quella di essere ritenuto, con varie motivazioni, indesiderato. Il ghetto, quindi, come istituzione, sembra essere, oggi come allora, il prodotto di un pregiudizio etnico. Dal canto loro, gli operatori che vi svolgono attività di mediazione culturale e segretariato sociale hanno fatto emergere il conflitto, che essi vivono e denunciano, fra il loro lavoro con i Rom, che richiede la costruzione di relazioni paritarie e un’interazione sociale ampia, e l’istituzionalizzazione nel ghetto, che comporta l’isolamento dei Rom e la perdita della loro autonomia di vita. NICOLA VALENTINO è direttore artistico dell’Archivio di scritture scrizioni e arte irritata di Sensibili alle foglie. In questa collana ha pubblicato: Istituzioni post-manicomiali, nel 2005; Pannoloni verdi, nel 2006 e Barelle, nel 2008.CARLO DE ANGELIS è presidente per il Lazio del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza.

per ordinarlo:
http://www.libreriasensibiliallefoglie.com/

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20 LUGLIO 2001

camminavamo nel sangue


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... E FINALMENTE!!!

Abbiamo lasciato, pubblicata su facebook, la tragicommedia che segue, scritta di getto e a più mani. Non doveva essere un capolavoro (non valeva la pena fare di più ... tanto si tratta di "quadri" indirizzati a "croste"!). Ma finalmente siamo fuori. La lasciamo lì un paio di giorni ancora (la leggeranno tutti, se già non l'hanno letta, visto i tanti profili scippati e condivisi) e poi via, chiusa baracca con i burattini dentro.
La riportiamo qui, per la cronaca.

UNA TRAGICOMMEDIA IN SALSA ITALICA 

* PREFAZIONE * 

(Cosa ci faccio qui?)

pubblicata
 il giorno sabato 30 luglio 2011 alle ore 18.45

Arriviamo per la centocinquantesima  volta a casa Fernandez. Che non si trova in Brasile, ma a Goa, in una parte di quello stato dell'India all'epoca ancora pochissimo frequentato dai turisti. Alberghi ce ne sono, ma si tratta ancora di piccoli alloggiamenti per turisti indiani e la Calangute - Fort Aguada non somigliava neanche un po' alla Rimini – Riccione, come adesso (mi dicono). Noi, quel posto, lo avevamo scelto la prima volta proprio perché era il più lontano di tutti anche dalla piazza centrale. Solo pescatori e casupole sparse. E cornacchie, che quelle lì, in India, non mancano mai.
Abbracci, baci, piacere forte di ritrovarsi ancora. Emozioni e affetti che non perdono smalto negli anni.
A casa Fernandez stanno preparando una festa. Una grande festa, a giudicare dalla quantità di vivande che vediamo recapitare, inviate espressamente lì da qualcuno.
Ci spiegano subito. E' accaduto "qualcosa" in merito a quella specie di alberghetto che Regina ha fatto  costruire (è sempre stata lei l'unica "di polso" della famiglia) accanto al piccolo losmen e alla baracchetta con foglie di banano intrecciate  dalla quale nonna Matilda non esce mai perché già la muratura le dà fastidio e preferisce starsene tra le cose sue, invitandoci a sfogliare ricordi ingialliti su foto di epoche perdute per sempre (come segno di grande amicizia). Nessuno di quella famiglia sa leggere o scrivere, solo Regina, però poco e mai è stata capace di far di conto.
Un giorno si affacciò Sami e presentandosi come si conviene. E cioè: dichiarando nome e cognome reali, età, origine e provenienza (nonché la religione di appartenenza, come per consuetudine indiana) e le informazioni in merito ai propri studi, la propria professione e quella dei suoi genitori. Sami è un ladro, non lo nasconde. Figlio di un altro ladro, abilissimo, ma che ha ancora da scontare qualche anno in un carcere per una truffa ai danni di un negoziante. Sami però è anche diplomato in qualcosa che qui potrebbe essere definita: "economia aziendale". Vide il piccolo albergo, si propose come amministratore, fu assunto. Per quatto anni gestì gli affari registrando nomi dei clienti, pagamenti, etc. 
Le cose sembravano funzionare e Regina era contenta. Nessuno si pose mai domande su come avesse fatto il suo amministratore a farsi costruire quella splendida casa con la veranda a non più di 500 metri da lì. E nemmeno come avesse potuto arredarla con mobili antichi, tanto belli quanto costosi, fatti arrivare anche da Mumbay (all'epoca: Bombay). Solo da pochi mesi Regina aveva incontrato un laureato in scienze dell’economia che, guardando i registri, aveva decretato, senza ombra di dubbio, che si trattava di una serie di falsificazioni e i conti non tornavano proprio. Era andata su tutte le furie e aveva licenziato Sami in tronco. Quello però aveva protestato sostenendo la propria versione dei fatti. E la versione era che lui si era comportato onestamente sin dall'inizio, presentandosi per quel che era, quindi, considerato che l'onestà equivale alla coerenza tra ciò che si dice, ciò che si è e come ci si comporta, di errori non ne aveva fatti e non meritava quel trattamento. Al contrario, se qualcuno aveva un qualche demerito, era Regina che, presentandosi come tenutaria d’albergo, non era poi stata coerente con un ruolo che prevedeva, al minimo, che controllasse i conti una volta al mese e non dopo quattro anni. L'obiezione lasciò interdetti i Fernandez perchè una logica c'era e Sami non aveva mai dato modo di essere rimproverato fino a quella incresciosa scoperta. Anzi. Si era sempre occupato dei guai singoli di ciascuno e i ragazzini lo adoravano perché passava con loro lunghe ore in spiaggia o se li scorazzava in giro insieme alla sua, di figlia. Insomma, tutti gli erano affezionati e ciascuno gli doveva qualcosa in termini di ascolto, di aiuto materiale o altro.
Non si poteva chiudere la faccenda in modo veloce. Per prima cosa occorreva che fossero presenti tutti, o almeno la maggioranza. Però, qualche componente di quella famiglia era partito e si doveva richiamarlo se si trovava lontano oppure aspettare che tornasse o che quantomeno venisse informato della questione. Era il momento. Quella cena, per la quale era Sami a far arrivare vivande prelibate, comprese di gamberoni, aragosta e fritture miste, sarebbe stata il preludio alla discussione che sarebbe seguita. Noi, considerati parte di quella famiglia, eravamo ben graditi e avremmo partecipato.  
La cena ci fu e prevedeva una quantità di portate ed ettolitri di golden eagle (la birra che, all'epoca, si poteva recuperare da quelle parti). Ognuno parlò, disciplinatamente, esprimendo la propria opinione  e, alla fine, Sami fu riassunto con tutti gli onori e Regina iniziò, con l'aiuto del suo nuovo amico, a controllare i conti che, comunque, il suo amministratore si impegnò a non alterare più (ma mai si sa).

Ecco, questo pezzetto di vita vissuta lo raccontavo un paio di mattine fa al telefono ad una persona che conosco da poco tempo, ma che considero amica. Gliela raccontavo per spiegarle che, se hai vissuto a lungo in un mondo così, che utilizza altre categorie di valutazione e pensiero,  è difficilissimo poi abituarsi di nuovo a questo.
Non che necessariamente si debba andarsene da qui, ma ci sono persone che proprio non riescono a starci.
E neppure lo vogliono. 
Io, ad esempio.
Certamente, tutto è mercato, a certi livelli e a tutte le latitudini, ma un conto è sapere chi ti sta di fronte e un altro è vivere di menzogne o risolversi ad espletare il ruolo di ombre di altre ombre. "Io non sono l’ombra di nessuno e quando voglio me ne andrò ".
Ecco, è il momento, e solo perché lo voglio io.

(Antefatto)

Non più di 70, ci eravamo ripromessi. Abbiamo sforato tante volte. Però abbiamo anche cancellato contatti (prima li chiamavo "amicizie", come proposto qui) e abbiamo bannato un numero incredibile di persone. Altri hanno bannato noi, ma non in ugual misura.  Quello resta un nostro primato, molti altri – opinione nostra – restano primati nel senso delle scimmie. Noi volevamo soltanto fare un minimo di informazione e pubblicizzare un libro e un sito.
Figurati! Non ho mai visto - posso giurarlo su chi amo di più al mondo - una così vasta accozzaglia di impostori, di presuntuosi, di ignoranti nel senso pieno del termine come quella nella quale mi sono imbattuta qui
.
"Anarchici" giustizialisti, arruffapopoli alla cazzo di cane, parolai a vuoto, ripetitori di altri che neppure conoscono o sanno da dove arrivino. Per non parlare delle irascibili che, se al mattino non sei neppure un po' incazzato e non maledici il mondo, non vai bene e non sei "compagno".  Anzi, sei "sospetto".
Delle suffragette, delle commercianti e delle esibizioniste (ma anche uomini), non vale  la pena parlare.
Ci sembrò - all'inizio -, una specie di recinto dove si fossero auto confinate una quantità di persone che, o per non avere null'altro da fare nella vita, o per solitudine spinta all'estremo limite, per esibizionismo, narcisismo o per chissà quale altro motivo che ci vorrebbe un analista serio ad interpretare, si fossero date raduno in questo luogo. Questo si traduceva in molte cose.
La prima (meno importante): il fatto di essere considerati saccenti se azzardavamo un commento che andasse un po' più in là della salsa trita e ritrita che veniva propinata a tutte le ore.
Ci siamo alternati in più persone, quasi da subito, e in più persone possono testimoniarlo: a tutte le ore. E l'ignoranza si allea sempre con l'ignoranza pensando che, nel raddoppio, diventi un pò più di quel che è. Macchè, diventa ignoranza al quadrato.
La seconda cosa: come mai tutte quelle persone passavano la loro vita al computer? Nessuno qui ne avrebbe avuto il tempo, vuoi per il lavoro, vuoi per il non lavoro e la necessità di mettere insieme 
un pranzo o una cena quasi ogni giorno, comunque non sarebbe stato possibile. Invece c'erano. Non sapevamo nulla, all'epoca, dei profili condivisi nè delle ore scandite a turno tra amici, perciò ci sembrò solo qualche cosa di strano e di malato.
Quindi: le prime cose che ci colpirono non sembravano avere un carattere politico, ma piuttosto un carattere psicopatologico. Del resto, che in questo mondo si viva parecchio male, non è una novità. E – pensammo, e qui non sbagliavamo del tutto – che una mentalità impiegatizia da ex dipendente di qualche cosa avesse deformato la naturale scansione del tempo di vita.
Altro che liberi e ribelli! La maggioranza sembrava continuare a timbrare una specie di cartellino come una vita da impiegato l'aveva abituata a fare. Ma impiegato è brutto e fa male. Mandammo una canzone de "I Gufi". Non ricordo adesso se ottenne successo o meno, ma forse sì perché eravamo all'epoca di un certo successo che comportava uno share mai sotto un minimo. Chissenefrega dello share.
Il senso della canzone era la cosa importante e chissà se sarà stato compreso (ne dubito).

http://www.youtube.com/watch?v=W5223d_kQaY


LA TRAGICOMMEDIA (atto unico in 6 quadri) 

Personaggi e interpreti.

La parrucchiera

Il saggio

L'arrogante

L'impiegato

Voce non definita

Lo stupido del villaggio

Tutti questi ruoli sono stati interpretati da molte figure differenti nella quali ci siamo imbattuti durante un anno di fb. Figure che vengono definite "amici" da un autodefininentesi "social" network, con evidente abuso della parola "social". Certamente non mi sto riferendo agli amici, ai compagni che conosco personalmente, anche da diversi anni, e neppure a quelli che abbiamo incontrato qui e che, per amicizia fresca, per simpatia, sono venuti a cercarci o abbiamo conosciuto in altri luoghi. Queste persone continueremo a frequentarle nella vita reale, quindi la tragicommedia è quella messa in scena da altri con i quali vorremmo proprio non avere più a spartire in questa vita.

QUADRO PRIMO

La parrucchiera. L'avevo incrociata su facebook mentre smadonnava contro uno tra i miei ex contatti che faceva gli "onori" a Kossiga, alla sua morte. Ci incontriamo, nasce un'amicizia, ci troviamo su molte cose. Lei è comunista e io sono anarchica, ma sostiene che, questo, oggi non significa nulla perché alla fine resteranno solo due classi: quella di sopra e quella di sotto. Mi trova più o meno d'accordo. 
Non riesco però a non notare la bottiglia di vino "Rosso Stalin" che tiene sopra un mobile. "Ricordino", farfuglia, come a dire che è lì per caso. Sarà. Però mi fa 'na capa tanta con un tale che le si è presentato in un modo e invece adesso fa il saluto romano e mi coinvolge in quel boicottaggio. Accetta da me l'aiuto a scovare i comunitaristi dentro una squinternatissima quinterna. E mi dà da leggere una rivista che si chiama n+ un numero, insopportabile anche a solo a sfogliarla. Altro che le falci e i martelli che avevo visto sanguinare vernice rosso henna sui muri gonfi di Calcutta, dove l'umidità ricama arabeschi di muffa. Qui mi ritrovo ad addormentarmi tra righe di polpettoni di ambiguoni pallosi e veramente incomprensibili per chi fa parte di quella benedetta classe della quale qualcuno vorrebbe ridefinire forma e contorni. 
Mah. Valla a capire la mentalità degli shampisti. Anzi degli champignon. Anzi dei campeggiatori. Dei campeggiatori per poco (sempre troppo, però) che il guaio comincio lì. E, dallo sfacelo dell'autonomia al Campo il passo fu breve.
La nostra idea iniziale di un gruppo ristretto fu travolta da una serie di contatti che mi passò e dai quali ottenni amicizia (fb). Qualcuno la chiese direttamente. Con alcuni ci si incontrò anche, in un paio di occasioni. Ma gli shampisti si infatuano e poi si disinfatuano soprattutto quando vedono che qualcuno che fa tutt'altro mestiere nella vita riscuote un certo successo. L'invidia. Quella fu sicuramente la molla che spinse la parrucchiera a passare da un'esagerazione di sorellanza, complimenti, telefonate, sms, e-mail, etc. a un attacco prima velato, poi sempre più violento.
Gli ex-champignons inoltre si sposano assai male con il kous kous, e le rivolte arabe che appoggiavamo portarono all'insulto diretto, come se offendessero l'olocausto (logica incomprensibile); arrivò a scrivere cose come: affanculo gli arabi evviva Oriana Fallaci, e via discorrendo, fino agli scongiuri antiarabi. Intervenendo e spammandosi nella mia/nostra bacheca senza invito. 
La goccia traboccò e, dopo l'ennesimo attacco virtuale, la cancellai dalle amicizie cominciando a ricevere una serie di "pizzini" che mi informavano su ciò che andava scrivendo, sugli insulti che mi rivolgeva, su quanto stesse male. Mi chiese ancora amicizia, rifiutai. In fondo, se per un po' odiarmi dava senso alla sua vita, insomma ... se si può fare un favore del genere a qualcuno, perché negarglielo? (E la mia, di vita, respirava alquanto). Riuscì a creare degli schieramenti, del tipo: "o con me o con lei". Qualcuno lo persi e qualcun altro rimase. Qualcuno si astenne dallo scegliere, ma veramente pochissimi perché – scoprii – facebook è anche un campo di battaglia virtuale, un risiko dove si confrontano e si scontrano all'ultimo sangue persone che, nella vita, non hanno di meglio da fare o che non riescono più ad altro che non sia combattersi in uno scontro verbale  che definirlo puerile è ancora poco.

QUADRO SECONDO

Il saggio. Questa figura  è definita in tutti i manuali: "imago paterna", vale  a dire un'immagine inconscia che corrisponde al bisogno di un padre  che  protegga e sproni.  Un modello da imitare, al quale essere tanto fedeli da perdere il senso della cosa alla quale si è fedeli. Mi spiego meglio: non si tratta più di non tradire un'idea o un compagno reale, mai e a nessun costo, ma di non tradire quel padre che, per una ragione o per l'altra si è deciso di avere. Un padre rispetto al quale ci si sentirà sempre inadeguati, collocati un gradino sotto e un'idea può mutare – e muta – in accordo con quel pensiero che poi vai a vedere se è proprio il tuo. 
E vai a vedere anche se "il saggio" è saggio veramente!
Però, quanti ce n'erano! Benedissi il cielo per avere avuto un padre che andò via di casa quando avevo quattro anni e si fece rivedere quando ne compii diciotto. Mi portò alle giostre. Da non crederci. Lo lasciai seduto sull'otto volante e mentre il gestore del luna park all'Eur chiudeva il portellino e faceva partire la macchina, scivolai fuori. Veloce. Lui si sbracciava, lo vedevo con la coda dell'occhio, mentre io salivo sul motorino e  andavo da tutt'altra parte.
Era il 1970. Capirai. Proprio da tutt'altra parte. Mai sentita in colpa per questo. Anzi, mai sentita in colpa proprio per nessuna cosa.
La colpa, l'attribuzione di una colpa, vera o presunta, è faccenda che riguarda giudici e tribunali. Entrambi tenuti accuratamente alla larga fin dove possibile. Fin quando fu possibile. La colpa è cosa che non mi appartiene. Rivendico tutto, il nemico lo chiamo nemico e non ci patteggio, di padri non ho mai avuto bisogno.
Forse perché ho avuto una madre speciale, specialissima. O perché non mi è mai piaciuto essere alle dipendenze di un altro né lasciarmi guidare da uno che poi chissà dove ti porta. E no! Ho sempre ragionato da sola, bene o male che sia, ma senza padri da dover uguagliare od esorcizzare. "Io non sono l’ombra di nessuno ".

http://www.youtube.com/watch?v=c3JcLjQUxzM

(chiaro, quello che contava qui sono solo le due strofe: "l'ombra di nessuno sarò e io quando voglio me ne andrò").

QUADRO TERZO

L'arrogante. Qui si spazia molto: da chi spara sentenze a tutta callara, a quelli acidficati oppure caricati al cianuro, agli invidiosi che  si fingono detentori di chissà quale verità rivelata. Ma rivelata a chi? Agli eletti! Coglioni. Anche donne, però, e, dove si tratta di donne, la massima espressione di libertà che incontriamo su facebook è l'esprimersi in un linguaggio che neanche un marine americano o il solito scaricatore di porto (chissà perché citato sempre in questi casi, io ne ho conosciuti di gentilissimi), in un'overdose di cazzo cazzo cazzo, minchia minchia minchia, e nelle risate sguaiate alle battute volgari (volgari, non popolari) di altri. Che donne! Evvabbè, si incontrano, si impalmano, fatti loro.
Ce le vorrei vedere in una lotta reale, dove rischi la pelle per davvero, o il carcere a vita. Meglio sbraitare a ufo (nel senso dei marziani) e  magari scendere pacificamente in piazza definendosi "libere e spregiudicate" (figuriamoci).
"Il comitato informale delle irrudicibili è arrivato a una posizione relativamente comune: ci sono contesti in cui tutto un popolo scende in piazza e contesti in cui tutti (troppi) scendono in piazza del Popolo ". Il riferimento era a Roma, ad una inutile manifestazione che si volgeva nel pieno delle rivolte in Medio Oriente. L'arrogante è poi anche quello che non ti risponde ai messaggi o lo fa solo quando decide lui, o lei, magari perché "la guardia è stanca" (?) oppure perché è impegnato a darsi il cambio con altri.
Ed è anche quello che abusa della tua bacheca divertendosi a scorazzarci con altri – previa accordo – a una velocità che sa benissimo che io non posso raggiungere. E non posso perché, ricordino della mafia indiana, ho il braccio destro che non funziona come dovrebbe e, a volte, pochissimo. Quindi è come dire che ti entra in casa con altri, fa ciò che gli pare e ti sfratta. 
Peggio di un'ipoteca. Compagni. Già: "kompagni". E il K non l’ho messo a casaccio perché c'è tra loro chi sostiene che "… in fondo, anche sul fascismo si potrebbe ridiscutere tutto…" (ha avuto il coraggio di dirmelo, a Roma, piazza san Cosimato, qualche mese fa). Vecchia squallida storia: anticapitalismo senza antifascismo, una persona potrebbe logicamente domandarsi: "ma ci fai o ci sei?". 
Certo, ognuno ha i guai suoi, ma è stato chiesto a me quali siano i miei? 
La mia storia? 
No. 
E allora perché quell'incontro? Curiosità? E di che cosa? Non lo saprò mai e chissenefrega
Però anche gli arroganti necessitano di un "saggio" e se ne scelgono uno dal mazzo dei papabili, vuoi per motivi personali, vuoi perché senza non ci sanno stare. E' l'identità che manca e si aspettano che sia un altro a dargliela (sarà una merce anche l'identità? Te la vendono al discount, ne prendi due e ne paghi una?): "Tutto consiste in questo: vedere la Madonna o non vederla " (Carmelo Bene). 

http://www.youtube.com/watch?v=U89V2joTAG8



QUADRO QUARTO

L'impiegato. Impiegato è brutto. (Nulla a che vedere con il tenero animaletto raffigurato sopra). Timbrare il cartellino è sempre brutto, ma almeno se sei operaio ci sarà sempre qualcuno che appiccicherà a questo termine la parola "potere". Beh, certo, oggi proprio non ha senso parlarne, sono cose di un'epoca altra e, su me personalmente, non hanno mai fatto presa.
Sono anarchica, da sempre. Anche quando era molto difficile esserlo, in una marea di marxisti-leninisti, maoisti, stalinisti e quant'altro, a me piaceva De Andrè. Mi sono sempre riconosciuta in quello e, senza considerarlo né un padre né un maestro, è stato un mio compagno di viaggio. E anche adesso. Di tanti viaggi. 
Sarà perché ho studiato arte, oppure sarà per caso. Sarà perché amo i poeti e ho sempre pensato che la politica sia una faccenda troppo seria per essere affidata ai politicanti e che dovrebbe invece essere messa in mano agli artisti. E poche persone sono veramente artisti, tra quelli che non vivono la strada.
Una menata mia (ma ne sono proprio convinta).
Danilo non c'è più da tanti anni. Mi telefonava da Parigi, mentre abitava a casa di uno di questi "saggi" che avevo tra i contatti. La pensava come me, per questo non c'è più. Una storia triste. Passo (non è cosa da fb).
Ora, il poeta è un altro.
(fin qui M.)

Continua e riassume B.
Ad ogni modo, se operaio ha un qualche significato per chi dà importanza al "potere" da conquistare e lo intende proprio come qualcosa di totalmente differente da ciò che pensiamo noi, che lo odiamo in ogni sua forma che non sia quella del poter esercitare il diritto di esistere, impiegato no. Impiegato non ce l'ha.
Impiegato fa pensare alla marcia dei quarantamila e a una vita di timbri e carte da bollo. A quadri e fogli minuziosi dove i conti devono tornare per forza. A noi non tornano, ma, si sa, siamo rimasti al pallottoliere.
Di impiegati, su fb, ce ne sono tanti. Spesso pensionati o in via di pensionamento. Ne incrociammo uno che conosciamo nella vita reale. Ha altre doti, ma la famiglia, il lavoro, i guai della vita, gli hanno permesso di dispiegare le proprie potenzialità solo in età avanzata. E' così che te lo ritrovi, quasi settantenne, col gel sui capelli tinti neri neri col lucido da scarpe a vagare fino a tarda notte per locali youg young young. 
E' anche la ragione per la quale è presente in tutte le occasioni dove ci sia "il personaggio".
In una foto che ritrae, con altri, Silvia Baraldini, lo vedi fare capolino da un angolo, sgomitando per essere immortalato con lei che non conosce neppure.
E' la ragione per la quale perseguitò "Compagna Luna" fino a che lei, molto giustamente, lo mandò a cagare.
Ed è anche così che agganciò Marina, tramite un amico comune, soltanto per alcune sue frequentazioni e amicizie.
Quando lavorava in banca, per frustrazione, esprimeva la sua creatività attraverso estemporanei "atti di ribellione" nei quali coinvolgeva un amico suo del quale dico solo che le lunghe amicizie possono concludersi nel momento in cui ci si trova in una situazione di bisogno estremo:  "E no! Io sono marxista, è lo stato che deve pensare al singolo!". 
Kompagni impiegati.
Ma torniamo a quello precedente e alle sue "trasgressioni bancarie". Una che so consisteva nell'aver fatto scorrere un nastro di carta igienica (servirono più rotoli) da una finestra al'’altra di stanze della Commerciale collocate ai piani superiori a una certa distanza tra loro. La parete, in tal modo, risultava coperta, in parte, dalla carta dei cessi. "Situazionista", diceva. Per me, una cagata pazzesca. Ovvio. A che altro sarebbe potuta servire tutta quella carta? Avrebbe potuto risparmiare un albero. Ma tant'è.
Il punto è che la goliardia non può sostituire la lotta di classe, benchè questo non si affacciasse mai al suo orizzonte compulsivo. "Compulsivo", comunque, è dire poco. Era un fiume di parole a briglia sciolta, di inginocchiamenti e arrotolamenti curiosi. Vabbè. Impiegati. Impiegati "di sinistra", per giunta. Estrema (?). All'estremità di che non è dato sapere. Diciamo dei loro piedi che, della testa, neanche a nominarla.
Su fb gli impiegati sono tantissimi. Timbrano il cartellino d'accesso e poi  si siedono, sigaretta in una mano e vino rosso nell'altra e scrivono per tutto il giorno.
Almeno, è così che fanno in molti. Neanche la pausa pranzo, forse si sentono operai fiat, che ne so? Impiegati e ex dipendenti di un ente o l'altro che, improvvisamente, diventano tutti operai. Che quando è moda è moda.
Ripensavo a Sami e a quanta più onestà ci fosse in lui che si era presentato per ciò che era e si era comportato di conseguenza. Ma quello lì è un altro mondo. 
Con buona pace dei maoisti e di chi li segue. Di quelli che viaggiano sopra treni blindati, dei ferrovieri e dei controllori.
L'India che conosce Marina è un'India di quindici anni d'amore, non sono pochi. E, per quanto riguarda me, è un'India di quattro anni vissuti dentro le baraccopoli. Non è quella dei turisti o dei conferenzieri. Proprio un'altra faccenda. E non si può sperperarla su queste pagine.
E qui si entra nel cuore del prossimo quadro.
(scritto e riassunto da B.)

QUADRO QUINTO


... ora è venuta l'ombra, l'ombra che ci fa il verso ...

http://www.youtube.com/watch?v=ma0PAQXat6E ...

La voce non definita. Si spezza in tanti rivoli almeno quante sono le ramificazioni del delta del fiume Gange. Tutta una parte di Kompagni col Kappa ha dato fuori di testa di brutto. Così siamo passati, nelle loro fantasie insane, da neoborbonici a leghisti, a fascisti, a nazisti, poi svendoliani e neppure ricordo che cos'altro.
Tutta un'altra parte ci ha invece "individuati" - per la verità, ha individuato Marina, che ha prestato la voce a tanti - come stalinisti (maoisti ancora no, ma c'è sempre tempo), e tutte queste cose per motivi così privi di fondamento reale che soltanto dei coglioni avrebbero potuto crederlo.
Ad esempio: M. sarebbe svendoliana perché nella casa di campagna che fu di sua madre (che non la rende ricca, è anche in qualche modo ipotecata) abita un suo amico di SEL.
Sarebbe stalinista perché ha lasciato che venissero pubblicati su questo sito alcuni reportage dall'Honduras e da Gaza (all'epoca di Piombo Fuso) ripresi da uno stalinista che conosce anche il mio amico della campagna (intesa nel senso di verde e alberi da frutto, non di campagna elettorale! Lo sanno tutti e l'abbiamo scritto tante volte: "Mi no voto ") e ha anche firmato per una petizione collegata ad una sua azione dimostrativa nel corso di una causa persa per la quale un quotidiano della "sinistra" pretendeva una somma inconcepibile. L'ha fatto solo perché, tanto quanto a me, non piace vedere la gente incatenarsi da qualche parte e perché 50.000 euro sono una cifra che qui, nella vita, nessuno di noi l'ha vista mai. Inconcepibile davvero.
La libertà di espressione (la causa verteva su quello) penso debba essere concessa a tutti, persino agli stalinisti in età. E il web di Osteria Calcutta contiene contributi di tantissimi, è una specie di muro sul quale scrive chi passa e non ne esiste un altro così.
Vai tu ad immaginare che lo stalinista in questione si sarebbe trovato, poi, a braccetto con i comunitaristi!
Ricordavamo, di tanti anni fa, un suo scritto contro campo antimperialista - reperibile facilmente in rete - e mai avremmo potuto immaginare un esito tanto catastrofico.
C'entrò di mezzo un tale del quale non parlo perché solo nominarlo mi fa ribrezzo ed anche perché è sicuramente parte di quelli che si sono tanto interessati alla nostra pagina facebook. 
Una vita al'IBM, capirai. 
Un aker per forza, volendo. 
E lo vuole. 
Ma chissenefrega. Tanto, da quella gabbia, saremmo usciti comunque.
Però, le voci non definite, su fb, sono tante.
Per esempio, quelli che ti bannano e dicono di te tutto il male possibile, oppure chiudono la bacheca dopo che tu sei stato costretto a cancellarli dagli amici per il tuo bene, ma anche per il loro, e fanno la stessa cosa.
Sono la quantità di pizzini che, a un certo punto, iniziarono ad arrivarci da più parti segnalandoci cose come "X sta dicendo male di te etc.". Bannati, e subito, perché per i delatori e i pentiti abbiamo un'allergia speciale e, per qualcuno qui: personalissima.
E ci sono quelli che ti cancellano in corso di discussione senza darti il diritto di replica. Stile gestapo. 
(scritto da A.)

(M. aggiunge): sono stati in due a farlo. Uno non mi ha convinta mai. Fin dall'inizio. E non mi ha convinta perché, nei primi messaggi, nel corso dei quali io lo definivo "amico (fb)" mi scrisse: "magari un giorno ci incontriamo e togliamo quella parentesi". E io risposi con una frase di rito che utilizzo sempre per osservare la reazione: "Why not?". Lui cancellò immediatamente il "Mucchio selvaggio" dalle sue preferenze fb. Bel film, lo so. Ma proprio il film intorno al quale si ritrovavano tutta una serie di champignons. Possibile che la parrucchiera mi avesse mollato giù tutti ex campeggiatori? Avevo preso altre informazioni, sapevo altro di lui … e però …! Qualcosa non tornava.

(W.): poi, una figura molto sgradevole si palesò nel nostro mondo di messaggi facebook che, a mio avviso, non erano più privati da un pezzo, forse già dall'inizio, perché le persone amano spiare dal buco della serratura e solo noi passiamo per le vie principali anche di notte perché che cos'altro potrebbe capitarmi ancora nella vita davvero non lo so.

(M.): altro che aragoste e gamberoni per discutere, come si fa tra esseri umani, la giustezza o meno di qualche cosa! Sono stata abituata troppo bene, lo riconosco. Ma i poveri dell'India sono un mondo a sé. Meravigliosi. Qui ho trovato, frammisti a perle, un sudiciume che neppure la più sconveniente latrina di Kolkata ci rassomiglia. Anzi, al confronto, sembrano le terme. Una sauna. Un bagno turco. Qualcosa di rilassante. Per la verità, la Turchia molto rilassante non è e quando parlammo dell'affaire Arrigoni esprimendo un'opinione "un attimino" differente dagli altri, ci vennero addosso a valanga, in tantissimi. Alcuni arrivarono a blindarsi le bacheche e una che la Rivoluzione se la sogna soltanto (e che, con i quadri che espone, non la farà davvero mai), tolse anche a sua figlia le chiavi di casa. "A ma' … la cancello domani che mò sto fuori". Ciao Ciao.

(G. aggiunge): Un'altra persona che ci bannò lo fece "apparentemente" perché io difendevo Lars Von Trier dal momento che, dico, se uno è nazista, non è che proprio va a raccontarlo a Cannes. Ma lì si trattò d'altro. Un pretesto. Del resto, la persona in questione è impeganata in un'associazione falsamente antinuclearista che, già in altre occasioni (l'associazione, non lei), si era dimostrata di bassissimo profilo e scarsa intelligenza. L'unica "furbata", però solo apparente, consiste nello schierarsi in continuazione contro i comunitaristi e i neofascisti … facendone parte. Mimetizzarsi tra gli alberi della stessa foresta. 
Triste. 
Tristissimo. 
Giri su rigiri su raggiri. 
Tre giri e via. 
Tre palle e un soldo bucato. Forse, di soldi, qualcuno in più. Non saprei. Qualcuno ce ne parlò, in un messaggio, ma non riporto la cosa perchè, per quanto riguarda la persona in questione, io non lo so.

Ma esistono queste voci? Sono vere queste persone?
Vallo a capire. Molte, tra le voci non definite che ci mandavano messaggi (altri scrivevano e-mail), quando andavamo a cliccarci sopra (di solito si trattava di nomi strani, chiaramente inventati) si dematerializzavano in un secondo. Anche a cercarle col trova persone di facebook, niente. Non esistevano più.
Con questo tipo di persone non si può parlare. Poco, ma sicuro.
Non vogliono loro, quindi ...
E a quelli che ti scrivono "cancellati" e "curati", cosa dire?

(parlando un pò tra noi, per cercare di concludere): 
- Era buono il mango che affettava Sami in quello che era ormai un villaggetto di pescatori, in quella casa di Goa. Fanno schifo le pietanze di chi cerca di coprire le magagne proprie atteggiandosi a difensore del vero marxismo, di Rosa Luxemburg, di questo o quello. 
- E già, come se a Kronstadt non fosse stato il signor Trotskij a massacrare gli anarchici insieme a quell'altro che viaggiava sopra i treni blindati.
- Ma che schifo di mondo.
- E'  l'Occidente, bellezza.
- Tra i suonatori a vanvera c'è n'è anche uno che ha immaginato che due braccia alzate per abbassare la serranda di una finestra (un'immagine che mettevamo ogni tanto, per dare la buonanotte) indicassero, in linguaggio "marinaro": "Via libera".!!!!!

Alla faccia della fantasia!

SESTO (E ULTIMO QUADRO)


Lo stupido del villaggio. Noi. Noi che su facebook abbiamo perso un sacco di tempo a cercare di comunicare con persone che non avevano alcuna voglia di comunicare con noi. A parlare con le ombre. A starci male, persino. A perdere tempio prezioso, rubandolo al sonno e alla vita. Che pulsa fuori.
Fine dei giochi, continueranno con piramidyville, con i loro "scontri" da mezzogiorno di fuoco (fuochi fatui). Col rimpiattino tra le bacheche di un bosco che è tale solo perchè se lo immaginano così. Non faremo mai parte delle vostre ammucchiate selvagge: a l l u c i n a n t i.
Non c'è nulla da rimettere in tavola per ricominciare alcunchè.
Noi andiamo avanti, ma per un'altra strada. 

"Un albero, forse, ci resta sul pendìo. Ci resta la strada di ieri".

(Rainer Maria Rilke)

 Salud y libertad

N.B.

Le persone alle quali teniamo e alle quali è stato rubato il profilo sono state tutte raggiunte per telefono, ad eccezione di due.
Per gli altri: la password "scippata" della nostra e-mail abbiamo potuto riaverla. Possono senz'altro scriverci, per qualsivoglia ragione, per chiarimenti  o anche per segnalarci che le pagine di questo web sono state modificate (tutto si può, siamo in attesa di una nuova password dal server)
Scrivete pure a:
osteriacalcutta@libero.it
.
Non è il nostro unico indirizzo di posta elettronica, ma questo è pubblico, tanto da essere stato persino ... pubblicato! Se avete un pò di pazienza, qualcuno risponderà sicuramente.
... e qui sta il punto ...  Come mai nella nosta sorvegliatissima posta non si trova null'altro se non cose privatissime?  Neanche una pubblicità, che so, gli auguri di qualcuno per ferragosto ...  
La ragione c'è e davvero non la spieghiamo.  

Lo abbiamo detto: il diavolo farà anche le pentole, ma di sicuro non può fare  i coperchi ... I "buontemponi esitivi" che si dannano a collegarsi agli annunci di qualcuno tra noi, a mistificarli, a rispondere, a cancellare e quant'altro, farebbero meglio a rilassarsi.   E, magari, staccandosi per un secondo dal loro mondo virtuale, potrebbero cominciare a valutare l'esistenza del fattore umano, l'unica cosa che conti davvero.
Chi ha compagni non morirà.

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Non esiste anticapitalismo senza antifascismo.


http://www.youtube.com/wat​ch?v=-jZRJWp_Beo&feature=r​elated

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La strada non sarà semplice, lo sappiamo. Ma è l'unica possibile, l'unica che porti da qualche parte. 

Ma devi amarla davvero, la strada.

http://www.youtube.com/watch?v=6en8nWaJzls

Noi siamo questi:

http://www.youtube.com/watch?v=_1PcOsbJbLI

e ci piacerebbe che nessuno dimenticasse mai una cosa:

http://www.youtube.com/watch?v=dCHi5apc1lQ

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Il sito integrerà alcuni contributi passati e riaprirà nel mese di settembre.

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