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luglio
foto di
Alice Valente, 2010
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INCONTRI
Sensibili
alle foglie festeggia 20 anni. Tre giorni di festa
culturale. Nel ventennale
invitiamo tutti alla festa culturale che si terrà a Roma,
nei locali dell’Associazione
Horti Lamiani, in via Giolitti 163,
a fianco della stazione Termini venerdì
2, sabato 3, domenica 4 luglio 2010 Proponiamo
tre giorni di festa, intitolati a tre temi fondamentali per la nostra
cooperativa, all’interno dei quali tuttavia ci sarà spazio anche per
tante
altre cose. Il programma è provvisorio e indicativo. È soprattutto
l’occasione
per un incontro fra chi collabora con noi, da diversi punti di vista,
da
diverse città. Un’occasione per i nostri tanti e diversi “nodi” della
“rete” di
conoscersi e confrontarsi. La possibilità per tutti i nostri autori di
parlare
dei loro libri. Per i soci lavoratori è anche un indispensabile momento
di
confronto e condivisione con chi ha seguito e sostenuto le attività
della
cooperativa, con l’augurio che questo sostegno possa continuare ad
ampliarsi.
Ed è anche un modo per dire grazie a chi ci ha permesso di arrivare a
questo
compleanno.
********** Mettere sguardi al mondo VEDERE Foto di Alice Valente, tratte dalla mostra in programmazione |
http://www.youtube.com/watch?v=YOiWNftto0s
http://www.youtube.com/watch?v=r4UtlzciPW8&feature=related

Non
era così giovane; non era
così antico. Gettare felicità solubile dentro vene segrete. Il mondo
era una fistola aperta; ci guardavi dentro l’Afghanistan, le grandi
porte
dell’est. Potevi vedere in faccia i mittenti di milioni di cartoline
con il
destinatario falso. Questo era il mondo: era una cartolina che
ritornava sempre
indietro. Altra felicità solubile, orologi a scadenza, mappe per
ricordare, per
fissare i contorni e il sillabario. Un concetto: sempre lo stesso. E
poi: “Che ti pare
di questo?”. “Di questo?”. “E questo”?. “E…”?. ...
Novembre 1989. “Facciamo in
fetta. Quella di Brandeburgo sarà l’ultima porta. Fissiamolo
com’era - non che
fosse perfetto -, ma dopo sarà peggio. Dammi, dammi la mano...”.
(da un epistolario
privato)
IL MONDO COME ERA
I TRE PAPPONI
Yalta,1945


Certo,
c'era la Cina,
con i circa 7000 morti della Grande Carneficina
Proletaria.
Adesso c'è persino chi vorrebbe rivoluzionarculturalcinesizzare
l'India. Non ce la faranno mai (per fortuna).
E' Primavera, svegliatevi bambini!
DATA
LA GRAVITA’ DEGLI AVVENIMENTI
ATTUALMENTE IN CORSO IN INDIA,
INVITIAMO TUTTI A PARTECIPARE
(a eccezione di provocatori, fascisteria di giro e persone sgradite.
Non è democratico? Probabilmente non lo è, siamo anarchici)
Il gazebo dell’Associazione si trova molto vicino all'ingresso, subito alle spalle dello stand di Rinascita
Ringraziamo di cuore Maurizio Bartolucci per questa opportunità.******************
Riceviamo e pubblichiamo:

Herr: es ist Zeit. Der
Sommer war sehr groß.
Leg deinen Schatten auf die Sonnenuhren,
und auf den Fluren laß die Winde los.
Befiel den letzten Früchten voll zu sein;
gib ihnen noch zwei südlichere Tage,
dränge sie zur Vollendung hin und jage
die letzte Süße in den schweren Wein.
Wer jetzt kein Haus hat, baut sich keines mehr.
Wer jetzt allein ist, wird Es lange bleiben,
wird wachen, lesen, lange Briefe schreiben
und wird in den Alleen hin und her
unruhig wandern, wenn die Blätter treiben.
http://www.youtube.com/watch?v=848kFTVL1sY
Tanti hanno scritto, tanti sono andati ad acquistare il
numero di “Su la testa”
dedicato al neofascismo e ai rosso-bruni. Tanti hanno osservato i
siti di riferimento, hanno collegato i link, hanno compreso quali sono stati
messi lì solo per gettare fumo negli occhi e annotato i nomi (anche
falsi, doppi, tripli e quadrupli) dei redattori e dei
commentatori. Bene,
benissimo! Smascherare questa gentaglia è un buon inizio perché la sinistra
extraparlamentare riprenda ad interrogarsi su tali altrui farneticazioni - in
Italia mai del tutto sopite -, riesaminando anche le proprie responsabilità e agendo
di conseguenza.
Per quanto ci riguarda, accenniamo adesso ad alcune “cosette” – le
uniche, nel contesto – sulle quali abbiamo da dire. a) Non è necessario essere dei complottisti
e neppure “antiamericanisti viscerali” - non lo siamo - per ritenere che gli
Usa abbiano architettato l’attentato dell’11 settembre 2001 alle Torri gemelle, in
combutta con la famiglia Laden, per costruire il pretesto di invadere paesi
importanti per i loro interessi economici, politici, strategici. Ci sembra evidente che
l’Amministrazione di G.W.Bush e quella attuale di Barack Obama abbiano usato la
“scusa” del “terrorismo islamico” per invadere ed occupare paesi arabi con la
complicità dei loro “alleati”. Obama ha tradito l’impegno al
“cambiamento” promesso ai propri elettori, per assecondare i propri finanziatori: grande finanza e banche
commerciali mafiose nordamericane e del mondo. I massacri in Asia e nel Medio
Oriente, il colpo di stato in Honduras a giugno 2009 - e quelli tentati in Paraguay nel 2000 e in Bolivia nel 2008 -,
l’accerchiamento del Venezuela, le nuove basi a Panama e in Paraguay, il
tentativo di stroncare l’Alba (organizzazione bolivariana per le americhe) e
appropriarsi di petrolio, risorse minerarie, manodopera a basso costo, acqua
etc. – e si potrebbe continuare – sono realtà.
b) Gli Usa, così come lo Stato
d’Israele, sono nati sullo sterminio (riuscito nel primo caso; nelle volontà
dichiarate, e in atto, nel secondo) di popoli nativi di terre abusivamente occupate. Ciò
non fa di ogni
statunitense o di ciascun ebreo un assassino, neppure a livello
potenziale, è ovvio. Aumentano, al contrario, gli esempi di abitanti
dello Stato
d’Israele e delle persone di religione ebraica, nel mondo: intellettuali, ma anche soldati e civili, che si ribellano
al governo di uno stato genocida; crescono, negli Usa, i movimenti di
opposizione guidati anche da coloro che, in buona fede, si erano illusi sul fatto che
Obama ponesse fine alle guerre imperialiste o – esempio – smantellasse
Guantanamo,
invece di costruirne un’altra. Ciò non significa negare la tragedia
dell’Olocausto, significa solo non considerarla “unica”,
perché non lo è. Tragicamente, lo Stato d'Israele, ripete, nei
confronti di Gaza e del popolo
palestinese, l’identico genocidio subìto dal popolo ebraico durante il nazismo. Gli Usa,
alla
rotta, hanno utilizzato e continuano ad utilizzare la prevista crisi sistemica del
capitalismo per
riposizionarsi a livello internazionale e ristabilire il fronte delle
proprie alleanze, tentando
di rimanere al centro della scena. Da parte degli Usa, ciò comporta, tra le altre cose: il proseguimento di
guerre imperialiste in corso e il programmarne di nuove; il. moltiplicarsi
di basi
militari NATO in posizioni strategiche in paesi asserviti; l'appoggio
alle stragi
dello Stato d’Israele; il solito utilizzo di colpi di
Stato e Rivoluzioni colorate per
sovvertire, in giro per il mondo, governi legittimi e volontà popolare allo
scopo di instaurare governi fantoccio al loro servizio. In Iran, è
fallito il tentativo di Rivoluzione verde teso a delegittimare il presid.
Ahmadi Nejad e
sostituirlo con l’agente
CIA Mousavi. In Honduras, il colpo di Stato
contro il presidente Zelaya è riuscito con la collaborazione - in
entrambi i casi - dei servizi
segreti di differenti stati. Di tutto ciò, riteniamo complici e servi:
l’Europa tutta, la quasi totalità delle
istituzioni della cosiddetta “società civile” e della “comunità
internazionale”
(ONU, FAO, UE, ecc.) che rappresentano solo i propri interessi e
quelli degli Usa, agendo anche da cinghia di trasmissione di un sistema di
morte; la
stragrande maggioranza delle ONG, delle Associazioni per i diritti
umani e di
quelle “non profit”, in realtà a scopo di lucro e di delazione. Dietro tutto ciò: la mafia internazionale
dell’Alta Finanza, le Grandi Banche e le Corporations, dirigono l'orchestra.
In Italia,
quasi tutti gli intellettuali e i media sono utilizzati per diffondere false
idee nell’opinione pubblica. Tutti i governi della Repubblica italiana, dal ’46,
hanno preso ordini da Washington, eseguiti direttamente o attraverso la mafia.
Il governo Berlusconi, lacchè e complice di interessi che ruotano intorno
agli Usa, ha tentato di proseguire goffamente la politica craxiana anni '80 (società dello spettacolo, dell'immagine, edonismo
reaganiano, yuppismo, stilisti elevati al rango di opinion leader), ma, tempi mutati e crisi, non
gli è più possibile.
Da “Sotto il vestito niente” a “Neppure più il vestito”. Invia truppe
in appoggio alle guerre Usa - imperiali e infinite -, mentre demolisce
ogni traccia di solidarietà inculcando il virus della paura che
giustifichi il rafforzamento
di uno Stato di polizia; prosegue lo sfascio
della scuola pubblica e la riduzione della cultura a nozionismo e
preparazione
tecnica per ipotetici lavori a contratto. Falsi miti e precarietà
dell’esistenza espongono, soprattutto i giovani, a una quasi totale
assenza di futuro. Il precedente governo, di
“sinistra”, agì in modo simile inviando bombardieri sulla Serbia, iniziando
l’opera di sfascio della scuola pubblica e le privatizzazioni di servizi
sociali essenziali, manipolando l’opinione pubblica, etc. L’opposizione
parlamentare è attraversata da individui e gruppi motivati da interessi
economici e di potere. La sinistra extraparlamentare finisce
con l'annacquare le lotte in un buonismo da
marcette di protesta, sostituendo il “dialogo” alla ribellione; la “concertazione” a
scioperi e occupazioni; l’“avversario politico” al nemico di classe.
Malgrado
ciò, la distinzione destra-sinistra va mantenuta perché, nella sinistra, si
riconosce un'umanità in lotta e cammino. Se non si vuole - e noi non lo
vogliamo - che rosso-bruni, comunitaristi, eurasiatici, neonazisti e amici di
Salò, col loro falso antiimperialismo e il loro breve codazzo, manipolino la denuncia – a uso di vaneggiamenti
varii di Grande Europa, demoplutocrazia, fascismo socialista delle origini,
etc. – di alcune
verità, è importante, a nostro avviso, che questi temi vengano
dibattuti a sinistra. Serve un’autocritica e un’inversione di rotta…ma
rapida: la macchia nera dal
profondo del Golfo del Messico si sta espandendo.
Abbiamo risorse: non sperperiamole, o permetteremo a catastrofi ampiamente previste di
abbattersi su popoli che non hanno alcuna intenzione di essere “salvati” dai
Salvator Mundi di una Protezione Incivile che lucri sulle “ricostruzioni” e
tenti l’ennesimo lifting di un’opposizione che deve finire di essere in perenne crisi. Serve il coraggio di
rileggere il mondo e la propria storia; di destrutturare tutto ciò che
rechi il segno del Potere, riconoscendo gli errori, stando all'interno dei movimenti. Serve il coraggio.
Bravo Evangelisti!
http://www.carmillaonline.com/archives/2010/07/003561.html
-Perchè “Operazione Baygon”?...Ci abbiamo pensato un pò...
- Forse per indicare una volontà di “sterminio”, di “annientamento totale?”...
- Ce la faranno a far uscire proprio TUTTI i nomi, anche quelli con le “personalità multiple”?
- Non lo so... Speriamo di sì.

Una festa organizzata nella piazza senza nome, rinominata Piazza Princesa. Festa nei vicoli del Ghetto, per festeggiare gli 82 anni di don Andrea Gallo.

Caro Faber,
l’altra sera al
compleanno di don Gallo c’eri anche te. Ti abbiamo visto fare su e giù di
continuo fra via del Campo e piazza Princesa...
A
salutare una per una le tue ninfe transessuali e i tuoi compagni tossicomani. A
sgomitare nella calca per un piatto gratis di cous cous e lasagne al pesto, a
far risuonare la tua musica e le tue poesie in ogni angolo del Ghetto, a fare
gli auguri ad Andrea per i suoi 82 anni ruggenti, a immergerti e commuoverti
dentro la movida più miracolosa di Genova.
Avevi
i brividi, non ci credevi. Te che questo spicchio di centro storico lo hai
sempre amato, respirato e maledetto come pochi altri. Te che ieri insieme agli
amici della comunità mi indicavi a ogni crocicchio le coordinate
dell’esclusione. Lì i bassi delle Bocca di Rosa che tanto spaventano
l’assessore. Là gli islamici costretti a pregare in un magazzino. Qui lo
spaccio, lì la terra di nessuno di chi si va a fare: i buchi di dolore nascosti
dietro i cassonetti, una casa sventrata dai bombardamenti della seconda guerra
mondiale e rimasta lì, nei decenni, a vegetare. Ti chiedevi com’era potuto
succedere: che diavoli Megu e Nando ad architettare una rivoluzione così, che
matti tutti gli altri (il Comune, San Benedetto, gli artisti, i volontari) a
lavorarci su e a farla diventare realtà. Il Ghetto all’improvviso aveva
cominciato a splendere, a brulicare di gente, di flash, di palchi, di
banchetti, di installazioni. “Dalla solitudine alla festa”. Genova libera,
finalmente.
Nelle
piazzette e nei caruggi mai così vivi di vico Croce Bianca e dintorni non
passava uno spillo. Piazza Princesa come piazza delle Erbe il venerdì sera. E
le facce dei condomini sporgenti dai davanzali erano uno spettacolo nello
spettacolo. Immigrati, studenti e giovani coppie che dall’alto strabuzzavano
gli occhi di meraviglia e contemplavano l’indescrivibile. Sotto di loro, un
teatro all’aperto ritagliato fra i ruderi e le impalcature, un pubblico felicemente
rannicchiato in ogni dove, e il vocione di Moni Ovadia a declamare salmi di
pace e barzellette yiddish.
Gli
occhi del tuo amico Gallo brillavano. Il comandante si è goduto le moine di
Carla padrona del palcoscenico, ha abbracciato tutti i cantanti emozionati, ha
intascato tutti i sigari regalati, ha concelebrato la messa con don Ciotti e
tagliato la torta di compleanno coi musulmani, e soprattutto ha volteggiato in
prima fila sulle note di tutte le tue canzoni che si susseguivano e ti
richiamavano fra noi nel Ghetto. Vittorio che apre le danze intonando a passo
di carica Bocca di Rosa, Claudia che ci rapisce con una versione solo voce di
Jamin-a, Federico che afferra a due mani Il Giudice con tanto di dedica
satirica al ministro Brunetta. E il tempo della tua musica che sembra non
essere trascorso affatto.
La
rampa di lancio verso il gran finale l’ha cavalcata Max Manfredi, che grazie a
don Gallo è diventato insieme a te uno dei miei cantanti preferiti. Barba
canuta, arpeggi ricamati, parole scelte: atmosfere metropolitane e subito dopo
agresti, grottesche e poi intime, fra ritratti di pendolari e suggestioni
amorose e chitarre che diventano donne. Mentre suonava la Fiera della Maddalena
ho visto vicino a me una ragazza di 20 anni ballare leggiadra, piena di
trasporto, e cantare la canzone a memoria, e salutare Max con un fischio alla
Trapattoni insieme all’applauso. Genova libera, sì, anche da Maria De Filippi.
E il gran finale, lo sapevi, non poteva che essere Princesa. La tua canzone che
racconta l’umanità di un transessuale, la canzone che da ieri ha anche dato un
nome alla piazza dimenticata del Ghetto. Gli Ostinati e Contrari, il tuo regalo
più bello alla comunità San Benedetto, hanno fatto da battistrada con voce e
arrangiamento; e le Princese di vico Croce Bianca si sono aggiunte come coriste
d’eccezione. Noi tutti ci siamo emozionati, a noi che le Princese piacciono
così come sono: col loro trucco pesante, i vestiti scollacciati e la voce
grossa e birichina con cui hanno gridato ad Andrea a mo di chiosa gli auguri
più travolgenti: “Don Gallo, ti amiamo tutte!”.
Con buona pace del cardinale.
Tommaso Giani
Genova,
20 luglio 2010
Foto e tutto al sito: http://www.sanbenedetto.org
LE MANI IN PASTA
Foto di Alice Valente, 2010
Ce l'hanno in tanti. No, non queste belle mani di giovane contadina indiana che, con sapiente, delicato tocco, cura il suo campo. Parlo di altre mani. Di altri piedi. Le mani in pasta.
Mani aggrovigliate, avvinghiate, croci-uncinate. Piedi infilati dentro
stivaloni della Wehrmacht e le scarpe bianche che fanno “tendenza” in certi ambientini. La rete è in subbuglio. Scompaiono da alcuni siti le vendite on line di cappellini burberry
con maglietta di Nietzsche annessa. Svaniscono a tempo record
alcune citazioni su siti e blog, ma non si può cancellarle tutte. E'
tutta una gran corsa al “si salvi chi può”.
Un affannarsi a cercare un antenato di religione ebraica, un padre
partigiano, un evento qualsiasi nella propria vita in cui non si è
fatta una mascalzonata ad un aficano, a un arabo, a uno “straniero” (“Cazzo...ci sarà pure almeno una sola volta in cui...”)
e non sempre lo si trova. A volte lo si stipendia. Lo si prende in affitto. Si rinsaldano -
meglio: si finge di rinsaldare - vecchie alleanze e si rompe con altri - meglio: si finge di rompere -,
troppo esposti. Si adducono giustificazioni puerili, che non
giustificano proprio nulla. Quelli della “sinistra” sono “brutti e cattivi”, “cani”, “imbroglioni”, usano materiali di tanto tempo fa (...perchè, scadono?). Si minacciano denunce. Tra un: “la sinistra è marcia” e un: “venduti allo straniero” (!), inframmezzati dal solito “non esistono più nè la destra nè la sinistra”
-
affermazione questa che, nel contesto, non c'entra molto, ma è sempre da
ribadire - scalpitano a più non posso. Fingono di sentirsi offesi
oppure piagnucolano. Qualcuno passa a scrivere su altri blog, altri
cercano scampo tra “garanti” non si sa bene di che (...si sa, si sa), smettono i panni - falsi - da “metalmeccanici in mobilità” e cercano di mimetizzarsi da condizionatori d'aria “creativi”. Tanto, fa caldo, magari non li nota nessuno... Qualcuno si spinge a formulare
ipotesi fantascientifiche sulle finalità dell'articolo di Valerio
Evangelisti (“losche, “sospette”, “politiche”...),
ma lo fa ad uso di eventuali, nuovi, incauti, lettori, perchè quelli che
ha già sono tutti coinvolti. Qualcuno pubblica risposte offensive e
sciocche su ogni sito che gli offra spazio per farlo. Qualcun altro
sparisce perchè “tiene famiglia”. Qualcuno toglie dalla home page il “pezzo” riguardante il “fattaccio”; altri scelgono di continuare a fingere una “difesa” totalmente inutile.
In tanti parlano di “caccia alle streghe”,
come se l'antifascismo non fosse un valore fondante e fondamentale
di questa repubblica, tanto da prevedere, con la legge 20
Giugno 1952, n. 645 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n°143 Del 23 giugno 1952), il divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista, con
sanzioni penali fino a 12 anni di reclusione, interdizione di
diritti per 5 anni e scioglimento e confisca dei beni dell'associazione
o del movimento. Ci sono pene previste anche per apologia del fascismo,
aumentate se il reato è commesso a mezzo stampa o con altro mezzo di
diffusione o propaganda; con aggravio - tra l'altro -, anche per
eventuali finanziatori; arresti e ammende anche per chiunque compia pubblicamente manifestazioni usuali al disciolto partito fascista.
Mentre cerco questa legge in Internet mi imbatto casualmente in una pagina facebook che, come avviso “di comune interesse”
promuove una raccolta firme per la sua abolizione. Curioso. Di
solito sostengono che il fascismo non esista più. Ovviamente, la
proposta è formulata in nome della “democrazia”. Già, la democrazia. Questa serva della zia, tirata ad arte da tutte le parti, come la famosa coperta.
Tempo verrà.
Qualcuno
scrive anche a noi, che abbiamo segnalato l'articolo di Evangelisti.
Amici degli amici (loro).
Sempre gli stessi. Basta vedere la faccia (cambiata di gran fretta, per
una foto non migliore - il soggetto è quel che è - , ma un pò meno
somigliante a...) o leggere le citazioni e un paio di righe dai siti “giustificazionisti” che ci segnalano.
Gli anarchici (veri) sono
sempre nel mirino di questa gentaglia.

Moltissimo
tempo fa, cercammo di spiegare qualcosa attraverso una canzone di
De Andrè ad uno di questi
provocatori - non se ne sarà mai accorto - che avevamo sperato
di aiutare ad allontanarsi dalla
strada senza uscita in cui stava andando a cacciarsi. Ma non potevamo
sospettare fino a che punto. A noi sembrava solo una persona in crisi.
Sbagliavamo; e non c'è niente da fare. Non
cambiano mai.
http://www.youtube.com/watch?v=f2zwXZ1C6g0
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Alice Valente, 2010
LA SCUOLA DI STRADA “Poi siamo tutti belli” di Ladispoli cambia “logo”.
Da adesso in avanti, l'immagine sopra sarà riprodotta su un lato
del pulmino viaggiante lungo il litorale laziale, in bell'evidenza.
Sono terminati i corsi di luglio per adulti organizzati dai
ragazzi.
Pubblichiamo il resoconto di Sergio, uno tra i partecipanti.
“Scrivo
soltanto adesso perché ho
appena finito di togliermi l’ultima freccetta dal “Sand Creek”... La
mia
settimana è cominciata ai primi di questo mese. Avevo chiesto solo una
settimana e di poter stare da solo, il primo giorno, cioè senza altri
adulti, perché mi vergognavo un pò e non mi sono mai sentito sicuro di cavarmela con i bambini. Avrei tante cose da scrivere, non
so da dove cominciare. Provo, raccontando qualcosa del mio primo giorno.
Di come inizia l’avventura.
L’appuntamento, innanzi tutto.
Ci si sarebbe dovuti incontrare in un certo bar di Ladispoli, ad una certa ora.
Arrivo puntualissimo, col mio taccuino dove ho intenzione di annotare quello
che mi colpisce. Aspetto un’ora. In quest’ora chiamo al cellulare Gaia
Savarese - mi dice che arriveranno -; bevo un’aranciata gelata e acquisto alla farmacia accanto un generico contro il
mal di stomaco, che arriva prima dei ragazzini. Annoto: i bambini non sono puntuali. Quando arrivano, sono una quindicina e
mi prendono in consegna aiutandomi ad attraversare la strada e asciugandomi il
sudore – il caldo spappola – con un asciugamano d’hotel. Uno mi presta un paio
di occhiali “Armani-made-in-Scampìa”, del tipo di quelli che portava Marina. Il
pulmino, per fortuna, non è lontano. E’ parcheggiato all’ombra, su un piccolo
spiazzo. Gaia è lì dentro, ma non riesco a fare in tempo a lamentarmi per il
ritardo perché mi affida subito un compito da svolgere. No, non quello di occuparmi dei
bambini, ma quello di scrivere su un foglio quante volte immagino che avrò bisogno di
utilizzare il bagno. “Perché”? Chiedo. “Perché ai bambini danno sempre compiti
scemi”. Risponde. Annoto sul taccuino “Sono
capitato in una gabbia di matti”. Però rimango.
Il pulmino veleggia lungo
la costa utilizzando una stradina che arriva quasi fin dove inizia la sabbia.
Scendiamo nel punto in cui i bambini chiedono a gran voce di scendere e ci
mettiamo a seguire delle impronte. “Di chi sono?” domando. “Di quello che si è perso”. Rispondono. “Ma
bisogna avvisare qualcuno, i genitori, la polizia...”. “E’ orfano. Ha 52 anni
e lo ritroviamo noi”. Mi ha risposto Darla (nome di fantasia che invento adesso,
come tutti gli altri, perché i bambini si devono proteggere sempre). Ha
dieci tonnellate di energia distribuite in
un metro di altezza; sprizzano dagli occhi celesti e da un paio di
codine
intrecciate di perline. Tutti questi ragazzini emanano vitalità. Sono
allegri, non hanno le facce “appese” dei ragazzini che sono parte di
famiglie abbienti e che adesso staranno già godendosi le ferie su
un'altra
spiaggia. Indossano qualche straccetto da mare e ciabattine di plastica. Qualcuno sfida scalzo
la spiaggia rovente, per far vedere quanto è bravo. Io arranco e ancora non ho capito cosa ci sto a fare qui.
Mi fermo un attimo per annotare anche questo. Si va, si corre, si balzella, si
scavalcano piccole dune, ma il malcapitato non si trova. “Sarà fuggito”. Dico,
e lo penso seriamente. “E’ ‘nu mariuolo…” dice quello che mi ha prestato gli
occhiali e capisco da dove arriva. “Sì - mi risponde Gaia, senza che le abbia
posto alcuna domanda - è di Quartieri e affitta occhiali agli allievi.
“Vuoi dire che me li ha affittati e che io sono l’allievo?”. “Certo”, risponde
lei che tiene il passo della “ciurma” alla perfezione.
Davide caccia un urlo che lo
avranno sentito fino a Castellamare “L’ho trovato! E’qui!”. Tutti si
precipitano, si affacciano su una piccola buca, confermano e mi fanno
spazio perché possa guardare anch’io.
Di come, spinto e precipitato dentro un
piccolo avvallamento della spiaggia, osservo, scrivo, ascolto, gioco, eccetera.
“Non è che mi lamento per questo
“scherzo”, ma…” .
“Dai, giochiamo - piccolo conciliabolo -…giochiamo a
“Principessa Prigioniera”” “Si! Si!”.
Annoto: “Sono
in trappola”.
Si crea un Gran Consiglio per
discutere cosa fare di me. Fortunatamente sono pietosi e mi lanciano una
borraccia piena d’acqua. Un gesto di clemenza. Annoto anche: “Mi sento veramente ridicolo”.
Il gioco prevede che io debba
prima rispondere a tre domande e poi liberarmi da me.
1° domanda: Nome, cognome,
numero di carcerazioni, di CPT visitati,
di internamenti etc.”
2° domanda: luogo di
abitazione: strada, capo nomadi, “sottanponte”
– che scopro che è differente da “strada”, perché è al coperto – etc.etc.
3° domanda (che poi sarebbero
due): il tuo ricordo più bello; il tuo sogno più bello.
Sulle prime due domande
sono decisamente “scarso”. Non ho mai visitato un carcere e abito in un
appartamento decente, anche se non di lusso, sulla via Salaria. Però queste
domande mi fanno pensare. Immaginavo di trovarmi a contatto con ragazzi
disagiati, invece annoto: “Sono loro che
mettono a disagio me”. E li guardo
meglio. Sono bellissimi. Qualcuno ha la pelle scura, alcuni sono zingarelli;
tutti, chi più e chi meno, hanno genitori che lavorano tutto il giorno e penso che siano
qui perchè qualcuno li custodisca. Lo dico a Gaia, che è scesa giù, dove mi trovo
io. Mi risponde “No, guarda, non hai capito niente. Sono loro che hanno in
custodia te”. Che non sia solo un modo di dire lo capisco quando si mettono a
esprimere commenti sulla mia casa. Non ci sono mai stati, ovviamente, ma è come se
la conoscessero da sempre. “Forno a microonde, acqua potabile, due televisioni
e un salotto buono…”. “Neanche un filo di polvere e ordine da fare schifo. Se
lasci una cosa fuori posto ti troncano la mano”. “Magari i figli tra gli
scouts…- fanno versi -” “No, questo no! – rispondo - fino lì non ci arrivo”.
Per il resto, inutile difendersi.
“Male, molto male”, sentenzia
Sami, il rosso. “Non conosci nulla di nulla.”. Ha ragione. Annoto: “Non conosco nulla di nulla”. E’ allora
che cominciano a raccontarmi storie, storie vissute, storie così dense e
drammatiche che non riporto qui, perché
ciascuno può immaginarle da sé. Però mi dicono anche di una gigantesca
tartaruga di mare apparsa all’improvviso, mandata da San Michele
Arcangelo, di una barca di
contrabbandieri e di un veliero che batte tutta la costa e che nessuno vede, a
eccezione di loro. Di una strega che canta e di un poeta che vive sulla cima di
un albero. “I bambini ti fanno perdere il
senso di ciò che è vero e di ciò che non lo è” (annoto). Giannetto mi
rivela che c’è un varco tra i mondi, ma che, quando si diventa adulti, non lo
si trova più. “Si perde la capacità di arrampicarsi sui soppalchi dell’anima e
si va raso terra, cercando di confondersi con le piastrelle del pavimento”.
Questo lo dico io; esce da solo, da
qualche parte di me. E mi permette di arrivare un po’ meglio alla domanda
numero tre. Certo che ho dei ricordi e, tra questi, ce n‘è anche qualcuno
bello. E’ solo che mi vergogno a raccontarlo. Loro, invece, non se ne
vergognano affatto. Henry Ciccione ricorda come era contenta sua mamma quando
il medico ha detto che il fratellino non era sieropositivo. Soldo di cacio ricorda la
prima volta in cui ha visto il mare. Fante di cuori, quando suo padre gli ha
insegnato il gioco delle tre carte. Susanna, la felicità per una bomboletta
ricevuta in regalo. Mano che canta si emoziona ripensando alla prima volta in
cui ha cominciato a battere sui tamburi. Tutti, senza eccezioni, rievocano l’incanto
provato alla vista dell’alba e del tramonto, e le favole che la mamma o una
sorellina raccontava loro. Mi faccio un po’ di coraggio, però non abbastanza. Rubo un ricordo altrui. Ricordo la volta in
cui, per il mio compleanno, sono stato portato, a sorpresa, nel posto più bello
del mondo. E’ andata così: mia madre lavorava perché non poteva farne a meno.
Mi accompagnò a scuola e, recalcitrante perché era la “mia” festa, mi fece
scendere proprio davanti all'ingresso. Feci
appena a tempo a chiudere la portiera della macchina che lei la riaprì e mi
riacciuffò. Mi chiese di aprire le due valigie “del lavoro” che aveva con sé e
ci trovai dentro maschera, pinne e costumino. La palla e le racchettone. E via
verso la costiera che, bella così, non è stata mai più e non lo sarà mai. Mi sembra
una storia poco interessante, invece me la fanno ripetere più volte,
aggiungendo particolari. Non ho più
voglia di annotare, di mettere un filtro tra me e ciò che vivo. Lo dico a Gaia,
è soddisfatta. Sono un pò in difficoltà ad esprimermi sul mio sogno più
bello. Ci sono tante frasi che potrei
dire, cose che riguardano la giustizia, i diritti di tutti, la
solidarietà, il rispetto dei bambini…ma mi sembrano frasi fatte. Tutto
quello che trovo di sensato in questo momento si riassume in una
richiesta: “Ho fame”. E
la condivido con tutti gli altri.
“Puoi liberarti, Principessa”.
Il
resto della giornata scorre
denso di altri insegnamenti. E così il resto della settimana, che
adesso mi appare troppo breve. Arrivano gli altri partecipanti-allievi.
Trovo, troviamo insieme, l’oceano dentro una goccia d’acqua
e vedo
una luna rosa spuntare all’orizzonte dell’afa. Dò l’orologio in cambio
degli
occhiali-made-in-Scampìa e mi pare di intravedere quel varco tra i
mondi che Giannetto sa passare continuamente da parte a parte. Sorvolo
sulle freccette.
“Artisti e bambini.
Solamente loro vedono la vita così com’è. Essi conoscono il senso delle cose.
Sentono nei discorsi la verità e la menzogna”. Questo lo leggo su un sito internet che seguo. E' veramente così”.
P.S.
Mi sono già prenotato per il mese di Agosto. Per tutto il mese.
Sergio Capparoni
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Pubblichiamo alcune osservazioni di Marguerite:TOR TRE TESTE FESTIVAL
Roma 30, 31 luglio - 1 agosto
Parco Alessandrino, Largo Serafino Cevasco
Labirinti reali ed immaginari al Parco AlessandrinoIngresso: gratuito. Punto di ristoro: tutte le sere
Si
parlerà di labirinti, della loro storia.
Labirinti nella loro accezione spirituale di percorso dell'uomo verso
il suo
centro e, viceversa, dal suo profondo verso gli altri. Labirinti come
percorso della memoria, cammino obbligato che tiene desta la
capacità di
ricordare, ma anche labirinti come reti digitali, tracciati di
migrazioni,
luoghi di reclusione/esclusione, quella che tocca quotidianamente
ognuno di noi: quando siamo bambini, donne, migranti,
disoccupati, poveri, vecchi. Ma se ne parlerà musicalmente,
dinamicamente,
attraverso le favole e le leggende, attraverso storie che sono quelle
di ogni
essere umano che si fa ascoltatore, per trovare, assieme a spettacoli
teatrali
e concerti di grande intensità emotiva anche dei momenti di creazione,
incontro
e scambio come le Scritture di Strada, un happening continuo di
scrittura
estemporanea completamente libera (perché, se liberiamo le scritture;
le
scritture, forse, libereranno noi) e gli incontri con gli autori di
libri che
propongono un'esperienza “ravvicinata” con il labirinto della parola,
diventando un'occasione per aumentare gli accessi dei luoghi culturali del
territorio.
A cura di: Ass. di volontariato
The Way to the Indies - Argilla Teatri
Ass. Culturale Michele Testa
TorSapienza e la partecipazione di Ass. Fabbrica Prenestina Onlus - Coop.
no profit Fuori Posto
PROGRAMMA COMPLETO
http://www.argillateatri.org/tor-tre-teste-festival-programma/
Grazie, Isabella, ci sarò. Come te lo pubblicizzo meglio? A me piace sempre una vecchia sigla:
http://www.youtube.com/watch?v=xA6O-9mtHjI&NR=1
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Voglia mi sprona, Amor mi guida et scorge,
Piacer mi tira, Usanza mi trasporta,
Speranza mi lusinga et riconforta
et la man destra al cor già stanco porge;
E ’l misero la prende, et non s’accorge
di nostra cieca et disleale scorta:
regnano i sensi, et la ragion è morta;
de l’un vago desio l’altro risorge.
Vertute, Honor, Bellezza, atto gentile,
dolci parole ai be’ rami m’àn giunto
ove soavemente il cor s’invesca.
Mille trecento ventisette, a punto
su l’ora prima, il dí sesto d’aprile,
nel laberinto intrai, né veggio ond’esca.
(Petrarca, RVF CLVII)
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Serate
http://www.youtube.com/watch?v=7sRlylWy1SE
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