di Marina Valente
L'India: un Paese fortemente misconosciuto e tradito
e oggi sempre piu' spalancato all'occidente, potremmo dire: "in
saldi".
L'immaginario occidentale favoleggia da sempre
un'India che non esiste: un Paese di mistici e di filosofi, fonte inesauribile
di insegnamenti spirituali, ultima spiaggia di salvezza sognata per l'individuo
occidentale perso nel nulla di una civilta' in decadenza; un popolo di straccioni passivi, rassegnati alla
ineluttabilita' del Karma, su cui riversare beneficenza pietistica; pietra di
paragone tragica per sostenere l'illusione di star vivendo nel migliore dei
mondi possibile; ultimamente: un Paese in forte sviluppo, che si
affaccia prepotentemente sulla scena del mercato globale.
Ma qual'e' il prezzo di questo "sviluppo"?
Il capitalismo occidentale persegue, nei confronti dell'India (e, piu'
in generale, dell'Asia) l'unico obiettivo di mantenere la propra
supremazia. Le elìte finanziarie, supportate ed esse stesse parte della
grande mafia internazionale, stabiliscono che non ci sia rimedio alla
crisi (sistemica) del capitalismo se non attraverso il consueto
sacccheggio delle risorse di altri Paesi, con il conseguente massacro
delle popolazioni. Dopo aver succhiato dall'Africa tutto cio' di cui
sono stati capaci (risorse ed esseri umani), oggi guardano all'est. I
mercati occidentali sono ormai saturi, occorre crearne altri, perche'
assorbano le scorte invendute e formare una nuova classe di
consumatori, oltre che di produttori associati. Da due anni, ad
esempio, il premier del West Bengal, Buddhadeb Battacharjee, sta
industrializzando le campagne, ricorrendo all'esproprio forzato dei
contadini. E' doloroso pensare che uno stato definito "marxista", stia
strappando la falce ai suoi contadini e li attacchi a colpi di
martello. E di fucile. Attraverso l'esercito e le squadracce
paramilitari che trasformano tante zone del West Bengal in uno
scenario di sangue, di morti, di feriti, di stupri di gruppo. Le SEZ
(Special Economic Zones), gia' varate in Cina, stanno diffondendosi a
macchia d'olio in India. Sono zone che godono di sgravio di oneri
fiscali e agevolazioni per gli imprenditori (indiani e non), delimitate
spesso, come in West Bengal, recintando terreni fertilissimi, che per
secoli hanno dato da mangiare a tantissime persone.
A Singur, in
particolare, e' la joint venture FIAT-TATA ad aver deciso di costruire
una fabbrica allo scopo di produrre l'utilitaria piu' economica
del mondo: la "NANO", il cui prototipo e' stato presentato al Motor
Show di Delhi il 9 gennaio 2008. Non e' certamente un caso che Ratan
Tata sieda nel Consiglio d'amministrazione dell'italiana FIAT ne' che
di tutto cio' non sia permesso parlare utilizzando i canali dei grandi
media. Le rivolte spontanee dei contadini (la cui terra costituiva
l'unica forma di sussistenza) si susseguono da ben due anni, con molti
mortie un numero di persone ferite e incarcerate in costante crescita.
Si deve purtroppo aggiungere anche l'aumento del numero di contadini
suicidi per disperazione.
Sono in molti, oggi, a cavalcare l'onda
della rivolta spontanea, dai Naxaliti alla destra d'opposizione.
Intellettuali, scrittori e artisti marciano uniti per le strade di
Calcutta, ma il governo colpisce anche loro e ignora l'onda di
indignazione cescente.
Per cominciare ad avvicinarsi all'India, proviamo a sintetizzarne la storia.
(dalla prefazione di: "OSTERIA CALCUTTA", di MarinaValente, ed. Sensibili alle foglie)
L'indipendenza dell'India, proclamata nell'agosto del
1947, non e' mai stata veramente raggiunta. Gandhi fu tradito immediatamente dopo la
sua morte e il programma etico-politico del "Mahatma"*
non fu mai attuato.
L'India e' stata spesso capitanata da governi
collusi con potenze estere e invisi alla maggioranza della popolazione. Non e'
sicuramente un caso che i capi di governo indiani non muoiano di malattia, nel proprio letto. Il "fondamentalista
indu'", chiamato in causa dopo ogni assassinio, e' una
figura mitologica, non esiste in natura. Il fanatico nazionalista isolato,
armato solo delle sue idee deliranti oltre che di pistola a ripetizione di fabbricazione italiana (di solito: una
Beretta), e' una leggenda metropolitana costruita per ingannare un popolo e
anche il resto del mondo. Le "esecuzioni" furono sempre
attuate da sicari prezzolati o da punte avanzate di eterogenei "movimenti per la liberta'", che
raccoglievano il malcontento delle fasce marginali e,
ritenendosi investiti di quel mandato, se ne facevano portavoce attraverso
gesti estremi e disperatissimi. Il piu' disperato tra quei gesti fu sicuramente
l'uccisione di Gandhi.
"Mr. Gandhi, cosa ne pensa della civilta'
occidentale"?
" Credo che sarebbe un'ottima idea".
Uomo di eccezionali capacita', Gandhi aveva elaborato
per l'India il solo progetto di buon governo veramente attuabile nel Paese
fondendo, in una prospettiva coerente: spiritualita', servizio sociale e
programma politico. Affermava di avere ricavato dagli antichi testi religiosi
Hindu la via per realizzare la "sarvodaya" (cioè: il benessere
per tutti), contrapponendo al modello occidentale, al capitalismo e
all'industrialismo, l'idea di uno sviluppo endogeno, costruito dal basso,
basato sullo sviluppo delle comunita' di
villaggio, tecnologie appropriate, decentramento politico-amministrativo e
socio-economico. I villaggi Indiani avrebbero dovuto diventare piccole citta'
autonome, amministrate dagli abitanti in modo comunitario, dotate di
autosufficienza economica in modo da non dipendere dalle fluttuazioni del
mercato. In questa struttura sociale
composta da innumerevoli villaggi, la vita non sarebbe stata: "..una piramide con l'apice sostenuto alla
base", ma "un cerchio oceanico, circondato da cerchi sempre
piu' allargantisi, mai ascendenti, il cui centro sara' l'individuo, sempre
pronto a sacrificarsi per il cerchio dei villaggi, finche' alla fine tutto
diverra' un unico cerchio composto da individui che partecipano della maesta'
del cerchio oceanico di cui sono unita' integrante. La circonferenza piu' ampia non avra' il
potere di dominare il cerchio piu' interno, ma dara' forza a tutti quelli che
si trovano al suo interno e derivera' la sua forza da essi".
Per Gandhi, l’eliminazione di ogni discriminazione basata
sull'appartenenza di casta, classe, genere o identita' religiosa, ponendosi al
servizio di tutti, e' la via maestra per "raggiungere
la conoscenza", uno stato di grazia spirituale che si ottiene"…solo
identificandosi con tutto cio' che vive, poiche' Dio e' la somma di tutte le
esistenze individuali e abita dentro ciascuno di noi".
Nonostante il
grande carisma e a fronte di un programma importante, appropriato per
l'India, oltre che innovatore e disperatamente romantico, Gandhi venne
assassinato il 30 gennaio 1948, a 79 anni, neanche sei mesi dopo la proclamazione
dell'indipendenza.
Era il 15 agosto 1947, quando Lord Louis Mountbatten**,
ultimo vicere' dell'India, ammaino' la bandiera inglese e alzo' quella Indiana
sul piazzale antistante il nuovo parlamento di Delhi. Gandhi si trovava in
Bengala, cercando di placare gli animi di musulmani e indu' che avevano
dato vita a massacri tanto sanguinari da innescare per tutta
l'India
reazioni a catena altrettanto violente. Gli Inglesi avevano sempre
utilizzato la diatriba indo-musulmana come strumento di potere:
soffiavano sul fuoco delle controversie, alimentandole per dominare
meglio.***
Anche per questo, Gandhi riteneva essenziale l'unita' dei due gruppi
religiosi
ma, benche' molti musulmani poveri si fossero uniti a lui, non riusci'
a
realizzarla.
Con la "Partition", il
Pakistan si rese indipendente dall'Unione Indiana e il Bengala fu diviso in due
Stati separati (uno a maggioranza indu', con capitale a Calcutta; l'altro a
maggioranza musulmana, con capitale a Dacca, oggi Repubblica Democratica del
Bangladesh). Dieci milioni di indu' fuggirono in India dal Pakistan, sette milioni e mezzo di musulmani trovarono
rifugio nel nuovo Stato autonomo. Il massiccio esodo crociato scateno' ogni
genere di violenze anche private e le carneficine causarono un milione e mezzo di morti. La questione del Kashmir
resto' irrisolta.****
Gandhi non fu il "padre" dell'indipendenza
indiana, semmai ne fu il
"figlio", raccogliendo istanze che venivano dai dominati e dai
dominanti. Gli Inglesi avevano infatti gia' deciso di abbandonare
l'"ancien
regime" per piu' promettenti forme di neo colonialismo e, dal
1926 andavano rimpiazzando l'intero impero britannico col Commonwealth,
organismo teso a governare gran parte delle relazioni commerciali
britanniche
attraverso una forma embrionale di globalizzazione, perfezionata in
seguito
attraverso differenti trattati. Rischiavano pero’ di non andarsene
"indisturbati" per il crescente desiderio di vendetta di milioni di
contadini, del proletariato urbano che assaltava quotidianamente i
loro presidii, di agitatori di ispirazioni diverse che stavano
organizzando un'insurrezione armata.
Mountbatten utilizzo' in proprio favore le idee di non violenza di Gandhi ma, temendo una rivolta popolare a breve scadenza, arrivo' ad anticipare la data prevista per la dichiarazione
dell'Indipendenza.
Anche la relazione di sua moglie Edvina col futuro
primo ministro dell'India indipendente, Jarhawhal Nerhu, non fu soltanto un
gossip giornalistico. Manifesti riproducenti fotografie "pirata"
della coppia in atteggiamento intimo vennero affisse a ogni angolo della citta'
di Delhi e a Calcutta, allo scopo dichiarato di
indurre a formulare questa domanda: "Saremo mai davvero
indipendenti? Il "figlio" di
questa unione sara' l'indipendenza dell'India o un nuovo tipo di collaborazione con gli
occidentali?".
Gandhi fu assassinato da Nathuram Godse*****, un
indu' che lo riteneva responsabile dell'indebolimento del nuovo governo per
averlo forzato a versare al Pakistan
550 milioni di rupie, come previsto dalla Partition (e che non erano state pagate in rappresaglia
all'invasione Pakistana del Kashmir).
L' assassinio avvenne pero' nel contesto di una
sanguinaria guerra civile che dilaniava soprattutto l'India del nord, dal
Punjab al delta del Gange. In quel clima impregnato d'odio, e'
difficile chiamare in causa l'"isolato fondamentalista
indu'" che non vedeva di buon occhio un abbraccio integrale a tutte le
religioni, ivi compresa quella musulmana.
Nerhu e, successivamente, sua figlia Indira, non
presero neanche in considerazione il
programma di decentramento economico e socioamministrativo di Gandhi. Tentarono
invece la via per un terzo polo, nel contesto del blocco sovietico e di quello
statunitense. Grandi statalizzazioni affiancarono i tradizionali settori
dell'industria privata (guidata ora anche dagli antichi maharaja,
riconvertitisi in imprenditori), in un
sistema economico "misto", per decenni preso a esempio dai Paesi che
si definivano "non allineati".
L'India non conobbe pero' alcuno
sviluppo significativo. In un Paese fondamentalmente rurale, fallita la
"riforma agraria" del 1950 in funzione antifeudale, i programmi
di industrializzazione voluti da Nerhu (e finanziati dall'URSS, a dispetto
della pretesa "indipendenza" del Paese), produssero e moltiplicarono
nuovi eserciti di disperati, cacciati dalle loro terre e in cerca di
occupazione. In un proliferarsi di Grandi Opere: dighe, infrastrutture, etc.,
fiorirono Universita' e Istituti di Cultura, ma non ci fu sufficiente attenzione
all'alfabetizzazione primaria e, nel 1969, il
70% della popolazione era ancora totalmente analfabeta.
La "modernizzazione del settore agricolo",
voluta da Indira Gandhi, negli anni '70, amplio'
ulteriormente la forbice tra ricchissimi e poverissimi. Vennero immessi sul
mercato e fortemente pubblicizzate sementi "miracolose" che avrebbero
garantito raccolti record in tempi brevi; tantissime persone si
indebitarono pur di acquistarle. Dopo il primo anno pero', la terra poteva essere seminata di
nuovo solo attraverso l'utilizzo di macchinari e fertilizzanti chimici prodotti
sul mercato internazionale. Milioni di piccoli contadini andarono rapidamente
in rovina non potendo sostenerne i costi e furono costretti a cedere le loro
terre, finendo a lavorarle come braccianti al servizio dei grandi proprietari
terrieri.
La
catastrofe della “rivoluzione verde”, la
campagna di sterilizzazione forzata, un
livello inaudito di corruzione nella vita pubblica, accompagnati da
fiumi di
retorica e da dichiarazioni ormai puramente demagogiche e senza alcun
aggancio
con il Paese reale, sfociarono in ondate di rivolte e scontri civili
che
frammentarono il disegno unitario di Nehru risvegliando particolarismi
e
regionalismi su base etnica, religiosa, di casta. Indira cercò di
fronteggiare
la situazione arrivando a proclamare (tra 1973 e 1975) lo stato
d’emergenza e
mettendo fuorilegge tutti i suoi oppositori politici. Dopo il suo
assassinio, vari
rimpasti di governo, l'uccisione anche di suo figlio Rajiv e il governo
di Narashima Rao, il partito del Congresso, per tradizione il partito
delle
basse caste, dei musulmani poveri e delle minoranze, crollo', spianando
la via
all’affermazione della destra nazionalista indù. L'India si avvio'
verso il
progressivo smantellamento dell'apparato statale, lasciando sempre piu'
all'arbitrio delle multinazionali l'orientamento delle politiche di
governo. Anche il regime ipernazionalista di Behatal Vajpayee
(1996-2004)
pose, a sostegno del proprio fondamentalismo, la rivendicazione della
"pura razza indu'", in una aperta e micidiale campagna contro i
musulmani (oggetto di persecuzioni sanguinarie particolarmente dopo il
crollo delle Twin
Towers, a New York, nel 2001), ma continuando a concedere sempre
piu' diritti di proprieta' agli investitori stranieri.
E' anche per le scelte sciagurate dei suoi
governanti che L'India non ha mai veramente raggiunto l'indipendenza,
continuando nei decenni a essere depredata e abusata attraverso variegate forme di nuovo colonialismo.
Tra le calamita' principali che affliggono l'India,
oggi:
-
la prepotenza
degli investitori, soprattutto stranieri, che derubano i contadini
poveri delle loro terre e costringono alla migrazione e alla morte
intere popolazioni tribali, sconvolgendo gli habitat naturali per
insediare i
propri stabilimenti. La popolazione originaria: gli "Adivasi", e'
oggetto di un trattamento simile a quello subito dagli Indiani
d'America: forzatamente allontanata dai territori dove e' sempre
vissuta, o costretta dalla miseria a
ingrossare, nelle citta', l'esercito di disperati in cerca di un pasto
a fine
giornata. Lo stesso esercito che, utilizzato come calmiere sociale,
contribuisce a tenere bassissimo il costo della manodopera. Ne deriva,
tra l'altro,
un' assoluta preponderanza di lavori al
nero, precari, sottopagati e non tutelati, in quanto legati al capitale estero
e non vincolati ad alcuna legge dello Stato;
- la
martellante costruzione mediatica di "bisogni", come beni da
possedere, di un immaginario totalmente
estraneo a cultura e tradizioni indiane, ma confacente alla costruzione
sociale di una classe media in forte espansione.
- il perdurare
di una forte divisione castale, dell'"intoccabilita'" e di un' altrettanto forte discriminazione nei
confronti delle donne.
L'attuale primo ministro dell'India Dr. Manmohan
Singh si e' cosi' espresso gia' nel giugno scorso 2006 su "India now", uno
dei maggiori settimanali filogovernativi indiani, in merito al proprio
programma di progressiva liberalizzazione del Paese: " (…) la nostra
strategia per una crescita rapida si espleta rendendo l'India
un'economia piu' aperta al commercio e allo scambio. La politica
industriale, che in passato imponeva troppe restrizioni alle attivita' del
settore privato nazionale, e' stata completamente riorganizzata (…) L'economia si e' inoltre aperta
al commercio con l'estero: le licenze d'importazione sono diventate
obsolete e anche le nostre tariffe d'importazione si sono abbassate moltissimo
e il governo ha intenzione di ridurle ulteriormente (…) Tutta la nostra
economia si e' aperta agli investimenti stranieri che sono ormai permessi fino
al 100% delle azioni nella maggior parte dei settori. Ci rendiamo conto che
le finanze dello Stato hanno bisogno di qualche correzione, ma ho tutte
le ragioni per credere che, nei prossimi anni, il tasso di risparmio nazionale
dell'India crescera' vertiginosamente. Stiamo potenziando le istituzioni
finanziarie al fine di attrarre risparmiatori e investitori in modo piu'
efficace (…) abbiamo aperto la nostra industria dei servizi
finanziari alla partecipazione di investitori stranieri, ma molto altro va
fatto in questi settori (…) Nel fondamentale settore delle infrastrutture ci
proponiamo di integrare ogni sforzo
del settore pubblico con quante piu' partnership private possibili. Il quadro programmatico della nostra strategia ha per
elementi chiave: la protezione degli interessi del consumatore, rendimenti
proficui per gli investitori, a patto che siano raggiunti livelli soddisfacenti di efficenza e la trasparenza nella selezione dei partner privati. Vi
invito a conoscere la nuova India che stiamo costruendo e a investire nel
nostro futuro, cosi' che possiamo vivere tutti in un mondo migliore".
L'India di oggi: un Paese in saldi.
E un Paese che sembra aver dichiarato guerra al
proprio popolo.
A quale "mondo migliore" ci si
riferisce? E "migliore" per
chi?
In che modo verranno raggiunti, senza attentissimi
controlli statali, i "livelli soddisfacenti di efficienza?".
Le contraddizioni insite nella strategia
dell'economia globalizzata e la bramosia di accesso alla spartizione degli
utili, hanno ulteriormente acuito sfruttamento, degrado e marginalizzazione del 70% della popolazione. Sono
atti di guerra tutto l'insieme dei nuovi colonialismi e la politica di
"apertura" all'occidente. E' una
guerra a un popolo, a una straordinaria cultura, e provoca morti.
E'
un atto di guerra la costruzione da parte della Union Carbide di
uno
stabilimento chimico a Bhopal, nel 1994, del tutto privo di
misure di sicurezza che, esplodendo, provoca 16000 vittime. Avranno un
trafiletto
in terza pagina e neanche su tutti i giornali. Non contano, sono morti
di serie
"B" (ma, ancora oggi, nascono bambini deformi, figli di donne che erano
bambine all'epoca del disastro).
Gli esempi sono
innumerevoli e pressoche' giornalieri in
un continente sterminato.
Ricordo
una marcia di donne, presso Turasi, nel 1987. Il Gujarat era allora uno
Stato poverissimo. Gli uomini emigravano in
Kuwait, a casa restavano le donne e gli anziani, che vivevano di
pastorizia. La
Nestle' aveva da poco trasferito i propri stabilimenti e, per
procurarsi il latte, pretendeva le vacche, in
cambio di promesse di future assunzioni di personale (e boicottando
parallelamente l'allattamento al seno con l'intento di promuovere,
anche in quella
zona, l'utilizzo del latte in polvere). Poiche' il capo villaggio
rifiutava, essendo le vacche indispensabili alla sopravvivenza di
quella
piccola popolazione, scagnozzi della multinazionale forzarono
nottetempo i
recinti predando tutto il bestiame.
All'alba, le donne, con i loro bambini, si incamminarono verso la fabbrica per reclamare cio'
che era loro. A poche centinaia di metri dallo stabilimento, in mezzo al
deserto, qualcuno comincio' a sparare dalle finestre. Un paio di donne
furono colpite; nessuna torno' indietro. Erano determinate a parlare con i
responsabili, che si barricarono dentro. Intervenne la polizia, con promesse di risarcimenti e ventilando
possibili ritorsioni giudiziarie, ma le donne
non si lasciarono blandire ne' intimidire, minacciarono invece azioni di sabotaggio.
Restarono li' sei giorni e l'assedio ottenne
risonanza sui giornali locali. Un'eco arrivo' fino al Parlamento di Delhi. Il
fatto che le elezioni fossero dietro l'angolo e il governo non potesse
permettersi un ennesimo scandalo contribui' al buon esito della vicenda. Le
vacche furono restituite e la Nestle' ottenne rimborsi dallo Stato indiano per
il "bottino" sfumato. Pero' una donna ferita fini' i suoi giorni in
ospedale e un'altra mori' per un infarto, dovuto alla fame e alla fatica di
quel lungo presidio sotto il sole del deserto.
Sulla stampa recente (primavera 2006) si puo'
leggere:
"Dove L'India entra nel futuro: Gurgaon, una
scheggia di Los Angeles a 20 chilometri da New Delhi, tra grosse auto, lusso e
shopping mail (Il Messaggero)
"I giovani consumatori di New Delhi salveranno
l'Europa e Wall Street" (Borsa e Finanza)
"La sfida economica dell'India: tra dieci anni
superera' l'economia italiana, tra quindici quella britannica" (La
Repubblica)
"Sono giovani, innovativi e visionari.
L'ultimo dei Gandhi, Rahul, il re
dell'acciaio Lakshmi Mittal, il "Bill Gates" del Gange, la modella
Saira Mohan: la pattuglia avanzata del Paese che contende alla Cina il ruolo di
capitale globale…" (Corriere della sera)
"L'India e' un'opportunita' anche per i
risparmiatori" (Borsa& Finanza).
"Una scommessa chiamata India. Sono 35 milioni i
nuovi clienti".(Affari e Finanza)
"India, non solo software, ma anche
biotecnologie…" (Corriereconomia)
Le biotecnologie hanno costituito, fin dai loro
esordi, la rovina dell'agricoltura indiana. Le indubbie capacita' degli Indiani
nel settore informatico sono il risultato di un massiccio dispiego di fondi ed
energie statali per introdurre l'uso del computer presso le caste medie e nelle
scuole, ma cio' non riguarda minimamente chi non possiede niente e a scuola non
e' mai andato.
La realta' indiana e' multiforme e complessa, sfugge
a facili generalizzazioni. Le differenze tra le condizioni vita sono abissali sotto
ogni profilo: economico, culturale, sociale. Diversissimi tempi storici
scorrono paralleli in un Paese in cui un numero straordinario di etnie, lingue,
tradizioni religiose, convivono senza soluzione di continuita' una a fianco
dell'altra. "La
piu' grande democrazia parlamentare del mondo" regge su una profondissima ingiustizia sociale e il Paese e' sempre piu' minacciato dall'avanzare delle logiche della
globalizzazione che procede distruggendo ogni specificita' locale e culturale
interna al pianeta.
L'India filosofica, l'India delle caste e degli
slums, l'India del nucleare e della Microsoft, l'India della pace e quella
della fierezza e della dignita' di antiche popolazioni tribali che resistono
all'avanzare dell'economia di mercato. Ci sono tante Indie. C'è anche l'India:
il Paese dei duecento milioni di rivolte.
* Mahatma: In sanscrito significa:
"Grande Anima". Gandhi fu cosi’ definito dal poeta Rabrindanath
Tagore, Nobel per la letteratura nel 1913
** Lord Louis Mountbatten verra' ucciso anche lui molti
anni piu' tardi, nel 1979, in un attentato dell'IRA, che aveva collocato un
ordigno su una delle sue barche, al largo di Donegal (Repubblica d'Irlanda)
*** In India viveva, gia' all'epoca
dell'Indipendenza, il maggior numero di musulmani esistenti al mondo. Oggi sono
60 milioni.
**** Il Kashmir, regione dove vivono popolazioni indu',
musulmane e buddiste, e' rivendicato da India e Pakistan. E' tuttora sede di
una persistente guerra a bassa intensita', che provoca migliaia di vittime ogni
anno.
*****Su Nathuram Godse corrono molte voci: dicono che "si inchino' tre volte davanti a
Gandhi prima di sparargli; per alcuni: "si trova ancora oggi in carcere, in
una zona remota". Per altri "e' morto". Secondo altri ancora:
" è uscito di galera dopo 26 anni e si è unito al movimento
fondamentalista che porto' alla
distruzione della moschea di Ayodhia nel marzo-aprile 2002, con i massacri a
seguire, eventi questi per nulla ostacolati dal BJP, il partito ipernazionalista
del governo allora in carica.