Mi piacciono i fiori, ma preferisco le erbacce. E' un
sentimento basso, ma io sto assolutamente dalla parte degli esclusi.
... e’
la mia ultima storia. Metto tre puntini di sospensione con la macchina da
scrivere, solennemente, così... mi sento
gelata dentro senza un cuore con
cui parlare. Devo avere un modo sbagliato di guardare le cose.
DESIDERO SOLO RESTARE NEL SUO SENO
Sta facendo il giro di tutti i web. Riteniamo giusto
pubblicarla nella versione integrale:
Lettera di Mustafa Barghouthi
2 gennaio
2009
E leggerò domani, sui
vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua.
Non era un assedio
dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato dalla fame e
dalla sete.
E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra? Dalla
ragioneria dei morti? E i bambini consumati dalla malnutrizione, a
quale conto si addebitano?
Muore di guerra o di pace, chi muore perché
manca l'elettricità in sala operatoria? Si chiama pace quando mancano i missili
- ma
come si chiama, quando manca tutto il resto? E leggerò sui vostri
giornali, domani, che tutto questo è solo un attacco
preventivo,
solo legittimo, inviolabile diritto di autodifesa. La quarta
potenza militare al mondo, i suoi muscoli nucleari contro razzi di
latta, e
cartapesta e disperazione. E mi sarà precisato naturalmente, che
no, questo non è un attacco contro i civili - e d'altra parte, ma
come
potrebbe mai esserlo, se tre uomini che chiacchierano di Palestina, qui
all'angolo della strada, sono per le leggi israeliane un
nucleo di
resistenza, e dunque un gruppo illegale, una forza combattente? - se nei
documenti ufficiali siamo marchiati come entità
nemica, e senza più il minimo
argine etico, il cancro di Israele? Se l'obiettivo è sradicare Hamas - tutto
questo rafforza Hamas.
Arrivate a bordo dei caccia a esportare la retorica
della democrazia, a bordo dei caccia tornate poi a strangolare l'esercizio
della
democrazia - ma quale altra opzione rimane? Non lasciate che vi
esploda addosso improvvisa. Non è il fondamentalismo, a essere
bombardato
in questo momento, ma tutto quello che qui si oppone al fondamentalismo. Tutto
quello che a questa ferocia
indistinta non restituisce gratuito un odio
uguale e contrario, ma una parola scalza di dialogo, la lucidità di ragionare il
coraggio di
disertare - non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma
contro l'altra Palestina, terza e diversa, mentre schiva missili stretta
tra
la complicità di Fatah e la miopia di Hamas. Stava per assassinarmi per
autodifesa, ho dovuto assassinarlo per autodifesa - la
racconteranno così,
un giorno i sopravvissuti. E leggerò sui vostri giornali, domani, che è
impossibile qualsiasi processo di pace,
gli israeliani, purtroppo, non hanno
qualcuno con cui parlare. E effettivamente - e ma come potrebbero mai averlo,
trincerati
dietro otto metri di cemento di Muro? E soprattutto - perché
mai dovrebbero averlo, se la Road Map è solo l'ennesima arma di
distrazione di massa per l'opinione pubblica internazionale? Quattro pagine
in cui a noi per esempio, si chiede di fermare gli
attacchi terroristici, e
in cambio, si dice, Israele non intraprenderà alcuna azione che possa minare la
fiducia tra le parti, come
- testuale - gli attacchi contro i civili.
Assassinare civili non mina la fiducia, mina il diritto, è un crimine di guerra
non una
questione di cortesia.
E se Annapolis è un processo di pace, mentre
l'unica mappa che procede sono qui intanto le terre confiscate, gli ulivi
spianati le
case demolite, gli insediamenti allargati - perché allora non è
processo di pace la proposta saudita? La fine dell'occupazione, in
cambio
del riconoscimento da parte di tutti gli stati arabi. Possiamo avere se non
altro un segno di reazione? Qualcuno, lì, per
caso ascolta, dall'altro lato
del Muro? Ma sto qui a raccontarvi vento. Perché leggerò solo un rigo domani,
sui vostri giornali e
solo domani, poi leggerò solo, ancora, l'indifferenza.
Ed è solo questo che sento, mentre gli F16 sorvolano la mia solitudine, verso
centinaia di danni collaterali che io conosco nome a nome, vita a vita - solo
una vertigine di infinito abbandono e smarrimento.
Europei, americani e anche
gli arabi - perché dove è finita la sovranità egiziana, al varco di Rafah, la
morale egiziana, al sigillo di
Rafah? siamo semplicemente soli. Sfilate qui,
delegazione dopo delegazione - e parlando, avrebbe detto Garcia Lorca, le parole
restano nell'aria, come sugheri sull'acqua. Offrite aiuti umanitari, ma
non siamo mendicanti, vogliamo dignità libertà, frontiere
aperte, non
chiediamo favori, rivendichiamo diritti. E invece arrivate, indignati e
partecipi, domandate cosa potete fare per noi.
Una scuola?, una
clinica forse? delle borse di studio? E tentiamo ogni volta di convincervi -
no, non la generosa solidarietà,
insegnava Bobbio, solo la severa giustizia
sanzioni, sanzioni contro Israele. Ma rispondete - e neutrali ogni volta, e
dunque
partecipi dello squilibrio, partigiani dei vincitori no, sarebbe
antisemita. Ma chi è più antisemita, chi ha viziato Israele passo a
passo
per sessant'anni, fino a sfigurarlo nel paese più pericoloso al mondo per gli
ebrei, o chi lo avverte che un Muro marca un
ghetto da entrambi i lati?
Rileggere Hannah Arendt è forse antisemita, oggi che siamo noi palestinesi
la sua schiuma della terra, è
antisemita tornare a illuminare le sue pagine
sul potere e la violenza, sull'ultima razza soggetta al colonialismo
britannico, che
sarebbero stati infine gli inglesi stessi? No, non
è antisemitismo, ma l'esatto opposto, sostenere i tanti israeliani che
tentano di
scampare a una nakbah chiamata sionismo. Perché non è un attacco
contro il terrorismo, questo, ma contro l'altro Israele, terzo
e diverso,
mentre schiva il pensiero unico stretto tra la complicità della sinistra e
la miopia della destra. So quello che leggerò,
domani, sui vostri giornali. Ma
nessuna autodifesa, nessuna esigenza di sicurezza. Tutto questo si chiama
solo apartheid - e
genocidio. Perché non importa che le politiche
israeliane, tecnicamente, calzino oppure no al millimetro le definizioni
delicatamente
cesellate dal diritto internazionale, il suo
aristocratico formalismo, la sua pretesa oggettività non sono che l'ennesimo
collateralismo,
qui, che asseconda e moltiplica la forza dei vincitori. La
benzina di questi aerei è la vostra neutralità, è il vostro silenzio, il suono
di queste esplosioni. Qualcuno si sentì berlinese, davanti a un altro Muro.
Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?
Mustafa
Barghouthi (trad.Francesca Borri)
fonte:zambon@zambon.net
per
approfondimenti: http://www.infopal.it/
http://www.palsolidarity.org/main/category/gaza/
http://www.imemc.org/
http://www.sanbenedetto.org/
S'endormir dans la vie, s'éveiller par la vie,
savoir la mort, nous laisse indigent, l'esprit rongé,
les flancs meurtris.
Ne témoignez pas, ne répondez pas que l'apport du jour est
beaucoup trop faible en nous.
Vous parliez déjà ainsi sur le seuil
de notre logis
vieux du Lèthè.
Une étincelle a brûlé
mon tablier de cuir. Qu'y pouvais-je? Cuir et cendre!
"éloigne-toi, m'indique-t-elle, ne prends pas en
chagrin mon tablier en fleurs"
L'imprécision du temps a besoin, elle aussi, d'être vécue. Comme
l'accrue du mot.
(René Char, Les Voisinages De Van Gogh)
http://www.youtube.com/watch?v=eYbWOOZ85HY&feature=PlayList&p=A5C408AC446B1DB5&playnext=1&index=4
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Ci sono
anche le mani insanguinate dell'Europa sulla strage di Gaza
Centinaia di morti e
migliaia di feriti sacrificati sull'altare dell'espansionismo sionista e del
fondamentalismo. In Europa i
ministri degli esteri di tutti i paesi
dell'Unione parlano di una reazione "esagerata" anche se "legittima" di Israele,
ribaltando
con un operazione degna dei più cinici prestigiatori la
situazione reale facendo passare l'aggressore Stato di Israele per
vittima. Si
continua a far finta di dimenticare che
Gaza, una delle regioni più densamente abitate, con circa un milione
e
mezzo di abitanti, di cui una buona metà composta da minori, è sottoposta da anni ad un embargo
totale, compresi
medicinali
ed ogni bene di prima necessità. Embargo
peraltro sostenuto da tutto il "civile" mondo occidentale e
imposto da
Israele e dall'intero occidente a Gaza in seguito alle elezioni vinte da Hamas
grazie ad un
sistema elettorale
maggioritario con premio. Cosi come si fa finta di
dimenticare che Hamas è stata in passato finanziata da Israele in chiave
anti
OLP. E nonostante una tregua di 6 mesi
l'embargo non è stato minimamente alleggerito e nessuno dei potenti
occidentali ha nemmeno timidamente suggerito di
allentarlo. Lo Stato di Israele ha ripreso la sua strategia di controllo
militare e vitale su Gaza e sulla Cisgiordania.
In tutti gli inutili ed ipocriti proclami di volontà
di pace europei si omette sistematicamente che Israele da 60
anni viola indisturbato innumerevoli
risoluzioni dell'ONU e che continua ad occupare militarmente
territori,
con le colonie israeliane
che si allargano giorno per giorno sulla terra dei palestinesi, costruendo muri
che
segregano villaggi interi, che continua a impedire a milioni di profughi
di tornare nella loro terra, a sradicare
uliveti e uccidere gli animali dei pastori, a umiliare quotidianamente chi tenta di
passare da una parte all'altra
dei muri della segregazione per lavorare, curarsi, andare a
scuola. Anzi si fa di
più: si nasconde che la tregua è stata rotta dallo Stato israeliano il 4
novembre di quest' anno, quando il suo esercito
ha ucciso un militante di Hamas di 22 anni.
Ma perché, al di
la dei falsi ed ipocriti proclami pacifisti, questo appoggio incondizionato
ad uno Stato così
aggressivo e guerrafondaio da parte praticamente di tutte le maggiori
potenze occidentali? Gli
USA si sa. Oltre all'importante alleanza strategico-territoriale che
Israele rappresenta nell'area mediorientale per
l'imperialismo americano,
devono fare i conti con la forte lobby pro-Israele d'oltre Oceano, capace di
influenzare
pesantemente le scelte della politica estera statunitense. E
quello che succede oggi sembra un chiaro avvertimento al
neopresidente
Obama.
L'Europa, ritrovando in
parte quell'unità d'intenti per le politiche d'oltre confine, si giocherà
probabilmente la carta della diplomazia attiva, per rafforzare quel ruolo
mediterraneo mai abbandonato e per ribadire agli
USA che non possono fare da
soli nel "mare nostrum".
E poi ci sono gli
affari fatti con la vendita delle armi, e si sa che in questo gli Stati sono sempre pronti a nascondere
con la scusa del
"segreto di Stato" ed ad appoggiare le commesse delle industrie che producono
armamenti e sistemi di
supporto. Anzi in questo le industrie sono molto
bipartisan, non disdegnando di vendere anche agli opposti contendenti,
l'importante che abbiano i soldi per comprarle.Ad esempio l'Italia, oltre ad
essere uno dei migliori fornitori di armi
dell'Iran o del Libano, fornisce
da anni armamentario tecnologico per l'esercito israeliano, attraverso le
commesse di
imprese come la OTO-MELARA, la BERETTA, la BORLETTI, la SELENIA. Ma
gli altri compari europei non sono
da meno. Inoltre la Palestina, risulta
essere cinicamente un ottimo terreno di sperimentazione delle nuove
tecnologie di
morte, sempre più specializzatesi negli scenari di "guerra
urbana", a cui tutte le industrie d'armi sono interessate, nessuna
esclusa,
da quelle statunitensi e israeliane, a quelle inglesi, francesi, tedesche,
italiane, ecc. ecc.
E così da anni in questa terra martoriata, dove uomini,
donne e bambini sembrano non avere più futuro, schiacciati nella
morsa dei
giochi di guerra dei potenti, si sperimentano nuovi armamenti, dalle bombe a
grappolo, ai proiettili di uranio
impoverito; si studia l'efficacia degli UAV
( gli aerei senza pilota), in grado di lanciare micidiali missili teleguidati,
si
sperimentano i carri armati Achzarit, capaci di resistere alle mine
terrestri, si testano i blindati Namer equipaggiati con i
motori della
statunitense Continental Motors o della tedesca MTU, si verificano l'efficacia
di sistemi d'avanguardia come
le italianissime protezioni aggiuntive e le
torrette telecomandate montate sulle autoblinde Puma, si testano i fantastici
sistemi da guerra robotica dell'Alenia, come lo Sky-X, primo sistema al mondo
in grado di rifornire in volo un velivolo
non pilotato. Tutto ciò sulle
spalle di un popolo da sempre utilizzato nelle contese tra Stati e non solo,
usato anche
cinicamente negli scontri politici tra le fazioni interne ad un
medesimo Stato, come nel caso delle vicende politiche
israeliane che registrano
uno scontro elettorale sia all'interno della compagine governativa, tra il
"falco" Kadima, fautore
di azioni estreme, come l'evacuazione della striscia
proposta dal deputato Yisrael Hasson, e le colombe laburiste,
favorevoli a
misure più moderate, che tra Kadima ed i superfalchi di Likud, sempre più
spostati verso posizioni ultra
oltranziste. Certo non è che ci aspettiamo che
gli Stati arabi e/o islamici facciano qualcosa, divisi come sono, o intenti a
rafforzare il loro prestigio e la loro influenza nell'area, anche loro sulla
pelle del popolo palestinese. Come da tempo fa
l'Iran che utilizza
la tragedia palestinese, pubblicizzandosi come unico baluardo nei confronti
dell'odiato imperialismo
americano, per porsi come potenza emergente
nell'area.
Ma, al di là delle congetture politiche internazionali, la
situazione della popolazione palestinese appare oggi con poche
prospettive di
raggiungere una soluzione che rispecchi la possibilità di una vita minimamente
dignitosa sia dal punto di vista
della sicurezza sociale che della garanzia
del rispetto dei diritti minimi di sopravvivenza.
Forse oggi l'unica garanzia
che il popolo palestinese possa avere, il più velocemente possibile, un minimo
di respiro e di
pace è che i predoni di ogni grandezza e provenienza, che si
accalcano fisicamente o idealmente ai suoi confini o che
speculano politicamente all'interno degli stessi, raggiungano un nuovo
precario equilibrio.
Le uniche
prospettive di reale emancipazione che possiamo intravedere in un futuro
prossimo è che si
accrescano e si estendano quelle pratiche di
auto-organizzazione portate avanti in molti villaggi palestinesi,
sorte dalla solidarietà tra i comitati popolari palestinesi e
organizzazioni come gli Anarchici Contro il Muro,
al cui interno operano
internazionalisti provenienti
da tutto il mondo e israeliani antisionisti, che costantemente
combattono,
con pratiche prevalentemente di resistenza
pacifica, l'arroganza dei coloni israeliani e
dell'esercito che li
appoggia. E non è un caso che è proprio
in questi villaggi che è stata scelta un'altra strada rispetto al militarismo di
Hamas.
Noi come anarchici e libertari di classe continueremo a denunciare il
colonialismo sionista, così come denunciamo tutti gli
imperialismi ed i
fondamentalismi oppressori della libertà e della dignità dei popoli.
Continueremo a denunciare che intere
schiere del proletariato mondiale
soffrono l'oppressione e la miseria a causa degli scontri inter-imperialisti e
dei cinici
giochi politici dei potentati oligarchici locali, che divengono a
loro volta pedine consapevoli o inconsapevoli nello
scacchiere internazionale
della contesa imperialista, sporco del sangue del proletariato.
Continueremo
ad appoggiare le lotte e gli atti di solidarietà nei confronti del popolo
palestinese, sostenendo tutte quelle
manifestazioni in embrione di
auto-determinazione che hanno e che stanno caratterizzando la lotta di interi
villaggi della
Palestina, convinti che sarà
solo liberandosi dalla malefica influenza
di qualsiasi oligarchia statale o parastatale che i
lavoratori e le lavoratrici potranno conquistare
terreno verso una vita più dignitosa.
Federazione dei
Comunisti Anarchici (Italia)
Zabalaza Anarchist Communist
Front (Sudafrica)
Common Cause (Ontario,
Canada)
Militanti di Anarchists Against the Wall (Israele)
Alternative Libertaire
(Francia)
20.000
RIGHE SOTTO I MARI
------------------------
Cio' che sta accadendo nella striscia
di Gaza, in questi giorni, e' talmente doloroso che tutti
vorrebbero scriverne
ed esprimere la propria rabbia.
Siamo una
piccola associazione
di promozione sociale e non abbiamo la possibilita' di incidere su eventi di
portata
epocale. Non possiamo pubblicare tutte le e-mail che
si stanno affollando nella nostra posta elettronica,
ne' avrebbe senso farlo.
Pubblichiamo
percio', al momento, soltanto
alcune tracce
di pensieri, ragionamenti e prese di posizione che
rappresentano anche il punto di
vista dal quale guardiamo il mondo,
a livello personale e di gruppo.
EX GREGE (UNO)
Siamo
in
disaccordo con Naomi Klein che, su
“The Nation”, in un appello che che circola in rete da un po', propone il
boicottaggio dei prodotti Israeliani come arma per battere il
nazi-sionismo (accettiamo il termine, lo troviamo il
piu'
appropriato). Per noi, e’ necessario - e non da oggi -,
finirla con la retorica buonista che ha
accompagnato
il movimento
global (no-global, anti-global, new global che dir si voglia)
che, nato con le migliori intenzioni, ci sembra ultrasuperato
dall'evidenza della realta' e utilizzato - suo malgrado - da tutti i
“perbenisti”. Non risorgera’ dalle proprie ceneri come la
Fenice. Continuando
a pensare che i broccoletti biologici coltivati nell'orto di casa salveranno
l'agricoltura mondiale dagli
OGM,
non c'è futuro. Convincendosi che
evitare l'acquisto di patate geneticamente modificate ostacoli un governo
deciso ad espropriare - per destinare all'industria - paesi e zone popolate da chi
trae dalla terra l'unica sussistenza,
non
c'e' futuro.
Non riteniamo
possibile che qualcuno creda veramente
al boicottaggio come sistema
utile a fermare il genocidio che lo
stato d'Israele sta attuando nei
confronti degli abitanti di Gaza e, da sempre, nei confronti di tutto il popolo
Palestinese.
Il boicotaggio non fu neppure la ragione della “fine
all'apartheid in Sud Africa” che (tra l’altro) non ha significato la fine
dello sfruttamento di un popolo. Spiegheremo questo in un link apposito. Qui
vogliamo sottolineare che puntare ad
Israele con i razzi-freccette del
boicottaggio e’ come tirare al bersaglio di un luna park con un fucile a
piombini: se vinci
un portachiavi da 50 centesimi, hai comunque perso 10
euro e una montagna di tempo. E tanto tempo non c'e'.
Limite strutturale
del movimento “global” e’ stato, a nostro avviso, quello di appellarsi
alla “gente di coscienza in tutto il
mondo”, cioè a quella societa’ civile
borghese da cui niente di buono e’
mai venuto e niente di buono
potra’ mai venire.
Perchè parliamo di una societa' i cui rappresentanti non hanno anima.
Persone che riescono a guardare le immagini di
quanto sta avvenendo a Gaza,
a parlare e a straparlare, a partecipare ad incontri, ma senza il coraggio di
uno straccio di
posizione. Terrorizzati all'idea di poter divenire
“ex-grege”, possono accettare tutto, contraddirsi, ignorare l'evidenza.
Abituati a “sapere” senza “sentire”, non hanno provato neanche un bivido di
quell'irrazionale (ma così sano) impulso a
correre immediatamente, magari
a nuoto, a testimoniare solidarieta' a persone massacrate delle quali sembra si
voglia
decretare la totale estinzione. Certo, oggi non e' quasi piu'
possibile entrare se non in compagnie “inquietanti” (ma ieri si').
Certo,
non sarebbe servito a molto, ma almeno li avrebbe fatti sentire - per una volta
- ancora esseri umani.
“Il mio insegnante mi ha dato una trottola di piombo
fuso. Sapete il perché? In onore della festa di
Hanukà”. (strofa della celebre filastrocca ebraica per
bambini: “
Piombo fuso” (Oferet Yezukà).
Scritta dal poeta nazionale
israeliano Haim Nahman Bialik in
occasione della ricorrenza ebraica di Hanukà (Festa delle
luci), che si conclude
in questi giorni.
No.
Quando questi “eticamente indignati” (e perennemente vigliacchi) si sbrodolano
addosso, discutendo nei salotti veri
e virtuali, pensando in fondo solamente
al giardino di casa propria (che mai qualcuno ci gettasse un'atomica), viene da
domandarsi se non sia proprio il senso dell'umano quello che si e' perso, se
mai c'è stato.
Un bel “www.qualchecosa.org”, un appello, qualche marcetta,
e-mail all'infinito, riunioni (ciarlatani/e, babbioni/e,
voltagabbana, si
accomodino), ed e' fatta. Sufficiente per sentirsi “impegnati” (termine
orrendo).
E c'e' proprio bisogno del rasoio di Occam per evitare quell'altro
termine (altrettanto orrendo): “complessita'”?
Cosa
c'è di complesso quando la realta' urla, e richiede
UNA sola risposta - con tutte le possibili
intonazioni,
certamente - e tutte le vorremmo sentire -, pero':
UNA ?
Quando e' moda e' moda, si'. E quando
e' schifo e' schifo.
Perche' qui si gioca tutto: un bambino, cento bambini
uccisi in Palestina (o da un'alta parte) puo' far pensare 2 cose.
La prima:
“
...e se qualcuno uccidesse mio figlio?”.
La seconda: “
Hanno ucciso mio
figlio”
. Il pensiero che vi
verra' in mente marca il confine.

Tornando ai boicottaggi, se proprio ne
vogliamo parlare, i termini corretti sono: “sanzioni” o “embargo” ma, com'è
noto:
a) colpiscono una popolazione e non uno stato; b) non possono
attuarli un pugno di pacifisti melensi, ma un governo (e il
nostro è lontano
da cio’ quanto Saturno da Marte). Se vogliamo parlare di pressioni economiche
nei confronti di uno stato
(qui: Israele), non si potra' imporle attraverso
alcun comitato. La prima e unica cosa da fare sarebbe cacciare ogni sua
delegazione, cacciarla con la forza di un movimento di massa
auto-organizzato, che pero' oggi non c'è ancora. In assenza,
ben venga il
gesto di
Chavez, presidente del
Venezuela che (unico a livello planetario)
ha espulso dal suo paese
l'ambasciatore israeliano e parte del personale dell'ambasciata con parole
molto chiare, dalle quali estrapoliamo:
"In
quest’ora tragica, indignato, il popolo del Venezuela manifesta la sua
illimitata solidarietà all’eroico popolo
palestinese...affermando che il governo venezuelano non si stancherà di
chiedere che vengano severamente
puniti i responsabili di questi crimini atroci…denuncia
l’utilizzo pianificato del terrorismo di Stato con il quale
questo paese si
colloca al margine della comunità delle
nazioni". Non e' tutto quello che abbiamo nella mente e nel cuore, ma
qualcosa e'.
Torniamo alla campagna
BDS “Boicottaggio, ritiro degli
investimenti e sanzioni” (Boycott, Divestment and Sanctions).
E' inutile
e dannoso continuare ad inzuppare la lotta di classe in quella melassa
illusionistica appiccicaticcia funzionale a
tutti tranne che ai popoli
oppressi, ma che fa sentire buoni, civili, a posto con la coscienza. Non bere
Coca-Cola (ad
esempio) non disturba una multinazionale. Se persone singole
traggono giovamento da altre bevande (e risparmiano in
antidepressivi), benissimo.
E’ una pratica di per
se' innocua, basta non inventarsi che risolvera' il dramma delle
trivellazioni selvagge in India (per restare all'esempio della Coca-Cola) che
pescano acqua in falde sempre piu' profonde,
dopo aver inaridito quelle superficiali e avvelenano campi e contadini con l'arsenico (epidemie
periodiche). Tumori della
pelle spaventosi anche a vedersi, anomali,
incurabili. Insomma,
basta che non la
si propagandi.

Se ogni bambino trucidato in piu’ spinge
piu’ persone a convertirsi alla causa BDS, siamo anche qui alla rotta
dell’umano.
La lettera
dei “
500 israeliani, decine dei quali “
artisti e studiosi rinomati” (terribile la
sottolineatura : “rinomati”, a
conferma: di una visione che proprio non ci
appartiene; di quanto appena scritto; del fatto che ancora si debba ribadire
l'ovvio e cioè che le lotte le fanno le classi popolari, non altri)
agli ambasciatori stranieri di stanza in Israele, per
chiedere “
adozione immediata di misure restrittive e sanzioni” e'
puerile e non avra' alcuna efficacia.
Significa ignorare del tutto le
motivazioni dell'attacco a Gaza e quelle della costituzione stessa dello stato
d'Israele, che
rimandano al disfacimento dell'Impero Britannico e poi al
controllo strategico del Medio Oriente da parte degli Usa. Ma
di quale
boicottaggio parliamo? Puo' mai essere un modo per far cessare il sostegno
internazionale a uno stato impiantato
e foraggiato in terra d'altri per
ragioni imperialistiche, quindi di potere?
Tutta questa non-violenza intrisa
di buonismo e' inutile, non se ne puo' veramente più. Se la legittima Resistenza
armata di
un popolo viene definita “violenza”, si sta riscrivendo la Storia e
si legittimano tutte le menzogne e le ipocrisie.
Fortunatamente, non tutti
ci cascano.
La Klein immagina (e risponde) in merito a eventuali,
possibili obiezioni al BDS (molto superficiali):
1. Le misure punitive
alieneranno anziché convincere gli israeliani.
Risposta della Klein: “L' impegno costruttivo
ha
fallito in pieno e, dal 2006, Israele accresce costantemente la propria
criminalità senza fronteggiare misure punitive, al
contrario, ricevendo armi
e 3 miliardi di $ annui in aiuti dagli USA (...).”.“L'indice della Borsa di Tel
Aviv è oggi salito del
10,7 % (...)”
E tutto questo non le dice
nulla? Una visione economicistica delle crisi
(di ogni genere)e delle loro soluzioni e'
lontanissima da noi. Israele
ha iniziato
l'ultimo sterminio fiducioso di non dover affrontare costi
significativi?
Qualcuno si domanda "perche'"? La Borsa di Tel Aviv sfiora una crescita
del 13%, per la precisione. E allora?
Quali andamenti segue la Borsa? In
Israele le elezioni politiche sono dietro l'angolo: qualcuno lo sa? Hamas
e'
stata eletta con elezioni regolari, ma Abu
Mazen "deve" governare
perche' cosi' torna comodo all'Occidente. Di quali carote e bastoni si parla? Sono
decenni e decenni di massacri, violenze, stragi, morti, fame, niente
acqua ne' luce, ne' medicine, umiliazioni, madri che partoriscono nei campi dietro
i check point e padri che
tagliano i cordoni ombelicali con un
sasso...la carota dov'è? E cosa
c'entra? Un popolo intero viene
colonizzato,
invaso, trucidato, fino a volerne decretare l'estinzione e ci
si rifa' a un linguaggio
aziendale, di fabbrica, dove
si da' per scontato chi sia il padrone e chi i
"sottoposti"? Sottoposti che si difendono con le unghie e con i denti
e lo faranno fino
al'ultimo (questo e' certo). 2. Israele non è il Sud
Africa.
Risposta della Klein: “No,
non lo è (...) In Sud Africa permangono reminiscenze
dell'apartheid
(...)”
No! Permane molto di
piu'. Ed e' sull'orlo di un'altra guerra civile.
E ancora: “
la segregazione in Cisgiordania
e a Gaza 2007 è infinitamente peggiore
dell'apartheid”
.
Su quale macabra scala di criminali di guerra? 3. Perché mettere all'indice
solo Israele, quando USA, UK e altri paesi occidentali fanno le stesse cose in
Iraq e
in Afghanistan? (...)
Risposta della Klein: “Israele e' un
paese piccolo e dipendente dal commercio (...)”
(!!!!) E' una potenza atomica voluta,
armata e sostenuta
dall'Occidente (con ricatti bilaterali tra Israele e USA,
non escluso quello:
lobby ebraiche versus atomiche puntate a 360°). 4. Il boicottaggio allontana
la comunicazione, c'è bisogno di piu' dialogo, non di meno.
Qui proprio non dialoghiamo.
Non si
dialoga con i sionisti. Non si dialoga con i nazisti. Non si dialoga con i
fascisti.
Lasciamolo il dialogo a Napolitano, alla Morgantini, a "Il
Manifesto". Possiamo dialogare con quella parte di
popolo nello stato
d'Israele che REALMENTE lotta CONTRO il proprio governo e CON i Palestinesi.
Esistono, una manciata di persone, eroici.
Da ultimo: della vicenda
personale della Klein non ci interessa un fico secco
(magari israeliano). Non sara'
perche' qualche azienda ne vendera' qualcuno
in meno che Israele mollera'
la presa su Gaza, così come il
ritiro di aziende dal Sudafrica non fu
determinato
dal boicottaggio. Se
questi sono calcoli, ricominciamo dalle
tabelline (e dalla storia). "Speranze" cosi' sono irrealistiche e
perniciose.
Cosa fare, allora?
Ne
parleremo al termine dei contributi.
(Ci siamo messi contro tutto il mondo? Ci siamo
abituati).
“La Pace
arrivera' quando gli Arabi ameranno piu' i loro bambini di quanto odino noi
”(Golda Meir, quarto premier
dello stato d'Israele,
Conferenza al National Press Club,
1957)
EX GREGE (DUE)
FOSFORO BIANCO E ALTRE ARMI "NON
CONVENZIONALI"
SU
GAZA

Il video di Al-Jazeera
sull'utilizzo del fosforo bianco a Gaza:
http://www.infoaut.org/articolo/al-jazeera-pubblica-video-sullutilizzo-del-fosforo-bianco-sui-civili-a-gaza/
Boicottaggio contro fosforo
bianco?
Se non e' questa l'occasione per sentirsi cittadini del mondo
e smetterla di pensare in
termini di "stati", di
"democrazia occidentale", di "codici a barre da
evitare come "arma" pacifica e "civile"contro l'orrore , e
partecipare invece alla lotta dei
popoli uniti per la liberta', restituendo alla vita umana tutto il suo
valore,
davvero non sappiamo che dirvi.
Ascolta,
ascolta Israele!
Hai fatto una strage di
bambini e hai dato la colpa ai loro genitori dicendo
che li hanno usati come scudi. Non so pensare
a nulla di più infame. A
distanza di una generazione, in nome di ciò che hai subito, hai fatto lo stesso
ad altri: li hai chiusi
ermeticamente in un territorio, e hai iniziato ad
ammazzarli con le armi più sofisticate, carri armati
indistruttibili, elicotteri
avveniristici, rischiarando di notte il cielo
come se fosse giorno, per colpirli meglio. Ma 688 morti palestinesi e 4 israeliani
non sono una vittoria, sono una sconfitta
per te e per l'umanità intera.
Ascolta Israele!
Io non rinnego la mia
storia, la storia della mia famiglia, che è passata
dalla Shoah. Però rinnego te, lo Stato di
Israele,
perché hai creduto di poter far valere il credito della Shoah per
liberarti del popolo palestinese e occupare la sua terra.
Ma non è così che vanno le cose, non è così la vita. Il
popolo di Israele deve vivere di vita propria e non vivere della
morte altrui.
Ascolta Israele!
Io non rinnego la mia
storia, la storia della mia famiglia che è passata
dalla Shoah, ma io oggi sono palestinese. Io sto
dalla parte del popolo
palestinese e della sua eroica resistenza. Io sto con l'eroica resistenza delle
donne palestinesi che
hanno continuato fare bambine e bambini palestinesi
nei campi profughi, nei villaggi tagliati a metà dai muri che tu hai
costruito,
nei villaggi a cui hai sradicato gli ulivi, rubato
la terra. Sto con le migliaia di palestinesi chiusi nelle tue prigioni
per aver
fatto resistenza al tuo piano di annessione.
Ascolta Israele!
Non ci sarà Israele
senza Palestina ma potrà esserci Palestina senza Israele, perché il tuo credito,
ormai completamente
prosciugato dalla tua folle e suicida politica, non era
nei confronti del popolo palestinese che contro di te non aveva alzato
un
dito, ma era nei confronti del popolo tedesco, italiano, polacco, francese,
ungherese e in generale europeo; ed è
colpevole la sua
inazione.
Ascolta Israele,
ascolta questi nomi: Deir
Yassin, Tel al-Zaatar, Sabra e Chatila, Gaza. Sono alcuni nomi, iscritti
nella
Storia, che verranno fuori ogni qualvolta si
vedrà alla voce: Israele.
Stefano
Sarfati Nahmad

Li
chiamano self hating jews (ebrei che odiano se stessi). Sono gli ebrei
cittadini di uno stato che ha diffuso nel proprio
popolo
un atteggiamento vittimista, violento oltre ogni limite, che sostiene al
90% le atrocita’ delle proprie giunte militari.
I dissidenti israeliani sono pochi e perseguitati, ma
ci sono. Non si puo’ non tenerne conto.
Sono persone che, di fronte a
una lunghissima catena di atrocita' e a
contatto diretto col popolo Palestinese, hanno compreso le menzogne istillate
goccia a goccia dentro di loro fin dalla nascita. Non soltanto si deve
tenerne conto, ma sono fondamentali.
Testimoniano che e' possibile
liberarsi dalle catene di un'ideologia di morte e sopraffazione trasmessa da uno
stato
canaglia e dalle costrizioni affettive legate alla propria origine,
alla propria famiglia. Non senza dolore sono riuscite a
liberarsi dalle
menzogne di uno stato che “giustifica” il proprio agire criminale con
le atrocita’ subite da parte dei nazisti,
mentre le raddoppia nei
confronti del popolo Palestinese. Israele non si e’ sempre e unicamente
difesa, ha iniziato sempre
le guerre, come
riconosciuto in piu' occasioni da Begin, da Rabin,
da generali come Mordechai Hod e Haim Barlev. Solo
il popolo israeliano
sembra averlo dimenticato.
Lo
stato d'Israele
fu proclamato da David Ben Gurion il 14
maggio 1948, al termine del mandato Britannico, ma la sua
nascita
(su modello razzista e militarista) fu pianificata a fine '800, quando
l'Inghilterra giudico' utile ai propro interessi una
comunita'
ebraica in Medioriente in buoni rapporti col proprio impero in sfacelo.
Israele nacque per uno di quegli orrendi
papocchi operati nel mondo
dalla trasformazione degli imperi coloniali in differenti dominii, con l'alibi
di “restituire
agli
ebrei la terra “promessa” (comunque
interpretata da molti come luogo “ideale”, non
fisico) fondando
uno stato in
Palestina, dove vivevano gia' comunità di
Arabi. Il
nascente nazionalismo europeo favorì il “ritorno”
in Palestina di ebrei
da diversi paesi. Nel 1897 fu Theodore
Herzl a dare
peso politico al concetto di sionismo (nazionalismo ebraico) e di
casa nazionale per gli ebrei in Palestina, al 1° Congresso Sionista di
Basilea. Nel 1917 Arthur Balfour (segretario
britannico per gli affari esteri)
dichiaro’ l'appoggio dell'Inghilterra a uno stato nazionale per gli
Ebrei ma, nel documento
che segui', la popolazione araba non fu
neppure nominata. Le ondate di colonizzatori ebrei si intensificarono e con
esse
gli scontri, gia' negli anni '20 e '30. Tra '47 e '48 ci fu una
guerra civile e, il giorno dopo la sua nascita, Israele ingaggio'
una guerra
con Egitto Siria, Libano, Iraq e Transgiordania, sconfiggendoli nel '49 e
generando
800.000 profughi arabi.
L'Egitto occupò
la striscia di Gaza e la Transgiordania occupò la Cisgiordania che
divento': la Giordania. Nel 1950, la
Legge del
Ritorno fece raddoppiare la popolazione d'Israele e le inaudite
violenze contro i Palestinesi (Sharon arrivo' a
trucidare 3000 persone inermi, donne e bambini a Sabra e Shatila). Oggi, il maggior alleato d'Israele sono gli
USA.
Queste
brevissime note (che si possono leggere e approfondire ovunque) sono
sufficienti, al momento. Israele
esiste
e
potrebbe continuare a produrre mostruosita' finche' sara' ritenuta utile
dagli USA e dall'Europa per i loro profitti e per il
controllo del Medio
Oriente. USA e getta. Il vero
significato di questa espressione e': gli Stati Uniti sostengono e gettano
a mare altri stati e popoli interi a loro discrezione, utilizzandoli fin che
gli servono, trasformandoli in cenere (letteralmente)
quando non gli sono
piu' utili. Le centinaia di bambini trucidati, le migliaia di
persone e
le centinaia di migliaia di esseri
umani sterminati, mutilati,
dispersi, maciullati, l'orrore nelle scuole e nelle cliniche prese a
bersaglio, gli interi villaggi
palestinesi dati
alle fiamme, le pulizie etniche servono unicamente interessi e strategie di potere nell'intricata geometria di
un impero in quella parte della Terra. Non a caso
gli USA lo hanno sostenuto e lo sostengono e non a caso
le lobby
ebraiche sono potentissime in un'America che si comporta nel
mondo non diversamente dai suoi “alleati” sionisti.
Il
sionismo, la cultura del nazionalismo e della pulizia etnica, del sadismo,
della vessazione, del massacro, non sono
elementi da sottovalutare: non
solo l'ideologia dello sterminio risponde perfettamente a
molti interessi strategici , ma tali
interessi
possono avere presa solo tramite essa.
L'importanza dei self hating jews risiede principalmente nel fatto
che, col loro coraggio, sono esempio chiaro di come
l'impossibile possa
divenire possibile attraverso un duro lavoro personale e collettivo. Le cose
possono cambiare, non a
partire da disquisizioni teoriche o da concessioni
elargite da uno stato (che stabilisce lui se, quando e come elargirle).
Ma
partendo da noi stessi. Siamo noi la nostra piu' efficace arma non convenzionale
contro le mostruosita' del potere.

All'avvicinarsi delle elezioni
politiche, lo stato d'Israele (e l'Occidente), preme per indirizzare i Palestinesi verso Abu
Mazen (OLP), ed esemplifica con
migliaia di morti cosa intenda fare nel caso non seguano tale direttiva: sterminarli tutti.
Dopo aver disarmato Hamas e Hezbollah, le elezioni per l’Autorità
Nazionale Palestinese dovranno svolgersi col
controllo di una commissione che giudicherà la
“legittimità” delle liste, presieduta dal segretario dell’ONU Ban
Ki Moon.
Tanto “legittime” che potranno parteciparvi solo partiti che
riconoscano l'autorita' di Abu Mazen, ennesimo
burattino
(come Karzai
o Al Maliki) col compito di neutralizzare la
Resistenza e governare contro i
legittimi risultati elettorali (che
avevano favorito Hamas). Abu Mazen “dovra'” governare Gaza con l'ausilio di
truppe internazionali al comando della
Nato e dei caschi blu dell’Onu
(quelle
“forze
di pace”
che, al servizio dell'occidente, combinano sfracelli nell'universo
mondo). "Con 88%
a Israele e 12% di isolotti blindati all’alleato Abu Mazen (che attribuisce ad
Hamas la colpa
degli orrori in atto a Gaza), una
forza d'occupazione ONU o europea, o Nato, Gaza potrebbe avviarsi
all'estinzione
come la Cisgordania", ci
scrive Fulvio. Potrebbe...ma
noi non lo crediamo. Perche' siamo fortunatamente
in possesso di molte armi
“non convenzionali”
di grande efficacia: il coraggio e la solidarieta' internazionale.
(A)nazionale.
(Tanto per esemplificare il nostro modo di ragionare:
il fatto che, a Ginevra, il Consiglio per i diritti umani
dell'ONU abbia
appena approvato una risoluzione che condanna l'offensiva israeliana sulla Striscia di
Gaza, ci
preoccupa, invece di sollevarci. Soprattutto perche' si chiede
l'invio di una missione internazionale
d’inchiesta per
indagare le violazioni di diritti umani. Che Paesi dell'UE
abbiano votato contro e' irrilevante, probabilmente
non sono ancora chiare le
direttive, o non si sono messi d'accordo sulla spartizione dei profitti
derivanti dagli
aiuti).
EX
GREGE (TRE)
IL CAVALLO DI TROIA

Abu Mazen & Olmert
(Amor che a nullo
amato amar perdona)
Cambio prorio argomento (o quasi), per
sottolineare un concetto.
La Storia insegna, anche quando e’ molto
antica. Un modo per vincere la resistenza di un popolo o di un paese
assediato,
ma deciso a non arrendersi e a lottare fino all’ultimo, e’
prenderlo con l’inganno, di solito con la facilitazione di traditori e
spie (foto sopra).
Un ottimo sistema e’quello di
introdurre all'interno del popolo da annientare un elemento apparentemente
innocuo, persino
pacificatore, quasi un “regalo” o un “aiuto umanitario”, in
realta’ pieno di insidie micidiali. Non a caso, “cavallo di Troia” e'
anche
il nome di uno tra i virus piu' micidiali in grado di attaccare un PC
dall'interno, dopo esservi stato spedito in genere
in
confezione “accattivante”. Se non correte in tempo ai ripari, stravolge
le comunicazioni, spedisce ad altri i vostri dati
personali e combina altri
guai difficili da risolvere.
Nell’esempio omerico, il cavallo conteneva
armate militari nemiche che spalancarono le porte di Troia all’assediante
e
permisero agli Achei di radere al suolo la citta’. C’è sempre un lato
psicopatologico in ogni vicenda che abbia a che fare col
Potere. Nella
narrazione classica, l’assedio era stato scatenato da un re la cui moglie
era fuggita con un altro e lui si arrogava
il diritto di riprendersela
attaccando fino alla distruzione un altro popolo. In tempi piu’ recenti, le
ragioni delle guerre non
sono altrettanto “romantiche” anche se
giustificate, a volte, con leggende millenarie, epopee e tragedie storiche che
non
c'entrano assolutamente nulla e con identico utilizzo del sistema di cavalli, infiltrati e spie
Una
variante particolare, attuale, di questo sistema e’ quella di
ordire l’inganno servendosi di apparati istituzionali.
Tra i tanti
esempi possibili, non so quanti ricordino cio’ che avvenne a Lima tra il 17
dicembre del 1996 e il 22 aprile 1997.
Si arriva a un gesto
estremo se la situazione e’ estrema.
CLIMA: Fujmori, presidente del Peru’,
avvia un programma economico neoliberista che strangola la popolazione e,
per
garantire privilegi e interessi delle multinazionali USA e giapponesi,
reprime nel sangue ogni opposizione. Nel ’92, con un
autogolpe, si
attribuisce potere assoluto in alleanza con le forze armate. Gli squadroni della
morte peruviani sono tra i piu'
micidiali e sanguinari che si ricordino,
responsabili di decine di migliaia di morti.
Il potere giudiziario e’ subito
posto a servizio di una dittatura la cui ferocia e' senza limiti. 9000
prigionieri politici, dopo
processi-farsa, sono reclusi all’interno
di carceri-tomba. Abitano, anche in quattro, celle di 2 metri X 3, o sono posti
in
isolamento totale, acustico, visivo. Senza acqua ne' luce, affamati,
subiscono torture fisiche e psicologiche quotidiane di
qualunque genere.
Ogni diritto della persona viene violato.
L'OPERAZIONE “ROMPIENDO EL SILENCIO”: il maggior sequestro di massa nell'emisfero.
E' il 17 dic. 1996. Ore 20.38. Siamo a Lima. Il commando
“Edgard Sanchez” del Movimento
Rivoluzionario Tupac Amaru
(MRTA) occupa l’ambasciata del Giappone mentre
e’ in corso un
grande ricevimento al quale partecipano diplomatici, capi
d’industrie,
alti funzionari. I guerriglieri, guidati da Nestor Cerpa Cartolini, penetrano
all'interno dell'edificio travestiti da
camerieri, fanno 600 ostaggi e, senza usare violenza, si chiudono dentro
per 4 mesi. L’obiettivo è denunciare le condizioni
inumane
dei prigionieri politici nelle galere
peruviane, chiedere processi giusti e la
liberazione di 440 guerriglieri della
loro
organizzazione rivoluzionaria che si
trovano in carceri di massima sicurezza. Il sequestro
dura 126 giorni nel corso dei quali
i
guerriglieri liberano gradualmente piu’ di 500 ostaggi, per primi i piu' deboli e gli anziani tra cui la madre
di Fujimori.
Ne trattengono 74. La posizione iniziale: “non negoziamo
con i “terroristi” muta bruscamente e il governo finge per 4 mesi di
portare avanti una trattativa creando
una “Commissione di garanti”. I “mediatori” entrano
nell’ambasciata per dialogare con i
rivoluzionari. Sembra profilarsi una
soluzione pacifica quando alla Commissione si unisce il Cardinale Juan Luis Cipriani
(arcivescovo di Lima e membro dell’Opus
Dei) designato dal Vaticano per mediare
tra governo e ribelli.
Cipriani regala,
“amorevolmente”, una chitarra ad uno
dei giovanissimi Tupac
Amaru. Non gli servira' ad allietare
le lunghe giornate:
nasconde al
proprio interno apparati elettronici attraverso i quali viene stabilito
il momento piu’ favorevole all'assalto.
Il
21 aprile, Cipiriani, che si e' piu' volte incontrato con Fujimori nel
corso della finta trattativa, decide di prendersi un
periodo di
riposo.
Il giorno seguente, il
22 aprile 1997,
piu’ di 140 uomini di un reparto speciale della marina
militare peruviana sferrano un
violentissimo
attacco simultaneo aprendosi varchi con esplosivi e mettendo
a ferro e fuoco l’ambasciata, nel momento in
cui la maggior parte dei Tupac
Amaros sta giocando a calcetto. Sono le 15,30.
Gli ostaggi vengono liberati (a eccezione
del giudice Carlos
Giusti, parte del gruppo degli ostaggi,
ma scomodo al governo perchè sostenitore
dell'indipendenza della
magistratura dal potere politico: muore
dissanguato per mancanza di cure, dopo colpi d’arma fuoco di
provenienza “ignota”).
I 14 rivoluzionari sono
ferocemente massacrati. Poche ore dopo, il mondo vede attraverso i giornali e le
televisioni, Fujimori
trionfante mentre sale le scale insanguinate
dell'Ambasciata. Sorride, scavalcando corpi crivellati e teste mozzate. Riceve
elogi dai media, dagli USA, da Israele e da altri governi per la “fermezza”
con la quale ha portato a termine l’operazione
“con successo”. La responsabilità del massacro è anche del governo USA che
ha addestrato i militari e del Giappone che
ha accettato l’azione nel
proprio territorio. Tradita la promessa di restituirli ai familiari, i corpi dei
guerriglieri superstiti sono
gettati in fosse comuni o sotterrati in cimiteri
di periferia. Non e’ permesso vederli. La zia di Cartolini riesce ad
ottenere di
vestirlo per la sepoltura e scopre sul corpo del comandante “Evaristo”, segni di strangolamento e 31 fori d’arma da
fuoco.
La negoziazione e’ stata una manovra disposta da
Fujimori e dal suo consigliere Montesinos, complice Cipriani. Cinque
anni dopo, le perizie di specialisti dello Studio di Antropologia Forense e
dell’Istituto di Medicina Legale del Pubblico
Ministero confermano le molte
testimonianze, tra cui quella dell'ex segretario dell’Ambasciata del
Giappone, Hidetaka
Ogura e di due ufficiali di polizia che affermano di avere
visto Eduardo Cruz (“Tito”) vivo, senza ferite, a mani alzate. I
capi
dell' Operazione “Chavin de Huantar” hanno ordinato di
non lasciare sopravvisuti tra i guerriglieri, armati o arresi, in massima
parte,
li hanno catturati vivi, per ucciderli poi, a freddo. Cipriani
lamenta la carcerazione dei militari accusati di assassinio dei
membri dell'MRTA: “questo arresto divide il paese”. Marcos, in una lettera pubblica del 25 Aprile
1997, scrive: “Fujimori
sorride, felice. Dietro di lui, sorridono i
poteri sovranazionali che hano dato l’ordine di annientamento. Per mesi, il
governo
del Peru’ ha finto di negoziare una soluzione pacifica. In
realtà cercava solamente il momento opportuno per attaccare (...)
Così sono il Potere e i suoi governi neoliberisti: fingono di dialogare e
di negoziare, mentre cercano l’opportunità
di esercitare la
violenza”.
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Al-Ri-Eccolo.
Osama Bin Laden
minaccia ritorsioni conto l'Occidente dei
crociati. Ieri lo aveva fatto Al Zawahiri. “Al Qaida” (si fa per
dire), puntuale come un orologio svizzero o
un timer statunitense, si riaffaccia in televisione. Solito copione. “Et voilà...”
Dove ha previsto la CIA la prossima
strage?
(perche' le ultime parole le abbiamo scritte in “francese”?
Lo saprete
presto).
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LA FAMIGLIA
CANTERINA
Gran coro: “Battaglia civile!”.
“Boicottaggio!”. “Democrazia!”. Anche su siti e periodici
anarchici (non tutti). Ricordiamo che:
“democrazia” significa: “potere del
popolo; “civile/non civile” e’ aggettivo che qualifica una modalita’, secondo
canoni squisitamente
occidentali, non un valore universale; “boicottaggio” e’
uno dei possibili strumenti per tentare di fare qualcosa.
Mentre si spreca tempo
a cercare il codice a barre insanguinato su una qualche confezione dentro un
qualunque supermarket, anello
- come tutti - della catena di una
insanguinatissima multinazionale, si decidono e si commettono stragi per
giochi di potere che se la
ridono di aver coinvolto tante persone nell’ennesima,
tragica, insanguinata “burla”.
Bollettino stagionale della striscia di Gaza; “Superati i 1000 morti”
(ufficiali: significa almeno il
doppio).

...e ancora vi dilettate con i
codici a barre?
Per sbarrare il passo a tutti gli Stati (canaglia per
definizione),
e provare a cambiare lo stato delle cose:
pensiamola in un altro modo
(e abbastanza in fretta, perche' non c'è molto
tempo).
GLI STATI DEVONO
DIVENTARE PARTICIPI PASSATI.
IL PRIMO STATO
CHE DEVE SCOMPARIRE E' LO STATO
D'ISRAELE.
Non
sono parole inventate da noi. E' quanto ci viene detto dai compagni Palestinesi
con i quali abbiamo parlato in questi
giorni. Lo stato
d'Israele deve essere disarmato. Ma non solo. La terra di Palestina e' dei
Palestinesi.
Puo' accogliere tutti, anche gli ebrei, se aperti alla
collaborazione e allo scambio, al rispetto, all'arricchimento culturale
reciproco e alla pace.
“L’espulsione forzata degli arabi dalle terre dello
Stato ebraico che ci proponiamo potrebbe darci qualcosa che
non abbiamo mai avuto...
Abbiamo un´opportunità che non ci saremmo
sognati: la consolidazione nazionale in
una terra liberata... Sostengo il
trasferimento forzato, non ci vedo niente di immorale”.
David Ben
Gurion, leader del movimento sionista e primo premier
dello stato d'Israele.
“Gli
Ebrei tornano nella Terra promessa (...)”
David Ben Gurion, leader del movimento sionista e primo premier dello
stato d'Israele.
Ma chi cazzo gliel'ha promessa quella terra?
Ah, si', gliel'ha promessa Dio. E chi e' Dio? Ah, si', e' l'Essere
perfettissimo.
E, quando e' stato eletto il “popolo
eletto”, le
elezioni sono state regolari? Oppure erano anche allora presidiate dai
caschi blu dell'ONU? Dio gli ha dato anche licenza di uccidere? Di
sterminare? Di torturare? Di incenerire al fosforo
bianco chi viveva da
sempre nella Terra “promessa” ad
altri?
Sicuramente NO.
Riteniamo
illegittimi tutti gli Stati. Forme di
governo dove il popolo non si autogoverna, basati sul sistema della delega
e
tra loro interconnessi in giochi di potere criminali.
Anche utilizzando,
ma solo per un momento, il concetto di “legittimita'”, lo Stato d'Israele e' uno Stato
illegittimo.
Illegittimo
perche' partorito dalle teorie di nazionalisti folli e animati
da istinti massacratori.
Illegittimo
perche' uscito armato dalla testa di un Impero marcio (quello Britannico) e
sostenuto da un altro Impero
altrettanto criminale (gli Stati Uniti
d'America).
Illegittimo perche'
nessun Dio puo' essere mai posto a fondamento di alcuno Stato. Da un lato
perche', in ogni
Religione, la Terra - intesa come pianeta - e' stata data a
tutti; dall'altro perche' gli Stati sono strutture laiche, non
“teocrazie”.
Illegittimo perche' nessun diritto gli e' stato
dato - ufficialmente - di massacrare altri popoli.
Vediamo ora le
“formule”
proposte (dall'Occidente, non dai Palestinesi) per risolvere quella che e'
impropriamente
definita “crisi mediorientale”, ma che e' solo una lunga
tragedia per mantenere poteri e riorganizzarli, balzata oggi
all'attenzione
dei media per la rinnovata ferocia con la quale il capitalismo cerca di
ristrutturarsi.
*La formula 2 X
2 e' totalmente superata. Prendi
2 e pagano sempre gli stessi.
Israele resterebbe uno Stato
armato (e armato anche con armi nucleari), imponendo la sua autorita' militare
su quasi il
90% della Palestina. Il corrotto Abu Mazen governerebbe “per
conto terzi” la striscia di
Gaza,
ridotta ad una manciata
di isolotti blindati, dopo elezioni parlamentari per
l'Autorita' Palestinese false almeno come quelle che elessero il
famigerato “popolo eletto”. Elezioni presidiate
dall'ONU e alle quali
potrebbero partecipare solo
le liste di partiti che
riconoscano la sua autorita'. Disarmando Hamas e
Hezbollah, la Resistenza
Palestinese sarebbe enormemente indebolita
e gli USA continuerebbero
ad avere buon gioco nel controllo del Medioriente.
*La formula 1 X 2 (uno Stato per due popoli) e' quella che va per la maggiore. Ne parlano
tutti. Sembra l'uovo di
colombo, ma non lo e'. Neanche e' un uovo di falco,
ma solo l'ennesima variante dell'ennesima tragica beffa
dell'Occidente per
imporsi sul diritto, sulla volonta' - e sulle risorse - di un popolo che si
e' sempre cercato di annientare.
In Palestina, come in tutto il mondo, cio' che si cerca di eliminare e' quel potere,
l'unico veramente legittimo, che
coincide col diritto di ogni
singolo individuo e di ogni popolo di
esercitare l'autogoverno, esprimendosi senza
condizionamenti o
sudditanze imposte alla propria vita e al proprio destino. La liberta'. E' di questo che sto
parlando.
E l'Occidente non ne e' maestro, ne' alunno. Ne e' unicamente
terrorizzato.
Sono considerazioni di carattere generale; riferendosi piu'
strettamente alla formula 1 X 2, sono giovane, ma non cosi'
tanto da non
ricordare che la sosteneva con forza anche Saif Al Islam Al
Gheddafi, figlio del colonnello libico su
“Il Corriere
della Sera” del 28 gennaio 2005 e -
mi dicono - se ne parlava anche molto prima.
E' del tutto
irrealizzabile e non e' neanche una bella utopia. E' irrealizzabile perche' a)otterrebbe
lo stesso effetto del
2 X 2: Israele non scomparirebbe affatto, ma
continuerebbe ad attentare alla sopravvivenza e all'autonomia del popolo
Palestinese e non esiste possibilita' di uno stato federale in una
situazione dove c'è chi ha tutto in termini di risorse, armi e
appoggi e
chi, da 60 anni, sopravvive resistendo a continui massacri b) la logica del
“volemose
bene” e'
improponibile
dopo tutto il sangue versato.Una cultura dell'odio e'
fondativa dello Stato d'Israele. Nessun Palestinese potrebbe mai
dimenticare
cosa e' stato fatto al proprio popolo, ai suoi padri, madri, fratelli,
sorelle, figli, figlie. Io non lo dimenticherei.
Non e' una bella utopia perche' sempre
di Stati si parla (uno al posto di due non cambia assolutamente nulla sotto
questo
profilo). “Stato”, non e' sinonimo di
organizzazione umana libera e libertaria.
A fronte di tutto cio',
e per prima cosa, mi chiedo come mai non venga in mente a nessuno, tra i
tanti che amano
improvvisarsi risolutori di questioni altrui, un'idea
banalissima: sono i
Palestinesi che devono decidere cosa,
come e quando. Nessuna
strategia maturata altrove ha significato o valore, al di fuori di goffi
tentativi di orchestrare
assetti ipotetici del mondo e di cosa vi stia
realmente accadendo in base a presupposti personali o collettivi, legati a
concezioni arbitrarie. Allestire un “Risiko” e da li' pontificare,
mentre le persone muoiono, personalmennte mi fa paura
quanta me ne fa il fosforo bianco. Sono teorie inutili, certamente, e soprattutto inefficaci
a contribuire ad un'informazione
corretta e motivate da tutt'altro
che dall'unica cosa che mi piacerebbe ascoltare, “sentire”, negli esseri umani.
Forse il
rispetto. Forse una solidarieta' vera, concreta. Forse un'altra
parola, impronunciabile perche' fa troppo “buonista”.
---------------------------
IL CONFINE DELLE
PAROLE
Il confine delle parole non e’ il silenzio. Il confine
delle parole e’ la bocca, e’ un abbraccio e quello che puo’ riempirlo.
E’
l’ultima parola del vocabolario, la lettera zeta in un alfabeto, il nome in
fondo all’elenco del telefono. Ma il confine
delle parole e’ anche una voce
registrata che dice che il cliente chiamato non e’ raggiungibile, e’
l’arroganza, e’ tutto cio’
che ostacola la condivisione. E’ il grido
soffocato, sono i ricordi che non possono essere ricordati, il
gesto interrotto, il
gesto che divide. L’assenza. Il confine
delle parole e’ il pianto. Puo’ essere la morte.
E pero’ il confine delle parole
e’ anche l’abbandono, inteso come lasciarsi andare alla vita, mai come rinuncia.
E’ il
non
frapporre paletti razionali, dogmi, ideologie, politiche, l'accettare di
non sapere, l'avventurarsi in territori dove si inciampa
ad ogni passo. E’
evitare tutto cio’ che ci vorrebbe massificati. E tutto cio’ che si fa per ottenere
approvazione od elogi.
Il confine delle parole sono il movimento, l’azione,
il gesto spontaneo, il rifiuto della serialita’, l’accoglimento
dell’altro.
E’ un urlo non trattenuto, un amore vissuto, un dolore pofondo,
la felicita’ che non ha voce, lo stupore di una bambina
davanti al mare. E’
raccogliere i sogni della propria infanzia e sentire che nulla e’ piu’ prezioso.
Metterli in atto.
Il confine delle parole e’ tutto cio’ che impedisce
di identificarsi attraverso le parole stesse, interrompendo un
gioco
micidiale. E’ accettare di non sapere e quindi di non poter dire in
assoluto. E’ non aver bisogno di autoconfermarsi e di
disconfermare altri ad
ogni passo. E’ la liberta’ di cambiare, di non pretendersi ne’ nuovi ne’ vecchi,
ne’ stupidi ne’
intelligenti, di non dover dimostrare nulla a nessuno. Il
confine delle parole e’ mettere in comune le propria identita’, la
propria
forza, il proprio pensiero, la propria passione, senza attaccarsi a schematismi,
a miti. E’
ritrovare parole come
“utopia” e
inventarne altre che abbiano suoni altrettanto
gradevoli.
Il confine delle parole e’ la musica. La poesia quando la si
legge senza cercare di interpretarla. Sono i segni del tempo,
la stanchezza
di una giornata piena, sono le tante mani che si sono cercate e
trovate.
Abbiamo tante armi non convenzionali. Possiamo usarle. Non possono
servirci a riscrivere la Storia passata, possiamo
solo tracciare qualche
linea del presente e (chi puo’ dirlo?) uno straccio di futuro. Alcune sono state
indicate. Altre si
possono intuire. L’impossibile puo’ divenire
possibile attraverso un lavoro personale e collettivo, non sbrodolando teorie,
ma continuando a dare voce a tanti. E attraverso atti imprevisti. Non
chiediamo sconti ne’ concessioni a nessuno stato, a
nessuna organizzazione, partiamo
dalla nostra piu' efficace arma non convenzionale contro le atrocita’ del
potere:
noi stessi-insieme. Non siamo maestri, ne’ buoni ne’ cattivi, e non
abbiamo bisogno di alunni per far vedere quanto la
sappiamo lunga
(o corta).
In fondo, facciamo solo compiti “in classe”.
---------------------------
Accogliamo
l'invito degli studenti della Sapienza di Roma a pubblicare la foto di una loro
azione
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RISPOSTA PUBBLICA A
TANTI Continuiamo a ricevere inviti per sostenere la
manifestazione di domani,
17 gennaio
2009, a Roma,
in favore della
Palestina. Come Associazione e
come persone singole sentiamo vicini molti di coloro che parteciperanno,
augurandoci
che, com'e’ prevedibile, abbia ottima riuscita.
Al tempo stesso, non riteniamo di dover sollecitare ad
alcunche’
una “comunita’ internazionale” che non riconosciamo.
Premesso che, com'e’ ovvio, non riteniamo di
possedere la verita’ assoluta,
rispondiamo a tutti con cio’che segue. E
’ il nostro punto di vista.
Pensiamo che:
cortei, marce, appelli, convegni
tra e
per pacifinti, veglie per la Palestina e quant'altro facente parte del
consueto armamentario istituente-istituzionalizzato, oggi a favore della
Palestina (alla tragica ribalta mediatica), ieri per
l’Iraq (se lo ricorda
ancora qualcuno?) non servano a nulla se non, nel migliore dei casi: a tenere in
pace coscienze
individuali
“fino alla
prossima puntata
”; nel peggiore: a foraggiare
politicanti di genere vario che traggono profitto dalla
morte altrui non diversamente dai trafficanti d'armi.
Non
crediamo che si debba “punire” il terrorismo israeliano,
perche’
non siamo legalisti. Se lo fossimo, sarebbe
opportuno parlare di un altro
Tribunale di Norimberga, o di far funzionare quello dell'Aja per lo scopo
presunto per il
quale molti immaginavano
fosse stato
concepito, non per quello
effettuale. Ma non ci passa neanche per la
testa.
Non crediamo nella possibilita’ reale che lo stato Italiano “rompa ogni
complicita’ politica, militare ed economica
con lo stato
d’Israele” per la forza dei numeri di piazza. Sempre di Stati e di
Poteri si tratta. E di lobbies che infiltrano
gli apparati da tempo
immemorabile. Poi, di quale
“piazza” stiamo parlando? Di Piazza
dell'Ancora, a Kronstadt? No, certo.
In
“piazza” ci saranno
i Palestinesi, i compagni e gli studenti, anche anarchici, mescolati a:
politicanti, razionalisti, pacifinti,
duri e puri, moralisti, buonisti,
democratici (tanti, un’overdose), veteromarxisti, veteroleninisti, ipocriti,
bucolici, trotskijsti
(pure loro), donne a lutto, accademici
pedanti, frenetici muscolari, papaboys, internazionalisti per un giorno, turisti
per
caso,
criptofascisti, neofascisti, neonazisti...e...
tutti per la Palestina!
Insomma: comunque vada, sara’ un successo.
Non sara’ pero’ un “forte
segnale politico contro un governo complice”. Quel segnale lo
stanno dando gli Ebrei dello
stato d'Israele al proprio governo, contro il
quale si sono apertamente schierati e che li perseguita.
E, il popolo, e’ altro da un
insieme eterogeneo di inquietanti ed arcobalenanti cooperative. Il popolo
e’ quello che oggi
come
ieri sta resistendo
a Gaza, ma anche in Cisgiordania, nei campi
profughi palestinesi, a Israele stessa, in Iraq, in
piccoli villaggi dell'India, in Africa, a Vicenza, o nelle case occupate di San Basilio, nei
campi Rom dell'Anagnina, a
Primavalle, a Napoli, ad Acerra, tanto per
restare in provincia. Quello e
’ il popolo.
Non e’ un'entita’ astratta, e non si
puo’ contrassegnarlo
con un numerino:
esiste. Anche se, a qualcuno tra i manifestanti, fa talmente
paura da doverlo
esorcizzare tra un
“sic!
”, uno
“sdoganare
”
(che, per il popolo, significa tutt'al piu
’:
“evitare i controlli della dogana
”),
un'overdose di
“democrazia” con la
quale farciscono torte e ricotte la borghesia e
i suoi figli che oggi, all'interno di
organizzazioni varie, fanno a gara per
accaparrarsi
l'ultimo Palestinese sul mercato del suolo italico, corteggiando
comunita’ islamiche fino a ieri
a loro sconosciute
allo scopo persino dichiarato di
darsi identita’ e
legittimazione.
La
manifestazione “riuscira’ ”(si dice cosi?), ma non
sara’ un
evento unitario,
popolare e di massa.
Le
“masse
” sono quelle che
stanno lottando in Palestina e, a voler usare un termine antico, sono
tutti i popoli proletari
che combattono una
guerra di classe.
Diffidiamo degli “aiuti internazionali” ufficiali; che arrivino in Palestina
dall'Europa o
dagli altri paesi Arabi, non li crediamo
mai gratuiti. Sono cavalli di Troia
rimpinzati di insidie. O somigliano alle tavolette
di cioccolata che i soldati
americani gettavano
dalle camionette alle popolazioni affamate di Napoli, di Civitavecchia, di
Roma.
Dopo una “Liberazione” pagata col sangue
dei partigiani, trasformando un'Italia dalla Resistenza eroica in una
essemima
sudditanza politica. Relegando un'intera provincia del Mediterraneo al ruolo
di colonia, di deposito per basi
militari NATO replicantesi nel tempo a
infestare
un territorio dal quale partono
anche oggi bombardieri colcompito di
portare altra
“pace” contro altri popoli
arabi. Il tutto a suon di missili, di massacri, di stupri culturali, fisici,
semantici e
territoriali operati dagli ottimi marines,
da soldati yankees agli ordini di
agenzie di Intelligence, da “alfabetizzati nella
diffusione del
terrore” contro analfabeti
affamati che avevano pur sempre perso la guerra (ieri). O contro popolazioni
che
hanno magari come unica colpa (colpa?), quella di trovarsi lungo la via
migliore, dal punto di vista strategico, per il
passaggio di una pipe-line
(oggi).
La
mela avvelenata della strega di Biancaneve e’ un pasticcino, al confronto di tali
“aiuti”.
Addormenta una fanciulla
alla volta, e per meno tempo.
Il problema della Palestina rimanda a
ridefinizioni di equilibri tra Stati che, a nostro avviso, sono tra loro
molto piu’ in
sintonia di quanto appare. Senza contare che, quando accade
qualcosa da una parte del mondo, forse si sta cercando
- anche - di
distogliere l’attenzione da qualche altra parte dello stesso
mondo. La chiamano: “politica della terra”,
riguarda l'insieme di collegamenti tra persone e
cose e stati e territori e risorse e culture in uno scenario globale.
Senza
dubbio l’informazione manipolata uccide le coscienze, ma ogni Stato la manipola
in proprio favore. Impone
decisioni non soltanto
politico-economiche, ma politico-culturali e miti e Storia
e istituzioni e istituti e
paura, tutto e
sempre in funzione del mantenimento del
proprio potere. Non c’è neanche bisogno si spiegarlo in termini di
rappresentazioni indotte, o di struttura-sovrastruttura e concetti analoghi,
perche’ e’ evidente.
C’è una
lunga strada da percorrere, pero’: se mai la si intraprende, mai si potra’
arrivare.
Crediamo nell’importanza di raccontare, di far emergere le
verita’, di ascoltare, di fornire strumenti per capire. Di
scambiare informazioni non
tra intellettuali, tra un'aristocrazia del sapere che si sbrodola addosso e si
autoelogia, ma tra
chi ha
maggiore diritto di sapere, comprendere, valutare, formulare, esprimere
opinioni e farle valere. Non fosse altro
che perche’ non gli
e’ stato mai permesso.
La striscia di Gaza, molto tempo prima dei bombardamenti
attuali, era gia’ un campo di concentramento per un intero
popolo.Hamas
ha vinto elezioni libere e lo stato sionista d'Israele non riconosce alcuna
risoluzione ONU da oltre 40 anni
(es. la 242), quando non ne fa,
letteralmente e pubblicamente, carta straccia.
Dopo aver espulso fin dal 1848
quasi 1 milione e mezzo di Palestinesi, ha scatenato contro la rimanente
meta’ “guerre”
che sono in realta’ “crimini” all'interno di
un’immensa operazione di pulizia etnica. Gli orrori commessi dallo stato
d'Israele andrebbero considerati, a rigore, “crimini contro l’umanita’”, non crimini di guerra.
E' uno stato costruito
sullo sterminio della popolazione originaria della
Palestina, scientificamente, razionalmente, volontariamente destinata
al
macello. Le indicibili vessazioni, le torture, l'insieme
terrificante delle atrocita’ messe in atto prima e
dopo la nascita
d’Israele, la ferocia con cui il Sionismo pianificò la
distruzione dei Palestinesi 40 anni prima dell’Olocausto,
sono verita’
storiche da ristabilire senza le quali non si capisce
perche’ un popolo, massacrato con sadismo inumano da 60 anni,
lanci razzi
disperati o scelga di farsi saltare in aria. Dopo oltre 100 anni di questa
tragedia, resa possibile dalla complicita’
internazionale, se tutte le verita’
non vengono raccontate, non si potra’ mai parlare di pace,
solo di un'ennesima, falsa
tregua. Desideriamo profondamente una ripresa
forte dell’internazionalismo, ma a partire dall’impegno quotidiano e
continuo in azioni molto meno visibili, ma
non meno significative. Non crediamo nelle sanzioni, ne’ nel boicottaggio che,
pur essendo una forma anarchica tradizionale di lotta, ci appare superato.
Anche le forme di lotta invecchiano e quelli tra
noi che hanno partecipato
alle mobilitazioni del ‘68 e degli anni ‘70 (e lo rifarebbero), oggi ritengono che le modalita’ di
azione siano altre dal mettere insieme un cosi’ poco significativo
ammasso di persone. Centinaia di migliaia di
manifestanti
con kefje e bandiere palestinesi non
fermeranno processi i cui svolgimenti ed esiti sono decisi in altre sedi.
I
corridoi umanitari per i feriti di Gaza potranno anche aprirsi, ma
quante strutture ospedaliere italiane - se non in numero
simbolico -
potrebbero mai ospitarli in un paese governato da xenofobi, da razzisti,
che sta chiudendo le frontiere ad ogni
“esubero” oggi
forse non piu' tanto utile ad essere
schiavizzato nei campi di pomodori pugliesi?
Anche l'invio di materiale
e personale sanitario (cosa urgentissima) non puo’ avvenire attraverso canali “istituzionali”,
percio’ stesso, “controllati”.
Se - per il
dizionario - la politica e’ “l’arte del possibile”, ci sembra che oggi debba
diventare “l’arte
dell’impossibile”.
Ci sono molti modi per lottare uniti ed esprimere
comunanza, piu’ e prima ancora che solidarieta’.
Usate la fantasia e mettetela in atto. Nel nostro
piccolo, e’
quello che cerchiamo di fare.
Con armi niente affatto “convenzionali”.
Ovviamente, qualcuno tra noi sara’ presente alla
manifestazione a titolo personale e, se dovessero esserci scontri,
non
faremo mancare il nostro appoggio ai compagni.
Racconteremo comunque
l’iniziativa che, come gia’ detto, si profila di ampissima
partecipazione.
Grazie comunque a tutti per gli inviti.
---------------------------
Comunicazione minima:
il gruppo di Tor Bella Monaca si sta occupando di provocatori e
infiltrati. Abbiamo ripercorso il cammino di tali
squallidi personaggi e, al momento, stiamo approfondendo
il “nazimaoismo”:
origini, filiazioni e legami con il
“Comunitarismo” e i “campi”
attuali.
E'
un lungo lavoro,
che
presenta molte “sorprese”.
Chiediamo a tutti i
compagni interessati all'argomento di contribuire
con materiali e
testimonianze.
Grazie.
(Wanda).
--------------------------- 
Le
risorse della Palestina alle quali lo stato d'Israele non intende
rinunciare.
ACQUA: bene primario. Come lo
stato d'Israele ha assetato un intero popolo.
prossimamente qui.
--------------------------- siti per aggiornamenti:
http://www.infopal.it/
http://english.aljazeera.net/
http://www.islammemo.cc/
http://209.85.129.132/search?q=cache:U6I-SWs_OF4J:www.aljazeera.net/+sito+al+jazeera&hl=it&ct=clnk&cd=7&gl=it
---------------------------
“Il popolo ha chiesto al Comitato
Centrale di cambiare le proprie decisioni,
il Comitato Centrale ha deciso di cambiare il
popolo.”
(Bertolt Brecht)
La
Matematica e' un'opinione, si sa (con eccezioni rare, nel corso dei
secoli).
Invertendo l'ordine dei fattori, il
risultato cambia. Ecco qui:
“Il comitato centrale ha chiesto al Popolo di cambiare
le proprie decisioni,
il Popolo ha deciso di cambiare il comitato
centrale.”
Poi ha deciso altre
cose. Ha avuto la possibilita' di domandarsi che cosa sia un
“Comitato Centrale”. E
non gli e'
piaciuto. Di conseguenza, ha deciso di abolirlo e di
rappresentarsi da solo. Naturalmente, gli e' stato detto che non era
una
cosa possibile, ma - il soggetto e' sempre
“il popolo” -
non avendo piu' sulla testa il Comitato Centrale, ha
imparato a diffidare di
chiunque gli elencasse continue impossibilita' o manchevolezze. Cosi' (non dico in quattro e
quattr'otto e
non senza che qualche testa
volasse, bisogna ammetterlo) si
e' auto-organizzato in cooperative, prive
di gerarchie, e ha visto che si
puo' fare.
Ha cominciato a raccontare la propria storia e si e' accorto che
e' molto differente da quella che viene fatta studiare sui
libri scolastici.
E questo raccontare continuo - e
raccontarsi - ha smascherato tutte le bugie, i sofismi degli
intellettuali,
gli inganni premeditati dell'informazione distribuita dai
mezzi di comunicazione, i falsamente
dotti preamboli di tuttti quelli
che ne hanno sempre parlato senza neppure
conoscerlo, a volte dubitando persino della sua esistenza, cercando una
definizione di “popolo” dall'esterno
(!).
Il popolo ha dato una defizione condivisa a pochi concetti-chiave, uno
e': Aufhebung
(vi chiedo di cercare da voi la
traduzione corretta). Anche perche' ha ragione
un nostro amico nel dire che, anche per chi ci si riconosce (e non
siamo
noi): “gia'
nell’auto-denominazione, la famosa filosofia del trattino costituisce
un
pastiche che con civetteria tace
un terzo
autore”.
*(citazione da http://orestescalzone.over-blog.com/). Ne parleremo ancora. Non
fosse altro che perche', di
valori e di ideali, e' ovvio che si debba sempre
parlare.
..siamo ancora lontani, ma ci si arrivera'. Prima di quanto
si possa immaginare. Piu' cercano di convincervi del contrario,
piu' lo
dimostrano. Ci sono insidie ad ogni passo, ma chi e' abituato ad andare per i
campi, riconosce il serpente e sa
come evitarlo e sconfiggerlo. Piu'
“loro” si attribuiscono le vostre azioni, piu'
dimostrano la propria vigliaccheria.
Piu' vi fanno credere che ogni gioco
rimanda a qualcosa di inattingibile e totalmente al di fuori della vostra
portata, piu'
dichiarano la loro debolezza.
Oggi ho visto una madre, in
televisione, estrarre da un cumulo di macerie, in un villaggio di Gaza che non
esiste piu', un
tappetino, per farci riposare un figlio, o per pregare, per
qualche altro scopo ancora.
E' un'immagine che - non e' strano - da' dolore, ma anche molta
piu' forza di un manifestazione. Perche': ce lo vedete
voi uno dei
borghesi parolai che si sono incontati dopo un caffe' e prima di un aperitivo
per una passeggiata nel corso
della quale ha continuato a sbrodolarsi/vi
addosso, rinunciare anche a una sola delle proprie comodita', saper ripartire
sempre, combattere battaglie vere, trovare il coraggio nella
distruzione? No. Loro hanno case e cose,
e tutto il loro
mondo virtuale, l'effimero, quelllo delle spettanze
e dell'ipocrisia. Voi avete la
forza. Voi non volete muri, ma costruirvi
case. Certo, ma intanto
desiderate riprendervi il vostro spazio nel mondo - in Palestina, come in
ogni altro luogo dove
resistete. E resistere significa rivendicare il diritto di
esistere. Non potra' esserci pace
finche' questo non avverra'. Non
date retta ai profeti di sventura. E non
riconoscete avanguardie che non siano parte di voi.
“Ho
sceso, dandoti il braccio, migliaia di gradini...perche' sapevo che le sole
pupille erano le tue”.
Sono i versi di
una poesia. E' quello che continuiamo a fare e per il quale,
a volte, ci accusano di “populismo”, concetto questo che
sarebbe del
tutto impossibile - fortunatamente - far
comprendere alla mamma che ho visto in televisione. E' chiaro solo
per chiunque abbia smarrito anche il
ricordo del perche' delle proprie scelte.
Che
importa?
Andiamo avanti.
---------------------------

ROMA, 200.000 IN CORTEO PER LA PALESTINA
Grande manifestazione. Partecipata.
Nnella sostanza, piu' tranqulla di come ce l'aspettavamo. Nessuna provocazione
degna di nota, meglio cosi'. Le piu' belle e i piu' belli erano i
Palestinesi, i Libanesi, gli Arabi in genere con addosso le
immagini
dei propri fatelli e sorelle, trucidati a Gaza per ragioni che neppure
conoscono fino in fondo. C'erano studenti e
ci dispiace constatare che non
siano riusciti a compattarsi in quell'onda immensa che invase Roma pochi mesi
fa. Eppure
quel che sta accadendo in Mediorente non e' piu' lontano dalle
loro vite di quanto non lo sia la crisi o la riforma Gelmini,
non fosse
altro che perche' l'internazionalismo non e' una scelta ideologica o un
semplice slancio emotivo. E' si' una
disposizione d'animo, ma anche un
attegiamento mentale essenziale per cercare di sgrovigliare una matassa che ha
un
capo da una parte e infiniti altri in diverse parti del
mondo.
Illudiamoci che non fossero presenti in massa per le stesse ragioni
che hanno indotto noi a non esserci (se non ci si illude,
almeno un
pochettino, non si comincia neppure la settimana).
Vedremo adesso cosa
avverra' con la questione “aiuti”. E quali saranno le prossime mosse dei
politicanti e anche dei
Comitati per la Palestina (stanno spuntando come
funghi, sara' un bene?). Niente altro, al momento.

---------------------------
http://www.youtube.com/watch?v=RQnFCC5YgP8&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=-JuOyyiZ4fY&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=v1W-ZISCd3Y&NR=1
-Si puo' essere anche piu' essenziali. Solo chi pensa solo al proprio
giardinetto non si e' accorto che la guerra e'
gia'
cominciata (e non da ieri: opinione mia).
-
...e che dire della stampa italiana, delle
televisioni...di tanti blog...?
-
Rispondo io: http://www.youtube.com/watch?v=jgDq2qPVgzI&NR=1
---------------------------
Ci
arrivano delle immagini, da Fulvio
Grimaldi. Le
titola:
PER GLI APPASSIONATI
DELLE SIMETRIE E I FUSTIGATORI DI PARAGONI
Axis of Logic

DALLA SVASTICA ALLA STELLA DI DAVIDE
Non
siamo appassionati di questo genere di simmetrie e l'orrore e' l'orrore, sempre.
Consideriamo pero' molto
importante che queste immagini siano viste.
Avvertenza:
Sono immagini da non mostrare ai bambini. Abbiamo
discusso su questo punto, convinti che l'orrore vada
risparmiato
all'infanzia, ai ragazzini, almeno a quelli che non hanno
l'atroce destino di subirlo. L'infanzia e' un tempo magico, da
rispettare in
senso assoluto. Sono le nevrosi criminali degli adulti a stravolgerne il
corso.
Sono gli adulti, per i loro problemi personali spesso inconfessabili,
inconfessati, neppure riconosciuti o (peggio ancora)
camuffati da “educazione ai valori ” a
rovesciare su uno sguardo innocente le mostruosita' commesse da altri
adulti,
generando sofferenza, terrori, sensi di colpa, problematiche
inconscie profondissime che potrebbe essere poi molto
difficile risolvere.
Al tempo
stesso, come altre pubblicate su questo sito negli ultimi giorni, si
tratta di immagini che vorremmo scolpite
nella memoria di ogni compagno e
compagna che abbiano raggiunto un'eta' che permetta loro di metabolizzarle.
Per ragioni tecniche le pubblichiamo in gruppi
(con la stessa suddivisione proposta).
Reticolati e muri (A)
Reticolati e muri (B)
Arresti e
vessazioni
Distruzioni, devastazioni
Genocidi, infanticidi
---------------------------
DECISIONE SOVRANA
NOTIZIE
D'AGENZIA
“Il Brasile ha
preso una decisione sovrana”. Con queste parole il portavoce del
presidente brasiliano, Luiz Inacio
Lula da Silva, ha confermato
all’ANSA la decisione di concedere lo status di rifugiato politico a Cesare
Battisti, presa
dal ministro della giustizia Tarso Genro. Il ministro, in
un’altra intervista, fa notare di avere correttamente applicato la
legislazione e la Costituzione del Brasile, paese con tradizione giuridica
liberale in materiali di asili e afferma: “Cio’ che
sta accadendo adesso non e’ altro che una reazione ideologica al fatto che Battisti è
stato un militante di ultra-sinistra”.
Cos'e' che
“sta accadendo adesso”? Che i giustizieri
italiani recriminano. Una societa’ politica preda di deliri
vendicativi
e paranoici, che vorrebbe uno
Stato penale-militare-giustizialista, e la societa' “civile” (sua
interfaccia che ancora c'e' chi
si ostina a definire “popolo” perche' il
popolo non lo ha mai visto e non sa neppure cos'e', ma non siamo in grado di
ridare la vista ai ciechi), assetati di altro sangue, sopportano
male.
Tra stupiti, rammaricati e
disapprovanti:
Fini , che chiede al governo
brasiliano di mutare la sua decisione, ritenendola inaccettabile. Ha scritto
a Lula, anche a
nome di tutte le forze politiche rappresentate
alla Camera dei deputati, sottolineando lo sconcerto dell’opinione pubblica.
Dolendosi che
“con tale
provvedimento, il Brasile sia oggi l'unico Paese al mondo a riconoscere lo status di
rifugiato a
un italiano” (7 Paesi hanno sistematicamente risposto
“no” alle richeste di estradizione, da
parte della
Repubblica Italiana, di imputati o condannati a seguito degli anni definiti
“di piombo”: Francia , Brasile, Canada, Gran
Bretagna, Argentina, Grecia, Nicaragua sono, per lui,
evidentemente parte di un'altra galassia e si sta ridefinendo la
geografia anche
piu' e anche in un altro senso da cio' che appare ad occhio
nudo).
Oltre a Fini, molti altri (che non
passeranno alla Storia e neppure alla Geografia), tra i quali:
Il presidente del Senato, Renato
Schifani.
Il presidente della Repubblica, che ha
inviato una lettera (e, in questa materia, e' ferreo, neppure dialogante,
come di
solito).
Felici, non rammaricati e
approvanti:
tutti
quelli che si battono perche' venga data finalmente soluzione politica a
una vicenda che continua a stritolare tante
vite, attraverso una legge di amnistia, di rinuncia alla
pena.
tutti quelli che
non possono non rallegrarsi del fatto che l’escalation del
controllo e della sorveglianza, collegata a psicosi
della sicurezza e
delirio punitivo, abbia subito un ennesimo smacco.
---------------------------
FOSFORO
BIANCO

DIALOGO?
PIOMBO
IMPUNITO
di Eduardo Galeano
Per giustificarsi, il terrorismo di
stato fabbrica terroristi: semina odio e raccoglie pretesti. Tutto indica che
questa macelleria di
Gaza, che secondo gli autori vuole sconfiggere i
terroristi, riuscirà a moltiplicarli. Dal 1948 i palestinesi vivono una condanna
alla umiliazione perpetua. Senza permesso non possono nemmeno respirare.
Hanno perso la loro patria, la loro terra, l'acqua, la
libertà, tutto. Non
hanno nemmeno il diritto di eleggere i propri governanti. Quando votano chi non
devono, vengono castigati.
Gaza viene castigata. Si è trasformata in una
trappola per topi senza uscita da quando Hamas vinse limpidamente le
elezioni
dell'anno 2006. Qualcosa di simile era accaduto nel 1932, quando il
Partito Comunista aveva trionfato nelle elezioni in Salvador.
Inzuppati nel sangue, i salvadoregni espiarono la loro cattiva condotta e da allora vivono
sottomessi a dittature militari.
La democrazia è un lusso che non tutti
meritano. Sono figli dell'impotenza i razzi caserecci che i militanti di Hamas,
rinchiusi a
Gaza, sparano con mira pasticciona sopra le terre che erano
state palestinesi e che l'occupazione israeliana ha usurpato. E la
disperazione,
al limite della pazzia suicida, è la madre delle spacconate che negano il
diritto all'esistenza di Israele, urla senza
alcuna efficacia, mentre una molto efficace guerra di
sterminio sta negando da anni il diritto all'esistenza della Palestina.
Già non
ne resta molta di Palestina. Passo dopo passo Israele
la sta cancellando dalla mappa. I coloni invadono e dietro di loro i soldati
modificano la frontiera. I proiettili sacralizzano il furto, in legittima
difesa. Non c'è guerra aggressiva che non dica d'essere
guerra difensiva.
Hitler invase la Polonia per evitare che la Polonia invadesse la Germania.
Bush invase l'Iraq per evitare che
l'Iraq invadesse il mondo. In ognuna delle sue
guerre difensive Israele ha inghiottito un altro pezzo di
Palestina, e il pasto
continua. Il divorare si giustifica con i titoli di proprietà che la
Bibbia ha assegnato, per i duemila anni di persecuzioni che il
popolo ebreo
ha sofferto, e per il panico causato dai palestinesi che hanno davanti. Israele
è il paese che non adempie mai alle
raccomandazioni e nemmeno alle
risoluzioni delle Nazioni Unite, che non si adegua mai alle sentenze dei
tribunali internazionali,
che si fa beffe delle leggi internazionali, ed è
anche il solo paese che ha legalizzato la tortura dei prigionieri. Chi gli ha
regalato il
diritto di negare tutti i diritti? Da dove viene l'impunità con cui
Israele sta eseguendo la mattanza di Gaza? Il governo spagnolo
non avrebbe
potuto bombardare impunemente il Paese Basco per sconfiggere l'Eta, né il
governo britannico avrebbe potuto
radere al suolo l'Irlanda per liquidare
l'ira. Forse la tragedia dell'Olocausto comprende una polizza di
impunità eterna? O quella
luce verde proviene dalla potenza più potente, che
ha in Israele il più incondizionato dei suoi vassalli? L'esercito israeliano,
il più
moderno e sofisticato del mondo, sa chi uccide. Non uccide per errore.
Uccide per orrore. Le vittime civili si chiamano danni
collaterali, secondo
il dizionario di altre guerre imperiali. A Gaza, su ogni dieci danni collaterali
tre sono bambini. E sono migliaia
i mutilati, vittime della tecnologia dello
squartamento umano che l'industria militare sta saggiando con successo in
questa
operazione di pulizia etnica. E come sempre, è sempre lo stesso: a Gaza,
cento a uno. Per ogni centro palestinesi morti, un
israeliano. Gente
pericolosa, avverte l'altro bombardamento, quello a carico dei mezzi di
manipolazione di massa, che ci invitano
a credere che una vita israeliana
vale quanto cento vite palestinesi. Questi media ci invitano a credere che sono
umanitarie anche
le duecento bombe atomiche di Israele, e che una potenza
nucleare chiamata Iran è stata quella che ha annichilito Hiroshima
e
Nagasaki. È la cosiddetta comunità internazionale, ma esiste?
È
qualcosa di più di un club di mercanti, banchieri e guerrieri? È qualcosa di più
di un nome d'arte che gli Stati uniti si mettono
quando fanno
teatro?
Davanti alla tragedia di Gaza l'ipocrisia mondiale brilla una volta
di più. Come sempre l'indifferenza, i discorsi inutili, le
dichiarazioni vuote, le declamazioni altisonanti, i comportamenti ambigui
rendono omaggio alla sacra impunità. Davanti alla
tragedia di Gaza i paesi arabi si lavano le mani. Come sempre. E come sempre i paesi europei se
ne fregano. La vecchia Europa,
tanto capace di bellezza e perversione,
sparge una lacrima o due mentre segretamente celebra questo colpo maestro.
Perché la
caccia agli ebrei è sempre stata un'abitudine europea, ma da mezzo
secolo questo debito storico viene fatto pagare ai palestinesi,
che pure sono
semiti e non sono mai stati, e non sono, antisemiti. Essi stanno pagando in
sangue contante e sonante, un conto
altrui.
Questo
articolo è dedicato ai miei amici ebrei assassinati dalle dittature
latinoamericane sostenute da Israele.
Eduardo Galeano
da:
http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Lettere&op=esteso&id=5648
EDUCAZIONE ALLA
PACE

---------------------------
IL PRODOTTO
DELLE CIRCOSTANZE

“Se Hamas dimostrerà di
aver capito il messaggio, potremo
fermarci, ma se continuerà a sparare, proseguiremo.
Dovevamo condurre questa operazione. Sono in pace col fatto che l'abbiamo fatta. I
civili palestinesi coinvolti sono il
prodotto delle circostanze”.
(dichiarazione
di
Tzipi
Livni,
ministro degli Esteri dello stato d'Israele).
BILANCI PROVVISORI DI EFFETTI COLLATERALI E PRODOTTI
DELLE CIRCOSTANZE

POPOLO PALESTINESE: A parte quanti devono
ancora essere recuperati sotto le macerie,
in tre settimane sono
state uccise 1500 persone, di cui solo un centinaio di
combattenti. I feriti sono circa 6000, moltissimi dei quali destinati
ad
una morte atroce perche' feriti in modo gravissimo e incurabili in quanto
colpiti da armi non convenzionali.1 milione
mezzo di persone contaminate dalle
bombe all’uranio d'Israele. 220.000 senza tetto per la distruzione di 22000
abitazioni.
STATO D'ISRAELE: 10 soldati e 5 civili.
A GAZA: FAME, SETE E FORTE RISCHIO
EPIDEMIE, anche in relazione all'acqua, non piu' potabile per il
collasso
del sistema. Tuttte le infrastrutture indispensabili alla vita sono
state distrutte.
Mancano beni di prima necessita' e medicine. E' stato consentito
l'accesso nel territorio a una cinquantina di medici
stranieri per sostenere e
dare il cambio a quelli palestinesi. Mancano però i materiali di emergenza,
l'elettricità c'è soltanto
per poche ore al giorno, le strutture
sanitarie utilizzano i generatori.
DANNI MATERIALI: 220000 case
distrutte; 16 edifici governativi e 20 moschee rasi al suolo dai
bombardamenti;
Persino L'ONU denuncia che i massicci
bombardmenti israeliani hanno danneggiato circa un quinto delle sue
strutture,
tra scuole, magazzini, strutture di accoglienza e uffici.
Per
Misna Chris Gunnes, portavoce dell'agenzia dell'Onu per i rifugiati
palestinesi (Unrwa): l'80%
della popolazione di
Gaza dipende oggi dagli aiuti umanitari.
Persino AMNESTY
INTERNATIONAL ha verificato tracce di uso di fosforo bianco in aree abitate
e frequentate da
bambini, definendo l'azione di Israele un “crimine di guerra” (ma
non lo e': e' un crimine contro l'umanita').
STIMA PROVVISORIA DEI
FONDI NECESSARI A RIMEDIARE AD ALCUNI DANNI MATERIALI:
1,9 miliardi
di $
LA RICOSTRUZIONE

Il re dell'Arabia Saudita Abdullah ha
promesso aiuti per un miliardo di $. Chi li ricevera'? Chi potra' gestirli?
Sciacalli e
profittatori di morte - che si chiamino Anp o UE o in altri modi
- sono d'accordo su un punto: basta che non sia Hamas!
Israele intende
gestire la ricostruzione e il controllo sugli aiuti “per evitare progetti dei
quali possa beneficiare Hamas”.
Sono in molti a premere per immediate
elezioni-truffa e la vittoria-truffa di Abu Mazen favorira' la
speculazione sugli aiuti.
“l'UE
potrebbe revocare le sanzioni economiche imposte a Gaza dopo l'arrivo al potere
di Hamas”, fa
sapere
Nicolas
Sarkozy.
I ministri degli Esteri della UE, appena incontratisi a Bruxelles, si
riuniranno ancora per discutere
insieme alla Livni e ai rappresentanti
di Egitto, Turchia e Anp.
LA PROPAGANDA
(Scudi umani, scudi
crociati, crociati, scudi)
...il tutto e' falso
il falso e'
tutto...
(Giorgio Gaber) Gaber scrisse, con
Luporini, i testi dei suoi ultimi lavori - sempre piu' pessimisti - in uno stato
di sconforto e disillusione.
Sono testi che manifestano profondita' e
maggiore attenzione all'ascolto della realta' rispetto a certi orecchi
“assoluti
” che percepiscono il
“la
” per accordare i tasti, ma non sono poi
in grado di suonare. Hanno accompagnato molte cose.
In negativo: il crescente cinismo, il
disincanto, la rinuncia agli ideali, a quel desiderio che percorre la storia
dell'umanita'
da sempre: vivere in modo
“umano
”, nella liberta' di tutti, nella
bellezza del riconoscimento dell'alterita', nell'armonia della
natura, abbracciando la vita, amandola e difendendola attraverso la lotta
contro tutto cio' che e' ingiusto, ignobile,
nell'ordine del mostruoso. In
Occidente (anche a seguito di sfaceli, lutti e delusione per sogni
incommensurabili e per
lotte che non hanno portato al risultato desiderato)
al tramonto delle ideologie e' seguita anche la nascita di dottrine che
- pur negando di essere tali - lo sono nei fatti.
Alcune sono chiaramente
fasciste. Altre accorpano negli insulti rabbiosi
“destra e sinistra
” (entrambe
“pretese
” tali).
Considerando
“datata
” ogni contrapposizione,
pretendono di
“superarla
” avvalendosi di opininoni
“bipartisan
”, che non
lo sono affatto, anche
perche' le idee
bipartisan
coincidono sempre con quelle dominanti.
E' un atteggiamento mentale
inutile a cambiare anche solo di un po' il corso
delle tragedie nelle quali ci troviamo immersi e che (non a caso) ha radici
nell'estrema destra USA. La strada senza uscita dell'anticonformismo ad ogni
costo favorisce confusioni, ostacola
opposizioni e avvia verso una soluzione
praticamente obbligata: la rinuncia. Il rischio e' anche in relazione all'eta'.
Puo'
indurre alla perdita della fiducia in se' stessi e
all'adesione (non sempre consapevole, ma spesso si') ai modelli
imposti; o
spingere a quel triste rinchiudersi in
cenacoli di intellettuali da cui poi ritirarsi (magari in campagna, tra
orticelli biologici)
cercando di salvare il salvabile di se' (possessi-affetti
personali inclusi) e il resto - ma proprio tutto il resto - ...alla
malora. Come dire: abbiamo gia' dato. In entrambi i casi - e in tutte le possibili
declinazioni - se ne avvantaggiano
unicamente sempre gli stessi.
In positivo, le ultime canzoni di Gaber offrono
scampoli di verita' e spunti interessanti rispetto a quanto e' accaduto in
Italia dagli anni '80 in poi; iniziato parecchio tempo prima, nel
mondo. Una cosa mi sembra certa: viviamo nella continua
falsificazione del
reale all'interno della societa' mondiale spettacolarizzata
dove il
tutto e' merce e la merce e'
il tutto. Noi continuiamo comunque a dare fiducia (
non “bipartisan
” e non alle
formazioni per cosi' dire: “ufficiali”), pur sapendo
che puo' venire
continuamente tradita. Anche oggi. E anche in questo stesso istante.
Fiducia e propaganda...come
orientarsi?
Faithfully or not faithfully, in diretta o in replica,
Obama e' stato eletto presidente degli Stati
Uniti d'America. Ha
provocato isteria da stadio affacciandosi al balcone del
mondo virtuale e di quello reale per caratteristiche legate a
“forma
” e colore; per i fondi stanziati
dalla grande finanza - che li richiedera' indietro - ; per illusionisti,
profittatori,
delusi, illusi, indebitati, poveri; per il massiccio e abile
dispiegamento di operatori di marketing che hanno saputo
“piazzarlo
” sul mercato nazionale statunitense
cercando di ri-lanciare gli USA su quelli di tutto il mondo.
Il Vaticano (gia' in possesso di un sito
internet), da oggi, 24 gennaio 1994, e' anche su
You Tube.
Da li',
poiche' “I
mezzi di comunicazione sono doni di Dio”, come ha spiegato il
papa dal balcone di un'altra santa (?) sede, offrirà
video e notizie
in italiano, inglese, spagnolo e tedesco.
Comunicazioni-istruzioni provenienti dall'
alto, da un Dio
occidentale, informatico, al passo con la moda;
poliglotta, ma non al punto di sprecare il suo tempo ad imparare
altre
lingue (che so? L'Arabo?). Un
“Dio
” salvatore che cerca la propria salvezza
nel lifting, ma che appare invecchiato dal
momento che dimentica che
lui e'/sono veramente tanti e a tutti parla/parlano
in una lingua soltanto (e non composta da
vocaboli).Comunicazioni
“super
partes” (ovviamente!),
per cristani-crociati d'Occidente e comunicazioni di servizio/i.
Dopo aver
piazzato
“Dio
” a bordo dei carri armati e su diversi
mercati alla Scientology (la
“vendita delle
indulgenze
”, al
confronto,
e' uno scambio di
figurine
), a quando il web di Dio? Un God-on-line
che permetta di fare le proprie
rimostranze in diretta, dal momento che le
TRE cose - sostanzialmente UNA - di cui, a quanto ci risulta, i molti Dio
hanno
parlato al mondo, sono state aumentate considerevolmente di numero e poi,
codificate in leggi e tavole delle leggi
sbagliate, tradotte
in un'esagerazione di
“Comandamenti
”? Ma chi sarebbe questo
“Dio
”, un Comandante in Campo?
Il generale
Petraeus? In attesa del suo web, si puo' cercare di immaginarne l'indirizzo
e-mail.
Potrebbe essere:
seciseibattiuncolposututtaquestaschifezza@qualchecosa.immediatamente N.P. (Nota Provinciale) La
Gelmini, per non essere da meno e ritenendosi
Dio anche lei, risponde comunicando
- sempre in televisione - il proprio
posizionamento aziendale su
Face
Book-made in CIA (ne abbiamo
parlato piu' su,
nel web), per
“parlare ai giovani attraverso lo strumento che loro utilizzano di
piu'”. Le
leggi, scolpite sulle tavole e sui cuori di pietra - con rispetto per le pietre
- degli strateghi della propaganda,
retrobottega del Potere con tutte le sue
ingiunzioni criminali e avamposto delle truppe di Giuda (fratello di quel grande
fratello che tutto osserva anche per vendere mistificazioni della realta',
contro ogni fosforosa incenerente evidenza),
fanno rimbalzare per ogni dove
gli
“scudi umani” che sarebbero stati utilizzati da
Hamas:
civili e, soprattutto,
bambini.
E' una propaganda massiccia e multimediale (digitalmente
manipolata?), a colpi di innocenti massacrati, che fa schifo di
per se'.
Rappresenta un'ennesima arma, questa volta molto convenzionale. Il tentativo
e' quello di distogliere l'opinione
pubblica (cioe' il pensiero di quella
massa media che compra, paga, si indebita, si assicura e vota) dalle immagini
terribili
della
popolazione della striscia di Gaza martire della Resistenza, bombardata
dall'aviazione terrorista israeliana.
E indirizzarla contro Hamas, insieme all'odio per
l'intero popolo arabo, barbara e perenne minaccia per il “civilissimo”
mondo occidentale.
Criminalizzare la vittima e'
termine utilizzato, prima che in ambito sociale, in campo psicoterapeutico
(effetto collaterale di tutto cio', a livello locale, anche: l'odio
per “lo straniero”).
Gli
occidentali (e gli amici loro) hanno sempre cercato di occultare, attraverso la
propaganda, i loro stermini. Per
nascondere per decenni il piu' grande
genocidio della storia
dell'umanita', quello di 150 milioni di
indiani d'America, (la
stessa cifra
degli attuali abitanti del Pakistan, avra' un significato?), i
predecessori del “presidente
dell'Illinois”
falsificarono
vergognosamente la realtà cercando di propagandare quest'idea:
“l’unico
indiano buono e' l'indiano morto”.
Differenti
generazioni di ingegneri dell'informazione hanno via via aggiornato le tecniche
di marketing. Oggi, se si e'
costretti a trasferirsi negli USA,
nel prepararsi - su testi obbligati - per l'inevitabile esame di storia
americana, ci si
imbatte subito (primo capitolo) nei
“pionieri
”. Le bugie oltre i limiti del ridicolo
sono accompagnate da illustrazioni a
colori di valorosi colonizzatori nel
momento del loro incontro con i nativi . C'è da non crederlo: si sorridono, si
abbracciano e l'intera pagina e' costellata da un'overdose di cuoricini
(visto con i nostri occhi).
E' chiaro che nessuno - o quasi - ritiene oggi
che le cose siano andate proprio cosi', ma c'e' da rimanere
perplessi.
Le false informazioni, anche corredate di false prove, sono
ricorrenti e infinite, almeno quanto le guerre nordamericane.
Per tutte:
quelle fornite all'ONU dall'amministrazione Bush (Bush 2°, prova, ciack, si
gira) per le quali l'Iraq di Sadam
Hussein sarebbe stato
“inequivocabilmente
” in possesso di armi di distruzione di
massa per giustificare
una guerra
d'invasione con
milioni di morti e
distruzioni all'infinito. Anche allora,
partecipo' alla criminalizzazione del regime di
Sadam tutta l'informazione
di marketing ufficiale dell'occidente. Solo un paio di mesi fa Bush, su questo
tema, ha
ammesso:
“O.K. Mi sono sbagliato”. E c'e' persino chi si scandalizza se
qualcuno gli tira addosso un paio di scarpe
(impossibilitato a fare
altro).
Oltre a cio', i manipolatori dell'informazione sanno bene che le
smentite sono sempre molto meno efficaci rispetto al
primo messaggio. A
volte non vengono neppure lette, se pubblicate e, comunque, il tarlo del
sospetto si e' ormai
insinuato. Qualcuno puo' finire, per sovraccumulo di
informazioni false, nella trappola di quelle dottrine in apparenza
anticonformiste, ma nella realta' disfattiste che, equiparando cavoli e
capre, aggressori e aggrediti, finiscono ad azzerare
tutto
“piazzando
” sul mercato il sospetto
generalizzato e un crescente senso d'impotenza - acquistato a prezzi
d'occasione anche perche' dubitare fa sentire piu'
“intelligenti
” rispetto al dare fiducia - con le
conseguenze accennate.
Dietro la propaganda che autorizza stragi,
bombardamenti, torture, genocidi, c'e' l' intreccio di denaro e potere, che, in
termini politici, va sotto il nome di capitalismo. Ma anche sotto il nome di
follia. Non la follia sana di un artista, di un
poeta, di un combattente che
si aggrappa con tutte le sue forze a uno scampolo di umanita' e di speranza
riuscendo a
intravederne un bagliore lungo l'orizzonte del sogno.
No, si
tratta di follia criminale.
Via da questa
pazza follia.
---------------------------
VIA DALLA
FOLLIA DELLA SEGREGAZIONE
COLPEVOLI DI
COSA? FUGA DI MASSA A
LAMPEDUSA

Che
oltre 1000 reclusi dentro una ex
base NATO trasformata in Cpa (centro di prima accoglienza) per donne e
uomini
per i quali l'"
accoglienza" e' fatta
di lucchetti, sbarre e reticolati, fame, freddo, assenza di cure mediche,
grave
violazione dei diritti fondamentali di migranti e rifugiati,
riescano a forzare i cancelli, ad aggirare i
controlli dei
questurini e a
fuggire al grido di "Liberta'" e' di per se' una felice notizia. Che poi
la popolazione dell'isola li applauda, si mobiliti, organizzi partecipatissimi
scioperi generali e decida di restituire
le schede elettorali
unendosi ai migranti
nella lotta contro l'apertura del nuovo centro di identificazione ed espulsione
progettato dal ministero dell'Interno...e' un fatto.
Non ci interessano le possibili
strumentalizzazioni politiche. Puo' non rimanere un episodio isolato.
Intanto, e' un
piccolissimo passo di solidarieta'. Accade oggi, a
Lampedusa.
Le notizie su
http://www.sanbenedetto.org/
---------------------------
Pubblichiamo
un allegato ricevuto e la risposta inviata.
2° comunicazione minima: la ricerca su nazimaoisti, comunitaristi,
nazionalitaristi, infiltrati e spie procede ormai a
ritmo continuativo.
Non vogliamo in alcun modo contribuire a creare ulteriori paranoie (ce n'e' fin
troppe), ma non possiamo neppure
esimerci dal consigliare a TUTTI i compagni di guardarsi le spalle. Ringraziamo quelli che ci hanno spedito i
loro materiali e che si
sono uniti a noi in questo lavoro di cui
invieremo la documentazione il piu' presto possibile. Non tutto e' cio' che
appare, probabilmente
non lo e' mai stato.
Carissima
Wanda, comprendo le difficolta' del lavoro prezioso che state portando avanti. E il
coraggio, l'“onesta'
intellettuale”
(espressione
che entrambe detestiamo ma che, IN QUESTO CASO, mi sembra la piu' corretta). Il
mondo e' pieno di manipolatori,
imbroglioni, voltagabbana, traditori e spie.
Lo abbiamo visto in passato. Lo stiamo vedendo oggi, con la Palestina: interessi
vergognosi
pescano nel sangue degli innocenti per autentico odio verso
il popolo ebreo scaturito da un'ideologia nazista (dissimulata) non diversa
da
quella di uno stato che non dovrebbe proprio esistere, come e
piu' di altri e del quale i compagni
ebrei sono anche loro vittime.
Le nostre posizioni sono state
sempre chiarissime, in nessun punto ambigue o fraintendibili. Alla fine tutto si
risolve in questo: crediamo
nei popoli, non negli
stati. Le bandiere nazionali le bruceremmo tutte. Ma, nel torbido, giocano sempre in
tanti: da quelli che si esprimono
in termini militari e militaristici (il
lessico, come sai, non e' secondario) agli strateghi “machiavellici” per i quali il fine giustifica sempre i
mezzi, a chi immagina che fini differenti possano essere utilizzati per
soddisfare i propri teoremi (la loro concezione
nazional-totalitaria-
comunitaristica-familistica del mondo). C'è volonta' di
potenza e delirio mitomane, in molti casi? Si'. C'e' ingenuita' in altri?
Non lo so. C'e',
da qualche parte, un reale tentativo organizzato di azzerare
nel concreto ogni possibilita' di opposizione reale, di popolo, in questa
provincia del mondo? In
passato, sicuramente si'. Oggi : “forse”.
Da un lato: non
partecipiamo alla bagarre complottista, che aumenta la confusione e il sospetto
generalizzato, non giova, fa il gioco della
destra che l'ha
architettata. Tendiamo a dare
fiducia, fino a prova contraria.
Dall'altro: fare attenzione e
smascherare i falsi compagni e' fondamentale perche' nessuno cada piu' nei loro
squallidi trabocchetti (in
passato e' accaduto a molti).
So quale
angoscia possa dare occuparsi di queste faccende. Quando sul web hai letto
“via da
questa folle follia”, non era stato scritto a
caso. Apprezzo moltissimo il lavoro che state svolgendo, gli daremo ampio spazio. Prendetevi il tempo
necessario. Marina
---------------------------

Per sempre CONTRO,
finche' ci lasciano la voce
Solidarieta' con Oreste Scalzone e altri 200 fermati a
Parigi
da: http://orestescalzone.over-blog.com/article-27129249.html
Samedi 24 janvier
2009
Paris/Goutte D'or ore 17. Oreste fermato insieme
ad altri 200...
Il
corteo per la libertà dei compagni arrestati e contro la politica
antiterroristica, parte dal Metro Barbés e si
dirige alla Goutte
D'or. Dopo aver percorso circa 500
metri viene caricato dalla polizia che spara lacrimogeni
in abbondanza e
posteriormente, avendo sbarrato ogni via di fuga, ferma oltre 200 manifestanti
tra i quali
Oreste con fisarmonica annessa. Dal fondo del carrettone
dove, ammanettato, attende di essere portato alla
centrale di polizia, Oreste
con abilità degna di Houdiní riesce a sfilare il suo telefonino e ci trasmette
il seguente
appello...
Un tempo i padroni e in generale gli uomini delle
catene di comando si difendevano con brutalità di ogni tipo dal rischio
dello sciopero, e poi dalle sommosse e magari dall'insurrezione proletaria.
Oggi che loro stessi dalla regia inviano
messaggi doppi (fuma- ne morirai!
telefona-ne avrai il cancro al cervello!
curati, invecchia! bisogna lavorare per
mantenere i vecchi nei cronicari!)
oggi nella civiltà della “nove
langue” liberalizzata, nella
società dello stato d'eccezione
senza limiti e confini, nell'urgenza che
viene affidata agli spiriti animali come gli animal spirits della
capitalizzazione, oggi la
repressione penale di questa democrazia
assolutista a vocazione totalitaria viene rimessa alle parti lese come soggetti
privati “figure
private”. Il cerchio si
chiude: la vittimolatria - vittimocrazia - è la forma estrema del populismo
penale.
Si è arrivati a un giro
di boa, o almeno cosí ci dicono dalla regia, dove gli effetti collaterali
superano i miracoli del
meccanismo della capitalizzazione e dove il rovescio
inghiotte tutta la medaglia. A quel punto quello che temono è che si
possa
passare a quello che è stato chiamato sciopero umano: di chi lavora dal
lavoro, di chi votava dal voto, di chi
figliava dal far figli, di chi
è tenuto in una vita agonica dalla vita stessa. E così
via...
Ora un insieme di
resistenze, di forme anche microfisiche di Comune, di sabotaggio delle norme e
della legalizzazione e
Taylorizzazione
della vita, possono diventare una traccia. Senza trionfalismi, senza ottimismi,
la loro reazione da società
ossessionata
dal sorvegliare e punire è un riscontro: le
resistenze, le linee di fuga e tutta
una panoplia di forme anche
microfisiche di
azione, possono avere un senso.
“...Quando non si può
più neanche cominciare una manifestazione, perchè immediatamente, come
un Re Mida
sembriamo trasformare in terrorismo tutto ciò che tocchiamo, conviene
fargli una risata in faccia dicendo “siamo tutti
terroristi”. Conviene
dirgli: “Cosa credete, siete
voi che cadete nella nostra scenarizzazione” per ora, il
sottoscritto pensa
che il miglior antidoto
alle loro politiche sia provocarne scientemente l'inflazionarsi.
Moltiplichiamoci come fermati ed
incriminati, e vedremo che il numero costituisce la forma più efficace di
maquis, di invisibilità.
Negli anni 50' c'era un film che si
intitolava “Dio ha bisogno degli
uomini”. Così anche il
Capitale e lo Stato, che non
sono autarchici, ma costituiscono e traducono un rapporto
sociale: è questo alla cui rottura bisogna lavorare (questo
vuol
dire cominciare col combattere
l'alienazione penale nelle forme omologiche e mimetiche che viaggiano anche
nelle
nostre teste).
Manifestazione nazionale a
Parigi 31/01
"NE NOUS LAISSONS PAS
TERRORISER PAR L’ETAT"
---------------------------
SPALANCATE I
CANCELLI

I cancelli
dell'odio, i cancelli di tutte le discriminazioni, i mille cancelli delle
galere, le sbarre che rinchiudono, occultano e
separano questi da quelli, i
cancelli dei manicomi, le cassaforti del potere, i cancelli di morte dei mari
non traversabili, delle
coste non raggiungibili, i confini armati, i
cancelli che vi dicono che non esistono e pero' poi vi impediscono di
varcarli, le
porte blindate, quelle di tutti i lager costruiti per
rinchiuderci chi, di volta in volta, e' ritenuto scomodo, esubero di un
mondo militarizzato, i cancelli della memoria, ma non per non darsi l'alibi a
costruirne di nuovi, imprigionarvi e massacrarvi
altri esseri umani, i
cancelli che cancellano le verita', la liberta', il diritto di esistere...
e anche quei cancelli che vi illudete di
esservi costruiti da soli, ma cosi' non e', le difese, le porte blindate
della comunicazione, i muri delle braccia serrate a
trattenere i sentimenti,
i cancelli del cuore, della fantasia e della mente, i cancelli della vostra
paura, delle vostre tante
paure, muraglie dell'indifferenza, sbarramenti di
norme, di diffidenza, d'orgoglio, cancelli per non far trapelare emozioni,
per
non provarle, i criminali cancelli del
“questo
e' MIO
” e
“questo e' TUO
”, i cancelli delle proprieta' ...
...cancelli da cancellare per sempre.
Ma che aspettate?
Se una sola persona grida il suo
NO, e' considerata pazza. Se sono milioni di persone a
gridare insieme lo stesso NO,
avrebbero davvero la possibilita' di cambiare il
mondo.
---------------------------
Segnali
Se tu batti un colpo
fuori tempo
(come il timpanista bizzarro)
tutti gli altri ti saltano
addosso come tigri,
e tu devi sperare che
ti sbranino
nel minor
tempo possibile.
Non importa se
quel colpo fuori tempo
era proprio
quello che ci voleva.
(G.Antonucci)
CENTRO DI
RELAZIONI UMANE TESEO http://blog.libero.it/lamediseta/
Aperto alla collaborazione di utenti ed ex utenti psichiatrici, e
di artisti, creativi, giovani, anziani...
---------------------------
Milano:
nell'attuale quadro di repressione militarizzata, il 22 gennaio, e' stato
sgomberato il Centro Sociale Conchetta,
che nel passato fece riferimento a Primo
Moroni, il cui archivio, di eccezionale valore storico, è
conservato all'interno.
Per firmare l'appello del
Conchetta, per le informazioni e gli aggiornamenti: http://www.carmillaonline.com/
---------------------------
-
scusa...ma sono sempre quelli di “terza posizione”...i fascisti infiltrati di cui si sta
occupando Wanda? Quelli che
-“la sinistra e' morta e la
destra pure”, falsi
antiamericanisti e falsi filo-islamici?
- ...quelli “patria e nazione”? Gli Itttttaliani veri?
- in parte...solo in parte. Sta
seguendo un paio di piste logiche che non sono mai state approfondite.
-
nessuna...anticipazione?
- no.
---------------------------
L'APARTHEID DELLA MEMORIA
GIORNATA DELLE
MEMORIE
Ricordo che ero
un Pellerossa, un
“Sioux
”, come mi chiamavano
“loro
”; ricordo che vivevo in una terra
bellissima, dove
qualcuno venne a cercare l'oro; ricordo che ero un Africano
e portarono via me e tutti i miei amici, incatenati su una nave
da corsa;
ricordo che ero un Armeno, dissero che nessuno si sarebbe mai ricordato dello
sterminio del mio popolo;
ricordo che ero un Iraqueno prima di diventare un
“effetto
collaterale
”; ricordo che ero
nato in un paesino del Texas
quando arrivarono persone incappucciate, ma non
era tempo di carnevale; ricordo che ero una Bambina quando vennero
a prendere
noi che abitavamo nel ghetto e ci caricarono su delle camionette per
portarci ad Auschwitz; ero un
Omosessuale quando mio padre se ne accorse; ero
una Donna quando mi innamorai di un altro uomo e mio marito mi
scopri'; ero un
Afghano quando vennero per i nostri campi di oppio e per il petrolio; ero un
Sudafricano durante
l'apartheid; ricordo di essere stato un Marinaio di
Kronstadt; ero un Palestinese prima di diventare un
“prodotto
delle
circostanze”; ero una Madre, ero un Padre, un
Figlio, una Figlia, ero un Uomo anziano, ero una Donna anziana, ero
appena
nato, ero appena nata; avevo dei disturbi emotivi in un mondo di
“sani”, ero lo Scemo del villaggio, la Pazza del
paese;
ero una Prostituta prima che chi diceva di volermi proteggere decise che non
gli servivo piu'; ero un Nomade della
Romania, ero un Ragazzo di Praga, ero un
Anarchico, avevo raccolto una bamboletta in un campo senza sapere che
conteneva un timer, ero una Combattente, ero giovane quando mi rifiutai di
combattere una guerra che non mi
apparteneva; ero un Colombiano, un
Argentino, un Peruviano, un Cileno, un Pakistano, ero a Bhopal, ero a
Seveso, ero
andato a pagare una cambiale a Milano, nella banca
sbagliata; ero in una piazza sbagliata, a bordo di un treno sbagliato,
di un aereo che
sorvolava Ustica; ero un Fuori casta a Calcutta, un Imigrato in Italia, un
Somalo, un Senza tetto; ero a
Serajevo, ero uno Studente ad Atene, ero un
Mendicante a Parigi, un Irlandese, un Ribelle, un Ragazzo di Mumbai, un
Prigioniero in una delle loro prigioni; ero una Prigioniera, ero un Kurdo, ero
ad Hiroshima, ero a Nagasaki, ero un
Operaio che lavorava al
“nero” quando caddi giu' dall'impalcatura, ero un Comunista sotto il maccartismo, ero un
Albanese, ero un Libanese prima di essere
definito “male
necessario”;
un bambino iraqueno prima di divenire “un
prezzo
necessario”,
ero un Uomo povero, ero un
Poeta, ero in un commissariato quando sono stato scaraventato da una
finestra, ero una Giornalista che aveva scoperto una cosa che
“non
si doveva” scoprire, ero un Ragazzo di Genova e
avevo vent'anni; stavo pregando in una Moschea, in una Chiesa; ero un
Partigiano, ero una Bambina alla quale si e'
fermato il cuore per la paura,
durante un bombardamento, ero un Ragazzino e il mio cuore e' volato insieme ai
loro aerei
da guerra, ero un Uomo e il mio cuore s'e' spaccato per il dolore;
ero un Torturato e non ho sopportato piu' a lungo, ma
mi sono rifiutato di
parlare; ero molto giovane quando capitai in un gioco tanto piu' grande di
me; non ricordo che eta'
avessi, ma solo che scelsi di uscire senza troppo
rumore da quella che continuavano a chiamare “vita”; avevo un angelo,
prima che il mondo le indurisse il cuore, non riuscii mai a
sopportarlo; ero solamente una Donna quando mi appiccarono
il fuoco chiamandomi
“strega”...etc. etc. etc.
E di che cosa avete ancora
paura? Cos'altro puo' ancora
terrorizzarvi?
... potremmo continuare all'infinito, attraversando epoche e
latitudini...
Tutti e tutte vanno ricordati.
Compartimentare le memorie e' utilizzare i
morti speculando, per motivazoni politiche, su milioni e milioni di vite,
stroncate per ragioni di Potere. Quei morti sono rivendicati da questi;
questi da quelli. Scambiati, barattati, come le
figurine.Non ci sono morti
di serie A e morti di serie B. Ci sono solo morti che sembrano non bastare mai.
E ancora c'e'
qualcosa da utilizzare, da estrarre dalle loro ceneri per
giustificare altri stermini, per istigare all'odio etnico,
all'odio “di
razza”,
seguendo categorie deliranti.
Onoriamo i morti
cominciando a rispettarli,
non
celebrando giornate dell'apartheid.
Cosi' come
non celebriamo il giorno delle donne, degli omosessuali ne' di alcun
altro.
E' insieme che si vince o si perde.
Al momento, ricordiamo i morti tirandoci fuori dalla criminale
retorica degli sciacalli che continuano a spartirsi i poteri
mondiali (e le
poltrone in provincia) a suon di massacri
---------------------------
CRISI DIPLOMATICA
ITALIA-BRASILE
NOTIZIE
D'AGENZIA
http://www.adnkronos.com/IGN/Politica/?id=3.0.2944268300
La
decisione di concedere asilo politico a Cesare Battisti è
fondata su basi giuridiche "interne ed internazionali".
Testo integrale della della lettera
inviata dal presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva al presidente della
Repubblica
Giorgio Napolitano:
"Signor Presidente, Giorgio
Napolitano,
Ho l'onore di rispondere alla lettera di Vostra
Eccellenza, del 16 gennaio, riferita alla decisione dello Stato
brasiliano
di concedere lo status di rifugiato
politico al cittadino italiano Cesare Battisti.
Vorrei, in questa occasione,
esprimere a Sua Eccellenza la piena
considerazione del potere giudiziario italiano e
dello Stato democratico di
diritto vigente in questo paese, ed
affermare la mia fiducia nel carattere democratico,
umanista e legittimo
dell'ordinamento giuridico italiano. Chiarisco a Sua Eccellenza che la concessione della
condizione di
rifugiato al signor Battisti è un atto di sovranità dello Stato
brasiliano.
La decisione e' basata
nella Costituzione brasiliana (articolo 4°, X) nella Convenzione del 1951 delle
Nazioni
Unite relativa allo Statuto
dei Rifugiati e nella legislazione brasiliana (Legge 9.474/97). La concessione
dell'asilo
e le considerazioni che la accompagnano sono ristrette ad un processo concreto,
essendo state emesse con
fondamento in elementi e documenti di un
procedimento specifico.
Voglio, in questa
occasione, manifestare a Sua Eccellenza la mia fiducia che i legami storici e
culturali che
uniscono il Brasile
e l'Italia continueranno ad ispirare i nostri
sforzi tesi ad approfondire le nostre solide relazioni
bilaterali nei più diversi settori".
...ma ai giustizialisti
italiani non basta mai. Viene richiamato l'ambasciatore a
Brasilia.
---------------------------

- Si', vabbe', ma avevo inviato un testo
politico...(???)
- Lo so, lo so... saremo alle
solite...(!!!)
- oh, mon Dieu!
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MILK
http://it.youtube.com/watch?v=dS91gT3XT_A Ci tiene a farmi vedere
“Milk”. Sull’autobus, diretti al cinema, guardiamo le persone. Vedo “facce”;
tante e tutte belle.
Una signora africana con un solo dente, labbra rosso
corallo; occhi limpidi, un copricapo colore della sabbia e del
nomadismo, conoscono cieli e spazi che non e’ dato immaginare da qui. Un uomo
magro, camicia col colletto a punte
anni ’60, aria da imbroglione simpatico;
cappotto liso, qualche anno di carcere nascosto tra le rughe del viso; viso
bellissimo, alla William Holden. Un Rom, due o tre ragazze
fuori-moda-corrente, signore anziane e curate al meglio che
si puo’ (e’
sabato!). Facce che sono “facce”.
Scendendo, a Piazza Venezia, le facce
cambiano. A parte l’ultimo centurione - costume noleggiato al negozio d’angolo -
che, con accento slavo, propone foto a turisti giapponesi, per il resto (ma
ci sara’ pur stato), nessuno somiglia a un essere
umano. Tra celluloide e
lifting, un abuso di plastica (del tutto indifferente alla crisi e alle crisi
petrolifere) si propagano,
nell’etere umidiccio, profumi di marche
costosissime mescolate a puzzo di tubi di scappamento (vie di fuga?) di
Mercedes
e di Bugatti appartenenti a figli brutti come i loro padri, con un glorioso
avvenire finanziario e pessimi
piazzamenti nella classifica di qualunque
serio concorso di bellezza. Non faccio alcuna “estetica della
sfiga”,
solo una
constatazione.
Al cinema, ci stravacchiamo
immergendoci in una extranuvola di popcorn, cioccolata a gogò e bicchieroni di
coca cola
formato multifamiliare (epici. Il venditore ci chiede: “Cosa
augurarvi...buono spettacolo o buon appetito?”).
Poi, inizia il film.
“Milk” e’ un bel film. Un buon film; persino troppo buono. Anzi: troppo
buono davvero. Racconta la storia vera di
Harvey Milk, primo omosessuale
dichiarato eletto alla carica di Consigliere Comunale a San Francisco. Sean Penn
e’
straordinario, da Oscar (ne vinse gia' uno con Mystic River). E possiede
una faccia che e’ una “faccia”.
Ricordo per un attimo che
(epoca delle primarie americane) Penn, a favore di Dennis Kucinich - il deputato
democratico dell’Ohio che si oppose dal primo giorno alla guerra contro il
terrorismo -, considerava Hillary Clinton,
Obama e gli altri
big del partito democratico una versione moderata del male
assoluto: il Bushismo. Pur avversando la
pena di morte, dichiaro’ che avrebbe
fatto eccezione per Cheney, Bush, Rumsfeld e Rice, da fucilare come
traditori del
Paese e della Costituzione per aver “ridotto l’America
a un paese di torturatori, violatori di princìpi e pecoroni”. Il tutto
reso
possibile dalla complicita’ della propaganda mediatica e per la vigliaccheria
di una sinistra che non denunciava i loro
tradimenti, della stampa liberal e
dei circoli sociali di New York che favorivano politiche centriste alla
Hillary Clinton
invece di avviare procedure d’impeachment.
Sempre per un
attimo, mi torna alla mente il reportage di Penn per “The Nation”, dopo un
viaggio in Venezuela e a
Cuba insieme a Christopher Hitchens e a Douglas
Brinkley. Le interviste a Raúl Castro e a Chávez di cui fece proprie
queste
parole:
“
la dottrina Monroe dev'essere distrutta.
L'abbiamo
dovuta sopportare 200 anni.
Il paese in cui sei nato è
costruito sulla base di uno spirito imperialistico”.
Da ultimo
ricordo che Penn votò Obama perche’ “
presidente degno del 21° secolo;
buono, a differenza di Clinton,
e intelligente, a differenza di
Bush” (e ci vuol poco). Oggi, pur in disaccordo su molte sue politiche lo
ritiene il “
suo”
presidente. “
Quando penso a Obama, penso che
quando muore la speranza, e’ finita davvero. A dispetto del mio
cinismo, se
qualcuno puo’ incarnare quella speranza di fronte alla gente, va sempre
bene”.
No, non va sempre bene. Comunque, un tema fondamentale di Milk e’
proprio la
speranza. Ne parliamo dopo.
Sullo schermo scorrono le
immagini degli anni ’70, di un’America vista dalla parte degli esclusi
(soprattutto gli
omosessuali) che si mobilitano per il riconoscimento di diritti
inalienabili, in un clima puritano da caccia alle streghe della
quale
Anita Bryant, rappresentanti evangelici e ossessionati difensori di una
“normalita’ stabilita per legge” (divina, del
potere) si fanno
interpreti.
Altro tema: la paura del diverso. Il diverso da ciò che
e’ stabilito per norma da sistemi culturali a carattere binario: di
qua o di
la’, uomo o donna, bene o male allo scopo di controllare che il decalogo di
istruzioni abbinato alle differenti
categorie venga scrupolosamente
osservato. Devi scegliere tra due possibilita'. Altrimenti sei “diverso”.
Etichettato
“diverso”. La paura del diverso, se non c’è, occorre
inventarla, per poter costruire il nemico. Magari criminalizzando gli
omosessuali che ricevono con l’AIDS la “punizione divina” (vecchia idea made
in Europe). O buttandosi giu’ un paio di
Torri con migliaia di morti per
giustificare invasioni e l’avvio di guerre infinite (made in USA, esperti in
kolossal).
Cercando di linciare qualcuno non perche’ autore di un
crimine odioso - e gia' non andrebbe bene -, ma perche’ rumeno, extracomunitario
(made in Italy). Dando fuoco a campi Rom (ancora: made in Italy).
Oppure,
tornando al film, inventando una falsita’ dopo l’altra. Costretti
a riconoscere che il 95% dei crimini sessuali sono
commessi da eterosessuali,
l’idea di cominciare a diminuire il numero di tali crimini facendo fuori il
5% rimanente, appare
demenziale. Ma il nemico va costruito e
criminalizzato al massimo che si puo’ per giustificare agli occhi
dell’opinione
pubblica ingiustizie e crimini (spesso utilizzando
disgustosamente i bambini: mangiati dai Comunisti, violentati dagli
omosessuali …inventandosi un'Hamas che li trasforma in scudi umani
mentre l’esercito dello stato d’Israele li incenerisce
a migliaia al fosforo
bianco, nella Striscia di Gaza l’altro ieri).
Perche’ questa opinione
pubblica e’ tanto importante? Perche’ rappresenta la classe media, quella che
compra, vota,
elegge chi andra’ in parlamento a spartirsi poltrone e soldi e
sara’ poi contenta se avra’ votato il candidato “vincente”,
cosi’ come e’ contenta se la “sua” squadra vince una partita di football, dimenticando
nell’insensata euforia della “vittoria”
che ha solamente speso i soldi del
biglietto, ma non le toccherà nulla dei miliardi elargiti ai calciatori.
La
storia di Harwey Milk si snoda lungo un crinale di insidie. Sono anni di grandi
speranze in tutto il mondo. Rivendicare
pacificamente il diritto alla propria diversita’dalla
norma (io direi: unicita' rispetto alla follia definitoria, classista,
uniformante ed emarginante del Potere), diventa la rivendicazione di
un’identita’ personale da non dover giustificare ne’
amalgamare. Rompere il
silenzio attraverso il coming out, con tutte le sofferenze personali di
farsi accettare da famiglie
imbevute di “valori” dominanti. Ma nel film
emerge anche la difficolta’ di conciliare vita personale e impegno
politico, in
una politica che e' solo un gioco di potere. E' in primo
piano la questione del rapporto tra
personale e politico, relazione
inscindibile, in teoria scontata (se no, si chiacchiera e basta), ma in pratica non sempre
facile da gestire. Mentre i suoi
compagni tentano il suicidio o
lo commettono veramente, Milk non ha neanche il tempo di piangerli.
Un
altro tema rimanda ad una problematica solitamente segreta, relativa
all’identita’ sessuale di ciascuno.
L’omosessualita’ ha suscitato sempre
un terrore in piu’ rispetto ad altre cosiddette “devianze” perche’
costituisce una
minaccia ad un ordine sociale basato sul concetto di
famiglia, e un problema per una sessualita’ di cui e’ stato stabilito
che debba
essere a scopo di procreazione. Sembra ridicolo parlarne oggi, ma non lo e’.
Se lo fosse, l’attuale papa non
avrebbe necessita’ di ribadire i confini
della sessualita’ urbi et orbi. Problemi suoi? Possibile, ma non
soltanto.
La famiglia, cosi’ com’è, non e’ la “famiglia umana”, ma soltanto
una banale cellula (impazzita), una cinghia di
trasmissione dei valori
capitalistici, codificati dal potere giuridico e da quello ecclesiastico.
L’identita’ sessuale nasce, si struttura nel tempo, muta,
seguendo tutt’altre strade da quelle delle leggi e delle norme
obbligate. Ai
bambini si regalano i trenini, alle bambine le bambole, tutto dovra’ poi
svolgersi secondo questa distinzione.
E se cosi’ non e’? Se la realta’ dei
propri desideri e delle proprie emozioni contraddice questa binarizzazione? Un
tempo si rischiava l’ospedale psichiatrico. Oggi, l’analista, quando non
l'uccisione da parte di “normalissimi”, anche da
parte di uno dei
propri genitori. O, comunque, l’ostracismo sociale. A meno che non sia piu'
conveniente al capitalismo
“normare” una caratteristica o l'altra,
anche utilizzando canali mediatici che la
sfruttano (audience, voti, etc.) e ne
disattivano il potenziale rivoluzionario. Scatta la tagliola dei diritti,
concessi o limitati per ragioni di lucro. Oggi, c’è da
stare piu’ attenti quando
i diritti vengono “normati” rispetto a quando non vengono concessi. Ma “Milk”
racconta una
storia avvenuta negli anni ’70, non c'era ancora tale
consapevolezza. Altro tema del film: chi ha avuto una mala
educazione
basata su “valori” quali: potere, forza,
esercito, polizia, famiglia, patria e nazione, sara’ in
seria difficolta’ a
riconoscerlo e a lasciarsi mettere in discussione.
Non
a caso, sara’ proprio un ex poliziotto, ex spegnitore di incendi (anche
privati) a uccidere Harwey Milk.
Due tragedie. Da un lato, e per prima,
quella della morte di un uomo buono, che con tutto se’ stesso lotto’ per i
diritti
degli omosessuali in America. Dall’altra, quella di un uomo che,
uccidendolo, tenta di annientare una parte di se’ stesso,
quella piu’ genuina, soffocata dall’insieme di disvalori in cui e’ stato cresciuto
e vive, rimossa per paura della propria
“diversita’”. Non a caso,
l’assassinio avviene all’interno dello studio di Milk, dove tutti udranno lo
sparo e l’omicida
potra’ ricevere la punizione dello stato, equivalente per
lui a quella che vorrebbe infliggersi da solo per aver messo in
dubbio (segretamente) la propria identita’. Ma la “punizione” cercata e’
lieve: solo 5 anni, nell’America puritana
ossessionata dalla diversita’ e pronta
a concedere tutte le attenuanti a un ex poliziotto. Troppo pochi; non gli
bastano.
Esce e si suicida. E’ chiaro, questa seconda tragedia suscita meno
commozione della prima. In tempi di guerra non ci
sono dubbi su chi sia il
nemico e non si va tanto per il sottile; non si puo’. Ma, nel mondo che
vorremmo, anche di
questo si dovrebbe parlare. Di quanto l’educazione e
la cultura fabbrichino mostri e distruggano vite. E' sull'istruzione
una
delle considerazioni piu' pregnanti di Harwey Milk.
La speranza. E’
uno dei temi portanti. Sperare a oltranza e nonostante tutto. Non certo perdendo
la brocca per Obama
-nessun dubbio sul fatto che Sean Penn lo capira’
presto-, ma dando credito alle ultime parole del film, che parlano
della
necessita’ di unirsi di tutte le diversita’. Di tutti
gli esclusi. Di tutte le categorie di esuberi, emarginati,
condannati.
Riprendiamo l’autobus. Le facce sono simili a quelle dell’andata.
E sono sempre belle. Bellissime.

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LE FS
REGALANO UNA BOMBA
ALLA COMUNITA' DI
DON GALLO

31
gennaio 2009, Genova. Un ordigno composto da due chili di dinamite in
candelotti e un
detonatore, racchiuso in uno zaino, dopo aver giaciuto per
mesi in un ufficio per gli oggetti
smarriti all’interno dello scalo di Genova
Principe è stato donato alla comunità di San Benedetto
al
Porto...
leggi tutto su: http://www.sanbenedetto.org/
(vignetta tratta da
AfNews.info)
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ITALIA, ITALIA!
DI TERRA BELLA UGALE NON CE
N'E'...
SEMPRE NOTIZIE D'AGENZIA
500 intellettuali brasiliani prendono posizione
a favore della concessione dell'asilo politico a Cesare Battisti..
Dal manifesto, sottoscritto tra
gli altri dall'architetto Osca Niemeyer e dal drammaturgo Augusto Boal e reso
pubblico al
Forum sociale mondiale in corso a Belem, in Brasile:
“Con
decisione coraggiosa e coerente con i suoi principi democratici e progressisti,
il governo brasiliano ha concesso
l'asilo politico a Cesare Battisti. Noi
sosteniamo la decisione del governo brasiliano in quanto sosteniamo una
soluzione
politica e giuridica per le questioni attinenti agli anni '70 in
Italia. Il revanscismo punitivo verso gli anni
Settanta
rivoluzionari in Italia non
è democratico e costituisce una marcia indietro politica”.
---------------------------
...O CE N'E'? Lo stato di Israele riceve
altri due disperati razzi-giocattolo - se pure e' vero - e dichiara:
“Siamo pronti ad una rezione smisurata”.
Guerra infinita: reazione smisurata: non
lasceremo niente di intentato.
Intanto:
Israel must be judged at the International
Criminal Court
Universal
petition
Rinnoviamo l'invito a firmare la petizione
internazionale.
---------------------------
Da http://orestescalzone.over-blog.com/
Giornale immaginario d'OS &
C (2 Caso
Battisti)
Se mi tengo strettamente al punto di vista dell'interesse
particolare dei fuoriusciti dall'Italia del dopo- anni '70/'80, rifugiatisi
in Francia e altrove, al loro destino, devo
dire che questa inedita isteria di Stato e di "scrittori e popolo", di
<società civile> e
di plebi aizzate a urlare al linciaggio, lo spettacolo del "Tutti
contro uno!" , eppoi di così mediocre consistenza, spessore
foss'anche semplicemente simbolico, è andata talmente oltre che -
fuori dai confini d'Italia - ha doppiato il capo, il punto di
non-ritorno oltre il quale ogni parola
in più ottiene l'effetto contrario, si rivela
controproducente.
Dunque, potrei dire,
"Continuate così, ancora uno sforzo... Se un Berardi o un Borghezio - ma non
solo - non esistessero, ci
converrebbe inventarli! Ogni bercio o sofisma in
più, è per noialtri un'assicurazione sul futuro, contro ogni rischio
d'estradizione: una manna...".
Lo spettacolo di sé
che sta dando "l'impresa-Italia", che stanno dando la <società politica> e
in generale i piani alti delle
istituzioni e della società; gli umori che la
loro abietta majeusi fa trasudare dal vaso di Pandora del bassoventre della
società,
lasciano infatti, prima ancora che scandalizzati, allibiti anche
persone che "naturalmente" si troverebbero dalla loro parte.
Mi risulta che figure pubbliche brasiliane, che mantenevano
una forte perplessità ed incredulità rispetto a giudizî - che gli
sembravano eccessivi e
propagandistici - sullo stato delle garanzie giuridiche in Italia e sulla natura
del suo <ordine giuridico
interno>,
hanno modificato radicalmente, un giorno dopo l'altro, il loro giudizio,
rispetto a ciò che venivano ascoltando e
constatando de visu ogni giorno. Insomma, la "parte
italiana, richiedente", si è cacciata da sé nella condizione di
quell'orribile
condizione che il gergo mafioso definisce
"dell'incaprettato": ormai, più si agita, più aggiunge berci, spinge al
proscenio
personaggi,
argomenta e vocifera, più si condanna al discredito, dunque alla sconfitta. Se
invece di fermarsi, tanto più
rilancia quanto più è frustrata, la spirale viziosa si serrerà
intorno al suo collo.
Spingendo in avanti dei soggetti privati, le parti lese;
facendosene scudo, alibi, esponendole come "teste di turco"; giocando
empiamente sul loro dolore,
aizzandole, mettendo a prezzo la loro sofferenza; non decidendo mai una legge
sui risarcimenti
materiali, e cooptandone qua e là qualcuno, retribuendolo
con candidature ed elezioni al Parlamento e altre cariche
politiche;
raccontandogli l'infame
dottrina per la quale senza la <retribuzione> consistente nel castigo,
nella punizione certa e
<infinita> di chi la <verità giudiziaria> ha decretato
colpevole; stravolgendo la norma, la dottrina, la Costituzione e
pretendendo di
legare la pena al
primato della logica detta <retributiva>; dismettendo le proprie
prerogative sovrane - per
esempio in materia d'indulto ed amnistia - e
facendole coincidere con la logica che presiede all'istituto della grazia;
scatenando in modo demenziale e criminale un mercato e una "guerra fra tutti e tutti" gli
egotismi identitarî, legittimistici,
vittimarî ; spandendo psicosi e <razionalizzazioni> di
passioni tristi, sospetti, risentimenti, rancori...., hanno fatto e
continuano
a fare gli apprendisti stregoni.
Il guaio è che seminano vento, e tutti raccoglieremo
tempesta: a cominciare dal fatto di subire una sorta di conformazione,
di coazione mimetica
che ci porta a ritorcere specularmene e all'infinito quest'atteggiamento
delirante e livido, che prima che
distruttivo d'altrui è eticamente suicidario,
mortifero.
La pretesa di
esportare la stessa operazione altrove; di chiedere agli altri Stati, loro
"pari", di dimettere anch'essi le loro
prerogative e facoltà, per
transmutarsi in mandanti e al contempo in esecutori di una mortale caccia
all'uomo condotta da
una parte privata, parte in causa, che meriterebbe il
massimo di rispetto e compassione e invece viene violentata, plagiata
e
prostituita, fatta oggetto di uso strumentale, demagogico della sua
sofferenza; la pretesa di sindacare la facoltà di un altro
Paese di decidere
su estradizioni o asili, accampando le ragioni delle parti civili, prima che un
crimine è una perfetta idiozia.
Hanno perso il lume della ragione. Sono arrivati a
straparlare di "terrorista comune", quando - come gli aveva fatto
osservare
Cossiga -
l'applicazione a un Battisti della legge "speciale", "emergenziale" che porta il
suo nome, e prevede l'applicazione di
un'aggravante che comporta un elevato moltiplicatore di pene,
se in sentenza i comportamenti incriminati sono dichiarati
compiuti <per fini di terrorismo ed
eversione dell'ordine costituzionale>, è una cialtroneria da gente che ha
perso la testa
Così come lasciarsi andare, spinti dal livore, a definire il Brasile
<Repubblichetta sudamericana>. Così come portare al
parossismo
più grottesco la banalizzazione
<negazionista> del genocidio degli Ebrei, stabilendo comparazioni tra
Battisti e...
Eichmann (e questo, da parte di gente che - perlatro in modo al solito
doppiopesistico - ostenta scandalo e stigmatizza
negazionismo, chi quando si osa anche solo parlare
anche di Gulag, Laogaï e foibe, chi quando si evocano Hiroshima, o le
stragi da
colonizzazioni e da tratta...).
Epperò non ci
rallegriamo. Primo, se pensiamo a tanti compagne e compagne di destino, in
quella stagione, tuttora rinchiusi,
a tempo pieno o parziale, dietro quelle
mura.
Secondo, se pensiamo a questo incrementarsi vertiginoso di un
populismo penale, di una tendenza allo Stato penale, della
sua capacità di
infettare in modo virale le teste, producendo - ben peggio che acquiescenza
- malinteso "giustizierista" che
obiettivamente attacca allo stesso bindolo
chi crede di combatterlo, e cade nella più vieta corsa mimetica.
Non ci rallegriamo,
last but not least, quando vediamo il compiersi di una 'deriva' da tempo
intrapresa da uno che ha
condiviso tratti di nostri percorsi, come
Battisti.
Ora viene a dirci, come se fosse la cosa più naturale del
mondo, che nella sua fuga dalla Francia, sulla quale aveva spalmato
il libro <La mia
latitanza>, sarebbe stato aiutato dai servizî segreti francesi. Tendo a non
crederci, ma se devo crederci devo
chiedermi (e potremmo chiedergli conto) di quali
contropartite abbia dato, quali servigî resi, visto che non risulta che i
"servizî" siano
associazioni di assistenza ai fuggiaschi, che benevolmente aiutano ad
esfiltrarli...
E a chi dovesse accampare
stati di necessità assoluta, di indigenza, questioni di vita o morte, verrebbe
comunque da chieder
conto di questa rivelazione di una macchia, di una miseria
privata, senza una ragione foss'anche la più opportunistica.
E chiedere come non se ne scusi innanzitutto con
uomini e donne che gli sono stati compagni di
destino e si sono battuti per
lui.
E se poi dovesse essere - come tendo a credere - un parto della spettrale
fantasia da inventore di gialli polizieschi,
quale
sarebbe la ratio? Viene in mente
un'altro inspiegabile gesto, che sembra una piccola ignobiltà gratuita. Noi non
sappiamo se
la signora Carla Bruni-Sarkozy abbia in
qualche modo "intercesso" per lui. Se no, non si vede perché dire in proposito
una
falsità. Se sì, e se - al centro di attacchi volgari, inauditi, conditi di allusioni pesanti che la
mettono in causa "come donna"
(a proposito, che dire del silenzio
plumbeo dell'intellighentzsjia femminista,
ancora una volta?) - questa persona è andata in
TV a schermirsi, a negare,
che senso ha non rispettare una doverosa
discrezione e - con strumentalità da parvenu che
vogliono sfruttare fino in
fondo una relazione e una persona - andare
a smentire la sua smentita, confermando ciò che le
attira un vero
linciaggio?
Il quadro di un ambiente nel suo complesso malsano, di un
Paese malato, più ancora che altri, di una società violentata e
sfigurata, viene completato
dall'episodio - sintomatico, rivelatore - di una intervista mai data,
fittiziamente costruite con
spezzoni di frasi dette al telefono per spiegare la propria
indisponibilità a farsi intervistare, da una compagna rifugiata in
Francia. Si
tratta di estorsione
volgare, di manipolazione, di truffa, di vero e proprio stupro morale. Questo
non è un
episodio isolato: è un frutto avvelenato. Il frutto avvelenato di chi pensa di trattarci,
non già da <nemici>, o da vinti ; e
nemmeno, a ben vedere, da "folli" e/o "criminali": ma
piuttosto da 'scherzi di natura', impensabili se non in termini di
marionette e
di pupari . Mostri, da espellere dall'umano: vale a dire, <sotto-uomini>.
Unter-Menschen.
Ecco,
questo c'è al fondo. Per noi e per tutti, non scenderemo nel gorgo,
muti".
Oreste Scalzone
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