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Questo web non costituisce testa giornalistica.
E' aperto a tutti i contributi che, senza necessità di riconoscersi in una linea (che manca, perchè le voci sono tante e differenti) o in una punteggiatura (parliamo di nuova grammatica, dunque è in discussione anche quella), si riconoscano in una sola idea comune. Quale?
There is no past, present or future. Using
tenses to divide time is like making chalk marks on
water.
Mi piacciono i fiori, ma preferisco le erbacce. E' un
sentimento basso, ma io sto assolutamente dalla parte degli esclusi. ... è
la mia ultima storia. Metto tre puntini di sospensione con la macchina da scrivere, solennemente, così... mi sento gelata dentro senza un cuore con cui parlare. Devo avere un modo sbagliato di guardare le cose. (Janet Frame) --------------------------- PACEM IN TERRAM?
--------------------------- DESIDERO SOLO RESTARE NEL SUO SENODesidero solo morire nella mia terra, esservi seppellita, fondermi e svanire nella sua fertilità per resuscitare erba nella mia terra, resuscitare fiore al quale toglie i petali un ragazzo cresciuto nel mio paese. Desidero solo restare nel suo seno, terra erba o fiore. (Fadwa Tuquan,Palestina) da: "Non ho peccato abbastanza", Ed.Mondadori --------------------------- SOLITO CINEMA PARADISO --------------------------- perchè la nostra vita è diventata......cosa? LA STRAGE DEGLI INNOCENTI
Sta facendo il giro di tutti i web. Riteniamo giusto pubblicarla nella versione integrale: 2 gennaio 2009 E leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua. Non era un
assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato
dalla fame e dalla sete. Mustafa Barghouthi
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S'endormir dans la
vie, s'éveiller par la vie, savoir la mort, nous laisse indigent, l'esprit
rongé, les flancs meurtris.
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Ci sono anche le mani insanguinate dell'Europa sulla strage di Gaza Centinaia di morti e
migliaia di feriti sacrificati sull'altare dell'espansionismo sionista e del
fondamentalismo. In Europa i ministri degli esteri di tutti i paesi
dell'Unione parlano di una reazione "esagerata" anche se "legittima" di Israele, ribaltando con un operazione degna dei più cinici prestigiatori la situazione reale facendo passare l'aggressore Stato di Israele per vittima. Si continua a far finta di dimenticare che Gaza, una delle regioni più densamente abitate, con circa un milione e mezzo di abitanti, di cui una buona metà composta da minori, è sottoposta da anni ad un embargo totale, compresi medicinali ed ogni bene di prima necessità. Embargo peraltro sostenuto da tutto il "civile" mondo occidentale e imposto da Israele e dall'intero occidente a Gaza in seguito alle elezioni vinte da Hamas grazie ad un sistema elettorale maggioritario con premio. Cosi come si fa finta di dimenticare che Hamas è stata in passato finanziata da Israele in chiave anti OLP. E nonostante una tregua di 6 mesi l'embargo non è stato minimamente alleggerito e nessuno dei potenti occidentali ha nemmeno timidamente suggerito di allentarlo. Lo Stato di Israele ha ripreso la sua strategia di controllo militare e vitale su Gaza e sulla Cisgiordania. In tutti gli inutili ed ipocriti proclami di volontà di pace europei si omette sistematicamente che Israele da 60 anni viola indisturbato innumerevoli risoluzioni dell'ONU e che continua ad occupare militarmente territori, con le colonie israeliane che si allargano giorno per giorno sulla terra dei palestinesi, costruendo muri che segregano villaggi interi, che continua a impedire a milioni di profughi di tornare nella loro terra, a sradicare uliveti e uccidere gli animali dei pastori, a umiliare quotidianamente chi tenta di passare da una parte all'altra dei muri della segregazione per lavorare, curarsi, andare a scuola. Anzi si fa di più: si nasconde che la tregua è stata rotta dallo Stato israeliano il 4 novembre di quest'anno, quando il suo esercito ha ucciso un militante di Hamas di 22 anni. Ma perché, al di la dei falsi ed ipocriti proclami pacifisti, questo appoggio incondizionato ad uno Stato così aggressivo e guerrafondaio da parte praticamente di tutte le maggiori potenze occidentali? Gli USA si sa. Oltre all'importante alleanza strategico-territoriale che Israele rappresenta nell'area mediorientale per l'imperialismo americano, devono fare i conti con la forte lobby pro-Israele d'oltre Oceano, capace di influenzare pesantemente le scelte della politica estera statunitense. E quello che succede oggi sembra un chiaro avvertimento al neopresidente Obama. L'Europa, ritrovando in parte quell'unità d'intenti per le politiche d'oltre confine, giocherà probabilmente la carta della diplomazia attiva, per rafforzare quel ruolo mediterraneo mai abbandonato e per ribadire agli USA che non possono fare da soli nel "mare nostrum". E poi ci sono gli affari fatti con la vendita delle armi, e si sa che in questo gli Stati sono sempre pronti a nascondere con la scusa del "segreto di Stato" e ad appoggiare le commesse delle industrie che producono armamenti e sistemi di supporto. Anzi, in questo, le industrie sono molto bipartisan, non disdegnando di vendere anche agli opposti contendenti, l'importante che abbiano i soldi per comprarle. Ad esempio l'Italia, oltre ad essere uno dei migliori fornitori di armi dell'Iran o del Libano, fornisce da anni armamentario tecnologico per l'esercito israeliano, attraverso le commesse di imprese come la OTO-MELARA, la BERETTA, la BORLETTI, la SELENIA. Ma gli altri compari europei non sono da meno. Inoltre la Palestina, risulta essere cinicamente un ottimo terreno di sperimentazione delle nuove tecnologie di morte, sempre più specializzatesi negli scenari di "guerra urbana", a cui tutte le industrie d'armi sono interessate, nessuna esclusa, da quelle statunitensi e israeliane a quelle inglesi, francesi, tedesche, italiane, ecc. ecc. E così, da anni, in questa terra martoriata, dove uomini, donne e bambini sembrano non avere più futuro, schiacciati nella morsa dei giochi di guerra dei potenti, si sperimentano nuovi armamenti, dalle bombe a grappolo, ai proiettili di uranio impoverito; si studia l'efficacia degli UAV (gli aerei senza pilota), in grado di lanciare micidiali missili teleguidati, si sperimentano i carri armati Achzarit, capaci di resistere alle mine terrestri, si testano i blindati Namer equipaggiati con i motori della statunitense Continental Motors o della tedesca MTU, si verificano l'efficacia di sistemi d'avanguardia come le italianissime protezioni aggiuntive e le torrette telecomandate montate sulle autoblinde Puma, si testano i fantastici sistemi da guerra robotica dell'Alenia, come lo Sky-X, primo sistema al mondo in grado di rifornire in volo un velivolo non pilotato. Tutto ciò sulle spalle di un popolo da sempre utilizzato nelle contese tra Stati e non solo, usato anche cinicamente negli scontri politici tra le fazioni interne ad un medesimo Stato, come nel caso delle vicende politiche israeliane che registrano uno scontro elettorale sia all'interno della compagine governativa, tra il "falco" Kadima, fautore di azioni estreme, come l'evacuazione della striscia proposta dal deputato Yisrael Hasson, e le colombe laburiste, favorevoli a misure più moderate, che tra Kadima ed i superfalchi di Likud, sempre più spostati verso posizioni ultra oltranziste. Certo, al momento è difficile che gli Stati arabi e/o islamici facciano qualcosa, divisi come sono, o intenti a rafforzare il loro prestigio e la loro influenza nell'area, anche loro sulla pelle del popolo palestinese. Come da tempo fa l'Iran che utilizza la tragedia palestinese, pubblicizzandosi come unico baluardo nei confronti dell'odiato imperialismo americano, per porsi come potenza emergente nell'area. Ma, al di là delle congetture politiche internazionali, la situazione della popolazione palestinese ha oggi pocheprospettive di raggiungere una soluzione che rispecchi la possibilità di una vita minimamente dignitosa dal punto di vista della sicurezza sociale e della garanzia del rispetto dei diritti minimi di sopravvivenza. Forse, oggi l'unica garanzia che il popolo palestinese possa avere, il più velocemente possibile, un minimo di respiro e di pace è che i predoni di ogni grandezza e provenienza, che si accalcano fisicamente o idealmente ai suoi confini o che speculano politicamente all'interno degli stessi, raggiungano un nuovo precario equilibrio. Le uniche prospettive di reale emancipazione che possiamo intravedere in un futuro prossimo è che si accrescano e si estendano quelle pratiche di auto-organizzazione portate avanti in molti villaggi palestinesi, sorte dalla solidarietà tra i comitati popolari palestinesi e organizzazioni come gli Anarchici Contro il Muro, al cui interno operano internazionalisti provenienti da tutto il mondo e israeliani antisionisti, che costantemente combattono, con pratiche prevalentemente di resistenza pacifica, l'arroganza dei coloni israeliani e dell'esercito che li appoggia. E non è un caso che, proprio in questi villaggi, sia stata scelta un'altra strada rispetto al militarismo di Hamas. Noi, come anarchici e libertari di classe, continueremo a denunciare il colonialismo sionista, così come tutti gli imperialismi ed i fondamentalismi oppressori della libertà e della dignità dei popoli. Continueremo a denunciare che intere schiere del proletariato mondiale soffrono l'oppressione e la miseria a causa degli scontri inter-imperialisti e dei cinici giochi politici dei potentati oligarchici locali, che divengono a loro volta pedine consapevoli o inconsapevoli nello scacchiere internazionale della contesa imperialista, sporco del sangue del proletariato. Continueremo ad appoggiare le lotte e gli atti di solidarietà nei confronti del popolo palestinese, sostenendo tutte quelle manifestazioni in embrione di auto-determinazione che hanno e che stanno caratterizzando la lotta di interi villaggi della Palestina, convinti che sarà solo liberandosi dalla malefica influenza di qualsiasi oligarchia statale o parastatale che i lavoratori e le lavoratrici potranno conquistare terreno verso una vita più dignitosa. Federazione dei
Comunisti Anarchici (Italia) ------------------------ Ciò che sta accadendo nella striscia
di Gaza, in questi giorni, è talmente doloroso che tutti
vorrebbero scriverne ed esprimere la propria rabbia.
Sono in disaccordo con Naomi Klein che, su
“The Nation”, in un appello che che circola in rete da un pò, propone il boicottaggio dei prodotti Israeliani. Per me, è necessario - e non da oggi -, finirla con la retorica buonista che ha accompagnato il movimento global (no-global, anti-global, new global che dir si voglia) che, nato con le migliori intenzioni, mi sembra ultrasuperato dall'evidenza della realtà e utilizzato - suo malgrado - da tutti i “perbenisti”. Non risorgerà dalle proprie ceneri come la Fenice. Continuando a pensare che i broccoletti biologici coltivati nell'orto di casa salveranno l'agricoltura mondiale dagli OGM, non c'è futuro. Convincendosi che evitare l'acquisto di patate geneticamente modificate ostacoli un governo deciso ad espropriare - per destinare all'industria - paesi e zone popolate da chi trae dalla terra l'unica sussistenza, non c'è futuro. Non ritengo possibile che qualcuno creda veramente al boicottaggio come sistema utile a fermare il genocidio che lo stato d'Israele sta attuando nei confronti degli abitanti di Gaza e, da sempre, nei confronti di tutto il popolo Palestinese. Il boicotaggio non fu neppure la ragione della “fine all'apartheid in Sud Africa” che (tra l’altro) non ha significato la fine dello sfruttamento di un popolo. Puntare ad Israele con i razzi-freccette del boicottaggio è come tirare al bersaglio di un luna park con un fucile a piombini: se vinci un portachiavi da 50 centesimi, hai comunque perso 10 euro e una montagna di tempo. E tanto tempo non c'è. Limite strutturale del movimento “global” è stato, a mio avviso, quello di appellarsi alla “gente di coscienza in tutto il mondo”, cioè a quella società civile borghese da cui niente di buono è mai venuto e niente di buono potrà mai venire. Perchè parliamo di una società i cui rappresentanti non hanno anima. Persone che riescono a guardare le immagini di quanto sta avvenendo a Gaza, a parlare e a straparlare, a partecipare ad incontri, ma senza il coraggio di uno straccio di posizione. Terrorizzati all'idea di poter divenire “ex-grege”, possono accettare tutto, contraddirsi, ignorare l'evidenza. Abituati a “sapere” senza “sentire”, non hanno provato neanche un bivido di quell'irrazionale (ma così sano) impulso a correre immediatamente, magari a nuoto, a testimoniare solidarietà a persone massacrate delle quali sembra si voglia decretare la totale estinzione. Certo, oggi non è quasi più possibile entrare se non in compagnie “inquietanti” (ma ieri sì). Certo, non sarebbe servito a molto, ma almeno li avrebbe fatti sentire - per una volta - ancora esseri umani. “Il mio insegnante mi ha dato una trottola di piombo fuso. Sapete il perché? In onore della festa di Hanukà”. (strofa della celebre filastrocca ebraica per bambini: “Piombo fuso” (Oferet Yezukà). Scritta dal poeta nazionale israeliano Haim Nahman Bialik in occasione della ricorrenza ebraica di Hanukà (Festa delle luci), che si conclude in questi giorni. No.
Quando questi “eticamente indignati” (e perennemente vigliacchi) si sbrodolano
addosso, discutendo nei salotti veri e virtuali, pensando in fondo
solamente al giardino di casa propria (che mai qualcuno ci gettasse un'atomica), viene da domandarsi se non sia proprio il senso dell'umano quello che si è perso, se mai c'è stato. Un bel “www.qualchecosa.org”, un appello, qualche marcetta, e-mail all'infinito, riunioni (ciarlatani/e, babbioni/e, voltagabbana, si accomodino), ed è fatta. Sufficiente per sentirsi “impegnati” (termine orrendo). E c'è proprio bisogno del rasoio di Occam per evitare quell'altro termine (altrettanto orrendo): “complessità”? Cosa c'è di complesso quando la realtà urla, e richiede UNA sola risposta - con tutte le possibili intonazioni, certamente - e tutte le vorremmo sentire -, però: UNA ? Quando è moda è moda, si'. E quando è schifo è schifo. Perchè qui si gioca tutto: un bambino, cento bambini uccisi in Palestina (o da un'altra parte) può far pensare 2 cose. La prima: “...e se qualcuno uccidesse mio figlio?”. La seconda: “Hanno ucciso mio figlio”. Il pensiero che vi verrà in mente marca il confine. ![]() Tornando ai boicottaggi, se proprio ne
vogliamo parlare, i termini corretti sono: “sanzioni” o “embargo” ma: a) colpiscono una popolazione e non uno stato; b) non possono attuarli un pugno di pacifisti melensi, ma un governo (il nostro è lontano da ciò quanto Saturno da Marte). Se parliamo di pressioni economiche nei confronti di uno stato (qui: Israele), non si potrà imporle attraverso alcun comitato. La prima e unica cosa da fare sarebbe cacciare ogni sua delegazione, cacciarla con la forza di un movimento di massa auto-organizzato, che però oggi non c'è ancora. Quindi, ben venga il gesto di Chavez, presidente del Venezuela che (unico a livello planetario) ha espulso dal suo paese l'ambasciatore israeliano e parte del personale dell'ambasciata con parole molto chiare, dalle quali estrapoliamo: "In quest’ora tragica, indignato, il popolo del Venezuela manifesta la sua illimitata solidarietà all’eroico popolo palestinese...affermando che il governo venezuelano non si stancherà di chiedere che vengano severamente puniti i responsabili di questi crimini atroci…denuncia l’utilizzo pianificato del terrorismo di Stato con il quale questo paese si colloca al margine della comunità delle nazioni". Ci piace Chavez? assolutamente no! Scherziamo? E non è certo quello che abbiamo nella mente e nel cuore, ma qualcosa è. Torniamo alla campagna BDS “Boicottaggio, ritiro degli investimenti e sanzioni” (Boycott, Divestment and Sanctions). E' inutile e dannoso continuare ad inzuppare la lotta di classe in quella melassa illusionistica appiccicaticcia funzionale a tutti tranne che ai popoli oppressi, ma che fa sentire buoni, civili, a posto con la coscienza. Non bere Coca-Cola (ad esempio) non disturba una multinazionale. Se persone singole traggono giovamento da altre bevande (e risparmiano in antidepressivi), benissimo. E’ una pratica di per sè innocua, basta non inventarsi che risolverà il dramma delle trivellazioni selvagge in India (per restare all'esempio della Coca-Cola) che pescano acqua in falde sempre più profonde, dopo aver inaridito quelle superficiali e avvelenano campi e contadini con l'arsenico (epidemie periodiche). Tumori della pelle spaventosi anche a vedersi, anomali, incurabili. Insomma, basta che non la si propagandi. Se ogni bambino trucidato in più spinge
più persone a convertirsi alla causa BDS, siamo anche qui alla rotta. La lettera dei “500 israeliani, decine dei quali “artisti e studiosi rinomati” (terribile la sottolineatura: “rinomati”!) agli ambasciatori stranieri di stanza in Israele, per chiedere “adozione immediata di misure restrittive e sanzioni” è puerile e non avrà alcuna efficacia. Significa ignorare del tutto le motivazioni dell'attacco a Gaza e quelle della costituzione stessa dello stato d'Israele, che rimandano al disfacimento dell'Impero Britannico e poi al controllo strategico del Medio Oriente da parte degli Usa. Ma di quale boicottaggio parliamo? Può mai essere un modo per far cessare il sostegno internazionale a uno stato impiantato e foraggiato in terra d'altri per ragioni imperialistiche, quindi di potere? A uno "stato"? La non-violenza intrisa di buonismo è inutile, non se ne può veramente più. La legittima Resistenza di un popolo viene definita “violenza” (e non stiamo parlando di Hamas). Si sta riscrivendo la Storia e si legittimano tutte le menzogne e le ipocrisie. Fortunatamente, non tutti ci cascano. Hamas, lo lasciamo agli stalinisti. Noi ragioniamo d'altro. La Klein immagina (e risponde) in merito a eventuali, possibili obiezioni al BDS (molto superficiali): 1. Le misure punitive alieneranno anziché convincere gli israeliani. Risposta della Klein: “L'impegno costruttivo ha fallito in pieno e, dal 2006, Israele accresce costantemente la propria criminalità senza fronteggiare misure punitive, al contrario, ricevendo armi e 3 miliardi di $ annui in aiuti dagli USA (...).”. “L'indice della Borsa di Tel Aviv è oggi salito del 10,7 % (...)” E questo non le dice nulla? Una visione economicistica delle crisi (di ogni genere)e delle loro soluzioni è lontanissima da noi. Israele ha iniziato l'ultimo sterminio fiducioso di non dover affrontare costi significativi? Qualcuno si domanda "perchè"? La Borsa di Tel Aviv sfiora una crescita del 13%, per la precisione. Ma quali andamenti segue la Borsa? In Israele le elezioni politiche sono dietro l'angolo: qualcuno lo sa? Hamas è comunque stata eletta con elezioni regolari, ma Abu Mazen "deve" governare perchè così torna comodo all'Occidente. Di quali carote e bastoni si parla? Sono decenni e decenni di massacri, violenze, stragi, morti, fame, niente acqua nè luce, nè medicine, umiliazioni, madri che partoriscono nei campi dietro i check point (lo leggiamo altrove, ma è vero) e padri che tagliano i cordoni ombelicali con un sasso...la carota dov'è? E cosa c'entra? Un popolo intero viene colonizzato, invaso, trucidato, fino a volerne decretare l'estinzione e ci si rifà a un linguaggio aziendale, di fabbrica, dove si dà per scontato chi sia il padrone e chi siano i "sottoposti"? Sottoposti che si difendono con le unghie e con i denti e lo faranno fino all'ultimo (questo è certo). 2. Israele non è il Sud Africa. Risposta della Klein: “No, non lo è (...) In Sud Africa permangono reminiscenze dell'apartheid (...)” No! Permane molto di più. Ed è sull'orlo di un'altra guerra civile. E ancora: “la segregazione in Cisgiordania e a Gaza 2007 è infinitamente peggiore dell'apartheid”. Su quale macabra scala di criminali di guerra? 3. Perché mettere all'indice solo Israele, quando USA, UK e altri paesi occidentali fanno le stesse cose in Iraq e in Afghanistan? (...) Risposta della Klein: “Israele è un paese piccolo e dipendente dal commercio (...)” (!!!!) E' una potenza atomica voluta, armata e sostenuta dall'Occidente (con ricatti bilaterali tra Israele e USA - ma non solo! - e non escluso quello: lobby ebraiche versus atomiche puntate a 360°). 4. Il boicottaggio allontana la comunicazione, c'è bisogno di più dialogo, non di meno. Qui proprio non dialoghiamo. Non si dialoga con i sionisti. Non si dialoga con i nazisti. Non si dialoga con i fascisti. Lasciamolo il dialogo a Napolitano, alla Morgantini, a "Il Manifesto". Possiamo dialogare con quella parte di popolo nello stato d'Israele che REALMENTE lotta CONTRO il proprio governo e CON i Palestinesi. Esistono, una manciata di persone, eroici. Da ultimo: della vicenda personale della Klein non ci interessa un fico secco (magari israeliano). Non sarà perchè qualche azienda ne venderà qualcuno in meno che Israele mollerà la presa su Gaza, così come il ritiro di aziende dal Sudafrica non fu determinato dal boicottaggio. Se questi sono calcoli, ricominciamo dalle tabelline (e dalla storia). "Speranze" cosi' sono irrealistiche e perniciose. (Ci siamo messi contro tutto il mondo? Ci siamo abituati). “La Pace arriverà quando gli Arabi ameranno più i loro bambini di quanto odino noi ”(Golda Meir, quarto premier dello stato d'Israele, Conferenza al National Press Club, 1957)
FOSFORO BIANCO E ALTRE ARMI "NON CONVENZIONALI" SU GAZA
Il video di Al-Jazeera
sull'utilizzo del fosforo bianco a Gaza: Boicottaggio contro fosforo
bianco? Ascolta,
ascolta Israele! Hai fatto una strage di bambini e hai dato la colpa ai loro genitori dicendo che li hanno usati come scudi. Non so pensare a nulla di più infame. A distanza di una generazione, in nome di ciò che hai subito, hai fatto lo stesso ad altri: li hai chiusi ermeticamente in un territorio, e hai iniziato ad ammazzarli con le armi piùfisticate, carri armati indistruttibili, elicotteri avveniristici, rischiarando di notte il cielo come se fosse giorno, per colpirli meglio. Ma 688 morti palestinesi e 4 israeliani non sono una vittoria, sono una sconfitta per te e per l'umanità intera. Ascolta Israele! Io non rinnego la mia storia, la storia della mia famiglia, che è passata dalla Shoah. Però rinnego te, lo Stato di Israele, perché hai creduto di poter far valere il credito della Shoah per liberarti del popolo palestinese e occupare la sua terra. Ma non è così che vanno le cose, non è così la vita. Il popolo di Israele deve vivere di vita propria e non vivere della morte altrui. Ascolta Israele! Io non rinnego la mia storia, la storia della mia famiglia che è passata dalla Shoah, ma io oggi sono palestinese. Io sto dalla parte del popolo palestinese e della sua eroica resistenza. Io sto con l'eroica resistenza delle donne palestinesi che hanno continuato fare bambine e bambini palestinesi nei campi profughi, nei villaggi tagliati a metà dai muri che tu hai costruito, nei villaggi a cui hai sradicato gli ulivi, rubato la terra. Sto con le migliaia di palestinesi chiusi nelle tue prigioni per aver fatto resistenza al tuo piano di annessione. Ascolta Israele! Non ci sarà Israele senza Palestina ma potrà esserci Palestina senza Israele, perché il tuo credito, ormai completamente prosciugato dalla tua folle e suicida politica, non era nei confronti del popolo palestinese che contro di te non aveva alzato un dito, ma era nei confronti del popolo tedesco, italiano, polacco, francese, ungherese e in generale europeo; ed è colpevole la sua inazione. Ascolta Israele, ascolta questi nomi: Deir Yassin, Tel al-Zaatar, Sabra e Chatila, Gaza. Sono alcuni nomi, iscritti nella Storia, che verranno fuori ogni qualvolta si vedrà alla voce: Israele. Stefano Sarfati Nahmad
Li
chiamano self hating jews (ebrei che odiano se stessi). Sono gli ebrei
cittadini di uno stato che ha diffuso nel proprio popolo
un atteggiamento vittimista,
All'avvicinarsi delle elezioni
politiche, lo stato d'Israele (e l'Occidente), preme per indirizzare i Palestinesi verso Abu Mazen (OLP), ed esemplifica con
migliaia
di morti cosa intenda fare nel caso non seguano tale direttiva: sterminarli tutti. Dopo aver disarmato Hamas e Hezbollah, le elezioni per l’Autorità Nazionale Palestinese dovranno svolgersi col controllo di una commissione che giudicherà la “legittimità” delle liste, presieduta dal segretario dell’ONU Ban Ki Moon. Liste tanto “legittime” che potranno parteciparvi solo partiti che riconoscano l'autorità di Abu Mazen, ennesimo burattino (come Karzai o Al Maliki) col compito di neutralizzare la Resistenza e governare contro i risultati elettorali (che avevano favorito Hamas). Abu Mazen “dovrà” governare Gaza con l'ausilio di truppe internazionali al comando della Nato e dei caschi blu dell’Onu (“forze di pace” che, al servizio dell'occidente, combinano sfracelli nell'universo mondo). "Con 88% a Israele e 12% di isolotti blindati all’alleato Abu Mazen, una forza d'occupazione ONU o europea, o Nato, Gaza potrebbe avviarsi all'estinzione come la Cisgordania", scrive Fulvio Grimaldi. Potrebbe...ma noi non lo crediamo. Non siamo statalisti e riteniamo di essere in possesso di molte armi “non convenzionali” di grande efficacia: il coraggio e la solidarietà internazionale. (A)nazionale. (Tanto per esemplificare il nostro modo di ragionare: il fatto che, a Ginevra, il Consiglio per i diritti umani dell'ONU abbia appena approvato una risoluzione che condanna l'offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza, ci preoccupa, invece di sollevarci. Soprattutto perchè si chiede l'invio di una missione internazionale per indagare le violazioni di diritti umani. Che Paesi dell'UE abbiano votato contro è irrilevante, probabilmente non sono ancora chiare le direttive, o non si sono messi d'accordo sulla spartizione dei profitti derivanti dagli aiuti).
IL CAVALLO DI TROIA
La Storia insegna, anche quando è molto antica. Un modo per vincere la resistenza di un popolo o di un paese assediato, ma deciso a non arrendersi e a lottare fino all’ultimo, è prenderlo con l’inganno, di solito con la facilitazione di traditori e spie (foto sopra). Un ottimo sistema è quello di introdurre all'interno del popolo da annientare un elemento apparentemente innocuo, persino pacificatore, quasi un “regalo” o un “aiuto umanitario”, in realtà pieno di insidie micidiali. Non a caso, “cavallo di Troia” è anche il nome di uno tra i virus più micidiali in grado di attaccare un PC dall'interno, dopo esservi stato spedito in genere in confezione “accattivante”. Se non correte in tempo ai ripari, stravolge le comunicazioni, spedisce ad altri i vostri dati personali e combina altri guai difficili da risolvere. Nell’esempio omerico, il cavallo conteneva armate militari nemiche che spalancarono le porte di Troia all’assediante e permisero agli Achei di radere al suolo la città. C’è sempre un lato psicopatologico in ogni vicenda che abbia a che fare col Potere. Nella narrazione classica, l’assedio era stato scatenato da un re la cui moglie era fuggita con un altro e lui si arrogava il diritto di riprendersela attaccando fino alla distruzione un altro popolo. In tempi più recenti, le ragioni delle guerre non sono altrettanto “romantiche” anche se giustificate, a volte, con leggende millenarie, epopee e tragedie storiche che non c'entrano assolutamente nulla e con identico utilizzo del sistema di cavalli, infiltrati e spie Una variante particolare, attuale, di questo sistema è quella di ordire l’inganno servendosi di apparati istituzionali. Tra i tanti esempi possibili, non so quanti ricordino ciò che avvenne a Lima tra il 17 dicembre del 1996 e il 22 aprile1997. Si arriva a un gesto estremo se la situazione è estrema. CLIMA: Fujmori, presidente del Perù,
avvia un programma economico neoliberista che strangola la popolazione e,
per garantire privilegi e interessi delle **************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************** Al-Ri-Eccolo. Osama Bin Laden minaccia ritorsioni conto l'Occidente dei crociati. Ieri lo aveva fatto Al Zawahiri. “Al Qaida” (si fa per dire), puntuale come un orologio svizzero o un timer statunitense, si riaffaccia in televisione. Solito copione. “Et voilà...” Dove ha previsto la CIA la prossima strage? (perchè le ultime parole le abbiamo scritte in “francese”? Lo saprete presto). *****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************
Bollettino stagionale della striscia di Gaza; “Superati i 1000 morti”
...e ancora vi dilettate con i codici a barre?
Per sbarrare il passo a tutti gli Stati (canaglia per
definizione), GLI STATI DEVONO
DIVENTARE PARTICIPI PASSATI.
Non lo pensiamo solamente noi. E' quanto ci viene detto dai compagni Palestinesi
con i quali abbiamo parlato in questi giorni. Lo stato
d'Israele deve essere disarmato. Ma chi cazzo gliel'ha promessa quella terra?
Vediamo ora le
“formule”
proposte (dall'Occidente, non dai Palestinesi) per risolvere quella che è
impropriamente definita “crisi mediorientale”, ma che è solo *La formula 2 X
2 è totalmente superata. Prendi
2 e pagano sempre gli stessi.
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IL CONFINE DELLE
PAROLEIl confine delle parole non è il silenzio. Il confine
delle parole è la bocca, è un abbraccio e quello che può riempirlo. E’
l’ultima parola del vocabolario, la Accogliamo l'invito degli studenti della Sapienza di Roma a pubblicare la foto di una loro azione --------------------------- RISPOSTA PUBBLICA A
TANTICome Associazione e come persone singole sentiamo vicini molti di coloro che parteciperanno, augurandoci che, com'è prevedibile, abbia ottima riuscita. Al tempo stesso, non riteniamo di dover sollecitare ad alcunchè una “comunità internazionale” che non riconosciamo. Premesso che, com'è ovvio, non riteniamo di possedere la verità assoluta, rispondiamo a tutti con ciò che segue. E’ il nostro punto di vista. Pensiamo che: cortei, marce, appelli, convegni tra e per pacifinti, veglie per la Palestina e quant'altro facente parte del consueto armamentario istituente-istituzionalizzato, oggi a favore della Palestina (alla tragica ribalta mediatica), ieri per l’Iraq (se lo ricorda ancora qualcuno?) non servano a nulla se non, nel migliore dei casi: a tenere in pace coscienze individuali “fino alla prossima puntata”; nel peggiore: a foraggiare politicanti di genere vario che traggono profitto dalla morte altrui non diversamente dai trafficanti d'armi. Non crediamo che si debba “punire” il terrorismo israeliano, perchè non siamo legalisti. Se lo fossimo, sarebbe opportuno parlare di un altro Tribunale di Norimberga, o di far funzionare quello dell'Aja per lo scopo presunto per il quale molti immaginavano fosse stato concepito, non per quello effettuale. Ma non ci passa neanche per la testa. Non crediamo nella possibilità reale che lo stato Italiano “rompa ogni complicità politica, militare ed economica con lo stato d’Israele” per la forza dei numeri di piazza. Sempre di Stati e di Poteri si tratta. E di lobbies che infiltrano gli apparati da tempo immemorabile. Poi, di quale “piazza” stiamo parlando? Di Piazza dell'Ancora, a Kronstadt? No, certo. In “piazza” ci saranno Palestinesi, compagni e studenti, anche anarchici, mescolati a: politicanti, razionalisti, pacifinti, duri e puri, moralisti, buonisti, democratici (tanti, un’overdose), veteromarxisti, veteroleninisti, ipocriti, bucolici, trotskijsti (pure loro), donne a lutto, accademici pedanti, frenetici muscolari, papaboys, internazionalisti per un giorno, turisti per caso, criptofascisti, neofascisti, neonazisti...e... tutti per la Palestina! Insomma: comunque vada, sarà un successo. Non sarà però un “forte segnale politico contro un governo complice”. Quel segnale lo stanno dando gli Ebrei dello stato d'Israele al proprio governo, contro il quale si sono apertamente schierati e che li perseguita. E, il popolo, è altro da un insieme eterogeneo di inquietanti ed arcobalenanti cooperative. Il popolo è quello che oggi come ieri sta resistendo a Gaza, ma anche in Cisgiordania, nei campi profughi palestinesi, a Israele stessa, in Iraq, in piccoli villaggi dell'India, in Africa, a Vicenza, o nelle case occupate di San Basilio, nei campi Rom dell'Anagnina, a Primavalle, a Napoli, ad Acerra, tanto per restare in provincia. Quello è il popolo. Non è un'entità astratta, e non si può contrassegnarlo con un numerino: esiste. Anche se, a qualcuno tra i manifestanti, fa talmente paura da doverlo esorcizzare tra un “sic!”, uno “sdoganare” (che, per il popolo, significa tutt'al più: “evitare i controlli della dogana”), un'overdose di “democrazia” con la quale farciscono torte e ricotte la borghesia e i suoi figli che oggi, all'interno di organizzazioni varie, fanno a gara per accaparrarsi l'ultimo Palestinese sul mercato del suolo italico, corteggiando comunità islamiche fino a ieri a loro sconosciute allo scopo persino dichiarato di darsi identità e legittimazione. La manifestazione “riuscirà ”(si dice cosi?), ma non sarà un evento unitario, popolare e di massa. Le “masse” sono quelle che stanno lottando in Palestina e, a voler usare un termine antico, sono tutti i popoli proletari che combattono una guerra di classe. Diffidiamo degli “aiuti internazionali” ufficiali; che arrivino in Palestina dall'Europa o da altri paesi Arabi, non li crediamo mai gratuiti. Sono cavalli di Troia rimpinzati di insidie. O somigliano alle tavolette di cioccolata che i soldati americani gettavano dalle camionette alle popolazioni affamate di Napoli, di Civitavecchia, di Roma. Dopo una “Liberazione” pagata col sangue dei partigiani, trasformando un'Italia dalla Resistenza eroica in una ennesima sudditanza politica. Relegando un'intera provincia del Mediterraneo al ruolo di colonia, di deposito per basi militari NATO replicantesi nel tempo a infestare un territorio dal quale partono anche oggi bombardieri col compito di portare altra “pace” contro altri popoli arabi. Il tutto a suon di missili, di massacri, di stupri culturali, fisici, semantici e territoriali operati dagli ottimi marines, da soldati yankees agli ordini di agenzie di Intelligence, da “alfabetizzati nella diffusione del terrore” contro analfabeti affamati che avevano pur sempre perso la guerra (ieri). O contro popolazioni che hanno magari come unica colpa (colpa?), quella di trovarsi lungo la via migliore, dal punto di vista strategico, per il passaggio di una pipe-line (oggi). La mela avvelenata della strega di Biancaneve è un pasticcino, al confronto di tali “aiuti”. Addormenta una fanciulla alla volta, e per meno tempo. ![]() Il problema della Palestina rimanda a
ridefinizioni di equilibri tra Stati che, a nostro avviso, sono tra loro
molto più in sintonia di quanto appare. Senza contare che, quando accade qualcosa da una parte del mondo, forse si sta cercando - anche - di distogliere l’attenzione da qualche altra parte dello stesso mondo. La chiamano: “politica della terra”, riguarda l'insieme di collegamenti tra persone e cose e stati e territori e risorse e culture in uno scenario globale. Senza dubbio l’informazione manipolata uccide le coscienze, ma ogni Stato la manipola in proprio favore. Impone decisioni non soltanto politico-economiche, ma politico-culturali e miti e Storia e istituzioni e istituti e paura, tutto e sempre in funzione del mantenimento del proprio potere. Non c’è neanche bisogno di spiegarlo in termini di rappresentazioni indotte, o di struttura-sovrastruttura e concetti analoghi, perchè è evidente. C’è una lunga strada da percorrere, però: se mai la si intraprende, mai si potrà arrivare. Crediamo nell’importanza di raccontare, di far emergere le verità, di ascoltare, di fornire strumenti per capire. Di scambiare informazioni non tra intellettuali, tra un'aristocrazia del sapere che si sbrodola addosso e si autoelogia, ma tra chi ha maggiore diritto di sapere, comprendere, valutare, formulare, esprimere opinioni e farle valere. Non fosse altro che perchè non gli è stato mai permesso.
alcuna risoluzione ONU da oltre 40 anni (es. la 242). quando non ne fa, letteralmente e pubblicamente, carta straccia. Dopo aver espulso fin dal 1848 quasi 1 milione e mezzo di Palestinesi, ha scatenato contro la rimanente metà “guerre” che sono in realtà “crimini” all'interno di un’immensa operazione di pulizia etnica. Gli orrori commessi dallo stato d'Israele andrebbero considerati, a rigore, “crimini contro l’umanità”, non crimini di guerra. E' uno stato costruito sullo sterminio della popolazione originaria della Palestina, scientificamente, razionalmente, volontariamente destinata al macello. Le indicibili vessazioni, le torture, l'insieme terrificante delle atrocità messe in atto prima e dopo la nascita d’Israele, la ferocia con cui il Sionismo pianificò la distruzione dei Palestinesi 40 anni prima dell’Olocausto, sono verità storiche da ristabilire senza le quali non si capisce perchè un popolo, massacrato con sadismo inumano da 60 anni, lanci razzi disperati o scelga di farsi saltare in aria. Dopo oltre 100 anni di questa tragedia, resa possibile dalla complicità internazionale, se tutte le verità non vengono raccontate, non si potrà mai parlare di pace, solo di un'ennesima, falsa tregua. Desideriamo profondamente una ripresa forte dell’internazionalismo, ma a partire dall’impegno quotidiano e continuo in azioni molto meno visibili, ma non meno significative. Non crediamo nelle sanzioni, nè nel boicottaggio che, pur essendo una forma anarchica tradizionale di lotta, ci appare superato. Anche le forme di lotta invecchiano e le modalità di azione sono altre dal mettere insieme un così poco significativo ammasso di persone. Centinaia di migliaia di manifestanti con kefje e bandiere palestinesi non fermeranno processi i cui svolgimenti ed esiti sono decisi in altre sedi. I corridoi umanitari per i feriti di Gaza potranno anche aprirsi, ma quante strutture ospedaliere italiane - se non in numero simbolico - potrebbero mai ospitarli in un paese governato da xenofobi, da razzisti, che sta chiudendo le frontiere ad ogni “esubero” oggi forse non più tanto utile ad essere schiavizzato nei campi di pomodori pugliesi? Anche l'invio di materiale e personale sanitario (cosa urgentissima) non può avvenire attraverso canali “istituzionali”, perciò stesso, “controllati”. Se - per il dizionario - la politica è “l’arte del possibile”, ci sembra che oggi debba diventare “l’arte dell’impossibile”. Ci sono molti modi per lottare uniti ed esprimere comunanza, più e prima ancora che solidarietà. Usate la fantasia e mettetela in atto. Nel nostro piccolo, è quello che cerchiamo di fare. Con armi niente affatto “convenzionali”. Ovviamente, qualcuno tra noi sarà presente alla manifestazione a titolo personale e, se dovessero esserci scontri, non faremo mancare il nostro appoggio ai compagni. Racconteremo comunque l’iniziativa che, come già detto, si profila di ampissima partecipazione. Grazie comunque a tutti per gli inviti. --------------------------- Abbiamo ripercorso il cammino di tali squallidi personaggi e, al momento, stiamo approfondendo il “nazimaoismo”: origini, filiazioni e legami con il “Comunitarismo” e i “campi” attuali. E' un lungo lavoro, che presenta molte “sorprese”. Chiediamo a tutti i compagni interessati all'argomento di contribuire con materiali e testimonianze. Grazie. (Wanda). --------------------------- Le
risorse della Palestina alle quali lo stato d'Israele non intende
rinunciare.ACQUA: bene primario. ( prossimamente qui). --------------------------- siti per aggiornamenti: http://english.aljazeera.net/
--------------------------- La
Matematica è un'opinione, si sa (con eccezioni rare, nel corso dei
secoli). Poi ha deciso altre
cose. Ha avuto la possibilità di domandarsi che cosa sia un
“Comitato Centrale”. ---------------------------
--------------------------- Ci
arrivano delle immagini, da Fulvio
Grimaldi. Le
titola:
Non
siamo appassionati di questo genere di simmetrie e l'orrore è l'orrore, sempre.
Consideriamo però Avvertenza: Sono immagini da non mostrare ai bambini. Abbiamo discusso su questo punto, convinti che l'orrore vada risparmiato all'infanzia, ai ragazzini, almeno a quelli che non hanno l'atroce destino di subirlo. L'infanzia è un tempo magico, da rispettare in senso assoluto. Sono le nevrosi criminali degli adulti a stravolgerne il corso. Sono gli adulti, per i loro problemi personali spesso inconfessabili, inconfessati, neppure riconosciuti o (peggio ancora) camuffati da “educazione ai valori ” a rovesciare su uno sguardo innocente le mostruosità commesse da altri adulti, generando sofferenza, terrori, sensi di colpa, problematiche inconscie profondissime che potrebbe essere poi molto difficile risolvere. Al tempo stesso, come altre pubblicate su questo sito negli ultimi giorni, si tratta di immagini che vorremmo scolpite nella memoria di ogni compagno e compagna che abbiano raggiunto un'età che permetta loro di metabolizzarle. Per ragioni tecniche le pubblichiamo in gruppi (con la stessa suddivisione proposta). Reticolati e muri (A) Arresti e
vessazioni
DECISIONE SOVRANA
NOTIZIE
D'AGENZIA “Il Brasile ha
preso una decisione sovrana”. Con queste parole il portavoce del
presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva, ha confermato
all’ANSA
la decisione di concedere lo status di rifugiato politico a Cesare Battisti, presa dal ministro della giustizia Tarso Genro. Il ministro, in un’altra intervista, fa notare di avere correttamente applicato la legislazione e la Costituzione del Brasile, paese con tradizione giuridica liberale in materiali di asili e afferma: “Ciò’ che sta accadendo adesso non è che una reazione ideologica al fatto che Battisti è stato un militante di ultra-sinistra”. Cos'è che “sta accadendo adesso”? Che i giustizieri italiani recriminano. Una società politica preda di deliri vendicativi e paranoici, che vorrebbe uno Stato penale-militare-giustizialista, e la società “civile” (sua interfaccia che ancora c'è chi si ostina a definire “popolo” perchè il popolo non lo ha mai visto e non sa neppure cos'è, ma non siamo in grado di ridare la vista ai ciechi), assetati di altro sangue, sopportano male. Tra stupiti, rammaricati e disapprovanti: Fini, che chiede al governo brasiliano di mutare la sua decisione, ritenendola inaccettabile. Ha scritto a Lula, anche a nome di tutte le forze politiche rappresentate alla Camera dei deputati, sottolineando lo sconcerto dell’opinione pubblica. Dolendosi che “con tale provvedimento, il Brasile sia oggi l'unico Paese al mondo a riconoscere lo status di rifugiato a un italiano” (7 Paesi hanno sistematicamente risposto “no” alle richeste di estradizione, da parte della Repubblica Italiana, di imputati o condannati a seguito degli anni definiti “di piombo”: Francia , Brasile, Canada, Gran Bretagna, Argentina, Grecia, Nicaragua sono, per lui, evidentemente parte di un'altra galassia e si sta ridefinendo la geografia anche più e anche in un altro senso da ciò che appare ad occhio nudo). Oltre a Fini, molti altri (che non passeranno alla Storia e neppure alla Geografia), tra i quali: Il presidente del Senato, Renato Schifani. Il presidente della Repubblica, che ha inviato una lettera (e, in questa materia, è ferreo, neppure dialogante, come di solito). Felici, non rammaricati e approvanti: tutti quelli che si battono perchè venga data finalmente soluzione politica a una vicenda che continua a stritolare tante vite, attraverso una legge di amnistia, di rinuncia alla pena. tutti quelli che non possono non rallegrarsi del fatto che l’escalation del controllo e della sorveglianza, collegata a psicosi della sicurezza e delirio punitivo, abbia subito un ennesimo smacco. ---------------------------
FOSFORO
BIANCO
DIALOGO?
PIOMBO
IMPUNITO Per giustificarsi, il terrorismo di
stato fabbrica terroristi: semina odio e raccoglie pretesti. Tutto indica che
questa macelleria di Gaza, che secondo gli autori vuole sconfiggere i terroristi, riuscirà a moltiplicarli. Dal 1948 i palestinesi vivono una condanna alla umiliazione perpetua. Senza permesso non possono nemmeno respirare. Hanno perso la loro patria, la loro terra, l'acqua, la libertà, tutto. Non hanno nemmeno il diritto di eleggere i propri governanti. Quando votano chi non devono, vengono castigati. Gaza viene castigata. Si è trasformata in una trappola per topi senza uscita da quando Hamas vinse limpidamente le elezioni dell'anno 2006. Qualcosa di simile era accaduto nel 1932, quando il Partito Comunista aveva trionfato nelle elezioni in Salvador.Inzuppati nel sangue, i salvadoregni espiarono la loro cattiva condotta e da allora vivono sottomessi a dittature militari. La democrazia è un lusso che non tutti meritano. Sono figli dell'impotenza i razzi caserecci che i militanti di Hamas, rinchiusi a Gaza, sparano con mira pasticciona sopra le terre che erano state palestinesi e che l'occupazione israeliana ha usurpato. E la disperazione, al limite della pazzia suicida, è la madre delle spacconate che negano il diritto all'esistenza di Israele, urla senza alcuna efficacia, mentre una molto efficace guerra di sterminio sta negando da anni il diritto all'esistenza della Palestina. Già non ne resta molta di Palestina. Passo dopo passo Israele la sta cancellando dalla mappa. I coloni invadono e dietro di loro i soldati modificano la frontiera. I proiettili sacralizzano il furto, in legittima difesa. Non c'è guerra aggressiva che non dica d'essere guerra difensiva. Hitler invase la Polonia per evitare che la Polonia invadesse la Germania. Bush invase l'Iraq per evitare che l'Iraq invadesse il mondo. In ognuna delle sue guerre difensive Israele ha inghiottito un altro pezzo di Palestina, e il pasto continua. Il divorare si giustifica con i titoli di proprietà che la Bibbia ha assegnato, per i duemila anni di persecuzioni che il popolo ebreo ha sofferto, e per il panico causato dai palestinesi che hanno davanti. Israele è il paese che non adempie mai alle raccomandazioni e nemmeno alle risoluzioni delle Nazioni Unite, che non si adegua mai alle sentenze dei tribunali internazionali, che si fa beffe delle leggi internazionali, ed è anche il solo paese che ha legalizzato la tortura dei prigionieri. Chi gli ha regalato il diritto di negare tutti i diritti? Da dove viene l'impunità con cui Israele sta eseguendo la mattanza di Gaza? Il governo spagnolo non avrebbe potuto bombardare impunemente il Paese Basco per sconfiggere l'Eta, né il governo britannico avrebbe potuto radere al suolo l'Irlanda per liquidare l'ira. Forse la tragedia dell'Olocausto comprende una polizza di impunità eterna? O quella luce verde proviene dalla potenza più potente, che ha in Israele il più incondizionato dei suoi vassalli? L'esercito israeliano, il più moderno e sofisticato del mondo, sa chi uccide. Non uccide per errore. Uccide per orrore. Le vittime civili si chiamano danni collaterali, secondo il dizionario di altre guerre imperiali. A Gaza, su ogni dieci danni collaterali tre sono bambini. E sono migliaia i mutilati, vittime della tecnologia dello squartamento umano che l'industria militare sta saggiando con successo in questa operazione di pulizia etnica. E come sempre, è sempre lo stesso: a Gaza, cento a uno. Per ogni centro palestinesi morti, un israeliano. Gente pericolosa, avverte l'altro bombardamento, quello a carico dei mezzi di manipolazione di massa, che ci invitano a credere che una vita israeliana vale quanto cento vite palestinesi. Questi media ci invitano a credere che sono umanitarie anche le duecento bombe atomiche di Israele, e che una potenza nucleare chiamata Iran è stata quella che ha annichilito Hiroshima e Nagasaki. È la cosiddetta comunità internazionale, ma esiste? È qualcosa di più di un club di mercanti, banchieri e guerrieri? È qualcosa di più di un nome d'arte che gli Stati uniti si mettono quando fanno teatro? Davanti alla tragedia di Gaza l'ipocrisia mondiale brilla una volta di più. Come sempre l'indifferenza, i discorsi inutili, le dichiarazioni vuote, le declamazioni altisonanti, i comportamenti ambigui rendono omaggio alla sacra impunità. Davanti alla tragedia di Gaza i paesi arabi si lavano le mani. Come sempre. E come sempre i paesi europei se ne fregano. La vecchia Europa, tanto capace di bellezza e perversione, sparge una lacrima o due mentre segretamente celebra questo colpo maestro. Perché la caccia agli ebrei è sempre stata un'abitudine europea, ma da mezzo secolo questo debito storico viene fatto pagare ai palestinesi, che pure sono semiti e non sono mai stati, e non sono, antisemiti. Essi stanno pagando in sangue contante e sonante, un conto altrui. Questo articolo è dedicato ai miei amici ebrei assassinati dalle dittature latinoamericane sostenute da Israele. Eduardo Galeano EDUCAZIONE ALLA PACE
--------------------------- IL PRODOTTO DELLE CIRCOSTANZE
“Se Hamas dimostrerà di
aver capito il messaggio, potremo
fermarci, ma se continuerà a sparare, proseguiremo. BILANCI PROVVISORI DI EFFETTI COLLATERALI E PRODOTTI
DELLE CIRCOSTANZE POPOLO PALESTINESE: A parte quanti devono
ancora essere recuperati sotto le macerie,
in tre settimane sono state uccise 1500 persone, di cui solo un centinaio di combattenti. I feriti sono circa 6000, moltissimi dei quali destinati ad una morte atroce perchè feriti in modo gravissimo e incurabili in quanto colpiti da armi non convenzionali.1 milione mezzo di persone contaminate dalle bombe all’uranio. 220.000 senza tetto per la distruzione di 22000 abitazioni. STATO D'ISRAELE: 10 soldati e 5 civili. A GAZA: FAME, SETE E FORTE RISCHIO EPIDEMIE, anche in relazione all'acqua, non più potabile per il collasso del sistema. Tuttte le infrastrutture indispensabili alla vita sono state distrutte. Mancano beni di prima necessità e medicine. E' stato consentito l'accesso nel territorio a una cinquantina di medici stranieri per sostenere e dare il cambio a quelli palestinesi. Mancano però i materiali di emergenza, l'elettricità c'è soltanto per poche ore al giorno, le strutture sanitarie utilizzano i generatori. DANNI MATERIALI: 220000 case distrutte; 16 edifici governativi e 20 moschee rasi al suolo dai bombardamenti; Persino L'ONU denuncia che i massicci bombardmenti israeliani hanno danneggiato circa un quinto delle sue strutture, tra scuole, magazzini, strutture di accoglienza e uffici. Per Misna Chris Gunnes, portavoce dell'agenzia dell'Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa): l'80% della popolazione di Gaza dipende oggi dagli aiuti umanitari. Persino AMNESTY INTERNATIONAL ha verificato tracce di uso di fosforo bianco in aree abitate e frequentate da bambini, definendo l'azione di Israele un “crimine di guerra” (ma non lo è: è un crimine contro l'umanità). STIMA PROVVISORIA DEI FONDI NECESSARI A RIMEDIARE AD ALCUNI DANNI MATERIALI: 1,9 miliardi di $ LA RICOSTRUZIONE
Il re dell'Arabia Saudita Abdullah ha promesso aiuti per un
miliardo di $. Chi li riceverà? Chi potrà gestirli? Sciacalli
e profittatori di morte che si chiamano in molti modi. Israele intende gestire la ricostruzione e il controllo sugli aiuti “per evitare progetti dei quali possa beneficiare Hamas”. Sono in molti a premere per immediate elezioni-truffa e la vittoria-truffa di Abu Mazen favorirà la speculazione sugli aiuti. “l'UE potrebbe revocare le sanzioni economiche imposte a Gaza dopo l'arrivo al potere di Hamas”, fa sapere Nicolas Sarkozy. I ministri degli Esteri della UE, appena incontratisi a Bruxelles, si riuniranno ancora per discutere insieme alla Livni e ai rappresentanti di Egitto, Turchia e Anp. Noi non siamo per Hamas, ovviamente. Quando sarà permesso al popolo palestinese di poter scegliere veramente? (Scudi umani, scudi crociati, crociati, scudi) ...il tutto e' falso il falso e' tutto... (Giorgio Gaber) Gaber scrisse, con
Luporini, i testi dei suoi ultimi lavori - sempre più pessimisti - in uno stato
di sconforto e disillusione. Sono testi che manifestano profondità e maggiore attenzione all'ascolto della realtà rispetto a certi orecchi “assoluti” che percepiscono il “la” per accordare i tasti, ma non sono poi in grado di suonare. Hanno accompagnato molte cose. In negativo: il crescente cinismo, il disincanto, la rinuncia agli ideali, a quel desiderio che percorre la storia, sempre: vivere in modo umano, nella libertà di tutti, nella bellezza del riconoscimento dell'alterità, nell'armonia della natura, abbracciando la vita, amandola e difendendola attraverso la lotta contro tutto ciò che è ingiusto, ignobile, nell'ordine del mostruoso. In Occidente (anche a seguito di sfaceli, lutti e delusione per sogni incommensurabili e per lotte che non hanno portato al risultato desiderato) al tramonto delle ideologie è seguita anche la nascita di dottrine che - pur negando di essere tali - lo sono nei fatti. Alcune sono chiaramente fasciste. Altre accorpano negli insulti rabbiosi “destra e sinistra” (entrambe “pretese” tali). Considerando “datata” ogni contrapposizione, pretendono di “superarla” avvalendosi di opininoni “bipartisan”, che non lo sono affatto, anche perchè le idee bipartisan coincidono sempre con quelle dominanti. E' un atteggiamento mentale inutile a cambiare anche solo di un po' il corso delle tragedie nelle quali ci troviamo immersi e che (non a caso) ha radici nell'estrema destra USA. La strada senza uscita dell'anticonformismo ad ogni costo favorisce confusioni, ostacola opposizioni e avvia verso una soluzione praticamente obbligata: la rinuncia. Il rischio è anche in relazione all'età. Può indurre alla perdita della fiducia in sè stessi e all'adesione (non sempre consapevole, ma spesso si') ai modelli imposti; o spingere a quel triste rinchiudersi in cenacoli di intellettuali da cui poi ritirarsi (magari in campagna, tra orticelli biologici) cercando di salvare il salvabile di sè (possessi-affetti personali inclusi) e il resto - ma proprio tutto il resto - ...alla malora. Come dire: abbiamo già dato. In entrambi i casi - e in tutte le possibili declinazioni - se ne avvantaggiano unicamente sempre gli stessi. In positivo, le ultime canzoni di Gaber offrono scampoli di verità e spunti interessanti rispetto a quanto accaduto in Italia dagli anni '80 in poi; iniziato parecchio tempo prima, nel mondo. Viviamo nella continua falsificazione del reale all'interno della società mondiale spettacolarizzata dove il tutto è merce e la merce è il tutto. Noi continuiamo comunque a dare fiducia (non “bipartisan” e non alle formazioni per così dire: “ufficiali”), pur sapendo che può venire continuamente tradita. Anche oggi. E anche in questo stesso istante. Fiducia e propaganda...come orientarsi? Faithfully or not faithfully, in diretta o in replica, Obama è stato eletto presidente degli Stati Uniti d'America. Ha provocato isteria da stadio affacciandosi al balcone del mondo virtuale e di quello reale per caratteristiche legate a “forma” e colore; per i fondi stanziati dalla grande finanza - che li richiederà indietro - per illusionisti, profittatori, delusi, illusi, indebitati, poveri; per il massiccio e abile dispiegamento di operatori di marketing che hanno saputo “piazzarlo” sul mercato nazionale statunitense cercando di ri-lanciare gli USA su quelli di tutto il mondo. Il Vaticano (già in possesso di un sito internet), da oggi, è anche su You Tube. Da li', poichè “I mezzi di comunicazione sono doni di Dio”, come ha spiegato il papa dal balcone di un'altra santa (?) sede, offrirà video e notizie in italiano, inglese, spagnolo e tedesco. Comunicazioni-istruzioni provenienti dall'alto, da un Dio occidentale, informatico, al passo con la moda; poliglotta, ma non al punto di sprecare il suo tempo ad imparare altre lingue (che so? L'Arabo?). Un “Dio” salvatore che cerca la propria salvezza nel lifting, ma che appare invecchiato dal momento che dimentica che lui è/sono veramente tanti e a tutti parla/parlano in una lingua soltanto (e non composta da vocaboli). Comunicazioni “super partes” (ovviamente!), per cristani-crociati d'Occidente e comunicazioni di servizio/i. Dopo aver piazzato “Dio” a bordo dei carri armati e su diversi mercati alla Scientology (la “vendita delle indulgenze”, al confronto, è uno scambio di figurine),a quando il web di Dio? Un God-on-line che permetta di fare le proprie rimostranze in diretta, dal momento che le TRE cose - sostanzialmente UNA - di cui, a quanto ci risulta, i molti Dio hanno parlato al mondo, sono state aumentate considerevolmente di numero e poi, codificate in leggi e tavole delle leggi sbagliate, tradotte in un'esagerazione di “Comandamenti”? Ma chi sarebbe questo “Dio”, un Comandante in Campo? Il generale Petraeus? In attesa del suo web, si può cercare di immaginarne l'indirizzo e-mail. Potrebbe essere: seciseibattiuncolposututtaquestaschifezza@qualchecosa.immediatamente N.P. (Nota Provinciale) La Gelmini, per non essere da meno e ritenendosi Dio anche lei, risponde comunicando - sempre in televisione - il proprio posizionamento aziendale su Face Book-made in CIA (ne abbiamo parlato, nel web), per “parlare ai giovani attraverso lo strumento che loro utilizzano di più”. Le leggi, scolpite sulle tavole e sui cuori di pietra - con rispetto per le pietre - degli strateghi della propaganda, retrobottega del Potere con tutte le sue ingiunzioni criminali e avamposto delle truppe di Giuda (fratello di quel grande fratello che tutto osserva anche per vendere mistificazioni della realtà, contro ogni fosforosa incenerente evidenza), fanno rimbalzare per ogni dove gli “scudi umani” che sarebbero stati utilizzati da Hamas: civili e, soprattutto, bambini. E' una propaganda massiccia e multimediale (digitalmente manipolata?), a colpi di innocenti massacrati, che fa schifo di per sè. Rappresenta un'ennesima arma, questa volta molto convenzionale. Il tentativo è quello di distogliere l'opinione pubblica (cioè il pensiero di quella massa media che compra, paga, si indebita, si assicura e vota) dalle immagini terribili della popolazione della striscia di Gaza, martire bombardata dall'aviazione israeliana. E indirizzarla contro Hamas, (che, lo ripetiamo: "non" ci piace affatto) insieme all'odio per l'intero popolo arabo, barbara e perenne minaccia per il “civilissimo” mondo occidentale. Criminalizzare la vittima è termine utilizzato, prima che in ambito sociale, in campo psicoterapeutico (effetto collaterale di tutto ciò, a livello locale, anche: l'odio per “lo straniero”). ![]() Gli
occidentali (e gli amici loro) hanno sempre cercato di occultare, attraverso la
propaganda, i loro stermini. Per nascondere per decenni il più grande
genocidio della storia dell'umanità, quello di 150 milioni di indiani d'America, (la stessa cifra degli attuali abitanti del Pakistan, avrà un significato?), i predecessori del “presidente dell'Illinois” falsificarono vergognosamente la realtà cercando di propagandare quest'idea: “l’unico indiano buono è l'indiano morto”. Differenti generazioni di ingegneri dell'informazione hanno via via aggiornato le tecniche di marketing. Oggi, se si è costretti a trasferirsi negli USA, nel prepararsi - su testi obbligati - per l'inevitabile esame di storia americana, ci si imbatte subito (primo capitolo) nei “pionieri”. Le bugie oltre i limiti del ridicolo sono accompagnate da illustrazioni a colori di valorosi colonizzatori nel momento del loro incontro con i nativi . C'è da non crederlo: si sorridono, si abbracciano e l'intera pagina è costellata da un'overdose di cuoricini (visto con i nostri occhi). E' chiaro che nessuno - o quasi - ritiene oggi che le cose siano andate proprio cosi', ma c'è da rimanere perplessi. Le false informazioni, anche corredate di false prove, sono ricorrenti e infinite, almeno quanto le guerre nordamericane. Per tutte: quelle fornite all'ONU dall'amministrazione Bush (Bush 2°, prova, ciack, si gira) per le quali l'Iraq di Sadam Hussein sarebbe stato “inequivocabilmente” in possesso di armi di distruzione di massa per giustificare una guerra d'invasione con milioni di morti e distruzioni all'infinito. Anche allora, partecipò alla criminalizzazione del regime di Sadam tutta l'informazione di marketing ufficiale dell'occidente. Solo un paio di mesi fa Bush, su questo tema, ha ammesso: “O.K. Mi sono sbagliato”. E c'è persino chi si scandalizza se qualcuno gli tira addosso un paio di scarpe (impossibilitato a fare altro). Oltre a ciò, i manipolatori dell'informazione sanno bene che le smentite sono sempre molto meno efficaci rispetto al primo messaggio. A volte non vengono neppure lette, se pubblicate e, comunque, il tarlo del sospetto si è ormai insinuato. Qualcuno può finire, per sovraccumulo di informazioni false, nella trappola di quelle dottrine in apparenza anticonformiste, ma nella realtà disfattiste che, equiparando cavoli e capre, aggressori e aggrediti, finiscono ad azzerare tutto “piazzando” sul mercato il sospetto generalizzato e un crescente senso d'impotenza - acquistato a prezzi d'occasione anche perchè dubitare fa sentire più “intelligenti” rispetto al dare fiducia - con le conseguenze accennate. Dietro la propaganda che autorizza stragi, bombardamenti, torture, genocidi, c'è l'intreccio di denaro e potere, che, in termini politici, va sotto il nome di capitalismo. Ma anche sotto il nome di follia. Non la follia sana di un artista, di un poeta, di un combattente che si aggrappa con tutte le sue forze a uno scampolo di umanita' e di speranza riuscendo a intravederne un bagliore lungo l'orizzonte del sogno. No, si tratta di follia criminale. Via da questa pazza follia. E, già che ci siamo: ci piaceva Sadam Hussein? Ovvio che non rappresentava in alcun modo nulla che ci somigli. Però: perchè lasciare che sia solo la destra, che siano i negazionisti dell'olocausto, i neo-nazisti, gli stalinisti, gli statalisti etc. a raccontare cose che dovrebbero essere conosciute dai compagni? (Eppure ... una ragione di questo silenzio c'è, la scopriremo più avanti, mano sul fuoco!). --------------------------- VIA DALLA FOLLIA DELLA SEGREGAZIONECOLPEVOLI DI COSA? FUGA DI MASSA A LAMPEDUSA ![]() Che oltre 1000 reclusi dentro una ex
base NATO trasformata in Cpa (centro di prima accoglienza) per donne e uomini
per i quali l'"accoglienza" è fatta
di lucchetti, sbarre e reticolati, fame, freddo, assenza di cure mediche, grave violazione dei diritti fondamentali di migranti e rifugiati, riescano a forzare i cancelli, ad aggirare i controlli dei questurini e a fuggire al grido di "Libertà" è di per sè una felice notizia. Che poi la popolazione dell'isola li applauda, si mobiliti, organizzi partecipatissimi scioperi generali e decida di restituire le schede elettorali unendosi ai migranti nella lotta contro l'apertura del nuovo centro di identificazione ed espulsione progettato dal ministero dell'Interno...è un fatto. Non ci interessano le possibili strumentalizzazioni politiche. Può non rimanere un episodio isolato. Intanto, è un piccolissimo passo di solidarietà. Accade oggi, a Lampedusa. Le notizie su http://www.sanbenedetto.org/ Pubblichiamo un allegato ricevuto e la risposta inviata.
Carissima
Wanda, comprendo le difficoltà del lavoro prezioso che state portando avanti. E il
coraggio, l'“onestà
intellettuale” (espressione
che entrambe detestiamo ma che, IN QUESTO CASO, mi sembra la più corretta). Il mondo è pieno di manipolatori, imbroglioni, voltagabbana, traditori e spie. Lo abbiamo visto in passato. Lo stiamo vedendo oggi, con la Palestina: interessi vergognosi pescano nel sangue degli innocenti per autentico odio verso il popolo ebreo scaturito da un'ideologia nazista (dissimulata) non diversa da quella di uno stato che non dovrebbe proprio esistere, come gli altri e del quale i compagni ebrei sono anche loro vittime. Le nostre posizioni sono state sempre chiarissime, in nessun punto ambigue o fraintendibili. Alla fine tutto si risolve in questo: crediamo nei popoli, non negli stati. Le bandiere nazionali le bruceremmo tutte. Ma, nel torbido, giocano sempre in tanti: da quelli che si esprimono in termini militari e militaristici (il lessico, come sai, non e' secondario) agli strateghi “machiavellici” per i quali il fine giustifica sempre i mezzi, a chi immagina che fini differenti possano essere utilizzati per soddisfare i propri teoremi (la loro concezione nazional-totalitaria- comunitaristica-familistica del mondo). C'è volonta' di potenza e delirio mitomane, in molti casi? Si'. C'e' ingenuità in altri? Non lo so. C'è, da qualche parte, un reale tentativo organizzato di azzerare nel concreto ogni possibilità di opposizione reale, di popolo, in questa provincia del mondo? In passato, sicuramente si'. Oggi : “forse”. Da un lato: non partecipiamo alla bagarre complottista, che aumenta la confusione e il sospetto generalizzato, non giova, fa il gioco della destra che l'ha architettata. Tendiamo a dare fiducia, fino a prova contraria. Dall'altro: fare attenzione e smascherare i falsi compagni è fondamentale perchè nessuno cada più nei loro squallidi trabocchetti (in passato è accaduto a molti). So quale angoscia possa dare occuparsi di queste faccende. Quando sul web hai letto “via da questa folle follia”, non era stato scritto a caso. Apprezzo moltissimo il lavoro che state svolgendo, gli daremo ampio spazio. Prendetevi il tempo necessario. Marina ---------------------------
Per sempre CONTRO, finche' ci lasciano la voce Solidarietà con Oreste Scalzone e altri 200 fermati a
Parigi Samedi 24 janvier 2009 Paris/Goutte D'or ore 17. Oreste fermato insieme
ad altri 200... Il
corteo per la libertà dei compagni arrestati e contro la politica
antiterroristica, parte dal Metro Barbés e si dirige alla Goutte
D'or. Dopo aver Manifestazione nazionale a Parigi 31/01 "NE NOUS LAISSONS PAS TERRORISER PAR L’ETAT" --------------------------- SPALANCATE I CANCELLI
I cancelli
dell'odio, i cancelli di tutte le discriminazioni, i mille cancelli delle
galere, le sbarre che rinchiudono, occultano e separano questi da quelli, i
cancelli dei manicomi, le cassaforti del potere, i cancelli di morte dei mari non traversabili, delle coste non raggiungibili, i confini armati, i cancelli che vi dicono che non esistono e però poi vi impediscono di varcarli, le porte blindate, quelle di tutti i lager costruiti per rinchiuderci chi, di volta in volta, è ritenuto scomodo, esubero di un mondo militarizzato, i cancelli della memoria, ma non per non darsi l'alibi a costruirne di nuovi, imprigionarvi e massacrarvi altri esseri umani, i cancelli che cancellano le verità, la libertà, il diritto di esistere...e anche quei cancelli che vi illudete di esservi costruiti da soli, ma cosi' non è le difese, le porte blindate della comunicazione, i muri delle braccia serrate a trattenere i sentimenti, i cancelli del cuore, della fantasia e della mente, i cancelli della vostra paura, delle vostre tante paure, muraglie dell'indifferenza, sbarramenti di norme, di diffidenza, d'orgoglio, cancelli per non far trapelare emozioni, per non provarle, i criminali cancelli del “questo e' MIO” e “questo e' TUO”, i cancelli delle proprietà ... ...cancelli da cancellare per sempre. Ma che aspettate?
Se una sola persona grida il suo NO, è considerata pazza. Se sono milioni di persone a gridare insieme lo stesso NO, avrebbero davvero la possibilità di cambiare il mondo. --------------------------- Segnali
Se tu batti un colpo
fuori tempo CENTRO DI RELAZIONI UMANE TESEO http://blog.libero.it/lamediseta/ Aperto alla collaborazione di utenti ed ex utenti psichiatrici, e di artisti, creativi, giovani, anziani... ---------------------------
Milano:
nell'attuale quadro di repressione militarizzata, il 22 gennaio, è stato
sgomberato il Centro Sociale Conchetta,
---------------------------
L'APARTHEID DELLA MEMORIA GIORNATA DELLE MEMORIE Ricordo che ero
un Pellerossa, un “Sioux”, come mi chiamavano “loro”; ricordo che vivevo in una terra
bellissima, dove qualcuno venne a cercare l'oro; ricordo
Onoriamo i morti
cominciando a rispettarli,che ero un Africano e portarono via me e tutti i miei amici, incatenati su una nave da corsa; ricordo che ero un Armeno, dissero che nessuno si sarebbe mai ricordato dello sterminio del mio popolo; ricordo che ero un Iraqueno prima di diventare un “effetto collaterale”; ricordo che ero nato in un paesino del Texas quando arrivarono persone incappucciate, ma non era tempo di carnevale; ricordo che ero una Bambina quando vennero a prendere noi che abitavamo nel ghetto e ci caricarono su delle camionette per portarci ad Auschwitz; ero un Omosessuale quando mio padre se ne accorse; ero una Donna quando mi innamorai di un altro uomo e mio marito mi scopri'; ero un Afghano quando vennero per i nostri campi di oppio e per il petrolio; ero un Sudafricano durante l'apartheid; ricordo di essere stato un Marinaio di Kronstadt; ero un Palestinese prima di diventare un “prodotto delle circostanze”; ero una Madre, ero un Padre, un Figlio, una Figlia, ero un Uomo anziano, ero una Donna anziana, ero appena nato, ero appena nata; avevo dei disturbi emotivi in un mondo di “sani”, ero lo Scemo del villaggio, la Pazza del paese; ero una Prostituta prima che chi diceva di volermi proteggere decise che non gli servivo piu'; ero un Nomade della Romania, ero un Ragazzo di Praga, ero un Anarchico, avevo raccolto una bamboletta in un campo senza sapere che conteneva un timer, ero una Combattente, ero giovane quando mi rifiutai di combattere una guerra che non mi apparteneva; ero un Colombiano, un Argentino, un Peruviano, un Cileno, un Pakistano, ero a Bhopal, ero a Seveso, ero andato a pagare una cambiale a Milano, nella banca sbagliata; ero in una piazza sbagliata, a bordo di un treno sbagliato, di un aereo che sorvolava Ustica; ero un Fuori casta a Calcutta, un Imigrato in Italia, un Somalo, un Senza tetto; ero a Serajevo, ero uno Studente ad Atene, ero un Mendicante a Parigi, un Irlandese, un Ribelle, un Ragazzo di Mumbai, un Prigioniero in una delle loro prigioni; ero una Prigioniera, ero un Kurdo, ero ad Hiroshima, ero a Nagasaki, ero un Operaio che lavorava al “nero” quando caddi giù dall'impalcatura, ero un Comunista sotto il maccartismo, ero un Albanese, ero un Libanese prima di essere definito “male necessario”; un bambino iraqueno prima di divenire “un prezzo necessario”, ero un Uomo povero, ero un Poeta, ero in un commissariato quando sono stato scaraventato da una finestra, ero una Giornalista che aveva scoperto una cosa che “non si doveva” scoprire, ero un Ragazzo di Genova e avevo vent'anni; stavo pregando in una Moschea, in una Chiesa; ero un Partigiano, ero una Bambina alla quale si è fermato il cuore per la paura, durante un bombardamento, ero un Ragazzino e il mio cuore e' volato insieme ai loro aerei da guerra, ero un Uomo e il mio cuore s'è spaccato per il dolore; ero un Torturato e non ho sopportato più a lungo, ma mi sono rifiutato di parlare; ero molto giovane quando capitai in un gioco tanto più grande di me; non ricordo che età avessi, ma solo che scelsi di uscire senza troppo rumore da quella che continuavano a chiamare “vita”; avevo un angelo, prima che il mondo le indurisse il cuore, non riuscii mai a sopportarlo; ero solamente una Donna quando mi appiccarono il fuoco chiamandomi “strega”...etc. etc. etc. E di che cosa avete ancora paura? Cos'altro può ancora terrorizzarvi? ... potremmo continuare all'infinito, attraversando epoche e latitudini... Tutti e tutte vanno ricordati. Compartimentare le memorie è utilizzare i
morti speculando, per motivazoni politiche, su milioni e milioni di vite,
stroncate per ragioni di Potere. Quei morti sono rivendicati da questi; questi da quelli. Scambiati, barattati, come le figurine. Non ci sono morti di serie A e morti di serie B. Ci sono solo morti che sembrano non bastare mai. E ancora c'è qualcosa da utilizzare, da estrarre dalle loro ceneri per giustificare altri stermini, per istigare all'odio etnico, all'odio “di razza”, seguendo categorie deliranti. non celebrando giornate dell'apartheid. Cosi' come non celebriamo il giorno delle donne, degli omosessuali nè di alcun altro. E' insieme che si vince o si perde. Al momento, ricordiamo i morti tirandoci fuori dalla criminale retorica degli sciacalli che continuano a spartirsi i poteri mondiali (e le poltrone in provincia) a suon di massacri --------------------------- CRISI DIPLOMATICA ITALIA-BRASILE NOTIZIE D'AGENZIA http://www.adnkronos.com/IGN/Politica/?id=3.0.2944268300 La
decisione di concedere asilo politico a Cesare Battisti è
fondata su basi giuridiche "interne ed internazionali".
---------------------------Testo integrale della della lettera inviata dal presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: "Signor Presidente, Giorgio Napolitano, Ho l'onore di rispondere alla lettera di Vostra Eccellenza, del 16 gennaio, riferita alla decisione dello Stato brasiliano di concedere lo status di rifugiato politico al cittadino italiano Cesare Battisti. Vorrei, in questa occasione, esprimere a Sua Eccellenza la piena considerazione del potere giudiziario italiano e dello Stato democratico di diritto vigente in questo paese, ed affermare la mia fiducia nel carattere democratico, umanista e legittimo dell'ordinamento giuridico italiano. Chiarisco a Sua Eccellenza che la concessione della condizione di rifugiato al signor Battisti è un atto di sovranità dello Stato brasiliano. La decisione e' basata nella Costituzione brasiliana (articolo 4°, X) nella Convenzione del 1951 delle Nazioni Unite relativa allo Statuto dei Rifugiati e nella legislazione brasiliana (Legge 9.474/97). La concessione dell'asilo e le considerazioni che la accompagnano sono ristrette ad un processo concreto, essendo state emesse con fondamento in elementi e documenti di un procedimento specifico. Voglio, in questa occasione, manifestare a Sua Eccellenza la mia fiducia che i legami storici e culturali che uniscono il Brasile e l'Italia continueranno ad ispirare i nostri sforzi tesi ad approfondire le nostre solide relazioni bilaterali nei più diversi settori". ...ma ai giustizialisti italiani non basta mai. Viene richiamato l'ambasciatore a Brasilia. ![]() - Si', vabbe', ma avevo inviato un testo politico...(???) - Lo so, lo so... saremo alle solite...(!!!) - oh, mon Dieu! --------------------------- MILK
http://it.youtube.com/watch?v=dS91gT3XT_A Ci tiene a farmi vedere
“Milk”. Sull’autobus, diretti al cinema, guardiamo le persone. Vedo “facce”;
tante e tutte belle. Una signora africana con un solo dente, labbra rosso corallo; occhi limpidi, un copricapo colore della sabbia e del nomadismo, conoscono cieli e spazi che non e’ dato immaginare da qui. Un uomo magro, camicia col colletto a punte anni ’60, aria da imbroglione simpatico; cappotto liso, qualche anno di carcere nascosto tra le rughe del viso; viso bellissimo, alla William Holden. Un Rom, due o tre ragazze fuori-moda-corrente, signore anziane e curate al meglio che si può (è sabato!). Facce che sono “facce”. Scendendo, a Piazza Venezia, le facce cambiano. A parte l’ultimo centurione - costume noleggiato al negozio d’angolo - che, con accento slavo, propone foto a turisti giapponesi, per il resto (ma ci sara’ pur stato), nessuno somiglia a un essere umano. Tra celluloide e lifting, un abuso di plastica (del tutto indifferente alla crisi e alle crisi petrolifere) si propagano, nell’etere umidiccio, profumi di marche costosissime mescolate a puzzo di tubi di scappamento (vie di fuga?) di Mercedes e di Bugatti appartenenti a figli brutti come i loro padri, con un glorioso avvenire finanziario e pessimi piazzamenti nella classifica di qualunque serio concorso di bellezza. Non faccio alcuna “estetica della sfiga”, solo una constatazione. Al cinema, ci stravacchiamo immergendoci in una extranuvola di popcorn, cioccolata a gogò e bicchieroni di coca cola formato multifamiliare (epici. Il venditore ci chiede: “Cosa augurarvi...buono spettacolo o buon appetito?”). Poi, inizia il film. “Milk” è un bel film. Un buon film; persino troppo buono. Anzi: troppo buono davvero. Racconta la storia vera di Harvey Milk, primo omosessuale dichiarato eletto alla carica di Consigliere Comunale a San Francisco. Sean Penn è straordinario, da Oscar (ne vinse già uno con Mystic River). E possiede una faccia che è una “faccia”. Ricordo per un attimo che (epoca delle primarie americane) Penn, a favore di Dennis Kucinich - il deputato democratico dell’Ohio che si oppose dal primo giorno alla guerra contro il terrorismo -, considerava Hillary Clinton, Obama e gli altri big del partito democratico una versione moderata del male assoluto: il Bushismo. Pur avversando la pena di morte, dichiarò che avrebbe fatto eccezione per Cheney, Bush, Rumsfeld e Rice, da fucilare come traditori del Paese e della Costituzione per aver “ridotto l’America a un paese di torturatori, violatori di princìpi e pecoroni”. Il tutto reso possibile dalla complicità della propaganda mediatica e per la vigliaccheria di una sinistra che non denunciava i loro tradimenti, della stampa liberal e dei circoli sociali di New York che favorivano politiche centriste alla Hillary Clinton invece di avviare procedure d’impeachment. Sempre per un attimo, mi torna alla mente il reportage di Penn per “The Nation”, dopo un viaggio in Venezuela e a Cuba insieme a Christopher Hitchens e a Douglas Brinkley. Le interviste a Raúl Castro e a Chávez di cui fece proprie queste parole: “la dottrina Monroe dev'essere distrutta. L'abbiamo dovuta sopportare 200 anni. Il paese in cui sei nato è costruito sulla base di uno spirito imperialistico”. Da ultimo ricordo che Penn votò Obama perchè “presidente degno del 21° secolo; buono, a differenza di Clinton, e intelligente, a differenza di Bush” (e ci vuol poco). Oggi, pur in disaccordo su molte sue politiche lo ritiene il “suo” presidente. “Quando penso a Obama, penso che quando muore la speranza, è finita davvero. A dispetto del mio cinismo, se qualcuno può incarnare quella speranza di fronte alla gente, va sempre bene”. (No, non va sempre bene. Comunque, un tema fondamentale di Milk è proprio la speranza. Ne parliamo dopo). Sullo schermo scorrono le immagini degli anni ’70, di un’America vista dalla parte degli esclusi (soprattutto gli omosessuali) che si mobilitano per il riconoscimento di diritti inalienabili, in un clima puritano da caccia alle streghe della quale Anita Bryant, rappresentanti evangelici e ossessionati difensori di una “normalità stabilita per legge” (divina, del potere) si fanno interpreti. Altro tema: la paura del diverso. Il diverso da ciò che è stabilito per norma da sistemi culturali a carattere binario: di qua o di là, uomo o donna, bene o male allo scopo di controllare che il decalogo di istruzioni abbinato alle differenti categorie venga scrupolosamente osservato. Devi scegliere tra due possibilità. Altrimenti sei “diverso”. Etichettato “diverso”. La paura del diverso, se non c’è, occorre inventarla, per poter costruire il nemico. Magari criminalizzando gli omosessuali che ricevono con l’AIDS la “punizione divina” (vecchia idea made in Europe). O buttandosi giù un paio di Torri con migliaia di morti per giustificare invasioni e l’avvio di guerre infinite (made in USA, esperti in kolossal). Cercando di linciare qualcuno non perchè autore di un crimine odioso - già non andrebbe bene -, ma perchè rumeno, extracomunitario (made in Italy). Dando fuoco a campi Rom (ancora: made in Italy). Oppure, tornando al film, inventando una falsità dopo l’altra. Costretti a riconoscere che il 95% dei crimini sessuali sono commessi da eterosessuali, l’idea di cominciare a diminuire il numero di tali crimini facendo fuori il 5% rimanente, appare demenziale. Ma il nemico va costruito e criminalizzato al massimo che si può per giustificare agli occhi dell’opinione pubblica ingiustizie e crimini (spesso utilizzando disgustosamente i bambini: mangiati dai Comunisti, violentati dagli omosessuali …trasformati dagli arabi in scudi umani mentre l’esercito dello stato d’Israele li incenerisce a migliaia al fosforo bianco, nella Striscia di Gaza l’altro ieri). Perchè questa opinione pubblica è tanto importante? Perchè rappresenta la classe media, quella che compra, vota, elegge chi andrà in parlamento a spartirsi poltrone e soldi e sarà poi contenta se avrà votato il candidato “vincente”, come è contenta se la “sua” squadra vince una partita di football, dimenticando nell’insensata euforia della “vittoria” che ha solamente speso i soldi del biglietto, ma non le toccherà nulla dei miliardi elargiti ai calciatori. La storia di Harwey Milk si snoda lungo un crinale di insidie. Sono anni di grandi speranze in tutto il mondo.Rivendicare pacificamente il diritto alla propria diversità dalla norma (io direi: unicità rispetto alla follia definitoria, classista, uniformante ed emarginante del Potere), diventa la rivendicazione di un’identità personale da non dover giustificare nè amalgamare. Rompere il silenzio attraverso il coming out, con tutte le sofferenze personali di farsi accettare da famiglie imbevute di “valori” dominanti. Ma nel film emerge anche la difficoltà di conciliare vita personale e impegno politico, in una politica che è solo un gioco di potere. E' in primo piano la questione del rapporto tra personale e politico, relazione inscindibile, in teoria scontata (se no, si chiacchiera e basta), ma in pratica non sempre facile da gestire. Mentre i suoi compagni tentano il suicidio o lo commettono veramente, Milk non ha neanche il tempo di piangerli. Un altro tema rimanda ad una problematica solitamente segreta, relativa all’identità sessuale di ciascuno. L’omosessualità ha suscitato sempre un terrore in più rispetto ad altre cosiddette “devianze” perchè costituisce una minaccia ad un ordine sociale basato sul concetto di famiglia, e un problema per una sessualità di cui è stato stabilito che debba essere a scopo di procreazione. Sembra ridicolo parlarne oggi, ma non lo è. Se lo fosse, l’attuale papa non avrebbe necessitù di ribadire i confini della sessualità urbi et orbi. Problemi suoi? Possibile, ma non soltanto. La famiglia, cosi’ com’è, non è la “famiglia umana”, ma soltanto una banale cellula (impazzita), una cinghia di trasmissione dei valori capitalistici, codificati dal potere giuridico e da quello ecclesiastico. L’identità sessuale nasce, si struttura nel tempo, muta, seguendo tutt’altre strade da quelle delle leggi e delle norme obbligate. Ai bambini si regalano i trenini, alle bambine le bambole, tutto dovrà poi svolgersi secondo questa distinzione. E se così non è? Se la realtà dei propri desideri e delle proprie emozioni contraddice questa binarizzazione? Un tempo si rischiava l’ospedale psichiatrico. Oggi, l’analista, quando non l'uccisione da parte di “normalissimi”, anche daparte di uno dei propri genitori. O, comunque, l’ostracismo sociale. A meno che non sia più conveniente al capitalismo “normare” una caratteristica o l'altra, anche utilizzando canali mediatici che la sfruttano (audience, voti, etc.) e ne disattivano il potenziale rivoluzionario. Scatta la tagliola dei diritti, concessi o limitati per ragioni di lucro. Oggi, c’è da stare più attenti quando i diritti vengono “normati” rispetto a quando non vengono concessi. Ma “Milk” racconta una storia avvenuta negli anni ’70, non c'era ancora tale consapevolezza. Altro tema del film: chi ha avuto una mala educazione basata su “valori” quali: potere, forza, esercito, polizia, famiglia, patria e nazione, sarà in seria difficoltà a riconoscerlo e a lasciarsi mettere in discussione. Non a caso, sarà proprio un ex poliziotto, ex spegnitore di incendi (anche privati) ad uccidere Harwey Milk. Due tragedie. Da un lato, e per prima, quella della morte di un uomo buono, che con tutto sè stesso lottò per i diritti degli omosessuali in America. Dall’altra, quella di un uomo che, uccidendolo, tenta di annientare una parte di sè stesso, quella più genuina, soffocata dall’insieme di disvalori in cui è stato cresciuto e vive, rimossa per paura della propria “diversità”. Non a caso, l’assassinio avviene all’interno dello studio di Milk, dove tutti udranno lo sparo e l’omicida potrà ricevere la punizione dello stato, equivalente per lui a quella che vorrebbe infliggersi da solo per aver messo in dubbio (segretamente) la propria identità. Ma la “punizione” cercata è lieve: solo 5 anni, nell’America puritana ossessionata dalla diversità e pronta a concedere tutte le attenuanti a un ex poliziotto. Troppo pochi; non gli bastano. Esce e si suicida. E’ chiaro, questa seconda tragedia suscita meno commozione della prima. In tempi di guerra non ci sono dubbi su chi sia il nemico e non si va tanto per il sottile; non si può. Ma, nel mondo che vorremmo, anche di questo si dovrebbe parlare. Di quanto l’educazione e la cultura fabbrichino mostri e distruggano vite. E' sull'istruzione una delle considerazioni più pregnanti di Harwey Milk. La speranza. E’ uno dei temi portanti. Sperare a oltranza e nonostante tutto. Non certo perdendo la brocca per Obama -nessun dubbio sul fatto che Sean Penn lo capirà presto-, ma dando credito alle ultime parole del film, che parlano della necessità di unirsi di tutte le diversità. Di tutti gli esclusi. Di tutte le categorie di esuberi, emarginati, condannati. Riprendiamo l’autobus. Le facce sono simili a quelle dell’andata. E sono sempre belle. Bellissime.
LE FS REGALANO UNA BOMBA ALLA COMUNITA' DI DON GALLO ![]() 31
gennaio 2009, Genova. Un ordigno composto da due chili di dinamite in
candelotti e un detonatore, racchiuso in uno zaino, dopo aver giaciuto per mesi in un ufficio per gli oggetti smarriti all’interno dello scalo di Genova Principe è stato donato alla comunità di San Benedetto al Porto... leggi tutto su: http://www.sanbenedetto.org/
--------------------------- ITALIA, ITALIA! DI TERRA BELLA UGALE NON CE N'E'... SEMPRE NOTIZIE D'AGENZIA 500 intellettuali brasiliani prendono posizione
a favore della concessione dell'asilo politico a Cesare Battisti. Dal manifesto, sottoscritto tra
gli altri
---------------------------dall'architetto Osca Niemeyer e dal drammaturgo Augusto Boal e reso pubblico al Forum sociale mondiale in corso a Belem, in Brasile: “Con decisione coraggiosa e coerente con i suoi principi democratici e progressisti, il governo brasiliano ha concesso l'asilo politico a Cesare Battisti. Noi sosteniamo la decisione del governo brasiliano in quanto sosteniamo una soluzione politica e giuridica per le questioni attinenti agli anni '70 in Italia. Il revanscismo punitivo verso gli anni Settanta rivoluzionari in Italia non è democratico e costituisce una marcia indietro politica”. ...O CE N'E'? Lo stato di Israele riceve altri due disperati razzi-giocattolo - se pure è vero - e dichiara: “Siamo pronti ad una rezione smisurata”. Guerra infinita: reazione smisurata: non lasceremo niente di intentato. Intanto: Universal petition --------------------------- Da http://orestescalzone.over-blog.com/ Se mi tengo strettamente al punto di vista dell'interesse
particolare dei fuoriusciti dall'Italia del dopo- anni '70/'80, rifugiatisi in Francia e altrove, al loro destino, devo dire che questa inedita isteria di Stato e di "scrittori e popolo", di <società civile> e di plebi aizzate a urlare al linciaggio, lo spettacolo del "Tutti contro uno!" , eppoi di così mediocre consistenza, spessore foss'anche semplicemente simbolico, è andata talmente oltre che - fuori dai confini d'Italia - ha doppiato il capo, il punto di non-ritorno oltre il quale ogni parola in più ottiene l'effetto contrario, si rivela controproducente. Berardi o un Borghezio - ma non solo - non esistessero, ci converrebbe inventarli! Ogni bercio o sofisma in più, è per noialtri un'assicurazione sul futuro, contro ogni rischio d'estradizione: una manna...". e della società; gli umori che la loro abietta majeusi fa trasudare dal vaso di Pandora del bassoventre della società,lasciano infatti, prima ancora che scandalizzati, allibiti anche persone che "naturalmente" si troverebbero dalla loro parte. rispetto a giudizî - che gli sembravano eccessivi e propagandistici - sullo stato delle garanzie giuridiche in Italia e sulla natura del suo <ordine giuridico interno>, hanno modificato radicalmente, un giorno dopo l'altro, il loro giudizio, rispetto a ciò che venivano ascoltando e constatando de visu ogni giorno. Insomma, la "parte italiana, richiedente", si è cacciata da sé nella condizione di quell'orribile condizione che il gergo mafioso definisce "dell'incaprettato": ormai, più si agita, più aggiunge berci, spinge al proscenio personaggi, argomenta e vocifera, più si condanna al discredito, dunque alla sconfitta. Se invece di fermarsi, tanto più rilancia quanto più è frustrata, la spirale viziosa si serrerà intorno al suo collo. giocando empiamente sul loro dolore, aizzandole, mettendo a prezzo la loro sofferenza; non decidendo mai una legge sui risarcimenti materiali, e cooptandone qua e là qualcuno, retribuendolo con candidature ed elezioni al Parlamento e altre cariche politiche; raccontandogli l'infame dottrina per la quale senza la <retribuzione> consistente nel castigo, nella punizione certa e <infinita> di chi la <verità giudiziaria> ha decretato colpevole; stravolgendo la norma, la dottrina, la Costituzione e pretendendo di legare la pena al primato della logica detta <retributiva>; dismettendo le proprie prerogative sovrane - per esempio in materia d'indulto ed amnistia - e facendole coincidere con la logica che presiede all'istituto della grazia; scatenando in modo demenziale e criminale un mercato e una "guerra fra tutti e tutti" gli egotismi identitarî, legittimistici,vittimarî ; spandendo psicosi e <razionalizzazioni> di passioni tristi, sospetti, risentimenti, rancori...., hanno fatto e continuano a fare gli apprendisti stregoni. che ci porta a ritorcere specularmene e all'infinito quest'atteggiamento delirante e livido, che prima che distruttivo d'altrui è eticamente suicidario, mortifero. di esportare la stessa operazione altrove; di chiedere agli altri Stati, loro "pari", di dimettere anch'essi le loro prerogative e facoltà, per transmutarsi in mandanti e al contempo in esecutori di una mortale caccia all'uomo condotta da una parte privata, parte in causa, che meriterebbe il massimo di rispetto e compassione e invece viene violentata, plagiata e prostituita, fatta oggetto di uso strumentale, demagogico della sua sofferenza; la pretesa di sindacare la facoltà di un altro Paese di decidere su estradizioni o asili, accampando le ragioni delle parti civili, prima che un crimine è una perfetta idiozia. di "terrorista comune", quando - come gli aveva fatto osservare Cossiga - l'applicazione a un Battisti della legge "speciale", "emergenziale" che porta il suo nome, e prevede l'applicazione di un'aggravante che comporta un elevato moltiplicatore di pene, se in sentenza i comportamenti incriminati sono dichiarati compiuti <per fini di terrorismo ed eversione dell'ordine costituzionale>, è una cialtroneria da gente che ha perso la testa Così come lasciarsi andare, spinti dal livore, a definire il Brasile <Repubblichetta sudamericana>. Così come portare al parossismo più grottesco la banalizzazione <negazionista> del genocidio degli Ebrei, stabilendo comparazioni tra Battisti e...Eichmann (e questo, da parte di gente che - perlatro in modo al solito doppiopesistico - ostenta scandalo e stigmatizza negazionismo, chi quando si osa anche solo parlare anche di Gulag, Laogaï e foibe, chi quando si evocano Hiroshima, o le stragi da colonizzazioni e da tratta...). Epperò non ci rallegriamo. Primo, se pensiamo a tanti compagne e compagne di destino, in quella stagione, tuttora rinchiusi, a tempo pieno o parziale, dietro quelle mura. Secondo, se pensiamo a questo incrementarsi vertiginoso di un populismo penale, di una tendenza allo Stato penale, della sua capacità di infettare in modo virale le teste, producendo - ben peggio che acquiescenza - malinteso "giustizierista" che obiettivamente attacca allo stesso bindolo chi crede di combatterlo, e cade nella più vieta corsa mimetica. percorsi, come Battisti. latitanza>, sarebbe stato aiutato dai servizî segreti francesi. Tendo a non crederci, ma se devo crederci devo chiedermi (e potremmo chiedergli conto) di quali contropartite abbia dato, quali servigî resi, visto che non risulta che i "servizî" siano associazioni di assistenza ai fuggiaschi, che benevolmente aiutano ad esfiltrarli... E a chi dovesse accampare stati di necessità assoluta, di indigenza, questioni di vita o morte, verrebbe comunque da chieder conto di questa rivelazione di una macchia, di una miseria privata, senza una ragione foss'anche la più opportunistica.E chiedere come non se ne scusi innanzitutto con uomini e donne che gli sono stati compagni di destino e si sono battuti per lui. ratio? "intercesso" per lui. Se no, non si vede perché dire in proposito una falsità. Se sì, e se - al centro di attacchi volgari, inauditi, conditi di allusioni pesanti che la mettono in causa "come donna" (a proposito, che dire del silenzio plumbeo dell'intellighentzsjia femminista, ancora una volta?) - questa persona è andata in TV a schermirsi, a negare, che senso ha non rispettare una doverosa discrezione e - con strumentalità da parvenu che vogliono sfruttare fino in fondo una relazione e una persona - andare a smentire la sua smentita, confermando ciò che le attira un vero linciaggio? ancora che altri, di una società violentata e sfigurata, viene completato dall'episodio - sintomatico, rivelatore - di una intervista mai data, fittiziamente costruite con spezzoni di frasi dette al telefono per spiegare la propria indisponibilità a farsi intervistare, da una compagna rifugiata in Francia. Si tratta di estorsione volgare, di manipolazione, di truffa, di vero e proprio stupro morale. Questo non è un episodio isolato: è un frutto avvelenato. Il frutto avvelenato di chi pensa di trattarci, non già da <nemici>, o da vinti ; e nemmeno, a ben vedere, da "folli" e/o "criminali": ma piuttosto da 'scherzi di natura', impensabili se non in termini di marionette e di pupari. Mostri, da espellere dall'umano: vale a dire, <sotto-uomini>. Unter-Menschen. Ecco, questo c'è al fondo. Per noi e per tutti, non scenderemo nel gorgo, muti". Oreste Scalzone
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