osteria calcutta

EDITORIALI

Primavera di bellezza
*QUESTA TERRA E’ LA NOSTRA TERRA!!!

 di Marina Valente

Giugno, 2008
In quest’Italia di una cultura alla rotta, in quest’Italia di rapine, di stragi annunciate, di ladri e di menzogne, si inaspriscono gli espropri di vite umane e le cacciate dei “barbari”. A centinaia i migranti vengono espulsi con violenza. “Rimpatriati”, come se esistessero una patria, una casa o un luogo dove tornare. Come se il mondo non appartenesse a tutti.
Oppure incarcerati.

Una morte, l'altra.
In quest’Italia borghese di rapporti virtuali, di intellettuali e macrobiotici, di disperazioni umane che cercano di abbarbicarsi alle proprie catene. In quest’Italia provinciale e arrogante. Un' Italia ancora di camicie nere e di saluti romani. Di milionari e di senza tetto. In quest'Italia dell'’ennesimo bisogno indotto: “il  bisogno di “sicurezza”. Utile a scopi elettorali, ma soprattutto a illudersi di poter distruggere ogni desiderio di liberta’.
Liberta’ di pensiero e di azione equivalgono a “non sicurezza”.
Osservanza delle regole e necessita’ di regole dure incarnano la “sicurezza”.
Con questa finzione, cercano di eliminare ogni essere vivente, idea, proposta, diritto umano che possa andare a costituire un anello di una grande speranza (Rom, clandestini, diritti delle donne, degli omosessuali, dei lavoratori, dei portatori di qualunque differenza o disagio).
NON RIUSCIRANNO MAI.  LA LIBERTA' E' INSOPPRIMIBILE. 
In particolare, sono stati resi sinonimi: lotta alla delinquenza e all’immigrazione clandestina, favorendo abusi e illeciti su coloro che “devono” restare, per continuare a essere schiavi, costretti ad accettare ogni condizione senza ribellarsi. Il governo si fa paladino di una classe media arroccata per definizione ai propri piccoli interessi. Convince con facilita'  i borghesi medi e piccoli, civili o civilissimi, che il “nemico”siano gli “stranieri”, gli “altri”, i “diversi”, non il sistema di potere capitalistico e le sue crisi interne. Il provvedimento legislativo di Maroni e Ghedini (avvocato penalista di Berlusconi e, ovvio, parlamentare Pdl) prevede aumenti di pena per furti e rapine, restrizione alle misure alternative al carcere e alla sospensione condizionale della pena, processi per direttissima, il reato di "immigrazione clandestina" con condanna da 6 mesi a 4 quattro anni di reclusione ed espulsione immediata, includendo anche fino a 18 mesi di detenzione nei cpt. Al momento, usano i soldi pubblici, taglieggiati ai lavoratori dipendenti. Poi, si lascera’ ai privati (come già in America) la gestione di tutta la filiera della sicurezza, dalla cattura del “delinquente” e del clandestino alla sua detenzione, sfruttamento come manodopera a costo zero, espulsione.
Ma  in questi tentativi di Stato c’è piu’ disperazione di quanto sembri. E c’è piu’ vita fuori da questo Stato e da queste leggi di quanto sia permesso immaginare. Non basta teorizzarlo. Men che meno serve discutere teorie. Come sempre, e’ la realta’ delle cose che rende tutto chiaro. Il desiderio di ribellione lo si comprende frequentando i campi Rom, parlando con i "clandestini" o dormendo accanto alle centinaia di persone senza tetto, sotto i colonnati delle grandi citta’, non nei salotti o nelle conferenze dove si straparla di cose che non si sanno in concreto.
E' nel continuo confronto e nel sentirsi, nell'essere veramente parte di questa grande umanita' che altri hanno destinato alla deriva, che si fanno proprie le necessita', ma anche le speranze e le possibilita'.
I senza terra che si accalcano per le vie del mondo sono destinati ad aumentare a dismisura, è iscritto nella logica perversa del capitalismo il fatto che non possa fermarsi e, nel tempo, diventi sempre piu’ emarginativo. 
Una carestia senza precedenti e' alle porte. Si stanno definendo le posizioni sullo scacchiere internazionale.
E' importante scegliere da quale parte stare. 
Nessuna chiacchiera da “bar”. Parole chiare e da “barricate”.
Siamo soltanto una provincia del mondo. IN UNA TERRA CHE E' DI TUTTI!!!

PROFEZIA 
http://www.youtube.com/watch?v=NdFBzmuzckM&NR=1
http://www.youtube.com/watch?v=mZR9n6DEeEY&feature=related

*SGRAMMATICARE TUTTO

dei volontari  dell'Ostera a Calcutta

(TESTO SPERIMENTALE, COSTRUITO SULLA BASE DI TESTIMONIANZE  RILASCIATE A ROMA DA PERSONE SENZA TETTO DI DIVERSE NAZIONALITA’,
ACCAMPATE DI NOTTE SOTTO UN COLONNATO; DA ROM CHE ABITANO UN CAMPO SULL’ANAGNINA, INTORNO A UN FUOCO; DA ALCUNE DONNE 
CHE LAVORANO COME PROSTITUTE IN VIALE MARCONI).

Giugno, 2008
1968.
Quaranta anni da quello spartiacque. Tutto sembra cambiato, in superficie. E’ vero, non si puo’ parlare di classi come se ne parlava allora. E pero’, ancora oggi, sempre gli stessi hanno privilegi, denaro e un potere di morte, a fronte della stragrande maggioranza dell’umanita’ che li subisce. E vogliono far credere di avere vinto. Con la loro violenza. Il loro vuoto. Le spalle sempre coperte. La vigliaccheria. Le mistificazioni. Arroccati alle proprie false sicurezze. Al conto in banca. All’immagine. Parole come pietre. O come pallottole.
Volgarita’: e’ una qualita’ dell’anima. E, per tanta parte del mondo, significa morte. Non e’ una classe compatta: e’ unamentalita’, una malattia, una sventura. E attacca ovunque, come la gramigna. Ma questa malattia, questo insulto, questa vergogna, alla fine cadranno con uno schianto che fara’ rivoltare la faccia della Storia. Questo pensiero unico, che e’ rinuncia al pensiero, non durera’ in eterno.
Prima di quanto non ve lo aspettiate: verra’ il giorno in cui tutto sara’ sgrammaticato.

Non partira’  dalla societa’ “civile”, da nessun bricolage delle coscienze che porta a riscoprire cose antiche, rileggendole male. Li’ dentro ci sono esseri umani che provano a rifiutarsi, che cercano di mutare, ma il loro passo e’ lento. Sono quelli che si battono per certe cose (per altre no). Che sono disorientati, confusi, imbalsamati, qualche volta fingono, a volte sono sinceri. Quelli che sono (spesso) unicamente capaci di differenziare la raccolta, ma (quasi mai) di accogliere la differenza. Sono quelli con i quali si puo’ discutere di alcuni argomenti (di altri no). Arrivano dove possono, stanno male e si vede ma, all’ultimo, potrebbero buttare a mare qualcuno per salvare se stessi. Anche per loro esiste la questione della responsabilita’ individuale. Se la devono assumere. Non ci si puo’ affidare alle ipocrisie, alle mezze verita’. Ci si deve spogliare. Nudi. Avere il coraggio.

Nessun cambiamento potra’ mai venire da chi ha privilegi, ne’ da quelli che stanno in mezzo e aspirano perennemente adaverne. Nulla verra’ dagli ideologhi, ne’ dagli intellettuali-ripensatori che tentano analisi parolaie e astratte senza sperimentare su se' stessi neanche un day hospital. Chimici senza le provette, non potranno innestare alcuna reazione a catena. Da loro: solamente parole. Illeggibili per chi e’ in grado di leggere sulla propria pelle solo il libro del mondo: “con parole cangianti e senza alcuna scrittura”.
Anche qui: nessun ascolto o coraggio e un’infinita tradizionale paura. Nessuno oltre i protagonisti delle strade, dei marciapiedi della fame, dei cortili di foglie, in tutto il mondo, puo’ analizzare le istituzioni che lo ingabbiano, lo escludono, lo trasformano in esubero o carta straccia. Gli strumenti di ricerca vanno messi nelle mani di chi, attraversato in prima persona dalle dinamiche delle istituzioni
, ne paga il prezzo maggiore.
Come Associazione, condividiamo l’opinione di Georges Lapassade: "Se l’uomo vuole essere soggetto, attore coscientedella propria storia, deve analizzare le istituzioni dalle quali dipende, per analizzare le istituzioni che lo  attraversano e trovare nell’azione di gruppo una via d’uscita all’atomizzazione burocratica della quale e’ vittima”. “L’uomo” inteso non in sensoastratto, ma come “donne e uomini” concreti, reali. Un nuovo ruolo per chi ha avuto il privilegio di poter accedere a istruzione e informazioni piu’ generali: scendere dal piedistallo, mettersi al servizio e dare voce a chi ne ha  pieno diritto.
L’omologazione dilaga tra i lavoratori, chi e’ sottopagato, le persone semplici. C’e’ un lavoro da fare per scorporarli da tutti gli ingranaggi. Si potra’ farlo, e'  indispensabile farlo. E molto giusto. Ma un mondo nuovo non partira’ neanche da li’. Partira’ invece da questo grande trasmigrare di anime, da questa vasta umanita’che non ha luogo dove collocarsi, non ha nazione, non ha patria, non ha un’identita’ sempre certamente riconosciuta. Ma ha una storia antica quanto il mondo: sono gli esclusi di sempre. Quelli che non possono essere incasellati, che non permetteranno mai (a nessuna globalizzazione) di quadrare il cerchio. Quelli destinati a crescere a dismisura perche’ e’ iscritto nella logica perversa del capitalismo il fatto che non possa fermarsi e, crescendo, diventi sempre piu’ emarginativo. Sono gente di confine. Di tutti i confini. Gente di mare. Di tutti i mari. neanche li scalfisce. Sono quelli che hanno attraversato tutte le tempeste, ma sono ancora li’. Resistenti. Quelli che il tempoSono il bambino Albanese, Yugoslavo, Curdo, Palestinese e di ogni etnia che altri hanno destinato al macello. Sono gli zingari, sono le prostitute, sono tra quelli che abitano ancora le galere, sono i disadattati, sono quelli che resistono sull’ultimo confine della realta’ e quelli che, ogni tanto, lo hanno varcato. Sono i portatori di qualunque differenza e di  qualunqueincertezza: culturale, sessuale, religiosa, fisica e psichica, sono i nomadi di questo mondo, i clandestini. Sono l’Africa tutta, il popolo dell’India. Sono gli Indios del Centro America, del Sud America, di tutti i sud del mondo, con la loro storia infinita. Sono ledonne che non accettano di essere sottomesse ne' di divenire uguali agli uomini, sono fiere di loro stesse e hanno una storia ancora tutta da scrivere. Sono quelli che non hanno casa, ne’ patria, ne’ pudore ne’ onore. Gli innocenti di ogni parte del mondo. Sono quelli che un insulto, una bestemmia ha diviso, ma che sono anche i piu’ analfabeti di una grammatica disumana, quelli che potranno sgrammaticare tutto e costruire insieme una nuova cultura. E’ un coro fatto di tante voci diverse ed il segreto sta nell’intonarle.
Siamo tutti coinvolti. Soltanto le utopie cambiano il mondo. Abbandonare la speranza equivale a rinunciare a ogni creativita’, valori, fantasia, a non sapere piu’ immaginare, ne’ tanto meno costruire un mondo nuovo. Ritirarsi nel proprio spazio personale, nel piccolo privato, o nella carita’ bigotta significa dar partita vinta a chi soltanto questo attende. Rinunciare ai grandi sogni e’ perdere, con noi stessi, anche tutti gli altri. E’ urgente riscoprire la Bellezza di una lotta contro la morte.

Questo mondo e’ alla rotta, intrappolato nelle proprie contraddizioni, nella propria barbarie.
Economia. Politica. Cultura. Tutto, nell’Occidente, e’ alla rovina. Questo tipo di “sviluppo” mostra tutta la sua faccia assassina e non e’ piu’ sostenibile. La Terra non e’ di “qualcuno”: e’ di tutti, ma la stanno strappando alla sussistenza e gettandola nella immane carestia prossima ventura. Un sistema alla deriva sta travolgendo il mondo, le elite finanziarie contrattano dall’ovest all’est cercando di tenersi stretti i fili dei destini altrui. Stanno ridefinendo le posizioni strategiche sullo scacchiere della morte.

Non basta definire la politica: “l’arte del possibile”. Si deve osare cio’ che sembra impossibile.
Non sono soli i confini nazionali quelli da scuotere, sono anche, e soprattutto: i confini “razionali”.
Sgrammaticare tutto
.

La Storia, la politica, non sono entita’ astratte, riguardano il destino degli esseri umani. Sono cose troppo serie per lasciarle in mano agli statisti, agli economisti, alla mafia, ai trafficoni di ogni genere e Paese, ai trafficanti di armi. Si deve metterle in mano a chi e’ ancora un essere umano. E agli artisti. Ai poeti. A quelli che sanno immaginare e sognare.
E il sogno ha a che vedere con l’Amore. La vita sara’ sempre un continuo cercare di accordare, in un concerto a milioni, a miliardi di archi, se stessi e gli altri. Un continuo riconoscersi attraverso la differenza, un continuo interrogarsi, un continuo sentire. Una ricerca emozionante di cosa ci abbiamo messo noi, del nostro segno nel mondo, e di cosa ci hanno messo gli altri. Un continuo scambiare, una passione, un arricchimento senza parole. Oggi e’ ancora un andare e venire da una possibilita’ incerta, dalla speranza di rimettere insieme tanti pezzi di cose sparse alla paura di non farcela, di non esistere fuori dalle gabbie della ragione e insieme di raccordare il cielo e la terra, tutto in un’unita’. Un continuo passare le frontiere e poi ritornare. Ma comincera’ piano (e’ gia’cominciato). Crescera' di tutte le voci, di tutti i suoni, dello stupore e della meraviglia. Del sentire gli occhi negli occhi, le mani nelle mani, l’anima dentro l’anima. Del sentirsi insieme sulla stessa frontiera. Dell’essere nel concreto su quella frontiera. La vita vince sempre contro la morte.
Questo confine instabile, continuamente mutevole, dove ci troviamo, noi lo sentiamo come una conquista, non piu’ come una condanna. Ha a che vedere con la realta’ e il sogno, un sogno che si spezza solo per prolungarsi. Col dolore e la gioia. Con l’essere se stessi e insieme parte di tutti gli altri. Con le due anime di ciascuno di noi. Con la consapevolezza che ci si libera soltanto insieme e che solo attraverso l’Amore si entra a far parte dell’umano. Noi abitiamo, oggi, quel confine. A volte e’ molto dura, c’è ancora tanta strada. E’ pero’, forse, l’ultimo avamposto di resistenza umana che siamo riusciti a conquistarci. L’unico luogo dove vogliamo incontrare gli altri. Nudi. Senza nessuna maschera. Dove ci piacerebbe incontrare tutti.

Non  piu’ parole. Solo un respiro. Un suono.

http://www.youtube.com/watch?v=CO_8JE7l1iM&feature=related

     *DIRITTI E ROVESCI

Per una straordinaria Anormalita’
(un discorso sulle brioches)

di Marina Valente e Marcello Mariucci

Giugno, 2008
Stasera decidiamo per il Gay Village, Marcello e io. Una boccata d’aria diversa (si spera) in una Roma caldissima, appiccicosa,
livellata dall’afa. Siamo di buon umore. Arrivo. Parcheggio. Il manifesto all’entrata ci scoraggia immediatamente. Recita: “Straordinaria normalita’”. Gia’ questo e’ triste, lo diventa ancora di piu’ quando apprendiamo che il manifesto, definito “politico”, si ispira alle parole pronunciate da Hilary Clinton: “Rendere normale lo straordinario è davvero straordinario”. Ci passa totalmente la voglia di entrare quando un ragazzo ci informa che l’operazione Gay Village e’ costata 1.600.000 euro, di cui una parte li mettera’ il Comune di Roma e il resto arrivera’ dagli sponsors,  dai biglietti d’ingresso, dalle consumazioni, etc.
Irma Battaglia, ci dicono (lo leggeremo poi, anche sul web) è “fiera di essere riuscita a creare un luogo in cui si possa festeggiare la straordinaria normalità di tutti. Nessuno escluso”. Per Paola Concia: “Il nostro sogno è che, un giorno, quando tutti avranno gli stessi diritti, il Gay Village possa cambiare nome. Sarebbe semplicemente Village. Speriamo solo di essere vive quando questo accadrà”.
Marcello e io ce ne andiamo, con una scusa, a berci una birra lontanissima da tanta “normalita’”.

Pero’ l’umore e’ cambiato e anche il tono della serata. Lui e’ diventato taciturno. Io, molto triste.
Ovviamente, il discorso si incanala sulla questione “diritti”. E si ubriaca un po’.

-Credi che piovera’?
-No, non penso. Nessun rovescio in vista. Ma neanche i diritti possono piovere dal cielo. Dal cielo possono solamente piovere passeri morti, proprio come a Delhi, d’agosto.
-Questo lo diceva Rajiv, a Connought Place.
-Rajiv e’ un uomo sensato. I diritti occorre conquistarseli. Ma stiamo proprio parlando della stessa cosa?
-Credo di si’.
-Che cosa ne facciamo di tanta normalita’? Che cosa ne facciamo di diritti concessi solo a condizione di diventare uguali agli altri? Di essere livellati tutti?
-E funzionali. Viviamo in una societa’ arretrata, afflitta dallo strapotere del vaticano. Questo sembra bloccare tutto, ma solo finche’ non troveranno l’accordo giusto. Allora, la tagliola dei diritti scattera’.
-E’ veramente un discorso per nulla politically correct. Ma voglio continuarlo. Daranno diritti e liberta’ condizionate, perche’ e’ piu’ conveniente; ora, stanno preparando il terreno. Lo hanno fatto da tanto tempo, nei Paesi scandinavi: il maggior numero di suicidi di tutta Europa. Lo hanno fatto in Olanda, col risultato che e’ sparita la cultura: dopo Van Gogh, solo documentari. Anche la Spagna sta arrivando a comprenderlo, l’Italia impieghera’ soltanto un po’ di piu’. Non parliamo neanche dell’ONU e di tutte le Carte Internazionali dei Diritti dell’Uomo, di tutte le schifezze che passano e che sono passate sotto questi ombrelli.
-I diritti possono essere una trappola micidiale. Una trappola eticamente inattaccabile.
-Se la carica potenzialmente eversiva di una condizione (quale che sia) viene completamente azzerata e tutto si riduce alla concessione dei "diritti", il gioco e' chiaro. Si lasciano le persone con le armi spuntate, senza che se ne rendano conto. Si azzera ogni ribellione e si creano le condizioni per battaglie settoriali, corporativiste, per guerre di posizione tra sfruttati (cosa sempre piaciuta a chi ha il potere).
-Non ho piu’ partecipato al Gay Pride da quando mi sono accorta, anni fa, che il gruppo piu' applaudito era composto da gay in cravatta e look da yuppies con uno striscione e ciascuno con un cartellino appuntato sulla giacca:
"Sono il tuo commercialista". "Sono il tuo avvocato". "Sono il tuo agente di borsa" etc.
-Vale anche per tanti altri.
-Sì. Per quei gruppi Rom, che cercano di ottenere la cittadinanza (giusto), ma al solo scopo di integrarsi nella societa’ borghese, metter su una famiglia “regolare” e mandare i figli nelle scuole di questo Stato.
Questo e’ vero soprattutto per i giovani. Gli anziani (ma, tra i Rom, si e’ “anziani” gia’ a quarant’anni), si rendono perfettamente che non e' Rom) e dall'altro vogliono entrare conto che inserirsi farebbe perdere loro le radici culturali. Insomma: se da un lato vogliono differenziarsi dai "Gagge'" (tutto cio’a farne parte, la possibilita’ di incontro tra culture si perde insieme ad ogni apporto o scambio creativo. 
Cadono nella tagliola dei diritti: te li concediamo se diventi come noi. Tutti uguali, tutti inseriti e tutti morti.
-Lo diceva Camillo Benso di Cavour! “Le riforme fatte a tempo opportuno, prima che siano imposte dalle 
passioni delle masse, sono quelle che allontanano le rivoluzioni”.
-Vale per le battaglie delle donne. Pensa alla Rivoluzione francese. La borghesia uso’ la rabbia del popolo per aizzarlo contro i nobili e gesti’ poi il potere da sola, una volta eliminate le antiche classi dominanti.
I diritti delle donne vennero calpestati e moltissime, che pure avevano partecipato alla rivoluzione, vennero uccise.
Olympe de Gouges si  batte’ per i pari diritti tra i sessi e in favore degli oppressi, considerando intrinsecamente legate le due cose. Scrisse un interessantissimo trattato e: “la Déclaration des Droits de la Femme et de la Citoyenne”. Fu dichiarata “folle” e ghigliottinata nel 1793.
-Me lo presti il “Trattato”?
-Si. E’ anche scritto in una forma particolare. Chiaro, visionario e coerente.
-Era una rivoluzionaria.
-Certo. E, per tornare all’oggi: cercare di far sopravvivere un potenziale rivoluzionario, e percio' umano, nelle persone, non significa adoperarsi perche' la gente si inserisca in un sistema capitalistico, diventando come tutti gli altri. E allora anche la forma e’ importante, cosi’ come le parole che si scrivono. “Straordinariamente normali” ha un preciso significato politico. Se e’ cosi’, se solamente questo e' l'obiettivo, buona fortuna a tutti per i diritti, pero’ non ci riguarda.
-Insomma, finisce a essere piu’ rivoluzionaria (in quanto folle e formalmente improbabile) la famosa frase di Maria Antonietta in risposta all’ attendente che le diceva: “Maesta’, il popolo ha fame e non c’è pane…” E lei:
 “Dategli le brioches”!
-No, non lo e’. I diritti concessi dallo Stato sono proprio come le brioches di Maria Antonietta.
-Cioe’?
-Non basteranno mai per tutti.
-E’ vero. Non potranno bastare per una: “STRAORDINARIA
ANORMALITA’”.

http://www.youtube.com/watch?v=9QJNUx145bI

*IL GRIGIO CHE AVANZA  

LUCCIOLE PER LANTERNE

di Marina Valente

Luglio, 2008
Faccio fatica anche a parlarne. C’è questa nuvola polverosa e grigia alla mia destra, che sembra ingrossarsi ingoiando carne umana a ogni metro. Carne e sangue, e li trasforma in polvere. E’ un essere non creato, una "cosa" spaventosa e distruttrice, uccide il corpo e l’anima, nulla sembra resistergli. Il desiderio e la creativita’, la fantasia e l’arte. La curiosita’. La possibilita’ di un cambiamento, tutto inglobato dentro.
Sono in tanti a scambiare lucciole per lanterne.
Tutto fa brodo purche'  non duri a lungo, o purche' non ci sia il rischio di mutare qualche cosa del proprio se' inventato. Men che meno svelare quello vero.A quel punto si cambia gioco, perche' di qualche gioco si ha bisogno, e cosi' all'infinito...Il successo, i riconoscimenti sociali, il posizionamento internazionale, tanti modi per scegliere di non vivere illudendosi del contrario. Per altri sono il ritiro, l’eremo, la campagna, la pseudorazionalita’. I problemi economici.Su tutto domina la paura. Quando ci capita diincontrare ragazzi, anche molto giovani, che non vedono  salvezza se non nell’assoggettarsi alle regole di questo mondo-mercato, all’interno di un’esistenza piatta, gia’ preda dell’ombra che si nutrira’ del loro sangue e delle loro ossa e li vomitera’ come automi-intossicati-meccanici senza memoria dell’umanita’ che li ha partoriti, ci da’ dolore. Quando vediamola paura anche solo di accostarsi a un’ipotesi di umanita’, dipinta sulle facce ormai inespressive di persone che tirano avanti la giornata solo perche’ la giornata esiste. Di quelli che si illudono di salvare la pelle nel proprio mondo privato, senzasentire che l’hanno gia’ persa. Senza sentire, perche' sentire e' pericoloso. Ci da’ dolore. Quando perdiamo il contatto con esseri umani che abbiamo molto amato, ci da’ dolore. Quando vorremmo rovesciare il piatto con tutte le carte in gioco e urlare: “Siamo qui e adesso”, ma ne vediamo l’inutilita’, ci da’ dolore. Quando vediamo i nostri figli e ci sembrano piu’ vecchi di noi e vorremmo ricreare la magia, l’atmosfera di possibilita’ e sogno, l’arte e la creativita’ delloro essere bambini e percio' saggi. Abbiamo desiderato vederli crescere in modo differente, ma non se lo ricordano piu’. Li amiamo cosi’ tanto e vorremmo urlare loro: “Attenti!Che la nuvola avanza!". Pero’non hanno orecchie per ascoltare e questo ci da’ un dolore senza fine. Quandovediamo quelli che si chiudono, si barricano dentro bunkers familiari, urbani, montani, campagnoli, nicchie ecologiche per sopravvivere senza osare di tentare l’esistenza, noi che li abbiamo amati proviamo dolore. Un dolore vero, che contrasta con la leggerezza delle loro chiacchiere politiche da bar, delle loro scelte di dipendenza (il nodo e’ li’). Peggio ancora quando qualcuno arriva a riconoscere che la qualita’ e’ altrove, ma non fa il passo piu’ in la’. Facile dire: “non si risolvono cosi’ iproblemi del mondo”, quando l’alternativa non la si sa proporre. E neanche lo si vuole veramente. Non senti di aver vicino una persona,senti gia’ un’ombra. Quando ti accorgi di non essere guardata come un essere umano, perche’ implicherebbe un confronto vero e allora e’ piu’ sicuro criticare o lodare, esaltare o condannare, pur di non vedere e di non farsi vedere, ci da’ dolore. E la nuvola avanza. Si sceglie di invecchiare, non e’ un destino naturale. Per questo avremo sempre vent'anni, fossimo anche gli ultimi del mondo: noi non abbiamo paura. E’ la paura ad essere catturata dall’ombra. Quando si e' ridotti a paura, e' finita. Si puo' arrivare a rinnegare tutto: intelligenza, sentimenti, emozioni, qualunque cosa possa ricordare l'umano. Purche' tutto diventi indifferenza. Ma non lo avete capito? E' un vecchio gioco. Incutere terrore perche' l’ombra possa divorare facilmente le prede. Se si osasse il coraggio, l’ombra si dissolverebbe man mano. E si diventerebbe invincibili.Purtroppo, questo non si puo’ impararlo sui libri. Nemmeno si riesce a dirlo in un sito web.

Possiamo solo augurarvi (e augurarci) di non scambiare piu' lucciole per lanterne.

 

                     *SI  PUO’ VIVERE SENZA PADRONI

                                                                  Forse i padroni morranno, morranno davvero
                                                                  Nell’aspettar nell’attesa che muoiano loro
                                                                     Pensa un po’ quanto pesa morire nell’attesa
                                                                     E per questo morire senza colpo ferire
 

Siamo sopraffatti da e-mail cariche di livore per la “sinistra” italiana d’opposizione e per quella extraparlamentare prive di dignita’, incapaci di raccogliere istanze o di portare avanti lotte vere. Siamo altresi’ invasi da parole al veleno contro giornali e riviste di una “sinistra” che, imbrogliando carte e interessi, mistifica la realta’ in molti modi, anche vedendo Al-Queida dove, al piu’, potrebbe esserci un principio di Al-Zehimer. C’è chi vorrebbe fondare un nuovo partito, una nuova rivista o una televisione. Chi invita a discuterne “tutti insieme”, in pubblico o in privato, e chi vorrebbe “ragionare senza identitarismi o rimpianti per i-bei-tempi-di-una-Sinistra-che-fu” rivendicando anticonformismo del pensiero (non dell’azione). Si pensa e si ripensa e alcuni “ripensatori” finiscono - ma il paradosso e’ solo apparente - ad avere parole di elogio per il governo attuale. Ritenendo che Berlusconi si sia comportato meglio di quanto avrebbe fatto Prodi rispetto alla Georgia (non ha inviato contingenti militari in aiuto a Saakashvili). O che la politica “statal-keynesiana”di  Tremonti faccia invidia a  una “sinistra” che non ha osato metterla in atto.

cerchiamo di rispondere a tutti:

MOMENT (che magari passa anche il mal di testa). E vero che i media di “sinistra” hanno imbrogliato sulla “crisi  georgiana” - anche se non si e’ affatto sfiorata la 3° guerra mondiale, come ritengono i piu’ terrorizzati tra i ripensatori  -  mistifichino su Alitalia, su tutto, ma questo non giustifica definire una “fortuna” Berlusconi al governo! Non basta attaccare  Prodi per le varie schifezze del suo ex-governo, tipo le “missioni”  in Iraq, integrare la Marina nella catena di comando militare USA nel Golfo etc. Berlusconi non ha di certo ripulito Napoli dalla spazzatura!
Innanzitutto: che confusione! Dal brodo primordiale nacque qualcosa, da questo caos non ci sembra.
I nuovi “anticonformisti” che si ritrovano dall’altra parte non vedono che “l’uomo della Goldman Sachs” e “l’uomo che fa solo gli affari propri” convergono in un’unicum: impedire ogni pensabilita’ di Rivoluzione. Sia la destra che la sinistra sono legati a doppio nodo alla peggiore finanza statunitense e a quella italiana. E gli attori principali non soltanto convergono, ma si accordano sottobanco.
L’anticonformismo non e’ ne’ merito ne’ virtu’. I piu’ nostalgici di tutti sono proprio quelli che vorrebbero “ragionare senza identitarismi”; per moda soprattutto (qualcuno anche per dogma, altri in buona fede). Sono tanti e, sotto sotto - ma neanche tanto - esprimono il bisogno di essere contenuti dentro qualche cosa e di darsi identita’ attraverso questo qualche cosa.
Carmelo Bene - geniale e anticonformista -  in “Nostra signora dei Turchi”, propone di classificare gli esseri umani in “cretini  che hanno visto la Madonna” e “cretini che non l’hanno vista”. Poiche’ i piani del reale sfumano immancabilmente uno sull’altro (fortunatamente non siamo esseri compartimentati), l’idea e’ applicabile a piu’ contesti. L’identita’ personale si conquista vivendo, non te la danno in partenza, col corredino. A nessuno e' utile rifugiarsi negli identitarismi o piangersi addosso ma, chi si limita a professare odio, sembra piu' che altro in cerca di un padrone, di un quadro di riferimento- contenimento. Perche', non avendolo, ha paura di non si sa che.

Non vediamo good ol' tmes da rimpiangere. Ne' abbiamo vissuto un miracolo negli anni ’70, facendocelo poi sfuggire di mano chissa’ come o perche’. Molti di noi sono stati parte di un grande slancio collettivo e chi ha partecipato veramente era “in se'” il miracolo, altri giocavano. Fuori da questa considerazione, si puo’ arrivare oggi a discorsi da circolo della bocciofila, dove vecchietti acidi e rancorosi, disillusi per l’eta’ e gli acciacchi, rimpiangono la propria infanzia-eden mitizzata e lacrimano stizziti sui sogni infranti. Nessuno gli ha tolto niente: sono loro che non sono stati capaci di mutare un contesto sociale spaventoso. (Purtroppo, non ne e’ stato capace neanche chi ha messo l’anima dentro un tentativo in cui tanti hanno lasciato la vita o marciscono ancora in galera).  
E’ ancora presto per comprenderne tutte le motivazioni, ma accusare dei propri fallimenti quelli che neanche allora facevano sul serio e’ una scorciatoia facile, indice di dipendenza - o di desiderio di dipendenza, di delega - come a dire: i miei “comandanti” mi hanno deluso (o tradito, o abbandonato). Le nostalgie possono poi essere una molla potente quando servono ad andare avanti, a ritrovare l’identita’ insieme a una dimensione comunitaria dell'esistenza, ma si perde il filo rimpiangendo una “sinistra” che “non e’ stata” (e quindi “non e’”) poi tutta cosi’ bella. Esistevano riviste, giornali, parlamentari, ma quelli di maggior valore sono scomparsi, fatti chiudere forzatamente o resi  muti. “Il Manifesto”, che tento’ pure di diventare un partito, nacque da una costola del PCI nel tentativo (non riuscito) di convogliare (e attutire) sotto il proprio ombrello una protesta dilagante. Cosa si pretende che esprima, oggi? Perche’  lamentarsi del fatto che non risponda al tipo di testata che si vorrebbe?

Per noi, cio’ che conta e’ alzare la testa e riappropriarsi di un discorso di parte che percorre tutta la storia. Riconoscersi, in
prima persona, come comandanti. Addossare le responsabilita’ ad “altri” e’ inutile, quando non dannoso. Per appartenere a qualcosa, e’ possibile utilizzare un paradigma semplice, ma di livello superiore: sentirsi parte della “razza umana”. E’ un’appartenenza sufficiente, altre non ne servono. L’identita’ non e’ un monolito o qualcosa che c’è solo “essendo parte di
una struttura” (men che meno ideologica). Non è neanche la somma semplice delle tante che ci vengono attribuite o di quelle che ci diamo da soli. Penso invece che: “io E’ l’altro” (proprio come l’ho appena scritto). Le categorie di riferimento sono differenti e la domanda vera non riguarda il conformismo, ma è: sono davvero capace di sentire di “essere” l’altro? Se ci riesco (quando ci riesco) ho realizzato qualcosa. Se non ci riesco (tutte le volte che non riesco) ho fallito. Si dovrebbe ripartire dal sogno, dal volo. Essere il volo.

Dal nostro punto di osservazione: i good ol’ times erano popolati da persone differenti:
a) Rivoluzionari;

b) Antifascisti militanti, molti dei quali facevano (come i rivoluzionari) anche analisi di qualita’ valide ancora oggi. Cos’e’ un’analisi “seria”? Chi dovrebbe farla? Il ruolo degli intellettuali e’ “dans la rue”, come gridava Sartre agli operai della Renault. Ascoltare, recepire, dare voce. La politica non e’ materia per pensatori eletti (con tutti gli altri “prepolitici” e “precategoriali”), e’ qualcosa di cui possono occuparsi a giusto titolo solo: i “fuori casta” del mondo; gli artisti; i poeti; gli intellettuali capaci di ascolto e partecipazione vera. Gente poco seria?  Tanto seri da saper ridere delle proprie follie e  rischiare la pelle al tempo stesso;

c) Anticonformisti di moda, che se la son data a gambe quando le cose si sono messe male. Finiti ad auto-recludersi in 
diversi tipi di bunker e istituzioni totali quotidiane dove han trovato cio’ che in realta’ andavano cercando, non certo la 
Rivoluzione, ma un’identita’ circoscritta (magari circoncisa). Incapaci di esercitare l’anticonformismo ieri, figuriamoci oggi.

La Sinistra-dei-bei-tempi-andati aveva molte sfaccettature e, in questa sua parte, faceva piuttosto schifo;

Ci sono tante storie dentro la grande Storia. Perche’ intellettualoidi e trafficoni che si dicevano “di sinistra” sono andati sempre piu’ a destra? Non lo so. Di certo, quella “sinistra” e’ scomparsa. Non e’ da mitizzare ne’ da rimpiangere, piangendoil morto, o meglio: il “nato morto”. Negli anni della repressione, operarono in modo selettivo, colpendo chi faceva analisi serie e agiva coerentemente, non chi era in cerca di “un posto al sole”. In un esercito con troppi futuri disertori, c'era anche chi veramente desiderava costruire un mondo nuovo, perche’ vivere in questo gli procurava dolore autentico (non sdegno etico). Partirono da questo dolore, dallo scavare dentro se’ stessi e da un’analisi massacrante della realta’. Chi ha continuato (tra i sopravvissuti)? Quelli che erano sinceri e hanno avuto coraggio. E coraggio non significa assenza di paura - si chiamerebbe incoscienza - significa provare paura, ma agire ugualmente. Va avanti solo chi non cercava assicurazioni, ne’ contenimento, ma LIBERTA’. E, la liberta’, o e’ per tutti o non e’ (“io E’ l’altro”).

Chiariamo intanto due cose: 
a) Si puo’ vivere senza padroni. E molto meglio.

b) Il nemico vero non sono i saltimbanchi, le marionette o i cialtroni da operetta.
I
l nemico vero e’ sempre lo stesso: il capitalismo, inteso come Ordine Mondiale da sovvertire (non a chiacchiere).

Nel mondo, il sistema capitalista imperialista sta traversando la sua solita crisi sistemica, stavolta complicata
da una serie di 
fattori, tra i quali:
a) l’effettivo esaurirsi delle risorse e il ribellarsi del pianeta allo scempio subito e tuttora in atto.
b) le grandi migrazioni prossime venture dall’Africa e dall’est del mondo, a seguito di carestie prossime venture e della  miriade di sfollati creati dalle tante “guerre infinite”. Il nuovo soggetto politico non coincide col concetto classico di “classe”, ne’ ha le fattezze tradizionali del sottoproletariato, ma e’ il prodotto della combinazione di soggetti diversi: gli sfruttati di sempre, gli emarginati, gli immigrati, le seconde e terze generazioni di immigrati, l’insieme di tutti coloro che sono stati  e saranno sfrattati dalla loro casa nel mondo con la violenza e che non hanno collocazione.

Si e’ aperta una nuova epoca e il processo di contaminazione e' inarrestabile. Come sono inarrestabili le lotte, la rabbia e il
coraggio di chi non ha niente da perdere. Sono milioni e milioni di persone schiave e bandite, il cui numero e' destinato a crescere in modo esponenziale. Non sara’ mai possibile “integrare” tutti ed e’ illogico definire dropout  la stragrande maggioranza dell’umanita’. Quindi, non si puo'  affermare che non saranno mai egemoni ne’ faranno mai alcuna Rivoluzione. Piu’ logico immaginare il contrario.  

In Italia, si risponde alla paura istigando al razzismo, terrorizzando per salvare il salvabile, convincendo che sparare ai propri vicini (o schiavi) permetta di preservare il proprio bunker ecologico. Una sinistra corrotta ha spianato la via a un governo razzista e xenofobo preparando il clima d'intolleranza che fonda sull'inventato “bisogno di sicurezza”. Operazione di paura e di “marketing”: si propaganda il terrore (del diverso, dello “straniero”, dei neri, degli omosessuali, dei tossici, dell’altro in genere, della carestia, della guerra mondiale etc.) innescando violenza e diffidenza, cercando di spezzare ogni possibilita' di con-divisione, per annientare ogni ribellione; poi si impone il rimedio, che e' (immancabilmente): uno stato di polizia (come dopo Piazza Fontana etc.). Diffondere la paura e’ il solito sistema per distogliere l’attenzione delle persone (e dei popoli) dalla stra-crisi di certe forme di governo e illudere che i problemi possano essere risolti solo con gli strumenti di una inesistente democrazia. Il bisogno di sicurezza equivale alla perdita della Libertà, ma che importa? Le paranoie spingono a ogni consenso, anche al piu' meschino, e a preferire di essere controllati pur di ritenersi al riparo. Ma al riparo da che?

Cio' che e' terrificante e' il mondo in cui viviamo e il sistema che ci controlla. Lo sterminio di ogni individualita' e devianza che subiamo ogni giorno. Come emarginati o rom o artisti o gay o neri o prostitute o come donne e uomini non omologati o non omologabili. Veltroni invio’ le ruspe nei campi Rom, Alemanno non ancora perche’ mira a distruggerne fino in fondo l’identita’, come qualunque identita’ “altra”, assimilandola e utilizzandola. E’ l’aspetto “moderno” della repressione (“moderno” per l’Italia, in altri Paesi lo hanno applicato da tempo): integrare nel sistema le culture “altre”, per annientarle. E' cosi' che si e' passati dal F.U.O.R.I (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario), ai gay che chiedono di essere considerati normali (ma rispetto a quale “normalita'”?) e normati. Nel F.U.O.R.I  c’era vitalita’ e valenza sovversiva; nelle richieste attuali: noia e piattume. Al convegno promosso recentemente a Genova sulle “camere di consumo” (sperimentate e gia'  funzionanti in mezza Europa) finalizzate alla riduzione del danno, il senatore Pdl Enrico Musso si e' dichiarato favorevole.La destra vuole dare una mano ai tossicodipendenti? No, certamente! Potrebbe pero' pensare di  “statalizzare” un fenomeno di devianza per irreggimentarlo e ingrassare insieme ai privati con appalti etc., se riesce a guadagnarci di piu’. In un contesto in cui anche i diritti diventano una tagliola, la politica di  Tremonti fa veramente schifo (altro che essere “statalkeinesiana”!). Si cerca di  ANNETTERE le devianze, non di “ammetterle”. Il capitalismo non ha etica, persegue solo i propri scopi. Tollera o non tollera per motivi elettorali e di interesse economico. Stragi e massacri se e quando conviene. In altre situazioni potrebbe tranquillamente “ammettere” qualunque cosa, oggi sta accadendo altro. Nella societa' borghese - termine antico, per noi sempre valido - nulla è mai stato rilevante, ma questo non vale altrove.  E’ la societa’ borghese che fa schifo e che va disertata per andare altrove.   

Fuori dalla nostra provincia invitiamo a riflettere su alcune cose:

A nostro avviso, gli USA (e servitori vari) non sono i soli a dominare il mondo. Gli Stati Uniti cercano di costruire il
“nemico” russo, ma  riteniamo impossibile che non esista sottobanco un’alleanza con Putin. In Italia l’informazione che si autodefinisce “di sinistra”: o ancora non si e’ accorta che i rivoluzionari colorati sono burattini, o e’ pagata dalla CIA, o e’vittima di una psicosi collettiva. Percio', non ha senso arrovellarsi ad immaginare quali scenari possano indebolire lo strapotere USA. Non ci sembra neanche utile ingegnarsi a cercare il modo attraverso il quale i dominanti s’indeboliscano tra loro: equivale a giocare di rimessa.
Non esiste UN SOLO nemico. Nella realta’: i nemici accerchiano da tutte le parti.
Dal nostro punto di vista, cio’ che e’ accaduto in Georgia si iscrive:
- nell’ennesimo tentativo di terrorizzare  impedendo di vedere che determinate forme di governo sono in stra-crisi, arrivando a scatenare il panico per una improbabilissima terza guerra mondiale. La solita tragica sceneggiata col sangue delle persone. Non si poteva sentirsi a fianco di alcun governo, solo dei popoli, benche’ la “sinistra” e i suoi media bugiardi (“Il manifesto” e l'orsaccio sovietico-zarista) abbiano fatto prendere fischi per fiaschi a tante persone. Tuttte marionette di un Ordine Mondiale che non agisce a caso, bensi' sotto la guida della grande finanza internazionale che coinvolge Tokio come Berlino o Washington. Per i “pensatori anticonformisti”, lo strapotere USA e’ il dato rilevante a livello internazionale, ma i finti nemici USA ed exURSS sono legati da complicita’ criminale organizzata. Generano i peggiori conflitti (anche altrui) nell’universo mondo e sono entrambi membri permanenti dell’ONU (intoccabili, con diritto di veto, insieme a Francia, Cina, U.K.). Non si tratta di parteggiare per  l'uno o per l’altro, l’unica possibilita’ risiede nella non-complicità a ogni costo. Un mondo unipolare permetterebbe a tutti di  avere idee chiare. Occorre rendersi conto del fatto che le cose sono assai piu' complesse. Sono abbracciabili solo le lotte dal basso contro il Potere.
- nel riassetto di potere tra dominanti capitalisti che avviene, come sempre, tra scosse e scontri. Questo e’ anche il senso dell'attuale crisi finanziaria statunitense (non siamo al crollo del ’29) e di quella mondiale.

Non si tratta pero' di continuare a ragionare in termini di contrapposizione tra capitale e lavoro. 
Il potere e’ assurdo, illogico, non si trovera’ il bandolo della matassa in questo modo. Possono intuirne le mosse gli artisti e
i poeti, che hanno una visione differente.

La situazione delle opposizioni, in Italia,  ci sembra (piu’ o meno) questa: 
NGO, associazioni no profit, benefiche, laiche e non laiche, fanno spesso il gioco del padrone (consapevolmente o no). 
La “sinistra” d’opposizione e’ un vuoto a perdere. Non puo’ avere palle ne’ ovaie perche’ prospera venerando il dio-mercato per timore del rincaro dei prezzi del parrucchiere. Persone che si fanno i conti alla sera, non si mettono in gioco e non rischiano. Con o senza la sinistra radicale extraparlamentare, non contrastera’ mai veramente la destra perche' ci va a braccetto. La psicologia di chi e’ stato preso a schiaffi e apparentemente ci riprova, non e’ necessariamente masochista. Fanno affari insieme. Recitano una parte e hanno grandi interessi. Il tutto e’ falso, il falso e’ tutto (al loro livello). 
Detto questo, e’ giusto criticare i “farisei” e i loro media, ma continuando a riconoscere validita’ a questi interlocutori, si puo' rischiare di fare il gioco di chi vorrebbe tutti rassegnati, impotenti, cinici o fallimentari. Con chi si vorrebbe discutere su cosa sia accaduto alla “sinistra”? Quale testa “tirare fuori dalla naftalina”? Quella di chi un tempo partecipo’ per gioco, per
ribellioni personali che non ha saputo portare avanti, o per un posto al sole? Di chi ha tradito tutto e ha scelto di mandare altri al macello? Queste teste non sono recuperabili. Continueranno, alla bocciofila, a chiedersi “cosa e’ accaduto”. A mescolare carte e interessi, tentando di assicurarsi alle catene. Il “ceto medio” che si e' venduto ai golpisti dietro Mani Pulite (e di cui Berlusconi si e’ accaparrato il bacino di voti per non andare in galera), non c'entra con noi. Tra quelli che si sono frantumati in diversi modi, la maggior parte (ma non tutti) sono sostenuti da intellettuali  molto ignoranti e molto corrotti. Senza proposte politiche, curvi sui propri interessi, che non sono pero’ obbligatoriamente quelli dei “padroni nordamericani e loro subcomandanti italici”. Perdersi nell’analisi degli interessi di Prodi o di Berlusconi e’ come concentrarsi sul dito, non vedendo la luna. Pignole, rigide, appassionate o infuocate che siano, accuse e accanimenti fanno male alla salute, non costruiscono e non danno gioia.
C’è gioia nella lotta e nella ribellione. Chi non la ricorda, non l'ha mai provata. Se non ci fosse, non ci sarebbe alcun  motivo di ribellarsi.
A nostro modo di vedere, si tratta di spazzare via sia la destra che la falsa sinistra. Ma anche, in Italia, di respingere l'attacco alla scuola pubblica, all’università, alla ricerca, di opporsi con forza ad autoritarismo e razzismo; di recuperare una
infinita' di cose e di lottare contro tantissime altre. Riscoprendo parole antiche, come “compagni”. Diffidando di chi appoggia giustizialismo e magistrati. Borrelli non e’ mai stato Robespierre e Di Pietro non è  Zorro (ne' Sarkozy  e’ El Liberador della Betancourt). 

In un mondo ancora diviso tra dominati e dominanti, i termini “Resistenza” e “Antifascismo” hanno ancora un senso.
Il movimento antagonista  del ’900 italiano non e’ cosa d’archivio. Continua in un flusso ininterrotto di lotte (in Italia e in tutto il mondo) e non potra’ interrompersi finche’ ci saranno persone abusate e oppresse. E' vero che, dietro il termine: “Antifascismo”, si nascondono tutti gli imbroglioni (anche Fini), ma in un Paese dove i testi scolastici sono stati  da tempo re-inventati e si fa di tutto per azzerare ogni memoria storica, noi lo rivendichiamo. Come fatto storico e per riappropriarci di un termine usurpato attraverso il quale tante persone possono ancora riconoscersicapirsi, parlarsi. Va da se’ che esso implichi: anti-imperialismo, anti-razzismo, anti-sionismo militanti. Napoletano puo’ soffrire di Al-Zheimer quanto la Sgrena di Al-Queida. Il complesso industrialfinanziario con simpatie a sinistra e’ formato dai peggiori industriali e finanzieri, i piu’ pericolosi di tutti? Industriali e finanzieri sono legati a destra e a “sinistra”! Quali sarebbero i meno pericolosi? Lo ripetiamo: non si vince giocando solo di rimessa.

Sono tante le ragioni per coltivare atti concreti di ribellione. Mantenendo o recuperando  la sensibilita’ (da non confondere col buonismo) che non permette mai di esprimere attraverso grafici asettici, tanto astratti da crollare dal muro alla minima vibrazione, la storia tragica di tanti esseri umani. Lo sdegno etico per una falsa sinistra puo' nascondere i rimpianti per la propria adolescenza-vita-anni70-, rancori per “padri” (soprattutto ideologici) che hanno sbagliato etc. Ma lo sdegno etico non e’ rabbia vera, puo’ finire ad avallare la peggiore destra. Chi poi aspetta di veder passare i cadaveri di Berlusconi e Tremonti puo’ prepararsi ad un’attesa eterna e anche inutile: sono soltanto marionette, i fili stanno da un'altra parte. Cio' che riteniamo importante e': staccarsi dal suolo, volare alto. Avere coraggio. Rischiare in prima persona. Scendere da tutti i piedistalli e mescolarsi a coloro che oggi hanno ben altri problemi di quello di trovare un cestino per le cartacce (retorica insulsa da difensori dell'ambiente con i paraocchi). Guardarli in  faccia. Non troverete solo degrado e disperazione, ma coraggio (quello vero) e passione, anche allegria. Drammi veri e rabbia vera. E' da li' che, senza lasciarsi guidare da chiacchiere (per farne altre), la vita apparira' diversa da un concentrato di dolore, regole, divieti, rigidita' iper-responsabilita’ e quant'altro, con surrogati di felicita' al posto di quella vera. Mettendo al primo posto la Liberta’ e i sentimenti, scendendo in strada, il punto di vista cambia in un attimo. Illusione e realta' si trovano in punti diametralmente  opposti rispetto a cio' che generalmente si crede.
Non c’e’ da avere paura.
C’è da entusiasmarsi. Il progetto e’ quello di riprendersi per intero la vita. Le vie intermedie non esistono (ci credono solo quelli che, cercando di salvare capra e cavoli, perdono entrambi o implodono).  Non comprendendolo, si sbaglia. Oppure si finisce come Bartali che vinse persino un tour sbagliando, perche' lo vinse nel momento meno opportuno. 

Ogni volta che sembra di non avere altre strade, e' antica usanza ritenere di dover ricominciare tutto da capo. Non e' vero. 
Non tutto è da rifare, e’ solo da continuare. Ritrovare il filo smarrito. Non si tratta di rifondare, ma di ridare il loro senso alle cose e alle parole, di riparlare di LIBERTA’ in primo luogo. In Italia, si puo’ fare per la lunga tradizione di lotte sociali e perche’ cè stata la Resistenza. E’ possibile lavorare a saldarle con la parte piu' autentica delle battaglie anni ’70 e i nuovi scenari multiculturali, cercando unita’ tra arte, cultura, emarginazione. In occidente, le persone sono vittime di padroni che hanno imposto regole, idiozie, ignoranza, moralismi, falsita' etc. Ma, invece di pensare di cambiare la borghesia e volgerla in favore del popolo (cosa del tutto impossibile)...e buttiamola finalmente a mare!
 

Questo e' il nostro punto di vista. Nella speranza di avere finalmente risposto a tutti.