osteria calcutta

Kolkata, 28 maggio 2008

(...) Questa mattina sono andato trovare D.M. detenuto dal 3 febbraio 2008, sotto l’accusa di tenere in casa armi da fuoco.
L’accusa non e’ motivata perche’ le armi sono state trovate a Kolkata, nel giardino della sua casa, in un punto vicino alla recinzione, che e’ molto bassa. In un punto cioe’ dove chiunque avrebbe potuto metterle, specie durante la notte, poiche’ egli abita in una zona isolata e per nulla controllata da alcuna forza di polizia. E’ chiaro che i poliziotti sono andati a casa di D.M. a seguito di una precisa segnalazione.
Oltre a cio’ le armi erano seppellite a una profondita’ molto piccola dentro un contenitore sigillato. Nulla prova che D.M. ne sia il proprietario e lui lo ha negato decisamente.
Cio’ nonostante, essendo stato gia’ fermato piu’ volte negli scontri a Singur, D.M. e’ oggi ancora senza processo (come moltissimi altri) con  accuse contro di lui di collaborazione per una insurrezione armata.
Durante il colloquio, D.M. e’ riuscito a eludere la sorveglianza e a passarmi questo biglietto, per i suoi due figli. Non sono riuscito, a rintracciarli, nonostante i miei sforzi, ma ritengo che il messaggio debba essere comunque divulgato:
“Cari Deepak e Pradip,
spero che stiate tutti bene, come l’ultima volta che siete venuti a trovarmi. Vorrei chiedervi di rimanere a (…) perche’ mi arrivano notizie di una situazione non troppo favorevole al vostro ritorno a Kolkata.
Anche J.S. e’ stato arrestato mentre prendeva l’autobus per venire a trovarmi, una fermata prima di quella in cui avrebbe dovuto scendere, sono saliti due ufficiali di polizia e lo hanno arrestato per complicita’ nella mia vicenda. Una cosa assolutamente assurda, dal momento che non ci incontravamo dallo scorso anno 2007. Ora si trova qui, in un’altra cella, e non ci e’ possibile comunicare.
So che esiste un movimento internazionale di persone che cercano di fare qualcosa in favore di quanto sta accadendo in West Bengal. Vi chiedo di fare pressione verso questi movimenti in modo che si adoperino nella diffusione delle notizie, e anche circa la sorte di coloro che vengono arrestati. Io sto abbastanza bene perche’ ho sempre avuto una buona salute e una costituzione robusta, ma alcuni miei compagni di prigionia sono in condizioni fisiche terribili. Non ci danno alcun tipo di medicine e molti si ammalano o erano ammalati da prima. Anche chiedere un bicchiere d’acqua ottiene spesso un secco rifiuto. All’inizio la situazione era un po’ migliore, da un mese abbiamo la sensazione che non sappiano bene cosa fare di noi, che siamo considerati  una specie di “prigionieri politici”. Ci ignorano completamente e ci passano solo i pasti dalla finestrella bassa. Poi, non vengono a riprenderli se non di tanto in tanto e i piatti si accumulano in un angolo della cella. Nessuno viene mai a pulire e ci negano l’autorizzazione a poter uscire in cortile.
Ci vuole molta forza per resistere in queste condizioni che violano ogni diritto dei prigionieri.
Il mio avvocato ha presentato una rimostranza scritta per questo trattamento, ma non ha ancora avuto risposta. Dice che e’ possibile che ci faranno un processo collettivo, ma non sa quando.
Non voglio crearvi delle preoccupazioni aggiuntive, io sto in buona salute, vorrei pero’ che queste notizie uscissero fuori da qui. Esiste un diritto internazionale e forse si puo’ operare anche in questa direzione.
Vi abbraccio tutti e due e ricordatevi dello zio Sami che e’ malato, solo e molto anziano.

Vostro padre

D.M.”

Questo messaggio e’ in aperta contraddizione con le condizioni fisiche in cui ho trovato D.M., totalmente denutrito e disidratato, non aveva quasi la forza per reggersi in piedi e i suoi occhi erano semichiusi. Gli ho domandato se fosse stato torturato e mi ha fatto cenno di si’.
Gli ho anche domandato se qualcuno fosse morto in carcere recentemente, per malattia, denutrizione o pestaggi. Ha risposto di non saperlo, ma di temerlo molto.
E’ molto chiaro che  non volesse creare ansia nei suoi figli.
Sappiamo che da almeno due anni stanno intensificandosi gli appelli per la tutela dei diritti umani in India e in West Bengal in particolare. Qui pero’ non se ne sa nulla e, soprattutto, non e’ permesso alle organizzazioni mondiali per i diritti umani di visitare le carceri.
Ti chiedo di pubblicare questo testo, insieme agli altri.
Love
B.S.

Kolkata, 27 giugno 2008

(...) Ti scrivo da casa di A.G., il giornalista di cui ti ho parlato a proposito di D.M.
Anjil e’ riuscito finalmente a entrare in contatto con l’avvocato che difende D.M. e alcuni degli altri arrestati dello scorso febbraio. E’ riuscito a contattarlo per telefono, dopo avergli scritto moltissime e-mails che non avevano ricevuto risposta. Sembra che questo avvocato sia legato a quella parte di dissidenti del CPM, in particolare al gruppo di XXX, che sta reagendo alla politica criminale di Buddhadeb Bhattacharjee. Anjil pero’ ha detto che qualcosa non era chiaro nella telefonata, perche’ l’avvocato non ha voluto dire nulla circa la data del processo ed e’ sembrato disturbato dalla telefonata di un giornalista. Noi pensiamo che piu’ risonanza viene data alle tragiche vicende che si susseguono oggi nel nostro Paese, piu’ e’ possibile che qualcuno faccia appelli al diritto internazionale. Non abbiamo grande fiducia nelle organizzazioni del diritto internazionale ma, se sui giornali indiani venissero pubblicati articoli che spiegano senza possibilita’ di equivoci cosa sta accadendo, qualche associazione potrebbe mobilitarsi e andare a vedere di persona.
Non abbiamo molti mezzi se non la corretta informazione per mostrare alla gente che in questo Paese vengono violati i diritti piu’ elementari!
Un avvocato che rifiuta di far pubblicare vicende cosi’ importanti come le torture nelle carceri, non da’ grande affidamento. Anjil G. e’ d’accordo e pensa che l’avvocato voglia risolvere tutto per strade collaterali.
Sono d’accordo col tuo punto di vista. Anche Anjil  pensa che, in questo modo, non si otterra’ un miglioramento duraturo, ma  solo occasionale.
Deepak e Pradip stanno bene. Sono tornato a trovarli personalmente e ti ringraziano tanto.
Spero di vederti presto in India.
Love
B.S.