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Kolkata, 28 maggio 2008
L’accusa
non e’ motivata perche’
le armi sono state trovate a Kolkata, nel giardino della sua casa, in
un punto vicino alla
recinzione, che e’ molto bassa. In un punto cioe’ dove chiunque avrebbe
potuto
metterle, specie durante la notte, poiche’ egli abita in una zona
isolata e per
nulla controllata da alcuna forza di polizia. E’ chiaro che i
poliziotti sono andati a casa di D.M. a seguito di una precisa
segnalazione.
Oltre a cio’ le armi erano
seppellite a una profondita’ molto piccola dentro un contenitore sigillato.
Nulla prova che D.M. ne sia il proprietario e lui lo ha negato decisamente.
Cio’ nonostante, essendo stato
gia’ fermato piu’ volte negli scontri a Singur, D.M. e’ oggi ancora senza
processo (come moltissimi altri) con
accuse contro di lui di collaborazione per una insurrezione armata.
Durante il colloquio, D.M. e’
riuscito a eludere la sorveglianza e a passarmi questo biglietto, per i suoi
due figli. Non sono riuscito, a rintracciarli, nonostante i miei sforzi, ma
ritengo che il messaggio debba essere comunque divulgato:
“Cari Deepak e Pradip,
spero che stiate tutti bene, come
l’ultima volta che siete venuti a trovarmi. Vorrei chiedervi di rimanere a (…)
perche’ mi arrivano notizie di una situazione non troppo favorevole al vostro
ritorno a Kolkata.
Anche J.S. e’ stato arrestato
mentre prendeva l’autobus per venire a trovarmi, una fermata prima di quella in
cui avrebbe dovuto scendere, sono saliti due ufficiali di polizia e lo hanno
arrestato per complicita’ nella mia vicenda. Una cosa assolutamente assurda,
dal momento che non ci incontravamo dallo scorso anno 2007. Ora si trova qui,
in un’altra cella, e non ci e’ possibile comunicare.
So che esiste un movimento
internazionale di persone che cercano di fare qualcosa in favore di quanto sta
accadendo in West Bengal. Vi chiedo di fare pressione verso questi movimenti in
modo che si adoperino nella diffusione delle notizie, e anche circa la sorte di
coloro che vengono arrestati. Io sto abbastanza bene perche’ ho sempre avuto
una buona salute e una costituzione robusta, ma alcuni miei compagni di prigionia sono in condizioni
fisiche terribili. Non ci danno alcun tipo di medicine e molti si ammalano o
erano ammalati da prima. Anche chiedere un bicchiere d’acqua ottiene spesso un
secco rifiuto. All’inizio la situazione era un po’ migliore, da un mese abbiamo
la sensazione che non sappiano bene cosa fare di noi, che siamo considerati
una specie di “prigionieri politici”. Ci ignorano completamente e ci passano solo i pasti
dalla finestrella bassa. Poi, non vengono a riprenderli se non di tanto in
tanto e i piatti si accumulano in un angolo della cella. Nessuno viene mai a pulire
e ci negano l’autorizzazione a poter uscire in cortile.
Ci vuole molta forza per
resistere in queste condizioni che violano ogni diritto dei prigionieri.
Il mio avvocato ha presentato una
rimostranza scritta per questo trattamento, ma non ha ancora avuto risposta.
Dice che e’ possibile che ci faranno un processo collettivo, ma non sa quando.
Non voglio crearvi delle
preoccupazioni aggiuntive, io sto in buona salute, vorrei pero’ che queste
notizie uscissero fuori da qui. Esiste un diritto internazionale e forse si
puo’ operare anche in questa direzione.
Vi abbraccio tutti e due e
ricordatevi dello zio Sami che e’ malato, solo e molto anziano.
Vostro padre
D.M.”
Gli ho anche domandato se
qualcuno fosse morto in carcere recentemente, per malattia, denutrizione o
pestaggi. Ha risposto di non saperlo, ma di temerlo molto.
E’ molto chiaro che non volesse creare ansia nei suoi figli.
Sappiamo che da almeno due anni
stanno intensificandosi gli appelli per la tutela dei diritti umani in India e
in West Bengal in particolare. Qui pero’ non se ne sa nulla e, soprattutto, non
e’ permesso alle organizzazioni mondiali per i diritti umani di visitare le
carceri.
Ti chiedo di pubblicare questo
testo, insieme agli altri.
Kolkata, 27 giugno 2008
Anjil e’ riuscito finalmente a
entrare in contatto con l’avvocato che difende D.M. e alcuni degli altri arrestati dello
scorso febbraio. E’ riuscito a contattarlo per telefono, dopo avergli scritto
moltissime e-mails che non avevano ricevuto risposta. Sembra che questo
avvocato sia legato a quella parte di dissidenti del CPM, in particolare al
gruppo di XXX, che sta reagendo alla politica criminale di Buddhadeb
Bhattacharjee. Anjil pero’ ha detto che qualcosa non era chiaro nella
telefonata, perche’ l’avvocato non ha voluto dire nulla circa la data del
processo ed e’ sembrato disturbato dalla telefonata di un giornalista. Noi pensiamo
che piu’ risonanza viene data alle tragiche vicende che si susseguono oggi nel nostro Paese, piu’ e’
possibile che qualcuno faccia appelli al diritto internazionale. Non abbiamo
grande fiducia nelle organizzazioni del diritto internazionale ma, se sui giornali indiani
venissero pubblicati articoli che spiegano senza possibilita’ di equivoci cosa
sta accadendo, qualche associazione potrebbe mobilitarsi e andare a vedere di
persona.
Non abbiamo molti mezzi se non
la corretta informazione per mostrare
alla gente che in questo Paese vengono violati i diritti piu’ elementari!
Un avvocato che rifiuta di far
pubblicare vicende cosi’ importanti come le torture nelle carceri, non da’ grande affidamento. Anjil G. e’
d’accordo e pensa che l’avvocato voglia risolvere tutto per strade collaterali.
Sono d’accordo col tuo punto di
vista. Anche Anjil pensa che, in questo
modo, non si otterra’ un miglioramento duraturo, ma solo occasionale.
Deepak e Pradip stanno bene. Sono
tornato a trovarli personalmente e ti ringraziano tanto.
Spero di vederti presto in India.
Love