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QUALCOSA SULL'INDIA di Marina Valente L'India: un Paese fortemente misconosciuto e tradito e oggi
sempre più spalancato all'occidente, potremmo dire: “in saldi”. L'immaginario
occidentale favoleggia da sempre un'India che non esiste: un Paese di mistici e
di filosofi, fonte inesauribile di insegnamenti spirituali, ultima spiaggia di
salvezza sognata per l'individuo occidentale perso nel nulla di una civiltà in
decadenza; un popolo di straccioni passivi, rassegnati alla ineluttabilità del
Karma, su cui riversare beneficenza pietistica; pietra di paragone tragica per
sostenere l'illusione di star vivendo nel migliore dei mondi possibile;
ultimamente: un Paese in forte sviluppo, che si affaccia prepotentemente sulla
scena del mercato globale. (Da: “OSTERIA CALCUTTA”,
di Marina Valente, ed. Sensibili alle foglie) Per Gandhi, l’eliminazione di ogni discriminazione basata
sull'appartenenza di casta, classe, genere o identità religiosa, ponendosi al
servizio di tutti, è la via maestra per “raggiungere la conoscenza”, uno
stato di grazia spirituale che si ottiene “…solo identificandosi con tutto
ciò che vive, poichè Dio è la somma di tutte le esistenze individuali e abita
dentro ciascuno di noi”. Nonostante il grande carisma e a fronte di
un programma importante, appropriato per l'India, oltre che innovatore e
disperatamente romantico, Gandhi venne assassinato il 30 gennaio 1948, a 79
anni, neanche sei mesi dopo la proclamazione dell'indipendenza. Era il 15
agosto 1947, quando Lord Louis Mountbatten**, ultimo vicerè dell'India, ammainò
la bandiera inglese e alzò quella Indiana sul piazzale antistante il nuovo
parlamento di Delhi. Gandhi si trovava in Bengala, cercando di placare gli
animi di musulmani e indù che avevano dato vita a massacri tanto
sanguinari da innescare per tutta l'India reazioni a catena altrettanto
violente. Gli Inglesi avevano sempre utilizzato la diatriba indo-musulmana come
strumento di potere: soffiavano sul fuoco delle controversie, alimentandole per
dominare meglio.*** Anche per questo, Gandhi riteneva essenziale l'unità dei
due gruppi religiosi ma, benchè molti musulmani poveri si fossero uniti a lui,
non riuscì a realizzarla. Con la “Partition”, il Pakistan si rese
indipendente dall'Unione Indiana e il Bengala fu diviso in due Stati separati
(uno a maggioranza indù, con capitale a Calcutta; l'altro a maggioranza
musulmana, con capitale a Dacca, oggi Repubblica Democratica del Bangladesh).
Dieci milioni di indù fuggirono in India dal Pakistan, sette milioni e
mezzo di musulmani trovarono rifugio nel nuovo Stato autonomo. Il massiccio
esodo crociato scatenò ogni genere di violenze anche private e le
carneficine causarono un milione e mezzo di morti. La questione del
Kashmir restò irrisolta.**** Tra le calamità principali che affliggono l'India, oggi: L'attuale primo ministro dell'India Dr. Manmohan Singh si e' cosi' espresso già nel giugno scorso 2006 su “India now”, uno dei maggiori settimanali filogovernativi indiani, in merito al proprio programma di progressiva liberalizzazione del Paese: “(…) la nostra strategia per una crescita rapida si espleta rendendo l'India un'economia più aperta al commercio e allo scambio. La politica industriale, che in passato imponeva troppe restrizioni alle attività del settore privato nazionale, è stata completamente riorganizzata (…) L'economia si e' inoltre aperta al commercio con l'estero: le licenze d'importazione sono diventate obsolete e anche le nostre tariffe d'importazione si sono abbassate moltissimo e il governo ha intenzione di ridurle ulteriormente (…) Tutta la nostra economia si è aperta agli investimenti stranieri che sono ormai permessi fino al 100% delle azioni nella maggior parte dei settori. Ci rendiamo conto che le finanze dello Stato hanno bisogno di qualche correzione, ma ho tutte le ragioni per credere che, nei prossimi anni, il tasso di risparmio nazionale dell'India crescerà vertiginosamente. Stiamo potenziando le istituzioni finanziarie al fine di attrarre risparmiatori e investitori in modo più efficace (…) abbiamo aperto la nostra industria dei servizi finanziari alla partecipazione di investitori stranieri, ma molto altro va fatto in questi settori (…) Nel fondamentale settore delle infrastrutture ci proponiamo di integrare ogni sforzo del settore pubblico con quante più partnership private possibili. Il quadro programmatico della nostra strategia ha per elementi chiave: la protezione degli interessi del consumatore, rendimenti proficui per gli investitori, a patto che siano raggiunti livelli soddisfacenti di efficienza e la trasparenza nella selezione dei partner privati. Vi invito a conoscere la nuova India che stiamo costruendo e a investire nel nostro futuro, così che possiamo vivere tutti in un mondo migliore”. L'India
di oggi: un Paese in saldi. E un Paese che sembra aver dichiarato guerra al
proprio popolo. Sulla stampa recente (primavera 2006) si può leggere:
“Dove L'India entra nel futuro: Gurgaon, una scheggia di Los Angeles a 20 chilometri da New Delhi, tra grosse auto, lusso e shopping mail” (Il Messaggero) “I giovani consumatori di New Delhi salveranno
l'Europa e Wall Street” (Borsa e Finanza) “Sono giovani, innovativi e visionari. L'ultimo dei Gandhi, Rahul, il re dell'acciaio Lakshmi Mittal, il "Bill Gates" del Gange, la modella Saira Mohan: la pattuglia avanzata del Paese che contende alla Cina il ruolo di capitale globale…” (Corriere della sera) “L'India è un'opportunità anche per i risparmiatori” (Borsa& Finanza). “Una scommessa chiamata India. Sono 35 milioni i nuovi clienti”.(Affari e Finanza) “India, non solo software, ma anche biotecnologie…” (Corriereconomia) Le biotecnologie hanno costituito, fin dai loro esordi, la rovina dell'agricoltura indiana. Le indubbie capacità degli Indiani nel settore informatico sono il risultato di un massiccio dispiego di fondi ed energie statali per introdurre l'uso del computer presso le caste medie e nelle scuole, ma ciò non riguarda minimamente chi non possiede niente e a scuola non è mai andato. La realtà indiana è multiforme e complessa, sfugge a facili generalizzazioni. Le differenze tra le condizioni vita sono abissali sotto ogni profilo: economico, culturale, sociale. Diversissimi tempi storici scorrono paralleli in un Paese in cui un numero straordinario di etnie, lingue, tradizioni religiose, convivono senza soluzione di continuità una a fianco dell'altra. “La più grande democrazia parlamentare del mondo” regge su una profondissima ingiustizia sociale e il Paese è sempre più minacciato dall'avanzare delle logiche della globalizzazione che procede distruggendo ogni specificità locale e culturale interna al pianeta. L'India filosofica, l'India delle caste e degli slums, l'India del nucleare e della Microsoft, l'India della pace e quella della fierezza e della dignità di antiche popolazioni tribali che resistono all'avanzare dell'economia di mercato. Ci sono tante Indie. C'è anche l'India: il Paese dei duecento milioni di rivolte. Note ** Lord Louis Mountbatten verrà ucciso anche lui molti anni
più tardi, nel 1979, in un attentato dell'IRA, che aveva collocato un ordigno
su una delle sue barche, al largo di Donegal (Repubblica d'Irlanda) **** Il Kashmir, regione dove vivono popolazioni indù, musulmane e buddiste, è rivendicato da India e Pakistan. E' tuttora sede di una persistente guerra a bassa intensità, che provoca migliaia di vittime ogni anno. *****Su Nathuram Godse corrono molte voci: dicono che “si inchinò tre volte davanti a Gandhi prima di sparargli”; per alcuni: “si trova ancora oggi in carcere, in una zona remota”; per altri “è morto”. Secondo altri ancora: “è uscito di galera dopo 26 anni e si è unito al movimento fondamentalista che portò alla distruzione della moschea di Ayodhia nel marzo-aprile 2002, con i massacri a seguire, eventi questi per nulla ostacolati dal BJP, il partito ipernazionalista del governo allora in carica”. ********************* “Osteria Calcutta” è uscito (prima edizione) alla fine del 2007. Per quasi tutto l'anno successivo, la scena è stata dominata dai sanguinosi tentativi del Salim Group e della TATA MOTORS, di espropriare delle loro fertilissime terre i contadini, rispettivamente di Nandigram e Singur, in West Bengal. Tentativi operati insieme al governo del West Bengal (il Left Front, guidato da Buddhadeb Bhattacharjee) e le sue squadracce paramilitari, costellati di morti, feriti, stupri e carcerazioni. Il piano criminale è andato però a vuoto per la fortissima Resistenza dei contadini. In particolare, a Singur, Ratan Tata pretendeva 40.000 acri di terra, ufficialmente per costruire la “Nano”, l'utilitaria più economica del mondo, in una joint venture con l'italiana FIAT. La spropositata quantità di terreno si giustifica col fatto che la zona avrebbe dovuto diventare - nelle intenzioni - zona di speculazioni immobiliari. Il coinvolgimento della FIAT fu tra i principali motivi per i quali non si riusciva a far passare su alcun media nazionale informazioni su quanto stava avvenendo nella“ più grande democrazia del mondo”. Di tutto questo potete leggere cliccando qui. Il 7 settembre 2008 fu raggiunto un accordo e la TATA trasferì i propri stabilimenti, per non rinunciare a soli 4000 acri di terreno.Da questo momento in poi, sul web, il lavoro di informazione viene svolto da più compagni. Alcune ripetizioni sono perciò inevitabili (ma utili a fissare meglio gli avvenimenti); e anche alcune differenze soggettive (che non guastano mai). SINGUR: LA STORIA INFINITA KOLKATA, domenica 7 settembre 2008. A Raj Bhavan, i negoziati tra il
premier del West Bengal Buddhadeb Bhattacharjee e il
leader del Trinamool Congress, Mamata Banerjee, hanno portato a un
accordo sulla sanguinosa contesa che perdura da oltre due anni in merito alla
requisizione delle terre di Singur e zone limitrofe. I terreni, fertilissimi,
erano stati espropriati per insediarvi gli stabilimenti della Tata Motors (il
polo acciaio del gruppo Tata) che, in una criminale joint venture con la FIAT,
intende produrre in quell'area la "NANO", cioe' la "low
cost car", l'utilitaria piu' economica del mondo, il cui prototipo e'
stato presentato al Motor Show di Delhi nello scorso gennaio 2008. In due
anni si sono susseguiti scontri, massacri, stupri (spesso di gruppo) ai danni
di una popolazione che non puo' accettare di perdere le proprie terre che
costituiscono l'unica forma di sussistenza. I quattro membri della Commissione, che sara’ capeggiata dal leader del Trinamool, avranno il compito di identificare terre coltivabili da distribuire ai contadini che hanno cosi’ a lungo rifiutato ogni rimborso. Mamata Banerjee si e’ accordata con i leaders dei locali del Trinamool nei Panchayat (Consigli di villaggio) a Singur per identificare tali aree che saranno acquisite e finanziate dal governo. I negoziati, che si sono tenuti sotto il patrocinio di Gopal Krishna Gandhi, il Governatore del West Bengal, sono ritenuti dalla maggior parte dei militanti una vittoria solo “parziale”, nel senso che per la prima volta si parla di conferire terra e non solo irrisori indennizzi monetari. Ma cio’ non significa che la battaglia sia terminata. Purtroppo, nessun topolino ha sconfitto la montagna (come e’ stato scritto). Si apre invece un’altra fase, difficilissima. La Tata ha gia’ fatto sapere di non essere disposta a rinunciare neanche a un ettaro, “perche’ il progetto NANO, per poter essere portato avanti, necessita sia dell’area della fabbrica che di quelle adiacenti”. Il ministro bengalese dell'industria e del commercio ha risposto negando che parte della terra da conferire verrà prevelata dall'area del progetto TATA (il governo del West Bengal continua, come sempre, a fare lo stuoino). Mamata Banarjee ha rivendicato il fatto che l'accordo è stato raggiunto con l'arbitrato e la garanzia di Gandhi (rappresentante del governo centrale e quindi super partes), quindi nessuno puo’ azzardarsi a modificarlo. Il blocco ai lavori nell’area del cantiere TATA-FIAT, che durava da 15 giorni ed era stato ordinato proprio dal Trinamool Congress e dai suoi alleati e’ stato solo temporaneamente sospeso, per i 7 giorni di lavoro della Commissione, e a condizione che le promesse vengano del tutto mantenute. Ms. Banerjee ha dominato la scena delle trattative, mentre il governo del Bengala si e’ mostrato del tutto incapace di risolvere la crisi sia dal punto di vista amministrativo che da quello politico.Ogni volta che Mamata ha sollevato un’obiezione, il governo ha dovuto adattarsi alle sue richieste. Ed e’ stata lei la prima ad essere ascoltata dal governatore che ha voluto parlarle anche privatamente. Soddisfatta, ha dichiarato: “E’ una grande vittoria per noi”. Ma chi e’ Mamata Banerjee?
Il Trinamool (abbastanza radicato in West Bengal) e' un partito di
destra, trasformista e falsopopulista. E’ pero’ differente dal Congress che,
tra l'altro, ha vissuto per decenni sul nome di Gandhi (dopo la sua morte). L'accordo, inoltre, non e’ stato accolto trionfalmente da tutti contadini in rivolta (come e’ stato scritto) e bisognera’ vedere se e come sarà implementato. I problemi sono moltissimi. Tra gli altri, quello della terra conferita fuori da Singur (sarà della stessa qualità? avrà bisogno degli stessi input o di input più gravosi?) e restano la questione naxalita e quelle legate a quanti hanno accettato l'aiuto di Mamata, ma non condividendo nulla col Trinamool. In sospeso anche tutte le vertenze degli avvocati dei militanti ancora in carcere in West Bengal. *********** 13 SETTEMBRE 2008 Quando ci arriva la telefonata,
non riusciamo a comprendere subito di che cosa si tratti. Mohamad parla e
piange, e’ sconvolto. La polizia e’ entrata dentro la sua baracca allo
slum e ha preso a mandare all’aria tutto. Cercavano armi, lo ha capito anche se
nessuno glielo ha detto, al contrario, lo hanno zittito con una minaccia e ha
pure ricevuto un calcio da un poliziotto. Le guardie non hanno trovato nulla,
ma si sono portati via suo zio, che distilla liquore abusivamente ed era l’unica
persona oltre a lui a trovarsi li’ in quel momento. Mohamad ha
quattordici anni, e’ la prima voce che ascoltiamo sui fatti di Delhi. Parla in modo concitato di bombe, di morti, di slums invasi
dall’esercito, di citta’ nel caos, di centinaia di persone ferite, di cose che non riesce a comprendere. Non comprende, ad
esempio, perche’ un ragazzino piu’ piccolo di lui, di dodici anni, che vende palloncini a Connaught Place sia stato arrestato
dalla polizia come sospetto “terrorista islamico”. Francamente, questo non lo comprendiamo neppure noi. LA NOTIZIA Una serie di violente esplosioni ha scosso la capitale: 5 bombe nel giro di 45 minuti, a partire dalle 18.15 (ora locale) hanno causato centinaia di feriti e oltre venti morti. Le bombe sono esplose in tre mercati sempre molto affollati (ancor piu’ di sabato e per le imminenti festivita’ indu’ e musulmane). Gli attentatori hanno agito nel pomeriggio e sarebbero stati utilizzati scooter e biciclette. Alcune bombe erano collegate ad un timer e posizionate nei cestini della spazzatura; tutte erano di piccolo potenziale, ma collocate in posti strategici, dove il sabato sera si ritrovano centinaia di persone. Due sono esplose a Connaught Place, due a Greater Kailash Block Market, rione di Greater Kailash I (un quartiere residenziale della classe medio-alta) e una a Karol Bagh. La dinamica ricalca quella dell'attentato a New Delhi nell'ottobre 2005 - nell'ambito di una serie di attentati in diversi mercati- ; anche in quell'occasione: sette bombe in mercati affollati di sabato sera, ma i morti furono oltre 70 perché si trattava di bombe ad alto potenziale. Due le rivendicazioni: 1) dagli Indian Mujahedin, con una e-mail
spedita all'agenzia Press Trust of India e successivamente a diversi
media nazionali: “In nome di Allah, gli Indian Mujaheddin hanno colpito
ancora una volta. Fermateci se potete”. Nella e-mail si parla di nove
bombe. La polizia dice averne trovate e disinnescate tre, due delle quali nella
zona di Connaught Place, centro della citta’, pulsante di persone, di negozi, cinema, ristoranti e
alberghi. Per il ministro dell'Interno, Shivraj Patil:
"Il fatto di aver programmato le esplosioni nel giorno in cui il mercato
è più affollato, indica l'intenzione di causare il numero maggiore di
morti e di danni". Arun Jaitley, ex ministro e dirigente del partito
della destra nazionalista BJP ha
dichiarato al canale televisivo
ALL NEWS Ndtv che: “il profilo degli attentatori e’ cambiato negli
ultimi
anni. I terroristi nati qui stanno aumentando”. I “nemici
interni”, per
lui, sono, ovviamente, i musulmani. Ma il Bjp aveva governato proprio
sulla
pelle dei musulmani, dopo la distruzione della moschea di
Ayodia ad
opera di estremisti indu’ prezzolati o fomentati a credere che la
Moschea fosse stata edificata sulle rovine di
un preesistente tempio di Ram.
La carneficina contro i musulmani che ne segui’ fu un bagno
di sangue
incancellabile. (per saperne di piu') A questo punto, vorremmo fare alcune considerazioni e
offrire un consiglio: CONSIDERAZIONI:
b) Abbiamo a stento creduto
all’esistenza di Bin Laden (molti avrebbero scommesso la propria madre
sul fatto che si trattasse di un oleo-gramma: troppo perfetto nella parte
per esser vero). Ad ogni modo, ormai ce lo immaginiamo
piu’ probabilmente morto in Florida che in giro per brulle
montagne Afgane o Iraquene (difficile, in una grotta profonda, utilizzare un
impiantodi dialisi). Abbiamo da subito identificato in
Al Queda un prodotto made in Usa,
la cui esistenza
fornisse giustificazione alla “guerra infinita” per l’accesso
nordamericano al petrolio e alle risorse dell’est. La questione e’
intricata.Tutti i media (o quasi) nominano Al Qaida parlando degli
attentati di ieri a Delhi: c) La sicurezza, dopo i recenti attentati, giustifica pienamente il raddoppio delle migliaia di agenti di sicurezza che sono gia’ state dispiegate in giro per il Paese-India. Il ripetersi degli attentati semina paura e crescente incertezza tra gli indiani. Vecchio gioco. Parallelamente: la sicurezza del Paese-Italia giustifica anche qui la presenza dell’esercito ad ogni crocicchio. Si crea il “bisogno di sicurezza” seminando il panico, anche attraverso i massacri; si offre sicurezza attraverso la polizia e l’esercito. Tutto il mondo e’ Paese. d) La sequela di attentati
aggiunge anelli ad una catena di sangue che dura da molto, in India.
Avra’ il suo peso sia nei rapporti col Pakistan e sul voto per il rinnovo
del parlamento federale, il prossimo anno. Ma avranno un gran peso
anche la crescente insofferenza delle basse caste, delle popolazioni degli
slums, dei Dalit (i senza casta indiani) che hanno finalmente cominciato ad
organizzarsi. Avranno peso le lotte contadine contro gli espropri delle terre.
CONSIGLIO
15 settembre 2008
NON SI
FERMA LA LOTTA A SINGUR La TATA Motors non
intende cedere neanche un fazzoletto delle terre gia’ requisite per
la costruzione dei propri stabilimenti e il governo
tende a ridurre la quantita’ di acri con cui risarcire i contadini (dai
300 richiesti a 60-70 al massimo). Il movimento contadino continua a
bloccare i lavori e riprendono forza i gruppi svincolati dal controllo di
Mamata Banerjee. La situazione e’ sempre incandescente. A riprova del
fatto che i contadini non si accontenteranno di un risarcimento “simbolico” c’è
la nascita di nuovi comitati di base collegati con altri comitati in
altre regioni. Nella riunione di questa sera
si parlera’ anche de: La TATA lascia Singur. Le terre, disserbate, non saranno più coltivabili per l'eternità 26 novembre 2008 GIORNO DEL RINGRAZIAMENTO
Thank you, America
l'11 settembre di Mumbai ? Un'azione di guerra ha insanguinato Mumbai, capitale finanziaria, commerciale, economica dell’India, tra le più popolose megalopoli al mondo (13 milioni di abitanti). Un attacco multiplo, coordinato e pianificato. Oltre una trentina di attentatori, con sostegno logistico nella città, divisi in 3 commandos principali, ben addestrati e militarmente organizzati sicuramente da un esercito, ma …da quale? (proprio sicuri che l’opzione sia tra India e Pakistan?). Mumbai è snodo di interessi strategici di India e Cina; paesi che, anche senza necessità di ricorrere all'opinione del Nic (il Centro di Analisi dell’Intelligence USA) sono destinati a prendere la supremazia nel mondo di fronte all'inesorabile (ma ancora non vicinisimo e apportatore di altre catastrofi) declino americano. Circa 200 morti e 400 feriti dopo oltre 60 ore di guerra. Per la 1° volta vengono presi di mira cittadini occidentali, e si chiede il passaporto alle vittime (confermato anche da Rakesh Patel, uomo d’affari londinese sfuggito all’assedio del Taj: “era una caccia agli stranieri, chiedevano se avessimo passaporto britannico o americano”).
1° PARTE (fatti, considerazioni, ipotesi, illazioni, condanne etc.) I FATTI, IN SINTESI, COME SONO STATI RACCONTATI (ormai noti a tutti, ma da tenere a mente) Dettagli nella pagina interna Dalle 22:30 di mercoledì 26 novembre, commandos arrivati dal mare attaccano Mumbai, prendendo di mira una decina di obiettivi, tra cui: noti ritrovi di occidentali, stazioni ferroviarie, edifici nell'area di Colaba-Nariman Point - stracolma di alberghi, ristoranti e altri luoghi turistici - cinema, un ospedale, l'area di Crawford market, la zona del Forte. Esplosioni, sparatorie e incendi seminano terrore e morte, devastano ampia parte della città, concentrandosi poi sul centro culturale ebraico Nariman House e su 2 alberghi a 5 stelle: Taj Mahal e Trident-Oberoi. Alcuni europarlamentari riescono a fuggire, ma centinaia di ostaggi in maggioranza non indiani restano intrappolati per 3 giorni. Con grande ritardo, il governo invia l’Esercito e squadre speciali anti-terrorismo che irrompono negli hotels liberando143 prigionieri. Nella Nariman House, 5 ostaggi, tra cui il rabbino e la moglie, sono senza vita. Decine di corpi sono ritrovati negli alberghi. Un partecipante al commando viene arrestato. TRA LE CONDANNE Il governo britannico; George W. Bush: non esclude la matrice islamica e offre l'aiuto americano; Obama: Offre aiuto per fare fronte agli attentati “...contro civili innocenti, che dimostrano la grave e urgente minaccia del terrorismo. Gli USA devono rafforzare le alleanze con l’India e con le nazioni del mondo per sradicare e distruggere le reti terroristiche”; Napolitano, da Israele, condanna il terrorismo islamico. Fini: “la comunità internazionale deve mantenere alta guardia contro atti di violenza gratuita, ingiustificabile che colpiscono popolazioni inermi”. Il Papa si appella perché si ponga fine a tutti gli atti di terrorismo che destabilizzano pace e solidarietà umana. De Gennaro: “ ci sono preoccupazioni anche per l’occidente, l'Italia e gli USA”). SOSPETTI Voci, illazoni, verità? I terroristi potrebbero essere legati ai pirati somali; in tal caso, l’attacco sarebbe una vendetta per la recente azione della marina indiana nel golfo di Aden; potrebbe essersi rafforzato un terrorismo autoctono; indizi portano al Pakistan: gli scafisti sarebbero sbarcati da una nave pakistana, i loro cellulari hanno scambiato messaggi e chiamate col Pakistan, coinvolti cittadini britannici di origine pakistana (smentito da Londra), hanno fucili in dotazione all'esercito pakistano e sostegno logistico della “marina” della Lashkar - organizzazione jihadi attiva in Kashmir considerata eanazione dei servizi militari pakistani -, da ultimo: l'unico catturato, Azam Amir Kasab, pachistano di 21 anni, sembra aver confessato che il commando pachistano ha ricevuto aiuto da residenti a Mumbai (di almeno 5 dei quali fornisce nomi e indirizzi) e che il piano prevedeva l'uccisione di 5000 persone. SALE LA TENSIONE TRA INDIA E PAKISTAN. New Delhi accusa Islamabad, basandosi sulle confessioni del solo terrorista catturato vivo; Islamabad continua a negare ogni coinvolgimento e minaccia di spostare le sue truppe dai confini con l'Afghanistan a quelli con l'India, in caso che la crisi precipiti. L.K. Advani, capo dell’opposizione (Bjp), denuncia i buchi dell’intelligence. La polizia ammette di essere stata colta impreparata (già mercoledì sono stati uccisi 11 agenti e funzionari di alto livello, tra cui il capo dell’unità anti-terrorismo di Mumbai, il commissario aggiunto di polizia e un altro esperto dell’antiterrorismo). Il ministro dell'interno Shivraj Patil si dimette (anche a seguito delle critiche della stampa indiana, rivolte sia al Congress Party - il partito al potere a livello federale - che all'opposizione ultranazionalista indù del Bharatiya Janata Party (BJP). Le elezioni in India sono tra pochi mesi. ![]() 2° PARTE (perchè: "thank you, America") I MISFATTI La lunga scia di sangue. La tragedia di Mumbai non è un evento isolato. Sono oltre venti gli attacchi che hanno insaguinato l’India dal 2001 a oggi (alcuni riportati nella pagina interna). In Pakistan, nel 2008, oltre 500 musulmani hanno perso la vita in 33 attacchi suicidi, il paese supera l'Iraq quanto a numero di tali attacchi in 1 anno. Ma è ancora molto poco, se almeno si considerano (in ordine sparso), per quanto riguarda l'India: le innumerevoli morti per fame (di musulmani e indù) in diversi stati dell'Unione; i contadini costretti a coltivare prodotti da esportazione che non sono in grado di acquistare, suicidi a centinaia perchè rovinati dall'introduzione di pesticidi e OGM, uccisi dall'arsenico che avvelena i campi, massacrati dai governi nel tentativo di cacciarli dalle proprie terre per fare posto alle multinazionali (il recente caso del West Bengal), etc. etc. etc. E, per quanto riguarda il Pakistan: i genocidi di civili operati dagli “sconfinamenti” per aria e per terra delle truppe USA a caccia di talibani, etc.etc.etc. Vandana Shiva ritiene il terrorismo e
attacchi come quello a Bombay, frutto di “una società geneticamente modificata”. Non lo crediamo.
Se lo credessimo, non nutriremmo più alcuna speranza. Una società e
un’umanità ad altissimo rischio, questo si’. Dove è
urgente affrontare le questioni in modo non settoriale o localistico
perchè una cosa è partire dal proprio specifico e un’altra è ignorare
l’intreccio complesso che si abbatte sul mondo e su ciascun individuo che lo
abita, forzandolo a una serie di “credenze”, di “abitudini mentali” che
scoraggiano l’azione e imprimono un marchio di falsa
“ineluttabilità” agli orrori del quotidiano (vissuti in prima persona,
ascoltati o letti sui quotidiani). L'Ordine Mondiale è organizzato
in Stati impegnati a creare nemici, utili a mantenere un potere
sanguinario, criminale, mafioso, deumanizzante, usando tutta la
violenza di cui sono capaci (enorme). Prime ripercussioni di quanto accaduto a Mumbai: inasprimento
delle tensioni tra India e Pakistan, dopo la “confessione” dell’unico arrestato, ma l'accusa,
formulata poi esplicitamente, era già nel primo commento
del premier indiano (i “legami”esterni). Il Pakistan si
troverà contro gli USA e l'India; 2 miliardi di musulmani
in tutto il mondo, già vittime di stereotipi negativi e
diffamati come intrinsecamente violenti, dovranno affrontare un
ancor maggiore carico di pregiudizi. I riflettori del mondo
sono nuovamente puntati sul “terrorismo islamico”, si torna a parlare
di “scontro di civiltà”, come dopo l'11 settembre 2001; anche
in India, c'è rischio che i musulmani debbano subire
la collera degli indù. Discriminati (il 33% vive
al di sotto della soglia di povertà) con metà delle
donne analfabete e oltre 1 quarto di bambini tra i 6 e i 14 anni che non
hanno mai frequentato alcuna scuola, i musulmani indiani sono una
cospicua minoranza alla quale è reso impossibile rivendicare diritti. Conseguenze a breve e medio termine La tragedia di Mumbai e quanto sta accadendo oggi in Pakistan hanno radici lontane. Proviamo intanto a seguire una pista: (da leggere seguendo la progressione delle date)
Il Pakistan e’ importantissimo crocevia di tubature, sede di scontro tra colossali
interessi. Il 1° progetto (BTC) per unire
il Caspio al Mar Nero passando x Azerbaigian Georgia e Turchia, soprattutto
con l’aiuto della britannica BP, è stato realizzato senza grandi
difficoltà.
11 settembre 2001 3000 morti sacrificati dall'amministrazione Bush.
Robert B.Oakley è incaricato di riorganizzare
le istituzioni militari; Zalmay Khalilzad è ambasciatore degli
USA all'ONU; Il Pentagono, impantanato in Iraq, ha delegato l’occupazione
militare dell’Afghanistan ai suoi alleati della NATO.
23 aprile 2008 In occasione del ponte di
fine settimana per l’anniversario della nascita del Profeta, sessanta autobotti
si accalcano al posto di frontiera di Torkhan. Gli insorti attaccano con
lanciarazzi e il tutto si trasforma in un immenso rogo. Per
rendere più sicuro il passo di Khyber, gli Usa intensificano gli
attacchi con missili in territorio pakistano, facendo stragi di civili,
giustificati con la “caccia al militante”. ...e qualcosa di molto brutto accade
20 settembre 2008 Hotel Marriott 20 settembre 2008
Zardari pronuncia il discorso d’investitura davanti al Parlamento, impegnandosi
a sostenere gli sforzi del Pentagono contro i “terroristi” afgani. I membri del
governo invitati all’iftar (banchetto serale che rompe il digiuno
quotidiano durante il Ramadan) sono in massima parte furenti perché il nuovo
presidente non ha confermato l’impegno a reintegrare i giudici della Corte
suprema e ha lasciato intendere che rinuncerà alla sovranità sul passo di
Khyber. Gli invitati sono: il primo ministro, Raza Gilani, il nuovo capodello
stato, Asif Ali Zardari, le alte sfere militari. La
cena avrebbe dovuto tenersi all’hotel a cinque stelle “Marriott” di
Islamabad. Poi, per repentino cambio di programma, la prenotazione è stata
disdetta e si è svolta nella residenza del premier, a poche centinaia di metri
dal Marriott. Sono tutti a tavola quando... un attentato di violenza senza
precedenti nel paese, devasta l'hotel Marriot di Islamabad. L’attentato al Marriot è interpretato come avvertimento della NATO che non esita ad eliminare chi si oppone ai propri piani e giustifica, a livello mediatico, il controllo degli USA del territorio pakistano, come l’11 settembre “giustificò” l’invasione dell’Afghanistan. Intervenendo in tv, Najam Sethi, redattore capo del quotidiano liberal Daily Times (allineato e finanziato dagli USA), dice: “E’ l’11 settembre del Pakistan”. In un certo senso, sì. Il metodo adottato è lo stesso utilizzato per le Torri Gemelle e l'invenzione del “pericolo Al Qaida”. L'11 settembre 2001 sono stati sacrificati quasi 3000 statunitensi, al Marriot soltanto due, ma l'effetto desiderato è stato raggiunto: gettare il discredito sui combattenti per la liberazione e ricordare al Pakistan che non può neanche sognarsi di divenire economicamente, energeticamente, politicamente e territorialmente indipendente. Per la CIA sembra abbiano lavorato alcuni marines che, 3 giorni prima, hanno fatto chiudere cancelli e portoni del Marriott, cacciato tutti e trasferito, dai blindati, fino ai piani 4° e 5°, casse d’acciaio contenenti armi ed esplosivi, sottratte al metal detector dell’albergo. Li guidava il capo di stato maggiore ammiraglio Mullen. Tutto nel quadro di una strategia che, col conforto dell’India, tenta di frantumare la regione per linee etniche, per costituire quel ponte dell’Occidente verso i depositi dell’Asia Centrale che unisce la regione tribale nord-occidentale ai territori pashtun afghani e al Beluchistan in oriente. Chi c'è, a questo punto, dietro l'attacco a Mumbai? C'è un scontro tra potenze, una in declino, stretta nella morsa di una crisi di proporzioni gigantesche e abituata a risolvere i propri guai con le guerre (un esempio per tutti: la 2° guerra mondiale, dopo la crisi del '29) e con ogni genere di mostruosità ai danni del mondo; altre rampanti, altre ancora in gara per assicurarsi un posto in quel nuovo Ordine Mondiale che immaginano si sostituirà al primo. Potete provare a rileggere “Il Manoscitto di Braudel”, di Borges. Oppure immaginarvi un grande banchetto, con invitati “eccellenti”. Si suddividono i posti, qualcuno devono contenderselo perchè ambìto da un pò troppe persone. Faticano a mettersi d'accordo, il galateo salta, tentano di stabilire un ordine gerarchico, con capotavola predestinati, ma non funziona perchè in più d'uno vogliono essere “il primo”. Quando viene comunicato che la cena è pronta, corrono tutti a collocarsi dove possono, per non perdersi neanche uno degli antipasti. Ma non sanno che il cuoco ha già tenuto per sè e per quelli con i quali ha cucinato, le porzione migliori. Non lo sanno perchè loro, gli invitati “eccellenti”, non frequentano le cucine, non ci mettono mai piede, ignorano da dove vengano i loro pasti, chi li prepari, chi li materializzi nel loro piatto. E' questo il limite che renderà impossibile a nuovi e vecchi ordini mondiali di continuare ancora nel tempo.Ci saranno altre vittime, purtroppo. Considerando tutti “filistei”, quelli che si ritengono giganti trascineranno altri nella loro morte. Continuando ad immaginarsi piccoli e impotenti, alcuni salteranno sul carro dei presunti/presuntuosi vincitori e perderanno con loro. Al momento, è possibile considerare la questione all'interno di un ampio contesto strategico. * Esiste da tempo una guerra sotterranea contro la Cina il
cui centro di gravità sono i giacimenti di idrocarburi in
Asia Centrale, Medio Oriente e Africa e le relative rotte di trasporto. USA e India CONTRO Pakistan e Cina Gli USA sono impantanati e in serie
difficoltà. L'INDIA è alleata con l’Afghanistan (e sta sviluppando
una strada che collegherà Herat, in Afghanistan, a un porto del
sud dell’Iran). Fin dall’inizio della sua campagna, Obama ha posto la priorità sulla necessità per gli USA di un ancora maggiore sforzo militare in Afghanistan accusando direttamente il Pakistan e dichiarando che, se avesse vinto, vi avrebbe inviato nuove truppe per stanare i terroristi asserragliati nelle regioni di confine con l’Afghanistan. E intimando al governo di Zardari di dare nuovo impulso alle operazioni antiterrorismo pena l’ipotesi di un intervento militare in Pakistan e il ritiro dei milioni di $ in aiuti economici Il suo vice Joe Byden, lo scorso anno, da Presidente del “Committee on Foreign Relations” del Senato, definì il Pakistan “il Paese più pericoloso al mondo” e uno stratega del Pentagono dichiarò: “Non possiamo sfuggire a un scontro col Pakistan, che ha la chiave del nostro successo in Afghanistan”. Anche il capo della Cia, Michael Hayden, considera il Pakistan la più grave minaccia terroristica per gli USA, poichè ospita, nelle sue aree tribali, i dirigenti di Al Quaeda. Haiden dichiarò di “condividere col capo dei servizi segreti pakistani, general Ahmed Shujaa Pasha, molti punti di vista su come contenere la minaccia, nonostante le proteste in Pakistan contro i raids Usa oltre frontiera”. Per alcuni consiglieri di Obama: “Gli Usa dovrebbero negoziare con diverse figure dei talebani per scardinare la loro alleanza con al Qaeda”. 1 dicembre 2008 Obama comunica ufficialmente i nomi di coloro che faranno parte della sua squadra
Cambiamento “da sogno” o “incubo ad occhi aperti?” Arrivano i nostri? No, rimangono i mostri Hillary Clinton: Segretario di Stato; Robert Gates: capo del Pentagono; James Jones (ex generale dei marines ed ex comandante delle forze della Nato in Europa. Amico del repubblicano McCain, partecipò anche a un comizio con lui): consigliere per la Sicurezza Nazionale; Susan Rice, sua consigliera in politica estera, nuovo ambasciatore all'Onu; Janet Napoletano, attuale governatore dell'Arizona, ministro per la Sicurezza interna; Eric Holder, ministro della giustizia. Molti incarichi di primissimo piano continuano ad essere rivestiti da collaboratori di Bush: oltre a Robert Gates, tra gli altri: Ben Bernanke, che resta presidente della Federal Riserve, Robert Mueller, che resta il direttore dell’ Fbi, l'amm.Michael Mullen (scelto da Gates), capo dello Stato Maggiore delle forze armate, che resta alla difesa (interlocutore su uno dei più importanti temi del programma di governo: la gestione delle guerre. Mullen - il cui mandato scade nel 2011 - concorda sulla necessità di aumentare la presenza militare in Afghanistan, ma non sul ritiro delle truppe dall’Iraq in tempi brevi). Se questi nomi sono - a dire poco- inquietanti, sono coerenti con le parole pronunciate da Obama durante la conferenza stampa a Chicago, nella quale ha annunciato le nomine. Obama non perde l’occasione per un messaggio al mondo niente affatto rassicurante, nel quale la nuova era, lungi dall'essere pacifista, si annuncia “americanamente” pragmatica. Parla di guerre e di terrorismo. La nuova missione di Gates sarà mettere “responsabilmente”(!) fine alla guerra in Iraq attraverso una transizione al controllo iracheno”. L'attenzione è spostata dall'Iraq all'Afghanistan “dove la guerra al terrore ha avuto inizio e dove va conclusa”.
E torniamo all'inizio, al motivo per il quale abbiamo intitolato il pezzo: “Bloodin' Mumba(y)” (con una “y” sbagliata, ma significativa. Torniamo alla domanda “Mumbai, 26 novembre: è l'11 settembre dell'India?” E, se volete, a quell'altra domanda formulata nell'articolo: “Chi c'è dietro all'attentato all'hotel Marriott di Islamabad?”. L'indiscutibile continuità di Obama con l'amministrazione Bush (team, programma, termini utilizzati) fa rabbrividire. Il generale David Petraeus, che comanda le operazioni del Pentagono, ha già imposto, in Pakistan, regole d'ingaggio più aggressive e attacchi più frequenti nelle zone fuori controllo tra Pakistan e Afghanistan. Esiste un accordo sotterraneo tra alcuni esponenti del governo e dell'esercito pakistano ed esponenti dei servizi e dell'esercito statunitensi che praticamente dà a questi ultimi libertà di bombardare dove e come preferiscono con la scusa della caccia al terrorista, ad Al Queda, a Bin Laden (poco male se è già morto e sepolto). Vani e infinitamente deboli gli appelli (duramente puniti al Marriot), di Zardari, del tutto incapace di governare la situazione e il suo Paese. Se qualcuno sospetta che gli USA abbiano architettato gli attacchi a Mumbai con l'aiuto delle frange più corrotte dei servizi e dell'esercito pakistani e indiani, per precludere ogni percorso di riappacificazione tra India e Pakistan e rilanciarsi in Afgahistan spazzando via il Pakistan-stato-terrorisa-culla-di-terroristi, e facendolo da alleati dell'India...beh, non ce la sentiremmo di dirgli che sta facendo solo “fantapolitica”. Non è l'unica ipotesi, ma neanche la più inverosimile. Intanto, il massacro di Mumbai serve principalmente agli interessi della Nato, che deve assumere il controllo del passo di Khyber per approvvigionare le sue truppe in Afghanistan. Io, se fossi Zardari, non dormirei sonni tanto tranquilli. Ma non dormono tranquillamente da tantissimi anni nemmeno gli uomini, le donne, i bambini iraqueni e afghani, la cui sorte è legata a questioni di potere. E' stabilita da popoli lontani geograficamente, culturalmente, umanamente. E' determinata da strategie, interessi, dalla ventura di trovarsi a essere nati in un crocevia di tubature per gasdotti, in paesi strategicamente fondamentali per trafficanti e signori della guerra. In paesi come il Pakistan, ritagliato da un intero continente - il subcontinente indiano -, apposta per essere utilizzato in favore degli interessi occidentali. In paesi come l'Afghanistan, conteso e bombardato da mezzo mondo per le sue principali risorse: il gas, in mano a una minoranza Tagica e Uzbeca (i Pahstun , 42% dell'intera popolazione , vivono al sud e continuano ad essere esclusi dalla gestione delle risorse); l'oppio.
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