osteria calcutta
QUALCOSA SULL'INDIA

di Marina Valente

L'India: un Paese fortemente misconosciuto e tradito e oggi sempre più spalancato all'occidente, potremmo dire: “in saldi”. L'immaginario occidentale favoleggia da sempre un'India che non esiste: un Paese di mistici e di filosofi, fonte inesauribile di insegnamenti spirituali, ultima spiaggia di salvezza sognata per l'individuo occidentale perso nel nulla di una civiltà in decadenza; un popolo di straccioni passivi, rassegnati alla ineluttabilità del Karma, su cui riversare beneficenza pietistica; pietra di paragone tragica per sostenere l'illusione di star vivendo nel migliore dei mondi possibile; ultimamente: un Paese in forte sviluppo, che si affaccia prepotentemente sulla scena del mercato globale.
Ma qual'è  il prezzo di questo “sviluppo”? Il capitalismo occidentale persegue, nei confronti dell'India (e, più in generale, dell'Asia) l'unico obiettivo di mantenere la propria supremazia. Le elìte finanziarie, supportate ed esse stesse parte della grande mafia internazionale, stabiliscono che non ci sia rimedio alla crisi (sistemica) del capitalismo se non attraverso il consueto saccheggio delle risorse di altri Paesi, con il conseguente massacro delle popolazioni. Dopo aver succhiato dall'Africa tutto ciò di cui sono stati capaci (risorse ed esseri umani), oggi guardano all'est. I mercati occidentali sono ormai saturi, occorre crearne altri, perchè assorbano le scorte invendute e formare una nuova classe di consumatori, oltre che di produttori associati. Da due anni, ad esempio, il premier del West Bengal, Buddhadeb Battacharjee, sta industrializzando le campagne, ricorrendo all'esproprio forzato dei contadini. E' doloroso pensare che uno stato definito “marxista”, stia strappando la falce ai suoi contadini e li attacchi a colpi di martello. E di fucile. Attraverso l'esercito e  le squadracce paramilitari  che trasformano tante zone del West Bengal in uno scenario di sangue, di morti, di feriti, di stupri di gruppo. Le SEZ (Special Economic Zones), già varate in Cina, stanno diffondendosi a macchia d'olio in India. Sono zone che godono di sgravio di oneri fiscali e agevolazioni per gli imprenditori (indiani e non), delimitate spesso, come in West Bengal, recintando terreni fertilissimi, che per secoli hanno dato da mangiare a tantissime persone. A Singur, in particolare, è la joint venture FIAT-TATA ad aver deciso di costruire una  fabbrica allo scopo di produrre l'utilitaria più economica del mondo: la “NANO”, il cui prototipo è stato presentato al Motor Show di Delhi il 9 gennaio 2008. Non è certamente un caso che Ratan Tata sieda nel Consiglio d'amministrazione dell'italiana FIAT ne' che di tutto ciò non sia permesso parlare utilizzando i canali dei grandi media. Le rivolte spontanee dei contadini (la cui terra costituiva l'unica forma di sussistenza) si susseguono da ben due anni, con molti morti e un numero di persone ferite e incarcerate in costante crescita. Si deve purtroppo aggiungere anche l'aumento del numero di contadini suicidi per disperazione. Sono in molti, oggi, a cavalcare l'onda della rivolta spontanea, dai Naxaliti alla destra d'opposizione. Intellettuali, scrittori e artisti marciano uniti per le strade di Calcutta, ma il governo colpisce anche loro e ignora l'onda di indignazione crescente. Per cominciare ad avvicinarsi all'India, proviamo a sintetizzarne la storia.

(Da: OSTERIA CALCUTTA, di Marina Valente, ed. Sensibili alle foglie)
L'indipendenza dell'India, proclamata nell'agosto del 1947, non e' mai stata veramente raggiunta. Gandhi fu tradito immediatamente dopo la sua morte e il programma etico-politico del “Mahatma”* non fu mai attuato. L'India è stata spesso capitanata da governi  collusi con potenze estere e invisi alla maggioranza della popolazione. Non e' sicuramente un caso che i capi di governo indiani non muoiano di malattia, nel proprio letto. Il “fondamentalista indù”, chiamato in causa dopo ogni assassinio, è una figura mitologica, non esiste in natura. Il fanatico nazionalista isolato, armato solo delle sue idee deliranti oltre che di pistola a ripetizione di  fabbricazione italiana (di solito: una Beretta), è una leggenda metropolitana costruita per ingannare un popolo e anche il resto del mondo. Le “esecuzioni” furono sempre attuate da sicari prezzolati o da punte avanzate di eterogenei “movimenti per la libertà”, che raccoglievano il malcontento delle fasce marginali e, ritenendosi investiti di quel mandato, se ne facevano portavoce attraverso gesti estremi e disperatissimi. Il più disperato tra quei gesti fu sicuramente l'uccisione di Gandhi.
Mr. Gandhi, cosa ne pensa della civiltà occidentale?
Credo che sarebbe un'ottima idea.
Uomo di eccezionali capacità, Gandhi aveva elaborato per l'India il solo progetto di buon governo veramente attuabile nel Paese fondendo, in una prospettiva coerente: spiritualità, servizio sociale e programma politico. Affermava di avere ricavato dagli antichi testi religiosi Hindu la via per realizzare la “sarvodaya” (cioè: il benessere per tutti), contrapponendo al modello occidentale, al capitalismo e all'industrialismo, l'idea di uno sviluppo endogeno, costruito dal basso, basato sullo  sviluppo delle comunità di villaggio, tecnologie appropriate, decentramento politico-amministrativo e socio-economico. I villaggi Indiani avrebbero dovuto diventare piccole città autonome, amministrate dagli abitanti in modo comunitario, dotate di autosufficienza economica in modo da non dipendere dalle fluttuazioni del mercato. In questa  struttura sociale composta da innumerevoli villaggi, la vita non sarebbe stata: “…una piramide con l'apice sostenuto alla base”, ma “un cerchio oceanico, circondato da cerchi sempre più allargantisi, mai ascendenti, il cui centro sarà l'individuo, sempre pronto a sacrificarsi per il cerchio dei villaggi, finchè alla fine tutto diverrà un unico cerchio composto da individui che partecipano della maestà del cerchio oceanico di cui sono unità integrante.  La circonferenza più ampia non avrà il potere di dominare il cerchio più interno, ma darà forza a tutti quelli che si trovano al suo interno e deriverà la sua forza da essi”.

Per Gandhi, l’eliminazione di ogni discriminazione basata sull'appartenenza di casta, classe, genere o identità religiosa, ponendosi al servizio di tutti, è la via maestra per “raggiungere la conoscenza”, uno stato di grazia spirituale che si ottiene “…solo identificandosi con tutto ciò che vive, poichè Dio è la somma di tutte le esistenze individuali e abita dentro ciascuno di noi”. Nonostante il  grande carisma e a fronte di un programma importante, appropriato per l'India, oltre che innovatore e disperatamente romantico, Gandhi venne assassinato il 30 gennaio 1948, a 79 anni, neanche sei mesi dopo la proclamazione dell'indipendenza. Era il 15 agosto 1947, quando Lord Louis Mountbatten**, ultimo vicerè dell'India, ammainò la bandiera inglese e alzò quella Indiana sul piazzale antistante il nuovo parlamento di Delhi. Gandhi si trovava in Bengala, cercando di placare gli animi di musulmani e indù che avevano dato vita a massacri tanto sanguinari da innescare per tutta l'India reazioni a catena altrettanto violente. Gli Inglesi avevano sempre utilizzato la diatriba indo-musulmana come strumento di potere: soffiavano sul fuoco delle controversie, alimentandole per dominare meglio.*** Anche per questo, Gandhi riteneva essenziale l'unità dei due gruppi religiosi ma, benchè molti musulmani poveri si fossero uniti a lui, non riuscì a realizzarla. Con la “Partition”, il Pakistan si rese indipendente dall'Unione Indiana e il Bengala fu diviso in due Stati separati (uno a maggioranza indù, con capitale a Calcutta; l'altro a maggioranza musulmana, con capitale a Dacca, oggi Repubblica Democratica del Bangladesh). Dieci milioni di indù fuggirono in India dal Pakistan,  sette milioni e mezzo di musulmani trovarono rifugio nel nuovo Stato autonomo. Il massiccio esodo crociato scatenò ogni genere di violenze anche private e le carneficine  causarono un milione e mezzo di morti. La questione del Kashmir restò irrisolta.****
Gandhi non fu il “padre” dell'indipendenza indiana, semmai ne fu il “figlio”, raccogliendo istanze che venivano dai dominati e dai dominanti. Gli Inglesi avevano infatti già deciso di abbandonare l'"ancien regime" per più promettenti forme di neo colonialismo e, dal 1926, andavano rimpiazzando l'intero impero britannico col Commonwealth, organismo teso a governare gran parte delle relazioni commerciali britanniche attraverso una forma embrionale di globalizzazione, perfezionata in seguito attraverso differenti trattati. Rischiavano però di non andarsene “indisturbati” per il crescente desiderio di vendetta di milioni di contadini, del proletariato urbano che assaltava quotidianamente i loro presidii, di agitatori di ispirazioni diverse che stavano organizzando un'insurrezione armata.
Mountbatten  utilizzò in proprio favore le  idee di non violenza  di Gandhi ma, temendo una rivolta popolare a breve scadenza, arrivò ad anticipare la data prevista per la dichiarazione dell'Indipendenza. Anche la relazione di sua moglie Edvina col futuro primo ministro dell'India indipendente, Jarhawhal Nerhu, non fu soltanto un gossip giornalistico. Manifesti riproducenti fotografie “pirata” della coppia in atteggiamento intimo vennero affisse a ogni angolo della città di Delhi e a Calcutta, allo scopo dichiarato di  indurre a formulare questa domanda: “Saremo mai davvero indipendenti?  Il “figlio” di questa unione sarà l'indipendenza dell'India o un  nuovo tipo di collaborazione con gli occidentali?”.
Gandhi fu assassinato da Nathuram Godse*****, un indù che lo riteneva responsabile dell'indebolimento del nuovo governo per averlo forzato a versare al Pakistan 550 milioni di rupie, come previsto dalla Partition (e  che non erano state pagate in rappresaglia all'invasione Pakistana del Kashmir). L' assassinio avvenne però nel contesto di una sanguinaria guerra civile che dilaniava soprattutto l'India del nord, dal Punjab al delta del Gange. In quel clima impregnato d'odio, è difficile chiamare in causa l'“isolato fondamentalista indù” che non vedeva di buon occhio un abbraccio integrale a tutte le religioni, ivi compresa quella musulmana.
Nerhu e, successivamente, sua figlia Indira, non presero neanche in considerazione il programma di decentramento economico e socioamministrativo di Gandhi. Tentarono invece la via per un terzo polo, nel contesto del blocco sovietico e di quello statunitense. Grandi statalizzazioni affiancarono i tradizionali settori dell'industria privata (guidata ora anche dagli antichi maharaja, riconvertitisi in imprenditori), in un sistema economico “misto”, per decenni preso a esempio dai Paesi che si definivano “non allineati”. L'India non conobbe però alcuno sviluppo significativo. In un Paese fondamentalmente rurale, fallita la “riforma agraria” del 1950 in funzione antifeudale, i programmi di industrializzazione voluti da Nerhu (e finanziati dall'URSS, a dispetto della pretesa indipendenza del Paese), produssero e moltiplicarono nuovi eserciti di disperati, cacciati dalle loro terre e in cerca di occupazione. In un proliferarsi di Grandi Opere: dighe, infrastrutture, etc., fiorirono Università e Istituti di Cultura, ma non ci fu sufficiente attenzione all'alfabetizzazione primaria e, nel 1969, il  70% della popolazione era ancora totalmente analfabeta. La “modernizzazione del settore agricolo”, voluta da Indira Gandhi, negli anni '70, ampliò ulteriormente la forbice tra ricchissimi e poverissimi. Vennero immessi sul mercato e fortemente pubblicizzate sementi “miracolose” che avrebbero garantito raccolti  record in tempi brevi; tantissime persone si indebitarono pur di acquistarle. Dopo il primo anno  però, la terra poteva essere seminata di nuovo solo attraverso l'utilizzo di macchinari e fertilizzanti chimici prodotti sul mercato internazionale. Milioni di piccoli contadini andarono rapidamente in rovina non potendo sostenerne i costi e furono costretti a cedere le loro terre, finendo a lavorarle come braccianti al servizio dei grandi proprietari terrieri. La catastrofe della “rivoluzione verde”, la campagna di sterilizzazione forzata, un livello inaudito di corruzione nella vita pubblica, accompagnati da fiumi di retorica e da dichiarazioni ormai puramente demagogiche e senza alcun aggancio con il Paese reale, sfociarono in ondate di rivolte e scontri civili che frammentarono il disegno unitario di Nehru risvegliando particolarismi e regionalismi su base etnica, religiosa, di casta. Indira cercò di fronteggiare la situazione arrivando a proclamare (tra 1973 e 1975) lo stato d’emergenza e mettendo fuorilegge tutti i suoi oppositori politici. Dopo il suo assassinio, vari rimpasti di governo, l'uccisione anche di suo figlio Rajiv e il governo di Narashima Rao, il partito del Congresso, per tradizione il partito delle basse caste, dei musulmani poveri e delle minoranze, crollò, spianando la via all’affermazione della destra nazionalista indù. L'India si avviò verso il progressivo smantellamento dell'apparato statale, lasciando sempre più all'arbitrio delle multinazionali l'orientamento delle politiche di governo. Anche il regime ipernazionalista di Behatal Vajpayee (1996-2004) pose, a sostegno del proprio fondamentalismo, la rivendicazione della “pura razza indù”, in una aperta e micidiale campagna contro i musulmani (oggetto di persecuzioni sanguinarie particolarmente dopo il crollo delle Twin Towers, a New York, nel 2001), ma continuando a concedere  sempre più diritti di proprietà agli investitori stranieri. E' anche per le scelte sciagurate dei suoi governanti che L'India non ha mai veramente raggiunto l'indipendenza, continuando nei decenni a essere depredata e abusata attraverso  variegate forme di nuovo colonialismo.

Tra le calamità principali che affliggono l'India, oggi:
- la prepotenza degli investitori, soprattutto stranieri, che derubano i contadini poveri delle loro terre e costringono alla migrazione e alla morte intere popolazioni tribali, sconvolgendo gli habitat naturali per insediare i propri stabilimenti. La popolazione originaria: gli “Adivasi”, è oggetto di un trattamento simile a quello subito dagli Indiani d'America: forzatamente allontanata dai territori dove è sempre vissuta, o costretta dalla miseria a ingrossare, nelle città, l'esercito di disperati in cerca di un pasto a fine giornata. Lo stesso esercito che, utilizzato come calmiere sociale, contribuisce a tenere bassissimo il costo della manodopera. Ne deriva, tra l'altro, un'assoluta preponderanza di lavori al nero, precari, sottopagati e non tutelati, in quanto legati al capitale estero e non vincolati ad alcuna legge dello Stato;
- la martellante costruzione mediatica di “bisogni”, come beni da possedere, di un immaginario totalmente  estraneo a cultura e tradizioni indiane, ma confacente alla costruzione sociale di una classe media in forte espansione.
- il perdurare di una forte divisione castale, dell'“intoccabilità” e di una altrettanto forte discriminazione nei confronti delle donne.

L'attuale primo ministro dell'India Dr. Manmohan Singh si e' cosi' espresso già nel giugno scorso 2006 su “India now”, uno dei maggiori settimanali filogovernativi indiani, in merito al proprio programma di progressiva liberalizzazione del Paese: “(…) la nostra strategia per una crescita rapida si espleta rendendo l'India un'economia più aperta al commercio e allo scambio. La politica industriale, che in passato imponeva troppe restrizioni alle attività del settore privato nazionale, è stata completamente riorganizzata (…) L'economia si e' inoltre aperta al commercio con l'estero: le licenze d'importazione sono diventate obsolete e anche le nostre tariffe d'importazione si sono abbassate moltissimo e il governo ha intenzione di ridurle ulteriormente (…) Tutta la nostra economia si è aperta agli investimenti stranieri che sono ormai permessi fino al 100% delle azioni nella maggior parte dei settori. Ci rendiamo conto che le finanze dello Stato hanno bisogno di qualche  correzione, ma ho tutte le ragioni per credere che, nei prossimi anni, il tasso di risparmio nazionale dell'India crescerà vertiginosamente. Stiamo potenziando le istituzioni finanziarie al fine di attrarre risparmiatori e investitori in modo più efficace (…) abbiamo aperto la nostra industria dei servizi finanziari alla partecipazione di investitori stranieri, ma molto altro va fatto in questi settori (…) Nel fondamentale settore delle infrastrutture ci proponiamo di  integrare ogni sforzo del  settore pubblico con quante più partnership private possibili. Il quadro programmatico della nostra strategia ha per elementi chiave: la protezione degli interessi del consumatore, rendimenti proficui per gli investitori, a patto che siano raggiunti livelli soddisfacenti di efficienza e la trasparenza nella selezione dei partner privati. Vi invito a conoscere la nuova India che stiamo costruendo e a investire nel nostro futuro, così che possiamo vivere tutti in un mondo migliore”.

L'India di oggi: un Paese in saldi. E un Paese che sembra aver dichiarato guerra al proprio popolo.
A quale “mondo migliore” ci si riferisce?  E “migliore” per chi? In che modo verranno raggiunti, senza attentissimi controlli statali, i “livelli soddisfacenti di efficienza?”. Le contraddizioni insite nella strategia dell'economia globalizzata e la bramosia di accesso alla spartizione degli utili, hanno ulteriormente acuito sfruttamento, degrado e marginalizzazione del 70% della popolazione. Sono atti di guerra tutto l'insieme dei nuovi colonialismi e la politica di “apertura” all'occidente. E' una guerra a un popolo, a una straordinaria cultura, e provoca morti. E' un atto di guerra la costruzione da parte della Union Carbide di uno stabilimento chimico a Bhopal, nel 1994,  del tutto privo di misure di sicurezza che, esplodendo, provoca 16000 vittime. Avranno un trafiletto in terza pagina e neanche su tutti i giornali. Non contano, sono morti di serie “B” (ma, ancora oggi, nascono bambini deformi, figli di donne che erano bambine all'epoca del disastro).
Gli esempi sono innumerevoli e pressochè  giornalieri in un continente sterminato. Ricordo  una marcia di donne, presso Turasi, nel 1987. Il Gujarat era allora uno Stato poverissimo. Gli uomini emigravano in Kuwait, a casa restavano le donne e gli anziani, che vivevano di pastorizia. La Nestlè aveva da poco trasferito i propri stabilimenti e, per procurarsi il latte, pretendeva le vacche, in cambio di promesse di future assunzioni di personale (e boicottando parallelamente l'allattamento al seno con l'intento di promuovere, anche in quella zona, l'utilizzo del latte in polvere). Poichè il capo villaggio rifiutava, essendo le vacche indispensabili alla sopravvivenza di quella piccola popolazione, scagnozzi della multinazionale forzarono nottetempo i recinti predando tutto il  bestiame. All'alba, le donne, con i loro bambini, si incamminarono verso la fabbrica per reclamare ciò che era loro. A poche centinaia di metri dallo stabilimento, in mezzo al deserto, qualcuno cominciò a sparare dalle finestre. Un paio di donne furono colpite; nessuna tornò indietro. Erano determinate a parlare con i responsabili, che si barricarono dentro. Intervenne la polizia, con promesse di risarcimenti e ventilando possibili ritorsioni giudiziarie, ma le donne non si lasciarono blandire nè intimidire, minacciarono invece azioni di sabotaggio. Restarono lì sei giorni e l'assedio ottenne risonanza sui giornali locali. Un'eco arrivò fino al Parlamento di Delhi. Il fatto che le elezioni fossero dietro l'angolo e il governo non potesse permettersi un ennesimo scandalo contribuì al buon esito della vicenda. Le vacche furono restituite e la Nestlè ottenne rimborsi dallo Stato indiano per il “bottino” sfumato. Però una donna ferita finì i suoi giorni in ospedale e un'altra morì per un infarto, dovuto alla fame e alla fatica di quel lungo presidio sotto il sole del deserto.

Sulla stampa recente (primavera 2006) si può leggere:

“Dove L'India entra nel futuro: Gurgaon, una scheggia di Los Angeles a 20 chilometri da New Delhi, tra grosse auto, lusso e shopping mail” (Il Messaggero)

 “I giovani consumatori di New Delhi salveranno l'Europa e Wall Street” (Borsa e Finanza)
“La sfida economica dell'India: tra dieci anni supererà l'economia italiana, tra quindici quella britannica” (La Repubblica)

“Sono giovani, innovativi e visionari. L'ultimo  dei Gandhi, Rahul, il re dell'acciaio Lakshmi Mittal, il "Bill Gates" del Gange, la modella Saira Mohan: la pattuglia avanzata del Paese che contende alla Cina il ruolo di capitale globale…” (Corriere della sera)

“L'India è un'opportunità anche per i risparmiatori” (Borsa& Finanza). “Una scommessa chiamata India. Sono 35 milioni i nuovi clienti”.(Affari e Finanza) “India, non solo software, ma anche biotecnologie…” (Corriereconomia)

Le biotecnologie hanno costituito, fin dai loro esordi, la rovina dell'agricoltura indiana. Le indubbie capacità degli Indiani nel settore informatico sono il risultato di un massiccio dispiego di fondi ed energie statali per introdurre l'uso del computer presso le caste medie e nelle scuole, ma ciò non riguarda minimamente chi non possiede niente e a scuola non è mai andato. La realtà indiana è multiforme e complessa, sfugge a facili generalizzazioni. Le differenze tra le condizioni vita sono abissali sotto ogni profilo: economico, culturale, sociale. Diversissimi tempi storici scorrono paralleli in un Paese in cui un numero straordinario di etnie, lingue, tradizioni religiose, convivono senza soluzione di continuità una a fianco dell'altra. “La più grande democrazia parlamentare del mondo” regge su una profondissima ingiustizia sociale e il Paese è sempre più  minacciato dall'avanzare delle logiche della globalizzazione che procede distruggendo ogni specificità locale e culturale interna al pianeta. L'India filosofica, l'India delle caste e degli slums, l'India del nucleare e della Microsoft, l'India della pace e quella della fierezza e della dignità di antiche popolazioni tribali che resistono all'avanzare dell'economia di mercato. Ci sono tante Indie. C'è anche l'India: il Paese dei duecento milioni di rivolte.

Note
* Mahatma: In sanscrito significa: “Grande Anima”. Gandhi fu così definito dal poeta Rabrindanath Tagore, Nobel per la letteratura nel 1913

** Lord Louis Mountbatten verrà ucciso anche lui molti anni più tardi, nel 1979, in un attentato dell'IRA, che aveva collocato un ordigno su una delle sue barche, al largo di Donegal (Repubblica d'Irlanda)
*** In India viveva, già all'epoca dell'Indipendenza, il maggior numero di musulmani esistenti al mondo. Oggi sono 60 milioni.

**** Il Kashmir, regione dove vivono popolazioni indù, musulmane e buddiste, è rivendicato da India e Pakistan. E' tuttora sede di una persistente guerra a bassa intensità, che provoca migliaia di vittime ogni anno.

*****Su Nathuram Godse corrono molte voci: dicono che “si inchinò tre volte davanti a Gandhi prima di sparargli”; per alcuni: “si trova ancora oggi in carcere, in una zona remota”; per altri “è morto”. Secondo altri ancora: “è uscito di galera dopo 26 anni e si è unito al movimento fondamentalista  che portò alla distruzione della moschea di Ayodhia nel marzo-aprile 2002, con i massacri a seguire, eventi questi per nulla ostacolati dal BJP, il partito ipernazionalista del governo allora in carica”.

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Osteria Calcutta” è uscito (prima edizione) alla fine del 2007. Per quasi tutto l'anno successivo, la scena è stata dominata dai sanguinosi tentativi del Salim Group e della TATA MOTORS, di espropriare delle loro fertilissime terre i contadini, rispettivamente di Nandigram e Singur, in West Bengal. Tentativi operati insieme al governo del West Bengal (il Left Front, guidato da Buddhadeb Bhattacharjee) e le sue squadracce paramilitari, costellati di morti, feriti, stupri e carcerazioni. Il piano criminale è andato però a vuoto per la fortissima Resistenza dei contadini. In particolare, a Singur, Ratan Tata pretendeva 40.000 acri di terra, ufficialmente per costruire la “Nano”, l'utilitaria più economica del mondo, in una joint venture con l'italiana FIAT. La spropositata quantità di terreno si giustifica col fatto che la zona avrebbe dovuto diventare - nelle intenzioni - zona di speculazioni immobiliari. Il coinvolgimento della FIAT fu tra i principali motivi per i quali non si riusciva a far passare su alcun media nazionale informazioni su quanto stava avvenendo nella“ più grande democrazia del mondo”. Di tutto questo potete leggere cliccando qui.

Il 7 settembre 2008 fu raggiunto un accordo e la TATA trasferì i propri stabilimenti, per non rinunciare a soli 4000 acri di terreno.
Da questo momento in poi, sul web, il lavoro di informazione viene svolto da più compagni. Alcune ripetizioni sono perciò inevitabili (ma utili a fissare meglio gli avvenimenti); e anche alcune differenze soggettive (che non guastano mai). 

SINGUR: LA STORIA INFINITA

KOLKATA, domenica 7 settembre 2008. A Raj Bhavan, i negoziati  tra il premier del West Bengal Buddhadeb Bhattacharjee e il leader del Trinamool Congress, Mamata Banerjee, hanno portato a un accordo sulla sanguinosa contesa che perdura da oltre due anni in merito alla requisizione delle terre di Singur e zone limitrofe. I terreni, fertilissimi, erano stati espropriati per insediarvi gli stabilimenti della Tata Motors (il polo acciaio del gruppo Tata) che, in una criminale joint venture con la FIAT, intende produrre in quell'area la  "NANO", cioe' la "low cost car", l'utilitaria piu' economica del mondo, il cui prototipo e' stato presentato al Motor Show di Delhi nello scorso gennaio 2008. In due anni si sono susseguiti scontri, massacri, stupri (spesso di gruppo) ai danni di una popolazione che non puo' accettare di perdere le proprie terre che costituiscono l'unica forma di sussistenza.
Recentemente, la situazione era andata degenerando e si era arrivati a un vero blocco dell'attivita' della fabbrica.
L’annuncio dell'accordo e’ stato dato a tarda notte dal governatore Gopalkrishna Gandhi, che ha presieduto gli incontri, alla presenza del primo ministro e di Ms. Banerjee.
Questo il testo del
comunicato: “Il governo ha preso la decisione di venire incontro alle richieste di quei contadini che non hanno ricevuto compensi,  provvedendo loro al piu’ presto la massima quantita’ di terra possibile all’interno dell’area stessa del progetto e nelle aree adiacenti. A tale scopo, sara’ costituita una Commissione per verificare la possibilita’ e stabilire la modalita’ di tale distribuzione nel giro di una settimana. Durante questo periodo, il governo chiede di non riprendere i lavori.  Ms Banerjee sta preparando un annuncio riguardante la sospensione delle agitazioni a Singur. Il governo e coloro che hanno difeso i contadini dovranno cooperare tra loro per il beneficio dell’industria, dell’agricoltura e delle attivita’  annesse”.

I quattro membri della Commissione, che sara’ capeggiata dal leader del Trinamool, avranno il compito di identificare terre coltivabili da distribuire ai contadini che hanno cosi’ a lungo rifiutato ogni rimborso. Mamata Banerjee si e’ accordata con i leaders dei locali del Trinamool nei Panchayat (Consigli di villaggio) a Singur per identificare tali aree che saranno acquisite e finanziate dal governo.

I negoziati, che si sono tenuti sotto il patrocinio di Gopal Krishna Gandhi, il Governatore del West Bengal, sono ritenuti dalla maggior parte dei militanti una vittoria solo “parziale, nel senso che per la prima volta si parla di conferire terra e non solo irrisori indennizzi monetari. Ma cio’ non significa che la battaglia sia terminata. Purtroppo, nessun topolino ha sconfitto la montagna (come e’ stato scritto). Si apre invece un’altra fase, difficilissima.

La Tata ha gia’ fatto sapere di non essere disposta a rinunciare neanche a un ettaro, “perche’ il progetto NANO, per poter essere portato avanti, necessita sia dell’area della fabbrica che di quelle adiacenti”. Il ministro bengalese dell'industria e del commercio ha risposto negando che parte della terra da conferire verrà prevelata dall'area del progetto TATA (il governo del West Bengal continua, come sempre, a fare lo stuoino). Mamata Banarjee ha rivendicato il fatto che l'accordo è stato raggiunto con l'arbitrato e la garanzia di Gandhi (rappresentante del governo centrale e quindi super partes), quindi nessuno puo’ azzardarsi a modificarlo. Il blocco ai lavori nell’area del cantiere TATA-FIAT, che durava da 15 giorni ed era stato ordinato proprio dal Trinamool Congress e dai suoi alleati e’ stato solo temporaneamente sospeso, per i 7 giorni di lavoro della Commissione, e a condizione che le promesse vengano del tutto mantenute. Ms. Banerjee  ha dominato la scena delle trattative, mentre il governo del Bengala si e’ mostrato del tutto incapace di risolvere la crisi sia dal punto di vista amministrativo che da quello politico.Ogni volta che Mamata ha sollevato un’obiezione, il governo ha dovuto adattarsi alle sue richieste. Ed e’ stata lei la prima ad essere ascoltata dal governatore che ha voluto parlarle anche privatamente. Soddisfatta, ha dichiarato: “E’ una grande vittoria per noi”. 

Ma chi e’ Mamata  Banerjee? Il Trinamool  (abbastanza radicato in West Bengal) e' un partito di destra, trasformista e falsopopulista. E’ pero’ differente dal Congress che, tra l'altro, ha vissuto per decenni sul nome di Gandhi (dopo la sua morte).
I militanti del Trinamool  potrebbero essere definiti  “fascisti”, con la loro impalcatura “nazionalpopolare” , raggruppati intorno a una figura carismatica (Mamata) che e' viva, sa come corrompere tutti e utilizza squadracce violente. Non ha ideali (ne’ veri ne’ presunti ne’ falsificati) cui appellarsi per cercare di abbindolare, solo un populismo di bassissima lega, arrogante, violento e disposto a tutto per  ambizioni economiche e di potere.
Dal Congress, al Bjp al SUCI: Il percorso politico del Trinamool e’ totalmente all’impazzata: negli anni, Mamata e’ passata dalla “pseudo-centralita’” del Congress, agli ipernazionalisti del Bjp (che massacravano i musulmani e facevano marciare le loro truppe a passo d’oca,  proclamando la supremazia della “pura razza indu’” e svendendo nel frattempo il Paese agli occidentali), secondo chi si trovasse al potere o le convenienze. In West Bengal, essendo all’opposizione, il Trinamool  ha sostenuto le battaglie dei contadini di Singur e Nandigram e persino formato una coalizione con il Socialist Unity Center of India (SUCI), una formazione marxista-leninista con la quale e' riuscito a ottenere vittorie contro il CPM anche nelle recenti elezioni locali dei vari livelli di panchayat. I partiti marxisti-leninisti, arroccati sulla linea perdente di: “nemmeno un centimetro di terra alla Tata”, sono stati tagliati fuori dalla dinamica delle lotte a Singur  e la forza di Mamata e’ cresciuta tra i contadini.
Oltre a cio’: nei giorni scorsi, i giornali pro-Tata (anche in Italia) hanno iniziato a straparlare di “guerra tra i poveri”, dipingendo lo scenario di una inesistente guerra tra gli operai della TATA Motors e i contadini di Singur. E’ un falso assoluto e lampante:  attualmente a Singur lavorano solo edili stagionali per la costruzione dello stabilimento e dei suoi annessi. Anche sulla notizia del padre che si e' ucciso per il timore che i figli perdessero il posto di lavoro alla TATA, circolano voci insinuanti. Alcuni sospettano che l'uomo sia stato “suicidato”, allo scopo di sostenere la tesi bugiarda degli  “operai contro i contadini”. 

L'accordo, inoltre, non e’ stato accolto trionfalmente da tutti contadini in rivolta (come e’ stato scritto) e bisognera’ vedere se e come sarà implementato. I problemi sono moltissimi. Tra gli altri, quello della terra conferita fuori da Singur (sarà della stessa qualità? avrà bisogno degli stessi input o di input più gravosi?) e restano la questione naxalita e quelle legate a quanti hanno accettato l'aiuto di Mamata, ma non condividendo nulla col Trinamool. In sospeso anche tutte le vertenze degli avvocati dei militanti ancora  in carcere in West Bengal.

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13 SETTEMBRE 2008

Quando ci arriva la telefonata, non riusciamo a comprendere subito di che cosa si tratti. Mohamad parla e piange, e’ sconvolto. La polizia e’ entrata dentro la sua baracca allo slum e ha preso a mandare all’aria tutto. Cercavano armi, lo ha capito anche se nessuno glielo ha detto, al contrario, lo hanno zittito con una minaccia e ha pure ricevuto un calcio da un poliziotto. Le guardie non hanno trovato nulla, ma si sono portati via suo zio, che distilla liquore abusivamente ed era l’unica persona oltre a lui a trovarsi li’ in quel momento. Mohamad ha quattordici anni, e’ la prima voce che ascoltiamo  sui fatti di Delhi. Parla in modo concitato di bombe, di morti, di slums invasi dall’esercito, di citta’ nel caos, di centinaia di persone ferite, di cose che non riesce a comprendere. Non comprende, ad esempio, perche’ un ragazzino piu’ piccolo di lui, di dodici anni, che vende palloncini a Connaught Place sia stato arrestato dalla polizia come sospetto “terrorista islamico. Francamente, questo non lo comprendiamo neppure noi.

LA NOTIZIA Una serie di violente esplosioni ha scosso la capitale: 5 bombe nel giro di 45 minuti, a partire dalle 18.15 (ora locale) hanno causato centinaia di feriti e oltre venti morti. Le bombe sono esplose in tre mercati sempre molto affollati (ancor piu’ di sabato e per le imminenti festivita’ indu’ e musulmane). Gli attentatori hanno agito nel pomeriggio e sarebbero stati utilizzati scooter e biciclette. Alcune bombe erano collegate ad un timer e posizionate nei cestini della spazzatura; tutte erano di piccolo potenziale, ma collocate in posti strategici, dove il sabato sera si ritrovano centinaia di persone. Due sono esplose a Connaught Place, due a Greater Kailash Block Market, rione di Greater Kailash I (un quartiere residenziale della classe medio-alta) e una a Karol Bagh. La dinamica  ricalca quella dell'attentato a New Delhi nell'ottobre 2005 - nell'ambito di una serie di attentati in diversi mercati-  ; anche in quell'occasione: sette bombe in mercati affollati di sabato sera, ma i morti  furono oltre 70 perché si trattava di bombe ad alto potenziale. 

Due le rivendicazioni:

1) dagli Indian Mujahedin, con una e-mail spedita all'agenzia Press Trust of India e successivamente a diversi media nazionali: “In nome di Allah, gli Indian Mujaheddin hanno colpito ancora una volta. Fermateci se potete”. Nella e-mail si parla di nove bombe. La polizia dice averne trovate e disinnescate tre, due delle quali nella zona di Connaught Place, centro della citta’, pulsante di persone, di negozi, cinema, ristoranti e alberghi.
2) dal SIMI, lo Student Islamic Movement of India, gruppo clandestino di cui, secondo gli investigatori locali, Indian Mujaeddin sarebbe il “braccio armato” (presunto responsabile anche degli attentati a Jaipur a maggio scorso-63 vittime- e che indica in Mumbai il prossimo obiettivo). Entrambe le rivendicazioni sono state inviate ad organi di stampa da Mumbai, parlano la stessa lingua e fanno riferimento ad azioni precedenti. Dichiarano completata l'operazioneBad”, dalle iniziali delle tre città dove ci sono stati gli ultimi attentati: Bangalore (sette bombe, due morti il 25 luglio), Ahmedabad (diciassette bombe, quarantacinque morti il 26 luglio) e Delhi oggi. La polizia ha arrestato diverse persone, parecchie delle quali “catturate” negli slums, ritenute inizialmente coinvolte negli  attentati. Il ragazzino di dodici anni fermato ieri, che vendeva palloncini a Connaught Place, non e’ risultato implicato nei fatti, ma e’ in stato di fermo. Ha riferito di aver visto due persone piazzare qualcosa in un cestino dell'immondizia. Gli inquirenti ritengono che dietro gli attentati ci sia Abdul Subhan, noto come Tauqueer, un musulmano vicino al  SIMI, esperto di informatica, addestrato nei campi del Laskhar-e-Taiba e tra i presunti responsabili delle bombe sulla metropolitana a Mumbai nel 2006 che provocarono 185 vittime. I sospetti su di lui nascono anche dal fatto che le e-mail di rivendicazione sono state spedite da Mumbai, dove Tauqueer risiede. Il ministro degli interni ha convocato una riunione di emergenza stamattina con vertici di polizia e intelligence. La polizia indiana ha messo in stato di allerta l’intero paese e particolarmente le citta' di Mumbai, Chennai, Bangalore, Ahmedabad e gli stati limitrofi a quelli di Delhi, Haryana e Punjab. Ha evacuato gli altri mercati di Delhi, tra i quali Sarojini Nagar, luogo dell‘attentato del  2005. Aeroporto di Delhi, stazioni ferroviarie, palazzi governativi e altri obiettivi dichiarati sensibili sono stati messi in stato di allerta e raddoppiata sicurezza. Le corse della metropolitana sono state fermate. 

Per il ministro dell'Interno, Shivraj Patil:<!--[if !vml]--> <!--[if !vml]--><!--[endif]--><!--[endif]--> "Il fatto di aver programmato le esplosioni nel giorno in cui il mercato è più affollato, indica l'intenzione di causare il numero maggiore di morti e di danni".
Per il viceministro degli interni: Sriprakash Jaiswal :“Le esplosioni sono state pianificate dai nemici del paese”. 

Arun Jaitley, ex ministro e dirigente del partito della destra nazionalista BJP ha dichiarato al canale televisivo ALL NEWS Ndtv che: “il profilo degli attentatori e’ cambiato negli ultimi anni. I terroristi nati qui stanno aumentando”. I “nemici interni”, per lui, sono, ovviamente, i musulmani. Ma il Bjp aveva governato proprio sulla pelle dei musulmani, dopo la distruzione della moschea di Ayodia ad opera di estremisti indu’ prezzolati o fomentati a credere che la Moschea fosse stata edificata sulle rovine di un preesistente tempio di Ram. La carneficina contro i musulmani che ne segui’ fu un bagno di sangue incancellabile. (per saperne di piu')
Per Manmohan Singh, attuale primo ministro dell’India
: terrorismo, estremismo, comunitarismo e fondamentalismo sono le maggiori minacce a unita’e integrita’ del paese.

A questo punto, vorremmo fare alcune considerazioni e offrire un consiglio:

CONSIDERAZIONI:


a) Al governo dal 14 maggio del 2004, la coalizione guidata dal Congress ha messo in atto una tragica politica di svendita del Paese ai privati e all’occidente. La progressiva liberalizzazione del Paese ha comportato la riforma dei tassi di esportazione e importazione, concepita a totale favore degli investitori stranieri, ma che ha messo in ginocchio la popolazione. La riforma del sistema bancario ha reso l’India sempre piu’ appetibile per gli investitori specialmente occidentali (vengono loro concesse fino al 100%100 delle azoni), esasperando il divario tra ricchissimi e poverissimi. Parallelamente, il governo di Manmohan Singh ha lavorato alla costruzione di una  middle class sempre piu’ aggressiva e rampante, in grado di acquistare i nuovi prodotti. Purtroppo, gia’ nel 2004, anche i giornali della cosiddetta “sinistra” italiana salutarono il passaggio di consegne da Bjp al Congress con parole come: “L’India svolta a sinistra”, o “L’India abbandona il nazionalismo” o (peggio ancora): “Dove arriva il Social Forum, arriva la democrazia”. “Dopo il Brasile: Lula; dopo Mumbay: Sonia Gandhi”. Anche oggi il partito di governo di Manmohan singh e’ definito di Centro-sinistra dai giornali “sedicenti di sinistra”. Si intenderanno tra loro. Con noi, no di certo.

b) Abbiamo a stento creduto all’esistenza di Bin Laden (molti avrebbero scommesso la propria madre sul fatto che si trattasse di un oleo-gramma: troppo perfetto nella parte per esser vero). Ad ogni modo, ormai ce lo immaginiamo piu’ probabilmente morto in Florida  che in giro per brulle montagne Afgane o Iraquene (difficile, in una grotta profonda, utilizzare un impiantodi dialisi). Abbiamo da subito identificato in Al  Queda un prodotto made in Usa, la cui esistenza fornisse giustificazione alla “guerra infinita” per l’accesso nordamericano al petrolio e alle risorse dell’est. La questione e’ intricata.Tutti i media (o quasi) nominano Al Qaida parlando degli attentati di ieri a Delhi: 
-parlando di Taqueer, sottolineano che ha ricevuto  addestrato militare nei campi terroristici del Laskhar-e-Taiba, gruppo terrorista del Kashmir legato ad Al Quaida. 
-evidenziando che si e’ rifatto vivo il terrorismo interno, dopo quello islamico di matrice separatista soprattutto kashmiro, ripetono che il terrorismo in Kashmir e’ legato ad Al Qaida.- ricordando l’ultimo devastante attentato a Delhi, ottobre 2005, lo attribuiscono a chi? 
Ai separatisti islamici fondamentalisti filo-Al Qaida. I media (anche internazionali) tornano a fomentare la paura e l’allarme per gli “integralisti islamici di Al Qaida”che, in India e nel mondo, seminerebbero terrore e morte.

c) La sicurezza, dopo i recenti attentati,  giustifica pienamente il raddoppio delle migliaia di agenti di sicurezza che sono gia’ state dispiegate in giro per il Paese-India. Il ripetersi degli attentati semina paura e crescente incertezza tra gli indiani. Vecchio gioco. Parallelamente: la sicurezza del Paese-Italia giustifica anche qui la presenza dell’esercito ad ogni crocicchio. Si crea il “bisogno di sicurezza” seminando il panico, anche attraverso i massacri; si offre sicurezza attraverso la polizia e  l’esercito. Tutto il mondo e’ Paese.

d) La sequela di attentati aggiunge anelli ad una catena di sangue che dura da molto, in India. Avra’ il suo peso sia nei rapporti col Pakistan e sul voto per il rinnovo del parlamento federale, il prossimo anno. Ma avranno un gran peso anche la crescente insofferenza delle basse caste, delle popolazioni degli slums, dei Dalit (i senza casta indiani) che hanno finalmente cominciato ad organizzarsi. Avranno peso le lotte contadine contro gli espropri delle terre.

CONSIGLIO
Consigliamo al sindaco di New Delhi, Arti Mehra di suggerire al ministro degli Interni di non mandare la polizia a cercare Al Qaida  tra i venditori di palloncini dodicenni. Non ce la trovera’. E anche di non terrorizzare i bambini e di non prendere a pretesto la ricerca di improbabili armi nascoste per continuare a smantellare gli slums. La popolazione delle baraccopoli potrebbe aversela a male.

 
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15 settembre 2008

NON SI FERMA LA LOTTA A SINGUR

La TATA Motors non intende cedere neanche un fazzoletto delle terre gia’ requisite per la costruzione dei propri stabilimenti  e il governo tende a ridurre la quantita’ di acri con cui risarcire i contadini (dai 300 richiesti a 60-70 al massimo). Il movimento contadino continua a bloccare i lavori e riprendono forza i gruppi svincolati  dal controllo di Mamata Banerjee. La situazione e’ sempre incandescente. A riprova del fatto che i contadini non si accontenteranno di un risarcimento “simbolico” c’è la nascita di nuovi comitati di base collegati con altri comitati in altre regioni. 

Nella riunione di questa sera si parlera’ anche de:
a) la scarcerazione di quanti ancora ingiustamente detenuti per la loro resistenza all’aggressivita’ del governo e della FIAT-TATA; 
b) la denuncia della strumentalizzazione politica della vicenda.

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La TATA lascia Singur.

Le terre, disserbate, non saranno più coltivabili per l'eternità

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26 novembre 2008

GIORNO DEL RINGRAZIAMENTO


                                               Thank you, America                                                                                                       

                                           

l'11 settembre di Mumbai ?

Un'azione di guerra ha insanguinato Mumbai, capitale finanziaria, commerciale, economica dell’India, tra le più popolose megalopoli al mondo (13 milioni di abitanti). Un attacco multiplo, coordinato e pianificato. Oltre una trentina di attentatori, con sostegno logistico nella città, divisi in 3 commandos principali, ben addestrati e militarmente organizzati sicuramente da un esercito, ma …da quale? (proprio sicuri che l’opzione sia tra India e Pakistan?). Mumbai è snodo di interessi strategici di India e Cina; paesi che, anche senza necessità di ricorrere all'opinione del Nic (il Centro di Analisi dell’Intelligence USA) sono destinati a prendere la supremazia nel mondo di fronte all'inesorabile (ma ancora non vicinisimo e apportatore di altre catastrofi) declino americano. Circa 200 morti e 400 feriti dopo oltre 60 ore di guerra. Per la 1° volta vengono presi di mira cittadini occidentali, e si chiede il passaporto alle vittime (confermato anche da Rakesh Patel, uomo d’affari londinese sfuggito all’assedio del Taj: “era una caccia agli stranieri, chiedevano se avessimo passaporto britannico o americano”).


1° PARTE (fatti, considerazioni, ipotesi, illazioni,  condanne etc.)

I FATTI, IN SINTESI, COME SONO STATI RACCONTATI (ormai noti a tutti, ma da tenere a mente) Dettagli nella pagina interna

Dalle 22:30 di mercoledì 26 novembre, commandos arrivati dal mare attaccano Mumbai, prendendo di mira una decina di obiettivi, tra cui: noti ritrovi di occidentali, stazioni ferroviarie, edifici nell'area di Colaba-Nariman Point - stracolma di alberghi, ristoranti e altri luoghi turistici - cinema, un ospedale, l'area di Crawford market, la zona del Forte. Esplosioni, sparatorie e incendi seminano terrore e morte, devastano ampia parte della città, concentrandosi poi sul centro culturale ebraico Nariman House e su 2 alberghi a 5 stelle: Taj Mahal e  Trident-Oberoi. Alcuni europarlamentari riescono a fuggire, ma centinaia di ostaggi in maggioranza non indiani restano intrappolati per 3 giorni. Con grande ritardo, il governo invia l’Esercito e squadre speciali anti-terrorismo che irrompono negli hotels liberando143 prigionieri. Nella Nariman House, 5 ostaggi, tra cui il rabbino e la moglie, sono senza vita. Decine di corpi sono ritrovati negli alberghi. Un partecipante al commando viene arrestato. 

TRA LE CONDANNE

Il governo britannico; George W. Bush: non esclude la matrice islamica e offre l'aiuto americano; Obama: Offre aiuto per fare fronte agli attentati “...contro civili innocenti, che dimostrano la grave e urgente minaccia del terrorismo. Gli USA devono rafforzare le alleanze con l’India e con le nazioni del mondo per sradicare e distruggere le reti terroristiche”; Napolitano, da Israele, condanna il terrorismo islamico. Fini: “la comunità internazionale deve mantenere alta guardia contro atti di violenza gratuita, ingiustificabile che colpiscono popolazioni inermi”. Il Papa si appella perché si ponga fine a tutti gli atti di terrorismo che destabilizzano pace e solidarietà umana. De Gennaro: “ ci sono preoccupazioni anche per l’occidente, l'Italia e gli USA”). 

SOSPETTI
I primi cadono su Al Quaeda, ma la pista non risulta credibile. Il Premier indiano Manmohan Singh tiene a negare da subito ogni possibile terrorismo autoctono: “I terroristi hanno basi fuori dal paese”. Poi, accusa direttamente il Pakistan.
Il ministro della difesa pakistano Ahmed Mukhtar nega ogni coinvolgimento del Pakistan negli attentati. Per il ministro degli esteri Shah Mehmoud Qureshi  “La lotta contro il terrorismo ci unisce, il terrorismo è nemico comune”. Pronto a cooperare, vuole incontrare il premier indiano. Anche il capo dei servizi segreti accetta di recarsi in India per condividere coi vertici della sicurezza indiana ogni informazione sugli attacchi.
Gli attentati sono rivendicati
da un gruppo sconosciuto: i Mujaheddin del Deccan che chiede “fine dell'oppresione dei musulmani in India e rilascio dei prigionieri”. Ma non si crede alla rivendicazione.

Voci, illazoni, verità? I terroristi potrebbero essere legati ai pirati somali; in tal caso, l’attacco sarebbe una vendetta per la recente azione della marina indiana nel golfo di Aden; potrebbe essersi rafforzato un terrorismo autoctono; indizi portano al Pakistan: gli scafisti sarebbero sbarcati da una nave pakistana, i loro cellulari hanno scambiato messaggi e chiamate col Pakistan, coinvolti cittadini britannici di origine pakistana (smentito da Londra), hanno fucili in dotazione all'esercito pakistano e sostegno logistico della “marina” della Lashkar - organizzazione jihadi attiva in Kashmir considerata eanazione dei servizi militari pakistani -, da ultimo: l'unico catturato, Azam Amir Kasab, pachistano di 21 anni, sembra aver confessato che il commando pachistano ha ricevuto aiuto da residenti a Mumbai (di almeno 5 dei quali fornisce nomi e indirizzi) e che il piano prevedeva l'uccisione di 5000 persone. 

SALE LA TENSIONE TRA INDIA E PAKISTAN.  New Delhi accusa Islamabad, basandosi sulle confessioni del solo terrorista catturato vivo; Islamabad continua a negare ogni coinvolgimento e minaccia di spostare le sue truppe dai confini con l'Afghanistan a quelli con l'India, in caso che la crisi precipiti.

L.K. Advani, capo dell’opposizione (Bjp), denuncia i buchi dell’intelligence. La polizia ammette di essere stata colta impreparata (già mercoledì sono stati uccisi 11 agenti e funzionari di alto livello, tra cui il capo dell’unità anti-terrorismo di Mumbai, il commissario aggiunto di polizia e un altro esperto dell’antiterrorismo). Il ministro dell'interno Shivraj Patil si dimette (anche a seguito delle critiche della stampa indiana, rivolte sia al Congress Party - il partito al potere a livello federale - che all'opposizione ultranazionalista indù del Bharatiya Janata Party (BJP). Le elezioni  in India sono tra pochi mesi.


 2° PARTE (perchè: "thank you, America")

I MISFATTI

La lunga scia di sangue. 

La tragedia di Mumbai non è un evento isolato. Sono oltre venti gli attacchi che hanno insaguinato l’India dal 2001 a oggi (alcuni riportati nella pagina interna). In Pakistan, nel 2008, oltre 500 musulmani hanno perso la vita  in 33 attacchi suicidi, il paese supera l'Iraq quanto a numero di tali attacchi in 1 anno. Ma è ancora molto poco, se almeno si considerano (in ordine sparso), per quanto riguarda l'India: le innumerevoli morti per fame (di musulmani e indù) in diversi stati dell'Unione; i contadini costretti a coltivare prodotti da esportazione che non sono in grado di acquistare, suicidi a centinaia perchè rovinati dall'introduzione di pesticidi e OGM, uccisi dall'arsenico che avvelena i campi, massacrati dai governi nel tentativo di cacciarli dalle proprie terre per fare posto alle multinazionali (il recente caso del West Bengal), etc. etc. etc. E, per quanto riguarda il Pakistan: i genocidi di civili operati dagli “sconfinamenti” per aria e per terra delle truppe USA a caccia di talibani, etc.etc.etc. 

Vandana Shiva ritiene il terrorismo e attacchi come quello a Bombay, frutto di “una società geneticamente modificata”. Non lo crediamo. Se lo credessimo, non nutriremmo più alcuna speranza. Una società e un’umanità ad altissimo rischio, questo si’. Dove è urgente affrontare le questioni in modo non settoriale o localistico perchè una cosa è partire dal proprio specifico e un’altra è ignorare l’intreccio complesso che si abbatte sul mondo e su ciascun individuo che lo abita, forzandolo a una serie di “credenze”, di “abitudini mentali” che scoraggiano l’azione e imprimono un marchio di falsa “ineluttabilità” agli orrori del quotidiano (vissuti in prima persona, ascoltati o letti sui quotidiani). L'Ordine Mondiale è organizzato in Stati impegnati a creare nemici, utili a mantenere un potere sanguinario, criminale, mafioso, deumanizzante, usando tutta la violenza di cui sono capaci (enorme).
E spettacolarizzandola, soprattutto nei momenti di crisi
La costruzione del nemico è un'operazione strategica, pianificata, che si abbatte su ciascuno in prima persona per indurlo a definirsi attraverso false identità: di religione, di etnia, culturali, sessuali, etc. messe una contro l’altra. “Noi contro gli altri”, fino all'esasperazione egotica di “Noi contro tutti”. Purchè ci sia un “altro”, un “diverso”, uno “straniero” e, per cio' stesso, un  “nemico”, qualcuno CONTRO cui scagliarsi, percepito come minaccia alla propria personale sopravvivenza e a quella del proprio “gruppo di appartenenza”. Perchè, per costruire un “nemico”, deve essere costruita anche una minaccia, per diffondere la paura. Un mondo in preda al terrore si può ancora governare con le armi, pretendendo di difenderlo.

Prime ripercussioni di quanto accaduto a Mumbai: inasprimento delle tensioni tra India e Pakistan, dopo la “confessione” dell’unico arrestato, ma l'accusa, formulata poi esplicitamente, era già nel primo commento del premier indiano (i  “legami”esterni). Il Pakistan  si troverà contro gli USA e l'India; 2 miliardi di musulmani in tutto il mondo, già vittime di stereotipi negativi e diffamati come intrinsecamente violenti, dovranno affrontare un ancor maggiore carico di pregiudizi. I riflettori del mondo sono nuovamente puntati sul “terrorismo islamico”, si torna a parlare di “scontro di civiltà”, come dopo l'11 settembre 2001; anche in India, c'è rischio che i musulmani debbano subire la collera degli indù. Discriminati (il  33% vive al di sotto della soglia di povertà) con metà delle donne analfabete e oltre 1 quarto di bambini tra i 6 e i 14 anni che non hanno mai frequentato alcuna scuola, i musulmani indiani sono una cospicua minoranza alla quale è reso impossibile rivendicare diritti. 
L'ipotesi di un “terrorismo” autoctono è stata subito rigettata dalle autorità indiane, ma se ne parlerà ancora. Anche perchè le elezioni per il rinnovo del parlamento federale sono imminenti. Il terrorismo è un progetto legato al potere e contro l’umanità, non una campagna portata avanti dai musulmani di tutto il mondo. E' urgente individuare i veri mandanti che, ben al di là di religioni ed etnie, sono sempre gli stessi. E sempre gli stessi sono coloro realmente in grado di sconfiggerli: quelli che da massacri e divisioni imposte hanno sempre e solo unicamente da perdere; quelli ancora capaci di immaginare e creare un mondo migliore. 

Conseguenze a breve e medio termine

La tragedia di Mumbai e quanto sta accadendo oggi in Pakistan hanno radici lontane. Proviamo intanto a seguire una pista: (da leggere seguendo la progressione delle date)

                           
                                                                        

Il Pakistan e’ importantissimo crocevia di tubature, sede di scontro tra colossali interessi.
Dopo il crollo dell’URSS e l’“indipendenza” degli Stati dell’Asia centrale, le compagnie petrolifere occidentali moltiplicano i piani per lo sfruttamento degli idrocarburi del bacino del Caspio. L’impresa californiana UNOCAL presenta 2 grandi progetti per 2 gasdotti  che, partendo da Turkmenistan, Uzbekistan, Kyrgyzstan, Kazakhystan, attraverseranno l’Afghanistan per rifornire l’India. Sono sponsorizzati dagli USA, che cercano da tempo di aprirsi una strada sicura in Afghanistan. Ma l'Iran sta costruendo un altro gasdotto (2600 km) da South Pars, che porterà 60 milioni di mc di gas al giorno al Pakistan e 90 all'India. Costerà 4 volte meno, anche considerando i 700 milioni di $ di diritti di transito in Pakistan. Gli USA: a) invitano l’India (che risponde a picche) a non intrattenere rapporti con l'Iran. b) minacciano sanzioni al Pakistan se non rinuncerà alla partecipazione al progetto. Il gasdotto iraniano mette d'accordo interessi indiani e pakistani e causa forti incrinature tra Pakistan e USA. Intanto, i russi cercano di far rientrare nella loro sfera d’influenza i Paesi dei progetti Unocal. E’ guerra di interessi tra Russia, Cina, Iran e una parte del Pakistan da una parte, e India, Afghanistan, USA, Israele e un’altra parte del Pakistan dall’altra. Con “alleanze” limitate a determinate sfere di azione e a momenti circoscritti.

Il 1°  progetto (BTC) per unire il Caspio al Mar Nero passando x Azerbaigian Georgia e Turchia, soprattutto con l’aiuto della britannica BP, è stato realizzato senza grandi difficoltà.
Il 2° progetto (la pipeline trans-afgana), per collegare il Caspio all’Oceano Indiano attraverso Turkmenistan Afghanistan e Pakistan, soprattutto col sostegno della saudita Delta Oil, stenta. UNOCAL si scontra col caos che regna nel paese e chiede alla Casa Bianca di ottenere la stabilizzazione della regione. L’impresa ingaggia Henry Kissinger come consulente e affida la direzione del progetto agli ambasciatori John J.Maresca e Robert B. Oakley e a 2 esperti, Zalmay Khalilzad e Hamid Karzaïmaggio 2001, per ottenere aiuto dai talebani, che controllano la massima parte del paese, il Dipartimento di Stato Usa accorda loro una sovvenzione di 43 milioni di $.
20-22 luglio 2001 (vertice di Ginevra). Con l’accordo del G8, si aprono a Berlino negoziati multilaterali con l’Emirato islamico, che falliscono perchè i talebani avanzano nuove richieste. E' a questo punto che USA e Regno Unito pianificano l’invasione dell’Afghanistan. A fine agosto 2001, concentrano le loro forze navali nel Mare di Oman e acquartierano 40.000 uomini in Egitto. 
9 settembre 2001 Il leader tagiko Shah Massud viene assassinato, ma la notizia resta segreta.


11 settembre 2001  3000 morti sacrificati dall'amministrazione Bush.
Bush, come previsto, accusa i talebani di essere implicati negli attentati a New York e a Washington e invia loro un ultimatum. Poi, gli Anglosassoni rovesciano il regime talebano e prendono controllo del paese con l’operazione “Enduring Freedom”. Il “nemico” è stato costruito, a un prezzo di sangue altissimo. Il nome di Al Quaeda e quello di Osama Bin Laden rimbalzano dai media all'immaginario collettivo. Verranno utilizzati (ancora oggi) per annunciare stragi, diffondere il terrore, giustificare militarizzazione di governi, guerre e massacri di civili operati dalle forze della NATO in mezzo mondo. Il “nemico” è islamico, è arabo; ci si inventa lo scontro di civiltà e la necessità della “guerra infinita”. 
(2008: la pipeline non è ancora stata costruita. Afghanistan e Pakistan sono in  preda al caos. UNOCAL è stata assorbita dalla Chevron; John J. Maresca è capo del Business Humanitarian Forum che si occupa della coltivazione del papavero “a fini medicinali” (!) in un Afghanistan trasformato in narcostato il cui presidente è divenuto Hamid Karzaï.) 


Robert B.Oakley è incaricato di riorganizzare le istituzioni militari; Zalmay Khalilzad è ambasciatore degli USA all'ONU; Il Pentagono, impantanato in Iraq, ha delegato l’occupazione militare dell’Afghanistan ai suoi alleati della NATO. 
aprile 2008 (vertice di Bucarest) Per rifornire le truppe, l’Alleanza atlantica firma un protocollo con l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva. I rifornimenti sono condotti attraverso Russia, Uzbekistan, Tagikistan. Il ministro russo degli Affari esteri Sergei Lavrov giustifica la facilitazione accordata alla NATO con l’importanza della cooperazione internazionale contro il terrorismo; l’ambasciatore Zamir Kabulov dichiara a Vremya Novostei che l’interesse è “vedere gli Occidentali impantanarsi e morire in Afghanistan”.


23 aprile 2008 In occasione del ponte di fine settimana per l’anniversario della nascita del Profeta, sessanta autobotti si accalcano al posto di frontiera di Torkhan. Gli insorti attaccano con lanciarazzi e il tutto si trasforma in un immenso rogo. Per rendere più sicuro il passo di Khyber, gli Usa intensificano gli attacchi con missili in territorio pakistano, facendo stragi di civili, giustificati con la caccia al militante”. 
8 agosto 2008 USA e Israele lanciano le truppe georgiane all’attacco delle popolazioni russe dell’Ossezia del Sud. In risposta, l’esercito russo bombarda i 2 aeroporti militari israeliani in Georgia e la pipeline BTC. Poi, il presidente Medvedev  riunisce l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva che ha abrogato il protocollo che lo legava alla NATO. La NATO subisce disfatte su disfatte. 54% territorio afgano è in mano agli insorti. Il gen.David McKiernan chiede rinforzi (15.000 uomini, tolti dal contingente iracheno), ma  i 47.600 già presenti non sono riforniti e sono in grave pericolo. All'Alleanza serve con urgenza una via di transito. Il segretario alla Difesa Robert Gates lamenta l'assenza di coordinazione tra ISAF, Forze speciali USA ed esercito afghano; propone di modificare la catena di comando. Tutte le truppe saranno poste direttamente sotto l’autorità del CENTCOM, gli Alleati non avranno più diritto di parola e il Pentagono potrà utilizzare truppe anglosassoni (USA, Regno Unito, Canada e Australia) lasciando gli altri a sbrogliarsela da soli (Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi, etc.). L'Afghanistan è chiuso a est da un'alta catena montuosa, unico corridoio di approvvigionamento è il passo di Khyber, in territorio pakistano, utilizzato ancora solo per il rifornimento di carburante.
27 agosto 2008 Riunione (che avrebbe dovuto rimanere segreta) a bordo della portaerei Abraham Lincoln,  nell'Oceano Indiano. Vi partecipano: da una parte l'ammiraglio Mike Mullen, capo di stato maggiore delle forze armate degli USA e il generale David Petraeus, reduce dall’Iraq, dall’altra  il generale Ashfaq Parvez Kayani, capo delle forze armate pachistane. Si parla di terrorismo, ma anche dell’imminente elezion di Zardari a capo dello Stato.
3 settembre 2008 Il Pentagono bombarda altri bersagli in territorio pakistano. Nello stesso giorno, Yusuf Raza Gillani, il premier pakistano, scampa a un attentato vicino Islamabad. L’attacco è rivendicato da Muslim Khan, sedicente portavoce delle milizie talebane che operano lungo il confine con l’Afghanistan per vendicare l'operazione militare nella valle di Swat e nella regione tribale: “...Ogni politica di chi oggi guida il Pakistan è contro l’Islam e il Paese: persone che vogliono compiacere gli americani spargendo il sangue dei nostri figli. I militanti talebani colpiranno ancora Gillani e il suo governo fino a un deciso cambiamento della politica filo-USA. Devono sapere che, se nostri figli non sono al sicuro nelle loro case, anche gli esponenti del governo pachistano non potranno sentirsi mai al sicuro, nemmeno dentro veicoli blindati o nei loro sorvegliatissimi palazzi”.
5 settembre 2008 Ali Asif Zardari , vedovo di Benazir Bhutto, è eletto presidente. Un burattino degli USA.
15 settembre 2008
Il capo di stato-maggiore degli USA, l'ammiraglio Mike Mullen effettua una visita a sorpresa in Pakistan. Pretende che il Pakistan ceda il controllo del passo di Khyber agli USA. Incontra nuovamente Kayani. 
18 settembre 2008 A seguito delle innumerevoli e crescenti incursioni delle forze Usa in territorio pakistano che sterminano civili e contadini suscitando la collera nazionale contro di loro e contro Asif Ali Zardari, il neoeletto presidente (incalzato da alcuni tra i suoi generali) fa - o finge di fare - la voce grossa: “Non permetteremo che forze straniere violino la sovranità territoriale del Pakistan in nome della lotta al terrorismo”. Riflette il sentire di tutto il popolo. Gli USA rispondono sottolineando i  “molto limitati strumenti del Pakistan per la lotta al terrorismo e che, senza il loro aiuto, potrebbe accadere qualcosa di molto brutto. 

...e qualcosa di molto brutto accade


20 settembre 2008  Hotel Marriott

20 settembre 2008 Zardari pronuncia il discorso d’investitura davanti al Parlamento, impegnandosi a sostenere gli sforzi del Pentagono contro i “terroristi” afgani. I membri del governo invitati all’iftar (banchetto serale che rompe il digiuno quotidiano durante il Ramadan) sono in massima parte furenti perché il nuovo presidente non ha confermato l’impegno a reintegrare i giudici della Corte suprema e ha lasciato intendere che rinuncerà alla sovranità sul passo di Khyber. Gli invitati sono: il primo ministro, Raza Gilani, il nuovo capodello stato, Asif Ali Zardari, le alte sfere militari. La cena avrebbe dovuto tenersi all’hotel a cinque stelle “Marriott” di Islamabad. Poi, per repentino cambio di programma, la prenotazione è stata disdetta  e si è svolta nella residenza del premier, a poche centinaia di metri dal Marriott. Sono tutti a tavola quando... un attentato di violenza senza precedenti nel paese, devasta l'hotel Marriot di Islamabad
Un camion-bomba, con carica esplosiva di almeno 600 kg di TNT, più diverse munizioni, scava un ampio cratere, uccide oltre 60 persone e ne ferisce 226. Nel folle groviglio di interessi politico-economico-energetico-militari, il Pakistan è il paese strategicamente più rilevante per il controllo degli USA sul Medio Oriente. Ma l'illogica rivendicazione alla sede di  Islamabad dell’emittente Al Arabica di un sedicente esponente di semi-ignoto gruppetto fondamentalista iraniano: Fedayeen-al-Islam, rimbalza sui media del mondo: è stato l’Iran. Affiliati di Al Qaida! Con l’aiuto dei talibani, che smentiscono. Baitullah Mahsud, ex-detenuto a Guantanamo, indicato come loro capo, riesce a fuggire, anche perchè, avendo da tempo l’intelligence pakistana segnalato alla Nato e agli Usa la sua presenza e tempi... è facile evitare di prenderlo!

L’attentato al Marriot è interpretato come avvertimento della NATO che non esita ad eliminare chi si oppone ai propri piani e giustifica, a livello mediatico, il controllo degli USA del territorio pakistano, come l’11 settembre “giustificò” l’invasione dell’Afghanistan. Intervenendo in tv, Najam Sethi, redattore capo del quotidiano liberal Daily Times (allineato e finanziato dagli USA), dice: “E’ l’11 settembre del Pakistan”. In un certo senso, sì. Il metodo adottato è lo stesso utilizzato per le Torri Gemelle e l'invenzione del pericolo Al Qaida. L'11 settembre 2001 sono stati sacrificati quasi 3000 statunitensi, al Marriot soltanto due, ma l'effetto desiderato è stato raggiunto: gettare il discredito sui combattenti per la liberazione e ricordare al Pakistan che non può neanche sognarsi di divenire economicamente, energeticamente, politicamente e territorialmente indipendente. Per la CIA sembra abbiano lavorato alcuni marines che, 3 giorni prima, hanno fatto chiudere cancelli e portoni del Marriott, cacciato tutti e trasferito, dai blindati, fino ai piani 4° e 5°, casse d’acciaio contenenti armi ed esplosivi, sottratte al metal detector dell’albergo. Li guidava il capo di stato maggiore ammiraglio Mullen. Tutto nel quadro di una strategia che, col conforto dell’India, tenta di frantumare la regione per linee etniche, per costituire quel ponte dell’Occidente verso i depositi dell’Asia Centrale che unisce la regione tribale nord-occidentale ai territori pashtun afghani e al Beluchistan in oriente. 

Chi c'è, a questo punto, dietro l'attacco a Mumbai? 

C'è  un scontro tra potenze, una in declino, stretta nella morsa di una crisi di proporzioni gigantesche e abituata a risolvere i propri guai con le guerre (un esempio per tutti: la 2° guerra mondiale, dopo la crisi del '29) e con ogni genere di mostruosità ai danni del mondo; altre rampanti, altre ancora in gara per assicurarsi un posto in quel nuovo Ordine Mondiale che immaginano si sostituirà al primo. Potete provare a rileggere “Il Manoscitto di Braudel”, di Borges. Oppure immaginarvi un grande banchetto, con invitati “eccellenti”. Si suddividono i posti, qualcuno devono contenderselo perchè ambìto da un pò troppe persone. Faticano a mettersi d'accordo, il galateo salta, tentano di stabilire un ordine gerarchico, con capotavola predestinati, ma non funziona perchè in più d'uno vogliono essere “il primo”. Quando viene comunicato che la cena è pronta, corrono tutti a collocarsi dove possono, per non perdersi neanche uno degli antipasti. Ma non sanno che il cuoco ha già tenuto per sè e per quelli con i quali ha cucinato, le porzione migliori. Non lo sanno perchè loro, gli invitati “eccellenti”, non frequentano le cucine, non ci mettono mai piede, ignorano da dove vengano i loro pasti, chi li prepari, chi li materializzi nel loro piatto. E' questo il limite che renderà impossibile a nuovi e vecchi ordini mondiali di continuare ancora nel tempo.Ci saranno altre vittime, purtroppo. Considerando tutti “filistei”, quelli che si ritengono giganti trascineranno altri nella loro morte. Continuando ad immaginarsi piccoli e impotenti, alcuni salteranno sul carro dei presunti/presuntuosi vincitori e perderanno con loro. Al momento, è possibile considerare la questione all'interno di un ampio contesto strategico.

* Esiste da tempo una guerra sotterranea contro la Cina il cui centro di gravità  sono i giacimenti di idrocarburi in Asia Centrale, Medio Oriente e Africa e le relative rotte di trasporto.
La guerra in Afghanistan e quella in Pakistan sono guerre per procura, tra grandi potenze, sulla questione energetica. L'Afghanistan è il vero terreno di lotta per l’egemonia della regione, in quanto luogo di passaggio strategico di oleodotti. E' diventato il nuovo Kashmir, il terreno di scontro della guerra indo-pakistana (c'è  rivalità  geopolitica alla base del fallimento della presidenza di Hamid Karzai). Alleati strategici sono oggi:

USA e India  CONTRO  Pakistan e Cina

Gli USA sono impantanati e in serie difficoltà. L'INDIA è alleata con l’Afghanistan (e sta sviluppando una strada che collegherà Herat, in Afghanistan, a un porto del sud dell’Iran).
India e USA appoggiano alcuni gruppi talebani che combattono contro Islamabad all'interno del Pakistan.
La CINA
sta sviluppando il porto di Gwader nel Belucistan sulla costa sud, che permetterà il flusso dell’energia dall’Africa e dal Medio Oriente alla Cina evitando l’interferenza navale indiana.e le rotte di trasporto verso l’interno. Considerata da alcuni il grande nemico strategico, la Cina detiene oltre il 23% del debito pubblico degli USA (Su 9.300 miliardi di $, il Giappone ne ha 600 miliardi e la Cina 400).
Il PAKISTAN
appoggia altri gruppi talebani contro l'occupazione dell’Afghanistan. Per l'alleato strategico tradizionale dell’occidente, Benazir Buttho era l’ultima carta degli USA per riacchiappare un paese da tempo preda di forze centrifughe e forti risentimenti antiamericani. Dopo il suo assassinio, è sprofondato nel caos.
Zardari (soprannominato “Mister 10 %” per storie di tangenti) non riesce a gestire la quantità di forze attive nel suo Paese, oggi rifugio per quanti combattono la NATO in Afghanistan) dove hanno preso forza gruppi che puntano alla guerra civile; gruppi di militanti esasperati dai continui attacchi americani contro la popolazione civile; gruppi nazionalisti; gruppi di militari dell'esercito che, profittando della debolezza di Zardari, si propongono a “salvatori” di un Paese allo sbando. Tra questi, il generale Kayani, “uomo forte” istruito nelle Accademie USA all'arte militare e nemico primo dei talebani. Già capo dell’Isi (il potente servizio segreto pakistano), ex vicesegretario militare di Benazir Bhutto e oggi al vertice delle forze armate, è considerato una specie di tutore del presidente e, da molti, il futuro leader del Paese.
Che la questione pakistana e quella afghana fossero legate
non è dunque una novità.     

                                           

Fin dall’inizio della sua campagna, Obama ha posto la priorità sulla necessità per gli USA di un ancora maggiore sforzo militare in Afghanistan accusando direttamente il Pakistan e dichiarando che, se avesse vinto, vi avrebbe inviato nuove truppe per stanare i terroristi asserragliati nelle regioni di confine con l’Afghanistan. E intimando al governo di Zardari di dare nuovo impulso alle operazioni antiterrorismo pena l’ipotesi di un intervento militare in Pakistan e il ritiro dei milioni di $ in aiuti economici Il suo vice Joe Byden, lo scorso anno, da Presidente del “Committee on Foreign Relations” del Senato, definì il Pakistan “il Paese più pericoloso al mondo” e uno stratega del Pentagono dichiarò: “Non possiamo sfuggire a un scontro col Pakistan, che ha la chiave del nostro successo in Afghanistan”. Anche  il capo della Cia, Michael  Hayden, considera il Pakistan la più grave minaccia terroristica per gli USA, poichè ospita, nelle sue aree tribali, i dirigenti di Al Quaeda. Haiden dichiarò di “condividere col capo dei servizi segreti pakistani, general Ahmed Shujaa Pasha, molti punti di vista su come contenere la minaccia, nonostante le proteste in Pakistan contro i raids Usa oltre frontiera”. Per alcuni consiglieri di Obama: “Gli Usa dovrebbero negoziare con diverse figure dei talebani per scardinare la loro alleanza con al Qaeda”. 

1 dicembre 2008  
Obama comunica ufficialmente i nomi di coloro che faranno parte della sua squadra



                                                       

              Cambiamento “da sogno” o  “incubo ad occhi aperti?”

          Arrivano i nostri? No, rimangono i mostri

Hillary Clinton:  Segretario di Stato; Robert Gates: capo del Pentagono; James Jones (ex generale dei marines ed ex comandante delle forze della Nato in Europa. Amico del repubblicano McCain, partecipò anche a un comizio con lui): consigliere per la Sicurezza Nazionale; Susan Rice, sua consigliera in politica estera, nuovo ambasciatore all'Onu; Janet Napoletano, attuale governatore dell'Arizona, ministro per la Sicurezza interna; Eric Holder, ministro della giustizia. Molti incarichi di primissimo piano continuano ad essere rivestiti da collaboratori di Bush: oltre a Robert Gates, tra gli altri: Ben Bernanke, che resta presidente della Federal Riserve, Robert Mueller, che resta il direttore dell’ Fbi,  l'amm.Michael Mullen (scelto da Gates), capo dello Stato Maggiore delle forze armate, che resta alla difesa (interlocutore su uno dei più importanti temi del programma di governo: la gestione delle guerre. Mullen -  il cui mandato scade nel 2011 - concorda sulla necessità di aumentare la presenza militare in Afghanistan, ma non sul ritiro delle truppe dall’Iraq in tempi brevi). 

Se questi nomi sono - a dire poco- inquietanti, sono coerenti con le parole pronunciate da Obama durante la conferenza stampa a Chicago, nella quale ha annunciato le nomine. Obama non perde l’occasione per un messaggio al mondo niente affatto rassicurante, nel quale la nuova era, lungi dall'essere pacifista, si annuncia americanamente” pragmatica. Parla di guerre e di terrorismo. La nuova missione di Gates sarà mettere responsabilmente”(!) fine alla guerra in Iraq attraverso una transizione al controllo iracheno”. L'attenzione è spostata dall'Iraq all'Afghanistan  “dove la guerra al terrore ha avuto inizio e dove va conclusa”.     

                                                         


Per Obama, la lotta contro Al-Qaeda e contro le azioni dei ribelli sono centrali; assicura di avere la strategia e le  risorse giuste. Ribadisce vicinanza all'India duramente colpita e che, per l'America, “è tempo di un nuovo inizio per affrontare le sfide globali del mondo, prima fra tutte quella al terrorismo: Nel mondo che vogliamo non c’è spazio per chi uccide civili innocenti e promuove ideologie cariche d’odio”. Il terrorismo è minaccia globale che richiede risposta globale. Siamo determinati a perseguire i responsabili degli attentati di terrorismo ovunque nel mondo. Il destino dell'America è condiviso e correlato col destino del mondo. L'India è più forte dei terroristi che vogliono piegarla”. Assicura che rafforzerà le forze armate e le truppe di terra  perchè: per garantire prosperità all'interno del Paese e pace all'estero dobbiamo condividere la convinzione che il nostro resterà il più forte corpo armato del pianeta”. Si impegna a rafforzare la capacità di sconfiggere i nemici e portare aiuto agli amici”. A rafforzare alleanze, a costruirne di nuove e durature. E' deciso a dimostrare “ancora una volta al mondo che l'America è capace di difendere senza esitazioni il suo popolo, ferma nel portare avanti i suoi interessi e impegnata negli ideali che illuminano il mondo: democrazia e giustizia, opportunità e speranza”. Afferma che il suo team condivide il suo obiettivo di “un ruolo dell'America come leader del mondo”. Si fa garante di eventuali rivalità nel suo staff:  Il responsabile per la visione d'insieme della squadra sarò io”.
Se questo discorso fosse stato scritto da Bush, non avrebbe fatto di meglio. E infatti, Bush ne pronunciò uno straordinariamente simile, immediatamente dopo l'11 settembre del 2001.


                                                                           

E torniamo all'inizio, al motivo per il quale abbiamo intitolato il pezzo: Bloodin' Mumba(y)” (con una y” sbagliata, ma significativa. Torniamo alla domanda Mumbai, 26 novembre: è l'11 settembre dell'India?” E, se volete, a quell'altra domanda formulata nell'articolo: Chi c'è dietro all'attentato all'hotel Marriott di Islamabad?”. L'indiscutibile continuità di Obama con l'amministrazione Bush (team, programma, termini utilizzati) fa rabbrividire. Il generale David Petraeus, che comanda le operazioni del Pentagono, ha già imposto, in Pakistan, regole d'ingaggio più aggressive e attacchi più frequenti nelle zone fuori controllo tra Pakistan e Afghanistan. Esiste un accordo sotterraneo tra alcuni esponenti del governo e dell'esercito pakistano ed esponenti dei servizi e dell'esercito statunitensi che praticamente dà a questi ultimi libertà di bombardare dove e come preferiscono con la scusa della caccia al terrorista, ad Al Queda, a Bin Laden (poco male se è già morto e sepolto). Vani e infinitamente deboli gli appelli (duramente puniti al Marriot), di Zardari, del tutto incapace di governare la situazione e il suo Paese. Se qualcuno sospetta che gli USA abbiano architettato gli attacchi a Mumbai con l'aiuto delle frange più corrotte dei servizi e dell'esercito  pakistani  e indiani, per precludere ogni percorso di riappacificazione tra India e Pakistan e rilanciarsi in Afgahistan spazzando via il Pakistan-stato-terrorisa-culla-di-terroristi, e facendolo da alleati dell'India...beh, non ce la sentiremmo di dirgli che sta facendo solofantapolitica”. Non è l'unica ipotesi, ma  neanche la più inverosimile. Intanto, il massacro di Mumbai serve principalmente agli interessi della Nato, che deve assumere il controllo del passo di Khyber per approvvigionare le sue truppe in Afghanistan. Io, se fossi Zardari, non dormirei sonni tanto tranquilli. Ma non dormono tranquillamente da tantissimi anni  nemmeno gli uomini, le donne, i bambini iraqueni e afghani, la cui sorte è legata a questioni di potere. E' stabilita da popoli lontani geograficamente, culturalmente, umanamente. E' determinata da strategie, interessi, dalla ventura di trovarsi a essere nati in un crocevia di tubature per gasdotti, in paesi strategicamente fondamentali per trafficanti e signori della guerra. In paesi come il Pakistan, ritagliato da un intero continente - il subcontinente indiano -, apposta per essere utilizzato in favore degli interessi occidentali. In paesi come l'Afghanistan, conteso e bombardato da mezzo mondo per le sue principali risorse: il gas, in mano a una minoranza Tagica e Uzbeca (i Pahstun , 42% dell'intera popolazione , vivono al sud e continuano ad essere esclusi dalla gestione delle risorse); l'oppio.


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