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Aprile 2011 apriamo una parentesi sul nostro viaggio attraverso facebook. Viaggio virtuale ... sapevamo che non avrebbe potuto essere una cosa per noi! ****************************************************************************************** (Il 14 aprile 2011 pubblichiamo, in tre puntate, la nota che segue: C'E' UN BUCO NELLA RETE (vicenda di scarsa importanza, che sarà terminata in
pochissimi giorni). Martedi
15 dicembre 2009, in pieno giorno, una persona, che non sappiamo più dove sia,
ci iscrisse a facebook. Iniziammo col pubblicare una nota e ne pubblicammo
qualche altra in quello scorcio di anno. Riprendemmo soltanto a giugno del
2010, con solo due obiettivi. Promuovere un libro e ricopiare qualcosa dal
nostro sito per mandare in giro qualche informazione. Ma ci accorgemmo presto
che c'era un buco nella rete. Parallelamente
a ciò, stringemmo amicizia con una persona (non farò alcun nome, lo troverei
troppo inelegante) e la aiutammo a ripulire l'elenco dei suoi amici fb e la
lista di Quinterna, nonchè ad aprire gli occhi su cosa sia oggi, in
realtà, n+1. Ma
questa è un'altra storia, ancora meno interessante. Rimaneva
quel buco nella rete e scoprimmo che facebook è un social network controllato da
diverse categorie di persone. Polizia, servizi, neofascisti e spioni
singoli. Ovviamente, tutti travestiti da “compagni”. Il
panorama era desolante, per molte e differenti ragioni. Il panorama
degli anarchici, ad esempio, non presentava grandi differenze da quello dei
marxisti (o sedicenti tali). Tutt'altro. Tra quelli arroccati sulle Apuane e i
loro congressi, interessantissimi, ma per pochi intimi e quelli
sparpagliati qua e là, vidi anarco-giustizialisti che si appellavano alla
giustizia di un potere statale che – almeno in teoria – non avrebbe dovuto
riguardarli. E altri che, presentandosi sotto falso nome, in realtà erano
collegati ai gruppi ai quali ho accennato prima, senza accorgersi che il “superamento
della destra e della sinistra” è sempre stato argomento della destra!. Oppure
essendone perfettamente consapevoli e, in quel caso, infiltrati semplici, bassa
manovalanza, o persone che, pur ritenendosi “furbe”, non lo sono affatto. Era
veramente difficile rimanere su fb! Un'altra
cosa che ci colpì subito era l'ignoranza (e dico proprio “ignoranza”) di cose
che per noi, in quanto associazione, erano del tutto scontate, mille volte
dibattute, un milione di volte affrontate nel quotidiano. Prima della rottura,
la mia ex amica però teneva molto a che io la seguissi giornalmente e, non
potendolo e nemmeno volendolo, per non dispiacerle, proposi già all'epoca ai
compagni dell'associazione di alternarsi sulla bacheca, in modo da distribuire
la fatica tra più persone. E così abbiamo fatto. Nei casi in cui si presentava
un problema particolare, si dibatteva una questione che ritenevamo cruciale,
ero generalmente io ad intervenire, così come sono stata sempre io a
relazionarmi virtualmente con qualcuno che ritenevo e ritengo amico, a parte in
qualche caso in cui comunque c'era la firma dello scrivente. Per il resto,
siamo stati sempre in parecchi. Questo non è piaciuto ad alcuni, ma non
abbiamo saputo trovare un sistema migliore, né ci pareva il caso di aprire
altri e altri account fb quando già faticavamo a mantenerne uno. Ci
accorgevamo intanto che c'era un gran fermento nelle chat e nei messaggi, che
superavano di gran lunga i commenti “pubblici”. Scoprimmo come stare su fb in
incognito e questa fu una piccola salvezza. Il fatto però era che una quantità
di persone continuavano a chiederci amicizia, evidentemente leggendoci
attraverso i terminali di conoscenti; il tetto massimo che ci eravamo
ripromessi di non superare (una settantina e non oltre) sforò più volte. Altre
sorprese e sorprese sempre identiche. Cancellazioni di amicizie periodiche.
Restavano gli amici veri, quelli che frequentavamo anche fuori dal
recinto virtuale, circa i tre quarti di quelli che sono qui ancora oggi (aprile 2011). Stringemmo però
anche amicizie nuove con persone che sono venute a trovarci a Roma e che non
perderemo di vista in ogni caso. Per questo rimanemmo ancora, per le nuove
amicizie. Organizzammo
delle presentazioni del libro e riscuotemmo un certo successo come “feisbukkari”
(si dice così?). E' vero, si può chiudere la bacheca, ma: a parte il mio particolare odio per le porte chiuse - che va oltre l'ovvia differenza che passa tra porte chiuse dall'esterno da altri e porte in cui ci si può chiudere dall'interno, da soli - al punto di non avere neanche, dove abito, una porta di casa alla quale sia attribuibile il nome di “porta” ... qui abbiamo a che fare con esperti dei sistemi informatici, non con dei dilettanti! ) insomma, la situazione ci sembra, ad Aprile 2011, più o meno sempre la stessa: |
19 aprile
Ci
eravamo ripromessi di scriverlo, in 10 punti ... ma lo lasciamo incompiuto ... e
poi è notte ...
Soltanto alcuni punti:
1.
Il buon compagno è sempre incazzato. Non importa la sua età, l'aspetto, il
fatto che sia una donna o un uomo, quello che lo definisce, in primo luogo, è
l'aria sempre incazzata, meglio ancora se un po' disgustata di ciò che vede
intorno a sè. Il buon compagno si sveglia e, per prima cosa, manda affanculo il
mondo. Poi, prende il caffè (amaro e decaffeinato è meglio).
...
... ...
3.
Il buon compagno è rigorosamente ateo, a volte agnostico (insomma: non gli
interessa se Dio esista o meno), non prende mai farmaci se non erboristici, è
per moda (giammai per scelta): animalista, antinuclearista, ecologista,
animalista, vegetariano - meglio ancora: vegan -, si nutrirebbe preferibilmente
di licheni.
4.
Il buon compagno odia il lavoro e il sistema, però timbra il cartellino della
sua giornata lavorativa, rimandando la libertà a dopo (data da definirsi,
quella della pensione). E va al lavoro in bicicletta, per non inquinare.
...
... ...
6.
Il buon compagno ha da dire qualche cosa su tutto. Se piove perché ha i
reumatismi e l'eskimo non gli calza più, se il sole splende per l'insolazione
che potrebbe prendere, se è primavera perché spuntano le allergie. Se è autunno
perché l'autunno, si sa, porta malinconia.
7.
Il buon compagno fa la raccolta differenziata, ha le pale eoliche sul tetto di
casa, detesta la città. Non inquina e non butta le cartacce da tutte le
parti.
...
... ...
10.
Il buon compagno non crede nella giustizia borghese, però vorrebbe vedere in galera
tutti i suoi nemici, anche se, solitamente, non li chiama così, li definisce:
"avversari"
...
... ...
Questo
manuale è stato tratto dalla summa minima dei dialoghi intercorsi con gli
amici (fb). E allora ho capito di essere una compagna pessima perché, la
Rivoluzione, non l'aspetto, la metto in pratica ogni giorno e, per quasi tutto
il resto, mi trovo proprio agli antipodi...

Per nessun altro,
amore, avrei spezzato
questo beato sogno.
Buon tema alla ragione,
troppo forte per la
fantasia.
Fosti saggia a
destarmi. E tuttavia
tu non spezzi il mio
sogno, lo prolunghi.
Tu così vera che
pensarti basta
per fare veri i sogni e
le favole storia.
Entra fra queste
braccia. Se ti parve
meglio per me non
sognar tutto il sogno,
ora viviamo il resto.
Come il lampo o un
bagliore di candela,
i tuoi occhi, non già
il rumore, mi destarono.
Pure (giacchè ami il
vero)
io ti credetti sulle
prime un angelo.
Ma quando vidi che mi
vedevi in cuore,
sapevi i miei pensieri
oltre l'arte di un angelo,
quando sapesti il
sogno, quando sapesti quando
la troppa gioia mi
avrebbe destato
e venisti, confesso che
profano
sarebbe stato crederti
qualcos'altro da te.
Il venire, il restare
ti rivelò: tu sola.
Ma ora il levarti mi fa
dubitare
che tu non sia più tu.
Debole quell'amore di
cui più forte è la paura,
e non è tutto spirito
limpido e valoroso
se è misto di timore,
di pudore, di onore.
Forse, come le torce
che debbono esser pronte
sono accese e rispente,
così tu tratti me.
Venisti per accendermi,
vai per venire. Ed io
sognerò nuovamente
quella speranza, ma per
non morire.
John Donne, (1635)

Ne
abbiamo periodicamente segnalato l'esistenza: sono i nuovi fascismi, quelli
mascherati, quelli che ti si presentano come amici, ma non lo sono affatto.
Quelli che, magari provenendo dalla scuola di Althusser, o di Adorno, dai “Quaderni
Rossi”, o dai cascami dei vecchi maoisti e marxisti-leninisti (stalinisti non
per caso), hanno finito per mischiarsi ai cascami dei vecchi nazimaoisti (per
chi abbia l'età giusta per ricordarseli).
L'informazione
che la stragrande maggioranza delle persone riceve in questo paese è
falsa o
affidata ad un sistema mediatico ufficiale e “non ufficiale”
rintronante e
passivizzante. La pseudosinistra parlamentare agisce unicamente
per
finalità elettorali e di manipolazione dell'opinione pubblica (cose
queste che,
allo stato attuale delle cose, praticamente coincidono). E’ sempre
accaduto
così e continuerà ad accadere finchè esisteranno stati-nazione.
L'informazione
che circola in rete non è da meno, in quanto gioca sulla falsariga
dell'altra e
sull'effetto-contagio. Un'informazione molto spesso puerile, che segue
l'onda,
che va da “siamo tutti antinuclearisti” (bene) a “siamo tutti Vittorio
Arrigoni”.
E' come se le persone avessero perso la capacità di ragionare, di
pensare, di
riflettere con la propria testa e seguano l'andazzo come automi e con
grande
pigrizia mentale. Pigrizia, sì, perchè informarsi non è semplicissimo.
La
scuola è ciò che è; i giornali e le televisioni anche. Occorre cercarsi
altri canali ... una faticaccia. Poi, seguire l'onda, è molto più
rassicurante
del mettere in dubbio “certezze” condivise. Del resto, c'è diffusa
incapacità di riflettere
sulla complessità. Sul confronto dei dati di realtà e sul ragionamento
conseguente prevalgono gli slogan, la rimozione di tutto ciò che non si
adegui
a schemi ideologici semplici, le prese di posizione scontate in
partenza perché
dovute all'appartenenza dell'interlocutore ad un gruppo piuttosto che
ad un
altro. Questa desertificazione intellettuale non è però soltanto il
risultato
della somma delle pigrizie mentali individuali, ma è parte costitutiva
dell'egemonia culturale di un autoritarismo che sembra avere
inaridito ogni aspetto della vita
sociale. Volendo costruire un'opposizione ai processi in atto non è
possibile eludere
il problema della diffusione della consapevolezza dei dati di realtà e,
a
partire da questi, di prefigurare le possibilità per la creatività
sociale e
per un cambiamento vero. Ma il punto è anche che le stesse persone che
vorrebbero muoversi per un cambiamento, sono anch'essi parte di quella
medesima collettività in cui le relazioni si
sono sempre più ischeletrite, riducendosi quasi solo a quelle
indispensabili
alla riproduzione dei rapporti di potere. Le varie analisi e proposte
non
possono non risentire della condizione generalizzata di miseria umana
in cui si
è immersi e di cui essi stessi sono, in certa misura e spesso loro
malgrado,
espressione. Analizzare i fatti, rifiutandone semplificazioni e
interpretazioni
ideologiche e stabilire connessioni spezzando la crosta delle apparenze
con cui
ci vengono proposti è prezioso perchè può permettere di orientare
l'azione
politica degli anarchici in modo che abbia successo.
Torniamo al filo di “Arianna”. Nel panorama appena tratteggiato, si agita ormai da molti anni una costellazione di gruppi, organizzazioni e singoli individui che hanno per obiettivo quello di aggiungere confusione a confusione e che, in molti casi, sono direttamente pagati dai servizi. Si presentano come “amici”, denunciano le falsità della “sinistra”, appoggiano le lotte del popolo palestinese (ma in quanto neo-nazisti!), le battaglie ecologiche, magari anche quelle anti-nucleare, ma sono unicamente degli infiltrati che rimandano sempre alla galassia di “Eurasia” e, col pretesto del superamento delle ideologie e dell'equivalenza di destra e sinistra, fanno passare i loro messaggi nei luoghi più impensati: centri sociali, ritrovi di compagni, certi picchetti etc. Di fatto, il loro rimescolare cose apparentemente di segno differente fa sì che sia sempre più difficile orientarsi e distinguere. Non si tratta soltanto dei delirii di quattro sfigati incazzatissimi per non aver fatto carriera, ringalluzziti dalla situazione attuale italiana e internazionale, che si defiscono: “anticapitalisti senza essere antifascisti” (questo, generalmente, è un buon indicatore per riconoscerne alcuni), magari vagheggianti partiti comunisti europei o accovacciati sotto l'egida di un'improbabilissima “Alternativa” (?!) http://www.megachip.info/, o che invocano: “l'uomo forte, il nuovo De Gaulle che, poggiando sui corpi istituzionali in armi”, metta fine alla sinistra traditrice e a quella “estrema”. E’ qualcosa di peggio, perchè riescono ad ingannare moltissimi.
Non commentiamo e neppure facciamo considerazioni in merito. Proponiamo, come spunto di riflessione, alcuni link, già pubblicati da altri blog e siti. Elenco incompletissimo, ma stimolante, per chi lo desiderasse, per approfondire la questione:
Comunismo
e comunità: http://www.comunismoecomunita.org/
Conflitti
e strategie http://www.conflittiestrategie.splinder.com/
Campo
Antimperialista http://www.campoantimperialista.it/
http://sitoaurora.altervista.org/home.htm
http://www.bollettinoaurora.da.ru/
http://www.edizioniarianna.it/
http://attuazionista.blogspot.com/
http://www.comunismoecomunita.org/?tag=stefano-moracchi
Molti
altri nomi e siti si possono trovare su:
http://www.carmillaonline.com/archives/2010/07/003561.html
(articolo di Valerio Evangelisti)
(L'articolo
di Evangelisti è apparso anche sul numero di giugno della rivista "Su la
testa", legata al PRC, ed è stato poi pubblicato anche su
http://bellaciao.org/it/spip.php?article27089 )
http://www.laltralombardia.it/public/docs/rifiuti3.html
http://www.nuovaalabarda.org/dossier/comunitaristi_e_nazimaoisti.pdf
http://italy.indymedia.org/news/2006/10/1160409_comment.php
http://lombardia.indymedia.org/node/30647
http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.umanitanova.org%2F&h=69152
http://www.autistici.org/ram/2010/03/10/dossier/i-fascisti-noglobal
http://www.umanitanova.org/n-18-anno-90/comunità-nero
http://www.intermarx.com/ossto/archivio.html
(di Archivio Antifascista Venezia)
http://mondialisme.org/spip.php?article66
(Politica Hermetica, analyse d’un laboratoire idéologique de la nouvelle
Droite).
http://www.comedonchisciotte.org/
http://onoriandrea.blogspot.com/
http://www.controappunto.org/resistenza/fascistinelcampo/infiltrazioni.html
http://www.osteriacalcutta.com/articoli/maurizio%20neri.html
http://www.osteriacalcutta.com/articoli/VARI%20FRONTI.html
http://lombardia.indymedia.org/node/12495 (anche da qui si arriva a: "La strategia dei Camaleonti").
Aggiungiamo:
www.avanguardia.tv (sito di un’organizzazione neonazista che ha il suo
centro nazionale a Trapani e nel cui apparato propagandistico coesistono:
cattolicesimo tradizionalista, islamismo fondamentalista, antiglobalismo e
antisemitismo. Questa organizzazione, ramificata in diverse regioni italiane,
si chiama “Comunità Politica di Avanguardia” e dispone, a Trapani, di una
tipografia e di una libreria (Centro librario “Knut Hamsung”). Interessante
l'elogio di Vittorio Arrigoni fatto da questo sito, nel contesto di una
dichiarazione che si rifà al famoso complotto demo-pluto-giudaico.
Salud y libertad!
b) SCUSATE, NON MI LEGO A QUESTA SCHIERA ...
Il nemico del
mio nemico è mio amico? Abbiamo visto persone a lutto, lacrime e gramaglie,
profili modificati per impersonarsi con l'“eroe”, rapito, torturato,
funeralizzato in contumacia, in una bara di cartone vuota e già sulla via del
ritorno. Uno dei più veloci sequestri, rivendicazione e morte di ostaggio che storia
ricordi. La - sembra - sedicente Brigade of the
Gallant Companion of the Prophet Mohammad Bin Muslima (Brigata dei
Valorosi Compagni del Profeta Mohammed bin Moslimà) ha ucciso Vittorio
Arrigoni molto prima della scadenza dell'ultimatum col quale concedeva 30
ore di tempo ad Hamas - che ha in carico il governo della Striscia di Gaza -,
per liberare alcuni salafiti detenuti nelle carceri a Gaza, tra cui Sheikh Al
Saidani (meglio conosciuto com Abu Walid Al Maqdisi), leader dei gruppi
Tawhid e Jihad, affiliati alla solita Al Qaida.
Il corpo del cooperante italiano
è stato invece rinvenuto privo di vita venerdì 15 aprile, intorno all'1:50, in
una casa abbandonata di Gaza City, nel quartiere periferico di Qaram.
Molto prima della scadenza dell'ultimatum e senza che fosse stata avviata
alcuna trattativa. La notizia è stata diffusa prima da fonti di Hamas e poi
confermata a PeaceReporter da un'attivista dell'International Solidarity
Movement (HSM). Autopsia e certificato di morte fatti in velocità, rapidissima
la condanna di Hamas rispetto all'accaduto (già dal sequestro) e la
dichiarazione in conferenza stampa notturna del suo portavoce, Yiab Hussein,
che ne stabilisce con esattezza l'ora del decesso: l'1:0 circa, di notte. Senza
esitazioni anche il lutto corale, bipartisan e, quando qualcosa è bipartisan,
si sa per esperienza che non è cosa buona. Il Fatto Quotidiano e i giornali
della destra, “Il Manifesto” per il quale Arrigoni scriveva le sue
corrispondenze e altri, si dilungano sui particolari macabri; in rete, un
esercito di “siamo tutti Vittorio Arrigoni” ne assume le sembianze postando
collegamenti ai peggiori siti negazonisti e comunitaristi su piazza. Anarchici
che linkano collegamenti a noti stalinisti e statalisti. Bombaroli che esaltano
un mito “pacifista”. Sedicenti libertari che piangono il morto cercando di
fregare il vivo.
Perché?
“Chi” è morto?
E'
notte. Le prime immagini che riceviamo fanno sobbalzare la persona che
è qui
con noi, un medico. “Ma è già morto!”. In effetti, è
evidentissimo che quello che viene esibito è già un cadavere e si può
persino notare il lieve sforzo muscolare necessario a sollevargli il
capo. E, se è così, non potranno fare altro che disfarsene alla
svelta. Non è
stato rapito per ottenere il rilascio di alcun prigioniero,
l'intenzione era
ucciderlo e creare la messa in scena.
Sui nostri “perché”,
cadono in continuazione
collegamenti molto lontani da qui. Quello che riusciamo a captare - e
molto
malamente – riguarda ancora una volta la Freedom Flottilla, il
convoglio
di 6 navi battenti bandiere di differenti Stati con a bordo 5
parlamentari
(di Irlanda, Svezia, Norvegia e Bulgaria) oltre ad esponenti di Ong,
associazioni e semplici cittadini, cariche di “pacifisti” e di 10mila
tonnellate di aiuti umanitari, inclusi: cemento, medicine, generi
alimentari,
case prefabbricate, 500 sedie a rotelle elettriche, differenti
beni
fondamentali, diretta verso la Striscia di Gaza. Una
Flottilla che, il 31
maggio 2010, alle 4 del mattino, fu assaltata in acque internazionali
da truppe
scelte del Shayetet 13 (un commando della marina israeliana), mentre
tentava di
forzare il blocco navale imposto a Gaza dal 2007, con un bilancio di
una decina
di morti e diverse decine di feriti tra i “pacifisti”. In particolare,
le forze
armate israeliane (IDF) si dettero all'arrembaggio della nave turca
Mavi
Marmara, l'imbarcazione più grande della flotta e, proprio in
Turchia, era
stata caricata a bordo forse la maggiore quantità di casse.
Tra le
molte sigle umanitarie presenti, basti ricordare il Free Gaza Movement
(coalizione di organizzazioni a favore della causa palestinese) e il
colossale
European Campaign to end the siege og Gaza (Ecesg) del quale fanno
parte alcune
realtà italiane com Abspp Onlus, il Comitato Gaza Vivrà di Milano,
InfoPal, e
The Association for Aid to the Palestinian People. Tra gli oltre 70
testimonials, spiccano i nomi di Desmond Tutu e Noam Chomsky. Tra oltre
700
passeggeri di nazionalità diverse, a bordo, almeno 4 italiani: Angela
Lano,
giornalista piemontese direttrice dell'agenzia on-line www.infopal.it,
collegata alle Edizioni Arianna (fonte: megachip), il frelance e
regista Manolo
Luppichini, il reporter Manuele Zani e il tenore Joe Fallisi (da lungo
tempo
precipitato tra i comunitaristi). Più qualcun altro. Un pasticciaccio
veramente
brutto anche perché infopal gode stima bipartisan e, senza dubbio, è
più
inattaccabile … di una flottiglia. Poi, cosa c'entra quella vicenda con
quell'uccisione programmata? E perché, mentre domando in
merito al rapimento, mi si risponde citandomi quell'episodio?
(Aggiungerei: - ma è secondario -, perchè ci arrivano in posta
inviti a partecipare alle
iniziative romane di Infopal e siamo inseriti nella mail-list di
Guerrilla
Radio, il blog di Vittorio Arrigoni?). Lo sapremo? Chissà!.
Quello
che, al momento, possiamo scrivere, si dipana in alcuni,
semplicissimi, punti:
“Cui prodest?”. Non tanto ad Hamas, che ha condannato immediatamente il
sequestro e poi l'assassinio del 36enne brianzolo, e che sembra aver arrestato
subito alcuni sospetti ed essere arrivata, attraverso il tradimento di uno di
loro: a far circondare dalle forze di sicurezza l'area dove Arrigoni era
tenuto prigioniero, all'irruzione nel corso della quale lo scontro a fuoco
avrebbe colpito alcuni militanti salafiti e portato ad alcuni arresti nel
gruppo dei rapitori, al rinvenimento del cadavere; non sarà utile all'Autorità
palestinese, che ha affidato a France presse la sua condanna per l'accaduto.
Questa uccisione servirà, in linea generale, come pretesto per criminalizzare
ulteriormente gli arabi tutti, come popolazioni, storia e cultura, e nel
momento in cui, in tutto il mondo arabo, sono state avviate rivolte che non
termineranno in un giorno, ma che, a fronte di tutti i boicottaggi, i
bombardamenti “volenterosi”, i passi sbagliati, le liti interne, la bulimia
dell'Occidente per spartirsi terre e risorse, saranno vittoriose, alla fine, e
ciò è inevitabile. Servirà anche ai “moderati” della “società civile” in ogni
parte del mondo per rinnovare le grida contro tutti gli “estremismi”, di destra
e di sinistra, continuando a confondere le idee a tutti e santificando
Arrigoni, membro della missione internazionale del 2008 “Free Gaza”, per
il fatto di essere rimasto a Gaza dopo il genocidio compiuto dagli israeliani
con l'operazione “Piombo Fuso” (tra dicembre 2008 e 18 gennaio 2009).
* I
rapitori di Arrigoni, nel filmato visibile anche su youtube, oltre ad
accusare il governo palestinese di Ismail Haniyeh di essere troppo
morbido nell'applicazione della Sharia, fanno esplicito riferimento all'Italia,
accusano il volontario del “Movimento internazionale di solidarietà coi
palestinesi” di: “entrare nella loro casa portando loro corruzione morale” e
definiscono l'Italia uno “staterello infedele il cui esercito è presente nel
mondo islamico”. E questo lo lasciamo come spunto di riflessione.
* La
Turchia non è estranea all'accaduto. E se Vittorio Arrigoni fosse stato legato
non soltanto ad Hamas, ma, contemporaneamente, ad alcuni gruppi turchi e la sua
uccisione fosse avvenuta nel tentativo di disfarsene attuato da queste due
entità?. In Italia, la voce di tali entità è oggi affidata alla propaganda
di gruppi che nulla possono avere a che fare con noi (i soliti noti).
* La cosa peggiore, per il popolo palestinese: temiamo come molto probabile che
l'accaduto sia parte di un progetto di rinnovato innesco, per vie traverse
(insieme alla propaganda anti araba), anche di una micidiale prossima
azione dello stato di Israele. Temiamo molto per quello che potrà accadere, a
breve, a Gaza e nei territori.
Restiamo umani, sì. Non abbiamo bisogno che qualcuno ce lo ricordi.
Umani, ma con un pied-a-terre.
***********

Nel
1971, al tempo del suo secondo viaggio in Afghanistan, Alighiero Boetti
commissionò a ricamatrici afgane degli arazzi che ritraevano il planisfero del
mondo. Almeno duecento mappe furono prodotte per più di vent'anni, fino e oltre
la morte dell'artista, prima a Kabul e, dopo l'invasione sovietica
dell'Afghanistan, nei campi profughi di Peshawar, in Pakistan. Ognuna riporta
caratteristiche formali e informazioni geopolitiche diverse. Per realizzare una
mappa l'artista faceva disegnare in Italia un planisfero politico su una tela
di lino, vi faceva colorare le bandiere all'interno dei confini degli stati e
successivamente ricamare tutta la superficie da gruppi di donne afghane.
Intorno all'immagine veniva ricamato un bordo che conteneva dediche, informazioni,
testi poetici o politici, in italiano, inglese o farsi.
La
mappa ricamata di Boetti è un sistema simbolico dove ogni stato è rappresentato
dalla sua bandiera nazionale, creando un incredibile puzzle di colori e forme,
un vero ritratto della molteplicità e della differenza.
Opera
d'avanguardia e popolare, occidentale e islamica al tempo stesso, la mappa di
Alighiero misura il tempo e parla del nostro tempo, quello della storia
ufficiale e quello della storia particolare di chi ha eseguito manualmente queste
opere. Nel suo lavoro, in generale, attraverso una fitta rete di riferimenti
che vanno dalla critica artistica e letteraria, fino all'analisi storica e
sociale, si legge una geografia mimetica, mutevole e cangiante delle alterità,
dei passaggi di mano di territori persi o vinti ai tavoli della politica e
della diplomazia internazionale.
Questo
sono le Mappe del globo terrestre realizzate da Boetti in seguito alla scoperta
dell'Afghanistan e della sua tradizione artigiana. Partendo dal disegno di un
planisfero geo-politico, egli avvia nel 1972 un ciclo di lavori in cui
l'immagine non nasce dalla sua immaginazione, ma da atti altrui e fatti
preesistenti. Il territorio dei singoli paesi è infatti sostituito dalle
bandiere corrispondenti e varia con il variare delle condizioni politiche.
Altro
fattore di variazione è il continuo aggiornamento dei rilievi geografici.
Il
bordo, infine, riporta in italiano e in farsi la firma, la data, il luogo
d'esecuzione, l'eventuale dedica ed elementi narrativi. Una Mappa, ad
esempio, è concepita nel 1989, in seguito alla caduta del muro di Berlino
e alla riunificazione della Germania. Durante il tempo della sua messa in
opera, però, ben altri eventi accadono nella storia del globo: nel 1990 nasce
il nuovo stato nazionale della Namibia, che l'artista dal 1979 aveva lasciato
in bianco quasi non intendesse riconoscere il protettorato sudafricano sul
paese; e nel 1991 è costituita la Federazione Russa, che fa propria la bandiera
a strisce orizzontali bianco, blu e rosso assunta a suo tempo da Pietro il
Grande. Da qui la decisione dell'artista di modificare la mappa rinviandola
alle ricamatrici di Peshawar.
Alighiero
Boetti fu un artista “singolare” che, nel tempo, è riuscito a diventare “plurale”.
Ogni suo lavoro ha sempre al centro un concetto individuato prima singolarmente
dall'artista e poi concretizzato e diffuso attraverso un'elaborazione a più
mani nella quale gli esecutori non sono semplice manovalanza ma artefici.
Boetti
svolge un concetto di creatività diffusa nel quale dà dignità al momento
esecutivo in cui l'opera si materializza: l'artista dà i suoi input concettuali
al corpo sociale che raccogliendoli si fa artefice, confermando un rapporto di
scambio e di complice dignità.
Artista
e artefice fondano insieme un territorio fertile dell'immagine che, nella
propria apparizione, diventa fonte di gioco mentale e conoscenza del mondo.
**************
Solo una nota ancora. E' tragedia, nel Mediterraneo, per le tante persone che fuggono dalla guerra e dalla disperazione.
Il 1° di aprile, per cercare di scuotere l'indifferenza di praticamente tutti, mandiamo questo su facebook:
Il
Medio Oriente. Abbiamo visto tante persone, poco tempo fa, da questo lato del
Mediterraneo, entusiasmarsi, infiammarsi per una serie di rivolte che, partendo
dai giovani e da popoli interi, cercavano di disarcionare dittatori
pluridecennali, pazzi sanguinari, tiranni massacratori delle proprie
popolazioni. E molti, in cuor loro, hanno sperato che, da quelle ribellioni,
nascesse una sorta di contagio che coinvolgesse anche questo paese afflitto da
un'arroganza e da una superficialità nel valutare le cose che è ciò al quale è
stata ridotta l'Italia (direi proprio: l'Europa), e non da oggi.
C'è
chi, utilizzando schemi per così dire “classici” ha immaginato che i percorsi
potessero essere sempre gli stessi e cioè che il formarsi di una borghesia
sarebbe stato un primo passo per un tipo di “evoluzione” prevista in alcuni “testi
sacri”.
Altri
hanno aderito per passione, per speranza, magari non credendoci neanche fino in
fondo, e queste persone ci sono più simpatiche.
Però,
adesso che le cose sembrano mettersi molto male, dopo i morti dell'Egitto e
della Tunisia, dopo ciò che sta accadendo anche in Siria, nessuno ne parla più,
oppure ne parla per sottolineare la propria delusione (spesso sentita, reale).
Personalmente,
credo che fossero prevedibili, scontati, i tempi lunghi necessari a scardinare
impianti di potere che devono vedersela con i propri tiranni interni, ma
soprattutto con mezzo mondo che, da sempre, sfrutta, colluso con quei regimi,
le risorse di popolazioni intere. Risorse che si chiamano petrolio, gas e
posizionamento strategico sulla scacchiera mondiale. Per non parlare di quelli
che non hanno neppure inserito la rivolta libica tra le rivolte autentiche,
considerandola pilotata da un capitalismo USA in via di declino e pronto, per
cercare di salvarsi, all'ultima, sanguinaria e disperata mossa.
Noi
pensiamo invece che leggere ciò che sta accadendo e che accadrà in Medio
Oriente con le lenti che tanti sono abituati ad utilizzare sia un errore. E che
occorra cambiare il punto di vista. Serve coraggio e magari attendere un po'
per abituarsi a nuove lenti. Però, davvero non abbiamo più bisogno della
vecchia talpa: meglio la vecchia grappa!. Ma che significa?
Posto
che non esiste una Rivoluzione che non comporti o non abbia mai comportato
spargimento di sangue, vittime incolpevoli e vendette personali, è anche vero
che, attraverso il sistema elettorale, non si è mai arrivati da nessuna
parte. Le “conquiste” dell'umanità (per meglio dire: del senso dell'umano)
sono state veramente minime se rapportate al fatto che ci troviamo nel 2011
secondo il calendario occidentale. Ma il punto è qui: secondo il calendario
dell'occidente. Giudicando i fatti del mondo con parametri soltanto occidentali,
non lo si comprende. E neppure si comprende quanto stia accadendo altrove, in
un “altrove” che sfugge alle categorie da vecchia talpa. Utilizzando quelle si
possono tracciare mappe geopolitiche, focalizzare alcuni aspetti, ma
l'essenziale sfugge.
Non
credo neppure alle nostalgie, mi sembrano passioni veramente tristi. Se, su un
piano umano, gli anni '70 vanno liberati in totale, scarcerati anche,
nel senso più concreto del termine, questo non significa che le ideologie di
quegli anni conservino validità piena, oggi. Sono ideologie derivate da una
lunga storia di pensiero che, da Hegel in poi, ha infiammato generazioni e, in
rare occasioni, dato vita a contesti comunitari (es. la Comune, ma soprattutto
certi momenti nella Spagna degli anni '30) che sono però durati un tempo
brevissimo. Non si tratta di rinnegarli nè di rinnegare una storia,
individuale e collettiva, neanche di dimenticarla, ma di andare oltre.
L'ultimo
filosofo, per me, degno di questo nome, è stato Deleuze. Però, anche in questo
caso, partire dai “mille piani”, può far correre il rischio di precipitare
dall'attico. Noi partiamo dal piano terra.
Il mondo è cambiato più rapidamente dell'individuale capacità di comprenderlo e i media hanno fatto la loro parte per confondere tutto e cristallizzare pensieri oggi inservibili; mi viene in mente il furbo atteggiamento del premier italiano che vede “comunisti” da tutte le parti, legittimando in tal modo una realtà che non è più presente; ma c'è anche da dire rispetto alla chiusura mentale di certi anarchici o il loro arroccarsi in “splendidi” isolamenti, magari cercando di spingere altri a votare, una cosa che, a Gaetano Bresci, verrebbe un colpo solo a sentirla.
Torniamo
alle rivolte del Medio Oriente. Hanno senso e sono reali, benchè non soddisfino
la bulimica fretta di chi vorrebbe impadronirsene, facendone, per
traslato, una cosa propria, dal momento che, qui, non le si sa
fare.
Tutti
i Paesi Arabi stanno ribellandosi e ci vorrà molto tempo prima che le loro
Rivoluzioni abbiano successo. Ci vorrà tempo per gli interessi delle grandi
potenze e anche perchè, tra un paese arabo e l'altro, è stata da sempre imposta
una divisione artificiale, funzionale agli interessi dei varii colonizzatori.
Noi, che non siamo marxisti neanche un pò e che, prima e più ancora che
anarchici ci riteniamo persone libere da schemi, continueremo a parlarne
in questi giorni. Lì abbiamo visto il seme di qualcosa di nuovo, di
inaspettato, che darà i suoi frutti. Sempre che, all'arroganza dei
conquistadores odierni, delle false guerre di solidarietà, non si sommi la
pretesa di leggere fatti che - per molti, finora - erano lontani anni luce, con
la solita occidentale presunzione.
Avete mai notato come cammina un dromedario?

Lentamente, e con un largo appoggio!
La lotta delle donne siriane, rivendicano il rilascio dei loro mariti e figli arrestati nella repressione e il fatto che abbiano subito intimidazioni di ogni tipo: (qualche ripresa) http://www.youtube.com/watch?v=kF7tvoAY8Vo