osteria calcutta

Aprile 2011
apriamo una parentesi sul nostro viaggio attraverso facebook.
Viaggio virtuale ... sapevamo che non avrebbe potuto essere una cosa per noi!

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(Il 14 aprile 2011 pubblichiamo, in tre puntate, la nota che segue:

C'E' UN BUCO NELLA RETE

(vicenda di scarsa importanza, che sarà terminata in pochissimi giorni).

Martedi 15 dicembre 2009, in pieno giorno, una persona, che non sappiamo più dove sia, ci iscrisse a facebook. Iniziammo col pubblicare una nota e ne pubblicammo qualche altra in quello scorcio di anno. Riprendemmo soltanto a giugno del 2010, con solo due obiettivi. Promuovere un libro e ricopiare qualcosa dal nostro sito per mandare in giro qualche informazione. Ma ci accorgemmo presto che c'era un buco nella rete.
Un buco nella rete? Che vuol dire? E perché? Cercherò di spiegare. Per qualche ragione, probabilmente in quanto amici di conoscenti, cominciarono a chiederci amicizia virtuale persone a noi sconosciute. Prestissimo si rivelarono appartenenti a formazioni di neofascisti, più o meno mascherati. Comunitaristi, attuazionisti, campeggiatori anti-imperialisti  etc. Gruppi che avevamo già avuto l'infelice opportunità di incontrare e, alcuni elementi singoli, tra questi, li avevamo conosciuti personalmente piuttosto bene, perchè avevano cercato di infiltrarsi tra noi. Ci aveva sorpreso, all'epoca, che esistessero ancora i vecchi nazimaoisti, ringalluzziti e riciclati in tante salse acide anche per la desolante inerzia, le scelte vergognose e le squallide connivenze di quella che va sotto il nome di “sinistra” parlamentare. E c'è da dire che, dopo circa quindici anni passati in India, negli slums, e lavorando insieme alla popolazione più povera per la conquista di diritti basilari, molto di quanto accadeva qui ci era ignoto. Comunque, averli conosciuti ci fece approfondire il discorso e ne parlammo più volte anche sul nostro sito web. Come è ovvio, appena li smascherammo, cancellammo quelle amicizie virtuali.

Parallelamente a ciò, stringemmo amicizia con una persona (non farò alcun nome, lo troverei troppo inelegante) e la aiutammo a ripulire l'elenco dei suoi amici fb e la lista di Quinterna, nonchè ad aprire gli occhi su cosa sia oggi, in realtà, n+1.
La nuova amicizia diventò reale e ci incontrammo più di una volta, finchè ne nacque un forte affetto reciproco. Così, restammo ancora su fb, benché non ne avessimo alcuna voglia, e neanche il tempo materiale. Ci incontrammo anche con altri e ci sembrò di trovare punti di contatto. Noi non siamo marxisti, ma l'impressione iniziale che riportai da quegli incontri, fu positiva. Mi sembrarono persone aperte al dialogo e, con quella che era diventata un'amica vera, ci scrivevamo ogni giorno e ci si sentiva continuamente al telefono. Mano a mano però, le cose degenerarono e mi trovai costretta a cancellarla dalle amicizie (fb), oltre che da quelle reali.

Ma questa è un'altra storia, ancora meno interessante.

Rimaneva quel buco nella rete e scoprimmo che facebook è un social network controllato da diverse categorie di persone. Polizia, servizi, neofascisti e spioni singoli. Ovviamente, tutti travestiti da “compagni”.

Il panorama era desolante, per molte e differenti ragioni. Il panorama degli anarchici, ad esempio, non presentava grandi differenze da quello dei marxisti (o sedicenti tali). Tutt'altro. Tra quelli arroccati sulle Apuane e i loro congressi, interessantissimi, ma per pochi intimi e quelli sparpagliati qua e là, vidi anarco-giustizialisti che si appellavano alla giustizia di un potere statale che – almeno in teoria – non avrebbe dovuto riguardarli. E altri che, presentandosi sotto falso nome,  in realtà erano collegati ai gruppi ai quali ho accennato prima, senza accorgersi che il “superamento della destra e della sinistra” è sempre stato argomento della destra!. Oppure essendone perfettamente consapevoli e, in quel caso, infiltrati semplici, bassa manovalanza, o persone che, pur ritenendosi “furbe”, non lo sono affatto. 

Era veramente difficile rimanere su fb!

Un'altra cosa che ci colpì subito era l'ignoranza (e dico proprio “ignoranza”) di cose che per noi, in quanto associazione, erano del tutto scontate, mille volte dibattute, un milione di volte affrontate nel quotidiano. Prima della rottura, la mia ex amica però teneva molto a che io la seguissi giornalmente e, non potendolo e nemmeno volendolo, per non dispiacerle, proposi già all'epoca ai compagni dell'associazione di alternarsi sulla bacheca, in modo da distribuire la fatica tra più persone. E così abbiamo fatto. Nei casi in cui si presentava un problema particolare, si dibatteva una questione che ritenevamo cruciale, ero generalmente io ad intervenire, così come sono stata sempre io a relazionarmi virtualmente con qualcuno che ritenevo e ritengo amico, a parte in qualche caso in cui comunque c'era la firma dello scrivente. Per il resto, siamo stati sempre in parecchi.  Questo non è piaciuto ad alcuni, ma non abbiamo saputo trovare un sistema migliore, né ci pareva il caso di aprire altri e altri account fb quando già faticavamo a mantenerne uno.

Ci accorgevamo intanto che c'era un gran fermento nelle chat e nei messaggi, che superavano di gran lunga i commenti “pubblici”. Scoprimmo come stare su fb in incognito e questa fu una piccola salvezza. Il fatto però era che una quantità di persone continuavano a chiederci amicizia, evidentemente leggendoci attraverso i terminali di conoscenti; il tetto massimo che ci eravamo ripromessi di non superare (una settantina e non oltre) sforò più volte. Altre sorprese e sorprese sempre identiche. Cancellazioni di amicizie periodiche. Restavano gli amici veri, quelli che frequentavamo anche fuori dal recinto virtuale, circa i tre quarti di quelli che sono qui ancora oggi (aprile 2011). Stringemmo però anche amicizie nuove con persone che sono venute a trovarci a Roma e che non perderemo di vista in ogni caso. Per questo rimanemmo ancora, per le nuove amicizie.

Organizzammo delle presentazioni del libro e riscuotemmo un certo successo come “feisbukkari” (si dice così?). 
Si verificarono anche degli equivoci con qualcuno, ma chiariti. Di sicuro, nessuno qui ha mai utilizzato fb per obiettivi diversi da quelli di partenza e dovrebbe essere evidente a tutti.
E' ovvio, ciascuno usa questo social network come preferisce. Ci sono persone che lo utilizzano per conoscerne o ritrovarne altre, persone che non hanno una vita reale che li soddisfi  e che sfogano qui le proprie frustrazioni, la propria rabbia e il proprio senso di inutilità, di impotenza. Frustrazioni di ogni genere, che portano spesso ad incomprensioni, ad accuse, a prendersela con chi non c'entra assolutamente nulla con i loro problemi. Altri ancora cercano di servirsi di questa rete per sovrapporcene un'altra, ma non fa per noi. Ci sono poi quelli che, attraverso fb, dialogano con amici veri, ma che abitano lontano, o in momenti particolari della propria vita. E alcuni - non pochi - che utilizzano questo strumento per mandarsi messaggi in codice. E qui torniamo al buco nella rete. Per noi, che viviamo una vita densa e complicata, sicuramente non monotona, al contrario: fin troppo piena di tutto e anche di più, che senso può mai avere restare dove siamo controllati ad ogni passo e letti non soltanto dagli amici, ma da tantissimi altri?

E' vero, si può chiudere la bacheca, ma: a parte il mio particolare odio per le porte chiuse - che va oltre l'ovvia differenza che passa tra porte chiuse dall'esterno da altri e porte in cui ci si può chiudere dall'interno, da soli - al punto di non avere neanche, dove abito, una porta di casa alla quale sia attribuibile il nome di “porta” ... qui abbiamo a che fare con esperti dei sistemi informatici, non con dei dilettanti! )

insomma, la situazione ci sembra, ad Aprile 2011, più o meno sempre la stessa:


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Quanto agli altri ...

IL MANUALE DEL "BUON COMPAGNO"

19 aprile

Ci eravamo ripromessi di scriverlo, in 10 punti ... ma lo lasciamo incompiuto ... e poi è notte ...

Soltanto alcuni punti:

1. Il buon compagno è sempre incazzato. Non importa la sua età, l'aspetto, il fatto che sia una donna o un uomo, quello che lo definisce, in primo luogo, è l'aria sempre incazzata, meglio ancora se un po' disgustata di ciò che vede intorno a sè. Il buon compagno si sveglia e, per prima cosa, manda affanculo il mondo. Poi, prende il caffè (amaro e decaffeinato è meglio).

... ... ...

3. Il buon compagno è rigorosamente ateo, a volte agnostico (insomma: non gli interessa se Dio esista o meno), non prende mai farmaci se non erboristici, è per moda (giammai per scelta): animalista, antinuclearista, ecologista, animalista, vegetariano - meglio ancora: vegan -, si nutrirebbe preferibilmente di licheni.

4. Il buon compagno odia il lavoro e il sistema, però timbra il cartellino della sua giornata lavorativa, rimandando la libertà a dopo (data da definirsi, quella della pensione). E va al lavoro in bicicletta, per non inquinare.

... ... ...

6. Il buon compagno ha da dire qualche cosa su tutto. Se piove perché ha i reumatismi e l'eskimo non gli calza più, se il sole splende per l'insolazione che potrebbe prendere, se è primavera perché spuntano le allergie. Se è autunno perché l'autunno, si sa, porta malinconia.

7. Il buon compagno fa la raccolta differenziata, ha le pale eoliche sul tetto di casa, detesta la città. Non inquina e non butta le cartacce da tutte le parti. 

... ... ...

10. Il buon compagno non crede nella giustizia borghese, però vorrebbe vedere in galera tutti i suoi nemici, anche se, solitamente, non li chiama così, li definisce: "avversari"

... ... ...

Questo manuale è stato tratto dalla summa minima dei dialoghi intercorsi con  gli amici (fb). E allora ho capito di essere una compagna pessima perché, la Rivoluzione, non l'aspetto, la metto in pratica ogni giorno e, per quasi tutto il resto, mi trovo proprio agli antipodi...

 

 

 

Per nessun altro, amore, avrei spezzato

questo beato sogno.

Buon tema alla ragione,

troppo forte per la fantasia.

Fosti saggia a destarmi. E tuttavia

tu non spezzi il mio sogno, lo prolunghi.

Tu così vera che pensarti basta

per fare veri i sogni e le favole storia.

Entra fra queste braccia. Se ti parve

meglio per me non sognar tutto il sogno,

ora viviamo il resto.

Come il lampo o un bagliore di candela,

i tuoi occhi, non già il rumore, mi destarono.

Pure (giacchè ami il vero)

io ti credetti sulle prime un angelo.

Ma quando vidi che mi vedevi in cuore,

sapevi i miei pensieri oltre l'arte di un angelo,

quando sapesti il sogno, quando sapesti quando

la troppa gioia mi avrebbe destato

e venisti, confesso che profano

sarebbe stato crederti qualcos'altro da te.

Il venire, il restare ti rivelò: tu sola.

Ma ora il levarti mi fa dubitare

che tu non sia più tu.

Debole quell'amore di cui più forte è la paura,

e non è tutto spirito limpido e valoroso

se è misto di timore, di pudore, di onore.

Forse, come le torce che debbono esser pronte

sono accese e rispente, così tu tratti me.

Venisti per accendermi, vai per venire. Ed io

sognerò nuovamente

quella speranza, ma per non morire.

John Donne, (1635)

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Il 15 Aprile viene "ufficialmente" morto Vittorio Arrigoni. Nel video che lo mostra al mondo è già morto, su questo non ci sono dubbi. Cogliamo l'occasione per parlare di un paio di cosette:

a) IL FILO DI ARIANNA

Ne abbiamo periodicamente segnalato l'esistenza: sono i nuovi fascismi, quelli mascherati, quelli che ti si presentano come amici, ma non lo sono affatto. Quelli che, magari provenendo dalla scuola di Althusser, o di Adorno, dai “Quaderni Rossi”, o dai cascami dei vecchi maoisti e marxisti-leninisti (stalinisti non per caso), hanno finito per mischiarsi ai cascami dei vecchi nazimaoisti (per chi abbia l'età giusta per ricordarseli).

L'informazione che la stragrande maggioranza delle persone riceve in questo paese è falsa o affidata ad un sistema mediatico ufficiale e “non ufficiale” rintronante e passivizzante. La pseudosinistra parlamentare agisce unicamente per finalità elettorali e di manipolazione dell'opinione pubblica (cose queste che, allo stato attuale delle cose, praticamente coincidono). E’ sempre accaduto così e continuerà ad accadere finchè esisteranno stati-nazione. L'informazione che circola in rete non è da meno, in quanto gioca sulla falsariga dell'altra e sull'effetto-contagio. Un'informazione molto spesso puerile, che segue l'onda, che va da “siamo tutti antinuclearisti” (bene) a “siamo tutti Vittorio Arrigoni”. E' come se le persone avessero perso la capacità di ragionare, di pensare, di riflettere con la propria testa e seguano l'andazzo come automi e con grande pigrizia mentale. Pigrizia, sì, perchè informarsi non è semplicissimo. La scuola è ciò che è; i giornali e le televisioni anche. Occorre cercarsi altri canali ... una faticaccia. Poi, seguire l'onda, è molto più rassicurante del mettere in dubbio “certezze” condivise. Del resto, c'è diffusa incapacità di riflettere sulla complessità. Sul confronto dei dati di realtà e sul ragionamento conseguente prevalgono gli slogan, la rimozione di tutto ciò che non si adegui a schemi ideologici semplici, le prese di posizione scontate in partenza perché dovute all'appartenenza dell'interlocutore ad un gruppo piuttosto che ad un altro. Questa desertificazione intellettuale non è però soltanto il risultato della somma delle pigrizie mentali individuali, ma è parte costitutiva dell'egemonia culturale di un autoritarismo che sembra avere inaridito ogni  aspetto della vita sociale. Volendo costruire un'opposizione ai processi in atto non è possibile eludere il problema della diffusione della consapevolezza dei dati di realtà e, a partire da questi, di prefigurare le possibilità per la creatività sociale e per un cambiamento vero. Ma il punto è anche che le stesse persone che vorrebbero muoversi per un cambiamento, sono anch'essi parte di quella medesima collettività in cui le relazioni si sono sempre più ischeletrite, riducendosi quasi solo a quelle indispensabili alla riproduzione dei rapporti di potere. Le varie analisi e proposte non possono non risentire della condizione generalizzata di miseria umana in cui si è immersi e di cui essi stessi sono, in certa misura e spesso loro malgrado, espressione. Analizzare i fatti, rifiutandone semplificazioni e interpretazioni ideologiche e stabilire connessioni spezzando la crosta delle apparenze con cui ci vengono proposti è prezioso perchè può permettere di orientare l'azione politica degli anarchici in modo che abbia successo.

Torniamo al filo di “Arianna”. Nel panorama appena tratteggiato, si agita ormai da molti anni una costellazione di gruppi, organizzazioni e singoli individui che hanno per obiettivo quello di aggiungere confusione a confusione e che, in molti casi, sono direttamente pagati dai servizi. Si presentano come “amici”, denunciano le falsità della “sinistra”, appoggiano le lotte del popolo palestinese (ma in quanto neo-nazisti!), le battaglie ecologiche, magari anche quelle anti-nucleare, ma sono unicamente degli infiltrati che rimandano sempre alla galassia di “Eurasia” e, col pretesto del superamento delle ideologie e dell'equivalenza di destra e sinistra, fanno passare i loro messaggi nei luoghi più impensati: centri sociali, ritrovi di compagni, certi picchetti etc. Di fatto, il loro rimescolare cose apparentemente di segno differente fa sì che sia sempre più difficile orientarsi e distinguere. Non si tratta soltanto dei delirii di quattro sfigati incazzatissimi per non aver fatto carriera, ringalluzziti dalla situazione attuale italiana e internazionale, che si defiscono: “anticapitalisti senza essere antifascisti” (questo, generalmente, è un buon indicatore per riconoscerne alcuni), magari vagheggianti partiti comunisti europei o accovacciati sotto l'egida di un'improbabilissima “Alternativa” (?!) http://www.megachip.info/, o che invocano: “l'uomo forte, il nuovo De Gaulle che, poggiando sui corpi istituzionali in armi”, metta fine alla sinistra traditrice e a quella “estrema”. E’ qualcosa di peggio, perchè riescono ad ingannare moltissimi. 

Non commentiamo e neppure facciamo considerazioni in merito. Proponiamo, come spunto di riflessione, alcuni link, già pubblicati da altri blog e siti. Elenco incompletissimo, ma stimolante, per chi lo desiderasse, per approfondire la questione:

Comunismo e comunità: http://www.comunismoecomunita.org/  

Conflitti e strategie http://www.conflittiestrategie.splinder.com/  

Campo Antimperialista http://www.campoantimperialista.it/

http://kelebeklerblog.com/  

http://sitoaurora.altervista.org/home.htm

http://www.bollettinoaurora.da.ru/

http://www.edizioniarianna.it/

http://attuazionista.blogspot.com/

http://www.comunismoecomunita.org/?tag=stefano-moracchi

http://attuazionista.blogspot.com/2010/09/attuazionismo.html

Molti altri nomi e siti si possono trovare su:

http://www.carmillaonline.com/archives/2010/07/003561.html (articolo di Valerio Evangelisti)

(L'articolo di Evangelisti è apparso anche sul numero di giugno della rivista "Su la testa", legata al PRC, ed è stato poi pubblicato anche su http://bellaciao.org/it/spip.php?article27089 )

http://www.laltralombardia.it/public/docs/rifiuti3.html

http://www.nuovaalabarda.org/dossier/comunitaristi_e_nazimaoisti.pdf

http://italy.indymedia.org/news/2006/10/1160409_comment.php

http://lombardia.indymedia.org/node/30647

http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.umanitanova.org%2F&h=69152

http://www.autistici.org/ram/2010/03/10/dossier/i-fascisti-noglobal 

http://www.umanitanova.org/n-18-anno-90/comunità-nero

http://www.intermarx.com/ossto/archivio.html  (di Archivio Antifascista Venezia)

http://www.quinterna.org/

http://mondialisme.org/spip.php?article66  (Politica Hermetica, analyse d’un laboratoire idéologique de la nouvelle Droite).

http://www.comedonchisciotte.org/

 http://onoriandrea.blogspot.com/

http://www.controappunto.org/resistenza/fascistinelcampo/infiltrazioni.html

http://www.osteriacalcutta.com/articoli/maurizio%20neri.html

http://www.osteriacalcutta.com/articoli/VARI%20FRONTI.html

http://lombardia.indymedia.org/node/12495 (anche da qui si arriva a: "La strategia dei Camaleonti").

Aggiungiamo: www.avanguardia.tv  (sito di un’organizzazione neonazista che ha il suo centro nazionale a Trapani e nel cui apparato propagandistico coesistono: cattolicesimo tradizionalista, islamismo fondamentalista, antiglobalismo e antisemitismo. Questa organizzazione, ramificata in diverse regioni italiane, si chiama “Comunità Politica di Avanguardia” e dispone, a Trapani, di una tipografia e di una libreria (Centro librario “Knut Hamsung”). Interessante l'elogio di Vittorio Arrigoni fatto da questo sito, nel contesto di una dichiarazione che si rifà al famoso complotto demo-pluto-giudaico.

Salud y libertad!

b) SCUSATE, NON MI LEGO A QUESTA SCHIERA ...

Il nemico del mio nemico è mio amico? Abbiamo visto persone a lutto, lacrime e gramaglie, profili modificati per impersonarsi con l'“eroe”, rapito, torturato, funeralizzato in contumacia, in una bara di cartone vuota e già sulla via del ritorno. Uno dei più veloci sequestri, rivendicazione e morte di ostaggio che storia ricordi. La - sembra - sedicente Brigade of the Gallant Companion of the Prophet Mohammad Bin Muslima (Brigata dei Valorosi Compagni del Profeta Mohammed bin Moslimà) ha ucciso Vittorio Arrigoni molto prima della scadenza dell'ultimatum col quale concedeva 30 ore di tempo ad Hamas - che ha in carico il governo della Striscia di Gaza -, per liberare alcuni salafiti detenuti nelle carceri a Gaza, tra cui Sheikh Al Saidani (meglio conosciuto com Abu Walid Al Maqdisi),  leader dei gruppi Tawhid e Jihad, affiliati alla solita Al Qaida. 
Il corpo del cooperante italiano è stato invece rinvenuto privo di vita venerdì 15 aprile, intorno all'1:50, in una casa abbandonata di Gaza City, nel quartiere periferico di Qaram. Molto prima della scadenza dell'ultimatum e senza che fosse stata avviata alcuna trattativa. La notizia è stata diffusa prima da fonti di Hamas e poi confermata a PeaceReporter da un'attivista dell'International Solidarity Movement (HSM). Autopsia e certificato di morte fatti in velocità, rapidissima la condanna di Hamas rispetto all'accaduto (già dal sequestro) e la dichiarazione in conferenza stampa notturna del suo portavoce, Yiab Hussein, che ne stabilisce con esattezza l'ora del decesso: l'1:0 circa, di notte. Senza esitazioni anche il lutto corale, bipartisan e, quando qualcosa è bipartisan, si sa per esperienza che non è cosa buona. Il Fatto Quotidiano e i giornali della destra, “Il Manifesto” per il quale Arrigoni scriveva le sue corrispondenze e altri, si dilungano sui particolari macabri; in rete, un esercito di “siamo tutti Vittorio Arrigoni” ne assume le sembianze postando collegamenti ai peggiori siti negazonisti e comunitaristi su piazza. Anarchici che linkano collegamenti a noti stalinisti e statalisti. Bombaroli che esaltano un mito “pacifista”. Sedicenti libertari che piangono il morto cercando di fregare il vivo.

Perché? Chi è morto?

E' notte. Le prime immagini che riceviamo fanno sobbalzare la persona che è qui con noi, un medico. “Ma è già morto!”. In effetti,  è evidentissimo che quello che viene esibito è già un cadavere e si può persino notare il lieve sforzo muscolare necessario a sollevargli il capo. E, se è così, non potranno fare altro che disfarsene alla svelta. Non è stato rapito per ottenere il rilascio di alcun prigioniero, l'intenzione era ucciderlo e creare la messa in scena. 
Sui nostri “perché”, cadono in continuazione collegamenti molto lontani da qui. Quello che riusciamo a captare - e molto malamente – riguarda ancora una volta la Freedom Flottilla, il convoglio di 6 navi battenti bandiere di differenti Stati con a bordo 5 parlamentari (di Irlanda, Svezia, Norvegia e Bulgaria) oltre ad esponenti di Ong, associazioni e semplici cittadini, cariche di “pacifisti” e di 10mila tonnellate di aiuti umanitari, inclusi: cemento, medicine, generi alimentari, case prefabbricate, 500 sedie a rotelle elettriche, differenti beni fondamentali, diretta verso la Striscia di Gaza. Una Flottilla che, il 31 maggio 2010, alle 4 del mattino, fu assaltata in acque internazionali da truppe scelte del Shayetet 13 (un commando della marina israeliana), mentre tentava di forzare il blocco navale imposto a Gaza dal 2007, con un bilancio di una decina di morti e diverse decine di feriti tra i “pacifisti”. In particolare, le forze armate israeliane (IDF) si dettero all'arrembaggio della nave turca Mavi Marmara, l'imbarcazione più grande della flotta e, proprio in Turchia, era stata caricata a bordo forse la maggiore quantità di casse. Tra le molte sigle umanitarie presenti, basti ricordare il Free Gaza Movement (coalizione di organizzazioni a favore della causa palestinese) e il colossale European Campaign to end the siege og Gaza (Ecesg) del quale fanno parte alcune realtà italiane com Abspp Onlus, il Comitato Gaza Vivrà di Milano, InfoPal, e The Association for Aid to the Palestinian People. Tra gli oltre 70 testimonials, spiccano i nomi di Desmond Tutu e Noam Chomsky. Tra oltre 700 passeggeri di nazionalità diverse, a bordo, almeno 4 italiani: Angela Lano, giornalista piemontese direttrice dell'agenzia on-line www.infopal.it, collegata alle Edizioni Arianna (fonte: megachip), il frelance e regista Manolo Luppichini, il reporter Manuele Zani e il tenore Joe Fallisi (da lungo tempo precipitato tra i comunitaristi). Più qualcun altro. Un pasticciaccio veramente brutto anche perché infopal gode stima bipartisan e, senza dubbio, è più inattaccabile … di una flottiglia. Poi, cosa c'entra quella vicenda con quell'uccisione programmata? E perché, mentre domando in merito al rapimento, mi si risponde citandomi quell'episodio? (Aggiungerei:  - ma è secondario -, perchè ci arrivano in posta inviti a partecipare alle iniziative romane di Infopal e siamo inseriti nella mail-list di Guerrilla Radio, il blog di Vittorio Arrigoni?). Lo sapremo? Chissà!.

Quello che, al momento, possiamo scrivere, si dipana in alcuni, semplicissimi, punti:

Cui prodest?”. Non tanto ad Hamas, che ha condannato immediatamente il sequestro e poi l'assassinio del 36enne brianzolo, e che sembra aver arrestato subito alcuni sospetti ed essere arrivata, attraverso il tradimento di uno di loro: a far circondare dalle forze di sicurezza l'area dove Arrigoni era tenuto prigioniero, all'irruzione nel corso della quale lo scontro a fuoco avrebbe colpito alcuni militanti salafiti e portato ad alcuni arresti nel gruppo dei rapitori, al rinvenimento del cadavere; non sarà utile all'Autorità palestinese, che ha affidato a France presse la sua condanna per l'accaduto. Questa uccisione servirà, in linea generale, come pretesto per criminalizzare ulteriormente gli arabi tutti, come popolazioni, storia e cultura, e nel momento in cui, in tutto il mondo arabo, sono state avviate rivolte che non termineranno in un giorno, ma che, a fronte di tutti i boicottaggi, i bombardamenti “volenterosi”, i passi sbagliati, le liti interne, la bulimia dell'Occidente per spartirsi terre e risorse, saranno vittoriose, alla fine, e ciò è inevitabile. Servirà anche ai “moderati” della “società civile” in ogni parte del mondo per rinnovare le grida contro tutti gli “estremismi”, di destra e di sinistra, continuando a confondere le idee a tutti e santificando Arrigoni, membro della missione internazionale del 2008 “Free Gaza”, per il fatto di essere rimasto a Gaza dopo il genocidio compiuto dagli israeliani con l'operazione “Piombo Fuso” (tra dicembre 2008 e 18 gennaio 2009).

* I rapitori di Arrigoni, nel filmato visibile anche su youtube, oltre ad  accusare  il governo palestinese di Ismail Haniyeh di essere troppo morbido nell'applicazione della Sharia, fanno esplicito riferimento all'Italia, accusano il volontario del “Movimento internazionale di solidarietà coi palestinesi” di: “entrare nella loro casa portando loro corruzione morale” e definiscono l'Italia uno “staterello infedele il cui esercito è presente nel mondo islamico”. E questo lo lasciamo come spunto di riflessione.

* La Turchia non è estranea all'accaduto. E se Vittorio Arrigoni fosse stato legato non soltanto ad Hamas, ma, contemporaneamente, ad alcuni gruppi turchi e la sua uccisione fosse avvenuta nel tentativo di disfarsene attuato da queste due entità?. In Italia, la voce di tali entità è oggi affidata alla propaganda di gruppi che nulla possono avere a che fare con noi (i soliti noti).

* La cosa peggiore, per il popolo palestinese: temiamo come molto probabile che l'accaduto sia parte di un progetto di rinnovato innesco, per vie traverse (insieme alla propaganda anti araba), anche di una micidiale prossima azione dello stato di Israele. Temiamo molto per quello che potrà accadere, a breve, a Gaza e nei territori. 

Restiamo umani, sì. Non abbiamo bisogno che qualcuno ce lo ricordi. 

Umani, ma con un pied-a-terre.

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A ciascuno la sua mappa. (“Mappe” che ci piacciono).

Nel 1971, al tempo del suo secondo viaggio in Afghanistan, Alighiero Boetti commissionò a ricamatrici afgane degli arazzi che ritraevano il planisfero del mondo. Almeno duecento mappe furono prodotte per più di vent'anni, fino e oltre la morte dell'artista, prima a Kabul e, dopo l'invasione sovietica dell'Afghanistan, nei campi profughi di Peshawar, in Pakistan. Ognuna riporta caratteristiche formali e informazioni geopolitiche diverse. Per realizzare una mappa l'artista faceva disegnare in Italia un planisfero politico su una tela di lino, vi faceva colorare le bandiere all'interno dei confini degli stati e successivamente ricamare tutta la superficie da gruppi di donne afghane. Intorno all'immagine veniva ricamato un bordo che conteneva dediche, informazioni, testi poetici o politici, in italiano, inglese o farsi.
La mappa ricamata di Boetti è un sistema simbolico dove ogni stato è rappresentato dalla sua bandiera nazionale, creando un incredibile puzzle di colori e forme, un vero ritratto della molteplicità e della differenza.
Opera d'avanguardia e popolare, occidentale e islamica al tempo stesso, la mappa di Alighiero misura il tempo e parla del nostro tempo, quello della storia ufficiale e quello della storia particolare di chi ha eseguito manualmente queste opere. Nel suo lavoro, in generale, attraverso una fitta rete di riferimenti che vanno dalla critica artistica e letteraria, fino all'analisi storica e sociale, si legge una geografia mimetica, mutevole e cangiante delle alterità, dei passaggi di mano di territori persi o vinti ai tavoli della politica e della diplomazia internazionale.
Questo sono le Mappe del globo terrestre realizzate da Boetti in seguito alla scoperta dell'Afghanistan e della sua tradizione artigiana. Partendo dal disegno di un planisfero geo-politico, egli avvia nel 1972 un ciclo di lavori in cui l'immagine non nasce dalla sua immaginazione, ma da atti altrui e fatti preesistenti. Il territorio dei singoli paesi è infatti sostituito dalle bandiere corrispondenti e varia con il variare delle condizioni politiche.
Altro fattore di variazione è il continuo aggiornamento dei rilievi geografici.
Il bordo, infine, riporta in italiano e in farsi la firma, la data, il luogo d'esecuzione, l'eventuale dedica ed elementi narrativi. Una Mappa, ad esempio, è concepita nel 1989, in seguito alla caduta del muro di Berlino e alla riunificazione della Germania. Durante il tempo della sua messa in opera, però, ben altri eventi accadono nella storia del globo: nel 1990 nasce il nuovo stato nazionale della Namibia, che l'artista dal 1979 aveva lasciato in bianco quasi non intendesse riconoscere il protettorato sudafricano sul paese; e nel 1991 è costituita la Federazione Russa, che fa propria la bandiera a strisce orizzontali bianco, blu e rosso assunta a suo tempo da Pietro il Grande. Da qui la decisione dell'artista di modificare la mappa rinviandola alle ricamatrici di Peshawar.

Alighiero Boetti fu un artista “singolare” che, nel tempo, è riuscito a diventare “plurale”. Ogni suo lavoro ha sempre al centro un concetto individuato prima singolarmente dall'artista e poi concretizzato e diffuso attraverso un'elaborazione a più mani nella quale gli esecutori non sono semplice manovalanza ma artefici.

Boetti svolge un concetto di creatività diffusa nel quale dà dignità al momento esecutivo in cui l'opera si materializza: l'artista dà i suoi input concettuali al corpo sociale che raccogliendoli si fa artefice, confermando un rapporto di scambio e di complice dignità.
Artista e artefice fondano insieme un territorio fertile dell'immagine che, nella propria apparizione, diventa fonte di gioco mentale e conoscenza del mondo.

  
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Solo una nota ancora. E' tragedia, nel Mediterraneo, per le tante persone che fuggono dalla guerra e dalla disperazione. 
Il 1° di aprile, per cercare di scuotere l'indifferenza di praticamente tutti, mandiamo questo su facebook:

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Che fine ha fatto il Medio Oriente?

Il Medio Oriente. Abbiamo visto tante persone, poco tempo fa, da questo lato del Mediterraneo, entusiasmarsi, infiammarsi per una serie di rivolte che, partendo dai giovani e da popoli interi, cercavano di disarcionare dittatori pluridecennali, pazzi sanguinari, tiranni massacratori delle proprie popolazioni. E molti, in cuor loro, hanno sperato che, da quelle ribellioni, nascesse una sorta di contagio che coinvolgesse anche questo paese afflitto da un'arroganza e da una superficialità nel valutare le cose che è ciò al quale è stata ridotta l'Italia (direi proprio: l'Europa), e non da oggi.
C'è chi, utilizzando schemi per così dire “classici” ha immaginato che i percorsi potessero essere sempre gli stessi e cioè che il formarsi di una  borghesia sarebbe stato un primo passo per un tipo di “evoluzione” prevista in alcuni “testi sacri”.
Altri hanno aderito per passione, per speranza, magari non credendoci neanche fino in fondo, e queste persone ci sono più simpatiche.
Però, adesso che le cose sembrano mettersi molto male, dopo i morti dell'Egitto e della Tunisia, dopo ciò che sta accadendo anche in Siria, nessuno ne parla più, oppure ne parla per sottolineare la propria delusione (spesso sentita, reale).
Personalmente, credo che fossero prevedibili, scontati, i tempi lunghi necessari a scardinare impianti di potere che devono vedersela con i propri tiranni interni, ma soprattutto con mezzo mondo che, da sempre, sfrutta, colluso con quei regimi, le risorse di popolazioni intere. Risorse che si chiamano petrolio, gas e posizionamento strategico sulla scacchiera mondiale. Per non parlare di quelli che non hanno neppure inserito la rivolta libica tra le rivolte autentiche, considerandola pilotata da un capitalismo USA in via di declino e pronto, per cercare di salvarsi, all'ultima, sanguinaria e disperata mossa.

Noi pensiamo invece che leggere ciò che sta accadendo e che accadrà in Medio Oriente con le lenti che tanti sono abituati ad utilizzare sia un errore. E che occorra cambiare il punto di vista. Serve coraggio e magari attendere un po' per abituarsi a nuove lenti. Però, davvero non abbiamo più bisogno della vecchia talpa: meglio la vecchia grappa!. Ma che significa?
Posto che non esiste una Rivoluzione che non comporti o non abbia mai comportato spargimento di sangue, vittime incolpevoli e vendette personali, è anche vero che, attraverso il sistema elettorale, non si è mai arrivati da nessuna parte. Le “conquiste” dell'umanità (per meglio dire: del senso dell'umano) sono state veramente minime se rapportate al fatto che ci troviamo nel 2011 secondo il calendario occidentale. Ma il punto è qui: secondo il calendario dell'occidente. Giudicando i fatti del mondo con parametri soltanto occidentali, non lo si comprende. E neppure si comprende quanto stia accadendo altrove, in un “altrove” che sfugge alle categorie da vecchia talpa. Utilizzando quelle si possono tracciare mappe geopolitiche, focalizzare alcuni aspetti, ma l'essenziale sfugge.

Non credo neppure alle nostalgie, mi sembrano passioni veramente tristi. Se, su un piano umano, gli anni '70 vanno liberati in totale, scarcerati anche, nel senso più concreto del termine, questo non significa che le ideologie di quegli anni conservino validità piena, oggi. Sono ideologie derivate da una lunga storia di pensiero che, da Hegel in poi, ha infiammato generazioni e, in rare occasioni, dato vita a contesti comunitari (es. la Comune, ma soprattutto certi momenti nella Spagna degli anni '30) che sono però durati un tempo brevissimo. Non si tratta di rinnegarli nè di rinnegare una storia, individuale e collettiva, neanche di dimenticarla, ma di andare oltre.

L'ultimo filosofo, per me, degno di questo nome, è stato Deleuze. Però, anche in questo caso, partire dai “mille piani”, può far correre il rischio di precipitare dall'attico. Noi partiamo dal piano terra.

Il mondo è cambiato più rapidamente dell'individuale capacità di comprenderlo e i media hanno fatto la loro parte per confondere tutto e cristallizzare pensieri oggi inservibili; mi viene in mente il furbo atteggiamento del premier italiano che vede “comunisti” da tutte le parti, legittimando in tal modo una realtà che non è più presente; ma  c'è anche da dire rispetto alla chiusura mentale di certi anarchici o il loro arroccarsi in “splendidi” isolamenti, magari cercando di spingere altri a votare, una cosa che, a Gaetano Bresci, verrebbe un colpo solo a sentirla.

Torniamo alle rivolte del Medio Oriente. Hanno senso e sono reali, benchè non soddisfino la bulimica fretta di chi vorrebbe impadronirsene, facendone, per traslato, una cosa propria, dal momento che, qui, non le si sa fare.
Tutti i Paesi Arabi stanno ribellandosi e ci vorrà molto tempo prima che le loro Rivoluzioni abbiano successo. Ci vorrà tempo per gli interessi delle grandi potenze e anche perchè, tra un paese arabo e l'altro, è stata da sempre imposta una divisione artificiale, funzionale agli interessi dei varii colonizzatori. Noi, che non siamo marxisti neanche un pò e che, prima e più ancora che anarchici ci riteniamo persone libere da schemi, continueremo a parlarne in questi giorni. Lì abbiamo visto il seme di qualcosa di nuovo, di inaspettato, che darà i suoi frutti. Sempre che, all'arroganza dei conquistadores odierni, delle false guerre di solidarietà, non si sommi la pretesa di leggere fatti che - per molti, finora - erano lontani anni luce, con la solita occidentale presunzione.

Avete mai notato come cammina un dromedario?

Lentamente, e con un largo appoggio!

La lotta delle donne siriane, rivendicano il rilascio dei loro mariti e figli arrestati nella repressione e il fatto che abbiano subito intimidazioni di ogni tipo: (qualche ripresa) http://www.youtube.com/watch?v=kF7tvoAY8Vo