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Alberto e’ una faccia piena di
pugni. Difficilissimo immaginare l’eta’. L’occhio sinistro esageratamente
gonfio, il naso rotto; trattiene la spalla destra con una smorfia. Sta stravaccato su
un gradino di Santa Maria in Trastevere, invadendo del suo dolore la fontana della mia
adolescenza, dove e’ passato un pezzo della mia storia. E la Storia. Ma Alberto non
somiglia a quella Storia. Somiglia a tante altre facce che ho conosciuto. Facce di
pugni e di disastri. Di piccola galera. Un paio di sigarette e conosco i nomi
dei massimi picchiatori romani del momento. -Il primo e’ “Picchio”, praticamente un armadio e un nome che e’ un programma. Poi viene Danielino, che e’ mio fratello e il terzo... ecchime qua, so’ io, m’hanno dato pure il braccialetto. Pero’ a me nun me piace de mena’ a tutti, e' solo che, se no, l’altri menano a me. Sono con Flavia. Alberto conosce le citta’ d'Italia attraverso le squadre di calcio. -Bergamo? L’Atalanta! Bei picchiatori, ammazza quante ne danno e quante je n’ho date che l'ho stesi, l’ho spaccati proprio...perche’ quelli non me piacciono, poi...picchiano insieme a quelli de la Lazio, che so’ fascisti. E pure a loro je no' date tante che l'ho stesi, je usciva er sangue dalle ossa...so' fascisti... -Lei e’ di sinistra? (chiede Flavia) -Lei chi? (risponde Alberto, che non afferra il pronome di cortesia) -Lei tu... -Ah…beh’, se proprio lo devo da di’, se devo sceje…si’, so’ de sinistra. La destra e’ l’ordine, la sinistra e’ caciara…so’ de sinistra. Pero’ sta grande differenza nun c’è, nun la vedo proprio, so’ tutti uguali… Passa un altro uomo, con un boxer tigrato taglia gigante. Ascolta e dice (molto seriamente): “Si’, il comunismo… bella cosa, ma e’ un sogno, solo un sogno”. -Quello li'...come se chiama...il capo della sinistra...e’ uno stupido, ha rovinato la
sinistra. Coi no global...e' finito tutto. E mo' nun c'è piu' niente. A
me m’ha fatto torna' ar gabbio, che pure li’ menano, ammazza quanto,
me menavano
e dovevo mena’ io piu’ forte. Era all’elezioni, avevo chiesto se
potevo’ sona’
sotto ar palco, ha detto si’, che non c’e’ problema. La mattina,
all'alba, invece, so’ arrivate le
guardie e quelli hanno detto che nemmeno me conoscevano “e chi e'?
Boh...uno...”. Cosi' le guardie m’hanno preso e m’hanno pure
tolto l’amplificatore e le casse. Per le casse non me ‘nporta, quelle
se ricomprano, ma
l’amplificatore era proprio bono, bonissimo. E
dentro n'artra vorta. A menasse. Dentro se menano tutti e me toccava mena’, ma a me nun me piace. Nun me
piace per niente, pero’ se non je le do' io piu’ forte, dentro e fuori, me menano loro. -Loro chi?-L'altri. -Gli altri chi? -Tutti. |