osteria calcutta

AGOSTO 2010

http://www.youtube.com/watch?v=jLqO2xKcOgQ&feature=related



foto di Alice Valente

(PARENTESI: Continuamo ad unire ciò che va unito e a rimanere sbigottiti per i tanti papocchi in circolazione. Fatti loro. Fatti anche nostri solo rispetto all'incontro che stiamo organizzando per la fine di settembre.
Comunicazione della quale invieremo il codice dietro richiesta:
Quanto alla questione dei rosso-bruni, tutti i dati in nostro possesso - non pochi - sono già stati affidati in mani più che sicure, per cui, tranquilli tutti.
E gli amici degli amici” su facebook... ne vogliamo parlare? Ne parleremo.
E di quanto spendono in analista le personalità multiple, e gli one man band? Parleremo anche di questo.
Poi ci sono quelli che non lo sanno che... (e a me mi viene da ridere).
E mi fa tenerezza il fatto che Emiliano e Marguerite si siano incontrati di nuovo su una pagina di un blog dove si sono trovati a scrivere. Strana, la vita. Strana e bella.
Triste, invece, la dolorosa condizione del signor F. E-virato. Tutta la componente maschile e trans del nostro gruppo è fornitissima di attributi, ma nessuno si è dichiarato disponibile come donatore. 
“ ........ ......... .. ...... ... ...... . .. ..... .... ...! “.... .......?“.. . . .. ..... .. .........; .. .. ...., .....”. “... .'.... ...... ......., .. ....' ..... ... ....'!”.“... ... .....?... .. ..... ........ ..... ..' ..........., .. ..', ..' .... ... ...!!!”. “... ... ........, ......?.. .....  ..; .. ......... ..... ...: .. ..... ... .., ..... ... . ... ........... .... .. .. ........ .... ... .... .'  ....,....., ... .. ...., ...., .............., . ..... .”.)


Evvabbuò, chiusa parentesi, cominciamo l'agosto.

Camminiamo una sera sul fianco di un colle,  
in silenzio. Nell'ombra del tardo crepuscolo  
mio cugino è un gigante vestito di bianco,  
che si muove pacato, abbronzato nel volto,  
taciturno. Tacere è la nostra virtù.  
Qualche nostro antenato dev'essere stato ben solo  
- un grand'uomo tra idioti o un povero folle -  
per insegnare ai suoi tanto silenzio.  
 
Mio cugino ha parlato stasera.  
Mi ha chiesto  
se salivo con lui: dalla vetta si scorge  
nelle notti serene il riflesso del faro  
lontano, di Torino. "Tu che abiti a Torino…"  
mi ha detto "…ma hai ragione.  
La vita va vissuta  
lontano dal paese: si profitta e si gode  
e poi, quando si torna, come me a quarant'anni,  
si trova tutto nuovo. Le Langhe non si perdono".  
Tutto questo mi ha detto e non parla italiano,  
ma adopera lento il dialetto, che, come le pietre  
di questo stesso colle, è scabro tanto  
che vent'anni di idiomi e di oceani diversi  
non gliel'hanno scalfito. E cammina per l'erta  
con lo sguardo raccolto che ho visto, bambino,  
usare ai contadini un poco stanchi.  
 
Vent'anni è stato in giro per il mondo.  
Se n'andò ch'io ero ancora un bambino portato da donne  
e lo dissero morto. Sentii poi parlarne  
da donne, come in favola, talvolta;  
ma gli uomini, giù gravi, lo scordarono.  
Un inverno a mio padre già morto arrivò un cartoncino  
con un gran francobollo verdastro di navi in un porto  
e augurî di buona vendemmia. Fu un grande stupore,  
ma il bambino cresciuto spiegò avidamente  
che il biglietto veniva da un'isola detta Tasmania  
circondata da un mare più azzurro, feroce di squali,  
nel Pacifico, a sud dell'Australia. E aggiunse che certo  
il cugino pescava le perle. E staccò il francobollo.  
Tutti diedero un loro parere, ma tutti conclusero  
che, se non era morto, morirebbe.  
Poi scordarono tutti e passò molto tempo.  
 
Oh da quando ho giocato ai pirati malesi,  

quanto tempo è trascorso. E dall'ultima volta  
che son sceso a bagnarmi in un punto mortale  
e ho inseguito un compagno di giochi su un albero  
spaccandone i bei rami e ho rotta la testa  
a un rivale e son stato picchiato,  
quanta vita è trascorsa. Altri giorni, altri giochi,  
altri squassi del sangue dinanzi a rivali  
più elusivi: i pensieri ed i sogni.  
La città mi ha insegnato infinite paure:  
una folla, una strada mi han fatto tremare,  
un pensiero talvolta, spiato su un viso.  
Sento ancora negli occhi la luce beffarda  
dai lampioni a migliaia sul gran scalpiccío.  
 
Mio cugino è tornato, finita la guerra,  
gigantesco, tra i pochi. E aveva denaro.  
I parenti dicevano piano: "Fra un anno, a dir molto,  
se li è mangiati tutti e torna in giro.  
I disperati muoiono così".  
Mio cugino ha una faccia recisa.  
Comprò un pianterreno  
nel paese e ci fece riuscire un garage di cemento  
con dinanzi fiammante la pila per dar la benzina  
e sul ponte ben grossa alla curva una targa-réclame.  
Poi ci mise un meccanico dentro a ricevere i soldi  
e lui girò tutte le Langhe fumando.  
S'era intanto sposato, in paese. Pigliò una ragazza  
esile e bionda come le straniere  
che aveva certo un giorno incontrato nel mondo.  
 
Ma uscí ancora da solo. Vestito di bianco,  
con le mani alla schiena e il volto abbronzato,  
al mattino batteva le fiere e con aria sorniona  
contattava i cavalli. Spiegò poi a me,  
quando fallí il disegno, che il suo piano  
era stato di togliere tutte le bestie alla valle  
e obbligare la gente a comprargli i motori.  
"Ma la bestia" diceva "più grossa di tutte,  
sono stato io a pensarlo. Dovevo sapere  
che qui buoi e persone son tutta una razza".  
 Camminiamo da più di mezz'ora. La vetta è vicina,  
sempre aumenta d'intorno il frusciare e il fischiare del vento.  
Mio cugino si ferma d'un tratto e si volge: "Quest'anno  
scrivo sul manifesto: - Santo Stefano  
è sempre stato il primo nelle feste  

della valle del Belbo - e che la dicano  
 "quei di Canelli". Poi riprende l'erta.  
Un profumo di terra e vento ci avvolge nel buio,  
qualche lume in distanza: cascine, automobili  
che si sentono appena; e io penso alla forza  
che mi ha reso quest'uomo, strappandolo al mare,  
alle terre lontane, al silenzio che dura.  
Mio cugino non parla dei viaggi compiuti.  
Dice asciutto che è stato in quel lungo e in quell'altro  
e pensa ai suoi motori.  
 
Solo un sogno  
gli è rimasto nel sangue: ha incrociato una volta,  
da fuochista su un legno olandese da pesca, il cetaceo,  
e ha veduto volare i ramponi pesanti nel sole,  


ha veduto fuggire balene tra schiume di sangue  
e inseguirle e innalzarsi le code e lottare alla lancia.  
Me ne accenna talvolta.  
 
Ma quando gli dico  
ch'egli è tra i fortunati che han visto l'aurora  
sulle isole più belle della terra,  
al ricordo sorride e risponde che il sole  
si levava che il giorno era vecchio per loro.

(Cesare Pavese, 1936, da Lavorare stanca)

***

E stanca proprio tanto. Lavorare fa male. A quarant'anni ti ritrovi vecchio;  pensionato, ci arrivi da decrepito. Una serie di pagine perse e curve che non hai fatto a tempo a scrivere, nemmeno ad abbozzare. Puoi sognare la notte quello che non è stato e immaginarti una vita altra, o una vita in più,  i tempi supplementari, almeno, attaccato a una flebo d'ospedale.



No, non abbiamo preso un colpo di sole, benchè non sia difficile, di questi tempi. Abbiamo scelto di iniziare il mese con un breve spaccato di ciò che ci circonda, tra pompelmi miracolosi - passa anche lo scorbuto, lo sapevate? - e complottisti tanto complottisti che, dubitando pure di sè stessi, si fuggono dentro il web cacciando un urlo ogni volta che si imbattono in un proprio fantasma.
Questa provincia di mondo è davvero poco felice e apportatrice di infelicità se riduce le persone ad an-negare sè stessi fino a questo punto. Ma tant'è. Nessun corso di scrittura creativa restituirà quello che non c'è mai stato e ci vorrebbe un esercito di analisti per curare tutte le paranoie delle personalità multiple a giro per la rete (uno per personalità, sai che cifra...).
Ma, di tutto ciò, a settembre (avremo modo). Sempre a settembre un numero speciale de il Nascosto, saltuario libertario, che riprenderà con supplementi speciali e un nuovo titolo: the poster” (non è difficile immaginare perchè)...

Al momento, rilanciamo le felpe per il prossimo inverno.
Usate, ma con cappuccio. E la scritta: LUATEVE  'A 'NANZE CA VE FACITE MALE  
per richiederle: osteriacalcutta@libero.it


****************

Our great democracies still tend to think that a stupid man 

is more likely to be honest than a clever man. 

'You need chaos in your soul to give birth to a dancing star'

(Sankha Banerjee)

*****************

... un nuovo '68? Scusate, non lo credo. E non credo neanche che sia un bene tutto ciò che si muove - o viene mosso - in ambito studentesco, oggi. 
Qualcuno se la prenderà ma, per me, era veramente rivoluzionario il testo che il professore di liceo di mia figlia fotocopiò e distribuì ai suoi alunni perchè se ne discutesse. Era un professore geniale. Andava a scuola in motorino perchè non riceveva uno stipendio sufficiente a comperarsi un auto. E teneva con le mollette dei panni la piega dei pantaloni, perchè lo prendessero per matto. Non lo era, matto.


I

Papà, abbiamo visto l'Angelo del Diavolo
che zagajava come Innocenti Nunzio,
zagajava. "Ba, ba, bambini  - fa - 
svvvveglia! Che a-a-a-aspettate?

Dododovete fare sciopero! Dai!
Dodo-domani alle dodo-dodici dodo-dovete
incrociarelebraccia! Il Didi-Diavolo me l'ha ordinato
didi-di dirvelo. B-basta con la tolleranza, mmmmannaggia!

B-basta con la p-permissività: voidovetepretendere
di oooooo-obbedire come i vostri ppppp-papà!"
Papà, basta con l'Edonè, vogliamo

l'Agàpe, basta con le buone, vogliamo
le cattive... La bacchetta, papà, la bacchetta,
papà per piacere, almeno un pò, la bacchetta!

II

Signor Maestro, abbiamo visto il Diavolo dell'Angelo
nero come Luciano 'o Sarracino: "Gridate Viva
Benjamin Spock", ci fa. Occorre la bacchetta.
Basta con l'Agàpe, vogliamo l'Anànke.

Siamo stanchi di diventare giovani seri,
o contenti per forza, o criminali, o nevrotici:
vogliamo ridere, essere innocenti, aspettare
qualcosa dalla vita, chiedere, ignorare.

Non vogliamo essere subito già così sicuri
Non vogliamo essere subito già così senza sogni.
Sciopero, sciopero, compagni! Per i nostri doveri.

Signor Maestro, la smetta di trattarci come scemi
che bisogna sempre non offendere, non ferire,
non toccare. Non ci aduli, siamo uomini, Signor Maestro!

III

Capi, padri, signori: I) I più adorabili
di tutti sono quelli che non sanno di avere diritti.
II) Sono adorabili anche quelli che pur sapendo
di avere dei diritti, non li pretendono.

III) Sono abbastanza simpatici, poi, quelli
che lottano per i diritti degli altri.
L'Angelo dell'Angelo e il Diavolo del Diavolo
ci hanno detto che...

"Oh quante belle figlie Madama Dorè..."
"Lucciola lucciola vieni a me, ti darò
del pan di re..."

Vogliamo sorridere come i ragazzini
di Balsorano... Voi pensate ai nostri doveri
ché ai nostri diritti, se vorremo, ci penseremo noi...

Pier Paolo Pasolini, 1976

*********

UN PAIO DI GIORNI FA, PIU' O MENO A QUEST'ORA (PARTE I, ma questo lo sapremo in seguito).
(Breve conversazione)

- Un momento, fammi capire bene. Dunque, ricapitoliamo. Stai dicendomi che hai risposto per le rime a quel tal F.M. che stavamo solo aspettando che si sputtanasse scrivendo un pezzo a pappagallo in stile rosso-brunesco e poi lo hai cancellato dall’elenco dei nostri virtuali quattro gatti-per scelta di facebook?
- Sì…
- E stai dicendomi anche che hai difeso Rifondazione e Vendola, con i quali non abbiamo nulla a che fare - a parte alcune amicizie personali -, perché lasciare la parola ai falsoni di Campo antimperialista (che lo sanno tutti chi sono) e ai boy scouts in età che si aggirano per la rete (e di cui quel tal F.M. aveva anche accodato un pezzo) non è ammissibile?
- Sì…
- Però stai dicendomi anche che hai cancellato quel F.M. PRIMA di condividere con gli altri il messaggio?
- Ecco…io… credo... era così grande la voglia di cancellarlo... che…
- E adesso che facciamo?
- ... ... ...
- D’accordo. Speriamo di rimediare scrivendo poche righe in bakeka.
- Facebook è un pantano.
- L’ho sempre sostenuto.

*********

Ci rendiamo conto che questa pagina è ferma da un pò. No, non siamo andati in vacanza (magari), è che non riusciamo a stare fermi noi. 
  A Napoli sono tutti impelagati con i differenti progetti avviati, di cui ormai sapete. Il pulmino sul litorale laziale della suola di strada
Poi siamo tutti belli non si ferma un giorno. I collettivi della Ritmo” funzionano a tempo pieno. A Roma stiamo organizzando un incontro per la fine di settembre. Pur non avendo personalmente bisogno di alcuna “appartenenza” (quando mai ne hanno bisogno gli anarchici?), abbiamo continuamente a che fare con tante persone che ci chiedono di offrire loro una qualche parvenza d’identità. Non possiamo farlo. Non ne siamo in grado e non lo vorremmo mai. Ciascuno ha la propria storia, spesso molto pesante; qui siamo tutti capitani, lo abbiamo ripetuto spesso. Tutti abbiamo consapevolezza di dove si trovi la barricata, lo spartiacque. C'è. Esiste. E’ quella cosa che ti fa dire NO davanti a chi preannuncia rovina. E  te l'apparecchia. E' anche ciò che impedisce di dare diritto di parola ai fascisti e ai portatori di ideologie razziste, maledette, assassine. Noi non siamo disposti, a nessun prezzo, ad allearci “anche col diavolo” e, dal momento che non siamo degli intellettuali, conosciamo i prezzi di queste non-alleanze. Prendiamoci invece le responsabilità delle nostre diversità.  Sergio
http://www.youtube.com/watch?v=B8VQnDxY8Yw

*********

UN PAIO DI GIORNI FA, PIU' O MENO A QUEST'ORA PARTE II

(2° Breve conversazione)
- Per me facebook sta a metà stada tra l'Isola dei Famosi e il gioco dell'aereo...
- ???
- Somiglia all'Isola dei Famosi perchè cercano di riciclarsi li' persone in crisi o che sono in calo di popolarità... vecchi attori... commedianti... comunitaristi... . Oltre a persone molto giovani che vorrebbero avere successo.
C'entriamo qualche cosa, noi, con tutti loro?
- Certo che no. Io, a volte, vorrei essere in calo di popolarità, almeno non dovrei rispondere a circa venti e-mail al giorno... più le richieste che mi vengono a fare direttamente a casa...
- Somiglia anche al gioco dell'aereo, sai, quello che circolava tanti anni fa e per il quale tu dovevi mandare diecimila lire a una serie di persone e poi te ne sarebbero arrivate altre diecimila e poi altre diecimila e ancora diecimila e giù, a valanga...
- Funzionava?
- Certo che no. Alla fine arrivava una montagna di soldi agli organizzatori del tutto e tu avevi solamente perso una quantità di diecimila lire. Ci sono caduti in tanti. Più che a Ustica. Nel caso di faccia-libro, al di là degli intrallazzi eonomici, c'è che tu magari pubblichi una cosa che dovrebbe arrivare a quattro amici virtuali (che a volte conosci e a volte no, ma sono tra gli amici di amici tuoi). Questi amici degli amici tuoi però non sono controllabili perchè hanno altri amici a loro volta e quando vai a leggerne i profili (ci ho perso una giornata intera), ci scopri il peggio del peggio. 
C'entriamo qualche cosa, noi, con questi giocatori di aerei virtuali? O con gli amici degli amici? O con certi che ti si dichiarano amici?
- Nulla di nulla. Mai posseduto diecimila lire da sperperare e, se è per questo, neanche da mettere da parte.
- Allora, per quale accidenti di ragione hai cominciato a pubblicarci i nostri filmati e le musiche dal nostro web?
- ... ... ... 
- Che cosa ti dovrei fare?
- ...in che senso?...
-  Senti, non sto scherzando. Abbiamo altri tam-tam non inquinati e funzionanti. Continuiamo con quelli.
- Va bene. Una canzone ogni tanto e qualche avviso per qualcuna tra le iniziative.
- D'accordo. E non parliamone più.

Post-discorso:
- Per me, anche V.O...
- Molto probabile. Il fatto è che nessuno sa più distinguere i cani e i porci. desso si inventano pure il Partito trans-nazionale”, visto che, in Italia....
- Trascendentale, vorrai dire. 
- Si', anche quello.
- Pensa a quanti compagni hanno creduto alla Rivoluzione d'Ottobre...
- Sai cosa mi piaceva, nel
dottor Zivago?
- Omar Sharif?
- No. La balalaika.
- Solo pensare a Lenin mi ricorda Kronstadt...
- Anche a me. Rimandiamola in rete. 
- Mettiamo un link oppure a tutta pagina?
- A tutta pagina.

"...per cantare l'Anarchia. Aspetterò domani, dopodomani e magari cent'anni ancora finché la signora Libertà e la signorina Anarchia verranno considerate dalla maggioranza dei miei simili come la migliore forma possibile di convivenza civile, non dimenticando che in Europa, ancora verso la metà del Settecento, le istituzioni repubblicane erano considerate utopie. E ricordandomi con orgoglio e rammarico la felice e così breve esperienza libertaria di Kronstadt, un episodio di fratellanza e di egualitarismo repentinamente preso a cannonate dal signor Trotzkji".
(Fabrizio De André, a Cesare Romana, in "Amico fragile" Ed.Sperling & Kupfer, Milano, 1999). 

special ri-edition

Quello che non troverete mai sui libri di scuola:

Kronstadt

                                                 “Tutto il potere ai Soviet e non ai partiti!” 


l’armata rossa attacca Kronstadt

Non solo la corazzata Potemkin...

“Tutto il potere ai Soviet e non ai partiti!”, e’ lo slogan che contraddistinse i rivoluzionari della flotta del Baltico, dalla loro ribellione contro lo zar alla repressione bolscevica che soffoco’ in un bagno di sangue la 4° Rivoluzione russa, quella vera, socialista e libertaria. Quella di cui mai si parla (e’ scomodissima a tutti), ma che permette di rileggere il secolo trascorso da un punto di vista differente e immaginare che le cose potrebbero andare, in un futuro non cosi' lontano, in tutt'altro modo. Il grido e l'esperienza drammatica di Kronstadt: “tutto il potere ai soviet e non ai partiti” esprimono l’impossibilità di realizzare una societa' libera se le classi subalterne vengono espropriate della facoltà di autogoverno.

Russia. Quasi immediatamente dopo la Rivoluzione d'ottobre, le misure antipluraliste adottate dai bolscevichi soffocano il potenziale  rivoluzionario. Rosa Luxemburg scrive, dal carcere, nel 1918: “La libertà solo per chi sostiene il governo, solo per i membri del partito per quanto numerosi non è libertà. Senza elezioni generali, senza un’illimitata libertà di stampa e di riunione, senza il libero dibattito tra le opinioni, la vita muore in tutte le istituzioni politiche, diventa vita apparente in cui il solo elemento attivo resta la burocrazia”.
Quindi, la liberta': o e' per tutti o non e'. Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, gli Spartachisti, pagarono con la vita le loro idee. Differenti, ma altrettanto belli e libertari dei marinai di Kronstadt, destinati a identica sorte per la loro “Rivoluzione dentro la Rivoluzione”.

ANTEFATTO
Di come la base navale della flotta russa nel Baltico arriva a divenire sede della piu’ importante rivolta antisovietica di 270.000 marinai e soldati convinti di essere altrettanto sovietici quanto i militari inviati per eliminarli.
Kronstadt, cittadella sull’isola di Kotline, nel golfo di Finlandia, concepita dallo zar come fortezza difensiva contro un possibile attacco dal mare alla capitale Pietrogrado. Nel 1905,  marinai e  abitanti dell’isola partecipano alla1° rivoluzione russa, ma ilconcepita dallo zar come fortezza difensiva contro un possibile attacco dal mare alla capitale Pietrogrado. Nel 1905,  marinai e  abitanti dell’isola partecipano alla1° rivoluzione russa, ma il loro ammutinamento non ha ancora alcuna particolarità rispetto a quelli di tutta la flotta (tra cui l’ipercelebrato incrociatore Potemkin). Per soffocare quei primi bagliori rivoluzionari, lo zar spedisce, a capo guarnigione dell’isola, l’ammiraglio Viren, col compito di ripristinare l’ordine tra marinai e cittadini, imponendo una disciplina severissima. Confidando nell' autoritarismo di Viren, fa anche trasferire a Kronstadt molti tra i piu’ accesi rivoluzionari, i piu’ irriducibili, per punirli e piegarli alla propria volontà. Questa mossa si rivela un boomerang, permettendo la diffusione e il confronto tra differenti idee di cambiamento radicale che, in seguito, germoglieranno nel processo rivoluzionario. La cittadina diviene punto d’incontro tra esiliati di varie correnti  rivoluzionarie: anarchici, bolscevichi, socialrivoluzionari di sinistra, menscevichi internazionalisti, massimalisti. La grande “piazza dell'Ancora”, dove si svolgevano le riviste militari, sara' luogo di scambio di idee e di esperienze per decine di migliaia di persone: uomini e donne, soldati, marinai, operai, e si trasformera', durante la Rivoluzione, in una gigantesca assemblea popolare quasi permanente. 

QUALCOSA STA ACCADENDO A KRONSTADT
Di come il signor Trotskij passa dal definire i marinai libertari di Kronstadt "onore e gloria della Rivoluzione" ...all'intimare loro: “Arrendetevi o sarete mitragliati come conigli.

La cittadina ribelle da' un contributo decisivo ad ogni sollevazione contro il governo provvisorio a Pietrogrado. Divenuta lo spauracchio di Kerensky, viene calunniata e accusata di eccessiva autonomia, separatismo, persino di accordi con i tedeschi. Marinai e operai di Kronstadt sbarcano il 4 luglio a Pietrogrado per appoggiare alcuni reggimenti ribelli  (tra i soldati che rifiutano di andare a combattere, 12.000 sono di Kronstadt). Bandiere rosse e nere, parola d'ordine “Tutto il potere ai soviet! Via il governo provvisorio!”, tentano un’insurrezione popolare che fallisce soprattutto per la scarsa partecipazione dei bolscevichi, non interessati ad una rivolta di cui non hanno ancora la guida. Gli abitanti della cittadella riescono pero' a  dimostrare - anche ai marinai della flotta del mar Nero - di stare realizzando una vera rivoluzione sociale. Il tentativo di Kerensky di portare via dalla piazzaforte tutta l’artiglieria pesante, col pretesto delle  “esigenze militari”, non riesce (si tratta di un'artiglieria del tutto inutile al fronte, indispensabile invece per difendere la base navale da un eventuale attacco della flotta tedesca), ma  rende chiaro a tutti che il governo provvisorio, pur di battere il movimento popolare e quello di Kronstadt, e' disposto anche al tradimento. La resistenza della cittadella induce al compromesso della rinuncia ai cannoni in cambio di un piccolo distaccamento di marinai per il fronte. Ma i libertari portano al fronte... il “contagio di Kronstadt” e la cittadella diviene, per lavoratori e soldati, garanzia di purezza rivoluzionaria contro l’infido potere del governo provvisorio. E' qui che si reclutano e si addestrano le forze rivoluzionarie e vengono gettate le basi dell’autogoverno popolare. Delegazioni operaie e contadine arrivano per chiedere aiuti, informazioni, consigli; rivoluzionari isolani percorrono la Russia spingendo popolazioni di  citta’ e villaggi a ribellarsi, impadronirsi delle terre, autogovernarsi. Tutto cio' indebolisce Kerensky e rafforza sulle masse la presa dei bolscevichi che,  facendo propria la parola d’ordine libertaria “Tutto il potere ai Soviet!” la  trasformano in: Tutti dietro i bolscevichi per realizzare il potere dei soviet!”. E' la parola d'ordine che favorisce la crescita, l'adesione e l'appoggio di milioni di persone.
Nel 1917, il soviet di Kronstadt  e' tra i primi a costituirsi, distinguendosi subito per il proprio radicalismo rivoluzionario. A primavera, la cittadella dichiara la propria indipendenza e proclama la repubblica di Kronstadt, rendendo evidente la propria diversità dall’allora moderato soviet di Pietrogrado e soprattutto l’orientamento all'autogoverno, anticentralista e federalista (provocando imbarazzo tra i bolscevichi dell'isola e critiche da quelli della capitale). In prima fila durante le giornate di luglio, eroici contro il tentativo reazionario di Kornilov a settembre, pienamente coinvolti nella rivoluzione del 1917, Trotskij non puo' che definire “onore e gloria della Rivoluzione” i libertari di Kronstadt. Dopo ottobre pero', essi rafforzano l'organizzazione che hanno scelto di darsi attraverso una fitta rete di comitati popolari di palazzo, di rione, di officina, di unità militari e navali che, intrecciandosi col soviet, ne articolano l’attività, includendo un' iniziale socializzazione dell’orticoltura.
Nel 1918: la svolta. Il soviet di Kronstadt denuncia la dura repressione degli  anarchici (aprile) da parte del soviet di Mosca. In nome del programma bolscevico “tutto il potere ai Soviet”, fa piazza pulita di emissari e gerarchi bolscevichi esautorandoli dalle funzioni direttive, convoca nuove assemblee, elegge veri rappresentanti del popolo. La quasi totalità dei comunisti locali aderisce al movimento libertario e i capi bolscevichi, i burocrati, la polizia politica, sono isolati. L’assemblea popolare di Piazza dell’Ancora emette provvedimenti tendenti ad abolire ogni privilegio. Il primo riguarda le abitazioni. Un censimento rileva decine di persone ammassate in tuguri fatiscenti, moltissime case vuote e altre, spaziose e sontuosamente arredate, abitate da funzionari di partito, dirigenti e burocrati che ricevono rifornimenti alimentari e stipendi speciali. “La proprieta’ privata, per ciò che concerne  i beni fondiari e gli immobili, è abolita”. Gli appartamenti vengono ridistribuiti secondo le effettive necessita' della popolazione. La rappresentanza bolscevica al soviet locale, passata in 3 mesi da quasi meta' a meno di un terzo, a vantaggio delle altre organizzazioni rivoluzionarie (anarchici, socialrivoluzionari di sinistra, socialrivoluzionari massimalisti, menscevichi internazionalisti) osteggia tali decisioni e, dopo battaglie durissime in merito all'iniziale socializzazione di immobili e servizi urbani, chiede aiuto a Mosca. Il regime sovietico non accetta autonomismo decisionale e reagisce con la “bolscevizzazione” dei soviet (luglio 1919), cioe' espellendo tutte le componenti d’opposizione (continuando a cercare di garantirsi dal pericolo libertario attraverso le calunnie e indebolendo il peso militare e politico della piazzaforte del Baltico, i cui marinai e soldati vengono richiamati in gran numero sul fronte della guerra civile e allontanati per utilizzarli per la propaganda). 
La conclusione della guerra civile non pone pero' fine alle misure eccezionali adottate dal governo bolscevico. S'inasprisce invece la repressione degli oppositori politici e ogni democrazia (intesa proprio come: governo del popolo) resta soppressa. Nella capitale, il regime dei razionamenti, dei commissari e della Ceka e’ sempre piu' insopportabile e, a febbraio 1921, ci sono scioperi in parecchie officine. La delegazione inviata dai libertari di Kronstadt  per raccogliere informazioni su cio' che accade trova una città ingessata dal controllo della Ceka, che presidia le fabbriche: solo uno, tra operai muti, intimiditi dalle domande, denuncia la totale soppressione di libertà e il potere pervasivo dei commissari. Il rapporto della delegazione di fronte agli equipaggi riuniti della Sebastopol e della Petropavlovsk (le corazzate di stanza a Kronstadt) indigna i marinai che, a termine di un'assemblea pubblica alla quale prendono parte 15000 persone, approvano (quasi all’unanimita’, con 2 sole astensioni) una  risoluzione in 15 punti. Sono presenti, accolti con onori ufficiali, anche 2 inviati del partito bolscevico: Kuzmin e il Presidente Esecutivo della Repubblica Kalinin, che esprimono immediatamente l’opposizione del partito accusando i marinai di essere dei controrivoluzionari e promettendo loro una dura repressione.
E’ il 1° marzo 1921. La rivoluzione di Kronstadt , la 4° Rivoluzione russa, sociale e libertaria. Non piu’ solo contro lo zar, né contro i traditori, ma sempre per il socialismo e stavolta contro il potere bolscevico.
Il 2 marzo, la cittadella è totalmente nelle mani degli insorti.

La campagna bolscevica  fa circolare a Pietrogrado solo i nomi di fantomatici ammiragli zaristi che sarebbero a capo della rivolta contro le conquiste della rivoluzione d’ottobre. Un crescendo di menzogne, anche dai muri delle principali citta’, denuncia il “tradimento” del soviet di Kronstadt. I libertari si difendono dalle Izsvestija dell'isola e smontano ogni accusa negli appelli radio. Rivendicano il carattere socialista delle loro idee (potere ai soviet, liberta’ e difesa delle conquiste rivoluzionarie), ma non riescono ad estenderle per lo strettissimo filtro d’isolamento imposto all'isola dai bolscevichi nel timore che altri, nel resto dell’Unione, possano ribellarsi all’autoritarismo e allo statalismo di Mosca. Centinaia di bolscevichi di Kronstadt escono pero' dal partito e si schierano con l’insurrezione. Il tentativo di mediazione di Emma Goldman e Alexander Berkman, naufraga. I capi del partito bolscevico sanno che è in gioco il loro potere in tutta la Russia, perche’ la vittoria di Kronstadt puo’ significare l’estendersi in tutto il paese della rivoluzione sociale libertaria. Rinnegano ogni parola d'ordine sull'autodeterminazione popolare e decidono di soffocare nel sangue la ribellione dei marinai, dei soldati, degli operai di Kronstadt. Un manifesto a firma Lenin e Trotkij avvisa: “Arrendetevi o sarete mitragliati come conigli.
7 marzo1921, ore18,45. L'Armata Rossa guidata da Trotkij, al comando di Tuchaèevsky (poi vittime di Stalin) inizia a bombardare la cittadella.         

BEATI I POPOLI CHE NON HANNO BISOGNO DI EROI (Bertolt Brecht)
Di come il signor Trotskij (e non solo), ordina di distruggere la vera avanguardia  della Rivoluzione russa: marinai, operai, soldati, uomini e donne che anticipano i lineamenti della futura rivoluzione sociale libertaria.
Truppe bolsceviche, reparti della “Ceka” e “Kursanti” attaccano sulle piste gelate, ma la  “conquista d'assalto” diventa una logorante guerra di posizione perche’ tutta la popolazione di Kronstadt partecipa ad un’eroica Resistenza, combattendo fino alla fine. Vengono organizzate infermerie, sale operatorie, comitati per i munizionamenti e l’approvvigionamento. Donne, ragazzi, fanno la spola tra città e linea di combattimento, raccolgono feriti, portano rifornimenti. Furia, ferro e fuoco sui rivoluzionari; cadaveri di soldati bolscevichi sul ghiaccio del golfo di Finlandia, mentre tentano l'avanzata verso l'invincibile cittadella. Proprio nei giorni in cui il 10° congresso bolscevico abolisce la requisizione forzata delle derrate alimentari (accettando cosi' alcune proposte del soviet di Kronstadt) e proclama la NEP (nuova politica economica). Solo 60.000 uomini e 12 giorni di scontri feroci permettono alle truppe di Mosca di aprirsi un varco attraverso la “Porta di Pietrogrado” (il punto piu' debole: Kronstadt e' dotata di artiglieria fissa per essere difesa verso il mare, non dalla parte della capitale). Il commissario Dybenko ha l'ordine di agire radicalmente, senza debolezze. La lotta e’ senza tregua, casa per casa, si uccide chiunque capiti sotto tiro, anche chi si arrende e i familiari presi in ostaggio. I bolscevichi fanno capitolare la cittadella rivoluzionaria il 17 marzo, distruggendo il fior fiore dei rivoluzionari russi: migliaia di rivoluzionari, operai, marinai, soldati, donne, uomini, ragazzini, trucidati da plotoni d’esecuzione o, piu’ tardi, consegnati ai tribunali e alle sezioni della Eeca per essere massacrati senza processo nei sotterranei della polizia politica. Il soviet di Kronstadt, che aveva osato innalzare la bandiera della liberta' e dell'autonomia proclamando: “Tutto il potere a i soviet e non ai partiti” viene sostituito da una troika di commissari bolscevichi, che saranno attentissimi a disperderne anche la memoria.
Il giorno seguente, 18 marzo 1921, il partito centrale dei bolscevichi celebra il 50° anniversario della Comune di Parigi e sancisce la caduta della cittadella, ponendo fine al sogno libertario,
espressione del popolo, non dei partiti e della burocrazia.

Generalmente, si riconoscono alla Rivoluzione di Kronstadt  i limiti (e la forza) dell’essere stata parte integrante della Rivoluzione russa. Da cio': la fiducia assoluta nell’insostituibilità dei soviet, considerati l'unico possibile strumento; la poca considerazione della centralita’ delle socializzazioni,  che pure caratterizzavano la vita della cittadella, con la coltivazione collettiva degli orti urbani e una fitta rete di comitati: di caseggiato, di fabbrica, di unità militari (i 15 punti rivendicano liberta' elementari, ma non trattano aspetti direttamente inerenti all’autogoverno);  il fatto che si tratto' di una Rivoluzione socialista con ideale libertario, anticentralista e federalista, ma non di una rivoluzione anarchica, perche' ci si batte’ per costruire uno Stato libertario in mano ai lavoratori, non per la distruzione dello stato in quanto tale. Gli anarchici erano profondamente radicati a Kronstadt. Anatoly Lamanov, piu’ volte eletto delegato ai congressi panrussi dei soviet, dirigeva il giornale del soviet locale (Jzvestija di Kronstadt) e, nel '18, gli anarchici erano la 2° organizzazione al soviet, appena dietro i bolscevichi. Molti dei 15 punti vengono da loro idee, discusse a “Piazza Ancora” con tutta la popolazione, cercando sempre nuovi spazi libertà nonostante l’autoritarismo bolscevico. Gravissima fu la mancata estensione territoriale, non riuscire a coinvolgere nella Rivoluzione realtà esterne all’isola. Con evidenti responsabilità bolsceviche, a Kronstadt si ripeté il dramma storico di gran parte delle rivoluzioni libertarie (dalla Comune di Parigi nel 1871): l’isolamento dei rivoluzionari, tra le cause principali della sconfitta dei loro ideali. Mal'esperienza di Kronstadt evidenzia ed insegna molte cose. Tra esse:
- l'impossibilta' di realizzare il socialismo se persiste l’esistenza di classi subalterne esautorate dalla facoltà decisionale;
-
il valore della preparazione della Rivoluzione che, per nulla improvvisata, sorse da scontri e confronti durati lunghi anni tra avanguardie rivoluzionarie con posizioni distinte, in discussioni aperte sulle strade che la Rivoluzione poteva seguire;
- l'ipocrisia di chi sostiene che la repressione di una Rivoluzione libertaria sia, a volte, una  “tragica necessità”. Non lo e' mai. E' un crimine (commesso, nello specifico, per il mantenimento del potere da parte dei bolscevichi, il cui statalismo, nel generale ripiegamento dell’ondata del 1917, li aveva portati a concepire solo se’ stessi come garanzia della vittoria rivoluzionaria. La pacifica  rivoluzione di Kronstadt  metteva in discussione il principio stesso di partito-guida, ma i bolscevici  rovesciarono la consegna argomentando che non potesse esistere un potere sovietico senza il loro partito);
- il fatto che solo le masse possono spontaneamente e consapevolmente decidere di mobilitarsi per la loro liberazione, e nessun partito, ne' avanguardia, tantomeno uno Stato, può sostituirsi a esse e stabilire l’inizio di una Rivoluzione;
- il fatto che il socialismo deve essere anarchico. La proclamazione della repubblica espresse tensione anticentralista, federativa e antistatalista. Opponendosi all'eccessiva concentrazione del potere nell’apparato centrale, si mirava a disarticolare e rendere leggero lo Stato, a uno Stato-non Stato che non si estingua all’estinguersi delle classi, ma che (pena la ricostruzione di classi oceti dominanti) sia predisposto a estinguersi in breve tempo. Cio’ si rivelo'  impossibile. Lo Stato non morira' mai di morte naturale. Qualsiasi tentativo di sostituirvene un altro e' destinato a produrre aristocrazie operaie, contadine, urbane, proletarie, intellettuali che difenderanno sempre i loro privilegi, anche a prezzo del tradimento della Rivoluzione stessa. Lo Stato va percio' abbattuto e superato dalla Rivoluzione nel suo stesso svolgersi e sostitituito immediatamente, senza passaggi intermedi, da un autentico governo del popolo. 

Avevamo già raccontato questa storia nel 2008. Perche' abbiamo scelto di pubblicarla di nuovo, oggi? Perche' ha piu' attinenza col nostro presente di quanto non sembri. In che senso? Non saranno vicende troppo lontane nel tempo?

No, non lo sono.
Valgono le stesse considerazioni:

Innanzitutto, al di la’ dei fatti storici, inconfutabili, questa storia e’ tabu’, al massimo e' utilizzata dalla destra per gettare discredito sul comunismo e convincere lungo tutto il circuito “dai mass media alle masse medie” della cattiveria profonda dell'ex regime dell’URSS. Quindi, non sarebbe permesso parlarne a meno che non si sia sostenitori della tesi in verita' parecchio bizzarra che i comunisti mangiano i bambini (...e gli anarchici? Divorano le bambine?). Noi ne parliamo perche’ siamo anarchici e, come tali, auto-autorizzati a discutere di cio’ che preferiamo e a dire con sincerita’ quello che ci passa in mente.
Premesso questo, pensiamo molte cose. La prima ha a che vedere con il potere. Quello che non riusci’ ai marinai di Kronstadt fu di operare nella liberta’ per la liberta’. Spiego. Non si trovavano in una condizione di liberta'.

a) La griglia ideologica della rivoluzione russa del 1917, pur tradita e mistificata durante e dopo di essa, aveva maglie strette. Non era permesso confutare sul terreno ideologico tutta la serie di comandamenti che Lenin ricavo’ dai testi di Marx ponendoli a corpus ideologico della Rivoluzione che architetto’. Provarono a farlo gli Spartachisti e infatti furono eliminati. Mai ne sarebbero stati in grado le contadine e i contadini russi, che sapevano della semina e della mietitura, della notte, del giorno, dell'Amore, della fame, del freddo, di molte cose, ma non  potevano che affidarsi a parole d'ordine molto concrete e prive di ambiguita' ed equivoci.
Ma, una Rivoluzione, ha davvero bisogno di un corpus dottrinario? No. E’ proprio l‘ultima cosa della quale ha bisogno. Gli strumenti interpretativi e di costruzione del reale non possono essere un insieme codificato di ragionamenti,  metodi dialettici o meno, tecniche o tecnologie tipo: “Rivoluzione: come si fa. Istruzioni per il montaggio e l’uso”. Insomma, la Rivoluzione non e' una cosa che te la vendono all'IKEA e ti ritrovi pieno di bulloncini che dovrebbero servirti a dare vita all'oggetto e invece te ne avanza sempre qualcuno che riponi gelosamente da qualche parte perche “mai si sa”. In una Rivoluzione non si risparmia e non ci si risparmia. Quello che puo’ andar bene per un bricolage d’accatto, prodotto con maestria da vittime bambine all'altro capo del mondo e assemblato malamente da te che fai finta di dimenticartelo, non funziona nel campo umano e sociale. Li’ valgono altre cose. E vale, in primo luogo, proprio tutto quell’insieme di pensieri, sogni, slanci, desideri, aspettative, Amore, coraggio, passione, volonta', capacita’ di sentire in grande, coerenza, poesia, capacita'-necessita' di rappresentarsi il mondo in un altro modo e radicalita’ che va di solito sotto il termine (poco comprensibile, ma usato sempre in senso dispregiativo) di “pre-politico” e “pre-categoriale”. E' proprio l'insieme appena indicato quello che permette di uscire dall’intrico noioso/odioso dei ragionamenti da bar, degli improperi “tanto per”, oltre che dall’impotente sfogo isterico delle bocciofile, degli sproloqui di sapientoni che vogliono analizzare con strumenti chirurgici il chirurgo e, per loro, sono tutti venduti, fascisti o utili idioti tranne che - ovviamente - se' stessi. Permette anche di scivolare fuori dall’ingenuita’ di chi ci casca perche' rincorre ad ogni costo un maestro (unico e' meglio) e di schivare l'approvazione dei fascisti che ci si nascondono dietro. Non solo le Rivoluzioni non si scrivono a tavolino e non si consumano tra un aperitivo e l’altro, ma neanche sono faccende virtuali. In questo senso, il web di Osteria serve unicamente a mettere in contatto differenti persone (una piazza dell'Ancora per rivoluzionari), a scambiare pensieri e a far circolare messaggi in codice e in un certo ordine/disordine che – non a caso – viene colto nella sua interezza non dagli intellettuali ne’ dagli abitueè di internet, ma proprio dalle persone alle quali intendiamo rivolgerci e che continuano a scriverci sopra. Come a dire che il “virtuale” e' solo uno strumento che si puo' scegliere di utilizzare e stando bene attenti a non  esserne (magari inconsapevolmente) utilizzati. Lunga digressione.
Torniamo al potere.  Il problema e’ li’. E' assai probabile che “il potere nasce dalla canna del fucile”, ma finche’ si continua a ragionare in termini di “potere”, immaginando che la soluzione di ogni male stia nella sostituzione di un potere con un altro, non si arrivera' da nessuna parte. Perche’ il problema non sta in chi tiene i fili (ozioso discutere chi ne abbia pieno diritto e chi no), ma nell'apparente paradosso per il quale nessuno possiede alcun diritto di reggerli e, al tempo stesso, tutti hanno diritto alla propria vita e ad esercitarvi il diritto di esistere e di essere se stessi, cioe’ individui liberi, in grado di dispiegare in totale il proprio potenziale di creativita’, intelligenza e Amore. Il diritto alla felicita' non e' secondario, e' sacrosanto.
Un po’ piu’ difficile? Si’. Molto piu’difficile.

b) Possono bastare slancio, passione, radicalita', coraggio etc. per cambiare un mondo che non ci piace e dove scegliere di vivere diventa, ogni giorno di piu', un atto eroico?
Si.
Possono bastare. Se sono autentici, sentiti sulla pelle e con tutto il proprio essere, se la rabbia e' vera e i sentimenti non sono quelli comandati dal buonismo, dal decalogo delle tavole della legge (delle leggi, quali che siano) o quelli indotti da chi ha interesse a scatenare terrore, gettando a piene mani semi tanto micidiali quanto un'atomica nel giardino di casa.

I marinai di Krondstadt non riuscirono a portare avanti il loro programma libertario perche', della Rivoluzione d'ottobre, erano parte integrante e fondamentale. Quando compresero di essere stati utilizzati e poi traditi e fu evidente che le loro idee e le socializzazioni iniziali che andavano realizzando non corrispondevano a quanto veniva ordinato loro di fare, era troppo tardi perche' un potere di Stato ne aveva sostituito gia' un altro. Possiamo immaginare che nella grande fucina di Piazza dell'Ancora avrebbero prevalso gli anarchici - come infatti accadeva - ma e' chiaro quanto lungo e doloroso debba essere stato per tutti gli insorti il processo di prendere totalmente le distanze dall'idea di Stato.
Oggi, non assistiamo allo smascheramento di alcuna Rivoluzione tradita, ma ci troviamo in una situazione anche peggiore perche' subdolamente e vischiosamente avvolgente. La lunga vittoria conseguita per tantissimi anni dal capitalismo praticamente in tutto l'occidente (con oasi sulle quali si potrebbe a lungo discutere, ma sarebbe fuori contesto), non regge in alcun modo sul potere politico-economico, ma su una trasformazione dell'essenza ultima delle persone che a tale potere si aggrappa, si vende, si mercifica, in tal modo giustificandolo. Non stiamo delirando: se il potere politico-economico stradomina, e' perche' si continua a permetterlo e si continua perche' si e' indotti a farlo da tutta una serie di meccanismi fatti passare per “naturali”, ma che non lo sono affatto. Sono invece agenti attivi che operano modificando le coscienze e le caratteristiche di coloro che “sono destinati” ad essere sottoposti. Questo tipo di trasformazione e' l'arma vincente, un'atomica fatta esplodere nell'anima della gente, riducendo a frantumi molecolari coerenza e consistenza dell'essere. Non sono esagerazioni, e' la realta' che viviamo, o meglio: “l'illusione di realta'” nella quale ci fanno credere di “esistere”. E la prova (semplicissima) che le cose stiano veramente cosi' e' data dal fatto stesso che non state per nulla sobbalzando sulla vostra sedia, ma continuate a leggere come se stessimo raccontando una favola di Natale. Naturalmente, noi continueremo a cercare di disintegrare le vostre sicurezze, non perche' ci riteniamo in alcun modo superiori a nessuno, ma perche' siamo convinti che, se non si affronta questo nodo e si inverte la rotta, ritrovando l'umano dentro l'umano e liberandoci di paure e zavorre, non ci sia davvero molto da fare se non ritirarci in un ecologico, bucolico bunker-ospizio-sagrada famiglia etc. e rinunciare. Ma non siamo fatti cosi'.
Non abbiamo paura ne' dell'isolamento ne' di dare la vita per contribuire, anche con una goccia piccolissima, a lasciare una testimonianza di vita (male che vada, se ne avvantaggeranno i marziani, quando conquisteranno la Terra o, in Italia, il pronipote di Piero Angela, ma fa nulla perche' c'è di peggio). Non abbiamo bisogno di controllori (ne' interni, tipo: super-io rigidi), ne' esterni, poi interiorizzati  (tipo: regole, leggi, dottrine, dogmi, polizia etc.).
Non abbiamo bisogno di Stati, ma di cambiare radicalmente lo stato delle cose. Oggi invece, non solo gli Stati continuano ad affliggerci, ma vengono rinfocolati nella loro esistenza da quelle aree sociali (o truppe d'invasione delle menti altrui) che vanno sotto il nome di destra e di sinistra (correttamente interpretando il termine: “destra” e usurpando il termine “sinistra” -  vero scippo semantico oltre che operazione da condor, da avvoltoi e da jene - ai tanti che sono caduti e continuano a cadere da eroi nelle varie Resistenze del mondo).
Da “sinistra” perche' (ad esempio) il fatto che ai Palestinesi non venga riconosciuto il diritto ad uno Stato e' considerato causa della loro tragedia e perche' (altro esempio) c'e' persino chi immagina che Stati forti possano contrastare il potere degli USA e, totalmente privo di fiducia nelle masse - nel genere umano, direi - immagina che solo scontri tra Stati (forti) possano offrire spiragli per una Rivoluzione (i marinai di Kronstadt avrebbero molto da obiettare al riguardo, ma, essendo stati sterminati uno dopo l'altro dai capi della Rivoluzione resa possibile dallo spiraglio apertosi proprio tramite una guerra, non possono, ovviamente, rispondere).
Da “destra” perche' Stato-polizia-esercito-sicurezza-governo forte-golpe militare etc. etc. etc. E vai cantando: onore-dignita'-patria-nazionalita'-nazionalismo-fascismo-nazismo-razzismo-comunitarismo, etc. etc. etc..
Non subiamo alcun fascino della divisa. A noi le divise fanno schifo, che siano quelle della madama italica o quelle indossate dall’Armata Rossa. Non di meno, non e’ che si sia incapaci di cogliere le differenze (con pennacchio, senza, etc.), e’ proprio che le divise andrebbero abolite. Non fosse altro che per la ragione che il potere le considera ancora cosi' utili che pensò di reintrodurle - piccolo esempio, nella nostra provincia Italia - persino sotto forma di grembiulini scolastici. La giustificazione ipocrita: “cosi’ nessuno provera' imbarazzo perche’ non potranno cogliersi le differenze tra chi ha un maglione di marca e chi non puo’ permetterselo”. Praticamente, la franca ammissione che lo Stato (nessuno Stato) si pone il problema di operare in modo che ciascuno abbia identica possibilita’ di scegliersi il  pullover che preferisce. L'importante e' rendere tutti “in apparenza” uguali, nascondendo le magagne sotto un’“apparente” uniformita’ (magagne riciclabili, comunque ritirate fuori quando conviene, se conviene, da coloro ai quali conviene). “Apparenza” anche perche’ cosa sara’ di uno studente o dell’altro, al termine degli studi, dipendera’ dal conto in banca dei genitori e dagli agganci familiari o mafiosetti che riuscira’ a procurarsi e a far valere. Non a caso, il futuro “professional-economico” dei propri figli - non la loro felicita' - e’ tra le prime preoccupazioni di quella “sagrada famiglia” che celebra annualmente la propria festa e che rinserra, oggi come non mai, le proprie fila e i propri portafogli perche’: “c’è crisi, non si puo’ sperperare”. Chi e’ dentro e’ dentro e chi sta fuori e' fuori. Noi stiamo fuori, per fortuna, e sotto un cielo di stelle (rosse e nere). E “Vissi d’Arte, vissi d’Amore” possiamo cantarlo, suonarlo e sottoscriverlo.
Mica poco. Non e' roba che si mangia, lo sappiamo, ma poco non e'. Almeno, se dovremo buttarci, lo faremo “tra l'angioli de Castello”, come si dice a Roma, e visto mai che ci spuntino, proprio all'ultimo-ultimo, un paio d'ali. 
L’Armata rossa, dunque, ci fa lo stesso effetto dei cori patriottici alla Fratelli d’Italia (o d'I-taglia, proprio nel senso di WANTED, WANTED, WANTED sotto una non qualunque fotografia e giu’ una cifra con tanti zeri da riempirci i forzieri di tutti gli zar di Russia da quando li inventarono a quando decisero che non andavano piu’ di moda).
Ci fa anche lo stesso effetto che sicuramente fece ai libertari di Kronstadt mentre la vedevano avanzare tra i ghiacci della Finlandia decisa a massacrare e disintegrare la loro vita, le loro conquiste e la loro autonomia. Davvero beato quel popolo che non ha bisogno di eroi. Eppure, non ne esiste uno, ne' e' mai esistito. Se ci dimentichiamo di tutto questo, oppure lo nascondiamo tra le “magagne” della storia o dietro l'ipocrita, ineffabile espessione: “i panni sporchi si lavano dentro casa”, non faremo un passo in avanti. E il ’68? E gli anni ’70? E tutte le persone che sono morte? E i compagni che hanno trascorso una vita in galera? E quelli che ci marciscono ancora? E quelli caduti sotto i colpi della polizia? E quelli volati fuori dalle finestre (alcuni, per loro decisione; altri, perche’ commissari nervosetti - oggi eroi della patria loro - hanno deciso di scaraventarceli)? E i milioni di morti innocenti? E i combattenti per la liberta' Palestinesi, Iraqueni, Pakisthani, Afghani, Kurdi, Africani, Sud-Americani, Indiani e di ogni parte del mondo? E me stessa? E tu che mi stai leggendo mentre scrivo e la carezza s'è fermata, lieve, sulla mia spalla e attende una risposta che non ci fulmini entrambi nello stesso istante? Non ho risposte, oltre alla citazione di Brecht. Ho solamente tante domande.
La prima e', piu' che altro, una speranza: che ci scrivano, da ora in poi, solo Marinai, Pirati e Poeti. E senza alcuna paura di essere tali, ma andandone orgogliosi.
La seconda e' una richiesta: tieni, tenete i libertari di Kronstadt in un angolino della memoria. Insieme a tutti quegli eroi di cui, purtroppo, c'e' ancora bisogno.
Le altre? Ne parleremo alla prossima occasione.

****************

A grande richiesta, pubblichiamo nuovamente anche la nostra idea di stato, splendidamente sintetizzata dalla prof. A.P.Penna

Dopo questo, riprenderemo i nuovi contributi.


LO STATO E' SOLO UN PARTICIPIO PASSATO

Ciao, ragazzi! Vi parla col megafono la prof. A.P.Penna. Dovrei essere in sciopero, ma sono un’obiettrice di tutto e preferisco iniziare il mio ciclo di lezioni piuttosto che chiedere qualche cosa allo stato. Inizio proprio da questa definizione:
STATO.
Il mio motto (per chi si mettesse in ascolto soltanto ora) e’:
Lo stato e’ il participio passato del verbo essere”.
Dedichero' questo mio contributo a spiegarvi  perche’.
a) Come puo’ essere ancora in vita una cosa che e’ “gia’ stata”?
b) Come si puo’ essere cosi’ anacronistici da riferirsi a un participio “passato”? Un participio che poi, tra l’altro, ha sempre diviso – mai unito - (dal latino: par-tire. In inglese: “partition”) e ha diviso, di regola, in parti disuguali?
c) Come gliele chiediamo le cose a uno che e’ “stato”? Col bicchierino? Cosi’ come quando cercavano Moro a Gradoli perche’ lo aveva detto la medium invece che a via Gradoli? (per inciso, era presente anche Prodi alla seduta spiritica). “Sui monti della Tolla, oh, oh”. E infatti, il massimo che trovavano erano le more. L’esercito tutto, impegnato a raccogliere frutti di bosco nel “posto delle more”. Scenetta bucolica.
Questi sono gli “stati” e i loro apparati. Quando ci si rivolge a loro trovano quello che vogliono trovare. (A casa mia, quella, fu l'epoca dei
materassi viaggianti”. Gli armigeri avevano il pemesso di entrare in tutte le abitazioni e i compagni dormivano una notte qua e una la' per non farsi “beccare un volantino qualsiasi, una rivista, qualunque oggetto innocuo e perciò stesso: sospetto). Vale anche per le soluzioni. Non si trovano quelle che non si vogliono trovare. Quando ci si rivolge a un participio passato, pure imbroglione nel dividere le parti, non si ottiene nulla. La testa al padrone di casa, le ali ai figli, il petto non me lo ricordo e il sedere alle donne che, tanto,  devono solo stare sedute a cucinare.
Neanche col fai da te si ottiene nulla, ci si diverte un po’ di piu’ e basta. Nè con le sedute spiritiche (che neanche se per miracolo vi dovesse apparire Che Guevara riuscireste a comprendere qualche cosa di quello che vi direbbe. E vi vergonereste tutti un bel po').
Non con i vocabolari bugiardi.
I vocabolari pero’ insegnano tanto, se uno li sa leggere.
Anche piu’ della grammatica, perche’ si va alla radice delle questioni. Ed e’ gia’ un primo passo.
Il Palazzi-Folena, pag. 1764, per chi non conoscesse l’ordine alfabetico, ma solo i numeri (perche’ abituato a darli o perche’ gli battono i pezzi) esordisce:
STATO: lat. Status, fine sec. XIII .S.M. (che sta per: sostantivo maschile).
Insomma, si vorrebbe credere all'esistenza in vita di in una cosa del 1200 e per di piu’ declinabile solo al maschile?
Aoh! Ma che vi siete fumati? E si vorrebbe pure chiedergli qualche cosa, fargli una rivendicazionuccia anche da nulla? E come lo contattiamo (ammesso che voglia essere contattato)?  Col solito bicchierino?
Proseguo nella lettura del vocabolario:
1. lo stare; l’atto dello stare fermo, in quiete.
Quindi, si vorrebbe chiedere di trasformarsi a uno che, etimologicamente parlando, per sua stessa essenza, sta fermo? E che se ne sta pure in quiete, bello bello e non gli va d’essere disturbato? Insisto: oh bischeri, ma che vi siete fumati?
2. situazione, condizione, modo di essere.
Qui si va proprio sul metafisico. Volete mettervi a parlare con i modi d’essere? Ma che vi siete…(come sopra)?
La cosa piu’ interessante sono pero’ gli esempi che illustrano i diversi significati attribuibili a questo concetto metafisico datato XIII secolo, maschile e quieto quieto. Sono tutti esempi negativi. Uno positivo non c’è neanche se te lo vai a cercare col lanternino. Ecco qui:
stato pietoso; s.caotico; s.emotivo; s.di allarme; s.di agitazione; diagrammi di stato (che sono quella cosa grafica con la barretta nera che va sempre a scendere); in cattivo stato; s.febbrile;  s.ansioso; s.depressivo; s.selvaggio;
s.di colpa; s.di peccato; s.di fermo; passaggi di stato (si allude a trasformazioni della materia: pericolo massimo, si puo’ arrivare pure alla guerra nucleare); s.sacerdotale; s.clericale; s.di guerra; s.di assedio; s.fallimentare; s.di famiglia; s.professionale; doveri del proprio stato; s.di grave indigenza; s.dipendente; s.di emergenza; s.finale;
Quando si arriva all’ultimo esempio: “stato della popolazione”, ce n’è abbastanza per immaginarselo.
E voi, o grulli, vorreste tenere in piedi un bigotto clericale paranoico in perenne allarme, in preda a caos emotivo e agitazione motoria, con una barretta a scendere, oberato da sensi di colpa e di peccato, guerrafondaio, che giocherella con le atomiche, fallimentare per definizione, ancora dentro l’istituto “famiglia” e che vi mette in stato di fermo di polizia in quattro e quattr’otto, vi desidera dipendenti e indigenti gravi perche’ è dipendente e indigente grave lui, o vi impone il dovere di lavorare (non si accenna ai diritti) e si inventa emergenze a tutta callara? Cosa potreste mai domandargli? Perche’ non porre fine alle sue terribili sofferenze di “stato finale”? Urge un atto di pieta’, un’eutanasia.
Ora entriamo nel “cuore” dell’oggetto. Sempre la signora Palazzi e il signor Folena dicono:
3. T.str. ceto, classe, categoria sociale, rif. in part. Alla Francia prerivoluzionaria.
Aoh? Ma stiamo veramente scherzando?
Prerivoluzionaria...non avevano nemmeno ancora inventato le ghigliottine! Per gli stati bastano i roghi. Un bel falo' e non se ne parla piu'. Saluti vivissimi a Giordano Bruno che tanto ci piace e poi a tutti noi. Segue tutta una serie di specifiche che vanno da: “quarto stato” termine che designa il proletariato “accanto” alle classi della nobilta’ (qualcuno vuole starci accanto?), del clero e della borghesia (idem, anzi: peggio), fino a: “S’è riunito l’intero stato maggiore dell’esercito, della difesa, della marina dell’aereonautica e l’insieme dei servizi che ne fanno parte”. Vale a dire: un GOLPE MILITARE in piena regola. E lo volete pure avallare? Ci volete venire a patti? Ma che vi siete... (c.s.)?
4. Attenzione: qua si smaschera tutto. Al punto 4. viene riconosciuto che cosa sia veramente lo stato.
Palazzi e Folena scrivono:
T.pol. L’organizzazione giuridica coercitiva di una determinata comunita’ nazionale.
Poi mettono due punti e spiegano come funziona. La frase intera risulta: l’organizzazione giuridica coercitiva  di una determinata comunita’ nazionale; il diritto internazionale regolamenta il rapporto tra gli stati, gli incontri tra capi di stato, la costituzione contiene i principi fondamentali dello stato italiano, i rapporti tra lo stato italiano e la chiesa cattolica (questo si sa), e “audite audite”: nello stato italiano la sovranita’ spetta al popolo (questo non ve lo aspettavate).
Palazzi e Folena vorrebbero farvi credere che un’organizzazione giuridica coercitiva e collusa con altre analoghe e col Vaticano, permette la sovranita’ popolare. Se qualcuno di voi lo crede, per me, ripete l’anno ad perpetuum.
Si prosegue con: affari di stato; ragion di stato; colpo di stato; uomo di stato; etc etc. e si arriva a: invadere; occupare uno stato; emigro’ in uno stato del sud america; Fanalino di coda: egemonico; nemico; annessione; dogana; erario; fisco; frontiera; politica; polizia; separatismo.
Viene qui chiaramente indicata (devo ammetterlo) la natura coercitiva degli accordi tra stati e dei patti intervaticani e come gli stati si considerino a vicenda (nemici, invasori, da annettere, da tassare etc.). Viene altresi’ sottolineato che e’ possibile emigrare da un posto all’altro, ma  comunque si finira’ sempre in un altro stato.
Sul medesimo vocabolario, esiste una seconda voce, relativa al termine STATO. Sono poche righe. Recita:
Altra def. Di stato: denominazione di apparecchi o strumenti, che “stabilizza”, che rende o mantiene stazionario o costante.
Quindi lo stato e' intrinsecamente dotato di un armamentario atto a renderlo immobile nei secoli e a mantenere immobili (stazionari e costanti) anche i suoi sottoposti.
E voi vi aspettate ancora che cambi?
Alla prossima.
La Prof.

************

                        IL GRAN MORTO DI LOR GENTE

I necrologi erano pronti da giorni. E c’era chi si lamentava perché non si decideva ad andarsene, lasciandolo in attesa, col pezzo funebre innescato, desiderando spararlo lui per primo. Così, i cecchini dell’informazione più abietta e servile, stravenduta e strariciclata. Noi non apparteniamo a questa schiera. Non siamo però neanche parte di quelli che aspettavano solo l’ora del trapasso per stappare una bottiglia di Chianti o di champagne (secondo casi e possibilità economiche). La prima categoria non ci riguarda. La seconda, purtroppo, sì. Ci fanno tristezza le vignette che ironizzano sulla morte e che vediamo su troppi siti e blog di tanti compagni. Non sono divertenti. Non c'è nulla da ridere, nella morte. Neppure ci piace chi ne fa oggetto di speculazione. 
Kossiga è sempre stato un nostro nemico, uno tra i peggiori, e non ci rifugiamo nell’ipocrisia del definirlo “avversario”. Era un nemico in senso proprio. Non è possibile concedere l’onore delle armi a chi  le possedeva e le usava già quasi tutte e ha avuto le mani più che in pasta in massacri e in omicidi di compagni, dalle stragi di stato a Giorgiana Masi e oltre, fino alle istruzioni date alla polizia su come infiltrare le manifestazioni. Possiamo però, anzi, ci sembra doveroso, concedere rispetto alla morte. Non a Kossiga, ma alla morte in sè.
Esce di scena un uomo che conosceva quasi tutti i “misteri” italiani, essendone stato partecipe in prima persona. Del resto, non li avrebbe mai rivelati. Un uomo “delle istituzioni è anche “servo delle istituzioni”; se pure - non lo crediamo - avesse voluto raccontare qualcosa, non gli sarebbe stato permesso. Ad ogni domanda avrebbe risposto col silenzio, o con giri di parole. Niente canto del cigno, dunque. Ora è il silenzio per sempre. Chissà, forse altri “K parleranno, anche loro dopo una vita lunga e crudele, costellata di infamie. 
Non piangiamo certo la morte di Kossiga con la “K”, come abbiamo visto fare persino a persone semplici, ingenue, che riescono ad affezionarsi anche ai propri nemici. Non piangiamo, ma neanche sbeffeggiamo la morte di Francesco Cossiga con la “C”. La morte ha una sacralità pari per ciascuno. Ed è più grande dell’odio, persino di quello più giustificato. Guai, se così non fosse.

                    ************           

Correva l'anno...

Qualcuno ricorderà questo numero de "IL MALE", uscito govedi 3 maggio 1979.  Non riusciamo ad ingrandirlo per gli scarsi mezzi tecnologici a nostra disposizione, ma vale la pena di trascrivere qualcosa...
Dalla prima pagina:
____________________________________________________________________________________________
Quando la comicità diventa eversione
di Aniello Coppola
Come c'era da aspettarsi, in difesa di Tognazzi si è levato il coro degli innocentisti. Pur di inquinare l'inchiesta, non lesinano elogi al "talento naturale" del grande attore comico, mentre decine di commensali sono pronti a giurare sul suo "genio gstronomico". Come se una "tartare" ben condita, o una risata estorta - ahi, quanto abilmente - potesse costituire prova d'innocenza in sede penale.  Basta con le lezioni di democrazia, amici e difensori di Tognazzi, e tirate fuori le prove, se ne avete!
Dicono alcuni: il 16 marzo 1978, Tonazzi si sarebbe tovato in Francia. Ebbene? Non risiede proprio lì la direzione strategica delle Brigate Rosse? Altri ribattono: no, era a Velletri.  E Velletri, come tutti sanno, dista pochi chilometri da via Fani. E poi, in definitiva, ovunque Tognazzi  pretendesse di trovarsi quel giorno, i suoi tentativi di trarsi dall'impaccio sarebbero inutili. Un abile attore come lui, esperto in ogni sorta di trucchi e travestimenti, poteva essere ovunque, senza dare nell'occhio, mandando di fronte ai testimoni la sua controfigura. Chiaro, no?
Dal canto loro, i giudici, dopo aver notificato all'accusato all'accusato i capi d'imputazione (tutti quelli previsti dal codice penale) si sono chiusi in un significativo silenzio. Avrebbero deciso sotto giuramento di non violare il segreto istruttorio fino all'85, quando scadranno i termini di custodia preventiva per Tognazzi. Ma - ribattono i "difensori della democrazia" - e se le prove non ci fossero?
Ebbene, tra i principi basilari dello stato di diritto, c'è l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. E i giudici che applicano la legge hanno tutto il diritto di sbagliare; anzi sbagliano spesso, proprio per dimostrare di non essere infallibili. Per qualche oscuro privilegiio, il solo Tognazzi dovrebbe sottrarsi alla democratica eventualità di un errore giudiziario, quando molti altri cittadini meno fortunati di lui scontano un ergastolo per niente? Dunque, su questo punto, nessuna recriminazione ulteriore: lasciamo lavorare i giudici in santa pace. In ogni caso, anche se un errore si dovesse determinare, la sostanza - s'intenda: la democrazia - sarà salva. E questo è quello che conta.
Certo, i curiosi  non saranno soddisfatti di dover aspettare dieci, venti, trent'anni, prima di conscere la verità. E lo stesso Tognazzi  non se ne rallegrerà di certo. Costoro, inebriati dalla teoria dei bisogni, non possedendo la virtù rivoluzionaria della pazienza, sono incapaci di mettersi al passo, lento ma sicuro, che scandisce il progresso della democrazia.
Forse solo la storia potrà decidere se Ugo Tognazzi sia stato il protagonista dell'eversione in Italia, o un semplice caratterista di secondo piano. In ogni caso, noi non abbiamo alcuna fretta. Preferiamo rimanere nel dubbio per tutta la vita piuttosto che restituuire a un presunto colpevole quella libertà di cui certamente non sa fare buon uso. 
<<Mi dichiaro prigioniero politico>>
Il popolare attore catturato nella sua villa di Velletri, all'interno di un frigorifero. Sequestrato materiale "di estremo interesse".
NOSTRO SERVIZIO
Il Paese tira un respiro di sollievo Alle ore 1.15 di questa notte sono scattate le manette sui polsi del capo del terrorismo italiano. Questa è la risposta a quanti in tutti questi mesi hanno ironizzato sull'efficacia delle Forze dell'Ordine nel nostro Paese.
I preparati militi di Dalla Chiesa hanno inferto finalmente il colpo fatae all'orribile piovra del terrorismo tagliandole di netto la testa: sino a questo momento si era riusciti solo a strappare qualche tentacolo che invariabilmente ricresceva.
Il nome di Tognazzi può sconcertare e lasciare sgomenti solo coloro che  non hanno seguito con particolare attenzione le ultime vicende. In realtà il popolare attore era sorvegliato e il suo telefono era ancora sotto controllo da venticinque anni. Già il Sifar aveva a suo tempo compiuto indagini sulla coppia Billi e Riva, dirottando alla fine la propria attenzione sul duo Tognazzi-Vianello. La rottura ideologica tra i due dopo il congresso di Busto Arsizio e il radicalizzarsi della comicità di Tognazzi non erano passati inosservati ai nostri corpi separati. I frequenti viaggi all'estero, mascherati da motivi di lavoro, erano stati pazientemente annotati anche grazie al generoso contributo di un infiltrato nel mondo dello spettacolo. Su questa persona si mantiene ovviamente un dovuto riserbo, ma un nome ormai circola di bocca in bocca e non è più un segreto per nessuno. Quasi con certezza pare si tratti di un caratterista di nome Manfredi.
Centinaia di agenti speciali hanno circondato nella notte la villa dell'attore per coglierlo di sorpresa. Questi però pare fosse stato avvertito all'ultimo momento e stesse preparandosi a fuggire. Prima che gli agenti facessero irruzione pare sia riuscito a distruggere cinque prosciutti interi che celavano dei documenti di estremo interesse. Non è riscito ad occultare però una valigia colma di salami, mortadella e bresaola che sono ora affidati agli attenti esami della polizia scientifica.
Il capitano Fonzi che ha diretto l'operazione ha gridato al megafono a Tognazzi  di uscire di casa con le mani alzate e di non tentare alcuna resistenza. Da dentro nessuna risposta. Con una jeep allora uno speciale reparto ha sfondato la porta ed è entrato a tutta velocità nell'elegante salone, compiendo vere prodezze di guida sull'infida superficie della moquette.
La moglie Franca Bettoja non ha opposto alcuna resistenza e ha cercato anzi di offrire agli inattesi ospiti una coppa di champagne. Sono cominciate febbrilmente le ricerche di Tognazzi per tutta la casa, senza alcun risultato. Franca Bettoja continuava a sostenere che il marito era partito e probabilmente si trovava a Parigi. Ma il capitano Fonzi sapeva con esatezza che Tognazzi doveva essere in casa e alla fine, dopo un'ennesima accurata ispezione, gli agenti Carretti e Sbrodella lo sorprendevano all'interno del capace frigorifero dela cucina. Una volta ripresosi da un principio di assideramento, sentendosi leggere l'ordine di cattura, l'attore ribatteva con arroganza e dichiarava: "Mi considero prgoniero politico. Non intendo rispondere ad alcuna domanda.".
Il veloce susseguirsi delle notizie non ci consente acora di fare un bilancio definitivo. Si sa comunque con certezza che è stato sequestrato materiale di estremo interesse che inchioda il popolare attore alle sue atroci responsabilità.
____________________________________________________________________________________________
VIANELLO:
 <<è pazzo, ma lo perdono>>
In una drammatica conferenza-stampa, poco prima di darsi alla latitanza, Raimondo Vianello ha smentito qualsiasi legame con l'attività clandestina di Tognazzi. "Quello è matto col botto! - ha  esordito il noto caratterista - ha fatto di tutto per mettermi nei guai. Mi telefonva una decina di volte al giorno, imitando la voce di Alberto Sordi,  e proponendo attentati a getto continuo. Anche il convegno di Busto Arsizio è pura invenzione. Quel giorno mi trovavo a Terontola". Comunque, secondo Vianello, Tognazzi sarebbe un mitomane...________

Sempre nella prima pagina, preceduto da: <<Dal pinzimonio al caciucco>>, si dà l'avvio al pezzo che seguirà, in ultima:
L'ultimo farneticante saggio di Tognazzi
Il disegno eveersivo che ha insanguinato il paese negli ultimi dieci anni è nato tra i forneli di casa Tognazzi. Da una serie di oscure ricette ha preso avvio l'inchiesta della magistratura. Barbari propositi e dichiarazioni minacciose di un criminale politico della cucina. "Quando mi metto il cappello da cuoco sulla testa sento un brivido lungo la schiena".
Corredato di foto scattate durante "la cattura" (in tutte le salse), l'articolo prosegueTorbidi aspetti della vita privata di Tognazzi. Si esaltava durante lo squartamento del maiale. Dall'insaccamento alla clandestinità il passo è breve.

Finalmente il lungo interrogativo sui capi del terrorismo si è sciolto.  Luce è stata fatta. Dietro i ricettari, gli articoli di gastronomia, i menù dai nomi esotici, si nascondevano in realtà i codici, i programmi, le risoluzioni strategiche delle BR.
Ugo Tognazzi da più di dieci anni, con questo sistema, guidava da dietro le quinte il complesso mosaico del terrorismo italiano.
Che cosa c'è nelle carte sequestrate dalla magistratura? Innanzitutto una data ed una località: Velletri, ottobre '71. La data di nascita dell'organizzazione eversiva Brigate rosse. Ed è del 1971 il primo menù  del Tognazzi, ecco che cosa scriveva:
Pasta e Fagioli
Zuppa di Cipolle
Le penne dell'avvocato
Pollo Infernale
Filetto in botte
Bieta alla Parmigiana
Melone Zanzibar
Il capitano Cornacchia dell'arma dei carabinieri non riesce a nascondere il suo giubilo: "E' fatta è fatta! La chiave di tutto è stata Pasta e Fagioli. Il resto è stato un gioco da ragazzi. Pasta e fagioli è un'espressione tipica dell'ambiente terroristico. Sta per "Via con i detonatori", da questo punto in poi tutto è stato chiaro. Un brivido mi ha preso leggendo la ricetta de "Le penne dell'avvocato", chiaro riferimento al fallito attentato ad Agnelli; filetto in botte: rapimento Sossi e così via. Per ora non posso dirvi di più."
Questo è quanto ha detto il cap. Cornacchia, ma non è difficile andare avanti.
Bieta alla Parmigiana: finanziamento ed armi alla colonna emiliana; pollo infernale, operazione Moro e così via. L'unica incertezza che rimaneva sulla parola Melone Zanzibar è stata chiarita da un'autorevole fonte del palazzo di giustizia. "Melone Zanzibar" è il tistemente famoso slogan dei terroristi: "Portiamo l'attacco al cuore dello Stato". Queste le prove documentali. Ma l'inchiesta fa passi da gigante, decine di persone sono pronte a testimoniare che più volte il Tognazzi ha insegnato a dei neofiti l'uso delle armi. Di questo esistono addirittura delle testimonianze fotografiche.
E veiamo all'ultimo aspetto: i viaggi. Tognazzi, in questi anni, non è stato fermo un momento: Parigi, Praga, New York, tutte le principali capitali del terrorismo sono state visitate dal popolare attore in questi anni. Con la copertura che gli veniva dalla professione, in realtà teneva i contatti con le centrali eversive straniere.
Ma è stata una circostanza fortuita che ha favorito le indagini ed ha messo gli inquirenti sulla pista giusta. Una telefonata registrata dalla buoncostume che controllava Ugo Tognazzi per altri motivi: "Ciao carina, come stanno le tettine?". La frase era seguita da strani risolini, e gridolini che hanno  immediatamente lasciato pensare che i due se la intendessero".

.....
.....
Fermiamo qui la trascrizione di quest'edizione speciale de "IL MALE", che forse qualcuno avrà conservato e che sicuramente stupirà molti giovani compagni. Come era possibile ridere in un momento del genere (maggio1978) di cose tanto tragiche come le prevedibili condanne millenarie che sarebbero state inflitte a tanti compagni?
E' che non si rideva certo di quelle....ma della polizia, dell'arma dei carabinieri...erano loro ad essere messi in burla, per l'inefficenza colpevole e perchè si sapeva bene che chi voleva la morte di Aldo Moro, rapito nel marzo precedente, era la democrazia cristiana, con quel "gran morto" di questi giorni. Per questa ragione Moro non fu trovato. Si trova sempre e solo quello che si vuole trovare.


*************

http://www.youtube.com/watch?v=gcgYwTnBIIQ&feature=search

Here's to you Nicola and Bart
Rest forever here in our hearts
The last and final moment is yours
That agony is your triumph!



23 agosto

Il 23 agosto 1927, nel penitenziario di Charleston (Massachusetts), Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, dopo un processo durato ben sette anni, vengono mandati sulla sedia elettrica per una sentenza che li accusa ingiustamente di omicidio. Condannati e uccisi perchè anarchici, immigrati italiani, in prima fila nella battaglie di giustizia. Un operaio in una fabbrica di scarpe (Sacco), un pescivendolo (Vanzetti), due uomini che non smisero mai di combattere.
Un immigrato, oggi, in Italia, viene respinto, incarcerato, reso schiavo. Troppo spesso ucciso. Un immigrato che si adegua ha pur sempre qualche possibilità di un inserimento. Un immigrato che si ribella, oggi, in Italia, subisce una condanna a morte, eseguita in una molteplicità di modi.


*************

...merveilleuse!!!

http://www.youtube.com/watch?v=5xbBhXRn0rY&feature=related
 
***********

foto di Alice Valente

L’Osteria a Calcutta
ha accettato l’invito della sezione del Pdci del Labaro
(v. Offanengo 19, Roma)

ad essere presente, con una propria bancarella,
alla festa
che si terrà
da mercoledi 1 a domenica 5 settembre
al
Parco Marta Russo, di Labaro.

Dalle ore 17.30 in poi.

Avremo il libro “Osteria Calcutta”, le nostre foto, i manifesti, ecc.
Chi volesse incontrarci, potrà farlo in questa occasione.

Ringraziamo particolarmente Marianna, Mario, Linda e Gaetano, per questa opportunità.

***********

Chiudiamo il mese con una comunicazione di servizio:
- Ritornano i “garantisti del nulla”???!!! Non ci posso credere...anche perchè xxxxx xxxxxxxx xxx xx xxxxxxxxxxxxxx xxx xxxxxx xxxxxxx!!!!
- Guarda qui: “xxxxxxxx..... x .......
- “Anvedi...”... a forza di fare il “Garante” e di giocare su sei tavoli, mio nonno finì a impegnarsi pure la dentiera!
- Ma tuo nonno era un grande e soffriva di un disturbo da personalità multiple...qui è tutta un'altra questione...
- Ah... ma verrà la fine di settembre...
- Non vedo l'ora.
(Per la decodificazione di questo messaggio, scrivete a: osteriacalcutta@libero.it)

***********