osteria calcutta

“Sono felice. Dal 1936 sono passati 70 anni, 
ma 70 ani con la Rivoluzione, mai senza di essa”.

ABEL PAZ (pseudonimo di Diego Camacho), nacque in Almeria, un paese dell’Andalusia, il 12 agosto 1921, e si trasferi’ con la famiglia a Barcellona nel ’29. E’ autore di molti studi sulla Rivoluzione, sulla storia degli anarchici, tra cui una delle piu’ complete biografie di Durruti. Anarchico militante, ha vissuto in prima persona la guerra civile spagnola. La sua indole appassionata e radicalmente ribelle lo ha portato, a luglio 1936, a entrare nella colonna anarchica Durruti. Ha combattuto anche in Aragona, a Barcellona nei tragici eventi del maggio 1937, nella resistenza francese a Hitler. Dopo il 26 gennaio 1939 fu esule in Francia (dove vive suo figlio Ariel) e internato nei campi di concentramento francesi, come molti altri antifranchisti. Torno’ in Spagna nel 1942 entrando nella guerriglia libertaria contro la dittatura. Arrestato nello stesso anno scopri’ nel carcere un nuovo territorio di confine e inizio’ li’ a scrivere. Liberato nel ’52 resto’ in Francia fino al 1976. Dopo la morte di Franco torno’ a Barcellona, dove vive ancora oggi, nel quartiere di Gracia, con una pensione minima.

Dice:  Io sono nato in una barricata: la barricata di coloro che lavorano la terra, conoscono la fame e non hanno avuto un’infanzia. A 15 anni mi ci sono addormentato sopra, sognavo una societa’ diversa, di uomini liberi e felici. E non son piu’ sceso da li’. Ho imparato a leggere di nascosto, seduto tra la legna del cortile di casa, la mia maestra e’ stata la proprietaria di un alimentari del paese. Ho frequentato la scuola solo per due anni in tutta la vita, a Barcellona: una scuola razionalista, di quelle fondate da Ferrer y Guardia. Si applicava una metodologia moderna, cercando di creare le condizioni per formare una coscienza rivoluzionaria. Nella mia vita non ho fatto altro che lottare: 12 anni di carcere, 26 di esilio, 3 di sanatorio. Ho iniziato a lavorare a 15 anni, come apprendista in una fabbrica tessile, affiliato alla CNT (Confederacion Nacional del Trabajo, il sindacato anarchico) dove non c’era distinzione tra dirigenti e iscritti: eravamo 2 milioni e volevamo costruire una societa’ diversa. Non facevamo la guerra per il gusto di farla. Io sono per la pace, non per la guerra, ma guerra e rivoluzione erano una stessa cosa. Bisogna essere utopici perche’ non si puo’ smettere di lottare, di andare sempre piu’ lontano. Bisogna cercare sempre nuovi ideali negli ideali. La vita e’ lotta, se non lotti sei morto. Han sempre voluto demonizzare gli anarchici, ma la rivoluzione spagnola ha lasciato un’eredita’ profonda, nonostante abbiano cercato di sotterrarne la memoria. Col tempo tutti sono cambiati, i franchismi si son chiamati democratici…Solo noi anarchici siamo rimasti noi stessi. Appoggio le spinte regionaliste in Spagna, perche’, se si formassero stati regionali, sarebbero comunque stati piu’ piccoli e quindi piu’ facili da abbattere. Ma se gli anarchici vincessero, s’opporrebbero allo stato anarchico, per formare una nuova societa’. E una volta formatala, si schiererebbero contro per andare oltre, piu’ lontano. Questo non e’ il mio tempo. Apparteniamo a tempi diversi. E’ impossibile farvi capire cio’ che ho vissuto. Per 32 mesi abbiamo messo in atto esperienze di autogestione e collettivizzazione delle terre, abbiamo dimostrato che si poteva vivere senza denaro e senza pagare affitto, luce, gas. Ci siamo ripresi le ferrovie in mano ai francesi e le miniere affidate agli inglesi. Dopo i primi otto giorni di Rivoluzione, la gente capi’ che doveva tornare al lavoro. Una peculiarieta’ della rivoluzione spagnola rispetto ad altre: la produzione e’ riattivata subito e si torno’ al lavoro, ma senza padroni. In Spagna, i professori mi impediscono di parlare all’universita’. Ripetono come pappagalli cio’ che gli hanno insegnato i loro professori fascisti. Si insegna la filosofia, ad esempio, ma la filosofia non si puo’ insegnare. Bisogna essere filosofi. A me interessa la filosofia che ti insegna la vita, quella che impari vivendo.