osteria calcutta

L’ottobre del duemiladieci

                                                                                      
- te lo avevo detto,                   - bè, è stata comunque                          -...depressiva.                 - però abbiamo conosciuto qualche        non avremmo                                  un'esperienza..                                                                                        compagno che prima
dovuto neanche                             .                                                                                             non conoscevamo...
iscriverci..


                                                                                   
- sì, questa è                                    - ...infiltrati, fascistoni,                    - Ma...siamo già in onda?         - Dalla mezzanotte di oggi.
l'unica cosa bella,                                 ambigui, mitomani,                                                                                   (mi piace!)
però dentro un oceano                        falimentari, parole-parole,
di...                                                          poeti da
 copia-incolla,
                                                                falsi artisti,
                                                                                                                                                                                    falsi agitatori sociali,
                                                                niente-di-vero-a-parte-la-vetrina,

                                                                sotto il vestito niente ec etc etc.

                                                      
                      FACEBOOK (nel suo complesso):  http://www.youtube.com/watch?v=_9apCSIRGUw

****************************

Riceviamo e pubblichiamo:
 
I MOSTRI 

Da un dossier diffuso dal sito del Nodo Sociale Antifascista (Bologna) - Dai travestiti di rosso al fenomeno piu' recente dell'Islamo Nazismo Eurasico e Nazi comunitarista...



Immagine diffusa Da un sito nazi fascista

L’originaria ambiguità del fascismo 
Dalla notte dei tempi i fascisti (old o neo che si voglia) si proclamano “al di là di destra e sinistra”, “eversivi” e contro il “regime”.  In questo loro atteggiarsi a “rivoluzionari”, i fascisti spesso hanno copiato, manipolato e modellato a loro piacimento, teorie e prassi della sinistra rivoluzionaria, riprendendo temi e slogan della parte avversa. Ad esempio il Fronte della Gioventù (organizzazione giovanile del MSI) riprese il nome usato dai giovani comunisti di Eugenio Curiel durante la Resistenza; Ordine Nuovo (organizzazione neofascista fondata da Pino Rauti nel 1956) altro non riprendeva se non il nome del giornale/gruppo politico di Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti, primo nucleo del Partito Comunista, oppure, in tempi più recenti, "Rinascita", giornale del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, che è anche il nome della testata del settimanale culturale del Pci, poi del Pdci.

Il tentativo di “copiare” e scimmiottare l’estrema sinistra da parte della destra radicale non si ferma e non si è mai fermato ai nomi, ma comprende i temi e l’iconografia. I gruppi neofascisti (e ancora oggi tutti i gruppi dell’estrema destra, comprese frange di Alleanza Nazionale, in particolare i giovani di Azione Giovani) si richiamano all’antiamericanismo, all’ecologismo (a partire dagli anni ’70, poco dopo l’esplosione dei movimenti verdi ed ecologisti di sinistra), all’indipendenza della Palestina, dei Paesi Baschi e dell’Irlanda del nord, o al mito di Che Guevara guerrigliero anticapitalista. 
Nel caso della Palestina spesso si accompagna la propaganda filo-araba a un forte antisemitismo contro Israele e gli ebrei. Nel caso dell’Irlanda del Nord si difendono i cattolici dall’anglicana e secolarizzata Gran Bretagna. Dopo la caduta del muro molti gruppi neofascisti si sono espressi contro le guerre condotte dagli USA e dalla NATO, in particolare la prima guerra nel golfo (si parlò anche di gruppi di “volontari” che andarono a combattere dall’Europa a fianco di Saddam Hussein), la guerra in Jugoslavia e le guerre post-11 settembre (Afghanistan e Iraq). 

Ma c’è di più, per ragionare di paradossi, patologie e dissociazioni schizofreniche.
Lo troverete nella pagina interna, cliccando qui.

Letto?
....a tutto ciò, aggiungiamo un altro link, che ci viene inviato: http://www.intermarx.com/ossto/archivio.html
(di Archivio Antifascista Venezia).

****************

Napoli,  MODI'

Per l’aggiornamento sullo svolgimento dei programmi avviati (sono tanti, ognuno richiede un discorso a parte), cliccare qui.

****************

TERZIGNO

(o per conto terzi?)

http://www.youtube.com/watch?v=HbDiL-XdUKM&feature=related

in memoria 

di Gianni Aricò, Annalise Borth, Angelo Casile, Franco Scordo, Luigi Lo Celso, anarchici assassinati la notte del 26 settembre 1970.

Cinque anarchici, età media 22 anni. Morti in un misterioso incidente alle porte di Roma. Quando un anarchico muore in modo misterioso, c'è da essere sicuri che non si sia trattato di cause naturali.
Più di trenta anni, fa cinque compagni anarchici partirono da Gioia Tauro,
in una bella giornata di fine settembre, col cielo terso, l'aria frizzantina, e un dossier di oltre cento pagine, frutto di una loro controinchiesta, fitta di nomi, organizzazioni e collegamenti. Una vasta documentazione sui fatti di Reggio e sulla strage di Gioia Tauro, che provavano sia l’infiltrazione dei neofascisti di Ordine Nuovo e di Avanguardia Nazionale per strumentalizzare la rivolta di Reggio Calabria a fini eversivi, sia che il treno La freccia del Sud era stato fatto deragliare tra Gioia Tauro e Reggio da una carica esplosiva collocata da neofascisti in collaborazione con la ’ndrangheta. Su quel treno, il 22 luglio dello stesso anno, morirono sei persone e oltre 60 vennero ferite, alcune molto gravemente.
I cinque anarchici 
avevano messo insieme una lista di nomi dell'estrema destra in contatto con ambienti massonici e con la dittatura dei colonnelli greci. Nei giorni della rivolta a Reggio avevano fotografato professionisti dell'eversione nera tra gli animatori delle barricate. Tra questi, molti di coloro che, nel dicembre successivo, saranno tra i partecipanti al fallito golpe del principe Junio Valerio Borgese, che avevano visto eccitare gli animi sulla piazza di Reggio Calabria, applaudito dai boss locali. Soprattutto, indagando sulla strage relativa al treno, avevano messo insieme un buon numero di prove sull'attentato, provocato da una bomba, come si leggeva anche nelle prime perizie, in seguito archiviato dalla magistratura come incidente causato da incuria dei macchinisti. Un attentato che era parte di un'operazione di destabilizzazione alla quale parteciparono forze diverse, unite da interessi comuni.
La notte del 26 settembre 1970 i cinque ragazzi sono in viaggio verso Roma, per consegnare la loro documentazione alla redazione di Umanità Nova e sottoporla anche all’avvocato Edoardo di Giovanni, che aveva collaborato alla contro-inchiesta sulla strage di Piazza Fontana. Angelo Casile ha anche già testimoniato nel corso dell'istruttoria su piazza Fontana condotta a Roma dal giudice Vittorio Occorsio che indagava sui legami tra eversione di destra, massoneria e criminalità organizzata - e per questo sarà ucciso - parlando del coinvolgimento di un estremista nero calabrese nella catena di attentati che avevano accompagnato la bomba alla Banca dell'Agricoltura.
I cinque anarchici hanno con sè il dossier. Hanno già cercato di spedirlo ad un compagno del Circolo Anarchico di Roma, che però non lo ha mai ricevuto. Neppure loro arriveranno maiLa Mini Morris sulla quale viaggiano è travolta da un camion, sventrata e ritrovata in mezzo alla carreggiata a meno di 60 chilometri da Roma, tra Fermentino e Frosinone. La Polizia stradale attribuisce la colpa dell'incidente ad un errore del guidatore, che ha portato la Mini a schiantarsi sul retro di un camion fermo in corsia d’emergenza, a luci spente.
I pronostici erano infausti. Aver raccontato in giro di avere scoperto cose che “avrebbero fatto tremare l’Italia” non era stata una grande mossa. Anni dopo, un poeta, un immenso poeta, verrà assassinato all'idroscalo di Ostia poco dopo avere pubblicamente affermato Io so... in merito alle stragi di quegli anni. Ma questo accadrà nel 1975, i cinque anarchici non lo sapranno mai. E, quand'anche lo avessero saputo, non si sarebbero comportati diversamente.
Infatti, ignorarono del tutto l'avvertimento del padre di Lo Celso che, alla vigilia del viaggio, ricevette una comunicazione allarmante da un suo amico che lavorava nella polizia politica di Roma: “E’ meglio che lei non faccia partire suo figlio”. Il 27 settembre, inoltre, sarebbe arrivato a Roma il presidente Usa Richard Nixon. Ma gli anarchici, si sa, si burlano dei pronostici, degli avvertimenti e della sorte.
 Andrebbe però spiegato perché i danni sul davanti della piccola auto fossero irrisori mentre una fiancata risultasse sventrata, e come mai le luci posteriori del camion fossero rimaste intatte; perchè, subito dopo l’incidente, accorse immediatamente sul posto la polizia politica, da Roma. Soprattutto: che fine fecero i documenti e le agende dei ragazzi, richiesti più volte dai famigliari, ma mai ritrovati
Oltre a ciò, 
i 2 camionisti coinvolti risultarono dipendenti del principe Junio Valerio Borghese. E  l’inchiesta sull’incidente fatta dalla Polizia fu affidata a Crescenzio Mezzana, tra coloro che parteciperanno al tentato golpe Borghese, ai primi di dicembre dello stesso 1970. Ci si poteva aspettare da lui una valutazione diversa da: la solita strage del sabato sera?.
I cinque ragazzi, conosciuti come “gli anarchici della baracca” dal nome della villetta liberty dove si riunivano molti compagni di Reggio negli anni’60, sono stati ormai dimenticati quasi da tutti. Ne parlò nuovamente, il 16 giu 1993, davanti al pm di Reggio Calabria Vincenzo Macrì, il pentito Giacomo Lauro, dicendosi convinto del fatto che fossero stati assassinati e affermando che il deragliamento della Freccia del Sud era stato un attentato compiuto su mandato del Comitato d'azione per Reggio capoluogo. Anche il pentito Carmine Dominici parlò di quei cinque omicidii e dichiararò anche di aver fornito lui l’esplosivo per far deragliare i treni a Gioia Tauro ai capi “neri” della rivolta di Reggio, nonchè la collusione tra estrema destra e 'ndrangheta in quei fatti.
Nel 2001, il responsabile della direzione Antimafia calabrese Salvo Boemi definì logico e plausibile, come nel caso di Gioia Tauro, che una strage fosse stata organizzata per coprirne un’altra e i cinque ragazzi fossero stati assassinati perché avevano con sè documenti importanti. La direzione investigativa antimafia ricostruì poi almeno una parte degli accadimenti: che la strategia della tensione in Calabria era stata alimentata da Avanguardia Nazionale e dai boss della ‘ndrangheta con l'appoggio della massoneria. Ma poco di più. E dopo che i protagonisti assassini di quelle vicende erano già morti o fuggiti all'estero (quando si dice: fuga di cervelli”!).
C'era aria di golpe.
E’ inevitabile mettere in relazione ciò che sta accadendo in questi giorni a Terzigno e la rivolta di Reggio Calabria, che, da luglio 1970 a febbraio 1971, insanguinò un’intera città. Quella rivolta, nata spontaneamente a seguito della decisione di collocare il capoluogo a Catanzaro, che sarebbe così divenuto anche sede dell’ente Regionale Calabria (con l’istituzione degli enti regionali), fu egemonizzata dopo poco tempo dalla destra. Dai fascisti dell’MSI capeggiati da Ciccio Franco, al grido di “boia chi molla”, animatore del Comitato di Azione per Reggio capoluogo che riunì estremisti di destra, monarchici e manovali della 'ndrangheta, ex comandanti legati ai servizi segreti Usa, industriali e armatori che finanziarono azioni di terrorismo e l'acquisto di armi ed esplosivi; Il Comitato di Azione per Reggio capoluogo sconvolse la città da metà luglio, mettendola a ferro e fuoco quotidianamente. Dietro la protesta c'era la volontà di alzare la tensione nel Paese a 6 mesi di distanza da piazza Fontana. La destra, partiti (in particolare l‘MSI) e organizzazzioni clandestine, assunsero un ruolo di primo piano nei Fatti di Reggio, ma a monte di tutta la questione ci fu un intreccio di lotte per il potere da parte di molti partiti, inclusi repubblicani e socialisti, che premevano perché il capoluogo fosse collocato in una o l’altra città della Calabria – anche Cosenza lo rivendicava -. Lotte di potere, politiche, a livello di un governo che utilizzò la manovalanza della ’ndrangheta per combatterle a suon di morti.
E' in questo contesto che si inserisce la strage di Gioia Tauro, sul
la “Freccia del Sud”.
Tornando alla questione del capoluogo, tra quella spazzatura, finirono morti, feriti e ci furono migliaia di arresti e denuncie. Reggio fu barricata, paralizzata da scioperi e da feroci scontri con la polizia, attentati dinamitardi e interruzione delle comunicazioni ferroviarie. Il governo presieduto dal DC Emilio Colombo inviò contingenti militari, carabinieri, polizia, esercito e tutto si concluse con i carri armati sul lungomare di una città devastata, tra 20 lug ‘70 e 21 ottobre 1972, dopo 10 mesi di assedio. Col “Pacchetto Colombo”, gli organi istituzionali della Calabria furono divisi, a seguito di mediazioni e compromessi politici: sede del capoluogo di regione a Catanzaro; Università della Calabria a Cosenza; sede del Consiglio Regionale a Reggio dove però gli impianti per il rilancio industriale e commerciale non furono mai attuati, o furono immediatamente oggetto di speculazione da parte dell'‘ndrangheta.

http://www.youtube.com/watch?v=mkk3a5ltqko
La notte tra 21 e 22 ottobre 1972, altre 8 bombe vennero fatte esplodere sui treni diretti a Reggio, carichi di emigrati che, dal nord, tornavano nelle proprie terre per partecipare alla manifestazione a sostegno indetta dai sindacati dei metalmeccanici e da quelli degli edili.
Un intreccio di poteri criminali, di servizi segreti e magistratura connivente e asservita. Fatti
lontani nel tempo, i cui protagonisti sono ormai quasi tutti deceduti o al sicuro in altri paesi. E altri, divenuti già da allora intoccabili, in doppiopetto, siedono in Parlamento e al Senato.
Oggi, a Terzigno e nelle zone limitrofe, gli scontri in merito alla discarica sono violenti, con i soliti depistaggi e il tentativo di mettere le mani su una ribellione nata spontaneamente in una Campania che cova la propria rabbia da tantissimo tempo, una polveriera pronta ad esplodere. E, ancora una volta, c'è chi si pone a capo di una sana ribellione per determinare un clima di tensione e spingere l'esasperazione al punto di rottura. Ma non nell'interesse della povera gente. Come d'abitudine, vengono tirati in ballo e criminalizzati gli anarchici, terroristi per definizione - data da chi?- (come fu per Valpreda, per Pinelli, etc. etc. etc.).
C'è aria di golpe?
Le premesse ci sono tutte.

- Eppure... qualche cosa si muove
- Da dove meno se lo aspettano...

http://www.youtube.com/watch?v=cImfbztiK1Y

***********

ALLA LUCE DI TANTE COSE

Alla luce del fatto che “Libertà è partecipazione”, bisognerà però pure distinguere tra una partecipazione o l'altra. Partecipare a un raduno di naziskin, tanto per fare un esempio, non lo trovo una grande forma di libertà. Essere parte di un branco che infligge torture a qualcuno, neanche. Ma, anche evitando gli esempi limite, non mi sembra un'esaltante forma di libertà partecipare di tutta una serie di luoghi comuni che affliggono questi tempi davvero tristi.
Le sconfitte sono state pesantissime, le morti, in numero altissimo, tra coloro che hanno lottato e che continuano a farlo, ognuno a modo suo, ma SUL SERIO. E tutto ciò ha prodotto un rattrappimento morale e anche delle intelligenze che sgomenta. Vedo una piccola parte di una “vecchia guardia” che resiste a oltranza, in un mare di traditori. E vedo una generazione nuova che, in gran parte, insegue i nuovi falsi miti che si chiamano “lotta per i diritti al posto di lotta di classe”, “anticapitalismo senza antifascismo”,  “giustizialismo” e aspettative di un “uomo forte”, che risolva la situazione per tutti. Vedo ribellioni corporativiste e tentativi di riprendersi un futuro rubato operati solo individualmente, senza capire che, se le lotte non sono collegate tra loro, non si arriva da nessuna parte.
La ribellione è qualcosa che parte da dentro, che passa attraverso l'identificarsi o l'essere in prima persona una persona sfruttata.
L'informazione, com'è logico in uno stato e in uno stato capitalista, riflette solo un'immagine distorta del mondo, dando false informazioni che sono peggio di niente, perché c'è fame di credenze.
La cultura è alla rotta e si scambia per arte l'espressione creativa di chiunque, sacrosanta, ma che non è arte.
Una manifestazione ad usum politicanti è scambiata per una battaglia di classe  - persino per Resistenza - e una società incivilissima si autodefinisce civile. Gli unici strumenti concessi sono, ovviamente, quelli che di sicuro non intaccheranno nulla. E perciò: manifestazioni, marcette, petizioni e firme, tutte cose che lasciano il tempo che trovano. E pacifismo a gogò.
Come dire: lo stato può ammazzare in una quantità di modi, massacrando per vie dirette e indirette. La risposta consentita è appellarsi ai diritti umani. La risposta sana, logica, viene definita violenza.

A questo proposito, ricordo una canzone: Le Déserteur, di  Boris Vian, la canzone contro la guerra e antimilitarista più celebre di tutti i tempi. Eppure...l'antimilitarista (e non “pacifista”) Boris Vian scrisse una feroce canzone contro la guerra, probabilmente riferendosi a delle guerre francesi in particolare: la guerra d'Indocina appena conclusasi con la disfatta di Dien-Bien-Phu, oppure la guerra d'Algeria che stava iniziando. La strofa finale recitava in tutt'altro modo di quella conosciuta: Prévenez vos gendarmes, que je serai en arme et que je sais tirer, il che ne faceva una canzone non “pacifista” in senso stretto...
Si vous me pour suivez prévenez vos gendarmes:que je serai en arme[s]et que je sais tirer.  
Se mi perseguite dite ai vostri gendarmi: che sarò armato, e che io so sparare.

Ovviamente, questa nota non è un incitamento a una lotta armata per la quale non esistono le condizioni e che ha possibilità di riuscita solo in quanto movimento di massa, così come è stato per la Resistenza. E' solamente una breve riflessione su ciò che viene consentito e cosa no.

Le informazioni su Boris Vian e il testo citato sono tratte da: http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=1&lang=en l'unica versione con la strofa originale
http://dailymotion.virgilio.it/video/x9p517_ferhat-le-deserteur_music

...je serai en arme et que je sais tirer...”


**********