osteria calcutta

- Dunque, la classe media non ha futuro...
Assolutamente nessuno. Te lo ripeto: i media, molto lontani dall’essere obiettivi, sono pagati per manipolare l’opinione pubblica mettendola contro chiunque si ribelli, definendolo Maoista per creare un terrore diffuso che giustifichi uno stato di polizia, con leggi speciali e forze militari specializzate allo scopo di “snidarli”. Le NGO di proprieta' delle corporations, danno ordini anche al governo. Gli  intellettuali sono barricati dentro i loro comitati per i diritti umani, di cui la maggior parte non e’ che una massa di opportunisti che segue la moda. Le moltissime organizzazioni per i diritti civili, composte quasi interamente da rane e serpenti, hanno solo pochissimi attivisti che fanno qualcosa in piu’ che non l'organizzare raduni...
La middle class non ha un cuore, h
a un  peace maker fin che si tratta di chiacchiere che non vanno ad intaccare i suoi interessi. Dopo di che, ha un war maker. Tra i gruppi che operano nel campo delle liberta’ civili, ci sono anche autentici serpenti che pragmaticamente mescolano liberali e sinistra radicale…puoi immaginartelo? Insieme non vanno da nessuna parte, cercano solo di creare confusione. Tra gli attivisti onesti, forse uno e' Balagopal, che avete conosciuto lo scorso anno, quando si occupo' con successo della vicenda di Debashish, che si trovava in carcere, sostenuto” da un avvocato imbroglione. Anche in quel caso non si risparmio' e non fece sconti a nessuno: ne' ai Maoisti ne' ai loro metodi, che sono spesso veramente brutali. Ne' ai falsi marxisti di governo ne' ai loro leader, tutti diplomati in economia aziendale. Ma, per questi pochi chicchi di riso  - ne butta tre o quattro sopra il disegno” - la maggior parte sono rane e basta. Proprio come quelli che si definiscono pronti a un’insurrezione armata, ma riferendosi allo sterminio delle erbacce nel giardino di casa loro. Ce ne sono da voi?”.
- Una marea

Segue un minuto di silenzio. Ghopal getta anche i brandelli della sua fasciatura sul disegno. Si e' fatta notte. Penso di avere abusato della sua pazienza e di quella di Deepak, anche se loro non danno alcun segno di stanchezza. 

- Che cosa possiamo fare con voi?
“Credo che la cosa migliore sia quella di diffondere informazioni corrette. Non pero’ per cercare solidarieta’ nella cosiddetta “societa’ civile”. Quelli ci vogliono “civili” a modo loro! Siete stati qui per anni e ho conosciuto alcuni dei vostri militanti, tempo fa. Non mi pare che sappiate muovervi male in ambienti poco “civili”…Anzi, ho apprezzato sempre molto il vostro lavoro…dunque…”

Ho almeno un'altra cosa da chiedergli:
- C'e' un'ultima domanda, che mi e' stato chiesto di farti. Come sara' possibile, senza una teoria di riferimento, magari anche senza dei veri leaders, affrontare una sfida mortale, che vede da una parte un intreccio di interessi che dispongono di armi micidiali, da quelle della propaganda a quelle atomiche, e dall'altra un universo di persone che non hanno nulla e dove l'uno non comprende neppure la lingua dell'altro? 
Lo sento ridere di cuore, per la prima volta in tutta la conversazione. E, quando ride, mi ricorda la persona che mi ha chiesto di porgergli questa domanda. Come vedere uno spiraglio di cielo in mezzo al sangue, alla morte, alla crudelta' e alla meschinita' del mondo.Una speranza e una sicurezza allo stesso tempo.
Risponde, con l'identica certezza, con una frase che contiene tutto e che non mi spiega, lasciandomi libero di interpretarla da me:
Questa e' l'ultima guerra. 

***

Non do' conto di come ci siamo salutati, ne' del lughissimo lavoro di Deepak, che ha di nuovo tradotto tutto incidendolo sopra un'altra cassetta. Ne terremo una ciascuno. Ne' delle tante domande che ho fatto anche a lui, tra queste riporto solo la sua risposta al perche' Ghopal si esprimesse in una lingua a me sconosciuta, pur conoscendo benissimo l'inglese, costringendolo a fare da interprete:
“E’ proprio perche’ ha studiato che ha dimenticato l’inglese. Lo capisce perfettamente, ma non sa piu' parlarlo. Dice che si tratta di una gran fortuna perche' non ha mai trovato poesia nella lingua inglese.”.

                                                                                      ***

Roma. Leggo da qualche parte: “Esposizione d’Arte a Kolkata (alla Birla Accademia d’Arte e Cultura). Si festeggia il 45° anniversario della grande mostra “Quadri e sculture”, promossa, nel novembre 1964 da grandi artisti bengalesi che, sentendosi trascurati dal governo e dalla società, formarono una comunita’ di artisti. Cercando di liberarsi delle pastoie del passato per far parte della scena internazionale e sottrarsi all’influenza della neo-scuola indiana, caddero in un’altra trappola: quella dei modernisti occidentali. Per lo piu’, sono esposti dipinti degli anni ’60 e ’70 che ti prendono in una distorsione temporale senza stile personale né idee. Sono opere datate, che mischiano motivi tribali e locali indiani a elementi influenzati dal cubismo e, particolarmente, dal realismo socialista di un’epoca che fu. Tra le moltissime opere, solo poche sono davvero deliziose”.

Faro' avere questo breve testo a Ghopal. Capira’ sicuramente il perche’.

Roma. Leggo l’articolo di Arundhati Roy, per Outlook”                                                                              http://ambainny.blogspot.com/2009/10/arundhati-roy-in-outlook.html
Ritrovo molte delle cose che mi ha detto Ghopal, ma le leggo in un'ottica diversa dal solito. E nemmeno sono d'accordo su tutto. ...migliaia di truppe paramilitari, di milizie armate dal CPM in WB basi militari aeree e di terraelicotteri dell’Indian Air Force, brigate speciali, distaccamenti di forze di pubblica sicurezza, Central Reserve Police Force, Border Security Force, Naga Battalion e l’Operazione Green Hunt, che preannuncia l’avanzata di uno stato d’emergenza… Mi colpiscono i nomi dei Corpi speciali di polizia che scandagliano le foreste con licenza di uccidere, pronti dunque a sparare contro qualsiasi cosa si muova: Greyhounds, Scorpions, Cobra…(ancora serpenti”). Certo, in India si sta cercando di creare uno stato di polizia. E' una guerra civile, non c'e' dubbio. Poi pero’ penso a quella giovane donna che, con arco e frecce, fugge terrorizzata attraverso la foresta. Smettera’ di essere terrorizzata e sapra’ come usare bene quelle armi “antiche” contro il massiccio dispiegamento di forze che gli si para contro, arrogandosi il diritto di incendiare per “autodifesa” villaggi e foreste. In una spirale di violenza crescente. Quelle armi antiche contengono la saggezza di una cultura che non potra’ essere “disserbata” per edificarci alcunché. E la rabbia crescente di milioni di tribali che vivono nel cuore dell’Orissa, del Jharkhand, del Chhattisgarh, in Andhra Pradesh  e nel  Maharastra, non sara’ piu' fermata. Non tiene in alcuna considerazione il libero mercato, i contratti gia’ firmati dalle compagnie minerarie, ne’ le esigenze di passare all’estrazione di minerali o di impiantare fabbriche. Non ha conti in Svizzera e non si fara’ coinvolgere nelle guerre dei ricchi. Non e’ interessata neppure a crescita o a decrescita, parole vane. Il vento e’ cambiato. Dall’Honduras, al Brasile, alla Palestina, all’India, all’Africa, ai nuovi poveri d’Europa… E’ l’ultima possibilita’ di mandare all’aria un baraccone colossale; non la perderanno. 
Ragionieri dell’ambiente e del sociale al servizio degli interessi di politicanti e geopoliticanti, miracolanti e miracolati, folgorati dal miracolo economico, ancora a discutere su pacifismo e lotta armata, persi nei propri intrighi, ciechi come talpe: non c’è piu’ tempo (per fortuna). Questa e' l'ultima guerra.

Stefano Ledda

La cassetta con la registrazione non sara' duplicata, ma verra' proposta in incontri che saranno organizzati a partire dal mese di gennaio.