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- Dunque, la classe media non ha futuro... “Assolutamente nessuno. Te lo ripeto: i
media, molto lontani dall’essere obiettivi, sono pagati per manipolare l’opinione pubblica mettendola
contro chiunque si ribelli, definendolo “Maoista” per creare un terrore diffuso che giustifichi uno stato di polizia, con leggi speciali e forze militari
specializzate allo scopo di “snidarli”. Le NGO di proprieta' delle
corporations, danno ordini anche al governo. Gli intellettuali
sono barricati dentro i loro comitati per i diritti umani, di cui la maggior parte
non e’ che una massa di opportunisti che segue la moda. Le moltissime
organizzazioni per i diritti civili, composte quasi interamente da rane e
serpenti, hanno solo pochissimi attivisti che fanno qualcosa in piu’ che non l'organizzare
raduni... La middle class non ha un cuore, ha un peace maker fin
che si tratta di chiacchiere che non vanno ad intaccare i suoi interessi. Dopo
di che, ha un war maker. Tra i gruppi che
operano nel campo delle liberta’ civili, ci sono anche autentici serpenti che pragmaticamente
mescolano liberali e sinistra radicale…puoi immaginartelo? Insieme non vanno da
nessuna parte, cercano solo di creare confusione. Tra gli attivisti onesti, forse uno e' Balagopal, che avete conosciuto lo scorso anno, quando si occupo' con successo della vicenda di Debashish, che si trovava in carcere, “sostenuto”
da un avvocato imbroglione. Anche in quel caso non si risparmio' e non
fece sconti a nessuno: ne' ai Maoisti ne' ai loro metodi, che sono spesso
veramente brutali.
Ne' ai falsi
marxisti di governo ne' ai loro leader, tutti diplomati in economia
aziendale. Ma, per questi pochi chicchi di riso - ne butta tre o
quattro sopra il “disegno” - la maggior parte sono rane e
basta. Proprio come quelli che si definiscono pronti a un’insurrezione armata,
ma riferendosi allo sterminio delle erbacce nel giardino di casa loro. Ce ne
sono da voi?”. - Una marea… Segue un minuto di silenzio. Ghopal getta anche i brandelli della sua fasciatura sul “disegno”. Si e' fatta notte. Penso di avere abusato
della sua pazienza e di quella di Deepak, anche se loro non danno
alcun segno di stanchezza. - Che
cosa possiamo fare “con” voi? “Credo
che la cosa
migliore sia quella di diffondere informazioni corrette. Non pero’ per
cercare
solidarieta’ nella cosiddetta “societa’ civile”. Quelli ci vogliono
“civili” a
modo loro! Siete stati qui per anni e ho conosciuto alcuni dei vostri
militanti, tempo fa. Non mi pare che sappiate muovervi male in ambienti
poco “civili”…Anzi, ho apprezzato sempre molto il vostro lavoro…dunque…” Ho almeno un'altra cosa da chiedergli: - C'e'
un'ultima domanda, che mi e' stato chiesto di farti. Come sara' possibile,
senza una teoria di riferimento, magari anche senza dei veri leaders,
affrontare una sfida mortale, che vede da una parte un intreccio di
interessi che dispongono di armi micidiali, da quelle della propaganda
a quelle atomiche, e dall'altra un universo di persone che non hanno
nulla e dove l'uno non comprende neppure la lingua dell'altro? Lo
sento ridere di cuore, per la prima volta in tutta la conversazione. E,
quando ride, mi ricorda la persona che mi ha chiesto di porgergli
questa domanda. Come vedere uno spiraglio di cielo in mezzo al sangue,
alla morte, alla crudelta' e alla meschinita' del mondo.Una speranza e
una sicurezza allo stesso tempo. Risponde, con l'identica certezza,
con una frase che contiene tutto e che non mi spiega, lasciandomi
libero di interpretarla da me: “Questa e' l'ultima guerra”. ***
Non do'
conto di come ci siamo salutati, ne' del lughissimo lavoro di Deepak,
che ha di nuovo tradotto tutto incidendolo sopra un'altra cassetta. Ne
terremo una ciascuno. Ne' delle tante domande che ho fatto anche a lui,
tra queste riporto solo la sua risposta al perche' Ghopal si esprimesse
in una lingua a me sconosciuta, pur conoscendo benissimo l'inglese,
costringendolo a fare da interprete: “E’ proprio perche’ ha
studiato
che ha dimenticato l’inglese. Lo capisce perfettamente, ma non sa piu'
parlarlo. Dice che si tratta di una gran fortuna perche' non ha mai
trovato poesia nella lingua inglese.”.
***
Roma. Leggo da qualche parte: “Esposizione d’Arte a Kolkata (alla Birla
Accademia d’Arte e Cultura). Si festeggia il 45° anniversario della grande
mostra “Quadri e sculture”, promossa, nel novembre 1964 da grandi artisti
bengalesi che, sentendosi trascurati dal governo e dalla società, formarono una
comunita’ di artisti. Cercando di liberarsi delle pastoie del passato per far
parte della scena internazionale e sottrarsi all’influenza della neo-scuola
indiana, caddero in un’altra trappola:
quella dei modernisti occidentali. Per lo piu’, sono esposti dipinti degli anni
’60 e ’70 che ti prendono in una distorsione
temporale
senza stile personale né idee. Sono opere datate, che mischiano
motivi tribali e locali indiani a elementi influenzati dal cubismo e,
particolarmente, dal realismo socialista di un’epoca che fu. Tra le
moltissime opere, solo
poche sono davvero deliziose”.
Faro' avere questo breve testo a Ghopal. Capira’
sicuramente il perche’.
Roma. Leggo l’articolo di Arundhati Roy, per “Outlook”
http://ambainny.blogspot.com/2009/10/arundhati-roy-in-outlook.html Ritrovo
molte delle cose che mi ha detto Ghopal, ma le leggo in un'ottica
diversa dal solito. E nemmeno sono d'accordo su tutto. ...migliaia di truppe paramilitari, di milizie armate dal CPM in WB, basi militari aeree e di terra, elicotteri dell’Indian Air Force, brigate speciali, distaccamenti
di forze di pubblica sicurezza, Central
Reserve Police Force, Border Security
Force, Naga Battalion e l’Operazione
Green Hunt, che preannuncia l’avanzata di uno stato d’emergenza… Mi
colpiscono i nomi dei Corpi speciali di polizia che scandagliano le foreste con licenza di uccidere, pronti dunque a
sparare contro qualsiasi cosa si muova: Greyhounds, Scorpions, Cobra…(ancora “serpenti”). Certo, in India si sta cercando di creare uno stato di
polizia. E' una guerra civile, non c'e' dubbio. Poi pero’ penso a quella giovane donna che, con arco e frecce, fugge
terrorizzata attraverso la foresta. Smettera’ di essere terrorizzata e sapra’
come usare bene quelle armi “antiche” contro il massiccio dispiegamento di
forze che gli si para contro, arrogandosi il diritto di incendiare per
“autodifesa” villaggi e foreste. In una spirale di violenza crescente.
Quelle armi antiche contengono la saggezza di una cultura che non
potra’ essere “disserbata” per edificarci alcunché. E la rabbia crescente di
milioni di tribali che vivono nel cuore dell’Orissa, del Jharkhand, del
Chhattisgarh, in Andhra Pradesh
e nel Maharastra, non sara’ piu'
fermata. Non tiene in alcuna considerazione il libero mercato, i contratti gia’
firmati dalle compagnie minerarie, ne’ le esigenze di passare all’estrazione di
minerali o di impiantare fabbriche. Non ha conti in Svizzera e non si fara’
coinvolgere nelle guerre dei ricchi. Non e’ interessata neppure a crescita o a
decrescita, parole vane. Il vento e’ cambiato. Dall’Honduras, al Brasile, alla
Palestina, all’India, all’Africa, ai nuovi poveri d’Europa… E’ l’ultima
possibilita’ di mandare all’aria un baraccone colossale; non la perderanno. Ragionieri
dell’ambiente e del sociale al servizio degli interessi di politicanti e
geopoliticanti, miracolanti e miracolati, folgorati dal miracolo economico,
ancora a discutere su pacifismo e lotta armata, persi nei propri intrighi, ciechi come talpe: non c’è piu’
tempo (per fortuna). Questa e' l'ultima guerra. Stefano Ledda
La
cassetta con la registrazione non sara' duplicata, ma verra' proposta
in incontri che saranno organizzati a partire dal mese di gennaio.
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