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NUCLEI ARMATI RIVOLUZIONARI

Banda armata neofascista attiva dal 1977 al 1981, il gruppo embrionale è composto dal leader carismatico Valerio “Giusva” Fioravanti, suo fratello Cristiano, Francesca Mambro, Alessandro Alibrandi e Dario Pedretti. I NAR sono una sigla aperta che è a disposizione dello spontaneismo armato, il cui scopo principale è quello d’indicare la matrice neofascista delle “azioni” compiute. Non si può, quindi parlare di un’organizzazione stabile e strutturata, con un fine preciso e con un effettivo progetto politico e anche se qualcuno porta a termine atti sbagliati o controproducenti (Antonio Leandri e successivamente Maurizio Di Leo, persone completamente estranee alla vita politica, vengono assassinate per stupidi  scambi di persona) si da comunque l’idea di un gruppo strutturato con una presenza costante sul territorio. Con il tempo personaggi come Luigi Ciavardini, Gilberto Cavallini, Stefano Soderini, Franco Anselmi, Giorgio Vale, Massimo Carminati, Claudio Bracci e il fratello Stefano, Peppe Dimitri, Mario Corsi, Stefano Tiraboschi, i fratelli Lai, Walter Sordi, Pasquale Belsito, Pasquale Guaglianone, legano le loro vite all’epopea dei NAR e alcuni di loro sono finiti a fare politica in partiti dell’arco costituzionale. Molti altri che hanno operato sporadicamente o temporaneamente, anche come semplici fiancheggiatori vengono e vanno dalle file di Terza Posizione. Tutto questo contribuisce a rendere, anche per la Magistratura, nebulosa la galassia dei NAR, la sentenza del 02\05\1985 emana condanne per cinquantatré imputati. Il gruppo storico inizia la sua esperienza negli scontri di piazza, con aggressioni ad avversari politici, assalti a sedi del Partito Comunista Italiano, fino al 30\09\1977 con l’omicidio di Walter Rossi e successivamente il 28\02\ con quello di Roberto Scialabba quando gli avversari o presunti tali vengono eliminati con le armi da fuoco o come l’assalto a Radio Città Futura dove i neofascisti devastano tutto il devastabile e feriscono cinque donne, le uniche persone presenti all’interno dell’emittente. Successivamente  con lo scopo di procacciarsi armi automatiche, per vendetta, per intimidazione o semplicemente perché compivano il loro lavoro, ad entrare nel mirino dei NAR sono gli uomini delle istituzioni, vengono uccisi: l’agente di PS Maurizio Arnesano, l’appuntato di PS Franco Evangelista, il Sostituto Procuratore Mario Amato, il vicebrigadiere dei Carabinieri Ezio Lucarelli, l’appuntato dei Carabinieri Enea Codotto e il maresciallo dei Carabinieri Luigi Maronese, Carlo Buonantonio e Vincenzo Tuminello agenti della DIGOS, il capitano della DIGOS Francesco Straullu e il suo autista l’agente di PS Ciriaco Di Roma, l’agente di PS Ciro Capobianco, il Carabiniere Romano Radici, l’agente di PS Giuseppe Rapesta, gli agenti di PS Giuseppe Carretta e Franco Sammarco, l’agente di PS Antonio Galluzzo.Questa scelta strategica dei NAR aliena all’estrema destra in generale la simpatia o quanto meno la tolleranza concessagli da alcuni ambienti e alcuni personaggi istituzionali. Ai funerali dell’agente Capobianco esplode la rabbia dei colleghi, le sirene delle volanti urlano per protesta, vengono fischiati il Presidente della Camera Nilde Jotti, il Presidente del Senato Amintore Fanfani e il Ministro dell’Interno Rognoni, subito dopo la fine del funerale gli agenti si riversano a piazza Venezia per una Manifestazione. Con un copione già visto alla nascita della Repubblica Sociale Italiana i neofascisti dei NAR puntano le loro armi contro i loro stessi camerati ritenuti traditori,  il primo a morire è il dirigente di Terza Posizione Francesco Mangiameli seguono la sua sorte Luca Perucci militante di Terza Posizione, Marco Pizzari altro militante di Terza Posizione, il neofascista Mauro Mennucci. I finanziamenti al gruppo arrivano dalle rapine e il bisogno di riciclare o investire il denaro, fabbisogno di armi automatiche, conoscenze comuni e stesso credo politico portano i NAR a stringere saldi contatti con la Banda della Magliana. Il declino dell’organizzazione inizia il 05\01\1981 con l’arresto del leader Valerio Fioravanti, ma il colpo più grave è l’arresto il 08\04\1981 di Cristiano Fioravanti che repentinamente diviene collaboratore di giustizia. I NAR commettono trentatré omicidi senza contare le vittime della strage di Bologna per la quale Valerio Fioravanti e la Mambro sono stati riconosciuti colpevoli e condannati in via definitiva.

FRANCESCO MANGIAMELI Palermitano, detto “Ciccio”, amico d'infanzia di Pierluigi Concutelli. Inizia la militanza politica nella Giovane Italia, poi entra a far parte del nucleo storico di Ordine Nuovo. E' un picchiatore, in occasione della visita in Sicilia del principe Borghese è tra i componenti della scorta. Fonda il gruppo siciliano di Terza Posizione e tramite TP entra in contatto con Valerio Fioravanti che  lo mette al corrente di un piano per far evadere il “Comandante” Concutelli dall'Ucciardone. Dovra' essere liberato dal cellulare della Polizia Penitenziaria che lo trasferisce dal carcere al Palazzo Giustizia, ma il prigioniero riesce a comunicare all’esterno che sta per esser trasferito al carcere milanese di San Vittore dove si sta mettendo a punto un'evasione di massa. Mangiameli dissuade Fioravanti e Cavallini, al qual il capo dei NAR s’era rivolto per organizzare un'azione di supporto all’esterno del penitenziario. Alcuni detenuti riescono a fuggire da San Vittore, ma Concutelli no. Benché inizi provar profonda diffidenza nei confronti del camerata palermitano, Fioravanti e' costretto a ricorrere nuovamente a lui non avendo altri supporti, appoggi e supporti logistici in Sicilia. Ripreso in considerazione il piano originale, il gruppo ha necessitàdi  procurarsi armi da guerra, assalta siti militari, ma 3 tentativi falliscono e uno proprio per colpa di Mangiameli che non si presenta all'appuntamento facendo saltare l'operazione dove doveva fare da autista. Successivamente diserta un altro appuntamento con Fioravanti e Mambro, che partono da Roma per incontrarlo ma, giunti a Palermo, si senton dire dal portiere dello stabil ove abita il loro camerata che Ciccio è partito con moglie e figlia per le vacanze di Pasqua. A luglio 1980, Fioravanti e Mambro tornano nuovamente in Sicilia, ospiti Mangiameli al quale affidano il denaro che serve per organizzare l'evasione, ma maturano la convinzione che Ciccio usi quel denaro per sè. Ad aggravare il giudizio che Valerio ha di Mangiameli sono i commenti che quest’ultim fa su Giorgio Vale che ignora essere profondamente legato da amicizia al suo interlocutore: “Vale è un ottimo elemento, che però va usato per le rapine, perché essendo di quella razza non va usato per cose piu' elevate”. Fioravanti, che non ha mai stimato i quadri dirigenziali di Terza Posizione, li vede oramai come un gruppo di vigliacchi profittatori, decide di attuare una purga in stile staliniano e incarica Vale di attirare Mangiameli in una trappola. Il 09\09\80 Mangiameli si reca a Porta Pia Roma dove ad attenderlo trova Dario Mariani e Cristiano Fioravanti, che Ciccio non conosce. Il neofascista palermitano sale senza sospettare nulla su un'auto e non si avvede della Golf nera a bordo della quale ci sono Valerio Fioravanti, Vale e Francesca Mambro, che segue. Arivati alla pineta di Castelfusano Mangiameli si rende conto di essere caduto in una trappola, Cristiano gli punta una Beretta 7.65 silenziata allaschiena, mentre Francesca Mambro e Mariani rimangono vicini all'auto, l’obbliga ad inoltrarsi nella boscaglia, percorsi pochi metri gli spara un colpo dietro l'orecchio.L'uomo cade a terra ancora vivo, Valerio prende la pistola dalle mani del fratello e spara ancora, poi passa l'arma a Vale che esplode il 3° colpo. Il corpo di Mangiameli è infilato all'interno di sacchi della nettezza urbana e nascosto in un cespuglio abbandonato fino a sera, quando Giusva, Mambro e Vale lo trasportano al laghetto a Tor de Cenci. Qui, per la 1° volta, i terroristi occultano il corpo di una loro vittima, dopo averlo spogliato, lasciandogli addosso solo le mutande e la fede,  zavorrano il cadaver e lo gettano nelle acque. La scelta di celare il corpo di Mangiameli e' probabilmente perchè i futuri bersagli designati, Fiore e Adinolfi, non sappiano le intenzioni dei NAR nei loro confronti. Dopo 2 giorni, il corpo di Mangiameli riaffiora. Negli anni seguenti, alcuni "pentiti" affermano che l'intenzione di Fioravanti era di uccidere anche la moglie Rosaria D’Amico e la figlia di 7 anni.