![]() |
NUCLEI ARMATI RIVOLUZIONARI Banda armata neofascista attiva dal 1977 al 1981, il
gruppo embrionale è composto dal leader carismatico Valerio “Giusva”
Fioravanti, suo fratello Cristiano, Francesca Mambro, Alessandro Alibrandi e
Dario Pedretti. I NAR sono una sigla aperta che è a disposizione dello
spontaneismo armato, il cui scopo principale è quello d’indicare la matrice
neofascista delle “azioni” compiute. Non si può, quindi parlare di
un’organizzazione stabile e strutturata, con un fine preciso e con un effettivo
progetto politico e anche se qualcuno porta a termine atti sbagliati o
controproducenti (Antonio Leandri e successivamente Maurizio Di Leo, persone
completamente estranee alla vita politica, vengono assassinate per stupidi
scambi di persona) si da comunque l’idea di un gruppo strutturato con una
presenza costante sul territorio. Con il tempo personaggi come Luigi
Ciavardini, Gilberto Cavallini, Stefano Soderini, Franco Anselmi, Giorgio Vale,
Massimo Carminati, Claudio Bracci e il fratello Stefano, Peppe Dimitri, Mario
Corsi, Stefano Tiraboschi, i fratelli Lai, Walter Sordi, Pasquale Belsito,
Pasquale Guaglianone, legano le loro vite all’epopea dei NAR e alcuni di loro
sono finiti a fare politica in partiti dell’arco costituzionale. Molti altri che
hanno operato sporadicamente o temporaneamente, anche come semplici
fiancheggiatori vengono e vanno dalle file di Terza Posizione. Tutto questo
contribuisce a rendere, anche per FRANCESCO
MANGIAMELI Palermitano, detto “Ciccio”, amico d'infanzia di Pierluigi
Concutelli. Inizia la militanza politica nella Giovane Italia, poi entra a far
parte del nucleo storico di Ordine Nuovo.
E' un picchiatore, in occasione della
visita in Sicilia del principe Borghese è tra i componenti della
scorta. Fonda il gruppo siciliano di Terza Posizione e tramite TP
entra in contatto con Valerio Fioravanti che lo mette al corrente
di un piano per far evadere il “Comandante” Concutelli
dall'Ucciardone. Dovra' essere liberato dal cellulare della
Polizia Penitenziaria che lo trasferisce dal carcere al Palazzo
Giustizia, ma il
prigioniero riesce a comunicare all’esterno che sta per esser
trasferito al carcere
milanese di San Vittore dove si sta mettendo a punto un'evasione di
massa. Mangiameli
dissuade Fioravanti e Cavallini, al qual il capo dei NAR
s’era rivolto per organizzare un'azione di supporto all’esterno del
penitenziario.
Alcuni detenuti riescono a fuggire da San Vittore, ma Concutelli no.
Benché inizi
provar profonda diffidenza nei confronti del camerata palermitano,
Fioravanti e' costretto a ricorrere nuovamente a lui non avendo altri
supporti, appoggi e
supporti logistici in Sicilia. Ripreso in considerazione il piano
originale, il gruppo ha necessitàdi procurarsi armi da
guerra, assalta siti
militari, ma 3 tentativi falliscono e uno proprio per colpa di
Mangiameli che non si
presenta all'appuntamento facendo saltare l'operazione dove doveva fare
da autista.
Successivamente diserta un altro appuntamento con Fioravanti e Mambro,
che partono
da Roma per incontrarlo ma, giunti a Palermo, si senton dire dal
portiere dello stabil ove
abita il loro camerata che Ciccio è partito con moglie e figlia per le
vacanze di Pasqua. A luglio
1980, Fioravanti e Mambro tornano nuovamente in Sicilia, ospiti
Mangiameli al quale
affidano il denaro che serve per organizzare l'evasione, ma maturano la
convinzione che Ciccio
usi quel denaro per sè. Ad aggravare il giudizio che Valerio ha di
Mangiameli sono i
commenti che quest’ultim fa su Giorgio Vale che ignora essere
profondamente legato da
amicizia al suo interlocutore: “Vale è un ottimo elemento, che però va usato per le rapine,
perché essendo di quella razza non va usato per cose piu' elevate”.
Fioravanti, che
non ha mai stimato i quadri dirigenziali di Terza Posizione, li vede
oramai come un
gruppo di vigliacchi profittatori, decide di attuare una purga in stile
staliniano e
incarica Vale di attirare Mangiameli in una trappola. Il 09\09\80
Mangiameli si reca a Porta
Pia Roma dove ad attenderlo trova Dario Mariani e Cristiano Fioravanti,
che
Ciccio non conosce. Il neofascista palermitano sale senza sospettare
nulla su un'auto e
non si avvede della Golf nera a bordo della quale ci sono Valerio
Fioravanti, Vale e Francesca Mambro,
che segue. Arivati alla pineta di Castelfusano Mangiameli si rende
conto di essere caduto in una trappola,
Cristiano gli punta una Beretta 7.65 silenziata allaschiena, mentre
Francesca Mambro e Mariani rimangono vicini all'auto, l’obbliga ad
inoltrarsi nella boscaglia, percorsi pochi metri gli spara un colpo
dietro
l'orecchio.L'uomo cade a terra ancora vivo, Valerio prende la pistola
dalle mani del fratello e spara
ancora, poi passa l'arma a Vale che esplode il 3° colpo. Il corpo di
Mangiameli è infilato
all'interno di sacchi della nettezza urbana e nascosto in un cespuglio
abbandonato fino a sera, quando
Giusva, Mambro e Vale lo trasportano al laghetto a Tor de Cenci. Qui,
per la 1° volta, i
terroristi occultano il corpo di una loro vittima, dopo averlo
spogliato, lasciandogli addosso
solo le mutande e la fede, zavorrano il cadaver e lo gettano
nelle acque. La scelta di celare il corpo di
Mangiameli e' probabilmente perchè i futuri bersagli designati, Fiore e
Adinolfi, non
sappiano le intenzioni dei NAR nei loro confronti. Dopo 2 giorni, il
corpo di Mangiameli riaffiora. Negli
anni seguenti, alcuni "pentiti" affermano che l'intenzione di
Fioravanti era di uccidere
anche la moglie Rosaria D’Amico e la figlia di 7 anni. |
| |