osteria calcutta

26 novembre

GIORNO DEL RINGRAZIAMENTO


                                               Thank you, America                                                                                                       

                                                        http://www.adnkronos.com/IGN/Video/?vid=3.0.2754073231    

11 settembre di Mumbai ?

Un'azione di guerra ha insanguinato Mumbai, capitale finanziaria, commerciale, economica dell’India, tra le piu’ popolose megalopoli al mondo (13 milioni di abitanti). Un attacco multiplo, coordinato e pianificato. Oltre una trentina di attentatori, con sostegno logistico nella citta', divisi in 3 commandos principali, ben addestrati e militarmente organizzati sicuramente da un esercito, ma …da quale? (proprio sicuri che l’opzione sia tra India e Pakistan?). Mumbai: è snodo di interessi strategici di India e Cina; paesi che, anche senza necessita' di ricorrere all'opinione del Nic (il Centro di Analisi dell’Intelligence USA) sono destinati a prendere la supremazia nel mondo di fronte all'inesorabile (ma ancora non vicinisimo e apportatore di altre catastrofi) declino americano.Circa 200 morti e 400 feriti dopo oltre 60 ore di guerra. Per la 1° volta  vengono presi di mira cittadini occidentali, e si chiede il passaporto alle vittime (confermato anche da Rakesh Patel, uomo d’affari londinese sfuggito all’assedio del Taj: “era una caccia agli stranieri, chiedevano se avessimo passaporto britannico o americano”).

         1° PARTE (fatti, considerazioni, ipotesi, illazioni,  condanne etc.)

I FATTI, IN SINTESI, COME SONO STATI RACCONTATI (ormai noti a tutti, ma da tenere a mente)Dettagli nella pagina interna

Dalle 22:30 di mercoledì 26 novembre, commandos arrivati dal mare attaccano Mumbai, prendendo di mira una decina di obiettivi, tra cui: noti ritrovi di occidentali, stazioni ferroviarie, edifici nell'area di Colaba-Nariman Point - stracolma di alberghi, ristoranti e altri luoghi turistici - cinema, un ospedale, l'area di Crawford market, la zona del Forte. Esplosioni, sparatorie e incendi seminano terrore e morte, devastano ampia parte della citta’, concentrandosi poi sul centro culturale ebraico Nariman House e su 2 alberghi a 5 stelle: Taj Mahal e  Trident/Oberoi. Alcuni europarlamentari riescono a fuggire, ma centinaia di ostaggi in maggioranza non indiani restano intrappolati per 3 giorni. Con grande ritardo, il governo invia l’Esercito e squadre speciali anti-terrorismo che irrompono negli hotel liberando143 prigionieri. Nella Nariman House, 5 ostaggi, tra cui il rabbino
e la moglie, sono senza vita. Decine di corpi sono ritrovati negli alberghi. Un partecipante al commando viene arrestato. 

TRA LE CONDANNE

Il governo britannico; George W. Bush: non esclude la matrice islamica e offre l'aiuto americano; Obama: Offre aiuto per far fronte agli attentati “...contro civili innocenti, che dimostrano la grave e urgente minaccia del terrorismo. Gli USA devono rafforzare le alleanze con l’India e con le nazioni del mondo per sradicare e distruggere le reti terroristiche”.(Napolitano, da Israele, condanna il terrorismo islamico. Fini: “la comunita' internazionale deve mantenere alta guardia contro atti di violenza gratuita, ingiustificabile che colpiscono popolazioni inermi”. Il Papa si appella perché si ponga fine a tutti gli atti di terrorismo che destabilizzano pace e solidarietà umana. De Gennaro: “ ci sono preoccupazioni anche per l’occidente, Italia e USA”). 

SOSPETTI
I primi cadono su Al Quaeda, ma la pista non risulta credibile. Il Premier Manmohan Singh tiene a negare da subito ogni possibile terrorismo autoctono: “I terroristi hanno basi fuori dal paese”. Poi, accusa direttamente il Pakistan. Il ministro della difesa pakistano Ahmed Mukhtar  nega ogni coinvolgimento del Pakistan negli attentati. Per il ministro degli esteri, Shah Mehmoud Qureshi  “La lotta contro il terrorismo ci unisce, il terrorismo e’ nemico comune”. Pronto a cooperare, vuole
incontrare il premier indiano. Anche il capo dei servizi segreti accetta di recarsi in India per condividere coi vertici della sicurezza indiana ogni informazione sugli attacchi. Gli attentati sono rivendicati dal gruppo sconosciuto: i Mujaheddin del Deccan che chiede “fine dell'oppresione dei musulmani in India e rilascio dei prigionieri”. Ma non si crede alla rivendicazione.

Voci, illazoni, verita' ? I terroristi potrebbero essere legati ai pirati somali, l’attacco e' una vendetta per l'azione recente della marina indiana nel golfo di Aden; potrebbe essersi rafforzato un terrorismo autoctono; indizi portano al Pakistan: gli scafistisarebbero sbarcati da una nave pakistana, nei loro cellulari: messaggi e chiamate col Pakistan, coinvolti cittadini britannici di origine pakistana (smentito da Londra), hanno fucili in dotazione all'esercito pakistano e sostegno logistico della “marina” della Lashkar - organizzazione jihadi attiva in Kashmir considerata eanazione dei servizi militari pakistani -, da ultimo: l'unico catturato, Azam Amir Kasab, pachistano di 21 anni, sembra aver confessato che il commando pachistano ha ricevuto aiuto da residenti a Mumbai (di almeno 5 dei quali fornisce nomi e indirizzi) e il piano prevedeva l'uccisione di 5000 persone. 

SALE LA TENSIONE TRA NDIA E PAKISTAN.  New Delhi accusa Islamabad, basandosi sulle confessioni del solo terrorista catturato vivo;  Islamabad nega ogni coinvolgimento e minaccia di spostare le sue truppe dai confini con l'Afghanistan a quelli con l'India in caso che la crisi precipiti.

L.K. Advani, capo dell’opposizione (Bjp), denuncia i buchi dell’intelligence. La polizia ammette di esserse stata colta impreparata (uccisi gia’ mercoledì 11 agenti e funzionari d'alto livello tra cui il capo dell’unita’ anti-terrorismo di Mumbaj, il commissario aggiunto di polizia e un altro esperto dell’antiterrorismo). Il ministro dell'interno, Shivraj Patil, si dimette (anche a seguito delle critiche della stampa indiana, rivolte sia al Congress - il partito al potere a livello federale - che all'opposizione ultranazionalista indu' del Bharatiya Janata Party (BJP). Le elezioni  in India sono tra pochi mesi.


     
2° PARTE (perche': "thank you, America")

I MISFATTI

La lunga scia di sangue. 

La tragedia di Mumbai non e' un evento isolato. Sono oltre venti gli attacchi che hanno insaguinato l’India dal 2001 a oggi (alcuni riportati nella pagina interna). In Pakistan, nel 2008, oltre 500 musulmani hanno perso la vita  in 33 attacchi suicidi, il paese supera l'Iraq quanto a numero di tali attacchi in 1 anno. Ma e' ancora molto poco, se almeno si considerano (in ordine sparso), per quanto riguarda l'India: le innumerevoli morti per fame (di musulmani e indu') in diversi stati dell'Unione; i contadini costretti a coltivare prodotti da esportazione che non sono in grado di acquistare, suicidi a centinaia perche' rovinati dall'introduzione di pesticidi e OGM, uccisi dall'arsenico che avvelena i campi, massacrati dai governi nel tentativo di cacciarli dalle proprie terre per fare posto a multinazionali (il recente caso del West Bengal), etc. etc. etc. E, per quanto riguarda il Pakistan: i genocidi di civili operati dagli “sconfinamenti” per aria e per terra delle truppe USA a caccia di talibani, etc.etc.etc. 

Vandana Shiva ritiene il terrorismo e attacchi come quello a Bombay,  frutto di “una società geneticamente modificata”. Non lo crediamo. Se lo credessimo, non nutriremmo piu’ alcuna speranza. Una societa’ e un’umanita’ ad altissimo rischio, questo si’. Dove e’ urgente affrontare le questioni in modo non settoriale o localistico perche’ una cosa e’ partire dal proprio specifico e un’altra e’ ignorare l’intreccio complesso che si abbatte sul mondo e su ciascun individuo che lo abita, forzandolo a una serie di “credenze”, di “abitudini mentali” che scoraggiano l’azione e imprimono un marchio di falsa “ineluttabilita’” agli orrori del quotidiano (vissuti in prima persona, ascoltati  o letti sui quotidiani). L'Ordine Mondiale e' organizzato in Stati impegnati a creare nemici, utili a mantenere un potere sanguinario, criminale, mafioso, deumanizzante, usando tutta la violenza di cui sono capaci (enorme), spettacolarizzandola, soprattutto nei momenti di crisi
La costruzione del nemico e’ un'operazione strategica, pianificata, che si abbatte su ciascuno in prima persona per indurlo a definirsi attraverso false identita’: di religione, di etnia, culturali, sessuali, etc. messe una contro l’altra. “Noi contro gli altri”, fino all'esasperazione egotica di “Noi contro tutti”. Purche’ ci sia un “altro”,  un “diverso”, uno “straniero” e, per cio'  stesso, un  “nemico”, qualcuno CONTRO cui scagliarsi, percepito minaccia alla personale sopravvivenza e a quella del proprio “gruppo di appartenenza”. Perche', per costruire un “nemico”, deve essere costruita anche  una minaccia, per diffondere la paura. Un mondo in preda al terrore si puo' ancora governare con le armi, pretendendo di difenderlo.

Prime ripercussioni di quanto accaduto a Mumbai: inasprimento delle tensioni India-Pakistan, dopo la “confessione” dell’unico arrestato, ma l'accusa, formulata poi esplicitamente, era gia' nel primo commento del premier indiano (i  “legami”esterni). Il Pakistan  si trovera’ contro gli USA e l'India; 2 miliardi di musulmani in tutto il mondo, già vittime di stereotipi negativi e diffamati come intrinsecamente violenti, dovranno affrontare un ancor maggiore carico di pregiudizi. I riflettori del mondo sono nuovamente puntati sul “terrorismo islamico”, si torna a parlare di “scontro di civiltà”, come dopo l'11 settembre 2001; anche in l’India,  c'è rischio che i musulmani debbano subire la collera degli indu'. Discriminati (il  33% vive al di sotto della soglia di povertà) con metà delle donne analfabete e oltre 1 quarto di bambini tra i 6 e i 14 anni che non hanno mai frequentato alcuna scuola, i musulmani indiani sono una cospicua minoranza alla quale e' impossibile rivendicare diritti. L'ipotesi di un “terrorismo” autoctono e' stata subito rigettata dalle autorita' indiane, ma se ne parlera' ancora. Anche perche' le elezioni per il rinnovo del parlamento federale sono imminenti. Il terrorismo e’ un progetto legato al potere e contro l’umanità, non una campagna portata avanti dai musulmani di tutto il mondo. E'  urgente individuare i veri mandanti  che, ben al di la’ di religioni ed etnie, sono sempre gli stessi. E sempre gli stessi sono coloro realmente in grado di sconfiggerli: quelli che da massacri e divisioni imposte hanno sempre e solo unicamente da perdere; quelli ancora capaci di immaginare e creare un mondo migliore. 

Conseguenze a breve e medio termine

La tragedia di Mumbai e quanto sta accadendo oggi in Pakistan hanno radici lontane. Vediamo intanto una pista: (da leggere seguendo la progressione delle date)

                                                                                                                       

Il Pakistan e’ importantissimo crocevia di tubature, sede di scontro tra colossali interessi.
Dopo il crollo dell’URSS e l’“indipendenza” degli Stati dell’Asia centrale, le compagnie petrolifere occidentali moltiplicano i piani per lo sfruttamento degli idrocarburi del bacino del Caspio. L’impresa californiana UNOCAL presenta 2 grandi progetti per 2 gasdotti  che, partendo da Turkmenistan, Uzbekistan, Kyrgyzstan, Kazakhystan, traverseranno l’Afghanistan per rifornire l’India. Sono sponsorizzati dagli USA, che cercano da tempo di aprirsi una stradasicura in Afghanistan. Ma l'Iran sta costruendo un altro gasdotto (2600 km) da South Pars, che porterà 60 milioni di mc di gas al giorno al Pakistan e 90 all'India. Costera’ 4 volte meno dell'altro, anche considerando i 700 milioni di $ di diritti di transito in Pakistan. Gli USA: a) invitano l’India che risponde a picche) a non intrattenere rapporti con l'Iran. b) minacciano sanzioni al Pakistan se non rinuncera’ alla partecipazione al progetto. Il gasdotto iraniano mette d'accordo interessi indiani e pakistani e causa forti incrinature tra Pakistan e USA. Intanto, i russi cercano di far rientrare nella loro sfera d’influenza i Paesi dei progetti Unocal. E’ guerra di interessi tra Russia, Cina, Iran e una parte del Pakistan da una parte, e di India, Afghanistan, USA, Israele e un’altra parte del Pakistan dall’altra. Con “alleanze” limitate a determinate sfere di azione e a momenti circoscritti.

Il 1°  progetto (BTC) per unire il Caspio al Mar Nero passando x Azerbaigian Georgia e Turchia, soprattutto con l’aiuto della britannica BP, è stato realizzato senza grandi difficoltà.
Il 2° progetto (la pipeline trans-afgana), per collegare il Caspio all’Oceano Indiano attraverso Turkmenistan Afghanistan e Pakistan, soprattutto col sostegno della saudita Delta Oil, stenta. UNOCAL si scontra col caos che regna nel paese e chiede alla Casa Bianca di ottenere la stabilizzazione della regione. L’impresa ingaggia Henry Kissinger come consulente e affida la direzione del progetto agli ambasciatori John J.Maresca e Robert B. Oakley e a 2 esperti, Zalmay Khalilzad e Hamid Karzaïmaggio 2001, per ottenere aiuto dai talebani, che controllano la massima parte del paese, il Dipartimento di Stato accorda loro una sovvenzione di 43 milioni di $.
20-22 luglio 2001 (vertice di Ginevra). Con l’accordo del G8, si aprono a Berlino negoziati multilaterali con l’Emirato islamico, che falliscono perche' i talebani avanzano nuove richieste. E' a questo punto che USA e Regno Unito pianificano l’invasione dell’Afghanistan. A fine agosto 2001, concentrano le loro forze navali nel Mare di Oman e acquartierano 40.000 uomini in Egitto. 
9 settembre 2001, il leader tagiko Shah Massud viene assassinato, ma la notizia resta segreta.


11 settembre 2001  3000 morti sacrificati dall'amministrazione Bush.
Bush, come previsto, accusa i talebani di essere implicati negli attentati a New York e a Washington e invia loro un ultimatum. Poi, gli Anglosassoni rovesciano il regime talebano e prendono controllo del paese con l’operazione “Enduring Freedom”. Il “nemico” e' stato costruito, a un prezzo di sangue altissimo. Il nome di Al Quaeda e quello di Osama Bin Laden rimbalzano dai media all'immaginario collettivo. Verranno utilizzati (ancora oggi) per annunciare stragi, diffondere il terrore, giustificare militarizzazione dei governi, guerre e massacri di civili operati dalle forze della NATO in mezzo mondo. Il “nemico” e' islamico, e' arabo, si inventa lo scontro di civilta', la necessita' della “guerra infinita”. 2008: la pipeline non è ancora costruita, Afghanistan e Pakistan sono in  preda al caos. UNOCAL è stata assorbita dalla Chevron; John J. Maresca è capo del Business Humanitarian Forum che si occupa della coltivazione del papavero “a fini medicinali” (!) in un Afghanistan trasformato in narcostato il cui presidente e' divenuto Hamid Karzaï

Robert B.Oakley è incaricato di riorganizzare le istituzioni militari; Zalmay Khalilzad è ambasciatore degli USA all'ONU; Il Pentagono, impantanato in Iraq, ha delegato l’occupazione militare dell’Afghanistan ai suoi alleati della NATO. aprile 2008 (vertice di Bucarest) Per rifornire le truppe, l’Alleanza atlantica firma un protocollo con l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva. I rifornimenti sono condotti attraverso Russia, Uzbekistan, Tagikistan. Il ministro russo degli Affari esteri Sergei Lavrov commenta la facilitazione alla NATO con l’importanza della cooperazione internazionale contro il terrorismo; l’ambasciatore Zamir Kabulov dichiara a Vremya Novostei che l’interesse è vedere gli Occidentali impantanarsi e morire in Afghanistan.
8 agosto 2008, USA e Israele lanciano le truppe georgiane all’attacco delle popolazioni russe dell’Ossezia del Sud. In risposta, l’esercito russo bombarda i 2 aeroporti militari israeliani in Georgia e la pipeline BTC. Poi, il presidente Medvedev  riunisce l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva che ha abrogato il protocollo che lo legava alla NATO. La NATO subisce disfatte su disfatte. 54% territorio afgano è in mano agli insorti. Il gen.David McKiernan chiede rinforzi (15.000 uomini, tolti dal contingente iracheno), ma  i 47.600 già presenti non sono riforniti e sono in grave pericolo. All'Alleanza serve con urgenza una via di transito. Il segretario alla Difesa Robert Gates lamenta l'assenza di coordinazione tra ISAF, Forze speciali USA ed esercito afghano; propone di modificare la catena di comando. Tutte le truppe saranno direttamente sotto l’autorità del CENTCOM, gli Alleati non avranno piu' diritto di parola e il Pentagono potra' utilizzare truppe anglosassoni (USA, Regno Unito, Canada e Australia) lasciando gli altri a sbrogliarsela da soli (Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi, etc.). L'Afghanistan è chiuso a est da un'alta catena montuosa, unico corridoio d'approvvigionamento è il passo di Khyber, in territorio pakistano, utilizzato ancora solo per il rifornimento di carburante.

23 aprile 2008, in occasione del ponte di fine settimana per l’anniversario della nascita del Profeta, sessanta autobotti si accalcano al posto di frontiera di Torkhan. Gli insorti attaccano con lanciarazzi e il tutto si incendia in un immenso rogo. Per rendere piu’sicuro il passo di Khyber, gli Usa intensificano gli attacchi con missili in territorio pakistano, facendo stragi di civili, giustificati con la caccia al militante”. 27 agosto 2008 riunione (che avrebbe dovuto rimanere segreta) a bordo della portaerei Abraham Lincoln  nell'Oceano Indiano. Vi partecipano: da una parte l'ammiraglio Mike Mullen, capo di stato maggiore delle forze armate degli USA e il generale David Petraeus, reduce dall’Iraq, dall’altra  il generale Ashfaq Parvez Kayani, capo delle forze armate pachistane. Si parla di terrorismo, ma anche dell’imminente elezion di Zardari a capo dello Stato. 3 settembre 2008 il Pentagono bombarda altri bersagli in territorio pakistano. Nello stesso giorno, Yusuf Raza Gillani, il premier pakistano, scampa a un attentato vicino Islamabad. L’attacco e’ rivendicato da Muslim Khan sedicente portavoce delle milizie talebane che operano lungo il confine con l’Afghanistan: “per vendicare l'operazione militare nella valle di Swat e nella regione tribale. Ogni politica di chi oggi guida il Pakistan è contro l’Islam e il Paese: persone che vogliono compiacere gli americani spargendo il sangue dei nostri figli. I militanti talebani colpiranno ancora Gillani e il suo governo fino a un deciso cambiamento della politica filo-USA. Devono sapere che, se nostri figli non sono al sicuro nelle loro case, anche gli esponenti del governo pachistano non potranno sentirsi mai al sicuro, nemmeno dentro veicoli blindati o nei loro sorvegliatissimi palazzi”. 5 settembre 2008 Ali Asif Zardari , vedovo di Benazir Bhutto, è eletto presidente. Un burattino degli USA. 15 settembre 2008 Il capo di stato-maggiore degli USA, l'ammiraglio Mike Mullen effettua una visita a sorpresa in Pakistan. Pretende che il Pakistan ceda il controllo del passo di Khyber agli USA. Incontra nuovamente Kayani. 18 settembre 2008, a seguito delle innumerevoli crescenti incursioni delle forze Usa in territorio pakistano che sterminano civili e contadini suscitando la collera nazionale contro di loro e contro Asif Ali Zardari, il neoeletto presidente (incalzato daalcuni tra i suoi generali) fa la voce grossa: “Non permetteremo che forze straniere violino la sovranita’ territoriale del Pakistan in nome della lotta al terrorismo”. Riflette il sentire di tutto il popolo. Gli USA rispondono sottolineando i  “molto limitati strumenti del Pakistan per la lotta al terrorismo e che, senza il loro aiuto, potrebbe accadere qualcosa di molto brutto. 20 settembre 2008 Zardari pronuncia il discorso d’investitura davanti al Parlamento, impegnandosi a sostenere gli sforzi del Pentagono contro i “terroristi” afgani. I membri del governo invitati all’iftar (banchetto serale che rompe il digiuno quotidiano durante il Ramadan) sono in massima parte furenti perché il nuovo presidente non ha confermato l’impegno a reintegrare i giudici della Corte suprema e ha lasciato intendere che rinuncera’ alla sovranità sul passo di Khyber. Gli invitati erano il primo ministro, Raza Gilani, il nuovo capodello stato, Asif Ali Zardari, e le alte sfere militari. La cena avrebbe dovuto tenersi all’hotel a cinque stelle “Marriott” di Islamabad. Poi, per repentino cambio di programma, la prenotazione e' stata disdetta  e si e' svolta nella residenza del premier, a poche centinaia di metri dal Marriott. Erano tutti a tavola quando... un attentato di violenza senza precedenti nel paese, devasta l'hotel Marriot di Islamabad. Un camion-bomba, con carica esplosiva di almeno 600 kg di TNT piu' diverse munizioni, scava un ampio cratere, uccide oltre 60 persone e ne ferisce 226. Nel folle groviglio di interessi politico-economico-energetico-militari, il Pakistan e' il paese strategicamente piu' rilevante per il controllo degli USA sul Medio Oriente. Ma l'illogica rivendicazione alla sede di  Islamabad dell’emittente Al Arabica di un sedicente esponente di semi-ignoto gruppetto fondamentalista iraniano: Fedayeen-al-Islam, rimbalza sui media del mondo: e’ stato l’Iran. Subito: affiliati  di Al Qaida! Con l’aiuto dei talibani, che smentiscono. Baitullah Mahsud, ex-detenuto a 
Guantanamo indicato loro capo, riesce a fuggire, anche perche’, avendo da tempo l’intelligence pakistana segnalato alla Nato e agli Usa la sua presenza e tempi... e’ facile evitare di prenderlo!

qualcosa di molto brutto accade


        
 20 settembre 2008    Hotel Marriott
L’attentato al Marriot e’ interpretato come avvertimento della NATO che non esita ad eliminare chi si oppone ai suoi progetti e giustifica, sul piano mediatico, il controllo degli USA del territorio pakistano, come quello dell’11 settembre “giustificò” l’invasione dell’Afghanistan. Intervenendo in tv, Najam Sethi, redattore capo del quotidiano liberal Daily Times (allineato e finanziato dagli USA), dice: “E’ l’11 settembre del Pakistan”.In un certo senso, si'. Il metodo adottato e’ lo stesso delle Torri Gemelle e dell'invenzione del pericolo Al Qaida. L'11 settembre 2001 sono stati sacrificati quasi 3000 statunitensi, al Marriot soltanto due, ma l'effetto desiderato e' stato raggiunto: gettare il discredito sui combattenti per la liberazione e ricordare al Pakistan che non puo' neanche sognarsi di divenire economicamente, energeticamente, politicamente e territorialmente indipendente.. Per la CIA sembra abbiano lavorato alcuni marines che, 3 giorni prima, hanno fatto chiudere cancelli e portoni del Marriott, cacciato tutti e trasferito dai blindati ai piani 4° e 5° casse d’acciaio con armi e esplosivi, sottratte al metal detector dell’albergo. Li guidava il capo di stato maggiore ammiraglio Mullen. Tutto nel quadro di una strategia che, col conforto dell’India, tenta di frantumare la regione per linee etniche, per costituire quel ponte dell’Occidente verso i depositi dell’Asia Centrale che unisce la regione tribale nord-occidentale ai territori pashtun afghani e al Beluchistan in oriente. 

Chi c'è, a questo punto, dietro l'attacco a Mumbai? C'è  un scontro tra potenze, una in declino, stretta nella morsa di una crisi di proporzioni gigantesche e abituata a risolvere i propri guai con le guerre (un esempio per tutti: la 2°  guerra mondiale, dopo la crisi del '29) e con ogni genere di mostruosita' ai danni del mondo; altre rampanti, altre ancora in gara per assicurarsi un posto in quel nuovo Ordine Mondiale che immaginano si sostituira' al primo. Potete provare a rileggere “Il Manoscitto di Braudel”, di Borges. Oppure immaginarvi un grande banchetto, con invitati “eccellenti”. Si suddividono i posti, qualcuno devono contenderselo perche' ambìto da un po' troppe persone. Faticano a mettersi d'accordo, il galateo salta, tentano di stabilire un ordine gerarchico, con capotavola predestinati, ma non funziona perche' in piu' d'uno vogliono essere “il primo”. Quando viene comunicato che la cena e' pronta, corrono tutti a collocarsi dove possono, per non perdersi neanche uno degli antipasti. Ma non sanno che il cuoco ha gia' tenuto per se' e per quelli con i quali ha cucinato, le porzione migliori. Non lo sanno perche'  loro, gli invitati “eccellenti”, non frequentano le cucine, non ci mettono mai piede, ignorano da dove vengano i loro pasti, chi li prepari, chi li materializzi nel loro piatto. E' questo il limite che rendera' impossibile a nuovi e vecchi ordini mondiali di continuare ancora nel tempo.Ci saranno altre vittime, purtroppo. Considerando tutti “filistei”, quelli che si ritengono giganti trascineranno altri nella loro morte. Continuando ad immaginarsi piccoli e impotenti, alcuni salteranno sul carro dei presunti/presuntuosi vincitori e perderanno con loro. Al momento, e' possibile considerare la questione all'interno di un ampio contesto strategico.

* Esiste da tempo una guerra sotterranea contro la Cina il cui centro di gravità  sono i giacimenti d’idrocarburi in Asia Centrale, Medio Oriente e Africa e le relative rotte di trasporto.
La guerra in Afghanistan e quella  in Pakistan sono guerre per procura tra grandi potenze sulla questione energeticaL'Afghanistan e' il vero terreno di lotta per l’egemonia della regione, in quanto luogo di passaggio strategico di oleodotti. E' diventato il nuovo Kashmir, il terreno di scontro della guerra indo-pakistana (c'è  rivalita’ geopolitica alla base del fallimento della presidenza di Hamid Karzai). Alleati strategici sono oggi:

USA e India  CONTRO  Pakistan e Cina

Gli USA sono impantanati e in serie difficoltà. L'INDIA e' alleata con l’Afghanistan (e sta sviluppando una strada che collegherà Herat, in Afghanistan, a un porto del sud dell’Iran).
India e USA appoggiano alcuni gruppi talebani che combattono contro Islamabad all'interno del Pakistan.La CINA sta sviluppando il porto di Gwader nel Belucistan sulla costa sud, che permetterà il flusso dell’energia dall’Africa e dal Medio Oriente alla Cina evitando l’interferenza navale indiana.e le rotte di trasporto verso l’interno. Considerata da alcuni il grande nemico strategico, la Cina detiene oltre il 23% del debito pubblico degli USA (Su 9.300 miliardi di $, il Giappone ne ha 600 miliardi e la Cina 400). Il PAKISTAN appoggia altri gruppi talebani contro l'occupazione dell’Afghanistan. Per l'alleato strategico tradizionale dell’occidente, Benazir Buttho era l’ultima carta degli USA per riacchiappare un paese da tempo preda di forze centrifughe e forti risentimenti antiamericani. Dopo il suo assassinio, e’ sprofondato nel caos. Zardari (soprannominato “Mister 10 %” per storie di tangenti) non riesce a gestire la quantita’ di forze attive nel suo Paese, oggi rifugio per quanti combattono la NATO in Afghanistan) dove hanno preso forza gruppi che puntano alla guerra civile; gruppi di militanti esasperati dai continui attacchi americani contro la popolazione civile; gruppi nazionalisti; gruppi di militari dell'esercito che, profittando della debolezza di Zardari, si propongono a “salvatori” di un Paese allo sbando. Tra questi, il generale Kayani, “uomo forte” istruito nelle Accademie USA all'arte militare e nemico primo dei talebani. Gia' capo dell’Isi (il potente servizio segreto pakistano) e oggi al vertice delle forze armate, è considerato una specie di tutore del presidente. Ex vicesegretario militare di Benazir Bhutto, e' considerato da molti il futuro leader del Paese.Che la questione pakistana e quella afghana fossero legate non e' dunque una novita'.     

                                           

Fin dall’inizio della sua campagna, Obama ha posto la priorità sulla necessita’ per gli USA di  maggiore sforzo militare in Afghanistan accusando direttamente il Pakistan e dichiarando che, se avesse vinto, vi avrebbe inviato nuove truppe per stanare i terroristi asserragliati nelle regioni di confine con l’Afghanistan. E intimando al governo di Zardari di dare nuovo impulso alle operazioni antiterrorismo pena l’ipotesi di un intervento militare in Pakistan e il ritiro dei milioni di $ in aiuti economici Il suo vice Joe Byden, lo scorso anno, da Presidente del “Committee on Foreign Relations” del Senato, defini’ Pakistan“il Paese piu’ pericoloso del mondo” e uno stratega del Pentagono dichiaro’: “Non possiamo sfuggire a un scontro col Pakistan, che ha la chiave del nostro successo in Afghanistan”. Anche per il capo della Cia, Michael  Hayden, il Pakistan e' la piu’ grave minaccia terroristica per gli USA, ospitando nelle sue aree tribali i dirigenti di Al Quaeda. Haiden dichiaro' di “condividere col capo dei servizi segreti pakistani, general Ahmed Shujaa Pasha, molti punti di vista su come contenere la minaccia, nonostante le proteste in Pakistan contro i raid Usa oltre frontiera”.  Per alcuni consiglieri di Obama: “Gli Usa dovrebbero negoziare con diverse figure dei talebani per scardinare la loro alleanza con al Qaeda”. 

1 dicembre 2008  Obama comunica ufficialmente i nomi di coloro che faranno parte della sua squadra 


                                                       


              Cambiamento “da sogno” o  “incubo ad occhi aperti?”
                          Arrivano i nostri? No, rimangono i mostri

Hillary Clinton:  Segretario di Stato; Robert Gates: capo del Pentagono; James Jones (ex generale dei marines ed ex comandante delle forze della Nato in Europa, amico del repubblicano McCain, partecipo' anche a un comizio con lui); Consigliere per la Sicurezza Nazionale; Susan Rice, sua consigliera in politica estera, nuovo ambasciatore all'Onu; Janet Napoletano, attuale governatore dell'Arizona, ministro per la Sicurezza interna; Eric Holder, ministro della giustizia. Molti incarichi di primissimo piano continuano a essere rivestiti da collaboratori di Bush: oltre a Robert Gates, tra gli altri: Ben Bernanke, che resta presidente della Federal Riserve, Robert Mueller, che resta il direttore dell’ Fbi,  l'amm.Michael Mullen (scelto da Gates), capo dello Stato Maggiore delle forze armate, che resta alla difesa (e interlocutore su uno dei piu' importanti temi del  programma di governo: la gestione delle guerre. (Mullen -  il cui mandato scade nel 2011 – concorda sulla necessità di aumentare la presenza militare in Afghanistan, ma non col ritiro delle truppe dall’Iraq in tempi brevi). 

Se questi nomi sono - a dire poco- inquietanti, sono coerenti con le parole pronunciate da Obama durante la conferenza stampa a Chicago, nella quale ha annunciato le nomine. Obama non perde l’occasione per un messaggio al mondo niente affatto rassicurante, nel quale la nuova era, lungi dall'essere pacifista, si annuncia americanamente” pragmatica. Parla di guerre e di terrorismo. La nuova missione di Gates sara'  mettere responsabilmente” fine alla guerra in Iraq attraverso una transizione al controllo iracheno”. L'attenzione e' spostata dall'Iraq all'Afghanistan “dove la guerra al terrore ha avuto inizio e dove va conclusa”.     

                                                         


La lotta contro Al-Qaeda e contro le azioni dei ribelli sono centrali, assicura di avere strategia e  risorse giuste. Ribadisce vicinanza all'India duramente colpita e che, per l'America, “è tempo d'un nuovo inizio per affrontare le sfide globali del mondo, prima fra tutte quella al terrorismo: Nel mondo che vogliamo non c’è spazio per chi uccide civili innocenti e promuove ideologie cariche d’odio”. Il terrorismo è minaccia globale che richiede risposta globale. Siamo determinati a perseguire i responsabili degli attentati di terrorismo ovunque nel mondo. Il destino dell'America è condiviso e correlato col destino del mondo, l'India è piu’ forte dei terroristi che vogliono piegarla”. Assicura che rafforzerà le forze armate e le truppe di terra  perche': per garantire prosperita' all'interno del Paese e pace all'estero dobbiamo condividere la convinzione che il nostro restera' il piu’ forte corpo armato del pianeta”. Si impegna a rafforzare la capacita' di sconfiggere i nemici e portare aiuto agli amici”. A rafforzare alleanze, a costruirne di nuove e durature. E' deciso a dimostrare “ancora una volta al mondo che l'America è capace di difendere senza esitazioni il suo popolo, ferma nel portar avanti i suoi interessi e  impegnata negli ideali che illuminano il mondo: democrazia e giustizia, opportunità e speranza”. Afferma che il suo team condivide il suo obiettivo di “un ruolo dell'America come leader del mondo”. Si fa garante di eventuali rivalita' nel suo staff: Il responsabile per la visione d'insieme della squadra sarò io”.
Se questo discorso fosse stato scritto da Bush, non avrebbe fatto di meglio. E infatti, Bush ne pronuncio' uno straordinariamente simile, immediatamente dopo l'11 settembre del 2001.


                                                                           

 E torniamo all'inizio, al motivo per il quale abbiamo intitolato il pezzo: Bloodin' Mumba(y)” (con una y” sbagliata, ma significativa. Torniamo alla domanda Mumbai, 26 novembre: e' l'11 settembre dell'India?” e, se volete, a quell'altra domanda formulata nell'articolo: Chi c'è dietro all'attentato all'hotel Marriott di Islamabad?”. L'indiscutibile continuita' di Obama con l'amministrazione Bush (team, programma, termini utilizzati) fa rabbrividire. Il generale David Petraeus, che comanda le operazioni del Pentagono, ha gia' imposto, in Pakistan, regole di ingaggio piu' aggressive, attacchi piu' frequenti nelle zone fuori controllo tra Pakistan e Afghanistan ed esiste un accordo sotterraneo tra alcuni esponenti del governo e dell'esercito pakistano ed esponenti dei servizi e dell'esercito statunitensi che praticamente da' a questi ultimi liberta' di bombardare dove e come preferiscono con la scusa della caccia al terrorista, ad Al Queda. A Bin Laden (e poco male se e' morto e sepolto). Vani e infinitamente deboli gli appelli (duramente puniti al Marriot), di Zardari, del tutto incapace di governare la situazione e il suo Paese. Se qualcuno sospetta che gli USA abbiano architettato gli attacchi a Mumbai con l'aiuto delle frange piu' corrotte dei servizi e dell'esercito  pakistani  e indiani, per precludere ogni percorso di riappacificazione tra India e Pakistan e rilanciarsi in Afgahistan spazzando via il Pakistan-stato-terrorisa-culla-di-terroristi, e facendolo da alleati dell'India...beh, non ce la sentiremmo di dirgli che sta facendo solofantapolitica”. Non e' l'unica ipotesi, ma  neanche la piu' inverosimile. Intanto, il massacro di Mumbai serve principalmente agli interessi della Nato, che deve assumere il controllo del passo di Khyber per approvvigionare le sue truppe in Afghanistan. Io, se fossi Zardari, non dormirei sonni tanto tranquilli. Ma non dormono tranquillamente da tantissimi anni  nemmeno gli uomini, le donne, i bambini iraqueni e afghani, la cui sorte e' legata a questioni di potere. E' stabilita da popoli lontani geograficamente, culturalmente, umanamente. E' determinata da strategie, interessi, dalla ventura di trovarsi a essere nati in un crocevia di tubature per gasdotti, in paesi strategicamente fondamentali per trafficanti e signori della guerra. In paesi, il Pakistan, ritagliato da un intero continente  -il subcontinente indiano- apposta per essere utilizzato in favore degli interessi occidentali. In paesi, l'Afghanistan, conteso e bombardato da mezzo mondo per le sue principali risorse: il gas, in mano a una minoranza Tagica e Uzbeca (i Pahstun - 42% dell'intera popolazione - vivono al sud e continuano ad essere esclusi dalla gestione delle risorse); l'oppio.