Fondato nel '69 da Clemente Graziani. Sciolto d'autorità nel dicembre '73, continuerà ad operare
sotto la guida di Concutelli come Ordine Nuovo. Nel febbraio '74 contribuisce alla fondazione di Ordine Nero. Nel '75 si riunisce ad Avanguardia Nazionale.
Pierluigi Concutelli, il “Comandante”.
Nasce Roma il 30\06\1944 ove vive fino al 1966, quando la famiglia si
trasferisce a Palermo. Seguendo le orme del nonno, diventa fascista
convinto, affascinato dall’iconografia nazista; il suo impegno politico
inizia
a quattordici anni x poi si iscriversi al MSI. Nel 1971 arriva la
prima
denuncia per aggressione ai danni dei figli di un ex senatore
comunista, riuscendo pero' a dimostrare la sua estraneità al fatto. Il
21\10\1969
viene arrestato co una ventina di militanti di dex, tra i quali figura
anche
l’avvocato Guido Lo Porto, nel ‘72 eletto alla Camera nelle liste del MSI,
mentre si addestrano con armi automatiche e bombe a mano in località
Bellocampo. All'epoca, porto e detenzione d’armi sono reati ancora ritenuti
minimi, ma in Sicilia la legge antimafia inasprisce le pene per questo
tipo di reato, al grido di “Me ne frego” Concutelli si becca una
condanna di quattordici mesi. Nel 1973 viene nuovamente arrestato, con altri
neofascisti che si addestrano in un campo paramilitare a Menfi. Nel 1973 entra in Ordine Nuovo, la sua ascesa è fulminate, l’anno successivo è ai
vertici dell’organizzazione come responsabile militare, a giugno del 1975 si
presenta come candidato del MSI alle elezioni comunali di Palermo,
riuscendo a raggranellare solo un migliaio di voti. Solo dopo due settimane
dalla sconfitta elettorale partecipa con il segretario federale del MSI di
Brindisi Luigi Martinese e altri camerati al sequestro del banchiere Luigi
Mariano, il rapimento frutta alla banda la somma di centottanta milioni di
lire, che finiscono nelle casse di un gruppo eversivo di destra con base a
Roma. Ritenuto l’organizzatore del sequestro Mariano, Concutelli si da' alla
latitanza, da prima si rifugia a Roma nella sede di Milizia Rivoluzionaria di
v. Sartorio, poi grazie all’aiuto di Delle Chiaie, esperto
nell’assistenza ai latitanti di destra, si rifugia nella Spagna franchista. Nel
1975 viene chiamato in Angola, nel paese infuria la guerra civile, dal
fondatore e leader del Uniao Nacional Para a Indipendencia de Angola Jonas
Savimbi. L’UNITA, appoggiato dal governo sudafricano e forse dai servizi
segreti americani, combatte contro le fazioni del Movimento Popolare per la Liberazione dell’Angola,
sostenuto dai paesi del blocco sovietico e da Cuba, e il Fronte nazionale
dell’Angola appoggiato dagli Stati Uniti e dal dittatore zairiano Mobuto.
Concutelli diventa un uomo di fiducia di Savimbi, si distingue sul campo di
combattimento e viene ferito ad una gamba. All’ombra dell’Internazionale Nera
si sposta in Sudamerica e nuovamente in Spagna, entra in contatto con francesi
ex OAS (Organisaton Armée Secretè), portoghesi, italiani e croati. Ormai è
esperto nell’uso di ogni tipo d’arma, al suo rientro in Italia porta con
se dalla Spagna un mitra Ingram di fabbricazione americana in dotazione alla
polizia spagnola, arma che definisce: “Un fregno che davano in dotazione
ai piloti nella guerra del Vietnam, milleottocento colpi al minuto, trenta al
secondo, un caricatore, lo chiamavamo Kawasaki”. Nel 1976 viene accusato e
successivamente assolto dall’accusa di avere sparato a Roma contro il
presidente della DC cilena Bernardo Leighton, ridotto in fin di vita, e sua
moglie, la DINA, la
famigerata polizia segreta di Pinochet avrebbe pagato a Delle Chiaie una cifra
di cento milioni per l’attentato. Il 10\07\1976 il magistrato Vittorio
Occorsio che ha fatto indagini sul SIFAR, sulla strage di piazza Fontana e sui
rapporti tra terrorismo neofascista e massoneria, si sta recando al
Palazzo di Giustizia con la sua auto. Una moto con sopra due terroristi si
ferma davanti all’auto del magistrato, Concutelli, che identifica in lui il
braccio operativo della DC, scende e apre il fuoco con il
mitra Ingram uccidendo all’istante Occorsio. Dal luogo del delitto sparisce una
borsa del giudice piena di documenti, l’attentato viene rivendicato con un
volantino a firma del Movimento Politico Ordine Nuovo nel quale si legge “La
giustizia borghese si ferma all’ergastolo, la giustizia rivoluzionaria va
oltre”. Concutelli viene arrestato il 13\02\1977, nascosto a Roma, in un
appartamento blindato in via dei Foraggi. Gli uomini dell’antiterrorismo
tentano inutilmente di sfondare la porta d’ingresso, sparano invano una
quarantina di colpi di M12, dall’interno Concutelli comunica la sua volontà di resa
a condizione che ad ammanettarlo sia un uomo solo che entri nell’appartamento
disarmato. Entra il brigadiere Antonio Salzone, disarmato e senza giubbotto
antiproiettile, il terrorista teme di “essere suicidato” e prima di consegnarsi
urla ai vicini, asserragliati nei propri appartamenti, che si sta consegnando
al brigadiere Salzone nudo e disarmato. Per i giovani dell’eversione nera il
Comandante diventa un mito, i NAR inseguono il sogno di liberarlo prima dal
carcere dell'Ucciardone (è in questo frangente che Valerio Fioravanti entra per
la prima volta in contatto con Mangiameli, amico d’infanzia di Concutelli), e
poi dal carcere di San Vittore. Ciavardini, anche lui detenuto a Rebibbia, dopo
aver eluso la sorveglianza di un secondino, si accontenta di bussare alla porta
della sua cella e dirgli “Buongiorno Comandante”,
l’unica risposta che
riceve è un’occhiataccia. A marzo del 1977 con Izzo, Franci e Campiglio
nel carcere di Volterra partecipa a una rissa contro militanti di
sinistra; i neofascisti ne escono malconci, ma Concutelli rifiuta
di
deporre come teste e per questo viene condannato a otto mesi. Il
13\04\1981, nel carcere di Novara, con l’aiuto di Tuti uccide
Ermanno
Buzzi, un camerata che ritengono essere un delatore, dopo aver
trascinato
la vittima in angolo cieco del cortile durante l’ora d’aria, lo
strangolano.
L’11\08\1982 sempre nello stesso carcere e sempre nello stesso angolo
cieco
strangola, questa volta da solo, il neofascista Carmine Palladino che
ritiene
responsabile della morte di Giorgio Vale. Dopo undici processi viene
condannato
per l’omicidio Occorsio del quale si assume da solo la responsabilità
decisionale e materiale. Gli omicidi Buzzi e Paladino gli costano altri
due
ergastoli. Oggi è in regime di semilibertà grazie alla collaborazione
professionale con la rivista Orion di Murelli,
inoltre ha pubblicato il libro
“L’uomo nero” scritto con Giuseppe Ardica. Dopo trent’anni di galera il
Comandante si definisce
un fabbricante di orfani. Pur dichiarando che non rifarebbe quello che
ha fatto
non prova pentimento, ma rammarico. Detesta i collusi con il potere,
Delle
Chiaie e Signorelli, non va poi tanto meglio ad Almirante, Donna
Assunta, Fini e Alemanno che considera
“merdacce”. Ad agosto 2008 il Comandante viene trovato in possesso di
un quantitativo di cannabis superiore a quello consentito dalla legge.
In attesa delle decisioni
del GIP, è temporaneamente fuori dal programma di benefici
penitenziari.
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