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JACKO E’ MORTO. I JACKOMANIACI NON ANCORA Paralleli tra i fedeli di Michael Jackson di Hussein Musavi Nel “manifesto” e tra le turbe assimilabili è esploso uno
psicodramma: a chi tributare più onori, amori, bagliori e falsità tra gli
olimpionici del firmamento dirittoumanista, Neda (la povera ragazza fulminata a
Tehran per la soddisfazione degli Usa), Michael Jackson, Obama, o… Manuel
Zelaya, il presidente dell’Honduras rovesciato con un golpe violento dai
gorilla usciti dalla base Usa di Soto Cano, sede anche dell’aeronautica
honduregna che ha favorito il golpe? L’ultimo della lista, non essendo che il
presidente liberale di una lontana repubblica delle banane, dove nessuno legge
“il manifesto”, poteva essere accantonato subito. Per lui bastava, nel giorno
del suo rapimento, un articoletto in fondo al giornale, all’ombra dei paginoni
sugli armaniani di Tehran, zeppo di se e di ma su un personaggio tutto sommato
di scarso peso nello scontro epocale e planetario per la democrazia, quella
“dal basso”. Aveva forse sancito l’inviolabilità degli omosessuali? Aveva forse
combattuto la cultura machista e antifemminista radicata nella società? Aveva
legalizzato il matrimonio tra individui dello stesso genere? Aveva permesso la
fecondazione assistita e il testamento biologico? Sacrosante richieste di
diritti civili, prefigurati nella nuova costituzione, ma, ahinoi, non ancora in
vigore! Soprattutto, aveva mai invitato a palazzo Niki Vendola? Niente di tutto
questo. Aveva addirittura preferito i rivoluzionari “populisti” Chavez, Morales
e Correa, all’ineguagliabile caracolero pacifista Marcos! Si accontentava di
una nuova costituzione che ridesse un po’ di banane e di giustizia al
popolo. Era amico di Chavez, Dio ce ne guardi e liberi. Anzi, per l’articolista
non era neanche tanto certo che gli Usa del buon Obama c’entrassero, magari no,
poverini, vista quella gran brava persona del neopresidente Roberto Micheletti,
installato dai golpisti, per quanto odiassero Chavez e ne volessero tagliare i
tentacoli centroamericani. Non sostengono forse, gli Usa, i “nostri” a Tehran?
Che il golpe sia stato diretto dal generale Romeo Vasquez, diplomato alla
famigerata Scuola delle Americhe, che l’aeronautica fosse comandata dal collega
e compagno di studi generale Prince Suazo, che tra i militari e gli oligarchi
dell’Honduras da decenni non si muove foglia (di banana e no) senza che la Cia
non voglia, al “manifesto” non è parso motivo di eccessivi sospetti e, dunque,
di mobilitazioni di portata iraniana o tibetana. Tanto più che il fidato
inviato Gianni Beretta simpatizza apertamente per l’oriundo italiano, “assai
competente”, piuttosto che per quel Zelaya “arrivato non si sa come
alla sinistra” e, tra le colonne di decine di migliaia di campesinos e
indigeni che si muovono verso Tegucigalpa da tutto il paese in difesa del loro
presidente, non vede che poche centinaia di inoffensivi manifestanti. Di cui
dopo due giorni ne sono stati già ammazzati tre. Ufficialmente.E allora che
Zelaya non invada i sacri spazi riservati ai veri pilastri della cupola. Quelle
caterve di paginate sulla “svolta” del primo nero alla Casa Bianca (buone a
incartare e occultare obamiane guerre di sterminio, golpe Cia, carceri della
tortura, tribunali speciali per sospetti da pena infinita, silenzi su Gaza e
compiacenze con Israele). Oppure il numero quasi speciale sulla morte di
Michael Jackson, con i due paginoni d’apertura e il richiamo in prima sul “lutto
planetario del mondo che piange la pop star” . L’interno è tutto un tedeum
roboante e lacrimoso su “Michael Jackson fuori dal mondo”, “passaggio a
icona pop di uno degli artisti più rilevanti del nostro tempo”, “il ragazzo che
sa volare” e, in un crescendo da offertorio cantato, “L’arcangelo
Michele, l’idolo dei kids”, “Snodabile perfezionista del moonwalk”, “Un divo
tra realtà e fantasia”. E non vado neanche a inoltrarmi nelle tonnellate
di piombo che poi colano da questi titoli. Mi vergogno.Lasciamo stare le neri
nubi giudiziarie che hanno accompagnato la psicopatologia erotica
dell’individuo. Non me potrebbe fregare di meno. Manco il “manifesto” nelle sue
deliranti ovazioni se ne ricorda. E in una cronaca necrologica magari
andrebbero acchiappate. Non fosse che in questo paese basta morire per tornare
netti e limpidi come i cieli di Fra’ Angelico.Conta piuttosto che quella del
cantante-danzante OGM, affetto da scattini mesmerici, era davvero diventata
musica discutibile, salvo qualche sprazzo in collaborazione con Paul McCartney,
sfornata da furbacchioni e imbonitori computerizzati a portare la cultura
musicale dei giovani a livelli che il pop d’antan pare Beethoven. E, si sa, con
il rincoglionimento musicale, sono tanti gli altri rincoglionimenti che
arrivano. E pensare che questo satrapo dei supermercati muzak deteneva i
diritti per le musiche dei Beatles! Come se Berlusconi detenesse i diritti di
Nicolò Machiavelli. Come se Franco Giordano (ex-staffiere di Bertisconi) fosse
padrone dei diritti di “Stato e rivoluzione”. In perfetta sintonia con la sua
decadenza musicale (lasciamo stare “Thriller”, merito del buon Landis), questo
abietto organismo geneticamente automodificato ha rappresentato il migliore
modello di paranoia esistenziale che l’industria culturale del consumismo abbia
saputo proporre ai giovani da decerebrare. Modello apicale di autoconsumismo.
Per ridursi a una maschera più spaventosa e mortifera di Harry Kruger, ha
operato sul suo corpo di nero rinnegato come Jack lo Squartatore, o il mostro
di Firenze, operavano sulle loro vittime. Ne sono discese, dalle montagne di
un’umanità che si autostimava, le slavine di femmine che hanno individuato il
culmine della loro emancipazione nel gonfiarsi le tette, sgonfiarsi il culo,
rimpolparsi le guance e tirarsi la faccia fino a non vederci quasi più.
Dall’altare a forma di letto a dodici piazze, il papi liftato e ripiantato
benediceva. E invitava. Non si voleva, fin da Adamo ed Eva, che le creature si
sentissero laidi di colpa originale e perciò si inabissassero davanti a chi
glielo faceva credere onde estorcergli denaro, sudore, dolore, midollo, quando
non preferiva trapassarle con lance crociate, purificarle sulle pire,
incenerirle col fosforo bianco? Chi meglio di Jacko ha combinato l’ossessione
individualista, per cui tutto sarebbe stato perfetto se solo si fosse sbiancato
la pelle in pendant con i padroni e abborracciato un'altra faccia, più simile a
loro, con il massimo della spersonalizzazione. Le due cose vanno insieme. Sono
i paradigmi che il potere applica ai sottoposti nella sua fase apocalittica.
Essere uno qualunque, pensarsi l’ombelico del mondo, ma farsi schifo per come,
in quel mondo, ti hanno fatto entrare mamma e papà e i fessi doloranti che li
hanno preceduti. Dunque cercare di modificarsi fino almeno alla caricatura del
modello senza colpa originaria. E’ questa la nuova epistemologia. Ce la insegnano
ogni giorno da tutti gli schermi e quando alla fine ci saremo tutti rimestati e
adulterati, con ogm o motu proprio, potremo partecipare in massa al
remake di “Essi vivono” (vedi filmografia di Cronenberg). |