osteria calcutta

MARZO 2010
Siamo dispiaciuti per la profonda afflizione che ha colpito la stragrande maggioranza della popolazione italiana, privata arbitrariamente degli esilaranti dibattiti telepolitici ai quali era abituata da tempo. Cercheremo di rimediare, in piccolissima parte, al grave lutto.
Cominciamo con un sunto (gia' inserito su questo web in altra occasione), che anticipa le future tribune che manderemo in rete. http://www.youtube.com/watch?v=6a0ZKEMwNvw   

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DOLCI, GABBATI E (VOLTA) GABBANA
di Gaia Savarese

Prima di tutto un brano, scritto dai ragazzi della scuola di strada: “Poi siamo tutti belli”, di  Ladispoli. (Il nome della scuola fa riferimento  a Cartabelli n. 13, inverno 1995, ediz. Sensibili alle foglie).

Poi sono tutti brutti

Scena. Palco degli addii. 
Quattro figuranti, in abito delle grandi occasioni, discutono con una new entry
: “il Messo”.

- Eh no! La par condicio ci doveva stare…io avevo una battuta proprio su quella…
- Nothing nothing, no more, you must change your part.
- Guarda, coso, che lui ha ragione…non si cambia la parte all’ultimo minuto. Non sono le regole…
- Regole? Ho sentito parlare di regole? Chi vorrebbe cambiare le regole? Datemelo qui che gli metto subito i braccialetti! Tricolori glieli metto...
- No, no, Totonno, che non e’ il caso…statte buono che stiamo discutendo democraticamente...e togliti sta divisa poi, che ti si riconosce subito! Non e’ vero, mister...?
Il coro intona un Pietrangeli vecchia maniera http://www.youtube.com/watch?v=fMR0uDUGDqc
- Le regole sono le regole, per Diana!
Entra una velina in tutu’ d’ordinanza.
- Qualcuno mi ha chiamata?
- No, no…
- Be’, in effetti...purchè respiri... signorina, mi consenta...lei è cacciatrice o cacciata?
- Seconda opzione, darling.
- Allora non se ne fa niente. Ne va della mia reputazione..
- Tanto devi casca’…
- Ah, ecco dove eri Fini-to...sempre a tramarmi nell'ombra. Menagramo.
- Eh, sì, ma con onore, porca pupazza!
Entra un’altra velina, attempata, e si pone in ascolto.
- ...signorina, lei è...
- In questa discussione non c’è serieta’.
- Ma che, quello ha fatto il voto di serieta’ e ordinanza?
- Insomma, io non rinuncio alla mia battuta. La par condicio resta e sara' dispari.
- ...but in a different way. You all are in the same ship, in a darkest, darkest night.
- Ecco perche’ non ci vedevo chiaro. Ma poi, che sono queste citazioni da Rocky horror?
- Rocky chi?
- Il pugile suonato …?
- No, l'altro.
-Mi consenta, io sono favorevole all'abolizione della par condicio, che mi sembra roba antiquata e l'unica condicio avrebbe dovuto essere la mia, per contratto, come ho sostenuto in piu' occasioni, e anche dopo che mi avete rovinato la dentiera col souvenir del Duomo. Comunque, vorrei chiederle: la rete c’è?
- Ma sì, certo. Interpreto o no il ruolo del capo della protezione civile?
- Se e’ per quello…sto fresco…
- Fresco? Chi ha parlato di metterlo al fresco?
- Totonno, basta! Ti devi sempre fare riconoscere.
- C'è almeno un “cascatore”?
- Sì... tutti quelli che ci sono cascati...
- In questa discussione non c’è serieta’.
La velina in ascolto prende parola:
-  Sono qui per questo. Io sono serissima. Qualcuno mi ha mai vista sorridere?
- Lega-tela, per favore.
- Guarda che  ti  faccio cantare il tango della ronda…lumbard de merd…
http://www.youtube.com/watch?v=IIqaVCMi6GY
- Incivili! Ma va a lavura terùn del ostia!
- Ma mi…sono di Ladispoli...
- “Ma mi, eh?” ... e lo so come continua: quaranta dì, quaranta not…ti ho stanato! Te le faccio passare tutte al gabbio. Braccialetti, please, mister...?
Interviene (in coro) il coro:
- Intanto, possiamo andare a farci un panino?
- Basta panini! No!
- “No” perché?
- Perche’ no. Perche' i panini sono comunisti. E le regole le faccio io.
- No, mister Silvio, the rules proceede from United States.
- Guardi, mister Messo, che come l'hanno messa li’, ce la tolgono. Io ho eseguito tutto alla càrte, mi sono mangiato le reti televisive, i giornali, l’informazione tutta, palazzi e palazzinari, terremotati che adesso funzionano a microonde, scuola, cultura e sanita’…
Coro:
- E ha pure promesso che sosterra’ Israele... ovunque, dovunque, comunque, quantunque.
- Yes we know, we know…but…
- “But” che?
- “Batman”!
- Adesso vi ci mettete pure voi del coro a sfottere?
- Nooooi? (si guardano un con l’altro)
- Non c'è serieta' e non c'è nemmeno un moderatore.
- A me basterebbe un plastico di Cogne.
- E che c'entra?
- Niente. Solo per fare un esempio.
- Non c'è serieta'.
- Lei, con quel cerone violaceo…venga un po’ qui…mi consenta di esaminare da vicino…
- No, guardi, io faccio parte del copione.
La velina attempata (agghindata con una sciarpa viola e una gialla) interviene.
- E’ vero, Silviù. Pure questi ci hanno rifilato, per dare un po’ di colore.
- Non bastava quello bello e abbronzato?
- “Purtroppo no” (coro che sospira)
- “Purtroppo no” (giudice che cospira)
 Entra una costumista
- Ho portato le toghe rosse. Dove le appoggio?
- Vicino ai comunisti, no? Che, non sono ancora arrivati? Battono sempre la fiacca. Sempre in ritardo per la Rivoluzione, quelli. Ma mi tocca fare sempre tutto da me?
Il coro (e tutti) intonano: “La pioggia cade su di noi, ma che colpa abbiamo noi...o yeah...”
http://www.youtube.com/watch?v=Gg63Vig9hGY
- Lo dicevo io che non c'è serieta'. Almeno le prove, facciamole democraticamente e senza chiasso, che a Chiasso io c'ho pure un conticino....
- Sì, sì, ma non lo dire tanto in giro. Tutti al riparo...
(il coro intona: Chin-a zù da ou caregùn...e una mano guantata chiude il sipario).
http://www.youtube.com/watch?v=HMTSlrBsACs&feature=related

Come andra' a finire? Lo saprete alla prossima Tribuna Politica (se ci sara').

Passo ad alcune, telegrafiche, considerazioni mie. Dunque: Berlusconi cadra’, non perche’ affondato dalla gravita’ delle proprie malefatte, ma proprio per la legge di gravita’ che pretende che stracci e cose cadano dall’alto verso il basso. Fattori contingenti possono essere tanti: un vento forte, il marcire di una mela sull’albero, un animale qualunque che, saltando con un po’ d’impeto, agiti rami eccessivamente frondosi, eccetera. Fattore primo pero’ e’ chi ha deciso di collocare sull’albero la mela gia’ marcia in partenza e destinata a svolgere il compito assegnato. Il cavaliere fece l'impresa, (si assolse e) assolse in contumacia - contromarcia, marcia di contras, come preferite - il compito di continuare l’opera del suo compagno di merende Bettino chè, da Milano da bere a Milano 2, il passo e’ veramente brevissimo.
Apparentemente vince la magistratura.
Apparentemente
Di pietro si appresta a far scattare braccialetti per tutti.
Apparentemente
perde la destra del Polo delle liberta’ proprie.
Apparentemente le toghe se non propriamente rosse, sono almeno rosè, oppure obbediscono a Washington e, comunque, è lì che hanno fatto la trama con l'ordito.
Puo’ essere verosimile, una logica c’è. Lo si legge su tantissimi blog, non soltanto italiani (se poi, qualche priminclasse ci tiene a dire  “lo so solo io”, “lo scrivo solo io” eccetera, per plauso e per consumo di una qualche clac personale, queste sono proprio sciocchezze, piccole vanaglorie che non fanno testo).
Sempre su una quantita’ di blog (ne fornisco l’elenco a richiesta) si legge anche che l'intera faccenda: tribune politiche offuscate - decretum ad paninum - informazione politica che si vorrebbe liberalizzata solo per le reti mediaset, sarebbe dotata di certe sue coerenze interne, dalle quali scaturirebbero 2  (principali) diverse interpretazioni:
a. il premier si è dovuto sempre difendere da aggressori famelici (toghe “rosse” e contestatori interni/esterni) - in tempi pre-elettorali, i malandrini si coalizzano contro il Mandarino (il bisticcio tra termini e' voluto) in “strani amici ed ancora piu' strane alleanze” all'evidente scopo di defenestrarlo - il cavaliere del Polo delle libertaproprie cerca di zittirli, poi tenta di riaprire per sè la possibilita’ di denunciare l’attacco subìto e in corso. Legittima difesa, se la cava con poco.
b. tutta una messa in scena.
In questo disegno alla Hescher, con improbabili scale sopra il vuoto che non portano proprio da nessuna parte, pozzi petroliferi cui e’ impossibile abbeverarsi (al momento) e porte aperte sul nulla, propendo per l'interpretazione b.
Resta piuttosto certo che:
* Il saggio di approfitto di Berlusconi è in caduta libera. I vanagloriosi e corrotti, nonche’ pidduisti, sono facilmente acchiappabili, profittevoli e poi scaricabili dai redditi con denuncia quando non rendono piu' (galera, Hammameth, carceri d’oro, secondo soggetti e momenti storici).
* La destra Finiana ed extralarge (tutta roba collegata) avra’ l’impennata tanto attesa. I fascisti, che per noi si chiamano sempre col loro nome (fascisti, appunto; qualcuno ci aggiunge “postmoderni”, ma sempre loro sono) fanno un bel salto avanti. Gli sfascisti (anche questi, sempre col loro nome), anche.
* Ci saranno delle elezioni, in Italia.
* Nessuno rimpiangera' lo scomparso, anche se, non essendo Sansone e, soprattutto, non avendo deciso lui la propria dipartita, non potra' portarsi dietro, nel crollo, anche tutti i filistei. Percio', i filistei restano (problema non da poco).

Gaia Savarese, per l'Osteria a Calcutta.

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La bomba! La bomba!
di Michelangiola Pellegrini
(Associazione di Promozione Sociale RITMO, Montespertoli)

Albert Einstein commentò così la notizia del bombardamento atomico di Hiroshima: “Ci sono due cose infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi. Se dovessi rinascere, farei l'idraulico”.
Che la questione sia serissima e tragica, non si discute. Ritengo pero' che oggi nessuno - proprio nessuno, neanche lo stato d'Israele - sia in procinto di scagliare un'atomica su qualcun altro. Guadagnano di piu' seminando caos, dubbi e terrori vari. La corsa agli armamenti dei differenti Stati ha - a parte gli introiti derivanti dal traffico d'armi - l'obiettivo principale, di per sè piu' che sufficiente, di rinfocolare terrori storici ed ancestrali per indurre adesione preliminare incondizionata ai diktat di differenti imperialismi, facenti parte di un unico Impero in progressivo disfacimento. Dopo la paura dei “diversi”, degli “stranieri”, degli accoltellatori notturni e della febbre suina, l'atomica fa paventare scenarii da fine del mondo, e' il miglior deterrente perchè una quantita' di soggetti corrano, terrorizzati e scomposti, a posizionarsi sotto l'ala di qualche stato-tubo-bunker, che presumono risultera' tra i vincitori del palio a Jena.
Siccome il micro e il macro si corrispondono sempre, nel paese chiamato Italia accade qualche cosa di molto simile, in formato, ovviamente, lillipuziano. Possiamo osservare il ridicolo, stupidissimo corri-corri, fuggi-fuggi a posizionarsi al meglio in vista del prossimo governo da parte di una quantita' di persone, gruppi e partiti.
Ci sono chierici tanto chierici da camminare solo in ginocchio e mangiapreti così anticlericali che dubitano pure di Camillo Torres e del parroco di Gaza, padre Manuel Musallam; c’è chi cerca riparo dietro lo scudo (crociato) di fedelta’ archeologiche (tipo UDC, PD, scouts, o umanitari varii, sempre piu’ simili a quelli del Partito Umanista, di triste e ambiguissima memoria, che si riaffaccia anche lui, tra baffoni georgiani, leninisti, trotskisti, salottisti a Salo' e barbagianni di genere composito, cioe' di riciclo, fatti con materiali di scarto); c'è chi vorrebbe le manette per tutti e un mondo trasformato in una gigantesca Guantanamo che, per definizione, non si chiuderà mai; chi si inventa un  nuovo partito – magari marxista – e chi “la guardia e’ stanca” e vada come vada (come e' andata lo si e' visto).
Poi ci sono le mode. Particolarmente “on fashion” l’ecologia. Va sempre bene, dove la metti, sta. Riscalpita da tutte le parti e in tutte le bio-salse, da quella pret-à-portèr di chi spedisce decine di e-mail a persone senza fissa dimora per convincerle ad acquistare pannelli solari; a quella in salsa femminista (va avanti tu, che a me mi viene da ridere); ai decresciti di ferro dell “io vado solamente a piedi”. A questi ultimi e' vano spiegare che, se li inviti (esempio) e loro sono dotati di macchina propria, l'inquinantissimo percorso implica il viaggio per raggiungerti + quello del loro ritornare a casa. Se, al contrario, una macchina propria o in condominio non ce l'hanno, vanno sommati: il percorso per andarli a prendere + quello per portarli nel luogo dell'incontro + quello per riaccompagnarli a casa + quello per ritornare a casa tu.  2 a 4 a favore del buco dell'ozono. Da ultimo, ci sono quelli che mangiano solo biologico (per la prima settimana del mese) e dagli amici per le altre tre perche' hanno esaurito lo stipendio in mele tanto brutte che non ci cascherebbe nemmeno quella credulona di Biancaneve. E quelli per i quali l’idea dell’ecologia sociale è l'uovo di Colombo, la leva per salvare il pianeta e magari resuscitare il marxismo (boom!). Ce n‘è per tutti i gusti, le paure, le inclinazioni e le competenze.
Il bello e’ che i temi sono tutti importanti.
Il brutto e’ chi se ne occupa (fatti salvi singoli individui e singole associazioni, di solito di piccolo formato, scarso successo e pochissima - voluta - visibilita'). Presi nell'insieme, mi ricordano una vecchia poesia di Stefano Benni dove, ad un certo punto, una fuorilegge catturata, non subendo affatto il fascino della divisa, respinge il capo della polizia con queste parole: “...la divisa e' un bijou, ma quello che fa schifo e' che ci sei dentro tu”.
Piuttosto che occuparsi di teoria della Terra o di manette, consiglio a tutti costoro di mettersi a fare i coltivatori diretti e sperimentare di persona il soggiorno nei luoghi dove vorrebbero far rinchiudere altri. Interessante esperienza. Non resisterebbero un giorno. La vanga spacca la schiena e la galera spacca cuore e mente. Parlare “sulle” cose non e’ “viverle”. Un’ovvieta’ che dimentica facilmente chi - e sono tanti - abita principalmente nella propria testa tentando di invadere quella altrui per l'invidia malcelata di vite per la quali gli e' mancato sempre il coraggio.
Per quanto riguarda lo schieramento “sostitutivo” ufficiale, che e' quello che di fatto conta, tra un Bersani che promette serieta’, rispetto delle regole e lavoro per tutti, una Bonino “pacifista” uscita in armi dal filonordamericano monarchico non pentito Marco Pannella e un carabiniere che tenta il colpaccio 2, c’è veramente poco da scegliere. L'ammucchiata e' stravagante davvero.
Personalmente, non propendo per le amucchiate e detesto il genere di serieta’ cui allude il PD. Non rispetto regole e cerco di lavorare il meno possibile. Il lavoro non nobilita nessuno, uccide e basta. Decenni di lavoro portano alla demenza precox. La Cina e’ diventata cio’ che e’ diventata facendo lavorare tutti - non tuttti e meno, come prometteva -, nonchè prendendo il peggio del capitalismo e dello stalinismo e combinandoli in salsa asiatico-celestimperialista. E, infatti, sara’ la Cina il nuovo competitor degli Usa sullo scacchiere mondiale. Se poi qualcuno si inventa che sara’ la Russia o persino l’India, non e’ affar mio. Rispetto all’India, in particolare, mi dispiace che si mettano in giro tante bugie (per una lunga tradizione di menzogne, l’India continua ad essere il paese piu’ denigrato al mondo), ma ne parleranno altri, con piu' competenza, in altri pezzi.


Priorita' e cause
Un post che abbiamo ricevuto reca in cima, tra altre, una frase di Mumia Abu Jamal: “Se si presenta una causa e tu sai nel profondo che e’ giusta, ma rifiuti di difenderla, in quel momento cominci a morire”. E’ molto giusto. Il punto e’ stabilire quale sia la causa giusta e come la si difenda meglio. Tutti difendono qualche causa, anche quella della propria personale sopravvivenza (causa piu' che giusta). Ma la frase di Mumia porta piu' lontano. E’ sempre giusta la causa della propria sopravvivenza o lo e’ un po’ meno se e quando implica la morte di altri? Si difende meglio una causa sociale, o politica, non facendosi alcuna pubblicita’ perchè nessuno possa approfittarne o magnificando una propria iniziativa per sembrare piu’ di quel che si è? (in buonafede, anche per infondere entusiasmo; della malafede non ci interessa parlare). Se ti trovi a sapere che stanno ingannando un compagno, ma dirglielo puo' essere inutile e puo' invece implicare - su questo non hai dubbi - ricadute personali serissime e dolorose, che cosa è giusto fare?
Sono domande ricorrenti alle quali qui si risponde spesso con piccoli eroismi quotidiani, che non fanno assolutamente storia, pero' fanno coscienza. Così come fa coscienza non ricorrere mai in appello/i. E' importantissimo sottrarre alla mercificazione dell’informazione (sia quella di regime, sia quella via blog, web, etc.) persone che si è scelto di preservare ad ogni costo dalla loro trasformazione in oggetti, in merce politica, dall'essere date in pasto al primo “civile” allo sbaraglio che capita. Un'Associazione piu’ grande, forse non avrebbe questo problema, ma ho capito, nell'Osteria a Calcutta, quanto sia importante imbarcare persone solo nella misura in cui si è veramente in grado di essere concretamente efficaci.
Oltre a ciò, ritengo prioritario il percorso, in vista di un obiettivo. Qualcuno - non qui ne' a Montespertoli - pensa che sia possibile “utilizzare” questo o quello e liberarsene “poi”. Non lo crediamo. Quel “poi” non arriverà mai. La Storia è zeppa di esempi che confermano il fatto che non te ne liberi più. Vincere una battaglia e' importante, ma conta moltissimo con chi la si vince. E come. Perche' e' li' che si decide l'esito vero della “guerra”.
I tempi possono essere molto lunghi e superare l'arco della vita di alcuni di noi (ma non di tutti). E' un'idea alla quale bisogna abituarsi. Del resto, questa Associazione non ha scelto di essere un punto di approdo, ma solamente un ponte, che metta in comunicazione differenti realta', utilizzando un linguaggio nuovo e comprensibile e muovendosi all'interno di realta' oltremodo scomode.
L’ultimo posto in cui vorrei trovarmi di nuovo sono le assemblee e le riunioni di anni lontanissimi, affumicate, tossiche, noiosissime, a chiederci in tanti quanto sia politicamente corretto il nostro modo di agire. Intendiamoci: da quelle riunioni ho comunque imparato moltissimo. Cito solo due apprendimenti, tra molteplici: 1) ho imparato che il personale e’ politico e che, per affermare qualcosa, bisogna essere in grado di darne testimonianza personale. 2) ho imparato a detestare gli intellettuali (di tutti i colori) che si autoincensano con parole, distinguo ed elucubrazioni incomprensibili a coloro sui quali pontificano(da che si evince che il loro obiettivo e' solo quello di gratificarsi reciprocamente). Ma qui, all'Osteria, ho imparato una cosa anche più importante: ho imparato che la bellezza, la grazia e la poesia salveranno il mondo. Senza queste tre cose, il pianeta e’ destinato veramente ad estinguersi  e, comunque, non varrebbe la pena viverci. Oggi continuano ad esistere, ma non negli ambienti politici, eco-etico-politici, etc. In un altrove dove pochi si “calano”, dove ci sono anche le realta’ che si lavora a mettere in relazione. Il resto sono chiacchiere, di tanti tipi. Principalmente arroganti. Poi, smielate, aggressive, servili, di chi si illude o di chi si e’ lasciato prendere per il naso. Bugiarde, rancorose e/o interessate. Immagini volgari, esposizione del brutto e dello squallido, anche su web e blog di compagni. E quelli che imitano i giornali veri, impaginandosi da soli? E la supponenza, le accuse, i toni e la presunzione di chi li scrive? E il falso buonismo “fraternitario” di altri, o degli stessi, in combinazione? Meglio lo sbirro buono o quello cattivo? Meglio la libertà. Poi la prolissita’, le domande retoriche, le lungaggini, le “lectio magistralis” scritte nella lingua papale, in plurale maiestatis. E i riferimenti “colti”? Su questi, ancora due parole. Per una generazione non proletaria, i rimandi a pagina “x” di tanti testi sono scontati, pagine che conoscono tutti (solo a titolo d'esempio: quella del '68 e' l'unica generazione che è arrivata a ingoiarsi un Capitale intero partecipando ad ogni possibile dibattito e scuola quadri, a volte per anni e anni). Per la nuova generazione italiana, a qualsiasi livello della scala sociale, sono astruserie totali. Questi esibizionisti della “cultura” hanno presa solo su chi si percepisce “ignorante” e se ne dispiace. Chi ha problemi molto piu' seri, o chi è in grado di sbugiardarli, non li legge proprio. Ne nota la presenza e volta pagina.
La poesia, poi, non si improvvisa. O si e’poeti o non lo si e’. Se non lo si e’, si ricorre ad altri che lo sono o lo sono stati, ma la scelta sembra obbligata: sempreverdi o cantori della “Revolucion”. Proviamo, per questi forzati della rivoluzionechelorodicertononfarannomai, l'identica tristezza che ci invade per chi all’8 marzo, si ripassa il decalogo dell'anti-politicamente corretto. Ti regala perciò un mazzolino di mimose (piccolo e' bello), ti porta in una pizzeria squallida (periferia e' bello), dove recarsi preferibilmente a piedi (salvare il pianeta è bello), magari pagando il conto “alla romana” (risparmiare non e' poi così bello, ma perche' pensare all'accumulazione originaria quando c'è l'opportunità di nascondere l'avarizia ponendola sul piano della “condivisione”?). Sono quelli che si immaginano di fare un complimento ad una donna trattandola “alla pari”. Nessuna donna, ne’ trans, ne ha piacere. E, tra di noi qualcuna ha desiderato una cena come si deve e l'ha avuta, per fortuna - dopocena compreso -, in un ristorante elegante e con qualcuno che gli ha persino aperto la portiera della macchina. E poi, correre verso il mare, per guardare le stelle e controllare che ci siano tutte. Ma la retorica del femminismo piccolo borghese e’ agghiacciante. Si arriva ad uomini che ti si dichiarano femministi e vorrebbero poi insegnarti come devi esserlo tu. Naturalmente, sono i borghesi ad offrire squallore e immagini di come una donna non è nè desidera affatto diventare. E sono le proletarie a rivendicare trattamenti coi fiocchi. E’ un piccolo esempio, anche solo della distanza che c'è tra chi pontifica sugli altri e chi ne è parte.

Michelangiola Pellegrini, per l'Osteria a Calcutta.

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Non basta una camicia rossa a fare un rivoluzionario
(La gamba di Garibaldi)

di Serena de Angelis
(Associazione di Promozione Sociale RITMO, Catania)



La quasi totalità dei sinistri senza assicurazione (se non quella che prima o poi prenderanno una scarica di legnate) pensa che il popolo non esista piu’. Non riuscendo ad individuare, nei propri meandri mentali, alcun soggetto di classe, tagliano il nodo e decidono che non c’è. Chissa’ chi sono, in Italia, tutte le persone considerate in esubero e, conseguentemente, consegnate alle galere, alle case circondariali, ai manicomi, ai campi di respingimento, a campi di concentramento zingari che balzano all'evidenza dei media solo per l'incendio di una baracca con bimbi inceneriti da incendi troppo spesso dolosi? Con falsa commiserazione, la/il videoannunciatore ha l'aria di chi lascia intendere che “un po' se la sono voluta loro” (dunque un soggetto esiste, benchè dipinto come un criminale). Chissa' chi sono le migliaia e migliaia di esseri umani consegnati alla strada, ai marciapiedi, ai tergicristalli, allo schiavismo della raccolta di prodotti agricoli, all'edilizia al nero, alla fame nera? Non li vedono. E, pennellando in grande, chi sono quei milioni di persone che premono alle frontiere – non soltanto in Italia – di un osceno mondo capitalistico e che avanzeranno sempre di piu’? E il Bronx? I ghetti neri di New York e quelli bianchi di Padova e dintorni? Non vedono neanche questi perche' abitano solo la propria testa e lì non ce n'è traccia. Se proprio uno se lo ritrovano in casa per fargli fare un lavoretto sottocosto - e non possono fingerne con i vicini l'inesistenza -,  la soluzione c'è. “I disgraziati esistono ma, da che mondo e' mondo, la Rivoluzione la fanno solo il sole, la luna e la borghesia. I poveracci: mai”. Qualcuno, sui giornali cartacei di questi irriducibili dello s-fascismo, arriva a confinare gli immigrati nel ruolo di patrioti del proprio stato-nazione, e ci aggiunge che è li’ che devono ritornare e, eventualmente, combattere. G e n i a l e.
Dal momento che nessuno possiede il copyright del Che (esiste solo quello dei gadgets, credo), dico la mia. Per me, Guevara fu grande per aver contribuito straordinariamente alla liberazione di Cuba, ma lo fu ancora di piu' per aver lasciato il posto di direttore del Banco Nacional: “Adios, Fidel, ésta es la definitiva...” per andare a combattere in un’altra terra, in un altro paese (del resto, neanche Cuba era la sua “patria” d'origine). Penso che “Patria o muerte” abbia un significato molto piu’ vasto di quello che gli attribuiscono gli italioti. La patria e’ il mondo, dove hanno diritto a vivere (e desiderio di viverci) milioni e milioni di persone, culture, storie, tutte importanti nell'identico modo. Venendo al caso particolare dell’Italia, e’ vero che i partigiani avevano la bandiera rossa accanto al ticolore, ma c’era l’occupazione nazifascista, non il fascismo strisciante di oggi. Aveva senso in quel momento e continua ad avere senso e valore in paesi come l'Honduras, l'Afghanistan etc., dove sono stati commessi dei golpe o sotto quotidiano bombardamento. Ha senso per i Palestinesi, ai quali viene negato anche il diritto di esistere, non solo come stato, ma proprio come esseri umani. Qui, in Italia, il patriottismo tricolore non potra' mai piu' avere presa e fortunatamente perche' l'Italia non e' Cuba ne' un paese arabo o del Latino America. E' un paese dove l'amor patrio ha una matrice terrificante e adepti immondi. Ed e' un paese europeo, con una propria storia particolare che, ovviamente, non è possibile condensare in poche righe. Accenno solo, perchè pertinente, al fatto che l'unita' d'Italia rappresentò la vittoria dei Savoia sui Borbone, un passaggio di consegne tessuto da un malefico ragno torinese, al quale si presto' il mercenario dei due mondi che consegnò a Vittorio Emanuele II un Meridione depredato e del quale aveva fiaccato la Resistenza attraverso violenze di ogni genere, inclusi i soliti assassinii mirati di capi popolo, stupri di gruppo e fucilazioni di contadini ribelli. La Guardia Nazionale Anticontadina aveva lo scopo preciso di affogare nel sangue le insurrezioni popolari dei contadini siciliani che, compreso che la promessa di riforma agraria era stata l'inganno per trascinarli in una guerra tra prìncipi e non sarebbe stata perciò mai realizzata, avevano iniziato a riprendersi da soli i latifondi. “Non stavano nelle regole”, si rifiutavano all'essere carne da macello per la guerra tra i Savoia e i Borbone, volevano una guerra degli oppressi contro gli oppressori, non solo regnanti, ma locali. Nino Bixio, la gamba di Garibaldi,  fu definito “la belva” dopo le fucilazioni di Bronte (e non solo). Una storia che si ripete spesso, con caratteristiche simili. Elìte dominanti intendono sostituire un potere con un altro. Si inizia con l'unita' tra nobili, borghesia liberal(ista) e proletariato (qui: contadino) in nome del nemico comune. Dopo breve tempo, la borghesia tradisce ed emerge in parallelo la coscienza di classe. A questo punto, la lotta di popolo viene soffocata e si reprime una rivoluzione giustificandolo con le solite “contingenze”, nazionali e internazionali. In Italia, all'epoca, la borghesia savoiarda scelse di concentrare capacita' tecniche e capitali per lo sviluppo industriale del nord (e del centro) in vista della rivoluzione industriale capitalistica prossima ventura che avrebbe affamato e sfruttato il Meridione costringendone i contadini a trasformarsi in operai a bassissimo costo. Ammassati sulla freccia del sud con valigie di cartone, immigranti alla fame partivano da un Meridione d'Italia che diventò anche sbocco per la produzione industriale e sede per impiantarvi carrozzoni clienterali e mafiosi tipo Cassa del Mezzogiorno. Altro che spedizione dei mille per unificare l'Italia e farne un solo popolo! L'ennesima “burla” di un'èlite dominante che “fa pagare al sud e alle classi popolari il risanamento del bilancio e della ricostruzione”.

Elezioni? Andate al mare, il  28 di marzo, e’ meglio. (Gia' che ci siete, portatevi dietro “Proletari senza Rivoluzione”, storia delle classi subalterne italiane dal 1860 al 1950, di Renzo Del Carria, in due volumi editi nel 1970)

Serena de Angelis, per l'Osteria a Calcutta.

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Riceviamo e pubblichiamo:

Sui tetti di Ponte Galeria, nelle celle di Gradisca

Sabato 13 marzo, Roma.
fuori dalle mura del Cie di Ponte Galeria è in programma una manifestazione per portare solidarietà ai reclusi. Prima di arrivare al presidio, un gruppo di solidali tappezza di manifesti:
http://nopacchettosicurezza.noblogs.org/gallery/5275/foto%20ponte1.JPG
 i muri delle fermate della linea ferroviaria Roma-Fiumicino. Poi, arrivati alle porte del Centro, alcuni consegnano due pacchi di bevande e cibo per i reclusi: alimenti puliti, senza psicofarmaci né calmanti, a differenza di quelli abitualmente forniti dalla cooperativa Auxilium, che gestisce il Centro da due settimane.  Mentre fuori dalle mura inizia il presidio, dentro al Centro sale la protesta: prima le grida, poi i primi incendi. La polizia vorrebbe chiudere tutti nelle gabbie, ma ci riesce solo con le donne. Trenta reclusi della sezione maschile salgono sui tetti http://nopacchettosicurezza.noblogs.org/gallery/5275/IMG_4627.CR2.jpg delle baracche mentre i loro compagni continuano a bruciare materassi. I trenta restano sul tetto almeno mezz’ora, fino a quando la celere non sale sul tetto e li costringe a scendere, sparando anche un paio di lacrimogeni. Subito dopo, però, altri venti reclusi salgono sul tetto di un altra baracca, dove resteranno per ore, resistendo disperatamente alle minacce e ai tentativi di carica della polizia. Per sfuggire qualcuno si arrampica sui pali della luce, altri si tagliano le braccia, altri ancora minacciano di impiccarsi con dei lenzuoli. Ascolta la prima carica sui tetti, in diretta con i solidali all’esterno: Ascolta la seconda carica sui tetti, in diretta con i solidali all’esterno: Quando il presidio si scioglie e i solidali si allontanano, la polizia carica con forza i reclusi ancora sui tetti: inseguimenti, manganellate e persone ammanettate. A quel punto i solidali occupano i binari della stazione “Fiera di Roma”, bloccando il traffico in entrambi i sensi di marcia per circa 40 minuti. Alle 19 circa un gruppo di almeno un centinaio di solidali si concentra nel piazzale della Stazione Trastevere e parte un corteo spontaneo e non autorizzato che blocca il traffico dietro allo striscione “Chiudere i lager per migranti - Antirazziste e Antirazzisti contro ogni gabbia”. Cori e interventi al megafono ricordano alla folla dello struscio del sabato sera romano che a Ponte Galeria c’è un lager, e che dentro a quel lager c’è gente che lotta e si ribella. All’arrivo dei carabinieri in antisommossa i manifestanti non si disperdono, ma continuano il corteo nelle viuzze del quartiere fino a piazza Santa Maria in Trastevere. Ascolta la diretta del dopo presidio:Guarda un video della protesta sui tetti del Cie di Ponte Galeria: Tutti i contributi audio sono a cura di Radio Onda Rossa Il giorno dopo alcuni quotidiani nazionali, che per una volta non possono far finta di nulla, parleranno della mancata visita dell´assessore regionale Luigi Nieri, a cui la polizia avrebbe negato l´accesso per protesta in zona Trastevere. Video e dirette dai tetti di Ponte Galeria e con i solidali all’esterno su: http://orestescalzone.over-blog.com

Domenica 14 marzo, Gradisca.  Pomeriggio di tensione nel Cie di Gradisca, dove i reclusi sono stati fatti rimanere tutto il pomeriggio chiusi nelle celle, senza una spiegazione. Dopo un paio d´ore hanno cominciato una protesta, culminata con il rifiuto della cena - che gli operatori pretendevano di passar loro da sotto le porte «come fossimo dei cani». Scatta subito la ritorsione, con una decisa perquisizione, e poi ancora proteste. Solo intorno alle nove di sera la situazione si è calmata: «ci vediamo domani», hanno detto i reclusi alle guardie. A domani.
Ennesimo sciopero della fame contro "il trattamento umiliante, razzista, vessatorio che quotidianamente ricevono: insulti, colpi, isolamento in cellule punitive" Rivendicando il proprio essere razzista una guardia prende a calci in pancia un detenuto angolano e gli mette una camicia di forza, per obligarlo all'espulsione. Che evidentemente non riesce perché viene riportato nel Cie in stato di semi incoscienza per essere poi ospedalizzato. Di qui la rivolta, con alcune celle in fiamme. Dalla strada si sentivano le loro urla che dicevano: "raccontate ciò che succede qui dentro".

Durante gli ultimi tempi, pare che la situazione siamo molto agitata anche in Spagna, in materia di Cie.
Aluche (Madrid): Emeute et départs d´incendie au centre de rétention (Le 12 mars 2010) Madrid: Emeute et départs d´incendie au centre de rétention Indy nantes, vendredi 12 mars 2010 Une émeute a éclaté dans le CIE de Madrid en début de semaine. Les retenus ont mis le feu dans plusieurs chambres. On entendait les cris des détenus depuis la rue: "feu !", "racontez ce qui se passe ici!" pendant que les alarmes incendies ne cessaient de sonner et que les retenus tapaient sur les fenêtres "on a brûlé des matelas, des papiers et d´autres choses, je n´en peux plus. les policiers nous ont frappé, mais moi je vais bien." raconte un interné. Selon plusieurs proches de retenus, ils envisageraient de faire une (autre) grève de la faim pour protester contre "le traitement humiliant, raciste, vexatoire que chaque jour, depuis trois ans, ils reçoivent : insultes, coups, enfermement dans des cellules punitives. un traitement qui enfreint tous les droits". "je suis raciste et je vais te renvoyer dans ton putain pays, connard !". C´est ce qu´a dit un flic à un retenu angolais avant de lui donner des coups de pied dans la poitrine et de lui mettre une camisole de force, alors qu´il refusait d´embarquer. Il est revenu au centre quasi inconscient. Quelques heures plus tard, il a été hospitalisé (il souffre par ailleurs d´une maladie grave). C´est cette histoire qui est le point de départ de la révolte. Dans le même temps, on apprend qu´il y a eu pas mal de mouvement de protestation le mois dernier: émeutes collectives, affrontements avec les flics (dont plusieurs ont été blessés)...Pour info, la Croix-Rouge est entrée il y a à peine quelques semaines dans le CIE de Madrid avec une subvention du ministère de l´intérieur de 200 000€.
LIBERTE DE CIRCULATION ET D´INSTALLATION!
MADRID- A Davinia le sobresaltó la llamada telefónica de su familiar. «Estoy bien, no te preocupes, qué sabes de lo que ha pasado». Ella, que lleva como una losa los días del encierro de James, no entendía nada. Así, en menos de cinco minutos, el joven le cuenta que ha habido un enfrentamiento en el Centro de Internamiento de Aluche. Una movida buscada y programada, cuya fecha oficial se conoció ayer. «Hemos quemado colchones, papeles y más cosas. Ya no aguantamos más. Los policías nos han pegado, pero yo estoy bien». Davinia no había visto nada por la tele ni en la radio. Está acostumbrada a que nada de lo que ocurre en el CIE de Aluche salga a la luz. James le aseguró que el motín comenzó en un momento dado a lo largo de la tarde, incluso salió humo por la rejas del centro.Un dato que sí confirma la Jefatura Superior de Policía de Madrid. Sin embargo, las fuentes oficiales aseguran que el fuego que iniciaron los internos nada que tuvo que ver con colchones. Los inmigrantes quemaron papel higiénico y plástico sin más. No hubo motín ni intento de motín. Tan sólo un ademán. Aunque Jefatura quita importancia a lo sucedido, sí que explica que no es normal que los internos quemen cosas en señal de protesta. Se trata pues, de una situación atípica. Para James y sus compañeros era una actitud importante y acompasada en la que hubo violencia y fuego. Es su forma de protestar por varias cosas. En la que más insiste él es en el tiempo de estancia en el centro. Un lapso que se alarga constantemente y sin ningún sentido. Davinia lo explica así. «Son muchos, demasiados los que viven allí y no salen tantos como entran. El pasado lunes entraron cincuenta, pero sólo salieron diez. Los más antiguos y van directamente a la calle. No les deportan. Ellos quieren que les deporten, que les suelten, lo que sea, no quieren estar ahí». Para entender a Davinia hay que comprender el origen de James quien, según cuenta, no es delincuente, sólo está ahí por no tener papeles y el centro es como una cárcel. Él no ha hecho nada, por qué tiene que estar ahí », se lamenta esta joven desde su casa mientras un grupo de niños juega y grita a sus espaldas. No es la primera vez que los internos del CIE protagonizan un acto de protesta. Hace poco, realizaron huelgas de hambre, también pactadas y programadas. Sus condiciones en el día a día son peores que en muchos verdaderos centros penitenciarios donde los presos gozan de todo tipo de privilegios. Poca información Para la familia del interno, lo peor no sólo es saber que pasa en el CIE de Aluche sus días, sino el momento de la detención y desaparición. El arrestado se esfuma. No sólo eso. Aunque sepan que en un control rutinario se lo han llevado, los familiares no obtienen información alguna de lo sucedido ni de su ubicación. Ahora eso sí, pueden recibir visitas diarias de 15 minutos para los familiares más valientes y pacientes que quieran hacer grandes colas y esperas de horas. Todo empieza a organizarse a la una de la tarde. Ellos mismos elaboran las listas de diez personas que entran por turno a la una de la tarde. El horario de visitas empieza a las tres. Una vez dentro, con el fin de que no haya contacto físico, las mesas que separan de punta a punta al interno del familiar miden metro y medio. Según explican, el CIE tiene tres plantas. Una para mujeres y dos para hombres. En cada una de ellas hay alrededor de 76 personas. Los internos se reparten en celdas de ocho personas. Cada planta cuenta con dos únicos retretes para los más de setenta internos y dos cabinas telefónicas para el total de los arrestados. Les dan un «kit» de higiene al entrar, no a todos, que no es suficiente para su estancia. Por eso, los familiares se las arreglan para surtirles con los productos básicos de higiene que no les llega para su período de arresto. Se levantan a las siete y media, desayunan a las ocho,comen a las dos y cenan a las ocho. El resto del tiempo lo pasan en el enorme pabellón con televisión y en pandillas. También hay cuartos de aislamiento de 16 metros cuadrados. Los policías alertan de un brote de violencia en el CIE de Aluche
La razon, 11 Marzo 10 Un agente continúa de baja tras sufrir una agresión por parte de los internos. Otro, sufrió contusiones. MADRID- Si hay algo que está claro es que nadie quiere estar tras las paredes del Centro de Internamiento de Inmigrantes (CIE) de Aluche. Ni los internos, ni los policías. Los primeros denuncian palizas y un trato inhumano y los agentes aseguran que los inmigrantes les agreden, amenazan y que el número de efectivos es insuficiente para controlar a los allí recluidos. Con estas premisas, parece lógico que el CIE se haya convertido en un polvorín donde unos y otros se acusan mutuamente de barbaridades. «Hay cámaras por todas partes», aseguran los policías para defenderse de las acusaciones de los inmigrantes. Esas imágenes de lo que allí ocurre podrían arrojar algo de luz en el intercambio de acusaciones. De hecho, esos vídeos podrían llegar en breve a los juzgados si prosperan las denuncias interpuestas entre ellos.Porque el pasado mes de febrero fue uno de los más violentos en el CIE. Dos agentes resultaron heridos en sendas trifulcas con los internos. Uno de ellos, tuvo un problema con un subsahariano que estaba hablando en la cabina a la hora de comer. Cuando terminó, quiso entrar y la negativa del policía desencadenó una pelea entre ellos al que se unieron otros internos. Los golpes sólo pararon cuando otro policía se percató de la situación. El siguiente incidente grave lo protagonizó un agente con un interno dominicano, también en el comedor, y a cuenta de un problema con las bandejas y los turnos. Esta pelea, al parecer, fue más fuerte y podía haber acabado peor. El agente fue ingresado en el Doce de octubre y sigue de baja. El intento de motín del pasado martes y otros muchos incidentes violentos que han tenido lugar en el Centro de Internamiento de Aluche han llevado a la Unión Federal de Policía (UFP) a pedir un incremento de la seguridad y de efectivos en el CIE. Lo ha hecho por escrito y su petición tendrá que ser contestada por la Jefatura Superior el próximo día 18. En cualquier caso, el policía que tuvo el incidente con el dominicano sí que denunciará formalmente al interno ante la Justicia. El secretario provincial de la UFP, considera insuficientes a los agentes que velan por la seguridad en el centro. Alfredo Perdiguero, asegura que son diez agentes los que vigilan a los internos los días laborables y ocho los fines de semana. Una cifra bastante baja para los hasta 280 internos del CIE. Con mascarillas «Está claro que Aluche es un destino de castigo. Eso lo sabe todo el mundo. Muy pocos quieren trabajar ahí, prefieren hacer seguridad en Latina a la intemperie». Además, tienen que trabajar con mascarillas y gente en una situación límite que prefiere cometer cualquier barbaridad antes de ser deportado », explica Perdiguero. En abril de 2008, los antidisturbios tuvieron que entrar en el CIE por un motín de los internos que se encontraban también en huelga de hambre en esos momentos.
Oreste

di Paolo Persichetti, “Liberazione” 14 marzo 2010
Protesta contro le bestiali condizioni di vita e l´internamento ingiustificato.  Per solidarietà bloccati i treni Ponte Galeria, migranti in rivolta salgono sui tetti.
Mentre il popolo viola si radunava in piazza del Popolo per ascoltare i discorsi dei leader dell´opposizione, da Bersani a Ferrero, da Vendola a Di Pietro, ad una ventina di chilometri di distanza, nella zona suburbana della Capitale, si scatenava la rivolta dentro il Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria. Dopo aver dato fuoco ai materassi una trentina di migranti sono riusciti a salire sui tetti al grido di «libertà», mentre colonne di fumo e fiamme si alzavano verso il cielo. Altri hanno tentato di arrampicarsi sulle reti di recinzione che separano la zona maschile da quella femminile. Le donne dopo aver provato anche loro a ribellarsi sono state subito rinchiuse al´interno dei reparti. Fuori dalla cinta del campo d´internamento, oltre le reti, il filo spinato, le torrette d´avvistamento e i fari, un presidio dei Centri sociali autorizzato dalle autorità appoggiava la protesta con slogan e fumogeni colorati. Fotografia sintomatica di due mondi diversi e lontani. Quelli di piazza del Popolo sotto i riflettori occupano la scena mediatica, contraltare quasi speculare della commedia berlusconiana; i secondi, su quei tetti, da dove si arriva quasi a scorgere la linea azzurra del mare che bagna il litorale romano, condannati alla drammatica solitudine dei vinti. D´altronde l´occultamento dello sciopero generale del giorno precedente, dell´unica manifestazione che in questi giorni aveva da proporre qualcosa, un´idea di società un po´ diversa, la dice lunga sul grado zero della politica che sta dietro la nevrastenica e confusa indignazione del variegato universo dei viola. Due mondi che non comunicano, un po´ come accadeva sui ponti del Titanic. I rinchiusi nella stiva, la grande pancia del titano del mare in movimento, e quelli sopra impegnati nello loro dispute mondane. Ecco uno dei problemi, anzi delle voragini che hanno risucchiato la sinistra verso l´inconsistenza, un po´ come quegli smottamenti di terreno che inghiottono i paesini della Calabria. La rivolta delle nude vite lasciata sola. A Ponte Galeria, dopo la fine dello sciopero della fame che gli internati avevano deciso insieme ad altri loro compagni rinchiusi in altri Cie d´Italia, si vivevano giorni difficili pieni di frustrazione e delusione. L´arrivo dei nuovi gestori che hanno rimpiazzato la Croce rossa non ha migliorato le condizioni di vita. Anzi sembra che l´insediamento della cooperativa Auxilium vincitrice della gara d´appalto, e che già gestiva il Cara (Centro di accoglienza per richiedenti asilo) di Bari, sia coinciso con un giro di vite ulteriore. Regole sempre più dure, cibo scadente privo di vitamine, riscaldamento fuori uso e somministrazione quasi forzata della terapia, una vera sedazione di massa. Gelo, freddo, minacce, umiliazioni e pestaggi, sono il pane quotidiano. Un inferno. La rivolta di ieri era stata preceduta da un´altra sommossa. Proprio nei giorni in cui avveniva il passaggio di consegne, dall´ala inaugurata di recente partiva un tentativo di fuga. Tuttavia solo un ragazzo riusciva a raggiungere il muro di cinta e provare il salto verso la libertà. Ma la speranza durava poco. Subito ripreso, il giovane veniva pestato brutalmente dalle forze dell´ordine. Secondo le testimonianze, tra gli autori della violenta punizione inflitta a mo´ d´esempio vi sarebbe stato lo stesso dirigente della polizia. Dopo le percosse il ragazzo veniva portato via. Iniziava così la protesta. Grida, coperte date alle fiamme e devastazione sistematica di tutto ciò che si riusciva a spaccare. Parola d´ordine: «distruggere il lager». Per sedere la sommossa il giovane veniva ricondotto tra i suoi compagni. Malconcio ma finalmente in mani sicure. Nella serata di ieri i rivoltosi erano ancora sui tetti decisi a restarvi per tutta la notte. Dopo averli rincorsi e colpiti tentando di farli desistere anche con il lancio di gas, la polizia schierata in assetto antisommosa presidia l´edificio. All´esterno, in segno di solidarietà i manifestanti hanno bloccato i treni della linea ferroviaria. Soltanto dopo una lunga trattativa con i funzionari delle forze dell´ordine tutto è tornato tranquilla. 

Basta lager!
martedi 16 marzo, alle ore 15,
avverra' presso il CIE di v, Corelli una consegna collettiva di cibo e bevande, per cominciare a dar corpo alla campagna permanente di sostegno ai detenuti. Come Comitato abbiamo provveduto all'allestimento di confezioni di cibo "compatibili" con le disposizioni della struttura per consentire che possa giungere effettivamente, senza ulterioti intrlaci ai prigionieri. Chiediamo a tutti coloro che decideranno  di esserci , di provvedere con bevande (acqua, succhi, thé freddo, ecc) con le quali finora i prigionieri hanno sostenuto  lo sciopero della fame che non solo continua ma che, negli ultmi giorni, si e' esteso ad altri/e sette detenuti. Dopo 10 giorni di sciopero sono adesso 25 i prigionieri in lotta. Mentre le lotte continuano anche negli altri centri (Torino, Ponte galeria, Gradisca) diventa importantissimo l'avvio e la riuscita della campagna che si avvia.
Saluti, Oreste 
http://orestescalzone.over-blog.com
 1 15 

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http://www.youtube.com/watch?v=UW3IgDs-NnA

Per rispondere a tanti:
...è ora che ci si incammini. Cercateci nel vento, nella pioggia sottile, nella festa di primavera, nella lotta. Nessuno di noi ha abbandonato, nessuno ha tradito, nessuno è stanco. Al contrario. Ma qualcosa è accaduto. Ci e' stato chiesto di non dire cosa, posiamo qui un silenzio, al posto delle parole. Siamo, oggi come sempre, in quell'“altrove” dove sempre ci troverete. Affidiamo per un po' il web alla cura di associazioni, gruppi e persone singole che ci sono accanto da tanto tempo.  
Paolo De Cinque

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17 marzo 2010
Riceviamo e pubblichiamo

COMUNICATO
Forse il clima all'università di Tor Vergata non è tranquillo come affermato da Napolitano. Oggi, presso la Facoltà di Giurisprudenza, durante un volantinaggio autorizzato dallo stesso Rettore in persona per denunciare la presenza di neofascisti riconducibili all'area Casa Pound, ovvero Popoli Identitari ONLUS e l'associazione LAOGAI è avvenuto una violenta aggressione da parte di una cinquantina di fascisti (la maggior parte esterni all'università) incordonati che con minacce verbali e poi fisiche, hanno preso a calci e pugni una ventina di studenti e studentesse della università di Tor Vergata. Bilancio della aggressione : 4 persone refertate al Policlinico Tor Vergata con ferite e traumi alla testa e molti contusi.
Il Rettore, Prof. Lauro, nonostante fosse stato avvertito della presenza di picchiatori fascisti nella sua Università, non ha ritenuto necessario intervenire tempestivamente per bloccare l'iniziativa, trincerandosi dietro posizioni elusive ed attendiste, consentendo che nel suo Ateneo avvenisse, sotto gli occhi di tutti (DIGOS e Sorveglianza compresi), una aggressione di stampo fascista che pochi minuti prima un gruppo di studenti e studentesse gli avevano prospettato.
Denunciamo ancora una volta l'estrema pericolosità e le pratiche violente di questi gruppi fascisti che la complicità delle istituzioni universitarie lascia agire indisturbati e allo stesso tempo, ribadiamo la nostra contrarietà alla logica degli opposti estremismi: non c'è equidistanza fra chi attacca e chi resiste, fra chi si professa democratica, ma poi si rivela essere un picchiatore, e chi intende esprimere liberamente il proprio pensiero nella propria università.
Studenti e studentesse Tor Vergata 

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18 marzo 2010
I seminari della cooperativa "LE BRIOCHES", di Catania, riprenderanno a partire dal giorno 3 aprile p.v.
Continuano senza interruzione le iniziative alimentari (spesa collettiva, etc.) e quelle sul territorio.
Per informazioni: osteriacalcutta@libero.it

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ELEZIONI E DINTORNI (a)

Nel totale rispetto di chi si recherà alle urne convinto in perfetta buonafede di sbalzare di sella il cavaliere-del-lavoro che-non-c'è, noi ci poniamo solo una scelta: “mare o montagna?”. E, naturalmente, scegliamo il mare aperto.
Vi rimandiamo pero' alle ragioni del voto di una persona che ci sta molto a cuore e rispetto alla quale non potranno cambiare, per una differente scelta, nel contingente, sentimenti veri, forti, reciproci e di lunghissima data.


Appello di don Andrea Gallo contro l'astensionismo alle elezioni regionali, uscito su La Repubblica e Il Secolo XIX.

Ricevamo e pubblichiamo:
Andrea carissimo, hai ragione: gli animi sono veramente turbati. E siamo all’eutanasia della democrazia e dell’etica pubblica; aggiungerei: anche di quella privata, perché non esiste differenza tra le due, come sappiamo. Se la “fede” dei moralisti crociati e la politica palazzinara di singoli e partiti che hanno da tempo scelto l’ipocrisia e l’interesse privato sono sempre piu’ lontani dalle persone, non è un male che le persone se ne allontanino. La fede vera non vacilla.
E' vero: gli inganni dei mezzi di comunicazione, la penetrazione nel tessuto economico e sociale di poteri occulti e di mafie differenti, (anche fingendo di combattersi tra loro) rendono sempre piu’ invivibile un paese imbavagliato, ridotto a stato Padrone che qualcuno vorrebbe oggi repubblica presidenziale. La corruzione dilaga - tutto sembra lecito -, le rappresentanze parlamentari sono corrotte e vigliacche. Personalmente, non posso avallarle.
La rete dei movimenti locali e di base, i centri sociali, i cantieri autonomi di sovranità che potrebbero scegliere la democrazia insorgente spesso si lasciano incantare da imbonitori del nulla e da rappresentanze vuote. Anche se non sempre e qualche segnale positivo c'è. E’ importante che esistano, come luoghi di una resistenza che continua. 
Forse, proprio tra chi non voterà, c’è maggior consapevolezza del fatto che l’azione politica debba radicarsi nella specificità locale e nella vita in comune. Vedi, se si presentasse la Tilìn, o la Cinzia (tanto per esempio), non avrei alcuna incertezza e le voterei. Ma non è così. Gli indecisi aumentano perché non si fidano dei partiti. Non posso dargli torto. Sono tanti i modi per “esserci” e se il voto e’ un dovere, deve esistere anche il diritto di non lasciarsi ingannare da parlamentari corrotti che vanificano l’esercizio del diritto di scelta. 
Non so se gli “indifferenti” aumentino davvero, li odio anche io, come te, come Gramsci, come altri. Non sono indifferente alle sorti di questo piccolo paese, ma per questo non voterò. Difenderò non tanto il mio diritto al non voto, ma il diritto a che nessuno venga più preso in giro. I dubbiosi e i delusi, gli arrabbiati “forse” costruiranno la nuova storia dove l’umano incontrerà l’umano, rovesciando i rapporti di potere. La lotta per una nuova cittadinanza e per una partecipazione comune alla trasformazione di questa vita in una vita degna per tutti, continua anche non considerando una risorsa la lista dei candidati. Non so chi siano, in Liguria, quelli tra loro disponibili ad impedire l’avvento di un regime autoritario, da contattare, conoscere e interrogare con i nostri stimoli e contestazioni. Chi, con la propria vita, ha dato a questo paese la Costituzione repubblicana, non poteva prevedere, all'epoca, come sarebbero andate le cose. 
E’ vero, e’ un momento di transizione. E’ il momento in cui ciascuno, a qualunque nazionalità appartenga, non sia più ingannato con false promesse, si riprenda la propria storia, comperata, schiavizzata, respinta, precarizzata, sradicata, deterritorializzata, senza tutela o riconoscimento di esistenza in vita. Invisibile. E’ il momento per tantissimi di riprendersi proprio il tempo del futuro. E, insieme ad esso, la speranza. E il sogno.
Con Amore.
Non c'è firma


ELEZIONI E DINTORNI
(b)


LA DOMENICA DELLE SALME

http://www.youtube.com/watch?v=6MEiwKSAmio

(Dall'intervista  iniziale a Fabrizio De Andrè: Io penso che un uomo senza utopia, senza sogni o senza ideali...vale a dire senza passioni, senza slanci, sarebbe un mostruoso animale fatto semplicemente di istinto e di raziocinio, una specie di cinghiale laureato in matematica pura”.



                                                       (foto di Stelvio Peschiutta)

Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi...
...e dopo sarà diverso, ma peggiore
da: “Il Gattopardo”, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Quando accesero tutta quella luminaria, il popolo penso’: “Sai che bolletta!”. E spero’ invano che qualcuno gliela pagasse. Per fortuna non avevano ancora inventato la sedia elettrica. Nemmeno la corrente, se e' per questo. Le bollette, comunque, arrivavano lo stesso e se ne ritornarono a casa (quelli che ce l’avevano) maledicendo i figli dei lumi (Santi Numi!). Poi, dopo altri eventi, ci fu la Restaurazione.
da: “Per un'altra storia”, 7° documento prodotto dalla cooperativa "LE BRIOCHES", di Catania.



MALEDETTI SAVOIA

Prima che scrivano a questo indirizzo anche i neoborbonici (quattro nostalgici ultracentenari e qualche decina di mentecatti leghisti) - che tanto l'ho capito che qui arrivano e-mail da tutto il mondo, quello nostro e quell'altro che tenta, meschineddu, di inquinarlo -, meglio che spieghi.
Fu talmente peggiore - rispetto alla situazione precedente - l'Italia sotto l'occupazione dei Savoia, che di peggio mi vengono in mente solo l'occupazione della terra di Palestina, le guerre infinite di Bush 2° e l'invasione yankee del secondo dopoguerra. E altre cose cosi'. Chiarito questo, il punto e' che quei compari di metà '800, a dispetto della presunt(uos)amente voluta “unita'” d'Italia, puntavano a sbranarla e a distruggere, se ce ne fosse stato, ogni bagliore di cultura unitaria, sopraregionale. In realtà, l'idea di unità nazionale, imposta dall'alto e per nulla affatto sentita  o desiderata da nessuno che non fossero i borghesucci del mercenario bipolare in camicia rossa, non solo non funzionò, ma diede spazio ad orrori, stragi, esecuzioni, fame e tragedie a catena. La piemontizzazione forzata fece nascere l'ndrangheta e...“(...) non si pensi che il secolo decimonono sia stato poi così esaltante: quando l'Italia terminò il suo secolare processo di riunificazione, la Calabria era dotata di una sola strada, la ferrovia era inesistente e il novanta per cento dei comuni era privo di strade interne e esterne. I torinesi , che fecero la riunificazione, mandarono nel sud migliaia di nordici che parlavano un dialetto incomprensibile, non capito dagli autoctoni che conosevano solo il calabrese. Il fenomeno venne chiamato dagli storici piemontizzazione. E allora? Voi che avreste fatto: avreste accettato di essere comandati da un italiano sconosciuto che parla un dialetto sconosciuto o avreste fatto il vostro come se nulla fosse? Ebbene, stavolta il popolo calabro ebbe le palle: non riconobbe l'autorità calata dall'alto e fece il suo. Soltanto che questo ebbe come conseguenza due piccoli inconvenienti. Il primo fu che la gente si mise a briganteggiare. Il brigante non riconosceva l'autorità, rubava ai ricchi e dava ai poveri. Le cronache dicono che i briganti fossero davvero violenti, ma amati dal popolo. (...) i calabri non sono indifferenti alla musica come dimostra il loro canto popolare, la tarantella, nato presumibilmente all'epoca, anche per raccontare le gesta di briganti. La seconda conseguenza della pemontizzazione e' stata la nascita della 'ndrangheta, la mafia calabra: la gente piuttosto che da un maresciallo milanese o torinese si faceva proteggere dalle locali famiglie che a poco a poco hanno intrapreso la via del malaffare....” (da: “Le promesse non muoiono mai”, di Domenico Medea, besaeditrice 2010)

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