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MARZO 2010 Siamo
dispiaciuti per la profonda afflizione che ha colpito la stragrande
maggioranza della popolazione italiana, privata arbitrariamente degli
esilaranti dibattiti telepolitici ai quali era abituata da tempo.
Cercheremo di rimediare, in piccolissima parte, al grave lutto. Cominciamo con un sunto (gia' inserito su questo web in altra occasione), che anticipa le future tribune che manderemo in rete. http://www.youtube.com/watch?v=6a0ZKEMwNvw ****************** DOLCI, GABBATI E (VOLTA) GABBANA di Gaia Savarese
Prima di tutto un brano, scritto dai ragazzi della scuola di strada: “Poi siamo tutti belli”, di Ladispoli. (Il nome della scuola fa riferimento a Cartabelli n. 13, inverno 1995, ediz. Sensibili alle foglie).
Poi sono tutti brutti Scena. Palco degli addii. - Nothing nothing, no more, you must change your part. - Guarda, coso, che lui ha ragione…non si cambia la parte all’ultimo minuto. Non sono le regole… - Regole? Ho sentito parlare di regole? Chi vorrebbe cambiare le regole? Datemelo qui che gli metto subito i braccialetti! Tricolori glieli metto... - No, no, Totonno, che non e’ il caso…statte buono che stiamo discutendo democraticamente...e togliti sta divisa poi, che ti si riconosce subito! Non e’ vero, mister...? Il coro intona un Pietrangeli vecchia maniera http://www.youtube.com/watch?v=fMR0uDUGDqc - Le regole sono le regole, per Diana! Entra una velina in tutu’ d’ordinanza. - Qualcuno mi ha chiamata? - No, no… - Be’, in effetti...purchè respiri... signorina, mi consenta...lei è cacciatrice o cacciata? - Seconda opzione, darling. - Allora non se ne fa niente. Ne va della mia reputazione.. - Tanto devi casca’… - Ah, ecco dove eri Fini-to...sempre a tramarmi nell'ombra. Menagramo. - Eh, sì, ma con onore, porca pupazza! Entra un’altra velina, attempata, e si pone in ascolto. - ...signorina, lei è... - In questa discussione non c’è serieta’. - Ma che, quello ha fatto il voto di serieta’ e ordinanza? - Insomma, io non rinuncio alla mia battuta. La par condicio resta e sara' dispari. - ...but in a different way. You all are in the same ship, in a darkest, darkest night. - Ecco perche’ non ci vedevo chiaro. Ma poi, che sono queste citazioni da Rocky horror? - Rocky chi? - Il pugile suonato …? - No, l'altro. -Mi consenta, io sono favorevole all'abolizione della par condicio, che mi sembra roba antiquata e l'unica condicio avrebbe dovuto essere la mia, per contratto, come ho sostenuto in piu' occasioni, e anche dopo che mi avete rovinato la dentiera col souvenir del Duomo. Comunque, vorrei chiederle: la rete c’è? - Ma sì, certo. Interpreto o no il ruolo del capo della protezione civile? - Se e’ per quello…sto fresco… - Fresco? Chi ha parlato di metterlo al fresco? - Totonno, basta! Ti devi sempre fare riconoscere. - C'è almeno un “cascatore”? - Sì... tutti quelli che ci sono cascati... - In questa discussione non c’è serieta’. La velina in ascolto prende parola: - Sono qui per questo. Io sono serissima. Qualcuno mi ha mai vista sorridere? - Lega-tela, per favore. - Guarda che ti faccio cantare il tango della ronda…lumbard de merd… http://www.youtube.com/watch?v=IIqaVCMi6GY - Incivili! Ma va a lavura terùn del ostia! - Ma mi…sono di Ladispoli... - “Ma mi, eh?” ... e lo so come continua: quaranta dì, quaranta not…ti ho stanato! Te le faccio passare tutte al gabbio. Braccialetti, please, mister...? Interviene (in coro) il coro: - Intanto, possiamo andare a farci un panino? - Basta panini! No! - “No” perché? - Perche’ no. Perche' i panini sono comunisti. E le regole le faccio io. - No, mister Silvio, the rules proceede from United States. - Guardi, mister Messo, che come l'hanno messa li’, ce la tolgono. Io ho eseguito tutto alla càrte, mi sono mangiato le reti televisive, i giornali, l’informazione tutta, palazzi e palazzinari, terremotati che adesso funzionano a microonde, scuola, cultura e sanita’… Coro: - E ha pure promesso che sosterra’ Israele... ovunque, dovunque, comunque, quantunque. - Yes we know, we know…but… - “But” che? - “Batman”! - Adesso vi ci mettete pure voi del coro a sfottere? - Nooooi? (si guardano un con l’altro) - Non c'è serieta' e non c'è nemmeno un moderatore. - A me basterebbe un plastico di Cogne. - E che c'entra? - Niente. Solo per fare un esempio. - Non c'è serieta'. - Lei, con quel cerone violaceo…venga un po’ qui…mi consenta di esaminare da vicino… - No, guardi, io faccio parte del copione. La velina attempata (agghindata con una sciarpa viola e una gialla) interviene. - E’ vero, Silviù. Pure questi ci hanno rifilato, per dare un po’ di colore. - Non bastava quello bello e abbronzato? - “Purtroppo no” (coro che sospira) - “Purtroppo no” (giudice che cospira) Entra una costumista - Ho portato le toghe rosse. Dove le appoggio? - Vicino ai comunisti, no? Che, non sono ancora arrivati? Battono sempre la fiacca. Sempre in ritardo per la Rivoluzione, quelli. Ma mi tocca fare sempre tutto da me? Il coro (e tutti) intonano: “La pioggia cade su di noi, ma che colpa abbiamo noi...o yeah...” http://www.youtube.com/watch?v=Gg63Vig9hGY - Lo dicevo io che non c'è serieta'. Almeno le prove, facciamole democraticamente e senza chiasso, che a Chiasso io c'ho pure un conticino.... - Sì, sì, ma non lo dire tanto in giro. Tutti al riparo... (il coro intona: Chin-a zù da ou caregùn...e una mano guantata chiude il sipario). http://www.youtube.com/watch?v=HMTSlrBsACs&feature=related Come andra' a finire? Lo saprete alla prossima Tribuna Politica (se ci sara'). Apparentemente vince la magistratura. Apparentemente Di pietro si appresta a far scattare braccialetti per tutti. Apparentemente perde la destra del Polo delle liberta’ proprie. Apparentemente le toghe se non propriamente rosse, sono almeno rosè, oppure obbediscono a Washington e, comunque, è lì che hanno fatto la trama con l'ordito. Puo’ essere verosimile, una logica c’è. Lo si legge su tantissimi blog, non soltanto italiani (se poi, qualche priminclasse ci tiene a dire “lo so solo io”, “lo scrivo solo io” eccetera, per plauso e per consumo di una qualche clac personale, queste sono proprio sciocchezze, piccole vanaglorie che non fanno testo). Sempre su una quantita’ di blog (ne fornisco l’elenco a richiesta) si legge anche che l'intera faccenda: tribune politiche offuscate - decretum ad paninum - informazione politica che si vorrebbe liberalizzata solo per le reti mediaset, sarebbe dotata di certe sue coerenze interne, dalle quali scaturirebbero 2 (principali) diverse interpretazioni: a. il premier si è dovuto sempre difendere da aggressori famelici (toghe “rosse” e contestatori interni/esterni) - in tempi pre-elettorali, i malandrini si coalizzano contro il Mandarino (il bisticcio tra termini e' voluto) in “strani amici ed ancora piu' strane alleanze” all'evidente scopo di defenestrarlo - il cavaliere del Polo delle liberta’ proprie cerca di zittirli, poi tenta di riaprire per sè la possibilita’ di denunciare l’attacco subìto e in corso. Legittima difesa, se la cava con poco. b. tutta una messa in scena. In questo disegno alla Hescher, con improbabili scale sopra il vuoto che non portano proprio da nessuna parte, pozzi petroliferi cui e’ impossibile abbeverarsi (al momento) e porte aperte sul nulla, propendo per l'interpretazione b. Resta piuttosto certo che: * Il saggio di approfitto di Berlusconi è in caduta libera. I vanagloriosi e corrotti, nonche’ pidduisti, sono facilmente acchiappabili, profittevoli e poi scaricabili dai redditi con denuncia quando non rendono piu' (galera, Hammameth, carceri d’oro, secondo soggetti e momenti storici). * La destra Finiana ed extralarge (tutta roba collegata) avra’ l’impennata tanto attesa. I fascisti, che per noi si chiamano sempre col loro nome (fascisti, appunto; qualcuno ci aggiunge “postmoderni”, ma sempre loro sono) fanno un bel salto avanti. Gli sfascisti (anche questi, sempre col loro nome), anche. * Ci saranno delle elezioni, in Italia. * Nessuno rimpiangera' lo scomparso, anche se, non essendo Sansone e, soprattutto, non avendo deciso lui la propria dipartita, non potra' portarsi dietro, nel crollo, anche tutti i filistei. Percio', i filistei restano (problema non da poco). Gaia Savarese, per l'Osteria a Calcutta. *********************** ![]() La bomba! La bomba! Albert Einstein commentò così la notizia del
bombardamento atomico di Hiroshima: “Ci sono due cose
infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei
dubbi. Se dovessi rinascere, farei l'idraulico”. di Michelangiola Pellegrini (Associazione di Promozione Sociale RITMO, Montespertoli) Che la questione sia serissima e tragica, non si discute. Ritengo pero' che oggi nessuno - proprio nessuno, neanche lo stato d'Israele - sia in procinto di scagliare un'atomica su qualcun altro. Guadagnano di piu' seminando caos, dubbi e terrori vari. La corsa agli armamenti dei differenti Stati ha - a parte gli introiti derivanti dal traffico d'armi - l'obiettivo principale, di per sè piu' che sufficiente, di rinfocolare terrori storici ed ancestrali per indurre adesione preliminare incondizionata ai diktat di differenti imperialismi, facenti parte di un unico Impero in progressivo disfacimento. Dopo la paura dei “diversi”, degli “stranieri”, degli accoltellatori notturni e della febbre suina, l'atomica fa paventare scenarii da fine del mondo, e' il miglior deterrente perchè una quantita' di soggetti corrano, terrorizzati e scomposti, a posizionarsi sotto l'ala di qualche stato-tubo-bunker, che presumono risultera' tra i vincitori del palio a Jena. Siccome il micro e il macro si corrispondono sempre, nel paese chiamato Italia accade qualche cosa di molto simile, in formato, ovviamente, lillipuziano. Possiamo osservare il ridicolo, stupidissimo corri-corri, fuggi-fuggi a posizionarsi al meglio in vista del prossimo governo da parte di una quantita' di persone, gruppi e partiti. Ci sono chierici tanto chierici da camminare solo in ginocchio e mangiapreti così anticlericali che dubitano pure di Camillo Torres e del parroco di Gaza, padre Manuel Musallam; c’è chi cerca riparo dietro lo scudo (crociato) di fedelta’ archeologiche (tipo UDC, PD, scouts, o umanitari varii, sempre piu’ simili a quelli del Partito Umanista, di triste e ambiguissima memoria, che si riaffaccia anche lui, tra baffoni georgiani, leninisti, trotskisti, salottisti a Salo' e barbagianni di genere composito, cioe' di riciclo, fatti con materiali di scarto); c'è chi vorrebbe le manette per tutti e un mondo trasformato in una gigantesca Guantanamo che, per definizione, non si chiuderà mai; chi si inventa un nuovo partito – magari marxista – e chi “la guardia e’ stanca” e vada come vada (come e' andata lo si e' visto). Poi ci sono le mode. Particolarmente “on fashion” l’ecologia. Va sempre bene, dove la metti, sta. Riscalpita da tutte le parti e in tutte le bio-salse, da quella pret-à-portèr di chi spedisce decine di e-mail a persone senza fissa dimora per convincerle ad acquistare pannelli solari; a quella in salsa femminista (va avanti tu, che a me mi viene da ridere); ai decresciti di ferro dell “io vado solamente a piedi”. A questi ultimi e' vano spiegare che, se li inviti (esempio) e loro sono dotati di macchina propria, l'inquinantissimo percorso implica il viaggio per raggiungerti + quello del loro ritornare a casa. Se, al contrario, una macchina propria o in condominio non ce l'hanno, vanno sommati: il percorso per andarli a prendere + quello per portarli nel luogo dell'incontro + quello per riaccompagnarli a casa + quello per ritornare a casa tu. 2 a 4 a favore del buco dell'ozono. Da ultimo, ci sono quelli che mangiano solo biologico (per la prima settimana del mese) e dagli amici per le altre tre perche' hanno esaurito lo stipendio in mele tanto brutte che non ci cascherebbe nemmeno quella credulona di Biancaneve. E quelli per i quali l’idea dell’ecologia sociale è l'uovo di Colombo, la leva per salvare il pianeta e magari resuscitare il marxismo (boom!). Ce n‘è per tutti i gusti, le paure, le inclinazioni e le competenze. Il bello e’ che i temi sono tutti importanti. Il brutto e’ chi se ne occupa (fatti salvi singoli individui e singole associazioni, di solito di piccolo formato, scarso successo e pochissima - voluta - visibilita'). Presi nell'insieme, mi ricordano una vecchia poesia di Stefano Benni dove, ad un certo punto, una fuorilegge catturata, non subendo affatto il fascino della divisa, respinge il capo della polizia con queste parole: “...la divisa e' un bijou, ma quello che fa schifo e' che ci sei dentro tu”. Piuttosto che occuparsi di teoria della Terra o di manette, consiglio a tutti costoro di mettersi a fare i coltivatori diretti e sperimentare di persona il soggiorno nei luoghi dove vorrebbero far rinchiudere altri. Interessante esperienza. Non resisterebbero un giorno. La vanga spacca la schiena e la galera spacca cuore e mente. Parlare “sulle” cose non e’ “viverle”. Un’ovvieta’ che dimentica facilmente chi - e sono tanti - abita principalmente nella propria testa tentando di invadere quella altrui per l'invidia malcelata di vite per la quali gli e' mancato sempre il coraggio. Per quanto riguarda lo schieramento “sostitutivo” ufficiale, che e' quello che di fatto conta, tra un Bersani che promette serieta’, rispetto delle regole e lavoro per tutti, una Bonino “pacifista” uscita in armi dal filonordamericano monarchico non pentito Marco Pannella e un carabiniere che tenta il colpaccio 2, c’è veramente poco da scegliere. L'ammucchiata e' stravagante davvero. Personalmente, non propendo per le amucchiate e detesto il genere di serieta’ cui allude il PD. Non rispetto regole e cerco di lavorare il meno possibile. Il lavoro non nobilita nessuno, uccide e basta. Decenni di lavoro portano alla demenza precox. La Cina e’ diventata cio’ che e’ diventata facendo lavorare tutti - non tuttti e meno, come prometteva -, nonchè prendendo il peggio del capitalismo e dello stalinismo e combinandoli in salsa asiatico-celestimperialista. E, infatti, sara’ la Cina il nuovo competitor degli Usa sullo scacchiere mondiale. Se poi qualcuno si inventa che sara’ la Russia o persino l’India, non e’ affar mio. Rispetto all’India, in particolare, mi dispiace che si mettano in giro tante bugie (per una lunga tradizione di menzogne, l’India continua ad essere il paese piu’ denigrato al mondo), ma ne parleranno altri, con piu' competenza, in altri pezzi. ![]() Priorita' e cause Sono domande ricorrenti alle quali qui si risponde spesso con piccoli eroismi quotidiani, che non fanno assolutamente storia, pero' fanno coscienza. Così come fa coscienza non ricorrere mai in appello/i. E' importantissimo sottrarre alla mercificazione dell’informazione (sia quella di regime, sia quella via blog, web, etc.) persone che si è scelto di preservare ad ogni costo dalla loro trasformazione in oggetti, in merce politica, dall'essere date in pasto al primo “civile” allo sbaraglio che capita. Un'Associazione piu’ grande, forse non avrebbe questo problema, ma ho capito, nell'Osteria a Calcutta, quanto sia importante imbarcare persone solo nella misura in cui si è veramente in grado di essere concretamente efficaci. Oltre a ciò, ritengo prioritario il percorso, in vista di un obiettivo. Qualcuno - non qui ne' a Montespertoli - pensa che sia possibile “utilizzare” questo o quello e liberarsene “poi”. Non lo crediamo. Quel “poi” non arriverà mai. La Storia è zeppa di esempi che confermano il fatto che non te ne liberi più. Vincere una battaglia e' importante, ma conta moltissimo con chi la si vince. E come. Perche' e' li' che si decide l'esito vero della “guerra”. I tempi possono essere molto lunghi e superare l'arco della vita di alcuni di noi (ma non di tutti). E' un'idea alla quale bisogna abituarsi. Del resto, questa Associazione non ha scelto di essere un punto di approdo, ma solamente un ponte, che metta in comunicazione differenti realta', utilizzando un linguaggio nuovo e comprensibile e muovendosi all'interno di realta' oltremodo scomode. L’ultimo posto in cui vorrei trovarmi di nuovo sono le assemblee e le riunioni di anni lontanissimi, affumicate, tossiche, noiosissime, a chiederci in tanti quanto sia politicamente corretto il nostro modo di agire. Intendiamoci: da quelle riunioni ho comunque imparato moltissimo. Cito solo due apprendimenti, tra molteplici: 1) ho imparato che il personale e’ politico e che, per affermare qualcosa, bisogna essere in grado di darne testimonianza personale. 2) ho imparato a detestare gli intellettuali (di tutti i colori) che si autoincensano con parole, distinguo ed elucubrazioni incomprensibili a coloro sui quali pontificano(da che si evince che il loro obiettivo e' solo quello di gratificarsi reciprocamente). Ma qui, all'Osteria, ho imparato una cosa anche più importante: ho imparato che la bellezza, la grazia e la poesia salveranno il mondo. Senza queste tre cose, il pianeta e’ destinato veramente ad estinguersi e, comunque, non varrebbe la pena viverci. Oggi continuano ad esistere, ma non negli ambienti politici, eco-etico-politici, etc. In un altrove dove pochi si “calano”, dove ci sono anche le realta’ che si lavora a mettere in relazione. Il resto sono chiacchiere, di tanti tipi. Principalmente arroganti. Poi, smielate, aggressive, servili, di chi si illude o di chi si e’ lasciato prendere per il naso. Bugiarde, rancorose e/o interessate. Immagini volgari, esposizione del brutto e dello squallido, anche su web e blog di compagni. E quelli che imitano i giornali veri, impaginandosi da soli? E la supponenza, le accuse, i toni e la presunzione di chi li scrive? E il falso buonismo “fraternitario” di altri, o degli stessi, in combinazione? Meglio lo sbirro buono o quello cattivo? Meglio la libertà. Poi la prolissita’, le domande retoriche, le lungaggini, le “lectio magistralis” scritte nella lingua papale, in plurale maiestatis. E i riferimenti “colti”? Su questi, ancora due parole. Per una generazione non proletaria, i rimandi a pagina “x” di tanti testi sono scontati, pagine che conoscono tutti (solo a titolo d'esempio: quella del '68 e' l'unica generazione che è arrivata a ingoiarsi un Capitale intero partecipando ad ogni possibile dibattito e scuola quadri, a volte per anni e anni). Per la nuova generazione italiana, a qualsiasi livello della scala sociale, sono astruserie totali. Questi esibizionisti della “cultura” hanno presa solo su chi si percepisce “ignorante” e se ne dispiace. Chi ha problemi molto piu' seri, o chi è in grado di sbugiardarli, non li legge proprio. Ne nota la presenza e volta pagina. La poesia, poi, non si improvvisa. O si e’poeti o non lo si e’. Se non lo si e’, si ricorre ad altri che lo sono o lo sono stati, ma la scelta sembra obbligata: sempreverdi o cantori della “Revolucion”. Proviamo, per questi forzati della rivoluzionechelorodicertononfarannomai, l'identica tristezza che ci invade per chi all’8 marzo, si ripassa il decalogo dell'anti-politicamente corretto. Ti regala perciò un mazzolino di mimose (piccolo e' bello), ti porta in una pizzeria squallida (periferia e' bello), dove recarsi preferibilmente a piedi (salvare il pianeta è bello), magari pagando il conto “alla romana” (risparmiare non e' poi così bello, ma perche' pensare all'accumulazione originaria quando c'è l'opportunità di nascondere l'avarizia ponendola sul piano della “condivisione”?). Sono quelli che si immaginano di fare un complimento ad una donna trattandola “alla pari”. Nessuna donna, ne’ trans, ne ha piacere. E, tra di noi qualcuna ha desiderato una cena come si deve e l'ha avuta, per fortuna - dopocena compreso -, in un ristorante elegante e con qualcuno che gli ha persino aperto la portiera della macchina. E poi, correre verso il mare, per guardare le stelle e controllare che ci siano tutte. Ma la retorica del femminismo piccolo borghese e’ agghiacciante. Si arriva ad uomini che ti si dichiarano femministi e vorrebbero poi insegnarti come devi esserlo tu. Naturalmente, sono i borghesi ad offrire squallore e immagini di come una donna non è nè desidera affatto diventare. E sono le proletarie a rivendicare trattamenti coi fiocchi. E’ un piccolo esempio, anche solo della distanza che c'è tra chi pontifica sugli altri e chi ne è parte. Michelangiola Pellegrini, per l'Osteria a Calcutta. ****************** Non basta una camicia rossa a fare un rivoluzionario (La gamba di Garibaldi) di Serena de Angelis (Associazione di Promozione Sociale RITMO, Catania) ![]() Dal momento che nessuno possiede il copyright del Che (esiste solo quello dei gadgets, credo), dico la mia. Per me, Guevara fu grande per aver contribuito straordinariamente alla liberazione di Cuba, ma lo fu ancora di piu' per aver lasciato il posto di direttore del Banco Nacional: “Adios, Fidel, ésta es la definitiva...” per andare a combattere in un’altra terra, in un altro paese (del resto, neanche Cuba era la sua “patria” d'origine). Penso che “Patria o muerte” abbia un significato molto piu’ vasto di quello che gli attribuiscono gli italioti. La patria e’ il mondo, dove hanno diritto a vivere (e desiderio di viverci) milioni e milioni di persone, culture, storie, tutte importanti nell'identico modo. Venendo al caso particolare dell’Italia, e’ vero che i partigiani avevano la bandiera rossa accanto al ticolore, ma c’era l’occupazione nazifascista, non il fascismo strisciante di oggi. Aveva senso in quel momento e continua ad avere senso e valore in paesi come l'Honduras, l'Afghanistan etc., dove sono stati commessi dei golpe o sotto quotidiano bombardamento. Ha senso per i Palestinesi, ai quali viene negato anche il diritto di esistere, non solo come stato, ma proprio come esseri umani. Qui, in Italia, il patriottismo tricolore non potra' mai piu' avere presa e fortunatamente perche' l'Italia non e' Cuba ne' un paese arabo o del Latino America. E' un paese dove l'amor patrio ha una matrice terrificante e adepti immondi. Ed e' un paese europeo, con una propria storia particolare che, ovviamente, non è possibile condensare in poche righe. Accenno solo, perchè pertinente, al fatto che l'unita' d'Italia rappresentò la vittoria dei Savoia sui Borbone, un passaggio di consegne tessuto da un malefico ragno torinese, al quale si presto' il mercenario dei due mondi che consegnò a Vittorio Emanuele II un Meridione depredato e del quale aveva fiaccato la Resistenza attraverso violenze di ogni genere, inclusi i soliti assassinii mirati di capi popolo, stupri di gruppo e fucilazioni di contadini ribelli. La Guardia Nazionale Anticontadina aveva lo scopo preciso di affogare nel sangue le insurrezioni popolari dei contadini siciliani che, compreso che la promessa di riforma agraria era stata l'inganno per trascinarli in una guerra tra prìncipi e non sarebbe stata perciò mai realizzata, avevano iniziato a riprendersi da soli i latifondi. “Non stavano nelle regole”, si rifiutavano all'essere carne da macello per la guerra tra i Savoia e i Borbone, volevano una guerra degli oppressi contro gli oppressori, non solo regnanti, ma locali. Nino Bixio, la gamba di Garibaldi, fu definito “la belva” dopo le fucilazioni di Bronte (e non solo). Una storia che si ripete spesso, con caratteristiche simili. Elìte dominanti intendono sostituire un potere con un altro. Si inizia con l'unita' tra nobili, borghesia liberal(ista) e proletariato (qui: contadino) in nome del nemico comune. Dopo breve tempo, la borghesia tradisce ed emerge in parallelo la coscienza di classe. A questo punto, la lotta di popolo viene soffocata e si reprime una rivoluzione giustificandolo con le solite “contingenze”, nazionali e internazionali. In Italia, all'epoca, la borghesia savoiarda scelse di concentrare capacita' tecniche e capitali per lo sviluppo industriale del nord (e del centro) in vista della rivoluzione industriale capitalistica prossima ventura che avrebbe affamato e sfruttato il Meridione costringendone i contadini a trasformarsi in operai a bassissimo costo. Ammassati sulla freccia del sud con valigie di cartone, immigranti alla fame partivano da un Meridione d'Italia che diventò anche sbocco per la produzione industriale e sede per impiantarvi carrozzoni clienterali e mafiosi tipo Cassa del Mezzogiorno. Altro che spedizione dei mille per unificare l'Italia e farne un solo popolo! L'ennesima “burla” di un'èlite dominante che “fa pagare al sud e alle classi popolari il risanamento del bilancio e della ricostruzione”. Elezioni? Andate al mare, il 28 di marzo, e’ meglio. (Gia' che ci siete, portatevi dietro “Proletari senza Rivoluzione”, storia delle classi subalterne italiane dal 1860 al 1950, di Renzo Del Carria, in due volumi editi nel 1970) Serena de Angelis, per l'Osteria a Calcutta. ******************** Riceviamo e pubblichiamo: Sui tetti di Ponte
Galeria, nelle celle di Gradisca … fuori dalle mura del Cie di Ponte Galeria è in programma una manifestazione per portare solidarietà ai reclusi. Prima di arrivare al presidio, un gruppo di solidali tappezza di manifesti: http://nopacchettosicurezza.noblogs.org/gallery/5275/foto%20ponte1.JPG i muri delle fermate della linea ferroviaria Roma-Fiumicino. Poi, arrivati alle porte del Centro, alcuni consegnano due pacchi di bevande e cibo per i reclusi: alimenti puliti, senza psicofarmaci né calmanti, a differenza di quelli abitualmente forniti dalla cooperativa Auxilium, che gestisce il Centro da due settimane. Mentre fuori dalle mura inizia il presidio, dentro al Centro sale la protesta: prima le grida, poi i primi incendi. La polizia vorrebbe chiudere tutti nelle gabbie, ma ci riesce solo con le donne. Trenta reclusi della sezione maschile salgono sui tetti http://nopacchettosicurezza.noblogs.org/gallery/5275/IMG_4627.CR2.jpg delle baracche mentre i loro compagni continuano a bruciare materassi. I trenta restano sul tetto almeno mezz’ora, fino a quando la celere non sale sul tetto e li costringe a scendere, sparando anche un paio di lacrimogeni. Subito dopo, però, altri venti reclusi salgono sul tetto di un altra baracca, dove resteranno per ore, resistendo disperatamente alle minacce e ai tentativi di carica della polizia. Per sfuggire qualcuno si arrampica sui pali della luce, altri si tagliano le braccia, altri ancora minacciano di impiccarsi con dei lenzuoli. Ascolta la prima carica sui tetti, in diretta con i solidali all’esterno: Ascolta la seconda carica sui tetti, in diretta con i solidali all’esterno: Quando il presidio si scioglie e i solidali si allontanano, la polizia carica con forza i reclusi ancora sui tetti: inseguimenti, manganellate e persone ammanettate. A quel punto i solidali occupano i binari della stazione “Fiera di Roma”, bloccando il traffico in entrambi i sensi di marcia per circa 40 minuti. Alle 19 circa un gruppo di almeno un centinaio di solidali si concentra nel piazzale della Stazione Trastevere e parte un corteo spontaneo e non autorizzato che blocca il traffico dietro allo striscione “Chiudere i lager per migranti - Antirazziste e Antirazzisti contro ogni gabbia”. Cori e interventi al megafono ricordano alla folla dello struscio del sabato sera romano che a Ponte Galeria c’è un lager, e che dentro a quel lager c’è gente che lotta e si ribella. All’arrivo dei carabinieri in antisommossa i manifestanti non si disperdono, ma continuano il corteo nelle viuzze del quartiere fino a piazza Santa Maria in Trastevere. Ascolta la diretta del dopo presidio:Guarda un video della protesta sui tetti del Cie di Ponte Galeria: Tutti i contributi audio sono a cura di Radio Onda Rossa Il giorno dopo alcuni quotidiani nazionali, che per una volta non possono far finta di nulla, parleranno della mancata visita dell´assessore regionale Luigi Nieri, a cui la polizia avrebbe negato l´accesso per protesta in zona Trastevere. Video e dirette dai tetti di Ponte Galeria e con i solidali all’esterno su: http://orestescalzone.over-blog.com Domenica 14 marzo, Gradisca.
Pomeriggio di tensione nel Cie di Gradisca, dove i reclusi sono stati
fatti rimanere tutto il pomeriggio chiusi nelle celle, senza una spiegazione.
Dopo un paio d´ore hanno cominciato una protesta, culminata con il rifiuto
della cena - che gli operatori pretendevano di passar loro da sotto le porte
«come fossimo dei cani». Scatta subito la ritorsione, con una decisa
perquisizione, e poi ancora proteste. Solo intorno alle nove di sera la
situazione si è calmata: «ci vediamo domani», hanno detto i reclusi alle
guardie. A domani.
Durante gli ultimi tempi, pare che la situazione
siamo molto agitata anche in Spagna, in materia di Cie. di Paolo Persichetti, “Liberazione”
14 marzo 2010 Basta lager! ****************** http://www.youtube.com/watch?v=UW3IgDs-NnA ...è ora che ci si incammini. Cercateci nel vento, nella pioggia sottile, nella festa di primavera, nella lotta. Nessuno di noi ha abbandonato, nessuno ha tradito, nessuno è stanco. Al contrario. Ma qualcosa è accaduto. Ci e' stato chiesto di non dire cosa, posiamo qui un silenzio, al posto delle parole. Siamo, oggi come sempre, in quell'“altrove” dove sempre ci troverete. Affidiamo per un po' il web alla cura di associazioni, gruppi e persone singole che ci sono accanto da tanto tempo. Paolo De Cinque ****************** 17 marzo 2010 Riceviamo e pubblichiamo COMUNICATO I seminari della cooperativa "LE BRIOCHES", di Catania, riprenderanno a partire dal giorno 3 aprile p.v. Continuano senza interruzione le iniziative alimentari (spesa collettiva, etc.) e quelle sul territorio. Per informazioni: osteriacalcutta@libero.it ****************** Prima
che scrivano a questo indirizzo anche i neoborbonici (quattro nostalgici ultracentenari e qualche decina di mentecatti leghisti) - che tanto l'ho
capito che qui arrivano e-mail da tutto il mondo, quello nostro e
quell'altro che tenta, meschineddu,
di inquinarlo -, meglio che spieghi. ELEZIONI E DINTORNI (a) Nel totale rispetto di chi si recherà alle urne convinto in perfetta buonafede di sbalzare di sella il cavaliere-del-lavoro che-non-c'è, noi ci poniamo solo una scelta: “mare o montagna?”. E, naturalmente, scegliamo il mare aperto. Vi rimandiamo pero' alle ragioni del voto di una persona che ci sta molto a cuore e rispetto alla quale non potranno cambiare, per una differente scelta, nel contingente, sentimenti veri, forti, reciproci e di lunghissima data. ![]() Appello di
don Andrea Gallo contro l'astensionismo
alle elezioni regionali, uscito su La
Repubblica e Il Secolo XIX. Ricevamo e pubblichiamo: ELEZIONI E DINTORNI (b) LA DOMENICA DELLE SALME http://www.youtube.com/watch?v=6MEiwKSAmio (Dall'intervista iniziale a Fabrizio De Andrè: “Io penso che un uomo senza utopia, senza sogni o senza ideali...vale a dire senza passioni, senza slanci, sarebbe un mostruoso animale fatto semplicemente di istinto e di raziocinio, una specie di cinghiale laureato in matematica pura”.
![]() (foto di Stelvio Peschiutta) “Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi... ...e dopo sarà diverso, ma peggiore” da: “Il Gattopardo”, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa Quando accesero tutta quella
luminaria, il popolo penso’: “Sai che bolletta!”. E spero’ invano che qualcuno
gliela pagasse. Per fortuna non avevano ancora inventato la sedia elettrica.
Nemmeno la corrente, se e' per questo. Le bollette, comunque, arrivavano lo stesso e se ne ritornarono a casa (quelli che ce
l’avevano) maledicendo i figli dei lumi (Santi Numi!). Poi, dopo altri eventi, ci fu la Restaurazione. MALEDETTI SAVOIA Fu talmente peggiore - rispetto alla situazione precedente - l'Italia sotto l'occupazione dei Savoia, che di peggio mi vengono in mente solo l'occupazione della terra di Palestina, le guerre infinite di Bush 2° e l'invasione yankee del secondo dopoguerra. E altre cose cosi'. Chiarito questo, il punto e' che quei compari di metà '800, a dispetto della presunt(uos)amente voluta “unita'” d'Italia, puntavano a sbranarla e a distruggere, se ce ne fosse stato, ogni bagliore di cultura unitaria, sopraregionale. In realtà, l'idea di unità nazionale, imposta dall'alto e per nulla affatto sentita o desiderata da nessuno che non fossero i borghesucci del mercenario bipolare in camicia rossa, non solo non funzionò, ma diede spazio ad orrori, stragi, esecuzioni, fame e tragedie a catena. La piemontizzazione forzata fece nascere l'ndrangheta e...“(...) non si pensi che il secolo decimonono sia stato poi così esaltante: quando l'Italia terminò il suo secolare processo di riunificazione, la Calabria era dotata di una sola strada, la ferrovia era inesistente e il novanta per cento dei comuni era privo di strade interne e esterne. I torinesi , che fecero la riunificazione, mandarono nel sud migliaia di nordici che parlavano un dialetto incomprensibile, non capito dagli autoctoni che conosevano solo il calabrese. Il fenomeno venne chiamato dagli storici piemontizzazione. E allora? Voi che avreste fatto: avreste accettato di essere comandati da un italiano sconosciuto che parla un dialetto sconosciuto o avreste fatto il vostro come se nulla fosse? Ebbene, stavolta il popolo calabro ebbe le palle: non riconobbe l'autorità calata dall'alto e fece il suo. Soltanto che questo ebbe come conseguenza due piccoli inconvenienti. Il primo fu che la gente si mise a briganteggiare. Il brigante non riconosceva l'autorità, rubava ai ricchi e dava ai poveri. Le cronache dicono che i briganti fossero davvero violenti, ma amati dal popolo. (...) i calabri non sono indifferenti alla musica come dimostra il loro canto popolare, la tarantella, nato presumibilmente all'epoca, anche per raccontare le gesta di briganti. La seconda conseguenza della pemontizzazione e' stata la nascita della 'ndrangheta, la mafia calabra: la gente piuttosto che da un maresciallo milanese o torinese si faceva proteggere dalle locali famiglie che a poco a poco hanno intrapreso la via del malaffare....” (da: “Le promesse non muoiono mai”, di Domenico Medea, besaeditrice 2010) ***************************** |