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LUGLIO 2009Non e' per nostra colpa, se qualcuno ci si riconoscera'. Neanche per nostro merito, ovviamente. Questo paese non cambia mai. Basta sostituire qualche data, qualche contesto, e...
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MAURO
- Manuelito, ammappete... che bella poltroncina...me pare il trono del pavone...che ci fai?
- L'intellettuale da salotto.
- E...si guadagna bene?
- N'antra vita, Miguel, n'antra vita!
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MURI A BERLINO
http://www.youtube.com/watch?v=Kehu8QBHCCk&NR=1
9 novembre 1989

Una nera, nera notte
9 novembre 1989, ore 18,53. Diretta TV. Gunter Schabowski, membro del Politburo del Partito
Socialista Unitario della Germania e Ministro della Propaganda della DDR: “Per accontentare i nostri alleati, è
stata presa la decisione di aprire i posti blocco. (...) Se sono stato informato correttamente, quest'ordine diventa efficace
immediatamente”. Riceviamo e pubblichiamo:di Emanuela Ferrara
Ciao,
non ho fatto il tema sul crollo del muro di Berlino (all'esame),
perche’ mi e' sembrato provocatorio e politicamente schierato. Si
doveva dire che il comunismo era collassato insieme al muro e
che cio' era sacrosanto, giusto e naturale. Attuare una provocazione in
quel contesto mi e' sembrato ridicolo. Ho visto da poco il web e vi
mando quello che avrebbe potuto essere il mio tema.
Innanzitutto, io lo avrei intitolato: Berlino, 9 novembre 1989: una nera, nera notte. Io penso che smantellarono il muro per regalare al
capitalismo milioni di persone uccise, strangolate dal libero mercato nei paesi del’Est. E penso che il
muro di Berlino non sia crollato, piuttosto che sia stato comperato dagli
occidentali, pezzo a pezzo. In tantissimi corsero ad acquistare
un frammento di quel muro, sapendo che, con gli anni, avrebbe acquistato valore. Li chiamavano Mauerspechte
(picchi del muro) quelli che venivano a prendersi piccoli
pezzi per rivenderli ad un mercato senza storia (piu’ che per souvenir),
andavano proprio a ruba. Tutta la faccenda, io la vedo sintetizzata in due scritte:
1) Niente + guerre. Niente + muri. Un mondo
unito. 
Si trova, nei pressi di quella
che oggi chiamano “East Side Gallery”, in Mühlenstraße, o “piu’ grande
galleria di pittura all’aria aperta del mondo”. In effetti, sul muro “crollato”,
si trovano oltre un chilometro di graffiti . La fase e’ bella, ma
tanto semplicistica. Un mondo unito non
puo’ essere realizzato se non si attaccano e trasformano i rapporti di
forza al
suo interno. Se cioe' la parte di mondo che sta sotto l'altra non
rovescia le cose. Finche' questo non avviene, una scritta resta
soltanto uno slogan, non funziona e tutti ne
approfittano per mascherare dietro qualche slogan i delitti
peggiori. Ad
esempio, anche a Gaza, l’orrendo muro che cerca di sterminare i
Palestinesi anche chiudendoli in riserve che ricordano cio' che fu
fatto agli indiani d'America, e’ un crimine che continua ad essere
permesso dai difensori
dei diritti umani che inneggiano proprio, guarda caso, a un mondo
libero, unito, senza piu' guerre (cioe' a una pacificazione sociale
decretata e controllata da chi e', per definizione,
bianco, occidentale e made in USA). Non so chi abbia realizzato
quella scritta, non credo comunque Keith Haring, forse un bravo ragazzo di passaggio che non sapeva di scrivere qualcosa che mi avrebbe fatto riflettere.
2) “State lasciando il settore Usa” 
Qui si tratta della scritta su di un cartello. Una
come me, potrebbe pensare: “ che
bello”! , ma le cose sono un po’ piu’ complicate. A Yalta, nel ’45, la
guerra
non era ancora finita. Forse, il fatto che la conferenza si svolgesse
nella
residenza estiva dello zar Nicola 2°, suggestiono’ un po’ Roosevelt,
Stalin e
Churchill a prendere una serie di decisioni imperiali circa il modo in
cui
spartirsi l’universo mondo, a cominciare dall’Europa. Proprio
nell'amena localita’ della Crimea, misero in cantiere anche un
successivo incontro per discutere su quella che sarebbe poi
divenuta l’ONU (sigla
che, al solo sentirla, fa stare male) e dotarla di un Consiglio di
Sicurezza
congegnato in modo da perpetuare un impero nei secoli dei secoli. C’è
sempre bisogno
di carrozzoni che supportino il Potere in baschetti blu e
armi coadiuvandolo attivamente nell'attacco e nella gestione dei popoli
vittime e avallandolo presso l’opinione
pubblica. Per quanto attiene al tema, gli alleati stabilirono che la Germania, come discutevano
da tempo, fosse divisa in
zone dalle quali ciascuno avrebbe potuto accaparrarsi il massimo a
proprio
piacimento. Del popolo tedesco non interessava nulla a nessuno. La
Germania, con oltre 20 miliardi di dollari da risarcire, sarebbe
stata
smilitarizzata e smembrata in zone di occupazione gestite da ciascuna
forza
alleata. Berlino,
occupata dalle truppe alleate,
divisa in 4 zone amministrate da Usa,
GB, francesi e URSS che (come deciso alla conferenza di Potsdam,
sempre nel ’45) potevano derubare come volevano la propria zona per
ripagarsi i danni di guerra. I vincitori non volevano la ricostruzione,
se non a parole, di uno stato unitario perche’, gia' prima che fnisse
la guerra “calda”, era iniziata quella “fredda”, tra USA e URSS. I
tedeschi non avevano voce in capitolo, avendo perso una guerra
voluta da
Hitler che aveva fatto 55 milioni di morti e 35 milioni di feriti. Mica
una
sassaiola. Vivevano in una terra distrutta, citta’ spettrali, una
popolazione
affamata composta di milioni di senzatetto per i bombardamenti a
tappeto, oltre
10 milioni di profughi specie dall’Europa est, fame e disperazione, nel terrore di
cio’ che i vincitori avrebbero
deciso.  DresdaL'integrazione delle 2 Germanie nei 2 blocchi contrapposti
capeggiati dalle superpotenze USA e URSS
fecero di questo campo di macerie e morti un oggetto di dominio e concorrenza. L’ URSS
di
Stalin aveva pagato il prezzo piu’ alto in vite umane e risorse e
continuo’ per anni a trasportare in Russia risarcimenti costituiti da
fabbriche
intere, macchinari e materie prime; l’immagine dei russi liberatori
dal nazismo si appanno’ non poco. Gli USA volevano alleati-sudditi per la Guerra Fredda e, per trasformare
la Germania in un proprio avamposto contro l’URSS, iniziarono quasi
subito ad inviare decine di migliaia di pacchi che
contenevano generi alimentari, medicine, abiti e ogni genere di merci, dal carbone ai macchinari. E poi
chissa’ che, dal momento che,
sugli aerei USA, non si sa mai bene cosa si
trasporti e, nel dopoguerra (con quelli della Gran Bretagna sempre a
rimorchio) ne volarono centinaia di migliaia. Massicci
aiuti economici arrivarono dal Piano Marshall che, non a caso si
chiamava “Piano per la ripresa europea”, strumento
per riprendersi e perpetuare il dominio Usa sull’Europa e rendere le
sue economie funzionali
alle esigenze del sistema produttivo nordamericano. La Germania
Federale,
in breve tempo, torno' una forza economica, e negli anni ’50, ’60
e poi ’70 si parlo' di Wirtschaftswunder (miracolo economico). La
parte est della
Germania non godeva invece di aiuti paragonabili e faticava a riprendersi.
Standard di vita diversissimi spingevano centinaia di migliaia a
fuggire dalla
Germania est all’ovest, non per la conquista del west, ma
perche’, già sedotti da cio’ che la propaganda prospettava loro
come il “benessere”, potessero finalmente esserne acciuffati. Ma non
tutti fuggivano, in prevalenza si trattava di giovani con
buona formazione professionale, laureati, tecnici specializzati,
artigiani, creando ulteriori difficolta’ economiche alla Germania
dell'Est. Nel '49 si formarono 2 stati: la Repubblica Federale di
Germania (BRD), e la Repubblica Democratica Tedesca . (DDR). Il
confine fu chiuso nel ’52 e la notte
tra 12 e 13 agosto 1961 si
diede inizio alla costruzione di un Muro che
divideva in 2 Berlino, circondando i 3 settori occidentali, chiusi in
territorio orientale. Dall'iniziale barriera in filo spinato si passo’ al cemento e 155 km. di ben 4 generazioni
di muro sempre piu' rafforzato e protetto da recinzioni,
trincee, torri di guardia e cecchini separarono
Berlino Ovest da Berlino Est e dal resto della RDT. I punti di attraversamento erano
pochi, i checkpoint si chiamavano: Alpha, Bravo, Charlie. Fini' ad essere chiusa anche la porta di Brandeburgo.
Da Berlino est, migliaia di fughe rocambolesche: gallerie sotterranee,
mongolfiere, etc.; acrobatiche: scivolando lungo cavi elettrici tra pilone e pilone etc.; praticamente
suicide: gettandosi da finestre di appartamenti prospicienti il muro; dall'89, a ttraverso
le ambasciate della Germania Federale a Praga, Varsavia e Budapest e
attraverso l’Ungheria dopo che questo paese aprì i confini con
l’Austria. Piu' di 200 persone
vennero uccise e molti i feriti. Certamente in numero assai ridotto, ci fu pero' anche chi tento’
la fuga dall’ovest verso est, approfittando del fatto che alcuni
punti del muro non si trovavano esattamente
sulla linea di confine: a volte la frontiera era a diversi metri dal
muro, come nel triangolo di Lennè (tra Lennè, Bellevue e
l’Ebertstrasse), area
che resto’ a lungo extraterritoriale. In
realta', la vita a Berlino Est non era affatto squallida, e la Terra
Sperata dell'Ovest non era neanche quella un paradiso, anzi lo era
meno ancora. Negli anni, soprattutto i nordamericani snaturarono la loro parte di citta' rendendo le strade identiche a quelle
di qualunque citta' occidentale e deprivandole di
ogni atmosfera berlinese. Non fu l'inesistente miseria
dell'Est, ma la propaganda a far si' che il Muro, simbolo della cortina
di ferro e
della divisione in 2 blocchi, divenisse simbolo
della Navigazione “tirannia comunista”. Con
la crisi del sistema sovietico, l'avvento in URSS di Gorbaciov a marzo
dell'85 (Perestroika e Glasnost), le crescenti difficoltà politiche
ed economiche per i paesi dell’est
e, nella DDR, tentativi vani di sostituzione di vertici del partito e
del
governo, si arrivo' a concedere ai berlinesi dell’Est di traversare il
confine con la Germania Ovest. Alle ore 18 del 9 novembre 1989, nel corso di una conferenza stampa, a Gunter Schabowski, membro del Politburo del Partito
Socialista Unitario della Germania e Ministro della Propaganda della DDR, venne consegnata una velina
con l'invito a diffondere la notizia. Leggenda vuole che la velina non
contenesse l’indicazione della data in cui il provvedimento sarebbe entrato in
vigore. Alla domannda del corrispondente Ansa da Berlino est (Riccardo Ehrman), Schabowski
rispose che, per quanto ne sapeva, il provvedimento aveva effetto immediato. In quella nera notte di pioggia, un diluvio quasi universale di migliaia e migliaia di berlinesi dell’Est allago' i checkpoint verso il settore USA e
le guardie furono costrette a lasciarle passare. Mega concerti si
susseguirono, tra i quali quello di Rostropovic e uno di Roger Waters (ex bassista dei Pink Floyd) che
interpreto’ The Wall dal vivo. La
RDT cesso’ di esistere, l'abbattimento ufficiale del muro inizio’ il 13 giugno
del 1990 e termino’
in pochi mesi. Molti blocchi di cemento vennero
distrutti; alcuni furono simbolicamente usati per costruire strade; 250 battuti all’asta fino a 250.000 marchi. La
Germania fu riunificata e i 5 stati federali della DDR si
ricostituirono e furono inclusi nella BRD tramite ampliamento della Grundgesetz
(piu' o meno l'equivalente della Costituzione). Ma
i festeggiamenti davanti alla Porta di Brandeburgo durarono poco. I
tedeschi dell’est compresero di essere stati occupati e annessi e, per
chi arrivava
da un sistema del tutto imperfetto, ma che garantiva
piena occupazione e un minimo di dignita', fu difficilissimo ritrovarsi
in una societa' capitalista, entrare cioe' nella logica di
un’economia anhe questa di guerra perche' basata su un altissimo
livello di competitivita', sul libero mercato. La
caduta del muro segno’ la fine della
guerra fredda aprendo ad aggiornati e reciprocamente soddisfacenti accordi tra
superpotenze. Un popolo fu comperato col pretesto di riunificarlo, per riassettare
l’ordine mondiale stabilitosi nel dopoguerra. Pensandoci,
era un tema attuale e non per questioni di ricorrenze. Il crollo del
Muro puo' anche essere preso a simbolo del tramonto delle ideologie, cosa buona. Ma
favori' una forte disillusione che continua a spingere verso ripieghi
nel privato, in cerca di un benessere
individuale e qualunquista. O, sul versante solo apparentemente
opposto, irrigidisce nella conservazione di vecchi miti, presi per
attuali. Il precipitato di tutto questo, e’ un mondo senza piu' senso,
ridotto a migliaia di frammenti, spezzettato, crollato,
dove una miriade di specchi deformano ogni immagine.
Vergognosamente, dal 2005, anche in Italia,
ogni
9 novembre, si commemora il “giorno della liberta’” e si
indottrinano alunni di varie scuole attraverso
l'esaltazione della democrazia occidentale. Un mondo schiavo
pretende di insegnare cosa
sia la liberta’…la liberta’ del capitale cioe', che permette di
morire di fame, in strada, senza assistenza medica, in mare durante
traversate disperate, nelle carceri, nelle bidonville, nei territori
della vergogna occidentale, dove la vita umana equivale a zero. Mi
vengono in mente le magliette dei soldati dell'esercito d'Israele, con
la scritta “colpisci una donna palestinese incinta: con un colpo, ne
uccidi due”. Bella, la liberta' occidentale. Divide il mondo in popoli
da eliminare e popoli da asservire. I primi li disintegra, ai secondi
permette tutto, purche' sia svuotato di senso e non porti a nulla.
Stimoli,confusione, merci, propaganda. Miraggi inarrivabili
per alcuni, grande abbuffata per altri. Sono l’Occidente e l’Europa ad
essere seriamente ammalati e
crollati. Le persone che vi abitano hanno perduto il senso delle cose
vere. Solo una sana, imprevedibile follia, un guizzo di umanita',
un sogno realizzato, non la pesantezza bigotta, austera,
para-scientifica, potrebbe farci riemergere dai crolli e tornare
vivi. E l'edificare un muro invalicabile che ci separi per sempre dai concetti di libera impresa, spirito imprenditoriale,
recupero di efficienza, esperienza tecnica e tutela della concorrenza. Intanto, per diversi sondaggi, a 20
anni dalla caduta del Muro di Berlino, non e’ sicuramente un caso che il 57% dei tedeschi
che vivevano all’est, abbia forti rimpianti per il passato, nonostante il
muro, le limitazioni di libertà e il basso tenore di vita (sondaggio
commissionato dal governo federale all’Istituto Emnid pubblicato sul quotidiano
Berliner Zeitung). Il “ Giorno della liberta’”. Come quello “ della memoria”,
“ del ricordo”, “ dei cani”, delle “ donne”...? Spero di vedere, nel corso della mia vita, un giorno di
liberta’ vera, che preveda anche la scritta “stiamo lasciando la zona Usa”. Insomma, proprio tutt’altra cosa!. Emanuela Ferrara( foto e link inseriti dalla redazione del web) *************************
Personalmente, non mi sembra che questi giovani siano tutti da “aperitivi ”.
Mi sembra invece che, tra di loro, ci sia chi ragiona, si informa, pone
questioni. Ho pubblicato il tema di Emanuela per intero perche', che si concordi o meno, ho ritenuto ne valesse la pena. Brava. Michele - guarda che qui mica lo devi giustificare a nessuno perche' pubblichi una cosa...- volevo ringraziare Emanuela...- a beh, allora...- perche' mi ronzi intorno, Bea?- chi...io?...Volevo chiederti...insomma...sai per caso quando ritorna Paolo?- perche? Non vado bene come sostituto?- si'. siiiiiiii...ma Paolo quando torna?- un mesetto. Anche meno. Ma mi ha incaricato di dirti una cosa: che lui, le ragazzine, non se le fila neanche di striscio.- uaaahhhh...cattivo...uaaahhh... - Santi Numi!!! Dai, che... tra una ventina d'anni... magari...- uaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh...non lo pubblicare questo, non lo pubb...*************************
 Alla mia nazione
Non popolo arabo, non
popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.
Pier Paolo Pasolini, 1959 La religione
del mio tempo
*************************
TUTTI SOTTO LO STESSO TETTO(grande occasione sotto il cielo dell'Aquila) 
Comincio con una domanda
alla quale rispondere con assoluta sincerita’. Chi, tra voi, non
e’ stato sfiorato neanche un attimo dal
pensiero - difficile da trasformare in desiderio vero perche’ davvero
immorale e troppo
umanamente scorretto - di vedere in televisione o leggere sopra un
giornale che a
l’Aquila, in questi giorni, un terremoto di magnitudine spropositata
spazzasse
via dalla faccia della Terra i “grandi” che vi si sono riuniti? Una
vendetta
tellurica, rivolta scomposta della tettonica a zolle che faccia
franare
una sull’altra decrepite figurine che “fingono” di incontrarsi, avendo
gia’ deciso tutto
da tempo, gabbando tutti e con la prospettiva di farla franca ancora
una volta?
Non
servirebbe a nulla, si sa, per una figurina sprofondata, ne
riemergerebbe un'altra, non e' cosi' che si cambiano certe cose... e'
proprio un'idea inutile e cattivissima. Un pensiero orrendo, immorale e scorretto. Una fantasia alla quale avete apportato
immediatamente tutte le correzioni del caso, salvando in ingegnosissimi
modi i legittimi abitanti de L’Aquila, gabbati
gia’ da salvatori del nulla alla Bertolaso,
da una protezione incivile che li tiene “in caldo” e in gabbia,
imbottiti di
“antidepressivi” di genere vario. Esseri umani proibiti al contatto diretto con quanti sono ancora tenuti militarmente
“fuori” e possono vederli solo attraverso il filtro correttivo della TV. Hanno perso figli, amori, case, tutto. E la loro sorte resta incerta fino a
che gli
avvoltoi dell’edilizia speculativa (e non solo loro) si metteranno finalmente
d’accordo e li promuoveranno “abbastanza cresciutelli” per concedere loro di
poter smettere di fare i boy scouts assediati, intendati e sorvegliati in armi. Avevano
previsto tutto, ma non il terremoto. Possibile? Certo, e’ strano. E,
sulle
ricostruzioni, fanno sempre i soldi. Non accade forse che si devastino
paesi interi con
guerre micidiali proprio per poterli ridisegnare ed edificare in un
altro modo?. Se poi
sono le catastrofi naturali e non gli eserciti a buttare giu’ tutto...meglio,
molto meglio. Nessun sospetto potra’ insinuarsi, neanche piccolo piccolo... (Portiere del CON-DOMINIO)
Di arresti, yes we camp, Oxfam e altre cosette...
da Antonio
Prima comunicazione. Sono sulla A24 l’Aquila-Roma (prima del casello). Yes, they camp. Maxi scritta. Sulla collina di Roio, domina l’autostrada
(mediatico per mediatico, il TG ne avra' parlato, ma - scommetto - non “buca”
come Michelle Obama e pure l’opinione pubblica e’ quel che e’, false parole e
false orecchie. E l’Aquila che pare Terezin). Che dire? Tanti bravi ragazzi che conosco credono in questa
forma di protesta. Al massimo posso dirgli che quelli fanno gli ecologisti e voi le letterine di plastica…sono pure piu’ riciclabili. E
nessuno mi prende su, guarda che coincidenza, proprio come nella canzone che
avete messo qui, sul web. Vado spesso in sintonia col web. Vi scrivo col portatile e
chissa’ se c’e’ qualcuno dall’altra parte che mi riceve e mi legge. Sono
riuscito a entrare perche’ c’ho n’amico, nessun problema. Pero’ non ci capivo niente all’inizio. Il
Forum di ieri si chiamava “Per la Ricostruzione Sociale” e gia’ questo non mi
piaceva, ma lasciamo perdere. Era nel campo del comitato 3e32, il nome e'
quello dell’ora in cui c’e’ stato il terremoto. C’era meno gente di quella che
mi aspettavo, ho riconosciuto Rinaldini, il sindacalista CGIL che
av…era stato buttato giu’ dal palco. E mi ha preso male perche' dove c’e’
CGIL prende sempre male. Quando il sindacalista della Fiom dice che “la
crisi colpisce lavoratori e lavoratrici in totale mancanza di
alternative concrete a difesa dei diritti del lavoro”, mi chiedo per
cosa riceva uno stipendio. Comitati cittadini, associazioni, movimenti di
territorio. Poi due tra i piu’ spocchiosi giornalisti di 'sta sinistra che non
c’e’ ma fa finta di esserci e mi ha preso pure peggio. Era tutto un parlare di democrazia, crisi,
emergenza...ma si puo’ uno appassionare a parole come queste, non lo so,
ditemelo voi…A me sembra che qua si faccia un Forum nell’acqua (non so se
conoscete questa espressione, e’ come dire: un colpo che non va a segno). Per
fortuna ho incontrato un amico mio, un compagno di Vicenza che al Dal Molin fa le lotte
ed e’ una voce ribelle- E' un grande e, a differenza di me, sa parlare. Lui
aveva i biscotti e la birra, li abbiamo divisi. Poi ci hanno spiegato la
logica del tanto peggio tanto meglio che io non ci credo proprio. Un
giornalista dell’Argentina raccontava esperienze autogestite legate alla
sciagura del Cromanon. Dicono che si sta applicando in prova all’Aquila la choc
economy e io sono gia' chocchato di mio, sara' la birra. Il Forum e’ in
alternativa al vertice dei Grandi, ma vedo quelli di Oxfam
e intuisco...capisco...pero' lo scrivo dopo. Potevo scegliere: a) la societa’ civile e i suoi movimenti, di questa società qui,
punto massimo della democrazia qui. b) l’illegittimo G8.
Se scelgo la prima scelgo dal basso e se scelgo il secondo scelgo dall’alto.
Pero’, a me, in questo caso, l’alto e il basso mi lasciano strano. Mi sembrano
un po’...vabbe’, che poi alla fine…Yes
We Camp!
Berlusconi avra’ tradotto “tirano a
campa’ ” e sai che
risate si saranno fatti alla caserma di Coppito!

Io, in camporella, ci andavo fino a che non ho avuto casa. Poi, scusa,
chiedere una ricostruzione “altra”, partecipata, non imposta dall’alto mi pare
un controsenso. Se una cosa la chiedo e non me la prendo arrivera’ sempre dall’alto
e tutto il resto sara’ un contorno di aggiustamenti, concertazioni eccetera e le
imprese sono tutte
solite imprese, non e’ che ce ne sono di migliori o peggiori, tutte
tengono conto dei profitti - la logica d’impresa - e non della volonta’
delle
persone. E quei docenti di economia e urbanistica, chi sono?...Mah! Li
chiamano tutti cittadini e mi ricorda la rivoluzione
borghese, invece della Comune. Il giapponese che voleva suonare il
tamburello
della pace vicino alla zona rossa per l’armonia tra tutte le religioni
non l’ho
visto. Ho parlato invece con tante persone, dell’Aquila e dintorni, tutte
scontentissime perche’
la ricostruzione non e’ mai partita e stanno nelle tende da 3 mesi in
condizioni...Cerimonie, cerimoniali e drammi veri. Intanto, mi arriva per sms la notizia degli arrestati di Roma.Mandate pure in onda, si e' fermata una macchina. Poi riprendo (magari correggo gli errori e qualcos'altro, meglio).Seconda comunicazione. Un pezzetto l’ho
fatto. Cercando l'impossibile, si puo’ realizzare il possibile, chi si limita a
ciò che sembra possibile non e’ mai avanzato di un passo (che poi e' lo stesso di “ Esagerate esagerate sempre: ecco l'arma ”, sui muri del '68). Bakunin mi e’ venuto in soccorso insieme
ai ricordi di chi mi dice sempre: “se vuoi evitare che ti cerchino, cercali tu per primo”.
Ha funzionato e, dopo che con la Polo ho fatto pochi chilometri, ho seguito l'indicazione e i Poli si sono bevuti una storia che solamente loro. Comunque arrivo a Roma anche se mi sa che ci metto settanta ore. Mi sa pure
che avete sbagliato a mandare me perche’ io non ho abbastanza cultura. Non lo
so che significa “governance”, per esempio (ha che fare con Mary Poppins?). Zanottelli ha detto una gran cosa:
il problema centrale in tutto il mondo e' il profitto, che e' diventato piu' importante dei
diritti e della vita stessa. Verissimo. ( Sto scrivendo fuori dall'autogrill, i miei portatori stanno prendendo il caffe' in servizio. Possono? Forse si'. Almeno non si addormenteranno in macchina con me dentro). L’Abruzzo del g8, sulla vetrina del
mondo, sta in saldi di stagione. L’Aquila potrebbe diventare un’altra Maddalena
per questi niente affatto pentiti e sempre impuniti. Ricostruiranno sulla pelle
del popolo, scegliendo per tutti. Ah, domani 3e32 e altri fanno
un presidio di fronte alla
Villa Comunale. Io torno, perche' sto al nero e non poso
permettermi un'altra assenza ( a fine mese pero', libero come l'aria! E non lavoro piu', torno io, me, cio' che sono). Tutte
queste manifestazioni dell’Onda, tutti quei fermi, gli arresti
di studenti. Roma, Torino, Napoli. Uno spiegamento di polizia che
definire esagerato e’ poco. Le grate mobili funzionano come navigatori
satellitari a percorso deviato e i carabinieri in assetto antisommossa
per
cosi' veramente pochi (cosa non torna?). Blocchi, scontri, blitz e soliti
sequestri
di armi improprie, che poi sarebbero tutto perche', se ci metto un soldo di forza e due di mira... “ Liberi tutti e subito!”. Liberi i “ Siamo tutti aquilani”, bravi ragazzi in piazza c ontro 8 invasori, piu' delegazioni che compreranno una popolazione terremotata, alla quale non sono affatto
graditi. Chiedono anche che siano scarcerati
i 66
gia' arrestati in due giorni. Non torna pero' che, da un
furgoncino nel centro della piazza, a Roma, differenti voci incitino:
“l'Italia come l'Iran,
Berlusconi come Ahmadinejad”. E’ un responsabile della Digos a
occuparsi della sicurezza
di p.Barberini. E non e' un responsabile qualunque. Hanno scomodato un
pezzo grosso...per quattro gatti. Perche'? Non e' assolutamente previsto
che qualcuno si faccia male. Ho un piccolo capogiro, sara' la birra combinata col sole . E rivedo Carlo nel
sangue. Poi
me stesso, al campeggio no global, subito dopo il g8 del 2001, a
Sant’Angelo a Scala. Ero una tenda con le gambe, tanto era piccola
quella che avevo rimediato. Me la rimboccavo alla vita e andavo in giro
su e giu' per la pineta. Casarini e Marina col suo filmato dei black bloc che
andava 24
ore su 24,
quelle due “ragazze” (che belle!) che parlavano d'India alla
popolazione dei terremotati di
Genova. Gessi, bendaggi, lividi, cicatrici fresche. Soprattutto un
Sannita, grande come una montagna, fermo all'ingresso, che
ripeteva, inesorabile: stu s trunzo, ha fatto muri’ nu compagno… Ogni volta che si entrava o si usciva dal camping, ti
faceva passare sotto quelle forche caudine. Casarini era addolorato,
sinceramente. Le pulzelle pero’ se ne andarono col Sannita ad Acerra rinnovandomi
la sorpresa e l’emozione provata quando mi avevano raccontato Calcutta. Erano le piu' vere di tutti, oltre che le piu' fuori di testa (le due cose vanno di pari passo). Ma erano proprio tutti “veri aquilani” quelli che l’altro giorno difendevano un
Abruzzo invaso dalla Protezione Civile che si sperimenta nel ruolo di truppa
d’occupazione? Guardo in Internet e faccio un riassuntino. Di sicuro non sono veri Aquilani quelli della corazzata inglese
della solidarietà internazionale Oxfam International, nata ad Oxford nel 1942, durante
la prima guerra mondiale, e residente ovunque. Accorpa 13 Ong con oltre 3000 partners e uno staff di 4000 persone impegnate in progetti in
oltre 100 Paesi (ultimi inseriti: Giappone, India e Messico). Gestisce il 75% dei progetti umanitari nel mondo. Sbarcata ufficialmente in Italia il 23 Gennaio del 2008 (ad Arezzo), in rapporto di partnership con Ucodep, Oxfam e' tra le piu' potenti multinazionali della Terra. Opera in tutti i principali settori della cooperazione: aiuto
allo sviluppo, lotta alla povertà, diritto all'acqua e altre priorità sociali, salute, istruzione, commercio
equo e solidale, cambiamenti climatici e diritti civili. Sempre associando no profit a business colossali. Invade Facebook, YouTube, MySpace e Flickr.
La piccola Ucodep opera dal ‘76 in Italia e in altri 14 paesi nel campo della cooperazione allo sviluppo.
Il suo presidente, Francesco Petrelli, oroglioso del rapporto paritario
con Oxfam, con budget condiviso (tra le ONG confederate e' l'unica a non essere
affiliata, ma partner), l'ha sempre considerata un'occasione di crescita per il no profit italiano con nuovi standard e
competenze in advocacy e campaigning e per l'azione di lobbing. Per Jeremy Hobbs, direttore esecutivo
di Oxfam International, l'Italia ha un ruolo importante nel G8 e nella UE e le sue posizioni in materia di commercio, politica
estera e immigrazione incidono sulla povertà globale. Servono campagne professionali lavorando insieme
alla società civile, un approccio spregiudicato e di rigore scientifico
che fornisca dati incontrovertibili circa le cause dei problemi
sociali,
coinvolgendo media e giovani
sui temi dello sviluppo. Intanto pero', aderi' subito Donato Di Gaetano,
addetto agli Affari internazionali di Confindustria.
Temi prioritari di Oxfam-Ucodep: finanza per lo sviluppo, servizi
di base,
raggiungimento degli obiettivi del Millennio. Oxfam non puo' raccogliere fondi, non essendo un ente registrato in Italia, ma... c'e' sempre il c/c postale di Ucodep. Per
i termini inglesi ve la vedete voi, quello che capisco io e' che, insieme con questi, non ci prenderei
neanche un caffe'. Oxfam e', per il volontariato laico, quello che
Sant'Egidio e' per quello cattolico. E tutti e due, in politica,
ragionano come l'Opus Dei. Sono due colossi che stanno alla
massoneria come i girasoli a Van Gogh, che sarebbe come dire: a
pennello. Per quanto riguarda Sant'Egidio, Bush II°, in ogni sua visita a Roma, lo ha avuto come primo
interlocutore calcando personalmente con gli stivaloni texani i gradini dell'ex convento delle
Carmelitane scalze (tranne una volta, l'8
giugno del 2007, quando Trastevere, gia' acquistata in buona parte -
palazzi, locali, chiese - dalla candidata al Nobel per la guerra su
cinque continenti, insorse con moto popolare spontaneo e
Marazziti fu costretto a recarsi lui presso l'Ambasciata USA, il giorno
seguente, per incontrare l'amico amerikano). Mano sul fuoco che
Obama I° fara' lo stesso, anche perche' e' un clone del predecessore, a parte l'aver passato troppo tempo sotto la lampada. Non si puo' controllare chi scende in piazza. Ma chi decide la “ linea”,
forse si'. Non ci sono prove, anche se per me e' gia' una prova
il fatto che su tutto cio' non si indaghi, come fosse un'italica
endemica abitudine quella alla mafia, alla massoneria, agli infiltrati. E invece
no. E non e' affatto un problema secondario. C’è Oxfam dietro questa vetrina di saldi di stagione.
Oxfam come grande Fratello, figlio dello Zio Sam e Cugino di Campagne in materiale plastico. Insomma, tutto in Famiglia.
In un Kolossal casereccio, da Cinecitta’ (non arrivo' forse dagli
Studios sulla Tuscolana la chiesa prefabbricata per la messa di Santo
Chilosaforsemai per
bestificare
la citta’?), si e' innestato l'assai piu' grande, Hollywodiano Truman
show yankee. Roba da Golden Globe. Storie di connessioni, partnership, vassallaggi. All’Aquila
e nella
valle dell’Aterno, la criminalità organizzata camorrista e mafiosa
aveva
infiltrato il tessuto economico e sociale ben prima
del terremoto del 6
aprile e del G8. Cosche differenti di camorra e ‘ndrangheta (incluse
quelle che gestiscono
armi e droga nel pescarese), da anni, in Abruzzo, investono e
riciclano. Passa di tutto tra una sponda e l'altra di un Adriatico al
fosforo, all'uranio impoverito
da ordigni sganciati per “ esigenza operativa ineludibile” dai bombardieri Nato nel corso di decine di migliaia di missioni contro l'ex Jugoslavia nella guerra al Kosovo.
L’enorme business dell’emergenza e poi della ricostruzione di case,
strade e infrastrutture - tutto da rimettere in piedi - e’ un'occasione
ghiotta per
aziende facenti capo a mafie di campagne coltivate con sementi della
grande finanza distribuite da Usa + alleati a organismi geneticamente non
modificati, gli stessi da sempre. Crescono e si riproducono su un
terreno di connivenze entrato subito in azione. L’affare di
milioni di
euro dei bagni chimici nei campi, gli imbrogli nella gestione dei
rifiuti, nella
stesura di bolle d’accompagnamento, i sabotaggi di mezzi e di autopompe
fin dai primissimi
giorni, i tentativi di forzare la cassaforte della Procura...dove
circolano molti soldi
i controlli non vengono mai fatti e tutto passa sotto il nome di “ segreto di stato”. Appalti, subappalti, aziende locali escluse e precedenti contratti della Regione Abruzzo annullati
per favorire imprenditori amici e societa’ mafiose. Commistione di affari e di politica
(Oxfam insegna e supervisiona). A
L’Aquila, il presidio sulla legalità
dell’associazione Libera fa tutto quello che puo' ma, per sminare
questi fondali, servono sommozzatori. Sono sommozzatori gli aquilani?
(continuo poi. Rientro in macchina). 
Terza comunicazione. No, gli Aquilani non sono sommozzatori. Difficile che, vivendo
appollaiati sul Gran Sasso, si abbia familiarita’ col mare. E i montanari, in genere, preferiscono le alture
alle profondita’. Pascolare bestiame, non tirare le reti. Soprattutto,
L'Aquila non e' - purtroppo - la citta' in rivolta che qualcuno
immagina. L'aquila e la Valle dell'Aterno non sono fucine di ribelli che siano
insorti e abbiano creato una “comune dell'Abruzzo”, su modello, tanto per dire,
di quella di Parigi. Da queste parti una calamita' diciamo naturale
ha
fatto trecento morti e creato una frattura nella vita, individuale e
collettiva, di migliaia
di persone, un dolore che non serve a crescere. Non si cresce col
dolore, si cresce attraverso la ribellione e la gioia. Non ci sono
marinai di Kronstadt, ci
sono persone umanamente ferite, umiliate e offese, costrette,
orgogliose per natura, al ruolo di sudditi di potentati cercando
invece in ogni modo di reclamare legittimi diritti. Questo non lo
dico io, me
lo
dice Lina. L’ho incontrata all’uscita dalla tendopoli dove c’e’ in corso il
Forum alternativo. E’ piccola, convessa, arrabbiata. Reagisce col rancore verso
tutto il mondo alla morte di entrambi i genitori. Me lo dice spontaneamente, io non
le avevo domandato niente. Fumiamo una sigaretta ai mezzi accovacciati in un angolo esterno
della tenda. Poi in piedi, sembra che qui ingombriamo. Lei e’ proprio dell'Aquila,
ma il 6 aprile si trovava in una casa di amici che si e’
misteriosamente tenuta in piedi (ma e' stata dichiarata inagibile). Non li
ha visti morire, li hanno recuperati
dopo. “Mia madre aveva ancora
un sorriso da regalarmi, davvero, giuro che sorrideva.
Siamo sempre stati strani noi. In questo cazzo di citta'”. Le chiedo di
parlarmi
di questa citta'. “Ne faranno un supermercato, al g8. Tutto
l’Abruzzo e’ diventato un supermercato, lo era pure prima e
mia madre ci viveva male.
Sono tutti commercianti e c’e
gente ricca sfondata e profondamente razzista”. Io non
sono d’accordo su questa cosa e glielo dico. “Ah, no? Prova tu
ad essere napoletano a L’Aquila e vedi come ti trattano. Adesso
sono diventati tutti santi del paradiso. E si ritrovano in tenda
con i rumeni, gli albanesi, gli africani, che
prima li schifavano proprio”. Parliamo di come e' cambiato il mondo e di una situazione che riguarda tutta
l’Italia o, almeno, buona parte. Riesco a strapparle un compromesso. “E'
il mondo che non va, tutto quello che c'era di naturale e di vero viene
travolto dall'avidita', il profitto come valore assoluto. Cosi',
qui non e’ piu’ terra di briganti. Adesso e’ terra di
mafia.” Un ragazzo esce dalla tenda alternativa,
si aggiunge a noi e parliamo dell'orgoglio abruzzese, di cui dicono tutti.
Il compromesso raggiunto va in frantumi. Lina torna alle vecchia tesi:
tutti commercianti. Giovanni cerca di spiegarle che non e' vero, che
lui ha conosciuto tantissime persone di valore, che affrontano
con coraggio la tragedia. La invita a entrare, ma lei non ascolta
piu'. Dice che torna in tenda, nella sua tenda, a guardare in internet.
Mi ricordo di Michele (di Acerra) che si e' ritirato da anni in una
specie di casolare a fare ricerca sui banditi e sui lupi. Le chiedo
allora di cercarmi qualcosa sui lupi della Marsica. Giovanni fa una
faccia, come a intendere: “Ma ti pare che, in questa situazione...”. Lina mi dice che lo fara' e mi chiede il mio indirizzo elettronico, se
trova qualcosa di interessante. Va via e, con Giovanni ed altri, perdiamo un po' di tempo a non comprenderci.
Quarta comunicazione. Finalmente da casa. Sostegno e solidarietà non credo di averne data. Perche’
non sapevo come. Accendo la TV e vedo le “8 signore”
tutte a Sant’Egidio. Poi, mi dicono che Oxfam c’era
anche ieri, a Roma, con mascheroni che riproducevano le fattezze dei “signori 8”. Niente cena, sono stanco, ma stanco a
morte, comunque scrivo ancora qualcosa. Prima pero', metto sul web il link alla lettera di Andrea Gattinoni. L'abbiamo gia' pubblicata, ma forse non e' stata letta da tutti. E’ stato bravo Gattinoni, ho visto con i miei occhi
cose che avevo conosciuto attraverso i suoi. Una marea di sfollati (70000), 35000
reclusi in campi-lagher di tende dove resteranno finche’ differenti mafie,
protettori e protettorati, enti locali e non,
si metteranno d’accordo sulla
spartizione dei fondi per la “ricostruzione”. Attendati invasi da
sciacalli che contendono il loro sangue a pulci, zecche e pidocchi. E a
tutte
le sanguisughe che abitavano tende e terre d’Abruzzo
da molto prima del sisma. Si diffondono
gastroenteriti, polmoniti virali, dissenterie e
tubercolosi. Come accade in carcere -ed e' il peggio di tutto -, sei spersonalizzato, schedato,
ridotto a un numero. Hanno usato bracciali di riconoscimento o da collo obbligatori
o tessere magnetiche con: foto, nome, cognome, codice a barre. Mancano le
impronte digitali. Merce, sei merce. “Possono venirti a trovare solo se hanno
intenzione di comprarti (i signori 8) o di venderti qualcosa (i pusher)”, mi ha detto
un’altra ragazza, si chiama Franca e viene da Bazzano. La ricostruzione
e’ iniziata solo li' dove la si mette in scena per la passerella. Bazzano si
vede dalla statale 17 e, per i vip, hanno predisposto il tour alle macerie di Onna. Partiranno da Coppito, devono trovare il
cantiere in corso e attendati tranquilli.
Franca,
dall'accampamento a Bazzano, e’ stata addirittura mandata via perche’
lei, tranquilla, non lo e’ per niente. E' stata tra quelle che
hanno contestato, a giugno, l’elezione di Miss tendopoli Abruzzo,
organizzata
da un’agenzia di moda necrofila. Del resto, solo gli appartenenti alle forze dell'ordine o
alla Protezione civile avevano accesso nei giorni dell'allestimento del set.
Stava al Forum proprio per denunciarlo. Ha una depressione attiva ed e'
imbottita di psicofarmaci, come tantissimi altri, quasi
tutti. Ieri ne aveva presi in dose eccessiva, non e' riuscita a fare un
discorso in pubblico. Anche in privato, cioe' a me, chiedeva in
continuazione se la ritenessi fuori di testa. Le ho risposto
che io, per i fuori di testa, ho un debole e lei era
supercarina. E che, per me, la follia della disperazione, tra retate,
armi, episodi di violenza e spersonalizzazione massiccia, e' veramente umana, troppo umana. Non cosi’ quella del Potere. La protezione civile
fa il bello e il cattivo tempo, ha paralizzato una citta’, gestisce fondi e
tutto, ma le regole sono cangianti, oltre che insensate, valgono per giornate e per tendopoli: in
tanti campi entri e esci
solo con il pass, in altri
neppure con quello; qui vietato
volantinare; li’ riunirsi in assemblea; li' ancora somministrare caffè
e vino e devi disinfettarti le mani con l’alcool per poter accedere
ad un
vassoio di sbobba militare. Dicono: per evitare il diffondersi di
epidemie. Ma
delle condizioni igienico sanitarie dei campi, con decine in fila per
bagni
chimici che, col caldo che fa...ne vogliamo parlare? Arrosticini oggi,
surgelati quando
l’inverno portera’, come sempre, l’Aquila a moltissimi gradi sotto lo
zero. Tutti
ammassati dentro tendopoli-carceri di massima in-sicurezza, senza
intimità
possibile (ma dove fanno l'amore? E dove vanno per avere cinque minuti
in pace, del tutto soli, proprio fuori da tutto e dall'inferno?). Il sogno
di poter riavere una casa si allontana insieme a fondi spalmati
dal 2010 fino al 2032! E a chi daranno le case? Il governo - ha scritto Andrea Gattinoni - prova come riuscire a tenere prigioniera la
popolazione di un’intera città senza che trapeli niente all'esterno. Sperando magari che, in buona parte, si autodistrugga da
se' stessa (aggiungo io). 
Quinta e ultima comunicazione (scrivo al presente, anche se e' gia' passato un giorno, perche' mi riesce meglio). Luigi e’ arrivato
con una delle tante associazioni che costellano la sciagura cercando di dare
una mano. Sta a Verona da qualche anno, ma e’ nato a l’Aquila, sperava di
tornarci perche’ qui ci sono i suoi ricordi d’infanzia e
la sua famiglia. L’hanno scampata, a parte
due lontani cugini che abitano a Roma, ma erano in visita a certi
parenti. Sarebbero
dovuti ripartire prima del sisma se una serie di coincidenze non li
avesse fatti trattenere qualche giorno in piu’. “Quando la vita decide
di
allontanarsi da te, vince sempre lei - dice - qui adesso pare Gaza”. La
prima
affermazione non mi fa sobbalzare, e’ un punto di vista, non e’ il mio,
ma lo
rispetto. La seconda pero’, l’accostamento Gaza-Terra d’Abruzzo, la
respingo. Li’ c’e’ un intero popolo assediato, affamato e massacrato con
l’intenzione di sterminarlo per permettere il rafforzamento e l’avanzamento a est di quello che
qualcuno chiama “USraele”. Qui abbiamo un disastro
diciamo naturale e poi una sperimentazione in vitro di come si possa realizzare un bluff
mediatico colossale, facendo credere che una ricostruzione mai
iniziata proceda al meglio, con campeggiatori speranzosi e contenti ai quali sta ottimamente pensando il buon governo. Quando in tv e sui giornali si dice che qualcuno e' tornato a casa, si tratta di persone che vivono
in Comuni colpiti solo molto marginalmente dal terremoto le cui case sarebbero state agibili subito. “Infatti, solo bugie. E, delle tante associazioni sparse
sull’Appennino, non si parla mai. A parte che per diffondere l’informazione che
sarebbero in combutta con i no global e
che,
tra gli sfollati, si siano infiltrati “provocatori” e strani
volontari del Nord con cappucci neri e mazze ferrate pronti ad
avventarsi sopra rovine umane e di calcestruzzo. Hanno volutamente
creato un clima di allerta alla vigilia del G8. Diversi
bar, tra quelli che si era potuto riaprire, hanno chiuso per il summit.
Ci
sono negozi dove il proprietario ha tirato giu’ la serranda e ci ha
appiccicato
un cartello: “in ferie per qualche giorno”.
Hanno arrestato dei ragazzi, come il napoletano di
Insurgencia, per creare tensione e spaventarci. Si vede che
gli
facciamo paura”. Mi accorgo che la risposta sul parallelo con Gaza e'
stata elusa. Sara' perche' porto la kefiah? Siccome resto sempre perplesso quando un compagno non risponde alle domande che faccio, lo incalzo. Luigi s'impappina. “No,
sai, e' che...e' come Gaza nel senso che qui siamo sotto un
bombardamento di informazioni false e viviamo tra le rovine, come i
Palestinesi...”. Andrebbe ancora relativamente bene, se non aggiungesse: “Poi, qui noi siamo italiani, non beduini, sotto le tende non ci possiamo vivere...dobbiamo batterci per la nostra città, non possiamo farci carico, adesso, dei problemi del mondo”. Mi accorgo di avere a che fare con uno della CGIL, quelli che avevano blindato, per paura di provocazioni no
global, la tendopoli loro. “Berlu$co', non te
fa revede' a l’Aquila”,
la conferma arriva da un bambino che passa travolgendoci con una
bandierina sindacale e questa scritta sul retro della maglietta. Luigi
lo conosce, e’ il figlio
di un
sindacalista venuto a Roma, a Montecitorio, con i rappresentanti
dei Comitati aquilani. Chiedevano il rispetto degli impegni presi e
protestavano contro il decreto Abruzzo
sulla
ricostruzione (con nessuna risorsa definita e nulla di vincolante), ma non riuscirono ad impedire che passasse. “C'ero anch'io - dice Luigi - non vogliamo case soltanto, ma la riparazione di tutti i danni. Rimettere in piedi tutte le nostre attivita' produttive, soprattutto le piccole e medie imprese, che qui sono tantissime e servono al sistema paese. Poi il resto...questa citta' deve ripartire e sono necessari centinaia di milioni di euro, da dare direttamente a noi, non filtrati attraverso attraverso clan e speculatori”. 
Io
non posso e non voglio incazzarmi con qualcuno che si trovi in posizione di
inferiorita' - ha mezza famiglia in camping e l'Aquila e' la sua
citta' - pero' per me lo fa Gianni, che mi ha raggiunto da una tenda
che doveva essere lontana come il suo Dal Molin per quanto tempo ha
impiegato a ritornare. Riesce invece, in tre minuti virgola trentadue, a dargli dell’integralista, dell’eurocentrista, dell’euroimperialista, dell'infinocchiato da Obama, del servo dei servi,
del finto sostenitore dei Palestinesi, del fiancheggiatore di traditori e del narcisista
autoreferenziale senza speranza. Luigi se le prende tutte che pare un pungyball. Io mi guardo in giro. La
delegazione No dal Molin e i
collettivi di Napoli si e' unita ai ragazzi e alle famiglie dei
Comitati di “L’Aquila agli aquilani” per cercare insieme di
organizzare per loro
stessi una vita migliore ”. Il 3,32 si da' da fare e dice: “Vogliamo progettare assieme il nostro
futuro”. Hanno idee grandi, ma costrette dentro scarpe da nanerottoli.
E questo mi dispiace, anche se molti tra loro sono giovani e, se c'e'
stoffa, verra' sicuramente fuori. Rispetto alla
manifestazione del 10 luglio, qui all’Aquila (Cobas,
Cub-Rdb e Sdl), c’e’ chi non partecipera’, chi crede che sara’ una
mobilitazione eccezionale; chi si augura una marcia bella e pacifica. Quelli di Casa Pound, allontanati dal campo di Poggio Picenze, ancora non se ne
vanno, ma per intrallazzi loro perche' non sono stati ordinati scontri, meno ancora che qualcuno ci resti. Tutti
concordano col dire che le casette - che poi dovrebbero ospitare solo un quinto di senza tetto - non
saranno pronte prima delle gelate. Si sa, hanno speso milioni per il g8 e i finanziamenti
sono venuti da trattative sigillate dal segreto di Stato.
Quelli di Coppito hanno 6000 climatizzatori e tutta l'organizzazione e' in mano a uomini dei
Servizi, non soltanto italiani. “A noi hanno dato qualche
fazzoletto parasole e a Coppito i migliori
mobilieri d’Italia”, dice Luigi, che non risponde mai a tono, ormai l'ho capito (dei mobilieri, lo sapevo. Era stato annunciato all’incontro
annuale dei giovani di Confindustria). Anche Gianni lo guarda, perplesso. Si', ci vorra' tempo per la
“ricostruzione” di una situazione drammatica, totalmente irrisolta. Prima di allora, succederanno molte cose. Non saremo piu' solo noi (ed e' un noi che vale per indicare una rete di persone) - seguiti dai fasci, primatisti delle “scoperte del giorno dopo”
per gabbare chi li ascolta - a denunciare la foto taroccata di
Neda, il sangue da Morgan's paint sparso dal medico di giorno e agente CIA di notte a Teheran
(di sangue ce ne intendiamo assai, e non per nostro merito). Forse Obama fara' un passo clamorosamente
falso, cioe' vero. Una vecchietta potrebbe ricevere una
dentiera a tutto sorriso come quelle che sanno realizzare solo gli
odontotenici della Casa Bianca. Ma intanto molti altri, sicuramente, sicuramente
proprio, si saranno fatte le zanne tutte d’oro. Antonio
(Per la prima volta, e in via del tutto eccezionale, abbiamo dovuto operare una assai sommaria correzione delle bozze del precedente articolo
poiche' il testo ci e' arrivato quasi indecodificabile per problemi
tecnici finalmente risolti. L'articolo e' stato letto e approvato
dall'autore).
*************************
Qualche e-mail di pubblica utilita'-
sabato 11 luglio 2009 - Il Manifesto, pag. 4-5. Grande foto e ben
piu' di una manchette pubblicitaria in onore di Oxfam Ucodep. In
linea...Wanda - Un *piano Marshall per la Palestina?* Ho sentito bene? Puntuale e provvidenziale la pubblicazione del tema di
Emanuela Ferrara…N. -
L'Aquila svenduta e poi lottizzata tra le nazioni del mondo ancora
purtroppo vincitore. La divideranno in settori come fecero con Berlino
Ovest? Faremo Muro. Giò - Vi seguo da sempre. Al principio
cercavo di capire oltre le parole, ma non ci riuscivo oppure facevo
delle fantasie delle quali non potevo essere certo. Mi succede
ancora pero' posso dirvi una cosa, che avete creato un modo
di fare informazione e di comunicare veramente originale,
grandioso perche' non e' imitabile. A me ha cambiato proprio il modo di
guardare le cose e mi sento molto piu' libero. E imparo ogni giorno. Si
capisce che c'e' una regia attenta e una grande esperienza di
vita e di lotta. Se c'è un difetto e' solo uno: date
assuefazione!!!!! P.S. Vorrei condividere con voi almeno una canzone. Grazie. Riccardo (tel.***) http://www.youtube.com/watch?v=fhD4xF-zD80&feature=related - Sto scrivendo un libello
sul Salvator Mundi italiano. Vi allego in esclusiva i titoli dei
paragrafi (ma sul NOSTRO web pubblicateli pure!). Un abbraccio
solidale. Natalia Manfredi 1) Un capo protettivo e molto civile 2) Malattie tropicali a Liverpool? 3) Ceffi di New York 4) Jubilemos 5) Simone, Sindone e Sigonelle 6) Uno tsunami di incarichi 7) Agenti virali trasmissibili 8) Da Albert Schwaitzer ad Arnold Schwarzenegger (i tempi cambiano, i miti invecchiano)
VOGLIAMO SEMPRE LA LUNA DENTRO AL POZZO (E UNA STELLINA )
Riceviamo dall’Associazione A SUD un invito e un comunicato
contenente 5 proposte “(...) sul clima, la povertà, l'ambiente e le migrazioni per affrontare
e risolvere le crisi, dopo i proclami vuoti, inefficaci e sterili
presentati
dai governi riuniti a Coppito per il G8”. Nel Comunicato si sottolinea
che
le proposte sono già condivise da centinaia di milioni di persone in
tutto il
mondo, dalle organizzazioni indigene e contadine e dalla società
civile
(tra cui anche National Alliance of People Movement, India) e si annuncia,
nell'occasione della Conferenza Stampa del 10 luglio all'Aquila, la consegna ai
familiari delle vittime del terremoto di una lettera di solidarietà e sostegno
da parte delle popolazioni indigene latinoamericane e dei movimenti
indiani.
Il
testo del comunicato denuncia l'assenza al G8 di umanità, popoli,
diritti, giustizia e Terra, la totale incapacita' e non volonta' di tutti i
governi presenti ad affrontare la
crisi provocata dal presente sistema economico e la perdita dei principi di democrazia e partecipazione; le
sterili dichiarazioni d'intenti
avanti a minacce come distruzione della natura, povertà, fame,
cambiamenti climatici, migrazioni
ambientali, conflitti sociali ed economici, disoccupazione e
precarizzazione della vita,
distruzione di beni comuni non rinnovabili; il
fallimento dell'attuale governance mondiale e di ogni
promessa di benessere e
sviluppo attraverso politiche e scelte delle grandi istituzioni
internazionali, commerciali e
finanziarie insieme ai governi del G8, a spese dei popoli e della
natura, con arricchimento di poche imprese e
impoverimento di miliardi di esseri umani, elevando il profitto a unica
intoccabile stella polare a
scapito dei diritti umani e di quelli della natura. La
risoluzione della crisi e' individuata nel buon senso, la buona
volontà e soprattutto nella rinuncia all'arroganza di un modello economico e
sociale sempre piu' razzista,
dannoso e insostenibile per i viventi e per il pianeta.
Le 5 proposte: *riconoscimento dell'acqua come diritto umano inalienabile ed universale e non merce *istituzione di una Corte Penale Internazionale per i crimini contro l'ambiente *uscita dal WTO delle politiche agricole ed idriche *fine delle produzioni di biocombustibili e dell'agrobusiness *riconoscimento del debito ecologico del nord del mondo nei confronti del sud del mondo
Il Comunicato e' inserito tra queste 2 frasi: a) G8:
LORO SULLA LUNA, NOI SULLA TERRA Tornare TUTTI GIU’ PER TERRA (richiedendo all'opinione pubblica internazionale di discutere e prendere in considerazione le
5 proposte). b) Non c’è più tempo per rimanere
sulla Luna. Noi che siamo sulla Terra vogliamo costruire un presente capace di
sostenere il futuro.
*****
Nel totale rispetto del lavoro di A SUD, il comunicato si presta ad una risposta valida per tutte le associazioni, Ong, etc.che ci scrivono. Saltiamo subito i “cari e care”
che ci disgustano tanto quanto il salmone con le mandorle, gli
aperitivi, i citrulli di Alberobello e di tutt'Italia + mondo e veniamo
al dunque, come si fa tra compagni e non tra parvenues. Evitiamo pure i “compagni e compagne”,
che e' lungo, inutile e puerile (ed esclude i trans. Ci ha mai
riflettuto nessuno?). Abbiamo abolito da tempo - per quanto mi
riguarda: da sempre
- il politically correct e parliamo con spontaneita' e franchezza. Vi
invitiamo dunque a sedervi al tavolo di quest'Osteria, dove il
linguaggio e' poco “educato”, e si straparla un
po', ma si dice cio' che si pensa. Offriamo noi. Parto dalle 6 proposte “concrete”,
tutte inerenti al disastro ambientale in corso e alla necessita'
di arginarlo e di ristabilire un corretto rapporto uomo-natura:
1) riconoscimento dell'acqua come diritto umano inalienabile ed universale e non merce. Massimo accordo. Si tratta di un diritto primario, percio' tra quelli veramente comuni a tutte le popolazio ed etnie, indispensabile alla sopravvivenza. Ma:
qual'e', a questo punto, l'Autorita' internazionale che dovrebbe
riconoscere tale diritto? Se i governi riunitisi per il G8 hanno “escluso diritti e popoli dalle loro conversazioni e le loro politiche si risolvono in sterili dichiarazioni d'intenti” (e su cio' concordiamo, almeno per 7 di loro), allora per “Autorita' internazionale ” si intende qualcos'altro. Noi riconosciamo un'unica Autorita': quella di classe. Traduco: stiamo parlando dell' Autorita' di
tutti i popoli oppressi e, all'interno di ciascun popolo, dei settori
sociali che vanno sotto il nome generico di “poveri ”.
Ci siamo presi piu' volte - da paperoni, borghesi e traditori - “l'accusa ” di
pauperisti e proprio non ci interessa. Tutta la storia del mondo puo'
essere intesa come la lunga guerra dei poveri contro i ricchi, degli
sfruttati contro chi li sfrutta. Queste categorie sono state codificate
in “classi”
la cui composizione e' in parte cambiata per il progressivo
immiserimento di interi settori sociali in piu' parti del pianeta e per
ricadute varie di un sistema che, con sfaccettature
differenti, andando proprio al nocciolo dell'atomo, e' sempre lo stesso.
Questo ha fatto immaginare a piu' di un citrullo occidentale in vena di neologismi che
il concetto stesso di classe non sia piu' valido, essendosi le classi ormai dissolte nella fluidità del neoliberismo (frantumazione del welfare, dissoluzione dei legami sociali,
lavoro immateriale, dislocazione di lavoratori etc.). Cosi' ragionano intellettualoidi di questo paese, in corsa verso
gli atelieurs del pensiero alla moda. Il concetto resta
invece valido, qui e in tutto il mondo: stiamo parlando sempre di sfruttati
contro sfruttatori. Noi la
nostra parte l'abbiamo scelta da tempo. Il punto e': come fare in modo
che questa Autorita' si esprima direttamente - non
tramite portavoce - e abbia reale incidenza su decisioni che sono
in mano al nemico? Solo per un esempio: come evitare un altro Ecuador? Su un versante solo apparentemente differente,
il punto e': come rispettare, come lottare insieme senza
sovrapporsi? Un tempo, brigatisti internazionali, comunisti e
anarchici, diventavano rivoluzionari di Spagna. Oggi...? L'acqua e' sicuramente un
diritto umano trasformato in merce. Ma non e' l'unico e non e' tutto. Sono proprio
i diritti umani ad essere stati trasformati in merce, presi
singolarmente e anche come degli apriori.
In nome di questi stortissimi
diritti sono stati commessi sempre i peggiori tradimenti e i piu'
efferati massacri. Sono stati utilizzati per giustificare i
colonialismi
di tutti i tempi, dalle guerre infinite risalendo su su fino ai
crociati bianchi e cattolici e, per quanto
riguarda i protestanti, sara' pure il caso di dire, senza neppure
tirare
in ballo Max Weber, che l'arroganza e la vanagloria di chi si ritiene
eletto da Chissachi
e' spesso pari solo alla sua saccenza. Ma la
questione non e' religiosa - nelle religioni, e' sempre stato espresso tutto e il contrario di tutto - , e' politica. Se non lo
fosse non si troverebbe giustificazione alcuna all'ondeggiante
attitudine dei perbenisti occidentali (cattolici protestanti,
buddhisti, laici etc.) che passano da un corteo “per ” la Palestina ad un presidio avanti all'ambasciata di Teheran contro quell'Ahmadi Nejad, presidente legittimamente eletto, che non e' proprio uno stinco di santo
e agisce con probabilita' per interessi propri, ma e' comunque l'unico, insieme alla Siria,
a difendere la Palestina ed i suoi eroici combattenti. Quando si sceglie di sostenere Mousavi, agente della Cia e del Mossad, dimenticandosi che si tratta di un criminale stragista al soldo degli Usa e di Israele, si tradisce l'Autorita' dei Palestinesi e l'Autorita' di classe che, in quella terra, coincidono. Dare addosso all'Iran per questioni di velo e' in linea con i “cari e care” delle tante e-mail che rimandiamo al mittente perche' dietro il velo delle battagli definite “civili” si nascondono l'eurocentrismo, l'euroimperialismo, la pretesa di essere detentori di verita' assoute e di diritti esportabili validi sempre, ovunque e per tutti. La battaglia per il diritto di cittadinanza al mondo dell'essere femminile - della femminilita', proprio - e' un'altra cosa. Finche' saranno le signorine bene della borghesia di Teheran a reclamare il diritto di non portare veli e non le donne del popolo, questa battaglia non e' la nostra. E proprio come donna mi sento offesa, perche', proprio perche' donna la mia parte l'ho scelta. Qui ci sta bene un ricordo personale. Erano gli anni '70. Pieno “femminismo”. Confesso - senza ironia - di non avere mai avuto inclinazione per le marmellate fatte in casa, per il recupero dell'uncinetto etc. ma,
cio' nonostante, ho frequentato per un po' il gruppo della
Lungara, a Roma, dove incontravo molte donne, anche quelle che facevano carriere differenti
dalla mia. Si parlava dell'Africa e una di loro - il nome e' noto,
ma non importa - aveva approfondito la questione delle mutilazioni
genitali femminili. Una cosa orribile, allora come oggi. In pochissime settimane, grazie ad un'amicizia personale
della femminista di cui sopra, fu messo in piedi un comitato per le
donne Africane, a difesa della loro liberta' sessuale e dell'“orgasmo libero sui cinque continenti”
(scrissero esattamente cosi' e, se mai qualcuna avesse
conservato il comunicato, la prego di spedirmelo, perche' lo
pubblico). Io provengo (sfortuna o grazia) da una famiglia un po'
particolare dove mi e' stato
insegnato che, prima di stabilire
cosa sia meglio o piu' necessario per qualcun altro, sia buona
educazione domandarglielo. Ero pero' molto giovane e reduce da esperienze
un po' particolari anche quelle, cosi' una mia piccola obiezione passo'
inascoltatata. In quattro e quattr'otto
fu organizzato il meeting con i nomi allora di punta del femminismo italico.
La signora africana arrivo', ci parlo' del Burkina Faso
e della sovrumana fatica delle donne del suo paese, dei
lavori pesanti, della difficolta' a
crescere i propri bambini, a mettere su un pranzo
per famiglie
allargate numerosissime. Dell“orgasmo libero sui cinque continenti”,
neanche un accenno. La cosa si faceva imbarazzante perche' le donne
convenute - tante - erano li' proprio per sentir parlare di
infibulazone e clitoridectomia; alcune giornaliste presenti
scalpitavano. Cosi', ad un certo punto,
l'amica italiana interruppe quella africana dicendole senza mezzi termini che
tutto
cio' che aveva raccontato era interessante e importante, ma non era
l'oggetto dell'incontro e le domando' di esprimersi circa la
sessualita' in Africa. La signora - purtroppo non ricordo il
nome, questo lo scriverei volentieri - fece un gran sorriso e rispose
che, di quella, a loro non interessava proprio nulla, perche' ne avevano
abbastanza degli uomini e soprattutto perche' non avevano da mangiare
e madri senza latte partorivano figli scheletrici, deformi, che
morivano come mosche e questo e null'altro era il loro primo
interesse. Ora, io non so se le due donne non si fossero
capite fin dall'inizio o se la signora africana avesse usato quel
pretesto per raccogliere fondi per il minuscolo orfanatrofio che aveva
appena istallato. Ricordo solo che la serata si chiuse male e le
giornaliste
evitarono di scriverne. E' chiaro che si tratta di un caso limite,
ma e' realmente accaduto e, a mio parere, e' ancora abbastanza istruttivo. Potrei
fare molti altri esempi: dalle
tonnellate di salsicce di maiale che la cooperazione di Craxi fece
arrivare in dono ad un'Eritrea musulmana che li rispedi' indietro immediatamente, e si rischio' un incidente diplomatico. Ai
cinque letti ortopedici, svizzeri, costosissimi e a quattro stelle, forniti attraverso
Médicine Sans Frontières ad un mio amico amato che dirigeva un
ospedaletto vicino a Mogadiscio dove, in piena guerra civile, i feriti
si ammassavano sopra gli scalini, uno sull'altro, moribondi e gia'
morti aggrovigliati insieme, e lui aveva fatto urgentissima e ovvia richiesta di qualche
centinaio di semplici brandine. Ma questa era probabilmente solo una storia di tangenti e una bomba intelligente spazzo' via tutto e tutti. Mi sto dilungando troppo. Torniamo all'acqua. Qui parliamo di un diritto reclamato
in prima persona dagli assetati del mondo che, da tempo, sanno
che non puo' essere merce. Lo sanno nelle aree desertificate della
Somalia, dove le donne percorrono a piedi, ogni giorno, decine di
chilometri per
caricarne alcune taniche e magari trovare disseccato un pozzo
che ieri zampillava. Lo sanno i contadini indiani che pagano venti
rupie a bottiglia la possibilita' di irrigare campi e orticelli
indispensabili
alla sopravvivenza. Lo sanno in tanti, in tante parti del
mondo. Vogliamo parlare di Napoli o del pasticciaccio dell'acquedotto
pugliese? Voi, noi, tantissimi altri combattiamo piccole battaglie
lanciando grandi sfide, ma credo che si debba avere l'umilta' di
riconoscerle piccole cose, perche' la soluzione vera non passa per Comitati cittadini, ma per la ribellione e l'unita' di tutti gli incivili che si riconoscono nella stessa situazione e nello stesso sogno. Sta gia' accadendo. “Lumpenproletariat” e' un termine che, forse un po' impropriamente, viene tradotto qui: “sottoproletariato”. Marx defini' “lumpenproletariat” la parte del proletariato formata da chi non dispone di
alcun reddito ed e' totalmente privo di coscienza politica. Ne “Il 18° brumaio di Luigi
Bonaparte”, cosi' descrive il lumpenproletariat di Parigi: “…risorse e origini equivoche; avventurieri corrotti, feccia della borghesia,
vagabondi, soldati in congedo, forzati usciti dal bagno, galeotti evasi, birbe,
furfanti, lazzaroni, tagliaborse, ciurmatori, bari, ruffiani tenitori di
postriboli, facchini, letterati, sonatori ambulanti, straccivendoli, arrotini,
stagnini, accattoni, in una parola, tutta la massa confusa, decomposta,
fluttuante, che i francesi chiamano la bohème...” (insomma, per buona parte, le persone che piacciono a me). E ancora: “...rifiuto, feccia, schiuma di tutte le classi...spazzatura..”. Ne: Il Manifesto del Partito Comunista, il lumpenproletariat e' anche “...quell’insieme degli straccioni e della canaglia,
che è ciò che rappresenta la putrefazione passiva degli strati infimi della
società esistente”. Con l'aggiunta che s'intende
parlare di esseri umani resi dal proprio abituale genere di vita piu' disposti a farsi
comperare e ad essere posti a servizio della reazione. Ora, dal momento che tutte le rivoluzioni
e le trasformazioni sociali, culturali e politiche sono state condotte materialmente dal lumpenproletariat, sembra che i l sottoproletariato possa indifferentemente essere
trascinato dentro una rivoluzione proletaria o farsi mettere al
servizio della reazione, essere organizzato ed utilizzato per prendere il
potere e poi magari impacchettato in un impianto liberale qualunque e lasciato a sedimentare. Tutto cio' e' sbagliato e puo' essere spiegato anche col fatto che Marx
ed Engels scrivevano in un'epoca in cui l'Europa andava
industrializzandosi e le ribellioni erano quelle dei soldati e degli
operai. Fatto e' che ci fa piacere quando comunisti non ottusamente dogmatici scrivono “Siccome Marx ed Engels avevano escluso il lumpenproletariat,
i “sottoproletari” dall’armata dei soggetti rivoluzionari, non si aveva alcuna
esitazione a prendere le distanze ed arricciare il naso per chi
trovava fertilità rivoluzionaria tra carcerati, periferici e “sottoproletari”,
anche cattolici irlandesi, o quando oggi la rivoluzione la fanno gli invisibili
delle favelas venezuelane e le turbe senz’arte né parte delle bidonville
indiane o africane”.
Per noi anarchici: niente societa' civile, niente UE, niente PE, niente ONU,
niente FAO, niente carrozzoni internazionali falsi difensori di diritti “per l'orgasmo libero sui cinque continenti” di burattini perversi e stragisti, manovrati dalla grande finanza e dai banchieri internazionali. Fiancheggiati, consapevolmente o meno, da totalitaristi europei che non riescono a guardare al di la' del proprio naso, sempre arricciato in segno di disgusto per tutto cio' che non risponde ai canoni della loro “democrazia”. I nostri interlocutori sono Altri. Se non sono “civili ”, “bianchi ”, “occidentali ”, “democratici ”, meglio. 2) istituzione di una Corte Penale Internazionale per i crimini contro l'ambiente. Massimo disaccordo. Per
due ordini di considerazioni. a) quelle di cui sopra.
Non riconosciamo
alcuna autorita' a Corti Penali Internazionali. Ne' in merito all'ambiente ne' di altro tipo. Per fare un esempio: di
tutte le teste che
avrebbero potuto rotolare per decisione di questi Tribunali
(prime fra tutti quelle di chi li istituisce), abbiamo visto,
nel 2005, quella di Saddam Hussein. Demonizzato dall'Occidente, “dittatore sanguinario ”
in possesso di inesistenti armi di distruzione di
massa, criminalizzato dalla propaganda imperialista di tutto il
mondo. Alla guida del partito Baath, aveva saputo coagulare le
immense potenzialita' del popolo iraqueno e, cacciati i colonialisti
bianchi, aveva promosso lo straordinario riscatto di un paese
distrutto che , tra mille insidie, avanzava su una strada di Diritti umani diversi da quelli comandati dalla democrazia occidentale, quelli
che - come scrive il compagno comunista di cui sopra - interessano i popoli, gli esclusi, i fuori dalla Storia,
i proletari. Istruzione, conoscenza per rendersi soggetti
del proprio destino, alfabetizzazione, sanità, distribuzione equa delle ricchezze, donne
libere, fiorire di arte, scienza, agricoltura, industria.
Saddam aveva in Iraq un consenso popolare tale da permettergli di distribuire armi a 6 milioni di cittadini, tutti quelli
in grado di impegnarsi nella difesa, senza temere insurrezioni. Ricordo le riprese che gli furono fatte in carcere. Tristissime, violente, schoccanti. Ci hanno sparato addosso dagli schermi i segni evidenti di come sanno torturare i “portatori di democrazia”.
E le fasi scelte di un processo farsa condotto da chi aveva gia'
ammazzato 2 milioni di iracheni e puntava a disintegrare un popolo
definitivamente. Vogliamo ricordare Milosevic in quello schifo dell’Aja? I
Tribunali Speciali sono strumenti del nemico di classe, per inscenare
processi modulati su quelli dell'Inquisizione e con gli stessi metodi. Processi sempre falsi. Come si
puo' dare ancora credito a chi, ammantandosi di “democrazia” nega il diritto a ciascun popolo di
perseguire autonomamente la propria strada?
E'
possibile che i crimini contro l'ambiente abbiano bisogno di essere
riconosciuti da un ennesimo tribunale borghese? Non sono le Corti Penali
Internazionali a doverli condannare, e' la coscienza di classe dei
popoli. b) Non siamo mai stati, non siamo e non saremo mai “giustizialisti”.
Odiamo il carcere, i giudici, i giudizi, i tribunali, i secondini e tutta la sbirraglia sadica che partecipa alla “punizione ”
di qualunque colpevole. Sempre e comunque. Non ci esaltiamo della morte altrui.
La vendetta non ci soddisfa, non ci interessa. Neanche abbiamo particolare affinita' con la categoria “parenti delle vittime ”,
spesso manipolata da chi ha il potere e non si fa scrupolo di
strumentalizzare il dolore altrui. I crimini contro l'ambiente
sono anche crimini contro l'umanita'. Ma le condanne internazionali
agli alti livelli istituzionali diventano concertazioni. Sappiamo
pefettamente che la
storia e' scritta con inchiostro di sangue, puo' essere
inevitabile. Ma questo non significa confondersi con falsi Robespierre,
torturatori, boia e giustizialisti a oltranza. E su questo non scrivo
altro.
3) uscita dal WTO delle politiche agricole ed idriche. Certo, ma il discorso e' sempre lo stesso. Chi dovrebbe uscire dal WTO e quali politiche agricole ed idriche? Chi e' il soggetto? Quale - e cosa - il “predicato”?
Chi gestisce tali politiche? Chi le controlla? Come uscirne? Questa dichiarazione d'intenti potra' inverarsi solo attraverso un ribaltamento tra soggetti e oggetti.
Altre politiche, d'accordo, ma chi ha il pieno diritto di portarle
avanti?
4) fine delle produzioni di biocombustibili e dell'agrobusiness. La “questione” ecologica e' importantissima.
Tuttavia, non e' una questione separata, affrontabile con successo attraverso la riduzione dei consumi
individuali, ne' modificando gli stili di vita nei paesi del Nord del mondo, cosa tanto gratificante soggettivamente - per
me frustrante e basta -, per molti. Questo invito puo' essere
rivolto alle classi privilegiate dell'occidente (e dell'oriente), ma
assolutamente non a tutti. Anche qui, in occidente, in un campo rom dietro una ferrovia
ai
Bagni di Tivoli, o negli anfratti della stazione Ostiense di Roma - per
fare un esempio - e' addirittura offensivo. Sono anni e anni che brave persone
in occidente si autoseviziano con scatole di biscotti che rifiuterebbe
- giustamente - anche un cagnolino allo stremo, affamato e abbandonato
al palo di un'autostrada (uno dei crimini peggiori, razzista, colonialista e antropocentrico). Da anni, per masochismo “virtuoso ”,
si
acquistano ignobili bevande insapori e pasta al
miglio capace di trasformare un'aquila in un canarino in un batter
d'ali. In osservanza all'etica modaiola e politically
correct dell' evitare di prendere la macchina il piu' possibile, c'è gente che percorre chilometri a piedi, sotto qualunque
intemperia, con le conseguenze sanitarie del caso (raffreddori,
bronchiti, polmoniti, etc.). Anni in cui chi puo' paga a carati
una striminzita mela biologica che neanche quella credulona di Biancaneve
avrebbe accettato (certo, non avrebbe incontrato la strega, ma nemmeno
il bacio del
principe). Questa strategia non funziona. E non funziona perche' il problema e' politico.
L'intera “questione ecologica ” non e' una “questione ”. Cosi' come non esiste la
“questione ” delle donne, non esiste una “questione ambiente ”
separata da tutto il resto. Sono le
scelte politiche dei governi a determinare le scelte economiche, a
progettare o meno grandi infrastrutture, gasdotti, raffinerie e
stazioni di trasporto per l'industria petrolifera. Ma i governi del
mondo - con alcune eccezioni importanti - non stanno assolutamente evitando di estrarre combustibili fossili o provando a ridurne il consumo .
Stanno invece cercando di
accaparrarsene la maggiore quantita', invadono paesi, massacrano
milioni di esseri umani, inventano rivoluzioni colorate e promuovono
golpe, a questo scopo. Gli stili di
vita, inclusa l'austerity Obamiana, sono dettati da
politiche che
rispondono
tutte a un'unica logica: potere. Cioe', soldi. I consumi sono
quelli indotti, in materia di risorse come di cibo, stili di
vita,
mentalita', abitudini sessuali, etc. etc. etc. Non e' riducendo la
domanda di energia e materie prime che si potra' uscire dall'economia del petrolio. Fare pressioni in tale senso su
questo o quel governo e' utile tanto quanto lo furono le infinite marcie per la pace per impedire l'invasione
dell'Afghanistan. O per bloccare l'olocausto dei Palestinesi (Gaza, fine del 2008, due milioni di morti). Appellarsi ad una “societa' civile globale ” che fa star male
solo ad immaginarsela? Buon senso, buona
volontà? Ma di che parliamo, compagni? Le politiche e le scelte dei governi sono dettate dalle grandi concentrazioni finanziarie internazionali. Una crisi niente male investe tutti i piani: economico,
politico, finanziario, culturale. Una crisi periodica classica, di sistema, che i governi cercano di risolvere classicamente, cioe'
minacciandosi guerra tra loro, cercando di spostare equilibri
geostrategici e rilanciando guerre infinite per lo sterminio dei popoli di troppo, quelli che non ci stanno, in cerca di un'altra strada o che gia' stanno tentando di percorrerla. Ma, oggi, qualcosa puo' mettersi di traverso. Il modello economico e
sociale arrogante, razzista,
escludente, che affama, distrugge la natura e crea sconquassi nell'universo mondo, anche
inducendo cambiamenti climatici e migrazioni
ambientali e distruggendo
beni comuni non rinnovabili, non e' piu' sostenibile ne' in se'
stesso ne' soprattutto perche' la logica del profitto come stella
polare ha prodotto miliardi di affamati e di disperati che propro non
staranno a guardare perche' non se lo posson permettere. Il buon senso non ha mai portato a niente, solo a rinuncie, concertazioni ed appiattimenti. La fine di un mondo allo sfascio e la costruzione di un mondo piu' giusto non e' sicuramente affidata alla societa' civile animata da “tanta buona volonta' ”. Sta
tutta nelle mani, nell'intelligenza e nella sensibilita' dei miliardi di esseri umani allo stremo, barbari, incivili, “rifiuti, feccia, spazzatura”
che
parlano un'altra lingua - anche nelle bidonvilles d'Europa o nei
ghetti neri di New York se ne parla un'altra - e spesso hanno proprio
un'altra storia e un'altra cultura, ignorano l'etichetta occidentale
e tutte le etichette.
L'internazionalismo espresso nei Social Forum non e' sufficiente,
servono prese di posizioni non ambigue, non ambidestre, non si
puo' stare contemporaneamente dalla parte di Mousavi, della Cia, della marionetta Obama che, manovrata da gente alla Brzezinski,
dai banchieri che l'hanno fatto eleggere, li salva con i soldi
pubblici, rilancia guerre infinite, arma Israele, promuove golpe e
tenta rivoluzioni colorate, aizza e paga monaci Tibetani e “secessionisti ”
uiguri nello Xiniang, non molla l'Iraq
(lasciandoci cinquantamila soldati e oltre trecentomila mercenari),
intensifica la
guerra in Afghanistan in funzione antirussa e anticinese. E, dall'altro
lato, dichiararsi dalla parte
degli
sfruttati. Tessere e scucire. Per me, o si ritrova proprio
quell'internazionalismo che porto' centinaia sulle barricate di Spagna
- un antimperialismo che superi anche quelle spaccature - collegandoci
tutti ai combattenti della Palestina, al Sudan, all'Iran,
all'America Latina, ai marginali del mondo, oppure si restera' animati di tanta buona,
buonissima volonta' che aprira' le strade del Paradiso nell' al di la', ma non fara' fare un passo nell' al di qua.
Fortunatamente, questo passo lo stanno gia' facendo, in tantissimi, per loro stessi e per tutti quelli che sono ancora indecisi.
Il mondo che sta arrivando travolgera' tutti gli esitanti, i vigliacchi, quelli che - ne conoscerete senz'altro anche voi -,
in questo paludoso occidente, fingono di non vederli, sperando di contribuire cosi' alla
loro invisibilita'. E quelli che, difendendo l'ultimo fortino dell'arroganza
occidentale e borghese, si perdono dentro oziosi e pettegoli chiacchiericci su strategie, linee e ghirigori. Patetici.
Non sara' possibile a nessuno salvare capre e cavoli.
5) riconoscimento del debito ecologico del nord del mondo nei confronti del sud del mondo. D'accordo e di piu'.
I debiti nei confronti del sud del mondo sono infiniti e nessuno e'
risarcibile. Ma non siamo noi ad averli contratti. Noi abbiamo solamente crediti. E abbiamo chiaramente scelto una parte.
Stiamo
sognando? Forse. Ma forse no. E, il diritto di sognare, e' un diritto
vero. Se non c'e' sogno, la vita diventa un'inutile serie di pagine da
calendario inserite tra un'alfa e un'omega. Se non c'e' sogno non c'e'
Arte e, se non c'e' arte, non c'e' Rivoluzione. Noi preferiamo guardare
la luna e un futuro in grado di sostenere il
presente. Un futuro appena abbozzato, desiderato e intuito, che proprio
non tenga in
alcun conto l'opinione pubblica internazionale,
la maggioranza - che e' in realta' minoranza assoluta - con la quale non
discutiamo proposte e alla quale non chiediamo di discutere con noi. A
Terra non ci torniamo piu'. E vogliamo la luna, il pozzo, la luna dentro il
pozzo e i suoi crateri lunari. Magari anche le brioches. E una stellina (rossa e nera).
Scusateci la lunga risposta, speriamo almeno che apra piu' di un confronto.
Marina e la redazione del web de L'Osteria a Calcutta
**********************************
Riceviamo e pubblichiamo: Je n'ai pas des mots adéquats, notamment pour la
frustration d'^etre loin et l'impossibilité d'y ^tre ce soir. Je ne peux que transmettre 'le nuage de colère' de tant de camarades, de
Milan, de Naples, de Rome,de l'Aquila et encore auxquels j'ai pu raconter
"de la police et de Joaquim et de nousautres". Je vous embrasse,
salut, Oreste
2009-7-13 Solidarité avec Joachim Gatti, blessé au visage par tir policier au
flashball Joachim Gatti, caméraman, réalisateur et organisateur d'expositions,
34 ans, a été blessé au visage par un tir policier au flashball mercredi 8
juillet 2009 à Montreuil s/Bois. Il a perdu son oeil et doit subir des interventions chirurgicales au visage. 4 autres personnes ont été plus
légèrement blessées.
Suite à l'évacuation le matin même de 'la Clinique', un squatt
politique et
culturel ouvert à la population, Joachim et ses amis préparait pour la
soirée
un rassemblement sous forme de repas festif lorsqu'ils ont été pris à
partie
sans sommation par des policiers qui ont tiré à bout portant "au-dessus
de
la ceinture", comme l'attestent plusieurs témoins. L'agression et les
blessures infligées à Joachim, ce militant et ami si généreux et
convivial,
sont insupportables! Cette violence est intolérable, il est hors de
question de s'accommoder des conséquences de la
politique sécuritaire actuelle dont on voudrait nous faire entériner la
banalisation.En soutien à Joachim et aux autres blessés ainsi que pour
dire non
aux expulsions et à la politique sécuritaire, manifestation lundi 13
juillet à partir de 18h à Montreuil, rue piétonne Croix de Chavaux. Pour
être
informé des suites: cf. le blog de la Clinique: http://laclinique.over-blog.net
********
Botta e risposta (sotto le quinte capita di tutto)
-
Al Tg1, hanno appena detto che, a L'Aquila, entro novembre,
daranno le case a TUTTI. L'annunciatrice ha commentato: "Ecco,
questi sono i numeri dati dal premier..." . Che ne pensate? Ironia
involontaria? - No. Volontaria. Qualcuno fa il furbetto e qualcun altro non sa che, morto un Papi, se ne fa subito un altro. - Ed e' ne' cangia stile...http://www.youtube.com/watch?v=rwSCuIaO6Js&feature=related
- Non ti sembra che l'11 settembre porti sfiga? E' il giorno in cui hanno decapitato Beatrice Cenci e sgiustiziato Luisa Sanfelice...posso scrivere un pezzo? ...Bea. - 100 battute. E ad agosto.
-
E poi...a parte quello che gia' si sa: nel 1922 inizia il mandato
britannico in Palestina, nel 1926 fallisce il tentativo di
eliminare Mussolini (pero', queste vecchiette irlandesi!), nel 1955
nasce Pupo...ha, ecco, nel 1958 scoprono l'asteroide 55 di Pandora! (message truncated) - Ma che, mi vuoi leggere tutto wikipedia? 100 battute e NON una di piu' (sempre ad Agosto).
-
Ciao, come orientarmi in internet? C'e' tutto e di piu', siti che
spuntano come funghi e chissa' chi c'e dietro... devo confessare che mi
ci perdo proprio...insomma, qual'è l'atteggiamento migliore con
cui porsi davanti a questa overdose di informazioni? - Mmmm... tolta la grazia che c'era nelle vecchie cose... http://www.youtube.com/watch?v=jakzIeukGJo&feature=related
- Vuoi dire che Internet es suegno...e quel che conta e' solo la fioraia della Scala? - Si', proprio un gran Calderòn. E ho trovato anche di meglio: http://www.youtube.com/watch?v=hA3ePoiXB6w&NR=1 Teniamoci in contatto.
-
Scusa, io avrei bisogno di una poesia, anche piccola piccola, che la
devo spedire in Francia. Lui e' bellissimo, anarchico, filosofo, molto
ironico, gli piacciono gli animali e (purtroppo) anche le donne piu'
grandi di me, qualche volta e' anche credente...me la potete
mandare con urgenza? Grazie. Tatiana. - ...Tatiana???!!! A parte il fatto che ci hanno oramai scambiato praticamente per qualunque cosa,
qui si esagera! Bea, lo so, fa un gran caldo per tutti, ma fattene
una ragione! Comunque, per smentire la mia fama di cattivissimo,
il link per Paolo te lo mando. http://www.youtube.com/watch?v=b5CLCQBitBE&feature=related (ma non funzionera').
********
Construction de l’identité
******** Riceviamo e pubblichiamo
No, noi non cerchiamo il
castigo ( I puntata ) di Oreste Scalzone
No, noi non cerchiamo il castigo «Me l´hanno ucciso due volte!», «È come se
l´avessero uccisa una seconda volta!»: da qualche anno in qua, e in
crescendo, questo grido, grida come queste, echeggiano per l´Europa, risuonando
con altri urli straziati e agghiaccianti, che si levano nel, e dal
mondo. Umano, umanissimo, troppo umano... Forse che non è umana
- tra ferinità e culture, innato e acquisito; tra strazî, voci,
vociferazioni, echi, voci-di-dentro, ipostasi, trascendenze e loro calchi ri-mondanizzati,
caso e necessità, passioni, pulsioni, economie libidinali, lutti ed
elaborazioni, razionalizzazioni, e ancora - forse che non è umana
la vendetta, l´infanticidio, il matricidio e parricidio, il massacro? E
che, lo stupro non è umano? E il "far giustizia",
far giustizia da sé, "giustiziare" lo stupratore con le
proprie mani, forse che è fuori dall´umano, "sotto-umano"?
L´infanticida Maria Carrar, o Rina Fort, Pierre Rivière, o l´uomo che
"in mite luce/strangolò il padre e la madre suoi", non sono fenomeni
de l´umano? Forse che anche tutto questo non è un proprio di
questa specie anomala, «specializzata nella parola» epperciostesso
«pericolosa», specie d´esseri parlanti, p[a]roletarî,
sportisi fuori di sé, fuori dell´essere, riguardatisi, aventi inferito
mortalità, alterità, scoperto/inventato Tempo, angoscia, infelicità,
praticata con disperata vitalità - persistenza nel proprio essere - la propria potenza? Cosa
si vuol dire, obiettare, argomentare a una madre, figura archetipale assunta
anche a simbolo di tante altre, che urli come un´Erinni, contro la vita e la
morte e il destino e gli Dei, e tutto concentri, risentimento immenso mortale,
contro qualcuno ritenuto responsabile dell´immensa tragedia
"contro-natura" di dover sopravvivere a un figlio soppresso, sempre
anzitempo, sempre come infinita nequizie? Ma, giustamente, ogni con-vivenza
possibile ha da trascendere l´ «umano», essere anche,
in certo senso, sovr´umana. Qui sta il punto. Non appena, sol
che strappiamo lo sguardo dall´immagine assoluta, decontestualizzata - épochè
e blow-up, cronotopo di quell´urlo, le razionalizzazioni di
quell´urlo - il suo attizzarlo, aizzarlo, ripercuoterlo, farlo risuonare;
il suo farne base di dottrina, il suo usarlo, legittimarlo, renderlo
principio attivo, pubblica morale - è crimine, e al contempo mortale errore.
( continua nella pagina interna) ********
“CITTADINI” VERSUS “PROLETARI”? OH, MY GOD! ...E IO CHE SONO NATO IN CAMPAGNA?
********
MAURO
- Manuelito, non ti sembra di esagerare? Si e' solo fratturato un polso... - 'nse sa' mai, Miguel...********
GENOVA, 20 LUGLIO 2001
Il mondo. Di appena un paio di cose sono
certo. Se tutto finisse oggi, vorrei lasciare in eredita' ai miei figli
- se ne avessi - , ai nostri
figli, ai figli dei figli, ai figli dei figli dei figli...qualcosa per
orientarsi e su cui costruire, perche' non siano costretti a
ricominciare da capo... DELLA BORGHESIA LA BORGHESIA E': http://www.youtube.com/watch?v=dCHi5apc1lQda: I LEGGENDARI: Jacques Brel, il narratore di una sera d'estate (antologia in preparazione. Ne esiste anche una specie di traduzione - ma non all'altezza -, del Gaber migliore, prima che la vita e...beh, la vicenda e' nota. http://www.youtube.com/watch?v=FW0KdNmbWXM&NR=1).
La borghesia fa schifo.
Anche troppo generoso, Jacques Brel: non c'è distinzione tra grande,
media o piccola. Non e' il mio linguaggio, se lo fosse direi che la borghesia e' il Male Assoluto.
Incarna ogni volgarita', presunzione, grettezza, egoismo,
egocentrismo, totalitarismo, menefreghismo (nella declinazione
dell'indifferenza e in quella del mors tua vita mea), doppiezza e per-versione.
E' nata, anche storicamente, utilizzando i piu' poveri
come carne da macello; una volta al potere, non ha distribuito ne' pane ne' brioches, ma ulteriore
violenza e mattanze. In tutto il mondo. Nel tempo ha mutato forma,
divenendo sempre piu' rozza, ignorante e criminale. Non ha valori che non siano bollati o pre-sunti.
Ha consapevolezza della propria decadenza, sente il fiato sul collo e
sa di essere destinata
ad estinguersi ma, nel frattempo - e ancor di piu', proprio per questa
ragione -, continua a uccidere, cercando di trascinarsi dietro le sue
rovine e i propri effetti collaterali.
Puo'
mistificare tutto, corrompere e spingere a dimenticare ogni cosa
vera, sostituire la realta' con l'effimero, tutto quanto e'
naturale con una serie di dis-torsioni
anche virtuali frantumando gli individui in un caleidoscopio di
riflessi di altri riflessi. Nel tempo, si e'
infiltrata in strati sociali altri,
in territori che non sempre hanno saputo tenerle testa.
Qualunquismo, propaganda, miti deformi, poverta' materiale
indotta, falsi sogni/bisogni, paure costruite, bisogno di
sicurezza inventato con il quale cerca di convincere che ci
si debba/possa affidare unicamente ai suoi marci apparati, alle sue istituzioni orrende, alle sue leggi schifose, al suo governo. E' il nemico.
Il nemico di classe: imperialista, colonizzatore, sterminatore di
popoli e culture. Unico credo: il profitto. Unica forma: l'apparenza.
Unica bramosia: il Potere. Non ha sangue, percio' si nutre di quello
altrui. Un vampiro che non si dovrebbe mai sottovalutare. Meno che meno
oggi che puo' trasvestirsi da dirittoumanista, da pacifista, da
buonista, da signora della porta accanto, da protagonista di un talk
show, da intellettuale salottiero, da qualunque cosa.
DEL LAVORO IL LAVORO NON NOBILITA NESSUNO: il lavoro e' un male. Non si tratta di reclamare piu' lavoro per tutti, ma di lavorare infinitamente meno e (meraviglia!), per niente. Il lavoro e' una condanna. Nella sua forma salariata, e cioe' sfruttata,
serve a comperarsi la vita, a soddisfare falsi desideri e bisogni
indotti. Anche li' dove e' necessario alla sopravvivenza in senso
stretto, la vita resta da una parte e il lavoro dall'altra. Quella
che ti rimane dopo una giornata lavorativa e' niente, e' un surrogato
risicato e stanco di un'infelicita' quotidiana da colmarsi -
chi puo' - durante il week end, le ferie striminzite d'estate o un'amante per l'illusione di sentirsi al mondo. Il
lavoro diventa un corpo imprigionato nell'attesa di una pensione -
sempre
piu' rimandata nel tempo -, quando si potra' sprofondare nella
rabbia dell'aver sprecato l'intera esistenza. I borghesi che percorrono
questa strada, di solito la insegnano ai propri figli, per vendetta, caricandoli della propria
morte. Vale per i borghesi grandi, medi e piccoli (che, come le
piccole e medie industrie, sono ancora peggiori degli altri perche'
piu' frustrati di tutti). Ma non sono loro che mi interessano. Se
avessi un figlio non sarebbe un borghese e potrei dirgli una cosa che
sento profondamente. E cioe': solo in una forma veramente autonoma il lavoro ha un senso, ma allora non si chiama lavoro, si chiama: “mi piace fare questa cosa qui e la faccio”
(scrivere, coltivare un campo, dipingere, inventare, costruire un
ponte, qualunque cosa, anche e soprattutto con gli altri - e' bello fare cose
insieme -). Questo pero' presuppone un'organizzazione della
societa'
totalmente differente, dove la vita sia una possibilita' data a tutti,
insieme agli strumenti per poter scegliere e il potere del poter fare, che non e' cosa che ti venga regalata: e' una conquista che presuppone una scelta. E il coraggio di una strada nettamente contro.
Al figlio che non ho, io direi di guardare a cio' che e' vero, alla
bellezza dei sentimenti veri, alla poesia, all'arte, alla strada come
salvezza (sempre e comunque), non dando ascolto a chi parla di “costruirsi un futuro ”, a chi vorrebbe programmartelo o che “ti da' una mano ”.
Cercando piuttosto di decostruire tutto cio' che di fasullo si
sovrappone al vero, intralciando la vita, ad ogni passo.
Sappiamo pero' di avere, su questo web, visitatori di transgenere vario. Per qualcuno andra' bene il classico: http://www.youtube.com/watch?v=OP-9PLBrKNU&feature=related Per altri, puo' bastare un accenno: http://www.youtube.com/watch?v=CO_8JE7l1iM&NR=1********
I LEGGENDARI (frammenti per un'antologia)
*********************** OMBRE DI PALAZZO dai nostri servizi“Abbiamo finalmente una linea!!!”
MAURO
************************* L'OMBRA DELLA LUNA
L'eclissi
del 1961 me la ricordo appena. Ero piccola; andammo su per i tetti, io
e mia madre, che - dopo anni - piangeva ancora la fine del suo
matrimonio. Non aveva capito che, per entrambe, era stata una
benedizione. Avevamo degli occhialini di carta e rimanemmo a guardare
attraverso quelli, io e lei da sole. Io non avevo paura, al contrario:
vedere il sole scomparire mi faceva immaginare un universo lunare,
intimo e femminile. Glielo dissi; lei mi accarezzo'. Da allora,
prendemmo l'abitudine di andarcene “sul terrazzo alto”
quando avevamo qualcosa di importante da confidarci. Succedeva meno
spesso di quanto avrei desiderato, ma qualche volta si'. Mano a
mano, lei si rese conto che le eclissi non influenzano necessariamente
catastrofi, fine del mondo o crolli di dinastie imperiali. E
afferro' l'importanza di quelle ore segrete, tra me e lei, e
quella della liberta' della quale potevamo godere. Differenti
consapevolezze vennero ad assommarsi. E fu un bene. Domani, il 22 di
luglio, avra' luogo l'eclisse solare piu' lunga di questo secolo. Ho
letto che dovrebbe durare oltre sei minuti e che, in Asia, miliardi di
persone staranno con il naso per aria ed occhialini simili a quelli che
ricordo io. Tutti a guardare il sole divorato dal drago celeste, cioe'
dal cono lunare, Lilith vicitrice nella sua pienezza, che correra'
in soccorso, frapponendosi tra la Terra e il Sole. Partira' dall'India,
dal golfo di Khambhat, attraversera' verso est tutto il
subcontinente, poi Nepal, Bhutan, Myanmar, Bangladesh, Birmania,
Cina e Giappone. In una parola: coprira' tutto il “terrazzo alto”,
l'intero arco del sud-est asiatico, dove il popolo crede che le eclissi
preannuncino rivoluzioni, scontri sociali e cadute di imperi e gli e'
stato insegnato che cio' sia un Male. Dall'India, al Tibet, a
Schanghai, passando per la valle dello Yangtze, l'ombra lunare finira'
col tuffarsi nel Pacifico. Quando fenomemeni
naturali
preannunciano la fine degli imperi e delle dinastie nascono la
solidarieta' e l'abbraccio tra gli usurpati di tutto. Io lo so, perche'
l'ho vissuto. Il mandato strappato al cielo con la violenza, una volta
scaduto, non e' rinnovabile. Il cielo, nella sua veste lunare, si
riprende cio' che i governanti della Terra hanno rubato ai popoli. Da
pochi giorni, ci e' stata fatta tornare alla memoria la falsa
conquista, a opera di colonizzatori bianchi dell'intera galassia, di
una luna senza ombre, costruita in un set Hollywoodiano. Dopo
centinaia, migliaia di questi inganni e di catastrofi vere, ma
totalmente contro natura, con un numero
incalcolabile di vittime adulte e vittime bambine, un
fenomeno finalmente naturale: la Luna blocca i raggi del Sole. Speriamo solo che non ci sia pioggia. Un'altra opportunita' si ripresentera' nel 2132.
****************** CONDIZIONATI DALL'ARIA Riceviamo: -
sn 1 raga lic class. Ò indiskrz prox prog skol.
Kredo ke sitz seria km x alleg.
Cmq
pls edit qdo volete. VV1KDB4E (Firmato) amxse
rispondiamo:
* fiQo !!! Hagn, pop.
- Ke è “Hagn, pop”, Mik?
- “Have a goog night, people”. Buonanotte, popolo. Ma...adesso pure tu, Bea...?
- Credevo ...e' il “Young & people language”, no? Coomuunquuee...perche' Paolo non ha risposto? Anche io ho firmato amxse... - ...crisi del capitalismo schizoperiodiche ti si puo' perdonare, ma amxse...!!! - Poi, ci sarebbe un'alta domanda, prima del mio spettacolare suicidio... - Sarebbe? - Perche' hai messo sul web il link degli “Oblivion” e non invece il pezzo sul Manzoni di... - Perche' c'e' un Copyright, sai, quel simboletto@... - ...basta specificarlo... - Giusto.ADDIO AI MONTI
******************
LO STATO DELL'ARTE:

****************** Bonjour a tout le notre monde
Plus ça devient
vieux plus ça devient... ****************** 
Per seguire gli sviluppi della vicenda dell' Honduras di prima mano, tutto su: http://fulviogrimaldi.blogspot.com/2009/07/smart-power-di-obama-in-centroamerica.html- “ (...) Siccome Marx ed Engels avevano escluso il lumpenproletariat,
i “sottoproletari” dall’armata dei soggetti rivoluzionari, non si aveva alcuna
esitazione a prendere le distanze ed arricciare il naso per L.C. che
trovava fertilità rivoluzionaria tra carcerati, periferici e “sottoproletari”,
anche cattolici irlandesi, o quando oggi la rivoluzione la fanno gli invisibili
delle favelas venezuelane e le turbe senz’arte né parte delle bidonville
indiane o africane”.
Hai ragione. Anche quando scrivi: “...abbiamo certo più in comune che non...” M.
Riceviamo e pubblichiamo: AMOR CHE A NULLO AMATO... http://www.youtube.com/watch?v=ZuCPg0GTAFU&feature=related http://www.youtube.com/watch?v=931pQlzaUsY&feature=relatedhttp://www.youtube.com/watch?v=oV_TbQ7SaKQ&feature=related ...ma no che non abbiamo perso la rotta! ...eventualmente:
http://www.youtube.com/watch?v=PY1MaaLP3bs&feature=related - ora basta, pero', eh? Molla il mouse, che combini solo disastri...a tutta pagina, poi... - Ci leggono pure gli studenti....e poi...sono...carini... - quale....., Bea? - Ecco, quello...oh, sei impossibile!
Riceviamo e pubblichiamo, da Elisabetta Galgani:  RICORDI DA PORTARE
CON SE’
Girovagando nella
rete, mi imbatto in questa canzone di un po' di anni fa e mi riemoziona come la
prima volta che l'ho ascoltata, anche se qualcosa è cambiato. http://www.youtube.com/watch?v=lCNROIrji2A C´è uno strano
silenzio dopo cena
sullo schermo l´immagine ferma Silvia
le catene alle caviglie e in una gabbia c´è una luce azzurra
un rettangolo fermo lo spioncino che impasta
musiche e voci monotone dal televisore...
e pensiamo a quel compagno fuori
per tanti anni dentro e ora non più al nostro fianco
ai domiciliari perché anche i dottori dell´apocalisse
riconoscono il suo stato di più niente.
Zero assolutamente niente!
ora a casa da solo
rinchiuso in una camera che è il suo e il nostro tormento
un segnale indelebile di un tempo la cui potenza del continuo
è maggiore di quella comune il cui scandire TAC TIC è alla rovescia.
E pensiamo a quella sua camera come a una cella
e lui peggio di prima che l´arreda
come dentro fuori tutti i mobili e dentro una branda
perché sappiamo che per lui non c´è più un senso
o forse solo il simulare una evasione per anni agognata.
E pensiamo dove siete dove siamo
quand´eravamo 1000 10000 100000
è impossibile che fuori non c´è più nessuno
è impossibile che non si sente più una voce un rumore un respiro
dove siete ci sentite non vi sento non sento più nessuno
fuori le sbarre un muro è impossibile che fuori non c´è più un respiro
non c´è più nessuno
C´è un silenzio strano dopo cena
e la grande paura è passata chissà
i padroni sono di nuovo sicuri di sé
tornano a sfoggiare i gioielli alla scala
le pellicce i loro soldi le Bmw fra tanta gente indifferente
e poi le cariche i pestaggi la polizia a proteggerli blindati
come sempre i teppisti in divisa, caschi azzurri e manganelli
e li vedi sempre presenti fare di fabbriche e scuole cimiteri viventi
e così ti trasformi trasformando il contorno
liberando la tua mente segue a ruota il corpo che le è intorno
sale dentro poi il senso delle cose
e non ce la fai più a stare affacciato ad un balcone
e così nella mischia ti ritrovi non per gioco
ma perché sale solo la voglia di apparire al mondo
per non morire come neve al sole
trasformati in bravi automi dalla televisione
ma c´è chi dice no c´è chi sfonda il silenzio
c´è chi cerca nella notte di fare un rumore tremendo
assordante dietro quel fumo nero le guardie
e noi a girare tra le fiamme
continuando a lottare dentro da dentro quelle gabbie
infrangendo il silenzio con tutto quanto sulle sbarre
allora decidiamo di fare fiaccolate anche se era complicato
pensavamo ad uno spettacolo da fuori tutti quei fuochi tremanti
sul muro nero accanto ai nostri pugni
sul muro nero accanto ai nostri sguardi
da dentro tutti quei fuochi tremanti
sul muro nero accanto ad una bandiera
sul muro nero di questa galera.
Ma gli unici
che potevano vedere erano solo piccolissimi fari sfreccianti
sull´autostrada lontana indifferenti
o forse un aeroplano su in alto fra i tanti
distinguendo solo il buio fra le rotte di volo dei venti
volando avanti verso cieli immensamente distanti
sopra quei fuochi tremanti
E pensiamo dove siete dove siamo
quand´eravamo 1000 10000 100000
è impossibile che fuori non c´è più nessuno
è impossibile che non si sente più una voce un rumore un respiro
dove siete ci sentite non vi sento non sento più nessuno
fuori le sbarre un muro è impossibile che fuori non c´è più un respiro
è impossibile che fuori non c´è più nessuno
L´immagine di Silvia sui giornali s´è affacciata di sfuggita
ancora un partigiano in catene
i criminali liberi i razzisti in divisa
e sappiamo che non c´è peggior crimine che
un essere umano che ne sottomette un altro
pensiamo che domani sarà come ieri
di nuovo un altro strano silenzio dopo cena
ragionando su come apparire per sentirsi vivi
e pensiamo a chi sta peggio e ai suoi lontani pensieri
forse come i nostri o forse anche diversi
al coraggio che ci da il suo sguardo invisibile a chi non vuol vedere
perché solo sussurri pronunciano il nome di Silvia Baraldini
Fuori! Fuori! Fuori!
Forse solo un aeroplano su in alto
oltrepassando l´oceano fra le nuvole leggendo
un pentagramma di note d´assalto
ancora un´altra volta cavalcando un sogno.
ak47
****************** Riceviamo e pubblichiamo: 
( foto da: http://baruda.net/tag/francia ) da: Delitto&castigo, o
rivoluzione ( II e III puntata ) di Oreste Scalzone ...un discorso
che ha un denominatore, una radice comune,
è destinato a funzionare come reagente – e per cominciare, già come un liquido
di contrasto che, a partire da una sua proprietà irritativa, funzioni come un marker rivelatore – in direzioni e con
‘reazioni a catena’ di tipo anche radicalmente diverso. Tanto per cominciare: rispetto agli uomini e le
donne che compongono una serie di territorî esistenziali che costituiscono la
mia più forte e coinvolgente ‘comunità reale’,
la questione provocatoria ad essi pertinente non è formulabile con la domanda “Linciare un poliziotto è di
sinistra ?”, ma bensì “Linciare
un poliziotto è rivoluzionario?”
(o sovversivo, o radicale). Avendo in testa che, dietro,
sotto e appresso, la domanda comune è “Linciare…”
tout court. Beninteso, facendo ricorso ad una metafora forte, a fini euristici
estrema : nella fattispecie s’intende linciaggio a mezzo mass-mediatico, reclamando una «giustizia» affidata al castigo
giudiziario . (continua nella pagina interna) ***************************************************************************************
Essendo in argomento, poiche' non si finira' mai di urlare che bisogna liberarsi di ogni carcere finche' su questa Terra ne esistera' ancora uno, segnaliamo qui due libri importanti, editi entrambi da Sensibili alle foglie: 1) LE TORTURE AFFIORATE
Estrapoliamo un brano: ENNIO DI ROCCO, PROCESSO VERBALE, ROMA 11 GENNAIO 1982 [Interrogatorio
avanti al P.M. Domeni Sica]
“La sera del mio arresto venni condotto prima al 1° Distretto di polizia ove
ricevetti, nella cella, calci e schiaffi. Poi sono stato spostato alla caserma
di Castro Pretorio. Dopo circa un’ora sono arrivati tre incappucciati che hanno
incappucciato anche me, mi hanno caricato su un furgone e mi hanno condotto in un
luogo che non so riconoscere perchè incappucciato, ma che ritengo essere una
casa. In questo luogo per la notte e il giorno successivo (per quel che ho
potuto capire) sono stato – a rotazione di squadrette di 3 o 4 persone-
picchiato con calci, pugni e bastonate ed in pratica in ogni modo, con le
manette strette ai polsi di dietro che venivano torte. Mi è stata poi praticata
una puntura al braccio destro. Poi sono stato fatto sdraiare su di un letto e
coperto con due coperte, chiaramente al fine di farmi sudare. Per un periodo di
tempo che non so dire, dopo che avevo subito la puntura, si sono alternate
domande suadenti e botte. Non credo di avere detto nulla sotto questo
trattamento.
Il giorno dopo c’è stata una nuova rotazione di percosse, sino a che non è
arrivata una squadretta che ha continuato a battermi con i bastoni sulla pianta
e sul dorso dei piedi e sulle caviglie; preciso che in tutto questo tempo ero
legato con mani e piedi ad un letto. Sono stato picchiato anche sulle
ginocchia, sul petto ed in testa. In tutto questo periodo sentivo le urla
dell’altro compagno, che ritengo fosse Stefano Petrella, che però ovviamente
non vedevo.
Può darsi che io dimentichi qualche altro particolare di questi tre giorni.
Incappucciato e dentro a un furgone sono stato spostato in un altro edificio;
dopo un viaggio di 45 minuti. Nel nuovo luogo di detenzione sono stato
costretto a bere tre bottiglie di Caffè Borghetti, così mi dicevano. Mi sono
addormentato e nel sonno mi facevano delle domande in relazione a cose che
volevano sapere e alle quali ritengo, bene o male, di essere riuscito a non
rispondere.
Può darsi che poi io abbia avuto delle allucinazioni, perchè sognavo di gridare
e poi mi sono svegliato dopo essermi orinato addosso. Allora qualcuno si è
avvicinato. Dopo un intervallo abbastanza lungo, durante il quale non mi
è stato fatto niente, mi hanno fatto mangiare.
Subito dopo sono stato prelevato dal letto e portato in una cucina (che ho
potuto intravedere attraverso le bende agli occhi). Sono stato disteso lungo su
un tavolo, mi è stato tolto il maglione e la camicia e messo con mezzo busto
fuori dal tavolo. Ero a pancia all’aria e avevo le mani e i piedi legati alle
gambe del tavolo. Una persona mi torceva gli alluci; altri due mi tenevano
gambe e braccia; un altro mi teneva il naso chiuso e mi reggeva la testa.
Qualcun altro mi mandava acqua e sale nella bocca, non facendomi respirare e
tentando di soffocarmi. Non so quanto tempo ciò sia durato; ad un certo momento
finì l’acqua salata e cominciò quella semplice. Ho tentato di uccidermi
trattenendo il respiro ma non ci sono riuscito”. 2) IL BOSCO DI BISTORCO, di Renato Curcio, Stefano Petrelli, Nicola Valentino
Estrapoliamo un brano: (Deprivazione tattile) (..) Sottratto al
sociale, il corpo del recluso non ha modo di ricevere e cercare stimoli
sensoriali. E, fra tutte le privazioni, quella della tattilità è forse la più
grave e devastante. Così devastante che un bambino ne può anche morire. Quando sul finire dell’800 la puericultura americana introdusse il
“lettino con le sbarre”, soppiantando la tradizione della culla, cominciarono a
verificarsi morti inspiegabili di bambini perfettamente sani. L’evento è
passato alla storia come “morte da lettino” o “sindrome mortale infantile
subitanea”. L’esperienza umana insegna che il cullamento è un moto di
accarezzamento dell’intero corpo in ogni sua funzione.Una condizione essenziale
di benessere che viene preclusa al “bambino fra le sbarre”. Come la deprivazione tattile può far morire, così il toccamento può far
rinascere.Il con-tatto umano è infatti una possibile cura in caso di coma
irreversibile o per creature con lesioni cerebrali e handicap psicomotori. E’
il caso di quel centinaio di volontari che, a turno, andavano a casa di una
bambina perchè potesse avere 24 su 24 l’unica medicina in grado di farla star
meglio: il contatto umano: l’incontro e il toccamento di persone di ogni sesso,
età, professione, cultura, che l’aiutavano negli esercizi di riabilitazione. La
stimolazione è taumaturgica. L’assenza di tatto, invece, è dolorosa. Tolgo dalle braccia -sotto pelle- frammenti di posate di plastica: le
sole che si possono usare. Punte spezzate di forchette di plastica. Bastano
piccoli taglietti e questi frammenti entrano sottopelle. Da quegli stessi
taglietti, spingendo, tiro fuori le punte di forchette. Non c’è sangue, non c’è
una goccia di sangue! Più ne tiro fuori e più, toccando, ne sento! Con un senso
di fastidio, ma pazientemente, sto lì a tirar fuori questa plastica. Mi sveglio
con un senso di angoscia. Quanta materia inerte ho assorbito in tutti questi
anni attraverso i pori della pelle? Penso al ferro, al cemento, alla plastica che tocco. Ed ai segni
devitalizzati che mi invadono.E poi non c’è sangue! Senza che me ne accorgessi
la morte mi è entrata dentro impossessandosi del sangue. Scrivo o racconto il
sogno a chi posso , per lanciare un allarme. Bisogna avvisare, far presto,
prima che l’inerte ci invada totalmente!”
http://it.wordpress.com/tag/sensibili-alle-foglie
***************************************************************************************
Delitto&castigo, o
rivoluzione (
IV puntata ) di Oreste Scalzone
C´è un uso alterno o combinato, a volte una vera e propria ibridazione, fra
una inflazione del penale in forme poliziesche e giudiziarie, e
una sostanza che è, per sovrammercato, devastante le forme della
giuridicità: talché, nei codici loro, nel lèssico della dottrina
giuridica, si può parlare di carattere «antigiuridico» della penalità "reale",
cioè di quella concretamente esercitata. E poco importa qui che, per noi, si
tratti di «falsa coscienza» poi che la critica del Diritto, a cui noi ci
riferiamo, considera anche quelle forme un mito, e dunque considera
mi[s]tificata e illusoria, mistificante e illusionistica, l´immagine ideale di
un Diritto perfetto (un po´ come è del "giusto salario", cioé
dell´equo sfruttamento; o di socialismi, capitalismi,
colonialismi, imprese, Stati "dal volto umano"...). Questa
coscienza critica non va dismessa o appannata, e cionondimeno l´
auto-contraddizione resta, e in essa va inserito un cuneo, una articolazione
specifica di lotta. Senza illusioni autoincantatorie, senza illusionismi, senza
"vecchie bandiere raccolte dal fango", senza nulla concedere al
riconoscimento di una fondazione reale, di un fondamento ontologico, di
una qualità condivisibile di valore dell´astrazione giuridica, che è comunque
parte - nel caso migliore, contrappeso e correttivo - di un dispositivo
societale che ha come presupposto l´eteronomizzazione umana, e non già
la difficile costruzione, autodeterminantesi, di autonomia. (Autonomia
che è anche comunanza, e viceversa: i due termini sono consustanziali,
reciprocamente costitutivi. Comunità capace di comune autonomia
come facoltà, come risultante d´insieme, articolata in/composta da autonomie
singolari, connotate da quel principio di riflessività e cognizione del
relativo e del reciproco che è principio attivo di auto-limitazione, base di coesistenza,
d´inter-dipendenza che in realtà non è censura, mutilazione, ma massimo di
espansione ricca della potenzialità singolare). É
probabilmente necessaria una precisazione, per così dire, metadiscorsiva. Nel
discorso che il sottoscritto e qualche altro, davvero rari nantes in curgite
vasto..., vanno facendo, si intrecciano - e ne va segnalata la relativa
distinzione - due ordini di considerazioni. Da un lato, una considerazione
sugli effetti, per così dire, "politico-sociali", oltreché mentali,
etici, di queste tendenze verso quella che abbiamo variamente tentato di
definire, e che qui potremmo dire, semplificando per brevità, una società a
dominante penale: effetti sulla regolazione, sulle relazioni, le mentalità,
le passioni, la vita quotidiana, i processi di produzione della `vita
materiale´..., a livello per così dire generale, rispetto ai `grandi
numeri´. Dall´altro lato, c´è una inquietudine specifica che è appuntata agli
effetti di queste idéologie su quelli che chiamiamo "i
movimenti", sui soggetti, gli insiemi, le interrelazioni, la complessiva
risultante interazione, di quell´insieme di aggregati umani, e anche
«militanti», che designamo col termine approssimativo e certamente difettosi di
"Compagnerìa, compagnerìe". Inutile dire che la
distinzione è assolutamente relativa, e che i due piani sono strettamente, e in
continuo, interconnessi. Ciò detto, riprendiamo il filo.
( continua) **************************
quotidiani collusionismi
di Wanda Maralli
Sabato, 25 luglio 2009. Ho in mano il “quotidiano collusionista”. E ce l'ho,
immagino, per un attacco forte, improvvido, di masochismo e
autofustigazione (ma che sogni ho fatto, stanotte?). A mio parziale
riscatto e per un residuo di autostima, non lo leggo veramente, perche'
le righe si confondono, la decima schizza in cima e gli articoli mi
sbrodolano addosso, insieme al cappuccino presso il solito baretto
convenzionato. Non ve lo racconto tutto, per carita': primum: non nuocere (se non in casi di stretta indispensabilita'). Comunque, sono 16 pagine. Molto presente il Barakkato della Casa Bianca. In prima pagina e' citato 2 volte. a) nel fondo sull'Universita' italiana dove si tagliano sempre piu' istruzione e ricerca penalizzando il sud a fronte della “... recentissima scelta di Obama di destinare ben 40 miliardi di dollari a scuola e Universita' ”. (La Gelmini contro Obama? Gelmini - come - Sarah Pelin?! Che scoop!!!) b) In un titolo, che rimanda a pag. 8: “Crisi Usa: Obama aunenta il salario minimo”. All'interno, lo trovo infatti in una foto mentre si sacrifica (lo si capisce dall'espressione) entrando in un fast food, a Washington, eroicamente immolandosi per quella “... boccata di ossigeno per i lavoratori poveri degli Usa che vedranno alzato il salario dell'orario minimo federale da 6,55 dollari a 7,25... ”. A parte il fatto - ovvio - che si da' di qua per tagliare di la', uno stipendio da presidente di 400.000 dollari l'anno + benefits + 1 milione di dollari per “emergenze anche personali” val bene un hamburger!. Ritrovo Obama travestito da Bersani (il peggio del peggio, ma affari loro); da mediatore nella vicenda dell'Honduras (cosa ci sia da mediare non saprei, qualcosa
non gli sta andando bene nel golpe che ha organizzato per accerchiare
il petrolio messicano e contrastare l'A.l.b.a. Il pezzo, pomposamente
preceduto dalla parola: ANALISI, titola: I tre peccati capitali del presidente Manuel Zelaya
- che tenta, al momento invano, di tornare a casa sua -. Comunque,
sull'Honduras volo, in attesa di un altro pezzo di Fulvio; mentre l'amerikano fa capolino da “non si uccidono cosi' anche i cavalli”,
che fa immediatamente pensare al destino di torturatori e
sterminatori al quale gli Usa si sono consacrati fin dalle origini
(eletti?) e poi a Gaza, ad Abu Graib, a Guantanamo, a tutti quegli
inferni che il sosia di G.W.B. aveva promesso di smantellare e
invece niente. Basta. Ritengo di fornire un servizio utile all'ultimo lettore del quotidiano collusionista, rinviandolo al seguente link: L'inganno di Obama http://www.youtube.com/watch?v=36siys9crfI
. Per il resto: gia' dalla prima - e con gran prosieguo nelle pagine interne - vengo informata che: 1 - Nella villa sarda di Berlusconi esistono importanti reperti di tombe Fenicie (ma non si parla dei cimeli che potrebbero essere sicuramente contenuti li', provenienti dal Libano e dagli scavi chirurgici in Iraq, che si accompagnano agli effetti collaterali).
Su questo gran paginone si va dalle veline alle mummie. Passando per i
risultati dei ripetuti scavi sul corpo ormai putrefatto di Michael
Jackson, perche' ai necrofili non basta mai. E per la Sardegna che brucia (come ogni anno: speculazioni, dolo, truffe,
risarcimenti, mafia et continuando). 2 - Un muratore non e' una badante. Notizia vecchia, riciclata. Il reato di clandestinita': 3 - I rettori non sono dei giudici, ma dei giudicati (lo dice Frati, de La Sapienza di Roma). 4 - Scoop!!! Scoop!!! Dietro l'omicidio di Falcone e Bosellino le cose non sono chiare e i colpevoli sono altrove. Parola di Salvatore Riina. 5 - La 'ndrangheta c'e' pure a Milano (ma va?!). Un trafiletto - minimo - mi dice che i comitati cittadini aquilani si ritengono: “forti e gentili sci' , fessi no”. Sostengono che le case nuove non saranno mai pronte a settembre e i lavori per quelle vecchie, le vere case, non sono ancora iniziati. C'è
un appello per Gaza, delle ONG, ma il primo nome che leggo e' OXFAM. So
che non tutti saranno d'accordo ma, per me, a fare patti col diavolo ci
si rimette sempre. L'articolo
su Habermas l'hanno ricopiato da qualche parte, del resto il “good
day ” si vedeva dal “good morning ”. Habermas, se potesse leggerlo, farebbe
causa. Di sport non capisco nulla. Paginone finale
sull'irresistibile discesa del gruppo milanese di Luigi Zunino,
crollo delle illusioni di un immobiliarista che tanto in galera non
ci finira'. Dovremmo piangerlo? Ce ne frega qualcosa? 16 pagine. Il clou del giornale pero', sta proprio nell'ultima. Piuttosto grossetto e davvero troppo onorato da una vignetta di Vauro, l'annuncio: La sinistra Enigmistica 64 pagine di giochi, parole crociate, anagrammi e test. Con il Papi quiz e l'oroscopo. In edicola tra qualche giorno con il quotidiano collusionista a 6 euro.
E' evidente che si sta cercando di preparare i lavoratori, gli
studenti, i disoccupati e i migranti a un autunno proprio caldo, “da paura”. Cara Elisabetta, tu ieri hai spedito qui una e-mail nella quale chiedevi dove “(...) in questo fascismo e omogeneità di pensieri e
azioni, e' possibile tessere e combattere oggi una
nuova Resistenza, non solitaria ne' silenziosa?”. Non
e' semplice risponderti. E, per ciascuno e' - logicamente - differente.
Il piano dell'informazione e' centrale. Anche lavorare su quello e'
qualcosa. L'ho pensato sempre, e anche stamattina, mentre riflettevo su quei 6 euro di sinistra enigmistica.
Non c'e' limite. Ne' alla sfrontatezza, ne' all'ingordigia, ne'
alla falsa informazione, ne' ai mille tentativi operati per l'unico scopo
di rimbecillire tutti. Gia' oggi - perche' e' sabato e c'e' l'inserto,
che te lo raccomando! - il quotidiano collusionista
costava 2 euro e cinquanta. Io, che sono anarchica e m'arrangio la
vita, ci faccio un pranzo con 2 euro e cinquanta. E allora ho un'idea.
Il giornale non l'ho spiegazzato, sta messo bene.
Torno all'edicola. Guardo diritto negli occhi il giornalaio. Ci
intendiamo, lo conosco un po', so come ragiona. Giornale reso e 2 euro
e cinquanta di ritorno. Perche', come affermano di essere quelli de
l'Aquila, anche io saro' sci' “forte e gentile”, ma “fessa no”. Continuiamo ad infor mare e infor nare ( ma non soltanto, pero'). **************************
LA SOSTENIBILE LEGGEREZZA DEL MALESSERE ( Continua? E chi lo sa? Cosa continua?) Riceviamo e pubblichiamo (per una ragazza) (...) no, non continua. Oggi quello che piu' mi da' dolore e' vedere quanta poca importanza si dia alla vita. Si uccide per niente. Si uccide con l’indifferenza, a ritmo di
jazz. Da un giorno di gennaio
a una serranda chiusa possono passare 7 mesi. Piu’ di 200 giorni. Piu’
di 32000 ore. Posso raccontarle tutte. Sono tutte attesa. E’ come una grande
anestesia (non per me). Il rimosso del rimosso. Si uccide veramente per niente. Provare angoscia puo' essere stimolante, creativo. La rabbia e il dolore anestetizzato che ci circonda non lo sono mai. La vita e' anche
inquietudine, e' felicita', e' disperazione, e' gioco. E' correre
dentro quella cartolina di mare, l'onda lunga dell'abbracciarsi, sognare, ricordare. La
tosse che non passa, i fiori scelti con cura, soppalchi per arrampicarsi su un migliaio di aerei,
gioielli incastonati dentro le valigie, un piccolo cane in attesa.
Cercare un'altro modo di esistere, una favola grande e una realta'
quotidiana. E lotte, desideri, sentimenti, scambi.
Ma, se non si avverte quasi
piu’ la differenza tra lo stare bene e lo stare male (e non parlo per me), si
puo' arrivare a uccidere anche cio' che e' davvero sacro per
l'incapacita' della realta'. Col rifiuto. Il silenzio. L'indifferenza.
Con una leggerezza che non puo'
permettersi di vedere l'altro. Cio' che conta e'
l'affermazione di un falso se', in un mondo di rappresentanze, di
scadenze, di passaggi che si ritengono obbligati. Si da' dolore in
tanti modi. Tutto si dimentica, tutto si perde, tutto
si uccide. Nulla si unisce e tutto, con violenza, si divide. Trent'anni
cosi' giovani, cosi' attesi, nessuno potra' restituirli. Sono stati e
non sono. Non posso ricordare, non ho futuro. Oppure, in
altri casi, il malessere diventa sostenibile
attraverso l'illusione di poter mettere il mondo in squadra, pur di non sentire. E dico proprio “sentire”, non ascoltare. Sentire e' naturale, ascoltare e' gia' una convenzione, una “forma”. Io, a questa aridita', non riusciro' mai ad adattarmi. “Un uomo (un essere umano) senza utopia e’ un
mostro di istinto e raziocinio; una specie di cinghiale laureato in matematica
pura” (De Andrè). Questo, oggi, a me fa veramente paura. MMA. | |