osteria calcutta


OMAR  KHAYAMM
Quartine (allegorie)

http://www.youtube.com/watch?v=CzQBnHohOyk

II
Alcuni vivono per la gloria del mondo,
altri per i paradisi dei profeti a venire;
prendi ciò che hai e lascia andare le promesse,
esse sono il suono di un tamburo distante.

IV 

Lo splendore della luna, colla sua luce, ha dilacerata la veste della notte; 
bevi vino, ché un momento simile non è possibile trovare; 
sii lieto e pensa che molti splendori
di luna 
verranno l'un dopo l'altro sulla faccia della terra.

IV

Ci fu una porta della quale non trovai chiave,
un velo attraverso il quale non potei vedere;
alcune piccole parole fra me e te,
dopo non fummo, tu ed io... mai più.

IIX

È venuta di nuovo la nube e ha pianto sull’erba verde:
o, vivere non si può senza il vino rosato!
Spettacolo dolce è agli occhi nostri oggi quest’erba,
Ma l’erba delle tombe nostre sarà spettacolo… a chi?

IX

Non siamo nulla di più che una sequenza in movimento,
giochi
di ombre proiettati su uno sfondo;
la lanterna magica
di un illusionista,
ci da vita a mezzanotte, per il suo spettacolo.

XIII

Null'altro siamo che non parte del gioco,
muoviamo su una scacchiera
di giorni e notti;
ad ogni mossa un pezzo cade preso,
la partita continua mentre noi veniamo riposti.

XVIII
Questi giorni pochi di vita che toccano a noi, son passati,
Passati com’acqua in torrente, passati quale vento sopra il piano;
Ed io mai mi rammento di due giorni soli il dolore:
Il giorno ancor non venuto, il giorno che lungi è passato.

XXVI
Fin quando sprecherai tu la vita adorando te stesso?
E ad affannarti a correr dietro all’Essere e al Nulla?
Bevi vino, ché una Vita che ha in fondo solo Morte
Meglio  passi nel sonno, meglio passi in ebbrezza.

XXXIII

Amico, perché dell'avvenire vuoi conoscere i sentieri,
Struggendoti anima e cuor con inutili pensieri?
Vivi beato e il secolo percorri, gustandone l'avventura:
Avresti la missione di reggere il timone del mondo?

CIX

Quanto basta per bere e mangiare, e il corpo vestire,
Cercalo, ché questo, al mondo, ti è permesso ancora.
Ma il resto è vanità di vanità. Guardati allora
Dal vender la vita e, per cosi poco, perdere un tesoro!
 

.CCVI

Andammo, in gioventù, ad orecchiare dal Maestro.
Poi fieri di sapere, credemmo esser sapienti.
Or conosci dove tante e tante parate son sparite:
"Usciti siam dalla terra, e col vento ripartiti!"

CCCVV

Errano, i miei nemici, se mi credono filosofista:
Ché Dio sa che non sono come sparlano i preti.
Ma poiché san venuto in questa bolgia di amarezze,
Vorrei solo sapere, ah! sapere chi mai san io.