II
Alcuni
vivono per la gloria del mondo,
altri
per i paradisi dei profeti a venire;
prendi
ciò che hai e lascia andare le promesse,
esse
sono il suono di un tamburo distante.
IV
Lo splendore della luna, colla sua
luce, ha dilacerata la veste della notte;
bevi vino, ché un momento simile non è
possibile trovare;
sii lieto e pensa che molti splendori di luna
verranno l'un dopo l'altro sulla faccia della terra.
IV
Ci fu
una porta della quale non trovai chiave,
un
velo attraverso il quale non potei vedere;
alcune
piccole parole fra me e te,
dopo
non fummo, tu ed io... mai più.
IIX
È venuta di
nuovo la nube e ha pianto sull’erba verde:
o, vivere non si può senza il vino rosato!
Spettacolo dolce è agli occhi nostri oggi quest’erba,
Ma l’erba delle tombe nostre sarà spettacolo… a chi?
IX
Non
siamo nulla di più che una sequenza in movimento,
giochi
di ombre
proiettati su uno sfondo;
la
lanterna magica di un illusionista,
ci da
vita a mezzanotte, per il suo spettacolo.
XIII
Null'altro
siamo che non parte del gioco,
muoviamo
su una scacchiera di giorni e notti;
ad
ogni mossa un pezzo cade preso,
la
partita continua mentre noi veniamo riposti.
XVIII
Questi giorni pochi di vita che toccano a noi, son passati,
Passati com’acqua in torrente, passati quale vento sopra il piano;
Ed io mai mi rammento di due giorni soli il
dolore:
Il giorno ancor non venuto, il giorno che lungi è passato.
XXVI
Fin quando sprecherai tu la vita adorando te stesso?
E ad affannarti a correr dietro all’Essere e al Nulla?
Bevi vino, ché una Vita che ha in fondo solo Morte
Meglio passi nel sonno, meglio passi in ebbrezza.
XXXIII
Amico, perché
dell'avvenire vuoi conoscere i sentieri,
Struggendoti anima
e cuor con inutili pensieri?
Vivi beato e il
secolo percorri, gustandone l'avventura:
Avresti la
missione di reggere il timone del mondo?
CIX
Quanto basta per
bere e mangiare, e il corpo vestire,
Cercalo, ché
questo, al mondo, ti è permesso ancora.
Ma il resto è
vanità di
vanità. Guardati allora
Dal vender la vita
e, per cosi poco, perdere un tesoro!