osteria calcutta
Questo web ha una redazione variabile, occasionale, aperta. Registra voci, umori, avvenimenti. Segmenti di realta' e di lotta. Naviga a vista. Non definisce e rifiuta ogni definizione. Si avvale di contributi eterogenei, ma complementari.
Gennaio 2010
Cominciamo
BENE




...e continuiamo meglio


http://www.youtube.com/watch?v=5ndNVjS0sv

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... fascisti che ci visitate in internet, attenti allo scalino, uscendo

Sovrapposizioni”, piccolo libro del 2002, firmato da  Gilles Deleuze e Carmelo Bene. Comprende la rilettura di Bene del Riccardo III di Shakespeare - con una cinquantina di foto di scena -, il saggio di Deleuze “Un manifesto di meno”, la risposta di Bene, che fa esplodere Deleuze per ogni dove: “Che le parole cessino di faretesto”…
Straordinaria parabola del Potere dove tutto è funebre. Il duca di Gloucester, l'uomo di guerra. Tutte le donne in guerra per annientarlo affascinate da lui che si deforma e si mostrifica. Ma, diventato re, Riccardo III sveste i propri panni di “uomo di guerra”, cioè di coscienza minoritaria delle qualità difformi. Inizia a partecipare del “parlare bene della maggioranza”, segnando la sua fine. Si rende accatttivante, si fa Potere e si dissolve. Non può accogliere il divenire delle cose, solo balbettare. 
Due uomini geniali - Deleuze e Bene - dialogano sul regno del divenire e sulle rappresentazioni del Potere. L'odio per le istituzioni, organi della rappresentazione dei “conflitti riconosciuti”; in ambito politico, sociale e culturale. Non per nulla, per Bene, il teatro di Brecht non è che l'illusione ideologica del teatro per tutti coloro che: “dalla rappresentazione borghese del dramma sono passati alla rappresentazione popolare dell’epico: fattore oggettivo d’“immobilità”...arte che diventa forma di Potere quando inizia a diventare demagogia...quasi come il Potere di tutto il cinema italiano, con le sue ambizioni pseudopolitiche, luogo insopportabile del narcisistico, storicistico, moralizzante, pensare bene”. 
Per Deleuze: “(...) Da un lato si eleva a 'maggiore': di un pensiero si fa una dottrina, di un modo di vivere, una cultura, di un avvenimento, la Storia...si pretende di riconoscere ed ammirare, ma, in effetti,  si normalizza
Per Bene, accade lo stesso per i contadini delle Puglie:
puoi dare loro teatro, cinema, tv. (...) Si è sgomenti di fronte all'operazione, all'innesto che subiscono, al trapianto fatto alle loro spalle per normalizzarli. Son divenuti 'maggiori'. (…)”.
Deleuze sostiene che si può allora concepire l'inverso: (...) un trattamento di minorazione per sprigionare dei divenire contro la Storia, delle vite contro la cultura, dei pensieri contro la dottrina, delle grazie o delle disgrazie contro il dogma...”.
Abbiamo estrapolato da Internet queste brevi note.
Sovrapposizioni è un libro che abbiamo prestato tempo fa e non ci è ancora tornato indietro. Gilles Deleuze e Carmelo Bene sono patrimonio condiviso della cultura quantomeno europea e la questione in oggetto è troppo importante e urgente per non affrontarla.
Riguarda tutti, oggi, e molto da vicino.  

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L'abbiamo visto appeso ad ogni angolo di strada, di sentiero, di casa:

Perchè l'immaginazione è tanto pericolosa? Perchè, senza immaginazione, non si può nulla. Senza immaginazione non è possibile incidere sulla realtà, modificarne i parametri e volgere in positivo la vita. Senza immaginazione si diventa schiavi della televisione, dei libri alla moda, del computer dove si scribacchiano cose indirizzandole alle centomila faccine sconosciute di un qualche splinder, di un qualche faccia-libro. Senza immaginazione si declinano i soliti paradigmi stantii. Non si vola. Si diventa schiavi di immagini fasulle che rispecchiano solo sè stessi e il proprio narcisismo. Il proprio punto fisso, che è la morte. Oziando nel vacuo delle proprie profezie o logo-profezie acide, ovvie o mistificanti. Nel torbido dell'ambiguità. Poi, quando tutto ciò diventa palese, è idiota rinnegare l'immaginazione ricordando con voce stridente che i colpi di stato, Gaza, Guantanamo e quant'altro, sono realtà. E' un modo di sviare il problema. Quando parliamo di immaginazione, parliamo infatti della capacità di immaginare e mettere in atto azioni che vadano contro l'orrore in cui il mondo è avviluppato. Non si potrà mai mettere in atto azioni veramente contro attraverso la retorica del 2+2 = 4. A proposito: ho chiesto a un matematico - vero - cosa pensasse di questa formuletta; mi ha risposto: Mai sentito. L'ho riproposta a uno psicologo bravo e molto noto; mi ha chiesto se non avessi bisogno di qualche seduta d'analisi. Poi, a un filosofo - vero - e mi ha risposto, come avrebbe fatto Deleuze: Sai, è veramente necessario dire qualcosa di nuovo per creare qualcosa di nuovo”.

Dire qualche cosa di nuovo. Immaginare ed esprimere. E rendere efficace ogni espressione. 
Per il momento, cominciamo a guardare come si presenta, ai nostri occhi, il mondo. E quali siano gli impedimenti pricipali. Lo facciamo attraverso una formula non nuova e tracciando soltanto alcune linee di massima, a nostro avviso, troppo spesso dimenticate. Non abbiamo prove, lo sappiamo, ma almeno qualche cosa diciamola!

J’accuse: il presidente degli Stati Uniti d’America, nella persona di mister Barack Obama, di aver tradito il mandato dei propri elettori-concittadini ai quali aveva promesso “il cambiamento”, assecondando la volontà dei propri finanziatori: la grande finanza e le grandi banche commerciali mafiose negli Stati Uniti e in tutto il mondo. Accusiamo il presidente degli Stati Uniti d’America di aver accettato il premio Nobel per la Pace con le mani insanguinate dei massacri che il suo governo sta operando in Asia, in Medio Oriente e in America Latina e ha già annunciato di voler intensificare nell'universo mondo. Accusiamo il presidente degli Stati Uniti d’America di avere operato un colpo di Stato in Honduras, il 28 giugno 2009, allo scopo di instaurarvi una dittatura.

J’accuse: l'ex presidente George W. Bush di aver orchestrato un falso attentato in combutta con la famiglia Laden, per avere il pretesto di invadere Paesi incolpevoli, ma che si trovano in posizioni strategiche per gli Usa. Accusiamo l'Amministrazione USA di George W. Bush e del successivo presidente Barack Obama di avere inventato il termine “terrorista islamico” e di continuare a perseguitare, invadere e assassinare gran parte del popolo arabo sulla base della falsa minaccia di tale  “terrorismo”. Accusiamo, in Italia e nel mondo, tutti i governi e i mass media che si rendono complici di questa tragica farsa. Accusiamo gli USA anche di essere i responsabili di “Rivoluzioni colorate” in differenti parti del mondo che mirano a sovvertire  legittimi governi e  legittima volontà popolare per instaurare governi fantoccio alle proprie dipendenze. Accusiamo gli Stati Uniti d'America di morti infinite e di assassinii mirati. Li accusiamo dell'assassinio a freddo della ventiseienne Neda Agha Soltan, in Iran, avvenuto non nel luogo mostrato, attraverso un falso mediatico di bassa qualità, dalle televisioni di tutto il mondo, ma durante il tragitto verso l'ospedale su un'auto noleggiata da agenti della CIA.

J’accuse: gli Stati Uniti d’America di continuare a tenere Cuba sotto embargo dal 1961, nonostante i ripetuti pronunciamenti contrari  dell'ONU e di molteplici organizzazioni umanitarie. Di aver collocato proprie basi militari (NATO) in posizionamenti strategici in paesi asserviti e di continuare a farlo.

J’accuse: gli Stati Uniti d’America e lo stato di Israele di genocidio e di assassinii ripetuti e programmati. Li accusiamo anche di avere  colonizzato la Colombia, accerchiato il Venezuela, avere installato nuove basi a Panama e nel Paraguay, avere orchestrato cospirazioni  in Bolivia, Ecuador e Venezuela. Concordiamo con chi li accusa anche di avere tentato colpi di stato nel Paraguay, nel 2000, e in Bolivia, nel 2008, al fine di accaparrarsi le risorse di tali paesi: petrolio, risorse minerarie, legno, pascoli, manodopera a basso costo, biodiversità, acqua.

J’accuselo stato d’Israele di genocidio ai danni degli abitanti di Gaza (l’ultima, un anno fa: 2000 morti) e del popolo palestinese. Accusiamo gli Stati Uniti d’America di favorire e promuovere le ricorrenti stragi operate dallo stato di Israele. 

J’accuse: gli Stati Uniti d’America, in caduta libera, di aver utilizzato una crisi sistemica nel sistema capitalistico - ampiamente prevista - allo scopo di riassettare il proprio collocamento internazionale sul fronte dei pagamenti e ristabilire un fronte delle Alleanze che continui a vederli al centro della scena.

J’accusela mafia internazionale dell’Alta Finanza e delle grandi banche e Corporations.

J’accuse: i Servizi segreti dei differenti stati di essere stipendiati allo scopo di portare morte e distruzione nell’universo mondo.

Ma non finisce qui, o faremmo un discorso che non è il nostro e mostreremmo solo un aspetto del problema. Oggi non si può più parlare unicamente dei misfatti operati/operanti atribuibili agli Stati Uniti e allo stato di Israele:

J’accuse:  i governi dei Paesi che beneficiarono degli aiuti previsti dal Piano Marshall alla fine della 2° guerra mondiale, di sostenere in ogni possibile modo il governo degli Stati Uniti d’America, per trarne profitti individuali, attraverso sistemi mafiosi, nella persona dei dirigenti locali. Ma accusiamo anche l’Europa tutta, servile e connivente, di essere completamente complice di tutto questo. 

J’accuse: la grande maggioranza delle istituzioni della cosiddettasocietà civile internazionale”, a cominciare dall'’ONU, la FAO, l’UNICEF, L'UE ed il Parlamento Europeo, il WTO, i vari G 20, fino alle meno conosciute propaggini locali, di avere l’unica funzione di mantenere lo statu quo. Accusiamo la cosiddetta “società civile” e la cosiddetta “comunità internazionale” di arrogarsi il diritto di rappresentare i “diritti” dei popoli oppressi, rappresentando invece unicamente i propri interessi e quelli dei padroni che oggi non sono più soltanto gli USA, ma tutte le maggiori potenze in concerto e/o in conflitto per spartirsi risorse appartenenti ad altri popoli. La “società civile” e la “comunità internazionale” sono anello e cinghia di trasmissione di un sistema di morte. Le accusiamo di aver indebolito le lotte annacquandole nel buonismo, nelle marce marcescenti, sostituendo il “dialogo” alla lotta, la “concertazione” agli scioperi e alle occupazioni, l’“avversario politico” al nemico di classe.

J’accuse: la grande quantità delle ONG, delle Associazioni per i diritti umani, delle Associazioni no profit, di essere null'altro che associazioni di lucro, operanti nel mondo a scopo interesse e di delazione, fornendo un contributo non indifferente alle  “Rivoluzioni colorate” e stragi annesse.

J’accuse: i falsi capi spirituali e i falsi religiosi di differenti Paesi di lavorare per il “Male” dell’umanità e di essere spessissimo sul libro paga CIA. Li accusiamo con particolare riferimento al Dalai Lama (altro Nobel per la Pace, “guida” spirituale di uno dei più terrificanti e oppressivi governi oligarchici, schiavisti e pedofili che mai si siano visti sulla scena mondiale); a Madre Teresa di Calcutta (la sadica che non riuscendo a vedere Dio - per sua ammissione -, lo cercava infliggendo torture ai più deboli, ai bambini, agli ammalati, ai moribondi).

J’accuse: i governi tutti di essere complici di atrocità, di commetterle e di costituire parte integrante di Imperi malefici.

J’accuse:tutti gli intellettuali (con eccezioni rarissime) “accreditati” presso i giornali, tutti i giornali, tutte le reti televisive, tutti i mass media nazionali - il riferimento è all'Italia - di essere controllati ed utilizzati per diffondere false idee nell’opinione pubblica. A volte consapevolmente (venduti), a volte inconsapevolmente (il risultato è lo stesso). Li accusiamo dello scempio operato ai danni della cultura italiana ed internazionale. Li accusiamo di ignoranza colpevole e/o salariata.

J’accuse: i fascisti, i neonazisti, gli “Amici di Salò”, i comunitaristi, i criptofascisti, gli Eurasiatici, quelli che vogliono superare destra e sinistra, tutti i cialtroni italioti che li ascoltano e tutte le loro diramazioni falsamente antiimperialiste di fare il gioco del Potere, - oggi direi: dei Poteri - per il loro essere fascisti e nazisti, il loro ipocrita definirsi: "anticapitalisti senza essere antifascisti", ma per alcuni tra loro l'accusa è solo di ignoranza, stupidità, vigliaccheria. Per altri, di essere sul libro paga di qualche padrone. Li accusiamo di cercare consapevolmente di confondere le acque vaneggiando: di Grande Europa, di Eurasia, di demoplutocrazia, di “fascismo socialista delle origini”.

J’accuse: i governanti di  quasi tutto il mondo di minacciare il pianeta a causa dello sfruttamento dissennato delle sue risorse. Accusiamo di  genocidio e crimini contro l'umanità i governi che, sviluppatisi in senso capitalistico e imperialista, non esitano a sterminare creature viventi: esseri umani, animali, flora e fauna, allo scopo di accaparrarsi le risorse planetarie.

J’accuse: i paesi che si autodefiniscono civili per lo scandalo della persistenza della tortura, del carcere, delle condanne a morte e dell'ergastolo.

J’accuse: questi stessi stati di genocidio, anche nella misura in cui catastrofi naturali già previste, vengono lasciate abbattere su popolazioni indifese e impreparate per lasciare agire indisturbati i Salvatur Mundi delle varie “Protezioni Civili”, lucrare sulle “ricostruzioni” e sugli aiuti e magari tentare di rifare l'ennesimo lifting a governi in crisi o deviare l'attenzione dei più da ciò che gli stessi governi stannno attuando.

J’accuseil Potere in ogni suo aspetto, generale o particolare, individuale o collettivo. Un Potere che non abbiamo mai rivendicato, che non vogliamo, che non ci interessa neppure allo scopo di sostituirlo con un altro. Un Potere che ci fa veramente schifo e col quale non abbiamo mai spartito neanche un cari e care, figuriamoci una stretta di mano. 
Ce ne sbattiamo quindi di discutere
pacatamente secondo le sue odiose modalità borghesi, civili, fasulle e terrorizzate da tutto. Non ci interessa per nulla la convivenza civile e non ci seduce la democrazia.
Il Potere è Morte ed è maleficio. Dalle relazioni internazionali alle forme delle relazioni interpersonali, tutto oggi è strutturato nel segno del Potere. E tutto va destrutturato. Non importa da quale lato si approcci la questione, perchè ogni aspetto è collegato. Il Potere è narcisistico, replica sè stesso dal macrocosmo fino alla propria fibra più infinitesimale. Il Potere non può cambiare. E' sempre identico a sè,
quando spara per le strade o manda i suoi aerei a bombardare città e villaggi per “motivi umanitari”; quando definisce milioni di persone uccise effetti collaterali. Collaterali a che? Ai propri interessi, petroliferi e nucleari, all'esportazione di sub-poteri, al traffico di armi, all'orrore e all'odore della morte che sono l'essenza del Potere. Il Potere uccide in una quantità di modi, affamando paesi interi, diffondendo virus creati in laboratorio, impedendo le cure mediche, gettando in strada sempre più persone, negando il diritto ad avere una casa, chiudendo le frontiere all'immigrazione, macellando all'interno delle proprie carceri, nei propri manicomi, abbandonando pensionati ed anziani, criminalizzando il dissenso. Il Potere non conosce il Divenire delle cose. Per questo, alla fine scomparirà, come stagione malata nel progredire dei millenni. Ma scomparirà prima il Pianeta Terra, se noi, che viviamo un tempo finito, un segmento breve prima di un tempo eterno, non faremo nulla per combatterlo. Meglio: non faremo tutto per combatterlo.
...non finirebbe qui, ma...
Ponendo il focus sull'Italia:
Riteniamo che: tutti i governi della Repubblica italiana, dal ’46 a oggi, abbiano preso ordini da Washington e li abbiano eseguiti direttamente o attraverso la mafia.
Riteniamo che: il presente governo italiano e l'attale presidente del Consiglio dei ministri, signor Silvio Berlusconi, sia un complice corrotto degli interessi che ruotano intorno agli Stati Uniti d’America. Lo riteniamo prosecutore della politica craxista degli schifosi anni '80, gli anni dell'edonismo reaganiano, dello yuppismo, degli stilisti elevati a rango di opinion leader. Impegnato ad obbedire ai propri padroni inviando truppe in appoggio alle loro guerre imperiali infinite. E, al tempo stesso, in gara con i suoi ministri per demolire ogni restante traccia di solidarietà tra le persone inculcando il virus della paura e giustificando in tal modo il rafforzamento di uno Stato di polizia, in uno stato di massima (in)sicurezza. Il governo Berlusconi ha anche proseguito l'opera di totale sfascio della scuola pubblica e di riduzione della cultura a nozionismo e preparazione tecnica per ipotetici lavori precari. Dal vuoto dei programmi televisivi, all'ipocrisia dei “Musei per tutti”, dal degrado delle discoteche alle occasioni commerciali delle “Notti bianche”. Ci chiediamo se, nella diffusione dell'ignoranza e nel suo successivo sfruttamento, anche attraverso la diffusione di miti consumistici, non possa configurarsi ipotesi di reato.
Riteniamo che: l'insieme di falsi miti, di apparenza senza sostanza, di precarietà dell'esistenza, stia minando seriamente le possibilità di tanti, soprattutto giovani, che si affacciano al mondo avendo davanti una quasi totale assenza di futuro. Ma ciò non basta a motivarli. Tra arrampichini sociali, aspiranti delfini di questo o quello, collezionisti di autografi e aperitivisti senza sosta, solo tra i sottoproletari e i loro figli, tra gli immigrati e gli esuberi, c'è la possibilità di incontrarsi con la vita vera. E infatti, oggi, se ualcosa di nuovo nasce, nasce proprio all'interno delle favelas, da quel “lumpen proletariat” tanto sottovalutato da certi sacri testi che sempre più emergerà alla ribalta del mondo.
Riteniamo che: i precedenti governi, anche quelli che si autodefiniscono “di sinistra” abbiano operato in modo non dissimile dall'attuale, inviando bombardieri sulla Serbia, dando inizio allo sfascio della scuola pubblica, alle privatizzazioni di servizi sociali essenziali, manipolando l’opinione pubblica, promettendo il falso, etc. etc. etc.
Riteniamo che: la “sinistra” parlamentare italiana abbia sempre frenato le lotte del popolo che pretende di rappresentare. Riteniamo la sedicente “opposizione” parlamentare italiana un’accozzaglia informe di traditori, individui e gruppi motivati da interessi economici e di potere.
Riteniamo che: la sinistra extraparlamentare abbia urgente necessità di rivedere i propri spunti teorici e di compattarsi, invece di insistere a perseguire la scissione dell'atomo. Ma questo, dal "suo" punto di vista. Per noi, deve scomparire e basta, insieme ad ogni tipo di stato.

...anche in questo caso, non finirebbe qui, ma ce n'è abbastanza.

Quanto scritto non significa in alcun modo abbandonare la distinzione destra-sinistra. A prescindere dall'origine di tale dicotomia, essa ha un senso. Non è che, poichè esistono i “pittori a sguazzo”, Caravaggio o Rembrandt non siano più pittori. Non è che, dal momento che esistono le “Rivoluzioni colorate”, quella Cubana non sia stata una Rivoluzione. E' talmente evidente che gli esempi non possono che essere banali. A Cuba le cose non sono andate bene, lo sappiamo. Nella “sinistra” però si riconosce un'umanità in lotta e in cammino. Giocherellare con le parole è tipico di chi non ha di meglio da fare. E, sicuramente, non è il nostro caso.

Et voilà. Anche il 2010 è cominciato.

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Vediamo ora cosa si sta muovendo nel mondo, dalla nostra parte.
Torniamo cioè al nostro punto di osservazione, molto più utile per comprendere gli eventi attuali e molto più proficuo per non scoraggiarsi. Infatti, se da un lato il Potere agisce morte e distruzioni per rimanere a galla, va detto che lo fa essenzialnente perchè minacciato dalle incalzanti lotte dei popoli. Che sono lotte di classe.
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STURM   UND   'NDRANGHETA

(CACCIA AL NERO IN CALABRIA)

NEL SUD ITALIA

A: DOVE LO STATO C’E’

Presi a fucilate, migranti schiavi di Rosarno (provincia di Reggio Calabria), in massima parte africani, si ribellano e distruggono con rabbia tutto ciò che gli capita a tiro. Decine e decine di feriti negli scontri con i cittadini di Rosarno, riuniti in comitati che chiedono l'espulsione immediata dei migranti.

di Michele Sferra & compagni

LOTTA DI CLASSE, FASCISTIZZAZIONE E RISPETTIVI SOGGETTI

Rosarno, paese di 15.000 abitanti nella piana di Gioia Tauro. Ci abitano e ci lavorano, in prevalenza come braccianti agricoli, 5.000 immigrati. “Merce” a basso costo; arriva da paesi lontani, principalmente dall’Africa. Se si guarda ai fatti di questi giorni attraverso l'occhio deforme delle televisioni, non si comprende nulla. I Tg presentano, in sequenza, la sacrosanta ribellione di persone schiave, che reagiscono a umiliazioni infinite, delle quali i ferimenti a colpi di fucile ad aria compressa sono l’ultima della serie; poi, con malcelata soddisfazione, passano a riferire della condanna a sedici anni - accolte in pieno le richieste del P.M.- di quattro cittadini rumeni per stupro e violenze commesse nel 2008  (sì, perchè gli italiani sono Santi...); poi ancora si dilungano sulla “Tolleranza zero” per i clandestini promessa dall’Amministratore dell’Inferno Roberto Maroni (“C' è stato troppo lassismo…”). A Maroni non basta mai. Non gli basta che, anche con la complicità del governo italiano, interi paesi siano stati condannati alla fame ed eletti a riserva di forza lavoro a costi stralciati, oltre che a contenitori di immondizia nucleare. Non gli basta che persone nate in questi paesi siano costrette ad allontanarsene per la fame, per le guerre, per le carestie indotte, inseguendo una speranza illusoria e a carissimo prezzo su rotte di mari che spesso scaricheranno solo un decimo tra coloro che sono partiti. E gli altri ai pesci. Da squali ad altri squali; un ritorno bruciato e un arrivo disperato. Non gli basta neanche che quelli che riescono a defilarsi dai campi di respingimento - soprattutto perchè assoldati da capitalisti agrari o industriali - vengano resi schiavi, costretti a 24 ore al giorno di lavori massacranti e senza tutela, per l'obolo di un salario irrisorio, ammassati dentro baraccopoli che nemmeno a Calcutta le immagino così squallide; anche perchè qui manca spesso la grazia di una donna o di un bambino; quelli sono rimasti indietro, aspettando un improbabile ricongiungimento. L’Amministratore dell’Inferno, bava alla bocca, invia a Rosarno una task force, col compito principale di “stanare” i clandestini. Lo scaricabarile Bersani – accusando di scaricabarilismo il compare leghista –, dice soltanto: “Sì, ma la Bossi-Fini non l’abbiamo mica fatta noi”. Solito gioco: “quello che funziona (cosa?) lo abbiamo realizzato noi, il resto voi”. Finchè qualcuno gli darà credito, andranno avanti così. Intanto, quello stesso Bersani, veramente il peggiore di tutti, promuove la candidatura della “fuoriclasse” Bonino per il Lazio. Emma Bonino. “Pacifista” e amerikana tanto quanto lo fu Oriana Fallaci. Un'ipocrita che - solo per dirne alcune - appoggiò il bombardameto del Kossovo; si schierò col Dalai Lama; inneggiò alla distruzione dell'Iraq; l'anno scorso - incredibile, da lei! - si sgolava in piazza contro la visita in Italia di Gheddafi. E chi ha più scarpe, gliele tiri. Grazie.

http://www.youtube.com/watch?v=Evmv82KLbfM

Anche la nota trasmessa dalla Federazione della Sinistra di Reggio Calabria è ingannevole. Sostenere che la rivolta dei migranti di Rosarno sia contro la violenza della 'ndrangheta, responsabile unica del clima di razzismo strisciante, di situazioni terrificanti e di sfruttamento - usando la parola 'ndrangheta un numero esagerato di volte in un dispaccio breve - è cercare di convincere elettori-deficienti dell'esistenza autonoma del bau-bau. Ricordare che la Calabria non sia terra di razzismo ed intolleranza, essendo l'accoglienza costitutiva della storia e dell'identità calabresi etc. etc., è inutile se si attribuisce ogni colpa a una 'ndrangheta che agisce fuori dallo Stato, come organizzazione separata, costringendo i migranti a vita e lavori in condizioni sub umane, ad essere uccisi, umiliati, a subire attacchi fisici, lanci di sassi, percosse, bastonate; a rischiare la vita travolti da un’auto, o dalla ruspa di un “civile” abitante di Rosarno. 
L'ndrangheta non è qualcosa di estraneo allo stato italiano, ne è parte integrante. La criminalità organizzata, in Italia, prende il nome di: “stato”. Non riconoscerlo significa tentare - ancora una volta - di enucleare un'organizzazione a delinquere, per quanto estesissima e con ramificazioni internazionali, di “cattivoni” a fronte di uno Stato buono che, al Sud, se ci fosse, risolverebbe tutto. Il punto è che c'è (purtroppo). La 'ndrangheta, così come la mafia, è del tutto interna agli apparati del potere statale, è una delle forme in cui lo stato opera, attraverso cioè un bilaterale prendere-dare ordini. Poi: carceri d'oro o tazzulille 'e cafe' secondo casi e momenti e sempre apparecchiati da dipendenti statali, quelli che eseguono ordini all'interno delle prigioni. 
Che stato e mafia coincidano lo avevano capito già in molti. Cito solo due nomi. Mauro de Mauro, ambiguo giornalista passato dalla X Mas all'“Ora di Palermo” - edizione della sera - il cui corpo non fu mai ritrovato essendo stato sciolto nell'acido a seguito delle sue indagini sull'assassinio di stato di Enrico Mattei (Bescapè, 1962, fatto esplodere in volo con il suo aereo). De Mauro capì troppo tardi i propri errori, compreso quello di aver dato alla propria figlia il nome di Junia, in onore del suo migliore amico, Junio Valerio Borghese (il principe nero che, due mesi dopo la sparizione del giornalista, tentò, nel dicembre 1970,  il fallito golpe “Dell'Immacolata”), e - forse, se non fu solo per vanagloria - cercò un riscatto nelle battaglie contro la mafia. Ma troppo tardi. Aveva già dichiarato ai quattro venti di essere a conoscenza di cose che avrebbero fatto saltare in aria lo stato italiano. Peppino Impastato, un compagno veramente eroico, disintegrato con un carico considerevole di tritolo agganciato stretto all'addome e adagiato lungo i binari della ferrovia. Accadeva a Cinisi, provincia di Palermo, il 9 maggio 1978. Peppino, figlio di un mafioso, aveva solo 30 anni; aveva dedicato la vita a denunciare l'equivalenza tra mafia e stato.
Oggi, anno 2010, queste cose sono note. Non c'è n'è una, tra le persone che incontro, anche in strada, che alla parola “stato” non associ immediatamente la parola “mafia”, quasi prima di “tasse” e “mangia-mangia”. Le condizioni alle quali sono costretti gli immigrati dipendono dalla volontà e dagli interessi di uno Stato formato da fiduciari mafiosi. In Puglia, quando scoppiò lo scandalo dei pomodori raccolti da migranti irregolari, costretti a vivere stipati dentro masserie fatiscenti (eufemismo), l'azienda che controllava i campi risultò in regola e i pomodori potevano passare così dalla Cirio e arrivare alla Coop senza incontrare intoppi. In Calabria, i nuovi schiavi arricchiscono le grandi industrie conserviere e quelle dell'agrobusiness formato locale. Ripeto il concetto: non è l'assenza dello stato, la causa della diffusione della malavita organizzata: è la sua presenza. Lo stato non ha mai abbandonato il Sud, restandosene lontano e lasciando libera la popolazione di autoorganizzarsi come meglio credeva. Non ha concesso agli abitanti del meridione l'unica possibilità di risolvere i propri problemi affidandosi alla mafia e a un’ndrangheta che lo supplisca. Le organizzazioni della malavita non operano attraverso un governo parallelo dove lo stato è assente. Operano dove lo Stato (e un certo stato di cose) c'è. E' un cambio di paradigma che, dalla percezione istintiva, popolare, sarebbe bene che divenisse chiave di lettura del funzionamento del governo italiano. Se ciò non avviene, si continuerà a chiedere maggiori controlli statali e quindi più polizia, più esercito, più pattugliamenti. Insomma: più stato. Il Capo della polizia Manganelli - nome onomatopeico, da fumetto dell’orrore- ha già disposto l’invio a Rosarno di un consistente contingente di forze di polizia. Si rinforzeranno i problemi e saranno giustificate la nuova militarizzazione e le nuove leggi sempre più xenofobe. 
E' un aspetto non secondario del nuovo fascismo, che non ha bisogno di marce su Roma, ma di creare una situazione di marcescenza delle coscienze, di precarietà, di insicurezza e paura che promuova il razzismo e metta uno contro l'altro gli sfruttati della società. Questo è il disegno principale dietro il tiro al bersaglio di Rosarno. Non il narcotraffico, il traffico d'armi, le riscossioni del “pizzo”, che pure sono attività privilegiate di uno stato mafioso. A Rosarno, si è voluto colpire proprio gli immigrati. I comitati cittadini che attaccano i migranti facendo decine di feriti, sono composti da persone che non l’assenza di Stato, ma la propaganda, l’imposizione statal-mafiosa delle regole e la precarietà dell’esistenza piccolo borghese ha volutamente aizzato; e non da oggi. Ma non è una guerra tra poveri: si tratta di uno stato mafioso che distribuisce i compiti. Non sono forse li’da anni, i nuovi schiavi? Non erano al corrente di nulla i poliziotti e i carabinieri che fingono ipocritamente di interrogarsi sulle motivazioni di una reazione tanto violenta e “imprevista” da parte dei migranti e dei cittadini di Rosarno?.
Le parole della Federazione della Sinistra di Reggio Calabria riecheggiano il vecchio PCI, i vari Ulivi, DS, PD, pacifisti, i “Napolitani” etc.: “Chiediamo ai migranti di evitare le proteste violente di qualunque genere e di contestare in maniera democratica e pacifica...chiediamo ai residenti di evitare qualunque forma di vendetta camuffata o di provocazione...nostro auspicio e impegno...è che cessi ogni forma di violenza, e torni un minimo di  serenità per i migranti e i cittadini della zona”.
Che cessi. Si'. 
Mentre i creativi de “Lo Stato deve tornare ad intervenire” alimentano razzismo ed esasperazione sociale creando un crescente rifiuto dei migranti da parte della popolazione locale per far passare il loro schifoso pacchetto di misure che non impedirà affatto la clandestinità (al contrario: la “Tolleranza Zero” di Maroni per i clandestini si tradurrà in irregolari sempre più ricattabili), i migranti continueranno a lavorare schiavi per salari miserabili, senza contratto o tutela. Abitando ghetti ricavati all'interno di fabbriche dismesse e baracche di cartone, peregrinando per il Sud (ma anche per il Nord) d'Italia inseguendo i ritmi dell'agricoltura. Inseguendo il pane. Piccoli borghesi spaventati - sempre a un passo dallo sprofondare di nuovo nell'abisso dell'antica povertà - invocheranno sempre più polizia. E potranno continuare a prendere a fucilate gli “stranieri”, dal momento che non viene riconosciuto ai migranti neppure il sacrosanto diritto di ribellarsi (col benepalcito del PD: “Bravi, suvvia... state buoni, non create casino...”).

(Castelvolturno, settembre 2008, immagini da http://www.infoaut.org)

Troppo buoni e infinitamente tolleranti, i migranti. Quando si ribellano, è per chiedere condizioni di vita umane e sempre a seguito di aggressioni. A Villa Literno, nel 1989. A Castelvolturno, dopo che la sera del 18 settembre 2008, in coincidenza con l’apparizione della tintura di iodio sull’altare di San Gennaro, la camorra di stato allagò del sangue vero e innocente di sei giovanissimi africani - poco più di trent'anni, il più “anziano” - la sartoria Ob Ob exotic fashions”, a Varcaturo. Su africani del Togo, del Ghana e della Liberia, in meno di trenta secondi, fu scaricato un impressionante volume di fuoco, esploso da almeno 7 armi di modello e calibro differenti, mitragliatrici, semiautomatiche, kalashnikov... Sempre a Rosarno, dopo che, il 12 dicembre 2008, un ennesimo raid portò al ferimento di due ivoriani. Centinaia di africani innalzarono barricate e fronteggiarono la polizia bloccando le strade, fino ad un grande corteo davanti al municipio.
Io ricorderei, della Calabria, la tradizione di lotte e quella dei banditi, che rifiutarono l’unità d’Italia perchè sapevano che sarebbe stata solo la sostituzione di un potere con un altro. Da un regno a un altro. Da un latifondista a un altro. Oggi ci si inalbera perchè qualcuno vuole intitolare una piazza a Bettino Craxi, e certo è curioso che si pensi a dedicare qualcosa ad un ladrone mafioso come tanti altri. Del resto, non ci si chiede neanche perchè, in quasi tutte le città d'Italia, ci sia una “Via Nino Bixio”, fuori che a Bronte. Se ricordassero la loro storia, i calabresi  rivedrebbero i volti magri dei propri genitori sulla Freccia del sud e sugli altri treni che li portavano in Piemonte, in Lombardia, in quel nord che li ha sfruttati tutta la vita e oggi li accusa del degrado dell’Italia. Proprio come accusa i migranti. Non torcerebbero l'accusa sui nuovi schiavi arrivati d’oltremare senza neppure la valigia di cartone, senza niente altro che due braccia da lavoro. Non alzerebbero barricate sulla statale 18, nè presidierebbero, con spranghe, bastoni e taniche di benzina, la loro schifosa vita da piccolissimi borghesi. Non prenderebbero a fucilate gli africani, non insegnerebbero ai propri figli la caccia al nero e le relative tecniche di linciaggio. Non li attaccherebbero per la strada, sparando loro dalle vetture o impallinandoli con fucili ad aria compressa. Si ricorderebbero da dove originano mafia, ‘ndrangetra e  camorra. E che sono i migranti quelli che si oppongono a questo stato rischiando in prima persona. Le alleanze di classe sono possibili solo tra coloro che non hanno niente da perdere. Ci si arriverà. Presto.

(Rosarno, gennaio 2010)

E adesso? A migliaia sono stati trasferiti, a volte su loro richiesta, nei centri di accoglienza di Crotone o di Bari. Ma molti, soprattutto tra quelli che sanno che verranno espulsi, già vanno via, a spargersi per la terra. Qualcuno finirà nuovamente bracciante schiavo, altri chissà. I mandarini calabresi marciranno sugli alberi, nessuno li raccoglierà. Noi raccogliamo il messaggio dei migranti ribelli e coraggiosissimi. Contro il razzismo, contro un governo-‘ndrangheta, per una vita degna. 
Hanno a lungo sopportato. Morti, feriti, minacce, insulti e cacce, incendi delle proprie abitazioni di (s)fortuna, rabbiosi cittadini che li vogliono subito via e seguono da vicino le operazioni di trasferimento. In Italia, gli stagionali sono centinaia di migliaia, in prevalenza “extracomunitari” non “regolari”. La loro rabbia è autentica, più che giustificata. Un centinaio di lavoratori agricoli schiavi incendia auto, svuota cassonetti e invade la statale che traversa Rosarno? Dà alle fiamme tutto ciò che incontra? Appoggiamo questa rivolta. Loro, i migranti, ancora non lo sanno, ma è lotta di classe. Così si vince. Si sono precipitati a Rosarno tutti i dirigenti dei commissariati di PS e quelli delle compagnie di carabinieri della Piana di Gioia Tauro, ma poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa non hanno potuto fare nulla per contrastarli.
I migranti dirigono la corsa. Come quando, alla manifestazione di Milano contro l’omicidio di Abba (settembre 2008), il ragazzo di diciannove anni originario del Burkina Faso assassinato per un biscotto, stabilirono loro i percorsi arrivando esattamente li’ dove volevano arrivare. Travolgendo guardie semiparalizzate, incredule. Saltando su automobili e cassonetti. Costringendo ad avere il fiato in gola, per essere con loro, i compagni che riuscirono a stare al loro passo. 

(Milano, settembre 2008,  immagine da infoaut.org )

Proletari contro il Potere: i soggetti. O con loro o contro. Noi siamo totalmente dalla loro parte.

Nessuno vi può dare la libertà. Nessuno potrà darvi uguaglianza o giustizia. Prendetevela.

Malcom X

Pier Paolo Pasolini, anche lui assassinato dalla mafia di stato, dedicò a Jean-Paul Sartre questa “Profezia”:

http://www.youtube.com/watch?v=NdFBzmuzckM

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La Rivoluzione è una cosa seria, per questo si fa con rabbia, ma anche con allegria!
Respiriamo un attimo.
Correva l'anno...
http://www.youtube.com/watch?v=VUksKybE0xc&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=lr7J5Wf28sw
http://www.youtube.com/watch?v=qxghrG8lpg0&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=dxyZd6kHMgU&feature=related

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PICCOLA NOTA TECNICA- abbiamo cambiato indirizzo e-mail, causa continue intercettazioni. Non abbiamo però abbandonato quello precedente. Potete quindi continuare a scriverci a: osteriacalcutta@libero.it. Riceverete la risposta dal nuovo server.

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(immagine da: http://www.uai.com.br/htmls)

I Fratelli della Costa

Riceviamo e pubblichiamo:
(...) Una domanda aperta: si possono provocare i terremoti? La scienza ufficiale (per quel che vale) esclude che si possano prevedere. Ma la scienza ufficiale è rimasta al 2+2 = 4, che, in ultima sintesi, significa che, prima di Galileo, la terra era piatta e, camminando camminando, finivi  a cadere giù. Giù dove? Da qualche parte. O che, prima che a Newton cadesse in testa la famosa mela, uomini, donne, animali e cose dovevano essere assicurati con i piombi alle caviglie o comunque alla base, per non volare via come la fata turchina. 
Ad ogni modo, le calamità naturali esistono. Lo so per vita vissuta. E non solo. Anche Bertolaso, ad esempio, è, in qualche modo una calamità “naturale”. L'estate scorsa vi mandai i titoli dei paragrafi di un libello che ho scritto su di lui (“Miti, tsunami e agenti virali tramissibili”). Un po' meno “naturale” è che io non riesca a trovare un editore che me lo pubblichi. Sono nell'ambiente, per ragioni di lavoro; tutti i lettori lo accettano e molti lo apprezzano, poi viene rifiutato dalle case editrici con motivazioni risibili. Ma non voglio andare fuori tema. Se è vero che le calamità naturali esistono, è ugualmente vero che possono essere provocate? Su questo la scienza non dice nulla, perchè non è cosa “provabile”. Si ritorna al discorso sul “prima di Newton” e alla terra piatta peggio della padana. La scienza diventa fantascienza e accusa di fantascienza e fantapolitica tutte le idee che non possono essere sottoposte a verifica.
La sindrone cinese” non era un gran film, ma mi impressionò perchè poneva un problema non da poco. Cioè: può un'esplosione atomica verificatasi in una data parte del mondo, avere ripercussioni dalla parte opposta, o comunque lontanissimo? Non intendo impelagarmi nelle discussioni sui moti rivoluzionari della tettonica a zolle, anche perchè di rivoluzionario hanno veramente ben poco, trattandosi di eventi tellurici che generalmente finiscono a colpire nel modo più feroce le zone più povere e disastrate del pianeta. E qui ci sono sia il punto, sia il punto di domanda. Volendo vedere la faccenda in ottica religiosa, si dovrebbe convenire che esista un Diavolo molto più potente di Dio, perchè è riuscito e continua a rovinargli la sua Creazione, accanendosi su quelli che Dio ama di più. La Chiesa, pricipalmente quella cristiana, si toglie da questo genere di impicci adducendo la solita storia del libero arbitrio. In pratica: se esiste Dio, esiste anche il suo contrario e, se gli uomini scelgono il Diavolo, cazzi loro. Un pò Ponzio Pilato, questo Dio, non trovate? Tutto si riduce a una lotta tra Superpotenze e relativa scelta degli alleati. Io non la penso così e affronto la questione da un altro punto di vista. 
Mi chiedo: che cosa hanno mai potuto scegliere i poverissimi abitanti di Haiti? Va da sè che un'isola scoperta da un colombo viaggiatore che la traversata avrebbe potuto risparmiarla a noi, agli indiani d'America, e a tutto il mondo arabo - tanto per dire - e chiamata da subito “Hispaniola”, ha un destino scritto nel proprio nome (Haiti è la porzione più occidentale di quest'isola). Colonizzatori spagnoli, francesi, tratta degli schiavi, un'indipendenza complicata dallo sfruttamento da parte di tutte le potenze coloniali, l'occupazione Usa, dal 1915 al 1934, ma in realtà il loro controllo, anche militare, per tutto il periodo di Papa e Baby Doc, tra i più spietati dittatori che la storia ricordi, e anche oggi. Un'unica possibilità di sceltafuggire o ribellarsi. Trasformarsi, da schiavi, in Fratelli della Costa, unendosi ai bucanieri e ai pirati. In passato, la seconda opzione fu preferita da molti haitiani. Oggi, cercano di emigrare.
Haiti è un luogo che esemplifica tutta la violenza di cui il Potere è capace. Assassinii, torture, invasioni, regimi imposti “da fuori”, spodestati “da fuori”, attraverso colpi di stato aperti o mascherati da ribellioni della solita “società civile” sponsorizzata da Washington, false missioni umanitarie, militari che vanno e vengono, corruzione, sfruttamento di risorse e privatizzazioni sorvegliate dai caschi blu dell'Onu. Fame. Rivolte continue e calamità dette “naturali” frequenti. Narcotraffico a beneficio dei soliti predatori, traffico d'organi.
Certo, un posizionamento “umanitario” fatto da soldataglia yankee da sbarco e da commercialisti della ricostruzione e dei traffici peggiori  - stanno affrettandosi tutti...ci andrà pure l'italico Salvator Mundi? -, proprio a due passi da Cuba, se non fosse accidentale, si sarebbe potuto pensare di organizzarlo. Ma come? Sembra che sia impossibile. E però: abitiamo un pianeta che è come un campo seminato a mine nucleari, basta mettere un piede in qualche posto sbagliato e ciao, ciao. Oppure è il posto sbagliato che, accidentalmente o no, fa saltare per aria centinaia di migliaia di persone. C'è sovrappolazione, nel mondo; troppi esuberi. 
E  - chi puo dire di no? - potrebbero tornare Fratelli della Costa, ad Haiti.  
Non sempre si scrive per ottenere risposta. Mi basta che pubblichiate queste riflessioni, e sempre se lo riterrete opportuno. La domanda è quella dell'inizio: si possono provocare catastrofi “naturali”? Dopo esplosioni atomiche si possono verificare piccole repliche nelle vicinanze...
Abbracci, sempre solidali.
Natalia Manfredi



In riferimento alla e-mail pubblicata sopra. (di Michele Sferra)
La pubblicazione del testo di Natalia Manfredi ha provocato differenti reazioni. Tra queste, due, decisamente negative e sostanzialmente simili da parte di un amico molto caro a qualcuno qui, e di una compagna di Bologna. Un po' ce le aspettavamo e comunque: bene. Se fossimo sempre tutti d’accordo, non ci sarebbe scambio. Approfittiamo quindi della divergenza di idee per dire alcune cose. Per quanto riguarda la redazione, avevamo deciso di non commentare affatto, almeno per ora, la tragedia di Haiti. Per due ordini di ragioni:
a) perchè davanti alla morte e a cose che ti fanno male profondamente, c’è sempre bisogno di un momento di silenzio. Per me che sto scrivendo questa nota, è indispensabile.
b) perchè sarebbe stato troppo facile ricordare la storia di Haiti e magari - per noi - cogliere l'occasione per rammentare anche la squallida amicizia di Madre Teresa con il sanguinario Duvalier (sappiano bene come la Nobel per la Pace corresse in immediato soccorso a tutte le peggiori dittature, coprendo infamie di stato). Avevamo anche una foto inviataci da un compagno che la mostra, nel 1981, ad Haiti, a fianco di Jean-Claude Duvalier, prima di ricevere da lui l'assegnazione della Legion d'Honneur ed esiste un video su you tube che dà conto anche di questa amicizia
http://www.youtube.com/watch?v=ndyIlCKTYAM). Dell’aguzzina della carità non abbiamo letto da nessuna parte, forse qualcuno ne avrà parlato, ma a noi non risulta. Della storia di Haiti, dei Tonton Macoutes (gli “Uomini Spettro”), i primi squadroni della morte di tutta l'America Latina, hanno parlato tutti. Come degli spiriti e delle sceneggiate dei Papa e Baby doc. Facile, facilissimo. E, al momento, a nostro avviso, poco utile.
Poi, arriva la e-mail di Natalia. Dà alcune informazioni, ma soprattutto fa una serie di considerazioni che rimandano a grandi temi: paurafallacità della scienzafede, possibilità che, dalle macerie di un mondo, ne nasca un altro. Personalmente, non ritengo tanto importante stabilire se le catastrofi possano essere provocate o meno, quanto affrontare questi nodi.
Hanno vaccinato tutti ad uno stesso schema, martellante, ossessivo, ripetuto quotidianamente: un disastro (a Gaza, in Afghanistan, in Somalia, a Rosarno, naturale o provocato, è lo stesso); annuncio del disastro; denunce su come è stato raccontato il disastro; altro disastro il giorno dopo o quasi; annuncio del nuovo disastro; denunce su come e’ stato raccontato etc. etc. etc. Peggio di una mitragliatrice a ripetizione perchè le cartucce non si esauriscono mai. E' una frenesia di disastri che impedisce di approfondirne uno, anzi, spinge a dimenticare quello precedente per occuparsi di quello presente, etc. etc. etc. Contemporaneanente, si verificano molteplici sciagure in tante parti del mondo e vengono commessi e commissionati orrori a valanga. Accade anche qui, ma se ne parla solo quando un evento macroscopico balza in evidenza (in alcuni casi, quando si vuole che l'attenzione venga concentrata su x, per evitare che qualcuno si accorga di quanto sta avvenendo in y).
Forse, di Haiti, interessava a qualcuno prima di ieri (a parte chi ci opera da tempo come volontario)? Forse le condizioni di quel popolo erano liete? In Africa non si sta forse morendo per fame, anche in questo preciso istante? Nuovi bambini soldato - una delle cose che mi feriscono di più - non vengono reclutati in diverse zone del mondo, anche in questo preciso istante? Qualcuno non sta subendo torture di carcerieri che lo porteranno a morte, proprio mentre io sono qui, al computer? A Termini Imerese, è stato tutto risolto? Sono soltanto esempi, e di grandezza differente, tra gli infiniti possibili, eppure esiste una forma di assuefazione indotta a qualunque cosa, che sgomenta. Se, posto di fronte a tutto ciò, qualcuno diventa magari un po’ “paranoico”, non mi sembra strano. E, immaginarsi un ritorno della Fraternità della Costa, è sempre qualche cosa di meglio della fraternità delle cosche del potere, quella sì, davvero pericolosissima.
Sulla base di queste considerazioni abbiamo deciso di pubblicare la e-mail “incriminata” e non ci sembra una scelta sbagliata. Ringraziamo invece Natalia per avercela inviata. Creare una piccola “discrepanza” in un concerto di approvazioni continue, spinge a discussioni e confronti. Tutta salute. Smuove le acque. 
Michele
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Dies irae


(immagine da http://www.cbc.ca/news/background/haiti )

Cosa possiamo dire? Soprattutto: cosa possiamo fare? Rispondiamo a tutti coloro che ci hanno scritto, con queste poche righe. E' ovvio che non facciamo distinzioni tra vittime di stati fascisti e delle loro istituzioni e vittime di una “catastrofe naturale che sarà pure naturale, chissà...”. Se volete partire, fatelo, ma in fretta. C'è ancora qualche possibilità d'ingresso da Santo Domingo, poi non sarà più possibile. Poi gli Usa, esperti anche a casa loro nel criminalizzare la povertà (e considerando “casa loro” ogni luogo del mondo che valutino interessante per risorse e/o posizionamento), chiuderanno tutto e si avventeranno come avvoltoi su ciò che resta di Haiti. Non solo non vi consigliamo alcuna associazione - e men che meno la Protezione Civile, che, tanto, non vi prenderebbe proprio - , partite soli, o con chi vi pare, chi lo può, ma evitate con cura i “professionisti del volontariato”. Giocatevi la possibilità di vedere il mondo da un'angolatura differente. Licenziatevi, se lavorate. E non preoccupatevi di cosa potrete fare. Sarete d'aiuto comunque, c'è tutto da ricostruire e qualunque cosa andrà bene. Noi non possiamo partire. Ciascuno di noi: o è già impegnato in qualche contesto dove altre persone, vittime, non possono essere abbandonate; o non ha ottenuto il rilascio del passaporto; o  è ammalato seriamente; o accudisce qualcuno che lo è.  

Tra le immani tragedie che ci circondano, un sorrisetto amaro, parlando di Emma Bonino: “...quando uno cammina come un papero, nuota come un papero, fa quà quà quà come un papero, è un papero.”

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ULTIM'ORA - DACCI OGGI IL NOSTRO FALSO ATTENTATO QUOTIDIANO, ovvero:
E' più facile che un falso attentatore entri negli aereoporti di New York, che la gente s'
accorga che era una bufala.
Che
l'americano medio non sia proprio un'aquila, lo sapevamo già, ma qui si supera il ridicolo. 17 gennaio 2010 - L'ANSA comunica al mondo che una persona non autorizzata è penetrata nell'area sterile dell'aereoporto JFK, di New York. Terminal 8 chiuso per tre ore. Aree d'imbarco evacuate e nuovi controlli.
Ulteriore falla nella sicurezza? No: ulteriore palla stellare.

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MY WORKS - “My Worlds are chainging so am I... I am sending this album to a person once who inspired me a lot! I use to tell her story to my friends till date. Thank you Marina.Sankha

(“Sankha Cry, Sankha Banarjee)

Dear Marina, 
Thank you. I completely agree with your words: forcing the creativity between an I like and I don't like .... Ha!Ha! Even I prefer the hand written letter still today! I am not a regular net browser. I leave an extremely lonly life in Delhi! You know in India people are chainging because of Globalisation. It seems to me all people are running to become an American or tring to make India a fake America. I feel alienation here (...Marx's theory of alienation). But I am in fb for some of my old school and college friends whom I found here only, otherwise I don't like fb! This is an irony to me! The cover of the book is excellent! It is a true ballenced surface that you have created. And also the use of puzzle pieces is very interesting and symbolic also. A calculative brain with lots of possibilities. Some says, Truth is stranger than Fiction, but it is because Fiction is obliged to stick to possibilities; Truth isn't. And that light is obviously not a poor thing as you told! The nature of doing humble things silently has lots of power. I can imagine you were stiching the jewels one by one silently. This Work is God. It always inspired me. Please continue doing these. It tells the story of your 'present silent time'.  Take care. Keep smiling. Sankha.

Ricevo questa lettera in un momento difficile. Un mio amico, un artista bengalese che conosco bene e che fu nostro ottimo collaboratore ai tempi in cui vivevo in uno slum di Calcutta mi dedica una sua collezione. C'è stata una mia risposta (che ometto), uno scambio di opinioni riguardanti fb, soprattutto si è parlato dell'alienazione in cui si vive oggi anche in una grande città indiana (Sankha è a Delhi, da alcuni anni) e di come l'India si stia modificando, a passi velocissimi. Delle possibilità della realtà e della finzione.
Tutto ciò contiene spunti che mi sembra interessante condividere.
Non ho alcuna intenzione di parlare dell’alienazione secondo Marx. Dò per scontato che chiunque capiti su questo web comprenda o sappia già per esperienza diretta che, quando il valore di una persona viene misurato in “erg”, potersi concepire “esseri umani” non sia cosa tanto immediata. Tutto concorre a mettere in crisi l’unica appartenenza che abbia un senso. In primo luogo il lavoro, che andrebbe rifiutato in ogni sua forma: fisso, part time, flessibile, precario o falsamente autonomo. Il lavoro fa male. Fa malissimo e sotto ogni punto di vista. Quest'etica del lavoro, della fatica, del sudore della fronte, è stata costruita per ingannare, per produrre e riprodurre schiavi salariati. Si dovrebbe lavorare infinitamente meno e sarebbe possibile, in un mondo organizzato diversamente. Qui, tutta la vita viene programmata attraverso il lavoro. In genere, nasci o ritardi a nascere solo quando il lavoro lo permette (perchè ci sono abbastanza soldi per ammettere una persona in più a tavola, perchè la carriera è avviata, etc.). Hai la possibilità di studiare se uno dei tuoi genitori lavora (di solito, tutti e due). Puoi laurearti o diplomarti se “in casa” si lavora a sufficienza e tuo padre non è operaio a Termini Imerese. Puoi avere una casa tua se il lavoro (principalmente dei genitori) te lo permette. Puoi trovare un lavoro se il lavoro dei tuoi familiari ha permesso loro di inserirti da qualche parte o se ti abbassi all'obbedienza a regole imposte da un lavoro di merda con annessi valoriali. Poi, riperpetui il ciclo fno alla pensione o a una morte sul lavoro, di lavoro malsano, o per disoccupazione, da cui miseria, fame, strada, malattie che non hai possibilità di curare.
E, all'ultimo, ti chiedi: “...ha avuto un senso?”.
Purtroppo, la risposta è “no”. Fortunati coloro che non fanno in tempo a rispondersi. 

“Work is God”, come dice Sankha, solo se è completamente libero. E per lui lo è perché è un artista. Ma questo capita molto raramente ed è legato a privilegi e/o a talenti autentici innati.
Artista significa, nell’accezione base: colui che sa fare. 
Ma “fare” che?  Tutto.
L'Arte può fare tutto. La scienza non ha mai risolto nulla. “Scienza est coscientia”, scrivevamo su certi sacrosanti muri in certi benedetti anni. “Knowledge is much less important than imagination”, scrive un testimonial d’eccezione: Einstein, anche violinista.
Ma…perchè?. Qui sta il punto. La scienza com'è non può fare previsioni e si limita giocare col Lego, o a un Risiko insanguinato. Le grandi catastrofi non sono prevedibili. Neppure i grandi cambiamenti di epoca. Si va di paradigma in paradigma, ma il salto dall’uno all’altro non avviene per il fatto che il nuovo paradigma sia più vero del precedente, ma a seguito della fiducia che si è guadagnata negli ambienti scientifici! Una conventicola di impostori. La verità scientifica somiglia a quella giuridica, non è la verità in senso proprio, solo quella che meglio si riesce a far credere. Gli scienziati danno così a bere un sacco di schifezze. Distruggono per ricostruire. Forniscono cause delle malattie e cure mediche per curarle che provocano altre malattie. Lo scandalo della Novartis e della mai esistita influenza suina non sono che un esempio recente. Fabbricano armamenti per poter fare guerre che produrranno necessità di fabbricare altri armamenti. Costruiscono palazzi che crolleranno e catastrofi ambientali per soddisfare un enorme circuito di operatori del settore. Pianificano dighe dove c’è una popolazione da sterminare e danno di sè stessi una falsa immagine e false informazioni, facendo conoscere solo quello che vogliono che sia conosciuto. Es. quando mia figlia restò delusa per non poter mangiare le fragoline che avevamo innaffiato con amore sul terrazzo di casa per tutto un anno e un incredibile numero di persone furono contaminate a Chernobyl, il 26 aprile 1986, ci fu una signora che si gettò dal balcone credendo che fosse giunta l’ora della catastrofe nucleare.  Se avessimo saputo allora che, in Francia, si era verificato lo stesso incidente, la signora si sarebbe salvata e io e mia figlia avremmo gustato fragoline rosse. I circa 6 000 000 decessi su scala mondiale nel corso di 70 anni, contando tutti i tipi di tumori riconducibili al disastro di Chernobyl - secondo le stime di Green Peace - ci sarebbero stati lo stesso, però.
C’è un ulteriore tipo di alienazione: quello dalla realtà delle cose e infatti vengono definiti alienati mentali quelli che dubitano delle verità propinate loro. In questo senso, il mondo dovrebbe essere proprio un asilo di alienati. Sarebbe molto meglio. La scienza costruisce muri, non ponti, perchè ha un range di possibilità limitatissimo.
L’Arte è un’altra cosa. Costruisce ponti e non muri. Non si perde in questioni oziose, entra nella realtà e parla a tutti. Evita tutti gli “ontologico”, “escatologico”, “gnoseologico” (questo linguaggio, semmai, lo adoperano gli invidiosi dell’arte altrui, che per questo diventano “critici d’arte”, “esperti d’arte”, e si arricchiscono come galleristi etc.). L’arte non cerca verità presunte, entra dentro le verità e ne esce estrapolandone il significato dopo averlo personalmente rielaborato. Per questo l’arte non è mai astratta anche quando dice di esserlo, è tutt’altro. E sposta mondi e montagne nella realtà, non sulle carte dei topografi. Sa prevedere in anticipo qualunque cosa, anche a lungo termine. Contiene tutto il sapere umano e, alla fine, quando gli scienziati avranno distrutto tutto, resterà solo l’arte perchè ha risorse e potenzialità che trascendono ogni limite prefissato dalla logica. E un artista non può essere mai alienato. Ciò che produce gli appartiene in totale, non ne dipende, ma lo condivide; non è costretto a farlo, non segue tempi e ritmi stabiliti da altri; produce qualcosa di assolutamente libero, di valore universale e mai ripettivo; non riconosce altri committenti se non coloro ai quali il suo prodotto è destinato (anche quando apparentemente è differente, es. Goya che sbeffeggiò tutta la corte spagnola ricevendone il plauso); ha un rapporto autentico e non alienato col mondo e con gli altri. La proprietà della sua opera è comune e il lavoro non è diviso, ma condiviso. Non ha bisogno di particolari strumenti di produzione, li trova soprattutto dentro di sé. Non si estranea né da sé né da ciò che fa, né dagli altri esseri umani. Non è operaio, nè salariato. Se le galassie le avessero “fabbricate” gli ingegneri, sarebbero già sprofondate. E avremmo un Bertolaso spazale a occuparsi di ricostruirle una identica all'altra, tanti bunker uno identico all'altro ordinati nel sistema solare, senza storia nè personalità. Senza umanità.