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web ha una redazione variabile, occasionale, aperta. Registra voci,
umori, avvenimenti. Segmenti di realta' e di lotta. Naviga a vista. Non
definisce e rifiuta ogni definizione. Si avvale di contributi
eterogenei, ma complementari.
Gennaio 2010 Cominciamo BENE
...e continuiamo meglio
http://www.youtube.com/watch?v=1gRLHygMpxY&feature=related
*****
“Sovrapposizioni”, piccolo libro del 2002, firmato da Gilles Deleuze e Carmelo Bene. Comprende la rilettura di Bene del Riccardo III di Shakespeare - con una cinquantina di foto di scena -, il saggio di Deleuze “Un manifesto di meno”, la risposta di Bene, che fa esplodere Deleuze per ogni dove: “Che le parole cessino di fare “testo”… Straordinaria
parabola del Potere dove tutto è
funebre. Il duca di Gloucester, l'uomo di guerra. Tutte le
donne in
guerra per annientarlo affascinate da lui che si deforma e si
mostrifica. Ma, diventato re, Riccardo III sveste i propri panni di “uomo di guerra”, cioe' di coscienza minoritaria delle qualità difformi. Inizia a partecipare del
“parlare bene della maggioranza”, segnando la sua fine. Si rende accatttivante, si fa Potere e si dissolve. Non puo' accogliere il divenire delle cose, solo balbettare. Due
uomini geniali - Deleuze e Bene - dialogano sul regno del divenire e
sulle rappresentazioni del Potere. L'odio per le istituzioni, organi
della
rappresentazione dei “conflitti riconosciuti”; in ambito politico,
sociale e culturale. Non per nulla, per Bene, il teatro di Brecht non
e' che l'illusione ideologica del teatro per tutti coloro che: “dalla
rappresentazione borghese
del dramma sono passati alla rappresentazione popolare dell’epico:
fattore oggettivo d’“immobilità”...arte che diventa forma di Potere
quando inizia a diventare demagogia...quasi come il
Potere di tutto il cinema italiano, con le sue ambizioni
pseudopolitiche,
luogo insopportabile del narcisistico, storicistico, moralizzante,
pensare bene”. Per Deleuze: “(...)
Da un lato si eleva a 'maggiore': di un
pensiero si fa una dottrina, di un modo di vivere, una cultura, di un
avvenimento, la Storia...si pretende di riconoscere ed ammirare, ma, in effetti, si normalizza”. Per Bene, accade lo stesso per i contadini delle Puglie: “puoi dare loro teatro, cinema, tv. (...) Si è sgomenti di fronte all'operazione, all'innesto che
subiscono, al trapianto fatto alle loro spalle per normalizzarli. Son divenuti 'maggiori'. (…)”. Deleuze sostiene che si può allora concepire l'inverso: “(...) un trattamento
di minorazione per sprigionare dei divenire contro la Storia, delle vite contro la
cultura, dei pensieri contro la dottrina, delle grazie o delle disgrazie contro il dogma...”. Abbiamo estrapolato da Internet queste brevi note. “Sovrapposizioni”
e' un libro che abbiamo prestato tempo fa e non ci è ancora tornato
indietro. Gilles Deleuze e Carmelo Bene sono patrimonio condiviso della
cultura quantomeno europea e la questione in oggetto è troppo
importante e urgente per non affrontarla. Riguarda tutti, oggi, e molto da vicino.
***** L'abbiamo visto appeso ad ogni angolo di strada, di sentiero, di casa: 
Perchè l'immaginazione è tanto pericolosa?
Perchè, senza immaginazione, non si può nulla. Senza immaginazione
non è possibile incidere sulla realtà, modificarne i parametri e
volgere in positivo la vita. Senza immaginazione si diventa schiavi
della televisione, dei libri alla moda, del computer dove si
scribacchiano cose indirizzandole alle centomila faccine sconosciute di
un qualche splinder, di un qualche faccia-libro. Senza immaginazione si
declinano i soliti paradigmi stantii. Non si vola. Si diventa schiavi
di immagini fasulle che rispecchiano solo sè stessi e il proprio
narcisismo. Il proprio punto fisso, che è la morte. Oziando nel vacuo
delle proprie profezie o logo-profezie acide, ovvie o mistificanti. Nel
torbido dell'ambiguita'. Poi, quando tutto ciò diventa palese, è idiota
rinnegare l'immaginazione ricordando con voce stridente che i colpi di
stato, Gaza, Guantanamo e quant'altro, sono realtà. E' un modo di sviare il
problema. Quando parliamo di immaginazione, parliamo infatti della capacita' di
immaginare e mettere in atto azioni che vadano contro l'orrore in cui
il mondo è avviluppato. Non si potrà mai mettere in atto azioni
veramente “contro” attraverso la retorica del 2+2 = 4. A proposito: ho
chiesto a un matematico - vero - cosa pensasse di questa formuletta; mi ha
risposto: “Mai sentito”. L'ho riproposta a uno psicologo bravo e molto noto; mi ha chiesto se non avessi bisogno di qualche seduta d'analisi”. Poi, a un filosofo - vero - e mi ha risposto, come avrebbe fatto Deleuze: “Sai, è veramente necessario dire qualcosa di nuovo per creare qualcosa di nuovo”.
Dire
qualche cosa di nuovo. Immaginare ed esprimere. E rendere efficace ogni
espressione. Per il momento, cominciamo a guardare come si presenta, ai nostri
occhi, il mondo. E quali siano gli impedimenti pricipali. Lo facciamo
attraverso una formula non nuova e tracciando soltanto alcune linee di massima, a nostro avviso, troppo spesso dimenticate. J’accuse: il presidente degli Stati Uniti
d’America
nella persona di mister Barack Obama di aver tradito il mandato dei
propri elettori-concittadini ai quali aveva promesso “il cambiamento”,
assecondando la volonta' dei propri finanziatori: la grande finanza e
le grandi banche commerciali mafiose negli Stati Uniti e in tutto il
mondo. Accusiamo il presidente
degli Stati Uniti d’America di aver accettato il premio Nobel per la
Pace con
le mani insanguinate dei massacri che il suo governo sta operando in
Asia, in Medio Oriente
e in America Latina e ha gia' annunciato di voler intensificare
nell'universo mondo. Accusiamo il presidente degli Stati Uniti
d’America di avere operato un colpo di Stato in Honduras, il 28 giugno 2009, allo scopo di instaurarvi una
dittatura, nel quadro della controffensiva nordamericana contro i movimenti e
i governi di emancipazione e liberazione in America Latina. Accusiamo gli Stati Uniti d’America
di avere totalmente colonizzato la Colombia, di avere accerchiato il Venezuela
bolivariano, di avere installato nuove basi a Panama e nel Paraguay, di avere orchestrato
cospirazioni secessioniste in Bolivia, Ecuador e Venezuela. Concordiamo con chi li accusa anche di avere
tentato “colpi di stato nel Paraguay, nel 2000, e in Bolivia, nel 2008, al fine di accaparrarsi le risorse
di tali paesi: petrolio, risorse minerarie, legno, pascoli, manodopera a basso
costo, biodiversità, acqua”. J’accuse: gli Stati Uniti d’America e lo stato di Israele.di genocidio e di assassinii ripetuti e
programmati. J’accuse: lo stato d’Israele di genocidio ai danni degli
abitanti di Gaza (l’ultima, un anno fa: 2000 morti), del popolo palestinese e
di quello arabo in generale. Accusiamo gli Stati Uniti
d’America di favorire e promuovere le ricorrenti stragi operate dallo stato di
Israele. J’accuse: gli
Stati Uniti d'America di aver causato il crollo delle Twin Towers
dell'11 settembre 2001. In particolare, accusiamo l'ex presidente
George W. Bush di aver orchestrato un falso attentato in combutta con
la famiglia Laden, per avere il pretesto di invadere Paesi incolpevoli,
ma che si trovano in posizioni strategiche per gli Usa. Accusiamo
l'Amministrazione USA di George W. Bush e del successivo presidente
Barack Obama di avere inventato il termine “terrorista islamico” e di
continuare a perseguitare, invadere e assassinare gran parte del popolo
arabo sulla base della falsa minaccia di tale “terrorismo”.
Accusiano, in Italia e nel mondo, tutti i governi e i mass media che si
rendono complici di questa tragica farsa. J’accuse: gli
Stati
Uniti d’America di essere i responsabili delle “Rivoluzioni colorate”
in
differenti parti del mondo che mirano a sovvertire i legittimi governi
e la
legittima volonta’ popolare per instaurare governi fantoccio alle
proprie
dipendenze. Solo in ordine di tempo, accusiamo gli Stati Uniti
d'America di avere tentato una “Rivoluzione verde” in Iran, a giugno
del 2009, per delegittimare il presidente eletto Ahmadi Nejad
accusandolo di inesistenti brogli elettorali al fine di sostituire alla
guida dell'Iran l'agente CIA Mousavi, provato fiduciario e gia'
coinvolto nella famigerata operazione Iran-Contras. In questo contesto,
accusiamo gli Stati Uniti d'America di tutti i morti che ne sono
seguiti, negli scontri e attraverso assassinii mirati. Accusiamo gli
Stati Uniti d'America dell'assassinio a freddo della ventiseienne Neda
Agha Soltan, avvenuto non nel luogo mostrato, attraverso un falso
mediatico di bassa qualita', dalle televisioni necrofile di tutto il
mondo, ma durante il tragitto verso l'ospedale su un'auto noleggiata da
agenti della CIA.. J’accuse: gli Stati Uniti d’America
di continuare a tenere Cuba sotto embargo, criminal bloqueo che continua dal 1961, nonostante i ripetuti pronunciamenti contrari dell'ONU e di molteplici organizzazioni umanitarie. J’accuse: gli Stati Uniti d’America
di aver collocato proprie basi militari (NATO) in posizionamenti strategici in
paesi asserviti, e di continuare a farlo. J’accuse: gli Stati Uniti d’America,
in caduta libera, di aver utilizzato una crisi sistemica nel sistema capitalistico - ampiamente prevista - allo scopo di
riassettare il proprio collocamento internazionale sul fronte dei pagamenti e ristabilire un
fronte delle Alleanze che continui a vederli al centro della scena. J’accuse: La mafia
internazionale dell’Alta Finanza e delle grandi banche e Corporations di dirigere tutta l'orchestra. J’accuse: i Servizi segreti dei differenti stati, in primo
luogo la CIA e il Mossad, di essere stipendiati allo scopo di
portare morte e distruzione nell’universo mondo. J’accuse: l’Europa tutta, servile e connivente
col Potere, di essere completamente complice di tutto questo. Accusiamo i governi dei Paesi che
beneficiarono degli aiuti previsti dal Piano Marshall alla fine della 2° guerra
mondiale, di sostenere in ogni possibile modo il governo degli Stati Uniti
d’America, per trarne profitti individuali, attraverso sistemi mafiosi, nella persona
dei dirigenti locali. J’accuse: tutte le istituzioni della
cosiddetta “societa’ civile internazionale”, a cominciare dall'l’ONU, la FAO,
l’UNICEF, L'UE ed il Parlamento Europeo, il WTO, i vari G 20, fino alle meno conosciute propaggini
locali, di avere l’unica funzione di mantenere lo statu quo. Accusiamo la cosiddetta “societa’
civile” e la cosiddetta “comunita’ internazionale” di arrogarsi il diritto di
rappresentare i “diritti” dei popoli oppressi, rappresentando invece unicamente
i propri interessi e quelli dei padroni USA. J’accuse: la cosiddetta “societa’
civile” e la “comunita’ internazionale” di essere anello e cinghia di trasmissione di un sistema di morte. Le accusiamo di aver indebolito le lotte
annacquandole nel buonismo, nelle marce marcescenti, sostituendo il “dialogo”
alla lotta, la “concertazione” agli scioperi e alle occupazioni, l’“avversario politico” al
nemico di classe. J’accuse: la stragrande quantita’ delle ONG, delle
Associazioni per i diritti umani, delle Associazioni no profit, di essere null'altro che associazioni di lucro,
operanti nel mondo a scopo interesse e di delazione, fornendo un contributo non indifferente alle “Rivoluzioni colorate” e stragi annesse. J’accuse: i falsi capi spirituali e i falsi religiosi di
differenti Paesi di lavorare per il “Male” dell’umanita’ e di essere sul libro
paga CIA. Li accusiamo con particolare riferimento al Dalai Lama (altro Nobel per la Pace,
“guida” spirituale di uno dei piu’ terrificanti e oppressivi governi
oligarchici, schiavisti e pedofili che mai si siano visti sulla scena mondiale);
a Madre Teresa di Calcutta (la sadica che non riuscendo a vedere Dio - per sua ammissione -, lo cercava
infliggendo torture ai piu’ deboli, ai bambini, agli ammalati, ai moribondi). J’accuse: i governi tutti (a eccezione di Cuba, dei paesi
dell’America Latina Bolivariana e di pochi altri ancora) di essere complici di atrocita’, di
commetterle e di costituire parte integrante di un Impero malefico. J’accuse: tutti gli intellettuali
(con eccezioni rarissime) “accreditati” presso i
giornali, tutti i giornali, tutte le reti televisive, tutti i mass
media
nazionali - il riferimento e' all'Italia - di essere controllati
ed utilizzati per diffondere false idee
nell’opinione pubblica. A volte consapevolmente (venduti), a volte
inconsapevolmente (il risultato e' lo stesso). Li accusiamo dello
scempio operato
ai danni della cultura italiana ed internazionale. Li accusiamo di
ignoranza
colpevole e/o salariata. J’accuse: i fascisti, i neonazisti, gli “Amici di Salo’”, i
comunitaristi, i criptofascisti, gli Eurasiatici, quelli che vogliono superare
destra e sinistra, tutti i cialtroni italioti che li ascoltano e tutte le loro
diramazioni falsamente antiimperialiste
di fare il gioco del Potere, per
ignoranza, per stupidita’, per vigliaccheria, perche’ sul libro paga di
padroni d’oltreoceano. Li accusiamo di cercare consapevolmente
di confondere le acque vaneggiando: chi di Grande Europa, chi di
demoplutocrazia, chi di “fascismo socialista delle origini”. J’accuse: i governanti di quasi tutto il mondo
di minacciare il pianeta a causa dello sfruttamento dissennato delle
sue risorse. Accusiamo di genocidio e di crimini contro
l'umanita' i governi che, sviluppatisi in senso capitalistico e
imperialista, non esitano a sterminare le creature viventi: esseri
umani, animali, flora e fauna, allo scopo di accaparrarsi le risorse
planetarie. J’accuse: i paesi che si autodefiniscono “civili” per lo scandalo della persistenza della tortura, del carcere, delle condanne a morte e dell'ergastolo. J’accuse: questi stessi stati di genocidio,
anche nella misura in cui catastrofi naturali gia'
previste, vengono lasciate abbattere su popolazioni indifese e
impreparate; per lasciare agire indisturbati i Salvatur Mundi delle
varie “Protezioni Civili ”, lucrare sulle “ricostruzioni” e sugli aiuti
e magari tentare di rifare l'ennesimo lifting a governi in crisi o
deviare l'attenzione dei piu' da cio' che gli stessi governi stannno
attuando. J’accuse: il Potere in ogni suo aspetto, generale o particolare, individuale o collettivo.
Un Potere che non abbiamo mai rivendicato, che non vogliamo, che non ci
interessa neppure allo scopo di sostituirlo con un altro. Un Potere che
ci fa veramente schifo e col quale non abbiamo mai spartito neanche un “cari e care”, figuriamoci una stretta di mano. Ce ne sbattiamo quindi di discutere “pacatamente” secondo le sue odiose modalita' borghesi, civili, fasulle e terrorizzate da tutto. Non ci interessa per nulla la convivenza “civile” e non ci seduce la democrazia. Il
Potere e' Morte ed e' maleficio. Dalle relazioni internazionali alle
forme delle relazioni interpersonali, tutto oggi e' strutturato nel
segno del Potere. E tutto va destrutturato.
Non importa da quale lato si approcci la questione, perche' ogni
aspetto e' collegato. Il Potere e' narcisistico, replica se' stesso dal
macrocosmo fino alla propria fibra piu' infinitesimale. Il Potere non
puo' cambiare. E' sempre identico a se', quando spara per le strade, o manda i suoi aerei
a bombardare città e villaggi per “motivi umanitari”; quando definisce milioni di persone uccise “effetti collaterali”.
Collaterali a che? Ai propri interessi, petroliferi e nucleari,
all'esportazione di sub-poteri, al traffico di armi, all'orrore e
all'odore della morte che sono l'essenza del Potere. Il
Potere uccide in una quantita' di modi, affamando paesi interi,
diffondendo virus creati in laboratorio, impedendo le cure mediche,
gettando in strada sempre pu' persone, negando il diritto ad avere una
casa, chiudendo le frontiere all'immigrazione, macellando all'interno
delle proprie carceri, nei propri manicomi, abbandonando pensionati ed
anziani, criminalizzando il dissenso. Il Potere non conosce il
Divenire delle cose. Per questo, alla fine scomparira', come stagione
malata nel progredire dei millenni. Ma scomparira' prima il Pianeta
Terra, se noi, che viviamo un tempo finito, un segmento breve prima di
un tempo eterno, non faremo nulla per combatterlo. Meglio: non faremo tutto per combatterlo. ...non finirebbe qui, ma... Ponendo il focus sull'Italia: Riteniamo che: tutti i governi della Repubblica italiana, dal
’46 a oggi, abbiano preso ordini da Washington e li abbiano eseguiti
direttamente o attraverso la mafia. Riteniamo che: il presente governo italiano ed il presidente del
Consiglio dei ministri, signor Silvio Berlusconi, sia un lacchè e un complice corrotto degli interessi che ruotano intorno agli Stati Uniti
d’America. Lo riteniamo squallido prosecutore della politica craxista degli schifosi anni '80, gli anni dell'edonismo
reaganiano, dello yuppismo, degli stilisti elevati a rango di opinion leader.
Impegnato ad obbedire ai propri padroni inviando truppe in appoggio
alle loro guerre imperiali infinite. E, al tempo stesso, in gara con i
suoi ministri per demolire ogni restante traccia di solidarieta' tra le
persone inculcando il virus della paura, come da istruzioni ricevute, e
giustificando in tal modo il rafforzamento di uno Stato di polizia, in
uno stato di massima (in)sicurezza. Il governo Berlusconi ha anche
proseguito l'opera di totale sfascio della scuola pubblica e di
riduzione della cultura a nozionismo e preparazione tecnica per
ipotetici lavori precari. Dal vuoto dei programmi televisivi,
all'ipocrisia dei “Musei per tutti”, dal degrado delle discoteche
alle occasioni commerciali delle “Notti bianche”. Ci chiediamo se,
nella diffusione dell'ignoranza e nel suo successivo sfruttamento,
anche attraverso la diffusione di miti consumistici, non
possa configurarsi ipotesi di reato. Riteniamo che: l'insieme
di falsi miti, di apparenza senza sostanza, di precarietà
dell'esistenza, stia minando seriamente le possibilità di tanti,
soprattutto giovani, che si affacciano al mondo avendo davanti una
quasi totale assenza di futuro. Ma cio' non basta a motivarli. Tra
arrampichini sociali, aspiranti delfini di questo o quello,
collezionisti di autografi e aperitivisti senza sosta, solo tra i
sottoproletari e i loro figli, tra gli immigrati e gli esuberi di una
società squallida, c'è la possibilità di incontrarsi con la vita
vera. E infatti, oggi la Rivoluzione la fanno gli abitanti delle
favelas, quel “lumpen proletariat” tanto sottovalutato da certi sacri testi che sempre piu' emergerà alla ribalta del mondo. Riteniamo che: i precedenti governi, anche quelli che si autodefiniscono “di sinistra” abbiano operato in modo non dissimile dall'attuale,
inviando bombardieri sulla
Serbia, dando inizio allo sfascio della scuola pubblica, alle
privatizzazioni di servizi sociali essenziali, manipolando l’opinione
pubblica, promettendo il falso, etc. etc. etc. Riteniamo che: la “sinistra” parlamentare italiana abbia
sempre frenato le lotte del popolo che pretende di rappresentare.
Riteniamo la sedicente “opposizione” parlamentare italiana
un’accozzaglia informe di traditori, individui e gruppi motivati da
interessi
economici e di potere. Riteniamo che: la sinistra extraparlamentare abbia urgente necessita' di rivedere i propri spunti teorici e di compattarsi, invece di insistere a perseguire la scissione dell'atomo. ...anche in questo caso, non finirebbe qui, ma c'e n'è abbastanza. Quanto scritto non significa in alcun modo abbandonare la distinzione destra-sinistra. A prescindere dall'origine giacobina di tale dicotomia, essa ha un senso.
Non è che, poichè esistono i “pittori a sguazzo”, Caravaggio o
Rembrandt non siano più pittori. Non è che, dal momento che esistono
le “Rivoluzioni colorate”, quella Cubana non sia stata una Rivoluzione.
E' talmente evidente che gli esempi non possono che essere banali.
Nella “sinistra”
si riconosce un'umanità in lotta e in cammino.Giocherellare con le
parole è tipico di chi non ha di meglio da fare. E, sicuramente, non
è il nostro caso. Et voilà. Anche il 2010 è cominciato.
*********
Vediamo ora cosa si sta muovendo nel mondo, dalla nostra parte.
Torniamo cioè al nostro punto di osservazione, molto piu' utile per
comprendere gli eventi attuali e molto piu' proficuo per non
scoraggiarsi. Infatti, se da un lato il Potere agisce morte e
distruzioni per rimanere a galla, va detto che lo
fa essenzialnente perche' minacciato dalle incalzanti lotte dei
popoli. Che sono lotte di classe.
*********
ESLY BANEGAS, dirigente del Fronte della
Resistenza contro il colpo di Stato fascista in Honduras e FULVIO
GRIMALDI, giornalista ex-Rai, presentano:
Ci riguarda
Qualcosa sta accadendo in
America Latina. E´ in gioco il futuro del continente. E il nostro.
USA-HONDURAS-AMERICA LATINA: TORNA PINOCHET !
Con il colpo di Stato militare in Honduras,
sette basi militari in
Colombia, accerchiamento del Venezuela, squadroni
della morte, complotti per destabilizzare i paesi
progressisti e rivoluzionari, gli Usa hanno lanciato la loro controffensiva contro i movimenti e governi di
emancipazione e liberazione in America Latina, per riprendersi il “cortile di casa”, ma incontrano una
stupefacente e irriducibile resistenza di popolo,
a partire dall'Honduras, dove il ruolo di
guida è delle donne. Lo scontro, tra socialismo del XXI secolo
e assassini
del pianeta, documentato da Fulvio Grimaldi, nel docu-film su Honduras
e Latinoamerica che verrà presentato in un tour che partirà
il 16 gennaio da Sesto S. Giovanni e, dopo Segrate, Bergamo, Verona,
Udine,
Venezia, Trieste, Cremona, Volterra, Firenze, Ravenna, Senigallia,
Bologna,
Roma e Napoli, si concludera’ il 6 febbraio alle ore 16.30 a Bracciano, presso l'Archivio Storico del Comune, in Piazza del Castello. Per ordinazioni e prenotazioni: visionando@virgilio.it ********* STURM UND 'NDRANGHETA (CACCIA AL NERO IN CALABRIA) 
NEL SUD ITALIA: DOVE LO STATO C’E’ Presi a fucilate, migranti schiavi di Rosarno
(provincia di Reggio Calabria), in massima parte africani, si ribellano e distruggono con rabbia tutto ciò
che gli capita a tiro. Decine e decine di feriti negli scontri con i cittadini di Rosarno,
riuniti in comitati che chiedono l'espulsione immediata dei migranti.
di Michele Sferra & compagni
LOTTA DI CLASSE, FASCISTIZZAZIONE E RISPETTIVI
SOGGETTI
Rosarno,
paese di 15.000 abitanti nella piana di Gioia
Tauro. Ci abitano e ci lavorano, in prevalenza come braccianti agricoli, 5.000
immigrati. “Merce” a basso costo; arriva da paesi lontani,
principalmente dall’Africa. Se si guarda ai fatti di questi giorni
attraverso l'occhio deforme delle televisioni, non si comprende
nulla. I Tg presentano, in sequenza, la sacrosanta ribellione di
persone schiave, che reagiscono a umiliazioni infinite, delle quali i ferimenti
a colpi di fucile ad aria compressa sono l’ultima della
serie;
poi, con malcelata soddisfazione, passano a riferire della condanna a sedici anni - accolte in pieno le
richieste del P.M.- di quattro cittadini rumeni
per
stupro e violenze commesse nel 2008 (sì, perchè gli italiani sono Santi...); poi
ancora si dilungano sulla “Tolleranza zero” per i clandestini promessa dall’Amministratore
dell’Inferno Roberto Maroni (“C' è stato
troppo lassismo…”).
A Maroni non basta mai. Non gli basta che, anche con la
complicità del governo italiano, interi paesi siano stati condannati
alla fame
ed eletti a riserva di forza lavoro a costi stralciati, oltre che
a contenitori di
immondizia nucleare.
Non gli basta che persone nate in questi paesi siano costrette
ad allontanarsene
per la fame, per le guerre, per le carestie indotte, inseguendo una
speranza
illusoria e a carissimo prezzo su rotte di mari che
spesso scaricheranno solo un
decimo tra coloro che sono partiti. E gli altri ai pesci. Da squali ad
altri
squali; un ritorno bruciato e un arrivo disperato. Non gli basta
neanche
che quelli che riescono a defilarsi dai campi di respingimento -
soprattutto
perchè assoldati da capitalisti agrari o industriali -
vengano
resi schiavi, costretti a 24 ore al giorno di lavori massacranti e
senza tutela, per l'obolo di un salario irrisorio, ammassati dentro
baraccopoli che nemmeno a Calcutta le immagino così squallide; anche
perchè qui manca spesso la grazia di una donna o di un bambino; quelli
sono rimasti
indietro, aspettando un improbabile ricongiungimento. L’Amministratore
dell’Inferno, bava alla bocca,
invia a Rosarno una task force, col compito
principale di
“stanare” i clandestini. Lo scaricabarile Bersani – accusando di scaricabarilismo il compare leghista –, dice
soltanto: “Sì, ma la Bossi-Fini non l’abbiamo mica fatta noi”. Solito gioco: “quello che funziona (cosa?) lo abbiamo realizzato noi,
il resto voi”.
Finchè qualcuno gli
darà credito, andranno avanti così. Intanto, quello stesso Bersani,
veramente il peggiore di tutti, promuove la candidatura della
“fuoriclasse” Bonino per
il Lazio. Emma Bonino. “Pacifista” e amerikana tanto quanto lo fu
Oriana
Fallaci. Un'ipocrita che - solo per dirne alcune - appoggiò il
bombardameto del Kossovo; si schierò col Dalai Lama; inneggiò alla
distruzione
dell'Iraq; l'anno scorso si sgolava in piazza contro la visita in
Italia di Gheddafi. E chi
ha più scarpe, gliele tiri. Grazie. http://www.youtube.com/watch?v=Evmv82KLbfM Anche la nota trasmessa dalla Federazione della Sinistra di
Reggio Calabria e' ingannevole. Sostenere che la rivolta dei migranti di
Rosarno sia contro la violenza della 'ndrangheta, responsabile unica del clima di
razzismo strisciante, di situazioni terrificanti e
di sfruttamento - usando la parola 'ndrangheta
un numero esagerato di volte in un dispaccio breve - e' cercare di convincere elettori-deficienti dell'esistenza autonoma del bau-bau.
Ricordare che la Calabria non sia terra di razzismo ed intolleranza, essendo
l'accoglienza costitutiva della storia e dell'identita' calabresi etc. etc.,
e' inutile se si attribuisce ogni colpa a una 'ndrangheta
che agisce fuori dallo Stato, come organizzazione separata, costringendo i migranti a vita e lavori in condizioni sub umane,
ad essere uccisi, umiliati, a subire attacchi fisici,
lanci di sassi, percosse, bastonate;
a rischiare la vita travolti da un’auto, o dalla ruspa di un “civile”
abitante di
Rosarno. L'ndrangheta non è qualcosa
di estraneo allo stato italiano, ne è parte integrante. La
criminalità organizzata, in Italia, prende il nome di: “stato”. Non riconoscerlo significa tentare - ancora una volta -
di enucleare un'organizzazione a delinquere, per quanto estesissima e con ramificazioni
internazionali, di “cattivoni” a fronte di uno Stato buono
che, al Sud, se ci fosse, risolverebbe tutto. Il punto è che c'è (purtroppo).
La 'ndrangheta, così come la mafia, e'
del
tutto interna agli apparati del potere statale, e' una delle forme in cui lo
stato opera, attraverso cioe' un bilaterale
prendere-dare
ordini. Poi: carceri d'oro o tazzulille 'e cafe'
secondo casi e momenti e sempre apparecchiati da dipendenti statali, quelli che eseguono ordini all'interno delle prigioni. Che stato e mafia coincidano lo avevano capito già in molti. Cito solo due nomi. Mauro
de Mauro, ambiguo giornalista passato dalla X Mas all'“Ora di Palermo”
- edizione della sera -
il cui corpo non fu mai ritrovato essendo stato sciolto nell'acido a
seguito
delle sue indagini sull'assassinio di stato di Enrico Mattei (Bescapè,
1962, fatto esplodere in volo con il suo aereo). De Mauro capì troppo
tardi i propri errori, compreso quello di aver dato alla propria
figlia
il
nome di Junia, in onore del suo migliore amico, Junio Valerio
Borghese (il
principe nero che, due mesi dopo la sparizione del giornalista,
tentò, nel dicembre 1970, il fallito
golpe “Dell'Immacolata”), e -
forse - cercò un riscatto nelle battaglie contro la mafia.
Ma troppo tardi. Aveva già dichiarato ai quattro venti di essere
a conoscenza di cose
che avrebbero fatto saltare in aria lo stato italiano. Peppino Impastato,
un compagno veramente eroico, disintegrato con un carico
considerevole
di tritolo agganciato stretto all'addome e adagiato lungo i binari
della ferrovia. Accadeva a Cinisi, provincia di Palermo, il 9 maggio
1978. Peppino, figlio di un mafioso, aveva solo 30 anni; aveva dedicato
la vita a denunciare l'equivalenza tra mafia e
stato. Oggi, anno 2010, queste cose sono note. Non c'è n'è una, tra le
persone che incontro, anche in strada, che alla parola “stato” non associ
immediatamente la parola “mafia”, quasi prima di “tasse” e “mangia-mangia”. Le
condizioni alle quali sono costretti gli
immigrati dipendono dalla volontà e dagli interessi di uno Stato formato da fiduciari mafiosi. In Puglia, quando scoppiò lo scandalo dei pomodori
raccolti da migranti irregolari, costretti a vivere stipati dentro masserie fatiscenti
(eufemismo), l'azienda che
controllava i campi risultò in regola e i pomodori potevano passare così dalla
Cirio e arrivare alla Coop senza incontrare intoppi. In Calabria, i nuovi schiavi
arricchiscono le grandi industrie conserviere e quelle
dell'agrobusiness formato locale. Ripeto il concetto:
non è l'assenza dello stato, la causa della diffusione
della malavita organizzata: è la sua presenza. Lo stato non ha
mai abbandonato il Sud,
restandosene lontano e lasciando libera la popolazione di
autoorganizzarsi come
meglio credeva. Non ha concesso agli abitanti del meridione l'unica
possibilità di risolvere i propri problemi affidandosi alla mafia
e a un’ndrangheta che lo supplisca. Le organizzazioni della malavita non operano attraverso un governo parallelo dove lo stato è assente. Operano dove lo Stato (e un certo stato di cose) c'è. E'
un cambio di paradigma che, dalla percezione istintiva, popolare,
sarebbe bene che divenisse chiave di lettura del funzionamento del
governo italiano. Se ciò non avviene, si
continuerà a chiedere maggiori
controlli statali e quindi più polizia, più esercito, più
pattugliamenti. Insomma:
più stato. Il
Capo della polizia Manganelli - nome onomatopeico, da fumetto dell’orrore-
ha già disposto l’invio a
Rosarno di un consistente contingente di forze di polizia. Si rinforzeranno i problemi e saranno giustificate la nuova
militarizzazione e le nuove leggi sempre più xenofobe. E' un
aspetto non secondario del nuovo
fascismo, che non ha bisogno di marce su Roma, ma di creare una situazione di
marcescenza delle coscienze, di precarietà, di insicurezza e paura che promuova il razzismo e metta uno contro l'altro gli
sfruttati della società.
Questo è il disegno principale dietro il tiro al bersaglio di Rosarno.
Non il narcotraffico, il traffico d'armi, le riscossioni del
“pizzo”, che pure sono attività privilegiate di uno stato mafioso. A Rosarno, si è
voluto colpire proprio gli immigrati. I
comitati cittadini che
attaccano i migranti facendo decine di feriti, sono
composti da
persone che non l’assenza di Stato, ma la propaganda, l’imposizione
statal-mafiosa delle regole e la precarietà dell’esistenza
piccolo
borghese ha volutamente aizzato; e non da oggi. Ma non è una
guerra
tra poveri: si tratta di uno stato mafioso che distribuisce i
compiti. Non sono forse li’da anni, i nuovi schiavi? Non erano al
corrente di nulla i poliziotti e i carabinieri che fingono
ipocritamente di interrogarsi sulle motivazioni di una
reazione tanto violenta e “imprevista” da parte dei migranti e dei
cittadini di Rosarno?. Le parole della Federazione della Sinistra di Reggio
Calabria riecheggiano il vecchio PCI, i vari Ulivi, DS, PD, pacifisti, i “Napolitani”
etc.: “Chiediamo ai migranti di evitare le proteste violente di
qualunque genere e di contestare in maniera democratica e pacifica...chiediamo
ai residenti di evitare qualunque forma di vendetta camuffata o di
provocazione...nostro auspicio e impegno...e' che cessi ogni
forma di violenza, e torni un minimo di serenità per i migranti e
i cittadini della zona”. Che “cessi”. Si'. Mentre i creativi de “Lo Stato deve tornare ad intervenire”
alimentano razzismo ed esasperazione sociale creando un
crescente rifiuto dei migranti da parte della popolazione
locale per
far passare il loro schifoso pacchetto di misure che non impedirà
affatto la
clandestinità (al contrario: la
“Tolleranza Zero” di Maroni per i clandestini si tradurrà
in irregolari
sempre più ricattabili), i migranti continueranno a lavorare
schiavi per salari miserabili,
senza
contratto o tutela. Abitando ghetti ricavati all'interno di
fabbriche dismesse e baracche di cartone, peregrinando per il Sud
(ma anche per il Nord) d'Italia
inseguendo i ritmi dell'agricoltura. Inseguendo il pane. Piccoli
borghesi spaventati - sempre a un passo dallo sprofondare di nuovo
nell'abisso dell'antica poverta' - invocheranno sempre piu'
polizia. E
potranno continuare a prendere a fucilate gli “stranieri”, dal
momento
che non viene riconosciuto ai migranti neppure il sacrosanto
diritto di
ribellarsi
(col benepalcito del PD: “Bravi, suvvia... state buoni, non create casino...”). 

(Castelvolturno, settembre 2008, immagini da http://www.infoaut.org) Troppo buoni e infinitamente tolleranti, i migranti. Quando si ribellano, è per chiedere condizioni di vita umane e sempre a seguito di aggressioni. A Villa
Literno, nel 1989. A Castelvolturno, dopo che la sera del 18 settembre 2008, in coincidenza con
l’apparizione della tintura di iodio sull’altare di San Gennaro, la camorra di
stato allagò del sangue vero e innocente di sei giovanissimi africani - poco più di trent'anni, il più “anziano” - la sartoria “Ob Ob exotic fashions”,
a Varcaturo. Su africani del Togo, del Ghana e della Liberia, in meno
di trenta secondi, fu scaricato un impressionante volume di
fuoco, esploso da almeno 7 armi di modello e calibro differenti, mitragliatrici, semiautomatiche, kalashnikov... Sempre a
Rosarno, dopo che, il 12 dicembre 2008, un ennesimo raid portò al ferimento di due ivoriani. Centinaia
di africani innalzarono barricate e fronteggiarono la
polizia bloccando le strade, fino ad un grande
corteo davanti al municipio. Io
ricorderei, della Calabria, la tradizione di lotte e quella dei
banditi, che rifiutarono l’unità d’Italia perchè sapevano che
sarebbe stata
solo la sostituzione di un potere con un altro. Da un regno a un altro.
Da un latifondista a un altro. Oggi ci si inalbera
perchè qualcuno vuole intitolare una piazza a Bettino Craxi, e certo
è curioso che si pensi a dedicare qualcosa ad un ladrone mafioso come tanti
altri. Del resto, non ci si chiede neanche perchè, in quasi tutte le città d'Italia, ci
sia una “Via Nino Bixio”, fuori che a Bronte. Se
ricordassero la loro storia,
i calabresi rivedrebbero i volti magri dei propri genitori
sulla Freccia
del sud e sugli altri treni che li portavano in Piemonte, in
Lombardia, in quel nord che li ha sfruttati tutta la vita e oggi li
accusa del degrado dell’Italia. Proprio come accusa i migranti.
Non torcerebbero l'accusa sui nuovi
schiavi arrivati d’oltremare senza neppure la valigia di cartone, senza
niente altro
che due braccia da lavoro. Non alzerebbero barricate sulla statale 18,
ne’
presidierebbero, con spranghe, bastoni e taniche di benzina, la loro
schifosa
vita da piccolissimi borghesi. Non prenderebbero a fucilate gli
africani, non insegnerebbero
ai propri figli la caccia al nero e le relative tecniche di linciaggio.
Non li attaccherebbero per la strada, sparando
loro dalle vetture o impallinandoli con fucili
ad aria compressa. Si ricorderebbero da dove originano mafia, ‘ndrangetra e
camorra. E che
sono i migranti quelli che si oppongono a questo stato rischiando in prima
persona. Le alleanze di classe sono possibili solo tra coloro che non
hanno niente da perdere. Ci si arrivera'. Presto. 
(Rosarno, gennaio 2010, immagine da:calabria.indymedia.org)
E adesso?
A migliaia sono stati trasferiti, a volte su loro
richiesta, nei centri di accoglienza di Crotone o di Bari. Ma molti, soprattutto tra quelli che sanno che verranno espulsi,
gia’ vanno via, a spargersi per la terra. Qualcuno finira’
nuovamente bracciante schiavo, altri
chissà. I mandarini calabresi marciranno sugli alberi, nessuno li
raccoglierà. Noi raccogliamo il messaggio dei migranti ribelli e
coraggiosissimi. Contro il razzismo, contro un governo-‘ndrangheta,
per una vita degna. Hanno
a lungo
sopportato. Morti, feriti, minacce, insulti e cacce, incendi delle proprie
abitazioni di (s)fortuna, rabbiosi
cittadini che li vogliono subito via e seguono da vicino le
operazioni di
trasferimento.
In Italia, gli stagionali sono centinaia di migliaia, in
prevalenza “extracomunitari” non “regolari”. La loro
rabbia e’ autentica, più che giustificata. Un centinaio
di lavoratori agricoli schiavi incendia auto, svuota cassonetti e
invade
la statale che traversa Rosarno? Da' alle fiamme tutto ciò
che
incontra? Appoggiamo questa rivolta. Loro, i migranti, ancora non lo sanno, ma è
lotta di classe. Così si vince. Si sono precipitati a Rosarno tutti i dirigenti dei commissariati di PS e quelli delle compagnie
di carabinieri della Piana di Gioia Tauro, ma poliziotti e
carabinieri in tenuta antisommossa non hanno potuto fare nulla per contrastarli. I migranti dirigono la corsa. Come quando, alla manifestazione di
Milano contro l’omicidio di Abba (settembre 2008), il ragazzo di diciannove anni originario del Burkina Faso assassinato per un
biscotto, stabilirono loro i percorsi arrivando esattamente li’
dove volevano arrivare. Travolgendo guardie semiparalizzate,
incredule. Saltando su automobili e cassonetti. Costringendo ad avere il fiato in gola,
per
essere con loro, i compagni che riuscirono a stare al loro passo. 
(Milano, settembre 2008, immagine da http://www.infoaut.org ) Proletari contro il Potere: i soggetti. O con loro o contro. Noi
siamo totalmente dalla loro parte. Nessuno vi può dare la liberta’. Nessuno potrà darvi
uguaglianza o giustizia. Prendetevela. Malcom X Pier Paolo Pasolini, anche lui assassinato dalla mafia di stato, dedicò a Jean-Paul Sartre questa “Profezia”: http://www.youtube.com/watch?v=WsSX-e4ldXc ********* La Rivoluzione è una cosa seria, per questo si fa con rabbia, ma anche con allegria! Respiriamo un attimo. Correva l'anno... http://www.youtube.com/watch?v=VUksKybE0xc&feature=relatedhttp://www.youtube.com/watch?v=lr7J5Wf28swhttp://www.youtube.com/watch?v=qxghrG8lpg0&feature=relatedhttp://www.youtube.com/watch?v=QVC8FCewdlE&feature=relatedhttp://www.youtube.com/watch?v=dxyZd6kHMgU&feature=related*********
PICCOLA NOTA TECNICA- abbiamo cambiato indirizzo e-mail, causa continue intercettazioni. Non abbiamo però abbandonato quello precedente. Potete quindi continuare a scriverci a: osteriacalcutta@libero.it. Riceverete la risposta dal nuovo server.
********* ALLA PROVA DELLA CONTROFFENSIVA USA

In Honduras, dopo il golpe
architettato dal Pentagono insieme a militari ed oligarchia locale, elezioni
farsa (disertate da 2 terzi della popolazione) sono state vinte
da Porfirio Lobo, esponente della destra estrema. Primo provvedimento: l’uscita
dall’ALBA, (Alternativa Bolivariana delle Americhe), alla quale partecipano 9
paesi del Cono Sud e dei Carabi. Cancellati tutti i provvedimenti di
emancipazione sociale, indipendenza e limitazioni alle multinazionali. Torna l’Operazione
Condor,
strategia di Kissinger per imporre dittature a tutta
l’America Latina, liberalizzare il mercato e controllarlo
con multinazionali Usa per depredare le risorse di un intero
continente. Da una parte:
le decine di movimenti del Frente
Nacional de la Resistenza al Golpe de Estato, un popolo che, in un paese
assediato da mesi, resiste portando avanti una lotta di classe che porta in piazza, il 7 gennaio, centinaia di migliaia di
persone, nonostante assassinii mirati, torture e desaparecidos. Dall’altra:
sempre gli stessi predatori planetari: gli Usa. Stanno già conducendo
5 guerre: in Iraq, Aghanistan, Pakistan, Yemen e Somalia. E altre ne
progettano. Quando il golpe fascista di Pinochet massacro’ Allende con
il suo
Cile democratico, ci furono scioperi, cortei, presidii, picchetti…e oggi? (tratto dal blog di Fulvio Grimaldi) Per il calendario completo: http://fulviogrimaldi.blogspot.com
*********  (immagine da: http://www.uai.com.br/htmls)
I Fratelli della Costa Riceviamo e pubblichiamo: (...) Una domanda aperta: si possono provocare i terremoti? La scienza ufficiale (per quel che vale) esclude che si possano prevedere.
Ma la scienza ufficiale e' rimasta al 2+2 = 4, che, in ultima sintesi,
significa che, prima di Galileo, la terra era piatta e, camminando
camminando, finivi a cadere giu'. Giù dove? Da qualche
parte. O che, prima che a Newton cadesse in testa la
famosa mela, uomini, donne, animali e cose dovevano essere assicurati
con i piombi alle caviglie o comunque alla base, per non volare via
come la fata turchina. Ad ogni modo, le calamita' naturali esistono.
Lo so per vita vissuta. E non solo. Anche Bertolaso, ad esempio, e', in qualche modo una calamità “naturale”.
L'estate scorsa vi mandai i titoli dei paragrafi di un libello che ho
scritto su di lui (“Miti, tsunami e agenti virali
tramissibili”). Un po' meno “naturale” è che io non riesca a trovare
un editore che me lo pubblichi. Sono nell'ambiente, per ragioni di lavoro; tutti i lettori lo
accettano e molti lo apprezzano, poi viene rifiutato dalle case editrici con motivazioni
risibili. Ma non voglio andare fuori tema. Se è vero che
le calamità naturali esistono, è ugualmente vero che possono essere
provocate?
Su questo la scienza non dice nulla, perchè non e'
cosa “provabile”. Si ritorna al discorso sul “prima di Newton” e alla terra piatta
peggio della padana.
La scienza diventa fantascienza e accusa di fantascienza e
fantapolitica tutte le idee che non possono essere
sottoposte a verifica. “La sindrone cinese” non era un
gran film, ma mi impressionò perchè poneva un problema non da poco.
Cioè: può un'esplosione atomica verificatasi in una data parte del
mondo, avere ripercussioni dalla parte opposta, o comunque
lontanissimo? Non intendo impelagarmi nelle discussioni sui moti
rivoluzionari della tettonica a zolle, anche perchè di rivoluzionario
hanno veramente ben poco, trattandosi di eventi tellurici che
generalmente finiscono a colpire nel modo più feroce le zone più
povere e
disastrate del pianeta. E qui ci sono sia il punto, sia il
punto di domanda. Volendo vedere la faccenda in ottica religiosa,
si dovrebbe convenire che esiste un Diavolo molto più potente di Dio,
perchè è riuscito e continua a rovinargli la sua Creazione,
accanendosi su quelli che Dio ama di più. La Chiesa, pricipalmente
quella cristiana, si toglie da questo genere di impicci adducendo
la solita storia del libero arbitrio. In pratica: se esiste Dio, esiste
anche il suo contrario e, se gli uomini scelgono il Diavolo, cazzi
loro. Un pò Ponzio Pilato, questo Dio, non trovate? Tutto si riduce a una lotta
tra Superpotenze e relativa scelta degli alleati. Io non la penso così
e affronto la questione da un altro punto di vista. Mi chiedo: che cosa
hanno mai potuto scegliere i poverissimi abitanti di Haiti? Va da sè che un'isola scoperta da
un colombo viaggiatore che la traversata avrebbe potuto
risparmiarla a noi, agli indiani d'America, e a tutto il mondo arabo - tanto per dire - e chiamata da subito “Hispaniola”, ha un
destino scritto nel proprio nome (Haiti è la porzione più occidentale
di
quest'isola). Colonizzatori spagnoli, francesi, tratta degli schiavi, un'indipendenza
complicata dallo
sfruttamento da parte di tutte le potenze coloniali,
l'occupazione Usa, dal 1915
al 1934, ma in realtà il loro controllo, anche militare, per tutto il periodo di
Papa e Baby Doc, tra i più spietati
dittatori che la storia ricordi, e anche oggi. Un'unica possibilità di scelta: fuggire o ribellarsi.
Trasformarsi, da schiavi, in Fratelli della Costa, unendosi ai
bucanieri e ai pirati. In passato, la seconda opzione fu preferita da molti haitiani. Oggi, cercano di emigrare. Haiti
è un luogo che esemplifica tutta la violenza di cui il Potere è
capace. Assassinii, torture, invasioni, regimi imposti “da fuori”,
spodestati “da fuori”, attraverso colpi di stato aperti o mascherati da
ribellioni della solita “società civile” sponsorizzata da Washington, false
missioni umanitarie, militari che vanno e vengono, corruzione,
sfruttamento di risorse e privatizzazioni sorvegliate dai caschi blu
dell'Onu. Fame. Rivolte continue e calamità dette “naturali”
frequenti. Narcotraffico a beneficio dei soliti
predatori, traffico d'organi. Certo,
un posizionamento “umanitario” fatto da soldataglia yankee da sbarco e
da commercialisti della ricostruzione e dei traffici peggiori -
stanno affrettandosi tutti...ci andrà pure l'italico Salvator Mundi?
-,
proprio a due passi da Cuba,
se non fosse accidentale, si sarebbe
potuto pensare di organizzarlo. Ma come? Sembra che sia impossibile. E
però: abitiamo un pianeta che è
come un campo seminato a mine nucleari, basta mettere un piede
in qualche posto
sbagliato e ciao, ciao. Oppure è il posto sbagliato che,
accidentalmente o no, fa saltare per aria centinaia di migliaia di
persone. C'è sovrappolazione, nel
mondo; troppi esuberi. E - chi puo dire di no? - potrebbero tornare Fratelli della Costa, ad
Haiti. Non sempre si scrive per ottenere risposta. Mi basta
che pubblichiate queste riflessioni, e sempre se lo riterrete
opportuno. La domanda è quella dell'inizio: si possono provocare
catastrofi “naturali”? Dopo esplosioni atomiche
si possono verificare piccole repliche nelle
vicinanze... Abbracci, sempre solidali. Natalia Manfredi

In riferimento alla e-mail pubblicata sopra. (di Michele Sferra) La
pubblicazione del
testo di Natalia Manfredi ha provocato differenti reazioni. Tra queste,
due, decisamente negative e sostanzialmente simili da parte di un
amico molto caro a qualcuno qui, e di una compagna di Bologna. Un pò ce le aspettavamo e
comunque: bene. Se fossimo sempre tutti d’accordo,
non ci sarebbe scambio. Approfittiamo quindi della divergenza di
idee per dire alcune cose. Per quanto riguarda la redazione, avevamo deciso di
non commentare affatto, almeno per ora, la tragedia di Haiti. Per due ordini di
ragioni: a) perche’ davanti alla morte e a
cose che ti fanno male profondamente, c’è sempre bisogno di un momento di
silenzio. Per me che sto scrivendo questa nota, e’ indispensabile. b)
perche’ sarebbe stato troppo
facile ricordare la storia di Haiti e magari - per noi - cogliere
l'occasione per rammentare anche la
squallida amicizia di Madre Teresa con il sanguinario
Duvalier
(sappiano bene come la Nobel per la Pace corresse in immediato soccorso
a tutte
le peggiori dittature, coprendo infamie di stato). Avevamo anche una
foto inviataci da un compagno che la mostra, nel 1981, ad Haiti, a
fianco di Jean-Claude Duvalier, prima di ricevere da lui l'assegnazione
della Legion d'Honneur ed esiste un video su you tube che da' conto anche di questa “ amicizia” : http://www.youtube.com/watch?v=ndyIlCKTYAM). Dell’aguzzina
della carita’ non abbiamo letto da nessuna parte, forse qualcuno ne avra’
parlato, ma a noi non risulta. Della storia di Haiti, dei Tonton Macoutes (gli
“Uomini Spettro”), i primi squadroni della morte di tutta l'America Latina, hanno
parlato tutti. Come degli spiriti e delle
sceneggiate dei Papa e Baby doc. Facile, facilissimo. E, al momento, a nostro avviso, poco utile. Poi, arriva la e-mail di
Natalia. Da’ alcune informazioni, ma soprattutto fa una serie di
considerazioni che rimandano a grandi temi: paura, fallacita’ della
scienza, fede, possibilita’ che, dalle macerie di un mondo, ne nasca un
altro. Personalmente, non ritengo tanto importante stabilire se le catastrofi possano
essere provocate o meno, quanto affrontare questi nodi. Hanno
vaccinato tutti ad uno
stesso schema, martellante, ossessivo, ripetuto quotidianamente: un disastro (a Gaza, in
Afghanistan, in Somalia, a Rosarno, naturale o provocato, e’ lo
stesso); annuncio del disastro; denunce su come e’ stato
raccontato il disastro; altro disastro il giorno
dopo o quasi; annuncio del nuovo disastro; denunce su come e’
stato raccontato
etc. etc. etc. Peggio di una mitragliatrice a ripetizione perche’ le
cartucce
non si esauriscono mai. E' una frenesia di disastri che impedisce di
approfondirne uno, anzi, spinge a dimenticare quello precedente per
occuparsi di quello presente, etc. etc. etc. Contemporaneanente, si
verificano molteplici sciagure in tante parti
del mondo e vengono commessi e commissionati orrori a valanga. Accade
anche qui, ma se ne parla solo quando un evento macroscopico balza in
evidenza (in alcuni
casi, quando si vuole che l'attenzione venga concentrata su x, per
evitare che qualcuno si accorga di quanto sta avvenendo in y).
Forse, di Haiti, interessava a qualcuno prima di ieri (a parte chi ci opera da tempo come volontario)? Forse le
condizioni di quel popolo erano liete? In Africa non si sta forse
morendo per fame, anche in questo preciso istante?
Nuovi bambini soldato - una delle cose che mi feriscono di piu’ - non
vengono reclutati in diverse zone del mondo, anche in questo preciso
istante?
Qualcuno non sta subendo torture di carcerieri che lo porteranno a morte, proprio mentre io sono qui, al computer? A Termini Imerese,
e’ stato tutto risolto? Sono soltanto esempi, e di grandezza differente, tra gli infiniti possibili, eppure
esiste una forma di assuefazione indotta a qualunque cosa, che sgomenta. Se, posto di fronte a tutto cio', qualcuno diventa magari un po’
“paranoico” , non mi sembra strano. E, immaginarsi un ritorno della
Fraternita’ della Costa, e’ sempre qualche cosa di meglio
della fraternita’ delle cosche del potere, quella si’, davvero pericolosissima. Sulla
base di queste considerazioni abbiamo deciso di pubblicare la e-mail
“incriminata” e non ci sembra una scelta sbagliata. Ringraziamo invece
Natalia per avercela inviata. Creare una piccola “discrepanza” in un
concerto di approvazioni continue, spinge a discussioni e confronti.
Tutta salute. Smuove le acque. Michele
*********Dies irae (immagine da http://www.cbc.ca/news/background/haiti )
Cosa possiamo dire? Soprattutto: cosa possiamo fare?
Rispondiamo a tutti coloro che ci hanno scritto, con queste poche
righe. E' ovvio che non facciamo distinzioni tra vittime di stati
fascisti e delle loro istituzioni e vittime di una “ catastrofe naturale che sarà pure “ naturale” , chissa'...”(come
scrive Fulvio Grimaldi nel suo ultimo post). Se volete partire, fatelo,
ma in fretta. C'è ancora qualche possibilità d'ingresso da Santo
Domingo, poi non sarà più possibile. Poi gli Usa, esperti anche a
casa loro nel criminalizzare la povertà (e considerando “casa loro ” ogni
luogo del mondo che valutino interessante per risorse e/o
posizionamento), chiuderanno tutto e si avventeranno come avvoltoi su
ciò che resta di Haiti. Non solo non vi consigliamo alcuna associazione - e men che meno la Protezione Civile, che, tanto, non vi prenderebbe proprio - , partite soli, o con chi vi pare, chi lo può, ma evitate con cura i “ professionisti
del volontariato”. Giocatevi la possibilità di vedere il mondo da
un'angolatura differente. Licenziatevi, se lavorate. E non
preoccupatevi di cosa potrete fare. Sarete d'aiuto comunque, c'è tutto
da ricostruire e qualunque cosa andrà bene. Noi non possiamo partire.
Ciascuno di noi: o è già impegnato in qualche contesto dove
altre persone, vittime, non possono essere abbandonate; o non ha
ottenuto il rilascio del passaporto; o è ammalato seriamente; o
accudisce qualcuno che lo è. In riferimento al post citato, finalmente
qualcuno accenna a Madre Teresa, in relazione ad Haiti. E conferma, con
dovizia di particolari, ciò che abbiamo scritto, a dicembre
2009, a proposito del “pacco” Natale (il falso attentato sul volo per
Detroit). E tira un bel pò di scarpe ad Emma Bonino. Tra le immani tragedie che ci circondano, riesce anche a strapparci un sorrisetto amaro, parlando di Obama: “... quando uno cammina come un papero, nuota come un papero, fa quà quà quà come un papero, e' un papero.” *********
ULTIM'ORA - DACCI OGGI IL NOSTRO FALSO ATTENTATO QUOTIDIANO, ovvero: E' più facile che un falso attentatore entri negli aereoporti di New York, che la gente s'accorga
che era una bufala. Che l'americano medio non sia proprio un'“ aquila” , lo
sapevamo già, ma qui si supera il ridicolo. 17 gennaio 2010 - L'ANSA
comunica al mondo che una persona non autorizzata è penetrata
nell'“ area sterile” dell'aereoporto JFK, di New York. Terminal 8 chiuso
per tre ore. Aree d'imbarco evacuate e nuovi controlli. Ulteriore falla nella sicurezza? No: ulteriore palla stellare.
*********
MY WORKS - “My Worlds
are chainging so am I... I am sending this album to a person once who inspired
me a lot! I use to tell her story to my friends till date. Thank you
Marina.” Sankha
 (“Sankha Cry”, Sankha Banarjee)
Dear Marina, Thank you. I completely agree with your
words: “forcing the creativity between an “I like” and “I
don't like ...”. Ha!Ha! Even I prefer the hand written letter still today!
I am not a regular net browser. I leave an extremely lonly life in Delhi! You
know in India people are chainging because of Globalisation. It seems to me all
people are running to become an American or tring to make India a fake
America. I feel alienation here (...Marx's theory of alienation). But I
am in fb for some of my old school and college friends whom
I found here only, otherwise I don't like fb! This is an irony to me! The cover
of the book is excellent! It is a true ballenced surface that you have created.
And also the use of puzzle pieces is very interesting and symbolic
also. A calculative brain with lots of possibilities. Some says,
“Truth is stranger than Fiction, but it is because Fiction is obliged to
stick to possibilities; Truth isn't.” And that light is obviously not a
“poor thing” as you told! The nature of doing humble things silently
has lots of power. I can imagine you were stiching the jewels one by one
silently. This Work is God. It always inspired me. Please continue doing these. It tells the story of
your 'present silent time'. Take care. Keep
smiling. Sankha.  Ricevo questa lettera in un
momento difficile. Un mio amico, un artista bengalese che conosco bene e
che fu nostro ottimo collaboratore ai tempi in cui vivevo in uno slum di Calcutta mi
dedica una sua collezione. C'è stata una mia risposta (che ometto), uno
scambio di opinioni riguardanti facebook, soprattutto si è parlato dell' alienazione in cui si vive oggi anche
in una grande citta' indiana (Sankha è a Delhi, da alcuni anni) e di come l'India si stia modificando, a passi velocissimi. Delle possibilita'
della realta' e della finzione.
Tutto ciò contiene spunti che mi
sembra interessante condividere. Non ho alcuna intenzione di parlare
dell’alienazione secondo Marx. Dò per scontato che chiunque capiti su questo
web comprenda o sappia già per esperienza diretta che, quando il valore di una persona viene misurato
in “erg”,
potersi concepire “esseri umani” non sia cosa tanto
immediata. Tutto concorre a mettere in crisi l’unica appartenenza che
abbia un senso. In primo luogo il lavoro, che andrebbe rifiutato in
ogni sua forma: fisso, part time, flessibile, precario o falsamente
autonomo. Il
lavoro fa male. Fa malissimo e sotto ogni punto di vista.
Quest'etica del lavoro, della fatica, del sudore della fronte, e' stata
costruita per ingannare, per produrre e riprodurre schiavi salariati.
Si dovrebbe lavorare infinitamente meno e sarebbe possibile, in un
mondo organizzato diversamente. Qui, tutta la vita viene programmata
attraverso il lavoro. In
genere, nasci o ritardi a nascere solo quando il lavoro lo permette
(perchè ci sono abbastanza soldi per ammettere una persona in piu'
a tavola, perche' la carriera e' avviata, etc.). Hai la
possibilità
di studiare se uno dei tuoi genitori lavora (di solito, tutti e due).
Puoi
laurearti o diplomarti se “in casa” si lavora a sufficienza e tuo padre
non è operaio a Termini Imerese. Puoi
avere una casa tua se il lavoro (principalmente dei genitori) te lo permette. Puoi trovare un lavoro se il lavoro dei tuoi
familiari ha permesso loro di inserirti da qualche parte o se ti abbassi all'obbedienza
a regole imposte da un lavoro di merda con annessi valoriali. Poi,
riperpetui il ciclo fno alla pensione o a una morte sul lavoro, di
lavoro malsano, o per disoccupazione, da cui miseria, fame, strada, malattie che
non hai possibilita' di curare. E, all'ultimo, ti chiedi: “...ha avuto
un senso?”. Purtroppo, la risposta è “no”. Fortunati coloro che
non fanno in tempo a rispondersi. “Work is
God”, come dice Sankha, solo
se e’ completamente libero. E per lui lo è perché è un artista. Ma
questo
capita molto raramente ed e’ legato a privilegi e/o a talenti autentici innati. Artista significa, nell’accezione base:
colui
che sa fare. Ma “fare” che? Tutto. L'Arte può fare
tutto. La scienza non ha mai risolto nulla. “Scienza est coscientia”,
scrivevamo su certi sacrosanti muri in certi benedetti anni. “Knowledge is much less important than imagination”,
scrive un testimonial d’eccezione: Einstein, anche violinista. Ma…perchè?. Qui sta il punto. La
scienza com'è
non puo’ fare previsioni e si limita giocare col Lego, o a
un Risiko insanguinato. Le grandi
catastrofi non sono prevedibili. Neppure i grandi cambiamenti di epoca.
Si va di paradigma in paradigma, ma il salto dall’uno all’altro non
avviene per
il fatto che il nuovo paradigma sia piu’ vero del precedente, ma a
seguito della
fiducia che si è guadagnata negli ambienti scientifici! Una
conventicola di
impostori. La verita’ scientifica somiglia a quella giuridica, non e’
la
verità in senso proprio, solo quella che meglio si riesce a far
credere. Gli
scienziati danno così a bere un sacco di schifezze. Distruggono per
ricostruire. Forniscono cause delle
malattie e cure mediche per curarle che provocano altre malattie. Lo
scandalo della Novartis e della mai esistita influenza suina non sono che un esempio recente. Fabbricano
armamenti per poter fare guerre che produrranno necessita’ di fabbricare altri
armamenti. Costruiscono palazzi che crolleranno e catastrofi ambientali per
soddisfare un enorme circuito di operatori del settore. Pianificano dighe dove
c’è una popolazione da sterminare e danno di se’ stessi una falsa immagine
e false informazioni, facendo conoscere solo quello che vogliono che sia
conosciuto. Es. quando mia figlia resto’ delusa per non poter mangiare
le fragoline che avevamo innaffiato con amore sul terrazzo di casa per tutto un
anno e un incredibile numero di persone furono contaminate a Chernobyl, il 26 aprile 1986, ci fu una signora che si gettò
dal balcone credendo che fosse giunta l’ora della catastrofe nucleare. Se avessimo saputo allora che, in Francia, si
era verificato lo stesso incidente, la signora si sarebbe salvata e io e mia
figlia avremmo gustato fragoline rosse. I circa 6 000 000 decessi
su scala mondiale nel corso di 70 anni, contando tutti i tipi di tumori
riconducibili al disastro di Chernobyl - secondo le stime di Green Peace - ci sarebbero stati lo
stesso, però. C’è un ulteriore tipo di
alienazione: quello dalla realta’ delle cose e infatti vengono definiti
alienati mentali quelli che dubitano delle verita’ propinate loro. In questo
senso, il mondo dovrebbe essere proprio un asilo di alienati. Sarebbe molto
meglio. La scienza costruisce muri, non ponti, perche’ ha un range di
possibilita’ limitatissimo.
L’Arte è un’altra cosa.
Costruisce ponti e non muri. Non si perde in questioni oziose, entra nella
realtà e parla a tutti. Evita tutti gli “ontologico”, “escatologico”,
“gnoseologico”
(questo linguaggio, semmai, lo adoperano gli invidiosi dell’arte
altrui, che per questo diventano “critici d’arte”, “esperti d’arte”, e
si arricchiscono come
galleristi etc.). L’arte non cerca verità presunte, entra dentro le
verità e ne
esce estrapolandone il significato dopo averlo personalmente
rielaborato. Per
questo l’arte non e’ mai astratta anche quando dice di esserlo, è
tutt’altro.
E sposta mondi e montagne nella realtà, non sulle carte dei topografi.
Sa
prevedere in anticipo qualunque cosa, anche a lungo termine. Contiene
tutto il
sapere umano e, alla fine, quando gli scienziati avranno distrutto
tutto,
restera’ solo l’arte perche’ ha risorse e potenzialita’ che trascendono
ogni
limite prefissato dalla logica. E un artista non può essere mai
alienato. Ciò
che produce gli appartiene in totale, non ne dipende, ma lo condivide;
non è
costretto a farlo, non segue tempi e ritmi stabiliti da altri; produce
qualcosa
di assolutamente libero, di valore universale e mai ripettivo; non
riconosce
altri committenti se non coloro ai quali il suo prodotto e’ destinato
(anche
quando apparentemente è differente, es. Goya che sbeffeggiò tutta la
corte spagnola ricevendone il plauso); ha un rapporto autentico e non
alienato col mondo e con gli altri. La proprieta’ della sua opera e’
comune e
il lavoro non e’ diviso, ma condiviso. Non ha bisogno di particolari
strumenti
di produzione, li trova soprattutto dentro di sé. Non si estranea né da
sé né da ciò che
fa, né dagli altri esseri umani. Non è operaio, nè salariato. Se le
galassie
le avessero “fabbricate” gli ingegneri, sarebbero gia’ sprofondate. E
avremmo un Bertolaso spazale
a occuparsi di ricostruirle una identica all'altra, tanti bunker uno
identico all'altro ordinati nel sistema solare, senza storia ne'
personalità. Senza umanità.

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