osteria calcutta

IL CAVALLO DI TROIA


         Abu Mazen & Olmert
         (Amor che a nullo amato amar perdona)

La Storia insegna, anche quando e’ molto antica. Un modo per vincere la resistenza di un popolo o di un  paese assediato, ma deciso a non arrendersi e a lottare fino all’ultimo, e’ prenderlo con l’inganno, di solito con la facilitazione di  traditori e  spie (foto sopra). Un ottimo sistema e’quello di introdurre all'interno del popolo da annientare un elemento apparentemente innocuo, persino pacificatore, quasi un “regalo” o un “aiuto umanitario”, in realta’ pieno di insidie micidiali. Non a caso, “cavallo di Troia” e' anche il nome di uno tra i virus piu' micidiali in grado di attaccare un PC dall'interno, dopo esservi stato spedito in genere in confezione “accattivante”. Se non correte in tempo ai ripari, stravolge le comunicazioni, spedisce ad altri i vostri dati personali e combina altri guai difficili da risolvere.
Nell’esempio omerico, il cavallo conteneva armate militari nemiche che spalancarono le porte di Troia all’assediante e permisero agli Achei di radere al suolo la citta’. C’è sempre un lato psicopatologico in ogni vicenda che abbia a che fare col  Potere. Nella narrazione classica, l’assedio era stato scatenato da un re la cui moglie era fuggita con un altro e lui si arrogava il diritto di riprendersela attaccando fino alla distruzione un altro popolo. In tempi piu’ recenti, le ragioni delle guerre non sono altrettanto “romantiche” anche se giustificate, a volte, con leggende millenarie, epopee e tragedie storiche che non c'entrano assolutamente nulla e con identico utilizzo del sistema di cavalli, infiltrati e spie.  Una variante particolare, attuale, di questo sistema e’ quella di ordire l’inganno servendosi di apparati istituzionali. Tra i tanti esempi possibili, non so quanti ricordino cio’ che avvenne a Lima tra il 17 dicembre del 1996 e il 22 aprile 1997.
Si arriva a un gesto estremo se la situazione e’ estrema. CLIMA: Fujmori, presidente del Peru’, avvia un programma economico neoliberista che strangola la popolazione e, per garantire privilegi e interessi delle multinazionali USA e giapponesi, reprime nel sangue ogni opposizione. Nel ’92, con un autogolpe, si attribuisce potere assoluto in alleanza con le forze armate. Gli squadroni della morte peruviani sono tra i piu' micidiali e sanguinari che si ricordino, responsabili di decine di migliaia di morti. Il potere giudiziario e’ subito posto a servizio di una dittatura la cui ferocia e' senza limiti. 9000 prigionieri politici, dopo processi-farsa, sono reclusi all’interno di carceri-tomba. Abitano, anche in quattro, celle di 2 metri X 3, o sono posti in isolamento totale, acustico, visivo. Senza acqua ne' luce, affamati, subiscono torture fisiche e psicologiche quotidiane di qualunque genere. Ogni diritto della persona viene violato. L'OPERAZIONE “ROMPIENDO EL SILENCIO”: il maggior sequestro di massa nell'emisfero.
E'
il 17 dic. 1996. Ore 20.38. Siamo a Lima. Il commando “Edgard Sanchez” del Movimento Rivoluzionario Tupac Amaru (MRTA) occupa l’ambasciata del Giappone mentre e’ in corso un grande ricevimento al quale partecipano diplomatici, capi d’industrie, alti funzionari. I guerriglieri, guidati da Nestor Cerpa Cartolini, penetrano all'interno dell'edificio travestiti da camerieri, fanno 600 ostaggi e, senza usare violenza, si chiudono dentro per 4 mesi. L’obiettivo è denunciare le condizioni inumane dei prigionieri politici nelle galere peruviane, chiedere processi giusti e la liberazione di 440 guerriglieri della loro organizzazione rivoluzionaria che si trovano in carceri di massima sicurezza. Il sequestro dura 126 giorni nel corso dei quali i guerriglieri liberano gradualmente piu’ di 500 ostaggi, per primi i piu' deboli e gli anziani tra cui la madre di Fujimori. Ne trattengono 74. La posizione iniziale: “non negoziamo con i “terroristi” muta bruscamente e il governo finge per 4 mesi di portare avanti una trattativa creando una “Commissione di garanti”. I “mediatori” entrano nell’ambasciata per dialogare con i rivoluzionari. Sembra  profilarsi una soluzione pacifica quando alla Commissione si unisce il Cardinale Juan Luis Cipriani  (arcivescovo di Lima e membro dell’Opus Deidesignato dal Vaticano per mediare tra governo e ribelli. Cipriani regala, amorevolmente, una chitarra ad uno dei giovanissimi Tupac Amaru. Non gli servira' ad allietare le lunghe giornate: nasconde al proprio interno apparati elettronici attraverso i quali viene stabilito il momento piu’ favorevole all'assalto. Il  21 aprile, Cipiriani, che si e' piu' volte incontrato con Fujimori nel corso della finta trattativa, decide di prendersi un periodo di riposo. Il giorno seguente, il 22 aprile 1997, piu’ di 140 uomini di un reparto speciale della marina militare peruviana sferrano un violentissimo attacco simultaneo aprendosi varchi con esplosivi e mettendo a ferro e fuoco l’ambasciata, nel momento in cui la maggior parte dei Tupac Amaros sta giocando a calcetto. Sono le 15,30. Gli ostaggi vengono liberati (a eccezione del giudice Carlos Giusti, parte del gruppo degli ostaggi, ma scomodo al governo perchè sostenitore dell'indipendenza della magistratura dal potere politico: muore dissanguato per mancanza di cure, dopo colpi d’arma fuoco di provenienza “ignota”). I 14 rivoluzionari sono ferocemente massacrati. Poche ore dopo, il mondo vede attraverso i giornali e le televisioni, Fujimori trionfante mentre sale le scale insanguinate dell'Ambasciata. Sorride, scavalcando corpi crivellati e teste mozzate. Riceve elogi dai media, dagli USA, da Israele e da altri governi per la “fermezza” con la quale ha portato a termine l’operazione “con successo”. La responsabilità del massacro è anche del governo USA che ha addestrato i militari e del Giappone che ha accettato l’azione nel proprio territorio. Tradita la promessa di restituirli ai familiari, i corpi dei guerriglieri superstiti sono gettati in fosse comuni o sotterrati in cimiteri di periferia. Non e’ permesso  vederli. La zia di Cartolini riesce ad ottenere di vestirlo per la sepoltura e scopre sul corpo del comandante “Evaristo”, segni di strangolamento e 31 fori d’arma da fuoco. La negoziazione e’ stata una manovra disposta da Fujimori e dal suo consigliere  Montesinos, complice Cipriani. Cinque anni dopo, le perizie di specialisti dello Studio di Antropologia Forense e dell’Istituto di Medicina Legale del Pubblico Ministero confermano le molte testimonianze, tra cui quella dell'ex segretario dell’Ambasciata del Giappone, Hidetaka Ogura e di due ufficiali di polizia che affermano di avere visto Eduardo Cruz (“Tito”) vivo, senza ferite, a mani alzate. I capi dell' Operazione “Chavin de Huantar” hanno ordinato di non lasciare sopravvisuti tra i guerriglieri, armati o arresi, in massima parte li hanno catturati vivi, per ucciderli poi, a freddo. Cipriani lamenta la carcerazione dei militari accusati di assassinio dei membri dell'MRTA: “questo arresto divide il paese”. Marcos, in una lettera pubblica del 25 Aprile 1997, scrive: “Fujimori sorride, felice. Dietro di lui, sorridono i poteri sovranazionali che hano dato l’ordine di annientamento. Per mesi, il governo del Peru’ ha finto di negoziare una soluzione pacifica. In realtà cercava solamente il momento opportuno per attaccare (...) Così sono il Potere e i suoi governi neoliberisti: fingono di dialogare e di negoziare, mentre cercano l’opportunità di esercitare la violenza.
Da: http://www.osteriacalcutta.com/articoli/gennaio%202009.html