osteria calcutta

FARE FRONTE


Fu fondato nel 1985.
Organizzazione parallela di Clemente Graziani, Giorgio Almirante, Pino Rauti, Julius Evola, Mieville.
Una scheda di Mauro su Evola:
GIULIO CESARE ANDREA EVOLA
Pseudonimo Julius, detto il “Barone nero”, discendente di una nobile famiglia siciliana, nasce a Roma il 19\05\1898. Già da giovanissimo prova un forte interesse per scrittori come Wilde e D’Annunzio, successivamente i suoi interessi si estendono a Nietzsche, Michaelstaedter e Weiniger. Entra in contatto con l’ambiente futurista per poi aderire al movimento Dadaista. Benché filo austro – ungarico partecipa alla I guerra mondiale come ufficiale d’artiglieria, combattendo dal 1917 al 1918 sull’altopiano di Asiago, dove presumibilmente nasce il suo amore per le vette e la montagna. All’età di ventitré anni inizia a far uso di sostanze stupefacenti in concomitanza di una profonda crisi esistenziale che lo porta sull’orlo del suicidio che evita grazie alla scoperta del buddhismo. Nel 1921 abbandona l’esperienza pittorica e poetica, inizia a frequentare ambienti spirituali ed esoterici, partecipa alla vita notturna romana e inizia un tormentato rapporto sentimentale con la scrittrice Sibilla Aleramo. Nel 1928 pubblica il libro “Imperialismo pagano” nel quale critica ferocemente il cristianesimo e rivolgendosi al fascismo lo esorta a chiudere i rapporti con i cattolici per ritrovare i fausti della civiltà romana. Questa sua presa di posizione non è vista di buon occhio dal regime fascista, impegnato nei Patti Lateranensi, e tanto meno piace agli squadristi la sua rivista bimestrale “La Torre”. La pubblicazione viene sospesa dal regime dopo otto numeri pubblicati e il barone nero si vede costretto a girare per Roma in compagnia di una guardia del corpo. Se in Italia è emarginato in Germania raccoglie un discreto successo. Nel 1937 pubblica “Il mito del sangue”, un libro che va oltre l’indagine razziale limitata al corpo in auge nel Terzo Reich, di cui , comunque, approva il progetto eugenetico che porta all’eliminazione, in Germania, di 80.000 portori di handicap e malati di mente, in merito scrive: “impedire che un’eredità guasta si trasferisca a altre generazioni”, secondo il saggista Franco Cuomo Evola è tra i firmatari del “Manifesto della razza”. Nutre una grande ammirazione, contraccambiata, per il Reiehsfuhrer delle  Schuts Staffel (S.S.) Heinrich Himmler, che finanzia i suoi soggiorni in Germania. Nel 1941, in occasione della pubblicazione de “Indirizzi per l’educazione razziale”, viene convocato a Palazzo Venezia da Mussolini che definisce la sua ultima opera “Il libro che ci occorreva.” Dopo l’8 settembre raggiunge la Germania ed è presente all’arrivo di Mussolini al quartier generale di Hitler, sempre nel 1943, pur non ricoprendo cariche ufficiali, aderisce alla Repubblica Sociale Italiana. Il 04\06\1944, in occasione della presa di Roma da parte delle truppe alleate, lascia nuovamente l’Italia per tornare in Germania, nel 1945 è a Vienna e durante uno dei bombardamenti che martellano la città viene investito dallo spostamento d’aria dovuto all’esplosione di un ordigno che gli provoca una lesione al midollo spinale, in seguito alla quale rimane permanentemente paralizzato agli arti inferiori. Nel 1948 per intervento della Croce Rossa Internazionale viene rimpatriato, nel 1951 è implicato nel processo ai Fasci d’Azione Rivoluzionari, gli vengono mosse le accuse di apologia di fascismo e di essere l’ispiratore di alcuni gruppi neofascisti. Esce assolto dal procedimento con formula piena, anche se alcuni gruppi dell’estrema destra effettivamente si riconoscono nelle sue teorie. Sin dalle sue origini Ordine Nuovo rappresenta una sua proiezione, Clemente Graziani, uno dei massimi dirigenti dell’organizzazione afferma: “Il lavoro di Ordine Nuovo è sempre stato quello di trasferire sul piano politico gli insegnamenti di Evola.”. Nel 1960 Evola auspica un colpo di stato militare durante il quale si sarebbero dovute occupare le sedi del partito comunista con il relativo arresto dei suoi dirigenti. Un golpe al quale dovevano partecipare le forze sane dell’esercito, il liberali, i missini e i monarchici e che avrebbe dovuto godere dell’appoggio degli Stati Uniti e della NATO. Evola muore nella sua casa di Roma l’11\06\1974. Se a suo tempo Almirante definisce Evola “Il nostro Marcuse” nel 1995, all’atto della nascita di Alleanza Nazionale viene indicato come uno dei più significativi riferimenti teorici e culturali. Autore di centinaia di saggi e articoli le sue opere sono edita da Edizioni Mediterranee sotto la supervisione della Fondazione Julius Evola di Roma e da Edizioni AR di Franco Freda.  

Integrazioni:
Evola ha ancora un grande seguito in tutti gli ambienti neofnazisti italiani ed europei. Si interessa alle tradizioni ed alla storia orientale disrorcendone completamente il senso. Ad esempio, nel 1926 pubblica "L'uomo come potenza", esprimendo una concezione dell'io ispirata ai dettami del tantrismo-secondo-Evola; due anni dopo pubblica "Imperialismo pagano" in cui, tra le altre cose, attacca violentemente il Cristianesimo e giudica la guerra in se' un valore superiore al vincere e al perdere, via eroica e sacra di realizzazione spirituale che nella Bhagavadgita si trova esaltata dal dio Krishna. Scrive anche, nello stesso testo: "cosa sia la guerra non lo sanno piu' questi formidabili "attivisti" d’Europa che non conoscono guerrieri ma soltanto soldati e che una guerricciola è bastata a terrorizzare e a far tornare alla retorica dell'umanitarismo e del patetismo (...) La misura della libertà è la potenza: non dovrà essere piu' l'idea a dare valore e potere all'individuo, ma l'individuo a dare valore, potere, giustificazione a un'idea. Volere la libertà è tutt'uno che volere l'impero". Influenzato da Rene' Guénon abbandona poi le tesi estremiste dell'Imperialismo pagano a favore di un concetto di Tradizione e fonda la rivista La Torre.  Nel 1937 pubblica "Il Mito del Sangue" e, nel 1941,  la Sintesi della sua dottrina della razza. In questi testi esprime le sue concezioni antisemite, non basate sul razzismo biologico, ma sul  razzismo spirituale. Oppone a livello tradizionale Giudei ed Ariani nel nome di una differenza dello spirito. Rifiuta totalmente il concetto di egalitarismo in favore di una visione differenziatrice della natura umana, da cui si oppone nettamente ad ogni forma di democrazia (strumento di massa) e ad ogni forma di totalitarismo, anch'esso strumento di massa se non basa sull'autorità spirituale, ma solo sull'autorità temporale. Le differenze naturali tra esseri umani si rispecchiano nelle razze. Per Evola: "La razza interiore è definita dal patrimonio delle tendenze e delle attitudinii che -secondo le diverse influenze ambientali- giungono o meno a manifestarsi compiutamente. L'appartenenza ad una razza si individua sulla base di caratteristiche spirituali, solo in seguito fisiche, diventandone col tempo queste ultime il segno visibile". In quegli anni scrive la prefazione all'edizione italiana dei "Protocolli dei savi di Sion". L'ebraismo è, per Evola, una colpa senza redenzione: "nemmeno il battesimo e la crocefissione cambiano la natura ebraica". Nutrito di concetti buddhisti molto male assimilati, Evola condivide comunque con Martin Heidegger e Carl Schmitt lo stesso progetto di un risveglio dell'Europa. Tra URSS comunista e USA capitalistici, il nazionalsocialismo tedesco gli sembra proporre una terza via: un impero europeo e pagano sotto la guida egemonica della Germania di Hitler. Poco prima di morire dispone per la cremazione. Le sue ceneri sono seppellite in un crepaccio del ghiacciaio del Monte Rosa e, ancora oggi, neofascisti e neonazisti vi si recano in lugubre pellegrinaggio per rendere omaggio a uno dei loro "maestri". L'omaggio e' combinato con il senso attribuito da loro alla scalata come disciplina del sé, come recupero di una dimensione profonda della comunità (camerateria), sperimentazione del limite, qualcosa che sta tra le arti marziali e la guerra di trincea. Particolare, questa predilezione per la montagna, l'elevamento super-ominico e l'arrampicamento, in moltissimi Kriptofasci. Certo, di sicuro non saranno mai marinai. E non sanno nuotare: se li buttate a mare, non date loro una ciambella di salvataggio.