
I cugini (Rahul-Varun Gandhi)
Altro
“simpatico” personaggio: Narendra Modi. Gornatore
del Gujarat al suo 3° mandato. Nel 2005, Modi
organizzo’ un pogrom contro i musulmani. Il suo partito,
il Bjp, resto' in
disparte mentre oltre 1000 musulmani
venivano massacrati, centinaia di donne,
vittime di
stupri collettivi, erano bruciate vive e 150mila persone venivano
cacciate dalle proprie case.
In questi giorni ha ricevuto l'elogio di Ratan Tata e di Mukesh Ambani,
(Reliance Industries) per la sua politica di “sviluppo” in Gujarat,
Stato divenuto da tempo uno dei centri nevralgici del neoliberismo indiano. Come
candidato premier, conta sul loro appoggio.La “Nano” verra' costruita in Gujarat e la TATA, avendo ricevuto da
Modi agevolazioni e favori, lo premia sostenendo la sua ri-candidatura.
In breve. Election Day: due schieramenti principali
non abbastanza forti per una vittoria netta, due candidati anzianotti, sicure
alleanze post-elettorali e necessari supporti esterni da partiti minori.
Difficile che il nuovo governo ottenga una maggioranza in grado di affrontare
congiuntura economica, perdita di posti di lavoro, calo dei consumi e impennata
dei prezzi dei generi alimentari (se pure ce ne fosse la volonta', e non c'e').
Illusioni zero per riforme sociali che rispondano a bisogni impellenti,
concreti, di oltre un miliardo di persone, centinaia di milioni delle quali
sotto il livello di povertà (
migliaia di
contadini suicidati ogni anno) e una quantita’ di cibo giornaliero pro
capite inferiore a quella registrata in epoca coloniale. Ben lo
sanno i
guerriglieri Naxaliti-Maoisti
che, negli ultimi anni, nelle aree rurali, dall’Orissa, al Bastar, al
Chattisgarh hanno piu’ che triplicato la propria influenza e le loro azioni,
anche a scopo dimostrativo, come il sequestro del treno a Ranchi, nel Jarkand,
il 22 aprile, dove, per 4 ore, un commando di 300 guerriglieri, armati anche di
arco e frecce, ha tenuto in ostaggio 700 passeggeri. Ribelli, fuorilegge, con
un forte e crescente seguito soprattutto nelle aree piu’ depresse,
tra contadini poveri e lavoratori sfruttati di 22 Stati
dell’Unione su 29. Per il rapporto dell’IFCM (Istituto Indiano per la
Gestione dei Conflitti), dei gruppi insurrezionalisti fanno parte non meno di
22.000 combattenti, dislocati in 180 distretti su 630. Manmohan
Singh li definisce: “
il piu’ grave problema di
politica interna dall’indipendenza ad oggi”. New Delhi intensifica
l’esercito, ma
“Naxalita”, in India, e’ oggi sinonimo
di “ribelle”, molto piu’ che di “maoista” ed e' in quanto “ribelli”
che questi combattenti risorgono e risorgeranno sempre,
molto al di la' di qualunque ideologia. La polizia ha raggiunto il
ridicolo, distribuendo cellulari gratuiti a 220 capivillaggio di aree remote
del Jarkand (Stato confinante col Bengala) con l'obiettivo di trasformarli in
“informatori”, insieme ad una lista di nomi di poliziotti ai quali denunciare i
naxaliti e i loro propositi. Un pessimo investimento tecnologico: non e'
arrivata alcuna segnalazione e sono stati invece diffusi i nomi di scagnozzi
della polizia “in borghese”. Negli Stati confinanti con il Bengala, la tensione
e' altisssima. Proprio in West Bengal, il tradimento dei Comunisti di governo
ha portato ai tragici fatti di Singur e Nandigram tra la fine del 2006 e quella
del 2008, quando il Cpm di Buddhadeb Bhattacharjee, a capo della
coalizione di governo del Left Front, tentò con violenza di espropriare i
contadini delle proprie terre fertilissime in favore della multinazionale
chimica indonesiana
Salim Group (a Nandigram,
distretto
di East Medinipur); e per la costruzione della fabbrica dell’utilitaria
piu’ economia del mondo, la famigerata Nano (a Singur, distretto di Hoogly)
voluta da una joint venture FIAT-Tatamotors, polo automobilistico del potente
gruppo TATA (
ne abbiamo parlato molte volte, potete ripercorrere la vicenda
cliccando qui). Mentre Bhattacharjee, ipocritamente,
tentava di convincere i contadini del fatto che lo sviluppo
capitalistico fosse premessa necessaria per le riforme socialiste
(!), i responsabili delle comunicazioni della FIAT e della TATA si
lavavano le mani di tutto il sangue sparso dichiarando il primo di non essere
interessato a come venivano fabbricate le auto, il secondo di non poter
promettere posti di lavoro ai contadini espropriati. La TATA pretendeva
1000 acri di terreno, fabbrica di automobili e speculazione edilizia
annessa, in base al Land Acquisition Act, legge coloniale del 1894
che prevede l’esproprio per ragioni di pubblica utilità, non pero' di
strappare terra ai contadini a beneficio di imprese private. Indennizzi
ridicoli e solo per chi fosse stato in grado di dimostrare di essere
proprietario della terra, quindi per pochissimi e per nessuna donna che, NON
per legge, MA per tradizione, in India non eredita e non possiede nulla
(benche', tra l'altro, le donne rappresentino l'80% di coloro che lavorano la terra
nel mondo - e anche in India - e sia del tutto improprio parlare di
“contadini” e non di
“contadine”).
Le terre che i pochissimi
“proprietari
riconosciuti”
avrebbero potuto
acquistare in alternativa non sarebbero mai state altrettanto fertili a causa
della crescente scarsità di terre coltivabili e a speculazioni varie legate
alla riconversione di destinazione d’uso. Migliaia di persone, per non finire
ad aumentare il numero degli abitanti delle baraccopoli di Kolkata,
resistettero con tutte le loro forze. Il Trinamool Congress Party
(destra concorrente del Cpm), tento’ da subito
un altro
“esproprio”, tuttto suo personale,
quello della lotta delle contadine e dei contadini di Singur, con
demagogia e sovraesposizione mediatica del proprio leader, Mamata Banerjee, ma
l’accordo con il Comitato di Resistenza fu raggiunto a novembre 2008
attraverso altre mediazioni tuttora non chiare. Come
che sia, la conclusione fu che, messo di fronte alla rinuncia a soli 400 acri
di terreno, Ratan Tata la prese male, rifiuto’ e trasferi’ gli
stabilimenti in Gujarat.
Costo del tentato “sviluppo”: decine di morti, stupri ripetuti di donne e
bambine da parte della polizia di stato e delle squadracce del Cpm, u
n terreno fertilissimo disserbato e reso totalmente
sterile. In Italia non si riusci’ a far passare quasi nessuna
informazione,
per FIAT voluntas e una propaganda basata - anche -
su letteratura da Hilton, che mai si cala nella pelle delle cose reali e che,
per essere generosi, potremmo definire
“fantasiosa”,
cercava di
lanciare l’India sul mercato, praticamente in saldi. Gli
interessi dei grandi speculatori internazionali e quelli dei liberisti
indiani contendevano nell'esporre sulla vetrina del supermercato globale
un Paese “shining”, in rapidissima crscita, col quale era possibile
concludere ottimi affari, occultando accuratamente i prezzi reali dello
“sviluppo”. In quanto sviluppo capitalistico, anche quello indiano procede del
tutto indifferente al pianeta e alle persone che lo abitano, distruggendo
risorse, territori e milioni di esseri umani a vantaggio di pochi
“eletti”.
In un Paese dove la stragrande maggioranza della
popolazione vive di agricoltura di sussistenza, trasformare milioni di acri
fertili in terreni destinati all'industria e alle infrastrutture relative
favorisce quel 20% di odiosa middle class che affama oltre 800
milioni di persone che hanno meno di mezzo dollaro al giorno. Tutti gli
intellettuali di sinistra appoggiarono i contadini del West Bengal,
manifestarono, fecero del loro meglio per denunciare ed aiutare (subendo
ritorsioni anche fisiche), ma gli aiuti veri vennero da diversi gruppi ribelli,
di cui una parte fa riferimento ai naxaliti della storica rivolta di
braccianti, contadini poveri e tribali che, dal ‘67, per piu' di 6 anni, tento'
una ribellione di popolo sul modello della
Rivoluzione Cinese, repressa in un bagno di sangue di oltre 10 mila
morti. Una ribellione che continua ad ispirare molti movimenti
guerriglieri attuali che controllano migliaia di villaggi. L’India si avvia a
divenire la terza potenza economica mondiale, senza politiche agrarie e
puntando sul modello, gia’ sperimentato in Cina, delle SEZ: zone franche -
spesso ottenute con l'esproprio dei contadini - destinate a grandi impianti industriali, speculazioni edilizie, infrastrutture
dello sviluppo. Come gli eroici resistenti di Gaza, i guerriglieri
indiani combattono una guerra di classe per il diritto alla loro terra,
colonizzata da altre nazioni o dalle caste alte della propria. E, come loro,
non si fermeranno. E' proprio l'irriducibilita' a
non fermarsi per nessuna ragione che accomuna, nel mondo, tutti i
combattenti per la liberta'.
Per il resto: Marx considerava l’India: “Un paese troppo
religioso, da lasciare, preferibilmente, a Bakunin”; su questo aveva
pienamente ragione. Non poteva comprenderla, non ne era in grado. In India
valgono altre categorie. Appiccicare categorie western a un qualunque
popolo asiatico e’ gia’ dura; per il Subcontinente Indiano e’ del tutto
fuorviante; rassicurante forse, ma assolutamente sbagliato. La “speranza
indiana” risiede proprio nel punto opposto a cio' che, con tale termine,
si e' inteso significare: e' contenuta tutta nella certezza, piu' che nella speranza, che lo sviluppo capitalistico, in India, non vincera' mai.
Hai voglia l’Occidente a inviare delegazioni e stringere accordi, hai
voglia ad applaudire alle liberalizzazioni! I
naxaliti furono sconfitti e pagarono un prezzo altissimo, ma cio' non ha
significato la loro scomparsa. L’India, da Nerhu in giu', intraprese la via
dello sviluppo industriale (cliccare qui, per saperne di piu') contraria alle
esigenze delle masse e a favore della borghesia indiana. Ma, se il Congress di
Nehru e Indira, all'interno di un sistema economico misto, perseguiva una
politica di sovranità nazionale (applicando solo a meta' le riforme agrarie
principalmente perche’ le risorse erano destinate all’industria), l'apertura al
liberismo del governo di Rajiv Gandhi, negli anni ’90 (pianificata e
orchestrata dall'economista oggi premier uscente - e, forse, anche
rientrante - Manmohan Singh), apri' le porte al capitalismo
internazionale, ai grandi imprenditori anche occidentali - senza tuttavia
scompaginare i rapporti feudali nelle campagne - e, con gli
investimenti e le istituzioni finanziarie internazionali, vennero
importati dall’Occidente nelle megalopoli indiane modalita' consumistiche e
stravolgimento di mentalita' e stili di vita, oltre a malattie psicosomatiche e
problemi psicologici prima completamente assenti (“Il complesso edipico, ad
esempio, era estraneo ad una societa' formata da famiglie allargate, composte
da dieci, dodici unita', non e' in alcun modo endogeno, non appartiene
alla nostra cultura, eppure sta diffondendosi da tempo tra i giovani della
borghesia cittadina, sia per quanto riguarda quelli le cui famiglie
provengono dapiccole realta' di provincia, sia per quanto riguarda quelli
nati in contesti prettamente urbani (...)”. Sudir Kakar: “Identity
and Developement”). Gli strati alti dell’emergente classe media, temendo
anche di perdere interessi consolidati per l’influenza omologante
dell’Occidente, si riavvicinarono ai “valori“ della “tradizione”. Sorsero e si
rinvigorirono i movimenti nazionalisti indu’ e il BJP di Atal Behari
Vajpayee, con un elettorato di alte caste e una vastissima organizzazione
nazionalista indù, l'RSS (Organizzazione dei Volontari Nazionali), fascisti che
marciano a passo d'oca, specializzati nel “tagliare la gola” ai
musulmani sterminandoli in massa (vedi quanto accaduto alla moschea
di Ayodia), soppianto’ il Congress. Tra la pubblicazione di un
suo libro di poesie e l'altro, Vajpayee pero’, predicava la resistenza alla globalizzazione
occidentale, ma concedeva sempre piu' diritti di proprieta' ad investitori
stranieri. In agricoltura, l'India non divenne “il più grande esportatore
di prodotti agricoli al mondo“, ma si trasformo' nel paradosso di un
Paese agricolo costretto ad importare generi alimentari dall'estero,
commercializzati a prezzi che gli stessi coltivatori non potevano pemettersi di
pagare. Vale anche oggi. Le colture di consumo continuano ad essere
convertite in colture per l’esportazione, con crescente dipendenza alimentare
dall’estero e dal mercato internazionale da dove arrivano anche i
fertilizzanti chimici e i pesticidi per colture geneticamente
modificate, a prezzi inaccessibili alla stragrande massa delle contadine e dei
contadini. Le elezioni del 2004 videro il ritorno al potere del Congress: il Bjp
era davvero troppo disumano e troppo sanguinario per gli interessi dei
grandi industriali e dei capitalisti, decisi a trasformare l'India in un Paese
moderno e appetibile sul mercato internazionale. Ma il Congress, con
Manmohan Singh, accentuo’ la svendita del Paese, appoggiato anche da sedicenti
partiti di sinistra (e di sinistra di governo, come in West Bengal). E' il 2009. Sono in
corso nuove elezioni e nuovi lifting. La destra tornera’? E' mai scomparsa?
Intanto, lo sviluppo capitalistico muta forma, non sostanza, e
nemmeno paradossi: terreni fertilissimi vengono espropriati per essere
destinati all’industria; le persone coltivano generi alimentari che non possono
poi permettersi di mangiare; un Paese agricolo abbandona le riforme
agrarie e, con esse, i contadini; Stati “comunisti” massacrano la propria
base elettorale. Milioni di persone vengono gettate allo sbando. E' il prezzo
dello “sviluppo” capitalistico. I “naxaliti”, i ribelli, non sono affatto
intenzionati a pagarlo. Giustamente.