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ELEZIONI IN INDIA 

Bhārat, 28 stati e 7 territori, una macchina elettorale straordinaria.

Dal 16 aprile al 13 maggio, 714 milioni di indiani voteranno per il rinnovo della Lok Sabha (la camera bassa  del Parlamento) e per formare il nuovo governo; non essendo ammessi exit pol, per conoscere i risultati delle urne si dovra’ aspettare il 16 maggio, quando saranno resi pubblici.
La sfida, a colpi di voto elettronico, è tra le due maggiori coalizioni:
l’NDA (National Democratic Alliance) guidata dal Congress di Sonia Gandhi – tornato al governo nel  2004 - e l’UPA (United Progressive Alliance), all’opposizione, guidata dal BJP (Bharatiya Janata Party) partito della destra nazionalista indù con a capo Lal Krishna Advani. Rispetto al ‘2004, gli elettori sono circa  43 milioni in piu’, in gran parte giovani tra i 18 e i 23 anni. I partiti storici non perdono l’occasione per rifare    il lifting ed ecco scendere in campo volti “giovani” dell’India, per promuovere se' stessi e “vecchie” volpi. Rahul Gandhi, primogenito di Sonia, trentottenne ragazzone in cellulare e punjabi, sfodera sorrisi Kennedyani  presentandosi come l’incarnazione dell’India “che cambia” (il modello “change, change, yes we can” ha funzionato negli USA, potrebbe andare anche per il Subcontinente, se la finanza lo benedice, ma... lo  fa?); pilota di auto da corsa sulla pista di Gurgaon, Rahul ammicca, dal suo blog, ad altri boy scouts  cresciutelli  e ricchi, “tifa” fuoricasta e poveri dei villaggi remoti, mentre promuove la ricandidatura a premier di Manmohan Singh, il teorico della liberalizzazione economica al quale, in quelli stessi villaggi remoti,  avrebbero molte cose da dire, preferibilmente vis a vis. Entrato in politica nella legislatura uscente e segretario generale del Congress, Rahul spera di essere rieletto nella circoscrizione di Amethi, nell’Uttar  Pradesh e di non fare la fine di nonna Indira o papa’ Rajiv. Cura la propria immagine anche un altro Gandhi, cugino di primo grado di Rahul: il ventinovenne Varun, che,   per l’opposizione, sponsorizza l’anziano Advani, 83 anni. Varun, per la verita’, qualche errore d’immagine lo commette, mentre si trastulla con uno di quei videogiochi in cui si vince annientando avversari immaginari e incolpevoli, che sicuramente Advani gli ha insegnato a disintegrare. Ma la realta' non e' un giochino elettronico ed e' finito anche in carcere, pochi giorni fa, per avere incautamente promesso di tagliare la gola a  160 milioni di musulmani. Incautamente davvero, dato che  entrambe le coalizioni sono assai faticosamente  impegnate a tentare di arginare la fuga dei rispettivi alleati e a  cercarne di nuovi. La nave affonda? I due cugini-rivali discendenti entrambi dalla piu’ potente dinastia indiana (i Nehru-Gandhi)  devono vedersela con il Third Front, coalizione guidata dai Comunisti (cruciali per la vittoria del Congress nel 2004, ma che oggi lo hanno abbandonato) che ingloba tutti i principali partiti di sinistra e gode del sostegno di molti partiti regionali diversi dei quali fuoriusciti anch’essi dall’NDA. A destra, il Bjp deve arginare voragini in Tamil Nadu e falle al Nord, dove i musulmani sono molti e devono votare (prima che venga tagliata loro la gola). A cio’ si aggiunge il crescente sostegno a partiti  indipendenti, spesso nuovi di zecca, soprattutto nelle grandi citta’, ai quali si rivolge l’interesse della sempre piu’ numerosa classe media. In realta’, l’insofferenza per i partiti dinastici e’ in decrescita forte per la corruzione endemica della classe politica e l’incapacita’ (endemica ed ereditaria) di attuare cambiamenti reali e rispondere ai bisogni concreti delle persone. Alcuni indipendenti” si sono rafforzati dopo gli attentati a  Mumbai del 26 novembre ‘2008.  Impossibile fare previsioni, ma la destra potrebbe avanzare e il nuovo governo sara’ comunque fragile, minato da dissidi interni, costretto a stringere alleanze a prezzi politici. Anche perche’i Comunisti hanno presa sulla popolazione, soprattutto rurale, grazie alla sensibilizzazione dei  partiti regionali o provinciali il cui peso e’ crescente (e non da oggi). Poi, ci sono i guerriglieri naxaliti...

LA REALTA'


LA SCENEGGIATA

                                                            
I cugini (Rahul-Varun Gandhi)  
                             
         
Altro “simpatico” personaggio: Narendra Modi. Gornatore del Gujarat al suo 3° mandato. Nel 2005, Modi organizzo’ un pogrom contro i musulmani. Il suo partito, il Bjp, resto' in disparte mentre oltre 1000 musulmani venivano massacrati, centinaia di donne, vittime di stupri collettivi, erano bruciate vive e 150mila persone venivano cacciate dalle proprie case.
In questi giorni ha ricevuto l'elogio di Ratan Tata e di Mukesh Ambani, (Reliance Industries) per la sua politica di sviluppo in Gujarat, Stato divenuto da tempo uno dei centri nevralgici del neoliberismo indiano. Come candidato premier, conta sul loro appoggio.La Nano verra' costruita in Gujarat e la TATA, avendo ricevuto da Modi agevolazioni e favori, lo premia sostenendo la sua ri-candidatura.

In breve. Election Day: due schieramenti principali non abbastanza forti per una vittoria netta, due candidati anzianotti, sicure alleanze post-elettorali e necessari supporti esterni da partiti minori. Difficile che il nuovo governo ottenga una maggioranza in grado di affrontare congiuntura economica, perdita di posti di lavoro, calo dei consumi e impennata dei prezzi dei generi alimentari (se pure ce ne fosse la volonta', e non c'e'). Illusioni zero per riforme sociali che rispondano a bisogni impellenti, concreti, di oltre un miliardo di persone, centinaia di milioni delle quali sotto il livello di povertà (migliaia di contadini suicidati ogni anno) e una quantita’ di cibo giornaliero pro capite inferiore a quella registrata in epoca coloniale. Ben lo sanno i guerriglieri Naxaliti-Maoisti che, negli ultimi anni, nelle aree rurali, dall’Orissa, al Bastar, al Chattisgarh hanno piu’ che triplicato la propria influenza e le loro azioni, anche a scopo dimostrativo, come il sequestro del treno a Ranchi, nel Jarkand, il 22 aprile, dove, per 4 ore, un commando di 300 guerriglieri, armati anche di arco e frecce, ha tenuto in ostaggio 700 passeggeri. Ribelli, fuorilegge, con un forte e crescente seguito soprattutto nelle aree piu’ depresse, tra contadini poveri e lavoratori sfruttati di 22 Stati dell’Unione su 29. Per il rapporto dell’IFCM (Istituto Indiano per la Gestione dei Conflitti), dei gruppi insurrezionalisti fanno parte non meno di 22.000 combattenti, dislocati in 180 distretti su 630. Manmohan Singh li definisce: “il piu’ grave problema di politica interna dall’indipendenza ad oggi”. New Delhi intensifica l’esercito, ma “Naxalita”, in India, e’ oggi sinonimo di “ribelle”, molto piu’ che di “maoista” ed e' in quanto “ribelli che questi combattenti risorgono e risorgeranno sempre, molto al di la' di qualunque ideologia. La polizia ha raggiunto il ridicolo, distribuendo cellulari gratuiti a 220 capivillaggio di aree remote del Jarkand (Stato confinante col Bengala) con l'obiettivo di trasformarli in “informatori”, insieme ad una lista di nomi di poliziotti ai quali denunciare i naxaliti e i loro propositi. Un pessimo investimento tecnologico: non e' arrivata alcuna segnalazione e sono stati invece diffusi i nomi di scagnozzi della polizia “in borghese”. Negli Stati confinanti con il Bengala, la tensione e' altisssima. Proprio in West Bengal, il tradimento dei Comunisti di governo ha portato ai tragici fatti di Singur e Nandigram tra la fine del 2006 e quella del 2008, quando il Cpm di Buddhadeb Bhattacharjee, a capo della coalizione di governo del Left Front, tentò con violenza di espropriare i contadini delle proprie terre fertilissime in favore della multinazionale chimica indonesiana Salim Group (a Nandigram, distretto di East Medinipur); e per la costruzione della fabbrica dell’utilitaria piu’ economia del mondo, la famigerata Nano (a Singur, distretto di Hoogly) voluta da una joint venture FIAT-Tatamotors, polo automobilistico del potente gruppo TATA (ne abbiamo parlato molte volte, potete ripercorrere la vicenda cliccando qui). Mentre Bhattacharjee, ipocritamente, tentava di convincere i contadini del fatto che lo sviluppo capitalistico fosse premessa necessaria per le riforme socialiste (!), i responsabili delle comunicazioni della FIAT e della TATA si lavavano le mani di tutto il sangue sparso dichiarando il primo di non essere interessato a come venivano fabbricate le auto, il secondo di non poter promettere posti di lavoro ai contadini espropriati. La TATA pretendeva 1000 acri di terreno, fabbrica di automobili e speculazione edilizia annessa, in base al Land Acquisition Act, legge coloniale del 1894 che prevede l’esproprio per ragioni di pubblica utilità, non pero' di strappare terra ai contadini a beneficio di imprese private. Indennizzi ridicoli e solo per chi fosse stato in grado di dimostrare di essere proprietario della terra, quindi per pochissimi e per nessuna donna che, NON per legge, MA per tradizione, in India non eredita e non possiede nulla (benche', tra l'altro, le donne rappresentino l'80% di coloro che lavorano la terra nel mondo - e anche in India - e sia del tutto improprio parlare di contadini” e non di contadine”). Le terre che i pochissimi “proprietari riconosciuti avrebbero potuto acquistare in alternativa non sarebbero mai state altrettanto fertili a causa della crescente scarsità di terre coltivabili e a speculazioni varie legate alla riconversione di destinazione d’uso. Migliaia di persone, per non finire ad aumentare il numero degli abitanti delle baraccopoli di Kolkata, resistettero con tutte le loro forze. Il Trinamool Congress Party (destra concorrente del Cpm), tento’ da subito un altro esproprio”, tuttto suo personale, quello della lotta delle contadine e dei contadini di Singur, con demagogia e sovraesposizione mediatica del proprio leader, Mamata Banerjee, ma l’accordo con il Comitato di Resistenza fu raggiunto a novembre 2008 attraverso altre mediazioni tuttora non chiare. Come che sia, la conclusione fu che, messo di fronte alla rinuncia a soli 400 acri di terreno, Ratan Tata la prese male, rifiuto’ e trasferi’ gli stabilimenti  in Gujarat.
Costo del tentato “sviluppo”: decine di morti, stupri ripetuti di donne e bambine da parte della polizia di stato e delle squadracce del Cpm, un terreno fertilissimo disserbato e reso totalmente sterile. In Italia non si riusci’ a far passare quasi nessuna informazione, per FIAT voluntas e una propaganda basata - anche - su letteratura da Hilton, che mai si cala nella pelle delle cose reali e che, per essere generosi, potremmo definire fantasiosa”, cercava di lanciare l’India sul mercato, praticamente in saldi. Gli interessi dei grandi speculatori internazionali e quelli dei liberisti indiani contendevano nell'esporre sulla vetrina del supermercato globale un Paese “shining”, in  rapidissima crscita, col quale era possibile concludere ottimi affari, occultando accuratamente i prezzi reali dello “sviluppo”. In quanto sviluppo capitalistico, anche quello indiano procede del tutto indifferente al pianeta e alle persone che lo abitano, distruggendo risorse, territori e milioni di esseri umani a vantaggio di pochi “eletti”. 

In un Paese dove la stragrande maggioranza della popolazione vive di agricoltura di sussistenza, trasformare milioni di acri fertili in terreni destinati all'industria e alle infrastrutture relative favorisce quel 20% di odiosa middle class che affama oltre 800 milioni di persone che hanno meno di mezzo dollaro al giorno. Tutti gli intellettuali di sinistra appoggiarono i contadini del West Bengal, manifestarono, fecero del loro meglio per denunciare ed aiutare (subendo ritorsioni anche fisiche), ma gli aiuti veri vennero da diversi gruppi ribelli, di cui una parte fa riferimento ai naxaliti della storica rivolta di braccianti, contadini poveri e tribali che, dal ‘67, per piu' di 6 anni, tento' una ribellione di popolo sul modello della Rivoluzione Cinese, repressa in un bagno di sangue di oltre 10 mila morti. Una ribellione che continua ad ispirare molti movimenti guerriglieri attuali che controllano migliaia di villaggi. L’India si avvia a divenire la terza potenza economica mondiale, senza politiche agrarie e puntando sul modello, gia’ sperimentato in Cina, delle SEZ: zone franche - spesso ottenute con l'esproprio dei contadini - destinate a grandi impianti industriali, speculazioni edilizie, infrastrutture dello sviluppo. Come gli eroici resistenti di Gaza, i guerriglieri indiani combattono una guerra di classe per il diritto alla loro terra, colonizzata da altre nazioni o dalle caste alte della propria. E, come loro, non si fermeranno. E' proprio l'irriducibilita' a non fermarsi per nessuna ragione che accomuna, nel mondo, tutti i combattenti per la liberta'. 

Per il resto: Marx considerava l’India: “Un paese troppo religioso, da lasciare, preferibilmente, a Bakunin”; su questo aveva pienamente ragione. Non poteva comprenderla, non ne era in grado. In India valgono altre categorie. Appiccicare categorie western a un qualunque popolo asiatico e’ gia’ dura; per il Subcontinente Indiano e’ del tutto fuorviante; rassicurante forse, ma assolutamente sbagliato. La “speranza indiana” risiede proprio nel punto opposto a cio' che, con tale termine, si e' inteso significare: e' contenuta tutta nella certezza, piu' che nella speranza, che lo sviluppo capitalistico, in India, non vincera' mai. Hai voglia l’Occidente a inviare delegazioni e stringere accordi, hai voglia ad applaudire alle liberalizzazioni! I naxaliti furono sconfitti e pagarono un prezzo altissimo, ma cio' non ha significato la loro scomparsa. L’India, da Nerhu in giu', intraprese la via dello sviluppo industriale (cliccare qui, per saperne di piu') contraria alle esigenze delle masse e a favore della borghesia indiana. Ma, se il Congress di Nehru e Indira, all'interno di un sistema economico misto, perseguiva una politica di sovranità nazionale (applicando solo a meta' le riforme agrarie principalmente perche’ le risorse erano destinate all’industria), l'apertura al liberismo del governo di Rajiv Gandhi, negli anni ’90 (pianificata e orchestrata dall'economista oggi premier uscente - e, forse, anche rientrante - Manmohan Singh), apri' le porte al capitalismo internazionale, ai grandi imprenditori anche occidentali - senza tuttavia scompaginare i rapporti feudali nelle campagne - e, con gli investimenti e le istituzioni finanziarie internazionali, vennero importati dall’Occidente nelle megalopoli indiane modalita' consumistiche e stravolgimento di mentalita' e stili di vita, oltre a malattie psicosomatiche e problemi psicologici prima completamente assenti (“Il complesso edipico, ad esempio, era estraneo ad una societa' formata da famiglie allargate, composte da dieci, dodici unita', non e' in alcun modo endogeno, non appartiene alla nostra cultura, eppure sta diffondendosi da tempo tra i giovani della borghesia cittadina, sia per quanto riguarda quelli le cui famiglie provengono dapiccole realta' di provincia, sia per quanto riguarda quelli nati in contesti prettamente urbani (...). Sudir Kakar:Identity and Developement”). Gli strati alti dell’emergente classe media, temendo anche di perdere interessi consolidati per l’influenza omologante dell’Occidente, si riavvicinarono ai “valori“ della “tradizione”. Sorsero e si rinvigorirono i movimenti nazionalisti indu’ e il BJP di Atal Behari Vajpayee, con un elettorato di alte caste e una vastissima organizzazione nazionalista indù, l'RSS (Organizzazione dei Volontari Nazionali), fascisti che marciano a passo d'oca, specializzati nel “tagliare la gola” ai musulmani  sterminandoli in massa (vedi quanto accaduto alla moschea di Ayodia),  soppianto’ il Congress. Tra la pubblicazione di un suo libro di poesie e l'altro, Vajpayee pero’, predicava la resistenza alla globalizzazione occidentale, ma concedeva sempre piu' diritti di proprieta' ad investitori stranieri. In agricoltura, l'India non divenne “il più grande esportatore di prodotti agricoli al mondo“, ma si trasformo' nel paradosso di un Paese agricolo costretto ad importare generi alimentari dall'estero, commercializzati a prezzi che gli stessi coltivatori non potevano pemettersi di pagare. Vale anche oggi. Le colture di consumo continuano ad essere convertite in colture per l’esportazione, con crescente dipendenza alimentare dall’estero e dal mercato internazionale da dove arrivano anche i fertilizzanti chimici e i pesticidi per colture geneticamente modificate, a prezzi inaccessibili alla stragrande massa delle contadine e dei contadini. Le elezioni del 2004 videro il ritorno al potere del Congress: il Bjp era davvero troppo disumano e troppo sanguinario per gli interessi dei grandi industriali e dei capitalisti, decisi a trasformare l'India in un Paese moderno e appetibile sul mercato internazionale. Ma il Congress, con Manmohan Singh, accentuo’ la svendita del Paese, appoggiato anche da sedicenti partiti di sinistra (e di sinistra di governo, come in West Bengal). E' il 2009. Sono in corso nuove elezioni e nuovi lifting. La destra tornera’? E' mai scomparsa? Intanto, lo sviluppo capitalistico muta forma,  non sostanza, e nemmeno paradossi: terreni fertilissimi vengono espropriati per essere destinati all’industria; le persone coltivano generi alimentari che non possono poi permettersi di mangiare; un Paese agricolo abbandona le riforme agrarie e, con esse, i contadini; Stati “comunisti” massacrano la propria base elettorale. Milioni di persone vengono gettate allo sbando. E' il prezzo dello “sviluppo” capitalistico. I “naxaliti”, i ribelli, non sono affatto intenzionati a pagarlo. Giustamente.