osteria calcutta

12 DICEMBRE 1969
      MAI  DIMENTICARE  IL  PASSATO  PER  CAPIRE  IL PRESENTE

                                                                   

 LA STRAGE DI STATO


Pietro Valpreda

Pino Pinelli

Di come lo stato italiano dà l'avvio alla strategia della tensione, fa una strage in Piazza Fontana, a Milano, accusa gli anarchici, incarcera Pietro Valpreda, scaraventa dalla finestra del quarto piano di un commissariato il compagno Pino Pinelli...etc.etc.etc.        


Cos'è questo golpe? Io so.

Io so.
Io so i nomi
dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di golpe istituitasi a sistema di protezione del potere). 
Io so
i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci e della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggi grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero. Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile...

Pier Paolo Pasolini scrisse queste parole su " Il Corriere della Sera" del 14 novembre 1974 e il pezzo è contenuto anche in "Pagine Corsare". Fu assassinato il 2 novembre dell'anno successivo.




Il più grande poeta del '900 italiano fu massacrato in un agguato di stato nei pressi dell'Idroscalo di Ostia, dove il suo corpo venne ritrovato in condizioni che in alcun modo avrebbero potuto rimandare ad una sola persona, tanto meno alla violenza di un ragazzo di diciassette anni.  Pino Pelosi, minacciato perchè si dichiarasse unico responsabile dell'omicidio, scontò meno di nove anni di carcere. Nel 1995, gli avvocati della famiglia di Pasolini ottennero che si rimettesse mano al fascicolo, ma fu velocemente insabbiato. Solo nel 2005 Pino Pelosi dichiarò a Rai Tre di aver mentito, di essere stato l'esca perchè altri potessero eliminare un'intellettuale scomodo e coraggioso. Il processo non è più stato riaperto.

La strage del 12 dicembre 1969 è la storia d'Italia degli ultimi quarant'anni. Personaggi, interpreti, protagonisti e comparse della parabola giudiziaria e politica di piazza Fontana sono in gran parte gli stessi che ancor oggi ricorrono nelle alterne vicende italiane. Terroristi neri, agenti segreti, ministri, parlamentari, giudici, avvocati, testimoni e imputati. Fu  l'intesa politica siglata il 23 dicembre '69 tra il ministro degli Esteri Aldo Moro e il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, a impedire che si arrivasse ai responsabili. Dietro quell'intesa: la necessità di tutelare "Il Segreto della Repubblica", cioè il tentativo di golpe istituzionale, messo in atto con il sostegno degli Usa. 

La strage di Piazza Fontana segnò in Italia l'avvio della strategia della tensione (espressione che designa l'uso di attentati, bombe, stragi per creare una situazione atta a "giustificare" un inevitabile colpo di Stato.Tra i picchi più conosciuti: Brescia: strage in Piazza della Loggia, 28 maggio 1974, dove morirono 8 persone; San Benedetto Val di Sambro (provincia di Bologna) 4 agosto 1974, la bomba sul treno "Italicus", 2 morti e 105 feriti; Bologna: strage del  2 agosto 1980, 85 morti e oltre 200 feriti.
La strage di Piazza Fontana avviene nel 1969, anno in cui: le rivolte studentesche si sono già saldate alle lotte operaie; le fabbriche vengono occupate a ritmo costante, scioperi e manifestazioni si susseguono in tutta Italia; la polizia ha già mostrato ad Avola, con l'eccidio programmato di poverissimi braccianti del siracusano che chiedevano pane, di essere null'altro che un braccio armato dello stato in difesa degli interessi padronali; il 9 aprile dello stesso anno, la rivolta di Battipaglia, nata spontaneamente dalle tabacchine dell'ATI ha stravolto i piani della manifestazione preparata dai sindacati confederati, mostrando che si può vincere solo se non ci si allea con la piccola e media borghesia; il regime democristian-fascista scricchiola; il PCI ha fatto un grande balzo in avanti nelle elezioni; soprattutto: alla sua sinistra è fiorita una quantità di movimenti, gruppi "extraparlamentari" decisi a cambiare tutto, a non retrocedere.
Da "fate l'amore, non fate la guerra" si è passati a "fate l'amore insieme alla Rivoluzione".

Gli USA sono impegnati nella logorante, impopolare guerra in Vietnam; in Grecia, il regime dei colonnelli, instaurato nel 1967 con un colpo di stato fascista, vacilla. I tentativi di ottenere autonomia dal colosso sovietico sono stati repressi, in Cecoslovacchia, con i carri armati e l'URSS ha perso credibilità come modello alternativo al sistema capitalistico. L'Italia ha una particolare collocazione dentro la guerra fredda per la sua rilevanza geostrategica nei confronti col Patto di Varsavia e perchè ha il maggior partito comunista dell’area atlantica.
L’attenzione dei  servizi americani per l’Italia nasce comunque prima, all'interno di un quadro strategico che si delinea già nell’immediato dopoguerra. Il 12 marzo ‘47  Harry Truman pronunciò al Congresso un discorso poi ricordato come “dottrina Truman”. Con essa gli USA si facevano carico di "proteggere militarmente" qualsiasi zona del mondo minacciata da eserciti di paesi comunisti e da forme di guerriglia comunque appoggiate da paesi di area comunista.
La prima "strage di Stato" fu a Portella della Ginestra. La ginestra non è soltanto un fiore:
(http://www.youtube.com/watch?v=XIcv599AMBk )

In Italia, la strategia della tensione porterà alla creazione di una rete clandestina - distinta dai servizi segreti -  nota come "Gladio", analoga alle reti costruite in altri paesi europei per agire dietro le linee (Stay Behind) in caso di occupazione sovietica. Successivamente, il blocco di potere che gestì unitariamente la strage di piazza Fontana si divise al suo interno, articolandosi in nuove ipotesi e alleanze ai fini di una svolta autoritaria. Il “Piano di Rinascita Democratica” della P2 (e la lista dei suoi iscritti) illuminano molto il presente di quella provincia del mondo chiamata Italia.
A fine anni ’50 e a inizio anni ’60  l’Italia non è, dunque, affatto pacificata; dalle contraddizioni della classe politica, nasce il governo Tambroni, 1° governo di centro destra, con appoggio esterno del MSI (Movimento Sociale Italiano), affossato dalla mobilitazione operaia e antifascista. In questo contesto internazionale, il Sifar di De Lorenzo scheda decine di migliaia di attivisti, sindacalisti e uomini politici. E, negli ambienti italiani più  reazionari, ha via libera il "piano Solo".
Il convegno del 3-5 maggio 1965  ha per oggetto la dottrina della “guerra rivoluzionaria”, che circola da qualche anno negli ambienti militari. Vi partecipano parlamentari, uomini di governo, esperti politico-militari dei principali paesi occidentali. In linea coi dettami della "dottrina Truman" e della politica estera USA da questa ispirata, l'obiettivo è quello di individuare le risposte più efficaci e utilizzare le tecniche appropriate contro l'indicato imminente "pericolo comunista" con necessità di passare immediatamente all’azione. La strategia della "guerra rivoluzionaria" elaborata durante il convegno si presenta come risposta di conservazione degli assetti di potere, sociali e politici, rispetto alle lotte sociali in Italia e come risposta alle lotte di liberazione che hanno investito gli imperi coloniali e stanno modificando i rapporti di forza a livello internazionale. Le diverse organizzazioni e gruppi coinvolti  nella strategia della tensione si saldano nell'esplicita ideologia neofascista di una sua componente, ma soprattutto nell’ideologia del contenimento anti-comunista tipica della guerra fredda. Nuove "operazioni" cominciano ad essere preparate.
Anche dopo la caduta dell'URSS: apparati, strategie, pratiche criminali che per mezzo secolo si sono sviluppate ed evolute non  scompaiono. Il nuovo millennio presenta, a tale riguardo, scenari molto simili. In Italia, come è evidente a tutti. Nella politica degli USA, che continuano ad arrogarsi il diritto, giustificato in nome dei più folli pretesti ("scontro tra civiltà", "pericolo islamico", dalle Torri Gemelle a Mumbai e oltre...) di cercare di mantenere il proprio potere scatenando guerre e intromettendosi con atti di terrorismo negli affari interni di ogni paese, in ogni "angolo del mondo" (come ricordato da Obama già nel discorso d'incoronazione, come fosse un mandato divino). Nelle politiche di tutti gli stati, tesi a cercare di assicurarsi una posizione di preminenza nel nuovo assetto geopolitico che seguirà alla caduta degli Usa come centro regolatore "ufficiale" di un intrico di poteri statali interconnessi, ora in profonda trasformazione.

Torniamo alla strage di Milano.
Nel 1969, l'ottimo lavoro di controinformazione svolto in modo particolare da Lotta Continua, ma non soltanto, riuscì a svelare e a mettere in crisi il disegno di destabilizzazione iniziato con la strage di piazza Fontana. Oggi, il capitalismo intreccia la pratica della guerra permanente col controllo sull'informazione e sulla comunicazione. E il lavoro di controinformazione è scarso, scarsissimo.
La tecnica delle "stragi di Stato" ricorda quella sperimentata con successo da Hitler e dai nazisti con l’incendio del Reichstag: compiere attentati, attribuirne la colpa alle sinistre e utilizzare la paura e il disgusto dei cittadini per dare vita a un governo autoritario. La tecnica utilizzata nel 1969 a Piazza Fontana, non è poi neppure differente da quella ancora oggi messa in atto dagli stati capitalistici e dai loro servizi segreti: creare uno, due, dieci casus belli attraverso atti terroristici che "giustifichino"  guerre, interventi repressivi, stati di polizia. Accusando delle atrocità chi non c'entra per nulla. Uccidendo persone assolutamente estranee ai fatti. Un anarchico (Pinelli) gettato da una finestra. Un poeta (Pasolini) massacrato a Ostia. Due delitti sui quali non è mai stata fatta luce.

Torniamo a Valpreda e a Pino Pinelli che, a questo punto, sembreranno - immaginiamo - un pò più vicini. Il 12 dicembre 1969, tre bombe sono pronte ad esplodere. Una a Milano, all'interno della Banca Nazionale dell'Agricoltura, in Piazza Fontana. Lo scoppio è alle 16.37: provoca la morte di 16 persone e 88 feriti. Un’altra, sempre a Milano, è scoperta nella sede della Banca Commerciale Italiana; è subito fatta brillare dagli artificieri occultando così una prova importante che avrebbe potuto far risalire all'origine dell'esplosivo e a chi aveva preparato l'ordigno. La terza esplode a Roma, alle 16.55, nel passaggio sotterraneo della Banca Nazionale del Lavoro che collega l'entrata di via Veneto con quella di via San Basilio: 13 persone ferite.
Immediatamente vengono accusati gli anarchici. La notte stessa la polizia ne ferma un centinaio; tra loro c'è il ferroviere Giuseppe Pinelli. Il 15 dicembre un altro anarchico,  Pietro Valpreda, di professione ballerino, è arrestato con l’accusa distrage. I "mostri" sono sbattuti in prima pagina da tutti i giornali; si scatena una feroce campagna di calunnie e diffamazioni. La sera del 15 dicembre, dopo 3 giorni di interrogatori, Pinelli “precipita” dal quarto piano della questura di Milano. Muore.
Nella stanza dell'interrogatorio sono presenti:  forse non il commissario Luigi Calabresi, ma i brigadieri Panessa, Mucilli, Mainardi, Caracutta e il tenente dei carabinieri Lograno, tutti poi promossi per “meriti”. Il questore Marcello Guida (già uomo di fiducia di Mussolini), dopo 20 minuti dalla morte, dichiara: “Si è suicidato”. In una farsa di indagine, tra bugie ed omissioni, emerge che un'ambulanza venne chiamata dalla questura 2 minuti prima della “caduta”. Valpreda rimase invece in carcere per anni e il parlamento italiano dovette votare una nuova legge per scarcerarlo. Il giudice Gerardo D’Ambrosio (oggi senatore P.D.), indaga sulla morte di Pinelli e scagiona Calabresi e i suoi collaboratori. Parlare di  “suicidio” è  ridicolo. Attribuisce la causa della della caduta a  un improvviso “malore. Poichè però un “malore” può far cadere in terra, ma difficilmente può indurre una persona a spiccare un balzo dlla finestra, D'Ambrosio conia il neologismo malore attivo” (inesistente nel dizionario medico). In parallelo, la controinformazione e la mobilitazione della sinistra extraparlamentare svolgono un ruolo di 1° piano. Attraverso analisi, indagini, denunce, mobilitazioni di piazza di studenti e operai, impegno continuo dei familiari delle vittime e di Licia Pinelli, degli anarchici, di giornali legati ai movimenti, emerge un'altra verità, opposta alla “pista anarchica” fabbricata dalla questura. Si riesce a coinvolgere giornalisti, magistrati, intellettuali e artisti in una campagna imponente. 
Pasolini gira: “Il 12 dicembre”, insieme a Lotta Continua http://www.youtube.com/watch?v=zPmgPFszDIU
Tutto questo contribuisce a unire il movimento, rafforzando il sentimento antifascista in tutta la sinistra e bloccando il tentativo di golpe. Sul piano giudiziario, dopo una lunghissima vicenda processuale, il 7° processo per la strage di Piazza Fontana, iniziato a Milano solo il 16 ottobre 2003, dopo appelli e controappelli, si chiude in Cassazione il 3 maggio 2005 con la conferma delle assoluzioni degli imputati e l'obbligo, da parte dei parenti delle vittime, del pagamento delle spese processuali. Una tragica beffa. Dopo 39 anni dalla strage e dall'omicidio di Pinelli non è ancora stata fatta luce. E ciò, nonostante il riconoscimento, persino da parte dei giudici, delle responsabilità delle organizzazioni della destra nazifascista eversiva nella strage. 

Per avere un'idea reale di come avvenne basta leggere, in internet, la denuncia presentata da Licia Pinelli e la risposta della magistratura. E le prime versioni della polizia demolite da Gian Maria Volontè
http://www.youtube.com/watch?v=l27IJPnzrOk&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=xVpdYSeqEKU&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=AAkhdZi8-Bo&feature=related

Ricordando tutto questo, non può stupire che lo scrittore, il regista, più coraggioso e anticonformista del '900 italiano sia stato massacrato in un ennesimo crimine di stato. Come Pinelli, Pasolini fu vittima di un disegno stragista la cui scia di morte arriva ai giorni che abitiamo: 12 dicembre 2010. Un'epoca in cui tutto sembra cambiato, ma NON tutto lo è. Pinelli fu ucciso con l'intenzione di demonizzarlo e perchè non potesse più parlare e testimoniare la propria innocenza. Fu scaraventato dalla finestra di un commissariato di Milano perchè era un anarchico.
Come Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco, mandati sulla sedia elettrica a Charlestown, totalmente innocenti, accusati perchè erano anarchici. Italiani e anarchici. Gli anarchici sono i poeti della Storia. E, nella Storia, hanno pagato sempre i prezzi più alti. Perchè fanno veramente paura ad una società che non sa pensarsi libera, che pretende di imporre persino l'etica come un dogma, mentre è un fondamentale valore umano. E l'Anarchia è liberta. Proprio quella libertà che o è per tutti o non è. Pasolini, uomo coraggiosissimo e profondamente libero, fu ucciso perchè era un poeta. Un poeta, un poeta vero, è incapace di autodefinirsi tale (lo fece, per lui, Moravia, al suo funerale http://www.youtube.com/watch?v=UL2b17jMGRM), ma sono i poeti - assai più degli intellettuali - ad essere veggenti, a saper guardare oltre il dato, a riconnettere senza prove nè indizi l'ordine che lega gli eventi, a leggere i segni e a interpretare la realtà, raccogliendo, ricostruendo, scavando, smascherando i piani del potere, inseguendo la verità dietro le menzogne. Sono i poeti, gli artisti, quelli in grado di affrontare incomprensione e isolamento col coraggio di andare fino in fondo pagando, troppo spesso, il prezzo della propria autonomia e indipendenza di giudizio. Viene da chiedersi quanti, nell'attuale società omologata e massificata, schiava di pregiudizi, di giaculatorie alternative (ma alternative a che?), di edonismo, di ego, di volgarità  e della propria incoercibile vigiaccheria, sarebbero, saranno veramente in grado di dimostrarsi autentici combattenti, anticonformisti, ribelli, poeti.
E un'altra cosa va detta: in tanti (troppi) ricorderanno Pinelli, in questi giorni. Sepolcri imbiancati si approprieranno, ovviamente dopo la morte (come già fecero con Pasolini), di qualcuno e qualcosa che non gli appartiene. Il coraggio, la fantasia, il desiderio profondo di giustizia nella comune libertà, la capacità di essere tutto questo e di esserlo in vita e in morte. Facce contrite (troppe) per Pino Pinelli e nessun accenno a Pietro Valpreda, personaggio più scomodo, meno "dignitoso", ballerino e anche omosessuale, che visse la tragedia del carcere e morì nel 2002, stanco e dimenticato.
http://www.youtube.com/watch?v=QnDddY1JE40

http://www.youtube.com/watch?v=twBcdd6n_-U

Ipocrisie su ipocrisie, moralismi su moralismi, stupidità su stupidità. 
Per noi,anarchici,  i compagni Pino e Pietro hanno pari peso: sono morti che ci appartengono. Abbiamo lo stesso sangue. Per tantissimi altri non sono e non potranno mai essere altro che vani pretesti politici.


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Però questo è anche il mese del Natale. Così, prima di essere travolti dalla solita retorica dei contestatori delle festività che, per alcuni, sono importanti...

Il 25 dicembre, giorno celebrato in tutta l'antichità come compleanno del Sole, è diventato, per tanti,  un giorno triste. Le ragazzine borghesi ottengono per regalo le sospirate tette di plastica; i ragazzini borghesi, l'ultimo desiderato modello di cellulare-spia. Le tavole sono ubriache di parenti-serpenti, di unioni false, di noia, di dovere, di abitudine. I figli che parlano di futilità, gli amici per far numero. Quello "simpatico" che si invita per ravvivare l'ambiente. Quello che si vuole presente perchè altrimenti resterebbe solo e tocca essere "buoni". Il cane di casa - il migliore di tutti, senza ombra di dubbio - sbattuto in balcone perchè c'è un ospite con l'allergia e perchè è troppo esuberante. In balcone! Con i fumatori impenitenti che, com’è noto, intossicano più della diossina e di tutti i veleni che, quotidianamente, respiriamo e mangiamo ovunque. In balcone, gli "eretici": il cane esuberante e il fumatore impenitente, e che il diavolo se li porti, altro che Gesù bambino. Esuberi che devono rimanere al freddo, al gelo, alla pioggia, se insistono a rivendicare un proprio libero spazio. Una grande abbuffata, una sbornia colossale e tutti i salmoni a Gloria (quella zia ricca sempre in punto di morte che però campa sempre e non si arriva mai ad ereditare). 
Fortuna che esiste un altro mondo. No, non parlo dell'al di là di questo; è proprio qui, sulla Terra. E' il  mondo che cerchiamo di costruire, passo dopo passo, ed è soprattutto il mondo della stragrande maggioranza dell'umanità, povera, offesa, in esubero, discriminata e in lotta. Un mondo di bambini soldato, di bambini ai quali non è permesso essere tali, di adulti smarriti, reclusi, abbandonati. Di anziani che non possono più ricordare. Un mondo di esseri umani che non pensa all'aperitivo da selezionare su un'ampia lista, ma s'interroga sulle possibilità di avere una sufficiente forza, domani, per raggiungere una pozza d'acqua. Si chiede se potrà mettere insieme un mezzo pasto qualunque. E' un mondo in lotta. E noi, in quella stessa lotta, stiamo. Con le armi che possediamo e con la frase che, cristiani o no, credenti o no, si dovrebbe tenere sempre scolpita in mente: "E' più facile che un cammello passi per una cruna d'ago che un ricco entri nel regno dei cieli".  Ma non come consolazione futura o tale da indurre passività e rassegnazione. Tenendo invece - anche e sempre - bene a mente che il regno dei cieli va costruito innanzitutto qui, sulla Terra.
Ricordo le parole di Andrea, quando lo conobbi. Alla fine di una celebrazione, disse: "La pace è finita. Andate e lottate insieme. E non arrendetevi mai".
E ricordo altro. I tanti Natali passati qui, in Italia; un soppalco altissimo, i carciofi con la pastella, il profumo dei fiori, il presepe con la sabbia vera che occupava un'intera stanza. La carta regalo fatta a mano. La tombola con i ragazzini. I cioccolatini. Santa Maria Stagnola!!! E i Natali in India, o in Indonesia, con Brenda e i pupazzetti infilati dentro la sabbia. La poesia della vita passa anche per queste piccole cose. 
Lo sapeva bene Alda Merini. Che scrisse:
…Io quest'anno ho spento le candele: tutti mi hanno invitato, ma quella notte non farò nulla di diverso, nulla che io non faccia sempre, proprio come quando ero bambina; al limite si cambiava stanza, si andava dalla camera al tinello per vedere se era arrivato Gesù, e per mangiare il panettone…C'è una bella poesia dialettale che dice "fai piano, ogni volta che dai un colpo al muro lo dai al mio cuore...". Casa: quanto la ami a Natale! Ricordo quando, sempre bambina, persi la mia, abbattuta anche quella: allora c'erano le bombe, ci rifugiammo chi nelle risaie e chi nei paesi limitrofi, dove tutti eravamo un pò degli stranieri. Nei granai la sera recitavamo il rosario su dei pagliericci di fortuna, poi di giorno si andava nelle cascine in cerca di pane, in breve... si mendicava dai contadini abbienti. Oggi, invece, che abbiamo una casa non abbiamo più quella cortesia e quell'amore dei contadini. Io dormivo con una vecchia che ogni notte pregava la morte che la venisse a prendere, e avevo paura. Ma come bambina ho dovuto accontentarmi. Adesso che sono un'anziana poetessa... continuo ad accontentarmi. Ma ripenso con nostalgia a quei Natali solenni, quando la mamma faceva enormi presepi, metteva le figurine dei pastori e i laghetti di specchio. Ci facevano trovare il carbone, alle volte, ma eravamo contenti lo stesso: poi, dietro il carbone, c'erano sempre tre caramelle. Però era arrivato Gesù, era questo che importava, vedere che sulla paglia del presepe qualcuno aveva deposto il bambino. E si pregava, si pregava insieme davanti a quella statuina, ignorando che il piede lieve della mamma era andato lì di notte per deporlo... Allora ignoravamo tutto della vita, anche il mistero della nascita, un evento che per noi cadeva dal cielo. La Madonna non appariva sorpresa, neanche San Giuseppe, e noi piccoli eravamo in un regno di favola bello che abbiamo perduto. Ci dimenticavamo dei doni e stavamo piuttosto a guardare quel bambino appena nato domandandoci se aveva freddo, ma la mamma ci diceva che aveva l'amore della Madre... Ecco, forse anche in tarda età chi mi scalda ancora nelle notti di solitudine è l'amore della mamma, che io amavo tanto e che credevo che, come Maria, non sarebbe mai morta. Sì, si può morire d'amore per un uomo, ma quello che mi fece impazzire, forse, fu quella porta chiusa di mia madre dolcissima, che io credevo eterna, come tutti i figli. E mi sono resa conto, a un tratto, che non avevo mai ascoltato i suoi lamenti tanto ero giovane. Ma quanto si paga la giovinezza! Anch'io, come le mie figlie, quando andavo a casa sua le portavo via gli oggetti più preziosi perché... nella mia casa sarebbero stati bene, e una madre si fa sempre derubare. A lungo andare morì, senza chiedere mai niente, ma era così felice della nostra gioia che forse non morì veramente mai. L'abbiamo derubata, ma soprattutto - e sembra un eufemismo - avremmo voluto (che Dio mi perdoni) portarle via quegli occhi, così verdi, così dolci, così innamorati di noi. Sono passati decenni da quei Natali e ancora cerco l'odore dei mandarini o del bollito, che si mangiava solo quel giorno. Erano i nostri doni. Oggi invece si tende a saltare il Natale, si va direttamente all'arrivo dei Magi, ai doni, la nascita quasi non esiste più, forse perché le nostre donne non sanno essere madri. E i bambini, tra televisione e futili regali, sono i più grandi emarginati del nostro tempo: abbiamo rubato loro l'infanzia e la religiosità della vita. Mi si chiede cosa vorrei trovare questa notte sotto il presepe: la mia Barbara, la mia Flavia, le mie figlie che mi furono tolte quando una maestra, assistente sociale, trovando che la casa non era ordinata me le portò via. Sono sempre stata una disordinata perenne, ma avevo quattro bambine felici alle quali suonavo le "nenie"  di Natale. Andando in solaio ho trovato le mie vecchie famose poesie tutte imbrattate delle loro figurine: giocavano con le mie grandi poesie! Io non ho pianto su queste, ma su quelle figurine sì. Loro non sapevano cosa vuol dire genio, conoscevano solo due parole: mamma e bambino. Il mio presepe privato. (Alda Merini)

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Per chi non lo sapesse:

Non bastano quattro uova (a parte il fatto che non siamo a Pasqua, ma a Natale)...

Il moto di rivoluzione è il movimento ciclico (in genere con traiettoria ellittica) che un pianeta o un altro corpo celeste compie attorno a un centro di massa. Il termine si può dunque riferire al moto della Terra attorno al Sole, ma anche al moto di un satellite attorno a un pianeta o a quello di una stella attorno al centro galattico.

La rivoluzione terrestre. La Terra percorre, come gli altri pianeti del sistema solare, un'orbita ellittica avente un'eccentricità di appena 0,017 attorno al Sole (che occupa uno dei due fuochi) in senso antiorario (se osservato dal polo nord celeste). La Terra raggiunge il perielio (il punto dell'orbita caratterizzato dalla minima distanza dal Sole) all'inizio di gennaio, e l’afelio (il punto di massima distanza) ad inizio luglio (si osservi che l'alternarsi delle stagioni non è dovuto al variare della distanza dal Sole, poiché nell'emisfero nord del pianeta la stagione calda coincide con il periodo di massima distanza dal Sole). La Terra percorre un'orbita completa in 365 giorni e 6 ore circa (anno siderale e anno tropico); la sua velocità media è pari a circa 30 km/s. La circonferenza orbitale, nel suo complesso, misura circa 940 milioni di km. In verità sia la Terra che il Sole si muovono attorno ad un baricentro comune ai due corpi; poiché la massa del Sole è pari a circa 334 000 volte quella della Terra, il centro di massa del sistema è a soli 450 000 km circa spostato verso la Terra rispetto al centro del Sole nella congiungente i centri della Terra e del Sole. Questo significa che il centro di massa è situato all'interno della nostra stella poiché solo il suo raggio è di circa 700.000 km.

(Poi, ci sarebbe anche la Rivoluzione dei pianeti nani del sistema solare, ma su quella non ci dilunghiamo). 

(Da: http://it.wikipedia.org/wiki)

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- Ma la Nostra, quando arriva?

-Un primo passo sarebbe smettere di regalare loro anche le uova che, tanto, se le fanno col bacon (sir Francis, oviamente)!

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31 Dicembre 1968

Un carabiniere perde la “bussola”. 

Soriano Ceccanti, colpito da un colpo d'arma da fuoco, a sedici anni, perderà l'uso delle gambe.

http://www.youtube.com/watch?v=K3q-dBi68rU

 

Quella notte davanti alla Bussola nel freddo di San Silvestro
quella notte di Capodanno non la scorderemo mai.

 
Arrivarono i Signori sulle macchine lucenti
e guardavano con disprezzo gli operai e gli studenti.

 
Le Signore con l'abito lungo con le spalle impellicciate
i Potenti col fiocchino con le facce inamidate.

 
Eran gli stessi Signori che ci sfruttano tutto l'anno
quelli che ci fanno crepare nelle fabbriche qui attorno.

 
Son venuti per brindare dopo un anno di sfruttamento,
a brindare per l'anno nuovo che gli vada ancora meglio.

 
Non resistono quei compagni che li han riconosciuti
ed arrivano i pomodori ed arrivano gli sputi.

 
Per difendere gli sfruttatori una tromba ha squillato
quando già i carabinieri hanno corso ed han picchiato.

 
Come son belli i carabinieri quando picchiano con le manette
i compagni studenti medi dai quattordici ai diciassette.

 
Non la smettono di picchiare se il colonnello non alza un dito
sono l'immagine più fedele del nostro ordine costituito

 
Già vediamo i carabinieri che si stanno organizzando
per iniziare la caccia all'uomo con pantere ed autoblindo.

 
Non possiamo andare via né lasciare i dispersi
siamo ormai tagliati fuori per raggiunger gli automezzi

 
Decidiamo di resistere e si fan le barricate
sono per meglio difenderci dalle successive ondate.

 
Dalla prima barricata alla zona dei carabinieri
sono circa 40 metri tutti sgombri e tutti neri.

 
Quando cominciano ad avanzare uno di loro spara in aria
i compagni tirano sassi per cercare di fermarli.

 
Loro si fermano un momento poi continuano ad avanzare
non è più uno soltanto sono in molti ora a sparare.

 
Dalla prima barricata vediamo bene le pistole
ma dalla seconda i compagni pensano che siano colpi di castagnole.

 
Ci riuniamo tutti insieme alla seconda barricata
e gli sbirri tornano indietro vista la brutta parata.

 
Ancora un'ora di avanti indietro noi con i sassi loro sparando
e tutti crediamo che sparano a salve anche da dentro un autoblindo.

 
Ma ad un tratto vedo cadere un compagno alla mia destra
in ginocchio con un buco ed il sangue sui calzoni

 
Mi volto e grido “Sparan davvero!” E corro indietro di qualche passo
due compagni portano a spalle il ferito nella gamba.

 

Correndo forte sulla strada con alle spalle i carabinieri
vedo Ceccanti colpito a morte trasportato sul marciapiede.

 
Malgrado gli sforzi per aiutarlo è difficile trovar soccorso
mentre gli sbirri ti corrono dietro e non ti danno un pò’ di riposo.

  
Trovata un'auto utilitaria e portato via Ceccanti
non ci resta altro da fare che scappare tutti quanti.

 
Forse alla Bussola Per questa notte i padroni si sono offesi
loro che ci offendono e che ci uccidono per tutti gli altri dodici mesi.

 
Sarebbe meglio offenderli spesso e non dare mai loro respiro
tutte le volte che lor Signori capitano sotto il nostro tiro

 
E a questo punto mi sembra opportuno fare qualche considerazione
sulle diverse brutte facce che ci mostra oggi il Padrone.

 
Lui ha i soldi per comprarci il lavoro per sfruttare
i suoi armati per ucciderci la Tv per imbrogliare.

 A noi non resta che ribellarci e non accettare il gioco
di questa loro libertà che per noi vale ben poco.

 A noi non resta che ribellarci e non accettare il gioco
di questa loro libertà che per noi vale ben poco.

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