Fronte Nazionale (di Borghese)
Nel dopoguerra, Junio Valerio Borghese,detto il “principe nero”, già comandante della X MAS,
aderisce MSI x divenirne presidente onorario nel 1951. Dopo l'appoggio iniziale ad
Almirante, usci', non ritenendolo sufficientemente forte e, nel 1967 fondo' il Fronte Nazionale. Il Fronte Nazionale intende, a detta dello stesso Borghese: “Perseguire tutte le attività utili al
ripristino dei massimi valori della civiltà italiana ed europea”. Lo stato forte
che vuole costruire prevede, tra le altre cose, la soppressione dei partiti e dei sindacati, il riconoscimento
del ruolo primario delle Forze Armate per fronteggiare in tutti modi la minaccia del “terrore comunista, sterminarndo tutti i comunisti italiani, eterno pericolo”. Il Fronte
Nazionale diventa coordinamento gruppi armati di destra, tra cui primeggiano Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale.
Oltre a consistenti finanziamenti da settori imprenditoriali, in particolare
liguri, Borghese ha forti rapporti con i servizi segreti USA, con i quali collabora dal ‘45 e
grazie ai quali scampa a una condanna di 12 anni per collaborazionismo con i nazisti. Secondo Luciano Liggio, Gaspare
Mutolo e Antonino Calderone il principe è in buoni rapporti anche con Cosa Nostra. Nell‘84, Tommaso Buscetta riferisce di un incontro tra Borghese e la cupola del 1970;
Borghese avrebbe richiesto partecipazio attiva al colpo di stato che stava progettando da parte della mafia,
in cambio dell'addomesticamento di processi in corso. La notte tra il 7 e l'8 dicembre scatta
il golpe che passerà alla storia sotto vari appellativi. Per la stampa è il “golpe
dell’immacolata”; per i congiurati e' il “piano ToraTora”, come l’attacco delle forze aeronavali
giapponesi a Pearl Harbor, nel '41. Il termine piu' sconcertante e riduttivo è coniato dalla
magistratura che lo definisce “golpe da operetta”, messo in atto da militari
pensionati con problemi senili. La notte del 7 dicenbre, nella palestra di v. Eliana
a Roma, c’è il tenente dei paracadutisti Sandro
Saccucci che, attuato il piano, diventerà capo del SID; ha la lista dei politici
da arrestare, compilata da Borghese. Con lui ci sono il gen. Ricci, alcuni ufficiali dei
carabinieri e molti neofascisti. Sempre a Roma, nelle sedi del fronte della Gioventù,
Europa Civiltà, Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, sono raccolte centinaia
di militanti. Il comando politico è presso lo studio di Mario Rosa, il centro operativo nell’ufficio di Remo Orlandini, legato ai servizi segreti.
14 automezzi partiti da Citta' ducale, in provincia di Rieti, con a bordo 197 guardie
forestali al comando del colon. Luciano Berti,
già inquisito per apologia di collaborazionismo, si fermano in prossimità degli studi RAI di v. Teulada,
da dove Borghese leggerà il proclama dell'avvenuto colpo di stato. Il gen. Giuseppe Cassero e il colonn. Lo Vecchio, oltre a garantire l'appoggio del gen.
Fanali, Capo dello Stato Maggiore dell'Aeronautica, si
devono occupare del Ministero della Difesa. A Venezia, nei pressi
dell'arsenale,
si concentrano militari e civili, pronti a prendere il Comando della
Marina Militare.
A Milano, il colonn. Spiazzi, alla testa
di un gruppo di uomini, deve occupare Sesto San Giovanni. Altri
militari e civili sono pronti
ad entrare in azione a Verona, in Toscana, in Umbria e a Reggio
Calabria. Delle Chiaie,
grazie alla complicità di alcuni funzionari, è penetrato nel Ministero
degli Interni impossessandosi di circa 200 mitra e munizioni che devono
essere distribuiti agli insorti. E'
previsto il sequestro del Capo dello Stato Giuseppe
Saragat. Il piano è in fase di esecuzione avanzata quando Borghese, per una telefonata
ricevuta, annulla l'operazione senza spiegazioni.
Si pensa che a Borghese fu ritirata la solidarietà assicurata da alcuni
settori, andando a compromettere le possibilità di successo. Stando alla
deposizione di Paolo Aleandri alla Commissione
parlamentare d'inchiesta sulla P2, il contrordine sarebbe partito da Licio Gelli xché sarebbero venuti meno l'appoggio
dell'Arma dei Carabinieri e degli USA, il fatto gli
fu riferito da Fabio De Felice, stretto collaboratore di Gelli.
Convalidano qusto ultimo fatto le dichiarazioni di alcuni pentiti di mafia che asseriscono
che gli Statunitensi ritirarono l'appoggio per via della presenza di varie unità navali della
Marina Militare Sovietica nel Mediterraneo. Per 1 anno e mezzo
la cospirazione rimane nascosta in Italia sino al 17 marzo 1971, quando Paese Sera né dà notizia, in prima
pagina. Il 19 marzo, la Procura di Roma emette un mandato di cattura per Borghese, già rifugiatosi nella Spagna
franchista, per il reato di cospirazione contro lo Stato. Il 21 marzo, una perquisizione nell'appartamento
del principe trova il proclama e l'organigramma direttivo golpista. Tra le tante insabbiature e
depistaggi, il 13\09\71 il SID comunica alla magistratura che le notizie in
possesso portano ad escludere connivenze o partecipazione degli ambienti militari; il giornalista Guido Paglia
trasmette la nota dettagliata del coinvolgimento di Avanguardia Nazionale al gen. Maletti, ma rimane lettera morta. Il 14\12\’78 la
Corte d’Assise di Roma e successivamente la Corte d’Appello sanciscono il
decadimento del reato di insurrezione armata contro lo Stato. I 68 imputati sono tutti assolti. Tra le motivazioni della sentenza: “I cospiratori scesero in piazza per un’isolata
manifestazione eclatante, ostile, ma di per se' inidonea a realizzare l'evento previsto”.
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