In breve. Election Day: due schieramenti
principali non abbastanza forti per una vittoria netta, due candidati anzianotti,
sicure alleanze post-elettorali e necessari supporti esterni da partiti minori.
Difficile che il nuovo governo ottenga una maggioranza in grado di
affrontare congiuntura economica, perdita di posti di lavoro, calo dei consumi
e impennata dei prezzi dei generi alimentari (se pure ce ne fosse la volonta', e non c'e'). Illusioni zero per riforme
sociali che rispondano a bisogni impellenti, concreti, di oltre un miliardo di
persone, centinaia di milioni delle quali sotto il livello di povertà (migliaia di contadini suicidati ogni anno) e una
quantita’ di cibo giornaliero pro capite inferiore a quella registrata in epoca
coloniale. Ben lo sanno i guerriglieri Naxaliti-Maoisti che,
negli ultimi anni, nelle aree rurali, dall’Orissa, al Bastar, al Chattisgarh hanno piu’ che
triplicato la propria influenza e le loro azioni, anche a
scopo dimostrativo, come il sequestro del treno a Ranchi, nel Jarkand, il 22
aprile, dove, per 4 ore, un commando di 300 guerriglieri, armati anche di arco
e frecce, ha tenuto in ostaggio 700 passeggeri. Ribelli, fuorilegge, con un
forte e crescente seguito soprattutto nelle aree piu’ depresse, tra contadini
poveri e lavoratori sfruttati di 22 Stati dell’Unione su 29. Per il
rapporto dell’IFCM (Istituto Indiano per la Gestione dei Conflitti), dei gruppi
insurrezionalisti fanno parte non meno di 22.000 combattenti, dislocati in 180
distretti su 630. Manmohan Singh li definisce: “il piu’ grave problema di politica interna dall’indipendenza ad oggi”. New Delhi intensifica l’esercito,
ma “Naxalita”, in India, e’ oggi sinonimo di
“ribelle”, molto piu’ che di “maoista” ed e' in quanto “ribelli” che questi combattenti risorgono e
risorgeranno sempre, molto al di la' di qualunque ideologia. La
polizia ha raggiunto il ridicolo, distribuendo cellulari
gratuiti a 220 capivillaggio di
aree remote del Jarkand (Stato confinante col Bengala) con l'obiettivo
di
trasformarli in “informatori”, insieme ad una lista di nomi di
poliziotti ai
quali denunciare i naxaliti e i loro propositi. Un pessimo investimento
tecnologico: non e' arrivata alcuna segnalazione e sono stati invece diffusi
i nomi di scagnozzi della polizia “in borghese”. Negli Stati confinanti con il
Bengala, la tensione e' altisssima. Proprio in West Bengal, il
tradimento dei Comunisti di governo ha portato ai tragici fatti di
Singur e
Nandigram tra la fine del 2006 e quella del 2008, quando il Cpm di Buddhadeb
Bhattacharjee, a capo della
coalizione di governo del Left Front, tentò con violenza di
espropriare
i contadini delle proprie terre fertilissime in favore della
multinazionale
chimica indonesiana Salim Group (a Nandigram, distretto
di East Medinipur); e per la costruzione della fabbrica dell’utilitaria
piu’ economia del mondo, la famigerata Nano (a Singur, distretto di Hoogly) voluta
da una joint venture FIAT-Tatamotors, polo automobilistico del potente gruppo
TATA (ne abbiamo parlato molte volte, potete ripercorrere la vicenda cliccando qui). Mentre Bhattacharjee, ipocritamente, tentava
di convincere i contadini del fatto che lo sviluppo capitalistico fosse
premessa necessaria per le riforme socialiste (!), i
responsabili delle
comunicazioni della FIAT e della TATA si lavavano le mani di tutto
il sangue sparso dichiarando il primo di non essere interessato a come
venivano
fabbricate le auto, il secondo di non poter promettere posti
di lavoro ai contadini espropriati. La TATA pretendeva 1000 acri di
terreno, fabbrica di automobili e
speculazione edilizia annessa, in base al
Land Acquisition Act, legge coloniale del 1894 che prevede
l’esproprio per ragioni di pubblica
utilità, non pero' di strappare terra ai contadini a beneficio di
imprese private. Indennizzi
ridicoli e solo per chi fosse stato in grado di dimostrare di essere
proprietario
della terra, quindi per pochissimi e per nessuna donna che, NON per
legge, MA per tradizione, in India non eredita e non possiede nulla
(benche', tra l'altro, le donne rappresentino l'80% di coloro che lavorano la
terra nel mondo - e anche in India - e sia del tutto improprio parlare
di “contadini” e non di “contadine”). Le terre che i pochissimi “proprietari riconosciuti” avrebbero potuto acquistare in alternativa non sarebbero mai state altrettanto fertili a causa della crescente
scarsità di terre coltivabili e a speculazioni varie legate alla riconversione di
destinazione d’uso. Migliaia di persone, per non finire ad aumentare il numero degli
abitanti delle baraccopoli di Kolkata, resistettero con tutte le loro forze. Il Trinamool Congress Party (destra concorrente del Cpm), tento’ da subito un altro “esproprio”,
tuttto suo personale, quello della lotta delle contadine e
dei contadini di Singur, con demagogia e sovraesposizione
mediatica del proprio leader, Mamata Banerjee, ma l’accordo con il
Comitato di Resistenza fu raggiunto a
novembre 2008 attraverso altre mediazioni tuttora
non chiare. Come che sia, la conclusione fu che, messo di fronte alla
rinuncia a soli 400 acri di terreno, Ratan Tata la prese male, rifiuto’
e trasferi’ gli stabilimenti in Gujarat Costo del tentato “sviluppo”: decine
di morti, stupri ripetuti di donne e bambine da parte della polizia di stato e delle squadracce
del Cpm, un terreno fertilissimo disserbato e reso
totalmente sterile. In Italia non si riusci’ a far passare quasi nessuna
informazione, per FIAT voluntas
e una propaganda basata - anche - su letteratura da Hilton,
che mai si cala nella pelle delle cose reali e che, per essere
generosi, potremmo definire “fantasiosa”, cercava di lanciare l’India sul
mercato,
praticamente in saldi. Gli interessi dei grandi speculatori
internazionali e quelli dei liberisti indiani contendevano
nell'esporre sulla vetrina del supermercato globale un Paese “shining”,
in rapidissima crscita, col quale era possibile concludere ottimi
affari,
occultando accuratamente i prezzi reali dello “sviluppo”. In quanto
sviluppo
capitalistico, anche quello indiano procede del tutto indifferente al pianeta e alle persone
che lo abitano, distruggendo risorse, territori e milioni di esseri
umani a vantaggio di pochi “eletti”. In un Paese
dove la stragrande maggioranza della popolazione vive di agricoltura di sussistenza, trasformare
milioni di acri fertili in terreni destinati all'industria e alle infrastrutture relative favorisce
quel 20% di odiosa middle class che affama oltre 800 milioni di persone che hanno meno di mezzo dollaro al giorno. Tutti gli intellettuali di sinistra
appoggiarono i contadini del West Bengal, manifestarono, fecero del loro meglio per denunciare
ed aiutare (subendo ritorsioni anche fisiche), ma gli aiuti veri vennero da
diversi gruppi ribelli, di cui una parte fa riferimento ai naxaliti della storica
rivolta di braccianti, contadini poveri e tribali che, dal ‘67, per piu' di 6
anni, tento' una ribellione di popolo sul modello della Rivoluzione Cinese, repressa in un bagno di sangue di oltre 10
mila morti. Una ribellione che continua ad ispirare molti movimenti
guerriglieri attuali che controllano migliaia di villaggi. L’India si avvia a divenire la terza potenza economica
mondiale, senza politiche agrarie e puntando sul modello, gia’
sperimentato in Cina, delle SEZ:
zone franche - spesso ottenute con l'esproprio dei contadini - destinate a grandi impianti industriali, speculazioni
edilizie, infrastrutture dello sviluppo.
Come gli eroici resistenti di Gaza, i
guerriglieri indiani combattono una guerra di classe per il diritto
alla loro terra, colonizzata da altre nazioni o dalle caste alte della
propria. E, come loro, non si fermeranno. E' proprio l'irriducibilita' a non fermarsi per nessuna ragione che accomuna, nel mondo, tutti i combattenti per la liberta'. Per il resto: Marx considerava l’India: “Un paese troppo
religioso, da lasciare, preferibilmente, a Bakunin”; su questo aveva pienamente ragione. Non poteva comprenderla, non ne era in grado. In India valgono altre
categorie. Appiccicare categorie
western a un qualunque popolo asiatico e’ gia’ dura; per il
Subcontinente Indiano e’ del tutto
fuorviante; rassicurante forse, ma assolutamente sbagliato. La
“speranza indiana” risiede proprio nel punto opposto a cio'
che, con tale termine, si e' inteso significare: e' contenuta tutta nella certezza, piu' che nella
speranza, che lo sviluppo capitalistico, in India, non vincera' mai. Hai voglia l’Occidente a inviare
delegazioni e stringere accordi, hai voglia ad applaudire alle
liberalizzazioni! I
naxaliti furono sconfitti e pagarono un prezzo altissimo, ma cio' non ha significato la loro
scomparsa. L’India, da Nerhu in giu', intraprese la via dello
sviluppo industriale (si puo' cliccare qui, per saperne di piu')
contraria
alle esigenze delle masse e a favore della borghesia indiana. Ma, se
il Congress di Nehru e Indira, all'interno di un sistema economico
misto, perseguiva una politica di sovranità nazionale (applicando solo
a meta' le riforme agrarie principalmente perche’ le risorse erano
destinate
all’industria), l'apertura al liberismo del governo di Rajiv Gandhi,
negli anni ’90 (pianificata e orchestrata dall'economista
oggi premier uscente - e, forse, anche rientrante - Manmohan Singh),
apri' le porte al capitalismo
internazionale, ai grandi imprenditori anche occidentali - senza tuttavia scompaginare i
rapporti
feudali nelle campagne - e, con gli investimenti e le istituzioni
finanziarie internazionali, vennero importati dall’Occidente nelle
megalopoli indiane modalita' consumistiche e stravolgimento di
mentalita' e stili di vita, oltre a malattie
psicosomatiche e problemi psicologici prima completamente assenti (“Il
complesso edipico, ad esempio, era estraneo ad una societa' formata da
famiglie allargate, composte da dieci, dodici unita', non e' in alcun
modo endogeno, non appartiene alla nostra cultura, eppure sta
diffondendosi da tempo tra i giovani della borghesia cittadina, sia
per quanto riguarda quelli le cui famiglie provengono dapiccole realta' di
provincia, sia per quanto riguarda quelli nati in contesti prettamente urbani (...)”. Sudir Kakar: “Identity and Developement”). Gli strati alti dell’emergente
classe media, temendo anche di perdere interessi consolidati per l’influenza
omologante dell’Occidente, si riavvicinarono ai “valori“ della “tradizione”. Sorsero e si rinvigorirono i
movimenti nazionalisti indu’ e il BJP di Atal
Behari Vajpayee, con un elettorato di alte caste e una vastissima organizzazione nazionalista indù, l'RSS (Organizzazione
dei Volontari Nazionali), fascisti che marciano a passo d'oca, specializzati nel “tagliare la gola” ai musulmani sterminandoli in massa (vedi quanto accaduto alla moschea di Ayodia), soppianto’ il Congress. Tra la pubblicazione di un suo libro di poesie e l'altro, Vajpayee pero’, predicava la resistenza alla globalizzazione
occidentale, ma concedeva sempre piu' diritti di proprieta' ad investitori stranieri. In agricoltura, l'India non divenne “il più grande esportatore
di prodotti agricoli al mondo“, ma si trasformo' nel paradosso di un Paese agricolo costretto ad importare generi alimentari
dall'estero, commercializzati a prezzi che gli stessi
coltivatori non potevano pemettersi di pagare. Vale anche oggi. Le colture di consumo continuano ad essere convertite in colture per l’esportazione, con crescente dipendenza alimentare dall’estero e dal mercato internazionale da dove arrivano anche i fertilizzanti chimici e i pesticidi per colture
geneticamente modificate, a prezzi
inaccessibili alla stragrande massa delle contadine e dei contadini. Le
elezioni del 2004 videro il ritorno al potere del Congress: il Bjp era davvero troppo disumano e
troppo sanguinario per gli interessi dei grandi industriali e
dei capitalisti, decisi a trasformare l'India in un Paese moderno e
appetibile sul mercato internazionale. Ma il Congress, con Manmohan Singh, accentuo’
la svendita del Paese, appoggiato anche da sedicenti partiti di
sinistra (e
di sinistra di governo, come in West Bengal). E' il 2009. Sono in corso nuove elezioni e nuovi lifting. La destra tornera’?
E' mai scomparsa? Intanto, lo sviluppo capitalistico
muta forma, non sostanza, e nemmeno paradossi: terreni
fertilissimi vengono espropriati per essere destinati all’industria; le
persone coltivano generi alimentari che non possono poi permettersi di
mangiare; un Paese agricolo abbandona le riforme
agrarie e, con esse, i contadini; Stati “comunisti” massacrano la propria base elettorale. Milioni di persone vengono gettate
allo sbando. E' il
prezzo dello “sviluppo” capitalistico. I “naxaliti”, i ribelli, non sono affatto
intenzionati a pagarlo. Giustamente.
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